Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: famiglie

  • Pedofilia, omertà e bambini “venduti” dalla Chiesa. Il difficile viaggio del Papa in Belgio

    Pedofilia, omertà e bambini “venduti” dalla Chiesa. Il difficile viaggio del Papa in Belgio

    Preti accusati di abusi sessuali, bambini “venduti” e vertici della Chiesa conniventi o comunque silenti. Il vaso di Pandora che attende Papa Francesco per il suo viaggio in Belgio e Lussemburgo non è una novità del suo pontificato. Ha dovuto affrontare casi analoghi in Spagna, Francia, Irlanda e Canada, ma il Paese che ospita gran parte delle istituzioni europee sembra intenzionato a guarire a modo suo dalle malattie del cattolicesimo.

    Bergoglio proverà a riunire un gregge ormai disperso, che si è allontanato sempre più dal Vaticano, nonostante continui ad avvertire il bisogno di un pastore. Lo dimostrano le innumerevoli chiese protestanti ed evangeliche che proliferano nei quartieri, in particolare quelli con forti componenti migranti, ma soprattutto la piccola chiesa Don Bosco, rimasta cattolica ma che ha preso una strada tutta sua. A causa di un approccio “progressista” è stata ripudiata dal Vaticano, ma i fedeli non cessano di frequentarla.

    Gli abusi sessuali del clero belga

    Appena rientrato dal mega-viaggio nella regione Asia-Pacifico e nonostante l’influenza dichiarata il 23 settembre, Papa Francesco non intende rinunciare ai quattro giorni di impegni previsti in Europa tra Lussemburgo e Belgio a fine settembre. Alla base del viaggio numero 46 del suo pontificato ci sono i festeggiamenti per il 600° anniversario dell’Università Cattolica di Lovanio, dove incontrerà studenti e corpo docente per parlare di cambiamenti climatici. L’evento clou si svolgerà allo stadio Baldovino, dove sono attese circa 35mila persone. Tutta l’attenzione sarà però centrata sulla capacità di Jorge Bergoglio di riportare fiducia e fede in un Paese tradizionalmente cattolico, sfregiato però da numerosi casi di violenza sessuale sui minori da parte di membri del clero.

    Lo scandalo del vescovo di Bruges

    Quelli che sembravano casi episodici e isolati si sono rivelati l’humus di un vasto terreno di pedocriminalità in veste talare. Aggravante: la reazione morbida, talvolta inesistente, dei vertici ecclesiali. Come il caso del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe che nel 2010 ammise di aver abusato sessualmente del nipote, minimizzando l’accaduto. “Non ho affatto l’impressione di essere un pedofilo”, aveva dichiarato alla tv belga. “Era un po’ una ‘relazione’. Non avevo l’impressione che mio cugino fosse contrario, anzi”, disse durante un’intervista che fece scandalo. All’epoca il Vaticano non gli impose alcuna punizione degna di nota e solo 14 anni dopo, all’inizio di quest’anno, Papa Francesco lo ha ridotto allo stato laico. Una mossa in extremis che i belgi vedono come un tentativo di respingere le critiche prima della sua visita.

    Il sacerdote ribelle Rik Deville

    La lunga sequenza di scandali e insabbiamenti ha indebolito l’influenza del Vaticano a Bruxelles e dintorni. Il calo è quello che tipico che si riscontra in altre parti dell’Occidente. Come registrato dall’Università di Lovanio, quasi il 65% della popolazione belga si dichiara cristiana, col 58% che si identifica come cattolica. È proprio da questo mondo che arrivano le critiche più aspre nei confronti del Vaticano. Come quelle mosse dal sacerdote in pensione Rik Devillé, che per anni ha guidato la chiesa Don Bosco di Buizingen ad Halle, una cittadina nel Barabante Fiammingo a mezz’ora circa da Bruxelles.

    Già nel 1992 questo prete sui generis aveva condannato la Chiesa cattolica nel libro “L’ultima dittatura”, per poi scrivere di recente Corridoi bui (dal fiammingo Donkere gangen), in cui ha raccolto le testimonianze di stupri, umiliazioni, abusi da parte di preti e monache nei monasteri. Nel 2009 Devillé aveva preso le redini della Don Bosco, plasmandola in una maniera sempre più distante dai canoni del cattolicesimo come lo conosciamo oggi.

    Don Bosco: la “parrocchia senza Papa”

    Come raccontato dal giornale fiammingo De Morgen, in questa piccola chiesa prevale un approccio comunitario, con coppie che sposano altre coppie e donne che possono celebrare alcuni sacramenti. La virata “progressista” è stata tale, che da marzo di quest’anno il Vicariato del Brabante Fiammingo e di Mechelen ha deciso che la Don Bosco non potrà continuare ad essere parrocchia. Le viene riconosciuto il ruolo di “comunità religiosa indipendente”, ma non di essere parte di una diocesi. Eppure il suo successo non si interrompe e la domenica durante le celebrazioni i posti vuoti si contano sulle dita di una mano.

    Devillé, che ha promosso l’idea di una “parrocchia senza Papa”, all’inizio degli anni duemila aveva raccolto 84 fascicoli di abusi. Adesso risultano circa 1.950 bambini “che hanno subito abusi in questo piccolo granello di terra”, ha dichiarato al giornale The Independent. “All’inizio, sono andato dal cardinale”, ha detto Devillé. “Non è successo niente. Non sapeva niente. Non poteva fare niente. Oppure ha scritto: ‘Ho pregato per te’”, ha affermato indignato il sacerdote in pensione.

    L’incontro del Papa con le vittime di abusi sessuali in Belgio

    La “fuga” della Don Bosco dall’alveo del Vaticano fa temere altre diserzioni. Soprattutto dopo il la serie televisiva Godvergeten (Il dio dimenticato), tratta dai racconti contenuti nel libro Corridioi Bui, che ha riaperto le ferite degli scandali sessuali commessi dai sacerdoti, ma soprattutto l’omertà del mondo cattolico rispetto a questi gravi reati. Per frenare un’emorragia ulteriore di fedeli, la Conferenza episcopale belga ha organizzato per Bergoglio un incontro privato, definito “discreto”, con 15 vittime di violenze sessuali, di cui non sono noti né il luogo né la data. “In passato c’è stata una cultura del segreto e del silenzio all’interno della Chiesa, che ha reso ognuna di queste tragedie ancora più difficile da sopportare”, ha dichiarato il vescovo Luc Terlinden,  che vede nell’incontro col Papa “un importante passo simbolico”.

    I bambini “venduti” dalla Chiesa cattolica 

    Le vittime belghe però non sembrano volersi accontentare di una pacca sulla spalla e di un rosario. In una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano Le Soir, alcune di loro hanno chiesto a Bergoglio di esprimersi con forza su questo tema durante la sua visita. Altro tema caldo su cui potrebbe esprimersi l’argentino è quello delle “adozioni forzate”. Secondo il quotidiano fiammingo Hln tra il 1945 e gli anni ’80 in Belgio circa 30mila bambini sono stati sottratti alle madri con la complicità delle suore. In base alle accuse la Chiesa li avrebbe venduti alle famiglie adottive. Lo scorso anno è stata promessa un’inchiesta specifica da parte della Conferenza episcopale, ma il sacerdote ribelle Devillé è pessimista e ritiene che dopo la visita del papa, questi fascicoli verranno rapidamente richiusi. A quel punto il gregge saprà con certezza di non poter contare sul pastore argentino.

    https://europa.today.it/attualita/pedofilia-papa-visita-belgio.html

  • MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    (DIRE) Roma, 12 set. – “Il mio lavoro si è concentrato e si concentrerà anche quest’anno, nel rendere edotti i ragazzi sul tema degli abusi, per quello che potrò e mi consentiranno di fare.

    Lavoro per non lasciare i ragazzi nell’ombra e in quelle situazioni fumose che non garantiscono seriamente la loro protezione e la loro tutela”, lo ha detto Monica Sansoni, Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio, intervenendo alla conferenza organizzata da Rete L’Abuso per presentare il report sulle vittime di pedofilia in Italia. Il report conta 1.570 ‘sopravvissuti’ agli abusi, di questi ben 1.426 sono minori vittime di sacerdoti.

    “Sono numeri importanti- ha commentato Sansoni- ma immaginiamo quanto sia il sommerso, quanti siano i casi che non emergono. In questi giorni di fine estate, ad esempio, sono stata già contattata da tre famiglie che mi vogliono rappresentare abusi ai danni di minori che provengono da ambienti della Chiesa”. “Tra i nostri compiti, come garanti- continua Sansoni- c’è quello di tutelare i giovani, ossia insegnargli quali sono gli atteggiamenti lesivi dei loro diritti e consentirne il recupero e il benessere psicofisio, su questo dobbiamo concentrarci”.

    Parlare di questi temi con i ragazzi o le famiglie, però, non è facile. “Ho più facilità ad approcciate l’argomento sotto il punto di vista del web- dice Sansoni- Quando, invece, si vanno a toccare i segnali di rischio ‘faccia a faccia’ trovo più difficoltà all’approccio perché c’è una difficoltà proprio ad affrontare l’argomento sessualità e a indicare quali sono i comportamenti leciti e quali no.

    Ma bisogna formare i ragazzi affinché essi stessi possano individuare i campanelli d’allarme che conducono il minore a essere bersaglio del pedofilo”. “La paura più grande che hanno i giovani abusati- conclude la garante- è quella di non essere creduti ed è per questo che io, in primis, mi faccio portavoce delle loro denunce anche quando ho pochi elementi da portare alla Magistratura”. (Mab / Dire) 13:18 12-09-24 NNNN

  • Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    41965 LUGANO-ADISTA. Contro lo svizzero don Rolando Leo, 55 anni, prete ordinato nel 2005 originario di Mendrisio e incardinato nella diocesi di Lugano, è stato aperto un fascicolo penale per abusi sessuali su minori dal locale “ministero pubblico”. Don Leo non è un prete qualsiasi: cappellano e docente del Collegio Bartolomeo Papio, ad Ascona, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, è anche direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” Il suo caso ha sconvolto ai primi di agosto la Chiesa del Canton Ticino, in Svizzera: secondo quanto riporta il Corriere del Ticino (8/8), il prete è stato fermato dalla polizia il 6 agosto nel collegio di Ascona mercoledì mattina, è stato lungamente interrogato e il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, ne ha chiesto la carcerazione; il prete è stato posto in detenzione preventiva alla Farera, il carcere giudiziario di Lugano.

    L’8 agosto la diocesi ha emesso un comunicato nel quale si affermava che «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy» il giudice aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia». La vittima ha denunciato il suo caso al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di esperti sugli abusi clericali, ha prontamente inoltrato il fascicolo alla magistratura.

    La denuncia del vescovo ora zelante…

    La denuncia della vittima sarebbe frutto di un appello di qualche mese fa di mons. de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano e vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo, che nei mesi scorsi, in seguito alla pubblicazione, il 12 settembre dello scorso anno, dello studio preliminare dell’Università di Zurigo sugli abusi nella Chiesa Svizzera (v. Adista Notizie n. 31/23), che rivelava l’esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime, aveva chiesto alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti. Mons. De Raemy deve essere rimasto scottato dalle accuse mosse a lui e ad altri 5 vescovi svizzeri (in tutto quattro ancora in esercizio e due emeriti) all’inizio dell’anno di aver insabbiato o rallentato l’iter di alcuni casi di abusi (v. Adista Notizie n. 2/24). A muovere queste accuse fondate era stato mons. Nicolas Betticher, già portavoce della Conferenza episcopale, giudice del tribunale ecclesiastico interdiocesano, vicario generale a Losanna, segretario di nunziatura e attualmente parroco a Berna.

    Questa volta mons. De Raemy pare essersi mobilitato tempestivamente, applicando le nuove norme stabilite dal Codice canonico, con la sospensione immediata del sacerdote dalle sue funzioni ela segnalazione alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nel comunicato, che non dice molto altro per la «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte».

    Una Chiesa sconvolta

    Le istituzioni nelle quale don Leo prestava il suo servizio sono rimaste sconvolte dal fatto. Il rettore del Collegio Papio don Patrizio Foletti, ha manifestato al Corriere del Ticino il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano»; «neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere», ha aggiunto, specificando che dall’interno del Collegio non era mai arrivata alcuna segnalazione su eventuali comportamenti illeciti del prete.

    Don Foletti ha scritto alle famiglie degli allievi della scuola, senza negare i fatti ma cercando di rassicurarle sulla sicurezza e sul futuro della scuola: «A tutt’oggi, i fatti non sembrano toccare l’attività di don Rolando in Collegio», ha scritto. «Siamo ovviamente sconcertati e addolorati come voi, e stiamo già facendo quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico. Dignità e rispetto della persona restano, come sempre anche in passato, al centro delle attenzioni del Collegio. In attesa di rivedervi restiamo a disposizione per ascoltare il vostro disagio».

    Che l’arresto di don Leo abbia sconvolto la Chiesa ticinese lo dimostra un lungo articolo comparso il 9 agosto sul giornale del Ticino: «Nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità», cioè i presunti «atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi», e che dovrebbe durare per almeno due mesi.

    Accompagnamento dei giovani. Fino all’arresto…

    L’inchiesta è durata alcuni mesi: la prima segnalazione alla magistratura, fatta da de Raemy, risale a marzo, subito dopo la segnalazione della vittima, ora maggiorenne, che riferiva fatti risalenti al 2018 o 2019. Ma pur nella tempestività della denuncia, alcuni fatti creano sconcerto, come il fatto che il prete, dunque sotto inchiesta da mesi – e ora ovviamente cautelativamente sospeso dal ministero – abbia potuto accompagnare, fino alla sera prima dell’arresto, in un pellegrinaggio di una decina di giorni a Medjugorje, un gruppo di ragazzi. «Perché la Curia ha lasciato che il sacerdote accompagnasse i giovani, molti dei quali minori, a Medjugorje?», si chiede il Corriere del Ticino. «Una domanda lecita», per la diocesi, che tuttavia non ha ancora dato risposta. E se è vero che nei tempi dell’inchiesta occorre fare riferimento alla presunzione di innocenza dell’accusato, nei tempi lunghi intercorsi tra denuncia e arresto (5 mesi) la reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati era ben possibile. «Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza», osserva il Corriere del Ticino: «Lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore e animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?». Ora sarà compito della magistratura indagare, è se si sia in presenza di un fatto isolato o se vi siano altri episodi, stante il fatto che il prete ha spaziato, per i diversi compiti ministeriali, per anni in tutto il territorio elvetico. Don Rolando Leo non ha finora confermato né smentito le accuse.

    I riverberi politici

    La vicenda ha già avuto riflessi all’interno del Gran Consiglio, il Parlamento del cantone svizzero, per ciò che riguarda le norme che regolano i rapporti tra Chiesa e Stato. Dopo aver presentato un’interpellanza, i deputati del Movimento per il socialismo (MPS) Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini hanno depositato la proposta di un’iniziativa parlamentare con l’obiettivo di introdurre una modifica dell’art. 7 della Legge sulla Chiesa cattolica un dispositivo che obblighi l’autorità ecclesiastica (il vescovo ordinario del luogo) a segnalare immediatamente ogni sospetto di reato riguardante un membro del clero. Nella formulazione attuale della legge, varata il 16 dicembre 2002, all’art. 7 sull’obbligo di notifica dell’Autorità giudiziaria si dice infatti soltanto: «Il procuratore pubblico notifica all’Ordinario, al più presto ma al massimo entro tre mesi dall’apertura dell’istruzione, l’esistenza di un procedimento penale a carico di un ecclesiastico, ad eccezione dei casi senza rilevanza per la funzione»; una norma unilaterale che non sancisce alcun obbligo per la Chiesa.

    Nel frattempo la richiesta è stata anche lanciata su act.campax.org in forma di petizione (quasi mille le adesioni finora), chiedendo al Gran Consiglio la modifica dell’art. 7 e misure «per garantire che le segnalazioni avvengano senza ritardi, tutelando così la sicurezza e l’integrità delle vittime e la corretta amministrazione della giustizia».

    https://www.adista.it/articolo/72470

  • Atti sessuali con fanciulli, fermato il cappellano del Papio: Collegio «sotto shock»

    Atti sessuali con fanciulli, fermato il cappellano del Papio: Collegio «sotto shock»

    Un nuovo caso di abusi sessuali su minori scuote la Chiesa ticinese. Il Ministero pubblico ha aperto un fascicolo penale a carico di un sacerdote incardinato nella diocesi di Lugano.

    Il prete, secondo le informazioni raccolte dal Corriere del Ticino, è don Rolando Leo, 55 anni, cappellano e docente del Collegio Papio, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica.

    Don Leo è stato fermato dalla polizia mercoledì mattina ad Ascona, in collegio. Dopo essere stato a lungo interrogato, è molto probabile che, nelle prossime ore, il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, chiederà la sua carcerazione.

    Spetterà poi in un secondo momento al giudice dei provvedimenti coercitivi valutare se vi siano o meno i presupposti per confermare il provvedimento. cautelare.

    La vicenda è esplosa questo pomeriggio in virtù di un comunicato stampa diffuso dalla stessa diocesi nel quale si confermava che, «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy», il ministero pubblico aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia».

    La conferma

    Il passaggio che ha portato all’apertura di un fascicolo penale è transitato inizialmente dalle stanze della curia. La vittima ha segnalato infatti le presunte violenze subìte direttamente al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di «esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale», ha denunciato i fatti alla magistratura.

    Al Corriere del Ticino, il Ministero pubblico si è limitato a «confermare l’apertura di un procedimento penale» e ha aggiunto unicamente che «l’inchiesta è coordinata dalla Procuratrice pubblica Valentina Tuoni».

    Monsignor de Raemy, nei mesi scorsi, e in particolare dopo le rivelazioni sugli abusi nella Chiesa svizzera contenute nella lunga relazione elaborata dall’Università di Zurigo, aveva chiesto espressamente alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti.

    E dalla diocesi, questa sera, si è appreso che proprio questo nuovo caso è stato segnalato dalla vittima direttamente al vescovo. Il quale ha immediatamente applicato le nuove, rigidissime regole del Codice canonico (stabilite da poco da Papa Francesco), sospendendo il sacerdote dalle sue funzioni e, come detto, segnalando senza indugio l’accaduto alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nella nota stampa inviata oggi. La «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte» hanno spinto il prelato a evitare ogni ulteriore dichiarazione.

    Shock

    Sotto shock l’intero Collegio Papio. Il rettore, don Patrizio Foletti, raggiunto telefonicamente dal Corriere del Ticino, ha manifestato il suo stupore e il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano», ha detto don Foletti, chiaramente turbato. «Neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere».

    Lo stesso don Foletti ha confermato il fermo del suo collaboratore e ha annunciato che oggi la scuola invierà alle famiglie una comunicazione scritta. «Non possiamo certo fare finta di nulla». A precisa domanda, il rettore del Papio ha infine aggiunto che, in passato, dagli alunni del Collegio non è mai arrivata in direzione alcuna segnalazione su eventuali comportamenti scorretti del sacerdote adesso finito sotto inchiesta.

    https://www.cdt.ch/news/ticino/atti-sessuali-con-fanciulli-fermato-il-cappellano-del-papio-collegio-sotto-shock-359935

  • Presunte violenze sessuali su minorenni, inchiesta verso il trasferimento a Savona

    Presunte violenze sessuali su minorenni, inchiesta verso il trasferimento a Savona

    Inchiesta verso il trasferimento alla Procura di Savona quella che indaga su presunti abusi commessi da don Andrea Melis, prete e direttore di una scuola religiosa genovese, nei confronti di un chierichetto e di altri minori. I primi episodi sarebbero infatti avvenuti a Finale Ligure dove Melis è parroco di una chiesa e dove sarebbero avvenuti i primi contatti e dunque i primi reati.

    Ieri il parroco si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice Milena Catalano che conduce sin qui le indagini e successivamente è stato trasferito agli arresti domiciliari in una comunità religiosa di Chiavari, lontano da scuole e impianti sportivi frequentati da ragazzini come era invece avvenuto per la prima sede degli arresti.

    Le denunce e l’apertura della prima parte delle indagini è avvenuta a Genova poichè la prima vittima che ha denunciato si era trasferita nel corso del tempo dal savonese al capoluogo ligure e qui il parroco l’avrebbe ricontattato e sottoposto a nuovi abusi.

    IL “caso” sta suscitando grande clamore in Liguria e non solo perchè don Andrea Melis, dell’ordine degli Scolopi era piuttosto noto in Liguria per i suoi incarichi di preside della scuola religiosa Assarotti, ed era coordinatore regionale di Fidae, la Federazione degli istituti cattolici primari e secondari.

    La Curia genovese lo ha immediatamente sospeso all’evidenziarsi delle prime indagini e, oltre alle violenze su un chierichetto, il parroco è sospettato di altre violenze su almeno altri due suoi ex studenti e si teme possa aver intrattenuto relazioni inopportune, se non vere e proprie violenze, su altri ragazzini, irretiti con regali costosi, denaro e sigarette elettroniche.

    Le forze dell’ordine che indagano sul caso invitano le famiglie ad uscire allo scoperto anche perché il parroco potrebbe essere sieropositivo ed aver trasmesso il virus dell’HIV durante rapporti non protetti.

    Presunte violenze sessuali su minorenni, inchiesta verso il trasferimento a Savona

  • Il prete arrestato a Genova per abusi su minore è positivo all’Hiv

    Il prete arrestato a Genova per abusi su minore è positivo all’Hiv

    AGI – Padre Andrea Melis, arrestato nei giorni scorsi per violenza sessuale su minore, “è portatore di Hiv” e questo aumenta la sua pericolosità: “ha intrattenuto rapporti senza precauzioni”, esponendo la sua vittima al rischio di contagio. Lo scrive la giudice per le indagini preliminari, Milena Catalano, che ha disposto gli arresti domiciliari per il sacerdote, ex direttore della scuola e fondazione Padre Assarotti ed ex direttore della Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie).

    Il sacerdote avrebbe contratto il virus anni fa in Africa: è stato lui stesso a dichiararlo agli investigatori, aggiungendo che era in cura e questo avrebbe ridotto il rischio di contagio. Il minore coinvolto nella vicenda (con cui il prete ha intrattenuto una relazione tra Finale Ligure e Genova, da quando la vittima aveva 12-13 anni, fino al compimento di 16 anni, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti) non è stato infettato, ma qualora venissero alla luce casi di persone che hanno contratto l’Hiv dopo essere state con padre Melis, la Procura potrebbe contestare al religioso anche le lesioni dolose gravissime.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2024-08-06/prete-pedofilo-arrestato-a-genova-ha-aids-27399410/

  • Le mura del silenzio: il sistema di copertura della Chiesa cattolica

    Le mura del silenzio: il sistema di copertura della Chiesa cattolica

    Non si placa lo scandalo degli abusi sessuali, emerso in tutta la sua ampiezza anche in Svizzera dopo lo studio pilotaCollegamento esterno voluto da Vescovi e condotto dall’Università di Zurigo: 1’002 i casi di abuso documentati dal 1950 e una cultura di copertura e insabbiamento che ha favorito il ripetersi del male.

    Oggi sono passati 9 mesi dalla pubblicazione della ricerca storica e nuove vittime si stanno facendo avanti, anche dal Ticino.

    La Diocesi di Lugano era emersa dal rapporto come un caso anomalo, pochi casi di abuso erano venuti alla luce, documenti dell’archivio diocesano riferiti a sacerdoti problematici erano stati distrutti.

    L’inchiesta del settimanale di approfondimento della RSI Falò:

    La parola liberata

    Oggi parlano donne e uomini che erano rimasti fuori dai radar e che per la prima volta dopo decenni fanno emergere il dolore rimasto nascosto nella loro memoria personale.

    “Mi ricordo proprio che piangevo, che avevo proprio quella sensazione di sentirmi sporca, mi chiedo come ho potuto lasciarlo fare e perché non ho fatto niente.”

    “Ho capito che c’era qualcosa di sbagliato. Però sapevo anche che se l’avessi raccontato nessuno mi avrebbe creduto. “

    Sono le parole di due donne, oggi adulte, che all’epoca degli abusi avevano 9 anni. Scoprono oggi di essere state abusate dallo stesso sacerdote a Novazzano e piangono. Piangono per dei sensi di colpa che ancora sentono su di loro e piangono scoprendo che il sacerdote responsabile era recidivo, era già stato condannato per atti sessuali su fanciulli e i vertici della Chiesa lo sapevano ma hanno taciuto. I loro racconti restituiscono la prospettiva delle vittime, che fino a tempi recenti mancava e permettono di fare luce sul sistema di potere ecclesiastico che ha favorito il ripetersi di abusi.

    Il sistema di copertura

    Il caso del sacerdote di Novazzano risale alla fine degli anni Settanta ed è paradigmatico per l’agire che ha avuto in quegli anni la Chiesa.

    Godeva di grande rispetto e venerazione, era musicista oltre che religioso, e godeva della protezione del vescovo Martinoli. A fine anni ‘60 una prima segnalazione in Curia aveva fatto emettere al vescovo una “proibizione assoluta di ricevere ragazzi per dare lezioni”. Senza successo; nei 5 anni successivi 6 famiglie si rivolsero alla giustizia: venne condannato, ma non andò in carcere, bensì in un ospedale psichiatrico. Ma la vicenda non era ancora conclusa perché dopo un anno soltanto, venne reintegrato come aiutante della parrocchia a Novazzano e ricominciare da capo con il benestare del prevosto di allora che gli doveva fare da tutore, e del vescovo stesso. Un sistema di insabbiamento e di copertura come sono ormai noti a livello mondiale. “Questo è molto grave”, ci ha detto il parroco di Genestrerio don Oliviero Bernasconi che ai tempi operava nel Mendrisiotto e pochi anni dopo divenne vicario generale: “Ho un po’ l’impressione che di questi casi non ne vedevano la gravità e la pericolosità”, aggiunge.

    Per anni comunque, anche in Svizzera, anche in Ticino, e anche in tempi più recenti la protezione dell’istituzione della Chiesa è stata messa davanti a quella delle vittime di abuso.

    Gli archivi distrutti

    E fa parte di questo sistema di insabbiamento anche la distruzione di documenti d’archivio.

    Nella Diocesi di Lugano questa è avvenuta “nel nome della misericordia”, un sacerdote bibliotecario del Vescovo Torti fece pulizia su 100 anni di documenti contenuti nell’archivio segreto e riguardanti sacerdoti che avevano commesso atti sconvenienti per la morale della Chiesa o, appunto, abusi. Cancellati i documenti e cancellati gli indici che si sarebbero dovuti tenere: “Un errore madornale” ci dice l’ex vicario Bernasconi.

    Per ricostruire i fatti le storiche e gli storici dell’Università di Zurigo devono ora appoggiarsi soprattutto alle testimonianze di chi è stato vittima o di chi era a conoscenza dei fatti. E fanno appello a donne e uomini a uscire dal silenzio a trovare il coraggio.(ricerca-abusi@hist.uzh.chCollegamento esterno)

    I cantieri della Chiesa

    Oggi i sopravvissuti agli abusi usciti allo scoperto chiedono alla Chiesa lo stesso coraggio che hanno avuto loro; chiedono fatti concreti che vadano a scardinare quel sistema di copertura che ha permesso il ripetersi di abusi spirituali e sessuali.

    E i vertici della Chiesa rispondono, puntano sulla trasparenza, parlano di risanamento delle fondamenta dell’istituzione. Hanno annunciato misure quali uno sportello indipendente per il sostegno alle vittime, un tribunale penale ecclesiastico nazionale, test psicologici per i nuovi sacerdoti.  Basteranno e quando arriveranno?  Ad attendere le risposte sempre più persone che alimentate dal dibattito pubblico stanno emergendo e chiedendo a gran voce di venire ascoltate e risarcite.

    Il servizio sul tema di Falò:

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/le-mura-del-silenzio-il-sistema-di-copertura-della-chiesa-cattolica/83570869

  • Lazio – Pedofilia: troppi episodi nel Lazio, la Chiesa corre ai ripari e redige un ‘manuale’ per sacerdoti e responsabili educativi

    Lazio – Pedofilia: troppi episodi nel Lazio, la Chiesa corre ai ripari e redige un ‘manuale’ per sacerdoti e responsabili educativi

    La finalità è quella di prevenire ed evitare qualsiasi abuso e l’iniziativa è stata presa – come ricorda La Repubblica – a seguito di alcuni episodi che hanno visto a Tivoli, Latina e Terracina un dirigente dell’azione cattolica, un professore di religione e diacono e un capo scout accusati di pedofilia e abusi su minori. Così la La Chiesa nel Lazio è corsa ai ripari.

    Tra i divieti anche quelli di fotografare o filmare un minore e diffonderne via web o social network le immagini senza che i genitori o tutori ne siano sempre informati e lo abbiano autorizzato, così come senza informare i genitori e senza al loro autorizzazione non si deve e chattare con minori.

    Le decisioni del Servizio interdiocesano e le direttive stilate sono state inviate ai parroci, agli educatori, ai responsabili associativi e agli animatori con un lettera in cui vengono indicati sette punti focali nei rapporti con i ragazzi: i minori vanno sempre trattai con rispetto; vanno forniti ai più piccoli modelli positivi di riferimento; occorre essere sempre visibili agli altri operatori pastorali o altri adulti quando si svolge qualche attività; va segnalato al responsabile eventuali comportamenti potenzialmente pericolosi e abusivi; è necessario sviluppare una cultura in cui i minori, soprattutto se bambini, possano parlare apertamente, porre domande ed esprimere eventuali preoccupazioni; bisogna sempre rispettare la sfera di riservatezza e intimità del minore; bisogna informare le famiglie delle attività che vengono proposte e delle relative modalità organizzative, ottenendone le opportune autorizzazioni.

    Sono poi elencati nella missiva anche quelli che vengono individuati quali “comportamenti inaccettabili” sui quali va prestata molta attenzione: non si debbono infliggere punizioni fisiche di qualunque tipo; non si deve sviluppare un rapporto esclusivo con un singolo minore rispetto ad altri; non si deve lasciare un minore in una situazione potenzialmente pericolosa; non si deve parlare o comportarsi con un minore in modo offensivo, inappropriato o sessualmente provocatorio; non si deve provvedere a gesti di cura della persona (come lavarsi e cambiarsi), qualora il minore è in grado di provvedere da solo. Resta vietato, inoltre – come evidenzia anche La Repubblica -, discriminare un minore o un gruppo di minori, chiedere a un minore di mantenere un segreto, fare regali ad un minore discriminando il resto del gruppo, fotografare o filmare un minore e diffondere via web o social network immagini di minori, e chattare con minori senza che i genitori o tutori ne siano sempre informati e lo abbiano autorizzato.

    https://www.tg24.info/lazio-pedofilia-troppi-episodi-nel-lazio-la-chiesa-corre-ai-ripari-e-redige-un-manuale-per-sacerdoti-e-i-responsabili-educativi/

  • Abusi su bimbi all’asilo, maestro di religione condannato a 6 anni e 8 mesi

    Abusi su bimbi all’asilo, maestro di religione condannato a 6 anni e 8 mesi

    E’ stato condannato con rito abbreviato a sei anni e otto mesi di carcere per violenza sessuale aggravata il maestro di religione di 35 anni arrestato nel marzo 2023 per aver molestato sessualmente quattro bambini tra i 4 e i 5 anni in una scuola materna di Milano. Per l’insegnante la gup Angela Minerva ha stabilito anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la misura di sicurezza del divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati da minori e dell’obbligo di comunicare i suoi spostamenti e la sua residenza per due anni.

    La pm Rosaria Stagnaro aveva chiesto una pena di 9 anni per il 35enne, i cui abusi erano stati documentati grazie alle videocamere installate dal Nucleo tutela donne e minori della polizia locale di Milano, con la collaborazione delle altre maestre e dei Servizi educativi del Comune. Il risarcimento del danno sarà stabilito in sede civile, ma il giudice ha stabilito una provvisionale di 10mila euro per ciascuno dei genitori dei quattro bambini abusati.

    “La cosa importante” è che la sentenza riconosca “l’assoluta intangibilità del corpo delle bambine e dei bambini, ancor più in luoghi in cui sono affidati alle cure di terze persone”, commenta con soddisfazione l’avvocato Ilaria Boiano, legale che rappresenta le famiglie delle vittime insieme alle colleghe Maria Teresa Manente, Rossella Benedetti e Virginia Dascanio.

  • “Bimbi abusati in parrocchia e foto intime sui social”. Indagato un capo scout: molestava e ricattava i lupetti

    “Bimbi abusati in parrocchia e foto intime sui social”. Indagato un capo scout: molestava e ricattava i lupetti

    Tutte le attività estive sospese all’improvviso. Nessuna notte sotto le stelle in tenda e niente cene attorno al fuoco per lupetti e coccinelle, come vengono chiamati i bambini nei gruppi scout, a Terracina. Uno stop quello deciso dall’Agesci che ha lasciato sconcertate le famiglie dei più piccoli.

    Ma lo sconcerto sta cedendo il passo all’angoscia man mano che nella città pontina si vanno diffondono le indiscrezioni sulle motivazioni di quella decisione. Un capo scout, un assistente per l’esattezza, è indagato con l’accusa di aver abusato dei bimbi e ogni papà e mamma dei circa 140 bambini che frequentano l’associazione teme che il proprio figlio possa aver subito abusi.

    L’ennesimo scossone nell’ambito della Chiesa pontina e del Lazio in generale, dopo quelli arrivati con l’arresto del diacono Alessandro Frateschi, anche lui di Terracina, e dell’ex dirigente di Azione Cattolica, Mirko Campoli, di Tivoli.

    Le indagini sono partite dopo un porno-ricatto subito da due ragazzini scout di 14 e 16 anni. Quest’ultimi si sarebbero visti chiedere su Instagram da quella che doveva essere una coetanea delle foto intime. A un tratto, però, sono partiti messaggi di altro tenore. Sono spuntate fuori tracce che dietro il profilo ragazzina in realtà si sarebbe celato un capo scout di 18 anni. E proprio quest’ultimo si sarebbe presentato dalle presunte vittime chiedendo loro soldi: “Conosco quella ragazza, datemi 100 euro e ci penso io. Altrimenti diffonde le vostre foto”.

    Sono partite le denunce e la polizia postale di Latina ha iniziato a indagare, sequestrando al sospettato, S.D.P. le sue iniziali, due smartphone e un tablet.

    Gli investigatori sembrano sospettare che fossero numerosi i falsi profili utilizzati dal 18enne di Terracina su Instagram e che non avrebbe contattato soltanto giovani conosciuti nel mondo scout o in parrocchia. Tanto che nella città balneare c’è inquietudine anche tra chi non frequenta l’associazione
    cattolica.

    Ma c’è di più. Ben presto è infatti emersa anche la storia di uno dei lupetti, un bambino di dieci anni, che ha raccontato nel dettaglio di aver subito abusi dal capo scout all’interno dei locali parrocchiali e gli inquirenti temono che non sia stato l’unico.

    Il sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Vittoria Bonfanti, ha aperto un’inchiesta e gli investigatori da un lato stanno analizzando il materiale sequestrato all’indagato e dall’altro stanno raccogliendo testimonianze.

    L’indagato frequentava la stessa parrocchia di Frateschi, ma al momento non è ancora chiaro se vi fossero contatti tra i due

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2024/07/05/news/abusi_scout_bambini_terracina-423365436/