Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: famiglie

  • Eva Sacconago, il suicidio e gli abusi della suora: “Tutto iniziò con un bigliettino”

    Eva Sacconago, il suicidio e gli abusi della suora: “Tutto iniziò con un bigliettino”

    Milano, 4 novembre 2022 – Il 95% degli abusi sessuali denunciati dalle vittime non possono neanche sfociare in un processo.

    Quando la denuncia arriva ad anni di distanza dagli episodi, come avviene nella maggior parte dei casi di pedofilia nell’ambiente ecclesiastico, la prescrizione del reato «crea un solco insuperabile» nelle aule giudiziarie. «L’offerta da parte della chiesa di un indennizzo di 25mila euro con il vincolo di riservatezza è un meccanismo maledetto – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete L’Abuso – il sacerdote viene lasciato a contatto con i giovani, che diventano altre potenziali vittime».

    Una denuncia che arriva dal Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica #ItalyChurchToo che ieri, per la prima volta, ha organizzato un incontro a Milano, in collaborazione con il Municipio 1, dando voce alle vittime per «rompere il silenzio». «Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite – si legge nel documento rivolto ai vertici della Chiesa – e che vi facciate promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi.

    Chiediamo di estendere anche al clero e al volontariato nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia».


    Eva, il suicidio e la suora alla sbarra «Siamo andati fino in fondo per lei»

    Giovanna Bozzolini torna con la memoria a quando il dramma ha avuto inizio, a un bigliettino scritto dalla figlia, all’epoca minorenne: «Che strano, questa donna mi ha toccato il seno… avrà fatto per sbaglio».

    Era il 1998 e la ragazzina, Eva Sacconago, aveva appena conosciuto una suora carismatica che «sembrava aver portato una ventata di aria fresca» in oratorio a Busto Arsizio, nel Varesotto. Da allora ha subito abusi sessuali fino a quando, nel 2011, si è suicidata all’età di 26 anni.

    Nessuno ha fermato in tempo Maria Angela Faré, ormai ex suora, che è stata condannata a tre anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale. Il 4 settembre del 2021 la donna è tornata in libertà, «proprio il giorno del com pleanno della nostra piccola Eva».

    Giovanna Bozzolini, che ricordo resta di sua figlia?
    «Eva era una persona splendida, e quella donna ha approfittato della sua fragilità quando aveva solo 14 anni. Quando ho trovato delle scritte nel diario di mia figlia che non mi sono piaciute sono andata subito a parlare con le superiori della suora, che faceva parte della congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice».

    Che cosa è successo?
    «Maria Angela Faré è stata trasferita a Catania, ma da lì continuava a perseguitare mia figlia.
    Mandava lettere, bigliettini, foto. Era riuscita ad allontanarla da noi. Poi è tornata in Lombardia, è diventata preside dell’Istituto Maria Ausiliatrice a Cesano Maderno. Eva, anche quando è diventata maggiorenne, era succube di lei. Quando nostra figlia ha deciso di andarsene, quella tragica mattina, hanno cominciato a indagare. Lei aveva lasciato tracce ovunque, come Pollicino, che portavano alla donna che le aveva rovinato la vita. Poi è iniziato il calvario dei processi».

    Maria Angela Faré l’anno scorso è tornata in libertà.
    «Non sappiamo neanche dove si trova, che cosa fa. Nonostante la sentenza definitiva, da parte sua non abbiamo ricevuto neanche un euro di risarcimento, anche se i soldi sono l’ultimo dei nostri problemi. Noi siamo andati fino in fondo e non ci fermeremo, perché è nostra figlia che lo vuole».
    Andrea G

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/11/04/la-battaglia-contro-gli-abusi-pochi-soldi-in-cambio-di-riservatezza-e-i-processi-ai-sacerdoti-saltano/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/11/04/sacerdote-abusa-di-un-15enne-la-mamma-un-grave-peso-trovarsi-la-chiesa-contro-in-aula/

  • Sacerdote abusa di un 15enne, la mamma: “Un grave peso trovarsi la chiesa contro in aula”

    Sacerdote abusa di un 15enne, la mamma: “Un grave peso trovarsi la chiesa contro in aula”

    Milano, 4 novembre 2022 – Il 95% degli abusi sessuali denunciati dalle vittime non possono neanche sfociare in un processo.

    Quando la denuncia arriva ad anni di distanza dagli episodi, come avviene nella maggior parte dei casi di pedofilia nell’ambiente ecclesiastico, la prescrizione del reato «crea un solco insuperabile» nelle aule giudiziarie. «L’offerta da parte della chiesa di un indennizzo di 25mila euro con il vincolo di riservatezza è un meccanismo maledetto – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete L’Abuso – il sacerdote viene lasciato a contatto con i giovani, che diventano altre potenziali vittime».

    Una denuncia che arriva dal Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica #ItalyChurchToo che ieri, per la prima volta, ha organizzato un incontro a Milano, in collaborazione con il Municipio 1, dando voce alle vittime per «rompere il silenzio». «Chiediamo che le vittime e le loro famiglie siano ascoltate, accolte e risarcite – si legge nel documento rivolto ai vertici della Chiesa – e che vi facciate promotori dell’eliminazione dei termini di prescrizione per gli abusi.

    Chiediamo di estendere anche al clero e al volontariato nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia».


    «Per noi, famiglia cattolica, la cosa che fa più male è trovarsi in Tribunale con la Chiesa come “avversario“, vedere l’avvocato della Diocesi che difende il prete accusato di abusi». Il calvario di Cristina Balestrini è iniziato nel 2011 quando il figlio, all’epoca 15enne, ha subito abusi sessuali da parte di don Mauro Galli, l’allora parroco di Rozzano. Un calvario che non è ancora finito, perché dopo le condanne in primo e in secondo grado a Milano la Cassazione ha annullato la sentenza disponendo un processo d’appello “bis“ nei confronti del sacerdote che dopo la denuncia fu trasferito a Legnano, ancora a contatto con i giovani. Attualmente è sospeso da ogni incarico. Cristina Balestrini, a distanza di 11 anni il caso giudiziario non è ancora chiuso.

    «Ora il rischio più grosso è la prescrizione. Vorrei citare solo una battuta di mio figlio, quando ha saputo della sentenza della Cassazione: “l’ennesimo colpevole che non farà un giorno di galera“. Mio figlio era cattolico ma non frequenta più la Chiesa da anni proprio per l’atteggiamento che questa ha avuto in Tribunale, per l’assenza di giustizia. Un atteggiamento che spegne ogni speranza che tutto questo, un giorno, possa avere una fine. La speranza c’è sempre, ma è un lumicino molto piccolo. Noi, da credenti, siamo vittime due volte». Perché? «La prima perché si è subito qualcosa di devastante, e la seconda perché la chiesa non difende le vittime». Come vive suo figlio? «Mio figlio ha tentato per quattro volte il suicidio.

    Noi abbiamo speso tutte le nostre energie per stargli accanto. Ha iniziato a risalire quando ha preso coscienza di quello che è successo, ha cominciato a riconoscersi come vittima. Ora ha un lavoro, vive con la sua ragazza. È un sopravvissuto». Lei aveva scritto due lettere aperte all’arcivescovo Delpini. Che messaggio vuole rivolgergli ora? «Quando lo abbiamo incontrato in parrocchia ci ha dedicato 8 minuti e 35 secondi. Nessuna empatia. Ora non ho nulla da dirgli».

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/11/04/la-battaglia-contro-gli-abusi-pochi-soldi-in-cambio-di-riservatezza-e-i-processi-ai-sacerdoti-saltano/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2022/11/04/eva-sacconago-il-suicidio-e-gli-abusi-della-suora-tutto-inizio-con-un-bigliettino/

  • Così don Luigi ci ha molestati per anni davanti a tutti

    Così don Luigi ci ha molestati per anni davanti a tutti

    Federica Tourn per Editoriale DOMANI – Salgono a tre i bambini abusati da monsignor Luigi Gabbriellini, parroco di Santa Maria madre della Chiesa e Santa Marta a Pisa, attualmente sottoposto a processo canonico. La vicenda è emersa dopo la denuncia al vescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto da parte di due fratelli, come abbiamo raccontato su Domani del 21 settembre. In una nota ufficiale del 15 settembre, monsignor Benotto aveva chiesto perdono a nome della Chiesa pisana per lo scandalo che aveva coinvolto il sacerdote, nome di spicco all’interno della diocesi, e ne aveva accettato le dimissioni. Ora, un cugino alla lontana dei due fratelli si è rivolto al Servizio diocesano per la Tutela dei minori per segnalare di essere stato anche lui molestato dal sacerdote.

    Giulio, 39 anni, suo fratello Davide, 35, e il cugino Luca, di 33, hanno deciso di raccontare a Domani i fatti accaduti più di vent’anni fa, quando don Luigi era parroco della chiesa di Santo Stefano extra moenia a Pisa. I nomi sono di fantasia: le vittime hanno chiesto l’anonimato per non esporre le famiglie alle ripercussioni mediatiche. «Vogliamo rendere nota la nostra storia non soltanto per un desiderio di verità ma anche per evitare che quello che abbiamo sofferto possa accadere ad altri bambini», precisa Giulio, che si è deciso a denunciare la violenza quando ha scoperto che anche il fratello era stato abusato dal prete amico di famiglia. «Ancora oggi non riesco a perdonarmi di aver permesso a questo prete di officiare il mio matrimonio e il battesimo della mia prima figlia – spiega Giulio – vivevo in una bolla che è finalmente scoppiata quando ho parlato con mio fratello e mi sono reso conto di non essere il solo a portare questo peso».

    Davide, che oggi vive all’estero, aveva mandato una mail al prete un anno e mezzo fa, in cui gli chiedeva conto dell’abuso subito quando era piccolo: «mi ha risposto che non era stato lui e che si trattava di un caso di omonimia», racconta. Invece, è proprio il don Luigi giusto, come è stato confermato espressamente dal vescovo ai due fratelli. «Monsignor Benotto in primavera ci disse che don Gabbriellini aveva confessato e di non preoccuparci perché lo avrebbe tenuto lontano dai bambini – afferma Giulio – invece il prete ha celebrato le comunioni e le cresime in parrocchia come se nulla fosse».

    L’investigatio previa sul sacerdote, avviata a fine aprile, è tuttora in corso, ma il vescovo ha assicurato via mail a Giulio che a breve il dossier verrà mandato in Vaticano al Dicastero per la dottrina della fede. Le vittime, però, non hanno più fiducia nella giustizia ecclesiastica: «da quando la storia è uscita sui giornali, il vescovo, prima molto sollecito nei confronti miei e di mio fratello, ha preso le distanze», spiega ancora Giulio.

    I rapporti fra monsignor Benotto e i due fratelli si raffreddano ulteriormente quando a settembre le vittime vengono a sapere da amici, che frequentano la parrocchia di Santa Maria della Chiesa e Santa Marta, che don Luigi si sta preparando a lasciare l’incarico. «Eravamo preoccupati che lo facessero sparire senza una spiegazione», dice Giulio. «Quando ci siamo incontrati – aggiunge – il vescovo ci disse che, a seconda della gravità della sentenza, don Luigi poteva essere ridotto allo stato laicale, o destinato altrove, o mandato a occuparsi di una casa di riposo: quest’ultima opzione monsignor Benotto la definì la peggiore punizione per un prete».

    Evidentemente, stare in mezzo a chierichetti e bambini dell’oratorio è considerato più gratificante che occuparsi della pastorale degli anziani. Certo è che don Gabbriellini in parrocchia si trovava bene: era stimato e rispettato da tutti, tanto che non faticava a stringere legami di amicizia con i fedeli, rapporti che continuavano anche fuori dalla chiesa. In casa dei due fratelli, infatti, don Luigi viene spesso invitato a cena e con la famiglia condivide vacanze e giorni di festa. Il fatto che giochi con i bambini e li faccia ballare sulle ginocchia è vista come una cosa normale, il segno della confidenza e dell’affetto di uno “zio” che li frequenta abitualmente. D’altronde è un amico intimo: ha la fiducia totale dei genitori e anche la riconoscenza, visto che è sempre lui che presta loro del denaro in un momento di difficoltà economiche.

    Questa aura di prete buono, sempre presente e disponibile ad aiutare in caso di bisogno, getta fumo negli occhi dei parrocchiani, che vedono quello che vuole lui e non quello che fa ai bambini. Eppure lui non si nasconde ma, anzi, arriva ad accarezzare i piccoli sotto la maglietta di fronte a tutti in chiesa o durante le gite della parrocchia. Nessuno trova da ridire: «sono convinto che con questi gesti volesse normalizzare la sua propensione a toccare i bambini – riflette Giulio – era una strategia per abituare le persone a vederlo vicino ai piccoli». Un’intera comunità pare sotto l’incantesimo di questo prete: non uno, in Santo Stefano, sembra notare qualcosa di strano nel suo comportamento, nemmeno gli altri sacerdoti. «Ho chiesto a un altro prete se si fosse accorto delle inclinazioni pedofile di don Luigi – riferisce Luca – ma lui mi ha risposto subito di no». Salvo poi ricordarsi qualcosa: «in seguito mi ha detto che in effetti aveva visto don Luigi mettere una mano sotto la maglia a un ragazzino mentre lo confessava».

    Questo modus operandi di avvicinamento graduale ai minori, fino a instaurare un rapporto di disinvolta confidenza con loro in contesti rassicuranti come la famiglia o le attività ricreative organizzate dalla chiesa, permette al prete di molestare per anni i bambini, praticamente davanti agli occhi dei parrocchiani e degli stessi genitori. Luca racconta che il suo abuso è avvenuto nel 1997, quando aveva appena otto anni, durante una gita della chiesa in un paese di montagna: «ero seduto sulle sue ginocchia e don Luigi all’improvviso mi ha toccato i genitali – dice – i miei erano a trenta metri da noi, insieme a un altro gruppo di genitori». Un’esperienza simile è toccata a Davide: «eravamo in sala da pranzo, seduti al tavolo, e io ero seduto sulle ginocchia di don Luigi: i miei piedi non toccavano terra, avrò avuto otto o nove anni al massimo – ricorda – i miei genitori erano seduti dall’altra parte del tavolo e parlavano con il prete, che intanto aveva la mano nei miei pantaloni». Una tortura che va avanti per più di mezzora: «la tovaglia nascondeva le nostre gambe – aggiunge Davide – io ero congelato ma i miei genitori erano presenti e ho pensato che non c’era niente di male».

    Monsignor Gabbriellini non si limita a una volta sola. Davide è chierichetto e il prete coglie ogni occasione per insidiarlo: «ci trovavamo il sabato pomeriggio e io non avevo voglia di andare in parrocchia, perché sapevo che sarei rimasto da solo con lui in sacrestia – dice – cercava sempre di baciarmi e ancora oggi potrei riconoscere l’odore del suo dopobarba». Gli assalti del sacerdote a Davide sono andati avanti dal 1995 fino al 2000, quando il ragazzo ha lasciato Santo Stefano. Il maggiore dei fratelli, Giulio, invece è stato abusato più volte nel 1994, quando aveva undici anni; le molestie sono poi continuate fino al ’97, soprattutto durante i campi estivi e una volta in occasione di un colloquio personale. Il prete utilizzava il suo ascendente sui ragazzi per favorire le occasioni propizie alle molestie: «era dispotico, sapeva imporsi ed esercitava una grande influenza nella vita delle persone – spiega Giulio, che è stato chierichetto e catechista – noi ragazzi eravamo in soggezione e lui ne approfittava per entrare in intimità con noi». È un progressivo varcare dei confini: «prima ti abbracciava, poi ti prendeva in collo e lì già sapevi come sarebbe andata a finire». Il predatore conosce bene il suo territorio di caccia, dove si muove con disinvoltura: «individuava con precisione i bambini più vulnerabili e si dedicava a loro con costanza, li faceva sentire importanti – dice ancora Giulio – era una tattica: chi subiva abusi riceveva più attenzioni degli altri».

    Oggi non si sa dove si trovi monsignor Gabriellini. Subito dopo la denuncia al vescovo, Giulio ha detto tutto a parenti e amici e, in soli due giorni, in tre lo hanno cercato per raccontargli che a loro era successa la stessa cosa: «mio cugino Luca e un’altra persona mi hanno riferito di essere stati abusati da don Gabbriellini e una terza vittima ha invece parlato di un altro prete in provincia di Pisa», dichiara Giulio. La responsabile del Servizio per la Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, suor Tosca Ferrante, il 19 settembre affermava che non c’erano altri casi di abuso nella diocesi oltre ai due fratelli; contattata da Domani il 18 ottobre per un aggiornamento, non ha risposto.

    Giulio, Davide e Luca a breve chiederanno il risarcimento in sede civile. Invitano altre persone che abbiano informazioni di fatti recenti che riguardano don Gabbriellini a rivolgersi alla Rete L’Abuso per poter presentare un’istanza che accerti che il prete sia in condizioni di non nuocere ad altri bambini. «Nella condotta compulsiva di queste persone si riscontra un pericolo per la collettività – spiegano le vittime – e dato che conosciamo bene la prassi dei vescovi di spostare i preti pedofili in altre parrocchie, vogliamo evitare che continui ad essere a contatto con i minori».

    https://www.editorialedomani.it/fatti/cosi-don-luigi-ci-ha-molestati-per-anni-davanti-a-tutti-mbzudnj2

     

  • Il Consiglio d’Europa si occupa degli abusi sui minori in Europa

    Il Consiglio d’Europa si occupa degli abusi sui minori in Europa

    Gli abusi negli orfanotrofi dell’Europa sudorientale, i bambini strappati alle famiglie nelle colonie, gli abusi clericali: ogni Paese europeo ha la sua storia di abusi. Decine di migliaia di vittime di sfruttamento, maltrattamenti e abusi sessuali vivono al centro dell’Europa. A causa degli abusi, hanno ancora oggi gravi problemi fisici e psicologici, vivono in condizioni di povertà o di isolamento sociale, senza un sostegno specifico da parte dello Stato e della società. “Le vittime soffrono ancora oggi in modo massiccio per gli abusi che hanno dovuto subire da bambini. Tuttavia, la maggior parte dei paesi finora non ha riconosciuto, fatto i conti o riparato. Questo non è compatibile con i valori europei”, afferma Guido Fluri. Insieme a gruppi di sopravvissuti di tutta Europa ha lanciato la Justice Initiative,

    Per mostrare la dimensione dell’ingiustizia e della sofferenza, in questi mesi sono stati ritratti testimoni da tutta Europa. La mostra fotografica “SHAME – European Stories”, inaugurata oggi al Consiglio d’Europa a Strasburgo, dà per la prima volta un volto e una voce a queste vittime di abusi. Le foto sono state scattate dal pluripremiato fotografo Simone Padovani.

    Segretario generale del Consiglio d’Europa: i bambini soffrono in silenzio

    Nel suo intervento, la Segretaria Generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, ha elogiato la Fondazione Guido Fluri per aver dato voce alle vittime di abusi sessuali su minori attraverso la “Justice Initiative”. “Sono lieta che il Consiglio d’Europa sia stato in grado di ospitare la mostra “Vergogna – Storie europee” presso la nostra sede di Strasburgo e spero che serva da incentivo per ulteriori azioni”, ha affermato. «La violenza sessuale sui bambini non è solo abominevole, ma anche fonte di un danno profondo, profondo e duraturo. Succede in ogni paese, a bambini di ogni estrazione sociale, e può avvenire solo una volta, o ripetutamente, ovunque, a casa oa scuola del bambino, fino al club sportivo locale. Molti di questi bambini soffrono in silenzio,

    Il movimento svizzero vuole una rivalutazione a livello europeo

    Anche in Svizzera i casi di abuso sono stati tabù per decenni. Nelle istituzioni statali e ecclesiastiche e nelle case private, migliaia di bambini sono stati sistematicamente umiliati, puniti e talvolta abusati sessualmente. Oggi, la storia degli abusi viene ampiamente rivista in tutto il paese. Ci sono memoriali in tutto il paese, la materia viene insegnata nelle scuole, si scrivono libri e si producono film. Il capitolo oscuro della storia sociale svizzera fa ormai parte della storia svizzera.

    Un percorso simile per l’Europa deve ora essere aperto dalla mozione del consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez, l’ex presidente della delegazione svizzera al Consiglio d’Europa. Secondo questa mozione, il Consiglio d’Europa e gli Stati membri dovrebbero garantire un’indagine scientifica indipendente sulla violazione dei diritti dei bambini nei singoli paesi. Il Consiglio d’Europa e gli Stati membri dovrebbero garantire il riconoscimento ufficiale dei bambini che hanno subito qualsiasi tipo di violenza sessuale, fisica e psicologica. Allo stesso modo, la mozione chiede che le vittime ricevano una qualche forma di riparazione e che le leggi esistenti negli Stati membri siano orientate alla protezione di tutti i bambini da abusi e maltrattamenti.

    Audizione dei sopravvissuti al Consiglio d’Europa

    Martedì l’udienza si svolgerà nella commissione competente del Consiglio d’Europa. Verrà discussa la citata mozione “Gli abusi sui minori in Europa: rivalutazione, risarcimento e prevenzione”. Durante l’udienza, le vittime avranno l’opportunità di testimoniare davanti alla commissione riunita e di richiamare l’attenzione sull’urgenza delle loro preoccupazioni. Ai parlamentari parlerà anche Guido Fluri, promotore della “Iniziativa Giustizia”. L’obiettivo è raggiungere una netta maggioranza per il riesame, che sarà poi votato in assemblea.

    “SHAME – European Stories” at the Council of Europe

  • ONDA VIOLA:  DA SAVONA IN OGNI CITTÀ  UNA PANCHINA PER LE VITTIME DI ABUSI SESSUALI

    ONDA VIOLA: DA SAVONA IN OGNI CITTÀ UNA PANCHINA PER LE VITTIME DI ABUSI SESSUALI

    Una panchina viola, accanto a quelle rosse per le vittime del femminicidio e a quelle gialle per le vittime di bullismo e cyberbullismo: viola come la conciliazione di opposti e la ricerca di nuovi equilibri, l’armonia di estroversione e interiorità.

    È “Onda viola” il nome della campagna di sensibilizzazione al tema delle violenze sessuali sui minori, sulle donne e sulle persone vulnerabili, che la Rete L’abuso ha avviato a partire dalla “sua” città, Savona, ma che presto si diffonderà in altre realtà urbane del nostro Paese.

    Si tratta della prima iniziativa a livello nazionale che intende mettere sotto i riflettori, con un’iniziativa dalla forte impronta simbolica, un tema che in Italia è ancora tabù e nessuno vuole affrontare: parliamo della pedocriminalità, la cui presenza è sempre più pervasiva in vari contesti: dalle varie realtà associative della società civile, alle famiglie, al cyberspazio, alla Chiesa cattolica.

    Ma parliamo anche di violenze sessuali contro donne e persone in situazione di fragilità, negli stessi contesti e nelle stesse istituzioni, non tutelate dalla legge, gravemente carente su questi versanti.

    L’iniziativa, promossa da Rete l’Abuso con l’adesione di ECA (Ending Alergy Abuse) e Coordinamento #ItalyChurchToo, è stata avviata a Savona con una richiesta di interessamento da parte delle istituzioni cittadine, chiamate a rendersi consapevoli e responsabili dell’attenzione dell’opinione pubblica a questo fenomeno, mentre varie sono le città dove l’iniziativa sta partendo, chiedendo alle amministrazioni locali che anche Roma, Brescia, Palermo o Bologna abbiano la loro panchina viola.

    Ogni cittadino può chiedere al proprio Comune che aderisca alla campagna “Onda viola”, compilando il form disponibile sul sito https://ondaviola.retelabuso.it/

    Istanza panchina comune Savona

  • Da Lucerna secco “no” al finanziamento della nuova caserma per le Guardie svizzere

    Da Lucerna secco “no” al finanziamento della nuova caserma per le Guardie svizzere

    Il progetto è stato bocciato dal 71,5% delle persone recatesi alle urne. Il contributo proposto dalle autorità era destinato alla costruzione di una nuova caserma della Guardia svizzera in sostituzione di quella vecchia, costruita nel XIX secolo e ormai troppo piccola.

    Una fondazione svizzera sta raccogliendo i fondi per finanziare la costruzione. La Confederazione ha già contribuito con cinque milioni di franchi svizzeri, così come il Vaticano. Inoltre, diversi Cantoni partecipano al finanziamento, senza che per il momento ciò abbia suscitato polemiche, a differenza invece di Lucerna.

    Il referendum contro la donazione è stato promosso dal Partito socialista e dall’Alleanza dei liberi pensatori. Secondo i socialisti, questo cofinanziamento a favore di uno Stato “ricco” come il Vaticano era tanto più inaccettabile in quanto negli ultimi anni il Cantone ha dovuto effettuare dei risparmi che hanno colpito tutta la popolazione.

    Per l’Associazione dei liberi pensatori, lo Stato non deve sostenere una comunità religiosa in modo unilaterale. Tra le sue argomentazioni, l’organizzazione ha anche sottolineato i ripetuti scandali che hanno scosso il Vaticano.

    Stretti legami

    Le autorità hanno invano sostenuto che la Guardia svizzera giova all’immagine del Paese e incarna i valori di sicurezza, lealtà e affidabilità cari alla Confederazione elvetica.

    Il rifiuto da parte dell’elettorato lucernese è particolarmente sorprendente. I comandanti successivi della Guardia sono spesso venuti dal più grande cantone della Svizzera centrale, come l’attuale, Christoph Graf. I sostenitori del “sì” pensavano che questo stretto legame con il Vaticano sarebbe stato sufficiente a convincere la maggioranza dei cittadini e delle cittadine.

    Le guardie e le loro famiglie stanno allo stretto

    Il progetto prevede la costruzione di un nuovo edificio in sostituzione della vecchia caserma della Guardia svizzera. I militari hanno bisogno di più spazio, anche a causa del futuro aumento del numero di guardie, da 110 a 135. Inoltre, sono necessari appartamenti per delle famiglie.

    I nuovi edifici potrebbero anche ospitare guardie femminili, una decisione per la quale sarebbe necessaria l’approvazione del Papa.

    La nuova caserma è stata progettata dallo studio di architettura ticinese Durisch e Noll. Il costo totale del progetto, compresi gli alloggi temporanei per le guardie durante il periodo di costruzione, ammonta a 50 milioni di franchi.

  • Pisa, nella chiesa del sacerdote sospeso: «Pedofilo? Le accuse vanno provate»

    Pisa, nella chiesa del sacerdote sospeso: «Pedofilo? Le accuse vanno provate»

    La prima ad arrivare, con quaranta minuti di anticipo, è una signora sulla settantina. È vestita di tutto punto. Ricambia il saluto, ma alla parola “giornalista” finge un dolore alla schiena e fugge via. «Mi devo sedere subito».

    Poi arrivano due famiglie. I bambini scendono dall’auto e corrono in questa parrocchia di Pisa dedicata a Santa Maria Madre della Chiesa. I genitori, dietro, testa bassa, tirano dritto rispondendo alla cronista «no grazie». Sulla porta un uomo sta distribuendo i libretti della messa, parla con un altro fedele e, guardando fuori, grida: «È una giornalista non credente».

    Tra poco verranno ufficialmente presentati i bimbi che faranno la comunione a ottobre, ma questa non è una chiesa qualunque. A celebrare la messa ci sarebbe dovuto essere il parroco sospeso perché accusato di pedofilia da due fratelli oggi trentenni. Una denuncia a distanza di 25 anni che ha fatto partire il processo canonico, ma non quello penale, dal momento che è già finito tutto in prescrizione, e che ha fatto calare una cortina di freddezza nella comunità di fedeli. Quasi nessuno parla. Chi lo fa, si dice «perplesso», se non addirittura «sconvolto» per «il polverone alzato su un brav’uomo», commenta Mario, 78 anni, arrivato in chiesa insieme alla moglie, Sonia. Mario parla rabbiosamente con le lacrime agli occhi. «Non mi succede mai», assicura. È convinto che il parroco «è stato sospeso perché dava noia per le sue idee. È rimasto fregato». La moglie è d’accordo: «Ci vogliono prove per arrivare a una sospensione. Io non ci credo che…». Lui la blocca: «Noi ci abbiamo cresimato i nipoti, sposato i figli. È un colpo sentirlo accusare di queste cose. È evidente che lo volessero far fuori, ma questo fa perdere la fiducia nella Chiesa. E fa rabbia».

    I posti a sedere in chiesa sono quasi tutti occupati, eppure secondo la coppia di anziani è «vuota». In genere, spiega Mario, «c’è gente in piedi anche fuori».

    La messa inizia alle 11. In prima fila ci sono i bimbi della comunione. Dietro i genitori ansiosi. Sull’altare sale il nuovo parroco, don Lukasz Kostrzewa, 40 anni, incardinato nella diocesi di Pisa da un anno. Doveva esserci anche l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto che alla fine ha dato forfait, ufficialmente per «impegni con le cresime». Monsignor Benotto ha però partecipato alla messa, meno frequentata, delle 8 del mattino, parlando dei fatti senza nominarli mai. «Siamo tutti addolorati- ha detto – ma abbiamo fiducia che il Signore non ci abbandona e che dalle cose più difficili la grazia di Dio può tirare fuori cose importanti». Ha parlato di fiducia «da acquisire per far crescere la speranza», perché può succedere, dice, che «qualche volta ci facciamo prendere dalla sfiducia», ma «la nostra speranza è il Signore. Da lui possiamo attingere tutto quello di cui abbiamo bisogno». Se l’è poi presa con i giornalisti «che hanno rincorso» non si sa bene cosa. «Io ho fatto un comunicato – ha detto –; quando c’è un processo non si può andare dal giudice a chiedergli cosa stai facendo. Bisogna aspettare. Questo per giustizia nei confronti di tutti. Ciò che avevo da dire è questo. Per il resto c’è il rispetto».

    Il nuovo parroco, invece, dei fatti accaduti non parla. Si autopresenta, chiede ai fedeli di dargli del tu e non del lei, la butta sullo scherzo per stemperare («Vi farò delle domande e se non rispondete salterete il pranzo»), poi lancia un appello a «non dividerci», a «puntare sui ragazzi che sono il futuro» e augura quattro cose: «Buona domenica, buon pranzo, buona settimana e buon cammino per i nostri ragazzi».

    Finita la messa, alcuni fedeli si fermano fuori a parlare mentre i bimbi giocano. Quasi nessuno vuole commentare quanto accaduto. In molti danno le spalle ripetendo a Il Tirreno: «No, grazie».

    «Dovete capirci, siamo stati anche noi travolti da questa notizia», dice fuori dalla chiesa Chiara, mamma di una bimba che ha fatto da poco la comunione con il parroco accusato di abusi sessuali su minori. Lei si dice «tranquilla» perché «se fosse successo qualcosa me ne sarei accorta e poi mi sembra una brava persona». Sulla ricostruzione dei fatti è «molto perplessa. Non so cosa pensare – spiega –. Diciamo che mi sembra strano che una persona si decida a denunciare dopo 25 anni. Capisco che da piccolo sia difficile tirarlo fuori, ma a 18 anni o a 20?».

    Dietro c’è Alessandra con la madre. Anche sua figlia ha appena fatto la comunione con il sacerdote sospeso. «Non abbiamo mai avuto sentore di qualcosa di strano – dice –. Certo, come mamma devo metabolizzare perché non sono accuse leggere, ma come fedele vado avanti, continuo a professare la mia fede».

    Gli ultimi a uscire dalla parrocchia sono due anziani che vivono proprio qui di fronte. Si dicono «sconcertati» perché «non sappiamo cosa credere. Noi lo conosciamo dal 2004 questo parroco e ci sembra strano che possa aver fatto quello di cui viene accusato, ma se fosse vero sarebbe un dolore immenso, una ferita aperta nel cuore».

    Intanto il caso rischia di allargarsi. Dopo la denuncia dei due fratelli, un terzo uomo avrebbe contattato un sacerdote della diocesi di Pisa per rivelargli di aver subito, quando era minorenne, abusi dallo stesso prete. luigi gabbriellini

    https://www.iltirreno.it/toscana/2022/09/19/news/nella-chiesa-del-sacerdote-sospeso-pedofilo-le-accuse-vanno-provate-1.100093271

  • Papa: nella Chiesa c’è ‘tolleranza zero’ verso i preti molestatori

    Papa: nella Chiesa c’è ‘tolleranza zero’ verso i preti molestatori

    Città del Vaticano (askanews) – “Un prete non può continuare a essere prete se è un molestatore. Non può. Perché sia malato o un criminale, non lo so. Il sacerdote esiste per dirigere gli uomini a Dio e non per distruggere gli uomini in nome di Dio. Tolleranza zero. E deve continuare ad essere così”.

    Lo ha detto, in un’intervista esclusiva a TVI/CNN Portugal, Papa Francesco.

    Il Pontefice ha, però, negato che questi reati e comportamenti distorti dipendano dall’obbligo del celibato tra i chierici. “Non è il celibato. L’abuso è una cosa distruttiva, umanamente diabolica. Nelle famiglie non c’è il celibato e si verifica anche. – ha infatti detto – Quindi è semplicemente la mostruosità di un uomo o di una donna nella chiesa che è psicologicamente malato o malevolo e usa la sua posizione per la propria soddisfazione personale. È diabolico”.

    Il Papa ha poi notato che viviamo nella “cultura dell’abuso che è molto diffusa”, facendo l’esempio dei film pornografici.

    “Quello che non si sa, perché ancora nascosto, sono gli abusi all’interno della famiglia. – ha aggiunto -Non ricordo la percentuale, ma penso sia il 42% o il 46% degli abusi che avvengono in famiglia o nel quartiere. E questo si nasconde”, precisando subito, però, che per quanto riguarda i casi nella Chiesa: “anche se fossero l’1%, è una mostruosità”.

    Gci/Int13

    https://www.askanews.it/cronaca/2022/09/05/papa-nella-chiesa-c%c3%a8-tolleranza-zero-verso-i-preti-molestatori-top10_20220905_121134/

  • Il tribunale australiano stabilisce che la famiglia del corista deceduto può citare in giudizio la chiesa cattolica

    Il tribunale australiano stabilisce che la famiglia del corista deceduto può citare in giudizio la chiesa cattolica

    Un giudice del Victoria ha respinto l’affermazione degli avvocati della chiesa cattolica secondo cui non erano tenuti a pagare un risarcimento al padre di un corista che sosteneva di essere stato abusato sessualmente dal cardinale George Pell .

    Il padre di un ex corista ha citato in giudizio Pell e l’arcidiocesi cattolica di Melbourne, sostenendo di aver subito un danno psicologico dopo aver appreso che suo figlio sarebbe stato abusato sessualmente da Pell.

    Il giudice Michael McDonald ha stabilito mercoledì presso la corte suprema del Victoria che la legislazione è stata approvata nel 2018 per impedire alle organizzazioni prive di personalità giuridica – come le organizzazioni religiose – di fare affidamento su un tecnicismo legale per evitare cause civili applicate al caso del padre.

    La sentenza era stata richiesta prima che la causa civile potesse procedere ulteriormente, e non significa che sia stata pronunciata alcuna decisione definitiva sul merito dell’intera domanda.

    Gli avvocati della chiesa avevano sostenuto in un’udienza in tribunale all’inizio di questo mese che le leggi del 2018, progettate per contrastare la cosiddetta difesa Ellis , non erano destinate ad applicarsi alle famiglie delle presunte vittime.

    Gli avvocati dell’uomo non erano d’accordo, affermando che se le affermazioni della chiesa fossero state accolte, ciò significherebbe che la legge non si applicava a chiunque chiedesse un risarcimento per conto di una presunta vittima morta.

    Il giudice McDonald ha dichiarato mercoledì che il Legal Identity of Defendants (Organisational Child Abuse) Act 2018 “non si limitava alle affermazioni fondate o derivanti da abusi sui minori” della persona che presentava la denuncia.

    “L’uso della frase ‘derivante da’ mette la questione al di là di ogni dubbio”, ha affermato nelle sue conclusioni scritte, rilasciate dopo l’udienza.

    “Una richiesta da parte di un querelante per danni per shock nervoso conseguente al fatto che al querelante è stato detto che il loro bambino era stato abusato sessualmente è chiaramente un reclamo derivante da abuso su minori”.

    Ha affermato che il fatto che il discorso in seconda lettura del disegno di legge in parlamento facesse riferimento alle pretese avanzate da Chrissie e Anthony Foster, che hanno citato in giudizio la chiesa per i danni derivanti dal presunto abuso sessuale delle loro figlie, ha dimostrato che il governo aveva previsto le leggi per consentire tali azioni.

    “È inspiegabile e improbabile che, in circostanze in cui il procuratore generale ha descritto il signor e la signora Foster come sopravvissuti e ha riconosciuto che la loro difesa ha svolto un ruolo significativo nel disegno di legge presentato al Parlamento, che il Parlamento intendesse emanare una legislazione che avrebbe comunque ha permesso all’arcidiocesi di Melbourne di fare affidamento sulla difesa di Ellis.

    “Tuttavia, se le argomentazioni [dell’arcidiocesi] vengono accolte, questo è l’effetto della legge”.

    Il giudice McDonald ha anche stabilito che era sua opinione provvisoria che l’arcidiocesi cattolica di Melbourne dovesse pagare le spese legali del padre relative alla questione. Nessuna delle parti legali ha presentato osservazioni durante la breve udienza di mercoledì.

    Pell, 81 anni, è stato assolto nel 2020 quando l’alta corte ha annullato le sue condanne per aggressione sessuale su minori in relazione alle accuse di aver abusato di due ragazzi del coro alla fine degli anni ’90, quando era arcivescovo di Melbourne.

    Pell ha sempre affermato la sua innocenza e l’alta corte ha ritenuto che la giuria avrebbe dovuto nutrire un dubbio sulla colpevolezza di Pell rispetto a ciascuno dei reati per i quali era stato condannato. Ha scontato 13 mesi di carcere prima di essere rilasciato.

    Il padre di uno dei ragazzi chiede il risarcimento all’arcidiocesi cattolica di Melbourne e Pell.

    L’uomo non è identificato ed è elencato nei documenti del tribunale sotto uno pseudonimo.

    Afferma di aver subito uno shock nervoso derivante dall’apprendere delle accuse che suo figlio era stato abusato sessualmente.

    Ha sofferto di disturbo dell’adattamento cronico e disturbo da lutto complesso persistente, con ansia mista e umore depresso, affermano i documenti del tribunale.

    Il padre dice anche di aver perso soldi a causa delle spese mediche e di aver perso la sua capacità di guadagno.

    In Australia, bambini, giovani adulti, genitori e insegnanti possono contattare la Kids Helpline al 1800 55 1800, o Bravehearts al 1800 272 831, e gli adulti sopravvissuti possono contattare la Blue Knot Foundation al 1300 657 380. Nel Regno Unito, l’ NSPCC offre supporto per bambini allo 0800 1111 e adulti preoccupati per un bambino allo 0808 800 5000. L’Associazione nazionale per le persone abusate nell’infanzia ( Napac ) offre supporto per gli adulti sopravvissuti allo 0808 801 0331. Negli Stati Uniti, chiama o invia un messaggio al numero verde sugli abusi di Childhelp al numero 800 -422-4453. Altre fonti di aiuto possono essere trovate su Child Helplines International

    https://www.theguardian.com/australia-news/2022/aug/24/court-rules-family-of-deceased-choir-boy-can-sue-catholic-church

  • Dai crimini della Chiesa contro i bambini Métis e Inuit in Canada (almeno 4mila sono morti) a quelli commessi sui bimbi degli Ebrei anche a Roma

    Dai crimini della Chiesa contro i bambini Métis e Inuit in Canada (almeno 4mila sono morti) a quelli commessi sui bimbi degli Ebrei anche a Roma

    Ecosì Papa Francesco è in Canada, per incontrare le comunità indigene e per esprimere loro “l’indignazione e la vergogna” per i crimini che i cristiani hanno commesso in quei territori ed in quelle comunità. E lo ha chiamato “viaggio penitenziale”. E così si è espresso: “Chiedo perdono in particolare per i modi in cui molti membri della Chiesa e delle comunità religiose hanno cooperato anche attraverso l’indifferenza a quei progetti di distruzione culturale e assimilazione forzata dei governi dell’epoca culminati nel sistema delle scuole residenziali“.

    Ma su che cosa deve riconciliarsi il Papa con i nativi? Ecco qua cosa scrive l’Ansa: “Si stima che, a partire dal 1883 fino agli anni ’60 del secolo scorso – ma l’ultima scuola fu chiusa solo nel 1996 -, circa 150 mila bambini delle Prime Nazioni, Métis e Inuit siano stati obbligati a frequentare una delle 139 scuole distribuite in tutto il Paese, rompendo il legame con le loro famiglie, con la loro lingua e cultura per essere trasformati in piccoli cristiani. Tra abusi di ogni tipo – anche sessuali -, reclusioni e percosse a scopo punitivo-intimidatorio, a causa di malattie, fame, freddo, almeno 4 mila di questi bambini hanno trovato la morte.” Crimini efferati, indiscutibili anche perché ciclicamente proprio in Canada riemergono fosse comuni e tombe di centinaia di bambini come accaduto la scorsa estate con reazioni furibonde delle popolazioni locali che avevano incendiato, poi, per questo molte chiese (QUI ARTICOLO).

    Adesso però Papa Francesco non può esimersi dal chiedere al più presto un altrettanto esplicito perdono, per gli stessi identici crimini che i suoi colleghi Papi hanno commesso in passato nei confronti degli ebrei, ma – si noti bene – non in aree geografiche così lontane, bensì a Roma, sotto gli occhi di tutti ed in molte altre città soprattutto italiane. Crimini insabbiati, commessi ben prima delle gravissime responsabilità di Pio XII nei confronti del nazismo e della fuga impunita all’estero di quei criminali ((LEGGI QUI 26.1.2020 e 29.8.2020).

    Mi riferisco ai cosiddetti “battesimi forzati”. Già, pochi sanno infatti dell’infame e brutale sradicamento dalle tradizioni e dalla religione ebraica (la più antica esistente al mondo e peraltro quella di Gesù), effettuato dalla Chiesa Cattolica per mano dei Papi, dal XVI al XIX secolo. Sequestravano infatti ed internavano bambini ebrei, al fine di battezzarli contro la volontà delle famiglie, per poi istruirli alla dottrina cattolica. Bambini che ovviamente non avrebbero mai più fatto ritorno dai loro cari nel Ghetto.

    Molto interessante a questo riguardo è il libro di Marina Caffiero, docente di storia moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dal titolo “Battesimi forzati – Storie di ebrei, cristiani e convertiti nella Roma dei Papi”, che rende pubblica un’enorme quantità di documenti al riguardo, tratti dall’Archivio dell’Inquisizione Romana e da quelli del Vicariato di Roma, riguardanti i rapporti fra le istituzioni cristiane ed il mondo ebraico della Capitale.

    E questa pratica infame dei “battesimi forzati” per la Chiesa era legittimata dal fatto che per il bambino ebreo convertito al cristianesimo c’era la “salvezza eterna”, che gli ebrei non potevano dargli. Si sottraeva quindi per sempre il bimbo alla sua famiglia per “il suo bene”. Ci si faceva peraltro forti di uno dei precetti del “XII Concilio di Toledo” del 681, che vietava ad un ebreo convertito di poter tornare all’ebraismo. Da evidenziare che questa pratica rimase in vigore fino alla bolla “Apostolicum Pascendi” emanata da Clemente XIII nel 1765, che la vietò.

    Ma Leone XII (1760 – 1829) ripristinò l’Editto ed emanò anche dure regole nei confronti degli ebrei, circostanza che dette il via di nuovo a quei rapimenti fino alla Breccia di Porta Pia nel 1870. Ma particolarmente attivo in questa macabra pratica fu Benedetto XIV (Papa dal 1740 al 1758), che usava spesso l’analogia tra la condizione degli ebrei e quella degli schiavi che andavano liberati e che fu peraltro anche uno strenuo assertore della veridicità dell’assassinio del Simonino a Trento da parte degli ebrei.

    Ma dove venivano portati e reclusi questi bambini ebrei romani? Presto detto: presso la “Casa dei Catecumeni e dei neofiti” (Collegium Ecclesiasticum Adolescentium Neophytorum), tutt’ora esistente nel Rione i Monti a Roma, istituita nel 1542 da Ignazio di Loyola, fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, per convertire gli “infedeli” (ebrei ed islamici). Si calcola che lì siano stati fatti circa 2.000 battesimi forzati di ebrei dal 1614 al 1797. Interessante evidenziare che i costi di questa struttura erano stati beffardamente posti a carico proprio degli ebrei della Capitale. Incuriosito ed inorridito da quanto sopra ho voluto fare maggiori approfondimenti e così è emerso che su questo tema c’è una vastissima bibliografia. Fra i numerosissimi casi certificati mi limito a citare solo quello di Edgardo Mortara, prelevato dai gendarmi dello Stato Pontificio nella notte del 24 giugno del 1858 a Bologna e posto sotto la custodia di Papa Pio IX, evento molto ben descritto nel libro “Prigioniero del Papa Re”, dello storico David Kertzer (New York, 20 febbraio 1948), specializzato in storia politica, demografica e religiosa d’Italia, vincitore del Premio Pulitzer nel 2015.

    Del caso “Mortara” si occupò allora anche il “Times”, che con svariati articoli lo portò alla ribalta mondiale. Il Conte Camillo Benso di Cavour manifestò il suo dissenso e l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe con l’imperatore di Francia, Napoleone III, fecero specifici appelli perché il bambino tornasse alla sua famiglia. Papa Pio IX, che nel frattempo aveva imposto di nuovo agli ebrei di vivere chiusi nel Ghetto di Roma, non volle sentire ragioni e rispose con un secco “non possumus”, cioè “non possiamo”, che è la risposta che gli apostoli Pietro e Giovanni dettero ai membri del Sinedrio che chiedevano loro di smettere di parlare ed insegnare nel nome di Gesù. E chiuse dicendo: “Avevo il diritto e l’obbligo di fare ciò che ho fatto per questo ragazzo, e se dovessi farlo lo farei di nuovo”.

    Aggiunse poi successivamente: “Or gli Ebrei, che erano figli nella casa di Dio, per la loro durezza e incredulità, divennero cani. E di questi cani ce n’ha pur troppi oggidì in Roma, e li sentiamo latrare per tutte le vie, e ci vanno molestando per tutti i luoghi”. Dato il clamore di questa vicenda, Edgardo Mortara si trasferì a Poitiers, in Francia, dove nel 1870 fu ordinato sacerdote con il nome di don Pio Mortara, in omaggio al Papa. Morì l’11 marzo 1940 a Liegi, dopo aver passato diversi anni in un monastero. Nel settembre 2000 Giovanni Paolo II ha beatificato Papa Pio IX, definendo calunnie queste accuse. Tesi ripresa a viva voce da Vittorio Messori, ma purtroppo smentita da una valanga di inoppugnabili documenti.