Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scandalo pedofilia, morto Law l’ex cardinale di Boston

    Scandalo pedofilia, morto Law l’ex cardinale di Boston

    È morto il cardinale americano Bernard Francis Law che si era dimesso nel 2002 dall’arcidiocesi di Boston dopo le inchieste sui preti pedofili del Boston Globe raccontate anche nel film del 2015 «Spotlight». Law aveva 86 anni e viveva a Roma. Per 19 anni, dall’inizio del 1984 al 2002, aveva guidato l’arcidiocesi di Boston coprendo in maniera sistematica i preti pedofili. La notizia della morte a Roma di Law è stata annunciata mercoledì mattina dalla Sala stampa della Santa Sede.

    Il porporato, nato a Torreon, in Messico, il 4 novembre 1931, fu ordinato presbitero il 21 maggio 1961, nominato vescovo di Springfield-Cape Girardeau il 22 ottobre 1973 e innalzato alla dignità cardinalizia nel concistoro del 25 maggio 1985. È stato arcivescovo metropolita di Boston dall’11 gennaio 1984 al 13 dicembre 2002 quando è stato costretto a dimettersi proprio in seguito allo scandalo – portato alla luce dall’inchiesta del Boston Globe, premiata col Pulitzer – quando si scoprì che non era riuscito a fermare i sacerdoti che abusavano di minori, spostandoli semplicemente da una parrocchia a un’altra. Dal 27 maggio 2004 al 21 novembre 2011 è stato arciprete della Papale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore.

    A Roma
    L’approdo di Law a Santa Maria Maggiore suscitò all’epoca non poche polemiche. La sua posizione era stata già discussa in un summit tenutosi nel 2002, e al cui capo vi fu lo stesso papa Giovanni Paolo II, e che vedeva posizioni molto forti sul suo conto. La successiva decisione, comunque, fu il suo trasferimento a Roma, mentre la diocesi di Boston veniva coinvolta in vari processi per i casi di pedofilia.

    «Riaperte ferite»
    Mitchell Garabedian, un avvocato di Boston che ha rappresentato decine di persone che hanno denunciato di avere subito abusi sessuali da parte di religiosi, ha commentato la morte del card. Law affermando che questa «ha riaperto vecchie ferite». «Molte vittime si sono ricordate del dolore sofferto» ha detto Garabedian. «Ha voltato le spalle a creature innocenti – ha aggiunto l’avvocato – e ha permesso che fossero abusati sessualmente».

    http://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_20/scandalo-pedofilia-morto-law-l-ex-cardinale-boston-48dd06d4-e549-11e7-bb03-a8143f47e27e.shtml

  • 15 grammi di cocaina e 5 pen drive con film hard. L’usciere del vaticano resta in carcere muto. Gli inquirenti: “Non erano per lui”

    15 grammi di cocaina e 5 pen drive con film hard. L’usciere del vaticano resta in carcere muto. Gli inquirenti: “Non erano per lui”

    Ora è caccia aperta ai reali destinatari del materiale illecito

    Scandalo nella Santa Sede. Un usciere è stato fermato a pochi passi da piazza San Pietro. Portava droga e video hard. Secondo gli inquirenti non erano per lui. Ora è caccia aperta ai reali destinatari del materiale illecito.

    Si legge sulla nuova web-app di Repubblica:

    Quando lo hanno arrestato, carico di cocaina e con cinque pennette usb piene zeppe di filmati e foto pedopornografiche, Ostilio Del Balzo, dipendente del Vaticano, ha fatto scena muta. Usciere di lungo corso per il prestigioso Pontificio consiglio della cultura, i carabinieri lo hanno fermato mentre saliva in auto a Borgo Santo Spirito. A due passi da piazza San Pietro. Ora gli investigatori si chiedono: « A chi erano destinati droga e filmini in cui sono vittime i minori?» I militari hanno scandagliato il suo passato e la sua vita privata. Del Balzo è un incensurato di 47 anni.

    Nessuna macchia sulla fedina penale. Ma gli inquirenti sono convinti che il materiale non era il suo:

    Il primo settembre era stato arrestato proprio al termine del suo orario di lavoro. Uscito dal palazzo, considerato territorio Vaticano, quindi inaccessibile alle forze dell’ordine italiane, si è diretto verso la sua Ford Focus. Qui i carabinieri lo hanno bloccato. Gli hanno messo sottosopra l’automobile e hanno trovato droga e filmini. « Una pochette viola con strisce bianche nel cui interno rinvenivano una busta con trenta involucri termosaldati di cocaina per un peso complessivo di quindici grammi e cinque mini pen drive aventi tutte lo stesso contenuto » , si legge nel verbale dei carabinieri della stazione San Pietro.

    Dopodiché Del Balzo si è chiuso nel mutismo più assoluto. Da tre mesi è al carcere a Regina Coeli e non dice nulla.

    Leggi l’intero articolo sulla nuova webapp di Repubblica

  • Abusi in Vaticano, ex chierichetto: “Nella stanza del prete pedofilo guardavamo film porno”

    Abusi in Vaticano, ex chierichetto: “Nella stanza del prete pedofilo guardavamo film porno”

    Nuovi presunti casi di abusi in Vaticano durante l’ultima puntata de “Le Iene”. L’inviato Gaetano Pecoraro ha raccolto la testimonianza di un altro ex chierichetto che a undici anni veniva abusato da un prete di 40 anni all’interno del pre-seminario San Pio X.

     

    Carlo ha raccontato che il sacerdote pedofilo preferiva lui e un altro ad altri quaranta ragazzi. Le Iene hanno provato a parlare con il prete ma l’uomo ha negato ogni possibile responsabilità pur ricordando Carlo come studente. Tutto è avvenuto all’interno del Preseminario San Pio X, lo stesso che è finito al centro delle polemiche nelle scorse settimane per un altro servizio del programma di Italia 1. L’uomo si faceva aiutare da Carlo, gli assegnava incarichi che lo facevano sentire importante: con la camera posizionata vicino a quella del sacerdote, era facilmente raggiungibile senza farsi vedere dagli altri ragazzini. Carlo è stato molestato pesantemente, abusato: tra pedofilo e vittima si era creato un rapporto stretto, di dipendenza.
    I rapporti sono andati avanti per tre anni: in terza media Carlo ha iniziato a ribellarsi. “Ricordo la porta che si apriva nel buio e lui che mi svegliava… – le parole dell’ex chierichetto -. Entrare in questa stanza dove fumava dei sigari, le bottiglie di whiskey, la musica e il televisore… Era uno dei primi che aveva il videoregistratore a cassette… Un giorno mi portò a vedere delle cassette, ma non erano film di cowboy, erano film porno”.

    L’inchiesta de Le Iene Show sui presunti abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano ha fatto il giro del mondo. Sembra che le violenze sui chierichetti all’interno del Vaticano siano davvero avvenute. Ci sarebbe un nuovo e recente filone di indagini condotto dalle autorità vaticane nell’ambito del preseminario, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti “chierichetti” del Papa. Tutti ragazzi minorenni.

    https://www.leggo.it/spettacoli/le_iene/abusi_vaticano_le_iene_pedofilia_film_porno_29_novembre_2017-3396928.html

  • Usa, identificati 8 preti pedofili a Brooklyn: tra loro un professore di studi rinascimentali

    Usa, identificati 8 preti pedofili a Brooklyn: tra loro un professore di studi rinascimentali

    La diocesi di Brooklyn ha identificato otto preti molestatori. Tra questi c’è anche un ex sacerdote, Jaime Lara, che, dopo aver lasciato la tonaca 25 anni fa, si è costruito un’illustre carriera come professore di studi medievali e rinascimentali.

    Lo ha reso noto oggi la diocesi sul suo sito online. Lara fu ridotto allo stato laicale per molestie sui bambini. La decisione della diocesi di rendere pubblici i nomi risponde alle pressioni degli attivisti per i diritti delle vittime. Lo scandalo della pedofilia del clero americano esplose nel 2002, quando il Boston Globe puntò i riflettori sull’insabbiamento operato dalla diocesi di Boston sotto l’allora arcivescovo, Cardinale Bernard Law, vicenda su cui si basa anche il film “Il caso Spotlight”.

    Gli otto preti identificati sono una piccola frazione del clero di Brooklyn e Queens, implicato in 233 denunce presentatae alla speciale commissione diocesana che si occupa dei risarcimenti alle vittime pronte a lasciare cadere ulteriori azioni legali.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/brooklyn_new_york_clero_molestie-3358788.html

  • Vaticano, le accuse del chierichetto: «Mi ha molestato, ora fa il prete»

    Vaticano, le accuse del chierichetto: «Mi ha molestato, ora fa il prete»

    Gli episodi al preseminario di San Pio X. Il racconto in tv alle «Iene» di Kamil Tadeusz Jarzembowski, ex chierichetto polacco: «Ho visto il mio compagno di stanza abusato da un altro seminarista». L’ex rettore, monsignor Enrico Radice: calunnie e falsità

    «Quante volte hanno abusato di te?» «Mah… Ho perso il conto, negli anni. Non è che sia successo una volta o due o tre o dieci. È successo un numero grandissimo di volte». Tirato in ballo dalle ultime rivelazioni, l’ex «chierichetto del Papa» Marco (nome di fantasia) ha deciso d’uscire allo scoperto. E raccontare la sua storia. L’ha fatto con le «Iene». Che manderanno in onda il servizio, firmato da Gaetano Pecoraro e Riccardo Spagnoli, questa sera. Una confessione sofferta. Qua e là sull’orlo delle lacrime. E marcata da dettagli destinati per la loro crudezza a incendiare la polemica. «Tutte falsità. Calunnie», ribatte secco agli inviati del programma l’ex rettore del preseminario, monsignor Enrico Radice, «Voi inventate tutto! Inventate tutto!».

    Due ex allievi

    Che la storia vada presa con le pinze è fuori discussione. Troppo facile maramaldeggiare su temi come questi dopo anni di dibattiti, polemiche, risse, condanne e risarcimenti nella scia dell’inchiesta avviata dal quotidiano The Boston Globe e raccontata nel film «Il Caso Spotlight» di Tom McCarthy, vincitore nel 2016 di due Oscar. I fatti, per ora, sono questi: da una parte ci sono due ex allievi che, prima nel libro «Peccato originale» di Gianluigi Nuzzi e ora alle Iene, raccontano una catena di molestie sessuali nel preseminario San Pio X, dall’altra varie autorità ecclesiastiche che negano con indignazione che quelle molestie («quando mai!») siano accadute.

    Papa Francesco

    Una spina nei fianchi per papa Francesco. L’ennesima per un pontefice che più volte si è espresso sul tema in modo chiaro e netto. L’ultima poche settimane fa, alla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori. Dove prima ha ammesso che spesso «la Chiesa è arrivata tardi» e che «forse l’antica pratica di spostare la gente ha addormentato un po’ le coscienze». Poi ha promesso tolleranza zero: «Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò». Punto. «Se ci sono le prove la pena è definitiva. La pedofilia è una malattia. Oggi si pente, va avanti, lo perdoniamo, ma dopo due anni ricade». In questo contesto, le ricostruzioni sul gay party con la cocaina interrotto dai gendarmi vaticani, la scabrosa intercettazione tra un prelato e un giovane seminarista birmano o le molestie denunciate intorno ai chierichetti del «San Pio X» sono state le ultime stille di uno sgocciolio di rivelazioni ustionanti. L’ultima, soprattutto.

    La testimonianza

    Kamil Tadeusz Jarzembowski, l’ex chierichetto polacco che per primo, pare, sollevò il tema raccontando delle molestie in una lettera al suo padre spirituale («sapevo che era obbligato a tenere il segreto») ha deciso di metterci la faccia fino in fondo. E di ripetere le accuse, lanciate nel libro di Nuzzi, davanti alle videocamere. «Ho visto il mio compagno di stanza abusato da un altro seminarista che in quel momento era già entrato dentro il percorso specifico che lo portava verso il sacerdozio», ha spiegato a Pecoraro.
    Anche quel molestatore, se è vero il racconto, era poco più che un ragazzo. Aveva però, denuncia Kamil alla «iena» che lo intervista, «una posizione di potere all’interno del seminario e anche della basilica di San Pietro». Insomma, «non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via». Per capirci, piccoli compiti rituali che avevano però per i chierichetti una estrema importanza: versare l’acqua sulle dita di un celebrante qualunque o d’un cardinale significava una punizione o un premio. E questo dava a quella specie di tutore, nel piccolo mondo dei ragazzini in cotta, un potere vero. Che poteva sfociare, racconta, nel bullismo.

    Il compagno di stanza

    Accanto a Kamil, che già si era esposto con le sue lettere alle gerarchie e che rilancia ora con parole che solo un video può rendere appieno, si aggiunge ora come dicevamo «Marco», il compagno di stanza vittima delle molestie. Il quale, protetto dalle «Iene» con accorgimenti tecnici che ne alterano il viso e la voce, ricorda di aver vissuto un trauma che lo ha segnato.
    Era entrato tra «i chierichetti del Papa», racconta, inseguendo un sogno: «Era tutto molto bello… molto nobile… sembrava una favola». Finché non era finito nelle mire di quel seminarista di poco più anziano: «Durante la notte, quando non c’era più nessun superiore nei corridoi, entrava nella camera, si infilava nel letto, cominciava a toccare le parti intime…». «Quanti anni avevi la prima volta?», chiede Pecoraro. «Tredici». «Avevi mai avuto prima a che fare con il sesso?». «No, è stato il mio primo approccio. Neanche capivo esattamente cosa stesse succedendo. Non avevo coscienza piena di quegli atti…».

    A San Pietro

    Un giorno, racconta in un passaggio incandescente, accadde perfino «dietro l’altare maggiore della Basilica di San Pietro» dove «c’è un corridoio e un piccolo bagno…». Possibile? E lui non si ribellava? «Era come una paralisi. Come se fossi pietrificato. Non riesci a muoverti. Ti senti in colpa. Ti senti responsabile. Pensi che avresti potuto allontanarlo, parlarne. Ma non ce la fai. Non ci riesci e ti senti in colpa…».
    Dice che il padre spirituale sì, lui solo, gli chiese se era vero quanto diceva Kamil. «E tu cosa gli hai detto?». «Ho confermato». «E poi cos’è successo?». «E poi mi ha chiesto, come aveva chiesto a Kamil, se poteva informare i suoi superiori». «E voi?». «Noi abbiamo acconsentito». «E poi?». «Non ci son stati provvedimenti».

    Monsignor Radice

    Vero? Falso? Lo dirà la magistratura, se dovesse decidere d’intervenire. Ma certo, se il presunto autore degli abusi diventato nel frattempo prete (scovato dalle «Iene» e lui pure oscurato per la privacy) sceglie di non dire una parola e così il padre spirituale che ricevette la prima denuncia e fu poi trasferito a seicento chilometri di distanza, è durissima come dicevamo la reazione di monsignor Radice, il superiore che comunicò a Kamil l’esclusione dal preseminario: «Tutte falsità. Se le hanno verificate più di cento vescovi e il Papa in persona e han ritenuto che siano solo calunnie vuol dire che la cosa è caduta». «Scusi, monsignore, lei ha cacciato un ragazzo…». «Non l’ho cacciato…». «Lei si è presentato al ragazzo una mattina…». «Voi inventate tutto. Calunnie». «Ma gli abusi sessuali…». «Non è vero. Le inventate voi queste cose qua».
    Non bastassero le nuove accuse, Gianluigi Nuzzi ieri mattina ha lanciato un tweet che aggiunge mistero a mistero. Dove dice che, per quanto gli risulta, papa Francesco avrebbe incontrato un terzo testimone… C’è da scommettere però, a questo punto, che le rivelazioni non siano destinate a finire qui.

    http://www.corriere.it/cronache/17_novembre_12/accuse-chierichetto-vaticano-molestie-4cc19104-c724-11e7-99d7-14600f2d5761.shtml

  • Usa, identificati otto preti pedofili: tra loro un professore di studi rinascimentali

    Usa, identificati otto preti pedofili: tra loro un professore di studi rinascimentali

    La diocesi di Brooklyn ha identificato otto preti molestatori. Tra questi c’è anche un ex sacerdote, Jaime Lara, che, dopo aver lasciato la tonaca 25 anni fa, si è costruito un’illustre carriera come professore di studi medievali e rinascimentali.

    La diocesi di Brooklyn ha identificato otto preti molestatori. Tra questi c’è anche un ex sacerdote, Jaime Lara, che, dopo aver lasciato la tonaca 25 anni fa, si è costruito un’illustre carriera come professore di studi medievali e rinascimentali.

    Lo ha reso noto oggi la diocesi sul suo sito online. Lara fu ridotto allo stato laicale per molestie sui bambini. La decisione della diocesi di rendere pubblici i nomi risponde alle pressioni degli attivisti per i diritti delle vittime. Lo scandalo della pedofilia del clero americano esplose nel 2002, quando il Boston Globe puntò i riflettori sull’insabbiamento operato dalla diocesi di Boston sotto l’allora arcivescovo, Cardinale Bernard Law, vicenda su cui si basa anche il film “Il caso Spotlight”.

    Gli otto preti identificati sono una piccola frazione del clero di Brooklyn e Queens, implicato in 233 denunce presentate alla speciale commissione diocesana che si occupa dei risarcimenti alle vittime pronte a lasciare cadere ulteriori azioni legali.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/brooklyn_new_york_clero_molestie-3358809.html

  • Madre Teresa e il conto allo Ior.Nel libro di Nuzzi abusi su chierichetti e…

    Madre Teresa e il conto allo Ior.Nel libro di Nuzzi abusi su chierichetti e…

    Vaticano: Nuzzi, madre Teresa aveva un maxi-conto allo Ior

    Madre Teresa di Calcutta aveva un conto corrente allo Ior talmente grande che, si dice, se lo avesse chiuso l’istituto avrebbe rischiato il default. Gianluigi Nuzzi spiega cosi’, conversando con l’Agi prima della conferenza stampa ufficiale, uno dei temi principali del suo libro, ‘Peccato originale’ in uscita per Chiarelettere. “In Vaticano c’e’ un blocco di potere che ostacola l’azione riformatrice di Francesco cosi’ come ha fatto con Benedetto XVI – spiega il giornalista – esisteva con Marcinkus e la sua gestione parallela dello Ior ed esiste ancora oggi”. Cosa c’entra questo ‘blocco’ con la santa di Calcutta? “Il suo conto nella banca del Vaticano e’ la prova che questi signori erano e sono tuttora all’interno della curia e di loro ci si fida. Lo ha fatto anche madre Teresa che, si racconta, entrava allo Ior da una porta secondaria ed era accolta da monsignor De Bonis, il braccio destro di Marcinkus”. Nel libro, Nuzzi scrive che quando Paolo VI nomino’ il prelato americano presidente dell’istituto di credito vaticano nel 1970, questi volle al suo fianco monsignor De Bonis. “Da quel momento l’asse di potere si rafforzo’ giorno dopo giorno – si legge nel libro – De Bonis era un fine conoscitore di ogni meandro segreto della banca. E si muoveva con destrezza nei sacri palazzi, mostrando piu’ familiarita’ con il jet set del cinema che con le anime bisognose di conforto dei fedeli, piu’ affinita’ con gli uomini dei palazzi romani che con i poveri di madre Teresa”.

    Vaticano: Nuzzi,abusi sui chierichetti del Papa nei sacri palazzi

    “Credo che ci sia una storia di abusi in Vaticano su cui non e’ stata ancora fatta luce e sulla quale in troppi in questi hanno hanno taciuto”. Gianluigi Nuzzi e’ convinto che quella che forse e’ la rivelazione piu’ importante di ‘Peccato originale’, il suo ultimo lavoro in libreria da oggi per Chiarelettere, potrebbe dare il via a una clamorosa indagine all’interno del Vaticano. La storia raccontata da Nuzzi, grazie alla testimonianza di un ex ragazzino polacco che sognava di servire messa accanto al Papa e che oggi ha 19 anni, Kamil Tadeusz Jarzembowski, parla di abusi su adolescenti (in particolare su uno, il suo compagno di stanza Paolo, nel 2014 “almeno 140 volte”) da parte di un seminarista piu’ grande “pupillo del rettore”, oggi ordinato prete, nel preseminario San Pio X, che ha sede a palazzo San Carlo all’interno della citta’ del Vaticano (nell’altra ala c’e’ l’attico dell’ex segretario di Stato Bertone). Nuzzi parla anche di una serie lunghissima di denunce fatte dall’ex studente polacco, allontanato dal collegio dopo aver rivelato gli abusi, che non hanno avuto alcuna risposta da parte del clero. “Si tratta di una vicenda di abusi sessuali, clima di violenze e atti di prevaricazione nell’unica comunita’ di ragazzi all’interno delle mura leonine – racconta Nuzzi -. In questa struttura le diocesi mandano i bambini della scuola media e del liceo che hanno la vocazione: vivono nel collegio vaticano frequentando una scuola privata parificata nel centro di Roma e il loro sogno e’ di partecipare come chierichetti alle funzioni religiose nella basilica di San Pietro alla messa del Papa”. In una lunga intervista, Kamil spiega di aver denunciato i fatti a alti prelati – nel libro fa il nome del vicario del Papa per il Vaticano – e di essersi rivolto anche alla segreteria di Stato e alla Congregazione per la dottrina della fede. “Unico risultato ottenuto da Kamil – racconta Nuzzi – e’ stato di essere allontanato al preseminario. Da tutti, invece, ha ricevuto lettere in cui veniva invitato a ritrovare la serenita’ e la pace senza che ci fosse una smentita dei fatti da lui denunciati da parte degli organi della Santa Sede”. Gianluigi Nuzzi, che racconta di avere anche altre testimonianze della situazione incresciosa che si vive(va) nel prseminario, annuncia che “una copia del libro sara’ consegnata questa mattina al promotore di giustizia vaticano, Gian Pietro Milano, dall’avvocato Caterina Malavenda, con allegata una mia breve lettera, perche’ faccia le sue valutazioni dei fatti”. Intanto, scrive ne libro, “Jarzembowski e’ stato sentito dai carabinieri di Trastevere a Roma, mentre Paolo, la presunta vittima, accompagnato dal proprio legale, ha avuto un incontro con gli avvocati della possibile controparte. A loro – scrive Nuzzi – avrebbe di fatto ribadito le accuse e il racconto dell’amico polacco. Se questa vicenda dovesse essere accertata – conclude – sarebbe clamorosa: per la prima volta, infatti, si scoprirebbero abusi sessuali compiuti all’interno dei sacri palazzi e, ancora piu’ grave, in un preseminario che protegge e accudisce giovani desiderosi di servire messa nella basilica di San Pietro e magari di avviarsi lungo la strada del sacerdozio”.

    Orlandi: Nuzzi, una trattativa riservata tra i pm e il Vaticano

    Cosa ci faceva il procuratore aggiunto della Repubblica, Giancarlo Capaldo, in Vaticano in un pomeriggio di febbraio 2012? In una scena del film di Roberto Faenza, “La verita’ sta in cielo” stava facendo un accordo per ottenere informazioni su Emanuela Orlandi in cambio di un aiuto per risolvere l’imbarazzante caso della sepoltura di Enrico De Pedis, boss della banda della Magliana, a Sant’Apollinare. Gianluigi Nuzzi traspone la scena dalla finzione cinematografica al suo libro ‘Peccato originale’ in uscita oggi per Chiarelettere. “Secondo i testimoni che ho sentito, quell’incontro avvenne realmente – sostiene il giornalista – tra Capaldo e uno dei monsignori piu’ influenti della curia, che aveva la fiducia del segretario di Stato Tarcisio Bertone e dell’influente Georg Ganswein, assistente personale di papa Benedetto XVI. E’ la prova che avvenne una trattativa riservatissima tra Vaticano e Procura di Roma per chiudere definitivamente il caso Emanuela Orlandi”. La vicenda della cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia scomparsa il 22 giugno 1983 a 15 anni, racconta Nuzzi, “preoccupava anche Benedetto XVI tanto da spingere la Santa Sede ad aprire, negli ultimi due anni del suo pontificato, un dialogo segreto, una ‘trattativa’ con la procura di Roma. Un caso che ha visto l’interesse anche di papa Francesco, con la richiesta di approfondimenti affidata al suo primo collaboratore, il segretario di Stato Pietro Parolin. Quest’ultimo – spiega – ha anche incontrato il fratello di Emanuela Orlandi”. Come scrive ancora il giornalista, quella trattativa era a buon punto quando arrivo’ come procuratore capo a Roma Gianluca Pignatone che avoco’ a se’ l’inchiesta e decise di aprire la tomba di De Pedis. “Non so dire cosa si sappia in Vaticano di questa vicenda – dice ancora Nuzzi – di certo molte intercettazioni lasciano numerosi interrogativi, come quella che pubblico sul libro del capo della Gendarmeria e un suo sottoposto chiamato a testimoniare nel ’93 sul caso Orlandi. Perche’ – si chiede Nuzzi – gli deve dire in tono perentorio: che cosa sappiamo noi della Orlandi? Niente, noi non sappiamo niente!”. (AGI) Cau 091333 NOV 17 NNNN

    http://www.affaritaliani.it/cronache/madre-teresa-conto-allo-iornel-libro-di-nuzzi-abusi-su-chierichetti-e-508989.html

  • Il parroco sfratta cinema e teatro: il paese insorge. E interviene il vescovo

    Il parroco sfratta cinema e teatro: il paese insorge. E interviene il vescovo

    Savona – Il parroco di Sassello «sfratta» l’associazione culturale locale che utilizza il salone accanto alla chiesa per attività teatrali, spettacoli, recite, concerti e proiezioni di film. La lettera di don Mirko Crivellari, 38 anni, ha scatenato la protesta. Per cercare una rapida soluzione, si è mosso pure il vescovo della diocesi di Acqui, Pier Giorgio Micchiardi, il quale ammette che la questione è «delicata» e che cercherà di ricomporre lo strappo, ascoltando entrambe le «campane».

    L’altro giorno c’era stato l’incontro anche fra don Crivellari e il sindaco Daniele Buschiazzo. Il giovane sacerdote, succeduto nel 2012 all’indimenticato don Albino Bazzano, ha scritto che, essendo la parrocchia Santissima Trinità e San Giovanni Battista proprietaria dell’immobile e delle sale vicine, facendo seguito a una precedente lettera datata 25 ottobre 2015, «rimasta senza riscontro», e, si legge testualmente, «di fronte a mutata esigenza pastorale ed ecumenica», invita l’associazione “Teatro Sassello” a voler lasciar l’immobile libero entro il 15 novembre». Seguono timbro e firma su carta intestata.

    I volontari versano da tempo 300 euro all’anno per l’affitto, cifra simbolica, e coprono le spese di riscaldamento, luce, manutenzione, pulizia e acqua. E proprio un anno fa, il gruppo aveva speso circa cinquantamila euro per acquistare un proiettore ad alta definizione e un impianto stereo di ultima generazione per le attività dell’associazione.

    Nessuno ha voglia di parlare, dopo questo strappo. Don Mirko aveva già creato malumori in paese quando, alcuni fa anni, aveva fatto rimuovere un lungo stendardo dalla facciata della chiesa, con l’immagine della beata sassellese Chiara Luce Badano. Aveva addotto motivi di sicurezza: con maltempo e forte vento, lo striscione diventa instabile.

    Nel maggio 2016, un nuovo scontro con l’associazione per aver proiettato al cinema parrocchiale «Il caso Spotlight», film che narra la storia dei giornalisti del «Boston Globe» che nel 2002 sconvolse l’opinione pubblica rivelando la copertura della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti della metropoli americana. In quel caso, don Mirko salì sul palco del cinema-teatro per la prima e ultima volta.

    Furono 20 minuti di sermone a snocciolare statistiche e dati sugli abusi ai minori ricavati da fonti Cei (Conferenza episcopale italiana). Adesso l’ultima «vertenza», quella legata all’uso della sala che, dovesse essere svuotata, negherebbe al paese un punto di aggregazione e svago molto frequentato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2017/10/25/ASk7h6GK-interviene_parroco_sfratta.shtml

  • Legionari di Cristo: dalla doppia vita di Maciel alla purificazione della Congregazione

    Legionari di Cristo: dalla doppia vita di Maciel alla purificazione della Congregazione

    In principio il dilemma fu uno solo: chiudere o purificare? L’ago della bilancia indicava con forza la prima opzione, senz’altro radicale, ma certamente più facile da attuare. Per i Legionari di Cristo, dopo che la vicenda umana del loro fondatore, padre Marcial Maciel Degollando, era emersa in tutto il suo orrore perverso, sembrava non esserci altra strada che quella di migrare in diocesi o congregazioni che, dopo un’attento esame, avrebbero accolto i loro membri. Una pagina che torna agli onori delle cronache dopo che Francesco ha scelto monsignor Kevin Joseph Farrell per guidare il neonato Dicastero laici, famiglia e vita. Il vescovo irlandese, insieme al fratello Brian che ricopre il ruolo di segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha fatto il noviziato nei Legionari di Cristo. Attualmente nella Curia romana c’è un terzo presule figlio di questa congregazione ed è il segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, monsignor Fernando Vérgez Alzaga.

    Dopo anni di silenzi e complici coperture negli Stati Uniti e a Roma, Benedetto XVI aveva rotto uno dei tabù più difficili da far crollare. Nel libro intervista Luce del mondo scritto con il suo biografo, il giornalista Peter Seewald, il Papa tedesco affermò: “Purtroppo abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo. In qualche modo era molto ben coperta e solo dal 2000 abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento concreti. Era necessario avere prove certe per essere sicuri che le accuse avessero un fondamento. Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei Legionari”.

    Rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo verso gli Stati Uniti d’America, nell’aprile 2008, Benedetto XVI disse: “Se leggo i resoconti di questi avvenimenti mi riesce difficile comprendere come sia stato possibile che alcuni sacerdoti abbiano potuto fallire in questo modo nella missione di portare sollievo, di portare l’amore di Dio a questi bambini”. E incontrando i vescovi americani Ratzinger non esitò a evidenziare che lo scandalo dei preti pedofili era stato “talvolta gestito in pessimo modo”. E aggiunse: “Ora che la dimensione e la gravità del problema sono compresi più chiaramente, avete potuto adottare misure di rimedio e disciplinari più adeguate e promuovere un ambiente sicuro che offra maggiore protezione ai giovani”.

    Il terribile scandalo della pedofilia del clero era deflagrato anche negli Stati Uniti con proporzioni impressionanti, in particolare nell’arcidiocesi di Boston oggetto del film Premio Oscar Il caso Spotlight. Durante il suo viaggio negli Usa, il Papa tedesco incontrò privatamente nella nunziatura di Washington cinque persone vittime di molestie sessuali da parte di sacerdoti americani. In quell’occasione, l’arcivescovo di Boston, il cappuccino Sean Patrick O’Malley, dove scoppiò lo scandalo nel 2002 e che vide il trasferimento a Roma del cardinale Bernard Francis Law, consegnò simbolicamente a Benedetto XVI un libretto con i nomi di un migliaio di vittime. Parole e gesti analoghi furono ripetuti da Ratzinger durante numerosi viaggi internazionali e da Francesco proprio negli Stati Uniti durante l’ultima tappa del suo lungo viaggio, a Philadelphia nel settembre 2015.

    Al di là della politica della tolleranza zero messa in atto dalla Chiesa cattolica, restava ancora da decidere cosa fare con i Legionari di Cristo che, a dispetto della vergognosa, per usare un eufemismo, storia del loro fondatore, è tuttora tra le congregazioni religiose che hanno il maggior numero di vocazioni al mondo. Autore di numerosi abusi sui suoi seminaristi, Maciel, come racconta John Thavis, vaticanista di lungo corso, nel suo libro I diari vaticani (Castelvecchi), al momento della sua morte aveva almeno cinque identità diverse. “Come Raúl Rivas – scrive il giornalista – era l’amante di Norma Hilda e il padre di sua figlia a Madrid. Durante i suoi ultimi giorni in Florida – prosegue Thavis – i suoi segretari personali avevano ricevuto istruzioni di liquidare queste identità e i fondi fiduciari, le proprietà e i conti in banca a esse associati e sparsi in tutto il mondo, un patrimonio personale segreto stimabile intorno ai trenta milioni di dollari”.

    Prima che “nuestro Padre”, come Maciel veniva chiamato nella sua congregazione, morisse, al suo capezzale si presentarono la moglie e la figlia che si chiama anche lei Norma come la madre. Maciel non le fece allontanare e disse ai suoi assistenti: “Voglio stare con loro”. “La comparsa dell’amante e della figlia di Maciel – racconta Thavis – allarmò molto i suoi collaboratori, tanto che fu chiamato subito il quartier generale della Legione a Roma, e in breve tempo i dirigenti dell’ordine erano accalcati nella stanza di Maciel, a Jacksonville, assieme alle due Norma. E a un esorcista: qualche assistente di Maciel aveva ritenuto che questo improvviso rifiuto delle cose religiose potesse essere opera del diavolo. Verso la fine, Maciel rifiutò di confessare i suoi peccati disperando del perdono di Dio, e quando un fratello Legionario cercò di ungerlo con l’olio santo, gridò: ‘Ho detto di no!’”.

    “Quando Benedetto XVI ha nominato il delegato pontificio dei Legionari – ha spiegato il cardinale  Velasio De Paolis – aveva già emesso sul bollettino ufficiale un giudizio severo sull’operato del fondatore della Legione, ma non tale da distruggere la stessa realtà: se il Papa nomina un delegato, implicitamente nega che si debba dare un giudizio sostanzialmente negativo sulla stessa Legione. Lui stesso,- ha aggiunto ancora il porporato – all’inizio della bolla di nomina, dice: ‘Vi sono un gran numero di sacerdoti zelanti e impegnati nel cammino di santità’”. Un cammino lungo quello di profondo rinnovamento che ha visto come protagonisti i Legionari, che per sopravvivere nella Chiesa hanno dovuto rinnegare il loro fondatore. Al termine di questo non facile processo di purificazione, durato tre anni e mezzo, è stato redatto il nuovo testo delle costituzioni della congregazione. “Bergoglio – ha sottolineato De Paolis – è stato molto attento, molto vicino e vuole giustamente seguire il cammino che stiamo percorrendo, perché, queste sono le sue parole, ‘sente la grande responsabilità, come successore di Pietro, di accompagnare la vita religiosa e consacrata’”.

    Un processo di purificazione che ha visto anche un importante mea culpa da parte dei Legionari di Cristo: “Chiediamo perdono per gli abusi di padre Maciel. Abbiamo considerato i comportamenti gravissimi e oggettivamente immorali di padre Maciel che hanno meritato le sanzioni che, a suo tempo, la Congregazione per la dottrina della fede giustamente gli ha imposto. Allo stesso tempo, vogliamo esprimere – proseguono i Legionari – il nostro profondo dolore per l’abuso di seminaristi minorenni, per gli atti immorali perpetrati verso uomini e donne, per l’uso arbitrario della sua autorità e dei beni, per il consumo smisurato di sostanze stupefacenti e per l’aver presentato come propri scritti pubblicati da terzi. Ci risulta incomprensibile l’incoerenza di essersi continuato a presentare per decenni come sacerdote e testimone della fede, mentre occultava questi comportamenti immorali. Tutti questi comportamenti noi li condanniamo con forza. Ci dispiace che molte vittime e persone da lui offese abbiamo atteso invano una richiesta di perdono e di riconciliazione da parte di padre Maciel. Noi oggi vogliamo esprimere a tutti loro la nostra solidarietà”.

    Nelle conclusioni del capitolo generale dei Legionari c’è un’altra ammissione importante: “Riconosciamo oggi con tristezza l’incapacità iniziale di credere alla testimonianza delle persone che erano state vittime di padre Maciel, il lungo silenzio istituzionale e, posteriormente, i tentennamenti e gli errori di giudizio al momento di informare i membri della congregazione e le altre persone. Chiediamo perdono per queste deficienze che hanno aumentato il dolore e lo sconcerto di molti”. E, infine, la presa di distanza dal fondatore per il futuro cammino dei Legionari: “La congregazione ha già chiarito che non può proporre padre Maciel come modello, né i suoi scritti personali come guida di vita spirituale”.

    Francesco Antonio Grana

    Twitter: @FrancescoGrana

  • Al Lido sbarca ‘Suburra – La serie’, sesso, droga e Vaticano

    Al Lido sbarca ‘Suburra – La serie’, sesso, droga e Vaticano

    “Un po’ sesso, droga & rock and roll. Ma noi al posto del rock and roll abbiamo il Vaticano“. Così Michele Placido parla di ‘Suburra – La serie‘, primo prodotto interamente italiano targato Netflix (prodotto da Cattleya in collaborazione con Rai Fiction), che sarà disponibile sulla piattaforma a partire dal 6 ottobre. E di cui sono stati presentati nella sezione Cinema in Giardino della Mostra di Venezia i primi due episodi, diretti proprio da Placido (la serie è firmata a sei mani anche con Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi). La serie è una sorta di prequel dell’omonimo film del 2015 di Stefano Sollima, a sua volta ispirato all’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini.

    “La scelta del prequel ci ha aiutato a distaccarci dal film”, spiega Barbara Petronio, che firma la sceneggiatura della serie assieme a Daniele Cesarano, Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli e Nicola Guaglianone. “Volevamo dei protagonisti più giovani, un’idea più forte del personaggio romano ed elementi del racconto di formazione. Abbiamo cercato di far venire fuori quella fame millenaria di conquista del cittadino di Roma, città dove si impara a sopravvivere. Un contesto complesso che dà vita a conflitti incredibili. L’attualità politica la prendiamo come ispirazione e la mettiamo al servizio della narrazione. E’ una realtà che ci spaventa come cittadini – aggiunge – come sceneggiatori la sappiamo controllare”.

    Protagonista assoluta è una Roma notturna, decadente e corrotta e il sottobosco criminale che racchiude tutti gli strati di umanità coinvolti nella lotta al potere, dalle periferie più disagiate ai salotti nobiliari, dai lidi ostiensi alle stanze più segrete del Vaticano. Un crime thriller ambientato a Roma, che descrive come la Chiesa, lo Stato e la criminalità organizzata si scontrino, confondendo i limiti della legalità e dell’illecito nella loro feroce ricerca del potere. Al centro della storia tre giovani uomini: Numero 8, Spadino e Lele, diversi per origine, ambizioni e passioni, che saranno chiamati a stringere alleanze per realizzare i loro più profondi desideri. E a tornare nei panni di Numero 8, dopo essere già stato nel cast del film, è il padrino-cerimoniere della Mostra di Venezia, Alessandro Borghi. “Ho dovuto smontare il Numero 8 del film e ricostruirne un altro meno consapevole del concetto di potere e di come maneggiarlo, visto che il personaggio nella serie è molto più giovane e inesperto, oltre che inserito in dinamiche familiari”, dice Borghi.

    L’azione dei 10 episodi si svolge in 20 giorni di zona franca tra l’annuncio delle dimissioni e la decadenza del Sindaco di Roma. Ogni episodio si apre con un prologo molto forte a cui fa seguito il resoconto delle ore che precedono l’accaduto, scelta narrativa accattivante e d’effetto che immette direttamente lo spettatore nel flusso della tensione.