Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO» DI FEDERICO TULLI

    «CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO» DI FEDERICO TULLI

    C’è un libro importante – ben più di «Lussuria» di Emiliano Fittipaldi – del quale i media presunti grandi continuano a non parlare perché scava nel tabù dei preti pedofili italiani ai quali il Vaticano continua – pur se proclama il contrario – ad assicurare copertura; si sa che tutto quanto mette in dubbio la “santità” dell’attuale papa è giudicato impubblicabile, soprattutto in Italia.

    Il libro è «Chiesa e pedofilia, il caso italiano» di Federico Tulli (*) pubblicato da L’Asino d’oro. Grazie a Uaar, cioè Unione degli Atei degli Agnostici e dei Razionalisti, sarà presentato dal suo autore il 28 aprile a Roma nella libreria Feltrinelli di viale Libia 186 con l’intervento di Francesco Zanardi della rete L’Abuso (**) e con Francesco Troccoli di Uaar a moderare il dibattito.

    «Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio»

    estratti di un recente articolo di Federico Tulli (***)
    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.
    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.
    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.
    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo. […]

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco. […]
    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta. […]
    (5 aprile 2017)

    (*) in “bottega” cfr La pedofilia non è vizio né lussuria ma un crimine ma anche il dossier Clero e pedofilia: «Non chiamateli Padri»

    (**) ne abbiamo parlato più volte, per esempio qui Dove giro per il «Boston Globe»? e qui Preti pedofili: in Italia “200 casi insabbiati”

    (***) ripreso da «Micromega».

    http://www.labottegadelbarbieri.org/chiesa-e-pedofilia-il-caso-italiano-di-federico-tulli/

  • Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    di Federico Tulli

    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.

    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.

    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.

    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

    «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali».

    Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” figurano i nomi di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) arrestato nel novembre del 2016 a Mendoza con l’accusa di aver abusato alcuni minori nella sede argentina del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 e di cui è direttore. E c’è quello dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963 (vedi foto).

    La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

    E qui veniamo all’oggi e a un misterioso furto avvenuto intorno al 20 marzo scorso nell’Istituto Provolo, denunciato dall’associazione sordi Provolo e da Bisoli, i quali hanno chiesto alla magistratura scaligera di indagare sulla «sparizione» di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi. Tra questi documenti ci sarebbe il foglio di congedo dalla scuola la cui copia Sannite mostrò a Bisoli nel corso dell’audizione. Il vecchio “Provolo” non è protetto da sofisticati sistemi d’allarme, del resto cosa può mai offrire un istituto scolastico ormai dismesso? Fatto sta che dei ladri sarebbero entrati con il fine di portar via delle carte apparentemente prive di valore.

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 (vedi foto) – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco.

    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

    Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, spiega che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

    Ad intricare ulteriormente la vicenda e addensare nubi sull’Istituto Provolo, sulla diocesi di Verona e sulle strategie attuate dalla Santa Sede per gestire il fenomeno criminale degli abusi su minori compiuti personale ecclesiastico, c’è la recente notizia data dalla stampa argentina relativa a un mandato di cattura internazionale spiccato nei confronti di una suora dell’istituto Provolo di Mendoza, Kosaka KumiKo. La suora è accusata di complicità in abuso sessuale aggravato e secondo le fonti locali potrebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto cattolico veronese ha un’altra succursale.

  • Pedofilia in Australia: un terzo dei responsabili fanno parte del clero

    Pedofilia in Australia: un terzo dei responsabili fanno parte del clero

    Le vittime sono principalmente ragazzini fra i 10 e i 14 anni. Questi i dati finali della commissione pubblica d’inchiesta

    CANBERRA – Ha concluso i lavori con la 57/ma udienza pubblica la Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori, che dalla sua costituzione quattro anni fa ha ascoltato le deposizioni a porte chiuse di oltre 6’500 vittime.

    I dati finali indicano che gli autori delle violenze sono stati in gran maggioranza uomini, per lo più membri del clero, mentre le vittime erano principalmente ragazzini di età fra 10 e 14 anni, con un 5% che aveva meno di cinque anni all’inizio degli abusi. In più di un terzo dei casi gli abusi sono continuati per oltre un anno. Oltre 2’000 delle vittime che hanno testimoniato hanno riferito di aver subito abusi in istituzioni cattoliche, circa 500 in istituzioni anglicane e oltre 250 in enti gestiti dall’Esercito della Salvezza.

    «Quasi il 94% delle vittime ha riferito di abusi perpetrati da uomini», ha detto nell’udienza finale il legale che assiste la Commissione, Gail Furness. La più alta proporzione dei responsabili, quasi un terzo, erano membri del clero, il 20% insegnanti e il 13% operatori di centri di assistenza residenziali.

    «Per molti sopravvissuti, gli impatti degli abusi sono profondi e interconnessi. Possono essere sofferti simultaneamente o consecutivamente, in una cascata di effetti per tutta una vita», ha detto ancora Furness.

    «Molti subiscono traumi profondi e complessi, mentre gli effetti colpiscono a catena genitori, fratelli e sorelle e anche figli della vittima, danneggiano le relazioni affettive e la carriera». Mentre le bambine sono più a rischio di abusi in contesti familiari, tra chi ha denunciato abusi in istituzioni due terzi erano maschi.

    Da quando è stata istituita nel 2013 dal governo laburista di Julia Gillard, la Commissione di sei membri ha tenuto udienze in sei stati e due territori del paese, ha chiesto e ottenuto il rilascio di 1,2 milioni di documenti e ha identificato più di 4’000 istituzioni in cui si sono commessi abusi negli ultimi decenni. Inoltre, ha riferito alla polizia oltre 1’950 possibili casi criminali.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1137795/Pedofilia-in-Australia-un-terzo-dei-responsabili-fanno-parte-del-clero/

  • Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: “Falsificati i documenti”

    Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: “Falsificati i documenti”

    L’Associazione Sordi e onlus Rete L’Abuso.org vogliono riaprire il caso delle violenze sessuali subite da 67 ex studenti della scuola di Verona tra gli anni ’50 e il 1985

    Dopo le prime denunce arrivate nel 2009, gli ex alunni dell’istituto per Sordomuti Antonio Provolo di Verona, tornano a chiedere giustizia per gli abusi che avrebbero subito nel medesimo istituto tra gli anni ’50 e il 1985, anche se, secondo Rete L’Abuso Onlus, nuovi episodi si sarebbero verificati in tempi più recenti.
    Accuse che vengono lanciate da 67 ex studenti della scuola veronese del Provolo e che riguardano 26 religiosi da loro nominalmente identificati, tra i quali è presente anche Don Nicola Corradi, direttore della sede argentina di Mendoza, arrestato in Sudamerica alla fine del mese di novembre 2016 proprio per aver abusato sessualmente di alcuni bambini sordomuti.

    Alla conferenza stampa indetta lunedì mattina nella sede dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus di via Marin Faliero, erano presenti il presidente della onlus Giorgio Dalla Bernardina, il figlio e portavoce Davide, l’avvocato Marco Lodi Rizzini e da Savona è arrivato anche Francesco Zanardi, della onlus Rete L’Abuso.org. E proprio gli esposti presentati da quest’ultimo da gennaio ad oggi hanno consentito di far ripartire l’indagine della Procura di Verona, in precedenza chiusa per la caduta in prescrizione dei fatti contestati e ora riaperta con l’ipotesi di favoreggiamento.

    LA VICENDA – Tutto prende il via nel 2009, quando i 67 ex allievi affidano le loro denunce al settimanale L’Espresso, dove indicavano i nomi dei 26 preti ritenuti gli autori degli abusi sessuali da loro subiti, tra i quali anche era presente anche il nome di Monsignor Giusepper Carraro, oltre a quello già citato di Don Corradi. In seguito all’articolo firmato da Paolo Tessadri, scattò il botta e risposta tra il Vescovo Zenti e il presidente dell’associazione Giorgio Dalla Bernardina, con tanto di querela per diffamazione presentata dal secondo nei confronti del primo.
    Il 19 maggio 2009 un nuovo articolo di Tessadri, apparso sempre su L’Espresso, dal titolo “Io frate pedofilo” getta nuova benzina sul fuoco, riportando le dichiarazioni di un religioso che ammette di essere stato un pedofilo e di esserlo stato anche all’istituto per Sordomuti Antonio Provolo di Verona, mentre il 25 maggio dello stesso anno su L’Arena la Curia ammette gli abusi avvenuti nella scuola, emersi nella “rigorosissima” indagine interna condotta “perché sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volontà di insabbiare”.
    Nel luglio 2010 il Vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti, si riappacifica con Giorgio Dalla Bernardina, che ritira la querela per diffamazione dopo aver raggiunto un accordo a nome dell’Associazione Sordi Antonio Provolo, con lo stesso religioso e la curia, per la realizzazione di una commissione indipendente, terza ed imperziale, che la stessa cancelleria vescovile si è impegnata a formare, al fine di accertare i fatti di pedofilia denunciati dai sordi ex-allievi dell’Istituto, nata poi nel dicembre 2010 e presieduta da Mario Sannite, ex giudice del tribunale di Verona.

    Come raccontato anche nella conferenza stampa di lunedì, la commissione ha ascoltato anche Gianni Bisoli, il quale ha dichiarato di aver subito abusi da Don Nicola Corradi e da Monsignor Giuseppe Carraro. Su quest’ultimo, Bisoli ha affermato di averli subiti anche nel 1964, nel corso del suo ultimo anno di permanenza nell’istituto.
    Le sue parole però vengono ritenute inattendibili per un’incongruenza sulle date circa la sua permaneza nella scuola: Bisoli infatti ha indicato il 27 giugno 1964 come data di dimissioni, mentre la commissione era in possesso di una copia dichiarata autentica (nell’aprile 2009) di un documento che invece riporta il 20 giugno 1963 come data di dimissioni, sconfessando così la sua deposizione.
    Nel 2011 la commissione d’indagine termina il proprio lavoro, ma gli ex allievi lamentano che i risultati arrivano nelle loro mani solo il 24 novembre 2012. Non solo, l’associazione evidenzia la presenza di alcune anomalie, come l’assenza dei nomi di numerosi sacerdoti accusati, tra i quali proprio Don Corradi, e la sanzione inflitta ad un “Fratello” affetto da una grave forma di alzheimer, risultato poi deceduto da più di un anno, mentre la figura di Monsignor Carraro viene riabilitata.

    LA PAGELLA – Poco tempo fa però arriva una nuova svolta, con Bisoli che ritrova la sua ultima pagella la quale attesta la sua presenza dell’istituo fino al 27 giugno 1964. Data sulla quale l’ex allievo non si è mai contraddetto, denunciando anzi la presunta irregolarità del documento nelle mani della commissione che smentiva le sue parole.
    Così il 27 dicembre 2016 arriva un nuovo articolo, stavolta su Il Fatto Quotidiano e firmato da Andrea Tornago, dove Mario Sannite, presidente di quella commissione ha dichiarato: “Posso pensare che sia come dice il signor Bisoli, cioè che questo documento sia falso. E d’altra parte lo vediamo un po’ tutti. È una grafia diversa da quella precedente. Sembra che sia cancellato e che sia stato riscritto questo ’20 giugno 1963’. C’è qualcosa che lascia immaginare che prima fosse scritta una data diversa”.

    Nel mese di febbraio 2017 quindi l’Assocazione Sordi Antonio Provolo e Gianni Bisoli presentano querela presso la Procura di Verona affinché si verifichi la manomissione del documento presentato dalla commissione ai fini dell’accertamento di eventuali ipotesi di reato, con conseguente ricerca degli autori anche in relazione a condotte di utilizzo di atto falso. In riferimento poi all’arresto di Don Corradi, avvenuto a Mendoza (Argentina) nel novembre 2016, la onlus e l’ex allievo, hanno chesto anche l’accertamento di eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”.

    Gli esposti, sia dell’associazione che della Rete L’Abuso Onlus, sono stati presentati a Verona in quanto la sede legale dell’istituto Mendoza risulta essere proprio in Stradone Provolo 20. La magistratura fino ad ora non è potuta intervenire in quanto i fatti denunciati sono andati da tempo un prescrizione, ma Francesco Zanardi vuole appurare eventuali responsabilità omissive nella diocesi scaligera: “Com’è possibile che don Corradi non sia stato rimosso dai suoi incarichi, nonostante le accuse? Abbiamo chiesto di verificare eventuali omissioni, dal momento che il suo nome era già stato fatto dalle vittime, senza che venisse preso alcun provvedimento. Il nostro obiettivo è riaprire il caso anche in Italia per restituire un po’ di giustizia alle vittime. Queste cose non devono più accadere“.

    Presente alla conferenza anche Gianni Bisoli, che ha offerto la sua testimonianza: “Sono stato sodomizzato e costretto a rapporti da almeno una decina di sacerdoti, tra in quali don Nicola. Lo ricordo bene: prima era chierico, poi diventò prete“.
    Anche un altro ex allievo, Alessandro Vantini, ha raccontato quei terribili giorni: “Quando arrivai sembrava tutto bello e grande ma durò poco. Mi violentarono dai 6 ai 12 anni. Non potevo dirlo a casa perché mi minacciavano e non avevo la forza per ribellarmi. Ora chiedo giustizia“.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-sessuali-provolo-preti-pedofili-giustizia-allievi-documenti-falsificati-29-marzo-2017.html

  • PUNITO A SEGUITO DELLE DENUNCE SU QUANTO AVVIENE ALL’INTERNO DELLA CHIESA

    PUNITO A SEGUITO DELLE DENUNCE SU QUANTO AVVIENE ALL’INTERNO DELLA CHIESA

    Don Andrea Giordano ritorna a fare il sacerdote

    Per quanto ne sappiamo è stato l’unico sacerdote sospeso dalla Curia diocesana in tempi recenti. Ora però, dopo aver scontato la punizione inflittagli dal vescovo la scorsa estate, è ritornato a pieno titolo a essere un componente della chiesa biellese. Il soggetto è don Andrea Giordano, molto conosciuto in città per aver preso i voti ormai non più giovanissimo, dopo una normale esistenza caratterizzata da un’attività da libero professionista – che tuttora conduce – ma soprattutto da una famiglia allietata dalla presenza di prole.
    Non sappiamo come don Andrea Giordano abbia trascorso spiritualmente questo lungo periodo ma certamente non ha smesso di alimentare il suo blog dal quale aveva lanciato alla gerarchia quelle accuse che gli erano costate la sospensione stessa. Com’è altrettanto noto infatti, da anni il sacerdote ha aperto uno spazio virtuale con un nome che è tutto un programma (“chiesacontrocorrente”) attraverso il quale in numerose occasioni ha tuonato contro la gerarchia ecclesiastica locale.
    Tanto per fare qualche esempio, fu proprio lui a coniare il termine “la piazza del faraone” (non è difficile indovinare chi sia il “faraone”) a proposito del rifacimento di piazza Duomo ritenendo che i soldi necessari per l’intervento – una cifra superiore al milione di euro – sarebbero stati spesi meglio in opere per combattere povertà e situazioni di disagio.
    Lasciato praticamente solo anche dalla maggioranza dei confratelli, nel corso del sacerdozio è rimasto pure senza parrocchia, improvvisamente toltagli. Dunque sempre più isolato ma non per questo meno battagliero e desideroso di andare avanti per la strada intrapresa.
    Il sacerdote è diventato oggetto di cronaca con la sua pubblica denuncia dell’esistenza di un confratello condannato per reati di pedofilia mentre si trovava in missione in un Paese dell’America Latina. La notizia, scritta sul blog, fu immediatamente ripresa dagli organi di informazione con tutte le successive forti polemiche.
    La sospensione gli fu notificata ad agosto e lui ovviamente ne diede immediata notizia: «E’ ufficiale e provato – scrisse in quella occasione don Giordano – nella diocesi di Biella, il vescovo Gabriele Mana ha accolto, protetto e nascosto un prete pedofilo condannato dalla giustizia brasiliana, gli ha affidato un incarico in diocesi ma non lo ha sanzionato o sospeso mentre sospende un prete solo reo di raccontare il marcio del sistema».

    http://www.laprovinciadibiella.it/pages/don-andrea-giordano-ritornafaresacerdote-22359.html

  • Sospeso don Andrea Giordano, accusò il vescovo di Biella di aver coperto un prete pedofilo

    Sospeso don Andrea Giordano, accusò il vescovo di Biella di aver coperto un prete pedofilo

    Don Andrea Giordano, il prete che denunciò tramite il suo blog il vescovo di Biella, Gabriele Mana, per aver coperto un prete pedofilo, condannato in Brasile e al quale Mana avrebbe affidato un incarico in diocesi a Biella, è stato sospeso dalle sue attività pubbliche di sacerdote. Lo comunica lo stesso Don Andrea, che sul suo blog ha deciso di pubblicare integralmente la raccomandata che lo sospende, ribadendo inoltre le sue accuse al vescovo Mana. E’ ufficiale e provato , nella diocesi di Biella, il vescovo Gabriele Mana ha accolto protetto e nascosto un prete pedofilo condannato dalla giustizia brasiliana gli ha affidato un incarico in diocesi ma non lo ha sanzionato o sospeso mentre sospende un prete solo reo di raccontare il marcio del sistema .

    Di seguito vi allego, cari amici di Chiesa controcorrente , la lettera ufficiale e formale ( Raccomandata con ricevuta di ritorno , busta anonima )con cui il vescovo di Biella mi sospende per 6 mesi dal celebrare , confessare , conferire sacramenti e sacramentali e predicare , concedendomi la celebrazione privata . La pubblico perché come potrete leggere non contiene, esplicitato , il divieto di divulgazione né la richiesta di riservatezza e poi per trasparenza secondo le parole che Cristo ha rivolto ai fratelli come voi lo siete per me : “ ….. tutto ciò che ho udito dal Padre mio , l’ho fatto conoscere a voi “(Gv. 15,15 ) .

    Domani renderò pubblico per voi il decreto allegato alla lettera . In questi giorni preparerò un dettagliata relazione che invierò , a mia difesa , presso la Congregazione per il Clero , in fondo sono stato condannato e sanzionato senza essere mai stato sentito e mi aspetto ,come giusto che sia , di essere convocato per fare in modo che serenamente la verità emerga …… oggi però dopo avere ricevuto la seguente lettera mi sembra di avere capito che la mia parola di sacerdote di uomo , di cristiano , vale meno di quella di un vescovo e questo non è cristianesimo . Sono sempre stato convinto , per fede , che una situazione come questa , che vivo , fosse risolta sulla scorta di quanto afferma Gesù e che viene riportato da Matteo ( 18,15-17 ) : “ Se tuo fratello ha peccato contro di te ,va’ e convincilo fra te e lui solo . se ti ascolta , avrai guadagnato tuo fratello ,ma se non ti ascolta prendi con te ancora una o due persone , affinchè ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni .Se rifiuta d’ascoltarli ,dillo alla chiesa , e ,se rifiuta di ascoltare anche la chiesa sia per te come il pagano e il pubblicano . “ Credo che monsignore coprendo il reato di pedofilia abbia peccato contro la sua comunità e la Chiesa questo è un fatto. Circa il provvedimento che ha preso nei miei confronti , ritengo , sia più a suo danno che a mio soprattutto nell’anno del giubileo della misericordia .

    Quando ho finito di leggere lettera e decreto mi subito mi è venuto in mente ciò che il Cristo ha detto mentre veniva crocifisso : “ Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno “ . Questa la raccomandata che comunica la sospensione. Biella, 5 agosto 2016 preceduto dal n.ro di protocollo Caro don Andrea Giordano , ti scrivo per comunicarti un provvide mento “ disciplinare “ che vuole essere “ medicinale “ in vista di una piena e serena dedizione al ministero al ministero sacerdotale . Sono mosso dal desiderio di una piena comunione , come è stato nei 10 anni di accompagnamento e di discernimento vocazionale , prima della tua ordinazione . In quel tempo mi scrivevi : “ …. ho posto nelle sue mani le chiavi del mio cuore e la direzione della mia vita : la ricerca di Dio in me stesso e nei fratelli “ . E in un’altra occasione : “ …. Questo è il mio atteggiamento di fronte a lei : servizio totale di Dio ,per la sua gloria , per fare la sua volontà , servendo in obbedienza e in miltà la Madre Chiesa con la sua gerarchia ,confortato dalla speranza,animato dalla preghiera ….”. Il degrado del tuo comportamento con continue diffamazioni che riguardano la mia persona , numerosi e benemeriti sacerdoti e anche laici dediti alla testimonianza e al servizio hanno in questi anni compromesso il “ filiale rispetto e obbedienza “che hai promesso nel giorno dell’ordinazione e nel contempo minano la comunione ecclesiale . Sono stato sollecitato da sacerdoti e dai laici ad intervenire per arginare questa deriva .

    Ho pazientato a lungo , nel silenzio , pregando e sperando nel tuo ravvedimento . Anche il tentativo che ho fatto con lettera e colloquio successivo l’hai completamente distorto . Ho informato con tempestività sia personalmente sia per iscritto il Cardinale Prefetto e la Congragazione del Clero , ed ho avuto parere favorevole per l’intervento disciplinare . Ho convocato il Consiglio episcopale , il Collegio dei Consultori e i Vicari Zonali per esaminare la situazione ,ed ho avuto consenso unanime per questo mio provvedimento . In vista del bene del presbiterio e della stessa Diocesi , tenuto conto della incoerenza e della incompatibilità tra ciò che scrivi sul blog e l’esercizio del ministero ,ti notifico questo provvedimento disciplinare : Per sei mesi dal giorno 10 agosto 2016 al giorno 10 febbraio 2017 sei sospeso dall’esercizio pubblico del ministero . Ti revoco le seguenti facoltà: facoltà di celebrare in pubblico sacramenti e sacramentali, in specie la s.Messa con il popolo ; facoltà di ascoltare le confessioni ; facoltà di predicare in chiese e oratori o in occasioni di riunioni di fedeli . Rimane il diritto-dovere della celebrazione privata .

    Per la tua riflessione puoi rileggere i canoni del CIC 273,392 e in special modo l’822,823,831 e 1373 . Caro don Andrea , con sofferenza e dopo lunga attesa, ho dovuto prendere questa decisione che vuole essere “ medicinale “ per te . Ti invito ad accogliere questa decisione nel silenzio,nella riflessione , nella preghiera e nella conversione . Ti dichiaro affetto paterno e fraterno, con la disponibilità ad incontrarti tutte le volte che desideri . Prego il Signore perché ti illumini per non conoscere ulteriore deriva, che pottrebbe condurre a più gravi provvedimenti . Accogli questo intervento , che riguarda la tua identità di presbitero e l’esercizio del tuo ministero , nel silenzio meditativo . Dopo che avrai ricevuto il decreto di revoca, sarei contento , se tu lo desideri , di incontrarti ,nel luogo e nel modo che vuoi , per dialogare e per avviare un percorso di comunione . Sono disponibile in qualunque momento a riprendere e stringere tra le mie mani le tue mani per ricominciare il cammino nel “ filiale rispetto e obbedienza “ . Con affetto ti benedico Timbro e firma

    http://www.quotidianopiemontese.it/2016/08/10/sospeso-don-andrea-giordano-denuncio-il-vescovo-di-biella-per-aver-coperto-un-prete-pedofilo/#_

  • Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Processo prete Sant’Agostino. ‘Eravamo tutti sue vittime’. Tra cori celesti e ragni demoni…

    Lanciano (Ch) – Lei soffre di aracnofobia. Allora aveva 15 anni e il prete, per intimorirla, le disse che i demoni avevano preso le sembianze di ragni neri che, a mano a mano, arrampicandosi, stavano affollando i muri della sua stanza, per impossessarsi di lei. E così sarebbe stato per sempre. Valeria C., 24 anni, di Lanciano, a tratti si commuove, a stento trattiene le lacrime, mentre riferisce questi particolari, per lei ancora dolorosi, al giudice del tribunale di Lanciano, Andrea Belli. E’ uno dei tanti testimoni nel processo a carico di Andrè Luiz Facchini, classe ’74, nato ad Umuarama in Brasile, sacerdote – tuttora- della diocesi Lanciano-Ortona e che attualmente si trova nel suo Paese d’origine. Il religioso è sotto accusa per aver plagiato e soggiogato, con “abusi di poteri e violazioni di doveri”, diversi adolescenti iscritti all’associazione “Legio Sacrorum Cordium”, della quale, nel marzo 2009, è stato fondatore e poi presidente e legale rappresentante. Il gruppo operava nella ex parrocchia di Sant’Agostino a Lanciano. L’imputato, secondo il pubblico ministero Rosaria Vecchi, ha “manipolato e destabilizzato la psiche dei ragazzi fino al punto da annullare la loro autonomia di percezione e decisionale”. Alcuni di essi hanno dovuto far ricorso a cure psichiatriche. 

    E i racconti che vengono fuori nell’ultima udienza si sposano perfettamente con le contestazioni dell’accusa. 
    Quella visione dei ragni, visione horror, spaventò molto Valeria, che rimase terrorizzata. Il prete si appropriava delle paure degli adolescenti dell’associazione e le trasformava in incubi, le usava per far sì che loro gli ubbidissero. Che non si opponessero ai suoi ordini. Per Valeria, come per tanti altri giovani, l’avventura nella Legio è cominciata nel 2008, come riferisce in aula. “Con preghiere giornaliere ed esercizi spirituali”. Poi la situazione è cambiata, il prete si è fatto pressante. “Ci diceva come vestirci, chi frequentare, chi conoscere, i luoghi dove andare, a chi scrivere, chi non sentire più”. Bar e discoteche rappresentavano la perdizione. “Vietate le amicizie fuori dalla Legio, le amicizie cosiddette… del mondo, perché erano insane, non portavano nulla di buono. Controllava tutto, la nostra vita, i sogni…”. Se i ragazzi non gli davano retta vietava loro l’uso del telefono, del ciclomotore, del televisore. “E c’erano penitenze e punizioni pubbliche da sopportare, che servivano anche a fortificare la nostra fede”. 
     
    Tra le penitenze ci sono le frustate, sulla schiena nuda, inferte anche a minorenni, durante un pellegrinaggio a Vigolo. Tre frustate, con un rosario dai grani grossi, sarebbero serviti a salvare un’anima. Sei frustate due anime, di vivi o di morti, a scelta. “Come facevano i santi…”. E così in diversi si sono fatti infliggere vergate, provocare lividi. “Allora pensavamo fosse giusto. Avevamo paura di confrontarci con lui. Era un’autorità  nei nostri riguardi, era il padre spirituale, contava persino più dei genitori”. E poi tutte le disposizioni, al sacerdote, venivano suggerite… dal cielo. Da angeli, santi e Madonna. Un tripudio di angeli e cori celesti. Che l’imputato spiegava di vedere costantemente. Soprattutto gli angeli custodierano in contatto colui, ne conosceva i nomi e quello di Valeria si chiamava Krisriel. Quando la teen ager, crescendo, ha iniziato ad opporsi al sacerdote, a metterlo in discussione, non più dimessa e sottomessa, ecco spuntare il diavolo. “L’ho sognato mentre ti agguanta per i capelli e ti trascina via”, ha urlato un giorno a Valeria, per spaventarla. E ci è riuscito. Nel 2011 Valeria ha lasciato la Legio. “Chi usciva dall’associazione veniva additato, vessato, guardato male, ormai preda del demonio. Finita la fratellanza predicata. Noi – sottolinea la teste – siamo stati tutti sue vittime”.
     
    L’angelo custode di Martina C., del ’90, di Lanciano, era invece Shemael. La ragazza, incalzata dal pm e dai legali di parte civile, durante la propria deposizione, si sofferma soprattutto su un episodio avvenuto nell’ottobre del 2011 e che ha avuto per vittima-protagonista il suo ex fidanzato, Sandro R., di Lanciano. Da quando il giovane aveva iniziato a staccarsi dalla Legio, – riferisce la ragazza – nella sua abitazione si verificavano “fatti strani”. Cani avvelenati, auto incendiata, una catasta di legna andata in fumo… Tanto che Sandro e il fratello avevano deciso di alternarsi nei turni di guardia. E una notte, intorno alle 3, davanti a casa scovano il prete. Che ci fa a quell’ora, in quella contrada, in quel posto? Giù paroloni, parolacce, volano botte, don Andrè ingiuria tutti. Sul posto arrivano i carabinieri, salta fuori anche una bustina di droga… Insomma un dramma. “In quell’occasione – racconta Martina – Sandro venne apostrofato come spacciatore internazionale e delinquente”. A queste parole seguirono invettive come: “Vi rovinerò la vita”. Una notte infernale che, sostanzialmente, troncò anche la storia sentimentale dei ragazzi. Legame che, per essere ufficializzato, per diventare fidanzamento, aveva richiesto l’autorizzazione del prete che aveva imposto ai due innamorati tempi e modi per sentirsi e vedersi. “Numero di sms da inviare e limite di chiamate da effettuare”.  Il prete “condizionava tutto e ciò per volontà di Dio”. Aveva persino obbligato Sandro R. a lasciare il proprio lavoro per un altro impiego, mai arrivato, nell’azienda di trasporto Mazziotti di Lanciano”.
     
    Il sacerdote – evidenzia ancora la teste – “privilegiava le persone facoltose, quelle che potessero aiutarlo a portare avanti l’iniziale progetto: di aiutare  donne in difficoltà, tossicodipendenti, emarginati… Ma in realtà non ha mai aiutato alcuno”. Anche per Martina, nel 2011, arriva il tempo della “ribellione” all’autorità del prete. “Stai perdendo la retta via, ti stai allontanando da Dio per andare verso il demonio”, sentenzia allora lui annichilendola. Prossima udienza a giugno. “Bisogna accelerare – fanno presente gli avvocati delle parti civili – perché questo processo rischia la prescrizione”. 10 marzo 2017
    http://www.abruzzolive.tv/Processo_prete_Sant_Agostino.__Eravamo_tutti_sue_vittime_._Tra_cori_celesti_e_ragni_demoni…_-_-_a_11636.html
  • Dall’Irlanda alla Ciociaria, storie di suore che distruggono l’infanzia

    Dall’Irlanda alla Ciociaria, storie di suore che distruggono l’infanzia

    La macabra scoperta, avvenuta in Irlanda, di una fossa comune, con  più di settecento cadaveri di bambini che erano stati affidati a una casa per ragazze madri gestita da suore, ha colpito tutti. Erano bambini di età diverse probabilmente morti per malnutrizione e per malattie non curate, durante tutto il periodo in cui quella struttura religiosa è stata in funzione, dagli anni Venti in poi. Non è la prima volta che in Irlanda emergono storie di violenze e abusi in conventi e altre strutture. Come ha raccontato nel 2002 il film Magdalene di Peter Mullan. Abbiamo chiesto allo scrittore Francesco Formaggi di commentare il risultato dell’inchiesta irlandese, mentre arriva nelle librerie il suo nuovo romanzo, Il cortile di pietra  (Neri Pozza) , storia del piccolo Pietro, figlio di contadini poveri, affidato a un collegio trasformato dalle suore in un inferno di violenze sui minori. Il libro sarà presentato il 19 marzo a Libri Come, a Roma.

    «In Irlanda l’inchiesta su questa terribile realtà va avanti da qualche anno, a colpi di indignazione, accuse e risposte false. Loro hanno avuto il coraggio di scavare alla ricerca della verità su queste case di accudimento», sottolinea lo scrittore.  Sono certo che anche in Italia, se avessimo lo stesso coraggio di scavare, sia fisicamente, sotto i conventi e le chiese, sia culturalmente, sotto lo strato di sabbia della negazione, troveremmo la stessa verità. Che non dovrebbe creare scalpore per il fatto che i corpi di bambini ormai senza vita siano stati gettati nella terra come carcasse di animali, senza sepoltura, ma per il fatto che questi bambini erano trattati come bestie anche in vita.
    Lo scandalo non riguarda dunque la mancata sepoltura per la quale i vescovi irlandesi ora si battono il petto?
    Non riguarda affatto la sepoltura, né l’al di là, ma ciò che questi bambini hanno passato – e in alcuni luoghi ancora oggi passano – da vivi, quindi la negazione della loro infanzia, per non dire il totale annullamento, da parte delle istituzioni cattoliche, della realtà dell’infanzia.
    Qui tocchiamo il cuore, il centro, del suo romanzo?
    Nel mio romanzo un tema centrale è l’infanzia annullata. È accaduto mentre lo scrivevo, un paio di anni fa, che per la prima volta ho letto di questa storia irlandese. Mi ha fatto accapponare la pelle, perché anche nel mio romanzo c’è una fossa, e narravo una storia simile, che avevo però ricavato da alcuni racconti del mio territorio, il basso Lazio, la Ciociaria. Quelle narrazioni aleggiavano sulla palude delle fantasticherie o delle leggende popolari. Quando ho letto che in Irlanda avevano scoperto davvero una fossa comune, quasi non ci credevo.

    Come ha letto queste similitudini fra le due vicende, quella irlandese e quella ciociara?
    Mi ha fatto pensare che il problema è molto più ampio, e abbraccia la sfera che potremmo chiamare dell’educazione, che in uno Stato laico dovrebbe essere laica. Invece in Italia accade ancora oggi che le istituzioni cattoliche abbiano il monopolio culturale dell’educazione e della cura dei bambini. Penso che le famiglie dovrebbero smetterla di mandare i propri figli negli asili delle suore, e poi al catechismo, e poi in chiesa. Perché i preti e le suore fondano la loro identità su una astrazione, annullano l’umano, e questo li rende pieni di rabbia e, nei casi peggiori, totalmente anaffettivi. Non puoi voler bene a un bambino se pensi che sia una bestiolina, un essere umano non ancora compiuto, o peggio ancora, un mostro. Ma troppo spesso in Italia, soprattutto nei piccoli paesi, nelle zone più povere e isolate, per le famiglie non c’è alternativa. E alla luce di quanto ancora accade, alla fine di questo lungo filo rosso di nefandezze, il ritrovamento di una fossa comune di bambini dovrebbe essere la notizia che suscita meno indignazione.

    Anche madre Teresa di Calcutta, come hanno documentato molte inchieste, non dava farmaci ai bambini malati perché pensava che il dolore li purificasse in vista del paradiso. Il culto della sofferenza come espiazione è intrinseco al credo cristiano…

    E quando si parla di bambini, di accudimento dei minori, (e in generale delle così dette categorie deboli) l’indignazione straripa nell’incazzatura. Perché un bambino, sebbene possa resistere interiormente forse meglio di un adulto alle violenze invisibili degli altri esseri umani – grazie a una fantasia che conserva più intatta – non ha modo di scappare, di rendersi libero, di vivere una vita autonoma come meglio crede, di procurarsi da sé il proprio nutrimento e la propria crescita sana.
    E poi ci sono i diritti, e le leggi. Bisogna smetterla di negare i diritti e violare le leggi; parlo del diritto al gioco, per fare un esempio, e della legge sull’aborto. Come ha scritto Saramago a proposito di un suo romanzo: “Se il Saggio sulla lucidità non causerà polemiche nella società, è perché la società dorme”. Ecco, mi viene da pensare che noi oggi dormiamo, ma non come si dorme la notte. Il nostro sonno purtroppo assomiglia più a chiudere gli occhi davanti a realtà che non vogliamo vedere».

    La violenza che lei racconta ne il Cortile di pietra è fisica ma anche psichica.

    Quella che fa più male è la violenza psichica, la violenza che non si vede, perché ti confonde, vuole farti impazzire, vuole farti scomparire, e spesso non sai da dove viene, soprattutto se sei un bambino, la senti soltanto, sulla pelle, come ventate di ghiaccio, ma non ti puoi difendere.

    Come è nato il romanzo?
    Il cortile di pietra ha avuto origine da una miscela di esperienze personali, leggende o dicerie popolari e racconti di amici. Sono stato in un asilo di suore da bambino, ma credo di non aver resistito più di una o due settimane, avrò avuto quattro o cinque anni. Proprio non ci riuscivo a stare lì dentro, mi facevano impazzire, già a quell’età non potevo sopportarle quelle suore, ed era così tanta la voglia di scappare che ancora me la sento addosso. Ho chiara in mente un’immagine: io bambino davanti alla porta aperta dell’asilo, i piedi sull’uscio, sotto di me le scale che scendono in strada, verso la salvezza, verso casa, via da quel postaccio. Ma un attimo prima di scappare realizzo che i miei due fratelli più piccoli sono ancora lì dentro, e non posso lasciarli, li devo salvare. Così torno indietro, li trascino via con me, ma un attimo prima di uscire una suora ci scopre e ci riporta dentro per le orecchie.  Poi come tutti  ho dovuto subire il catechismo fino alla cresima. Per fortuna quando mi costringevano ad andare a messa io dormivo. Le storie popolari che invece hanno stimolato il nucleo più prettamente narrativo del romanzo sono legate al mio territorio, dove sono nato e cresciuto ad Anagni, e riguardano il ritrovamento, durante alcuni lavori di restauro in un convento di monache di clausura, di scheletri di bambini sepolti sotto il cortile. Le chiamo storie popolari perché, per quando abbia cercato documenti e fonti, non ho mai trovato niente di fattivo. Però ho conservato i racconti di amici paesani, uno in particolare, di una ventina di anni più grande di me, Mario, che ha vissuto l’infanzia in un collegio di suore. Nei pomeriggi di pioggia, al bar, davanti a una birra, mi ha raccontato tutto: i soprusi, le botte, la fame che pativano; tutto quello che succedeva in quel collegio, tutte le nefandezze delle suore, un pomeriggio dopo l’altro.

    Quanto è diffuso il problema in Italia, che diversamente dall’Irlanda non ha mai affrontato pubblicamente questioni come gli abusi sui minori da parte dei preti nonostante inchieste stringenti come i due libri inchiesta di Federico Tulli, Chiesa e pedofilia?

    Il mio lavoro è quello del romanziere, e quando mi sono messo a scrivere questo romanzo, ormai cinque anni fa, ero mosso principalmente da una esigenza interiore di raccontare l’infanzia, per come la conoscevo io, con tutte le paure e i vuoti che avevo vissuto ma anche con tutta la gioia e vitalità e la capacità di resistere del bambino che ero stato. E poi, dopo i racconti del mio amico sul collegio e la leggenda dei cadaveri dei bambini sotto il cortile del convento delle suore ecc., avevo già molto materiale su cui lavorare. Non mi serviva altro. Ma quando avevo quasi terminato la prima stesura – durante la quale non avevo smesso di cercare informazioni ed esperienze soprattutto sulla vita quotidiana in un collegio negli anni Cinquanta – ho sentito il bisogno di documentarmi, e l’ho fatto, inizialmente nel modo indolente e furtivo dei romanzieri, che non cercano tanto la verità dei fatti e l’attendibilità delle fonti, quanto la verosimiglianza della suggestione e la realtà delle esperienze umane. Poi però ho cominciato a notare che più volevo elementi di realtà, più chiedevo fatti documentati, più le persone diventavano vaghe e indolenti. Mi è successo all’Archivio di Stato. Mi sono presentato con una domanda specifica, alla ricerca di documenti che potessero provare l’effettiva scoperta o rinvenimento, a partire dagli anni Cinquanta-Sessanta, di cadaveri di bambini sepolti nei conventi di suore sul territorio italiano. L’unica cosa che ho trovato è stata una reazione indignata: “Ma lei chi è? A che le servono queste informazioni?”, e poi: “Queste storie non sono vere, sono solo dicerie, ma dove l’hai sentite, anche se fossero vere non le direbbero mai” ecc. Poiché avevo un romanzo da scrivere, e non una inchiesta da fare, ho rinunciato ad approfondire la questione, ma  dal punto di vista giornalistico potrebbe essere interessante continuare, perché- ne sono convinto – la violenza è intrinseca al sistema educativo della Chiesa.

    Dall’Irlanda alla Ciociaria, storie di suore che distruggono l’infanzia

  • Ponticelli, prete pedofilo. La vittima: «altri bambini abusati, ma c’è omertà dalla Curia»

    Ponticelli, prete pedofilo. La vittima: «altri bambini abusati, ma c’è omertà dalla Curia»

    Capelli neri, occhi scuri e corporatura massiccia. «Ho messo su più di 10 chili da quando è venuta fuori questa storia. Non ne posso più. Sono distrutto». Quando arriva, a bordo di una Punto, mostra tutti i segni del suo stato d’animo Diego. Il nome è di fantasia. Anche se da largo Donnaregina qualcuno ha ben pensato, circa due settimane fa, di rendere nota la vera identità di Diego. «Attraverso i legali della Rete L’Abuso guidata da Francesco Zanardi – spiega – abbiamo già denunciato la Curia. Per me è stata un’ennesima sofferenza». Diego oggi ha 41 anni, è padre di tre figli ed è nonno. Quando arriva in via Fratelli Grimm, parcheggia l’auto davanti alla pasticceria La Rocca e in pochi attimi si rinnova tutto il suo dolore nel ripercorrere le macabre tappe di quella terribile vicenda. «Ecco, vedi – indica – lui abitava lì, dove ora ci sono quei teloni alle finestre. Viveva con la mamma e con una sorella che poi morì. Ma ormai non c’è più nessuno». Lo sguardo dell’ex bambino di 12 anni diventa scuro quando ritorna al passato. Un passato con cui deve fare i conti tutti i giorni. «Sono appena tornato dalla visita con lo psicologo – spiega – ma ogni volta ne esco devastato. E’ terribile e ricordare ogni volta è come tornare indietro nel tempo e rivivere tutto». Nel 2010, quando è partita la denuncia contro il presunto prete pedofilo, don S. M., ex docente di religione alla scuola media Borsi 2 di Ponticelli, Diego ha rivisto dopo tanti anni il suo aguzzino. «Ebbi il coraggio di affrontarlo – dice – e registrai un video che poi ho dato il consenso a mandare in onda a “Chi l’ha visto?” su Rai 3. Quando gli dissi che stavo male per colpa sua e di ciò che mi aveva fatto lui mi parlò del diavolo e mi disse di non buttare via i miei soldi andando dai medici. Non ha mai negato. Mi sarei aspettato che, di fronte alla mia rivelazione, saltasse dalla sedia. Invece rimase impassibile». Trema mentre parla Diego. E soffre al pensiero che anche altri bambini siano stati abusati da quel prete con gli occhiali, «ma non denunciano per paura, come un mio coetaneo che un giorno mi toccò nelle parti intime e io capii che aveva subito anche lui le molestie. Ma c’è omertà soprattutto da parte della Curia, che sa e resta in silenzio». E il pensiero di Diego corre inevitabilmente a quel sacerdote che, secondo le ultime segnalazioni giunte alla Rete L’Abuso, si sarebbe ritirato a vita privata in un convento vicino Perugia.

    GIULIANA COVELLA

    http://www.metropolisweb.it/news/ponticelli-prete-pedofilo-la-vittima-altri-bambini-abusati-ma-c-omert-dalla-curia/26087.html

  • Rione Incis, viaggio nell’Inferno di Diego: qui il prete-prof era Satana

    Rione Incis, viaggio nell’Inferno di Diego: qui il prete-prof era Satana

    La fermata Madonnelle della Circumvesuviana è un cantiere aperto. Lo stesso corridoio è destinato al passaggio di chi entra ed esce dalla stazione. Tutt’intorno è solo deserto, fino a quando non ci si immette su viale Madonnelle, percorrendo il quale per pochi metri ci sono la scuola che porta lo stesso nome e una pizzeria che esiste dagli anni ottanta. Siamo nel Rione Incis, a Ponticelli. Lo stesso che nel lontano 1983 fece gridare allo scandalo per la tragica fine di due bambine di 8 e 10 anni. Si chiamavano Barbara Sellini e Nunzia Munizzi. Dopo essere sparite in un sabato sera dei primi di luglio, le piccole furono ritrovate il giorno dopo, di domenica, in un canalone. Erano state violentate, uccise e poi bruciate. Quel massacro fa ancora rabbrividire chi abita da queste parti. E non solo. Ma l’infanzia negata nel quartiere è anche quella di un bambino di 12 anni che, per un quinquennio, ha dovuto subire le molestie sessuali di un sacerdote, suo professore di religione sui banchi della scuola media. Il viaggio nel rione comincia da qui. Da questo scabroso episodio che, secondo la testimonianza della vittima (che oggi ha 41 anni), si sarebbe consumato nel lontano 1987 e perpetrato ai danni del minore fino al 1992. Eppure tra le strade del Rione Incis nessuno parla. Tutti o quasi hanno le bocche cucite. Come se fosse la cosa più assurda del mondo anche solo ipotizzare che un uomo di chiesa possa aver commesso un simile abominio. «Non sappiamo nulla. Ma lei chi è?», risponde con una domanda un’anziana mentre fa la spesa dal fruttivendolo ad angolo con via Fratelli Grimm. Una strada, quest’ultima, che è un lungo viale che taglia via Madonnelle all’altezza di una rotonda. Nemmeno in uno dei più noti bar della zona sanno nulla di questa «brutta storia», come la definisce a voce bassa qualcuno. Finanche della scuola media frequentata dalla vittima all’epoca, la Borsi 2, molti sembrano non sapere nemmeno che sia mai esistita. «Sì, forse è quella che oggi si chiama Bordiga», si affretta a precisare una giovane barista dietro al bancone. Ma nulla di più. Di quel che avveniva in quell’appartamento all’interno dell’isolato E, che oggi corrisponde al civico 22 di via Fratelli Grimm, nessuno sa né ha mai visto nulla. «Lo sanno, eccome – commenta un pensionato che si attarda davanti a un’edicola di giornali – solo che c’è omertà perché la gente ha paura di esporsi. Ma lo sapevano tutti che quel prete con gli occhiali dalla montatura dorata aveva quel “difetto”». Davanti alla palazzina dove abitava il presunto pedofilo c’è il citofono, dove ancora si legge il cognome di quel sacerdote che parlava di Cristo ai bambini. Quegli stessi bambini che, spesso, invitava a fargli visita dopo la scuola con il pretesto – dicono – di «fare i compiti». E oggi, paradossalmente, quelle finestre sono chiuse, quasi a voler nascondere la vergogna di quanto avveniva in quelle mura domestiche a chi si fidava del suo professore di religione.

    GIULIANA COVELLA

    http://www.metropolisweb.it/news/rione-incis-viaggio-nellinferno-di-diego-qui-il-prete-prof-era-satana/26086.html