«Il contesto evidenzia come l’imputato abbia negli anni approfittato con spregiudicatezza della propria posizione di forza e prestigio per ottenere soddisfazione sessuale, tradendo al fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione». Lo scrive il gup di Cremona Letizia Platè nella motivazione della sentenza nei confronti di don Mauro Inzoli, ex leader di Comunione e liberazione e soprannominato il «prete in Mercedes», parroco della Chiesa della Santissima Trinità di Crema, condannato a 4 anni e 9 mesi per violenza sessuale. Le cinque vittime (all’epoca dei fatti il più giovane aveva 12 anni, il più grande 17), costituitesi parte civile e uscite dal processo dopo essere state risarcite (25.000 euro a testa), parlano di «baci diventati particolarmente insistenti e quasi violenti», «carezze nelle parti intime», «palpeggiamenti» e altro ancora. Tutti episodi accaduti tra il 2005 e il 2008. Uno di quei ragazzi, che oggi ha 24 anni, ha ricordato di non aver avuto la forza di rivelare l’accaduto ai genitori perché consideravano il carismatico sacerdote «come una specie di idolo meritevole di venerazione». Scrive il giudice: «L’utilizzo strumentale da parte dell’imputato della propria posizione di guida religiosa per i giovani si evince anche dal fatto che in taluni casi diede alle sue vittime spiegazione di ciò che aveva fatto citando alcuni passi biblici o narrando episodi della tradizione ebraica». Gli strascichi psicologici sono stati pesanti. «Da alcune testimonianze si evidenzia l’esistenza di un danno morale di ampia portata». Uno dei giovani di allora è andato in depressione. Di un altro, che si ribellò rigando la Mercedes su cui don Inzoli circolava e che nel 2012 si è suicidato, il fratello ha detto: «Nell’ultimo periodo aveva nuovamente ripreso a parlare delle vicende degli abusi subiti da don Mauro che evidentemente lo avevano comunque segnato se a distanza di tanti anni aveva ripreso ad affrontare l’argomento«. Cinque gli accusatori «ma il quadro che emerge mostra l’esistenza di condotte analoghe nei confronti di una pluralità indiscriminata di soggetti». Nella lettera allegata alla memoria difensiva, don Inzoli si dichiara «profondamente addolorato per quanto per mia responsabilità accaduto».
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Un’altra ragazzina si dice violentata da padre Anello durante la preghiera della guarigione
Spuntano nuovi casi di violenza sessuale contro padre Salvatore Anello, il frate cappuccino finito in carcere insieme al tenente colonnello Salvatore Muratore nell’inchiesta su esorcismi e violenze sessuali.
Le loro posizioni si aggravano anche perchè spuntano nuovi casi non riportati nell’ordinanza che li aveva portati al Pagliarelli.
Il frate è indagato per un nuovo episodio, un abuso ai danni di una ragazzina di 16 anni che accusava disturbi nervosi.
I genitori pensavano che ci volesse un sacerdote e non un dottore e hanno scelto il prete dei cappuccini. Padre Anello, secondo la ricostruzione degli investigatori, le ha riservato lo stesso trattamento denunciato dalle altre vittime.
Palpeggiamenti nelle parti intime durante una cosiddetta «preghiera di guarigione», un rito che si sarebbe svolto in una stanza attigua alla chiesa dei Cappuccini.
La minore ha raccontato tutto ai familiari che poi si sono presentati agli agenti della sezione di polizia giudiziaria del tribunale per i minorenni, titolari dell’ inchiesta sul sacerdote.
Questo episodio, come scrive il Giornale di Sicilia, non era stato contestato nell’ordinanza di custodia a carico del prete, dato che quando è emerso gli atti erano già stati spediti al giudice per le indagini preliminari.
Il contesto e le circostanze sembrano essere molto simili alle altre violenze addebitate al sacerdote.
Genitori con istruzione modesta, che con ogni probabilità hanno scambiato un disturbo nervoso con una presunta possessione diabolica.
E poi il comportamento del sacerdote. La giovane accolta dentro una stanza a pochi passi dalla parrocchia di piazza Cappuccini, il «rituale liberatorio» che prevedeva preghiere ma anche palpeggia menti, in questo caso sul seno e sul fondo schiena.
Tutti atti necessari, sosteneva il prete, per cacciare via il demonio dal corpo della minore, ma che per l’accusa costituiscono dei veri e propri abusi sessuali.
Riguardo alle accuse, il prete fino ad oggi non ha mai fornito la sua versione dei fatti. Quando è stato interrogato dal giudice subito dopo l’ arresto, ha preferito restare in silenzio. I poliziotti durante la prima fase delle indagini lo avevano però sentito come persona informata sui fatti.
Stavano svolgendo accertamenti sul tenente colonnello Muratore, una sorta di «esorcista fai da te» accusato di cinque violenze. E dopo una serie di interrogatori di fedeli e loro familiari era saltato fuori il nome di padre Anello. Convocato dagli agenti, il suo atteggiamento a quanto pare lasciò alquanto perplessi gli investigatori. Sarebbe apparso nervoso e reticente, ansioso di andare via.
Avrebbe anche detto che durante i riti era normale toccare ripetutamente i fedeli e anche questo dettaglio non convinse affatto i poliziotti. Così scattarono le indagini pure sul suo conto e con il passare dei giorni saltarono fuori le testimonianze di alcune donne che misero a verbale la loro esperienza con il sacerdote.
Ad alcuni di questi rituali hanno assistito parenti e in un caso anche un fidanzato della presunta posseduta. Sia lei che lui hanno poi raccontato agli investigatori le invocazioni del frate cappuccino e subito dopo i massaggi con un non meglio precisato olio miracoloso e poi i palpeggiamenti ed i veri e propri abusi. Oltre alle vittime delle violenze, i poliziotti hanno ascoltato anche diversi religiosi con i quali le donne si erano confidate. Tutti hanno ammesso di avere ricevuto queste confidenze, ma nessuno aveva mai contattato gli investigatori e adesso la loro posizione è al vaglio degli inquirenti.
Gli accertamenti della Procura – l’ inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Giorgia Righi – sono ancora in corso e non è escluso che si possa optare per un incidente probatorio, in cui eventualmente cristallizzare le dichiarazioni delle presunte vittime. È probabile che, come spesso accade con i reati di cui sono accusati Muratore e Anello, al termine delle indagini il pubblico ministero opti per una richiesta di giudizio immediato, che riduca i tempi del processo, consentendo di saltare l’ udienza preliminare.
I due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l’ interrogatorio seguito al loro arresto e allo stato non si conoscono eventuali ricostruzioni alternative a quelle (gravissime) sostenute dalla Procura.http://palermo.blogsicilia.it/unaltra-ragazzina-violentata-da-padre-anello-durante-la-preghiera-della-guarigione/362743/
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Esorcismi a luci rosse a Palermo, scambio di foto: “Il prete arrestato non sono io”
L’immagine di padre Spatola pubblicata al posto di quella del frate cappuccino arrestato per violenza sessuale: “Da due settimane la mia vita è un inferno”
Da due settimane la sua vita è diventata un inferno a causa di una vaga rassomiglianza con un suo confratello coinvolto in una brutta storia di esorcismi e violenza sessuale. La foto di padre Domenico Spatola, 67 anni, frate del convento dei Cappuccini di Palermo, è stata scambiata con quella di padre Salvatore Anello, 59 anni, arrestato il 21 ottobre scorso dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di alcune donne che avrebbe dovuto “liberare” dal demonio. L’immagine di padre Spatola è stata pubblicata da alcune riviste e da siti di informazione on line, nonostante l’immediata smentita che dava conto dell’errore di persona e la diffusione della vera foto dell’arrestato.
Adesso
il religioso ha avviato una battaglia legale per difendere il proprio diritto all’immagine e chiedere alle testate una rettifica. “Il mio intento – spiega Padre Spatola – è sopratutto quello di impedire che la mia immagine continui ad essere associata con quella dell’arrestato. Per questo motivo invito le testate che già lo hanno fatto a pubblicare la dovuta rettifica e agli organi di informazione di non utilizzare la mia foto per evitare ogni equivoco”.http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/11/02/news/esorcismi_a_luci_rosse_a_palermo_scambio_di_foto_il_prete_arrestato_non_sono_io_-151147471/
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Violenze sessuali su donne e ragazzine, gli indagati non rispondono al gip
Salvatore Anello e Salvatore Muratore, arrestati la scorsa settimana, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il ministro dell’Ordine dei frati minori Cappuccini: “Contestati fatti gravissimi, plauso a polizia e magistrati”
Davanti al gip hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Fra Salvatore Anello e Salvatore Muratore, rispettivamente il sacerdote e il colonnello dell’esercito arrestati con l’accusa di violenze sessuali (anche su minori), non hanno voluto chiarire la loro posizione durante l’interrogatorio di oggi. I due restano in carcere. Le dichiarazioni rese dalle presunte vittime, tra le quali anche alcune ragazzine di 11 e 12 anni, hanno fatto piombare sulla loro testa un macigno pesantissimo, fatto di abusi e bugie che avevano come unico obiettivo quello di soggiogare donne e giovani disposte a tutto pur di scacciare il “maligno” dai loro corpi.
“Vogliamo valutare meglio gli elementi – spiega l’avvocato di padre Anello – ed eventualmente impugnare l’ordinanza. Qualora venissero accertati i fatti, il mio assistito non si sottrarrà alla giustizia. Va detto però che al momento padre Anello appare in assoluto stato confusionale, sembrerebbe quasi non aver ben compreso la situazione”.
Il ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, fra Mauro Jöhri, “è venuto a conoscenza dell’arresto di un frate dell’Ordine, appartenente alla provincia di Palermo. A fra Salvatore Anello vengono contestati fatti gravissimi che sarebbero stati commessi in connessione con il suo ministero sacerdotale”. Lo dice in una nota il procuratore generale dei Frati Minori Cappuccini, fra Antonio Belpiede, in merito all’arresto, nei giorni scorsi, del frate cappuccino che si proponeva come guaritore esorcista, attraverso la celebrazione di “preghiere di guarigione”, accusato di avere abusato sessualmente, attraverso rapporti parziali, di quattro donne e di una minorenne.
“Assieme al suo Consiglio, fra Mauro attesta la fiducia dell’Ordine nell’azione della Magistratura italiana, attende che la verità venga accertata definitivamente ed esprime fraterna solidarietà francescana alle vittime. Fra Mauro dà mandato all’avvocato Michele Tedesco di patrocinare l’Ordine, nell’eventualità, da valutare, che vi sia un danno arrecato dall’azione del religioso e di esserne portavoce ufficiale, per fornire ai mezzi di comunicazione interessati notizie sul caso”.
Il ministro generale “ha attivato le istituzioni competenti dell’Ordine per valutare anche in foro canonico le responsabilità e procedere, secondo le leggi della Chiesa, in parallelo con l’ordinamento italiano, alle cui forze di polizia e alla cui magistratura va il merito di aver scoperto il caso”.
http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-sessuali-arresti-interrogatorio.html
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Atti sessuali con minori, condanna confermata per ex parroco di Sciacca
Sentenza confermata anche in appello per Davide Mordino, 45 anni, di Palermo, ex parroco della basilica di San Calogero, a Sciacca, accusato di avere compiuto atti sessuali con minori. Nove anni e otto mesi di reclusione la pena inflitta. Dopo aver lasciato la basilica di San Calogero di Sciacca pochi giorni prima del Natale 2009, Mordino venne arrestato nel luglio del 2012. Con quattro minori, avrebbe compiuto – secondo l’accusa – atti sessuali in cambio di denaro, con altri due avrebbe tentato, ma non ci sarebbe riuscito. L’ex sacerdote ha sempre respinto le accuse. La difesa annuncia ricorso in Cassazione.
I suoi guai cominciarono già nel 2009, quando la Chiesa lo sospese in seguito a una serie di segnalazioni. Frate Davide Mordino fu indagato dalla Procura di Palermo con l’accusa di pedopornografia e prostituzione minorile, reati che hanno fatto scattare la competenza distrettuale.
Gli agenti del commissariato di Sciacca nel 2010 perquisirono le abitazioni del sacerdote, nell’Agrigentino e a Palermo. Sulla base delle denunce scattò anche un’altra contestazione nei confronti di fra Davide, quella di appropriazione indebita: secondo la ricostruzione dell’accusa, il sacerdote si sarebbe impossessato di alcune somme della parrocchia per ottenere da un gruppo di minorenni foto e prestazioni sessuali. Nel 2015 era arrivata la sentenza di condanna in primo grado per aver abusato di quattro minori e averci tentato con altri due, tutti di sesso maschile tra i 14 e i 18 anni.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/10/22/news/atti_sessuali_con_minori_condanna_confermata_per_ex_parroco_di_sciacca-150336012/
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Pietro Orlandi: Wojtyla sapeva, non dovrebbe essere santo
L’accusa del fratello della ragazza scomparsa nel 1983: “Purtroppo c’è chi rema contro e fa di tutto per far sì che la verità non venga fuori”
Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Roma Capitale nel corso della trasmissione “Roma ogni giorno”.
Il fratello della ragazza scomparsa nel 1983 ha commentato in diretta il film di Roberto Faenza “La verità sta in cielo” lanciando pesanti accuse contro la Santa Sede ed in particolare contro Papa Giovanni Paolo II: “Il film – ha spiegato Orlandi – è basato su tutti documenti che sono in procura e sui verbali delle indagini. Il regista si è soffermato sui punti che non sono stati approfonditi dall`inchiesta e avrebbero potuto portare al processo. Secondo me Papa Wojtyla era al corrente di quanto accaduto. Se Wojtyla fosse stato a conoscenza sarebbe un grande problema raccontare per la Chiesa cosa è accaduto, perché ormai è stato fatto santo”.
“Purtroppo c’è chi rema contro e fa di tutto per far sì che la verità non venga fuori”, ha detto ancora Orlandi.
“Io personalmente non sono stato d’accordo con la santificazione di Giovanni Paolo II. L`omertà è continuata anche con Ratzinger e Bergoglio. Dopo dieci giorni dall`inizio del suo pontificato ho incontrato papa Francesco che mi ha detto: ‘Emanuela sta in cielo’. Dal Vaticano mi aspetto una risposta, ora non possono più dire di non sapere”.
“Questa vicenda non riguarda solo Emanuela, ma riguarda la giustizia in generale”, ha concluso Pietro Orlandi.
http://www.today.it/cronaca/emanuela-orlandi-wojtyla-santo.html
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GERMANIA: CRESCE IL NUMERO DEGLI ABUSI SUI MINORI A RATISBONA, 422 I CASI
In Germania lo scandalo degli abusi sessuali sui minorenni a Ratisbona, nel coro di voci bianche, è più grande di quanto si pensasse fino a ora. Sono 422 i casi emersi nel corso dell’inchiesta e si sono verificati tra il 1953 e il 1992. A partire dal 1964 il direttore del coro è stato padre Georg Ratzinger, fratello di Benedetto XVI. La Chiesta ha deciso di indennizzare le vittime con una cifra che va dai 5mila ai 20mila euro.
“C‘è stato un riconoscimento. Ora so che non sono più quello che sta danneggiando la reputazione di un vescovo, ma una persona alla pari degna di rispetto. Non importa quale sarà l’esito. La cosa fondamentale è che c‘è stata un’ ammissione di responsabilità”, dice una delle vittime.
Nel 2010 il vescovo di Ratisbona aveva ammesso di essere a conoscenza di abusi fisici e psicologici nel coro, un fatto sempre negato da Georg Ratzinger. Tolleranza zero verso i sacerdoti colpevoli è stata promessa sin dall’inizio da Papa Francesco. Il 7 luglio del 2014, per la prima volta in Vaticano, Papa Francesco ha incontrato privatamente un gruppo di vittime.
http://it.euronews.com/2016/10/12/germania-cresce-il-numero-degli-abusi-sui-minori-a-ratisbona-422-i-casi
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Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani
Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell’Addolorata, a Marsala, indagato per detenzione di materiale pedopornografico (la notizia l’abbiamo data ieri) è sicuro di poter chiarire tutto, e a breve, con la Procura di Palermo, che ha in mano le indagini. Il prete, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare qualche settimana fa, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Ma è tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo ha rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo “mandato” decennale nella chiesa dell’Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.
Padre Genna è solo l’ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna. L’ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po’ in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano, secondo l’accusa di un processo in corso a Marsala. Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza confermata in Appello, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.
A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L’accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando “che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi”. Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno. L’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione.
Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto…
Più recente è la condanna a nove anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore. La storia la raccontiamo qui.
Più in generale, in Italia sono innumerevoli i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola. Caso per caso, desta impressione la mappa degli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero. La rete fondata Francesco Zanardi raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla. In tutto si tratta di quasi 200 casi, di cui circa 120 con condanne ormai definitive.
Potete vedere la mappa disegnata dalla rete “L’Abuso” a questo link, o sotto questo articolo. Raggruppa solo i casi di violenza sessuale su minori. L’impatto è gia notevole, ma se si ingrandisce con il mouse e si allarga la cartina i casi sono molti di più di quelli che sembrano ad un primo impatto. Infatti alcuni casi sono avvenuti nella stessa località o in una zona limitrofa. In ROSSO tutti i casi di condanna in 3°grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato. In GIALLO invece abbiamo raggruppato tutti i casi attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla. In NERO i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia.
http://www.tp24.it/2016/08/04/cronaca/padre-genna-e-gli-altri-i-preti-nei-guai-a-marsala-e-trapani/102314
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Coprì i casi di abusi su minori, si dimette vescovo irlandese
Il Papa, che ha chiesto le sue dimissioni, le ha accettate oggi. Nella nota della Chiesa irlandese si fa riferimento solo ai problemi di salute del vescovo e non agli abusi sessuali.
Monsignor Martin Drennan non è più vescovo di Galway e Kilmacduagh. Il nome dell’ex ausiliare di Dublino, il cui nome compariva nei due rapporti governativi (Ryan e Murphy): il religioso ha coperto alcuni preti pedofili, insabbiando le prove di alcuni casi di abusi sessuali su minori. Le due inchieste spinsero nel 2010 Benedetto XVI ad avviare un drastico cambio ai vertici della Chiesa Irlandese. Le sue dimissioni, fortemente volute da Papa Francesco è arrivata due giorni dopo la notizia che anche il cardinal Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano, è indagato per presunti abusi sui minori.
Dei sei vescovi accusati dal rapporto Murphy, Drennan era stato l’unico a rimanere in carica. Il Pontefice però gli ha chiesto di ritirarsi e alla fine anche lui ha dovuto cedere. Prima di diventare vescovo Drennan, già professore di Sacra Scrittura nel “St. Patrick’s College” di Maynooth, era stato promotore del movimento sacerdotale “Fraternitas Jesus” e direttore della “Fraternità per i laici” di Charles de Foucauld.
Francesco ha accolto oggi anche le dimissioni di un altro presule irlandese, Seamus Freeman, per ragioni legate invece alla conduzione della diocesi di Ossory. Le due decisioni fanno parte della nuova politica della Chiesa Cattolica portata avanti fin dall’arrivo sul soglio di Pietro da Francesco, che vuole liberarsi di tutti i vescovi che non hanno seguito in modo responsabile le procedure per i casi di abusi sessuali da parte di ecclesiastici.
La Conferenza episcopale irlandese che ha diramato oggi un comunicato sulle dimissioni, e sulla accettazione del Papa, ha sottolineato però che il vescovo si è dimesso “per motivi di salute e su consiglio dei medici”. Nelle note biografiche non si fa nessun riferimento ai fatti di quegli anni.
http://www.globalist.it/world/articolo/203974/copr-i-casi-di-abusi-su-minori-si-dimette-vescovo-irlandese.html
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Accusa di pedofilia: parrocchiani sbigottiti tra dubbi e incredulità. Le reazioni
Una città sotto shock che da ieri mattina si interroga sulla notizia del rinvio a giudizio di don Gianni Bekiaris, accusato di violenza sessuale su un minore, un’imputazione pesante che lascia molti parrocchiani dubbiosi forse proprio per la gravità o forse perché in cuore suo ognuno spera che non sia vero. O che magari si tratti di una ritorsione. Del resto si parla di un parroco ben inserito per nove anni nel tessuto sociale della città, dove ha guidato la parrocchia di San Rocco, arrivato a portare una ventata di novità sul territorio, amante del bello, del gusto, dell’arte, capace di far tornare a splendere una chiesa che per anni era rimasta sotto la polvere. Un personaggio molto noto e ben voluto, sul quale però ora cala un’ombra nera, l’orrore di una delle accuse più gravi: la pedofilia. Così si fa fatica a credere che una persona, per un giunta un prete, gentile, distinto, impegnato, pronto ad aiutare gli altri, possa aver commesso un reato così orrendo. Di qui gli interrogativi dei parrocchiani anche di fronte alla richiesta avanzata al giudice per le udienze preliminari che si sta occupando del caso dal procuratore della Repubblica di Frosinone Giuseppe De Falco e dal sostituto procuratore Maria Pia Ticino.
La città è sotto shock. Accanto ai dubbiosi c’è chi commenta pesantemente, chi si chiude nel silenzio e chi si appella alla cautela. Inevitabilmente sulla chiesa di San Rocco è calato un silenzio pesante, anche sui social network solitamente generosi di commenti. I frequentatori della parrocchia, guidata per anni da don Gianni Bekiaris sono chiusi nel silenzio, increduli, sbigottiti.
Nessuno si illude che Ceprano sia immune da vicende come questa che affollano la cronaca nazionale, ma lo scandalo di Montecassino e prima ancora la fuga d’amore di un frate da Falvaterra appaiono oggi come storielle di poco conto di fronte alle accuse rivolte all’ex parroco della chiesa di San Rocco. Anche perché quando si parla di pedofilia non è più scandalo ma orrore.
http://www.ciociariaoggi.it/news/provincia/22970/parroco-pedofilia-ceprano-cronaca.html
