Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso di Próvolo: si cerca di identificare più vittime

    Caso di Próvolo: si cerca di identificare più vittime

    Ana Medina invierà il caso all’Ufficio dei crimini sessuali. Non hanno ancora trovato una connessione con il caso di Mendoza

    La nuova titolare del caso Provolo a La Plata, procuratore Ana Medina , cercherà di identificare le altre vittime che sono state maltrattate o abusate a livello locale nella scuola durante gli anni 1980 e 1990 per cui sono sospettati sacerdoti Horacio Corbacho e Nicola Corradi.

    “Cercheremo di individuare coloro che sono citati nelle altre dichiarazioni”, ha riferito una fonte giudiziaria qualificata a Trama Urbana. La difficoltà nell’inchiesta è che non esiste una lista di internati all’Istituto Próvolo, quindi è difficile individuare gli alunni. Nessuno di questi nomi era citato dall’exfiskal Fernando Cartasegna.

    Ora, Medina ha rinviato il caso al l’ Ufficio di reati sessuali DDI locali, per vedere se gli specialisti del settore riescono a individuare le persone che sono state citate dalle otto vittime che hanno testimoniato finora. Per quanto riguarda il legame tra l’istituzione e la Chiesa cattolica, gli investigatori hanno chiesto all’Arcivescovo Aguer che ha ha spiegato che “l’istituto religioso appartiene alla Società della Congregazione di Maria per l’educazione dei bambini sordi, sotto l’autorità assoluta della Santa Sede” , vale a dire direttamente dal Vaticano, con il quale l’Arcivescovado dell’argento non aveva alcuna interferenza nel Próvolo.

    D’altra parte, le fonti giudiziarie hanno indicato che le testimonianze che esistono nella causa si riferiscono a ripetuti maltrattamenti. Così, due di coloro che hanno dichiarato di essere stati abusati sessualmente da tre fratelli che hanno lavorato nell’istituzione, ma non sono stati sottoposti dei sacerdoti Corbacho e Corradi. Gli investigatori hanno anche spiegato che il caso locale non è correlato alla causa di Mendoza, dove la giustizia ha già accusato sette persone per il presunto abuso sessuale di bambini con problemi di udito dell’Istituto Antonio Próvolo, con altri 16 coinvolti nel caso .

    https://diariohoy.net/trama-urbana/caso-provolo-buscan-identificar-a-mas-victimas-106603

  • Esorcismi a luci rosse, il racconto degli abusi di una delle vittime di padre Anello

    Esorcismi a luci rosse, il racconto degli abusi di una delle vittime di padre Anello

    “Ero in uno stato emotivo di soggezione. Non ero lucida ed ero emotivamente dipendente dalla preghiera perché all’inizio mi faceva stare meglio. Mi rendevo conto che quello che faceva padre Anello non era giusto, ma non riuscivo a non andare agli appuntamenti”.

    Così una delle vittime di padre Salvatore Anello, frate ed esorcista arrestato per violenza sessuale, ha raccontato le avances subite dal sacerdote a cui, in un periodo di fragilità emotiva, si era rivolta.

    La donna ha deposto al processo in cui Anello è imputato. Il frate finì in cella insieme a un colonnello dell’esercito, Salvatore Muratore, animatore della comunità “Rinnovamento dello spirito santo” a cui vengono contestati gli stessi reati.

    Il militare, però, ha scelto il rito abbreviato. La teste ha ricordato come aveva iniziato a frequentare il frate Cappuccino e come, presto, il rapporto era diventato ambiguo. Il prete aveva cominciato a farle delle avances durante la preghiera e a toccarla.

    Stesso trattamento avrebbe riservato alla figlia minorenne della donna che aveva problemi di salute. La ragazza, insieme ad altre vittime minori, è già stata sentita in incidente probatorio. Analogo il racconto dell’altra vittima del frate sentita oggi dai giudici che processano Anello.

    L’accusa in giudizio è sostenuta dalla pm Giorgia Righi. Il religioso teneva incontri di preghiera per ottenere la “guarigione e liberazione dai demoni” e avrebbe abusato di donne in difficoltà e con problemi psicologici col pretesto di sottoporle ad esorcismi.

    http://palermo.blogsicilia.it/esorcismi-a-luci-rosse-il-racconto-degli-abusi-di-una-delle-vittime-di-padre-anello-foto/411697/

  • Dossier Orlandi, il Vaticano: «Falso e Ridicolo». Il fratello Pietro: «Il muro sta cadendo»

    Dossier Orlandi, il Vaticano: «Falso e Ridicolo». Il fratello Pietro: «Il muro sta cadendo»

    Non si è fatta attendere la smentita della Santa Sede al documento pubblicato dall’Espresso. Anche Giovanni Battista Re, arcivescovo destinatario delle cinque pagine, risponde: «Mai viste quelle carte»

    DI FEDERICO MARCONI

    “Documentazione falsa e ridicola”. La Santa Sede, attraverso il suo portavoce Greg Burke, commenta così le rivelazioni sul Caso Orlandi pubblicate questa mattina da l’Espresso e Repubblica . Nelle cinque pagine del documento “Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato della Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi” sarebbero rendicontati i 483 milioni di lire spesi dalla città-Stato dal 1983 al 1997 per la quindicenne scomparsa il 22 giugno di 34 anni fa.

    Il documento sarebbe stato redatto dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora a capo dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (di cui appare la firma dattiloscritta, ma non quella autografa, ndr) e inviato agli arcivescovi Jean Luis Tauran, segretario di Stato e Giovanni Battista Re, suo sostituto.

    E proprio Re, oggi Prefetto emerito della Congregazione per i vescovi, questa mattina è stato il primo a commentare. «Non ho mai visto quel documento pubblicato da Fittipaldi, non ho mai ricevuto alcuna rendicontazione su eventuali spese effettuate per il caso di Emanuela Orlandi».

    «Il muro sta cadendo». Così scrive su Facebook Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che da sempre lotta contro l’omertà che in Vaticano circonda la scomparsa della sorella. Lo scorso 26 marzo ha scritto una lettera appello a Papa Francesco: «Abbiamo il diritto di conoscere la verità contenuta in quei documenti e se sulla scomparsa di Emanuela fu posto il Segreto Pontificio, La prego di sciogliere i sigilli a tale imposizione che osteggia il raggiungimento della verità e della giustizia».

    «In Vaticano, ci sono carte secretate, a conoscenza di alcune autorità della Santa Sede, che contengono passi importanti di questa disumana vicenda e che potrebbero permetterci di riabbracciare Emanuela o darle una degna sepoltura» continua Pietro Orlandi nella lettera indirizzata al pontefice, riferendosi al «dossier “Rapporto Emanuela Orlandi” a disposizione, nel 2012, della Segreteria Particolare di Papa Benedetto XVI, contenente  informazioni e nomi che potevano condurci alla Verità». Dossier che «stava per essere consegnato ad un magistrato italiano, ma in Vaticano vennero meno alla parola data e il fascicolo rimase occultato».

    «Un caso chiuso». Il 20 giugno la risposta categorica del Vaticano, con le parole di Angelo Becciu, Sostituto per gli affari generali: «Abbiamo già dato tutti i chiarimenti che ci sono stati richiesti. Non possiamo fare altro che condividere, simpatizzare e prendere a cuore la sofferenza dei familiari però per noi è un caso chiuso. Non so se la magistratura ha qualcosa ma noi non abbiamo niente da dire in più rispetto a quanto detto tempo fa».

    http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/09/18/news/dossier-orlandi-la-risposta-del-vaticano-falso-e-ridicolo-il-fratello-pietro-il-muro-sta-cadendo-1.310183?ref=fbpe

  • La pedofilia, papa Francesco e le lacrime di coccodrillo

    La pedofilia, papa Francesco e le lacrime di coccodrillo

    AUSTRALIA: I sacerdoti non potranno più usare il segreto del confessionale per evitare di denunciare alla polizia informazioni rivelate su abusi sessuali a danno di minori.

    Questa è una delle 85 raccomandazioni della commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori, dopo quattro anni di udienze, nel rapporto inteso a rafforzare il sistema penale per assicurare un trattamento più giusto alle vittime di abusi sessuali.

    Si è trattato dell’inchiesta più approfondita sulla pedofilia nella storia dell’Australia dalla quale è emerso che il 7% dei preti cattolici d’Australia è accusato di aver commesso abusi su minori dal 1950 in poi. L’inchiesta è la stessa che ha portato all’incriminazione di uno degli uomini di fiducia voluti da papa Francesco, il suo ministro delle finanze cardinale Gerge Pell accusato non solo di aver coperto gli abusi, ma in alcuni casi di esserne stato anche l’autore.

    Se le raccomandazioni saranno adottate dai governi federali e statali, la mancata denuncia diverrebbe in Australia un reato penale.

    Poche ore dopo, con una tempistica come sempre impeccabile papa Francesco torna ancora una volta a fare sentire la sua voce di denuncia nei confronti dei preti pedofili.

    La pedofilia, una “mostruosità assoluta, un peccato terribile, che contraddice tutto quello che la Chiesa insegna”. La nuova dura presa di posizione è contenuta nella prefazione – pubblicata sulla Bild in esclusiva – che il Pontefice fa per il libro di Daniel Pittet il 57enne svizzero vittima di abusi da parte di un frate dai 9 ai 13 anni.

    Qualcuno mi farà notare che la seconda notizia risponde in modo vago alla prima.

    Infatti confermo e aggiungo che la notizia della prefazione del libro è persino parecchio datata, febbraio del 2017, ma dovendo in qualche modo reagire alla notizia devastante in arrivo dall’Australia e non sapendo bene cosa dire… ecco una bella replica a rilascio ritardato.

    Tornando alla notizia, quella vera, cosa ha di così tanto preoccupante l‘annuncio che arriva da oltreoceano?

    Facendo un piccolo passo indietro, 2014, il Vaticano, in un nanosecondo vide minacciata dall’ONU l’intera politica di insabbiamento dei casi di pedofilia che la chiesa aveva messo su minuziosamente negli ultimi decenni.

    L’ONU infatti, dopo aver condannato pesantemente le politiche criminali ed omissive della chiesa, che avevano non solo permesso, ma grazie ai continui trasferimenti dei preti criminali anche favorito l’abuso di minori affidati alle cure del clero, individuò un punto cruciale nelle responsabilità dei vescovi, ovvero il fatto che in ogni diocesi i sacerdoti non possono denunciare autonomamente questi crimini e che per rispetto gerarchico sono obbligati a segnalare ai propri superiori, rende questi un punto cardine del meccanismo di insabbiamento.

    Per questo motivo l’ONU chiese, unitamente alla chiesa e al Governo Italiano, di modificare quelle parti del concordato che sollevavano i vescovi dall’obbligo della denuncia.

    Una grossa scocciatura per Bergoglio che appena eletto si era dato da subito un gran da fare per inasprire le sanzioni a coloro che violavano la gerarchia e il segreto pontificio, ma tuttavia quelle dell’ONU erano solo raccomandazioni e ricordiamo che comunque l’intera vicenda ONU nacque dal fatto che il Vaticano, quindici anni prima aveva sottoscritto la convenzione per la tutela del bambino, che non ratificò mai, probabilmente pechè sempre in quel periodo esplose lo scandalo dei preti pedofili americani, quindi pensarono che forse era meglio per il momento non mandare alcuna relazione sulla tutela dei minori.

    Ma come ho detto in quel caso erano solamente raccomandazioni, l’ONU non può obbligare nessuno ad applicarle e difatti papa Francesco chiuse, anche se con un pò di irritazione per la cattiva propaganda, ignorandoli.

    Ma la vicenda Australiana, quella si che fa “soffrire” tanto Bergoglio, qui intanto c’è il rischio di un’altra ondata di mega indennizzi alle vittime sullo stile di quello che accadde negli Stati Uniti, e anche se il denaro per la chiesa è lo sterco del diavolo è ben noto a tutti quanto questa ami tenerselo stretto. Ma questo non è l’unico grande “dolore” per Bergoglio, oltre al portafogli la commissione australiana d’inchiesta ha rincarato la dose, non si accontentano come l’ONU che solo i vescovi siano obbligati a rispondere alla giustizia, no chiedono che tutti i sacerdoti siano obbligati a farlo.

    Una scelta apparentemente estrema perchè in realtà è una conseguenza alle negligenze e all’omertà che la chiesa vuole mantenere sui casi di abuso a danno di minori, basterebbe che papa Francesco inserisse come dice il buonsenso e come chiedono tutti da anni, ONU compresa, l’obbligo della denuncia per i vescovi, ed ecco che il segreto confessionale non sarebbe più necessario violarlo. Ma come si dice, è dura avere la botte piena e la moglie ubriaca.

    Questa richiesta è anche il frutto dell’abuso sistematico che da sempre la chiesa fa dei privilegi acquisiti tramite i vari concordati in tutto il mondo, privilegi che hanno un fine religioso, usati invece e spesso con spregiudicatezza dal prelato di turno per fini decisamente poco religiosi.

    Grosso guaio in Vaticano perche questa volta Bergoglio non può fare come sempre bel viso a cattivo gioco in quanto la commissione non ha avanzato la richiesta al Vaticano, che probabilmente l’avrebbe ignorata come  fece con l’ONU, l’ha avanzata alle istituzioni australiane e saranno loro a decidere, non papa Francesco e se le raccomandazioni, come ci auguriamo, saranno adottate dai governi federali e statali, la mancata denuncia diverrebbe un reato penale.

  • Suor Cathy, uccisa dopo aver scoperto lo scandalo dei preti pedofili

    Suor Cathy, uccisa dopo aver scoperto lo scandalo dei preti pedofili

    Suor Catherine Cesnik fu trovata morta il 3 gennaio 1970 in un bosco del Maryland. Insegnante in una scuola femminile cattolica di Baltimora, la giovane suora era venuta a conoscenza degli abusi sessuali a cui le studentesse erano costrette dai preti della scuola.

    Negli anni Sessanta Pittsburg, in Pennsylvania, era ancora la città industriale che si era guadagnata il significativo nome di Steel City, la città d’acciaio. Nel popoloso quartiere nord-orientale di Lawrenceville, abitato prevalentemente da operai e pendolari, vivevano i Cesnik, una distinta famiglia con quattro figli. Catherine era certamente la più giudiziosa tra tutti, quella che si dice una ragazza con la testa sulle spalle, sveglia, intelligente, responsabile. Sua madre la guardava crescere con la certezza che avrebbe avuto un futuro radioso. Dopo essere stata eletta presidente del consiglio degli studenti e reginetta di maggio, si diplomò alla Saint Augustine High School, nel 1960.

    Suor Cathy
    Allegra, esuberante e straordinariamente bella, decise di prendere i voti in un ordine religioso dedicato all’insegnamento, la sua vera vocazione. Anche di fronte a un pretendente che voleva sposarla, un giovane seminarista di nome Gerard Koob, che avrebbe rinunciato all’abito talare per lei, Cathy scelse i voti. Decisa, come era stata fin dall’infanzia, andò dritta per la sua strada e nel 1965 cominciò a insegnare alla Archbishop Keough High School. Rimase lì per quattro anni fino a quando non la trasferirono alla Western High School di Baltimora, nel Maryland, una scuola cattolica a quattro ore dalla città dove era cresciuta. Tra i banchi dell’istituto femminile, suor Cathy, che insegnava letteratura inglese, diventò la beniamina delle ragazze. Da quando c’era lei, Shakespeare non sembrava più noioso. Studiare poesia con Suor Cathy era diventato quasi un momento mistico.

    La scomparsa
    La giovane suora viveva in un modesto appartamento alla periferia di Baltimora. Il pomeriggio del 7 novembre 1969 uscì per andare al centro commerciale a compare un regalo a un suo familiare. Quando la consorella che viveva con lei non la vide rientrare, fece subito una telefonata: chiamò Gerard Koob. Pur avendo rifiutato la proposta di matrimonio, Cathy era molto legata a lui e i due continuavano a scriversi struggenti lettere d’amore. Ma padre Gerald, che si trovava a cena con un altro sacerdote, non sapeva dove fosse Cathy. I due preti raggiunsero la coinquilina di Catherine e insieme avvertirono la polizia della sua scomparsa.

    Le ricerche
    Suor Catherine non tornò a casa quella sera, nemmeno il giorno dopo e quello dopo ancora. La sua auto fu trovata parcheggiata a pochi metri da casa, al centro della carreggiata, in curva. Chiunque avesse lasciato lì quell’auto, voleva che fosse trovata. Sui giornali locali di Baltimora si parlava ogni giorno della misteriosa scomparsa della suora, mentre la famiglia Cesnik non poteva rassegnarsi all’idea che se ne fosse andata senza dir loro nulla, che avesse lasciato quella vita che aveva costruito con amore e responsabilità. Cathy, infatti, non lo aveva fatto: era distesa in mezzo alle foglie autunnali di un bosco nei pressi di Lansdown, con il cranio sfondato.

    Baltimora sotto choc
    Fu un cacciatore a trovare il suo corpo congelato dal gelo invernale, il 3 gennaio 1970. La notizia dell’omicidio della giovane suora sconvolse le consorelle, le studentesse e gli altri colleghi della Western School. I Cesnik ascoltarono con lo sguardo perso gli agenti che gli annunciavano il ritrovamento del cadavere della loro Cathy, uccisa a 26 anni. Al centro delle indagini, inizialmente, finì Gerard Koob, ma aveva un alibi e i sospetti si allontanarono subito. Alcuni poliziotti, però, rimasero convinti che il giovane prete sapesse più di quanto non avesse detto.

    La rivelazione
    La polizia smise di indagare fino a quando, nel 1994, Jean Wehner, quarantenne ex studentessa della Western, non fece una sconvolgente scoperta. Sul lettino dell’analista, dove ogni settimana ripercorreva la sua vita inciampando nei ricordi, mise a fuoco immagini del suo passato che aveva completamente rimosso. Ricordò come a 16 anni si fosse rivolta ai preti della scuola per avere aiuto con i suoi genitori, che avevano scoperto che fumava marijuana.

    I preti pedofili
    Ripresero forma e corpo il cappellano scolastico, padre Joseph Maskell, che l’aveva violentata nel suo ufficio; padre Neil Magnus, che si era masturbato nel confessionale mentre lei gli rivelava gli abusi subiti; il ginecologo, Christian Richter, che l’aveva visitata alla presenza del reverendo Maskell, per assicurarsi che non fosse incinta. Un mondo di orrore nascosto nei cassetti della memoria e tornato prepotentemente alla luce della coscienza. Poi rivide quella scena: padre Maskell che le mostrava il cadavere di Suor Cathy abbandonato nel bosco: “Ecco che fine fa chi parla male degli altri” le disse.

    Lo scandalo
    Si presentò alla polizia per denunciare gli abusi e ciò che ricordava dell’omicidio. Un’inchiesta che la vedeva testimone anonima sotto il nome di ‘Jane Doe’ fece tremare le mura dell’Arcidiocesi di Baltimora, la prima giurisdizione cattolica del Paese. Altre vittime di abusi sessuali saltarono fuori dopo la denuncia della quarantenne. L’avvocato Teresa Lancaster, nelle carte dell’inchiesta indicata come ‘Jane Roe’, raccontò alla polizia gli abusi subiti dai preti quando era studentessa, aggiungendo un particolare decisivo: Suor Cathy aveva scoperto il segreto dei preti e aveva affrontato Maskell. Alla denuncia seguì una richiesta di risarcimento di 40 milioni di dollari a carico di Maskell e l’Arcidiocesi. Sean Caine, portavoce della circoscrizione vescovile, ammise che le accuse contro i sacerdoti erano “credibili”.

    Chi insabbiò l’omicidio?
    Ai tempi dell’omicidio Maskell era il cappellano della polizia della Contea di Baltimora, della Polizia di Stato del Maryland e della Guardia Nazionale del Maryland. Il fratello maggiore, l’agente di polizia Tommy Maskell, era stato ferito mentre cercava di fermare una rapina. È facile immaginare che il cappellano fratello di un poliziotto eroe all’epoca fosse stato trattato con riguardo dalla polizia locale. Nick Giangrasso, l’agente che si occupò del caso, dichiarerà in futuro di avere avuto la sensazione che il caso fosse stato insabbiato per proteggere la Chiesa.

    L’epilogo
    Le nuove indagini non ebbero conseguenze legali sui presunti responsabili degli abusi. Essendo stati denunciati a più di tre anni dai fatti, gli abusatori, secondo la legge del Meryland, non erano più punibili. Padre Magnus è morto nel 1988, molto prima che lo scandalo scoppiasse. Il reverendo Maskell, destituito dal sacerdozio dopo la denuncia, è morto nel 2001. Il suo DNA è stato recentemente confrontato con una traccia trovata su una sigaretta raccolta all’epoca sulla scena del ritrovamento del corpo, ma è risultato negativo.

    Oggi la polizia indaga sul possibile collegamento dell’omicidio di Suor Cathy con altri delitti avvenuti a Baltimora nello stesso periodo. La 20enne Joyce Malecki, venne trovato morta pochi giorni dopo la scomparsa di suor Cathy in un fiume vicino. La sua auto abbandonata fu ritrovata in una stazione di servizio a Odenton. Il 16 ottobre 1970, la 16enne Pamela Lynn Conyers scomparve dopo essere andata al centro commerciale Hurundale di Glen Burie. Quattro giorni dopo, il suo corpo fu trovato in un bosco del Maryland. Nel settembre 1971, Grace Elizabeth Montayne, studentessa cheerleader della Franklin Sr. High School fu trovata morta dietro al cimitero di Auburn di Westport, a Baltimora. Il caso è stato ripreso anche dalla serie-documentario prodotta da Netflix, The keepers.

    http://www.fanpage.it/suor-cathy-uccisa-dopo-aver-scoperto-lo-scandalo-dei-preti-pedofili/

  • Coro Ratisbona: monsignor Georg Ratzinger tornato in Germania

    Coro Ratisbona: monsignor Georg Ratzinger tornato in Germania

    Monsignor Georg Ratzinger è tornato in Germania. Il settimanale Chi pubblica, nel numero in edicola da mercoledì 26 luglio, le immagini del Papa emerito Benedetto XVI mentre saluta calorosamente dalla porta del monastero Mater Ecclesiae, dove vive, il fratello Georg che lascia il convento, interrompendo così la sua tradizionale vacanza a Roma, per rientrare in Germania.

    Il rientro in patria è probabilmente legato alle polemiche sul coro del Duomo di Ratisbona che Ratzinger ha diretto per 30 anni. Secondo un’indagine ufficiale, tra il 1945 e i primi anni Novanta, 547 bambini avrebbero subito abusi e maltrattamenti.

    Il fratello di Ratzinger, pur non essendo direttamente coinvolto nelle vicende denunciate, è accusato di aver saputo delle violenze ma di averle coperte. Lui però si è difeso sostenendo di aver lui stesso dato qualche schiaffo ma escludendo abusi. Nel rapporto redatto da un legale incaricato dal Vaticano si parlerebbe di maltrattamenti, punizioni corporali, privazioni della libertà ma anche abusi sessuali. Fra gli studenti però c’è stato chi ha riferito che ai quei tempi quel tipo di maltrattementi (esclusi ovviamente gli abusi sessuali) erano la regola in tutti gli istituiti religiosi dove le punizioni erano all’ordine del giorno e che quindi indagare oggi su certi metodi non avrebbe molto senso.
    Tuttavia lo scandalo è scoppiato e ora Georg Ratzinger  dovrà difendersi dalle accuse. Molti hanno letto dietro la storia del Coro di Ratisbona un attacco indiretto al Papa emerito che suo malgrado si trova a ricoprire sempre più spesso il ruolo dell’”anti-papa” visti anche i suoi ultimi interventi in difesa della dottrina che sono sembrati andare in senso diametralmente opposto allo “spirito bergogliano”.
  • Se un don sciupafemmine preoccupa più di un prete pedofilo

    Se un don sciupafemmine preoccupa più di un prete pedofilo

    La Chiesa cattolica ha troppo spesso chiuso gli occhi. Condannando più degli orchi i sacerdoti donnaioli perché rischiavano lo scandalo della paternità. Ma chi crede che il matrimonio per gli ordinati possa essere la soluzione, sbaglia.

    Matteo, nel suo Vangelo (18,6), cita una terribile frase di Gesù contro chi scandalizza i «piccoli»: meglio legarsi una macina di mulino al collo e sprofondare negli abissi del mare. Spesso gli esegeti ufficiali del sacro libro dicono che l’evangelista non necessariamente con quel «piccoli» intendeva i bambini e quindi sarebbe forzato voler legare la macina al collo dei pedofili. Il Papa nero o superiore generale dei gesuiti, il venezuelano Arturo Sosa Abascal, ha detto parlando genericamente di Vangelo che occorre «discernimento», come sempre ricorda Papa Bergoglio, e poi ai tempi di Gesù non c’erano registratori e quindi «bisognerebbe incominciare una bella riflessione su quanto ha detto veramente Gesù». Parole grosse.

    Difficile comunque convincere i “piccoli”, siano essi come dicono gli esegeti i piccoli nella fede, i mezzo cristiani o un terzo di cristiani, o i veri piccoli e le loro famiglie, che la macina non sia appropriata per i pedofili e in particolare per i preti pedofili. L’ultimo caso è quello che sfiora Georg Ratzinger, fratello del Papa emerito, monsignore e maestro di cappella e direttore per molti anni del coro del Duomo di Ratisbona, istituzione dove l’ultimo atto d’accusa sulla pedofilia sacerdotale parla di 67 casi in vari decenni. Ratzinger qualcosa sapeva, dice l’indagine commissionata dalla curia per fare chiarezza, ma non ha agito.

    Sono più di 30 anni che il binomio pedofilia-clero è entrato nelle cronache, da quando nel 1985 l’americano National Catholic Reporter di Kansas City, Missouri, uscì con la prima denuncia di casi ripetuti e dell’incapacità dei vescovi ad affrontare il problema. Dal 2004 al 2014 sono arrivati all’esame del Vaticano 3.400 casi. E i preti ridotti allo stato laicale sono stati numerosi, 384 negli ultimi due anni del pontificato di Papa Ratzinger, mentre i provvedimenti continuano.

    LA CRISI DELLE VOCAZIONI. Per chi conosce poco la Chiesa cattolica resta il dubbio che ci sia qualche lacuna nella formazione dei sacerdoti e che, in alcuni casi, questo possa portare a colpevoli devianze sessuali. Ma nella stragrande maggioranza dei seminari non c’è mai stata nessuna spontanea “educazione” alla morbosità. I dubbi per chi ha familiarità con l’ambiente sono di altro genere e riguardano alcuni principi che hanno governato la formazione del clero per secoli, e fino a pochissimi decenni fa. I pedofili che hanno fornito le cronache di tante tristi vicende erano i seminaristi di 50 o 40 o 30 anni fa. Oggi poi, con la scarsità paurosa in Europa di quelle che venivano definite vocazioni, non si sa neppure quali siano i principi di formazione del clero. I seminari minori (medie e ginnasio) sono chiusi da decenni e i maggiori (liceo e teologia) spesso sono stati costruiti per 200 seminaristi e ne hanno 20, di cui 10 magari di troppo perché sbandati in cerca di uno status.

    TRA CHIESA E MONDO. La Chiesa cattolica era, ed è ancora nonostante tutto, l’ultima teocrazia d’Occidente. In ogni diocesi e quindi in ogni seminario il vescovo era il rappresentante di Dio in terra, in quel lembo di terra. Lo è tutt’ora, soprattutto se ha ancora un seminario, e per i suoi seminaristi. Al seminarista veniva insegnato che esistevano due realtà, la Chiesa prediletta da Dio e “il mondo” irto di insidie. Nel mondo occorreva muoversi, dopo esserne stati tenuti al riparo in seminario per lunghi anni, per salvarlo. La realtà femminile restava, più che un mistero, una terra incognita. Alle visite domenicali ai seminaristi erano gradite le mamme, ovviamente, ma non quelle graziose e tantomeno le sorelle formose. La mamma, in fondo l’unica figura femminile concepibile, doveva essere l’immagine del ruolo sofferente di Maria.

    OBBEDIENZA LASCIAPASSARE. La virtù di gran lunga prediletta dai superiori era l’obbedienza. Non di rado, va detto, si trattava di persone di ottimo livello umano e culturale, ma non certo tutti. I più obbedienti, i più ligi al vescovo, i più ossequienti, erano in genere i peggiori, e i più ignoranti, ma i più potenti. Il rendimento scolastico veniva dopo, e la promozione negli esami interni non si negava a nessuno. Pio, ligio, obbediente, entusiasta e rispettoso: questo il buon seminarista. Poi, a 23 o 24 anni l’ordinazione sacerdotale, tutto cambiava, dal refettorio dei seminaristi si passava a quello dei superiori, e si aprivano le porte del “mondo”, dove i più entravano come pulcini bagnati fuori dalla stoppa.

    Che cosa è cambiato oggi? I seminaristi sono quattro gatti, e non solo in Italia: l’intera Francia ha ordinato l’anno scorso 84 preti. Nessuna “professione” è geriatrica come quella del clero cattolico nei nostri Paesi. Le nuove leve hanno trattamenti d’emergenza. Oggi si diventa preti senza studi classici, per quanto rabberciati, senza latino, lasciamo perdere il greco prima lingua della cristianità, con una teologia più che approssimativa, perché valli appenniniche o prealpine che hanno otto chiese e avevano otto parroci oggi ne hanno uno solo, se ce l’hanno, e ci sono tra l’altro grossi beni immobiliari dal salvaguardare e amministrare. La liturgia ormai è altra cosa. D’altro canto chi si fa prete con retta intenzione conosce abbastanza il “mondo”, ne fa parte, vive in simbiosi, e se armato di fede profonda e tanta generosità è meno estraneo al terreno che dovrà poi praticare.

    ATTENTI AL DON SCIUPAFEMMINE. Molti vescovi e sacerdoti con responsabilità su vari confratelli sono stati accusati di avere taciuto, non avere agito tempestivamente su casi di pedofilia, che in genere riguardava bambini o ragazzini di sesso maschile, ma non sempre. Chi ha qualche esperienza di curie vescovili ha sempre avuto la sensazione che la gerarchia si preoccupasse più per un parroco che notoriamente “curava” troppo alcune signore e signorine del suo gregge che non per un sacerdote troppo suadente verso qualche bambino, o bambina. In genere il vescovo interveniva, di fronte a forti sospetti o fatti concreti, allontanando, ma raramente denunciando. Mentre il parroco sciupafemmine veniva più prontamente redarguito e punito, come disonore per tutto il clero. La realtà era che lo sciupafemmine poteva mettere incinta qualche parrocchiana, di interruzione della gravidanza naturalmente non si poteva parlare, e il figlio del prete era un problema per tutta la diocesi. Si dice in genere che la soluzione sarebbe il matrimonio. Ma non è che un potenziale molestatore di bambini sia un buon marito. Né è provato che un buon marito possa essere anche un buon prete.

    http://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2017/07/23/se-un-don-sciupafemmine-preoccupa-piu-di-un-prete-pedofilo/212373/

  • Coro di Ratisbona.Mario Adinolfi attacca i bambini stuprati: “Vergognatevi”

    Coro di Ratisbona.Mario Adinolfi attacca i bambini stuprati: “Vergognatevi”

    L-M.- Sono almeno 547 i bambini che abusati, ma potrebbero essere addirittura 700.

    E’ quanto emerge sugli orrori perpetrati sui minori che frequentavano il coro di Ratisbona, eppure c’è chi pur di difendere il fratello del papa Emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, non esita a scagliarsi contro le piccole vittime.

    Si tratta dell’integralista ultracattolico Mario Adinolfi che accusa i ragazzini di non aver taciuto le violenze subite.

    Il leader del Popolo della Famiglia è arrivato a pubblicare su Facebook.

    “A scuola mi capitò di prendere qualche schiaffo. Li prese pure mia sorella. Per otto anni sono stato formato in una scuola cattolica tra il 1982 e il 1990 Era una scuola molto dura e nei decenni precedenti lo era stata ancora di più. La formazione che garantiva era di assoluta eccellenza, ma si doveva studiare come matti e i prof erano severissimi. Tre sezioni di medie diventavano una sola sezione di liceo, dove partimmo in 36 nel 1986 e arrivammo all’esame di maturità in 16, 7 dei quali si diplomarono con il massimo dei voti.

    Qualcuno potrebbe ricordare quegli anni come “un inferno’ e sono certo che un magistrato solerte del 2017 troverebbe centinaia di ragazzi “vittime di violenze” tra quelli passati in mezzo secolo nella mia scuola. A Ratisbona hanno fatto questo gioco. Gioco sporco e anche un po vile, per macchiare la Chiesa e indirettamente Papa Benedetto XVI. Devono vergognarsi”.

    Inumana ferocia e atroci violenze ricondotte a metodi e percorsi educativi.

    Forse l’etica di Adinolfi non gli permette di individuare i gravissimi reati penali che hanno segnato per sempre centinaia e centinaia di bambini.

    Adinolfi scade nel negazionismo più abbietto, provando a negare che siano mai stati commessi reati sessuali.

    C’è da auspicare l’intervento dell’autorità giudiziaria e dei servizi sociali, che possano interessarsi sui metodi educativi di un padre che condivide percorsi fondati sulla violenza fisica e sul terrore psicologico, sistematicamente esercitati dai preti del duomo di Ratisbona.

    http://www.articolotre.com/2017/07/coro-di-ratisbona-mario-adinolfi-attacca-i-bambini-stuprati-vergognatevi/

  • Perché tanti preti sono pedofili?

    Perché tanti preti sono pedofili?

    Abbiamo tutti appreso dalle cronache che tra il 1945 e gli inizi degli anni ‘90 sono almeno 547 i bambini abusati nel coro del Duomo di Ratisbona, il più antico coro di voci bianche del mondo, diretto per trent’anni dal fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger.

    A fornire il dato sconcertante è stato l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di far luce sull’ennesimo scandalo che pone seri dubbi sull’attendibilità morale delle autorità religiose. In un documento, egli afferma che, in quel lungo periodo, bambini e ragazzi subirono numerose violenze corporali e ben 67 violenze sessuali. L’indagine ha permesso di identificare 49 responsabili, che, tuttavia, non saranno passibili di processo, essendo, i reati, prescritti. Weber aveva già riferito, in un precedente rapporto del 2016, di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo.

    Nel rapporto del legale si attribuisce all’ex direttore del coro, Georg Ratzinger, delle corresponsabilità. In pratica, gli viene rinfacciato di aver fatto finta di non vedere, e di non essere intervenuto nonostante fosse al corrente di tutto quanto succedeva. Per decenni, secondo il rapporto, vigeva un “sistema della paura” e una “atmosfera infernale” che proibiva ai bambini del coro tedesco di ribellarsi alle violenze.

    “Le vittime – si legge nel rapporto sulla vicenda – hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l’inferno e come un campo di concentramento. Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della loro vita, caratterizzato da paura e violenza”.

    Al di là di ogni atteggiamento di rabbia e ripugnanza, ci si potrebbe domandare come mai la Chiesa non abbia mai chiarito perché fare il prete non impedisca, o perlomeno non attenui queste sciolte e raccapriccianti tendenze che, sia ben chiaro, sono da considerarsi veri e propri crimini e non peccatucci di ordine veniale. Coloro che celebrano la verità divina e si proclamano difensori di inconsapevoli embrioni e di vite ridotte all’insopportabile stato di sofferenza, sempre pronti a moralizzare su tutto e tutti, dovrebbero adottare un comportamento esemplare, dare esempio di rettitudine e dimostrare quantomeno un minimo di coerenza con quello che vanno predicando. A quanto pare, così non è.

    Dunque, perché tanti preti diventano pedofili? La risposta, che deve provenire necessariamente da specialisti del settore, attrezzati per indagare un processo psichico, si fa attendere da ormai, troppo tempo. Tra i motivi, si tenderebbe a escludere il celibato forzato, giacché se una tale condizione diventasse insopportabile per il religioso, potrebbe sempre rifugiarsi nella sessualità adulta, più o meno clandestina, naturalmente. Una cosa è certa: il prete pedofilo ha dei grossi conflitti da risolvere con la propria identità e la propria sessualità, e dovrebbe, pertanto, essere valutato come un qualsiasi individuo psichicamente problematico e finanche socialmente pericoloso, laddove esistano i presupposti scientifici per decretarne la dannosità.

    La pedofilia è, comunque, un fenomeno estremamente complesso, oltre che diffuso. Pertanto, da indagare e debellare quanto più è possibile. Resta sintomatico come in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili, in generale, non si curino di nascondere particolarmente i propri perversi comportamenti, come se nel loro delirio di onnipotenza prediligessero contare sulla paura e l’omertà delle proprie vittime.

    Vi è una cosa che, più di tutte, non comprendo, però. Perché mai i preti pedofili, una volta scoperti, non vengono mai espulsi dalla Chiesa e non si vieta loro il sacerdozio, a differenza dei preti colti in flagranza nella relazione con una donna? Quale meccanismo di giudizio si scatena in questi casi? Se il prete va con una donna, lo si condanna perché va col diavolo, se, invece, abusa di un bambino esprime un significato cattolico che ai laici e agli atei non è dato riconoscere?

    http://www.lettera43.it/it/blog/larco-di-ulisse/2017/07/20/perche-tanti-preti-sono-pedofili/4834/

  • Georg Ratzinger: “Non avevo capito che c’erano abusi sessualiˮ

    Georg Ratzinger: “Non avevo capito che c’erano abusi sessualiˮ

    Questo ha dichiarato il fratello di Benedetto XVI quando è stato ascoltato durante l’inchiesta promossa dalla diocesi di Ratisbona.

    «Non avevo capito che c’erano abusi di carattere sessuale». Questo ha dichiarato Georg Ratzinger, il fratello del Papa emerito Benedetto XVI, quando è stato ascoltato durante l’inchiesta sugli abusi avvenuti sui piccoli cantori del Duomo di Ratisbona dal dopoguerra fino ai primi anni Novanta. È stata la diocesi, e dunque la stessa Chiesa cattolica a promuovere e a finanziare un’indagine indipendente, favorendo anche la possibilità per le vittime di testimoniare in forma anonima. Lo Stato tedesco infatti non era più tenuto a indagare su crimini ormai coperti dalla prescrizione..

    Il risultato, un solido rapporto di 440 pagine presentato dall’avvocato Ulrich Weber, com’è noto ha reso noti numeri impressionanti: 547 bambini vittime di abusi, 67 dei quali sono stati molestati sessualmente. I nomi di alcuni abusatori, nel frattempo morti, erano già noti. Fatti che non possono essere certo sottovalutati o minimizzati, pur ricordando il contesto e cioè che per decenni le punizioni corporali erano diffuse in tutte le scuole del Paese.

    I racconti di alcune delle vittime sono raccapriccianti, perché parlano sia dell’abuso di mezzi di correzione ma anche di maltrattamenti al limite del sadismo e di veri e propri abusi sessuali a ripetizione, avvenuti nella scuola e nel convitto dove erano alloggiati i «passerotti del Duomo». Descrivono di pestaggi a sangue da parte degli stessi soggetti autori delle molestie sessuali: per questo l’avvocato Weber ha ipotizzato che i molestatori si eccitassero picchiando i ragazzini.

    Come e perché c’entra monsignor Georg Ratzinger, oggi novantreenne, in tutto questo? Il fratello di Benedetto XVI ha diretto il coro per trent’anni, dal 1964 al 1994. Dal rapporto sembra di capire, ma per questioni di privacy non è così esplicito, che gli abusi sessuali più gravi siano avvenuti negli anni Cinquanta, quando lui ancora non c’era. Monsignor Georg nel corso della sua trentennale attività di direttore ha assestato schiaffoni ad alcuni dei ragazzi e per questo ha chiesto pubblicamente scusa già sette anni fa. Non è mai stato neanche sfiorato dall’accusa di aver molestato in alcun modo i «passerotti» del Duomo. Viene però tirato in ballo perché qualcuno ha raccontato di aver parlato con lui di ciò che avveniva nella scuola.

    I nomi non sono citati per esteso, ma è evidente che quando nel rapporto si parla del «direttore del coro R.» il riferimento è al fratello del Papa emerito. In quelle pagine si sostiene che monsignor Georg avrebbe potuto dare qualche impulso a un’indagine e dunque far sì che i colpevoli venissero individuati e assicurati alla giustizia molti anni fa. Si afferma (p. 381 del rapporto) che Ratzinger era «un po’ chiuso nel suo interesse per gli aspetti musicali» e quando è venuto a conoscenza di queste voci le ha di fatto sottovalutate. Alcune notizie sarebbero arrivate all’orecchio di Georg Ratzinger già nel 1969, poi nel 1978 e infine nel 1989. Nel rapporto si osserva che «non risulta» un intervento presso le persone autorevoli con e quali Georg era in contatto, un’allusione al fratello arcivescovo e cardinale, e allo stesso vescovo di Ratisbona.

    In un’altra pagina del rapporto (380, nota 2495) si conferma che è stata raccolta la testimonianza del fratello del Papa emerito. Georg ha dichiarato di essere stato a conoscenza di abusi di mezzi di correzione, ma non di abusi sessuali: «Non avevo capito che c’erano abusi di carattere sessuale». È la posizione che già nel 2010 aveva pubblicamente manifestato in alcune interviste.

    «Avendo seguito, anche in qualità di esperto, diversi processi relativi a casi di pedofilia – spiega a La Stampa il sociologo Massimo Introvigne – non trovo sorprendente che, ricordando fatti avvenuti in alcuni casi quasi cinquant’anni fa, le vittime e monsignor Ratzinger ne abbiano memorie diverse. Non significa che qualcuno menta: non solo la memoria è selettiva e influenzata dalle emozioni, ma quello che – tanto più negli anni 1960 – un ragazzo poteva raccontare non aveva certamente la precisione di una denuncia in una causa in tribunale. I ragazzi potrebbero avere fatto delle allusioni più o meno precise, che Georg Ratzinger interpretò come riferite a semplici maltrattamenti e non ad abusi di natura sessuale».

    http://www.lastampa.it/2017/07/20/vaticaninsider/ita/news/georg-ratzinger-non-avevo-capito-che-cerano-abusi-sessuali-gK0pS1adzKr3RuoTGhDU1O/pagina.html