Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: frate

  • Cile, diffusa una lista di sacerdoti accusati di abusi

    Cile, diffusa una lista di sacerdoti accusati di abusi

    Un gruppo di monitoraggio con base negli Usa ha compilato una database con 80 nomi di religiosi colpevoli di violenze sessuali a pochi giorni dall’arrivo del Papa nel paese

    Circa 80 sacerdoti cattolici sono stati accusati di abusi sessuali dal 2000 in Cile. Ad affermarlo è un gruppo di monitoraggio con base negli Usa pochi giorni prima della visita di Papa Francesco nel paese sudamericano, in programma dal 15 al 18 gennaio.

    BishopAccountability.org ha compilato un database di religiosi accusati pubblicamente di abusi sessuali contro i minori, usando le informazioni arrivate dai tribunali e dai media.

    Il gruppo ha affermato che la sua lista rappresenta, in realtà, «una frazione del numero totale di sacerdoti accusati che sarebbero noti se i leader della Chiesa in Cile avessero dovuto darne denuncia alla giustizia, se il sistema legale permettesse alle vittime più tempo per presentare denuncia penale e civile o se le diocesi e gli ordini religiosi fossero indagati dalle procure o da commissioni statali».

    Un’eccezione è rappresentata dai Fratelli Maristi cileni che hanno invece ammesso pubblicamente di aver taciuto riguardo a decine di casi di violenze sessuali avvenuti per anni in diverse scuole gestite dalla Congregazione da parte di sette membri. I quali non erano mai stati denunciati «perché questo cose non si ventilavano, né all’interno né all’esterno».

    Un atteggiamento lodato dal cardinale arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati, che ha detto: «Sono contento che abbiano preso sul serio quello che per loro è stato un avvenimento triste, e auspico che ora facciano le cose per bene. La verità ci fa sempre liberi».

    La lista diffusa da BishopAccountability.org include il religioso cileno Fernando Karadima, accusato di aver commesso abusi nei confronti di bambini nel 2010 e condannato dal Vaticano (ma non dal Cile). Tra i sacerdoti stranieri indicati ci sono anche l’irlandese Jeremiah Healy, il gesuita statunitente H. Cornell Bradley e il reverendo filippino Richard Joey Aguinaldo.

    http://www.lastampa.it/2018/01/11/vaticaninsider/ita/nel-mondo/cile-diffusa-una-lista-di-sacerdoti-accusati-di-abusi-cOzSzSNgpKyma1G9zpzm7K/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Prete svizzero condannato per abusi sessuali

    Prete svizzero condannato per abusi sessuali

    La Corte d’Appello di Bruxelles ha inflitto 5 anni di reclusione all’uomo per i fatti commessi su un giovane ospitato nell’internato della Confraternita S. Pio X

    BRUXELLES – Cinque anni di reclusione, in parte a beneficio della condizionale. È la condanna inflitta oggi dalla Corte di appello di Bruxelles a un prete svizzero per abusi sessuali commessi su un giovane ospitato nell’internato della Confraternita S. Pio X ubicata nella capitale belga.

    La sentenza ribalta l’assoluzione pronunciata nel processo di prima istanza. Il religioso ha sempre proclamato la sua innocenza. Oggi, il condannato non si è presentato in tribunale adducendo quale motivo un malore e il susseguente ricovero in ospedale, come riportato dalla sua legale.

    Questa volta i giudici della corte d’appello hanno dato ragione all’accusa che chiedeva cinque anni di reclusione, con parziale beneficio della condizionale (due anni). I fatti risalgono al 2010-2011; la vittima aveva all’epoca meno di sedici anni. Per due fatti simili accaduti sempre nell’internato, l’uomo è stato assolto per mancanza di prove.

    Il religioso era già sospettato in Svizzera per fatti analoghi. Un tribunale ecclesiastico lo aveva assolto nel 2006, imponendogli però di non avere più contatti con bambini per dieci anni.

    http://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1229108/prete-svizzero-condannato-per-abusi-sessuali

  • Abusi su minori in Australia, dal clero ‘un fallimento straordinario’

    Abusi su minori in Australia, dal clero ‘un fallimento straordinario’

    Il desiderio di evitare scandali e di proteggere la reputazione della chiesa cattolica ha condotto a un “fallimento straordinario” nel proteggere i minorenni vittime di abusi da parte del clero nelle diocesi di Ballarat e di Melbourne, nello stato australiano di Victoria. Lo afferma un rapporto della Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori, secondo il quale le due diocesi hanno mancato di rispondere adeguatamente a denunce di abusi sessuali su minori, nel corso di almeno tre decenni. La risposta delle diocesi “ha anche rivelato una tendenza a trattare le lamentele o asserzioni in modo sprezzante e a favore del sacerdote che era l’oggetto delle asserzioni”. In seguito a lamentele, i sacerdoti venivano spesso trasferiti in altre parrocchie, dove commettevano nuovi abusi, dichiara il rapporto.

    La Commissione ha ascoltato testimonianze sia da vittime sia da trasgressori, fra i quali il vescovo di Ballarat Ronald Mulkearns, poi deceduto e dal cardinale George Pell, che serviva da sacerdote nella diocesi di Ballarat ed è ora in attesa di giudizio egli stesso per multiple accuse ’storiche’ di abusi sessuali a minori risalenti alla fine degli anni 1970. La Commissione ha anche esaminato gli abusi perpetrati da Fratelli Cristiani che gestivano sei scuole elementari e medie nella diocesi di Ballarat. Fra questi sono stati condannati per pedofilia cinque religiosi che insegnavano in due delle scuole.

    https://www.laregione.ch/articolo/abusi-su-minori-in-australia-dal-clero-un-fallimento-straordinario/58120

  • Sensualità, erotismo e dintorni Società, Istituzioni “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella Repubblica di Venezia”. Giovedì alle “Conversazioni in Taverna” di Liberal Belluno, la presentazione del libro di Sante Rossetto

    Sensualità, erotismo e dintorni Società, Istituzioni “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella Repubblica di Venezia”. Giovedì alle “Conversazioni in Taverna” di Liberal Belluno, la presentazione del libro di Sante Rossetto

    Appuntamento provocatorio quello che giovedì 30 novembre, alle 18.30, propone Liberal Belluno per le “Conversazioni in Taverna”. Ospite della serata il giornalista e storico Sante Rossetto che, con l’intervento del prof. Andrea Basile, parlerà del suo ultimo libro “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella repubblica di Venezia”, edito da Canova.

    Il volume analizza i casi di criminalità ecclesiastica dalla metà del Cinquecento ai primi decenni del Settecento. L’autore ha consultato decine di volumi delle sentenze penali emanate dai giudici dell’epoca nei confronti di ecclesiastici coinvolti in azioni criminose.
    Il cattivo comportamento del clero dell’epoca, dai massimi agli infimi gradi, era ben conosciuto ai fedeli e alle autorità che spesso dovevano giudicare crimini e reati compiuti da preti e frati (non suore che erano sottoposte alla autorità vescovile). Il podestà trevigiano era competente, su delega del consiglio dei Dieci, su tutte le podesterie della “Trevigiana” che comprendeva anche la Mestrina e Noale, su Belluno, Feltre, Bassano e Sacile. Sono circa trecento i religiosi finiti davanti ad un giudice per i reati più diversi. Va osservato che soltanto una parte minima finiva in tribunale perché le controversie si componevano prima o con il pagamento alle vittime, quasi sempre poveracci che tacevano per qualche ducato, o con le minacce o per il timore di affrontare persone da cui avevano soltanto da perdere.
    Anche i bellunesi hanno offerto il loro contributo nelle malefatte. Nel 1646 un frate agostiniano da Feltre che, a Vas, sta tentando di violentare una bambina di nemmeno otto anni sola in casa. Anni sessanta del Seicento a Riva d’Agordo. Lucietta, in assenza del marito che lavora a Venezia, è sedotta dal curato. Dall’incontro nasce una figlia che viene uccisa, ma il delitto è scoperto. Nonostante il perdono del marito il prete è bandito per 15 anni dallo Stato veneto e la donna condannata all’ergastolo.
    Storia uguale nel primo decennio del Settecento a S. Vito di Cadore. Antonia, sola perché il marito lavora nella capitale, cede alle avances del prete. Risultato: uccide il figlioletto e deve fuggire con il sacerdote entrambi condannati al bando perpetuo dalla Serenissima.
    I cattivi comportamenti continuano con altri episodi in pieno centro cittadino, a Feltre e ad Alano.
    Uno studio che mette in rilievo le condizioni sociali nello Stato veneto negli ultimi due secoli della sua esistenza. Con un clero troppo numeroso (circa un religioso ogni 150 fedeli) alla ricerca di mezzi di sostentamento, privo quasi sempre di vocazione, dedito ai propri interessi, incurante spesso della cura delle anime. E fu proprio questa situazione una delle condizioni che portarono al desiderio di una Chiesa rinnovata “nel capo e nelle membra” da cui scaturì il concilio di Trento, i cui insegnamenti, tuttavia, furono applicati molto lentamente. Una serata che non annoierà il pubblico.

    “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella Repubblica di Venezia”. Giovedì alle “Conversazioni in Taverna” di Liberal Belluno, la presentazione del libro di Sante Rossetto

  • “Abusò di tre bambini della parrocchia”. Definitiva la condanna per don Elice

    “Abusò di tre bambini della parrocchia”. Definitiva la condanna per don Elice

    Per quattro anni ha abusato di tre bambini della sua parrocchia. Tutto cominciò al pellegrinaggio a Medjugorje. I piccoli avevano 9,11 e 13 anni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per don Roberto Elice, a sei anni e quattro mesi. Fino al novembre 2014, il sacerdote era il parroco della Chiesa Maria Santissima Assunta di via Perpignano. Pesante la contestazione che gli è stata mossa, ribadita dall’avvocato Antonella Arcoleo, che si è costituita parte civile in rappresentanza di uno dei minori.

    Già nell’ottobre 2014, don Roberto aveva informato dei suoi problemi la Curia, il cardinale Paolo Romeo lo aveva subito sostituito, evidentemente cogliendo la gravità della situazione. Ma nessuna segnalazione, nessuna denuncia, è mai partita dal Palazzo Arcivescovile in direzione della procura, che già indagava sul sacerdote dal mese di aprile del 2014, da quando una donna, la mamma dei fratellini di 9 e 11 anni, aveva raccolto il drammatico racconto di uno di loro. Mesi difficili per i poliziotti della sezione minori della squadra mobile, che cercavano riscontri al racconto dei fratellini. Scavando nelle

    ferite di quella parrocchia, i poliziotti, dopo i due fratellini, hanno scoperto che pure un altro ragazzino aveva subito. Oggi è maggiorenne. La sua deposizione ha aperto un altro scenario drammatico. Don Roberto gli aveva regalato un telefonino per comprare il suo silenzio.

    “Una scelta coraggiosa – dice l’avvocato Arcoleo – è stata quella dei genitori che si sono costituiti parte civile. Una scelta di grande forza, per arrivare alla verità”.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/11/15/news/_abuso_tre_bambini_della_parrocchia_definitiva_la_condanna_per_don_elice-181209486/?refresh_ce

  • Pedofili, gli Ordini religiosi a congresso: «Nessun obbligo di denuncia alla magistratura»

    Pedofili, gli Ordini religiosi a congresso: «Nessun obbligo di denuncia alla magistratura»

    di Franca Giansoldati. Città del Vaticano – Esistono segnali di allarme per riconoscere e individuare frati o monaci pedofili nei monasteri prima che possano fare del male all’esterno? I pedofili si possono curare? E come comportarsi con l’autorità giudiziaria di fronte a notizie di abusi? Francescani, domenicani, gesuiti, camilliani, salesiani, per citare solo gli ordini maggiori, hanno affrontato pubblicamente la piaga della pedofilia che spesso si annida tra le comunità dei consacrati, mettendo a fuoco ogni possibile aspetto del problema durante la conferenza dei Superiori Maggiori che riunisce 120 “provinciali” (cioè i superiori maggiori degli Istituti religiosi) in rappresentanza dei 19.005 religiosi italiani.

    Uno dei problemi principali che ha catturato maggiore attenzione è come riuscire a captare i segnali di allarme. Gli esperti chiamati a parlare alla 57ma Assemblea generale in corso a Salerno hanno invitato a fare attenzione ai comportamenti che sconfinano nell’area della illegalità (gestione del denaro, abuso di sostanze stupefacenti, frequentazione di ambienti ambigui). La carriera di un pedofilo del resto è graduale e spesso inizia proprio con episodi legati alla pedopornografia. In ogni caso secondo i medici è difficile che i soggetti borderline guariscano da questa «strutturazione psichica, a volte si possono solo contenere le manifestazioni patologiche». In tal caso diventa difficile affidare al frate pedofilo un altro incarico ministeriale in una situazione protetta. Naturalmente gli psicologi suggeriscono ai responsabili degli ordini religiosi di «valutare anche il rischio da parte della opinione pubblica. In tal caso si esporrebbe il sacerdote pedofilo ad altre sofferenze personali. Nei casi più gravi non è assolutamente conveniente affidare alcun incarico ministeriale».  Gli esperti chiamati a parlare al congresso hanno fatto anche presente che in «Italia il cittadino non è tenuto a denunciare alla polizia o alla magistratura l’abuso sessuale. L’obbligo nell’ordinamento prevede solo alcuni reati, ma non c’è la pedofilia».  Come dire che non sono affatto vincolati alla denuncia, cosa che invece viene suggerito di fare alle vittime.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/pedofilia_ordini_religiosi_vaticano_chiesa_magistratura_pedofili_denuncia_abusi-3351841.html

  • Un’altra accusa per don Lucio Gatti: violenze e maltrattamenti nelle sue case-accoglienza

    Un’altra accusa per don Lucio Gatti: violenze e maltrattamenti nelle sue case-accoglienza

    “A 12 anni, io sfruttato e abusato”. La querela di un ex-ospite infanga il nome delle comunità umbre.

    Una nuova e terribile accusa pesa sulle spalle di don Lucio Gatti che, fino a poco tempo fa, gestiva il centro Caritas di san Fatucchio, nel perugino. Già nel gennaio del 2014, il parroco ha patteggiato due anni con pena sospesa per molestie sessuali ai danni di alcuni giovani ospiti nelle comunità da lui seguite; ora, il racconto choc dell’ennesima presunta violenza, cristallizzata in una querela depositata in procura dal legale del soggetto coinvolto, l’avvocato Cristiano Baroni di Rete l’Abuso. Il giovane ripercorre, attraverso il dettagliato racconto che ha esposto davanti alle Forze dell’Ordine, il calvario vissuto all’interno delle comunità, ad appena 12 anni; molestie sessuali e sfruttamento lavorativo avrebbero scandito non solo la sua vita, ma anche le interminabili e dolorose giornate di tutti gli altri ospiti.

    Secondo la testimonianza del giovane, le violenze e lo sfruttamento sarebbero state la norma nelle strutture di accoglienza del prete umbro; raccolte nero su bianco, chi narra è ancora un ragazzino all’epoca dei fatti. E’ il 2004, infatti, quando don Lucio pare gli metta per la prima volta occhi e mani addosso: i servizi sociali, su richiesta della madre del giovane, si sono appena accordati con la san Fatucchio per inserirlo in comunità. All’inizio, si parla solo di periodo scolastico, e tutto pare filare liscio; nel 2008, però, quando l’ospite ha già 16 anni, viene trasferito nella casa-accoglienza della parrocchia di santa Maria Maddalena, a Cenerente, il cui parroco era proprio don Lucio che lo accoglie nonostante quella sia una comunità di persone adulte, non riservata ai minori e composta prevalentemente da tossicodipendenti, elementi con disturbi psichiatrici e problemi giudiziari.

    “Qui, ognuno ha l’obbligato a condividere tutto, anche gli indumenti intimi” viene spiegato al ragazzo e lui, controvoglia, ubbidisce. Ubbidisce anche quando gli vendono imposti gli orari cadenzati della giornata. Delle giornate: tutte uguali. “Lavori pesanti” denuncia il giovane, ormai 25enne “che andavano da quelli di muratura per manutentare l’edificio della casa-famiglia, alla raccolta delle olive, fino al facchinaggio pesante”. Tutti lavori che occupavano, indistintamente, maggiorenni e minorenni, per non parlare della totale assenza dei ben che minimi requisiti di sicurezza e senza alcun tipo di protezione idonea. “E poi, c’era la preghiera: obbligatoria.” continua l’ospite “Dalle 18.30 alle 19.30 avevamo una pausa per lavarci poi dovevamo dedicarsi, dalle 19.30 alle 20 a sessioni di preghiera. Dopo c’era la cena e non si andava a letto prima delle 23: prima, però eravamo sempre sottoposti a urla, insulti e prediche”. Nella denuncia del ragazzo, anche pochi i contatti con la madre, sempre estremamente limitati nel corso della sua lunga permanenza all’interno delle comunità; fra gli ospiti, racconta sempre il nostro contatto, ormai adulto, pare ci sia stato anche chi gli avrebbe consigliato di “stare attento”.

    Don Lucio è considerato da molti soggetti di San Fatucchio come una guida, un fratello; per il nostro giovane, un padre premuroso. Quando viene selezionato, lui e pochi altri ragazzi, per entrare a far parte di una squadra addetta alle pulizie in parrocchia, lui ne è entusiasta; è il suo momento per avere un poco più di libertà e per dimostrare il suo valore, propri agli occhi del sacerdote. Ma proprio quel padre, sempre secondo la querela depositata in Procura, lo avrebbe invitato a sdraiarsi con lui sul letto e poi lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime; inoltre, un altro ragazzo ospite della comunità avrebbe abusato di lui, solo qualche mese più tardi. Il giovane, quindi, racconta di vari spostamenti nelle strutture fra Spoleto a Foligno, avvenuti senza motivi apparenti e sempre con grande rapidità; nella sua ultima casa-accoglienza, arrivato distrutto e turbato dagli eventi, il ragazzo sarebbe stato sedato per mano dei responsabili della struttura che gli avrebbero somministrato dei farmaci calmanti contro la sua volontà.

    http://www.periodicodaily.com/2017/11/02/unaltra-accusa-per-don-lucio-gatti-violenze-e-maltrattamenti-nelle-sue-case-accoglienza/

  • “Bimba abusata all’oratorio”. Ma l’indagato “non è pericoloso socialmente”

    “Bimba abusata all’oratorio”. Ma l’indagato “non è pericoloso socialmente”

    Dire che il caso fosse spinoso è dire poco. Un uomo sui 55 anni, factotum di una parrocchia e dell’oratorio – situato nel territorio comunale di Rovigo – accusato di avere palpeggiato una bimba di nove anni. Una accusa che però non ha retto il vaglio dell’udienza preliminare, conclusa con un proscioglimento. Il 55enne soffrirebbe, in parole povere, di un ritardo che non lo renderebbe in grado di partecipare al processo e in ogni caso non sarebbe pericoloso socialmente, secondo le conclusioni del consulente.

    Rovigo – Non è in grado di partecipare a un processo, viste le sue condizioni psichiche e comunque non è pericoloso socialmente. Queste le conclusioni rassegnate dal consulente, la cui relazione ha costituito uno snodo cardine dell’udienza preliminare celebrata mercoledì 25 ottobre di fronte al giudice Alessandra Martinelli. E’ arrivato il proscioglimento pieno per l’uomo, sui 55 anni, una specie di factotum di una parrocchia, accusato di avere palpeggiato una bimba di nove anni. I fatti risalirebbero allo scorso giugno 2016.

    Tutto sarebbe avvenuto durante una festa di compleanno, al secondo piano dell’oratorio di una chiesa del territorio comunale di Rovigo, dopo avere allontanato il fratello della bimba, del quale si stava celebrando il compleanno. “Vai di sotto a prendere una sedia”, avrebbe detto al ragazzino l’uomo sui 55 anni, una presenza fissa o quasi, in parrocchia, tanto da avere le chiavi, sempre pronto a dare una mano, ad aiutare il parroco nei lavoretti. Poi, avrebbe preso in braccio la bambina, di otto anni, avrebbe mimato l’atto sessuale con lei, infine la avrebbe condotta in bagno e le avrebbe abbassato gli abiti e la avrebbe palpeggiata nelle parti intime.

    All’epoca dei fatti, vi sarebbe stato anche un intervento delle Volanti, dal momento che la madre, salendo al secondo piano dell’oratorio, dove era in corso la festa di compleanno della piccola, insospettita dal fatto di avere visto scendere il figlio, avrebbe avuto una discussione con l’uomo, tanto da richiedere poi l’intervento delle forze dell’ordine.

    Uno shock, per la donna, tanto da venire visitata in ospedale per lo stato di forte agitazione. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il giudice per le indagini preliminari avrebbe prima disposto, sull’imputato, difeso dall’avvocato Sandra Passadore, una consulenza per capire le sue condizioni psichiche. E il responso sarebbe stato decisamente tranciante: sostanziale incapacità di intendere e volere, ridotta capacità di stare in processo. E, soprattutto, mancanza di pericolosità sociale.

    Gli avvocati Paolo Guidorzi e Sebastiano Casolino, che seguivano, costituiti parte civile, la piccola e i genitori, avevano chiesto comunque che venisse emessa una misura interdittiva per impedire all’uomo di continuare a vivere l’ambiente dell”oratorio e della parrocchia, ma non è stata concessa. E’ arrivato un proscioglimento pieno, chiesto anche dalla Procura, all’esito della consulenza. I due avvocati ora valuteranno la possibilità di una azione civile, sulla quale comunque peserebbe molto la dichiarazione di assenza di pericolosità sociale.

    Soddisfazione della difesa. “Vorrei sottolineare come tutto il personale e i volontari della parrocchia abbiano sempre preso le difese del mio assistito, chiedendo al parroco di non impedirgli di andare a prestare la propria attività di sempre. Evidentemente, conoscendolo bene, potevano apprezzarne la assenza assoluta di pericolosità. Sono contenta sia stata restituita un po’ di serenità a questo ‘bambinone’. Perché questo é, un bambinone innocuo”.

    http://www.rovigooggi.it/articolo/2017-10-25/bimba-abusata-all-oratorio-ma-l-indagato-non-e-pericoloso-socialmente/#.WfLETGi0O71

  • Mi chiamo Francesco (Anna Pia Fantoni)

    Mi chiamo Francesco (Anna Pia Fantoni)

    Un filo apparentemente sottile tra due persone unite nelle stesse battaglie, un filo che si rivela un un forte legame nato dalla drammaticità di due distinte storie.

    Un racconto di Anna Pia Fantoni per Francesco Zanardi, colui che chiama fratello, non di sangue ma è quello che conta di meno.


    Mi chiamo Francesco

    Mi chiamo Francesco e sono un sopravvissuto. Sono stato abusato da un prete a cui mi sono affidato nella mia acre solitudine di adolescente. Io ci sono stato davvero, all’inferno. E se ci penso, da ateo convinto quale sono diventato, sorrido. Anni di terrore, senso di sporcizia, dolore lancinante che ho cercato di attutire in mille modi, tutti sbagliati. Perché quando quello che hai subito è troppo doloroso da ricordare, quando ti sei fidato della persona sbagliata e ancora oggi – a più di 40 anni – ci pensi e ti dai del cretino per non avere reagito, hai bisogno di lenire il tormento, in qualche modo.
    Perché forse l’hai provocato, lo dicono i commenti sui giornali e sui social network perché cazzo tutti sanno tutto e spesso la vittima è stata l’artefice e il dubbio ti viene. Anche se eri solo un ragazzino solo, con una famiglia di merda che di te si sbatteva i coglioni e ti sei unito a un gruppo, a una comunità, per riempire il vuoto lasciato dai tuoi.

    E i predatori lo sanno. Oh, se lo sanno. Ha trovato la vittima perfetta: non sbagliano mai. Riescono sempre a intravedere, tra decine di bambini o ragazzini, quello che ha gli occhi dolci o tristi, quello più mite e gentile, quello che puoi stare sicuro che non dirà niente a nessuno perché nessuno gli crederebbe. Che poi lui era così buono, con i vecchietti e le famiglie. E organizzava anche tante cose per i poveri. Cioè, insomma, era un prete, cazzo, e i preti sono in contatto diretto con Dio e se fossero cattivi Dio li fulminerebbe subito. E poi arriva sempre chi dice che ha mandato i figli in quella parrocchia e non è mai successo niente, quindi sono tutte balle raccontate da feccia in cerca di attenzioni. Ci fossero stati loro, sotto quella merda di tenda durante il campeggio. Quando ha iniziato ad accarezzarmi. Quegli occhi da mangusta e la lingua che gli umettava le labbra a scatti come un cobra. E io. Io paralizzato da quella sorpresa cattiva che non mi sarei mai aspettato di ricevere. Avevo talmente bisogno di un minimo gesto di attenzione che non avevo capito che la mia smania di sentirmi amato gli avrebbe consegnato la chiave per quell’atto brutale rivestito di cura che mi terrorizzava e mi faceva vomitare. E subito dopo la vergogna. Da morirci. E tornati a casa lui che mi lanciava quelle occhiate intimidatorie e allo stesso tempo viscidamente affettuose. E mi continuava a ripetere che io ero speciale e non c’era niente di male in quello che mi faceva, perché dimostrava quanto tenesse a me. Perché mi amava e mi avrebbe protetto da tutto. Ipocrita di merda, con quel collarino bianco da cane fedele. Con tutte le beghine a reggergli lo strascico come a una sposa. E per me solo dolore, ancora. Sempre. Sempre. Che non passava e non passa mai. Mai.

    Ho iniziato poco dopo, a drogarmi. Per lenire dolore, vergogna, senso di inadeguatezza. Anni di merda, mentre lui stava benissimo, servito e riverito. Coperto dai suoi devoti superiori.
    Poi l’ho denunciato. E ho perso il lavoro che mi sono costruito negli anni. E ho creato un’associazione per chi, come me, ha subito abusi da miserabili che ancora, tuttora, rimangono impuniti. E non serve che mi sgoli spiegando che non ce l’ho con i preti ma solo con il fatto che vengano protetti da una rete di omertà rivoltante. La maggior parte della gente non capisce comunque.

    Mi chiamo Francesco e, ancora, quel ragazzino imbrogliato e stuprato, di notte mi tira i capelli e chiede giustizia.

    Ma io gliel’ho giurato: prima o poi la giustizia arriverà. Per tutti. E in questo mondo.

     

    (Anna Pia Fantoni)

  • Esorcismi a luci rosse e violenze sessuali, condannato a 6 anni l’ex colonnello Salvatore Muratore

    Esorcismi a luci rosse e violenze sessuali, condannato a 6 anni l’ex colonnello Salvatore Muratore

    Così ha deciso il giudice per Salvatore Muratore, accusato di violenze sessuali celate dietro le “preghiere di guarigione”. Uno dei cinque episodi contestati è stato derubricato in tentata violenza sessuale. A scoperchiare il caso la denuncia di due ragazze e della madre.

    Condannato a sei anni e due mesi l’ex colonnello dell’esercito accusato di violenze sessuali. Così ha deciso nella sentenza di primo grado il gup Marco Gaeta, davanti al quale si è celebrato il processo – con il rito abbreviato – di Salvatore Muratore. Uno dei cinque episodi contestati è stato derubricato da violenza sessuale in tentata violenza sessuale. Il pm Giorgia Righi aveva chiesto 10 anni (pena già ridotta per l’abbreviato). Coinvolto anche il frate Salvatore Anello che sarà giudicato separatamente.

    Le indagini sulla vicenda sono iniziate nell’aprile del 2016 dopo la denuncia di due ragazze minorenni e della madre, che avevano raccontato agli investigatori delle strane “preghiere di liberazione” alle quali si erano dovute sottoporre per cacciare il diavolo dal loro corpo. Con questa scusa, però, l’ex militare le avrebbe palpeggiate e le avrebbe convinte a toccarsi in sua presenza le parti intime dicendo che altrimenti non si sarebbero liberate. Nel corso del processo di oggi il giudice ha escluso per Muratore, difeso dagli avvocati Vincenzo Lo Re e Paolo Libassi, l’aggravante dell’aver commesso gli abusi in qualità di appartenente alle forze dell’ordine.

    Gli investigatori, mentre cercavano conferme e nuove vittime, sono arrivati anche a padre Salvatore Anello della parrocchia dei cappuccini ed ex cappellano dell’ospedale Civico, il quale non era stato riconosciuto dalla diocesi palermitana quale esorcista ma che si dilettava con le “preghiere di guarigione”. Dopo gli accertamenti effettuati dalla polizia giudiziaria della polizia di stato presso la Procura dei Minori entrambi sono stati arrestati alla fine di ottbre 2016. A incastrarli il racconto delle donne che si erano affidate a loro e alcuni sms dal contenuto inequivocabile.

    Il giudice ha inoltre riconosciuto alle parti civili, quattro donne e due minorenni difese dell’avvocato Antonella Arcoleo, una provvisionale da 5 mila euro l’uno, condannando l’imputato al pagamento delle spese processuali e rinviando al giudice civile per la quantificazione del risarcimento danni.

    http://www.palermotoday.it/cronaca/violenze-sessuali-condannato-colonnello-salvatore-muratore.html