Clodoveo Piazza , sacerdote italiano naturalizzato brasiliano, accusato di pedofilia, è stato trasferito in Mozambico, dove vive in una residenza dell’ordine dei Gesuiti, secondo quanto scritto sul quotidiano “Folha de San Paolo”.
Nel 2009 la procura accusò Piazza di abuso sessuale nello stato di Bahia, dove fu anche accusato di favorire lo sfruttamento di minori da parte di stranieri.
Piazza vive da sette mesi a Maputo, capitale del Mozambico, da dove nega le accuse e dice di essere vittima di una campagna “politica”.
Il pubblico ministero Maria Eugenia Vasconcelos ha detto al giornale Folha che la maggior parte dei processi contro i padri gesuiti sono andati in prescrizione.
Piazza esercitava l’incarico di segretario di stato per lo Sviluppo Sociale e la lotta contro la povertà a Bahia, e fu premiato nella capitale Salvador, per il suo lavoro nell’Organizzazione per il Fraterno Aiuto.
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Clodoveo Piazza , sacerdote italiano naturalizzato brasiliano, accusato di pedofilia
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L´amico dell´arrestato: “Mi raccontò le violenze subite da bambino, voleva farla pagare a certi preti”
“Facevamo il giro delle chiese e Salvatore usciva con i soldi” “Una volta padre Nino lo ha minacciato per strada: diceva di avere un fratello poliziotto” – di paolo griseri
Il supertestimone ha quarant´anni, la barba e un lungo codino di capelli neri. Non ce l´ha con tutti i preti «ma solo con quelli che hanno fatto i bastardi». Con lui e il suo amico Salvatore Costa «che era in casa mia fino alla sera prima dell´arresto».
Con Salvatore Costa, Gregorio ha condiviso gli ultimi due anni di vita «e il racconto di come ci è capitato, da ragazzini, di essere violentati da un adulto». «L´adulto che ha violentato me era uno sconosciuto incontrato a Porta Nuova. Avevo dodici anni. Quello che ha abusato di Salvatore era padre Nino Fiori. Salvatore aveva 14 anni. Era solo, la madre era in Sicilia. Ha chiesto aiuto al prete che lo ha fatto salire in casa sua, gli ha dato cena e l´ha portato a trascorrere la notte nel suo letto a una piazza e mezza».
Non è la prima volta che Gregorio racconta questo abisso. Lo ha già fatto nei giorni scorsi di fronte agli inquirenti. Riferisce particolari precisi, fa nomi. Alcuni già emersi nell´inchiesta, altri finora sconosciuti. Non diremo i nomi dei preti finora estranei all´indagine, ci limiteremo a riferire i fatti che li riguardano.
Quando ha incontrato Salvatore Costa?
«Lo conoscevo da tempo ma abbiamo cominciato a frequentarci davvero due anni fa. Quando ci siamo raccontati le nostre storie».
Che cosa le ha raccontato Salvatore?
«Che quando era un ragazzo era disperato. La madre viveva al Sud, il padre aveva una vita disordinata. Lui aveva bisogno di soldi, girava a Moncalieri, vicino alla chiesa. È lì che ha incontrato padre Nino. Era un prete giovane. Gli ha promesso di aiutarlo, gli ha offerto la cena con quel che è seguito. Salvatore aveva quattordici anni».
Da allora Salvatore non ha più incontrato padre Nino?
«Lo ha rivisto quando è arrivato a fare il viceparroco in Duomo. Ma ormai Salvatore era adulto e aveva deciso di ricattare i preti che gli avevano fatto del male. Soprattutto padre Nino e don Luciano Alloisio. Una volta padre Nino lo ha incontrato per la strada. Gli ha detto: ‘Stai attento, Salvatore, ho un fratello poliziotto´».
Perché Salvatore ricattava don Alloisio?
«Perché quando aveva quindici anni il prete aveva avuto un rapporto con lui. In quel periodo don Luciano viveva in via Chanoux, alla Fondazione dei fratelli dimenticati. Gli dava dei soldi. Poi, una volta, lo ha fatto salire sulla sua auto e lo ha molestato».
Da quanto tempo Salvatore ha cominciato a ricattare don Luciano?
«Negli ultimi anni, perché aveva bisogno di soldi. Gli telefonava in continuazione, gli diceva ‘Dammi i soldi o racconto tutto´ e l´altro pagava. Arrivavano botte di 400-500 euro. Una volta Salvatore ne ha chiesti 800, l´altro gliene ha dati la metà, Salvatore ha protestato e il prete è tornato in casa per prendere quel che mancava».
Ricattava così anche monsignor Vaudagnotto?
«Sì, ma io di monsignor Vaudagnotto non posso che parlare bene. Ha aiutato tante persone, ha aiutato anche me. Don Mario è una persona tormentata. Secondo me Salvatore lo ha preso in giro, gli ha fatto credere che quando era successo qualcosa tra di loro aveva meno di diciotto anni ma non era vero. Lo faceva per avere soldi. Vaudagnotto nell´ultimo anno ha speso tutto quel che aveva. Non so se sapesse davvero che Salvatore era minorenne quando era successo. Comunque pagava. Alla fine Salvatore lo ha costretto a scrivere una lettera a don Luciano perché pagasse lui che i soldi sapeva dove trovarli».
Salvatore chiedeva soldi anche ad altri preti?
«Certe volte lo accompagnavo in macchina per le chiese della provincia. Lui entrava e dopo un quarto d´ora usciva con 100-200 euro, anche di più. Non so che cosa facesse, ma andava così».
L´ha accompagnato anche fuori dal Piemonte?
«Io non l´ho mai accompagnato. Ma so che spillava soldi a un frate di Sanremo con cui aveva avuto un rapporto. Lo minacciava e l´altro pagava. Per fare più in fretta andava in un phone center di Sanremo e trasferiva i soldi con il sistema che usano gli immigrati».
Perché rivolgersi ai preti?
«Perché pagano e hanno paura. È capitato anche a me. Un parroco che oggi guida una chiesa del centro di Torino ha cercato di palpeggiarmi alla fine della confessione. Mi faceva lavorare nella parrocchia dove si trovava allora. Ma mi dava due soldi. Così aveva creduto che fossi disponibile a qualche prestazione extra. Io ho detto di no e mi ha cacciato dalla chiesa».
Ha fatto il nome di questo sacerdote agli inquirenti?
«Certo, perché penso che sia giusto che si sappia quali sono i sacerdoti che fanno queste cose».
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(ANSA) – DON GELMINI:RAFFI(GRANDE ORIENTE),SE VUOLE LO DIFENDO GRATIS
Che ruffiani!
Il gran maestro della Massoneria Italiana (quella che fu di Garibaldi, di Carducci, di Nathan, ecc) si offre (lui e’ avvocato) di difendere GRATIS il Gelmini.
L’avv. Raffi e’ lo stesso che per anni cerco’ di trovare una entrata in Vaticano. Federe pure la figura del fesso quando conferi’ a Woitila la medaglia massonica di Giordano Bruno, senza neppure ipotizzare che il Vaticano gliela avrebbe ufficialmente rifiutata.
(ANSA) – DON GELMINI:RAFFI(GRANDE ORIENTE),SE VUOLE LO DIFENDO GRATIS
(ANSA) – Esprime solidarietà a Don Piero Gelmini e si offre di “officiarne gratuitamente la difesa” l’avvocato Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani.
“Comprendo lo stato confusionale che agita Don Gelmini – ha detto – ma credo che il suo peggior difensore sia egli stesso che ha reagito rispolverando la telenovela della congiura giudaico-massonica”.
“Ha eletto un portavoce di tutto rispetto – ha concluso riferendosi ad Alessandro Meluzzi – lasci alla sua intelligenza il compito di difenderlo”. (13,23 ANSA).il sito del GOI e’ pieno di solidarieta’ verso Gelmini…….
http://www.grandeoriente.it/rass07.php
anche questi pronti per i nove inchini e il bacio della pantofola…..Roma, 6 agosto 2007
Don Gelmini: Massoneria; Raffi (Goi) “non attribuisco alle sue dietrologie emotive alcun peso: c’è un uomo che soffre, là c’è mio fratello”“Intendo esprimere a Don Gelmini la mia solidarietà, unita alla disponibilità nella mia veste di avvocato, di officiarne gratuitamente la difesa, in quanto non attribuisco alle sue dietrologie emotive alcun peso: c’è un uomo che soffre, là c’è mio fratello.” Lo ha dichiarato l’avvocato Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. “Personalmente – ha aggiunto reputo che le accuse infamanti mosse a Don Gelmini da personaggi di dubbia credibilità, non abbiano fondamento. Per lui parlano le opere che ha realizzato per recuperare alla vita migliaia e migliaia di giovani perdutisi sulle vie delle droghe: deboli coscienze smarrite in una società che ha calpestato i valori tradizionali, senza, tuttavia, peritarsi di elaborarne e proporne altri”. “Comprendo – ha concluso il Gran Maestro Raffi – lo stato confusionale che agita Don Gelmini di fronte al più infamante degli addebiti: quello di aver abusato di giovani, affidati alle sue cure, ma, al contempo, reputo che il peggior difensore di Don Gelmini, sia Don Gelmini, che ha reagito, rispolverando, a puntate, la telenovela, rectius la bufala, della congiura giudaico-massonica. Ha eletto un portavoce di tutto rispetto, il mio amico fraterno Prof. Alessandro Meluzzi:lasci ora alla sua intelligenza, scevra da reazioni emotive e confusionali, il compito di difenderlo”.
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Con il fratello frate Eligio una vita sotto i riflettori – La famiglia Gelmini
Pubblicazione: 04-08-2007, STAMPA, NAZIONALE, pag.5 – Autore: MARIOTTI ANTONELLA
Stivaletti con il tacco alto e girocollo blu, auto di lusso, Jaguar e Mercedes con autista. Cosi’ viveva Frate Eligio, all’anagrafe DON Angelo GELMINI, fratello minore di DON Piero, anche se non tutti ricordano la parentela che lega due religiosi per alcuni troppo spesso sotto la luce dei riflettori, troppo amici dei vip e di politici potenti.
Negli Anni Settanta frate Eligio inizio’ il suo personale modo di indossare il saio e di gestire il rapporto tra Vangelo e denaro, non c’era piu’ timore nel farsi vedere bere champagne, di frequentare locali notturni e avvicinare belle signore baciandole sulla guancia. Raccolse fondi cosi’, molti dai vip di allora per fondare Mondo X (comunita’ per tossicodipendenti), e Telefono Amico.
Gli fu dato in comodato d’uso il castello di Cozzo di Lomellina, dove con la sua gestione si apri’ anche un ristorante raffinatissimo, e li’ si festeggiavano matrimoni con rinfreschi a prezzi tutt’altro che popolari. Molto amico del «Golden-boy» Gianni Rivera, Eligio era dal ’65 il «consigliere spirituale» del Milan. Una decina di anni dopo fini’ nei guai per un brutto pasticcio finanziario, lo arrestarono con l’accusa di truffa, i carabinieri fermarono anche DON Piero GELMINI, nella sua villa alla periferia di Roma. Su frate Eligio si sono scritti, in quegli anni, interi capitoli di gossip, un dossier su «Novella 2000» portava il titolo «I segreti del castello di Cozzo». Frate Eligio si faceva fotografare volentieri, a volte con il saio, a volte con maglione e pantaloni sotto i quali c’erano stivaletti con il tacco.
Ai carabinieri che lo arrestarono disse: «Andiamo sono pronto» indossava maglione a girocollo blu e mocassini. Molti i soprannomi – dati dai nemici – del frate che amava il lusso, per la sua predilezione per il vino francese «DON Perignon», oppure «frate – jet» e molte le insinuazioni sulla vita privata. «Peligio», come invece lo chiamavano gli amici, ha pero’ fondato oltre venti comunita’ per tossicodipendenti, tutte figlie di Mondo X. Meno gossippara la vita di DON Pierino, 82 anni. «Ce lo ricordiamo ancora DON Piero, arrivo’ in Mercedes con l’autista…» . Racconta cosi’ un parrocchiano di Bagno di Gavorrano (Grosseto) la prima volta da parroco di DON GELMINI. Era la fine degli Anni Cinquanta, DON Piero GELMINI era al suo secondo incarico da sacerdote e in Mercedes si presento’ nel paese di minatori dove non c’erano ancora chiesa e parrocchia. Rimase pochi anni «il vescovo lo mando’ via.
Ci fu anche lo sciopero della messa». DON Piero quando Eligio frequentava vip abitava all’«Infernetto» periferia chic di Roma, in giardino una Jaguar. Ma – si disse – era una villa in affitto. Poi anche DON Piero fondo’ la sua catena di comunita’ di recupero, ma ai vip ha sempre preferito i politici, non teme critiche nello schierarsi pubblicamente a favore del centrodestra: alla festa per i suoi ottant’anni c’era anche Silvio Berlusconi che regalo’ 5 milioni di euro alla Comunita’ Incontro. E Frate Eligio? Adesso preferisce una vita piu’ ritirata, si occupa ancora di tossicodipendenti, segue diverse comunita’ la piu’ famosa a Cetona (Siena).
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Ricattato per gli abusi il salesiano confessa
“Ho avuto rapporti sessuali con minorenni, ma fuori dalla scuola”
LODOVICO POLETTO TORINOIl prete e il ragazzino si erano incrociati di notte dieci anni fa. Uno era poco più che cinquantenne. L’altro di anni ne aveva quindici ma aveva già i modi e le parole di chi è cresciuto sulla strada e grazie alla strada riesce anche a campare. Uno si presentava stretto nel suo clergyman nero. L’altro nei jeans elasticizzati portati come li portavano allora i ragazzini di via Cavalli, a Torino. Uno era timoroso, riservato, come si si addice ad un sacerdote, ad un salesiano. L’altro era sfrontato: perché, dieci anni fa, quando navigavi dalle parti di via Cavalli, la strada dei ragazzi che la notte vendevano il corpo per comperarsi le Nike o i Levi’s 101, ci dovevi saper fare.
Dieci anni dopo la storia è molto diversa. Quel prete, don Luciano Alloisio (da un paio di settimane in Vaticano), ha fatto carriera nel mondo salesiano, è diventato economo dell’istituto Valsalice, una delle più prestigiose scuole ed istituzioni religiose della città. Il ragazzo, Salvatore Costa, adesso ha 24 anni, ha lasciato la strada, ha due figli piccoli e una compagna. Campa come può, ha qualche precedente per furti. All’inizio di luglio i carabinieri lo arrestano: è accusato di aver ricattato quel sacerdote. Voleva farsi consegnare 30 mila euro. C’è riuscito soltanto in parte. S’è fatto dare quattro o cinque mila euro in tutto. Ai carabinieri del reparto operativo, e al pm Cristina Bianconi, Costa racconta una storia di abusi sessuali. Dice che a 15 anni è stato violentato da don Alloisio. E che con lui ha avuto altri rapporti omosessuali nei due anni successivi. La storia ha dell’incredibile. I militari cercano riscontri. Costa torna libero dopo pochi giorni. E quasi subito ci riprova. Chiede altri soldi a don Alloisio: 2000 euro perché deve campare. Perché deve mantenere i figli, perché non ha i soldi per fare la spesa. Il prete che lo aveva denunciato la prima volta torna dai carabinieri. Al maresciallo della stazione barriera Piacenza spiega che sì, lui è un sacerdote ma qualche anno prima ha sbagliato. Ha avuto rapporti sessuali con ragazzini che frequentavano via Cavalli. Ma con Costa mai. L’autoaccusa del sacerdote cambia le carte in tavola. Costa, è vero, torna in carcere, accusato ancora una volta di estorsione. Ma anche il sacerdote finisce nei guai: contro di lui c’è un’accusa di violenza sessuale. Per di più su minore.
Una storia di dieci anni fa. Quando don Alloisio ancora si occupava, in qualità di direttore, della fondazione «Fratelli dimenticati». Lì, tra le mura di quella casa in via Chanoux, racconta Salvatore Costa, ci sarebbe stata la violenza. Don Alloisio, assistito dagli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, nega. Niente violenza. Niente di niente, quando Salvatore era poco più che adolescente. Costa, però, va avanti nel suo racconto. Assistito dagli avvocati Geo Dal Fiume, Davide De Bartolo e Roberto De Sensi, parla di rapporti consumati anche più avanti nel tempo. Quando don Alloisio aveva già traslocato sulla collina di Torino. Costa insiste: «Ho chiesto del denaro perché non sapevo proprio come fare per campare. Sono un poveraccio. E quello da me voleva del sesso».Don Alloisio, davanti ai pm Cristina Bianconi ed Emanuela Pedrotta, racconta di aver dato del denaro a Costa. «A più riprese» spiega. Ma sesso mai. E tra il disperato e lo sconcertato racconta che a casa conserva anche una serie di lettere che lo confermano. I carabinieri del nucleo operativo le trovano. Sono delle specie di ricevute, ma con liberatoria. C’è scritto: «Io, Salvatore, non ho mai avuto rapporti sessuali con don Luciano».
A questo punto il ricattatore non si ferma più nei suoi racconti. Ai carabinieri e ai magistrati racconta la sua biografia di ragazzo di strada. Tira in ballo un prete che ora vive e lavora in un’altra provincia piemontese e un altro sacerdote, don Mario Vaudagnotto, settantenne parroco della seicentesca chiesa di San Lorenzo e cerimoniere della Curia. Dice: «Anche con lui ho fatto del sesso. Ma ero già maggiorenne. E anche da lui mi sono fatto dare dei soldi minacciando di raccontare tutto». Perché? «Io sono un poveraccio che non sa come campare. Che ha bisogno di mangiare e a cui nessuno dà un lavoro». Nel fascicolo dell’inchiesta ci sono già montagne di carte. Ci sono verbali di perquisizioni e controlli. E ci sono anche intercettazioni telefoniche. Confermano che Salvatore Costa era un ricattatore. Confermano che era in gravi difficoltà economiche per via dei figli piccoli, delle spese per la casa. Un giorno, al telefono con la compagna, è chiaro: «Conosco un prete omossessuale. Vedrai che che da quello riesco a ricavarci qualcosa».
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/primopiano/200708articoli/4089girata.asp
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USA. Polizza assicurativa per i preti pedofili
LA POLIZZA DEI PEDOFILI IN TONACA
Lunedì, 23 Luglio 2007 – 13:30 –
di Bianca Cerri
Come tutte le aziende, anche le chiese e le organizzazioni religiose si assicurano contro eventuali querele o accuse di natura penale. Dopo lo scandalo dei preti pedofili, le compagnie d’assicurazioni si sono premurate di coprire anche questo rischio. Sono nate così polizze pensate espressamente per i religiosi che amano indugiare in pratiche sessuali con minori ma temono eventuali richieste di risarcimento. La GuideOne e la Catholic Mutual assicurano sia le diocesi che i singoli sacerdoti senza fare troppe domande. Ogni anno, entrambe le compagnie ricevono almeno cento richieste di risarcimento ciascuna per episodi di pedofilia di cui si sono resi responsabili altrettanti rappresentanti della Chiesa cattolica. Tom Farr, presidente della GuideOne, rivela che la maggior parte viene risolta in via stragiudiziale. Si calcola che fino a questo momento i risarcimenti pagati ammontino almeno a 50 milioni di dollari. Se le richieste di risarcimento aumenteranno, le compagnie di assicurazioni si vedranno costrette ad aumentare i costi delle polizze. Per i giudici invece, sarebbe opportuno confiscare i terreni appartenenti alle diocesi che nella sola Boston valgono almeno 250 milioni di dollari.L’arcivescovo di Boston ha sempre negato che all’interno della Chiesa Cattolica si siano mai verificati episodi di pedofilia prima degli anni ’80 ma la realtà l’ha subito smentito. Tre fratelli del Mississipi hanno inoltrato una richiesta di risarcimento per tre milioni di dollari affermando di essere stati violentati ripetutamente tra il 1970 ed il 1973 da padre George Broussard, che era anche uno dei loro insegnanti.
Francis Morrison, il più grande, aveva cercato di ribellarsi ma la cosa non era servita molto. Padre George era venuto molte altre volte nella sua stanza e, per costringerlo a subire le sue attenzioni, gli diceva che Dio si sarebbe infuriato con lui se si fosse ribellato.
Il papà dei ragazzi era un medico ematologo arruolatosi nella Marina degli Stati Uniti come ufficiale medico. Nato da genitori di origine irlandese era un fervente cattolico. Una volta trasferitosi in Mississippi aveva scelto per i figli una scuola cattolica dove pensava che i ragazzi sarebbero stati più protetti. Kenneth, il più piccolo aveva solo quattro anni, i suoi fratelli Thomas e Francis rispettivamente 9 e 11 anni. I Morrison ricevevano spesso in casa la visita di padre Broussard, che si fermava volentieri a cena e, verso le dieci, accompagnava i ragazzi nelle loro stanze “per aiutarli a dire le preghiere”:
Su Broussard circolavano da tempo strane voci ma per i Morrison era un uomo dal cuore d’oro, completamente incapace di concepire il male. Ogni tentativo di convincerli del contrario era stato vano. Broussard era infatti un uomo molto abile nel conquistarsi le simpatie della gente semplice. Anche il piccolo Kenneth fu costretto a subire le sue attenzioni. Attratto dal calore e dall’affetto di Broussard nei suoi confronti ed avendo solo quattro anni, Kenneth non aveva neppure avvertito il pericolo.
Anche quando Broussard lo aveva trascinato nel confessionale per rivolgergli le sue malsane attenzioni lo aveva seguito fiducioso. Solo una volta cresciuto Kenneth si era reso conto che quell’uomo dal torace peloso che si strofinava su di lui aveva ucciso la sua innocenza. A 14 anni, era diventato depresso, litigava sempre con i compagni e sperimentava droghe a non finire.
Nel 1999, quando papà Morrison era ormai morente e la verità era da tempo venuta a galla, ha riunito i suoi tre figli e chiesto loro perdono per non averli protetti abbastanza. Al Boston Globe, che voleva intervistarlo, padre Broussard ha risposto di voler essere lasciato in pace e di non aver mai commesso nulla di male. Poi ha accusato i fratelli Morrison di essere degli approfittatori immorali. Peccato che altri 21 ragazzi molestati lo abbiano smentito.
La Chiesa Cattolica, lo dicevamo all’inizio, è una vera e propria azienda, forse la più grande di tutte visto che vende prodotti invisibili. E’ normale che abbia voluto mettersi al sicuro dai rischi, ma resta il fatto che i sacerdoti che si erano impegnati a proteggere le anime di migliaia di minori le hanno, invece, devastate.
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Scandalo-bis nella Chiesa toscana: sacerdote lascia parrocchia ad Arezzo
19.04.2007 Scandalo-bis nella Chiesa toscana: sacerdote lascia parrocchia ad Arezzo E’ indagato dalla procura di Arezzo per violenza sessuale, maltrattamento e abuso di metodi correzionali.
Lo ha reso noto il vescovo monsignor Gualtiero Bassetti. Il sacerdote, in passato ex frate francescano, fino a pochi giorni fa prestava la sua opera in un istituto per minori.
Il caso segue quello della parrocchia di Firenze 19.04.2007 (ANSA per intoscana.it).
Un sacerdote indagato dalla procura di Arezzo per violenza sessuale, maltrattamento e abuso di metodi correzionali, ha lasciato l’incarico di parroco e gli altri servizi pastorali che svolgeva in una parrocchia della periferia della citta’ toscana. Ne da’ notizia, in un comunicato della diocesi, il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Gualtiero Bassetti.
Il caso segue, con caratteristiche simili, a pochi giorni di distanza quello avvenuto nella parrocchia Regina Pace di Firenze. Il sacerdote, in precedenza frate francescano, spiega la nota, d’ intesa con il vescovo ha preso la decisione di lasciare l’incarico di parroco ”al fine di difendersi con maggiore serenita’ nel procedimento penale che lo interessa e di non recare ulteriore turbamento alla comunita’ cristiana”. Sempre nella stessa nota monsignor Bassetti, impegnato a Roma nella visita ‘ad limina’ al Papa, conferma ”la piena fiducia nell’operato della magistratura, auspica che possa essere accertata al piu’ presto la verita’ dei fatti, manifesta la sua vicinanza paterna al sacerdote di cui in questi anni ha avuto modo di rilevare la generosita’ e la disponibilita”’. Il vescovo rivolge poi ”un pensiero particolare alle comunita’ parrocchiali e agli ospiti della casa di accoglienza fondata dal sacerdote dove, grazie anche al lavoro degli educatori e al sostegno delle istituzioni pubbliche, i ragazzi trovano una prospettiva di speranza e un’occasione di riscatto dalle situazioni di disagio, di emarginazione e di degrado”. (ANSA per intoscana.it). http://www.intoscana.it/intoscana/informar…&id_banner=1211http://www.fisicamente.net/index-1497.htm http://www.politicaonline.net/forum/showth…t=355235&page=5
http://www.diocesi.arezzo.it/documenti/uffici/stampa/02_nota.pdf
La nota ufficiale dell’ufficio stampa della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro
Lascia la parrocchia il sacerdote
indagato dalla Procura di Arezzo
Il Vescovo: «La verità sia accertata al più presto»
L’ufficio stampa della diocesi rende noto in anteprima la nota ufficiale della diocesi di
Arezzo-Cortona-Sansepolcro che domani viene pubblicata sul settimanale diocesano
Toscana Oggi.
Il Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Gualtiero Bassetti, e la diocesi hanno appreso con amarezza delle indagini che coinvolgono un sacerdote diocesano condotte dalla Procura di Arezzo.
D’intesa con monsignor Gualtiero Bassetti, il sacerdote ha lasciato l’incarico di parroco e gli altri servizi pastorali al fine di difendersi con maggiore serenità nel procedimento penale che lo interessa e di non recare ulteriore turbamento alla comunità cristiana.
Il Vescovo, confermando la piena fiducia nell’operato della magistratura, auspica che possa essere accertata al più presto la verità dei fatti.
Monsignor Gualtiero Bassetti, che è impegnato a Roma nella visita “ad limina”, manifesta la sua vicinanza paterna al sacerdote di cui in questi anni ha avuto modo di rilevare la generosità e la disponibilità.
In questi momenti un pensiero particolare viene rivolto dal Vescovo alle comunità parrocchiali e agli ospiti della casa di accoglienza fondata dal sacerdote dove, grazie anche al lavoro degli educatori e al sostegno delle istituzioni pubbliche, i ragazzi trovano una prospettiva di speranza e un’occasione di riscatto dalle situazioni di disagio, di emarginazione e di degrado.
L’ufficio stampa
della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro
19/06/2008 Pena di 2 ani e 8 mesi: il religioso ha ammesso le molestie
Abusava dei ragazzini in oratorio: Condannato un altro prete pedofilo -

L’atto del Vescovo Fumagalli su richiesta dello stesso sacerdote di Gavignano Sabino Sospeso un parroco
POGGIO MIRTETO — Sarebbero in corso da parte dei Carabinieri accurate indagini su un caso di presunta pornografia. In seguito alla denuncia di alcuni cittadini, i Carabinieri avrebbero effettuato un sopralluogo all’interno dell’abitazione di un sacerdote di Gavignano Sabino e avrebbero trovato pubblicazioni di carattere compromettente.
Massimo riserbo delle Forze dell’Ordine sul caso ma, mentre sono in corso le attività investigative, arriva un comunicato da parte del Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Sabina – Poggio Mirteto, sua eccellenza Monsignor Lino Fumagalli.
«Il sacerdote don Romano Damy, in data 23 gennaio 2007, ha fatto richiesta al Vescovo Diocesano, Monsignor Lino Fumagalli, di sospensione dall’incarico di Parroco in seguito ad alcune indagini condotte dai Carabinieri sulla sua persona – scrive il vescovo – In attesa dell’esito degli accertamenti da parte dell’Arma, il Sacerdote è stato momentaneamente sollevato dall’Ufficio. Il Vescovo è particolarmente vicino con la preghiera e con fraterno affetto all’intera Comunità Parrocchiale di Gavignano Sabino, colpita duramente dal diffondersi delle notizie. Esprime, inoltre, la sua vicinanza al Parroco e, fiducioso nell’operato delle istituzioni preposte, auspica un’accurata e solerte conclusione delle indagini in atto».
http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1121738&Sectionid=8&EditionId=9
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Nella canonica della parrocchia in bassa Sabina i carabinieri hanno trovato anche un paio di manette e Dvd a luci rosse
Accade in bassa Sabina, nella Diocesi di Poggio Mirteto ed è stato lo stesso vescovo Lino Fumagalli a diffondere ieri a metà pomeriggio una nota dopo che le voci si erano rincorse nella zona fin dalle prime ore del mattino. «In seguito ad alcune indagini condotte dai carabinieri il sacerdote … ha chiesto al Vescovo di essere sospeso dall’incarico, richiesta accolta in attesa dell’esito degli accertamenti.
Monsignor Fumagalli è particolarmente vicino con la preghiera e con fraterno affetto all’intera comunità parrocchiale di … colpita duramente dal diffondersi delle notizie. Si esprime vicinanza al Parroco e si auspica, fiduciosi nell’operato delle istituzioni, un’accurata e solerte conclusioni delle indagini».
Detto che abbiamo omesso il nome perché il sacerdote è, almeno per ora, indagato in stato di libertà, facciamo un passo indietro, ovvero fino all’altro ieri quando i carabinieri della compagnia di Poggio Mirteto, su incarico del sostituto procuratore Rosalia Affinito, hanno perquisito l’abitazione del religioso: un’operazione motivata della denuncia con cui sono cominciati i guai del sacerdote assai conosciuto nella diocesi mirtense in cui ha già guidato diverse parrocchie.
L’intervento dei militari, in verità, non ha stupito la comunità del paese sabino che ospita la parrocchia: già prima dell’inchiesta della Procura non mancavano coloro che, seppure non ufficialmente, manifestavano perplessità sull’operato del sacerdote. Come del resto non mancano coloro che, indignati per il tenore delle accuse, lo ritengono vittima di equivoci che saranno presto chiariti.
E questo spiega anche il tam tam che ieri mattina ha cominciato a far rimbalzare da un angolo all’altro della Diocesi la vicenda con poco o punto precedenti in provincia. Di certo sarà necessario attendere i prossimi giorni per conoscere gli esiti delle indagini a dir poco delicate che metteranno a confronto il religioso con coloro che lo accusano.
R.R.
