Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sciacca: il mistero di padre Mordino

    Sciacca: il mistero di padre Mordino

    Sabato 09 Gennaio 2010 20:44
    Padre Mordino Sta facendo discutere da alcuni giorni l’improvviso allontanamento di Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guidava la parrocchia di San Calogero, a Sciacca. Il frate alcuni giorni fa è scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani. Il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco. Il caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: “Davide ti sono molto vicino e soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due anni fa era a Sciacca, la verità trionferà”.

  • Sciacca, giallo sul parroco di San Calogero Davide Mordino

    Sciacca, giallo sul parroco di San Calogero Davide Mordino

     

    Ridda di voci sul giovane frate rimosso dall’Ordine francescano di cui fa parte

    del 09/01/2010
    Sciacca (Ag) –
    Tanti messaggi di solidarietà ed anche l’organizzazione di una petizione popolare per Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guida la parrocchia di San Calogero. Il frate alcuni giorni fa è improvvisamente scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani che da anni lo seguono intensamente, collaborando nella rivitalizzazione della parrocchia situata nella parte più alta della città.

    Si disse che padre Mordino si era allontanato volontariamente, ma in realtà si è poi appreso che il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco.

    L’interessato, contattato da alcuni amici fidati, avrebbe riferito di trovarsi a Palermo, la su città d’origine, e che la sua «fuga» improvvisa è dovuta a voci che lo hanno turbato profondamente.
    I suoi superiori gli hanno ordinato di lasciare la città e di mettersi da parte, senza specificare se ci sarebbero state possibilità di rientrare nell’incarico presso la Basilica di San Calogero.

    Le dicerie incontrollate si riferiscono a presunte e poco edificanti frequentazioni da parte del frate, ma anche alla gestione della parrocchia ed una denuncia all’autorità giudiziaria che non ha però avuto nessuna conferma nemmeno dalle autorità competenti. Nessuna denuncia, e nemmeno indagini, dunque, ma soltanto voci di paese con accuse pesantissime.

    Il caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: «Davide ti sono molto vicino e soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due anni fa era a Sciacca, la verità trionferà».

    Molti fedeli gli sono vicini, tanto da organizzare una petizione popolare, un modo per manifestargli solidarietà e fargli sentire il loro calore, per difenderlo da accuse che sono tutte da dimostrare. Il parroco era riuscito a creare un bel rapporto con i suoi parrocchiani e anche con la città, facendo spesso sentire la sua voce nei temi riguardanti la vita sociale e politica.
    Giusepe Recca

    www.fraticappuccini.it/attualita/rassegna/view.php?id=16669

    Sciacca, giallo sul parroco di San Calogero
    Davide Mordino

    Sta facendo discuitere da alcuni giorni l’improvviso allontanamento di Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guidava la parrocchia di San Calogero, a Sciacca. Il frate alcuni giorni fa è scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani. Il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco. Il
    caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme
    a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di
    stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un
    altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: “Davide ti sono molto vicino e
    soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due
    anni fa era a Sciacca, la verità trionferà”.

    www.agrigentoflash.it/2010/01/09/sc…i-san-calogero/

    Inviato – 09 January 2010 : 16:01:27 Vedi Profilo Rispondi con Citazione Invia un Messaggio Privato a admin A sciacca da giorni non si parla d’altro, ossia di fra davide mordino. Il parroco della basilica di san calogero e’ stato momentaneamente allontanato su decisione del suo superiore del terzo ordine regolare francescano. Sul conto di fra davide girano voci controverse e perfino scabrose. Eppure, a differenza di quanto si dice, il parroco non solo non e’ sotto indagine giudiziaria, come ha confermato al nostro telegiornale il procuratore pantaleo, ma addirittura sarebbe vittima di un complotto contro di lui per metterlo in cattiva luce.

    Allontanato dalla Basilica di San Calogero della quale da qualche anno è parroco Fra Davide Mordino. A deciderlo è stato Fra Massimo Cucinotta, Ministro del Terzo Ordine Regolare, istituto francescano del quale l’ormai noto sacerdote presente a Sciacca da anni fa parte. Una decisione, quella di Fra Massimo Cucinotta, che negli ultimi giorni si è precipitato a Sciacca alloggiando alla Basilica di San Calogero, che appare ancora come provvisoria, posto che il Terzo Ordine di concerto con la Curia Vescovile di Agrigento, sta effettuando tutti gli accertamenti del caso.

    Tutto scaturisce da una raffica di voci e, diciamolo pure, di pettegolezzi che negli ultimi giorni hanno messo in mezzo la figura di Fra Davide. Voci controverse, le ha definite oggi lo stesso Fra Cucinotta, che hanno spinto il Ministro del Terzo Ordine Regolare ad allontanare Fra Davide da un ambiente che, a giudizio del superiore, era diventato molto discusso. Un ambiente dal quale il 37enne parroco palermitano doveva allontanarsi – aggiunge fra Cucinotta – anche nell’ambito del necessario recupero di una sua maggiore serenità.

    Nessun commento di Fra Massimo sulla natura di tali voci. “Io in queste ore ho ascoltato tante testimonianze – si è limitato a dire – e stiamo facendo le nostre valutazioni sulla base di quanto stiamo apprendendo, posto che – ha concluso Fra Massimo – occorre ricoredarsi che i trasferimenti dei frati rientrano in una dinamica normalissima di servizio alla Chiesa.

    Voci che riferiscono di presunte situazioni addirittura scabrose, ma che vengono smentite nel modo piu’ categorico dal procuratore capo della Repubblica di Sciacca Vincenzo Pantaleo che al nostro telegiornale ha dichiarato che Fra Davide non è assolutamente sotto indagine da parte della magistratura saccense, come erroneamente invece si sostiene in giro per Sciacca.

    E se a Sciacca c’è chi ha già emesso la sua personale sentenza di colpevolezza, basata sul piu’ tradizionale dei processi sommari, va detto anche che tra le dicerie degli ultimi giorni girano addirittura quelle in base alle quali Fra Davide sarebbe la vittima di un complotto ordito contro di lui. Un complotto per metterlo in cattiva luce ma che potrebbe indurlo nelle prossime ore a a sporgere formale denuncia alle autorità di polizia.

    Nel frattempo è partita perfino una raccolta di firme contro la decisione di allontanare Fra Davide Mordino. “Siamo decisi – si legge nella petizione – a lottare con ogni mezzo consentito per non farci sottrarre il bene primario dlela parrocchia, esprimiamo totale adesione e sostegno alle iniziative legali e di lotta portate avanti dallo stesso Fra Davide Mordino, e chiediamo al ministro provinciale del Terzo Ordine Regolare francescano Massimo Cucinotta di intraprendere ogni utile iniziativa per sospendere l’allontanamente e di intraprendere azione di allontanamento di quelle persone che si sono rese responsabili di gravissime accusa infondate.

    Insomma: Sciacca è alle prese con un nuovo caso, che potrebbe anche fondarsi su fatti assolutamente inesistenti.

  • Sulla chiesa appare la scritta contro il prete venuto dall’ India

    Sulla chiesa appare la scritta contro il prete venuto dall’ India

    E appena più avanti: «pedofili». Anzi per la precisione, con un inciampo ortografico: «pedfili».

    «I tempi sono questi» dice padre Joy, 45 anni, indiano del Kerala, da settembre alla parrocchia di Sant’ Antonio di Tonfano, in Versilia. «Non date spazio a quelle scritte, non sono una cosa seria» si raccomanda facendosi una risata quando gli si chiede: «Ha mai avuto minacce?».

    Risposta: «Io sono un sacerdote e predico il bene e la fratellanza, so che nel mondo c’ è anche il male, ma continuerò a fare il mio dovere senza paure. Sono in Italia da tanti anni e non mi è mai successo niente di spiacevole, sono venuto come studente di filosofia e poi rimasto come sacerdote. Quando sono andato via dalla chiesa dei frati carmelitani di Pietrasanta dove ero priore in tanti sono venuti a salutarmi dispiaciuti». E’ stato lo stesso padre Joy, l’ altra mattina ad accorgersi delle scritte a spray sui muri della chiesa: «Non so se sono io il bersaglio, certo non ce ne sono altri in questa parrocchia di preti extracomunitari… io sono stato mandato a Tonfano per aiutare padre Florio che è malato». A padre Joy ieri, il telefono ha continuato a squillare: «Sono persone qualsiasi e altri sacerdoti dispiaciuti per quelle scritte: gente che sta dalla mia parte».

    LAURA MONTANARI

  • L’arcivescovo di Campobasso – Bojano: “La misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”

    L’arcivescovo di Campobasso – Bojano: “La misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”

    Bregantini difende Don Felix Una vicenda, quella di don Felix Cini, che ha scosso Cercemaggiore.

    Ora tutti sanno che il prete maltese, che da un anno e 4 mesi celebra messa e fa catechismo in paese, è stato condannato per molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni, nella provincia di Grosseto.

    Ha patteggiato e scontato la pena in una comunità a Trento. Una notizia che ha creato trambusto nella comunità, c’è chi è preoccupato e chi invece si schiera a spada tratta a difesa di Don Felix. Sulla questione interviene l’arcivescovo di Campobasso Bojano, Giancarlo Bregantini.

    “Ad un sacerdote, nel cui passato compare un’ombra, anche se controversa – dice il presule – è stata offerta la possibilità di un riscatto che gli restituisse dignità e credibilità. Di questascelta – continua – assunta con il vescovo di Grosseto, e informandone la Santa Sede, sarebbe singolare fare una colpa alla Chiesa di Cristo, maestro di perdono e di speranza”.

    Bregantini poi precisa che don Felix, a Cercemaggiore, ha solo un ruolo di appoggio all’anziano prete e che non è stato nominato parroco, né vice parroco. “Il suo comportamento però – dice ancora l’arcivescovo – è stato sempre corretto, anzi, egli ha raccolto intorno a sé il consenso e la stima di larga parte dei fedeli. La fiducia riposta in lui, dunque – sottolinea – è stata ricompensata”. A quanti si chiedono perchè si è taciuto sul passato di don Felix Bregantini spiega che la risposta è nella “necessaria discrezione che accompagna ogni opera di recupero morale di un fratello al quale l’amore di Cristo – mediato dalla nostra povertà di uomini – si dona per risalire dal buio alla luce. Nessuno dunque ha tradito Cercemaggiore, per questo – rimarca l’arcivescovo – serenamente respingiamo l’accusa di avere scelto la via del silenzio strategico o della leggerezza colpevole. La via scelta è quella del Vangelo, che – conclude Bregantini – non è esente da rischi, ma per la Chiesa non ci sono altre strade, perché la misericordia avrà sempre la meglio sul giudizio”.

    red [19/12/2009]

  • Seduce un allievo di 15 anni: arrestata insegnante di religione

    Seduce un allievo di 15 anni: arrestata insegnante di religione

    La donna ha avuto rapporti sessuali con il minorenne, dopo avergli mandato messaggi su Facebook

    MILANO – Un’insegnante di religione ha sedotto un suo allievo di 15 anni anche grazie a Facebook e ha chiuso la storia dopo nove giorni, durante i quali ha avuto numerosi incontri sessuali con il ragazzino (uno anche a casa sua, mentre le due figlie adolescenti erano fuori) e lo ha pure convinto a farsi tatuare il suo nome e un cuore sul braccio, a conferma del loro legame. Ora la 39enne Madeleine Martin di Knutsford, nel Cheshire, dovrà passare i prossimi 32 mesi in una cella e, per disposizione della Manchester Crown Court, il suo nome è finito sul “Sex Offenders Register”, mentre il ragazzino è stato costretto a lasciare l’istituto Greater Manchester per le continue prese in giro da parte dei compagni di scuola.

    LA VICENDA – Stando a quanto è emerso, nel gennaio scorso la donna (che all’epoca aveva dei gravi problemi matrimoniali e familiari che hanno poi portato al divorzio e alla morte per cancro della sorella) avrebbe letteralmente perso la testa per il quindicenne che le era stato assegnato affinché lo aiutasse nello studio e avrebbe, perciò, cominciato a tartassarlo di messaggi su Facebook e a fargli un sacco di regali, fra cui un telefono cellulare. Un mese dopo la loro relazione sarebbe diventata decisamente più intima e i due avrebbero cominciato ad avere rapporti sessuali: il primo fu in un parcheggio, sul sedile posteriore della macchina della Martin, mentre due giorni più tardi la cosa si ripeté al “Daisy Nook Country Park” vicino Oldham e 48 ore dopo i due si incontrarono nuovamente nella casa vuota di uno zio del ragazzino. A quel punto, la donna decise di cambiare il suo account su Facebook per evitare che la storia venisse scoperta e, quindi, invitò il quindicenne in casa propria, approfittando dell’assenza delle figlie, per fare sesso, mentre il 9 febbraio lo portò da un tatuatore, perché gli incidesse sulla pelle il nome “Mad” e un cuore.

    LA FINE – Pochi giorni dopo, però, i due stabilirono di porre fine alla relazione “di comune accordo” e due mesi più tardi lo studente, che nel frattempo era entrato in uno stato quasi catatonico, trovò il coraggio di confessare l’accaduto ai fratelli. Questi raccontarono tutto alla madre (che a quei tempi stava assistendo il padre malato terminale) che chiamò la polizia e denunciò così l’insegnante del figlio. «Questa è una storia molto triste per tutti, a cominciare da lei – ha spiegato il giudice Jonathan Geake rivolto all’imputata – perché piuttosto che un mentore nel vero senso della parola, ha usato la sua vittima come un aiuto emotivo per i problemi che stava vivendo ed ha abusato della sua fiducia, attirando il ragazzo in una relazione intima che non sarebbe mai dovuta iniziare e di cui gli resterà un ricordo indelebile per via di quel tatuaggio». E le traversie personali della Martin sono state al centro della requisitoria della difesa, che però nulla ha potuto di fronte all’evidenza delle prove e delle accuse contro l’insegnante. «Gli eventi familiari di quei mesi avevano lasciato la mia cliente depressa e vulnerabile – ha spiegato l’avvocato Mark Fireman – e l’hanno così spinta ad intraprendere azioni che non avrebbero mai dovuto avere luogo. Lei non voleva iniziare una relazione a sfondo sessuale, ma questa cosa è cresciuta con il passare del tempo. Ora lei ha perso tutto, il suo buon nome e la sua promettente carriera, e ha svergognato se stessa e la sua famiglia, ma ammette la piena responsabilità dell’accaduto e si rammarica davvero amaramente di quanto ha fatto».

    Simona Marchetti
    26 novembre 2009

    http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_26/insegnante_religione_facebook_studente_sesso_marchetti_5e932a7c-da8e-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml

  • Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito

    Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito

    Marigliano: le Iene scoprono frate molestatore al convento di San Vito
    Inviato da Redazione il 17/10/2009

    MARIGLIANO – Tutto è cominciato con una segnalazione sul blog del noto giornalista Giulio Golia, facente parte della trasmissione televisiva d’inchiesta “Le Iene” in onda tutti i martedì sera su Italia 1. In questa segnalazione, P.C., mariglianese, chiedeva aiuto a Golia per sfuggire da un prete molestatore.

    È stato proprio al celebre giornalista che il ragazzo (il quale ha voluto mantenere l’anonimato durante le riprese) ha ricostruito la vicenda. Così come tanti adolescenti e giovani, P.C. si reca abitualmente presso il convento dei Frati Minori di San Vito, divenuto vero e proprio centro di aggregazione giovanile. Il giovane aveva eletto a suo padre spirituale uno dei frati, recandosi spesso a parlare con lui per confidare le difficoltà della vita quotidiana e trovare un conforto: la sua situazione, infatti, si era negli ultimi tempi aggravata a causa della perdita del lavoro e dei frequenti litigi con la fidanzata, la quale premeva per il matrimonio.

    La reazione del frate a queste confidenze è stata, a dir poco, inconsueta: prima ha invitato il ragazzo ad abbracciarlo e poi ha cominciato a palpeggiare le sue parti intime. Alla reazione stranita del ragazzo, il frate ha opposto un atteggiamento ancor più grave: ha cominciato a canzonare il fedele per la sua mancanza di “reazioni”. “Ma a me piacciono le donne” ha ribattuto seccato il ragazzo, poi si è allontanato dal convento.

    Tanta è stata la rabbia, tanto lo stordimento che il giovane P.C. ha deciso di rivolgersi alle “Iene”, programma televisivo che spesso si è occupato di perversioni in ambienti ecclesiastici. Il procedimento è stato semplice: con una telecamera nascosta, fornita dalla troupe di Mediaset, il ragazzo si è recato nuovamente dal sacerdote. Giunti nel chiostro del convento, la scena si è ripetuta: tentativi di abbraccio, palpeggiamenti, insulti. “Ma non è peccato?” ha chiesto, provocatoriamente P.C., ricevendo una risposta a dir poco sorprendente: “No!”.

    Le Iene, però, non si sono fermate qui: prima Golia si è rivolto ad un’altra struttura religiosa per chiedere quale fosse il comportamento da adottare; la risposta è stata scontata: informare immediatamente il priore. Ed è quello che il giornalista ha fatto: nella prossima puntata delle Iene, infatti, andrà in onda una breve intervista con il priore del convento dei frati minori di San Vito, Padre Lorenzo; il quale ha, tra l’altro, avviato le procedure per allontanare d’urgenza il frate immortalato nell’inchiesta delle Iene.

    La notizia del padre molestatore ha gettato scompiglio nell’intera città di Marigliano. Le reazioni sono state molteplici: all’unanime condanna degli atteggiamenti del frate si uniscono le osservazioni di chi ha ritenuto fuori luogo ricorrere alla televisione ritenendo più opportuno informare il priore (oppure il parroco od il vescovo) e finanche le forze dell’ordine. Non è di certo la prima volta che la diocesi nolana viene sconvolta da casi di preti molestatori: ha fatto scandalo il caso scoppiato diversi anni fa del parroco di Scisciano che, nel segreto del confessionale, palpeggiava le fedeli. La reazione, però, fu diversissima: le madri delle ragazze gli tesero un “agguato” armate di bastoni e, dopo aver malmenato il sacerdote, informarono il Vescovo della vicenda. Anche in quel caso il sacerdote fu allontanato dalla sede dello scandalo.

  • Da che pulpito

    Da che pulpito

    Da che pulpito
    All’indomani dell’uscita della nostra inchiesta, il religioso che ha confessato di aver abusato di piccoli sordomuti è stato cacciato. A firmare il provvedimento, un sacerdote che a sua volta risulta nell’elenco dei presunti pedofili

    Invece di stabilire la verità, la Chiesa veronese caccia chi parla.

    All’indomani dell’uscita su ‘L’espresso’ dell’articolo ‘Io fratel pedofilo’, la confessione di un religioso di aver abusato di piccoli sordomuti al Provolo di Verona, l’uomo è stato cacciato dall’istituto. Formalmente, per aver “procurato grave pregiudizio alla Congregazione mediante la diffusione pubblica e indiscriminata di fatti e notizie incontrollati di contenuto inaccettabile”.

    All’istituto di Verona più di 60 sordomuti hanno dichiarato di aver subito violenze e abusi sessuali da 25 fra preti e fratelli laici. Chi ha firmato l’allontanamento è un sacerdote che figura nella lista dei presunti pedofili. E scrive, tra l’altro, che il fratello è stato cacciato per la “prolungata violazione dei vincoli sacri e negligenza abituale degli obblighi della Vita Consacrata”. Da che pulpito.

    P. T.
    (01 giugno 2009)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/da-che-pulpito/2100509/8

  • “Verona, la Diocesi in campo «I preti viventi non c’entrano»”

    “Verona, la Diocesi in campo «I preti viventi non c’entrano»”

    Corriere del Veneto
    “Verona, la Diocesi in campo «I preti viventi non c’entrano»”

    VERONA — «Nessuno dei religiosi viventi, destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con adolescenti e bambini». È quanto precisa monsignor Bruno Fasani, a nome della Diocesi di Verona, in relazione agli abusi sessuali che sarebbero stati perpetrati da alcuni sacerdoti denunciati da 67 ex allievi sordomuti dell’istituto religioso Provolo. La Curia dichiara di aver accertato «con sufficiente precisione» alcuni fatti, a partire dal mancato riscontro di qualunque addebito al vescovo dell’epoca, monsignor Giuseppe Carraro.
    La Curia ammette che negli anni 1965-67 «due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano a importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Essi sono stati immediatamente allontanati». Dal 1965 al 1990, infine, «un fratello, non sacerdote – si rileva – ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte». Nei confronti di ques’ultimo è in atto un procedimento canonico di espulsione dalla Congregazione.

  • Canada: diocesi rimborsa 13 mln dollari per abusi sessuali

    Canada: diocesi rimborsa 13 mln dollari per abusi sessuali

    La diocesi canadese di St. George, nel Terranova, ha saldato il suo debito con le vittime degli abusi sessuali di cui negli anni Settanta fu protagonista uno dei suoi sacerdoti. La diocesi ha versato oggi un risarcimento danni per 13 milioni di dollari.

    Nel 1990 Kevin Bennett, uno dei preti della diocesi, era stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti di 36 ragazzini di parrocchie per lo più in zone rurali. Negli anni Ottanta era stato condannato a pagare oltre 14 milioni di dollari. Alla fine la diocesi è riuscita a raccogliere circa 13 milioni, che sono stati versati alle famiglie delle vittime a titolo risarcimento danni, come confermato dal vescovo Douglas Crosby.

    “Io – ha dichiarato il vescovo – ho mandato una lettera con le scuse a ciascuno. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo”.

    Il caso Bennett è stato solo uno dei numerosi processi in Canada che hanno coinvolto sacerdoti e Fratelli Cristiani, un ordine che si occupava, tra l’altro, di un orfanotrofio.

  • Frate laico in manette: abusava di una 14enne

    Frate laico in manette: abusava di una 14enne

    Varese – Un uomo di 50 anni, un frate laico, è stato arrestato dagli investigatori del commissariato di Polizia di Busto Arsizio (in provincia di Varese) con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata su una ragazza di età inferiore ai 14 anni.

    Secondo quanto si è appreso, l’uomo, conosciuto e stimato dalla famiglia della ragazza, aveva proposto alla giovane un “percorso mistico di preghiera” che avrebbe potuto farla giungere alla santità. In realtà, stando ai risultati dell’indagine, l’educatore, durante queste sedute, approfittava sessualmente della ragazzina. Il frate laico è anche accusato di produzione e detenzione di materiale pedopornografico ritrovato in un computer nella sua abitazione.

    Percorso mistico Il frate laico, appartenente all’ordine religioso secolare francescano, aveva convinto i genitori di una ragazzina ad affidargli la figlia sostenendo che la ragazzina era stata prescelta per sconfiggere il demonio. Ha cominciato così con lei un percorso mistico che avrebbe elevato l’adolescente al ruolo di “angelo”. L’uomo, fermato ieri pomeriggio dai poliziotti dell’ufficio minori e della squadra investigativa del commissariato di Busto Arsizio e condotto in carcere dove si trova in stato isolamento, avrebbe consumato le violenze, durate qualche mese, da settembre a novembre dello scorso anno, durante queste sedute spirituali. Nel corso della perquisizione domiciliare nell’abitazione del frate laico sono stati trovati e sequestrati tre personal computer portatili contenenti centinaia di file con immagini pedo-pornografiche e foto che ritraggono la minore nelle parti intime. L’operazione è stata coordinata dal pm Roberto Pirro della procura della Repubblica di Busto Arsizio.

    Non è francescano Non è un frate francescano l’uomo fermato con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata su una ragazza di età inferiore ai 14 anni. Lo afferma padre Roberto Ferrari, ministro provinciale dei frati minori della Lombardia. “Smentisco categoricamente – dice padre Ferrari – la notizia, diffusa da alcuni organi di stampa, secondo la quale la persona indagata a Busto è un frate francescano”.

    http://www.ilgiornale.it/news/frate-laico-manette-abusava-14enne.html