Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il fratello riconosce il corpo di Elisa

    Il fratello riconosce il corpo di Elisa

    Ripartono le indagini su Restivo

    Trovato ieri il corpo di Elisa Claps, ragazza di Potenza scomparsa il 12 settembre del 1993. Il fratello: “Ho riconosciuto gli oggetti, è lei”

    “Gli oggetti – gli occhiali, la maglia che aveva intrecciato mia madre – sono stati riconosciuti”. Così Gildo Claps ha comunicato di aver riconosciuto, in quel corpo trovato ieri nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza, quello di sua sorella Elisa, scomparsa il 12 settembre 1993. Il riconoscimento segue quello avvenuto ieri sera, da parte della madre di Elisa, Filomena. Sì, quella maglia, quei sandali, quella medaglietta sono proprio quelle della figlia.

    “L’unico messaggio, inequivoco, che vogliamo mandare è che se qualcuno pensava che la famiglia Claps si accontentasse di ritrovare il corpo si sbagliava. Ora la famiglia Claps comincia una nuova battaglia, che è quella di inchiodare i responsabili alla giustizia”, ha detto il fratello di Elisa. “Lei ra esattamente dove tutti sospettavamo che fosse, nell’ultimo posto dove, con certezza, era stata vista. C’era stato più di un sopralluogo nei locali sotterranei, ma nessuno aveva pensato di vedere nel sottotetto”.

    Un caso, quello del ritrovamento del corpo di Elisa Claps, che ha riaperto ferite e filoni d’indagine. Non solo in Italia.La polizia di Bornemouth, nel sud dell’Inghilterra, sta seguendo “con attenzione” gli sviluppi: Perché? Gli inquirenti britannici vogliono capire se esistano legami con l’omicidio di Heather Barnett, avvenuto nel 2002 e per il quale fu fermato due volte, ma mai accusato formalmente di nulla Danilo Restivo, principale sospettato per il caso Claps.

    Restivo, giovane rampollo potentino, ha oggi 37 anni. Si trasferì in Inghilterra poco dopo la scomparsa di Elisa. E in città era noto come “il parrucchiere”, perché si divertiva a tagliare ciocche di capelli a ragazze. La Barnett, vicina di casa di Restivo, venne trovata morta con due ciocche di capelli nelle mani. Non erano sue, né di Restivo. Ma il particolare destò grande impressione. Restivo è tornato nelle cronache il 27 ottobre dello scorso anno quando ricevette una lettera con dentro due proiettili. Della vicenda, dice il giornale, si occupò la polizia italiana, in quanto la minaccia sembrava legata alla vicenda di Elisa Claps. E oggi la famiglia ha chiesto l’immediato rimpatrio dell’uomo.

    E mentre si svolgono gli accertamenti sui resti di Elisa, torna alla memoria degli abitanti di Potenza anche don Domenico Sabia, parroco della Trinità dal 1963, morto il 10 marzo di un anno fa all’età di 84 anni. Un sacerdote conosciuto da tutti in città. E nella casa del quale era necessario passare per forza, per giungere al sottotetto della chiesa dove è stato trovato il corpo di Elisa. Il sacerdote è morto portando con sé qualche segreto? È una domanda alla quale gli investigatori dovranno rispondere.

    18 marzo 2010

    http://city.corriere.it/2010/03/19/milano/documenti/sparita-17-anni-fa-ritrovata-morta-una-chiesa-20711393846.shtml

  • Molestie, molte segnalazioni alla Curia

    Molestie, molte segnalazioni alla Curia

    Alto Adige — 14 marzo 2010 pagina 17 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Piovono le segnalazioni alla curia riguardo alle molestie subìte da parte di religiosi. Dopo il caso emerso nei giorni scorsi, l’Alto Adige ha avuto notizia di altre due denunce. E la diocesi ammette: «Naturalmente abbiamo ricevuto numerose e-mail; ora contatteremo i molestati per aiutarli». Prima testimonianza raccolta ieri dall’Alto Adige, dopo che l’interessato aveva spedito una e-mail alla curia: «Ho frequentato l’istituto bolzanino […] nella prima metà degli anni Settanta. Tre anni di scuole medie in tutto, dal 1972 al 1975. In quel periodo sono stati ben due gli insegnanti, due religiosi, che sono stati allontanati per molestie o abusi di tipo sessuale. Un insegnante di ginnastica mandato poi a fare il cappellano militare a Verona e un insegnante di italiano e geografia. Il secondo caso mi è noto nei minimi dettagli, perché la vittima fu mio cugino». Secondo caso segnalato, prima alla curia, poi al nostro giornale: «Era il 1944, ero sfollato a Nova Ponente per via dei bombardamenti. Avevo nove anni. Il cooperatore del vicario mi dava lezioni di latino, e almeno due volte mi toccò nelle parti intime. Altre due volte mi propose di andare oltre, ma io rifiutai. Anche mio fratello, tredici anni più giovane di me, ebbe la sua razione quando frequentava le medie in un noto istituto religioso bolzanino». Ovviamente le testimonianze qui vengono citate in forma anonima, ma sono state presentate da due noti professionisti bolzanini, il secondo dei quali è oggi in pensione. Prima in Italia, la curia altoatesina guidata dal vescovo Karl Golser ha deciso di attivarsi via web per un’operazione trasparenza senza precedenti. Che pare stia dando i suoi primi frutti. La richiesta di denuncia via posta elettronica per i presunti abusi subìti, lanciata soltanto pochi giorni or sono, è stata raccolta da molti. «Naturalmente abbiamo ricevuto numerose segnalazioni, era prevedibile», precisa il portavoce della curia Martin Pezzei, che però preferisce non specificare la quantità. «Non ci interessano le statistiche, li consideriamo tutti come dei casi singoli, da trattare separatamente». Gli abusi segnalati verranno analizzati singolarmente e il responsabile diocesano, il vicario generale Josef Matzneller, «si premurerà di contattare singolarmente tutte le persone che ci scrivono. La nostra unica preoccupazione è di trovare il modo di supportarle, perché chi ha subìto episodi così brutti ha il diritto di essere aiutato». I due casi qui citati risalgono però ai decenni passati. «È corretto fare chiarezza, ma bisogna stare attenti, perché si potrebbe accusare chi magari non può più difendersi, perché è morto», ammonisce il parroco dei Tre Santi don Jimmy Baldo. Ma la curia, come conclude Pezzei, «considererà tutte le segnalazioni che, sicuramente, riguarderanno per lo più il passato. Perché chi ha subìto certe molestie ha bisogno di anni, a volte di decenni, per trovare il coraggio di parlare. L’importante, per la diocesi, è fare chiarezza, e muoversi attivamente per supportare le vittime».

    Davide Pasquali

  • Ex studente: abusi nella sacrestia di un convento di Bolzano

    Ex studente: abusi nella sacrestia di un convento di Bolzano

    BOLZANO (13 marzo) – Ripetuti abusi, addirittura in sacrestia, da parte di cinque frati di un convento bolzanino negli anni ’60: un altoatesino ribadisce in un lungo articolo sul quotidiano Tageszeitung le accuse sollevate ieri in una intervista con il giornale di lingua tedesca
    L’uomo, che resta anonimo, descrive le violenze subite all’età di 13-14 anni durante un soggiorno estivo nel convento senza entrare nei dettagli. Gli abusi – così l’altoatesino – sarebbero avvenuti «una volta nei vigneti, l’altra in cantina e poi in stanza». Sarebbe anche stato portato da un frate in sacrestia, dopo averlo aiutato ad allestire la chiesa per un matrimonio. La presunta vittima spiega «di non aver mai avuto il coraggio di denunciare i fatti». «Solo ora, che in mezza Europa si parla di violenze sessuali commesse da uomini di chiesa, oso uscire dalle tenebre», scrive. L’uomo afferma di essere omosessuale. «Chi sa – aggiunge – se senza gli abusi subiti da ragazzino avrei avuto una vita eterosessuale».

    Pedofilia: ex studente, abusi in sacrestia convento Bolzano
    I fatti sarebbero avvenuti negli anni ’60

    13 marzo, 12:00

    (ANSA) – BOLZANO, 13 MAR – Ripetuti abusi, addirittura in sacrestia, da parte di cinque frati di un convento bolzanino negli anni ’60: un altoatesino ribadisce sulla Tageszeitung le accuse sollevate ieri in una intervista con il giornale. L’uomo, che resta anonimo, descrive le violenze subite all’eta’ di 13-14 anni durante un soggiorno estivo nel convento. Gli abusi sarebbero avvenuti ”nei vigneti, in cantina e in stanza”. Sarebbe anche stato portato da un frate in sacrestia, dopo averlo aiutato ad allestire la chiesa per un matrimonio. (ANSA).

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/trentino/2010/03/13/visualizza_new.html_1732990639.html

  • PEDOFILIA: IN CONVENTO TEDESCO SPOGLIARELLI PER GIOC

    PEDOFILIA: IN CONVENTO TEDESCO SPOGLIARELLI PER GIOC

    www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-…relli_per_gioco

    PEDOFILIA: IN CONVENTO TEDESCO SPOGLIARELLI PER GIOC

    (AGI) – Berlino, 17 mar. – Lo scandalo della pedofilia investe anche i francescani tedeschi, con due frati di Lingen, nella Bassa Sassonia, che negli anni ’70 organizzarono un gioco di spogliarello insieme ad adolescenti. Uno dei due francescani ha rivelato all’emittente Norddeutscher Rundfunk che insieme al confratello ed a diversi ragazzi eseguiva il gioco del cosiddetto “Klamotten-Knobel”, in cui giocando a dadi chi otteneva il numero maggiore doveva ubriacarsi, spogliarsi o baciare gli altri sulla guancia e sul petto. Cle-Bia

  • Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”

    Irlanda
    Reportage dell’inviato di Repubblica racconta le “ferite d’Irlanda”
    Le ferite d’Irlanda
    DAL NOSTRO INVIATO ENRICO FRANCESCHINI
    Repubblica 5 marzo 2010
    DUBLINO Era una bambina di otto anni, quando la strapparono dalle braccia della madre, giudicata incapace di provvedere ai suoi bisogni, e la rinchiusero in orfanotrofio. «Ho vissuto prigioniera di un incubo fino alla maggiore età», ricorda Kathleen O’Sullivan, una delle vittime delle violenze e degli abusi sessuali perpetrati per decenni nelle scuole, nei riformatori, nelle parrocchie di tutta l’Irlanda. «Le suore ci affamavano, mangiavo la carne, una salsiccia, soltanto a Natale, e ricevevo un uovo sodo per Pasqua. Ma questo era il meno. Ci picchiavano per un nonnulla. Ci seviziavano fisicamente e psicologicamente. Facevo la pipì a letto dalla paura tutte le notti, e loro per punizione mi costringevano a sfilare nuda per la camerata con in testa le lenzuola bagnate di urina. Era un sistema sadico, satanico. I giornali hanno scritto che è stato il nostro Olocausto». «Ma se è così aspettiamo ancora la Norimberga che faccia piena luce e giustizia su quel mostruoso abominio». Luce e giustizia dovevano venire con l’inchiesta ordinata dal governo, durata dieci anni e conclusa nel maggio scorso da un voluminoso rapporto. Cinquemila pagine di testimonianze e indagini sull’attività di 216 istituti gestiti da preti, frati, suore, dai quali tra il 1914 e il 2000 sono passati 35 mila minorenni. La pubblicazione ha sconvolto l’Isola di Smeraldo. Il 90 per cento dei testimoni hanno riportato di avere subito violenze fisiche. La metà hanno raccontato di avere sofferto abusi sessuali. Molti erano orfani. Altri, come Kathleen O’Sullivan, venivano strappati a famiglie povere senza alcuna ragione, per essere trasformati in schiavi del lavoro. Malnutrizione, percosse, terrore e stupri erano il loro pane quotidiano. Tra gli irlandesi, lo shock è stato immenso. E’ perfino diminuito, secondo le statistiche, il numero dei fedeli a messa. Molta gente ha perso la fede: nella Chiesa, nello Stato, nel prossimo. L’Irlanda si è guardata allo specchio, e quel che ha visto l’ha fatta rabbrividire. Eppure, a sei mesi di distanza dalla pubblicazione, si moltipllcano le accuse secondo cui il rapporto è stato una«copertura», un «insabbiamento» o «solo la punta dell’iceberg», come sostiene Kathleen, una delle poche vittime che è riuscita a ricostruirsi un’esistenza: oggi fa il giudice dì pace e ha scritto un libro, “Childhood interrupted” (Infanzia interrotta), sulla tragedia vissuta da lei e da migliala di suoi compatrioti. Il processo di riparazione e di espiazione, affermano le associazioni formate dai “superstiti”, è stato sommario, sbrigativo, riduttivo. Per cominciare, il rapporto non fa nomi, ne delle vittime, e questo è in parte comprensibile, ne dei carnefici -a meno che non siano già stati condannati in sede giudiziaria.e questo protegge decine o centinaia di individui non solo dalla giustìzia penale ma dall’essere almeno identificati in pubblico. «Due delle suore che mi hanno torturato per anni sono ancora vive, libere», dice la signora O’Sullivan, «io vorrei ritrovarmi con loro in un’aula di tribunale, guardarle in faccia, sentire cosa rispondono alle accuse, e non è possibile». In secondo luogo, soltanto una parte delle vittime sono state rintracciate e interrogate: «Nessuno ha interrogato me, e chissà quante altre non sono state ascoltate», accusa Kathleen. E inoltre, per effetto di un accordo con i Christian Brothers, la più vasta associazione religiosa nazionale, è soprattutto lo stato, non la Chiesa, a pagare risarcimenti alle vittime che fanno causa, 12 mila delle quali hanno finora ricevuto compensazioni per un totale di un miliardo di euro. La Chiesa irlandese se l’è cavata con un indennizzo una tantum di 34 milioni di euro e l’accordo lamette al sicuro da ulteriori rivendicazioni legali. Se non in denaro, la Chiesa ha pagato in mortificazioni. Un cardinale irlandese è andato in pensione in anticipo. Quattro vescovi, su pressioni del Vaticano, sono stati costretti a dimettersi. Un pugno di sacerdoti sono finiti in prigione. Uno si è suicidato. E a Roma Benedetto XVI ha chiesto che siano prese misure per impedire che “accadano di nuovo simili abusi». Ma è abbastanza? Non per le vittime. Il rapporto rivela che l’Arciodiocesi di Dublino ha «ossessivamente» nascosto gli abusi per almeno trent’anni. Tredici vescovi erano a conoscenza delle violenze e non le denunciarono. Un prete ammise di avere abusato sessualmente di oltre cento bambini, e non venne rimosso dall’incarico. Un altro confessò di avere abusato sessualmente di un bambino alla settimana per venticinque anni, e non perse il posto. «Non ci sono stati arresti o dimissioni di massa, ne trai religiosi, ne tra le autorità che ne sono diventate complici, coprendone i crimini», dice Kathleen O’Sullivan. La commissione d’inchiesta è stata creata sull’onda dello scandalo suscitato da un coraggioso documentario televisivo che rivelò per la prima volta cosa si nascondeva dietro le mura di chiese e conventi, accusano le associazioni delle vittime, ma lo scopo era «voltare pagina, chiudere il doloroso capitolo, se non in-sabbiare».Dice ancora Kathleen nel suo j’accuse senza più lacrime da spargere: «II primo presidente della commissione si è dimesso dopo tré anni affermando che non aveva libertà di manovra, insomma che non poteva lavorare. Il presidente che ne ha preso il posto era un giudice legato all’establishment religioso. Il risultato si vede». Beninteso, le cinquemila pagine del rapporto non sorvolano su quello che accadeva dentro le «case degli orrori», come le definiscono le vittime. I giornali ne hanno finora riassunto il contenuto ed è bastato per farli sommergere di lettere che dicono: «Mi vergogno di essere irlandese». Non è una lettura facile, ma bisogna farla, per cercare di capire. E’ come se da quegli edifici adornati dal crocefisso su cui è morto il Signore, da quelle case di Dio in cui vigeva, per gran parte della giornata, la regola del silenzio, tutto ami tratto fuoriuscissero le urla disperate di generazioni di bambini. Ascoltiamoli. I bambini venivano «presi a pugni, a calci, frustati, accoltellati, obbligati a inginocchiarsi o a restare in piedi per giorni, costretti a dormire all’aperto in inverno, a fare docce gelate, appesi a un palo, assaliti da cani, legati per essere picchiati meglio». Dice uno: «Non feci bene il letto. Il prete mi fece denudare e mi frustò lungamente con una frusta di cuoio a cui erano attaccate delle monete». Un altro: «Appena arrivato, il frate mi fece spogliare, piegare a gambe larghe su una scrivania, mi ordinò di dire il Padre Nostro e si mise a frustarmi». Un terzo: «Non dimenticherò mai il gatto a nove code». Un altro: «II prete lasciava la frusta di cuoio all’aperto di notte, perché si gelasse e facesse più male». Ancora: «Mi mettevano sale nelle ferite perché bruciassero di più». Un altro: «Gli piaceva tenermi la testa fra le gambe e frustarmi nel sedere». Ancora: «La notte era la cosa peggiore, se non venivano a prenderete, sentivi che portavano via un altro e le urla risuonavano per tutto l’edificio». Elenco di abusi sessuali in un istituto religioso: «89 masturbazioni forzate, 68 stupri anali, 6 penetrazioni digitali». Un ragazzino: «II prete mi prese la mano, e se la mise nelle parti private. Scoppiai a piangere. Mi schiaffeggiò. La notte dopo tomo e feci come voleva». Un altro: «Mi chiudeva a chiave nella sua stanza, mi spogliava, si faceva toccare, mi picchiava e poi mi stuprava». Un terzo: «Un frate guardava mentre l’altro mi stuprava, poi facevano cambio». Una bambina: «La suora mi frustava con una cintura dalla fibbia di metallo». Un’altra: «La suora mi faceva mangiare il mio vomito». Una terza: «Mi legò al letto e mi diede cento frustate». Elenco di abusi sessuali, stavolta su femminucce: «27 stupri vaginali, 22 masturbazioni forzate, 10 contatti genitali». Un esempio per tutti: «La suora mi portò da un uomo. Lei mi spogliò, mi lavò, mi toccò, poi mi diede a lui perché mi stuprasse». Tutti i giorni, tré volte al giorno, i rintocchi della campana dell’Angelus risuonano sul primo canale della televisione nazionale irlandese, come

    a scandire il tempo del paese più ferventemente cattolico d’Europa. Ma oggi gli irlandesi si chiedono angosciosamente per chi suona davvero quella campana. Per le migliala di vittime dell’abominio, che hanno ottenuto solo una parvenza di giustizia? Perla chiesa cattolica irlandese, avvilita da dimissioni e processi? Oppure per il Vaticano e per papa Benedetto XVI, che le associazioni di sopravvissuti alla tragedia accusano di una condanna tardiva e troppo debole? O suona per l’Irlanda intera, per le sue istituzioni, sospettate di avere lanciato l’inchiesta più per nascondere che per fare emergere fino in fondo le dimensioni dell’orrore e le responsabilità collettive? «Ecco cosami fa più orrore», dice Kathleen O’Sullivan. «L’idea che cosi tanti abbiano potuto fare così tanto male, o almeno l’abbiano tollerato, abbiano preferito non vederlo e anche oggi preferiscano dimenticare. Viene da chiedersi se erano tutti mostri o se questa è la normalità umana». Non solo per vittime e carnefici, non solo per preti e suore, per politici e poliziotti, suona a Dublino la campana dell’Angelus. Essa suona per tutti.

  • Nel coro di Ratisbona abusi, droghe, punizioni corporali e terrore

    Nel coro di Ratisbona abusi, droghe, punizioni corporali e terrore

    “Schrecklich” ovvero terrore. Questa la parola utilizzata da un ex membro del coro di Ratisbona al centro degli scandali per abusi sessuali compiuti negli anni in cui la struttura era diretta da Georg Ratzinger. Che in una recente intervista nega ancora di essere stato a conoscenza degli abusi ammettendo solo qualche “schiaffone”: si è sentito però in dovere di chiedere perdono alle vittime.

    Secondo il racconto di un testimone, botte e vessazioni erano la prassi corrente: non solo abusi quindi, ma anche una strategia educativa improntata a una durissima disciplina. Un regista tedesco, che ha preferito l’anonimato, racconta così al quotidiano La Stampa le regole disciplinari all’interno del delle due strutture collegate al coro, Etterzhausen e Ratisbona: “Era un incubo, le punizioni corporali erano all’ordine del giorno. Nel liceo ma anche nel coro”.

    Il posto peggiore era la scuola elementare: “Il direttore era un sadico perfetto – spiega il regista – ci picchiavano sulle mani con un bastone e se provavamo a nasconderle le botte erano doppie. Poi ci picchiavano anche sul sedere nudo”. Anche il fratello del papa, ricorda il regista, ogni tanto alzava le mani contro qualche “passerotto” che steccava durante le prove. E nonostante tutto nel liceo entrava, ma il testimone non ricorda come, anche le droghe, già dai primi anni ‘70.

    Sugli abusi sessuali il regista racconta che chi li subiva non ne parlava e punta ancora una volta il dito contro Georg Ratzinger: “Difficile che non ne sapesse nulla”. Le esperienze dolorose di quegli anni tornano in mente all’uomo che racconta di un compagno che tentò il suicidio per disperazione e non fu più ammesso a scuola. Un altro, invece, scappò via e due anni dopo fu accusato di aver commesso un omicidio in ambienti omosessuali. Per il testimone quella di Ratisbona è stata un’esperienza traumatica: ” Ho parlato anche con uno psicologo perchè, da soli, non si riesce a elaborare quello che è successo”.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/nel-coro-di-ratisbona-abusi-droghe-punizioni-corporali-e-terrore-276287/

  • Milano, cinque anni a frate laico per abusi sessuali su una dodicenne

    Milano, cinque anni a frate laico per abusi sessuali su una dodicenne

    La madre affidò all’uomo, che stava per prendere i voti, la figlioletta per una preparazione religiosa

    Cinque anni di reclusione: è la condanna che la terza corte d’appello di Milano ha inflitto ad A.C., un frate laico accusato di violenza sessuale e pornografia minorile su una ragazzina di dodici anni.

    Al momento del fatto l’uomo stava per prendere i voti. Secondo la ricostruzione della vicenda, la madre avrebbe affidato all’uomo la figlioletta per una preparazione religiosa. Nella causa i genitori della ragazza erano costituiti parte civile e dovranno essere risarciti del danno. L’imputato, tuttora in stato di detenzione, era stato sottoposto a perizia psichiatrica ma dichiarato capace di intendere e volere.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/03/22/news/milano_cinque_anni_a_frate_laico_per_busi_sessuali_su_una_dodicenne-2826971/?ref=rephp

  • “don cantini sorvegliato in convento – maria cristina carratu”

    “don cantini sorvegliato in convento – maria cristina carratu”

    “don cantini sorvegliato in convento – maria cristina carratu”

    Data: 12/03/2010

    Cronaca Locale
    Pagina III – Firenze La Chiesa Don Cantini sorvegliato in convento MARIA CRISTINA CARRATU maria cristina carratù
    Se ne sta tutto il giorno sulla sedia a rotelle, senza parlare con nessuno, in disparte anche alla messa, sorvegliato a vista da un frate. Le disposizioni in vigore all´infermeria del Convento dei padri francescani di Fiesole sono ferree: senza il permesso dell´arcivescovo (quasi impossibile da ottenere) nessuno può avvicinare Lelio Cantini, 87 anni, ormai non più «don», ospite «definitivo» della struttura. Per la Chiesa, il caso dell´ex parroco della Regina della pace riconosciuto colpevole di violenze sessuali compiute su bambini e adolescenti almeno fra il ´73 e l´87, e dal 2008 ridotto allo stato laicale da Benedetto XVI, deve considerarsi chiuso. E invece, proprio ora che il Vaticano promette tolleranza zero contro i preti pedofili di mezza Europa, la ferita aperta nella Chiesa fiorentina con le rivelazioni delle vittime di don Cantini, per decenni considerato prete esemplare per la disciplina della sua parrocchia e benemerito per i tanti giovani avviati al sacerdozio, appare più che mai attuale. «Troppo comodo offrire la testa del pedofilo di turno senza affrontare il vero problema sul tappeto» dice Francesco Aspettati, portavoce delle vittime della Regina della pace.
    SEGUE A PAGINA V

    La Repubblica pag. 7
    “don cantini sorvegliato in convento. caso chiuso, ma solo per la chiesa”

    Data: 12/03/10
    Cronaca Locale

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    Pagina VII – Firenze Don Cantini sorvegliato in convento. Caso chiuso, ma solo per la Chiesa (segue dalla prima di cronaca)
    Quello «di una Chiesa intera che per troppo tempo ha preferito glissare, sminuire, nascondere, piuttosto che portare alla luce, e oggi grida inutilmente all´accanimento, mentre è semplicemente arrivata, tutta insieme, l´ora della verità». Come è stato possibile, ci si chiede, che don Cantini si macchiasse per anni di «delittuosi abusi sessuali» (come li ha poi definiti lo stesso ex arcivescovo Ennio Antonelli) senza che nessuno sospettasse nulla? E come gli fu possibile dispiegare indisturbato quel «falso misticismo e dominio delle coscienze» che spinse famiglie intere a «adempiere alla volontà di Gesù Cristo» devolvendo alla parrocchia beni e denaro, e, si teme, tanti ragazzi a farsi preti? Interrogativi gravissimi, cui, dicono le vittime, interpretando «lo stato d´animo anche di molti sacerdoti della diocesi», la Chiesa fiorentina non ha mai risposto.
    Così come resta da capire perché ci siano voluti quasi cinque anni per dare ragione a chi, dopo una vita di sofferenza, di cure psicologiche e vicende familiari difficili, aveva trovato il coraggio di parlare. Era il gennaio 2004, quando le vittime, confidando nella sua solidarietà, si erano rivolte per la prima volta a monsignor Claudio Maniago, vicario generale della Curia appena ordinato vescovo, anche lui ex parrocchiano della Regina della pace, fedelissimo dell´anziano sacerdote cui, durante la cerimonia in Duomo, aveva reso omaggio come «prete vero, che mi è stato, e mi è, di esempio». E subito si erano scontrate col primo di una lunga serie di rinvii, inviti alla «guarigione della memoria» e a «rielaborare in una prospettiva di fede» gli abusi subiti, di lì in poi opposti dalla Curia. Nel 2005 Antonelli si limitò a trasferire il prete pedofilo, «per motivi di salute», in un´altra parrocchia, dove lui si circondò di nuovo di famiglie e ragazzi. E nel 2006, dopo un blando processo canonico, il massimo cui si spinse fu di sospenderlo dalle messe in pubblico e invitarlo a recitare litanie.
    Ci sono voluti ancora appelli al Papa, l´esplosione dello scandalo sui giornali e un supplemento di indagine imposto dal Vaticano, perché, nell´ottobre 2008, Cantini fosse ridotto dal Papa allo stato laicale, e alle vittime resa giustizia. Anche se non del tutto, come hanno appena ribadito. Nel gennaio scorso Maniago è stato riconfermato vicario generale dal nuovo arcivescovo Giuseppe Betori. E i perché dell´accaduto, con annesse responsabilità, restano ancora tutti da spiegare.
    (m.c.c.)

  • GERMANIA: FRATELLO PAPA, CHIAREZZA SU ABUSI; NUOVE RIVELAZIONI

    GERMANIA: FRATELLO PAPA, CHIAREZZA SU ABUSI; NUOVE RIVELAZIONI

    GERMANIA: FRATELLO PAPA, CHIAREZZA SU ABUSI; NUOVE RIVELAZIONI

    (AGI) – Berlino, 6 mar. – Il fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger, ha ribadito di non essere a conoscenza di abusi sessuali nei confronti dei componenti del “Domspatzen” di Ratisbona, il coro da lui diretto per trent’anni, ma si e’ detto pronto a rispondere alle domande dei magistrati perche’ e’ nel suo “interesse che sia fatta chiarezza”. E intanto emergono nuove rivelazioni sul “raffinato sistema di punizioni sadiche e soddisfazione degli appetiti sessuali” che sarebbe stato in vigore nel convitto dei “passerotti del Duomo”. “Se la procura vuole interrogarmi in qualita’ di testimone”, ha dichiarato Georg Ratzinger alla “Bild”, “sarei ovviamente a disposizione, ma non ho alcuna conoscenza dei reati commessi”.

    So delle accuse contro il direttore del convitto Friedrich Z., ma cio’ e’ avvenuto prima che arrivassi io (a dirigere il coro nel 1964, ndr)”, ha sottolineato il fratello del Pontefice, “riguardo all’insegnante Georg Z. non mi risulta che abbia tenuto comportamenti scorretti verso i ‘Domspatzen’”. Secondo il quotidiano di Amburgo, nei confronti dei due religiosi citati da Georg Ratzinger esisterebbero “elementi concreti” a sostegno dell’accusa di abusi, umiliazioni e maltrattamenti fisici compiuti tra il 1958 ed il 1973. Georg Ratzinger ha riferito che Georg Z. formo’ in seguito una orchestrina di fiati nel suo villaggio natale di Vohenstrauss, dove si sarebbero verificati gli abusi. Riguardo al clima che si respirava nel convitto in cui vivevano i cantori da lui diretti, Georg Ratzinger spiega che “c’era severita’, dominava l’ordine, ma al contempo esisteva un clima umano fatto di comprensione.

    La severita’ era necessaria, poiche’ si pretendevano prestazioni artistiche, ma vigeva un’atmosfera quasi familiare”. “Spero che il mio coro non risulti danneggiato da queste accuse”, ha concluso Georg Ratzinger, “ma e’ nel mio interesse che sia fatta chiarezza”. Intanto lo Spiegel sostiene che lo scandalo degli abusi nel coro dei “passerotti” di Ratisbona e’ molto piu’ vasto di quanto sospettato inizialmente. Un ex cantore, il regista e compositore Franz Wittenbrink, che rimase nel coro fino al 1967, ha spiegato che nel collegio esisteva un “raffinato sistema di punizioni sadiche e soddisfazione degli appetiti sessuali”. Il direttore del convitto Friedrich Z. “la sera si sceglieva nel dormitorio tre o quattro ragazzi e se li portava a casa”. Qui, dopo bevute di vino rosso, il sacerdote avrebbe compiuto con i ragazzi operazioni di masturbazione.

    “Ognuno lo sapeva”, spiega Wittenbrink, che e’ anche un nipote dell’ex governatore bavarese Alfons Goppel. “Non riesco a capire perche’ il fratello del Papa, che dal 1964 era il direttore del coro, non ne abbia saputo nulla”. Il regista rivela anche che un suo compagno di studi si suicido’ poco prima dell’esame di maturita’”. Uno psicoterapeuta di Monaco di Baviera ha raccontato al settimanale di Amburgo di aver curato parecchi ex “passerotti”, traumatizzati dalle sevizie fisiche e sessuali subite a Ratisbona.

    Una di queste vittime ha riferito allo Spiegel di riti crudeli messi in atto nel convitto di Etterzhausen, una scuola elementare nella regione bavarese dell’Allgaeu, da cui venivano reclutati i cantori per il coro di Ratisbona. Alle fine degli Anni ’50 il direttore dell’istituto, un prete cattolico con l’iniziale del cognome in M., applicava punizioni durissime, portandosi spesso nel suo appartamento privato allievi di otto-nove anni, che venivano “denudati e picchiati”. Il testimone ha aggiunto che in alcuni casi ci sarebbero stati episodi di penetrazione sessuale. (AGI)

    www.agi.it/news/notizie/20100306122…ove_rivelazioni

  • Pedofilia. Arrestato padre Davide Mordino, prete francescano. Spretato, Le vecchie accuse: Soldi della parrocchia per sesso e foto pedopornografiche

    Pedofilia. Arrestato padre Davide Mordino, prete francescano. Spretato, Le vecchie accuse: Soldi della parrocchia per sesso e foto pedopornografiche

    Sciacca (Ag) -Tanti messaggi di solidarietà ed anche l’organizzazione di una petizione popolare per Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guida la parrocchia di San Calogero. Il frate alcuni giorni fa è improvvisamente scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani che da anni lo seguono intensamente, collaborando nella rivitalizzazione della parrocchia situata nella parte più alta della città.

    Si disse che padre Mordino si era allontanato volontariamente, ma in realtà si è poi appreso che il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco.

    L’interessato, contattato da alcuni amici fidati, avrebbe riferito di trovarsi a Palermo, la su città d’origine, e che la sua «fuga» improvvisa è dovuta a voci che lo hanno turbato profondamente.
    I suoi superiori gli hanno ordinato di lasciare la città e di mettersi da parte, senza specificare se ci sarebbero state possibilità di rientrare nell’incarico presso la Basilica di San Calogero.

    Le dicerie incontrollate si riferiscono a presunte e poco edificanti frequentazioni da parte del frate, ma anche alla gestione della parrocchia ed una denuncia all’autorità giudiziaria che non ha però avuto nessuna conferma nemmeno dalle autorità competenti. Nessuna denuncia, e nemmeno indagini, dunque, ma soltanto voci di paese con accuse pesantissime.

    Il caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: «Davide ti sono molto vicino e soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due anni fa era a Sciacca, la verità trionferà».

    Molti fedeli gli sono vicini, tanto da organizzare una petizione popolare, un modo per manifestargli solidarietà e fargli sentire il loro calore, per difenderlo da accuse che sono tutte da dimostrare. Il parroco era riuscito a creare un bel rapporto con i suoi parrocchiani e anche con la città, facendo spesso sentire la sua voce nei temi riguardanti la vita sociale e politica.
    Giusepe Recca

    www.fraticappuccini.it/attualita/rassegna/view.php?id=16669

    Sciacca, giallo sul parroco di San Calogero
    Davide Mordino

    Davide Mordino

    Sta facendo discuitere da alcuni giorni l’improvviso allontanamento di Davide Mordino, un religioso francescano di 38 anni che guidava la parrocchia di San Calogero, a Sciacca. Il frate alcuni giorni fa è scomparso, lasciando molti impegni e sorprendendo gli stessi parrocchiani. Il Terz’ordine regolare, di cui il frate fa parte, lo ha rimosso dall’incarico, dandogli un periodo di riposo. Una sospensione, quindi, ed i motivi sono evidentemente disciplinari, anche se nessuno spiega cosa è successo, dando sfogo alle voci incontrollate da cui emergono storie strane ed anche incredibili riguardanti il giovane parroco. Il
    caso di padre Mordino in questi giorni è sulla bocca di tutti e insieme
    a tanto inevitabile chiacchiericcio ci sono anche numerosi attestati di
    stima non solo da parte dei parrocchiani. Sulla pagina che Mordino ha creato su Facebook, ci sono tanti messaggi di solidarietà, uno dei quali di un
    altro parroco, Marco Damanti, di Menfi: “Davide ti sono molto vicino e
    soffro con te, mi dispiace di cuore – scrive – il parroco che fino a due
    anni fa era a Sciacca, la verità trionferà”.
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    Inviato – 09 January 2010 : 16:01:27 Vedi Profilo Rispondi con Citazione Invia un Messaggio Privato a admin A sciacca da giorni non si parla d’altro, ossia di fra davide mordino. Il parroco della basilica di san calogero e’ stato momentaneamente allontanato su decisione del suo superiore del terzo ordine regolare francescano. Sul conto di fra davide girano voci controverse e perfino scabrose. Eppure, a differenza di quanto si dice, il parroco non solo non e’ sotto indagine giudiziaria, come ha confermato al nostro telegiornale il procuratore pantaleo, ma addirittura sarebbe vittima di un complotto contro di lui per metterlo in cattiva luce.

    Allontanato dalla Basilica di San Calogero della quale da qualche anno è parroco Fra Davide Mordino. A deciderlo è stato Fra Massimo Cucinotta, Ministro del Terzo Ordine Regolare, istituto francescano del quale l’ormai noto sacerdote presente a Sciacca da anni fa parte. Una decisione, quella di Fra Massimo Cucinotta, che negli ultimi giorni si è precipitato a Sciacca alloggiando alla Basilica di San Calogero, che appare ancora come provvisoria, posto che il Terzo Ordine di concerto con la Curia Vescovile di Agrigento, sta effettuando tutti gli accertamenti del caso.

    Tutto scaturisce da una raffica di voci e, diciamolo pure, di pettegolezzi che negli ultimi giorni hanno messo in mezzo la figura di Fra Davide. Voci controverse, le ha definite oggi lo stesso Fra Cucinotta, che hanno spinto il Ministro del Terzo Ordine Regolare ad allontanare Fra Davide da un ambiente che, a giudizio del superiore, era diventato molto discusso. Un ambiente dal quale il 37enne parroco palermitano doveva allontanarsi – aggiunge fra Cucinotta – anche nell’ambito del necessario recupero di una sua maggiore serenità.

    Nessun commento di Fra Massimo sulla natura di tali voci. “Io in queste ore ho ascoltato tante testimonianze – si è limitato a dire – e stiamo facendo le nostre valutazioni sulla base di quanto stiamo apprendendo, posto che – ha concluso Fra Massimo – occorre ricoredarsi che i trasferimenti dei frati rientrano in una dinamica normalissima di servizio alla Chiesa.

    Voci che riferiscono di presunte situazioni addirittura scabrose, ma che vengono smentite nel modo piu’ categorico dal procuratore capo della Repubblica di Sciacca Vincenzo Pantaleo che al nostro telegiornale ha dichiarato che Fra Davide non è assolutamente sotto indagine da parte della magistratura saccense, come erroneamente invece si sostiene in giro per Sciacca.

    E se a Sciacca c’è chi ha già emesso la sua personale sentenza di colpevolezza, basata sul piu’ tradizionale dei processi sommari, va detto anche che tra le dicerie degli ultimi giorni girano addirittura quelle in base alle quali Fra Davide sarebbe la vittima di un complotto ordito contro di lui. Un complotto per metterlo in cattiva luce ma che potrebbe indurlo nelle prossime ore a a sporgere formale denuncia alle autorità di polizia.

    Nel frattempo è partita perfino una raccolta di firme contro la decisione di allontanare Fra Davide Mordino. “Siamo decisi – si legge nella petizione – a lottare con ogni mezzo consentito per non farci sottrarre il bene primario dlela parrocchia, esprimiamo totale adesione e sostegno alle iniziative legali e di lotta portate avanti dallo stesso Fra Davide Mordino, e chiediamo al ministro provinciale del Terzo Ordine Regolare francescano Massimo Cucinotta di intraprendere ogni utile iniziativa per sospendere l’allontanamente e di intraprendere azione di allontanamento di quelle persone che si sono rese responsabili di gravissime accusa infondate.

    Insomma: Sciacca è alle prese con un nuovo caso, che potrebbe anche fondarsi su fatti assolutamente inesistenti.