Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro l’inchiesta vaticana e i dubbi su Papa Francesco: “Una farsa”

    Caso Emanuela Orlandi, il fratello Pietro contro l’inchiesta vaticana e i dubbi su Papa Francesco: “Una farsa”

    È passato più di un anno da quando, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata dall”Adnkronos’ la notizia sull’apertura delle indagini su Emanuela Orlandi da parte delle autorità del Vaticano: nel giugno 2024, mentre si approssima la data nella quale rintoccheranno i 41 anni dalla scomparsa della 15enne, il fratello Pietro Orlandi fa un suo bilancio sull’inchiesta.

    Un bilancio tutt’altro che positivo, con una conclusione che arriva rimembrando quel colloquio di ben 8 ore avuto all’interno delle mura leonine insieme al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi. Chiunque, soprattutto lo stesso Pietro, si sarebbe aspettato sviluppi interessanti da parte della Santa Sede, ma ciò non è stato. Pietro Orlandi lo sottolinea durante l’evento ‘Emanuela e Giulia’ che si è tenuto il 4 giugno presso il Teatro Manzoni di Milano per ricordare Emanuela Orlandi e Giulia Cecchettin.

    Nel suo intervento, consistito in un dialogo con don Patrizio Coppola, Pietro Orlandi ha tirato le somme sull’inchiesta aperta in Vaticano: “La commissione d’inchiesta Vaticana, che è stata richiesta da papa Francesco e ha richiesto il Promotore di Giustizia Diddi mi entusiasmava, ma purtroppo ho capito che per me è una farsa“. Il motivo? “Non stanno facendo nulla”, precisa il fratello di Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno 1983 mentre usciva da una lezione di musica.

    Orlandi ha continuato spiegando di aver chiesto a persone vicine a Papa Francesco di domandargli “se sia al corrente di ciò che sta facendo la persona che lui ha incaricato di fare le indagini, perché sta facendo il contrario di quello che dovrebbe fare“. Nel frattempo continuano i lavori della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, che fino ad oggi ha accolto le testimonianze dei familiari di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, due giornalisti e i cugini delle ragazze scomparse.

  • Prof di religione pedofilo trasferito nel carcere di Via Aspromonte: le ultime

    Prof di religione pedofilo trasferito nel carcere di Via Aspromonte: le ultime

    Alessandro Frateschi, l’ex professore di religione accusato di abusi sessuali su minorenni, è stato trasferito dal suo arresto domiciliare alla prigione di via Aspromonte a Latina dopo aver continuato a ricevere visite in casa nonostante il divieto di contatti esterni. Il trasferimento è stato disposto dal giudice Laura Morselli su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, dopo una serie di verifiche effettuate dalle autorità.

    L’indagine condotta dal sostituto procuratore Giorgia Orlando ha evidenziato che Frateschi ha accolto diverse persone nella casa designata per gli arresti domiciliari, che era diversa dalla sua residenza principale. Alcuni di questi incontri sono stati documentati da una telecamera, il cui materiale è stato acquisito nell’ambito dell’indagine. I visitatori sono stati identificati e le circostanze dei loro incontri saranno approfondite dagli investigatori, anche in relazione al processo imminente.

    L’udienza preliminare per il caso Frateschi è fissata per il 24 maggio. In quella data, la giudice Morselli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. La psicologa nominata dal giudice, Alessia Micoli, depositerà la perizia relativa alle due vittime minori che sono state ascoltate durante l’ultima udienza. Durante l’udienza, gli avvocati di Frateschi potrebbero optare per il processo con rito abbreviato o procedere con il rito ordinario.

    Frateschi è stato arrestato lo scorso anno con l’accusa di abusi su cinque ragazzi minorenni. È stato ai domiciliari dal luglio 2023, ma è stato trasferito in carcere mercoledì. Durante le udienze, sono emersi nuovi dettagli sulle violenze sessuali, incluso l’approccio inappropriato durante le lezioni di religione al liceo Majorana e durante una gita scolastica a Napoli. L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia della Garante dell’Infanzia, Monica Sansoni.

    Prof di religione pedofilo trasferito nel carcere di Via Aspromonte: le ultime

  • La Confessione episodio 7: La carezza del papa

    La Confessione episodio 7: La carezza del papa

    di Giorgio Meletti

    La settima puntata della Confessione, il podcast dedicato al processo per violenza sessuale contro il sacerdote di Enna Giuseppe Rugolo, ha un protagonista indiscusso: papa Francesco.

    Se infatti il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana è impegnatissimo a difendere Rugolo e aiutarlo con i soldi dell’8 per mille, come se lo temesse, ma anche a insabbiare e occultare i suoi reati sessuali per proteggere la reputazione della Chiesa, qui scopriamo che ha un maestro e una guida: il papa in persona.

    E’ lui stesso a spiegarlo ai genitori di Antonio Messina, il giovane che ha denunciato Rugolo: loro chiedono giustizia, Gisana gli offre 25 mila euro per comprarne il silenzio. E per risultare più convincente racconta che lui sa come ci si comporta in questi casi, perché gliel’ha insegnato Bergoglio, quando gli ha chiesto un favore per una cosa che lo riguardava personalmente.

    I genitori di Messina registrano tutto, noi ascoltiamo, e La Confessione vi racconta la storia del frate siciliano Giovanni Salonia, accusato di violenza sessuale almeno da una suora: papa Bergoglio ha le sue ragioni per far presiedere proprio a Gisana un’atipica commissione d’inchiesta che arriverà a una conclusione che pare obbligata: le accuse delle religiose a Salonia sono fantasie di menti non lucidissime.

    Di questa prestazione di Gisana papa Francesco sembra gratissimo, al punto da scendere in campo al suo fianco il giorno prima della requisitoria del pm al processo Rugolo: “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto”.

    Quel giorno Antonio Messina, la vittima di Rugolo che ha avuto il coraggio di denunciarlo, si infuria: ha chiesto giustizia alla Chiesa prima che al tribunale, ha anche scritto al papa per chiedergli aiuto, senza ottenere risposta.

    Ma questa è la morale della settima puntata della Confessione: la Chiesa tra i preti abusatori e le loro vittime sceglie di difendere gli abusatori e mettere sotto accusa chi li denuncia.

    Ed è il papa, nei fatti, a dare la linea che anche la Cei del presidente Matteo Zuppi segue rigorosamente: generiche parole di denuncia degli abusi sessuali del clero ma nessuna azione conseguente. Anzi, quando serve il sacerdote accusato di abusi viene protetto in tutti i modi, anche quelli più disonesti.

    ***

    Altri due aggiornamenti: ieri sera con Radio 3 abbiamo organizzato una bella diretta Instagram per fare un primo bilancio del programma che conduco ogni domenica, curato da Annamaria Giordano: Le parole dell’economia. Trovate la mia conversazione con Florinda Fiamma qui …

    Come immaginavo, ha suscitato vivaci dibattiti il mio pezzo sul perché questa volta è davvero difficile votare Pd alle elezioni europee. Trovate il pezzo, e soprattutto il sondaggio per capire le intenzioni di voto degli abbonati ad Appunti qui sotto. Tra qualche giorno daremo conto dei risultati:

    Buona giornata,

    Stefano

  • La confessione episodio 5 – Il vescovo insabbiatore

    La confessione episodio 5 – Il vescovo insabbiatore

    Il quinto episodio del podcast La Confessione, intitolato Il vescovo insabbiatore, descrive l’impianto etico del vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana.

    Quando il prelato siciliano viene torchiato per tre ore dalla procura di Enna che indaga sulle accuse di violenza sessuale contro un parroco dei suoi, Giuseppe Rugolo (che verrà poi condannato a 4 anni e 6 mesi), è sorpreso dalle domande dei magistrati. Da una soprattutto. Vogliono sapere perché, quando ha saputo degli abusi di Rugolo sul giovane Antonio Messina, non si è rivolto alla magistratura.

    Non è un reato, i vescovi non sono pubblici ufficiali e non hanno l’obbligo legale di denuncia. Ma i magistrati sembrano incuriositi proprio dall’etica di Gisana. Gli chiedono come mai, quando ha saputo, non si è premurato almeno di chiamare i genitori di Messina e invece ha aspettato che fossero loro a interpellarlo un anno dopo.

    L’idea del vescovo è che i reati sessuali del clero vadano coperti, insabbiati, occultati. E su questa linea – anche se questo può sorprendere – ha il pieno ed esplicito consenso di papa Francesco, e nei colloqui privati se ne vanta.

    La regola dei vescovi è l’omertà, e Gisana lo spiega a Rugolo in un colloquio privato:

    “Io ti potrei fare il nome di una persona, nostro confratello, che non viene fuori, e io non so perché non viene fuori, la problematica molto ma molto peggiore della tua, io conosco tutto per filo e per segno e chiaramente finché non viene fuori, non pozzo dire a chistu”.

    La regola è “finché non viene fuori”, il sottinteso è che nella Chiesa tutti sanno tutto e usano semmai le intemperanze sessuali e criminali dei confratelli come armi nelle loro guerre di potere. Anche qui è Gisana a dirlo, rappresentando Rugolo come vittima che si sta guadagnando la santità: “Gente che lo osteggia, i fratelli! Lo calunniano”.

    Rugolo è vittima perché si trova inopinatamente a dover rispondere dei suoi reati, mentre l’altro sacerdote peccatore la fa franca (e per il vescovo il fatto che sia lui a fargliela fare franca sembra non rilevare ai fini etici).

    Ecco ancora le parole di Gisana a Rugolo: “Se tu mi fai la domanda: perché X (perché non posso dire il nome) è ancora a galla e io no, non so risponderti. Certo il rapporto di Dio con noi è molto variegato”.

     Difficile capire se questa frase contenga una sottile ironia.

    Sicuramente non c’è nessuna ironia nel vicario di Gisana, don Nino Rivoli, quando il vescovo gli racconta delle tre ore di faccia a faccia con i magistrati.

    Per lui la colpa di Rugolo non è di aver abusato sessualmente di ragazzini che gli sono stati affidati, fatto noto a tutto il clero di Enna. La colpa di Rugolo è essersi fatto beccare, mettendo in imbarazzo il vescovo che lo aveva protetto: “Ma vidi ‘stu cretinu, in quale guaio c’ha messo”. Naturalmente in dialetto, come la drammaticità del momento impone.

    Episodio cinque di sette.

    La Confessione

    è un podcast di giornalismo investigativo in 7 puntate disponibile su Spotify e tutte le principali piattaforme

    Autori:

    Stefano Feltri

    Giorgio Meletti

    Federica Tourn

    Con la collaborazione di Carmelo Rosa

    Consulenza musicale e sonora: Stefano Tumiati

    Produzione:

    Il podcast La Confessione è possibile grazie al sostegno degli abbonati

  • «Basta confessare i bambini della prima comunione, evitare rischio di possibili abusi sessuali», lo studio della diocesi di Friburgo

    «Basta confessare i bambini della prima comunione, evitare rischio di possibili abusi sessuali», lo studio della diocesi di Friburgo

    Anche le confessioni dei bambini non sono esenti dal rischio di potenziali abusi sessuali perché nel confessionale si potrebbero insinuare comportamenti manipolativi o legami ambigui. Si tratta di una riflessione choc che si sta facendo strada nelle comunità cattoliche tedesche al punto che nella diocesi di Friburgo, in Germania, una commissione incaricata di occuparsi degli abusi, ha fatto affiorare il problema, chiedendo di accantonate le confessioni sui più piccini, e posticipandole a una età più adulta.

    Secondo l’agenzia cattolica KNA lo studio della diocesi ha mostrato che l’amministrazione di quel sacramento ai bambini della prima comunione potrebbe essere un «punto di iniziazione per gli abusi sessuali”, di conseguenza la raccomandazione della commissione è di abbandonarlo. Una misura prudenziale. A causa della stretta relazione tra bambino e il prete, la situazione che si viene a creare e potrebbe «aprire la possibilità di un comportamento manipolativo nei confronti di bambini e minori al punto da violarne i confini».

    Gli esperti hanno chiesto che i bambini di 7 e 8 anni non siano più invitati alla loro prima confessione. Molto più sensato, scrivono, aspettare che abbiano 15 o 16 anni. Le motivazioni sviluppate dagli psicologi fanno leva sul fatto che i piccoli a quell’età difficilmente hanno già chiara una visione consapevole della colpa e del peccato. L’arcidiocesi di Friburgo è stata così chiamata a correre ai ripari ed, eventualmente, provvedere a nuovi regolamenti.

    La confessione o sacramento della penitenza, per la Chiesa, ha un enorme significato. Durante la confessione i credenti rivelano i propri errori ed esprimono il loro rimorso mentre il sacerdote assolve il credente dai peccati per conto di Dio. Il sacerdote è poi vincolato al segreto assoluto dal sigillo della confessione.

    Papa Francesco ha spesso incoraggiato i preti ad essere indulgenti, misericordiosi e a perdonare tutto. «Per favore, fratelli, perdonate tutto, perdonate sempre, senza mettere il dito troppo nelle coscienze; lasciate che la gente dica le sue cose e voi ricevete quello come Gesù, con la carezza del vostro sguardo, con il silenzio della vostra comprensione. Per favore, il sacramento della confessione non è per torturare, ma è per dare pace. Perdonate tutto, come Dio perdonerà tutto a voi. Tutto, tutto, tutto».

    https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/basta-confessare-i-bambini-della-prima-comunione-evitare-rischio-di-possibili-abusi-sessuali-lo-studio-della-diocesi-di-friburgo/ar-BB1keCkk

  • Processo a porte chiuse per il docente di religione, Alessandro Frateschi accusato di abusi su minori. Ammesse le parti civili

    Processo a porte chiuse per il docente di religione, Alessandro Frateschi accusato di abusi su minori. Ammesse le parti civili

    LATINA – Nuova udienza a porte chiuse in Tribunale a Latina  per il processo a carico di Alessandro Frateschi, il 49enne professore di religione originario di Terracina accusato di abusi sessuali su minori.

    E’ stata ammessa la costituzione di parte civile delle cinque vittime di cui tre ragazzi ancora minorenni, delle loro famiglie e della Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Lazio Monica Sansoni.

    Rigettata invece la richiesta di chiamare nel processo la Diocesi come responsabile civile dei fatti accaduti. E’ quando ha deciso il gip del Tribunale di Latina nell’udienza che si è tenuta oggi pomeriggio. Presenti in aula con la Garante  Sansoni e l’avvocato Nicodemo Gentile, anche le cinque vittime. L’udienza è stata  aggiornata al 7 marzo.

    Soddisfazione è stata espressa dalla Garante. «Sono estremamente soddisfatta per essere stata ammessa come parte civile, nonostante il tentativo di estromettermi da parte della difesa» ha detto la Garante, aggiungendo: «Si tratta di un’inchiesta complicata che, purtroppo, vede protagonisti dei ragazzi minorenni e appena maggiorenni. Un’inchiesta che i ragazzi stanno vivendo con le loro ansie, ma sentendosi pronti a parlare e a fare la loro parte».

    Prossima udienza il 7 marzo.

  • Il Vaticano sostiene che nel suo archivio segreto non c’è alcun documento su Emanuela Orlandi

    Il Vaticano sostiene che nel suo archivio segreto non c’è alcun documento su Emanuela Orlandi

    Dello sterminato Archivio Vaticano si è parlato nel 2020, quando le immense e segrete stanze furono aperte per fare luce sul pontificato di Pio XII. In carica dal 1939 al 1958, il Pontefice fu contestato soprattutto riguardo ai suoi silenzi sullo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

    Sotto la guida di monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio segreto, furono ordinati sedici milioni di fogli, quindicimila buste e duemilacinquecento fascicoli che riguardavano il Papa. All’epoca i legali della famiglia Orlandi chiesero al Vaticano di fornire, con l’occasione, l’accesso al dossier che riguarda l’indagine sulla scomparsa di Emanuela Orlandi: “Visto che il Papa ha deciso di aprire l’Archivio Vaticano per il Pontificato di Pio XII nel 2020, facciamo un appello al pontefice affinché ci dia accesso al dossier”.

    Il libro di monsignor Pagano: nessun documento sul caso Orlandi
    Nessuna risposta. E adesso, a distanza di quattro anni, monsignor Pagano, che ha pubblicato un libro-intervista con il giornalista Massimo Franco dal titolo ‘Secretum’, ha detto che all’interno dell’archivio non c’è alcun documento sul caso di Emanuela Orlandi. Secondo Pagano, inoltre, l’Archivio non può contenere i documenti più recenti. Su Emanuela Orlandi, ha detto, “qui non abbiamo una riga”.

    Non solo. Secondo il monsignore, c’è ben poco anche in altri archivi del Vaticano: “Quel che seppi alcuni anni or sono dall’allora archivista della Prima Sezione della Segreteria di Stato, monsignor Assunto Scotti, sacerdote da me molto stimato, è che nel loro Archivio ci era solo, come di prassi, una cartella con echi di stampa sul caso che nominavano il Vaticano”. In ogni caso, “se si troveranno documenti su quel caso, saranno certo consegnati agli inquirenti”.

    Il presunto dossier sul caso Emanuela Orlandi
    Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, ha parlato di un dossier che sarebbe stato commissionato da padre Georg Gänswein al capo della gendarmeria vaticana proprio su Emanuela Orlandi. Questo dossier sarebbe stato visto da Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo di Benedetto XVI, sul tavolo di padre Georg, spillato in una cartellina trasparente. “A me padre Georg disse che un fascicolo riservato c’era e che avrei dovuto insistere con la segreteria di stato per farmelo dare”, ha dichiarato l’avvocata della famiglia Orlandi, Laura Sgrò.

    A Verissimo, padre Georg ha però smentito l’esistenza di un dossier sulla scomparsa di Emanuela Orlandi:

     “Una volta ho chiesto di fare un promemoria su quale fosse la situazione in quel momento in merito al caso Emanuela Orlandi. Mi hanno fatto un appunto, ma non c’era niente di nuovo, nuove conoscenze o nuove indagini. Ma dopo Pietro Orlandi ha detto in un’intervista che io avrei un dossier. Ma non è vero, non ho alcun dossier. Se lui pensa a questo appunto, era un promemoria sullo status quo, che poi ho dato a papa Benedetto. Ma io non ho mai avuto o fatto fare un dossier, perché non c’entravo. Io non credo che si troverà qualcosa di nuovo su questo caso”.

    https://www.fanpage.it/roma/il-vaticano-sostiene-che-nel-suo-archivio-segreto-non-ce-alcun-documento-su-emanuela-orlandi/

  • Emanuela Orlandi, il fratello accusa di nuovo il Vaticano: “Mi dicono che il cardinale Casaroli si faceva portare ragazzine di 12 anni”

    Emanuela Orlandi, il fratello accusa di nuovo il Vaticano: “Mi dicono che il cardinale Casaroli si faceva portare ragazzine di 12 anni”

    L’infinita battaglia – ultradecennale – di Pietro Orlandi per sua sorella Emanuela arriva a un’altra svolta. Da una parte c’è una novità sulla commissione parlamentare d’inchiesta sul caso della sparizione di Vatican Girl, rapita e sparita nel nulla il 22 giugno 1983 appena finita una lezione di musica. Dall’altra le nuove accuse del fratello della ragazza al Vaticano sui “vizi” di Agostino Casaroli, cardinale Segretario di Stato e già numero 2 di Papa Wojtyla.

    Ma procediamo con ordine. Prima la politica: a due mesi dal voto in Senato, la maggioranza a trazione meloniana ha deciso che sarà proprio un esponente di Fratelli d’Italia a presiedere i lavori. Nessuna chance per il Pd, come si era ipotizzato in un primo momento. Ad annunciare la decisione è stato Lucio Malan, capogruppo di FdI al Senato.

    L’organismo in questione ha poteri che vanno di pari passo con quelli di un magistrato e avrà l’obiettivo di fare luce su un giallo irrisolto, forse il più importante della storia d’Italia nel dopoguerra. Di sicuro il più ricco di colpi di scena: da Ali Agca alla Banda della Magliana, passando per il coinvolgimento dei servizi segreti.

    Con quali tempi si proverà a fare luce sul caso Orlandi? Dopo l’approvazione a Montecitorio datata marzo 2023, avevano fatto rumore – rallentando i lavori – gli attacchi di Pietro Orlandi al Papa in diretta tv: “Usciva la sera con due monsignori, e certo non per benedire le case”. Polemiche, indignazione della Chiesa. Poi l’approvazione della commissione parlamentare d’inchiesta.

    Ora, però, piovono nuove accuse. Questa volta su Agostino Casaroli, basate su presunte rivelazioni di un religioso arrestato per legami con la Sacra corona unita e per traffico di opere d’arte.

    “Lui mi ha detto che ci sono cose gravi e poi anche cose che fanno sorridere. Allora io gli ho chiesto: cosa? E lui: “Ti racconto questa… c’è un cardinale molto importante, soprattutto all’epoca, hai capito di chi parlo, veniva subito dopo il Papa. Si riferiva a Casaroli. Mi ha detto che si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti… si faceva dare le mutandine, e faceva da solo… poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano… non le toccava… erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle…”.

    Altre rivelazioni “più gravi” sarebbero rimaste segrete, non confessate dal religioso con cui racconta di aver parlato Pietro Orlandi. In ogni caso la nuova spallata al Vaticano è stato assestato.

    https://roma.repubblica.it/cronaca/2024/01/17/news/emanuela_orlandi_vaticano_pietro_accusa_cardinale_casaroli_ragazzine-421905110/

  • Potenza, in migliaia protestano fuori dalla chiesa dove morì Elisa Claps – VIDEO –

    Potenza, in migliaia protestano fuori dalla chiesa dove morì Elisa Claps – VIDEO –

    POTENZA – «Vergogna!», «Assassini!». In migliaia, davanti alla chiesa della Trinità, per contestare la celebrazione della prima messa domenicale nella chiesa in cui fu trovato il corpo della giovane Elisa Claps, rimasto occultato nel sottotetto dell’edificio per 17 lunghi anni.

    L’ingresso in chiesa  del vescovo Ligorio e dei parroci, seguito da chi ha voluto partecipare alla messa è stato salutato al grido di «Vergogna», «Assassini», e la tensione è rimasta alta fino a quando non è intervenuto Gildo Claps a riportare la calma tra chi stringe al petto un volantino dove si legge «Portami con te ovunque, ma non in quella chiesa».

    «Avere visto quanta arroganza? – ha detto Gildo dopo l’ingresso dei sacerdoti – ma lasciateli fare, lasciate che si rinchiudano nel buio di quella chiesa. Abbiamo chiesto solo una cosa, una presa di coscienza, ma probabilmente per loro è difficile».

    La comunità non perdona il silenzio della chiesa a cui attribuisce specifiche responsabilità nell’occultamento del cadavere della giovane potentina uccisa nel 1993 da Danilo Restivo dopo averle dato appuntamento proprio lì. Elisa quel giorno entrò in chiesa e non ne uscì più. Il suo corpo venne trovato solo 17 anni dopo, durante alcuni lavori di ristrutturazione nel sottotetto dell’edificio.

    La messa si è regolarmente scolta. All’inizio della celebrazione, monsignor Ligorio ha detto che la riapertura della chiesa, il 24 agosto scorso, è avvenuta «su mandato che Papa Francesco mi ha dato incontrandomi di persona. Il Pontefice ha sottolineato che la chiesa deve essere un luogo di preghiera».

    All’omelia, il presule, citando i brani delle Scritture letti poco prima, ha ripetuto: «Io resto quieto e sereno come un bimbo svezzato nelle braccia della madre», evidenziando la «libertà per chi segue Cristo come per chi non vuole seguirlo».

    Alla fine della Messa, l’arcivescovo e i sacerdoti sono usciti accompagnati da alcuni agenti della Polizia: la folla ha ripetuto applausi ironici e alcuni hanno gridato: «Vergogna! Assassini!». Dalla curia arcivescovile è trapelato «stupore per l’annuncio di una manifestazione silenziosa che non è stata tale, disturbando la celebrazione religiosa per tutta la sua durata».

    La manifestazione “Cento passi con Elisa” è stata organizzata dal presidio Libera Potenza. Tra i partecipanti anche Gildo Claps, fratello di Elisa, che non ha mai smesso di cercare la verità e ha contribuito in maniera determinante alle indagini che hanno portato al ritrovamento del corpo della ragazza.

    «Siamo qui – hanno detto gli organizzatori – per chiedere alla Chiesa di trovare il coraggio di chiedere scusa, ma non lo hanno mai fatto».

    Dentro la messa, fuori la musica. Quella di Fabrizio De Andrè, «La canzone del maggio», che in una strofa canta «Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti».

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/potenza/1444963/potenza-in-migliaia-fuori-la-chiesa-della-trinita-contestano-per-elisa-claps.html

  • Elisa Claps, presidio davanti alla chiesa della Trinità. Gildo: “Da curia solo arroganza”

    Elisa Claps, presidio davanti alla chiesa della Trinità. Gildo: “Da curia solo arroganza”

    “In più occasioni, soprattutto in queste ultime settimane ho cercato il dialogo, però evidentemente c’è una chiusura totale nella curia potentina e purtroppo continuano con l’atteggiamento arrogante e supponente”.

    Gildo Claps, il fratello di Elisa, torna a rivolgersi alla curia. Le sue parole riecheggiano dal presidio organizzato da Libera Potenza proprio davanti alla chiesa della Santissima Trinità, per una protesta silenziosa contro la decisione dell’Arcidiocesi di riaprirla e celebrare messa, nonostante la richiesta della famiglia di rispettare la memoria della studentessa sedicenne che venne uccisa 30 anni fa da Danilo Restivo, nel sottotetto della chiesa.

    “Abbiamo chiesto semplicemente che prendessero atto, prendessero coscienza, di tutto quello che è avvenuto e per una volta avessero il coraggio di chiedere scusa, per una volta”, continua Gildo Claps.

    Al sit in hanno preso parte oltre 500 persone, mentre sono stati una sessantina i fedeli che hanno partecipato alla Santa Messa, la prima domenicale dopo la riapertura della chiesa, celebrata dall’arcivescovo monsignor Salvatore Ligorio. “Il destino di questa chiesa lo deciderà la città – ha aggiunto Gildo – la grande parte della città sta rifiutando tutto questo. C’è stata una sorta di riflessione collettiva che sta arrivando in modo forte e straordinario alla mia famiglia”.

    https://tg24.sky.it/cronaca/2023/11/05/gildo-claps-elisa-chiesa-santissima-trinita-potenza