Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Emanuela Orlandi, una lettera chiamerebbe in causa uno zio | La famiglia si difende: “Niente di nuovo”

    Emanuela Orlandi, una lettera chiamerebbe in causa uno zio | La famiglia si difende: “Niente di nuovo”

    Una lettera del segretario di Stato Vaticano, Agostino Casaroli, potrebbe riscrivere il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, ma la famiglia della ragazza prende le distanze.

    La missiva chiama in causa uno zio della Orlandi. L’uomo è ormai defunto. “Di questa vicenda si era già occupata la magistratura italiana nei primi anni Ottanta senza arrivare ad alcun esito. Spero che queste non siano le uniche carte, che non sono affatto una novità, che la procura Vaticana ha inviato alla procura di Roma”, spiega l’avvocato Laura Sgrò, difensore di Pietro Orlandi.

    L’alto rappresentante della diplomazia di Oltretevere, in base a quanto ricostruito da La7, avrebbe chiesto, a pochi mesi dalla sparizione di Emanuela, a un sacerdote sudamericano, consigliere spirituale e confessore della famiglia Orlandi, se era vero che in passato la sorella maggiore della ragazza, Natalina, gli aveva rivelato di essere stata molestata dallo zio, Mario Meneguzzi, marito di Lucia Orlandi, zia paterna dei 5 ragazzi Orlandi. Meneguzzi, deceduto da tempo, gestiva il bar alla Camera dei Deputati.

    Chi indaga sarebbe rimasto molto colpito dal raffronto tra il volto di Mario Meneguzzi e l’identikit tracciato dal vigile e dal poliziotto che riferirono di aver visto, la sera della scomparsa, un uomo che parlava con Emanuela appena uscita dalla scuola di musica vicino al Senato. Sulla “pista familiare” Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, scrive su Facebook nella pagina dedicata alla vicenda: “Oggi ho capito che sono delle carogne. Hanno deciso di scaricare tutto sulla famiglia, senza vergogna, senza vergogna, mi fanno schifo”.

    Martedì è annunciata una conferenza stampa all’Associazione stampa estera, a Roma.

    TGCOM

  • Ok, ma cos’ha detto Papa Francesco su Emanuela Orlandi che ha fatto esultare il fratello Pietro?

    Ok, ma cos’ha detto Papa Francesco su Emanuela Orlandi che ha fatto esultare il fratello Pietro?

    Emanuela Orlandi manca da casa da quarant’anni, da quando nel caldo pomeriggio del 22 giugno 1983 si sono perse le sue tracce. Svanita nel nulla, inghiottita dalla terra. Da anni ventila l’ipotesi che l’ambiente Vaticano possa avere una qualche responsabilità nella sua scomparsa, anni in cui suo fratello Pietro si è battuto ogni giorno per ottenere giustizia e verità. Quindici anni appena, e l’unica colpa, a quanto pare, quella di essere una delle poche cittadine vaticane. Molti capitoli di questa tragica storia sono stati scritti negli ultimi mesi.

    Papa Francesco, due giorni dopo la morte di Ratzinger, ha dato il via alla prima inchiesta interna sulla sparizione della ragazza. Un evento storico, come quello che si è verificato oggi in piazza San Pietro durante l’Angelus. Ma facciamo un passo indietro. Per ricordare il quarantennale della scomparsa di sua sorella, Pietro Orlandi ha organizzato un sit-in a poca distanza dal Vaticano, un sit-in che ha visto la calorosa partecipazione di persone provenienti da tutta Italia, giovanissimi soprattutto, che si sono stretti intorno a Pietro manifestandogli tutto il prorpio affetto.

    Un sit-in al quale noi di MOW non potevamo assolutamente mancare, e prima di dirigersi tutti quanti insieme, circa 500 persone, ad ascoltare l’Angelus in piazza San Pietro, abbiamo raccolto il commento di Pietro: “Mi auguro che Papa Francesco dica qualcosa, perché se così non fosse mi dispiacerebbe. C’è sempre quest’ansia di dire il nome di Emanuela, e non ho mai capito il perché. Quale occasione migliore di questa per prendere posizione, sarebbe un gesto molto positivo per tutti quanti”.

    Parole cariche di speranza, che non sono state tradite. Papa Francesco dopo dieci anni di silenzio dall’ultima volta in cui ha parlato pubblicamente di Emanuela, è tornato a pronunciare il suo nome, a distanza di ben quarant’anni dall’ultima volta in cui Emanuela è stata ricordata durante un Angelus: “In questi giorni ricorre il quarantesimo anniversario della scomparsa di Emanuela Orlandi. Desidero approfittare di questa circostanza per esprimere ancora una volta la mia vicinanza ai familiari, soprattutto alla mamma, e assicurare la mia preghiera.

    Estendo il mio ricordo a tutte le famiglie che sentono il dolore di una persona cara scomparsa”. Pietro ci ha commentato commosso le parole del pontefice, mentre una fiumana di persone gioiva con lui per il raggiungimento di questo piccolo ma grande traguardo: “Dopo quarant’anni il nome di Emanuela era un tabù. Dopo tutto questo tempo nel silenzio forse ha capito che le cose devono cambiare. Lui ha deciso di aprire un’inchiesta, è una fase nuova. Le sue parole sono state abbastanza chiare, anche se sono parole da interpretare. Ha comunque fatto capire di voler far chiarezza su questa situazione. Sono contento”. E chi scrive con te.

    https://mowmag.com/attualita/ok-ma-cos-ha-detto-papa-francesco-su-emanuela-orlandi-che-ha-fatto-esultare-il-fratello-pietro

  • Emanuela Orlandi, Papa Francesco: «Prego per lei». Il fratello Pietro: «Dopo 40 anni è caduto un tabù». Le parole di Bergoglio per l’anniversario

    Emanuela Orlandi, Papa Francesco: «Prego per lei». Il fratello Pietro: «Dopo 40 anni è caduto un tabù». Le parole di Bergoglio per l’anniversario

    Città del Vaticano – Papa Francesco si affaccia a mezzogiorno per l’Angelus e ricorda Emanuela Orlandi: «Desidero esprimere ancora una volta la mia vicinanza ai familiari, soprattutto alla mamma e assicurare alla mia preghiera estesa alle famiglie che portano il dolore di una familiare scomparso».

    Il fratello: «E’ caduto il tabù su Emanuela»

    L’immagine di Emanuela, la ‘vatican girl’ scomparsa 40 anni fa, sono ovunque sulla piazza: sulle magliette dei manifestanti, in un paio di striscioni, nei volantini.

    Si  sono tutti dati appuntamento a San Pietro per l’Angelus per chiedere la verità dopo 40 anni di silenzi, depistaggi e tanti passaggi opachi ancora da chiarire su una vicenda dove ha dominato tanta disinformazione. Ad oggi il mistero sul destino di questa ragazzina avente la cittadinanza vaticana, non ancora maggiorenne all’epoca dei fatti,  resta al centro di un mistero che si allunga fino ai giorni nostri. «È caduto il tabù su Emanuela. Il Papa l’ha ricordata», ha detto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, dopo aver ascoltato il Papa che ha espresso il ricordo per la ragazza. «Se il Senato fa un passo indietro, le manifestazioni in futuro le andiamo a fare sotto al Senato: vorrebbe dire che uno stato, l’Italia, è suddito di un altro stato, il Vaticano».

    «Verità per Emanuela», «Verità e giustizia» le scritte che campeggiano sui fogli e le magliette. Tra le persone si scorgono anche l’avvocato della famiglia, Laura Sgrò, la sorella di Mirella Gregori, coetanea di Emanuela anche lei sparita nel nulla 40 anni fa. Viene avvistato anche un sacerdote venuto a Roma dalla Romania per prendere parte al sit-in. «Sono don Claudio dalla Romania. Sono sacerdote da 25 anni e ogni giorno celebro per lei la messa». «Per me è una battaglia che come famiglia Gregori portiamo avanti da 40 anni. Dopo l’unanimità alla Camera sulla Commissione di inchiesta, si era aperto uno spiraglio» afferma Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, coetanea di Emanuela Orlandi e sparita come lei nel 1983. «Ora spero si si sblocchi la situazione, noi chiediamo solo di sapere che fine hanno fatto le nostre sorelle».

    «Ricordo che la commissione di inchiesta è su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori». Ogni tanto la piccola folla, mentre il fratello della scomparsa parla ai giornalisti, si lascia andare a sentiti applausi spontanei. Qualcuno urla: «basta omertà». Dopo avere stazionato nei pressi di Castel Sant’Angelo la manifestazione si dirige composta nel centro della piazza per l’Angelus di papa Francesco.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/emanuela_orlandi_manifestazione_sit_in_angelus_vaticano_papa_francesco_commissione_senato-7483167.html

  • Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    Pedofilia, polemica Cei-Procura Tivoli: “omertosi? Falso” – Zuppi replica ai PM

    “La Chiesa italiana non puo accettare accuse di atteggiamenlo omertoso“. Questa la rispsta del cardinale e presidente della Cei, Matteo Zuppi, alle parole del procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, che ha definito la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa“.

    Menditto si riferisce alle accuse di abusi a carico di un insegnante di relìgione di Tivoli, pervenute all’autorita ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cuì la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.

    La Procura ha recentemente scoperto, a seguito della denuncia di una delle vittime, oggi maggìorenne, che il professore per anni avrebbe abusato di almeno quattro ragazzi, tutti maschi, di età compresa, all’epoca dei fatti tra i 10 e i 15 anni.

    Tuttavia nelle ultime ore sono emrse le storie più recenti di altre due presunte svittime sulle quali la Procura si è immediatamente messa al lavoro.

    Il docente – che ricopriva anche ruoli apicali in diverse associazioni religiose – è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

    Il Gip nelle esigenze cautelari ha evidenziato che esse si sono rese necessarie per “il concreto e attuale pericolo di reiterazione delle medesime condotte criminose” . Inoltre aggiunge il Gip, “l’uomo presenta totale incapacitità di contenere gli impulsi.”Alessandro Frateschi  Mirko Campoli

    Da IL FATTO QUOTIDIANO 

  • Pietro Orlandi: “Se il Vaticano vuole l’inchiesta su Emanuela può durare pochissimo”

    Pietro Orlandi: “Se il Vaticano vuole l’inchiesta su Emanuela può durare pochissimo”

    L’inchiesta della Santa Sede va avanti ma le polemiche non si placano.

    «Quando sono usciti quei documenti tutti li hanno bollati come falsi, ridicoli, anche il Vaticano però non mi hanno mai risposto alla domanda come mai stavano in una cassaforte della Prefettura degli Affari economici. Non ho abbandonato quella pista, credo che Emanuela sia stata portata là e più che la Banda della Magliana c’entra Renatino De Pedis, Emanuela è stata presa per ricattare qualcuno, De Pedis è stato utilizzato come manovalanza».

    Lo dice Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, intervistato nella trasmissione «Verissimo», a proposito della pista di una Emanuela rapita e poi trasferita in un convento in Inghilterra.

    «Io ci credo al passaggio raccontato dalla Minardi – continua sulle dichiarazioni di Sabina Minardi nella serie documentario di Netflix «Vatican girl» -, in quel momento era stata consegnata al Vaticano, poi se un abuso abbia avuto luogo potrebbe essere stato per creare l’oggetto di un ricatto». Orlandi ha esordito nella trasmissione affermando che per lui Emanuela «è viva», «la sento viva».

    «Il Vaticano – ha infine accusato – da 40 anni fa di tutto per evitare che la verità possa uscire altrimenti non mi posso spiegare tutti i comportamenti di questi 40 anni». L’inchiesta aperta dai `pm´ d’Oltretevere, comunque, «io l’ho presa come cosa positiva – afferma -, da qualche parte dovrà portarci, questa inchiesta secondo me potrebbe durare pochissimo perché io l’ho sempre detto, con un po’ di buona volontà potrebbero farla durare pochissimo».

    Pietro Orlandi: “Se il Vaticano vuole l’inchiesta su Emanuela può durare pochissimo”

  • E adesso, dopo le rivelazioni su Wojtyla, chi è che vuole zittire Pietro Orlandi?

    E adesso, dopo le rivelazioni su Wojtyla, chi è che vuole zittire Pietro Orlandi?

    Assurdo ma vero, a finire sul tavolo degli imputati sono stati Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò, mentre di Emanuela sembrano già essersi scordati tutti.

    Ma come si è arrivati a questo punto? Facciamo un passo indietro. Emanuela Orlandi è scomparsa da quasi quarant’anni, eppure, fino a qualche mese fa, sembrava non importare più a nessuno scoprire cosa le sia accaduto in quel caldo pomeriggio d’estate del 1983.

    Una ragazzina di soli quindici anni, cittadina vaticana, sparisce nel nulla e per lo Stato italiano e Vaticano per tutto questo tempo è andato bene così. La speranza, viene da pensare, era quella che prima o poi il ricordo di Emanuela cadesse nell’oblio.

    Ma non avevano fatto i conti con un fratello, Pietro, disposto a tutto pur di ritrovare sua sorella. Facile accusarlo di gettare infamia “a sensazione”, dimenticando che le frasi che negli ultimi giorni ha riportato sono il frutto di ben quarant’anni di indagini e ricerche condotte con l’ausilio di persone competenti. Nessuno si è svegliato una mattina decidendo di puntare il dito contro uno dei pesci più grossi della Chiesa per puro diletto.

    Pietro ha con sé documenti importanti, che dopo infinite richieste ha finalmente depositato in Vaticano, dopo essere stato ascoltato per quasi otto ore dal Promotore di Giustizia Alessandro Diddi. Da quell’incontro il caos mediatico. Il mondo si indigna solo per l’ipotesi che Wojtyla non sia stato uno stinco di santo fino in fondo, ma nulla da dire a favore di una ragazzina a cui le è stato sottratto il futuro.

    E c’è chi impiega il proprio tempo accusando Pietro di essere in cerca di visibilità, di infamare la memoria dei santi e chi più ne ha più ne metta. Chi scrive riesce a vedere solo un uomo che si sente ancora il fratello di una quindicenne da proteggere ad ogni costo.

    Tua sorella, in un giorno come un altro, esce per andare a lezione di musica e non torna più. Non torna più a casa. Se avesse voluto un colpevole qualunque se la sarebbe presa con qualcuno di più facile, ma Pietro per Emanuela vuole la verità.

    https://mowmag.com/attualita/e-adesso-dopo-le-rivelazioni-su-wojtyla-chi-e-che-vuole-zittire-pietro-orlandi

  • La destra combatte i diritti civili: “Maternità surrogata? Peggio della pedofilia”

    La destra combatte i diritti civili: “Maternità surrogata? Peggio della pedofilia”

    La destra retrograda del governo Meloni si schiera contro i diritti civili e non si ferma al divieto di registrazione all’anagrafe dei figli delle coppie omogenitoriali. Secondo l’ex senatore della Lega Simone Pillon, intervistato da La Stampa, la maternità surrogata sarebbe più grave della pedofilia.

    «Si vuole demolire la famiglia, passo dopo passo. Quando tutto si trasforma in famiglia, allora niente più è famiglia. Questo è ciò che si nasconde dietro slogan come «Love is love».

     «Se si dice che due donne o due uomini fanno una famiglia – aggiunge – allora perché non tre o quattro? In Olanda l’amore poliamoroso sta per diventare legge. Si procede per gradi, come ha dimostrato il Pd con una strategia evidente. Prima le unioni civili, poi il ddl Zan. Non è passato e allora adesso usano i media per dare la morte civile a chiunque non si allinei, trattandolo come un medioevale. Il secondo passo sarebbe il matrimonio egualitario, dal quale poi si arriverebbe al tema dei figli, dando il via libera alla genitorialità arcobaleno. Mi stupisce che un partito nato con l’obiettivo di proteggere i diritti del proletariato, ora voglia difendere i diritti di chi i figli li vuole comprare con l’utero in affitto».

    Rispetto alle parole di Rampelli, Pillon commenta: «La legge prevede con chiarezza che l’utero in affitto sia un delitto. È reato anche solo farne pubblicità. Non mi pare quindi un termine particolarmente efferato».

    Rispetto all’ipotesi di renderlo delitto internazionale, quindi punibile in Italia anche se commesso all’estero, Pillon afferma: «Sono assolutamente d’accordo. Non si capisce perché non venga perseguito anche in Italia, come si fa con la pedofilia». Sull’adozione ai single «sono molto contrario. Ogni anno ci sono 9 o 10 mila coppie che fanno domanda di adozione e le adozioni che vanno a buon fine sono intorno alle 2 mila».

    Dello stesso avviso anche Federico Mollicone, esponente di Fratelli d’Italia. «E’ un reato grave, più grave della pedofilia. Siamo di fronte a persone che vogliono scegliere un figlio come la tinta di casa».

    La destra combatte i diritti civili: “Maternità surrogata? Trattiamola come la pedofilia”

  • Sanremo, ricatto al parroco dopo chat erotica: accertamenti in corso ma il sacerdote concorda la sospensione con il vescovo.

    Sanremo, ricatto al parroco dopo chat erotica: accertamenti in corso ma il sacerdote concorda la sospensione con il vescovo.

    n ricatto sessuale ai danni di un sacerdote di Sanremo che si sarebbe intrattenuto in una chat erotica con un immigrato. E’ una vicenda sulla quale sono in corso accertamenti quella che riguarda il parroco della chiesa dell’Annunzione, al Borgo di Sanremo, don Massimo Crotta.

    La Diocesi, venuta a conoscenza delle circostanze oggetto di indagine, e di querele di parte, ha concordato la sospensione dal ministero del prete. «Sul sacerdote – spiega un comunicato voluto dal vescovo – è pervenuta una segnalazione concernente un’incresciosa vicenda nella quale, per imprudenza, leggerezza e grave violazione degli obblighi derivanti dallo stato clericale sarebbe incorso, colpevolmente, lo stesso presbitero».

    E ancora: «Per quanto attiene la negativa condotta in ordine alle norme morali e agli obblighi della vita sacerdotale, il Vescovo ha aperto un’indagine previa onde definire, con accuratezza, fatti e responsabilità e addivenire a giusti e doverosi provvedimenti, che verranno resi noti.In attesa di espletare convenientemente le procedure giudiziali canoniche il Presbitero Massimo Crotta ha concordato la sospensione del ministero parrocchiale.

    Il Vescovo ha esortato il Presbitero Massimo Crotta al pentimento e alla considerazione di quanto grave scandalo e di quante sofferenze una tale condotta produca nell’animo dei confratelli e dei fedeli: da tali attitudini dovranno scaturire sinceri e concreti gesti di ravvedimento e frutti autentici di conversione. Il Vescovo esorta altresì confratelli e fedeli a sostenere con la preghiera, la correzione fraterna e una cristiana accoglienza questo Presbitero, che, pur avendo gravemente sbagliato, ha dato prova di buona volontà nel servizio alla Chiesa e desidera ardentemente confermare un serio impegno di vita sacerdotale».

    Secondo quanto emerso questa sera l’interlocutore on line del sacerdote avrebbe avanzato delle richieste di denaro per non rendere pubblico il rapporto, comportamento che porterebbe a configurare uno scenario di una tentata estorsione. A segnalare la vicenda alla diocesi e a far scattare gli accertamenti è stata una testata on line (SanremoNews) alla quale si era rivolto l’interlocutore del sacerdote, un immigrato siriano, affermando di essere stato circuito.

  • Racconto di un incubo

    Racconto di un incubo

    Ho conosciuto padre C. R. (anche se non so come lo si possa chiamare tale) nell’autunno del 2007 nell’oratorio della mia parrocchia. Sin dall’inizio notai che mi guardava in un modo molto particolare, che mi pareva diverso dalle altre, mi faceva sentire speciale, come se fossi su un piedistallo.

    Avevo sedici anni all’epoca, con tutte le insicurezze del caso, quindi ero sicuramente appagata da tali attenzioni nei miei confronti. Da subito si insinuò nella mia vita. Entrò a casa mia, anche senza invito, con la felicità di tutta la mia famiglia, ma tutti sapevamo benissimo che lui veniva per me. Entrò anche nella mia camera, e così nella mia intimità. Per me era un confidente, una persona su cui poter sempre contare, che nutriva per me un affetto particolare e questo affetto era del tutto ricambiato.

    Fu solo dieci anni dopo, in agosto, quando già da un anno era diventato il mio padre spirituale e mi ero trasferita in un istituto religioso da lui consigliato per un discernimento vocazionale, guarda caso proprio vicino alla sua parrocchia di Oristano, che lui mi infilò per la prima volta le mani nelle mutande. Stavamo tornando dal mare, avevamo trascorso una serata che si poteva definire piacevole, se non fosse che lui mi aveva baciato, sulla bocca, davanti agli occhi indiscreti e forse inorriditi delle persone circostanti, con mia grande vergogna e imbarazzo, visto i 22 anni di differenza di età.

    Io solo il giorno dopo riuscii a reagire, e la mia reazione fu assolutamente negativa. Pretesi che non succedesse più, ma lui in tutta risposta mi disse che, visto quello che provavamo, visto che, a sua detta, eravamo innamorati, magari ci saremmo dovuti sposare.

    È molto subdola la manipolazione e gli si può dire tutto, ma non che non fosse un bravo manipolatore. Con le sue parole e i suoi gesti riusciva ad ottenere tutto ciò che desiderava. E soprattutto sapeva scegliere bene le sue prede, persone fragili, che anche volendo, come era il mio caso, non sarebbero state capaci di scappare.

    Il suo comportamento, quello che sembrava affetto nei miei confronti, le attenzioni che mi dava, sembravano legittimare ogni suo gesto. Lui mi faceva sentire come se io fossi in debito nei suoi confronti, come se in qualche modo gli appartenessi. Questo fu l’inizio della fine, perché alle pacche sul sedere che non faceva mai mancare, ai baci, alle moine, si aggiunsero tutti i gesti di natura sessuale, a cui a volte rispondevo, ma che per la maggior parte delle volte subivo.

    Tutto questo succedeva per la maggior parte durante gli incontri di direzione spirituale nel suo ufficio, ma anche ogni qual volta ci trovassimo soli in una stanza. Ogni volta lui chiudeva a chiave la porta e quello era il segnale che stava per succedere qualcosa. Durò per 17 mesi, mesi infiniti e non c’è stato un giorno di questi mesi in cui io non piansi.

    Lui lo sapeva, conosceva tutta la mia sofferenza, gliela raccontavo ma reagiva per la maggior parte delle volte con indifferenza. Volevo che finisse tutto, ma non avevo la forza di scappare. Sin dal dicembre del 2017 esternai il bisogno di parlarne con qualcuno, avrei voluto dirlo a un frate amico, che mi conosceva bene e sapevo mi avrebbe potuto aiutare. Ma lui me lo impedì. Mi trovavo rinchiusa, disperata, stavo lentamente morendo.

    Tutto finì quando cambiai padre spirituale e dopo qualche mese riuscii a parlarne. Fu lì che i due si confrontarono e la storia fu troncata. Per me fu una liberazione, anche se lui non cambiava il modo di approcciarsi a me o di guardarmi, ma almeno non allungava le mani.

    Posso dire di essere tornata a vivere una volta abbandonato l’istituto nel 2019. Ho iniziato un percorso di psicoterapia che mi ha salvato e che ancora seguo. Ma ancora non mi do pace.

    Dall’estate del 2020 ho tentato di denunciare questi fatti e per mio garbo ho provato a farlo tramite il tribunale ecclesiastico, fidandomi della chiesa e pensando di trovare persone caritatevoli e giuste. Non ho trovato che porte in faccia. La prima dal tribunale stesso e dal vescovo che, da quanto intuito da una mia fonte, non fece partire un processo per paura di “incrinare” i rapporti con la famiglia francescana.

    Poi dal provinciale stesso, che mi fece tante promesse per darmi un contentino, ma non fece neanche una delle cose dette. Mi sono anche appellata alla Curia generale dei frati cappuccini, alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e al Dicastero per la dottrina della fede ma le risposte parevano un copia e incolla, dicendo che fossero state prese le misure necessarie.

    Ma quali misure?

    Qua c’è bisogno di giustizia e di un serio cambiamento, non solo da parte di padre C., ma da parte della chiesa tutta. La chiesa in cui io credevo, la chiesa di Gesù Cristo, era misericordiosa, libera, giusta.

    Quella che vedo è invece un cumulo di serpi, piena di sotterfugi e omertosi. Se è questa la realtà, io la combatterò fino alla fine.

    Lettera firmata cristiano raspino

  • “Un’orgia nella cattedrale”: il Vaticano indaga

    “Un’orgia nella cattedrale”: il Vaticano indaga

    La chiesa cattolica sta indagando su “un’orgia” avvenuta in una cattedrale inglese ai tempi del lockdown. Secondo alcune fonti, il sacerdote Michael McCoy, decano della cattedrale di Newcastle, suicidatosi nel 2021 dopo aver scoperto di essere sottoposto a un’indagine da parte delle autorità per presunti abusi sessuali su minori, avrebbe invitato alcuni fedeli a una festa privata presso le sue abitazioni, nonostante le restrizioni sugli incontri imposte dalle autorità durante il lockdown.

    Queste accuse sono state confermate da una fonte della diocesi, che ha dichiarato al Sunday Times: “Sono state presentate una serie di lamentele da parte di singoli all’interno della diocesi dopo che è emersa informazione riguardo a un sex party che si sarebbe svolto nelle abitazioni dei sacerdoti adiacenti alla Cattedrale di Newcastle”.

    La questione è emersa durante un’indagine sulla decisione del vescovo di Hexham e Newcastle, Robert Byrne, di dimettersi dalla sua carica. Aveva nominato McCoy nel 2019, facendolo subentrare a Dermott Donnelly, fratello maggiore del noto presentatore televisivo Declan Donnelly. Non ci sono indizi che Byrne abbia partecipato alla presunta festa, ma ha deciso di dimettersi dalla sua carica a dicembre, dichiarando che “era ormai diventato un peso troppo grande” e che “il suo discernimento personale lo ha portato a riconoscere di non essere più in grado di continuare a servire la gente della diocesi come avrebbe voluto”.

    L’arcivescovo di Liverpool, Malcolm McMahon, è stato incaricato dai consiglieri del Papa di condurre un’indagine approfondita sugli eventi che hanno portato alle dimissioni di Byrne. Inoltre, riporta il Guardian, l’agenzia britannica per gli standard di tutela cattolici ha avviato un’indagine. La diocesi ha dichiarato di essere “pienamente impegnata nella tutela come parte integrante della vita e del ministero della Chiesa” e che continuerà a lavorare “produttivamente e rapidamente” per “imparare dove necessario, non da voci e informazioni non attendibili, ma dai fatti e dalle prove fornite”. Queste accuse rappresentano un ulteriore duro colpo per la Chiesa cattolica, già alle prese con un gran numero di accuse di abusi sessuali e mancato adempimento delle proprie responsabilità in materia di tutela.

    https://europa.today.it/attualita/orgia-cattedrale-vaticano-indaga.html