Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Ex sacerdote cattolico condannato per aver rilasciato false dichiarazioni in relazione a un’indagine sugli abusi sessuali della Chiesa

    Ex sacerdote cattolico condannato per aver rilasciato false dichiarazioni in relazione a un’indagine sugli abusi sessuali della Chiesa

    FILADELFIA – Il procuratore degli Stati Uniti Jennifer Arbittier Williams ha annunciato che Robert Brennan, 83 anni, di Perryville, MD, è stato condannato dal giudice del tribunale distrettuale degli Stati Uniti Anita B. Brody a cinque anni di libertà vigilata, i primi due dei quali saranno scontati in reclusione domiciliare con monitoraggio della posizione, per aver mentito agli investigatori sul fatto di non conoscere un ex parrocchiano e vittima di abusi sessuali.

    Nel novembre 2021, l’imputato si è dichiarato colpevole di aver rilasciato dichiarazioni materialmente false in una materia rientrante nella giurisdizione del ramo esecutivo del governo degli Stati Uniti. Le accuse derivano da un’intervista condotta nell’aprile 2019, durante la quale Brennan è stata interrogata dall’FBI e ha rilasciato una serie di false dichiarazioni.

    Brennan aveva servito nell’arcidiocesi di Filadelfia dal 1993 al 2004 come sacerdote presso la parrocchia Resurrection of Our Lord nella sezione di Rhawnhurst nel nord-est di Filadelfia. Nel settembre 2013, l’ufficio del procuratore distrettuale di Filadelfia ha intentato un’accusa penale contro di lui, sostenendo di aver abusato sessualmente di un minore, Sean McIlmail, durante il periodo di Brennan a Resurrection. Subito dopo, nell’ottobre 2013, Sean McIlmail è morto per overdose e le accuse penali contro Brennan sono state archiviate.

    Nel novembre 2013, la famiglia McIlmail ha intentato una causa civile contro l’arcidiocesi di Filadelfia e Brennan. La causa è stata risolta per un importo non divulgato nel maggio 2018. Durante l’intervista dell’aprile 2019 con l’FBI, Brennan ha rilasciato diverse false dichiarazioni, tra cui quella prima del deposito della causa penale del 2013 e della causa civile contro di lui, non conosceva Sean McIlmail , suo padre, sua madre o suo fratello.

    “Ritenere le persone responsabili delle loro azioni, entro i confini del processo di giustizia penale, è una priorità per l’ufficio del procuratore degli Stati Uniti”, ha affermato il procuratore degli Stati Uniti Williams. “Con questa sentenza emessa oggi, speriamo che porti un senso di giustizia e di chiusura a questo caso”.

    “Mentire all’FBI è più che un errore e una cattiva scelta”, ha affermato Jacqueline Maguire, agente speciale incaricato della divisione di Filadelfia dell’FBI. “Farlo rappresenta una minaccia diretta per le indagini, i procedimenti giudiziari, il nostro intero sistema giudiziario. Tali ramificazioni lo rendono un crimine per il quale devono esserci alcune conseguenze, con i trasgressori ritenuti adeguatamente responsabili”.  

    Il caso è stato indagato dal Federal Bureau of Investigation, con l’assistenza dell’ufficio del procuratore generale della Pennsylvania, dell’ufficio del procuratore distrettuale di Filadelfia e del dipartimento di polizia di Filadelfia, ed è perseguito dall’assistente procuratore degli Stati Uniti Michelle L. Morgan.

    https://www.justice.gov/usao-edpa/pr/former-catholic-priest-sentenced-making-false-statements-connection-church-sex-abuse

  • Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

    Abusi sessuali dal prete nel 2016. Il pm: denuncia tardiva, archiviate

    Milano – Gli abusi denunciati risalgono al 2015 e al 2016 quando la vittima, all’epoca 47enne, frequentava la parrocchia dell’Annunciazione nel quartiere milanese di Affori. Violenze, secondo il racconto della donna, commesse dall’allora parroco, don Maurizio Lucchina, ora indagato per violenza sessuale. Il pm Roberto Fontana ha chiesto l’archiviazione del procedimento, in quanto la denuncia è stata presentata l’anno scorso, oltre il limite temporale di un anno dai fatti già aumentato dal cosiddetto Codice rosso. Istanza alla quale si è opposto il legale della donna, l’avvocato Daniela Cultrera, che ha chiesto di disporre l’imputazione coatta del sacerdote 65enne, attualmente responsabile della parrocchia Santa Maria alla Fontana di Milano, per il reato di violenza privata (procedibile d’ufficio) aggravato perché commesso da un ministro di culto, in concorso con il reato di violenza sessuale con abuso delle condizioni di inferiorità psichica.

    In questo modo si potrebbe aprire un processo, “bypassando“ i termini. Il caso approderà quindi davanti al gip di Milano, che dovrà fissare l’udienza per decidere se archiviare il caso, disporre l’imputazione coatta del sacerdote oppure chiedere alla Procura nuove indagini. Il parroco denunciato dalla donna è fratello di un altro prete, don Alberto Lucchina, anche lui finito al centro di accuse su presunti abusi sessuali. Episodi non collegati fra loro. Nel 2020, quando don Alberto era parroco di Inzago, alle porte di Milano, una donna pubblicò una lettera sul portale dell’associazione Rete L’abuso, che sostiene le vittime di abusi sessuali in ambienti ecclesiastici, accusandolo di averla violentata negli anni Novanta.

    «Lo può sapere bene chi come me, in prima media, affidata come tanti altri bambini/e dai propri genitori alle sue cure durante i campeggi estivi – scriveva la donna – lo vedeva togliersi la maschera da prete integerrimo la notte, quando veniva a trovarmi nel mio sacco a pelo”. Nei confronti di don Alberto Lucchina, che si è autosospeso, è in corso un procedimento davanti al Tribunale ecclesiastico regionale: la vittima, ascoltata, ha confermato gli episodi. Il fratello, don Maurizio, è stato invece denunciato in Procura dall’altra donna, anche lei sostenuta da Rete L’abuso, che ha depositato una chiavetta Usb con la videoregistrazione di un incontro con il sacerdote avvenuto nel 2021 e ha citato come testimoni una psichiatra, una psicologa e un’educatrice. Dopo gli episodi, avvenuti in casa e nell’ambiente della parrocchia, la donna ha vissuto infatti una profonda e crisi, sfociata l’anno scorso nella decisione di denunciare. Testimoni mai ascoltati.

    Anche la donna e il parroco non sono mai stati convocati dalla Procura, che ha chiesto da subito l’archiviazione perché il termine per denunciare la violenza sessuale è scaduto il primo gennaio 2017. “Termini così stringenti non hanno senso – spiega Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione – perché gli abusi avvenuti in questo ambiente hanno un iter di maturazione lunghissimo. Secondo gli studi, una persona può arrivare alla scelta di denunciare anche dopo 35 anni. Noi abbiamo raccolto in questi anni circa 1.400 segnalazioni: il 90% è improcedibile, sia in ambito civile che penale, perché i reati sono già prescritti”.

  • Portogallo, i primi dati della commissione sugli abusi

    Portogallo, i primi dati della commissione sugli abusi

    Oltre 200 le testimonianze raccolte in meno di un mese dall’organismo indipendente voluto dalla Conferenza episcopale portoghese. Il presidente, lo psichiatra Pedro Strecht: “Racconti di sofferenze individuali, familiari e sociali, taciuti per anni. Segnalazioni giunte anche da emigrati in terre lontane”
    Federico Piana – Città del Vaticano

    A poco più di un mese dal suo insediamento, voluto dalla Conferenza episcopale portoghese, ha prodotto risultati il lavoro della Commissione indipendente per lo studio degli abusi sui bambini e sugli adolescenti commessi da appartenenti alla Chiesa locale. Sono state raccolte 214 testimonianze, ottenute attraverso interviste dirette, telefonate o tramite la compilazione di un questionario online sul sito www.darvozaosilencio.org.

    Ascolto attento
    “I casi dei quali per ora ci stiamo occupando includono vittime nate in un intervallo di tempo compreso tra il 1933 ed il 2006”, afferma in una intervista a Radio Vaticana – Vatican News Pedro Strecht, presidente della Commissione e psichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza. Segnalazioni sono giunte anche da fuori il Portogallo: “E’ fondamentale – sottolinea Strecht – ascoltare in modo assolutamente libero le persone che ci riferiscono la loro sofferenza interiore tenuta nascosta anche per decenni”.

    Libertà ed indipendenza
    La commissione agisce in modo indipendente dalla responsabilità ecclesiale. Al suo interno non ci sono membri della Chiesa ma personalità laiche di varia competenza professionale, come lo psichiatra Daniel Sampaio (fratello dell’ex presidente della Repubblica, Jorge Sampaio), il giudice ed ex ministro della giustizia Alvaro Laborinho Lucio, la sociologa e investigatrice Ana Numes de Almeida e la regista Caterina Vasconcelos, in rappresentanza della società civile.

    Non un caso isolato
    Quella della Chiesa portoghese non è un’azione isolata. Indagini analoghe vengono condotte, o già hanno prodotto Rapporti come nel caso della Francia, in diverse parti del mondo per dare seguito alla volontà di Papa Francesco di fare luce a aprire una nuova pagina di prossimità della Chiesa con le vittime di abuso. In questo senso, nel 2020, la Santa Sede ha dato vita a una task force per aiutare le Chiese locali, gli istituti religiosi e le società di vita apostolica a creare linee guida efficaci per la tutela dei minori.

    https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-02/portogallo-chiesa-abusi-commissione-strecht.html

  • Revelation

    Revelation

    La pluripremiata giornalista Sarah Ferguson presenta Revelation, una serie di documentari innovativi sui preti criminali e sui fratelli della Chiesa cattolica, i loro crimini messi a nudo per la prima volta con le loro stesse parole.

  • “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    “Faceva sesso in chat con ragazzini in cambio di soldi”, via al processo per un sacerdote

    Si è aperto il processo a carico di padre Vincenzo Esposito, il sacerdote di 64 anni, originario di Caltavuturo ma assegnato alla parrocchia di San Feliciano Magione (Perugia), accusato di prostituzione minorile perché avrebbe preteso da quattro sedicenni prestazioni sessuali a pagamento attraverso delle videochiamate. Dieci, venti, trenta euro al massimo, questo avrebbe versato il prete per vedere ragazzini mastrubarsi e godere tramite chat Whatsapp e Messenger. Per l’imputato la Procura aveva chiesto ed ottenuto il giudizio immediato e adesso è in corso il dibattimento davanti al tribunale di Termini Imerese.

    Esposito era stato arrestato dai carabinieri ad agosto dell’anno scorso, insieme alla madre di una delle presunte vittime che, secondo l’accusa, avrebbe lucrato sulle prestazioni del figlio, pretendo una tangente di 5 o 10 euro sulle somme che il ragazzo avrebbe ricevuto dal prete. Per lei le indagini sono ancora in corso. Entrambi, difesi rispettivamente dagli avvocati Renato Vazzana e Giuseppe Minà, hanno sempre respinto le accuse.

    L’inchiesta era nata per caso, quando i militari avevano captato alcune telefonate, tra aprile e luglio dell’anno scorso, nell’ambito di un’altra indagine. Esposito, quando venne arrestato esercitava il ministero in provincia di Perugia, ma in passato era stato non solo a Termini Imerese (tre delle presunte vittime vivono proprio lì), ma anche al Buccheri La Ferla.

    I ragazzini sarebbero stati tutti in una condizione di disagio economico ed avrebbero utilizzato il denaro ricevuto in cambio delle chat a sfondo sessuale per comprare sigarette, tagliarsi i capelli o banalmente andare a mangiare una pizza con la fidanzata. Come emergeva dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Fabio Pilato, per il prete ogni momento sarebbe stato buono per guardare – anche contemporaneamente – gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di una messa, ma anche subito dopo aver celebrato un funerale.

    “Sei la mia vita, don Vincè”, “ti voglio bene” e “sono innamorato pazzamente”, così avrebbero detto le presunte vittime al sacerdote, e sarebbero state sempre pronte per una videochiamata proprio perché – sostiene la Procura – avrebbero avuto bisogno di soldi. E non avrebbero esitato ad insultare l’imputato, chiamandolo “cornuto” o “testa di minchia”, quando avrebbe ritardato i pagamenti.

    “Stamattina ti ho messo 30 euro, ora metterò 20 anche perché carissimo sono tre, non è che è uno solo… C’è tuo fratello, quello ha portato un amico di cui non ho visto nulla, sappilo, perché non si vedeva, però lui dice di fargli un regalino comunque”, affermava l’imputato il 24 aprile dell’anno scorso, e aggiungeva: “Tre sono già 60, più 30, non è che posso spendere 100 euro al giorno”.

    “A me piacerebbe fare l’amore con te e lui insieme, non l’ho mai fatto in tre”, diceva Esposito in una conversazione dell’11 maggio. E uno dei ragazzini gli rispondeva: “Lo faremo allora, padre Vincè” e poi aggiungeva: “Mi aiuta allora oggi? Padre Vincè, non è che mi può mandare 50 euro per favore?”. Il sacerdote replicava: “Ti ho detto che ti mando 30 euro perché 20 li ho promessi al nostro caro”. Il ragazzo insisteva: “Ma con questi mi sta facendo il regalo di compleanno… Io lo so che lei me lo fa, lo so che mi vuole bene, amunì, padre Vincè, la mia vita sei! Sei la mia vita!”. L’imputato allora chiedeva: “Senti, ma ti fai vedere un attimo? Ti voglio vedere…”.

    In un’altra circostanza il sacerdote diceva: “Se volete mi fate una videochiamata se state insieme, mi fate felice… Non la potete fare appena arrivate a casa? Siete tutti e due? Gliel’hai detto a lui quanto ti amo? La nostra deve essere una cosa speciale… Ci sentiamo questa sera, non mi deludete, vi aspetto!”. Ma sono state registrate anche le conversazioni tra i ragazzi: “Chiama a quello – diceva uno di loro – perché vuole sentire a te…” e l’altro: “Ma io non ci chiamo, compà, perché non ne manda soldi!”. Il giovane rispondeva: “Minchia, ma tu ogni giorno soldi vuoi mandati? Gli devi dire: ‘Che fai?’, tanto per… Mi ha detto: ‘Ma perché non mi ha chiamato lui, l’altra volta dovevamo fare la videochiamata insieme’ e gli ho detto: ‘Oggi ha avuto impegni, padre Vincè, è un ragazzo a posto, capace che non ha potuto rispondere’ e mi fa: ‘Io lo voglio bene però lui mi deve chiamare, lo voglio sentire io’, tu ci devi chiamare, cretino!”. Ma l’altro adolescente non era convinto: “Compà, lui mi deve sucare la minchia, glielo hai detto questo? Niente manda oggi?”, ma l’altro insisteva: “No, oggi non gli chiedere soldi, glieli chiediamo domani, tutti e due… Chiamaci oggi e gli dici tanto per, ‘che fai?’ e poi domani ci mandiamo la botta di 30 euro l’uno! Non ti fare mandare soldi oggi!”.

    https://www.palermotoday.it/cronaca/prete-sesso-chat-prostituzione-minori-processo.html

  • Una Chiesa a giudizio (I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento) – Lorenzo Tanzini

    Una Chiesa a giudizio (I tribunali vescovili nella Toscana del Trecento) – Lorenzo Tanzini

    Viella, Roma, 2020, pagine 343, euro 29,00

    Ampio e approfondito saggio storico-giudiziario, corredato da ricchissima bibliografia di circa 600 testi, basato su ricerche originali in 12 archivi diocesani e statali toscani.

    Il testo è anche munito di Indice dei Nomi di persona e di luogo.

    I privilegi clericali medievali sono ben evidenziati nel libro: “il privilegio del foro” giudiziario garantiva a preti e frati un processo  diverso con più garanzie per l’imputato, il quale anche se condannato quasi sempre godeva “dell’esclusione della pena di morte e delle punizioni infamanti.”

    Ma, ovviamente, ciò che faceva più arrabbiare erano le decime e altre tasse varie che il popolo era tenuto a versare al clero: ad esempio gli uomini di Montemurlo furono tutti scomunicati dal vescovo di Pistoia poiché “avevano introdotto degli ordinamenta contro il pagamento delle decime”.

    Le donne, allora come oggi, erano spesso vittime di abusi sessuali clericali: stuprate, sedotte e abbandonate, indotte ad abortire ecc. Fu questo il caso del monaco benedettino Stefano di Coluccio da Lucca e del prete Ranieri da Vecchiano, Pisa. Quest’ultimo uccise la sua amante e ne nascose il corpo, proprio come ha fatto un frate nel 2014 a Ca Raffaello, Arezzo.

    Nel 1303 anche il prete Lapo aveva “ucciso e sepolto di nascosto i corpi delle bambine”, frutto di rapporti adulterini fiesolani. Un paragrafo di 15 pagine, intitolato “Il sesso” documenta le imprese boccacesche clericali medievali toscane. Non manca qualche riferimento anche ai preti pedofili.

    La presenza di schiave nella Toscana medievale è ben documentata, anche i documenti giudiziari archivistici presentati in questo libro lo confermano: “una Martina, giovinetta schiava di una donna di Lucca” fu al centro di uno scandalo erotico clericale.

    In conclusione anche questo approfondito testo storico conferma la realtà e cronicità dei misfatti clericali sessuali, finanziari, criminali compresa la collaborazione attiva con bande armate ecc.

    Pierino Marazzani, dicembre 2021

  • Caso Orlandi, il fratello Pietro: “Vaticano ci ha tradito”

    Caso Orlandi, il fratello Pietro: “Vaticano ci ha tradito”

    “Il Vaticano ha tradito Emanuela e la mia famiglia, ci ha voltato le spalle”. A dirlo, in un accorato sfogo, è il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, durante la presentazione a Roma del romando del magistrato Giancarlo Capaldo ‘La ragazza scomparsa’ ispirato alla vicenda della giovane, figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia, sequestrata a Roma il 22 giugno 1983. “Io personalmente sono convinto che Papa Francesco sia a conoscenza della storia, perché è quello che più di tutti ha alzato un muro sulla vicenda. Ora dovrebbe fare un passo importante per farci riavere il corpo, perché sarebbe dimostrazione di avere una coscienza cristiana: lui rappresenta Gesù Cristo in terra, e non dovrebbero continuare a tenere tutto occultato come stanno facendo da 38 anni”, aggiunge.

    “Questa storia non può restare occultata a vita -incalza Orlandi, che da sempre lotta per avere giustizia- Noi abbiamo sempre dato la massima fiducia al Vaticano, ma col tempo mi sono convinto e che la questione è nata là dentro. Chi sa delle cose e non dice nulla è complice, e là dentro ci sono tantissimo complici”.

    E per il fratello di Emanuela la verità “è troppo pesante per l’immagine della chiesa, verrebbe giù tutto, è questo è il motivo per cui non è venuta mai fuori la verità. Ma sarebbe ora che il Vaticano prendesse una posizione seria”.

  • Sovere – Padre Zanotti (dopo i 4 anni di condanna) di nuovo a processo per abusi sessuali, il racconto del giovane

    Sovere – Padre Zanotti (dopo i 4 anni di condanna) di nuovo a processo per abusi sessuali, il racconto del giovane

    Altro processo per Padre Antonio Zanotti, frate cappuccini di 73 anni, fondatore e guida spirituale della cooperativa Oasi 7 di Antegnate e della Rinnovamento di Fontanella Onlus, per anni nel convento dei Frati di Sovere, già condannato in via definitiva, aveva patteggiato la pena, a 4 anni di reclusione per la truffa dell’accoglienza dei migranti. Questa volta Zanotti è a processo perché avrebbe abusato di un giovane ospiti della sua comunità di Fontanella. Secondo l’accusa coordinata dal pm Maria Esposito, il religioso approfittando della sua posizione di comando avrebbe costretto un ragazzo straniero a subire atti sessuali, dal 2015 al 2018, con “cadenza quasi quotidiana, in un’occasione facendogli assumere anche del Viagra”. Abusi che sarebbero avvenuti “in cambio di denaro, oggetti in oro, viaggi o altri favori”. Scene che il ragazzo avrebbe anche ripreso con il cellulare in un paio di occasioni, con i filmati che ora sostengono le sue dichiarazioni nella denuncia presentata ai carabinieri di Roma dove si è trasferito dopo aver lasciato la comunità Oasi 7. Zanotti difeso dall’avvocato Rosario Minniti, si è difeso sostenendo che in realtà lui era una “vittima e costretto a fare tutto ciò che desiderava il ragazzo per evitare che spaccasse tutto”. Ma nell’udienza preliminare il gip non ha creduto alle sue parole e ora si apre per lui un nuovo processo, la prima udienza è prevista a marzo.  Il giovane era arrivato in Italia a sei anni con l’adozione, e a dieci inizia a girare per le comunità. All’Oasi di Padre Zanotti arriva nel 2014 e se ne va nel 2018, denunciando il frate.

    https://www.araberara.it/sovere-padre-zanotti-dopo-i-4-anni-di-condanna-di-nuovo-a-processo-per-abusi-sessuali-il-racconto-del-giovane/

  • Processione | Trailer ufficiale | Netflix

    Processione | Trailer ufficiale | Netflix

    Sei uomini del Midwest – tutti sopravvissuti a un’aggressione sessuale infantile per mano di preti e clero cattolici – si uniscono per dirigere un esperimento ispirato alla terapia teatrale progettato per lavorare collettivamente sul loro trauma.

    Come parte di un processo di produzione cinematografica radicalmente collaborativo, creano scene immaginarie basate su ricordi, sogni ed esperienze, con lo scopo di esplorare i rituali della chiesa, la cultura e le gerarchie che hanno consentito il silenzio intorno ai loro abusi.

    Di fronte a un sistema legale fallito, osserviamo questi uomini rivendicare gli spazi che hanno permesso il loro assalto, rivelando la possibilità di catarsi e redenzione attraverso una nuova confraternita in questo documentario.

    Diretto da Robert Greene In consultazione con Joe Eldred, Mike Foreman, Ed Gavagan, Dan Laurine, Michael Sandridge, Tom Vivianohttp://bit.ly/29qBUt7

  • La Diocesi di Aversa chiarisce | “Don Graziano da anni assente dalla comunità”

    La Diocesi di Aversa chiarisce | “Don Graziano da anni assente dalla comunità”

    Aversa (Ce) – “Sebbene incardinato in questa Diocesi, da ormai molti anni, il sacerdote don Livio Graziano aveva intrapreso un suo percorso di attività personali che esulavano dalla vita e dalla pastorale di questa comunità ecclesiale”. Così in una nota la Diocesi di Aversa chiarisce la posizione del prete arrestato oggi per abusi su minore nell’ambito di un’indagine della Procura di Avellino.

    “Esprimendo grande solidarietà e vicinanza a chi è stato vittima della violenza, la Diocesi attende con fiducia che l’azione investigativa dei competenti organi giudiziari faccia il suo corso e nella preghiera affida ogni fratello e sorella alla carità di Dio”, conclude il comunicato della Diocesi guidata da Angelo Spinillo.