Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • New Zealand – Le Chiese rispondano alle accuse di abuso: “Lo sanno da molto tempo”

    New Zealand – Le Chiese rispondano alle accuse di abuso: “Lo sanno da molto tempo”

    Alle chiese in Nuova Zelanda al centro delle denunce di abusi storici viene data la possibilità di rispondere alle prove dei sopravvissuti agli abusi.

    La Commissione reale per gli abusi nelle cure tiene un’udienza pubblica di due settimane che inizia oggi ad Auckland.

    È la seconda parte dell’udienza di riparazione basata sulla fede e prosegue dalla fine del 2020, quando i sopravvissuti hanno condiviso le loro esperienze personali di abusi.

    I leader dell’Esercito della Salvezza, della Chiesa anglicana e della Chiesa cattolica, tra cui un certo numero di vescovi e arcivescovi, daranno prova di come la loro chiesa ha affrontato le accuse di abuso e le precedenti prove dei sopravvissuti.

    Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP) descrive l’udienza come una meravigliosa opportunità per le chiese di assumere la proprietà della verità.

    Il portavoce Christopher Longhurst ha detto che spera che la commissione sottoponga a un robusto esame incrociato i testimoni e non si limiti a prendere la loro parola per il valore nominale senza sostenere prove su come hanno gestito la questione degli abusi.

    Ci auguriamo che, ad esempio, nella valutazione dei protocolli ecclesiastici e dei documenti ecclesiastici sottoposti all’udienza, la commissione cerchi segnali di azione concreta. Per l’applicazione di ciò che è stato promesso perché sappiamo dalla nostra esperienza che ciò che le chiese promettono, ha promesso, non è stato consegnato ”.

    Ha detto che i sopravvissuti hanno sperimentato pochissime azioni da parte delle chiese in passato e questo deve cambiare.

    “ Nonostante ciò che la chiesa dice sull’ascoltarci e sull’essere compassionevoli, costantemente di volta in volta i membri della nostra rete hanno prove per dimostrare il contrario, quindi speriamo semplicemente che la Commissione reale non prenda ciò che questi testimoni presenteranno al valore nominale . ”

    Un altro gruppo di sopravvissuti, la rete dei sopravvissuti agli abusi nelle istituzioni religiose, spera che le chiese vengano all’udienza con un cambiamento rispetto al loro solito approccio difensivo.

    La portavoce Liz Tonks ha detto che le chiese non possono continuare a negare ciò che è accaduto.

    “Adesso è inconfutabile. Dicono che stanno ascoltando, dicono che stanno imparando. Pensiamo che ci siano prove sufficienti che suggeriscono che avrebbero dovuto imparare a questo punto. ”

    Tonks ha detto che le vittime sopravvissute non erano fiduciose perché la loro esperienza delle chiese è che non sono stati in grado di fidarsi di loro in passato.

    “Lo sanno da molto tempo, non hanno mai agito. I sopravvissuti hanno negoziato con loro e hanno detto loro che hanno bisogno di un risarcimento per decenni e decenni e conoscono l’età di alcuni dei sopravvissuti ed è probabile che moriranno senza di essa se non viene data loro, quindi hanno avuto molte possibilità di resistere alzati e agisci. “

    Tonks ha detto che temevano che le chiese avrebbero continuato ad adottare lo stesso approccio e fornire ragioni per cui è successo e cercare di assolversi.

    Frances Tagaloa ha subito abusi da parte di un fratello marista di età compresa tra i cinque ei sette anni.

    Voleva un cambiamento di atteggiamento da parte delle chiese, ma non era sicura che sarebbe successo.

    “Le chiese proteggono naturalmente se stesse e la loro reputazione, la loro responsabilità e i loro stessi chierici soprattutto nell’aiutare i sopravvissuti agli abusi”.

    “Penso che diventerà chiaro, ma sarà interessante per me vedere se le chiese hanno sentito quello che hanno detto i sopravvissuti, sai che i loro processi di riparazione sono inadeguati”.

    Tagaloa spera anche che le chiese sostengano una richiesta universale dei sopravvissuti affinché un organismo indipendente si occupi di tutte le accuse di abusi basati sullo stato e sulla fede e si occupi del risarcimento.

    Le udienze di riparazione aiuteranno la Commissione reale a formulare le sue raccomandazioni al governo.

    La commissione si è impegnata a pubblicare i suoi risultati sul ricorso entro la fine del 2021, due anni prima del previsto.

    https://www.rnz.co.nz/news/national/438376/churches-to-respond-to-abuse-claims-they-ve-known-for-a-long-time?fbclid=IwAR04wxGsEbKxafpXlJip3_lZS5WPktaQYXsS4xYvuN-CbcVy2JaggnCGsUA

  • WEBINAR ECA Global Justice Project – Francesco Zanardi

    WEBINAR ECA Global Justice Project – Francesco Zanardi

    NOTA; per rendere il più sintetica possibile la relazione che segue, correderò dove necessario alle mie affermazioni, il link all’approfondimento ricordando ai colleghi che partecipano al WEBINAR dai vari paesi e nelle rispettive lingue, che oltre al testo della relazione diffuso in italiano in inglese e spagnolo prima dell’incontro, vedrà tutti i link contenuti nel testo e che fanno riferimento al nostro sito, dotati di traduttore multilingua.


    WEBINAR ECA Global Justice Project

    2° relazione sul “Caso Italia”

    Savona, 27 gennaio 2021

    Relatore Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italy

    Gentili Colleghe e Colleghi buongiorno e grazie per essere qui

    Data la complessità del quadro generale ho pensato per ridurre i tempi di introduzione preliminare, di partire  da un fatto storico italiano molto significativo e risalente ad un anno non casuale per l’Europa, il 2010, quando dopo l’Irlanda, a macchia d’olio in tutta l’Unione cominciavano ad emergere casi di abusi su minori da parte del clero a fronte dei quali, i rispettivi governi intervenivano in tutela dei cittadini.

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    IL RELATORE ESPONE

    ITALIA 16 aprile 2010 dal quotidiano “Il CORRIERE”

    “Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»

    ROMA – Nel giorno del suo 83mo compleanno, Benedetto XVI ottiene un sostegno pieno e inequivocabile da parte dell’Italia. Il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l‘inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».”

    Poche ore dopo anche la massima carica dello Sato, il Garante della Costituzione Italiana, presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si unirà al Governo esprimendo a Benedetto XVI la stessa vicinanza.

    Nessuna parola di sostegno per i cittadini italiani rimasti vittime del clero, quasi colpevoli di reclamare i propri diritti costituzionali allo Stato italiano, imbarazzando i suoi rapporti con il Vaticano.

    Pochi giorni prima però, un altro fatto inquietante precede quell’appello del Governo.

    È il 2 aprile del 2010 quando l’allora Ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, manda un’ispezione nell’ufficio di un magistrato di Milano fuori dall’ordinario, Pietro Forno, il più attivo ed esperto pioniere all’epoca nella materia della pedofilia clericale, con già una decina di casi alle spalle. “LA REPUBBLICA” del 2 aprile 2010

    Queste tre azioni dettarono chiaramente la posizione dello Stato in rapporto a crimini dei sacerdoti cattolici e la poca attenzione verso le vittime. Un’indicazione che con l’ispezione al Procuratore Pietro Forno arrivò forte e chiara anche alla magistratura.

    Quello del 2010 fu il primo e unico intervento delle Istituzioni italiane sui preti pedofili .

    Se ben dal 2010 siano cambiati più Governi, con differenti ideologie politiche, nessuno si è mai più interessato a questa “pandemia”, delegando di fatto come vedremo più avanti la gestione della giustizia al clero.

    Questa mezza pagina introduttiva di storia italiana, se pur sintetica credo che focalizzi chiaramente quello che per l’Italia, a differenza degli altri Stati Membri dell’UE e non solo, sia stato il punto di partenza. Una situazione che a differenza dei vostri rispettivi paesi di appartenenza, anzichè vedere un Governo che si mobilita per difende il cittadino, vede di fatto l’Italia passiva, sottomessa e incapace di prendere posizione alcuna di fronte ai crimini e al potere di uno stato estero. Con tutte le conseguenze del caso che vanno ben oltre come vedremo.

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    • ITALIA 21 gennaio 2021

    Io oggi, sono tra i fondatori di ECA, questa elite internazionale di attivisti e professionisti specializzati nella tutela delle vittime del clero. Vittima di abusi nasco nel 2010 con la Rete L’ABUSO, 11 anni dopo illuminante il fatto che siamo ancora l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi del clero esistente in Italia. Un dato che ancora oggi riflette il clima invariato dal 2010.

    La mappa che vi invito a consultare via web mentre vi illustro il contenuto (è completamente interattiva, cliccando sui segnaposto si aprirà la scheda del rispettivo caso. Vai a questo link https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpdiocesi-non-sicure/ ), raccoglie i casi degli ultimi 15 – 16 anni e solamente quelli italiani censiti dalla cronaca. Ricordo ai colleghi che qui in Italia oggi, non esiste la disponibilità di un dato ufficiale del Governo, l’unico dato esistente purtroppo è ancora quello che diamo noi di Rete L’ABUSO.

    Ma iniziamo con la mappa, anche se parziale e in palese difetto, allo stato attuale tuttavia in Italia sono noti;

    PUNTINI GIALLI – 145 tra sacerdoti indagati o di cui non si è più avuta alcuna notizia, sia di condanna che di assoluzione.

    PUNTINI ROSSI – 157 sacerdoti connati in via definitiva (3° grado di giudizio)

    PUNTINI NERI – 10, anche se premetto che questa sezione è poco curata per mancanza di notizie, questi sono sacerdoti stranieri rifugiati sotto l’ala vaticana in Italia.

    QUADRATI BLU – 22 strutture riabilitative (almeno quelle oggi a noi note) sul territorio italiano gestite autonomamente dal clero. Non mi dilungo su come la Rete L’ABUSO arrivò a scoprire le prime strutture, in questo contesto è irrilevante. Sottolineo però che la nostra iniziale inchiesta è stata riverificata integralmente dal giornalista Federico Tulli, presente in questa seduta e invitato in qualità di giornalista e redattore per fare un quadro sul livello di informazione nel paese e sulla qualità della Stampa italiana, come vedremo altro punto cardine del problema che esporrà nel suo spazio.

    Ho aperto la parentesi sul collega Federico Tulli perchè oltre ad aver prodotto tre libri sulla materia, ha revisionato e integrato la ricerca su queste strutture e prodotto il terzo libro di approfondimento, che svela una vera e propria beffa alle vittime e alla giustizia.

    Iniziai a sospettare all’incirca nel 2013 che queste strutture fungessero da escamotage, per evitare senza mezzi termini il carcere ai preti.

    Mi diedero persino del folle, quando di fronte ai riscontri risultò palese che ci fosse una sorta di tacito accordo tra Stato e Chiesa, che creasse agli occhi dell’opinione pubblica il così detto “specchietto per le allodole” – perché in realtà quei preti messi ai domiciliari in quelle strutture della chiesa, per esempio contrariamente a quello che accade a tutti cittadini italiani agli arresti domiciliari, monitorati a qualunque ora del giorno e della notte. I preti in queste strutture invece, vengono affidati direttamente dall’Autorità Giudiziaria alla chiesa, che subentra di fatto al controllo dello Stato italiano. Originale e al quanto curiosa la motivazione data questa volta ad EURONEWS da Marco Ermes Luparia, uno degli psicologi Diaconi che operano in queste strutture. Commovente la preoccupazione per la riabilitazione psicologica del prete per la quale lo stesso Luparia sottolinea l’importanza che lo Stato eviti che sacerdote vada in carcere perché oltre alla sofferenza, comprometterebbe seriamente la sua riabilitazione. Altrettanto disarmante il fatto che non venga posta almeno la stessa preoccupazione per le vittime di quei preti.

    Pene carcerarie agli occhi dell’opinione pubblica ma in realtà, una villeggiatura per il condannato, che non ha neppure più l’onere della messa, lasciato in piena libertà di movimento come conferma la storia di don Ruggero Conti. Condannato al massimo della pena (per l’Italia) 15 anni e due mesi per aver abusato sessualmente di sette bambini tra i 10 e i 12 anni, poi affidato dalla Giustizia italiana al clero, finito in una di queste strutture vicino a Roma (tra le altre cose frequentata da adolescenti) dove teoricamente avrebbe dovuto scontare gli arresti. Un luogo così poco controllato che una mattina ha deciso di lasciare Roma per tornare a Milano. A sua disposizione parecchio denaro contante da potersi permettere addirittura un taxi da Roma. Non ha dovuto fare altro che chiamarlo con il cellulare in suo possesso ed è partito in tutta tranquillità. Naturalmente la vicenda si è poi risolta come nulla fosse riportando il prete a Roma. Non si ha notizia che gli siano stati revocati i domiciliari o che siano stati perseguiti dalla Giustizia italiana, coloro che lo avevano in affido o che lo hanno aiutato nella fuga.

    L’approfondimento fatto dal collega Tulli e da Emanuela Provera, oltre ad ampliare il numero di queste strutture a 22, ha confermato la tesi con un colpo di genio dei due colleghi, che nel 2018 hanno deciso di fare la “prova del 9 interrogando” – tolte le carceri minorili e femminili – le restanti 191 strutture maschili italiane.

    Risultò su 157 casi – PUNTINI ROSSI condanne definitive sulla mappa – che nell’ottobre del 2018, ospiti nelle carceri italiane risultavano solo 5 sacerdoti, di cui uno solo condannato per pedofilia.

    In assenza di dati dello Stato, sulla base di quelli raccolti nel decennio di attività della Rete L’ABUSO in Italia, emerge che circa l’80% dei procedimenti penali finiscano archiviati per improcedibilità dovuta a moltissime problematiche. Di fatto un autentico fallimento della giustizia.

    Temo in oltre cari colleghi, che i 300 casi della nostra mappa siano pressapoco il 10% della punta dell’iceberg italiano e malgrado sia pur vero che l’Italia fino ad oggi abbia volutamente omesso una quantificazione a livello nazionale, è anche vero che tuttavia Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretania, Polonia e via dicendo, abbiano quantificato con esiti molto simili tra loro il fenomeno.

    Da qui, il collega irlandese Mark Vincent Healy esperto di statistiche, ha prodotto apposta per Rete L’ABUSO, in assenza di un dato italiano, sulla base dei dati percentuali emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate negli altri paesi, una proiezione attendibile del dato italiano calcolato sulla base della popolazione cattolica, il numero dei sacerdoti (parecchio più alto in Italia 50.000) e poi rapportandolo ai dati percentuali prodotti dai paesi che hanno censito un dato. Il risultato è che la portata degli abusi in Italia ha il potenziale più grande di qualsiasi paese. Può variare secondo 2 studi – quello di Richard Sipe, (frate Benedettino e psicoterapista) e quello di padre Andrew M. Greeley, (Professore di sociologia all’Università di Chicago) – da un minimo di 200.000 attuali vittime a un 1.000.000, solo in Italia.  Qui la proiezione integrale https://wp.me/p8ayDC-lBu

    I dati esposti sopra naturalmente li abbiamo in più istanze comunicati al Governo, che però non ha mai risposto, evidenziando purtroppo un altro macroscopico problema cardine, l’accesso alle istituzione da parte di cittadini o associazioni che li rappresentano. Tutto questo avviene malgrado una interrogazione parlamentare ottenuta dopo anni di proposte ai vari esponenti politici che puntualmente hanno glissato. Poi depositata da colui che di fatto fu l’unico interlocutore su 965 parlamentari (l’Onorevole Matteo Mantero) che ha dato attenzione al problema, ma che dal 27 novembre 2017 la vede giacere impolverata e priva persino di una calendarizzazione, sugli scaffali della Repubblica.

    Concludo qui il primo punto e passo al successivo

    • Prima di arrivare al report “Italia” trattato a Ginevra il 25 e 26 gennaio 2019 nell’80 sezione e alla successiva risposta che il Comitato ha dato a quell’istanza, voglio citare “l’esemplare” ratifica “all’italiana” della Convenzione di Lanzarote, in quanto ha più sfaccettature sull’applicazione del legislatore che ha favorito ancora una volta i carnefici alle vittime.

    Oltre al danno va rilevato anche l’effetto collaterale, in quanto il legislatore per passare l’approvazione costituzionale, non potendo escludere solo il clero – contestabile privilegio – ha escluso l’intera categoria alla quale il clero appartiene e, ancor più grave il fatto che questa, nel contesto laico sia quella del volontariato, storicamente la più a rischio. Di fatto la norma così applicata non solo è snaturata in quanto fallisce la sua funzione principale preventiva. La stessa norma così applicata suggerisce paradossalmente al predatore il terreno di caccia “il volontariato”.

    Il secondo aspetto è l’introduzione della audizione protetta della vittima, che nell’applicazione italiana della Convenzione di Lanzarote crea un doppio problema, il primo direttamente relativo alla Convenzione, il secondo invece alle garanzie costituzionali della vittima.

    Come tutti sapete bene, l’ultimo Motu proprio Vos Estis lux Mundi ufficializza e introduce i famosi sportelli diocesani per le vittime. Non so nei vostri rispettivi paesi ma in Italia presenti oramai in tutte le diocesi. Ogni sportello ha poi al suo interno una commissione laica, composta da ex professionisti in pensione, Medici psicologi ecc. accreditati in quanto ex professionisti, oggi svincolati da obblighi d’ufficio come quello della denuncia quando si viene a conoscenza di una violenza sessuale su un minore.

    E qui emergono chiaramente due quadri inquietanti:

    Il primo riguarda il Lanzarote, in quanto le audizioni delle vittime che si presentano alle diocesi, sono effettuate da volontari, non si sa bene con quali qualifiche, quali procedure e garanzie per l’utente, che agiscono di fatto sopra le regole di tutela del cittadino, in assenza di audizione protetta anche durante l’ istruttoria canonica, nella quale gli viene negata persino l’assistenza del proprio difensore di fiducia.

    Come abbiamo detto pocanzi, queste commissioni diocesane hanno al loro interno anche un consulente avvocato, colui che nel caso la vittima delusa dal risultato canonico decidesse di rivolgersi alla magistratura, probabilmente difenderà direttamente o meno, in quest’altra sede, non più la vittima, ma prete e diocesi.

    Ora a prescindere dal fatto che sia lui in prima persona a sentire la vittima o un altro componente della commissione diocesana, sta di fatto che in queste audizioni NON PROTETTE si acquisiscano i particolari strategici, come per esempio la narrazione dell’evento da parte della vittima, che viene anche redatta dall’operatore e fatta poi sottoscrivere. Dichiarazione che successivamente, in quanto membro o consulente della commissione, l’avvocato della diocesi non solo ha nella sua disponibilità, ma potrebbe addirittura usarla in un processo italiano, in quanto non esiste in quella sede una regolamentazione che garantisca allo sventurato cittadino che vi si presenta, quale sia il limite o quale uso possa o non possa essere fatto di quei dati.

    Dichiarazione che per esempio, in una successiva citazione in sede civile potrebbe addirittura determinare il momento in cui la vittima ha raggiunto consapevolezza del danno, quindi far decadere a suo danno i termini prescrittivi (che in Italia sono tra l’altro davvero molto ridotti) entro i quali la vittima può reclamare giustizia in un tribunale italiano. Di fatto basta far perdere tempo alla vittima nell’attesa di un giudizio ecclesiastico e questa non potrà più reclamare alcun diritto.

    A riprova della più totale drammaticità della situazione dovuta unicamente alle inadempienze di uno Stato complice della pedofilia dei preti da ben 11 anni, l’ultimo caso italiano che risale a poche settimane fa, del quale Rete L’ABUSO si sta occupando, quello di ENNA (Sicilia) che solo nei titoli si sintetizza da se;

    “Denuncia gli abusi alla diocesi che trasferisce al nord il prete, la vittima si rivolge alla polizia”. La presunta vittima denunciava da anni alle autorità ecclesiastiche “Pedofilia Enna, tutte le denunce della presunta vittima”.

    E grazie al salvagente dell’articolo 4, punto 4 dei Patti Lateranensi, il vescovo che lo ha spostato, oltre a non essere tenuto a rilasciare dichiarazioni alla magistratura, semplicemente dichiarando che quelle informazioni sono riservate in quanto appartenenti al proprio ministero, ed ecco qui che l’ecclesiastico non è neppure coimputato, ma un semplice testimone col privilegio di poter tacere al magistrato.

    Vi chiedo ancora un attimo di pazienza e concludo con l’ultimo capitolo

    3)  Il comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite;

    a seguito dell’istanza della Rete L’ABUSO, nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia raccomandazioni che tranne il primo punto “Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile”  apparentemente positivo, devo fare un mea culpa in quanto nel report che presentai nel 2019 all’ONU dimenticai di articolare le gravi problematiche anche dentro l’osservatorio dello Stato italiano, il quale tra le altre cose vede al suo interno come consulente (presumibilmente anche retribuito) un prete cattolico che non ha mai denunciato un collega pedofilo, perché ancora oggi in base anche all’ultimo motu proprio del papa non può. Osservatorio quasi virtuale, privo di iniziative concrete a livello nazionale, privo di dialogo con le realtà locali e praticamente inutile in quanto complici alcuni miei colleghi, abbiamo chiesto i dati, che l’osservatorio non è stato in grado di produrre.

    Qui le evidenze emerse dalla mia indagine del 2016 sull’osservatorio. https://wp.me/p8ayDC-i6G

    Chiusa parentesi, prima di proseguire con le raccomandazioni emanate del C.R.C. all’Italia, che faccio notare ha in comune con il Vaticano non solo la spiccata passione per i preti pedofili, ma anche il vizio sottoscrivere accordi di cui poi non se ne assume l’onere, come nel caso della Convenzione di Lanzarote e quella per i diritti dell’infanzia, che dal Vaticano attende risposta dal maggio 2018 e dall’Italia dal febbraio 2019.

    Situazioni sulle quali colleghi voglio stimolare una riflessione sul fatto che forse il Comitato dovrebbe prendere una posizione forte in quanto, come ampliamente dimostra il caso italiano, sono state sottoscritte quasi in malafede e sembrerebbe come unico fine quello del solo accredito.

    Con questo puntualizzo a scanso di equivoci in particolare ai colleghi delle Nazioni Unite presenti, che la mia non è affatto una critica alla Convenzione, tutt’altro, voglio sottolineare in questo particolare caso italiano la sua importanza, in quanto nella più totale latitanza delle Istituzioni, la Convenzione è l’unica realtà alla quale fortunatamente ci possiamo appoggiare.

    Per questo sollevavo la riflessione colleghi, per sottolineare soprattutto in questo oramai lungo momento di “stallo italiano” che dura da 11 anni e, che già da due o tre, l’associazione che presiedo di fatto sta assistendo – oltre ai sopravvissuti rimasti vittime decenni addietro – anche vittime abusate dopo il 2010 dai preti e dall’inerzia dello Stato italiano che non solo restando inerme lo ha permesso, ma che ancora oggi non rende loro nemmeno giustizia.

    Lampante e con molte più sfaccettature di quelle che citerò, è il caso del nostro assistito Alessandro Battaglia (caso don Mauro Galli condannato a 6 anni e 4 mesi in primo grado e assolto dalla chiesa), dove si, è vero che la vittima è stata risarcita (fortunatamente), ma soli 100.00€ (contro i 450.000€ previsti dalle tabelle) e in più, risarcita non per danno subito, ma per non farla costituire parte civile nel processo, e lasciare fuori dai guai e dalla stampa, diocesi e vescovo. Un accordo tra le parti talmente angoscioso che lo stesso Pubblico Ministero Lucia Minutella, contesta nella palese insufficienza persino in sede processuale.

    Scusate se mi sono dilungato ma era necessario e concludo dicendo che se pur perfettamente cosciente che l’ONU in questo caso non ha un potere coercitivo nei confronti dell’Italia, date le gravissime evidenze emerse che al di la dei trattati stipulati, disegnano soprattutto nella loro applicazione una situazione drammatica sulla quale ritengo, quanto meno ci sia la pretesa che quanto già applicato e ratificato, sia rivisto e riapplicato in modo efficace che possa essere realmente preventivo.

    Fine del report, grazie a tutti per l’attenzione – Zanardi

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    Di seguito le raccomandazione all’Italia del febbraio 2019 nelle conclusioni appurate dalle Nazioni Unite e sulle quali l’Italia oggi ancora non è intervenuta.

    1. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Raccomandazioni ONU report completo QUI

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-global-francesco-zanardi/

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  • CRIMINI E CRIMINOLOGIA – Caso Emanuela Orlandi: la verità fa ancora paura?

    CRIMINI E CRIMINOLOGIA – Caso Emanuela Orlandi: la verità fa ancora paura?

    A Crimini e Criminologia un ospite d’eccezione come Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela Orlandi.
    Con lui e con l’avvocato Laura Sgrò (legale della famiglia Orlandi) Fabio Camillacci ripercorre le tappe principali di un’incredibile vicenda cominciata il 22 giugno 1983; focus sugli ultimi sviluppi con i relativi intrecci e misteri vaticani.
    Infine, per la rubrica “La Galleria degli Orrori”, lente d’ingrandimento su Marco Bergamo passato alla storia del crimine come “Il Mostro di Bolzano”.
    CUSANO ITALIA TV (Ch. 264 del digitale terrestre)
  • Prete avrebbe adescato una minore facendo leva sulle “fragilità di casa”

    Prete avrebbe adescato una minore facendo leva sulle “fragilità di casa”

    Prete con il “vizietto” ed ora imputato per adescamento di minori con l’aggravante di averlo compiuto nella qualità di ministro di culto. È successo anche questo nella diocesi di Piazza Armerina, da settimane al centro di uno scandalo su presunti abusi sessuali compiuti da un sacerdote ai danni di un ragazzo.

    Una storia che si sarebbe registrata in città qualche anno addietro tanto da mettere in allarme gli inquirenti per il ruolo che ricopriva il sacerdote, ultrasettantenne, che un anno e mezzo fa è stato allontanato dai luoghi della fede perché già grande. Le voci sul suo allontanamento ruotavano attorno a querelle caratteriali con altri confratelli. Dissapori interni, venne detto, ma che nulla avevano a che fare con la realtà visto che ora emerge lo squallore del pressing da parte dell’anziano sacerdote nei confronti della ragazzina rimasta “vittima” di tanta benevolenza ma che alla base aveva un secondo fine, non certo relativo alla redenzione delle anime.

    Il prete in questione, che aveva ricevuto una sorta di “riabilitazione” vescovile a tornare in città e celebrare messa con i fedeli in preghiera, è “cascato” in uno dei peccati che ad un prete non è concesso fare. In particolare quanto davanti al tuo cospetto c’è una ragazzina che, verosimilmente, chiede aiuto perché vive sulle spalle una situazione familiare pesante per la sua giovanissima età.

    Il prete senza scrupoli sarebbe andato avanti fino a quando la ragazzina ha raccontato di quegli incontri in canonica. Una confidenza iniziale per la ragazzina, un’indagine dopo la presentazione della denuncia che ha aperto un solco nei rapporti “preti – fedeli”. E per confermare un quadro indiziario rilevante la minore ha dovuto ricostruire tutta la vicenda scabrosa alla presenza di un esperto in psicologia infantile.

    Da quella ricostruzione, sotto alcuni aspetti dettagliata, è iniziato il processo per il prete. Secondo gli inquirenti il sacerdote in pensione avrebbe chiesto alla ragazzina di recarsi da sola in canonica e quando non c’era nessuno. Sarebbe stato lui, infatti, a stabilire gli orari in cui la giovane avrebbe dovuto andarlo a trovare.

    Per conquistare la fiducia della giovane il sacerdote avrebbe fatto leva “sullo stato di indigenza e sui problemi familiari. Il prete, infatti, avrebbe saputo – forse in forza al suo ruolo sacramentale – tutte le questioni familiari che si vivevano tra le pareti di casa ed il dramma interiore che una adolescente può vivere in un contesto difficile, sia dal punto di vista sociale ma anche economico. Un dramma interiore per la presunta vittima, una escamotage per il prete che, inizialmente, avrebbe conquistato la fiducia di quella giovane che correva felice per le vie del quartiere e poi sarebbe diventata oggetto del desiderio altrui.

    Una storia difficile da raccontare da parte della presunta vittima con una ferita nell’anima che sarà difficile da rimarginare perché quel prete, ritenuto un amico, era lì pronto a tradirla. Alla prima occasione.

    (trascrizione da La Sicilia del 31 gennaio 2021) iannì vincenzo

  • Un sit-in nel giorno del compleanno per non dimenticare Emanuela Orlandi

    Un sit-in nel giorno del compleanno per non dimenticare Emanuela Orlandi

    La cittadina vaticana riuslta scomparsa dal 1983. Il fratello Pietro: “È importante per noi familiari, spero possa passare il messaggio che una ingiustizia non si può accettare”

    ROMA – “Lo faccio da diversi anni. Tanti mi hanno chiesto ‘Perché continui?’. Secondo me è importante, per tenere alta l’attenzione, per non far dimenticare“. Pietro Orlandinon abbassera’ mai la guardia. Finché non avr° notizie di sua sorella Emanuela, continuerà a lottare. E per questo domani, in largo Giovanni XXIII a Roma, sarà in sit-in dalle 17, “con il mio megafono e il mio altoparlante” per chiedere “verità e giustizia” per Emanuela. Lo urlerà, ma sempre con la sua solita educazione. Nel giorno del 53esimo compleanno di Emanuela, scomparsa a 15 anni il 22 giugno del 1983. “Il modo peggiore per non arrivare alla verità è dimenticare, per arrivarci bisogna non dimenticare. E poi non riesco ad accettare passivamente un’ingiustizia– racconta all’agenzia Dire- È importante per noi familiari, spero possa passare il messaggio che una ingiustizia non si può accettare anche se sono passati 37 anni, come nel caso di Emanuela. Tanti dicono ‘Pensa a te, sono passati troppi anni…’. Non devono vincere sempre i cattivi. Ogni tanto devono vincere anche i buoni”. Pietro Orlandi ci tiene a ringraziare “la Questura che ci ha dato l’autorizzazione. Ovviamente ci hanno detto che se all’ultimo viene fuori un Dpcm che impone la zona rossa, allora il sit-in è rinviato”. Sul perché di largo Giovanni XXIII, “noi avevamo scelto di nuovo Sant’Apollinare, ma ci hanno detto che per quella piccola piazzetta non concedono più autorizzazioni…”.

    “NELLA VICENDA DI EMANUELA UN RICATTO IN CORSO”

    Ci sarebbe un ricatto dietro la vicenda della sparizione di Emanuela Orlandi. Ne è convinto il fratello Pietro. Un ricatto che sarebbe ancora in corso. In questi 37 anni, 38 a giugno, sono state fatte tantissime ipotesi a proposito di quanto successo in quel giorno di giugno. “È difficile- spiega Pietro alla Dire- In 37 anni sono state fatte tantissime ipotesi, più si va avanti e più è facile tirar fuori ipotesi. È grave, però, quando qualcuno la propria la considera certa, e magari la gente la prende per vera. Questo genera confusione. Io purtroppo non riesco a scartare le diverse ipotesi fatte, in ognuna c’è qualcosa di vero, ci sono indizi, riscontri. Come per la richiesta di scambio con Ali Agca, passando alla criminalità organizzata, quindi la questione economica”. Difficile, secondo lui, pensare che “una ragazzina possa essere oggetto di un ricatto ad uno Stato come il Vaticano. Credo ci sia altro dietro. Emanuela può essere stata usata e messa sì in condizione di fare un ricatto”. Per il fratello di Emanuela “il modo di fare del Vaticano lo capisci se lo vivi. Il fatto che loro, dopo 37 anni, non hanno ancora chiuso la vicenda, vuol dire che non possono farlo. Credo che ci sia qualcuno che continua a ricattare qualcun altro, ma non ho idea del movente. Ci sono personaggi interni al Vaticano legati a personaggi esterni, e magari in queste storie hanno usato persone minori come manovalanza”.

    “DE PEDIS FREQUENTAVA LA SCUOLA DI MUSICA DI EMANUELA“

    “Mi dà fastidio quando parlano male di Emanuela”. Perché finché “lo fanno su di me va bene, non mi interessa”, sostiene Pietro Orlandi, intervistato dall’agenzia Dire, a proposito della vicenda della sorella Emanuela, scomparsa oltre 37 anni fa. Ad oggi solo ipotesi, più o meno veritiere, dietro la sua vicenda: “Mi dispiace per quelle del tutto infondate, come chi ha detto che è morta durante un festino e che si era drogata più del solito”. Al ritmo di almeno una volta al mese, Pietro Orlandi riceve chiamate, viene contattato da persone che si propongono con possibili soluzioni del caso, motivandole con documenti che però non sempre mostrano: “C’è stato chi mi ha detto che ero uno stalker perché avevo ricontattato la persona che mi aveva cercato lei proponendosi, prima magari di non farsi però più viva- continua- Nel corso degli anni, poi, ci sono state persone che mi hanno detto che avevano cose da mostrarmi, che avremmo dovuto incontrarci per sottopormi dei documenti. Che fai le mandi a quel paese? No. Nel frattempo si sono fatte avanti altre persone, mentre tu sei lì ad aspettare. L’attesa è stata il leit motiv di tutta la vicenda”. Ha poi rivelato di aver conosciuto una persona vicina a Emanuela: “Tempo fa mi ha contattato una persona che stava alla stessa Scuola di musica di Emanuela. Mi ha detto ‘Strano che delle cose che io ho verbalizzato non se ne sia mai parlato’. Poi mi ha detto che insieme ad un’altra persona era andata alla Digos per raccontare cose su questa vicenda”. Nel verbale, secondo il fratello di Emanuela Orlandi, avrebbe fatto mettere che “De Pedis frequentava la scuola, era amico di suor Dolores. Veniva descritto come una persona distinta e la suora lo presentava agli alunni come ‘una brava persona che aiutava la scuola’. Più volte, poi, lo hanno visto uscire dall’ufficio di Oscar Luigi Scalfaro, che si trovava proprio dentro il palazzo di Sant’Apollinare”, dove c’era la scuola di Emanuela Orlandi“.

    “IL CASO DEL CIMITERO TEUTONICO UN PUNTO INTERROGATIVO”

    Nel caso Emanuela Orlandi, la vicenda del cimitero teutonico, all’interno del Vaticano, “resta un punto interrogativo”. Nell’estate 2019, infatti, a Pietro Orlandi era arrivata la segnalazione che all’interno di una tomba potevano esserci i resti della sorella, scomparsa nel 1983. Furono aperte due tombe, risultate vuote, mentre sotto fu scoperta una stanza, di epoca più recente rispetto alle tombe, piena di ossa. “È rimasto un punto interrogativo, nonostante per molti sia chiusa quella situazione- spiega Pietro all’agenzia Dire- Qualcosa non è andata. Per quella vicenda ho avuto sì una segnalazione anonima ma pure non anonima, ed importante, che indicava il posto. Chiedevo di essere ascoltato in Vaticano, chiedevo una indagine interna per capire. Loro hanno voluto creare il caos mediatico, annunciando l’apertura di due tombe, anche se io lo avevo chiesto per una sola”. Non solo: “Avrei voluto essere ascoltato, verbalizzato, far aprire un’indagine nel cimitero teutonico. Hanno voluto fare uscire invece la notizia in maniera mediatica. Tutto molto assurdo, loro sapevano che le due tombe erano vuote, hanno pure fatto una cerimonia religiosa prima di aprirla. Strano, però, che sotto sia stata trovata una stanza, scoperta per caso. Era in cemento armato, quindi non dell”800. Una camera ristrutturata in cemento armato sotto una tomba dell’800. Ho pensato, perché? Cosa ci fa?”. Ancora Pietro Orlandi: “Due giorni dopo hanno chiamato il mio avvocato dicendo che avevano trovato l’ossario e questo automaticamente ha spostato l’attenzione dalle tombe all’ossario. Sono stati tirati fuori 26 sacchi di ossa, che hanno analizzato in un giorno e mezzo a vista, dicendo che erano tutti materiali dell”800. La nostra antropologa forense si è opposta su alcune ossa. Per un cranio ci hanno detto che era del 1970, a vista non potevi farlo. Noi abbiamo ritirato una parte di ossa, c’è una laboratorio in Puglia che le sta analizzando. È per principio. Non mi è piaciuto l’atteggiamento. Non c’è stata collaborazione. Si sono anche rifiutati di dare all’avvocato le planimetrie del cimitero per capire quando avevano fatto quei lavori…”.

    Un sit-in nel giorno del compleanno per non dimenticare Emanuela Orlandi

  • Genova – Il caso di padre Luca Bucci scoperchia le reiterate omissioni delle gerarchie genovesi, tre casi recenti su cui riflettere doverosamente

    Genova – Il caso di padre Luca Bucci scoperchia le reiterate omissioni delle gerarchie genovesi, tre casi recenti su cui riflettere doverosamente

    Mentre in Lombardia la chiesa di Milano non si pronuncia sull’assoluzione di don Mauro Galli condannato dal tribunale italiano, ma assolto dalla chiesa, in Liguria…

    Il caso di don Riccardo Seppia: svanito nel nulla per la chiesa genovese che, in barba alla trasparenza tanto proclamata da papa Francesco, in merito non ha più proferito parola.

    Quello di don Franco Castagneto: dal quale persino il cardinale Angelo Bagnasco ne esce malissimo in quanto è la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede che sfiduciata gli rimette il mandato.

    A gettare altro fango e dubbi ulteriori sull’attendibilità delle contestate politiche di papa Francesco oggi, è ancora una volta la stessa chiesa genovese. Stando agli atti restituiti dalla Procura di Savona, titolare di uno dei due fascicoli aperti sul frate, stando al rapporto della Squadra Mobile che ha indagato per delega del p.m. Giovanni Battista Ferro, risulta che a fronte di una richiesta di informazioni da parte della giustizia italiana si legge in data 5 dicembre 2020:

    Un fatto grave che, unito alle recidive della diocesi di Genova, solleva pesanti dubbi sull’affidabilità e  sopratutto l’applicabilità delle politiche di tolleranza zero proclamate da papa Francesco, in particolare riferite proprio al caso di Frate Bucci, in una telefonata (agli atti della procura) tra lui e il presidente della Rete L’ABUSO è lo stesso indagato a confermare le sue problematiche che definisce “affettive”, oltre ad alcune denunce a suo carico fatte alle gerarchie ecclesiastiche che però, tramite il proprio legale dei Cappuccini Liguri il 26 agosto 2020 – prima della odierna pronuncia della procura di Savona che conferma i fatti – contestavano integralmente le accuse minacciando di citarci in giudizio… ma magari !

    Padre Bucci aggiunge, inoltre, che per questo problema è ricorso a percorsi terapeutici di recupero, oltre al fatto di essere da tempo monitorato dalle gerarchie, che tuttavia mai hanno riferito i fatti all’autorità giudiziaria, verosimilmente permettendo al frate la possibilità di recidiva che, dalle sue stesse dichiarazioni, anche se a carico di maggiorenni ci sarebbe stata.

    Un’omertà continuata da parte della chiesa di Genova contro la quale ci eravamo scontrati già col successore di Bagnasco, il nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, al quale segnalammo il caso, ma non volle neppure sapere il nome del frate.

    Se papa Francesco vuole essere coerente e rassicurante con i propri proclami, di fatto palesemente mancati nei casi esposti – tutti rigorosamente genovesi in questo caso – l’Associazione ritiene che papa Francesco, per la sua stessa già flebile credibilità, debba intervenire con i fatti nei confronti di una diocesi con una gestione palesemente problematica come conferma la stessa CDF che recentemente rimise a Bagnasco il mandato per il caso di don Franco Castagneto, diversamente come può solo pensare di essere credibile?

    Attendiamo con ansia quali saranno i provvedimenti sul caso Bucci anche da parte del vescovo di Chiavari Alberto Tanasini, che ha attualmente in carico il frate e al quale lo stesso procuratore di Savona, Giovanni Battista Ferro, ha segnalato formalmente il caso …e che magari ci facciano sapere questa volta.

    Francesco Zanardi

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  • SAVONA – Padre Luca Bucci abusò di un 12enne. Chiuso uno dei due fascicoli aperti sul frate genovese

    SAVONA – Padre Luca Bucci abusò di un 12enne. Chiuso uno dei due fascicoli aperti sul frate genovese

    Mentre si attende l’esito della doppia indagine avviata dalla procura di Genova che per competenza territoriale aveva delegato a quella di Savona la parte di indagine relativa alle accuse avanzate da un assistito della Rete L’ABUSO, un uomo all’epoca dei fatti 12enne, per i presunti abusi sessuali che aveva subito da parte del frate Luca Maria Bucci appartenente all’ordine dei cappuccini, commessi nel 94 presso la chiesa Santa Maria Immacolata a Loano.

    Dalle indagini espletate dal pubblico ministero savonese Giovanni Battista Ferro che dopo una prima valutazione aveva poi formalmente indagato il Bucci per le ipotesi di reato di violenza sessuale su minore continuata e aggravata (art. 81 c. II, 609 bis e ter c.p.). I fatti sarebbero avvenuti ma per quanto concerne la sola sede penale, risultano estinti in base alla prescrizione .

    Ben differente lo scenario di quello che potrebbe accadere sul versante genovese, dove il nostro assistito diventa da vittima testimone oculare e dove lo stesso Luca Bucci in una conversazione telefonica registrata con il presidente di Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, oggi agli atti delle due procure – Savona e Genova – non solo confessa l’esistenza di altre 2 denunce – 2013 e 2017 – glissando su una terza, che dalle indagini svolte dalla Rete L’ABUSO e confermate successivamente da altri collaboratori esterni, a differenza delle due che il Bucci tranquillamente ammette – in quanto a danno di persone maggiorenni – la terza sarebbe relativa a un presunto abuso su un minore, denunciato dalla madre all’autorità ecclesiastica.

    E qui un altro riscontro importante raccolto durante le indagini dalla Rete L’ABUSO e che potrebbe vedere coinvolti anche l’ex arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, oltre ai vertici degli stessi frati cappuccini.

    A tirare in ballo proprio le gerarchie ecclesiastiche, è di nuovo lo stesso Bucci, che nella conversazione registrata tra lui e Zanardi, lo rassicura dicendogli che è costantemente monitorato dai superiori, al corrente delle sue problematiche.

    Questa affermazione, all’apparenza rassicurante, in realtà innesta una grossa mina in quanto, se quello che Bucci dichiara risultasse come sembra vero, le stesse gerarchie che lo hanno coperto limitandosi a controllarlo, sarebbero responsabili di omissione (comma 2 art. 40 c. p.) dei reati reiterati che lo stesso Bucci dichiara. Quelli del 2013 e del 2017, che a differenza di quelli subiti dal nostro assistito, non sono affatto prescritti.

    Dall’atro frangente si coglie la prontezza del pubblico ministero savonese Giovanni Battista Ferro, che  invia gli atti sulla base dell’articolo 2, par B del Protocollo addizionale dei Patti Lateranensi, attenzionando la Diocesi che al momento ha in carico Frate Bucci, dalla quale in quanto associazione di sopravvissuti agli abusi del clero, ci si aspetta rigore assoluto riguardo ai proclami di tolleranza zero di papa Francesco, anche se da quanto emerge dai verbali della Polizia, al momento i Cappuccini Liguri interrogati sull’esistenza di altre segnalazioni, non hanno risposto alla richiesta.

    Francesco Zanardi

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  • NUOVA ZELANDA Udienza per abusi: la Chiesa cattolica ha detto alla vittima di abusi sessuali che l’abuso non era criminale, gli ha offerto $ 5000

    NUOVA ZELANDA Udienza per abusi: la Chiesa cattolica ha detto alla vittima di abusi sessuali che l’abuso non era criminale, gli ha offerto $ 5000

    Un ex studente di collegio cattolico che ha subito abusi da parte di un prete afferma che la Chiesa cattolica ha ripetutamente cercato di minimizzare i suoi abusi e negare che si trattasse di reato.

    L’ex studente, che ora ha 81 anni, ha subito abusi sessuali da padre Fred Durning nel 1953 quando era uno studente di 13 anni al St Patrick’s College di Silverstream, nell’Upper Hutt.

    Usando lo pseudonimo di signor F, questa mattina ha raccontato il suo abuso davanti a una commissione reale d’inchiesta ad Auckland, che sta tenendo udienze sugli abusi sotto la cura di istituzioni religiose.

    Durning, morto nel 1999, è stato accusato di abusi da più vittime .

    Il signor F ha detto di essere stato un grande successo al St Patrick’s, inserito nella massima corrente accademica e scelto come soprano principale nel coro del college.

    Ma dopo che Durning lo ha abusato nel suo ufficio, ha iniziato a lottare con le sue lezioni e alla fine ha abbandonato la scuola all’età di 15 anni.

    “Non mi sono sbarazzato del [suo] odore fino a quando non ho denunciato il suo attacco alla Società di Maria, 49 anni dopo”, ha detto ai commissari durante l’udienza.

    In una terribile svolta, il figlio del signor F è stato anche lui abusato sessualmente in un’altra scuola cattolica, il Chanel College di Masterton, 30 anni dopo.

    Il signor F ha presentato una denuncia per gli abusi sia suoi che di suo figlio dopo aver letto l’ardente necrologio di Durning sulla rivista cattolica, il Marist Messenger, nel 1999.

    Dopo aver chiamato la linea di assistenza della Society of Mary, ha incontrato Tim Duckworth, il provinciale per l’organizzazione cattolica, nell’agosto 2002.

    Duckworth gli disse durante la riunione che Durning aveva abusato di altri ragazzi e che gli altri sacerdoti chiamavano “Fred the Fiddler”. (Duckworth in seguito ha negato di aver fatto questi commenti.)

    Il signor F ha notato che Duckworth ha scritto il necrologio di Durning sul Marist Messenger, e nonostante fosse a conoscenza del suo passato di abusi ha descritto il sacerdote come “un uomo di profonda integrità e un sacerdote fedele”.

    Dopo la denuncia del signor F, la Society of Mary ha accettato che l’abuso si fosse verificato e ha affermato che non era necessaria un’indagine. Ha ricevuto una lettera di scuse quattro mesi dopo, che ha riconosciuto “il dolore che ha sofferto” da Durning.

    “Ho notato che la lettera non riconosceva che ciò che era accaduto fosse un abuso sessuale e stavo attento a non usare nemmeno la parola ‘abuso’”, ha detto il signor F.

    Preoccupato per la risposta della chiesa e per il fatto che gli abusi potessero ancora verificarsi, ha cercato di riesaminare il suo caso nel 2009. Ciò ha portato a riunioni con Judith McCormack e Neil Vaney, membri del Comitato per il protocollo sugli abusi sessuali della Society of Mary.

    “Quando Neil Vaney ha guardato il mio fascicolo, ha detto che non c’era motivo per cui Durning rispondesse. Ha banalizzato e minimizzato gli abusi. Ha detto che quello che mi è successo non era contro la legge”.

    Ha detto che McCormack ha perso la pazienza con lui e ha chiesto perché si stesse comportando in modo così diverso dalle altre vittime di abusi sessuali.

    “Presumo che volesse dire perché non prendi i $ 5000 [pagamento ex gratia] offerti e te ne vai.”

    Il signor F ha detto che gli è stato ripetutamente detto dalla chiesa che l’abuso sessuale non era criminale.

    Dopo la revisione, gli è stato detto che tutte le sue raccomandazioni erano state adottate dalla Società di Maria. Non gli è mai stata data una copia della recensione o delle raccomandazioni. Ha ricevuto altre brevi scuse e un’offerta “offensiva” di $ 5000.

    Il pagamento non ha tenuto conto del dolore e del danno subito, della perdita della sua istruzione e di altre opportunità di lavoro, ha detto.

    Inoltre, non poteva tornare indietro negli anni in cui credeva di essere l’unico a subire abusi. Non ha potuto parlare a nessuno degli abusi, inclusa sua moglie, fino al 1999, dopo 36 anni di matrimonio.

    Quando lo disse a sua moglie, rimase stupita che fosse ancora un cattolico praticante.

    “La chiesa a cui appartengo sono le persone”, ha risposto. “Non un prete o un fratello pedofilo.”

    https://www.nzherald.co.nz/nz/abuse-hearing-catholic-church-told-sexual-abuse-victim-that-abuse-was-not-criminal-offered-him-5000/EFZM5LGPFSSXTONWMQBMRTTP6I/?fbclid=IwAR3D_L5CBSGBPW2gnsSMakmFixov4S59uLoA_oWfNyG7XS501RQWEkVTaSk

  • Abusi: è indagato il fratello prete del sindaco Bucci

    Abusi: è indagato il fratello prete del sindaco Bucci

    Il Fatto Quotidiano – PAOLO FROSINA – Padre Luca Maria Bucci, fratello del sindaco di Genova Marco, è indagato dalla procura di Savona per violenza sessuale su minori. A confermarlo sono fonti investigative qualificate.

    L’indagine nasce dalla denuncia di A.C., 38 anni, operaio in un piccolo borgo del Ponente ligure. Come raccontato dal Fatto , l’uomo ha riferito alla onlus Rete L’abuso di aver subito in due occasioni, all’età di 12 anni, molestie da padre Bucci, frate cappuccino ora residente nel convento di Santa Margherita Ligure.

    Gli abusi denunciati risalgono al 1994 e si sarebbero consumati durante i campi estivi dei cappuccini a Loano e Bardineto, nel savonese. Un trauma – ha spiegato – rimosso a lungo e riaffiorato solo negli scorsi mesi, subito dopo la nascita di un figlio. Da qui l’esposto presentato ai magistrati da Francesco Zanardi, presidente della onlus, e – all’inizio di settembre – l’apertura del fascicolo, iscritto in un primo momento a “modello 44” (senza indagati né ipotesi di reato).

    La presunta vittima è stata ascoltata più volte dalla Squadra mobile di Savona e dal pm Giovanni Battista Ferro. In audizione protetta, alla presenza di uno psicologo, ha formalmente riconosciuto padre Luca come il proprio abusatore. Il racconto, a quanto si apprende, è stato coerente, dettagliato e ricco di riscontri, tanto da far ritenere il fatto storico pienamente accertato.

    È possibile che già la settimana prossima il frate venga convocato per un interrogatorio. L’obiettivo degli inquirenti è capire se possano esserci stati casi più vicini nel tempo: la speranza è che siano le stesse, ipotetiche, vittime a farsi avanti. Se così non fosse l’unica strada rimarrebbe la richiesta di archiviazione per prescrizione, anche se l’accertamento della condotta potrebbe aprire la strada a un’azione di risarcimento danni. C’è poi un fascicolo gemello – aperto dalla procura di Genova – basato su segnalazioni arrivate alla Rete L’abuso nel 2017 e riguardanti altre presunte violenze avvenute nel capoluogo.

    Al tempo, scrive Zanardi nell’esposto, “sottovalutammo la segnalazione in quanto a Genova si svolgevano le elezioni comunali e pensammo a una strumentalizzazione di carattere politico”. A quanto apprende il Fatto, il procedimento di Genova non ha indagati né ipotesi di reato. Tra gli elementi a disposizione dei magistrati ci sono alcune registrazioni audio in cui Zanardi, fingendosi la presunta vittima, induce il frate a dichiarazioni ritenute auto-incriminanti.

    Nelle telefonate – carpite a sua insaputa e quindi senza valore di prova – ammette di aver affrontato il “problema”, ed essersi confessato dopo i fatti del tempo, aggiungendo di essere monitorato, anche a livello psicologico, dai superiori.

    Ai tentativi di contattarlo, il frate è risultato irraggiungibile.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/25/padre-luca-fratello-del-sindaco-di-genova-indagato-per-violenza-sessuale-su-minore/5978934/

  • Don Alberto:  che splendida persona

    Don Alberto: che splendida persona

    Molto stimato da tutti, così vicino alle esigenze dei giovani, amico ideale, prete attento al prossimo: è una sua priorità aiutare i più bisognosi, gli ultimi, sottovoce e con garbo riesce a riunire le comunità, a far sentire Dio presente nelle nostre vite, a darci una speranza per un mondo migliore in cui tutti noi siamo fratelli; ha accolto nella sua casa i senzatetto, ha creato comunità per i disabili. Un’immagine luminosa che si proietta a chi lo circonda.

    Ma la verità è celata sotto gli occhi di chi gli sta accanto; la realtà di chi lo conosce per davvero nel profondo, come me, è ben diversa: dietro questa “melassa” di buonismo e di perfetto cristiano esiste un lato molto oscuro.

    Nascosto agli occhi di tutti quelli che lo conoscono c’è un orco.

    Lo può sapere bene chi come me, in prima media, affidata come tanti altri bambini/e dai propri genitori alle sue cure durante i campeggi estivi, lo vedeva togliersi la maschera da prete integerrimo la notte, quando veniva a trovarmi nel mio sacco a pelo per sfogare tutte le sue perversioni, rindossandola la mattina, come se nulla fosse accaduto lasciandomi attonita.

    Uso la parola orco perché una bambina innocente, nella semplicità della sua infanzia, altro nome non può esserci per descrivere chi, svelandosi dal perfetto camuffamento, si rivela in tutto il suo orrore.

    Per anni soggiogata dai suoi ricatti psicologici “se vuoi denunciarmi fallo pure, solo ti chiedo prima di avvisarmi così mi tolgo la vita ”.

    Io, bambina introversa con un macigno sulle spalle, sola, con la paura di sentirmi sporca e non adeguata, nella solitudine di questo terribile segreto.

    Ho impiegato 30 anni per capire che non è stata colpa mia, per metabolizzare ed accettare quello che mi accadde, un lungo percorso di sofferenza, una vita rovinata, relazioni distorte.

    Spero che queste mie parole possano servire ad aprire gli occhi ai suoi attuali parrocchiani, per salvare altre bambine, altre vite…

    Siate sempre vigili perché… don Alberto è un lupo travestito da agnello !

    Lettera firmata