Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Difendere i preti pedofili fa male a tutti

    Difendere i preti pedofili fa male a tutti

    In questi giorni è stato rilanciato sui social un articolo apparso su “Credere” e “Famiglia Cristiana” di un anno fa. Da quando la mia famiglia ha scelto di uscire dall’anonimato e di metterci la faccia, è abbastanza frequente essere contattati tramite i social e ricevere vari commenti o messaggi di solidarietà.

    Questa volta però mi ha scritto un ragazzo, anche lui vittima di un prete pedofilo. Lo ha colpito l’articolo di Famiglia Cristiana e mi scrive che, forse, i tempi sono cambiati: nel 2008 lui aveva contattato la rivista scrivendo una lettera alla rubrica “Colloqui con il padre” in risposta ad un’altra testimonianza di un ragazzo anch’egli vittima. Mi dice, però, che la sua lettera non è mai stata pubblicata e ha ricevuto una banale risposta privata solo dopo ben cinque solleciti da parte sua.

    Mi ha mandato la sua lettera scritta allora, rimasta un grido inascoltato, rimasta un insieme di parole destinate a nessuno, parole cariche di dolore, amarezza, profonda ingiustizia… impossibile non immedesimarsi mentre si legge riga per riga questo scritto.

    Provo un sentimento di profonda indignazione pensando all’indifferenza che ha circondato questo ragazzo, allora appena vent’enne. Mi domando come sia stato possibile ignorare, da parte di una rivista che si dice cattolica, uno scritto così profondo e vero. Quanto male si può fare agendo con superficialità! Quanto ciascuno dovrà rispondere di ciò che fa o sceglie di non fare! Da cattolica conosco molto bene le parole di Gesù “..ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me…” (Matteo 25,45).

    È un dolore immenso riconoscere il male che la chiesa riesce a fare ai suoi figli! Come la Chiesa accoglie e si occupa delle vittime dei preti pedofili? A parole molto bene, parole vuote blaterate sempre in generale: quando poi si parla DAVVERO con ogni vittima CONCRETA, ci si rende conto della distanza abissale tra le parole e i fatti. Non c’è nulla da fare: le vittime sono scomode perché scoprono un nervo doloroso, mettono in luce una parte della chiesa che la chiesa stessa preferisce nascondere sotto il tappeto.

    E i cattolici? Quando si schiereranno dalla parte delle vittime? Difendere i preti pedofili fa male a tutti, Chiesa compresa…

    Ecco la lettera che Famiglia Cristiana non ha mai pubblicato:

    “Sono contento che il Papa abbia chiesto scusa e si sia pubblicamente vergognato della “feccia” che imbratta il buon nome e la credibilità di “Santa Madre Chiesa”, ciò nonostante non posso che essere deluso e sdegnato.

    Il motivo è semplice: sono un ragazzo di 20 anni; come l’autore della lettera pubblicata sul n°18 (4/05/2008), anch’io sono stato fino a poco tempo fa chierichetto, animatore di un gruppo post-cresima, ecc., e anch’io sono stato molestato dall’attuale parroco della parrocchia in cui sono nato e cresciuto e che ho frequentato fino a non molto tempo fa. A differenza sua, però, io ho continuato a frequentare la parrocchia fino a qualche mese fa.

    I fatti succedono fra tre e quattro anni fa, quando avevo circa 17 anni. Per un anno e mezzo, seguendo quella “carità cristiana” che voi tutti ci insegnate, ho tenuto per me la cosa, cercando di dimenticare (perdonare sarebbe un po’ troppo). Dopo, non potendone più dei continui tentativi di “approccio” da parte del suddetto prete, decido di parlarne con i miei, che, sempre mossi dalla “carità cristiana”, mi esortano a perdonare e sforzarmi di continuare a svolgere i miei incarichi in parrocchia (forse sottovalutando un po’ il problema). Nel frattempo, essendo un grande amico di famiglia, il suddetto ne approfitta per convincere i miei del fatto che non solo non ha fatto nulla di ciò di cui lo accuso, ma che anzi sta difendendomi da alcuni miei ex amici (messimi contro da lui stesso). Tutto questo fino a qualche mese fa, quando vari altri fatti fanno finalmente aprire gli occhi anche ai miei su quanto quest’uomo sia viscido, falso e malato. Decido quindi di andare a denunciare i fatti alle autorità competenti, nella fattispecie Vescovo e Vicario. Ci si aspetterebbe come minimo di essere presi un po’ sul serio, e invece no! Il Vescovo, mentre (non facilmente tra l’altro) riferisco il tutto, non trova di meglio da fare se non sminuire, fino a quasi ridere su alcune delle cose denunciate! A questi colloqui sono seguite diverse lettere, tutte accuratamente e deliberatamente ignorate.

    Nel frattempo il “prete” in questione, sentendo puzza di guai (poiché la cosa, una volta denunciata, è chiaro che si sarebbe saputa), ha iniziato a lanciare calunnie sempre più pesanti su me, la mia famiglia e chi ci è vicino, tanto da dire, ad esempio, ai genitori di un amico di mio fratello, un ragazzino quattordicenne al corrente di tutto, che questo ragazzino è indemoniato! Più altre innumerevoli, cose di cui il vescovo è stato sempre prontamente messo al corrente, ma ha continuato a far finta di nulla.

    È questo l’aiuto che la Chiesa dà alle vittime?? È così che pagano i colpevoli?

    Un po’ di tempo fa ho visto il documentario della BBC “Sex crimes and Vatican”, che (come saprete) denuncia lo scandalo dei preti pedofili e soprattutto l’atteggiamento della chiesa nei confronti di questi fatti. Devo dire che in un primo momento io stesso l’ho trovato esagerato, ma mi sono dovuto ricredere dopo aver toccato con mano la politica di “Santa Madre Chiesa”! Vi si chiede aiuto, e non certo su roba da ridere, e voi cosa fate? Se va bene sminuite, altrimenti IGNORATE!!!!  Per otto mesi, nonostante per me fosse chiaro che il nostro appello non era stato ascoltato, abbiamo continuato a sperare in un qualsiasi movimento, in una qualsiasi cosa ci potesse far capire che non eravamo, che non ero solo! E invece ancora una volta voi (in quanto Chiesa) avete fallito!

    Io non credo più in una istituzione che si fregia del nome di Sposa di Cristo e poi non è altro che un ammasso di bugie, di esteriorità, di facciata, di IPOCRISIA allo stato puro!

    Questo stesso “prete” è quello che più e più e più volte giurava l’evidente falso sul Crocifisso! A volte persino sull’Eucaristia, ciò che di più sacro dovrebbe esistere per un cristiano! È quello che più e più volte ho visto con i miei occhi strusciarsi con ragazzine neppure maggiorenni per poi, quando glielo si faceva notare, giurare che quelli erano “abbracci paterni”, o che chi glielo faceva notare era geloso! Che praticava, senza averne la minima autorizzazione, esorcismi su ragazzini (sia su di me che, più volte, su un dodicenne)! Anche di questo il Vescovo era informato.

    Tralascio poi gli anni di violenze psicologiche e ricatti morali soprattutto a me, ma anche ad altri a me vicini.

    La chiesa ha perso la sua credibilità. Ho visto da parte di molti rappresentanti del clero tante di quelle incoerenze ed ipocrisie da esserne nauseato: l’utilizzo di Gesù Cristo secondo i propri comodi, l’appellarsi alla “carità cristiana” e al “perdono fraterno” quando non si hanno altri metodi per giustificare il proprio comportamento, gli spergiuri in nome di Cristo, il riempirsi la bocca di splendide parole dal pulpito per fare l’esatto opposto non appena scesi dall’altare, e ce ne sarebbero a non finire! Voi preti sarete pure umani, ma siete tenuti almeno a CREDERE in quello che fate, ad avere un po’ di coerenza nel nome di Colui che proclamate!

    Ho invece la netta sensazione che fare il “prete” al giorno d’oggi sia solo un modo per avere la pagnotta assicurata, e, cosa da non sottovalutare, la protezione della Chiesa, che, diciamolo, è una MAFIA legalizzata! È un’istituzione che non ha a cuore gli altri come proclama, ma solo ed esclusivamente se stessa, ha come unico obiettivo l’autoprotezione!

    Non voglio naturalmente generalizzare, c’è ancora chi crede in quello che fa, qualcuno lo conosco personalmente…

    E una postilla a lei, caro padre: noi che critichiamo “Santa Madre Chiesa” siamo duri nel criticare perché analizziamo con onestà e franchezza ciò che non va. Sarebbe ora che iniziaste anche voi a non indulgere più verso voi stessi.

    Lettera firmata”
    Cristina Balestrini

  • Forteto: commissione parlamentare finalmente al via

    Forteto: commissione parlamentare finalmente al via

    Organismo insediato, Piarulli (M5S) eletta presidente. Donzelli (FdI) perde al ballottaggio

    Dopo ben cinque rinvii si è finalmente insediata stamani la Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Forteto. Alla Presidenza, con 16 voti, è stata eletta Angela Anna Bruna Piarulli del Movimento 5 Stelle, votata dalla maggioranza, che ha prevalso sul deputato fiorentino di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, sostenuto da tutto il centrodestra, che ne ha ottenuti 12.

    Nell’ufficio di presidenza della commissione sono stati eletti due parlamentari toscani. I vicepresidenti sono infatti il senatore Manuel Vescovi (eletto in Toscana per Lega) e la deputato Lucia Ciampi (Pd). Segretari sono la senatrice Caterina Biti (fiorentina del Pd) e Fiammetta Modena (Forza Italia).

    La votazione è avvenuta dopo una lunga notte di trattative, dopo che ieri i presidenti delle camere, Fico e Casellati, si erano rifiutati di rinviare nuovamente la convocazione dell’organismo in seguito al mancato accordo fra Partito democratico e Movimento 5 Stelle sulla presidenza.

    Sulle presidenze delle commissioni (stamani si è votato anche quella sulle banche, che sarà presieduta da Carla Ruocco, anch’essa del Movimento 5 Stelle) si è consumato anche un piccolo strappo nella maggioranza: secondo quanto si è appreso, infatti, i parlamentari di Italia Viva non hanno partecipato al voto.

    https://www.firenzetoday.it/politica/forteto-commissione-inchiesta-parlamentare.html?fbclid=IwAR2edMLAhwm0MKYd9A1DQEVGYR1xXKO18XXXIh_lzW8tkvY0reOr0GdDpf4

  • Il prete condannato per prostituzione minorile che si salva con la prescrizione

    Il prete condannato per prostituzione minorile che si salva con la prescrizione

    Don Paolo Alberto Lesmo era stato condannato a 1 anno e 10 mesi per venti atti sessuali di prostituzione minorile con un minorenne tossicodipendente pagato 150/250 euro a volta. Ma un motivo del ricorso, accolto in Cassazione, ha determinato la prescrizione. La storia la racconta oggi Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera:

    Nel 2013 innesca le indagini del pm Giovanni Polizzi la psicologa che raccoglie le confidenze di un 16enne dopo che questi ha tentato il suicidio. Tra le pieghe del suo vissuto di minorenne disadattato e cocainomane, emerge così la storia delle chat online con un tal Alberto, che il minore associa agli atti sessuali a pagamento con il 48enne parroco (e insegnante a scuola del fratello minore del ragazzino) don Paolo Alberto Lesmo.

    Il sacerdote propugna l’inattendibilità calunnatoria del problematico ragazzo, ma gli elementi raccolti dal pm (che chiede 3 anni e 4 mesi) convincono nel 2016 il gup Gennaro Mastrangelo a condannarlo in abbreviato a 1 anno, 10 mesi e 20 giorni per «prostituzione minorile», senza attenuanti generiche e senza sospensione condizionale della pena. Verdetto confermato dall’Appello. E nel 2019 dalla Cassazione su due (responsabilità e attenuanti) dei tre motivi di ricorso del difensore Filippo Andreussi: il terzo è invece accolto dalla Suprema corte, che boccia «illogica» la motivazione del diniego della sospensione condizionale della pena (per «mancata resipiscenza») a fronte del fatto che il prete fosse stato sospeso dal ministero e spostato in una comunità di sostegno psicologico.

    E qui scatta il colpo di biliardo procedurale: la fondatezza del terzo motivo di ricorso fa sì che si formi «un valido rapporto di impugnazione» al momento della sua presentazione, «e quindi consente di rilevare» adesso «la prescrizione del reato» (6 anni più un quarto: 7 anni e mezzo dall’ultimo atto sessuale l’1 gennaio 2011) «maturata» l’1 luglio 2018 «successivamente alla impugnata sentenza» d’Appello del 20 giugno 2018.

    https://www.nextquotidiano.it/il-prete-condannato-per-prostituzione-minorile-che-si-salva-con-la-prescrizione/

  • Scandalo pedofilia, mistero sui diari delle vittime

    Scandalo pedofilia, mistero sui diari delle vittime

    Massa, 4 febbraio 2020 – Proseguono senza sosta gli interrogatori dei religiosi, membri dell’ex comunità i “Discepoli dell’Annunciazione” accusati di violenza sessuale su minori e violenza di gruppo. Il primo a essere sentito dai pm Laura Canovai e Valentina Cosci, è stato il fondatore dell’associazione (sciolta dal Vaticano a dicembre) don Giglio Gilioli, 73 anni, indagato principale nell’inchiesta della procura insieme ad altre otto persone, fra preti e non religiosi. A questi si potrebbero aggiungere altre quattro persone che, negli stessi anni in cui sarebbero avvenuti i presunti abusi, avrebbero frequentato la comunità di don Giglio. Ai nove indagati attuali si potrebbero aggiungere presto altri quattro nomi. Gli investigatori avrebbero trovato tracce in uno dei diari delle presunte vittime di altri nomi, uomini che avrebbero preso parte alle violenze di gruppo. Persone che al momento non sono state rintracciate ma che, se trovate, saranno incluse nell’elenco degli indagati. E’ proprio sui diari dei ragazzi che si stanno concentrando le attenzioni degli investigatori, oltre che sul confronto delle dichiarazioni dei sacerdoti e religiosi.

    Racconti che non avrebbero convinto del tutto gli inquirenti. I diari sono stati trovati dalla squadra mobile, diretta da Gianluca Aurilia, ad Aulla dove don Giglio e altri tre indagati si sono ritirati in seguito allo scioglimento della comunità. I quattro si sono trasferiti da Prato e si sono portati dietro i vecchi diari dei ragazzi, le presunte vittime che all’epoca dei fatti avevano 10 e 16 anni. Negli scritti di uno dei due sono indicati i nomi delle altre quattro persone che avrebbero preso parte alle violenze. Perché don Giglio e gli altri avevano conservato quei diari dopo tutto questo tempo? I diari hanno superato perfino un trasloco quando i membri dell’associazione si sono ritirati ad Aulla. Adesso sono nella mani della squadra mobile che li sta passando al setaccio: quelle pagine starebbero fornendo indicazioni utili alle indagini.

    Intanto la procura sta cercando di risalire all’identità degli altri ragazzi che fra il 2008 e il 2016 hanno frequentato la comunità di don Giglio. Ragazzi come le due presunte vittime che hanno partecipato ai centri estivi, al catechismo, alle attività della comunità. Giovani che passavano le giornate nella sede di via Bologna 68 o in Garfagnana. Una ricerca non facile, accompagnata dall’appello della procura di “farsi avanti” se si è a conoscenza di qualcosa. Una ricerca certosina da cui potrebbero arrivare nuovi spunti investigativi. Al momento ci sono le dichiarazioni dei due giovani, oggi 22 e 29 anni, e di un terzo fratello che non avrebbe subito abusi ma che sarebbe stato messo a conoscenza dei fatti dai fratelli.
    Laura Natoli

  • Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Gli elementi acquisiti negli interrogatori in corso nell’inchiesta per violenza sessuale di gruppo contro nove religiosi dell’ex associazione dei “Discepoli dell’Annunciazione” hanno spinto i magistrati ad allargare il campo dell’indagine: nelle prossime ore saranno iscritti nel registro degli indagati almeno altri tre sacerdoti. Attualmente gli indagati sono il fondatore dell’associazione, don Giglio Gilioli, e altre otto persone che all’epoca dei fatti dell’inchiesta, circa dieci anni fa, collaboravano con lui.

    Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Secondo quanto appreso in ambienti inquirenti, i nuovi indagati, per lo stesso reato, sono persone che gravitavano nell’ambito dell’associazione religiosa in quel periodo e che sono state identificate in queste ore. Tra gli elementi a riscontro delle accuse vengono vagliati con molta attenzione dagli inquirenti “alcuni diari” oggetto del materiale sequestrato nelle perquisizioni dei giorni scorsi.

    Intanto già cinque sacerdoti, un frate e altri tre religiosi risultano indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Prato per presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all’epoca dei fatti contestati. Gli abusi sessuali, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, si sarebbero consumati per anni fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell’ex comunità religiosa “I Discepoli dell’Annunciazione”, soppressa ufficialmente un mese e mezzo fa, con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”.

    I nove preti indagati per abusi sessuali su due fratelli minorenni

    Tra i nove indagati figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni. La Procura pratese ha messo nel mirino nove componenti della comunità religiosa dei “Discepoli dell’Annunciazione”, realtà di ispirazione mariana, soppressa ufficialmente dal Vaticano nel mese di dicembre dopo poco più di 14 anni di attività, a seguito di una visita canonica voluta dalla Santa Sede. Due vittime accertate finora, ma potrebbero essercene altre, almeno stando a quanto fanno emergere le testimonianze dei due fratelli, che sembrano inoltre suggerire la presenza di altri adulti, le cui identità sono ancora in corso di accertamento, in occasione degli episodi di violenza. A finire nei guai il fondatore dei “Discepoli dell’Annunciazione” insieme ad altri otto ex confratelli, fra sacerdoti e religiosi, che nei giorni scorsi sono stati sottoposti a perquisizioni.

    L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni rese dai due fratelli a distanza di alcuni anni dalle violenze, ma anche da altre persone ascoltate dagli uomini della squadra mobile della questura di Prato. Per una delle vittime i fatti risalirebbero al periodo che va dal 2008 all’estate del 2016 e gli abusi si sarebbero consumati sia nella sede di Prato che in quella di Calomini, in provincia di Lucca. Otto dei nove indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica, e costringendolo a compiere e a subire atti sessuali, anche con più persone. L’altro fratello, invece, sarebbe stato oggetto di violenze sessuali da parte di due degli indagati. Anch’egli minorenne all’epoca dei fatti, sarebbe stato costretto a compiere e a subire atti sessuali all’interno della sede dei “Discepoli dell’annunciazione” in un lasso di tempo che va dal 2009 al 2012.

    https://www.nextquotidiano.it/gli-altri-tre-preti-indagati-per-abusi-sessuali-a-prato/?fbclid=IwAR3MjNGwyMcsr_duZ9k7wU7rmkenVnJ9IH27e-CFzpn6fl-8S5gNv6JraVA

  • Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

    Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

    PRATO Si scava nella memoria di computer, telefonini e anche nelle vecchie agende per trovare le tracce degli abusi su due ragazzi che frequentavano la comunità religiosa fondata dieci anni fa a Prato dal sacerdote veronese don Giglio Gilioli.

    L’ex convento ad Aulla

    Venerdì gli investigatori della squadra mobile di Prato hanno bussato alle porte dell’ex convento ad Aulla, Massa Carrara, con un decreto di perquisizione in cui si ipotizza il reato di violenza sessuale anche di gruppo per nove religiosi che facevano parte dell’associazione «I discepoli dell’Annunciazione» — sciolta dal Vaticano alla vigilia di Natale — e hanno portato via telefoni, hard disk, computer e diversi documenti che adesso dovranno essere passati al setaccio.

    Aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth

    Don Giglio Gilioli, 73 anni, prima di arrivare a Prato nel 2005, a Verona aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth. Nel 2010 aveva fondato alla periferia di Prato l’associazione adesso finita nella bufera, raccogliendo diversi giovani provenienti da ogni parte del mondo che avevano l’aspirazione di diventare sacerdoti. Le prediche di don Giglio finivano anche su internet. Sul web nasce un canale Youtube chiamato «Discepoli annunciazione» in cui, con toni apocalittici, mette in guardia dalle tentazioni del diavolo.

    Il racconto di uno dei due

    Le violenze contestate ai nove — oltre a don Giglio ci sono quattro sacerdoti, un frate e tre religiosi — risalirebbero al 2008 e sarebbero andate avanti per otto anni. I due ragazzi, fratelli, avevano all’epoca 9 e 14 anni. A dare il via all’inchiesta è stato il racconto fatto da uno dei due — oggi ha 21 anni — ad alcuni sacerdoti e poi alla madre. Le scorse settimane i due ragazzi sono stati ascoltati in Procura e i loro racconti potrebbero portare presto a nuovi sviluppi.

    La rete dei rapporti

    L’inchiesta è solo agli inizi ma gli inquirenti stanno adesso cercando di ricostruire la rete dei rapporti della comunità per verificare se ci siano stati episodi di violenza non denunciati. Non si esclude che altri religiosi possano essere coinvolti in questa vicenda, per questo il prossimo passo degli investigatori sarà quello di identificare tutte le persone passate dalla comunità negli anni passati. Alcuni sono diventati sacerdoti, altri hanno lasciato la vita religiosa prendendo altre strade.

    Prime notizie a giugno

    Le prime notizie delle violenze sarebbero emerse lo scorso giugno, quando l’allora vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, viene informato che un giovane di 21 anni racconta di violenze fisiche e psicologiche subite quando era un ragazzino e frequentava la struttura. Il vescovo, di fronte a quella notizia, dà immediata comunicazione alla Congregazione per la dottrina della Fede, avviando il procedimento canonico (ancora aperto).

    Servizi sociali

    A dicembre, la Procura di Prato, guidata da Giuseppe Nicolosi, apre l’inchiesta dopo la segnalazione dei servizi sociali che erano stati attivati dalla mamma del ragazzo. Così quando la Curia viene avvertita che c’è un’inchiesta in Procura, il vescovo attuale, Giovanni Nerbini, consegna gli atti dell’inchiesta canonica. «Non nascondo il mio dolore — ha detto il vescovo — vorrei sperare che gli addebiti non risultino veri ma voglio dire chiaramente che il mio primo interesse è la ricerca della verità. Per questo auspico che, nell’interesse di tutti, si concludano quanto prima le indagini». Don Gilioli lo scorso 15 gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa del tribunale ecclesiastico ed ora ha poco meno di un mese di tempo per produrre eventuali ricorsi. Lui, comunque, si dichiara «totalmente estraneo» alla vicenda.

    https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/20_gennaio_31/prete-veronese-presunti-abusicomputer-telefonini-setaccio-abc5be5c-4425-11ea-9e31-bdca61bcbbb1.shtml

  • Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

    Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

    Ieri pomeriggio, nella chiesa del Groppino di Aulla – provincia di Massa Carrara – si è regolarmente celebrata la messa, dedicata a S.Giovanni Bosco. Un momento di vita parrocchiale come tanti altri, quasi come se le vicende che hanno coinvolto alcuni membri della comunità religiosa – e parliamo di inchieste per violenze sessuali e di gruppo – non fossero mai accadute. Al termine della celebrazione alcune fedeli hanno preso le difese del gruppo che vive da tempo ad Aulla: i “Discepoli dell’Annunciazione”, una fondazione che è stata ufficialmente sciolta dal Vaticano.  Al centro di tutta la storia don Giglio Gilioli, 73 anni. Ad Aulla è una figura nota da tempo.

    Gli abusi al centro dell’inchiesta sarebbero avvenuti a Prato nel periodo compreso tra il 2009 al 2012. Tutto è partito dalla denuncia di due fratelli che all’epoca dei fatti erano minorenni. L’inchiesta della procura di Prato ha puntato dritto alle attività dei “Discepoli dell’Annunciazione”, fondazione creata e gestita da don Giglio Gilioli.

    “E’ un ottimo predicatore – racconta una signora – ha un modo particolare di esprimersi, si accalora durante l’omelia, ma è il suo modo di fare e di certo non mi infastidisce. Siamo davvero arrabbiati per l’accanimento che c’è stato in questi giorni”. Il gruppo di don Gilioli non è mai stato al centro di storie poco chiare negli anni. Nel tempo che sono stati ad Aulla hanno celebrato messa, confessato, benedetto le case, aiutato il parroco. Le accuse di violenza sembrano assurde a molti: “Io vengo qui da tempo – ha raccontato una ragazzi – perché mi piace il loro modo di predicare, le parole che usano e mi sono affezionata. Non credo alle accuse mosse contro di loro, secondo me è una montatura per rovinarli”.

    Al termine della messa i sacerdoti sono rientrati nella casa che si trova accanto alla chiesa e non hanno voluto commentare le vicende penali. “E’ un momento delicato – ha detto uno di loro quasi a bassa voce – preferiamo non dire nulla”. I parrocchiani sono comunque propensi a fidarsi: “Noi siamo dalla loro parte – hanno detto – speriamo che la giustizia faccia il suo corso e ci dia ragione”.

    Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

  • Abusi sessuali, l’inchiesta coinvolge anche l’Eremo di Calomini

    Abusi sessuali, l’inchiesta coinvolge anche l’Eremo di Calomini

    FABBRICHE DI VERGEMOLI – E’ al centro di un’inchiesta di presunti abusi sessuali la comunità dei Discepoli dell’Annunciazione (come riportato oggi dal quotidiano “La Nazione”), fondata nel 2005 a Prato e che dal 2011 si era insediata anche all’eremo di Calomini nel comune di Fabbriche di Vergemoli

    E proprio l’eremo, insieme alle altre sedi della congregazione, è stato oggetto di perquisizione da parte degli uomini della Polizia in cerca di prove che riscontrino le accuse mosse da due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti, che avrebbero denunciato le violenze subìte anche in questo luogo, oltre che nella sede pratese della comunità.

    A Calomini i Discepoli erano arrivati nel 2011, accolti con una grande festa a cui aveva partecipato anche l’allora Arcivescovo Italo Castellani e da tutta la comunità, dato che l’eremo era ormai abbandonato da qualche anno dai padri cappuccini.

    Nel dicembre scorso però i Discepoli dell’Annunciazione erano stati soppressi dalla Santa Sede per “gravi inadempienze”. Il Vaticano sottolineava anche le “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore.” Niente però che potesse in qualche maniera presagire la gravità delle accuse che vengono mosse dalla Procura di Prato, titolare dell’inchiesta.

    Abusi sessuali, l’inchiesta coinvolge anche l’Eremo di Calomini

  • Violenza sessuale di gruppo su minori: a Prato indagati nove religiosi. Una vittima ha denunciato gli abusi subiti con il fratello

    Violenza sessuale di gruppo su minori: a Prato indagati nove religiosi. Una vittima ha denunciato gli abusi subiti con il fratello

    Violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo sui minori. È l’accusa della procura di Prato per nove religiosi della comunità “Discepoli dell’Annunciazione” soppressa dal Vaticano a dicembre in seguito a una visita canonica. Secondo il quotidiano la Nazione, le presunte vittime degli abusi sono due fratelli, minori all’epoca dei fatti, affidati dai genitori alla comunità. Dalla denuncia di uno di loro è nata l’inchiesta. Gli inquirenti ipotizzano che ci possano essere state altre vittime e si cercano testimonianze. Gli indagati sono 5 sacerdoti, un frate e 3 religiosi. Tra loro c’è anche Don Giglio Giglioli, 73 anni e fondatore della comunità.

    La procura di Prato sta indagando insieme alla squadra mobile che nei giorni scorsi ha effettuato anche perquisizioni nei confronti degli indagati e accertamenti nelle tre sedi della comunità, a Prato, ad Aulla (Massa Carrara) e a Calomini, in provincia di Lucca. “Siamo nella fase iniziale delle indagini che si basano solo un dispositivo dichiarativo, non abbiamo certezze e stiamo cercando di approfondire”, ha detto il procuratore Giuseppe Nicolosi in merito all’inchiesta. Da quanto appreso dall’Ansa, l’indagine è scaturita da una relazione dell’ufficio dei servizi sociali del Comune di Prato alla quale poi, a inchiesta aperta, si è aggiunta la querela di un uomo che ha denunciato abusi ai suoi danni e di suo fratello quando entrambi avevano meno di 14 anni.

    Lo stesso vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, lo scorso dicembre si era recato in procura a Prato per denunciare alcuni fatti di cui era venuto a conoscenza. Si apprende dalla Diocesi pratese che nei mesi precedenti – sin dall’insediamento del vescovo Nerbini, che era avvenuto a settembre 2019 – era partita anche un’inchiesta penale canonica nei confronti di alcuni membri della ex comunità religiosa. Un ragazzo, che oggi ha più di 20 anni, ha denunciato alla diocesi pratese gli abusi sessuali di alcuni religiosi: lo ha spiegato lo stesso vescovo nel corso di una conferenza stampa. Nerbini ha anche ribadito la volontà della chiesa pratese di collaborare con le autorità civili.

    “La nostra azione – ha detto – è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, ha spiegato il vescovo riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura, dove nel frattempo era già partita un’inchiesta. Il procedimento ecclesiastico invece è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato. “Ho acconsentito, ho chiesto loro di rimanere insieme e di avvisarmi di eventuali spostamenti“, ha detto il vescovo.

    “La nostra azione – ha detto – è orientata solo alla verità. Ci siamo rivolti all’autorità civile e abbiamo condiviso con loro il lavoro svolto nei mesi precedenti”, ha spiegato il vescovo riferendosi ai documenti trasmessi a dicembre in procura, dove nel frattempo era già partita un’inchiesta. Il procedimento ecclesiastico invece è indirizzato al momento al solo fondatore dell’associazione che a partire dalla metà di gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa e ha un mese di tempo per produrre ricorsi. Il vescovo ha infine chiarito che i religiosi che facevano parte dell’associazione, disciolta a dicembre, hanno espresso il desiderio di ritirarsi in unico luogo, di non stare a Prato. “Ho acconsentito, ho chiesto loro di rimanere insieme e di avvisarmi di eventuali spostamenti“, ha detto il vescovo.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/29/violenza-sessuale-di-gruppo-su-minori-indagati-a-prato-cinque-sacerdoti-un-frate-e-3-religiosi/5688449/?fbclid=IwAR31bkNowMKRMFfnB3trNUEcmL6lZrH_XHDsrcZabF9GVG7JmjgubQaVfNg

  • PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    Di Francesco Zanardi

    Il caso dei ‘Discepoli dell’Annunciazione’, esploso in esclusiva ieri sulle pagine de LA NAZIONE, la cui direttrice, questa mattina in diretta come me su Rai1 a STORIE ITALIANE, ha ribadito essere frutto di informazioni raccolte dai suoi giornalisti, lascia parecchi dubbi su quelle che sono le affermazioni della diocesi di Prato.

    Inutile chiedere la fonte della notizia, perché ci si appellerebbe immediatamente al diritto giornalistico sulla tutela delle fonti. Certo, la curiosità su dove siano state prese certe informazione, direi ben selezionate e fin troppo precise, resterà per noi mortali un mistero. Quello che è certo, dal momento che siamo, anzi, eravamo proprio nel pieno di iniziative investigative sollecitamente promosse dalla Procura, sulle quali vige un assoluto segreto istruttorio, escludiamo che sia stata la stessa Procura, violando paradossalmente il segreto, a fornire tali informazioni.

    Stupisce anche l’immediatezza con la quale la diocesi di Prato se ne esce, con un comunicato stampa e conferenza annessa, totalmente autoreferenziale, dove, di fronte all’ennesimo scandalo vanterebbe, a suo dire, l’efficienza, l’immediatezza di intervento e la trasparenza avuta.

    E’ la stessa direttrice de LA NAZIONE che congratulandosi per l’operato della curia commenta a STORIE ITALIANE; “non mi è mai successo che un vescovo convocasse una conferenza stampa a due ore dall’uscita di una notizia su queste vicende”

    Poi c’è anche quella voce che gira insistentemente da ieri e secondo la quale, sarebbe addirittura stato il vescovo Franco Agostinelli, a denunciare il tutto personalmente alla Procura della Repubblica.

    A ribadirla questa mattina in studio è don Bruno Fasani, piuttosto risentito dalle mie osservazioni critiche al quale dico, senza voler mettere in dubbio la sua buona fede, che chi gli ha passato quella notizia, gli ha dato – come dicono a Roma – una bella “sola”.

    Lei è un uomo di chiesa e certe cose è ammissibile che le ignori, tuttavia, è giusto che lei sappia che, secondo la legge italiana, né un vescovo né altri (tranne naturalmente i pubblici ufficiali), neppure la mia Associazione, che specificatamente nello Statuto indica queste finalità, può autonomamente sporgere una querela. La legge italiana, soprattutto in questo caso dove le presunte vittime sono maggiorenni, prevede obbligatoriamente una querela di parte. Nessun valore in questo specifico caso, avrebbe avuto nemmeno la denuncia dei genitori delle due presunte vittime. Su questo la invito a tirare le orecchie a chi le ha fatto fare non solo la figuraccia, ma ha tentato di farle divulgare, a sua insaputa, informazioni false e tendenziose.

    Ma come è andata nei fatti la vicenda? Cerchiamo di ricostruirla con un ordine cronologico chiaro e sopratutto completo.

    Premetto che nel rispetto di quel poco di segreto istruttorio rimasto, non accrescerò di una sola virgola con quanto sono a conoscenza dei fatti, mi limiterò ad analizzare quelli oramai pubblici.

    I ‘Discepoli dell’Annunciazione’ nascono nel 2010 e già nel 2013, il Vaticano attenziona la Compagnia e avvia un accertamento. Di certo non si può dire che sia stato molto sollecito, in quanto ci vogliono ben sei anni prima che il Vaticano intervenga e, anche qui, la tempistica è notevolmente sospetta, soprattutto alla luce del fatto che, come si poteva osservare sul sito dei ‘Discepoli dell’Annunciazione, il 18 dicembre 2018 la situazione era talmente serena, che l’ex vescovo di Prato, ordinava ancora un frate. Casualmente il sito è stato recentemente cancellato come potete ben vedere tuttavia, lo avevamo preventivamente scaricato ed è ancora presente in Google la sua cache .

    Ma cosa è accaduto a dicembre del 2019 ?

    Anche se questo LA NAZIONE non lo ha scritto, il 5 di dicembre 2019, la presunta vittima che aveva denunciato alla diocesi il 13 giugno 2019, insoddisfatta dell’inerzia della stessa diocesi, insieme ai genitori e al fratello (seconda presunta vittima) denunciano formalmente, con querela di parte, le presunte violenze, anche di gruppo, all’Autorità Giudiziaria, questa volta quella italiana.

    La Procura della Repubblica apre immediatamente un fascicolo, ma trattandosi di clero dovrà attenersi al protocollo addizionale, paragrafo b), dei Patti lateranensi, il quale recita; “b) La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici.”

    Ed ecco qui la “sola” nella quale è cascato questa mattina anche don Bruno Fasani, tuttavia smentito dallo stesso comunicato stampa della diocesi, nel quale nessuno ha mai detto che il vescovo ha denunciato alla Procura, ma si dice che il vescovo è andato autonomamente in Procura e questa prassi, è verosimilmente accaduta solo perché, come previsto dai Patti Lateranensi, la procura doveva comunicare l’apertura del fascicolo.

    Ed è qui che deflagra nelle mani della curia pratense una vera e propria bomba, con nove indagati e in un battibaleno,  La Santa Sede scioglie i Discepoli dell’Annunciazione. E’ il 22 dicembre del 2019.

    Forse adesso, esposti gli eventi in ordine cronologico, la vicenda vi apparirà più chiara e molto meno eclatante di quanto raccontato in quel comunicato autoreferenziale della diocesi diffuso ieri.

    Ma parliamo di quel comunicato, ci si domanda a che titolo, soprattutto in una fase così delicata come quella istruttoria di un processo italiano, viene rilasciato dalla diocesi ieri e, non come sarebbe stato coerente fare nel giugno scorso, cioè quando la prima presunta vittima si presentò in curia.

    Invece esce ieri e durante un’indagine della magistratura nella quale c’è attualmente un rigoroso segreto istruttorio, dietro al quale la Procura aveva già ordinato delle perquisizioni, ed è verosimile pensare che avesse in corso anche intercettazioni telefoniche, da ieri inutili, in quanto con la notizia su tutti i giornali, gli eventuali intercettati se ne guarderanno bene di parlare di certe cose al telefono .

    Ma parliamo anche delle due presunte vittime e delle loro famiglie, forse più importanti dell’immagine della chiesa, che dopo tanto silenzio da parte della curia pratense, si trovano in un momento di grossa difficoltà, sia per la recente querela che ha costretto le presunte vittime a ripercorrere quegli episodi di fronte ai magistrati, sia per il fatto che i genitori si sono trovati di fronte ad una situazione che nessun genitore vorrebbe mai provare nella vita. Ieri si sono trovati gravemente violati, non solo dall’inopportuna fuga di notizie, ma nella loro più profonda intimità perché, al di là delle notizie incomplete e dei comunicati autoreferenziali, ricordando che questo è un reato, qualcuno ha avuto il pessimo gusto di diffondere anche le generalità delle presunte vittime, che si sono trovate costrette a respingere i giornalisti dalla loro abitazione.

    L’Associazione ritiene questo episodio di una gravità estrema, oltre che violento nei confronti di coloro che in questo momento hanno il diritto di decidere in quanto presunte vittime, i limiti della propria privacy, che invece è stata indebitamente invasa, e si riserva – a meno che l’Autorità giudiziaria, data la gravità dei fatti non decida di procedere autonomamente – di valutare eventuali iniziative utili ad accertare eventuali reati punibili secondo Articolo 379 bis Codice penale.

    Francesco Zanardi