A Prato sono finiti nel registro degli indagati per presunte violenze sessuali su minori nove religiosi. Cinque sacerdoti, un frate e 3 religiosi. A dicembre la denuncia del vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini. Servizio di Paolo Fucili
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Abusi sessuali di gruppo su due fratelli: a Prato indagati 9 religiosi
Per anni, fra le mura delle sedi di Prato e Calomini, in provincia di Lucca, dell’ex comuntà religiosa I discepoli dell’Annunicazione si sarebbero consumati abusi sessuali su due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti.
E accusati delle presunte violenze sarebbero 5 sacerdoti, un frate e altri 3 religiosi.
Secondo quanto riporta la Nazione, che ha dato la notizia, la procura di Prato avrebbe aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Le indagini sulla comunità religiosa, che era nata con l’intenzione di guidare e sostenere i ragazzi, strappandoli a situazioni difficili, avrebbero invece portato alla luce un ambiente fatto di violene e abusi. Le vittime accertate finora sarebbero due: si tratterebbe di due fratelli, affidati dai genitori ai Discepoli dell’Annunciazione, che sosterrebbero di aver subito ripetute e inenarrabili violenze, anche in gruppo, per anni. Secondo la testimonianza fornita agli investigatori dai due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti, ci potrebbero essere anche altre vittime, oltre che altri adulti coinvolti negli episodi di abusi, le cui identità sono ancora in fase di accertamento.
L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni dei due fratelli, presentate all’allora vesovo di Prato, che aveva rifetito alla procura quanto appreso da un ragazzo, che sosteneva di aver subito abusi fisici e psicologici all’interno della comunità. Il periodo degli abusi andrebbe, per una delle vittime, dal 2008 al 2016, e le violenze si sarebbero consumate sia nella sede di Prato che in quella di Calomini. Otto degli indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, mentre due avrebbero preso di mira il fratello, dal 2009 al 2012.
Le vittime sarebbero ritenute credibili dalla procura di Prato e i magistrati hanno disposto le perquisizioni personali a carico dei 9 religiosi indagati, oltre a una serie di accertamenti nelle due sedi della comunità. Gli investigatori pensano di poter trovare documentazioni cartacee o video sugli abusi.
Lo scorso dicembre, il Vaticano aveva soppresso ufficialmente la comunità, dopo 14 mesi di attività. Le motivazioni che accompagnavano la decisione erano dettate da “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. Dubbi anche anche per i “limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri” e per l’emergere di “deficienze nell’esercizio dell’autorità“.
L’attuale vescovo di Prato, dopo la diffusione della notizia, ha espresso in una note “piena fiducia nella magistratura e continua a offre agli inquirenti la fattiva collaborazione della Diocesi“. Poi ha aggiunto: “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese“. Secondo quanto riporta AdnKronos, anche il vescovo, lo scorso dicembre, si era recato in procura di propria iniziativa per riferire suo fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi. “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – ha concluso il vescovo –che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini“.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/abusi-sessuali-gruppo-su-due-fratelli-prato-indagati-9-1818375.html
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Prato, nove religiosi indagati per abusi su minori
PRATO. Nove religiosi sospettati di abusi sessuali di gruppo. È l’ipotesi per la quale la procura di Prato ha aperto un’inchiesta che coinvolge nove religiosi dell’ex comunità ‘Discepoli dell’Annunciazione’ soppressa dal Vaticano a dicembre in seguito a una visita canonica. Lo riporta il quotidiano La Nazione. Presunte vittime degli abusi due fratelli, minori all’epoca dei fatti, affidati dai genitori alla comunità, dalle cui dichiarazioni a distanza di anni sarebbe nata l’inchiesta. Gli indagati sono 5 sacerdoti, un frate e 3 religiosi. Tra questi figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni.
I reati contestati dalla Procura di Prato sono violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Bei giorni scorsi la squadra mobile ha effettuato anche perquisizioni nei confronti degli indagati e accertamenti nelle tre sedi della comunità, a Prato, ad Aulla (Massa Carrara) e a Calomini, in provincia di Lucca, dove si sarebbero consumati gli abusi.
Il vescovo di Prato, monsignore Giovanni Nerbini ha espresso piena fiducia nella magistratura. “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese”, sottolinea il comunicato diffuso dalla Curia. Lo stesso vescovo lo scorso dicembre si era recato, di propria iniziativa, in Procura per riferire i fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi nei mesi scorsi.
“Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – afferma monsignor Nerbini – che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”.
La vicenda aveva avuto inizio nel giugno dello scorso anno quando all’allora vescovo di Prato, monsignore Franco Agostinelli, era stata presentata una denuncia da parte di un giovane il quale raccontava che diversi anni prima – all’epoca lui era minorenne – aveva subìto abusi sessuali e psicologici all’interno della comunità in questione. Della notizia il vescovo aveva dato immediatamente comunicazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale nel settembre scorso aveva disposto la celebrazione di un processo amministrativo penale.
Il vescovo attuale aveva così immediatamente provveduto all’apertura del procedimento – tuttora in corso – secondo le norme del diritto canonico. Senza attenderne le conclusioni, il vescovo diocesano si era recato lo scorso dicembre, di propria spontanea iniziativa presso la Procura della Repubblica di Prato. Fin da subito il vescovo aveva accolto e ascoltato il denunciante.
Poche settimane fa la Diocesi aveva dato notizia della soppressione, voluta dalla Santa Sede, dell’associazione di fedeli “Discepoli dell’Annunciazione”: questo provvedimento, assunto dalla Congregazione vaticana per la vita religiosa prima e indipendentemente dell’avvio del procedimento penale canonico e delle indagini da parte della Procura pratese, è basato, come già reso noto, “su gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all’interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti”.
https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/01/29/news/vescovo_prato_abusi-247048918/
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Violentò un ragazzo, quattro anni all’ex frate. Gli abusi fra il 2014 e il 2017 a Villa Picco di Arona
NOVARA – Violenza sessuale nei confronti di un ragazzino, da poco maggiorenne, frequentatore della comunità di cui il religioso era una delle guide spirituali. Questa l’accusa per cui Giulio Manera, ex frate cappuccino già responsabile della Comunità di Villa Picco ad Arona, è stato condannato dal tribunale a Verbania a 4 anni e 4 mesi di reclusione. È stato giudicato con rito abbreviato, con lo sconto di un terzo della pena. Il giudice Beatrice Alesci ha stabilito anche una provvisionale di 10 mila euro a titolo di risarcimento del danno per la vittima, che sarà liquidato in sede civile, oltre alle pene accessorie quali l’interdizione dai pubblici uffici e da tutti gli istituti che prevedono contatti con i minori.
Fatti gravi quelli contestati al religioso, oggi ridotto allo stato laicale dopo un procedimento partito qualche anno fa in Kenya, dove era stato destinato quando il gruppo dei frati di Villa Picco era uscito in massa dalla propria congregazione. A denunciarlo era stato un giovane della zona; frequentava la comunità di Arona e in lui il religioso aveva subito visto una persona «debole», da far diventare vittima di «attenzioni» particolari. Il frate era andato oltre: il ragazzo, fra il dicembre del 2014 e il giugno del 2017, aveva subito ripetuti abusi, anche rapporti sessuali completi. La vittima, prima che esplodesse lo scandalo, aveva provato a segnalare il problema alla congregazione ma, poiché nulla si era mosso, si era poi rivolta alla magistratura.
Nel corso delle indagini erano emersi altri due casi, riguardanti ragazzi maggiorenni che avevano dichiarato di aver subito violenze simili: le loro denunce, però, erano state archiviate perché arrivate troppo tardi, al di fuori dei termini previsti dalla legge.
Padre Manera aveva esaurito il suo compito in territorio novarese nel giugno 2016. Da responsabile di Villa Picco aveva aiutato per diverso tempo anche nelle parrocchie di Agrate e Conturbia. Poi, essendo uscito dalla sua comunità per problemi interni, e dovendo scegliere in quale Diocesi incardinarsi, aveva scelto quella africana di Malindi in Kenya, nella missione di Mida dove era già stato nel 2011, come missionario dell’associazione Mischeni na Ukarimu onlus da lui stesso fondata.
Il caso degli abusi venne alla luce proprio quando si trovava in Africa, nell’estate del 2017. Poco dopo è arrivato il congedo per motivi di salute. Infine il procedimento di riduzione allo stato laicale.
Mercoledì Giulio Manera era nelle aule del tribunale. Difeso dall’avvocato Antonello Riccio di Omegna, oggi vive nella zona della Valsesia. Scontato l’appello. Il giovane vittima di abusi era parte civile con l’avvocato Claudio Carlini di Verbania.
https://www.lastampa.it/novara/2019/11/29/news/violento-un-ragazzo-quattro-anni-all-ex-frate-gli-abusi-fra-il-2014-e-il-2017-a-villa-picco-di-arona-1.38026833
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Esclusiva: parla Pietro, il fratello di Emanuela Orlandi – Storie Italiane 31/10/2019
Sono trascorsi 36 lunghi anni quando il 22 giugno 1983 a Roma una ragazza di soli 15 anni, Emanuela Orlandi, spariva in circostanze misteriose dopo una lezione di musica.
La scomparsa di Emanuela, che inizialmente sembrava poter essere una fuga momentanea, si rivela ben presto un caso complicato fatto di depistaggi, segnalazioni, avvistamenti e ipotesi di complotti.
In esclusiva a Storie Italiane l’intervista al fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. LA PUNTATA INTEGRALE SU RAIPLAY
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Caso Orlandi, “trovate migliaia di ossa”
“Sono state ritrovate migliaia di ossa, lunghe piccole e frammentate”. A dirlo è stato il genetista della famiglia Orlandi Giorgio Portera, parlando dei primi esami e della repertazione dei materiali ossei, contenuti nei due ossari individuati sotto la pavimentazione di un’aerea all’interno del Pontificio Collegio Teutonico. Servirà una diagnosi strumentale per capire se si tratta di ossa che risalgono a decine di anni o centinaia di anni fa. Sono molte tipologie, molte craniche, di adulti ma anche no”.
“Il caso è assolutamente aperto” ha detto il genetista Portera. “Dobbiamo capire se all’interno del teutonico ci siano le ossa del teutonico o anche altre ossa. Ritengo necessario che all’accertamento scientifico segua un accertamento documentale su un registro dei movimenti che ci sono stati all’interno del cimitero altrimenti è’ difficile districarsi in un numero così elevato di reperti”. Alle operazioni ha partecipato anche l’avvocato della famiglia Orlandi Laura Sgrò entrata in Vaticano qualche minuto prima delle 9 insieme Portera e a Federica Orlandi, la sorella di Emanuela, la 15enne cittadina vaticana scomparsa in circostanze mai chiarite il 22 giugno 1983. Il legale degli Orlandi ha spiegato il teatro dell’operazione. “Stamani – continua – sono state riaperte le botole: si tratta di due botole distanti due metri e cinquanta l’una dall’altra, profonde un metro e cinquanta, contigue, in uno spazio pieno di ossa”. La prossima settimana continueranno gli esami “per cercare di dare una prima datazione delle ossa, sulla base di un’analisi morfologica”.
Le analisi dei resti, che potrebbero appartenere alle due principesse delle tombe vicine, Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklenburgo, si sono concluse oggi poco dopo le 15 subito dopo l’apertura degli ossari, e proseguiranno sabato 27 luglio alle 9 come fa sapere il direttore ad interim della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti.
“Attendiamo i risultati delle analisi sulle ossa ritrovate per capire qualcosa di più, considerato anche il numero elevato di resti presenti nei due ossari. Un dato non atteso che potrebbe prevedere tempi lunghi. Noi continuiamo a cercare la verità”. A dirlo all’Adnkronos Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. In attesa della ripresa dei lavori, Orlandi ribadisce la propria disponibilità a essere ascoltato dagli inquirenti vaticani. “Sono sempre a disposizione – sottolinea il fratello di Emanuela – e pronto a ribadire che le fonti della mia istanza non sono solo anonime. Se mi convocheranno avrò modo di spiegare tutto”.
“Giovanni Arcudi e il suo staff, alla presenza del perito di fiducia nominato dalla famiglia Orlandi hanno portato alla luce i resti presenti negli ossari che sono stati sottoposti a una prima valutazione”, ha ribadito Gisotti. “Con questa nuova attività peritale – dopo le operazioni dell’11 luglio scorso – si evidenzia ancora una volta la disponibilità della Santa Sede verso la Famiglia Orlandi. Disponibilità dimostrata – ribadisce Gisotti – fin dall’inizio, nell’accogliere la richiesta di verifiche nel Campo Santo Teutonico pur sulla base di una mera segnalazione anonima“. Secondo quanto ha disposto il promotore di giustizia vaticano, spiega ancora Gisotti, “le operazioni peritali proseguiranno sabato 27 luglio alle 9 con una approfondita analisi morfologica dei reperti contenuti negli ossari”. Si ricorda che la scorsa settimana erano state aperte due tombe sempre nell’ambito delle incombenze istruttorie della vicenda della ragazza figlia di un commesso vaticano scomparsa 36 anni fa. Le tombe, che appartenevano a due principesse, erano state trovate vuote. Quindi il ritrovamento di due ossari nel cimitero Teutonico che hanno fatto ipotizzare lo spostamento dei resti delle principesse in seguito a interventi strutturali che nel tempo sono stati fatti nelle due tombe del cimitero vaticano.
In piazza del Sant’Uffizio questa mattina sono arrivati anche Sandro Masetti, Renata Grattoni e Cinzia Di Florio, tre amici di Pietro Orlandi e attivisti della pagina Facebook ‘petizione.emanuela@libero.it’ (VIDEO): “Noi vogliamo il dossier, chiediamo verità e giustizia. Se oggi non si troverà nulla nel cimitero noi continueremo. Emanuela Orlandi è diventata il simbolo di tutti gli scomparsi. Pietro dà luce a chi vive nella disperazione”. “Sono 36 anni che aspettiamo la verità – ribadisce Masetti – quando il Vaticano vede questa maglietta sulla quale è ritratta Emanuela, se deve sentì male”.
https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/07/20/caso-orlandi-via-esame-resti-ossari-teutonico_Ha81TESl47ExJinnB1UaHP.html?fbclid=IwAR3qT1WiuW-bamBSKdRGlx2yY6NC7GWumOTEDQ2w-FL8Xifzm7_T5ijXEIE
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L’incubo di Angela nei Testimoni di Geova: “A cinque anni mi parlarono di incesto e di sesso”
Angela, 33enne napoletana, è una ex testimone di Geova. Seguace del culto fin da bambina, ne è uscita quando aveva 15 anni. “Da sei mesi vado dalla psicanalista per superare i traumi che gli anziani della congregazione mi hanno provocato da piccola”, racconta a Fanpage.it. “Fino a poco tempo fa, provavo così tanta vergogna che non avevo il coraggio di parlarne con nessuno, nemmeno con i miei amici”.
“All’interno della mia congregazione dei testimoni di Geova ho sofferto molto per colpa di meccanismi psicologici malati”. A parlare è Angela (un nome di fantasia), una 33enne napoletana che ha passato la propria giovinezza tra i fedeli di questa religione. La donna ha voluto raccontare per la prima volta la sua testimonianza a Fanpage.it a patto che non fosse rivelato il suo vero nome, né la sua foto. Angela, infatti, teme la reazione di alcuni familiari che ancora fanno parte dei testimoni di Geova. “Da sei mesi – spiega – sto andando da una psicoanalista per colpa dei traumi che ho subito da piccola. Fino a poco tempo fa, provavo così tanta vergogna del mio passato che non avevo il coraggio di parlarne con nessuno, nemmeno con i miei amici”.
“A 5 anni mi hanno detto cos’era un incesto”
E’ la madre, seguace di Geova, a spingere Angela ad abbracciare questa religione quando è solo una bambina. I suoi primi turbamenti sono legati proprio all’infanzia: “Nella congregazione parlavano apertamente di sesso. Con la scusa di proteggermi da una condotta sbagliata, a 5 anni mi hanno detto cos’era l’incesto. Mi hanno insegnato come si concepiva un bambino. Non mi è mai stato risparmiato nulla”. “Certi argomenti non dovrebbero essere affrontati a quell’età – afferma – e neppure in quel modo”.“Nei testimoni di Geova – continua – il sesso è vissuto in maniera troppo rigida, ossessiva, quasi paranoica. A 13 anni, ad esempio, mi hanno rimproverata perché sono andata al mare con un vestitino appena sopra il ginocchio che, secondo loro, violava i precetti religiosi”. “Moltissimi ragazzi della mia Sala del Regno (il luogo di culto dei testimoni di Geova, ndr), inoltre, si sono sposati appena diventati maggiorenni. Per i giovani, insomma, il matrimonio diventava l’unico modo per mantenere relazioni sentimentali, che altrimenti erano assolutamente proibite”.
Il bullismo a scuola giustificato dagli anziani
Angela a 10 anni si battezza ed entra formalmente nei testimoni di Geova. I problemi legati alla religione, però, si acuiscono. “A scuola non potevo frequentare altri bambini che non fossero della congregazione né partecipare alle feste di compleanno. Mia mamma su questo era intransigente”. E non va certo meglio con alcuni suoi coetanei. “Sono stata bullizzata dai miei compagni di classe per essere una testimone di Geova. Gli anziani della mia congregazione, quando lo hanno saputo, consideravano normale che venissi emarginata e presa in giro dagli altri ragazzini perché ʻi servitori di Dio sono sempre perseguitatiʼ. Nessuno quindi è stato in grado di aiutarmi a superare questo difficile momento”.I comitati giudiziari degli anziani per punire i “peccati” di un’adolescente
A 12 anni accade un episodio che segnerà il suo rapporto con la religione. Angela ruba un telefonino a scuola. “L’ho restituito quasi subito. E’ stata una sciocchezza – ammette – per mettermi in mostra con le mie compagne di classe”. Quando la scoprono, la portano direttamente al cospetto degli anziani che le fanno un comitato giudiziario. E’ solo una ragazzina, tuttavia capisce molto bene cosa significhi il peccato, e la punizione. “Hanno deciso di affidarmi a due ʻsorelleʼ che avrebbero dovuto essere le mie ʻmadri spiritualiʼ. In realtà, mi hanno sorvegliata continuamente per un anno intero”.Passa poco tempo e Angela finisce ancora davanti allo speciale tribunale dei testimoni di Geova. Questa volta per aver partecipato ad una manifestazione studentesca. Per di più, qualcuno dei fedeli l’ha sorpresa a fumare una sigaretta. Per questa religione, infatti, fumare è peccato. Inoltre, i seguaci non possono “immischiarsi” in questioni politiche perché devono mantenere un atteggiamento neutrale.
L’ultimo processo lo subisce a 15 anni. Si innamora di un ragazzo “del mondo”, come vengono chiamati dai fedeli di Geova coloro che non fanno parte della congregazione. “Gli anziani mi hanno costretta a confessare che avevo commesso un peccato carnale. Mi chiedevano se avessi fatto sesso. E volevano sapere pure i dettagli. Se non mi fossi pentita, mi avevano minacciata di raccontare tutto a mio padre. E’ sconvolgente pensare che chi ha un ruolo spirituale possa rivelare i particolari della vita di una persona ad un altro. Come se un prete cattolico raccontasse i segreti della confessione!”. E’ in quel momento che Angela decide di allontanarsi per sempre dai testimoni di Geova.
La morte dei genitori: Angela rimane sola
“Mia mamma si è ammalata di Alzheimer a 50 anni. E’ stato terribile perché in poco tempo è diventata una vegetale”. Il padre muore nel 2008. Pochi mesi dopo, anche la mamma viene a mancare. Angela è una ventenne e si ritrova da sola perché nessuno dei parenti, che fanno ancora parte della congregazione, è disposto a starle vicino. “Predicano la pace e l’amore ma è solo una grande ipocrisia. In dieci anni di malattia, nessuno dei fratelli di mia madre, che sono testimoni di Geova, è mai venuto a trovarla”.Un ambiente asfissiante simile ai regimi totalitari
“L’ambiente dentro i testimoni di Geova è asfissiante. Il controllo psicologico è assoluto, simile a un regime totalitario. Ogni fedele finisce per spiare gli altri, per vedere se compiono dei peccati e poi riferirlo agli anziani. Viene instillato un senso di colpa costante per cui hai sempre paura di dispiacere a Geova. E anche quando abbandoni questa religione – conclude Angela – questo sentimento ti rimane dentro ancora per molto tempo”.https://www.fanpage.it/attualita/lincubo-di-angela-nei-testimoni-di-geova-a-cinque-anni-mi-parlarono-di-incesto-e-di-sesso/
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Suora stuprata da sacerdote, i pm di Roma: «Padre Salonia a processo»
di Franca Giansoldati e Giuseppe Scarpa
Ci sono certe ferite destinate a non guarire. Mai. Una suora abusata da un sacerdote rischia di ammalarsi nell’anima, di precipitare in un tunnel senza luce, fino a non vedere più nemmeno Dio. Sono passati quattro mesi dal summit in Vaticano sugli abusi che un caso emblematico riaffiora dalle sabbie mobili grazie alla magistratura italiana. La Procura di Roma ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per padre Giovanni Salonia, tra i più affermati psicoterapeuti operanti nel mondo ecclesiale, accusato da una suora di violenza sessuale, con l’aggravante, per i pm, di «avere agito per motivi abietti».
IL PERSONAGGIO
Salonia, appartenente all’Ordine dei cappuccini, con alle spalle amicizie importanti, tra cui l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, si è sempre proclamato innocente. «Nella veste di psicoterapeuta e nello stesso tempo di sacerdote – si legge nel capo di imputazione – costringeva la sua suora, sua paziente, a compiere e subire atti sessuali» in diverse incontri tra il 2009 e il 2013. L’incidente probatorio, disposto a marzo dal Tribunale, deve avere fugato ogni dubbio al magistrato che ha ritenuto necessario richiedere il processo. Se la giustizia italiana avanza, esaminando quanto accaduto per arrivare a una sentenza, la giustizia vaticana sembra essersi inceppata.SEGNALAZIONI
Naturalmente alla Congregazione per i Religiosi il dossier era arrivato puntuale, corredato da diverse segnalazioni interne. Le vittime per il Vaticano sarebbero tre, per fatti avvenuti anni addietro. Ma come spesso succede al di là del Tevere molte carte finiscono in una specie di limbo.Due anni fa Papa Francesco era intenzionato a promuovere Salonia vescovo ausiliare di Palermo, dietro sponsorizzazione di Lorefice. L’investitura era già pronta poi ad un tratto è saltata la promozione. Il Pontefice aveva cambiato idea. In genere, in Vaticano, queste cose accadono solo davanti a informazioni interne ritenute gravi. In quei giorni Salonia diffondeva una lettera spiegando ai fedeli di aver rinunciato volontariamente all’incarico per non creare problemi al Papa.
I religiosi che avevano denunciato in Vaticano certe anomalie sul frate, venivano messi da parte nelle strutture ecclesiali palermitane, accusati di calunnia. A difesa di Salonia si era mosso anche il ministro della Sicilia dei cappuccini («Le accuse sono infondate e inconsistenti»). A questo punto Papa Francesco ha convocato a Roma il generale dei cappuccini per chiedere provvedimenti su Salonia. Da quel momento, inspiegabilmente è iniziata la sua riabilitazione. L’Antonianum, come altre università cattoliche, lo ha chiamato a tenere lezioni e master, la San Paolo gli ha pubblicato un volume (con prefazione del Papa) sulla vita del beato Puglisi.
PIETRA D’ANGOLO
A mettere a tacere definitivamente tutto è stato un incontro il 15 settembre 2018 a Palermo durante la visita del Papa. Nel palazzo arcivescovile, il vescovo Lorefice ha presentato padre Salonia a Francesco. Un saluto breve con foto di rito, ma sufficiente a garantire al sacerdote una nuova luce. La notizia del rinvio a giudizio è rimbalzata in Vaticano amareggiando diverse persone. Una suora, in particolare, si è ricordata delle parole coraggiose che a febbraio, al summit sugli abusi, sono state pronunciate da suor Veronica Openibo, superiora generale della Società del Santo Bambino Gesù, davanti al Papa: «Al presente viviamo uno stato di crisi e di vergogna. Abbiamo gravemente offuscato la grazia della missione di Cristo. È possibile per noi passare dalla paura dello scandalo alla verità?».Certo dell’innocenza di Salonia è il suo avvocato, Pier Paolo Dell’Anno: «Dimostreremo l’infondatezza dell’accusa. L’eccentricità del lungo tempo trascorso tra il termine della terapia e la denuncia, più di quattro anni; la riconosciuta efficacia della stessa, sia da parte della religiosa, che anche da professionisti terzi, e infine la circostanza che vede totalmente taciuto l’asserito abuso, nonostante negli anni intercorsi dopo il termine della terapia la suora sia stata, per di più, seguita da varie figure professionali».
https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/abusi_suora_padre_salonia_processo-4603240.html
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Minorenni stuprate in nome di Dio: arrestato guru della chiesa “La luz del Mundo”
Naasón Joaquín García, il capo della chiesa messicana “La Luz del Mundo”, è considerato da quasi due milioni di fedeli un apostolo di Gesù. Martedì la polizia lo ha arrestato a Los Angeles con l’accusa di abusi sessuali su almeno quattro minorenni, possessione di pornografia infantile e altri reati. Per i seguaci del guru, l’accusa è “falsa e infondata” e hanno organizzato veglie di preghiera in tutto il Messico implorando l’intervento divino per la sua liberazione.
di Mirko Bellis
Naasón Joaquín García, il capo della chiesa messicana “La Luz del Mundo” (“La Luce del mondo”, ndr), è stato arrestato martedì all’aeroporto di Los Angeles appena sbarcato. Considerato da quasi due milioni di fedeli un “apostolo di Gesù”, è accusato di abusi sessuali su minori, di possessione di materiale pedopornografico e di traffico di esseri umani. Assieme a García sono finite in prigione anche due donne, Alondra Margarita Ocampo, 36 anni, e Susana Medina Oaxaca, di 23. Una quarta persona, Azalea Rangel Meléndez, è attualmente ricercata dalla polizia statunitense.
Tutti gli imputati sono legati alla “Luz del Mundo”, una chiesa presente in oltre 50 stati al mondo. D’accordo con quanto riportato dal procuratore generale della California, Xavier Becerra, il guru e le sue complici sono accusati di 26 reati commessi tra il 2015 e il 2018. Secondo le denunce a loro carico, obbligavano le vittime a subire le violenze sessuali dicendo che se si fossero opposte avrebbero fatto un affronto a Dio. Insomma, stupri su bambine e adolescenti nel nome del Signore, di cui il leader spirituale si considerava un apostolo.
Nel documento presentato dall’accusa sono descritti tutti gli abusi subiti dalle minorenni, discepole della “Luz del Mundo”. In un’occasione, Alondra Ocampo ha obbligato una 15enne ad esibirsi assieme ad altre ragazzine in una danza “sensuale” per Joaquín García “con il minor numero possibile di vestiti addosso”. Dopo il ballo, García avrebbe dato anche un sermone sulle “concubine dei re” aggiungendo: “Un apostolo di Dio non può essere mai giudicato per le sue azioni”. Un’altra volta, sempre Ocampo ha costretto la ragazza e altre minorenni a spogliarsi e a masturbarsi mentre scattava loro delle foto che poi ha inviato al guru. L’adolescente sarebbe anche stata molestata da García nel suo ufficio di Los Angeles. Una seconda vittima, invece, ha raccontato di essere stata stuprata dal capo della “Luz del Mundo”. Una violenza che le ha causato un “grave danno fisico”. Una terza adolescente è stata costretta a fare sesso orale con l’accusato mentre una quarta è stata stuprata in almeno due occasioni da Joaquín García e Azalea Meléndez Rangel. Ad incastrare il capo della chiesa messicana ci sono anche le foto pedopornografiche inviate dalle sue collaboratrici.
L’inchiesta del procuratore della California è iniziata nel 2018 dopo una denuncia presentata al dipartimento di giustizia attraverso un modulo online creato per i casi di abusi sessuali da parte del clero. “I reati commessi dagli imputati – ha detto Xavier Becerra – non possono trovare posto nella nostra società”. L’ufficio del procuratore aveva chiesto una cauzione di 25 milioni di dollari ma il giudice, dopo il rifiuto di García a riconoscere le sue responsabilità, ha elevato la somma per la sua scarcerazione fino a 50 milioni di dollari.
La “Luz del Mundo” è una delle più potenti congregazioni religiose dell’America Latina. La chiesa è stata fondata a Guadalajara nel 1926 dal nonno di Naasón Joaquín García e, generazione dopo generazione, è toccato a lui diventare il leader indiscusso. Assicura di essere presente in 58 Paesi al mondo: solo in Messico i fedeli sono 1 milione e 800mila. Tuttavia, secondo il censo del 2010, erano poco meno di 200mila le persone che hanno dichiarato di appartenere alla “Luz del Mundo”. I seguaci sostengono di essere “la restaurazione della Chiesa che Gesù Cristo ha fondato nel primo secolo della nostra era con la missione di annunciare ad ogni persona la buona notizia della salvezza”. A Guadalajara, capoluogo dello Stato di Jalisco, sorge il tempio principale capace di accogliere 12.000 persone e uno degli edifici più all’avanguardia nella regione.
Appena saputa la notizia dell’arresto di García, in tutto il Messico i fedeli della “Luz del Mundo” hanno cominciato una veglia di preghiera. In ginocchio, tra lacrime di disperazione, hanno implorato l’intervento divino per la liberazione del suo apostolo. “Sappiamo che tutto è un equivoco e sarà risolto – ha detto Ely Bravo, una seguace di 33 anni – per noi l’apostolo di Dio è il nostro esempio”.
In una dichiarazione pubblica, la chiesa “Luz del Mundo” afferma che “L’apostolo di Gesù Cristo, il fratello Naasón Joaquín García si è sempre comportato in conformità con la legge e nel pieno rispetto delle istituzioni e della dignità della persone”. I fedeli, inoltre, fanno sapere che “rifiutano categoricamente le false accuse che sono state fatte contro di lui”. Dopo un appello alle istituzioni degli Stati Uniti e della California, concludono con la speranza che le denunce non sfocino in atti di intolleranza e discriminazione religiosa contro i membri della chiesa.
Il sedicente Apostolo di Gesù Cristo e leader spirituale della Luce del Mondo dovrà rimanere almeno fino a lunedì prossimo in prigione. In una breve udienza tenuta mercoledì pomeriggio alla Corte suprema di Los Angeles, Naasón Joaquín García e le due donne accusate con lui hanno rifiutato di dichiararsi colpevoli e il giudice ha deciso di rinviarli a giudizio.
https://www.fanpage.it/minorenni-stuprate-in-nome-di-dio-arrestato-guru-della-chiesa-la-luz-del-mundo/
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Palermo, condannato prete: abusi sulle parrocchiane durante esorcismi
Le vittime si rivolgevano a padre Salvatore Anello chiedendo esorcismi per liberarsi di problemi materiali e psicologici. Il sacerdote approfittava dei riti per commettere atti sessuali
