Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: frate

  • Roma – abusi in parrocchia su 4 bambine, accusato il fratello del parroco

    Roma – abusi in parrocchia su 4 bambine, accusato il fratello del parroco

    Ha abusato di 4 bambine in parrocchia. Di questo è certa la procura di Roma, pronta a chiudere le indagini nei confronti del fratello di un sacerdote con una pesante accusa di atti sessuali con minorenni. Le piccole vittime sono state ascoltate e la versione sembra chiara, coerente e credibile.

    L’uomo era un factotum a cui il prete affidava una serie di compiti, compreso quello di monitorare alcuni incontri con i piccoli. Una sorta di educatore insomma. I bambini partecipanti avevano tutti intorno agli 11 anni e si ritrovavano nella chiesa di Sant’Agostino Vescovo nel X Municipio. Questo fino al luglio del 2019. Ad accorgersi che qualche cosa non andava è stato il padre di una bambina. Il campanello di allarme è stato un cambiamento di umore della figlia. Prima estroversa, vivace e all’improvviso chiusa in se stessa. Inoltre la piccola andava con piacere agli incontri organizzati con i coetanei in parrocchia, salvo poi senza una ragionevole motivazione cambiare idea e non volerci più andare.

    https://www.meteoweek.com/2020/10/13/roma-abusi-in-parrocchia-su-4-bambine-accusato-il-fratello-del-parroco-cpe/

  • Padre Luca Bucci denunciato per molestie. È il fratello del sindaco della città di Genova

    Padre Luca Bucci denunciato per molestie. È il fratello del sindaco della città di Genova

    (di Paolo Frosina – Il Fatto Quotidiano) – Un nuovo caso di abusi su minori rischia di scuotere la Curia genovese. Accanto alla vicenda, svelata dal Fatto, di don Franco Castagneto – l’ex parroco della chiesa di Santa Teresa, accusato di molestie su cui ora indaga la magistratura –, ci sono due fascicoli aperti dai pm di Genova e Savona su una nuova denuncia della Rete l’Abuso, associazione fondata da Francesco Zanardi a tutela delle vittime di violenze del clero.

    Nell’esposto datato 30 luglio, si riporta la testimonianza di A.C., 38 anni, operaio in un piccolo comune del Savonese. Racconta di aver subito nell’estate del 1994, quando aveva 12 anni, ripetuti abusi da “padre Luca”, uno degli educatori dei campi dei frati cappuccini a Loano. Contatti proibiti, fino alla masturbazione. Tutto, dice, sarebbe riemerso dopo tanti anni in cui il trauma rimosso lo ha portato a sviluppare disturbi psichici e tossicodipendenza. Tramite una foto, A. riconosce l’accusato in padre Luca Maria Bucci, frate nel convento di Santa Margherita Ligure, medico e cappellano all’ospedale di Rapallo. E fratello minore del sindaco di Genova, Marco.

    Venerdì 4 settembre, la Squadra Mobile di Savona, su delega del pm Giovanni Battista Ferro, ha ascoltato la presunta vittima in audizione protetta, alla presenza di uno psicologo. Anche se i fatti del 1994 sarebbero prescritti, gli investigatori vogliono vagliare l’attendibilità della denuncia e ricostruire i contorni della vicenda, che potrebbe dar luogo a responsabilità civile.

    Non solo. Nell’esposto, Zanardi fa riferimento a una segnalazione più recente che coinvolgerebbe sempre padre Bucci, arrivata – dice – alla sua associazione all’inizio del 2017: “La sottovalutammo in quanto a Genova si svolgevano le elezioni comunali e pensammo a una strumentalizzazione di carattere politico”, scrive. Inoltre, “per i presunti fatti (…) che si sarebbero consumati in Genova, non avevamo nessun nominativo di presunte vittime”.

    Ora che una presunta vittima è venuta allo scoperto, è proprio su possibili episodi più recenti – forse denunciati alle gerarchie ecclesiastiche – che indaga per competenza la Procura del capoluogo guidata da Francesco Cozzi.

    Sabato Zanardi è stato ascoltato dai carabinieri e ha prodotto alcune registrazioni audio. Si tratta di telefonate in cui l’attivista, fingendosi la vittima, incalza il frate chiedendogli conto dei fatti del 1994.

    Dialoghi che, per il modo in cui sono stati carpiti, non possono avere valore di prova, ma nel corso dei quali Bucci avrebbe fatto alcune importanti ammissioni. Anche quelli saranno valutati dai pm.

    Raggiunto dal Fatto, padre Luca nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e di essere a conoscenza di accuse a suo carico. Già nei prossimi giorni potrebbe formalizzarsi un’ipotesi di reato.

    IL FATTO QUOTIDIANO del 8-9-20

  • Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Era solo un apparente “veleno” che girava per Genova nel 2017, quando da più fonti segnalavano alla Rete L’ABUSO che padre Luca , molestava i bambini. Un file che come molti riponemmo nel cassetto in quanto mancava la presunta vittima, ma che oggi riemergerebbe confermato da un uomo che lo accusa, all’epoca dei fatti 12enne.

    I fatti sarebbero accaduti a Loano, cittadina turistica della riviera ligure, dove si ricordano bene di padre Luca, dove il nostro assistito serviva la messa e frequentava il campo solare estivo gestito dai frati cappuccini, teatro delle presunte molestie che come da manuale la psiche fa riemergere dopo anni portando alla luce coperture e omertà.

    Loano; nella diocesi di Albenga, molto chiacchierata per l’alta densità pedofila, oltre che per scandali di vario genere di cui la Rete L’ABUSO si è occupata molto in questi anni e nel 2015 commissariata dallo stesso papa Francesco.

    Padre Luca, ordinato sacerdote nel 1994 viene assegnato al convento cappuccino di Loano e in quegli anni, la famiglia del nostro assistito decide di mandarlo insieme ai cugini ai campi solari estivi. Da subito qualcosa non torna, i cugini non vogliono più andare ai campi solari e così i genitori, ignari del perché decidono di ritirarli. Ma il nostro assistito, che a differenza dei cugini in quegli anni ha problemi famigliari, resterà fino alla fine dell’estate durante la quale subirà più volte le attenzioni del frate.

    Nel frattempo, da quanto siamo riusciti a ricostruire, padre Luca viene più volte denunciato (lui stesso lo ammette – sottolinea fossero maggiorenni), purtroppo solo all’autorità ecclesiastica. Secondo le nostre fonti nel 1998, nel 2013 e nel 2017, quando la situazione sembra tracollare e si decide improvvisamente di mandarlo a “curare” negli Stati Uniti, da dove farà ritorno dopo qualche mese.

    Malgrado ciò resterà sempre a contatto con minori, tutt’ora  referente nelle pastorali giovanili di Santa Margherita Ligure e della diocesi di Savona – Noli.

    L’attività di indagine della Rete è stata molto complessa dopo la denuncia dell’uomo, oggi poco più che trentenne e padre di famiglia che probabilmente, dopo la nascita dei figli, come spesso accade in questi casi ha iniziato a maturare il trauma, fino ad esplodere. Rivoltosi alla Rete L’ABUSO nelle scorse settimane, non ha saputo fornire altro che il nome del frate “padre Luca”. Da qui sono iniziate nel massimo riserbo le nostre ricerche, intanto per capire chi fosse questo frate senza un cognome, rintracciato poi grazie ad un annuario dei cappuccini liguri e successivamente riconosciuto dal nostro assistito, grazie ad una fotografia.

    Una situazione che per vie traverse, dato il coinvolgimento di personaggi eccellenti abbiamo verificato ulteriormente interpellando i cappuccini, più di uno, che confermerebbero sia le presunte tendenze del frate, sia il fatto che nel 2017, a seguito di queste problematiche, sia stato mandato negli USA per un periodo di “cura“.

    Durante l’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO abbiamo sentito al telefono anche il frate, padre Luca Maria Bucci che pur negando i fatti con minori, ammetterebbe problematiche che definisce di “eccessivo affetto“, le denunce e le successive cure negli Stati Uniti. Cercando di rassicurarci, al telefono commenta “io faccio già un percorso di super protezione con psicologa, direzione spirituale. Sanno sempre dove sono, dove vado cosa, faccio“.

    Anche se per i fatti denunciati dal nostro assistito – risalenti al 1994 – sotto il profilo penale è intervenuta la prescrizione, come lo stesso Bucci ammette al telefono, ci sono state però altre due denunce, per quanto l’Associazione è informata, risalirebbero al 2013 e al 2017, fatti che non sarebbero prescritti, probabilmente denunciati solamente all’autorità ecclesiastica. Per questo motivo padre Luca Maria Bucci è stato formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Genova, alla quale si chiede (nel rispetto della norma dell’abolizione del segreto Pontificio) l’acquisizione dei fascicoli relativi ai fatti citati dallo stesso Bucci.

    L’inerzia delle gerarchie ecclesiastiche che malgrado tutto non lo hanno mai isolato dai giovani e che oggi, vedono il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, protetto a Genova Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, che la Rete L’ABUSO rintracciò nell’aprile del 2017, nascosto in una parrocchia a Di Negro poi, nel dicembre 2019 un altro caso travolge il neo pensionato Presidente della CEI, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano, poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è scomparso e si sono perse le tracce.

    Con l’insediamento del nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, ci si aspettava un cambio di di linea ed invece, dopo la segnalazione della Rete L’ABUSO al Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova, la risposta, arrivata solo dopo un nostro articolo, non è delle più rassicuranti.

    Al di la del fatto che non hanno voluto sapere neppure il nome del frate accusato, quantomeno per poterlo momentaneamente isolare in via cautelativa e al fine di scongiurare eventuali reiterazioni del reato, malgrado i continui inviti alle vittime di denunciare gli abusi alla chiesa, a noi rispondono di rivolgerci all’Autorità Giudiziaria, alla quale, anche senza l’indicazione della diocesi, ci eravamo già rivolti per procedura.

    Francesco Zanardi

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  • Una presunta vittima di pedofilia e un frate, anch’esso vittima del “sistema chiesa”

    Una presunta vittima di pedofilia e un frate, anch’esso vittima del “sistema chiesa”

    IL CONTESTO. Se ne sta occupando, ancora una volta, Rete L’Abuso. E, ancora una volta, il contesto è quello della Liguria. Va doverosamente utilizzato il condizionale, perché al momento la versione è quella della presunta vittima, un padre di famiglia che racconta di aver dovuto affrontare un percorso di sofferenza, per maturare la ragione del suo tormento. E ha ricordato quei fatti, lontani nel tempo ma non nel cuore. Il suo turbamento si è fatto più forte quando si è trovato fra le mani la figlioletta appena nata. Vederla indifesa ha fatto scattare in lui un percorso all’indietro, alla sua infanzia. Molti scelgono di tenere dentro i propri dubbi, quando capiscono di essere stati abusati. Molti invece raccontano, per liberarsi di un peso interiore che rende la vita impossibile.

    L’uomo si è rivolto alla Rete L’Abuso, fondata anni fa da Francesco Zanardi, vittima di un abuso accertato dalla giustizia. Gli ha raccontato tutto. E gli ha chiesto un aiuto, per far emergere quello che – afferma – fu un caso di violenza, da parte di un educatore che indossava il saio.

    LA DENUNCIA. Francesco Zanardi ha preso tutti gli estremi, ha raccolto lo sfogo, ha depositato un esposto urgente alla Procura della Repubblica, presso il tribunale di Genova. Il frate era infatti incardinato, all’epoca, in quella diocesi, anche se ha operato ed opera in un contesto regionale, in quanto assegnato da anni ad un altro convento del Ponente ligure. Prima di muoversi, l’associazione ha cercato riscontri. Ha chiesto, ha verificato. E ha messo insieme più elementi, che agli occhi di Rete L’Abuso costituiscono indizi a supporto delle accuse. C’è qualcosa su cui fare luce. Questa la posizione di Zanardi, che – avendo maturato sul campo una notevole esperienza, assistendo decine e decine di vittime – ha chiesto alla Procura di essere ascoltato.

    Naturalmente ha chiesto che vengano ascoltati tutti, sia la presunta vittima che il presunto molestatore. E ha aggiunto un passaggio molto delicato. Nel 2017, già ci sarebbero state segnalazioni, sulla stessa persona. Segnalazioni non circostanziate come quelle contenute nella denuncia dell’uomo, arrivata solo oggi. «Era un momento delicato, c’erano le elezioni – dice ora Zanardi – trattandosi di un nome noto, c’era il rischio che la vicenda potesse essere anche strumentalizzata, non avevamo gli elementi che abbiamo oggi. Riteniamo doveroso approfondire, alla luce del sole, come nella consuetudine di Rete L’Abuso».

    TRE PRESUNTI PRECEDENTI. Zanardi ha chiesto l’acquisizione dei fascicoli che la chiesa avrebbe aperto, nel tempo, nel confronti del frate. Sarebbero almeno tre. Uno risalente alla fine degli anni ’90, quando il religioso aveva da poco pronunciato i voti. Uno del 2013 ed uno del 2017. Di quali accuse si trattasse, nero su bianco, lo sa solo la chiesa, che se ne è materialmente occupata. Sono stati cercati riscontri. Voci, tantissime. Mezze frasi. «È vero, fascicoli ne sono stati aperti – dice un altro frate, che parla solo sotto garanzia dell’anonimato – ma non si è mai arrivati ad un processo canonico, si è sempre cercato di concedere una possibilità di recupero, in questi casi ne va dell’immagine di tutto l’ordine religioso».

    Il piccolo mondo dei frati liguri è in subbuglio. Molti ammettono di aver sentito parlare di «problemi» legati ai comportamenti del confratello, che avrebbe avuto «ripetute segnalazioni». Qualcuno ammette di «stare alla larga», proprio perché la questione «la sanno tutti». La frase ricorrente è: «Problemi sì. Non con i bambini, però, con ragazzi più grandi». Con certezza, la chiesa si è rapportata con il problema. «Attrazioni considerate peccaminose, non altro», ridimensionano nell’ambiente. Lo stesso frate avrebbe confidato ai confratelli di avere un problema relativo al proprio comportamento, ma di «averlo affrontato con ripetuti percorsi psicologici di riabilitazione».

    TANTA SOFFERENZA. Al momento tutto è doverosamente tenuto sotto riserbo, perché sacrosanto è il diritto della presunta vittima di denunciare, ma altrettanto vale per il diritto del presunto molestatore, a difendersi e replicare alle accuse.

    Vivere la propria sessualità come peccato, è per chi crede un forte tormento. Se poi ad avere il problema è un frate, il tormento raddoppia, perché all’esterno deve biasimare quanto è tentato di praticare. Trattandosi oltretutto di un volto noto, una persona di primo piano, che ha sempre rivestito ruoli di spessore, la cautela è doverosa. «Mi perseguitano da sempre – avrebbe detto il frate, affranto, appresa la notizia della denuncia – perché sono io, per il mio nome, la mia visibilità, la mia appartenenza familiare in vista. Purtroppo sono solo accuse infondate, che mi fanno soffrire moltissimo. Sto lavorando su me stesso, lavoro su me stesso da tanti anni…».

    La risposta della chiesa è stata fin qui la «riabilitazione». Periodi di allontanamento e distacco, l’ultimo di almeno tre mesi nella prima parte del 2017. Il religioso ha lasciato Genova, per «curarsi» negli Stati Uniti, presso psicologi considerati molto bravi. La risposta ufficiosa che risuona dall’ambiente religioso, è compatta: «Non erano storie di bambini».

    CURARE L’OMOSESSUALITA’? Non sarebbe il primo caso in cui la chiesa sceglie la via della «cura», per porre rimedio a comportamenti sessuali non idonei a chi sceglie di indossare un abito consacrato. Parte della comunità religiosa continua a ritenere l’omosessualità una «malattia», dalla quale si può «guarire». Lo stesso frate al centro della vicenda, avrebbe detto che si trattava «solo di affetto», verso i bambini, «niente di troppo grave». Come predicatore, ha più volte espresso concetti di questo tipo, pubblicamente, ritenendo i transessuali «soggetti che hanno grandi difficoltà ad identificarsi con la propria sessualità e che si collocano sul piano delle schizofrenie» e ipotizzando la causa dell’omosessualità «come biologica, legata alle dimensioni dell’ipotalamo o da ricercare nel sistema nervoso centrale», ma propendendo poi per «l’influenza dei comportamenti dell’individuo».

    Una visione rigida, dunque, così come una delle sue riflessioni sulle malattie sessuali, che toccano come «castigo di Dio?» quei «comportamenti moralmente decadenti e svilenti dell’umanità».

    SCENARI POSSIBILI. I fatti segnalati in Procura sono risalenti nel tempo. È possibile che l’autorità giudiziaria allarghi le braccia, senza procedere. Indubbiamente la presunta vittima è un uomo, ormai. Appare complesso, risalire al contesto. Potrebbero però farsi avanti altre potenziali vittime. Molto dipenderà dall’acquisizione o meno dei tre fascicoli interni, in cui la chiesa ha già esaminato il problema, ripetutamente. La nuova linea di trasparenza imposta da Papa Francesco dovrebbe agevolare le cose. Zanardi ha già scritto diversi giorni fa alla diocesi, segnalando tutto al servizio diocesano per la tutela dei minori. Nella nota di risposta , è stato suggerito a Rete L’Abuso di «interessare quanto prima la magistratura, nel precipuo interesse della tutale delle vittime». Così è stato. «La chiesa ha doverosamente tutelato il suo pastore – dice Zanardi – bisogna capire se sono state tutelate le vittime. Se davvero ci sono stati altri episodi, di cui si parla con insistenza da anni, è arrivato il momento della verità. Chi sa, parli ora o mai più». Luca Maria Bucci

    Redazione Web

  • Prete indagato per abusi. “Penso sempre a te quando dico le omelie”

    Prete indagato per abusi. “Penso sempre a te quando dico le omelie”

    Le frasi che don Giglio avrebbe detto al ragazzo vittima di abusi sessuali nella comunità. La procura chiude le indagini per due indagati

    Indagini chiuse e stralcio del procedimento per uno dei due fratelli che accusano gli ormai ex Discepoli dell’Annunciazione di aver abusato di lui. I pm Laura Canovai e Valentina Cosci hanno fatto recapitare la chiusura indagini a don Giglio Gilioli, 73 anni, fondatore della comunità religiosa che aveva sede a Prato, e a Lucio Fossanova, 37 anni, originario della Puglia, seminarista che non ha mai preso i voti. Sono loro i principali accusati da uno dei fratelli, il più grande, sentito in sede di incidente probatorio 15 giorni fa.

    Il ragazzo, che oggi ha 29 anni, accusa don Giglio e Fossanova di aver abusato di lui in modo continuativo, dal 2008 al 2012 quando frequentava la comunità di don Giglio. Il racconto del giovane è stato giudicato dagli inquirenti ben strutturato e coerente.Sentito dal gip Francesca Scarlatti, ha ricostruito in modo preciso quello che sarebbe avvenuto all’interno della comunità quando, ancora minorenne, fu affidato dalla famiglia alla custodia di don Giglio e dei suoi seguaci. Restano, invece, aperte le indagini per quanto riguarda il secondo fratello, il più giovane che oggi ha 22 anni in quanto la sua posizione è più complicata. Il ragazzo è stato sottoposto a perizia per valutarne l’attendibilità. Gli inquirenti stanno attendendo la relazione dello psichiatra Renato Ariatti, lo stesso che ha eseguito la perizia sulla mamma di Cogne. Il giovane accusa una decina di religiosi di aver abusato di lui e ha parlato di vere e proprie orge e riti iniziatici.

    Sesso di gruppo e abusi di ogni tipo cominciati quando aveva nove anni. Fatti che, al momento, non avrebbero trovato riscontri. Più solide, invece, le dichiarazioni del fratello maggiore, motivo per cu i l’inchiesta è stata separata. Il ragazzo racconta di aver subito molestie da parte di don Giglio e ha parlato di toccamenti e sfregamenti. Non era un mistero per nessuno all’interno della comunità, del debole di don Giglio per il ragazzo. “Era il cocchino, il preferito”, hanno dichiarato tutti i testimoni. Ma da qui a pensare agli abusi ce ne passa. “Mi batte forte il cuore”, “Quando dico le omelie non faccio che pensare a te”, “Sei bellissimo”. Sono alcune delle frasi che don Giglio avrebbe detto al ragazzo riferite durante l’incidente probatorio al quale hanno assistito entrambi gli indagati. “I toccamenti sono cominciati quando ho confessato a don Giglio di aver avuto rapporti sessuali con Fossanova”, ha aggiunto. Il tutto va collocato nel clima che si respirava nella comunità con una predicazione fatta di punizioni e minacce. Il modo in cui era predicata la dottrina era già stata al centro di un procedimento della Santa sede perché al di fuori dei dettami e dei canoni della chiesa.

    La comunità è stata chiusa a dicembre e sicuramente l’indagine sulle presunte violenze sessuali ha accelerato la decisione. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare una memoria. Poi la procura deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.

  • Presunti abusi sui Discepoli dell’Annunciazione, si affievoliscono le accuse su 10 indagati

    Presunti abusi sui Discepoli dell’Annunciazione, si affievoliscono le accuse su 10 indagati

    Novità nell’inchiesta della Procura di Prato sui presunti abusi sessuali all’interno dell’associazione di fedeli dei Discepoli dell’Annunciazione, che vede indagati 12 ex membri della comunità, sciolta lo scorso dicembre con provvedimento della Santa Sede per motivazioni indipendenti rispetto a quelle dell’inchiesta penale, legate a gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all’interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti.

    Venerdi scorso, dinanzi al gip del Tribunale di Prato, si è tenuto l’incidente probatorio per ascoltare, alla presenza dei legali dei due indagati, uno dei due fratelli che hanno denunciato di aver subito abusi sessuali negli anni passati. Il giovane, che oggi ha 28 anni, ha chiamato in causa il fondatore della comunità religiosa, il sacerdote veronese don Giglio Gilioli e un altro allora esponente dei Discepoli (un laico che non ha mai preso i voti) accusandoli di averli molestati quando lui era ancora minorenne, oltre dieci anni fa. Ai fatti non avrebbe assistito nessuno; l’inchiesta, che dalla fine di gennaio scorso ha cercato di scandagliare l’ambiente dei Discepoli dell’Annunciazione, ascoltando oltre 40 giovani avvicinatisi negli anni alla comunità, non ha portato alla luce altre presunte vittime oltre ai due fratelli pratesi.

    Se il racconto del fratello maggiore è ritenuto attendibile dagli inquirenti, al punto da essere stato sottoposto ad incidente probatorio, sembrano perdere consistenza le accuse del fratello minore, il quale aveva denunciato di aver subito violenze sessuali di gruppo all’interno della comunità, portando all’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone. Il ragazzo è stato sottoposto a consulenza psichiatrica, per valutarne l’attendibilità, e al momento la Procura non ha avanzato richiesta di incidente probatorio per “cristallizzare” le sue dichiarazioni rese nei mesi scorsi, quando i presunti ricordi traumatici erano riaffiorati alla memoria grazie ad un percorso psicoterapeutico con tecniche EMDR, di desensibilizzazione e riprocessamento tramite movimenti oculari, una metodica che punta a facilitare il meccanismo di autoguarigione nel paziente, stimolando l’elaborazione delle informazioni nel suo cervello.
    Allo stesso percorso psicanalitico si sarebbe avvicinato il fratello maggiore, dopo aver fatto denuncia agli inquirenti.

  • Morto Georg Ratzinger e con lui i segreti dei 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona

    Morto Georg Ratzinger e con lui i segreti dei 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona

    Morto Georg Ratzinger, fratello del Papa emerito Benedetto XVI, è morto a 96 anni.

    Georg Ratzinger, come il fratello Joseph, venne ordinato sacerdote il 29 giugno del 1951 nel Duomo di Frisinga.

    Il Papa emerito gli aveva fatto visita due settimane fa, il 18 giugno, proprio per dargli il suo addio.

    Muoiono con lui i segreti sui 547 bimbi abusati da preti nel coro di Ratisbona.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2017/07/19/germania-abusi-su-547-ragazzi-del-coro-cattolico-di-ratisbona/

  • Prete violenta per 30 anni bambini di un collegio. Le vittime: “Notti da incubo voleva facessimo sesso.

    Prete violenta per 30 anni bambini di un collegio. Le vittime: “Notti da incubo voleva facessimo sesso.

    Un ragazzo ha raccontato gli abusi subiti, assieme al fratello, quando avevano rispettivamente 13 e 14 anni, insieme ad altri 15 compagni di collegio.

    «Le notti erano diventate un incubo di paura, un inferno di vessazioni fisiche e psicologiche», per le visite notturne del loro tutore, ha raccontato il ragazzo, che ancora soffre le conseguenze delle violenze subite.

    Il Papa ordinò la riapertura del caso e, dopo un primo processo, il Vaticano condannò il sacerdote a un anno di sospensione della sua attività di parroco.

    Ora il prete, Manuel Ramos Gordón, è tornato tranquillamente ad esercitare la vocazione, in Spagna.

  • Ascoli, abusi sessuali su due fratellini nella “comunità spirituale”: il “santone” finisce in manette

    Ascoli, abusi sessuali su due fratellini nella “comunità spirituale”: il “santone” finisce in manette

    ASCOLI – Un bergamasco di 50 anni è stato arrestato dai carabinieri di Almenno San Salvatore perchè accusato di abusi sessuali su due fratelli (bambino e bambina). I fatti contestati risalgono tra il 2012 e il 2014 in provincia di Ascoli e a Fermo, luoghi dove il cinquantenne orobico, secondo l’accusa, , aveva costituito una sorta di «comunità» di studio e meditazione su tematiche asseritamente spirituali e di crescita interiore a cui partecipavano diversi adulti, anche provenienti da altre regioni, e nella quale aveva il ruolo di indiscusso maestro e guida spirituale.

    Le indagini sono state inizialmente sviluppate dai carabinieri di Almenno San Salvatore a luglio 2019 e quindi sono state coordinate da Procura della Repubblica di Ascoli che ha svolto direttamente investigazioni in provincia di Bergamo e ha delegato molte attività anche di tipo tecnico alla propria sezione di polizia giudiziaria e al Nucleo Investigativo di Ascoli.

    https://www.corriereadriatico.it/ascoli_piceno/ascoli_abusi_sessuali_due_fratellini_comunita_spirituale_santone_manette_ultime_notizie-5157732.html?fbclid=IwAR3vqze54JXLuYQXrom2mjGXBByuW5njPIeylTZrxDyLMEyQ7jrSK8wvSeQ

  • Non luogo a procedere per padre Giovanni Salonia

    Non luogo a procedere per padre Giovanni Salonia

    La querela presentata cinque anni dopo la fine della terapia di psicanalisi

    Ragusa – Non luogo a procedere per padre Giovanni Salonia, il frate cappuccino ragusano, psicanalista di fama, accusato di violenza sessuale da una suora. Lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Roma Daniela Camarico D’Auria.

    Salonia era stato nominato vescovo ausiliare dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. Ma, dopo un dossier contro di lui arrivato in Vaticano, il frate ha rinunciato anche se la commissione pontificia che ha valutato le accuse le ha definite come “un emotivo florilegio di pettegolezzi e calunnie”.

    Papa Francesco, il 15 settembre del 2018 lo volle incontrare nella sua visita a Palermo.

    Una suora, che era stata sua paziente nel periodo fra il 2009 e 2013 lo denunciò, sostendo di aver subito abusi sessuali. Ma l’accusa non ha retto. La difesa, sostenuta dagli avvocati Pierpaolo Dell’Anno e Antonio Di Pasquale, ha puntato sulla tardività della querela, presentata nel 2018, ben cinque anni dopo la fine della terapia.

    https://www.ragusanews.com/2020/02/29/giudiziaria/non-luogo-a-procedere-per-padre-giovanni-salonia/106238