Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: frate

  • Pedofilia, per la Cei c’è l’obbligo morale di denuncia (ma non quello giuridico)

    Pedofilia, per la Cei c’è l’obbligo morale di denuncia (ma non quello giuridico)

    Non più solo denunce alle autorità ecclesiastiche: di fronte a casi di pedofilia e abusi su minori commessi da un religioso, i confratelli o superiori devono denunciare alle autorità civili

    CITTÀ DEL VATICANO La novità era annunciata da quando a fine febbraio, alla vigilia dell’incontro sugli abusi voluto da Francesco in Vaticano, il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, spiegò al Corriere che era necessaria una «collaborazione attiva con le autorità civili» e ci sarebbe stata un’«ampia consultazione» tra i vescovi per arrivare a stabilire l’obbligo si segnalazione «nel rispetto della legge civile e della privacy della vittima e dei suoi familiari».

    Intorno a quell’espressione, «nel rispetto della legge civile», ruota il problema che la Chiesa italiana ha cercato di risolvere negli ultimi anni, al principio con una timidezza eccessiva: il Vaticano rimandò indietro la prima versione delle linee guida perché fosse rafforzata. Formalmente, nell’ordinamento giuridico italiano, il vescovo non è un pubblico ufficiale e quindi non ha l’obbligo giuridico di denunciare, a differenza di altri Paesi come la Francia. Il 7 maggio, il Motu proprio di FrancescoVos estis lux mundi, «Voi siete la luce del mondo», ha segnato una svolta importante contro i crimini pedofili e gli abusi sessuali nei confronti delle donne, in particolare le religiose: tra le nuove norme e procedure vincolanti per la Chiesa in tutto il mondo, ha stabilito l’obbligo di aprire entro un anno sportelli pubblici in ogni diocesi, per raccogliere le denunce di abusi sessuali, e l’obbligo per preti, religiosi e religiose di «segnalare tempestivamente» ogni crimine alle autorità ecclesiastiche. Alle autorità ecclesiastiche, non a quelle civili: anche in questo caso si rimandava alle diverse legislazioni dei singoli Paesi.

    E qui sta il punto controverso: cosa impedisce alla Chiesa di imporre ai sacerdoti la denuncia a magistratura civile o polizia anche nei Paesi, come l’Italia, dove non c’è un obbligo di legge? Perché la Chiesa non può definire da sé un obbligo vincolante? L’arcivescovo di Malta Charles Scilcuna, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede e uomo di punta del Vaticano nella lotta contro la pedofilia, ha riposto così al Corriere: «La Santa Sede, facendo una legge universale, deve ricordarsi della diversità delle culture e delle scelte che fanno le autorità civili. Dare un tipo di normativa universale che impone un obbligo non previsto dalle leggi degli Stati sarebbe un’ingerenza». Quindi ci dovrebbe pensare lo Stato a colmare la lacuna? «Sì. Io non oserei mai dire a uno Stato cosa deve fare, lo Stato lo sa. Il mio dovere è dire ai cattolici che abbiamo il dovere di obbedire alla legge del Stato». Per questo le nuove linee guida della Cei parlano di «obbligo morale», anche se non giuridico: un obbligo morale che, per un vescovo, dovrebbe peraltro essere altrettanto vincolante della legge.

    https://www.corriere.it/esteri/19_maggio_23/pedofilia-la-cei-c-l-obbligo-morale-denuncia-ma-non-quello-giuridico-b3221e4e-7d69-11e9-bf38-280379b6a560.shtml?refresh_ce-cp

  • “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

    “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

    “Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili sta indignando la cattolicissima Polonia. Il film è stato pubblicato sabato su YouTube e ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori. Lo scandalo pedofilia all’interno del clero polacco ha investito in pieno anche il governo conservatore, strenue difensore della Chiesa.

    “Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili, sta suscitato un’ondata di indignazione nella cattolicissima Polonia. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il film è stato finanziato grazie alle micro donazioni degli stessi spettatori attraverso una piattaforma di crownfunding. Da sabato, giorno della sua pubblicazione su YouTube, ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori.

    Il documentario inizia con la storia di Anna Misiewicz, una donna di 39 anni, che trova il coraggio di affrontare padre Jan A., un anziano sacerdote che l’ha molestata quando era bambina. Misiewicz ritorna in una parrocchia a Topola, un villaggio vicino a Cracovia, con una telecamera nascosta per chiedere conto al prete degli abusi. “Voglio sapere perché lo ha fatto, avevo solo 6 o 7 anni”, afferma emozionata. “Si rende contro – prosegue – che sono ancora impaurita? Che ho gli incubi di notte e non riesco a dormire?” Quando ricorda al parroco pedofilo i momenti in cui la baciava e le prendeva le mani per masturbarsi, padre Jan ammette: “So che non avrei dovuto farlo, non avrei dovuto toccarti o baciarti, so che non dovrei aver avuto queste stupide passioni”. “Mi dispiace tantissimo – prova a giustificarsi – è stata opera del diavolo”.

    Il docu-film presenta nuove prove sulla pedofilia di molti preti polacchi e di come, invece di essere cacciati dalla chiesa o denunciati alla polizia, i sacerdoti abusatori venissero semplicemente trasferiti in altre parrocchie. Un’altra vittima, Marek Mielewczyk, racconta di aver subito abusi sessuali all’età di 13 anni. Il prete gli aveva ordinato “di non dire a nessuno quello che era successo”, nemmeno durante la confessione. “Non dirlo a nessuno” affronta anche il caso del reverendo Dariusz Olejniczak, che nonostante gli abusi a bambine di 7 anni, ha continuato a stare in contatto con i giovani per diverso tempo. Domenica, il giorno dopo la pubblicazione del film denuncia, Olejniczak ha annunciato che abbandonerà il clero.

    Lo scandalo ha costretto la gerarchia cattolica a riconoscere le proprie colpe. “Mi scuso per ogni ferita inflitta al popolo della chiesa”, ha detto l’arcivescovo Wojciech Polak. Anche il nunzio apostolico in Polonia, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, ha voluto inviare un messaggio di solidarietà alle persone che hanno subito gli abusi. “Il papa è molto preoccupato per l’accaduto – ha detto Pennacchio – ed esprimiamo la nostra compassione”. Altri membri della Chiesa polacca, invece, non hanno apprezzato le denunce di pedofilia. Come l’arcivescovo di Danzica, Leszek Slawoj Glodz, il quale ha affermato di avere di meglio da fare che guardare il film. In Polonia, dove la Chiesa è un’istituzione rispettata e potente, espressione dell’identità nazionale, il docu-film dei fratelli Sekielski ha scosso le coscienze. “Perché i preti commettono tali crimini? Perché i vescovi non hanno reagito come avrebbero dovuto? Perché, per anni, ha prevalso tra il clero la cospirazione del silenzio?” si chiede il giornalista Andrzej Gajcy, condividendo in parte le domande di molti altri polacchi.

    Il clamore suscitato dai casi di pedofilia nel clero polacco ha investito anche la politica. Grzegorz Schetyna, leader di Piattaforma civica, il principale partito di opposizione, ha chiesto una commissione governativa per indagare su come il clero abbia affrontato gli abusi sessuali dei suoi membri. Sebastian Wierzbicki, di Alleanza della sinistra democratica (Sld), ritiene che il documentario “mostri che la Chiesa cattolica ha un enorme problema con la pedofilia, problema celato da anni. I fatti scioccanti emersi dal documentario mostrano che la questione riguardava anche i più importanti dignitari della Chiesa polacca. Sono contento che questo film sia stato mostrato”. Jarosław Kaczyński, il leader del partito al governo Diritto e giustizia (PiS), ha promesso di aumentare le pene per gli abusi sui minori fino a 30 anni di carcere. Allo stesso tempo, però, ha difeso con forza il corpo ecclesiastico polacco. “Chi vuole attaccare e distruggere la nazione polacca, prima attacca la Chiesa”, ha dichiarato il politico conservatore. A poco più di una settimana dalle votazioni europee, secondo alcuni analisti, la stretta alleanza tra clero e il partito Diritto e giustizia potrebbe avere anche delle conseguenze elettorali. “Non sono sicuro che il film sia un punto di svolta, ma certamente non aiuta il PiS”, ha affermato Marek Migalski, politologo presso l’Università della Slesia.

    La pedofilia all’interno del Chiesa polacca era già emersa a marzo quando la Conferenza episcopale ha reso noti centinaia di casi di violenze sessuali su minori. I numeri, mostrati durante una conferenza stampa da padre Wojciech Sadlon, lasciano senza parole: 625 minori, di cui 345 al di sotto 15 anni di età; ben 382 casi di sacerdoti e persino suore che hanno abusato sessualmente di minori tra il 1990 e il 2018. “Sappiamo che questa è ancora solo la punta dell’iceberg”, ha detto il gesuita Adam Zak, coordinatore per la protezione dell’infanzia e gioventù nell’episcopato.

    https://www.fanpage.it/non-dirlo-a-nessuno-il-documentario-choc-sui-preti-pedofili-sconvolge-la-polonia/

  • Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

    Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

    Il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra

    Aurora Vigne

    Abusare, e poi nascondere. Una modalità già vista questa dei preti pedofili che ora emerge con forza da un nuovo documentario girato in Polonia.

    Al centro di questo lungometraggio, appunto, i casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici. Il docufilm, che su YouTube ha avuto oltre sette milioni di visualizzazioni, da quando è stato pubblicato sabato scorso ha provocato un’ondata di reazioni indignate.

    Intitolato “Tylko nie mòw nikomu” (Ma non dirlo a nessuno) e realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra.

    Le reazioni della Chiesa polacca hanno spaziato tra chi ha chiesto scusa “per gli errori”, come l’arcivescovo e primate di Polonia Wojciech Polak, a chi si è barricato dietro un no comment, come l’arcivescovo di Danzica, Slawoj Glod, il quale ha detto di “non aver visto il documentario”. L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, invece, ha bollato il film come un modo di “fare politica miserabile, basandosi sulle menzogne”.

    Jaroslaw Kaczynski, leader del partito nazionalista al governo Diritto e giustizia, ha annunciato che si preparano modifiche al codice penale per inasprire le pene a chi commette abusi su minori. “Le pene potrebbero arrivano fino a 30 anni di carcere”, ha avvertito Kaczynski, nel pieno della campagna elettorale per le Europee del 26 maggio. Al momento, per gli abusi sessuali su bambini al di sotto di 15 anni, in Polonia sono previste pene fino a 12 anni di carcere.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/polonia-docufilm-sui-preti-pedofili-che-fa-indignare-paese-1693815.html?mobile_detect=false

  • NON LO DIRE A NESSUNO | Film documentario completo di Tomasz Sekielski Sub-ITA

    NON LO DIRE A NESSUNO | Film documentario completo di Tomasz Sekielski Sub-ITA

    Il documentario indipendente dei fratelli Tomasz e Marek Sekielski.

    Questa è la verità sulla Chiesa cattolica in Polonia.

    Il film è stato interamente finanziato dagli spettatori via Patronite.pl.

    ————-

    SUB: http://youtube.com/channel/UCmuaurR3F…

    FB: https://www.facebook.com/Sekielski TT: @sekielski

  • Pietro Orlandi: “Senza corpo Emanuela la cerco viva”

    Pietro Orlandi: “Senza corpo Emanuela la cerco viva”

    “Forse in Vaticano si sono resi conto che è inutile continuare a negare, a non collaborare, anche se il comportamento che hanno avuto in passato non potrò mai cancellarlo. Noi questa collaborazione la chiediamo da tanti anni, l’apertura di un’inchiesta interna al Vaticano la chiediamo da molti anni. Io mi auguro che ora ci sia la volontà e soprattutto l’onestà di portare avanti le cose”. Lo sottolinea Pietro Orlandi, fratello di Emanuela scomparsa nel nulla 36anni fa, intervenendo a Radio Cusano Campus a ‘La Storia Oscura’.

    “Io – ha osservato Orlandi – finché non vedo il corpo di mia sorella, sento il dovere di cercarla viva, però come sensazione mia, da fratello, sento che c’è qualcosa in più questa volta in merito a quella tomba nel cimitero teutonico vaticano rispetto alle segnalazioni del passato. Ripeto, perché le segnalazioni che abbiamo ricevuto nell’ultimo anno e mezzo, sono tutte interne alla Santa Sede; e non possono non essere arrivate anche ai vertici del Vaticano”.

    “Io mi auguro che stavolta ci sia la volontà di fare chiarezza. Forse qualcosa si muove anche grazie alla nostra insistenza legale, grazie all’avvocato Laura Sgrò che non è un avvocato qualunque ma è uno dei pochi avvocati che hanno il patrocinio presso la Santa Sede e ha avuto un ruolo importante nell’inchiesta ‘Vatileaks’. Io mi auguro che ora ci sia la volontà e soprattutto l’onestà di portare avanti le cose. E mi auguro che se anche non si trovasse nulla in quella tomba al cimitero teutonico una volta aperta, non si fermino lì, per capire il perché di quelle segnalazioni che ci sono arrivate: non segnalazioni anonime ma interne al Vaticano e che ci hanno indirizzato su quella tomba. Questa pertanto è già una cosa da chiarire. Ma io spero e penso che le indagini saranno ad ampio raggio, perché noi nell’istanza che abbiamo presentato non abbiamo chiesto solo l’apertura di quella tomba ma abbiamo chiesto anche una serie di indagini legate alle incongruenze che ci sono state in tutti questi anni. Mi riferisco anche alle inchieste fatte dalla magistratura italiana”.

     

     

  • Già sott’inchiesta per pedofilia ma confessava

    Già sott’inchiesta per pedofilia ma confessava

    In mezzo ai bambini fino a marzo dell’anno scorso, il prete accusato di pedofilia dall’inchiesta della Procura di Lecce e dalla telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it. Quel sacerdote alla soglia dei 70 anni venne chiamato in una parrocchia del Nord Salento per confessare i bambini in procinto di prendere la prima comunione. Erano in tanti ad approcciarsi al sacramento dell’Eucarestia e per questo c’era bisogno di altri confessori per ascoltare quelle anime pure.
    E’ uno dei risvolti che sta facendo emergere il queste ore il tam tam mediatico su quel prelato scatenato soprattutto dalla pubblicazione della telefonata di 12 minuti con un ex parrocchiano. Quell’uomo che oggi ha 40 anni e che ha presentato la denuncia in Procura che ha dato vita all’inchiesta penale sulla quale pende la prescrizione, trattandosi di fatti – comunque da accertare – risalenti a 30 anni fa.
    Quella telefonata è nel fascicolo della Procura. Anche perché contiene quelle che sembrano ammissioni senza alcuna remora sulle attenzioni morbose avute all’epoca per quel parrocchiano da quando aveva 9 anni fino ai 16 anni, come ha poi denunciato l’interlocutore. Cose normali – il messaggio che cerca di fare passare il prelato in quella telefonata – come se gli abusi sui ragazzini costituissero un percorso obbligatorio della crescita: «Lo so mena, poi lo superiamo. Vedrai non vuoi che le superiamo. Il vescovo sa di me, vai a parlargli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare. Basta che mi perdoni. Questo mi interessa. Dì quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato». Poi passa al dialetto, il prete. Probabilmente per rendere più colloquiale il concetto: «Ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare. Io prego sempre per te».
    Un colloquio che risale al 2016, quando il sacerdote venne a sapere che il ragazzino oggetto delle sue attenzioni a sondo sessuale, stava per sposarsi. Gli chiede l’Iban, per fargli un regalo in denaro. E lo invita anche a pranzo con il fratello. E se per lui sembra tutto normale, tutto superato, la reazione dell’interlocutore non è altrettanto cordiale. O forzatamente cordiale: per prima cosa gli chiede il perché di quegli abusi, quando era un bambino. La risposta è una ammissione: «E’ stata la natura, è stata una debolezza. Ma io ti ho voluto sempre bene. Mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato».
    Il risveglio del passato volutamente rimosso, nel 2016. Poi il ritorno in parrocchia l’anno scorso. E fu subito allontanato con una telefonata che gli comunicò la volontà del vescovo Domenico D’Ambrosio: sospensione a divinis, ossia divieto di concelebrare l’eucarestia e gli altri sacramenti. Provvedimento preso appena avviata l’inchiesta penale.
    In tempi più recenti monsignor Michele Seccia lo ha confinato in un monastero, in attesa che la Procura e la stessa Curia accertino le accuse di pedofilia.

    https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/gia_sott_inchiesta_per_pedofilia_ma_confessava-4334582.html

  • Vaticano, Papa Francesco per la prima volta sotto accusa: “Così sui preti pedofili ci prende in giro”

    Vaticano, Papa Francesco per la prima volta sotto accusa: “Così sui preti pedofili ci prende in giro”

    Domenica in Vaticano si è concluso il summit sulla pedofilia ma le vittime di abusi hanno criticato pesantemente le conclusioni mettendo “sotto accusa” la stessa azione di Papa Francesco. Il suo discorso non ha ottenuto l’approvazione da parte di chi in passato è stato abusato da sacerdoti o da altri esponenti della Chiesa. Così, come riporta il Messaggero, parte delle vittime si è radunata in piazza San Pietro per contestare una dissertazione troppo sociologica anziché pratico-risolutiva del fenomeno.

    Jean Marie Furbringer, un 55enne di Losanna, si è fatto portavoce delle istanze più comuni. Da bambino è stato abusato da un frate della scuola in cui era iscritto e oggi, dopo il trauma, è uno degli attivisti di Sapec, l’organizzazione elvetica che contro la pedofilia clericale. “Il summit convocato da Papa Francesco era una opportunità molto interessante (…) peccato che il discorso del Papa al termine del vertice sia stato così deludente. Si è limitato a ribadire che il problema degli abusi è globale e non riguarda solo la Chiesa (…) Mi sarei aspettato una analisi più diretta. Noi vittime avremmo voluto sapere che cosa fa il Papa già da domani con i vescovi che hanno insabbiato pedofili”.

    Il pontefice, in una Sala Regia gremita di vescovi e cardinali, ha promesso che “è giunta l’ora di collaborare insieme per sradicare tale brutalità dal corpo della nostra umanità”, ma di fatto, oltre alla promessa che all’interno della Chiesa non ci sarà più spazio per la violenza, non sono state indicate le misure con le quali si farà fronte al problema. Le vittime, dalla loro parte, reclamano trasparenza in tutte le fasi del processo, a partire dall’abolizione del segreto pontificio nei processi canonici e sull’esito delle sentenze. Più di ogni cosa però gli preme che gli uomini di Chiesa colpevoli vengano puniti severamente, così come coloro che coprono gli abusi.

  • LANCIANO, IN AULA IL CASO DI DON ANDRÈ LUIZ FACCHINI: SFILANO I TESTIMONI DELLA DIFESA

    LANCIANO, IN AULA IL CASO DI DON ANDRÈ LUIZ FACCHINI: SFILANO I TESTIMONI DELLA DIFESA

    LANCIANO, 19 febbraio – Sfilano i testimoni della difesa, in tribunale a Lanciano, nel processo a carico di don Andrè Luiz Facchini, che secondo la Procura, attraverso le sue imposizioni, avrebbe cagionato la destabilizzazione della psiche di alcuni suoi adepti, finiti in cura.

    “Non abbiamo mai visto frustate sulla schiena con la corona del rosario, né don Andrè ci ha mai imposto ferree regole – hanno detto i sette testimoni ascoltati -. C’era assoluta libertà di ognuno di fare penitenza sia strisciando con le ginocchia a terra o baciare il pavimento come devozione penitenziale. Era una buona guida spirituale”.

    I testimoni hanno contraddetto l’impostazione dell’accusa, che ipotizza i reati di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche.

    L’imputato è fondatore della Legio Sacrorum Cordium, associazione creata all’interno della parrocchia di Sant’Agostino a Lanciano e non riconosciuta dalla Curia.

    La fase dibattimentale, e forse la sentenza, è stata fissata dal giudice Andrea Belli al prossimo 18 luglio.

    Il presbitero è anche parte offesa per le lesioni cagionategli da due fratelli il 28 ottobre 2011, uno di loro era un ex associato alla Legio, che lo avrebbero aggredito alle 2.30 di notte vicino alla loro abitazione, dove don Andrè si era recato.

    Dopo l’apertura dell’indagine don Andrè è tornato in Brasile e lo scorso dicembre è stato sorpreso nella sua città natale Umuarama da una troupe della trasmissione televisiva ‘Le Iene’.

    Lanciano, in aula il caso di don Andrè Luiz Facchini: sfilano i testimoni della difesa

  • Il terremoto “zio Ted” nella Chiesa. Affonda McCarrick, ma la macchia pedofilia non si argina più

    Il terremoto “zio Ted” nella Chiesa. Affonda McCarrick, ma la macchia pedofilia non si argina più

    Francesco decide di spretare l’anziano e potentissimo cardinale dopo accuse sconvolgenti. Una condanna eccellente, che si profila la prima di una lunga serie

    Per quanto attesa e annunciata, la laicizzazione dell’ex cardinale McCarrick, cioè del più potente esponente della gerarchia cattolica nell’arco di trent’anni – e sotto tre Pontefici – è deflagrata oggi come una bomba. Del resto si tratta di una decisione che non ha precedenti nell’arco di due millenni cristiani. Una condanna “eccellente”, anche perché Papa Francesco vuole arrivare alla Conferenza mondiale della prossima settimana sugli abusi sui minori con i compiti fatti.

    La decisione è stata presa in via amministrativa, cioè senza un vero proprio processo, ma con il pieno contraddittorio con gli avvocati di McCarrick. Ed è per questo che è stata così rapida. McCarrick ha ormai 88 anni ed è più utile alla Chiesa da spretato che da prete penitente. Francesco non aveva alternative, dopo quanto è emerso, e soprattutto dopo l’anatema lanciato contro lo stesso Papa dall’ex Nunzio Carlo Maria Viganò, che aveva affermato di aver personalmente informato il Pontefice delle sanzioni comminate da Benedetto XVI allo “zio Ted” (questo il soprannome con cui si faceva chiamare dal ragazzino , figlio di amici di cui ha abusato dagli 11 anni e per 18 anni). Ma è anche vero che la notizia di abusi su un minore è stata resa nota dalla vittima solo questa estate.

    Al tempo stesso la laicizzazione (che è la sanzione più grave possibile) è un chiaro segnale per tutta la gerarchia cattolica. Come ha dichiarato a Reuters l’arcivescovo Charles Scicluna, il massimo investigatore sugli abusi sessuali della Chiesa, il fatto che McCarrick sia stato spretato è la dimostrazione che “nemmeno i vescovi sono al di sopra della legge”. Concetto ribadito anche dal Presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, Daniel Di Nardo. “Non si faranno sconti a nessuno” ha dichiaro padre Federico Lombardi, l’ex Portavoce della Sala Stampa vaticana, ora portavoce dell’imminente summit sulla pedofilia.

    Anzi,l’ex arcivescovo di Washington potrebbe essere il primo di una serie. In attesa, ad esempio , che si concluda il secondo processo contro il cardinale George Pell in Australia, che parte il 5 marzo. Pell è per età ancora un cardinale elettore in un prossimo Conclave, e il Papa intende preservare il sacro collegio anche da possibili interferenze esterne. Visto che il 1 ottobre 2018 un gruppo di facoltosi americani ha assunto un gruppo di ex agenti dell FBI per preparare dossier sui porporati che dovranno eleggere il successore di Francesco. È la cosiddetta operazione “Red Hat Report” , “Berretta rossa”, su abusi e corruzione. Tanto per farsi un’idea, uno degli ex agenti FBI faceva parte del gruppo investigativo sul boss della droga ‘El Chapo ‘Guzman.

    Le rivelazioni intanto continuano a valanga e non c’è giorno che diocesi degli Stati Uniti non pubblichino una lista di “preti credibilmente sospettati”. Si tratta di centinaia di casi che hanno potuto rimanere nell’ombra per decenni a motivo delle coperture date dai vescovi. Oggi è stata la volta della diocesi di Brooklyn. Ma ieri è stato il Nunzio a Parigi, un arcivescovo, a finire sotto inchiesta dopo la denuncia della Municipalità di Parigi. Un rappresentante di “BishopAccountability.org“, Anne Barret Doyle, ha dichiarato che ci sono altri 94 vescovi che dovrebbero essere laicizzati.

    Quasi certamente la decisione di oggi non basterà. Né alla Chiesa né al Pontificato. Il fronte tradizionalista e i sostenitori dell’ex Nunzio Viganò (che oggi si è rifatto vivo intervenendo sul prossimo summit) ritengono che “il sistema McCarrick, continui dopo McCarrick”. E fanno i nomi dell’appena nominato Camerlengo, Kevin Farrell e del cardinale di Chicago Cupich, scelto da Francesco per guidare il vertice mondiale contro gli abusi che si apre il prossimo 21 febbraio. Entrambi indicati come “protetti” di McCarrick.

    In sostanza gli antagonisti di Francesco sostengono che il “Mccarrickismo continua dopo McCarrick”. A questo proposito il Wall Street Journal scrive oggi di “frizioni” tra il Papa e il cardinale di Boston Seán O’ Malley, il frate cappuccino che, dopo l’elezione nel 2013 del pontefice, era stato incaricato di coordinare la risposta della chiesa allo scandalo della pedofilia, come Presidente dell’apposita Commissione pontificia, che però si è rivelata poco efficace e ha ‘perso’ per strada almeno tre componenti ( di cui due sopravvissuti).

    Secondo quanto riporta il quotidiano americano, che cita “una persona che li ha visti assieme”, le interazioni tra Papa e cardinale, “in precedenza amichevoli e spontanee, sono diventate tese e formali”. E sempre il Wall Street Journal afferma che l’influenza di O’Malley sul Papa è calata al punto che in novembre Francesco lo ha escluso dal comitato organizzativo del vertice, un appuntamento nato da un’idea dello stesso cardinale. In realtà però è stato proprio il caso McCarrick a mettere nei guai O’ Malley, che è anche diventato nel frattempo presidente della Papal Foundation, la ricchissima fondazione ideata da McCarrick per finanziare dagli USA il Vaticano.

    L’uomo che da ragazzino è stato abusato dallo “Zio Ted”, Jaimes Grein, ascoltato da un prelato inviato dal Vaticano per raccogliere la sua testimonianza, ha rivelato che il Vaticano aveva “bisogno” di McCarrick. Del suo potere nel “sostenere” finanziariamente il pontificato di Giovanni Paolo II, dopo la fine di Marcinkus. Tanto potente da determinare la transizione da un Papa all’altro, come esponente di spicco della cosiddetta “mafia di San Gallo”, il gruppo di cardinali che si riuní in Svizzera dal 1993 al 2006, rivelato in un libro autobiografico di uno di loro, il cardinale emerito di Bruxelles, Godfried Danneels.

    Come asseriva il perfido Presidente americano Frank Underwood nella serie tv House of Cards, “tutto al mondo ha a fare con il sesso, tranne il sesso. Il sesso ha a che fare con il potere”. E se mai c’è una storia in cui questo è vero è la storia di Theodore McCarrick. Un potere globalizzato per trenta anni: dentro la Chiesa, in Vaticano, negli Stati Uniti , in Italia e in Cina.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/16/il-terremoto-zio-ted-nella-chiesa-affonda-mccarrick-ma-la-macchia-pedofilia-non-si-argina-piu_a_23671117/

  • La diocesi di Brooklyn pubblica i nomi di 108 preti pedofili

    La diocesi di Brooklyn pubblica i nomi di 108 preti pedofili

    Continua l’opera di disvelamento della Chiesa americana. Nei giorni scorsi cinque diocesi del New Jersey avevano pubblicato altri 180 nomi. Prima condanna per pedopornografia

    A pochi giorni dal summit in Vaticano che per volontà del Papa vedrà riuniti i capi della Chiesa cattolica per affrontare il tema della pedofilia, la diocesi di Brooklyn ha pubblicato un elenco di oltre 100 preti che si sono credibilmente macchiati di abusi nei confronti di minori.

    L’annuncio è solo l’ultimo di una serie di rivelazioni che stanno scatenando un terremoto nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi cinque diocesi del New Jersey hanno pubblicato i nomi di altri 180 preti accusati di pedofilia.

    La pubblicazione delle liste è un’operazione che riguarda solo gli Stati Uniti, dove sull’onda del successo del “Caso Spotlight”, la fortunata pellicola che riprendeva l’indagine del Boston Globe sulle coperture dell’arcivescovo Bernard Francis Law, sostituito nel 2003 e oggi sul banco degli imputati, le pressioni in America si sono fatte crescenti.

    A sostituire Law c’è oggi Sean O’Malley, il frate cappuccino della «tolleranza zero» nei confronti dei pedofili. L’uomo diventato punto di riferimento di papa Francesco ma tanto duro da aver avuto recenti screzi con lo stesso Pontefice sul caso dei sacerdoti cileni.

    Le liste sono un segnale di “espulsione” dei pedofili dalla comunità clericale. L’ennesimo segnale che il clima, con papa Francesco, è cambiato. Come dimostra anche l’introduzione di nuovi reati nel codice Che il clima con papa Francesco sia cambiato e che le liste siano un segnale di “espulsione” dei pedofili dalla comunità clericale, lo dimostrano anche le modifiche al codice penale che hanno introdotto nuove fattispecie di reato. Proprio oggi il Promotore di giustizia del tribunale vaticano, aprendo l’anno giudiziario al tribunale della Santa Sede, ha parlato della prima condanna per pedopornografia inflitta a monsignor Carlo Alberto Capella, ex consigliere alla nunziatura apostolica a Washington. Capella è stato condannato a cinque anni, il massimo della pena edittale, con le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti dovute al comportamento processuale dell’imputato che ha fornito la massima collaborazione e riconosciuto tutti gli addebiti. L’ex consigliere non ha proposto appello e per questa ragione sta già scontando la sua pena.