Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Caso Forteto, il Senato dice sì alla commissione d’inchiesta bicamerale

    Caso Forteto, il Senato dice sì alla commissione d’inchiesta bicamerale

    Approvato all’unanimità il disegno di legge

    Firenze, 11 settembre 2018 – Il Senato dice sì all’unanimità alla commissione d’inchiesta bicamerale sui fatti del Forteto, la comunità in provincia di Firenze nella quale furono commessi abusi sessuali su minori. Il disegno di legge passa a Roma con 266 sì e nessun voto contrario. “Sono convinto e lo auspico di tutto cuore che la costituenda Commissione d’inchiesta parlamentare riuscirà a chiarire le tante vicende tuttora colpevolmente oscure, legate alla sconvolgente vicenda della comunità mugellana”, dice Jacopo Alberti, consigliere regionale della Lega, già membro della Commissione d’indagine sul Forteto dell’Assemblea della Toscana.

    “Dopo anni di silenzio, il caso del Forteto è ancora una ferita aperta. È necessario accertare tutte quelle responsabilità rimaste nell’ombra attraverso l’istituzione di un’apposita commissione parlamentare di inchiesta che consentirebbe di far luce sulla terribile vicenda legata alla comunità del Forteto. Un luogo dove per 30 anni sono stati accolti minori in affidamento da famiglie con gravi problemi e dove sono stati commessi gravi abusi sessuali e violenze su minori”, dice il senatore di Fratelli d’Italia Filippo La Pietra.

    Per il caso del Forteto uno degli esponenti di spicco, Rdolfo Fiesoli, era stato condannato a quindici anni e dieci mesi.

  • Papa Francesco convoca a Santa Marta i cardinali consiglieri

    Papa Francesco convoca a Santa Marta i cardinali consiglieri

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Papa Francesco vista la crisi sollevata dal memoriale diffuso da monsignor Viganò – che ha provocato un largo movimento di protesta all’interno della Chiesa per come in passato sono stati protetti in Vaticano cardinali o vescovi abusatori, – ha convocato il Consiglio della Corona. Da stamattina fino a mercoledì ha chiamato a Santa Marta i cardinali consiglieri che compongono il C9 e che stanno lavorando da tre anni alla riforma generale della curia.

    Nel frattempo, da ambienti ultra conservatori americani, è filtrata la notizia che Papa Francesco ha dato mandato alla gendarmeria vaticana di raccogliere ogni informazione possibile per sapere dove si è rifugiato monsignor Viganò, da settimane nascosto all’estero in un luogo segreto perchè teme per la sua vita. E’ possibile che Viganò possa essere incriminato per avere divulgato nel suo dossier materiale riservato e coperto da segreto pontificio. Al momento il Vaticano non ha confermato nessuna di queste ipotesi ma i rumors si fanno sempre più potenti.

    Viganò nel memoriale di 11 pagine, che il Papa ha liquidato in modo sprezzante definendolo un «comunicato» – accusa cardinali e vescovi di comportamenti omissivi, mettendo in luce gli insabbiamenti che a vari livelli sarebbero avvenuti in Vaticano per proteggere l’ex cardinale McCarrick. Accuse pesantissime.

    La prossima settimana a Roma arriverà una delegazione di vescovi americani guidata dal cardinale Daniele DiNardo. Di Nardo aveva chiesto una udienza al pontefice subito dopo la pubblicazione del documento di Viganò spiegando che gli interrogativi contenuti in quei fogli meritavano una risposta e non il silenzio. «Occorrono risposte basate su prove e senza quelle prove si rischia che la reputazione di uomini innocenti venga macchiata da accuse false, mentre i colpevoli restano liberi di ripetere i peccati del passato». Il cardinale americano aggiungeva che sono giorni difficili per tutti «ed esprimiamo al Papa il nostro affetto fraterno mentre la ferita aperta degli abusi ci sfida ad essere fermi e decisi nella ricerca di verità e giustizia».

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_vigano_c9_cardinali_vaticano_pedofilia_abusi_usa-3964041.html

  • La Chiesa e gli scandali: nessuno può tirarsi indietro

    La Chiesa e gli scandali: nessuno può tirarsi indietro

    Non basta piangere. Non basta pregare. Questo è il tempo per aprire gli occhi, capire, e infine agire. Ma agire sul serio, tutti insieme. L’uragano che si sta scatenando sulla Chiesa a partire da Philadelphia con i tanti casi di abusi sessuali – senza dimenticare il duro memoriale dell’arcivescovo Viganò contro papa Francesco – non può essere liquidato con una scrollata di spalle, con frasi di circostanza («pochi casi isolati di servi infedeli, la struttura è sana»), con l’illusione che basti «congelarsi», non far nulla, aspettare e tutto si rimetterà a posto da sé. Lo scandalo è enorme.

    di Umberto Folena

    La quantità e (sigh) la «qualità» degli abusi su bambini, ragazzine, donne e seminaristi non lasciano dubbi: non sarà la regola, forse, ma neanche un’eccezione. La Chiesa non è stata capace di impedire che il marciume allignasse a lungo e in profondità dentro di sé. Era forse questo il «fumo di Satana» penetrato nella casa di Dio di cui un lontano 29 giugno 1972 parlò Paolo VI, sostanzialmente ignorato? Il cardinale Nicholas Di Nardo, arcivescovo di Houston, parla di «catastrofe morale». Va preso sul serio.

    Quanto sta accadendo, scrive Paola Lazzarini sugli «Stati generali», «è una cosa che spezza il cuore di ogni fedele, che mina alla radice la fiducia nel clero e, per chi è genitore, scatena paure difficili da controllare». È bene essere chiari: viviamo tempi terribili che potranno tramutarsi in tempi meravigliosi, se la comunità ecclesiale saprà operare, sul serio, quella conversione radicale a cui papa Francesco invitava lo scorso 20 agosto. Tempi terribili che però potrebbero trascinare la Chiesa verso un fatale declino, se non saprà operare uno scarto, assieme del cuore e delle opere, e dopo aver pianto e pregato, non agirà con determinazione. Tempi apocalittici che possono essere scongiurati, e tramutarsi in un tempo di grazia, se ogni pensiero e azione sarà nel segno della carità e della verità, unite.

    Se qualcuno in Italia si illude e pensa che in fondo si tratta di problemi della Chiesa americana, e dunque se la sbrighino loro, si sbaglia almeno due volte. Primo: nella Chiesa cattolica il problema del fratello più lontano è il problema di tutti. Secondo: un marciume tanto diffuso indica ormai senza scampo che ad aver bisogno di una profonda conversione non sono alcuni singoli «servi infedeli», o alcune Chiese nazionali, ma l’intera struttura.

    Il primo «peccato strutturale» da abbandonare è il clericalismo. È lui a indurre alcuni pastori a sopire, nascondere, celare il marcio nella convinzione che far scoppiare il bubbone danneggerebbe la Chiesa, ed è lei innanzitutto da salvaguardare, addirittura prima delle vittime, di persone – volto, carne e sangue di Cristo – violate. Il clericalismo spinge a tollerare le proprie infedeltà, i propri vizi, perfino le proprie perversioni perché il clericale si considera al di sopra di ogni giudizio ed è tanto inflessibile con il popolo quanto indulgente verso se stesso e i confratelli.

    Il clericalismo induce il pastore a concepirsi come guida solitaria, duce mai in discussione, non come servitore; spinge a non apprezzare il contributo dei laici, ritenuti mai abbastanza pronti, o forse soltanto «fuori» dal cerchio autosufficiente del clero; infine può indurre alcuni laici, in cerca di spazio, a clericalizzarsi, ossia ad assumere pensieri, linguaggio e comportamenti tipici del presbitero. L’antidoto al clericalismo è a disposizione da mezzo secolo e si chiama Concilio Vaticano II. Basta attuarlo, ponendo al centro dei processi educativi e formativi, di laici e clero, la comunità ecclesiale. Forse bisognerà avere il coraggio (c’è chi ha già cominciato) di affidare il candidato al sacerdozio alla sua comunità, dove continuerà a crescere e servire, studiando alla Facoltà teologica, seguito nel suo cammino spirituale, con numerosi momenti comunitari, ma sotto gli occhi di tutti, con periodiche verifiche del suo profilo umano, psicologico e spirituale.

    In questo tempo drammatico è inevitabile che le tentazioni fiocchino. Di quella dell’inerzia abbiamo detto. La più distruttiva è di chi potrebbe approfittare della crisi e dello sconcerto per ingaggiare una sorta di guerra civile nella Chiesa. Prigioniero della propria personale paranoia, coglie l’occasione per addossare la responsabilità della crisi su un nemico da combattere e annichilire: gli omosessuali, tutti potenziali pedofili; papa Bergoglio, «l’eretico», l’usurpatore; lo stesso Concilio. Una cosa va detta con chiarezza: la conversione ormai non più rimandabile è una vera «sfida», per l’impegno morale richiesto, ma da affrontare senza guerre, senza crociate, senza odio, senza altro male. Di male abbiamo fatto il pieno: fine. Niente livori, niente rigurgiti acidi, basta con l’apologetica sciatta alla disperata ricerca di nemici su cui riversare risentimento e odio.

    Un’ultima parola a chi, in questo tempo difficile, si ritrova il cuore colmo non di odio, per fortuna, ma di amarezza sì, fino a rischiare di restarne travolto e abbandonare la Chiesa stessa, per sfiducia. Questo è il tempo di restare e lottare. La Chiesa, con laici consapevoli di cosa comporti il dono del battesimo e presbiteri non clericalizzati, ha la forza di farcela, scrollandosi di dosso putrescenze, lentezze, ritualità mummificate, silenzi colpevoli. Può farcela ma nulla è scontato. E nessuno può tirarsi indietro. «Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi».

    https://www.toscanaoggi.it/Opinioni-Commenti/La-Chiesa-e-gli-scandali-nessuno-puo-tirarsi-indietro

  • Le vittime di pedofilia non se ne fanno nulla delle scuse, fossero anche quelle di un papa

    Le vittime di pedofilia non se ne fanno nulla delle scuse, fossero anche quelle di un papa

    Don Gennaro Matino Teologo e scrittore

    Le scuse non bastano. Patrik delle isole Aran ne è sicuro. Pescatore per quarant’anni, dura vita di mare, ha permesso ai quattro figli di trovare lavoro lontano dall’arido e fascinoso scoglio irlandese che conserva e custodisce ancora le tradizioni più antiche di gente che ha nel sangue il cristianesimo, da sempre cattolica e fedele al Papa.

    Ora guida i turisti con il suo minibus che si inerpica fin sopra il castello a raccogliere la spuma dell’onda che si infrange sulla meraviglia di colossi di pietra che innalzano guglie verso il cielo ora aperto, ora chiuso, ora a colori, ora in bianco e nero.

    Papa Francesco da poco ha incontrato le vittime dei predatori di bambini, preti che avrebbero dovuto loro consegnare la speranza e che invece l’hanno rubata, depredata, uccisa. Tanti qui, tanti in tante parti del mondo che certo non possono far dimenticare la gran parte degli uomini di chiesa che consumano la vita donando il vangelo, rischiando di proprio per la salvezza dei fratelli, ma questi criminali restano un onta, una vergogna, un dolore per tutti.

    E se si è giusti, ancora di più fa tremare il monito del Maestro: “Meglio sarebbe una macina al collo”. Non bastano le scuse, Patrik ne è convinto, lo dice con dolore, lo pensa davvero. “Belle parole, c’è bisogno di altro”.

    La chiesa sta vivendo una delle più tragiche crisi, un Papa eletto soprattutto per fare argine agli scandali che Ratzinger non riusciva ad arginare, a governare, la sua stanchezza originata dall’insopportabilità di un ambiente ostile e impraticabile, hanno consegnato a Francesco una storia da scrivere e riscrivere che cerca consensi che trova e poi perde, che lancia sfide di linguaggio che partano e poi si bloccano, che descrivono un nuovo agire ecclesiale che si infrange sul vecchio, che annunciano cambiamenti che non vengono poi regolati, legiferati, che convocano senza strutturare, che immaginano senza definire.

    E tra la corruzione che andava combattuta, la prima è la pedofilia, che da per tutto, in ogni ambiente miete vittime e non solo nella chiesa fa disastro di umanità, ma che qui resta insopportabile, inaccettabile, senza scuse. Ha ragione Patrik, le scuse non bastano, le prese di posizioni, le parole forti, le distanze non bastano a dare soddisfazione alle vittime di crimini così schifosi che non sanno che farsene delle scuse, fossero anche di un papa.

    C’è bisogno di altro: di riparazione anche se il delitto è così abominevole che resta irreparabile. Un segnale diverso, coraggioso, giusto, doveroso che si coniughi con parole come giustizia, punizione, ammenda, pena da scontare e soprattutto risarcimento delle vittime, fosse anche con l’impoverimento economico di tutta la chiesa che solo allora resterebbe davvero e autenticamente povera come dice e vorrebbe Francesco.

    Risarcimento delle vittime, da Francesco questo non lo ho ancora sentito, dai vescovi neppure: chi sbaglia paghi di suo, con il suo patrimonio, o altrimenti, “supplet ecclesia”. Chiedere ai tribunali ecclesiastici di fare il loro lavoro è nel diritto della chiesa, chiedere che i religiosi come e comunque cittadini non si sottraggano ai tribunali civili è dovere di ogni buon cristiano, ancor di più di un prete.

    È indubbio che in tempi oscuri si possano montare casi, dossier per colpire e affondare nemici e oppositori, anche l’accusa di pedofilia potrebbe essere una delle strategie diaboliche per colpire la chiesa e in essa tanti innocenti e per questo va vigilato, combattuto contro ogni menzogna o calunnia.

    Ma se la colpa è accertata, se il delitto è stato commesso nessuna scusa, nessun cedimento, nessuna complicità. Il perdono cristiano, anche quello arriva solo dopo la conversione, il pentimento, la soddisfazione della pena e il risarcimento. La chiesa vive un’ora buia, ma io credo e continuerò a farlo, che l’ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno.

  • Chaput: ho chiesto al Papa di annullare il Sinodo sui giovani

    Chaput: ho chiesto al Papa di annullare il Sinodo sui giovani

    L’arcivescovo di Philadelphia: in questo momento i vescovi non avrebbero alcuna credibilità a parlare di questo argomento
    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Ho chiesto al Papa di annullare il Sinodo». Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia, uno dei primi vescovi statunitensi a pubblicare una dichiarazione di solidarietà all’ex nunzio Carlo Maria Viganò che domenica scorsa ha chiesto le dimissioni di Francesco, ha rivelato di aver scritto al Pontefice. Per convincerlo a non celebrare il Sinodo dei vescovi in programma il prossimo ottobre, dedicato ai giovani.

    Chaput è intervenuto il 30 agosto 2018 al “Cardinal’s Forumˮ, un incontro annuale per la formazione accademica di seminaristi e la formazione permanente dei laici. L’incontro, che si è svolto al Seminario San Carlo Borromeo, aveva come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionaleˮ e vi hanno preso parte circa trecento persone.

    «Ho scritto al Santo Padre e l’ho invitato a cancellare l’imminente Sinodo sui giovani. In questo momento i vescovi non avrebbero assolutamente credibilità nell’affrontare questo argomento». È evidente la connessione con lo scandalo degli abusi sui minori scoppiato negli Stati Uniti con la pubblicazione del Pennsylvania report. Il portavoce della diocesi di Philadelphia Ken Gavin ha confermato che Chaput ha scritto al Pontefice, senza aggiungere altre informazioni.

    Non è confermato invece se la lettera dell’arcivescovo sia stata inviata a Francesco prima o dopo la pubblicazione del report dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò, che accusa Papa Bergoglio di aver coperto il cardinale molestatore e abusatore Theodore McCarrick arrivando a chiederne le dimissioni.

    Immediatamente dopo la pubblicazione del clamoroso “comunicatoˮ di Viganò, Chaput si era sentito in dovere di manifestare la sua solidarietà all’ex nunzio, attestandone la credibilità, senza aggiungere una parola sul Papa né sull’annessa richiesta di dimissioni.

    Ora l’arcivescovo di Philadelphia, che i confratelli vescovi statunitensi hanno eletto come uno dei loro rappresentanti al Sinodo, ritiene che questo andrebbe cancellato per prepararne un altro dedicato alla vita sacerdotale e alla responsabilità dei vescovi.

    http://www.lastampa.it/2018/08/31/vaticaninsider/chaput-ho-scritto-al-papa-chiedendogli-di-annullare-il-sinodo-sui-giovani-wS9QboiGNKhbx82Fwc6gRM/pagina.html?

  • DON PAOLO GLAENTZER, AI DOMICILIARI PER PEDOFILIA/ Ultime notizie: la bambina è stata vittima di altri abusi?

    DON PAOLO GLAENTZER, AI DOMICILIARI PER PEDOFILIA/ Ultime notizie: la bambina è stata vittima di altri abusi?

    SILVANA PALAZZO

    Accuse di molestie e arresti domiciliari per don Paolo Glaentzer, a cui La Vita in Diretta ha dedicato un approfondimento. In studio è emersa un’indiscrezione su cui si attendono riscontri: il giornalista Simone Innocenti parla di un “interlocutore istituzionale” il quale avrebbe segnalato che la bambina potrebbe essere stata vittima di altri abusi. «Giochiamo a babbo e mamma» le avrebbe detto un altro adulto sotto compenso. Anche per questo gli inquirenti starebbero prendendo in considerazione l’ipotesi di un gruppo di pedofili, che però non è detto sia legato al parroco. Innocenti racconta di un terzo caso, una violenza pregressa: il fratello della bambina vittima di abusi sarebbe stato violentato da un’altra persona. Intanto don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia, in un videomessaggio su Facebook ha dichiarato: «Un atto da condannare, l’infanzia non si tocca». Poi la richiesta di riduzione allo stato laicale: «La curia di Firenze ha sospeso don Glaentzer ma io mi auguro, da cittadino e da sacerdote, che possa essere ridotto allo stato laicale. Chi sbaglia paga. Non voglio fare di tutta un’erba un fascio, ma purtroppo ci sono tante mele marce nell’ambiente ecclesiastico. Sta crescendo la diffidenza da parte dei cittadini». (agg. di Silvana Palazzo)

    DON PAOLO GLAENTZER, AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER PEDOFILIA

    Non si sono spenti i riflettori a Fabbriche di Casabasciana per la presenza di don Paolo Glaentzer, il prete accusato di pedofilia ai danni di una bambina di Calenzano. In paese però sembra essere calato il silenzio dopo giorni di agitazioni e proteste. L’apprensione, scrive Il Tirreno, tornerà alta alla riapertura delle scuole, perché a pochi passi dall’abitazione in cui Glaentzer è agli arresti domiciliari c’è la fermata del pulmino. Nessuno però ora vuole più parlare, anche per non allarmare i piccoli con la paura per per “la presenza dell’orco”. Nei bar e per strada le domande sul parroco cominciano a dare fastidio. Si sottolinea invece la presenza costante dei carabinieri e di come ciò abbia portato sicurezza e tranquillità in paese. Nessuna preoccupazione neppure per le due donne che, dopo l’arresto del prete e il trasferimento a Fabbriche, avevano seguito il parroco sistemandosi in un alloggio vicino. I carabinieri comunque hanno ribadito che il parroco, sotto regime di detenzione a tutti gli effetti, non può essere avvicinato.

    COME HA REAGITO FABBRICHE DI CASABASCIANA

    La Curia non ha avuto più notizie su possibili altre destinazioni per don Paolo Glaentzer. Lo ha fatto sapere don Raffaello Giusti, parroco di Bagni. Ma continua a far discutere la petizione comparsa online per mandar via il prete accusato di abusi su una bambina di Calenzano. Non c’è certezza che abbiano partecipato alla raccolta firme persone di Fabbriche o del circondario, sebbene fosse circolata subito in paese l’idea di una petizione per far mettere Glaentzer in carcere o in una struttura della chiesa. Nei fatti, non c’è stata alcuna raccolta firme in città. La vigilanza sulla presenza indesiderata del prete, agli arresti domiciliari, è comunque alta, anche se pare che la parola d’ordine sia ora quella di evitare clamori. Questo, come dicevamo, per tutela la serenità dei bambini. Come riportato da Il Tirreno, si confida che i controlli dei carabinieri restino costanti fino a quando don Glaentzer resterà in paese. Ma il timore che il sacerdote resti a Fabbriche dopo la sentenza definitiva è forte, per questo la gente vorrebbe che la Curia valutasse la possibilità di accogliere il prete in una delle tante strutture della chiesa.

  • Oltre 800 firme contro il prete pedofilo a Bagni

    Oltre 800 firme contro il prete pedofilo a Bagni

    A Bagni di Lucca e, in particolare, a Fabbriche di Casabasciana è rimasto il caso dell’estate. L’argomento caldo tra le mura domestiche e nei bar. Don Paolo Glaentzer, il parroco arrestato con l’accusa di aver abusato di una bambina di 10 anni che le era stata affidata e con la quale si era invece appartato nell’auto in un parcheggio di un supermercato di Calenzano, dove è stato trovato nudo, fa ancora discutere nel comune termale.

    A Fabbriche di Casabasciana gli abitanti non lo vogliono e temono, tra l’altro, per la vicinanza dell’asilo all’abitazione del fratello dove il sacerdote è stato messo ai domiciliari. Ci sono molti paesani tra gli oltre 860 firmatari della petizione online lanciata a inizio agosto su change.org per chiedere che il parroco sia trasferito in carcere (Ecco il link). Una raccolta di firme sul web, lanciata da Massimiliano Vintaloro e rivolta al ministro della giustizia Alfonso Bonafede, al quale si chiede di valutare il caso e intervenire perché sia accolta la richiesta della procura di Prato che chiedeva il carcere per don Paolo Glaentzer. Una proposta tuttavia respinta dal gip che aveva disposto i domiciliari.
    Sospeso dalla diocesi di Firenze, ‘rifiutato’ da quella di Lucca, che gli ha vietato di esercitare, ricordando il provvedimento della curia fiorentina e sottolineando che il parroco pedofilo non è ospitato in alcuna struttura della canonica, né, evidentemente, lo sarà, don Paolo resta nel mirino anche di parte dell’opinione pubblica a Bagni di Lucca.
    “Pensavo che quella bambina avesse 15 anni”, aveva detto agli inquirenti il parroco che quando è stato scoperto ha rischiato di essere linciato dalla folla. Per la bambina, che era seguita dai servizi sociali, è stato invece disposto un sostegno psicologico.
    Secondo quanto è stato ricostruito, il sacerdote si era fermato attorno alle 22 del 23 luglio scorso nel parcheggio di un supermercato lungo il tragitto tra la sua parrocchia – una chiesa in provincia di Firenze – e la casa della bambina. Qui, restando all’interno dell’auto, si sarebbe spogliato e avrebbe molestato la bambina. E’ stato un passante che vive nella zona a notare i due nell’auto, in un angolo piuttosto buio. Il parroco era con i pantaloni abbassati quando è stato aperto lo sportello per far uscire la bambina, dando l’allarme al vicinato. Un gruppetto di persone si è così raccolto nel parcheggio. Tra questi c’era anche il padre della bambina e in attesa dell’arrivo dei carabinieri ci sono stati momenti di tensione. Alcuni hanno cercato di colpire il prete, per linciarlo, ma sono stati bloccati dai carabinieri.
    Contro la permanenza del sacerdote a Fabbriche di Casabasciana si era espresso anche don Nando Ottaviani, vicario di zona per la diocesi di Lucca che attraverso un video messaggio divenuto virale su Facebook aveva chiesto che don Paolo fosse ridotto allo stato laicale.

  • Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Il pontefice ha scritto direttamente ai fedeli: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono”

    RIMINI. “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. Dopo le parole di ieri del nunzio a Washington, Christophe Pierre, che al Meeting di Rimini ha detto che in merito allo scandalo della Pennsylvania – un’indagine che mette impietosamente sotto accusa 301 sacerdoti e riporta alla luce violenze inaudite su minori – il Papa è preoccupato, è direttamente Francescoa prendere la parola in una “Lettera al Popolo di Dio” pubblicata oggi e interamente dedicata alla pedofilia da parte del clero. Un’iniziativa che ricorda la lettera di Benedetto XVI nel 2010 scritta direttamente ai cattolici d’Irlanda dopo gli scandali degli insabbiamenti, parole drammatiche che non nascondono l’omertà della Chiesa in merito.

    La pedofilia, scrive Francesco, è “un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità”. E ancora: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi”.

    Papa Bergoglio da tempo ha scelto di stare dalla parte delle vittime. Molte ne ha incontrate in Vaticano, anche in via riservata: “Le vittime devono sapere che il Papa è dalla loro parte”, ha dichiarato la sala stampa vaticana tre giorni fa in un comunicato dedicato alla Pennsylvania. Ieri, tuttavia, era stato l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, a chiedere qualcosa di più: “Non è sufficiente chiedere scusa – ha detto -. La mia speranza è che Francesco voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa”. E oggi Francesco scrive: “Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”. Per poi proseguire: “Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità”.

    Francesco punta il dito contro le omissioni della Chiesa: “Oggi – scrive – siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore. Tale solidarietà ci chiede, a sua volta, di denunciare tutto ciò che possa mettere in pericolo l’integrità di qualsiasi persona. Solidarietà che reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale”.

    Francesco cita direttamente il report della Pennsylvania. Scrive: “Negli ultimi giorni è stato pubblicato un rapporto in cui si descrive l’esperienza di almeno mille persone che sono state vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza per mano di sacerdoti, in un arco di circa settant’anni. Benchè si possa dire che la maggior parte dei casi riguarda il passato, tuttavia, col passare del tempo abbiamo conosciuto il dolore di molte delle vittime e constatiamo che le ferite non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocità, come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte”. Secondo il Papa, infatti, “le ferite non vanno mai prescritte”. E in proposito cita la promessa contenuta nel Magnificat: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. “Proviamo vergogna – confida Francesco – quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ciò che recitiamo con la nostra voce. Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.

    Francesco ripete anche le parole dell’allora cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerdi’ Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/20/news/papa_francesco_con_vergogna_e_pentimento_ammettiamo_di_aver_abbandonato_i_piccoli_lettera_del_papa_sulla_pedofilia-204511557/

  • Abusi su minori, Vaticano sospende sacerdote francescano accusato in Croazia: “Almeno due le vittime”

    Abusi su minori, Vaticano sospende sacerdote francescano accusato in Croazia: “Almeno due le vittime”

    L’apertura dell’inchiesta risale all’11 maggio scorso ora per Gracijana Stipu Gazperova è arrivata la condanna definitiva. Secondo la stampa locale, una delle vittime ha prima chiesto dei soldi ai francescani “15mila euro in cambio del suo silenzio” ma ottenuto un rifiuto si è rivolto alla polizia

    Dal Vaticano è arrivato un decreto di sospensione a divinis che vieta ogni attività ministeriale per Gracijana Stipu Gazperova, sacerdote francescano accusato da più parti di abusi sessuali su minorenni a Spalato, in Croazia. Adesso l’uomo dovrà ritirarsi a una condotta di vita riservata. L’apertura dell’inchiesta diocesana risale all’11 maggio scorso e già il primo verdetto non era stato positivo per l’uomo.

    Padre Gazperova era una persona stimata a Spalato e da diversi anni dirigeva un coro di voci bianche ma ai primi di aprile era stato sospeso dalle sue mansioni per decisione dei superiori. Alla stampa locale, l’arcivescovo Marin Barisic aveva ammesso che la motivazione risiedeva in un “possibile reato” senza però specificarne la natura, con l’intento di “proteggere la reputazione di tutti, in primo luogo della vittima”. Pochi giorni dopo, il giornale Slobodna Dalmacija aveva riportato che almeno due uominiavevano dichiarato di “essere stati abusati sessualmente dal frate nel corso degli anni”.

    Stando alla stampa locale una delle vittime ha prima chiesto dei soldi ai francescani – ordine a cui appartiene Padre Gazperova. “15mila euro in cambio del suo silenzio” sarebbe stata la richiesta che “ha successivamente aumentato, chiedendo anche un appartamento“, ma “i frati hanno a quanto pare rifiutato”, si legge nell’articolo del giornalista croato Jutarnji List – e come riporta Il Sismografo. A quel punto, spiega il quotidiano Il Piccolo,“l’uomo si è deciso a denunciare il caso, avendo prima l’accortezza di trovare altre due vittime con cui fare fronte comune”. L’arcidiocesi, sotto l’insistenza della stampa a seguito delle accuse della vittima, aveva annunciato “di aver nominato un giudice d’inchiesta e dei notai a cui è stato affidato il compito di far luce sui fatti, le circostanze e le responsabilità“.

    Il decreto di sospensione  è stato notificato dal Vaticano il primo agosto al sacerdote francescano , Gli atti poi sono stati mandati in Vaticano e con la firma degli organi competenti e in nome del Papa è arrivata la misura, immediatamente esecutiva, di sospensione definitiva dall’esercizio del ministero sacerdotale. A rendere nota la notizia è il sito vicino alla Santa Sede Il Sismografo.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/05/abusi-su-minori-vaticano-sospende-sacerdote-francescano-accusato-in-croazia-almeno-due-le-vittime/4540026/

  • «Non può stare qui»: raccolta firme contro il prete accusato di pedofilia

    «Non può stare qui»: raccolta firme contro il prete accusato di pedofilia

    Gli abitanti di Fabbriche di Casabasciana hanno iniziato una raccolta firme per allontanare don Paolo, accusato di aver abusato di una bimba di dieci anni

    In paese hanno già iniziato a raccogliere firme. «Quel prete accusato di pedofilia non può stare qui con noi. Lo rinchiudano in una struttura della curia in attesa che sia giudicato dalla magistratura», dicono a Fabbriche di Casabasciana, una frazione di Bagni di Lucca dove Paolo Glaentzer, il parroco settantenne di Calenzano accusato di aver abusato di una bambina di 10 anni, sta scontando gli arresti domiciliari in una casa pare di proprietà del fratello. La decisione è stata presa non solo perché l’appartamento si trova a cinque minuti a piedi dalla scuola d’infanzia, ma perché quell’uomo accusato di essere un orco sta provocando inquietudine. E non solo a Fabbriche, ma anche in tutto il compresorio di Bagni di Lucca. Le firme, una volta raccolte, saranno consegnate al vescovo di Lucca e al sindaco di Bagni di Lucca e non si escludono anche manifestazioni di protesta.

    Durate l’interrogatorio di garanzia don Paolo, rampollo di una nobile famiglia altoatesina e figlio di un funzionario dello Ior, si è giustificato dando alla piccola la colpa di aver preso l’iniziativa e di pensare che la bambina avesse almeno 14-15 anni, ma ha ammesso di aver avuto diversi incontri con la piccola. Sul fronte delle indagini, la procura di Prato sta cercando di capire se la famiglia della bambina si fosse accorta delle attenzioni morbose del parroco e in caso affermativo perché non avesse presentato denuncia. Il padre e la madre, disabili costretti alla sedia a rotelle, da anni sono seguiti dai servizi sociali.

    Anche il primo dei figli della coppia, oggi maggiorenne, in passato fu abusato da un uomo ma i genitori risultarono estranei ai fatti. Di loro s’interessò anche il tribunale dei minori che decise di affidare i tre figli ai servizi sociali con custodia in una casa famiglia, ma la Corte d’Appello ribaltò la decisione facendo tornare i figli in famiglia e don Paolo si offrì di dare un aiuto alla bambina. A gennaio dello scorso anno la procura del tribunale dei minori aveva chiesto ancora una volta l’allontanamento dei figli minori ed erano in corso ulteriori accertamenti dei servizi sociali.

    https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_30/non-puo-stare-qui-raccolta-firme-contro-prete-accusato-pedofilia-ff9d4374-93cd-11e8-827e-24bcbc32092b.shtml?refresh_ce-cp