Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: frate

  • Il giovane Giggi

    Il giovane Giggi

    L’ho visto per l’ultima volta ad aprile, quando da Savona scesi a Napoli per sostenere il suo papà, un sopravvissuto. In quella occasione ha voluto lasciarmi il suo letto e la sua stanza per dormire, un gesto di ospitalità e di gratitudine per l’aiuto che in questi anni l’Associazione ha dato a Diego Esposito.

    La prima volta che lo incontrai fu nel 2012, era piccolino Giggi, era buono, un ragazzo di cuore che non doveva morire a 18 anni.

    Non sapevo se scrivere, è difficile ma ho pensato che alla mamma al papà e ai sui due fratelli, anche se non serve a risolvere le cose, facesse piacere sapere che sono state decine le chiamate oggi, i ragazzi della Rete L’ABUSO si stringono intorno a voi.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

  • Abusi in Cile, il Vaticano conferma l’espulsione di un religioso dei Maristi

    Abusi in Cile, il Vaticano conferma l’espulsione di un religioso dei Maristi

    Si tratta di Abel Perez accusato di violenze su minori compiute in quasi quarant’anni di attività come insegnante

    Mentre in Cile non si placano ma anzi aumentano di giorno in giorno le polemiche sui casi abusi dal clero su minori – specie dopo l’ultimo incontro del Papa con alcuni sacerdoti vittime di padre Karadima – e mentre si attende l’inizio il prossimo 12 giugno della missione dei due delegati vaticani, Scicluna e Bertomeu, nella diocesi di Osorno, il Vaticano conferma l’espulsione dalla Congregazione dei Fratelli Maristi di un religioso Abel Perez, accusato di violenze sessuali sistematiche a danno di ex studenti degli istituti in cui insegnava matematica, situati quasi sempre in zone povere e disagiate del paese.

    A rendere noto il provvedimento della Santa Sede è lo stesso provinciale dei maristi Saturnino Alonso Ortega: «Ho ricevuto da Roma il decreto di espulsione per il fratello Abel Perez emesso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica del Vaticano, a conferma del decreto di espulsione presentato dal nostro superiore generale, il fratello Ernesto Sanchez», spiega in un comunicato stampa diffuso ieri 7 giugno.

    Lo stesso giorno in cui le vittime e i loro familiari erano riuniti nella Casa provinciale dei maristi a Santiago, con il vicario generale della Congregazione, lo spagnolo Luis Carlos Gutierrez, arrivato in Cile insieme ai consiglieri generali Ken McDonald e Oscar Martin. È stato lo stesso Gutierrez ad organizzare l’incontro con le vittime per dire loro – come ha confermato in una sua dichiarazione a margine – che «dalla Congregazione stanno seguendo da vicino il lavoro, fatto con determinazione, che ha assunto la provincia marista».

    Secondo quanto riferito dalla stampa cilena, le vittime di Perez sarebbero 14: dieci dell’istituto Alonso de Ercilla tra il 1974 (anno in cui iniziò a lavorare come insegnante) e il 1996 e quattro tra il 1997 e il 2008 alla scuola Marcellino Champagnat di La Pintana, una delle zone più povere alla periferia di Santiago. Quasi quarant’anni di abusi compiuti nei diversi luoghi in cui, di volta in volta, il religioso veniva trasferito dalla Congregazione dopo ogni nuova denuncia. Non solo città e paesini cileni ma anche istituti e collegi dei maristi in Colombia, in Perù e in Bolivia.

    Allo scoppiare dello scandalo Karadima, nel 2010, in un clima di iper sensibilità collettiva sul tema della pedofilia, e di roventi polemiche contro la risposta della Chiesa su questi casi, fu lo stesso Perez a confessare i suoi crimini. Su di lui fu avviata una lunga indagine; intanto l’ordine marista lo ha richiamato a Santiago. Da allora il religioso, attualmente sotto inchiesta nel Tribunale civile, vive nella Casa provinciale. Con lui ci sono altri tre confratelli, Jesús Castañeda, Adolfo Fuentes e Armando Alegría, anche loro accusati di pedofilia.

    Tra i Fratelli maristi – presenti in Cile dal 1911, che vantano ad oggi 12 scuole, delle quali sette private e cinque sovvenzionate dallo Stato, per un totale di 15mila studenti – sono almeno una decina i membri denunciati per abusi, quattro dei quali sono deceduti.

    http://www.lastampa.it/2018/06/08/vaticaninsider/abusi-in-cile-il-vaticano-conferma-lespulsione-di-un-religioso-dei-fratelli-maristi-LH5zdSWLSVRGcPT6RnwIGP/pagina.html

  • In Cile spunta un caso simile a Spotlight, prete orco spostato per ben 17 volte

    In Cile spunta un caso simile a Spotlight, prete orco spostato per ben 17 volte

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il caso ricorda tanto quello narrato in Spotlight, il film che ha portato sul grande schermo la piaga della pedofilia nella diocesi di Boston, dove il cardinale Bernard Law ha spostato un parroco da una chiesa all’altra, per una decina di volte, pur sapendo che aveva a che fare con un pedofilo seriale. La stessa dinamica si è consumata in Cile dove la Congregazione religiosa dei Fratelli Maristi pur conoscendo la pericolositaà di un religioso, padre Abel Pérez, in quarant’anni lo ha trasferito per ben 17 volte, addirittura mandandolo ad insegnare persino all’estero negli istituti maristi presenti in Colombia e in Bolivia. Attualmente, si legge sulla stampa cilena, il religioso è sotto inchiesta nel tribunale civile. La denuncia più vecchia contro di lui risale agli anni Settanta e da allora, per garantirgli copertura, i vertici religiosi lo hanno trasferito da un posto all’altro senza pensare alle conseguenze, visto che ogni volta non faceva che aumentare il numero delle vittime. La Congregazione ha chiesto scusa e ha specificato che questa prassi non viene più utilizzata. Da quando in Cile le vittime di padre Karadima – un influente parroco di Santiago che godeva di coperture altolocate – hanno scoperchiato una Chiesa omertosa e piena di lacune, il cammino di  purificazione intrapreso da Papa Francesco ha iniziato a portare a galla anche casi che finora non erano conosciuti nella loro estensione reale. Accanto alla indagine supplementare fatta fare da Papa Francesco, anche i tribunali civili si stanno occupando della vicenda anche se in tanti casi il reato si ritiene prescritto.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_cile_pedofilia_vaticano_preti_vittime_abusi_bolivia_colombia_chiesa-3775949.html

  • Pedofilia: la Chiesa australiana risarcisce le vittime

    Pedofilia: la Chiesa australiana risarcisce le vittime

    È la prima istituzione non governativa ad aderire al piano di riparazione per le vittime di abusi di pedofilia, che prevede risarcimenti fino a 150 mila dollari.

    La Chiesa cattolica australiana è la prima istituzione non governativa ad aderire al piano nazionale di riparazione per le vittime di abusi di pedofilia, che prevede risarcimenti fino a 150 mila dollari australiani ciascuno. Un’assunzione di responsabilità che mette pressione su altre istituzioni perché seguano il suo esempio. Al piano da 3,8 miliardi di dollari australiani (2,8 miliardi di franchi) che avrà effetto da luglio, promosso dal governo federale e approvato questa settimana dalla Camera, hanno già aderito tutti gli stati australiani per le istituzioni da essi gestite, tranne finora il Western Australia. Per la chiesa anglicana ha già aderito l’arcidiocesi di Melbourne, e inoltre l’associazione degli scout, l’Esercito della Salvezza e YMCA Australia.

    La Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi di pedofilia ha accertato che il 7% dei preti e dei fratelli di scuole e collegi cattolici è stato accusato di abusi a minori nei sei decenni a partire dal 1950. In alcune diocesi arriva al 15% la percentuale di sacerdoti accusati di abusi commessi tra il 1950 al 2015. Più del 60% di tutti i casi ad abusi sessuali in istituzioni religiose che hanno testimoniato davanti alla Commissione, oltre 2’500 in totale, proveniva da istituzioni cattoliche. Il presidente della Conferenza Episcopale Australiana, l’arcivescovo Mark Coleridge, ha assicurato che la Chiesa cattolica è “desiderosa di partecipare” al piano di riparazione. “I sopravvissuti hanno diritto alla giustizia e alla guarigione e molti di loro si sono fatti avanti coraggiosamente per raccontare le loro storie”, ha detto, aggiungendo che la Chiesa ha già stabilito un’agenzia centrale per gestire lo schema di risarcimenti.

    Il primo ministro Malcolm Turnbull ha accolto con soddisfazione l’annuncio della Chiesa, che ha definito “uno sviluppo significativo” e un esempio da seguire. “Se tutti gli stati e le istituzioni attraverso l’Australia decideranno di partecipare, lo schema potrà dare riparazione a circa 60 mila persone”, ha detto. “La Commissione d’inchiesta ha reso pubbliche esperienze orribili di sopravvissuti e ora lo schema di riparazione darà loro riconoscimento ufficiale e manderà avanti il processo di guarigione”, ha aggiunto.

    https://www.laregione.ch/estero/estero/1262176/pedofilia–la-chiesa-australiana-risarcisce-le-vittime

  • Pedofilia: si dimette il capo della commissione vescovile sugli abusi

    Pedofilia: si dimette il capo della commissione vescovile sugli abusi

    «Ho bisogno di concentrare tutte le mie energie nella mia diocesi, per chiarire questi fatti terribili», ha dichiarato Goic

    SANTIAGO DEL CILE – Monsignor Alejandro Goic, vescovo di Rancagua, si è dimesso oggi dal suo incarico di responsabile dell’organismo creato dalla Conferenza episcopale cilena per prevenire gli abusi sessuali, dopo le rivelazioni sul suo atteggiamenti riguardo al caso di 14 sacerdoti che avevano creato una «confraternita» di abusatori nella sua diocesi.

    «Ho presentato le mie dimissioni indeclinabili, ho bisogno di concentrare tutte le mie energie nella mia diocesi, per chiarire questi fatti terribili», ha detto Goic al quotidiano La Tercera.

    Lo scandalo ha colpito Goic – 78enne ex presidente della Conferenza episcopale – al suo ritorno dal Vaticano, dove insieme a tutti gli altri vescovi cileni ha presentato le sue dimissioni a Papa Francesco, che ha accusato la Chiesa cilena di avergli mentito sul modo in cui avevano gestito i casi di abusi sessuali da parte del clero.

    Un canale tv ha reso noto che una ex responsabile della pastorale giovanile a Rancagua aveva incontrato Goic in quattro occasioni per denunciare i sacerdoti che facevano parte della «confraternita» che abusava sessualmente di minorenni, senza ottenere alcun risultati.

    «Non sono stato capace di rendermi conto di quello che stava succedendo, anche se c’erano segni visibili e oggi devo riconoscere che in questo sono stato poco attento», ha ammesso Goic. Il vescovo ha precisato che dei 14 sacerdoti che sono stati sospesi nella sua diocesi uno è stato denunciato formalmente per abuso di minorenni e gli altri 13 sono sotto inchiesta per «comportamenti impropri riguardo al loro celibato».

    https://www.tio.ch/estero/attualita/1261385/pedofilia–si-dimette-il-capo-della-commissione-vescovile-sugli-abusi

  • Pedofilia, nuovo scandalo scuote la chiesa cilena: il vescovo sapeva e si scusa

    Pedofilia, nuovo scandalo scuote la chiesa cilena: il vescovo sapeva e si scusa

    La denuncia di abusi sessuali da parte di una “confraternita” all’indomani del viaggio in Vaticano con le dimissiomi di massa. Monsignor Goic: “Chiedo perdono per come mi sono comportato”

    SANTIAGO DEL CILE – Una nuova denuncia di abusi sessuali da parte di un gruppo di sacerdoti cileni – organizzati in una ‘confraternita’ di abusatori – ha scosso la Chiesa cilena e compromesso uno dei suoi vescovi più autorevoli, monsignor Alejandro Goic, appena tornato dal viaggio in Vaticano in cui tutto l’episcopato del paese sudamericano ha rassegnato le sue dimissioni al Pontefice.

    Un reportage tv del programma T13 ha rivelato che Luis Rubio, sacerdote di Paredones (100 km a sud di Santiago) adescava vittime attraverso i social, inviando messaggi erotici su Facebook con tanto di foto nude. Una giornalista ha incontrato Rubio e gli ha fatto vedere i suoi messaggi, al che il sacerdote ha detto che si era trattato di “un errore” per il quale “sentiva vergogna”, assicurando che il suo vescovo, monsignor Goic, non era al corrente della faccenda.

    Una testimone però – una ex insegnante della pastorale giovanile della parrocchia – ha raccontato di aver avuto quattro riunioni con Goic, al quale ha consegnato una lista di 17 sacerdoti che avevano organizzato una ‘confraternita’, con al vertice un ‘nonno’ e ‘zie’ e ‘nipoti’, al femminile, al di sotto di lui, che si dedicano ad abusi sessuali.In un’intervista realizzata prima del suo viaggio a Roma, Goic aveva spiegato di non essere stato formato per essere un detective, ma “un pastore che conduce il suo gregge” e di non aver ricevuto nessuna prova riguardo al caso.

    Oggi, attraverso un comunicato, il vescovo ha invece chiesto “perdono per il modo in cui mi sono comportato in questo caso”, riconoscendo che aveva ricevuto la denunciante nel modo descritto nel reportage e che aveva “agito senza l’adeguata agilità nell’inchiesta su Luis Rubio e altri sacerdoti”. “Come cristiano e come pastore, sono molto colpito da questa situazione, che mi addolora e mi causa vergogna. Prego perché sia fatta luce e si conosca tutta la verità”, ha scritto il vescovo. Goic – che è stato anche presidente della Conferenza episcopale cilena – presiede dal 2011 il Consiglio nazionale per la prevenzione degli abusi contro i minorenni, un organismo ad hoc creato dalla Chiesa locale per affrontare il problema della pedofilia nel clero.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2018/05/20/news/pedofilia_nuovo_scandalo_scuote_la_chiesa_cilena_il_vescovo_sapeva_e_si_scusa-196856621/

  • SCIACCA – “Sesso con minori, ex prete da condannare”

    SCIACCA – “Sesso con minori, ex prete da condannare”

    Per l’ex frate, accusato di atti sessuali con minori e condannato dal tribunale di Sciacca a 9 anni e 8 mesi di reclusione, il sostituto procuratore generale della corte di appello di Palermo, Ettore Costanzo, ha chiesto la conferma della pena. Il processo prosegue dopo l’estate, il 21 settembre, con la discussione della parte civile e poi dei legali di  Davide Mordino. I giudici entreranno in camera di consiglio per la decisione.

    Mordino, che oggi ha 45 anni, era stato accusato di atti sessuali commessi in particolare con quattro minori, di aver tentato di commetterne con altri due, di avere indotto alcuni ragazzi a posare nudi per delle fotografie e di avere anche chiesto prestazioni sessuali in cambio della promessa di farli partecipare al programma televisivo “Amici” di Maria De Filippi.

    Davide Mordino era finito in manette nel luglio del 2012 dopo la denuncia presentata da alcune delle presunte vittime, che avevano raccontato che il prete aveva chiesto loro di sottoporsi a un fantomatico “test sulla sensibilità corporea”, fatto a cui poi sarebbero seguiti i presunti abusi. Mordino si è sempre dichiarato innocente, affermando di esser stato vittima di un complotto, spiegando sin dal primo interrogatorio che chiunque, tra i frequentatori della parrocchia, quando lui era parroco a San Calogero, aveva la possibilità di accedere ai computer e perfino al suo telefonino, dispositivi dove è stato rinvenuto materiale utilizzato al processo.

  • VESCOVI CILENI, ED CONDON: LE DIMISSIONI NON BASTANO

    VESCOVI CILENI, ED CONDON: LE DIMISSIONI NON BASTANO

    Dopo i precedenti articoli di cronaca (qui, qui , qui), riporto questo editoriale di Ed Condon pubblicato ieri sul Catholic Herald.

    Eccolo nella mia traduzione.

    Le ultime 24 ore hanno visto la saga degli scandali di abusi sessuali cileni e presunto occultamento prendere diverse svolte drammatiche.  Giovedì, il Vaticano ha pubblicato una lettera consegnata da Papa Francesco ai vescovi cileni. In essa, il Papa ha fatto riferimento alla necessità di azioni “a breve, medio e lungo termine” per “ristabilire la giustizia”. Venerdì mattina è trapelato un documento ai media cileni in cui il Papa ha usato un linguaggio molto più forte. Egli ha affermato, secondo il documento trapelato, che le persone dovevano essere rimosse dall’ufficio, ma che questo da solo non sarebbe stato “sufficiente”.

    L’aspetto più drammatico è che la lettera trapelata contiene accuse del più grave tipo di abuso d’ufficio nei confronti della gerarchia cilena. Queste comprendono la repressione delle accuse di abuso sessuale, il trasferimento intenzionale di autori di abusi sospetti o noti ad altri incarichi, l’interferenza nelle indagini canoniche e la pressione sugli investigatori stessi, nonché la distruzione delle prove.

    Il contenuto di tali affermazioni è di per sé esplosivo.  Ma il testo trapelato è stato seguito da altre notizie. Più tardi, venerdì, è emerso che tutta la gerarchia cilena, che è stata a Roma negli ultimi giorni in una conferenza di emergenza con il Papa, ha presentato le sue dimissioni scritte al Santo Padre giovedì.

    Resta ora da vedere se papa Francesco accetterà tutte, alcune o nessuna delle lettere.

    Le dimissioni della gerarchia di un intero paese sono certamente drammatiche. La mossa è stata accompagnata da una lettera dei vescovi che ringraziano papa Francesco per la sua “correzione fraterna” e chiedono “perdono” per il dolore causato alle vittime.  Se papa Francesco accettasse in massa le dimissioni, porrebbe fine naturalmente al crescendo dello scandalo degli abusi sessuali in Cile e ciò gli permetterebbe di avviare riforme più profonde e più ampie con una lista pulita di vescovi con cui lavorare.

    Spero sinceramente che non lo faccia.

    Le dimissioni di massa, accompagnate da una lettera di mea culpa di gruppo, danno l’impressione che i vescovi cileni prendano sul serio la questione. In effetti, potrebbe garantire che nessuna persona fisica o giuridica debba rispondere direttamente di ciò che ha fatto. Tutti esprimono rimorso, tutti si assumono responsabilità collettive, tutti si dimettono, nessuna risposta individuale per singoli reati. Si tratta, in effetti, di un intero episcopato nazionale che cerca una via di uscita del gentleman, e papa Francesco non dovrebbe avere nulla di tutto ciò.

    Il Papa stesso ha implorato le vittime per il perdono, dicendo che era “parte del problema” attraverso la sua difesa iniziale del vescovo Juan Barros, la cui associazione con il noto abusatore don Fernando Karadima ha scatenato la crisi. Avendo dovuto fare un atto così pubblico di responsabilità personale e di umiltà, ora dovrebbe insistere sul fatto che ciascuno dei vescovi cileni sia ritenuto ugualmente responsabile per qualsiasi ruolo abbia svolto.

    Nel giugno 2016, Francesco ha emesso il motu proprio Come Una Madre Amorevole, che ha fornito un chiaro meccanismo giuridico per l’azione penale contro i vescovi per abuso di potere e di ufficio, soprattutto in relazione alla gestione delle accuse di abuso sessuale.  Le accuse contenute nel documento trapelato di venerdì sono una scandalosa lista di riciclaggio dei peggiori crimini previsti da Come Una Madre, e dovrebbero essere applicate senza parsimonia a ogni vescovo che ha offerto le sue dimissioni. Dovrebbe esserci un chiaro impegno di tutte le risorse necessarie per un’azione penale completa contro tutte le accuse che sono state mosse.

    Sulla scia dello scandalo cileno degli abusi sessuali, e soprattutto delle indicazioni emergenti di copertura deliberata, nessun vescovo dovrebbe avere il permesso di dimettersi. Il comportamento criminale richiede una risposta e una sanzione legale credibile: se vengono giudicati colpevoli, i vescovi cileni dovrebbero essere spogliati dei loro uffici.

    Ci sarà un’immensa pressione su Papa Francesco affinché accetti le dimissioni e proceda. L’avvio di un numero così elevato di procedimenti penali canonici contro vescovi in carica trascinerebbe la questione per mesi, se non anni. Ma percorrere questa strada più dura e lunga sarebbe una vera dimostrazione di probità, responsabilità e rigore nel gestire la crisi degli abusi.

    Il modo in cui alcuni vescovi, anche cardinali, sono stati lasciati scomparire nelle dimissioni e nella tranquilla pensione in seguito agli scandali degli abusi sessuali in America è stato ampiamente visto come un affronto alle vittime.  Papa Francesco ha la possibilità di evitare che questo accada di nuovo, e si è già dato il meccanismo giuridico per farlo.

    Per il bene di tutti, devono finire i giorni in cui si permette alle persone di scegliere la metaforica bottiglia di brandy ed il  revolver con la perla. I vescovi che si trovano di fronte ad accuse credibili dovrebbero essere indagati; e chiunque abbia consapevolmente messo a rischio bambini, coperto abusi sessuali, soppresso accuse e distrutto prove deve affrontare la giustizia – per se stesso, per le vittime e per la Chiesa.

    di Ed Condon

    Fonte: Catholic Herald (nella mia traduzione)

  • Dimissioni in blocco dei vescovi cileni dopo lo scandalo pedofilia

    Dimissioni in blocco dei vescovi cileni dopo lo scandalo pedofilia

    “Rimettiamo l’incarico nelle mani del Papa. In comunione con lui, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno causato”

    “Vogliamo comunicare che tutti noi vescovi presenti a Roma, per iscritto, abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno”. Lo fanno sapere i vescovi cileni al termine degli incontri avuti con papa Francesco in Vaticano dopo la crisi della Chiesa cilenaper lo scandalo pedofilia.

    “Ci mettiamo in cammino – continuano i vescovi cileni -, sapendo che questi giorni di dialogo onesto hanno rappresentato una pietra miliare di un profondo processo di cambiamento guidato da papa Francesco. In comunione con lui, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno causato, per dare nuovo impulso alla missione profetica della Chiesa in Cile, il cui centro sarebbe sempre dovuto essere in Cristo”.

    “Desideriamo – concludono – che il volto del Signore torni a risplendere nella nostra Chiesa e ci impegniamo per questo. Con umiltà e speranza chiediamo a tutti di aiutarci a percorrere questa strada”.

    “Dopo tre giorni di incontri con il Santo Padre e molte ore dedicate alla meditazione e alla preghiera – affermano i vescovi cileni in una dichiarazione alla stampa -, seguendo le sue indicazioni, desideriamo comunicare che anzitutto ringraziamo papa Francesco per il suo ascolto paterno e la sua correzione fraterna. Ma soprattutto vogliamo chiedere perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio e al nostro Paese per i gravi errori e le omissioni da noi commessi”. “Ringraziamo – continua la nota – anche mons. Scicluna e il rev. Jordi Bertomeu per la loro dedizione pastorale e personale, nonché per lo sforzo investito nelle ultime settimane per cercare di sanare le ferite della società e della Chiesa dl nostro Paese”. “Ringraziamo le vittime – prosegue il testo – per la loro perseveranza e il loro coraggio, nonostante le enormi difficoltà personali, spirituali, sociali e familiari che hanno dovuto affrontare, unite spesso all’incomprensione e agli attacchi della stessa comunità ecclesiale. Ancora una volta imploriamo il loro perdono e il loro aiuto per continuare ad avanzare sul cammino della guarigione delle ferite, perché possano rimarginarsi”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/05/18/dimissioni-in-blocco-dei-vescovi-cileni-dopo-lo-scandalo-pedofilia_a_23437801/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

  • “Io, prigioniera di una setta, a 11 anni costretta ad essere una schiava sessuale per coppie sposate”

    “Io, prigioniera di una setta, a 11 anni costretta ad essere una schiava sessuale per coppie sposate”

    Christina Babin, 42 anni, sopravvissuta alla setta “Children of God”, ha raccontato il suo passato di schiava sessuale

    È sopravvissuta alle molestie subite all’interno di una setta, quella dei “Bambini di Dio” (“Children of God”) e ha raccontato la sua esperienza. Christina Babin, 42 anni, madre di quattro figli, ha ora una vita felice, ma la sua infanzia è stata un vero inferno: come riportano i media inglesi, a soli 11 anni fu reclutata con la forza e fu costretta a diventare una schiava sessuale per coppie sposate.

    È stata la madre, per prima, ad aderire alla setta, trascinando con sé anche la figlia, che in quegli anni venne spedita in diverse parti del mondo, dal Giappone alle Filippine, dove viveva in comunione con altri adepti, subendo abusi di ogni genere. “Ci veniva detto che il sesso era una buona cosa e che avremmo dovuto divertirci”, ha raccontato la donna al Mirror. “Ero così confusa perché io non mi divertivo affatto. Non riuscivo a capire perché per me non fosse affatto quella meravigliosa cosa che tutti dicevano”.

    “Ci formavano per essere dei robot, sempre felici, sempre sorridenti. Non ci era consentito giocare o leggere libri. Non dovevamo piangere e tutti i bambini che piangevano venivano puniti”, ha ricordato. Dopo essere stata mandata in Giappone, insieme al fratello e senza la madre, all’età di 12 anni, e nelle Filippine, e aver subito in questi “campi” violenze sessuali da parte di uomini adulti, Christina e il fratello sono stati messi su un volo verso gli Stati Uniti per tornare a casa. Da lì è ricominciata la sua nuova vita, ma non senza cicatrici.

    Il movimento religioso “Children of God” è nato in California nel 1968. Inizialmente faceva parte del “Jesus Movement” dei tardi anni sessanta, che aveva fatto molti dei suoi primi proseliti nel movimento hippie. A partire dal 1974 essi iniziarono a sperimentare l’uso del sesso per dimostrare l’amore di Dio. La pratica venne abbandonata nel 1987.

    Prima della cessazione della pratica, però, il sesso veniva utilizzato come una vera e propria arma: i membri venivano incoraggiati a copulare con qualsiasi membro che ne avesse bisogno, azione nota comunemente come “sharing” (condivisione) o “sesso sacrificale”: chiunque si opponeva subiva forti coercizioni. I “Bambini” credono infatti che Dio abbia creato la sessualità umana, che essa sia una necessità naturale, emozionale e fisica, e che le relazioni di tipo eterosessuale tra adulti consenzienti e in età legale sia una meraviglia pura e naturale della creazione di Dio, e che sia permessa secondo le Scritture. I membri adulti possono copulare con qualsiasi membro adulto dell’altro sesso. Ai teenager dai 16 anni è consentito copulare con altri membri sotto i 21 anni. Sin dal 1986, il sesso tra minorenni ed adulti è proibito.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/05/14/io-prigioniera-di-una-setta-a-11-anni-costretta-ad-essere-una-schiava-sessuale-per-coppie-sposate_a_23434015/?ncid=fcbklnkithpmg00000001