Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • FAMIGLIA CRISTIANA: lo scollamento dalla realtà

    FAMIGLIA CRISTIANA: lo scollamento dalla realtà

    In questi giorni mi è capitato di leggere un articolo dal titolo “Come mi difendo dai pedofili?”. Impossibile descrivere il primo sentimento che ho provato, da cattolica credente e praticante, nella lettura di questo articolo: un misto tra indignazione, disgusto, smarrimento nel pensare che sia un periodico cattolico, rabbia, compassione e pena … un insieme di tutto ciò.

    Non ho potuto fare a meno di condividerlo con altre “Mamme della Rete” e con amici che stanno cercando, con me e con le famiglie dei figli abusati dai preti pedofili, di approfondire seriamente il tema della pedofilia. Tanti amici mi hanno risposto, anche della mia Parrocchia, luogo dove sono avvenuti diversi casi di ragazzini abusati da sacerdoti. In poco tempo ho ricevuto diverse mail e messaggi e telefonate. La Retelabuso esiste, ed è composta da tanta gente in gamba.

    Messaggi si solidarietà, riflessioni, domande, espressioni di incredulità… Ma come si fa a scrivere un articolo così? Riporto qui due frasi, quelle che hanno suscitato la maggiore indignazione, soprattutto nelle famiglie delle vittime che ben conoscono la REALTA’ perché l’hanno vissuta o la stanno vivendo: non hanno bisogno che qualcuno gliela racconti e scelgano di credervi o meno.

    “Non farti fuorviare da certa stampa urlata e sensazionalistica. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, come dice il noto proverbio. A leggere certi titoloni, pare che tutti i preti lo siano. Non solo non è vero, ma non è nemmeno vera l’affermazione che tanti lo siano. Vero è che una parte, purtroppo, si è macchiata di questo crimine orrendo e in questi anni la Chiesa non fa nulla per nasconderlo, anzi.”

    “La Chiesa ha una linea dura con chi si macchia di questo crimine. Non così la società.”

    La Chiesa non fa nulla per nasconderlo???

    E che dire di tutti quei sacerdoti che, senza subire nessun processo, magari solo perché sono intercorsi i termini della prescrizione, vengono spostati di parrocchia in parrocchia? Oppure se ne perdono le tracce? Oppure vengono condannati dallo Stato e assolti dalla Chiesa? Oppure, dopo pochissimi anni ritornano al loro posto, magari nel luogo in cui risiede la vittima? Oppure la tragedia nascosta di quello che avviene nei seminari? Oppure …

    QUANTE VITTIME DI PRETI PEDOFILI HA CONOSCIUTO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    A QUANTI PROCESSI PENALI E CIVILI HA ASSISTITO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    CON QUANTI OPERATORI SANITARI, CHE SI OCCUPANO DI CURARE LE VITTIME, HA PARLATO CHI HA SCRITTO QUELL’ARTICOLO?

    Forse se avesse conosciuto qualche vittima, si sarebbe fatta una idea della REALTA’ e, forse, non avrebbe scritto quella FAVOLETTA che descrive un mondo fantastico pieno di zucchero e caramelle… ma che è distante anni luce dalla REALTA’.

    La Chiesa ha una linea dura con chi si macchia di questo crimine???

    NON ABBIAMO LETTO LA DESCRIZIONE DI ESEMPI CONCRETI, PECCATO: la giornalista ha perso un’occasione per essere credibile! … e non la penso così solo io …

    Tra i numerosi messaggi ricevuti ne riporto alcuni, tra i più significativi:

    • Altro non è che una delle molteplici interviste simulate ..destinata a quel residuo manipolo di lettori ancora convinti dalle forme di pensiero di questo settimanale che negli ultimi anni ha inanellato, uno dietro l’altro, capitomboli spaventosi …

    Per la sua superficialità questo testo è semplicemente inaccettabile e offensivo … uno scambio da bar dello sport!

    Un vero abbraccio, xx (un sacerdote della Diocesi di Milano)

    • Ciao XXXXXX,, di primo impatto verrebbe voglia di fare una QUERELA …ma poiché sei una persona capace di scrivere, sarebbe interessante rispondere alla xxxxx con una lettera scritta come sai fare tu per informarla che sei una madre di un ragazzo che ha subito e che i danni non sono temporanei…..Puntualizzando bene anche tutto le conseguenze.

    Un forte abbraccio, XXXXX (una amica che sostiene le “Mamme della Rete”)

    • Non posso neanche immaginare….. Cosa prova un genitore leggendo……. quando sa che suo figlio e’stato abusato…… ATROCE LACERANTE….. E’ dire poco….. SONO TRAGEDIE X TUTTA LA FAMIGLIA….. UN GRANDE ABBRACCIO….. (una amica della Parrocchia)
    • C’è una tendenza a normalizzare il male e tutto ciò che è sbagliato, certamente ha contribuito e di molto anche il Papa Bergoglio…

    Questo giornale è da bruciare al rogo, ecco cosa penso ! Da bruciare anche altri giornali simili che sono ciechi! un abbraccio fraterno, XXXXX (un amico che da tempo sta seguendo le vicende della pedofilia nella Chiesa, anche lui cattolico convinto e praticante)

    • Questa che scrive sarà sposata?? Avrà figli/e ??? ..

    Ho studiato morale da una vita! Non sono certo un intellettuale né un fine teologo ma .. Definire la pedofilia un “non amore sbagliato” mi fa rabbrividire e solo pensare alla superficialità con cui questa persona si esprime. 

    Poi sarà pur vero (secondo studi sociologici) che i fenomeni di pedofilia si manifestano nella maggioranza dei casi tra le mura domestiche ma questo non scagiona né deve mettere al sicuro la chiesa anzi .. forse “nascondersi un po’ meno”  sarebbe segno di carità evangelica più onesta e più coerente a quel segno che come chiesa debbiamo essere nel mondo .. 

    Dire poi che la società non si muove mi sembra di un irreale .. 

    Mi pare, che chi compie questo reato, oltre a dover risarcire le vittime va in galera e ci sta! 

    Non ho parole! (un altro sacerdote della Diocesi di Milano)

    • L’ho letto tutto. E ti assicuro che lo stesso schifo che provi tu lo provo anche io! Non ci sono parole! (un’altra “Mamma della Rete”)
    • Inaccettabile per chi sa come stanno le cose veramente, ma altrettanto credibile per chi apprende la notizia senza avere avuto dei trascorsi: infatti è questa l’indignazione che provo! Perché SEMBRA DAVVERO CREDIBILE! Non deve passare un messaggio del genere (un’altra “Mamma della Rete”)
    • Quanto all’articolo di Famiglia Cristiana… ti assicuro la preghiera quotidiana per la tua famiglia e per tutte le vittime di questo orrendo crimine, ma credo che su alcune cose (dette in maniera dozzinale e frettolosa) l’articolista non dicesse cose del tutto sbagliate… credo intendesse dire che la società (intesa come “pensiero comune”, non come Autorità Pubblica) sia molto più indulgente verso la pedofilia che avviene in famiglia (tra parenti e “amici”) che non verso quella che avviene nella Chiesa, ad opera di preti che sono mostri (pensa anche solo – ad esempio – a quanti casi di pedofilia coperti con omertà… è solo un esempio… io da prete, nel confessionale – sia qui in un paesello di montagna, sia in periferie di grandi città, ho raccolto molte testimonianze di vittime – ormai adulte – di pedofilia operata da famigliari o vicini, ma coperte totalmente dalla famiglia, in particolare le mamme!). La Chiesa non ha assunto affatto una posizione dura e di verità… ma ricorda sempre che la Chiesa non sono né i sacerdoti della tua Parrocchia, né il tuo Arcivescovo… la Chiesa di Cristo (ferita) siamo tutti noi, ed è questa Chiesa ferita e martoriata che Gesù continua ad amare con tutto se stesso e per la quale continua a dare la sua Vita… (un sacerdote della Diocesi di Bergamo)
    • Penso che tutti dovrebbero leggere questa cosa: è allucinante la falsità di Famiglia Cristiana! Bisogna spiegare come stanno le cose (un amico di famiglia che conosce anche altre vittime)
    • I giornali sono servi della casta (un’amica che condivide questa “battaglia di civiltà”)

    Cosa si può aggiungere?

    Noi “Mamme della Rete” non abbiamo, né ricerchiamo, la visibilità che può avere un articolo di un settimanale, ma non riusciamo a stare del tutto zitte. La REALTA’ va raccontata da chi la sta vivendo, o no?

    Una mamma, lettera firmata

  • Scandalo Forteto, “Perché lo Stato ha portato per 40 anni i bambini nella casa dell’orco?”: parla Stefano Mugnai di Forza Italia

    Scandalo Forteto, “Perché lo Stato ha portato per 40 anni i bambini nella casa dell’orco?”: parla Stefano Mugnai di Forza Italia

    Stefano Mugnai, deputato di Forza Italia, chiede una commissione di inchiesta bicamerale per far luce sulle responsabilità delle istituzioni che avrebbero taciuto per anni le gravi violenze consumate nella comunità fiorentina del “Forteto”

    “Sono tanti i poteri e le funzioni dello Stato che hanno avuto enormi responsabilità nel caso della setta del Forteto. In quel luogo si sono consumate violenze e abusi per anni. Tutti sapevano. Nella casa dell’orco, per 40 anni, lo Stato ha continuato a portare bambini”.

    A parlare è Stefano Mugnai, già presidente della prima commissione regionale, ora deputato di Forza Italia, che insieme a Laura Bottici, questore del Senato del M5S e Giovanni Donzelli commissario regionale, ora deputato di Fratelli d’Italia, si sono adoperati per fare luce sulle responsabilità istituzionali riguardanti il caso del Forteto, la comunità nel Mugello, in Toscana, nella quale, minori, adulti e disabili sono stati vittima di violenze sessuali, psicologiche e di aberrazioni per decine di anni.

    “Il mio intento è quello di dar vita a una commissione di inchiesta bicamerale per stabilire una volta per tutte le responsabilità dello Stato. Le commissioni d’inchiesta del consiglio regionale hanno già evidenziato la verità sui fatti, ma il potere di una commissione parlamentare non è paragonabile a quello regionale, ed è quello che serve per condannare i diversi livelli istituzionali coinvolti”, spiega Mugnai.

    “Gli abusi e le violenze sui minori nel mondo purtroppo sono sempre esistite, ma il Forteto non era una casa privata. Che fosse la tana dell’orco lo sapevano tutti e da tempo: le sentenze risalivano agli anni Ottanta”, prosegue il deputato FI.

    “Nonostante questo, il tribunale dei minori, i servizi sociali, le amministrazioni locali, il mondo dei media e quello accademico, la politica, erano tutti uniti nel dire quanto fosse meravigliosa quella realtà e continuavano a mandarci i bambini”.

    Tutti coinvolti, quindi, secondo Mugnai in un sistema nel quale tutti sapevano e nessuno parlava.

    Che interessi c’erano e ci sono dietro il Forteto? Perché i governi (sia Letta che Renzi) non hanno commissariato la struttura nonostante negli anni siano arrivate le mozioni delle opposizioni? In tutto questo tempo il governo ha mostrato sempre una grandissima ambiguità.

    All’epoca del governo Renzi gli ispettori tornarono al Forteto e stilarono una relazione nella quale smentivano gli ispettori precedenti. Un commissariamento sarebbe stato molto utile per separare la cooperativa dalla comunità, e garantire la prosecuzione della produzione senza i legami però con quelli che sono i responsabili dei gravi fatti emersi. Ma così non è stato.

    “Il Forteto è una setta, sono dei pazzi e dei criminali, se un adulto consenziente decide di vivere con delle regole che per me sono assurde e folli è liberissimo di farlo. Ma non si potevano inviare i bambini, non si potevano affidare minori, figli di genitori deboli che sono stati accusati spesso di reati terribili che non avevano mai commesso”, prosegue Mugnai.

    Per il deputato di FI, “Sul tribunale dei minori di Firenze pendono delle responsabilità gigantesche. Per il resto, posso anche comprendere come alcuni politici, anche big, fossero all’oscuro di tutto, portati al Forteto solo di passaggio e per campagne elettorali. Come Antonio Di Pietro, ad esempio. Ma la politica locale sapeva: il Forteto era un fortino di voti, di preferenze o di pacchetti di tessere”.

    Secondo Mugnai una nuova commissione bicamerale potrebbe fare tanto: “Capire che il futuro di quella realtà economica, ossia quello della cooperativa, lo si garantisce slegandolo da quello della setta. Setta che prende forma giuridica come associazione, ma sempre di setta si sta parlando”.

    “I numeri emersi dai voti delle ultime votazioni”, conclude Mugnai, “ci dicono che nella prossima legislatura, anche se il Pd dovesse continuare a fare opposizione e a porre veti sulle indagini, le commissioni potranno essere ugualmente istituite e potranno portare avanti questo importante compito”.

    https://www.tpi.it/2018/05/02/setta-forteto-abusi-stato-colpevole/

  • Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

    Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

    Finalmente la parola a chi la merita, ma senza far troppo rumore. Si prega di non creare clamore attorno alla vicenda e di rispettare in religioso silenzio il dolore delle vittime. È il papa a chiederlo. In effetti parlare di apertura sarebbe decisamente eccessivo: sono passati 8 anni da quando il tribunale penale ha condannato per reati di pedofilia – ormai caduti in prescrizione – padre Karadima, ma solo adesso le sue vittime vengono ascoltate dal pontefice.

    Venerdì 27 aprile, Bergoglio ha dischiuso le porte di Casa Santa Marta, concedendo i tanto attesi incontri ‘a tu per tu’ alle vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero cileno. A tendere il ramoscello d’ulivo è un papa completamente travolto dagli scandali di pedofilia registrati all’interno della Chiesa cattolica. Ma come chiedere perdono per questi ritardi? Non è affatto semplice, a maggior ragione se si pensa che solo qualche mese fa, a gennaio, sempre in Cile assistevamo ad un papa seccato, irritato e insofferente verso le domande di una giornalista che chiedeva spiegazioni in merito alla nomina a vescovo di Barros, accusato di aver coperto le violenze perpetrate da padre Karadima, protagonista indiscusso degli abusi raccolti nel dossier cileno.

    Gli incontri si sono susseguiti anche nelle giornate di sabato e domenica, ma probabilmente non ci sarà nessun comunicato in merito, per volontà del pontefice. Il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, ha infatti precisato che «non è previsto il rilascio di alcun comunicato ufficiale sul contenuto di questi incontri, per espresso desiderio del papa: la sua priorità è ascoltare le vittime, chiedere il loro perdono e rispettare la riservatezza di questi colloqui». Appunto, rispettare la riservatezza, più che i testimoni.

    Le vittime non vogliono il silenzio

    Ad infrangerlo è, come volevasi dimostrare, una delle vittime che ha interloquito con il pontefice, José Andres Murillo, sintetizzando su Twitter il loro confronto. «Ho parlato per due ore con il Papa. In modo molto rispettoso e franco, ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come abuso di potere, e della necessità di assumersi la responsabilità, l’attenzione e non solo il perdono. Spero solo che sia utile, che aiuti a cambiare ciò che è necessario affinché il mondo sia un luogo dove si possa occuparsi degli altri, accompagnare e non maltrattare. E che la Chiesa cattolica in ciò sia alleata e non tra chi abusa».

    Ad incontrare il Santo Padre finora sono stati i tre testimoni chiave e principali dell’inchiesta sulla Chiesa cilena, vittime di Karadima. Hanno incontrato il pontefice, infatti, anche Juan Carlos Cruz e James Hamilton. Ma le vittime di abusi sessuali perpetrati all’interno degli istituti dei Fratelli Maristi cileni considerano, per ora, questi incontri un semplice “gesto”, aspettano di vedere fatti concreti e rivoluzionari da parte del papa, prima di sbilanciarsi e parlare di un effettivo cambio di rotta. «Bisogna vedere quali saranno le conseguenze, se ci sarà un segnale forte nella Chiesa cattolica che ci porti giustizia» ha commentato Gonzalo Dezegera, ex alunno di una scuola marista, nella quale ha subito abusi sessuali dall’età di 10 anni.

    A questo proposito, una volta terminati i colloqui con le vittime, Bergoglio ha in programma di incontrare anche i vescovi cileni prima di prendere qualunque decisione. Presumibilmente l’incontro si terrà a metà maggio.

    Il perdono non basta

    Del resto era stato lo stesso Bergoglio a stabilirlo, nel momento in cui proclamava la negazione della grazia ai ‘preti pedofili’. Figurarsi se il perdono possa bastare a chi ha direttamente subito quegli orribili abusi. Nessuno ha il diritto di imporre il dovere al perdono, tanto meno quando si tratta di vittime di violenze sessuali, ma se Murillo ha sentito la necessità di ribadirlo al pontefice evidentemente la percezione prevalente è che quelle di Bergoglio siano soltanto parole.

    A ben guardare, salta subito all’occhio che l’unica condanna prevista dalla Chiesa per Karadima, dopo l’accertamento della sua colpevolezza, sia stata il ritiro ad una «vita di preghiera». Ed è scontato che una simile decisione non riesca minimamente a soddisfare l’esigenza di giustizia e riscatto provata dalle vittime.

    Per quanto possa essere paradossale e fallace nei termini teologici la negazione della grazia da parte del pontefice e dunque della Chiesa, il cui ruolo dovrebbe essere quello di accogliere gli ultimi, i miserabili e gli emarginati, nei fatti non esistono condanne o allontanamenti di pedofili, per volontà esplicita della Chiesa e gli articoli precedenti lo dimostrano.

    C’è ben poco di cristiano in tutto questo: dal rifiuto del perdono dei colpevoli alla presa in giro dei fedeli e delle vittime. La linea di intervento di Bergoglio rimane confusa e contraddittoria, lenta e inefficace, ma forse la dis-chiusura delle porte di Città del Vaticano porteranno una ventata di giustizia terrena anche tra le vesti del clero.

    Bergoglio dischiude la porta alle vittime del clero cileno (parte 6)

  • Bergoglio incontra le vittime della pedofilia della Chiesa in Cile. ”Ho detto al Papa che il perdono non basta”

    Bergoglio incontra le vittime della pedofilia della Chiesa in Cile. ”Ho detto al Papa che il perdono non basta”

    José Andres Murillo su Twitter spiega il contenuto del suo colloquio col Papa. Al centro del dossier cileno ci sono i crimini compiuti per anni dal reverendo Fernando Karadima che è stato per questo condannato
    José Andres Murillo
     rompe il silenzio sull’incontro avuto col Pontefice, che venerdì 27 aprile ha accolto in Vaticano le vittime della pedofilia del clero in Cile. Murillo è uno di loro. “Ho parlato per due ore con il Papa – ha scritto su Twitter –. In modo molto rispettoso e franco, ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come abuso di potere, e della necessità di assumersi la responsabilità, l’attenzione e non solo il perdono. Spero solo che sia utile, che aiuti a cambiare ciò che è necessario affinché il mondo sia un luogo dove si possa occuparsi degli altri, accompagnare e non maltrattare. E che la Chiesa cattolica in ciò sia alleata e non tra chi abusa”.

    Sull’incontro non c’è stato nessun comunicato per espressa volontà del Papa. “Il Santo Padre ha avviato incontri personali nel pomeriggio di questo venerdì, 27 aprile, con le vittime di abusi commessi in Cile”, aveva detto il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Non è previsto il rilascio di alcun comunicato ufficiale – aveva poi aggiunto – sul contenuto di questi incontri, per espresso desiderio del Papa: la sua priorità è ascoltare le vittime, chiedere il loro perdono e rispettare la riservatezza di questi colloqui. In questo clima di fiducia e riparazione per la sofferenza, la volontà di Papa Francescoè quella di fare parlare gli ospiti il tempo necessario, quindi non ci sono orari contenuti fissi o prestabiliti“.

    Oltre a Murillo, si sono presentati a Casa Santa Marta Juan Carlos Cruz e James Hamilton, le tre vittime di abusi che hanno scoperchiato lo scandalo della Chiesa cilena, che ha portato il pontefice ad una durissima lettera all’episcopato. Bergoglio vedrà a Roma anche i vescovi cileni per assumere delle decisioni, ma questo incontro ci sarà nella seconda metà di maggio, dopo aver ascoltato le storie delle vittime per anni ignorate dalla Chiesa locale. Secondo i media cileni, dopo avere incontrato i tre in giornate diverse, è possibile che lunedì li incontri tutti e tre insieme.

    Al centro del dossier cileno ci sono i crimini compiuti per anni dal reverendo Fernando Karadima che è stato per questo condannato. Ma intorno a questa figura ci sarebbe stata una rete di coperture, di omertà. Il caso inizialmente riguardava l’attuale vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros ma, con l’invio in Cile di monsignor Charles Scicluna, il massimo esperto nella Chiesa per la messa a punto di questi delicati Rapporti, il Papa è venuto a conoscere altri casi sui quali vuole fare chiarezza. Le informazioni date negli anni dalla Chiesa locale sarebbero state lacunose e fuorvianti. In questo week-end saranno le vittime degli abusi a raccontare direttamente al pontefice la loro verità.
    Dal canto loro, le vittime di abusi sessuali commessi invece negli istituti dei Fratelli Maristi cileni considerano che l’incontro di Papa Francesco con le vittime di Fernando Karadima rappresenta solo “un gesto”, finché non si vedranno “cose concrete” da parte della Chiesa. Gonzalo Dezegera, ex alunno di una scuola marista, dove subì abusi sessuali da quando aveva 10 anni, ha detto che “bisogna vedere quali saranno le conseguenze, se ci sarà un segnale forte nella Chiesa cattolica che ci porti giustizia”.

    ilfattoquotidiano.it

  • Pedofilia: Burke, Papa chiederà perdono a vittime Cile

    Pedofilia: Burke, Papa chiederà perdono a vittime Cile

    “Il prossimo fine settimana, il Santo Padre accoglierà a Casa Santa Marta tre vittime di abusi commessi dal clero in Cile: rispettivamente Juan Carlos Cruz, James Hamilton e Jose Andres Murillo. Il Papa li ringrazia per aver accettato il suo invito: durante questi giorni di incontro personale e fraterno, desidera chiedere loro perdono, condividere il loro dolore e la loro vergogna per quanto hanno sofferto e, soprattutto, ascoltare tutti i loro suggerimenti al fine di evitare che si ripetano tali fatti riprovevoli”. Così il portavoce vaticano Greg Burke.

    Cruz, Hamilton e Murillo sono i principali accusatori dell’abusatore seriale don Fernando Karadima e di uno dei suoi figli spirituali, l’attuale vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, accusato di averne coperto i crimini sessuali. Sono stati convocati in Vaticano dal Papa in seguito al ricevimento del dossier dell’inviato speciale in Cile, mons. Charles Scicluna, che ha raccolto numerose testimonianze sulla vicenda.

    “Il Papa – dichiara ancora Burke in risposta alle domande dei giornalisti – riceverà le vittime individualmente, lasciando parlare ciascuno di loro tutto il tempo necessario”. “Il Santo Padre – aggiunge – chiede preghiere per la Chiesa in Cile in questo momento doloroso, auspicando che questi incontri possano svolgersi in un clima di serena fiducia ed essere un passo fondamentale per rimediare ed evitare per sempre gli abusi di coscienza, di potere e, in particolare, sessuali in seno alla Chiesa”.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/04/25/pedofilia-burke-papa-chiedera-perdono-a-vittime-cile_698ab18b-6985-4460-aef3-30c1b3ff6ac2.html

  • «Casa Speranza» è pronta ad accogliere

    «Casa Speranza» è pronta ad accogliere

    La Conferenza Episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta si è riunita a Biella martedì 17 aprile 2018. Questo incontro straordinario richiesto dal vescovo di Biella monsignor Gabriele Mana, ha avuto lo scopo principale di mostrare a tutti i vescovi della Regione Conciliare piemontese la fine dei lavori di «Casa Speranza», una realtà nata in sinergia con la Casa del giovane fondata dal servo di Dio don Enzo Boschetti di Pavia, i Missionari della Consolata di Torino e la Cep.

    Si è desiderata questa casa per offrire uno spazio e un tempo per il sostegno e per il rinnovo del cammino spirituale e pastorale a sacerdoti religiosi che attraversano un periodo di crisi per varie ragioni o che siano inviati dai loro Vescovi o superiori religiosi. Realtà aperta anche a Sacerdoti che desiderano semplicemente trascorrere un periodo per rifondare le scelte vocazionali o per recuperare motivazioni spirituali legate al ministero.

    L’opera iniziata da don Enzo Boschetti rivive il suo carisma aprendosi all’accoglienza di sacerdoti e religiosi che vogliono fare una esperienza di fraternità e di approfondimento delle loro scelte di vita. In Casa Speranza ci sarà una comunità formata da religiosi, da una fa miglia e altri volontari, per assicurare una accoglienza con tutta la varietà del vissuto quotidiano.

    È un servizio e una attenzione che vuole incarnare l’invito di Gesù: «venite a Me, voi che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt.11,20). La vicinanza del Carmelo con le Sorelle claustrali, che assicurano la loro preghiera, è un valore aggiunto al progetto per un ritorno all’essenziale evangelico della vita. Il tentativo di non lasciarci rubare la gioia, imperativo di Papa Francesco, passa anche attraverso il rigenerarsi di coloro che hanno come impegno primario l’annuncio del Vangelo e l’essere testimoni dell’invisibile; il rinnovato entusiasmo del pastore ha una ricaduta sicura su tutta la Comunità.

    Il Vescovo di Biella ha seguito da vicino lo sviluppo del progetto e della sua realizzazione. Terminati i lavori, ora si è pronti per iniziare l’attività di accoglienza che inizierà prima dell’estate. Già da mesi è in diocesi di Biella, per seguire i lavori e prendere visione di questa realizzazione, padre Luciano Zucchetti M. C. che sarà responsabile della comunità di vita presso la Casa Speranza.

    «Casa Speranza» è pronta ad accogliere

  • Pedofilia. I vescovi cileni chiedono scusa per aver mentito al Papa e alle vittime. Errazuriz Ossa non lo fa

    Pedofilia. I vescovi cileni chiedono scusa per aver mentito al Papa e alle vittime. Errazuriz Ossa non lo fa

    In una dichiarazione diffusa a conclusione della loro Assemblea generale, tenuta a Santiago del Cile, i vescovi del paese sudamericano fanno “mea culpa”
    per aver sostanzialmente mentito sulle responsabilità del vescovo di Osoeno Juan Barros sul caso del prete pedofilo Karadima, come accertato dall’inviato del Papa, l’arcicescovo di Malta Charles Scicluna. Francesco giovedì aveva scritto nella sua lettera: “Per quanto mi riguarda, riconosco, e voglio che lo trasmettiate fedelmente, che sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate. Fin da ora chiedo scusa a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone intervistate”.

    Ad offrire le informazioni false al Papa ci hanno pensato i due cardinali cileni Erazuriz Ossa e Ezzati (cioè l’arcivescovo emerito di Santiago membro del C9 e il successore) e l’attuale nunzio Ivo Scapolo. Tutti e tre personaggi molto vicini al cardinale Angelo Sodano, l’ex segretario di stato che dal 1977 al 1988 era stato nunzio in Cile, gli anni della dittatura di Pinochet e degli abusi di di Karadima (eventi collegati di fatto).

    “Accogliamo con fede e ubbidienza filiale questa lettera”, scrivono ora i vescovi cileni e poi aggiungono: “Insieme al Papa sentiamo dolore e vergogna poiché, nonostante le azioni poste in essere in questi anni, non siamo riusciti a far sanare le ferite nei cuori di molte vittime e, invece, continuano ad essere una piaga aperta nel cuore della Chiesa in Cile. Al tempo stesso rinnoviamo la nostra speranza perché vediamo nell’intervento del Successore di Pietro un cammino concreto per – tutti uniti – essere in grado di aiutare a sanare e a riparare le ferite che ancora restano aperte. La Lettera del Papa la riceviamo come un invito ad assumere questa sfida con magnanimità e umiltà. Per intraprendere questo cammino ci poniamo, come Chiesa, in uno stato di preghiera, ascolto e discernimento, nonché di disponibilità per rinnovare la comunione ecclesiale. Vogliamo farci carico degli errori che ci corrisponde e correggerli in modo tale che la Chiesa sia, sempre di più, un ambiente sano e sicuro per i bambini, bambine e giovani. Come ci ha detto Francesco: ‘Amiamo la verità, chiediamo la saggezza del cuore e lasciamoci convertire’. Chiediamo alle nostre comunità che ci aiutino con i loro consigli e preghiere, così come lo chiede lo stesso Papa. Le vittime devono essere il primo motivo della nostra preghiera e riparazione.
    Che la Madonna del Carmine ci aiuti in questo cammino di conversione e di rinnovamento ecclesiale”.

    Il cardinale Errazuruz Ossa, invece, sembra voler prendere le distanze dalle scuse dei suoi confratelli. Il porporato 84enne in una intervista con la stampa cilena ha precisato di non aver dato “informazioni false” e che, ha aggiunto, non rientrava “tra i miei compiti” informare il Papa “sulle difficoltà, i possibili errori o i mali che soffre la Chiesa in tutti i paesi”.

  • Caso Barros, Papa Francesco: «Ho commesso errori di valutazione, mancate informazioni veritiere»

    Caso Barros, Papa Francesco: «Ho commesso errori di valutazione, mancate informazioni veritiere»

    Lettera del Pontefice ai vescovi cileni sul caso di pedofilia: «Dolore e vergogna per le molte vite crocifisse». E per ora non annuncia provvedimenti specifici

    «Riconosco di aver commesso errori gravi di valutazione e percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate». Tradotto: non me l’avete raccontata giusta. La lettera di Papa Francesco ai vescovi cileni dopo il caso Barros, resa pubblica mercoledì sera, fa pensare che le cose dovranno cambiare nella Chiesa cilena e le sue gerarchie, «sarebbe anche opportuno porre la Chiesa del Cile in stato di preghiera». Per ora il Papa non annuncia provvedimenti specifici, né contro Barros né contro altri vescovi accusati dalle vittime di aver coperto il prete pedofilo Fernando Karadima, uno scandalo che ha devastato la credibilità della Chiesa cilena e funestato la visita di Francesco a gennaio. Ma Francesco ripete di provare «dolore e vergogna per «le molte vite crocifisse», scrive e convoca i vescovi a Roma «per discutere insieme» e decidere «atti concreti», ovvero «misure a breve, medio e lungo termine» per «ristabilire la comunione ecclesiale in Cile, riparare lo scandalo il più possibile e ripristinare la giustizia». È notevole il fatto che il Papa riceverà in Vaticano anche le vittime che accusano Barros e altri vescovi: «Mi scuso con tutti coloro che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone sentite» durante l’inchiesta.

    L’inchiesta

    Francesco, a febbraio, aveva infatti mandato in Cile l’arcivescovo Charles Scicluna, uomo di punta del Vaticano nelle indagini contro gli abusi su minori, per fare luce sul caso Barros e ascoltare i suoi accusatori. Già il 16 gennaio,appena arrivato in Cile, aveva espresso «dolore e vergogna». Su Barros però aveva esclamato: «Non c’è l’ombra di una prova, sono calunnie». Nel volo di ritorno si era scusato («so che molta gente abusata non può portare prove») ma aveva spiegato di aver respinto per due volte le dimissioni di Barros dopo avergli parlato, di essere «convinto sia innocente» e di non poter condannare senza «evidenze»: «Io non ho sentito nessuna vittima di Barros, non si sono presentate. Se una mi dà evidenze, ho il cuore aperto». Pochi giorni dopo, il Vaticano informava che «a seguito di alcune informazioni recentemente pervenute» Francesco avrebbe inviato Scicluna in Cile. È lo stesso Francesco a scrivere che sono stati sentiti 64 testimoni e raccolte 2300 pagine di verbale: «Dopo una lettura meditata degli atti di questa missione speciale, credo di poter affermare che tutte le testimonianze raccolte parlano in modo scarno e senza edulcorazioni di molte vite crocifisse e vi confesso che questo mi causa dolore e vergogna». Oltre a Barros, le vittime accusano altri tre monsignori, Andrés Arteaga Horacio Valenzuela Tomislav Koljatic, pure loro nella «fraternità» di Karadima e divenuti vescovi, come Barros, ai tempi di Wojtyla. E hanno accusato i cardinali Ricardo Ezzati e Francisco Javier Errázuriz di aver mentito e coperto lo scandalo, un’accusa pesante: i due proporati sono l’arcivescovo di Santiago e l’emerito che fa parte del «C9», il gruppo di consiglio del pontefice.

    La difesa dei vescovi

    I crimini di Karadima, «guida spirituale» della «Pia unione» fondata nella parrocchia del Sacro Cuore di El Bosque, iniziarono negli anni Ottanta, ancora nel pieno della dittatura di Pinochet. Il presidente della Conferenza episcopale del Cile, monsignor Santiago Silva, ha assicurato che anche l’episcopato condivide «il dolore» del Papa, «forse non abbiamo fatto tutto quanto avremmo dovuto. Nostro impegno è che cose del genere non si ripetano mai più». E le informazioni non veritiere arrivate al Papa? «Non si riferiva a noi», dice.

  • E il parroco legge in chiesa la lettera del sacerdote condannato per pedofilia

    E il parroco legge in chiesa la lettera del sacerdote condannato per pedofilia

    di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

    I fedeli accorsi per il rito del Giovedì Santo sono rimasti perplessi. Il parroco, in apertura della messa, ha parlato di un sacerdote “buono e bravo” (come lo ha definito) perseguitato in maniera ingiusta. E ha letto una lunga lettera nella quale quel sacerdote, condannato in primo grado a otto anni di carcere con l’accusa di reati sessuali compiuti su un chierichetto, proclamava la sua innocenza e chiedeva il sostegno dei suoi confratelli.
    Il nome del prete-imputato non è mai stato fatto in chiesa ma in molti hanno capito che si trattava di don Francesco Caramia, ex parroco di Bozzano.
    La chiesa in cui la celebrazione eucaristica del Giovedì Santo è stata aperta in maniera così singolare è una di quelle più a sud appartenenti all’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni: Santa Maria Assunta di Salice Salentino. Il sacerdote che officiava il rito non è un prete qualunque: don Carmine Canoci, oltre 40 anni di sacerdozio alle spalle, è il “vicario salentino” delle parrocchie di Cellino, Guagnano, San Donaci, Leverano, San Pancrazio Salentino, Villa Baldassarri, Salice Salentino e Veglie. Dunque un sacerdote di riferimento per la Curia.
    Don Carmine celebrava il rito detto “in coena domini”, la messa della Cena del Signore, quella durante la quale il sacerdote effettua la lavanda dei piedi a dodici persone.
    Insomma un rito fondamentale, tra i più importanti delle celebrazioni pasquali. Canoci, in apertura della messa che per altro esalta anche l’importanza della funzione del sacerdozio, ha parlato a braccio ai fedeli, spiegando che, come spesso capita ai sacerdoti, voci infondate ne macchiano l’immagine. E ha ricordato che anche a lui erano accadute in passato vicende (che non hanno nulla a che fare con i reati penali contestati a Caramia) in cui voci infondate avevano rischiato di metterlo in cattiva luce.
    Una sorta di arringa difensiva per Caramia, dunque, durante la quale i numerosi fedeli hanno ascoltato sorpresi ciò che il loro parroco stava dicendo. Quindi Canoci è passato alla lettura della missiva che l’ex responsabile della chiesa di Bozzano ha inviato la scorsa settimana all’arcivescovo Domenico Caliandro e ad alcuni parroci e sacerdoti dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e della quale IL7 Magazine aveva dato notizia nel numero della scorsa settimana.
    Come mai don Carmine Canoci ha deciso di leggere ai fedeli una lettera così delicata e per giunta nel corso di una celebrazione eucaristica pasquale? E l’arcivescovo Caliandro era al corrente della decisione del sacerdote di riferimento per l’attività delle parrocchie che si trovano nei comuni a cavallo tra le province di Brindisi e Lecce?
    Esiste un forte e radicato legame tra i vertici della Chiesa brindisina e Salice Salentino. Il Comune leccese infatti, insieme a quello di Ostuni, è stato l’unico di tutta l’arcidiocesi a concedere la cittadinanza onoraria al precedente arcivescovo, Rocco Talucci. La decisione venne presa dal Consiglio comunale quando già Talucci aveva presentato le dimissioni per raggiunti limiti di età, nel dicembre 2012.
    La lettera di Caramia (che è agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Mesagne) è stata inviata alla fine dello scorso mese di marzo e alla vigilia del processo in Appello nel corso del quale la sua difesa, rappresentata dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, cercherà di ribaltare le accuse che in primo grado hanno portato alla condanna dell’ex parroco di Bozzano a otto anni di carcere. I fatti risalgono agli anni 2008 e 2009: il sacerdote è stato riconosciuto colpevole di avere abusato di un chierichetto che all’epoca aveva otto anni. La denuncia fu presentata da un pediatra e poi confermata dalla vittima.
    L’arcivescovo Domenico Caliandro, dopo la condanna di primo grado, diffuse una nota con cui l’arcivescovo e tutta la Chiesa diocesana di Brindisi-Ostuni comunicavano di «apprendere con tristezza la notizia della condanna in primo grado di giudizio del sac. Francesco Caramia, in merito alle gravi accuse che gli erano state mosse. Il rispetto per l’operato della magistratura unito al senso profondo delle istituzioni ci ha portato ad attendere in silenzio l’esito del processo. Ora – prosegue la nota della diocesi – prendiamo atto della sentenza, esprimendo anzitutto sentimenti di vicinanza e di dolore nei riguardi di chi è stato vittima di questi abusi, che ledono fortemente la crescita delle persone e sono radicalmente contrari all’insegnamento del Vangelo. La Chiesa ribadisce il suo impegno ad andare fino in fondo, quando avrà elementi certi di crimini commessi da membri del clero, specialmente se è offesa la dignità dei piccoli. Nello stesso tempo, chiede ad ogni persona di buona volontà di saper sostenere il lavoro e l’umile testimonianza di tanti sacerdoti fedeli alle loro promesse, che donano ogni giorno la loro vita a servizio di Dio e del bene di tutti».
    Nella sua lettera, Caramia scrive tra l’altro: “Ora io non desidero altro che chiedere scusa, alla mia Chiesa-famiglia, all’arcivescovo e a ciascuno di voi confratelli per questa ennesima vergogna che inevitabilmente siete chiamati a subire. Ci sarebbero tantissimi motivi per cui sarebbe giusto un simile dolore, che io soffra così, ma non per quello che mi accusano. Io non ho mai, in nessun modo, fatto del male a chi mi accusa, né ad altri. So che per i fatti che mi sono state attribuiti il sentimento popolare è molto severo e voglio comprendere anche le vostre prudenze: per molti, in questi casi, pur sempre orrendi, tutto ciò che meno della forca è sempre troppo poco! Sono nelle mani della giustizia umana, della quale devo fidarmi ancora. Attendo la data dell’udienza in Appello. Grazie a quelli che mi sono rimasti vicini. Posso pertanto ben capire, senza un tono polemico, che le deplorevoli vicende di cui sono stato protagonista possano aver indotto alcuni di voi a prendere le distanze. Ciò mi fa ancora di più ringraziare coloro, e sono davvero in tanti, che mi mandano a salutare, mi scrivono, mi chiamano e mi rendono presenti in svariati modi, anche materiali. Gocce d’acqua in un oceano di dolore ma indispensabili nella mia situazione! Siamo sempre famiglia… siamo sempre fratelli”.
    Il parroco di Salice Salentino è stato l’unico che ha dato seguito a quest’appello, ma lo ha fatto in maniera quantomeno discutibile. Per altro non spendendo alcuna parola nei riguardi del ragazzino che, secondo la sentenza di primo grado, sarebbe stato violentato dal sacerdote. Un comportamento sul quale la Curia dovrebbe chiarire formalmente la sua posizione e spiegare se l’arcivescovo fosse stato informato della decisione del suo parroco.

  • A Spalato frate sospettato di pedofilia

    A Spalato frate sospettato di pedofilia

    di Giovanni Vale

    Sospeso dall’Arcidiocesi, l’anziano religioso per anni ha guidato un coro di voci bianche. Tre le denunce di abusi

    ZAGABRIA. Un affare di pedofilia sta scuotendo la Chiesa cattolica croata, alle prese con uno scandalo che da qualche giorno non accenna a sgonfiarsi.

    A Spalato, un frate del monastero francescano è stato sospeso dai suoi superiori per aver commesso «un possibile reato», come ha indicato la stessa arcidiocesi di Spalato e Macarsca in un comunicato pubblicato martedì. Inizialmente, l’arcivescovo Marin Barišic aveva ammesso soltanto l’esistenza della sanzione, ma si era rifiutato di precisare di quale tipo di reato si parlasse, con l’intento di «proteggere la reputazione di tutti, in primo luogo della vittima». A distanza di appena un giorno, tuttavia, i dettagli cominciano già ad emergere. Il quotidiano locale Slobodna Dalmacija fa infatti sapere che la persona in questione è «un frate di 78 anni che per anni ha condotto il coro dei bambini al monastero di San Francesco di Spalato».

    E non solo. Secondo il giornale, «almeno due uomini hanno riportato di essere stati abusati sessualmente (dal frate) nel corso degli anni». Il caso iniziale, emerso questa settimana e all’origine della sospensione del prelato, sarebbe dunque soltanto la punta dell’iceberg. Per conoscere tutti i risvolti della vicenda, tuttavia, bisogna fare affidamento ancora una volta alla stampa croata e alle informazioni ufficiose che quest’ultima ha raccolto tra i membri della parrocchia spalatina. Jutarnji List scrive ad esempio che l’uomo vittima degli abusi «ha chiesto ai frati 15mila euro in cambio del suo silenzio e ha successivamente aumentato la propria richiesta ad un appartamento, cosa che i frati hanno a quanto pare rifiutato».

    A quel punto, l’uomo si è deciso a denunciare il caso, avendo prima l’accortezza di trovare altre due vittime con cui fare fronte comune. Di fronte all’azione dell’uomo e all’insistenza dei cronisti locali che hanno cominciato a investigare sul caso, l’arcidiocesi ha allora annunciato di aver «nominato un giudice d’inchiesta e dei notai a cui è stato affidato il compito di far luce sui fatti, le circostanze e le responsabilità». Ma la posizione della Chiesa, che ha sospeso il prelato dopo aver ricevuto delle informazioni su «un possibile reato» senza tuttavia allertare la polizia, è ancor più compromessa date le nuove rivelazioni. Slobodna Dalmacija si chiede infatti come sia possibile che la Chiesa non abbia trasmesso alle forze dell’ordine «delle informazioni su delle aggressioni che, secondo quanto riportato, sono note già dal 2011».

    In quell’anno, infatti, una delle vittime aveva fatto richiesta di «aiuto spirituale» presso la parrocchia. Inoltre, il caso scoppiato questa settimana è stato fatto presente dalla vittima alle gerarchie ecclesiastiche già a dicembre, ma la Chiesa ha deciso di portare avanti un’inchiesta interna senza coinvolgere la polizia.