Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Quanti sono i preti pedofili? Il caso Spotlight

    Quanti sono i preti pedofili? Il caso Spotlight

    Uno di quei film da non perdere per alcuna ragione al mondo. Il caso Spotlight è un perfetto racconto di inchiesta giornalistica, con un cast di tutto rilievo e splendidamente diretto da Tom McCarthy.

    Siamo a Boston, nel 2001, e Spotlight, il gruppo d’inchiesta del Globe sta indagando sul caso di un prete accusato di abusi sessuali su un minore, che sarebbe stato coperto dalla Chiesa locale.

    Sappiamo tutti come finì la faccenda perché questa è drammatica storia vera. Il Globe pubblicò nel gennaio 2002 un reportage con le prove di 70 casi di preti pedofili nella sola Boston, corredato dalle prove che il cardinale in carica sapeva tutto e per anni i preti responsabili erano stati spostati da un incarico all’altro man mano che si macchiavano di uno dei crimini peggiori. Nel corso del 2002 l’inchiesta si allargò ancora e toccò 249 preti e le più alte cariche ecclesiastiche.

    Il film è semplicemente perfetto. Racconta l’inchiesta passo per passo, con il punto di vista dei giornalisti di Spotlight. Mostra il loro stupore, l’incrdulità, il dramma delle vittime, l’omertà e le coperture della città. Tutto. Senza censure e tecnicamente in maniera perfetta.

    Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery,Brian d’Arcy James e Stanley Tucci sono il cast davvero fenomenale che riempie di sostanza la vicenda.

    Il film è semplicemente da godere dal primo all’ultimo minuto… inorridendo, se lo riterrete il caso.

    Questo articolo è stato pubblicato qui

  • Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    Continua lo sciopero della fame Diego Esposito vittima di pedofilia del prete don Silverio Mura.

    di Francesca Lagatta

    Lo aveva detto dieci giorni fa: «Il prossimo 18 gennaio comincerò lo sciopero della fame per protestare contro un sistema malato, perché tanto nessuno risponderà alle mie richieste».  E così è stato.

    Diego Esposito (della sua storia avevamo parlato qui), nome di fantasia, è una delle innumerevoli vittime di preti pedofili che ancora non ha avuto la sua fetta di giustizia. Se mai si può parlare di giustizia per un ragazzino abusato ripetutamente per anni. Diego aveva denunciato tutto solo qualche anno fa, quando la legge considerava già caduti in prescrizione i reati imputabili dalla vittima a don Silverio Mura, il suo ex insegnante di religione, lo stesso che gli celebrò il matrimonio con la donna che, benché ignara di tutto, gli restituì quella serenità che sembrava perduta per sempre.

    Poi, spinto dai suoi due angeli custodi, il medico che lo tiene in cura e l’avvocato che combatte la battaglia al suo fianco, era riuscito a tirar fuori dolore e coraggio, riuscendo a far conoscere la sua storia a Papa Francesco, il quale, prontamente, avevo chiesto e ottenuto la riapertura del processo in sede vaticana. Ma averne chiesto conto non solo non ha dato risposte, ma gli ha anche fatto perdere il lavoro. Tra l’inspiegabile indifferenza delle istituzioni a ogni livello. Così Diego ha deciso di sferrare un colpo basso all’omertà e ha cominciato la sua ennesima battaglia attirando su di sé l’attenzione di giornalisti e telecamere. Nel breve video amatoriale girato questa mattina, l’uomo, volutamente reso irriconoscibile, spiega in poco più di sessanta secondi le ragioni del suo gesto.

  • IL PC DEL PRETE DI COSENZA ACCUSATO DI MOLESTIE È ‘PULITO’, OGGI SARÀ ASCOLTATA LA VITTIMA

    IL PC DEL PRETE DI COSENZA ACCUSATO DI MOLESTIE È ‘PULITO’, OGGI SARÀ ASCOLTATA LA VITTIMA

    Don R. R. cinquantenne cosentino docente di religione nella scuola media Zumbini avrebbe tentato di abusare di un suo studente.

    COSENZA – Sarà ascoltato oggi pomeriggio, alla presenza del gip e di uno psicologo, il ragazzino protagonista dell’ennesimo scandalo che sta coinvolgendo la diocesi cosentina. L’incidente probatorio porrà a confronto la presunta vittima e il suo professore di religione al fine di fare chiarezza sull’episodio. Una vicenda denunciata lo scorso novembre da persone vicine al minore il quale aveva confidato delle attenzioni rivoltegli dal prelato. Don R. R. docente presso la scuola media Zumbini di via Roma, secondo quanto dichiarato dal ragazzino, avrebbe attirato con una scusa il suo studente nell’aula di ricevimento. Lontano da occhi indiscreti l’uomo avrebbe poi tentato di abusare di lui palpeggiandolo nelle parti intime. Il piccolo, sconvolto, avrebbe poi raccontato tutto al rientro da scuola. Emersa la vicenda sugli organi di stampa i genitori degli studenti iscritti nello stesso istituto scolastico hanno minacciato di richiedere il trasferimento dei figli in altre scuole qualora non fossero stati presi provvedimenti. Un’azione che ha indotto il parroco a farsi da parte licenziandosi. Le sue aspirazioni, da quanto emerso dalle indagini, sarebbero però ben altre.

    R. R. sarebbe prossimo ad una probabile promozione a presbitero che gli permetterebbe di scalare le gerarchie ecclesiastiche e diventare vescovo. Una situazione di cui non avrebbe fatto mistero, della quale si vantava in attesa del coronare la propria ascesa. La curia, intanto, dopo aver invitato la stampa a tacere si chiude nel silenzio. Dalla segreteria del vescovo rispondono che, come noto, “sua eccellenza non rilascia mai interviste, tranne a Parola di Vita il nostro giornale. Inoltre in merito a questa vicenda preferisce non essere intervistato perché la cosa si sta schiarendo, sta prendendo una forma diversa da quella che voi giornalisti avete profilato“. La posizione giudiziaria dell’indagato sarà chiarita oggi, nel frattempo quello che è certo, ad ora, è che il prete viene accusato di abuso sessuale su minore. Intanto dai controlli effettuati sul pc sequestrato al parroco su disposizione del pm Tridico, pare non sia stato rintracciato materiale pedopornografico. L’unico indizio a disposizione dei magistrati è il racconto della presunta vittima di cui oggi sarà valutata l’attendibilità.

    Sul caso l’avvocato difensore del presule, Rossana Cribari, intende mantenere il massimo riserbo sia per tutelare l’assistito, sia per tutelare la presunta vittima, sia per le disposizioni date dal magistrato già infastidito dalle troppe informazioni trapelate sui mass media. Nel fascicolo relativo al professore di religione pare inoltre vi siano altri elementi acquisiti nel corso delle indagini che potrebbero avvalorare la tesi del minore. Voci di paese, semplici dicerie, che non hanno alcun valore a livello giudiziario parlano di R. R. come un parroco allontanato dalla parrocchia di Carolei in quanto troppo ‘affettuoso’ con i suoi piccoli fedeli. Non sarebbe la prima volta che il vescovo Nolè si trova a dover affrontare un presunto caso di pedofilia all’interno della propria diocesi. Monsignor Nole infatti quando fu vescovo della diocesi Tursi- Lagonegro dovette a tutela dell’immagine della curia sospendere a divinis un suo parroco Don Antonio Calderaro arrestato per l’adescamento su social network e l’induzione alla prostituzione di minorenni. In quel caso Nolè si definì “profondamente sorpreso e addolorato – si legge in un comunicato – dalla notizia del fermo giudiziario accusato dall’ignobile e umiliante reato di abuso su minore”.

    http://www.quicosenza.it/news/le-notizie-dell-area-urbana-di-cosenza/cosenza/68931-il-pc-del-prete-di-cosenza-accusato-di-molestie-e-pulito-oggi-sara-ascoltata-la-vittima

  • Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    foto di copertina oscurata in sintonia con lo squallido argomento trattato.

    di Francesca Lagatta.

    Diego Esposito non ha più nessuna intenzione di aspettare per avere giustizia. Lunedì 18 gennaio 2016 comincerà a casa sua, senza alcuna forma di protesta violenta, lo sciopero della fame. Diego, nome di fantasia, è una delle migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili che è stata letteralmente ignorata dal Vaticano. O quasi.

    La sua storia mette i brividi. E’ poco più che un bambino quando don Silverio Mura, sacerdote nella sua parrocchia e suo insegnante di religione, lo invita ad andare nella casa canonica in un pomeriggio qualunque. E’ qui che comincia il dramma del ragazzino, che si ripete anche per tre volte a settimana, e dura cinque, interminabili anni.

    Lo strazio finisce quando Diego ha 17 anni, ma riesce a tirare fuori ricordi e dolore solo nel 2010, quando di anni ne ha 35 e ne sono passati 18 dall’ultimo episodio di abuso. Troppi per la legge italiana, che fino al 2008, per i reati legati alla sfera sessuale prevede la prescrizione dopo soli 10 anni. Silverio Mura non può subire alcun processo penale.

    Ma Diego non s’arrende. Si reca dal suo aguzzino con le telecamere nascoste, registra la conversazione, abbastanza esplicita, mandata in onda anche dal programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura), raccoglie le prove necessarie e insieme a una dettaglia testimonianza invia tutto alla Curia e informa anche il Cardinale Sepe.

    Come da prassi, don Silverio Mura, nel frattempo raggiunto da altre numerose accuse di abusi sessuali, cambia parrocchia, così Sergio Cavaliere, legale di Diego, invia un’accorata lettera di protesta a Papa Bergoglio, il quale risponde tempestivamente disponendo che il sacerdote venga momentaneamente sospeso dalle funzioni sacerdotali e trasferito in una di quei conventi che il Vaticano ritiene essere una struttura adeguata al recupero spirituale.

    Ma la devianza relativa alla pedofilia si può curare con le preghiere? Oppure necessita di cure mediche specializzate? A ogni modo Papa Bergoglio ordina anche la riapertura del processo in sede vaticana. Che però si rivela un boomerang per la vittima.

    La Curia segnala alla Procura una mail in cui Diego, esasperato dall’indifferenza, minaccia di spararsi un colpo alla testa. Immediatamente subisce la revoca del porto d’armi e perde il lavoro, e quando fa presente le precarie condizioni economiche, si vede arrivare a casa due uomini della Caritas, che lo “risarciscono” con 250 euro.

    L’ultima beffa risale a due mesi fa. Dalla Curia fanno sapere che sono pronti ad archiviare il caso ma hanno bisogno di effettuare ulteriori perizie psichiatriche alla vittima. Diego accetta, a patto che durante le visite sia presente il suo medico, per assicurarsi che tutto venga svolto regolarmente. Ma la Curia reagisce ancora con il silenzio. Da qui, la drastica decisione dello sciopero della fame.

    Diego, quando comincerà lo sciopero della fame?

    Lunedì 18 gennaio. Per non creare problemi lo farò a casa mia, mostrerò l’evolversi della faccenda aggiornando costantemente la mia pagina.

    Cosa chiederà di preciso?

    Di sapere a che punto è il mio processo, ordinato quasi due anni fa da Papa Francesco, e soprattutto se è mai cominciato. Voglio anche portare l’attenzione sulle condizioni delle altre vittime di pedofilia.

    Ha già avvisato la Curia e il Vaticano?

    Certo, ho mandato la mail al segretario vaticano, al segretario della Congregazione della Dottrina della Fede al Cardinale Sepe, al Cardinale Lemmo, giudici e molti altri ancora. Insomma, chi doveva essere informato, lo sa. Ora aspetto solo una risposta che sono certo non arriverà.

    E in tutto questo tempo nessuno le ha mai mandato della comunicazioni?

    Lo scorso novembre, dopo varie sollecitazioni, una mail mi avvisava che dovevo presentarmi in Curia per avere notizie su questo fantomatico processo. Solo che mi venne chiesto di sottopormi ad ulteriori perizie psichiatriche. Io accettai, ma al contempo chiesi di poter portare con me il mio medico per essere certo che tutto si svolgesse regolarmente e che le perizie corrispondessero alla mia reale condizione di salute mentale. Beh, non mi hanno mai più fatto sapere niente.

    Non si è quindi mai provveduto nemmeno al risarcimento, nonostante le prove schiaccianti?

    No, anche se loro ritengono di sì. Tempo fa vidi arrivare a casa mia due uomini della Caritas, mandati dalla Curia, che mi offrirono 250 euro. Il Cardinale Sepe ci tenne a farmi sapere, con un biglietto, che quella sarebbe stata la prima e l’ultima volta. Questa è stata l’unica risposta alle mie richieste di aiuto, dopo aver perso il lavoro. E stavolta, visto che è mio diritto, chiederò anche il risarcimento adeguato ai danni che ho riportato per via degli abusi subiti.

    Quanto durerà lo sciopero della fame? 

    Ad oltranza, fino a che qualcuno non mi darà delle garanzie.

    Crede che la singolare protesta possa smuovere le acque?

    In realtà ne sono proprio convinto. Dopo aver pubblicato la notizia, sono già stato contattato da altre vittime e da numerosi giornalisti. Inoltre da tempo faccio parte dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, del presidente Francesco Zanardi, che ha già risolto molti casi.

    Perché ha scelto questo preciso momento per la sua protesta?

    L’ONU, in un rapporto di due anni fa, sferrò un durissimo attacco al Vaticano, arrivando ad affermare che alcune leggi interne, come quella di mantenere il silenzio per i casi di pedofilia, avevano permesso migliaia di abusi su minori. L’ONU invitò la Santa Sede a rivedere alcune posizioni in merito, che, nel prossimo febbraio, dovrà rendere conto di ciò che sta facendo, se lo sta facendo, per arginare il fenomeno all’interno della Chiesa. Mi sembrava il momento più opportuno.

    Francesca Lagatta

  • Abusi sui minori e Chiesa Cattolica

    Abusi sui minori e Chiesa Cattolica

    di Matteo Cresti

    Ciclicamente spuntano nuovi casi di abusi su minori da parte di sacerdoti e consacrati della Chiesa Cattolica. Fenomeno a macchia di leopardo, che per decenni è stato coperto dalle autorità ecclesiastiche, per opportunismo, lassismo o alle volte accondiscendenza, e che negli ultimi trent’anni è emerso sempre di più alla luce del sole, grazie alle voci delle vittime, alla pressione mediatica, e alle conseguenti spinte riformatrici di Ratzinger e Bergoglio.

    Questa volta a tornare alla ribalta su alcuni quotidiani è il caso di abusi nella diocesi di Ratisbona, in Germania. Diocesi famosa per uno sfortunato quanto mal interpretato discorso di papa Benedetto XVI, e per essere stata la “sede operativa” del meno famoso di lui fratello Georg, che vi avrebbe diretto il coro delle voci bianche, “Il Coro dei Passeri” come è chiamato, dal 1964 al 1994.

    Secondo quanto dichiarato dal Ulrich Weber l’avvocato della diocesi e del coro, che è stato incaricato di seguire i fatti, sarebbero ben 231 le vittime di abusi, da collocarsi tra il 1953 e il 1992, di cui una cinquantina sarebbero di natura sessuale, dalla semplice molestia fino allo stupro. Gli abusi sarebbero avvenuti sia all’interno del coro, che in due scuole primarie ad esso collegate.

    Anche il fratello del papa emerito, come già si supponeva, è coinvolto in questa storia di abusi, che però non sarebbero di natura sessuale. Egli si difende, ammette di aver picchiato con degli schiaffi i cantori che facevano delle cattive performance, ma poi sottolinea che questo era un costume dell’epoca, comune e condiviso nelle famiglie e nelle scuole.

    Weber però sostiene che non si sarebbe trattato solo di una qualche botticella occasionale, quanto piuttosto di un metodo impiegato su larga scala, e che anche grazie alla severità del monsignore e alla sua autoritarietà, avrebbe instaurato un clima di terrore e subordinazione.
    In ogni caso anche se ci fosse davvero un reato, ormai esso risulta prescritto. Altra cosa sono invece gli abusi sessuali, del quale mons. Georg Ratzinger dice di non aver mai saputo e sospettato nulla.

    Ancora troppo spesso emergono casi si questo genere, nugoli di vittime che reclamano giustizia per i comportamenti dissennati di un sacerdote, e la compiacenza dei suoi superiori. Ma è normale che sia così, perché la chiesa ha favorito un clima omertoso, che ha nascosto questi carnefici per decenni. Purtroppo per tanto tempo l’aura di sacralità che avvolgeva gli istituti religiosi, il potere che essi rivestivano, e il senso di vergogna che hanno contribuito a diffondere hanno fatto sì che solo oggi le vittime abbiano trovato il coraggio di raccontare ciò di cui erano state vittime.

    Il caso di Ratzinger, dunque non è di per sé né nuovo né presenta degli aspetti eccezionali, se ne continua a parlare solo perché coinvolge il fratello del pontefice non più regnante. Altrimenti, come tanti altri casi, sarebbe già finito nel dimenticatoio. Sfortunatamente, perché le vittime avrebbero tutto il diritto di essere ricordate, e noi dovremmo ricordare il fenomeno, perché ci rammentiamo di sorvegliare, sempre. Per ora, infatti, in Italia mancano grandi inchieste collettive, come questa della diocesi di Ratisbona o quelle delle diocesi statunitensi. Non che non ci siano mai stati violenze sessuali ai danni di bambini e giovani, magari, quanto piuttosto perché permane il clima di vergogna e di sudditanza. Né sono mai nate commissioni d’inchiesta ad hoc, come in altri paesi.

    Ed è proprio su questo che dovremmo riflettere. La pedofilia è orribile tanto che la commetta un prete o un elettricista. Le percosse certo non sono un bell’atto, ma ricordiamo che in alcuni di questi casi esse risalgono agli inizi degli anni ’50, da parte di sacerdoti che ad occhio e croce saranno nati nei primi del ‘900, che hanno visto la crudeltà delle due guerre mondiali e del nazismo, e che i metodi educativi dell’epoca erano quelli che erano.

    Non che si debba relativizzare a tutti i costi, un atto non può cambiare la sua natura a seconda del tempo e del luogo in cui è commesso, però è anche vero che fino a qualche decennio fa anche i nostri maestri elementari entravano in classe con la bacchetta (per la quale qualche vecchio docente prova ancora nostalgia). Un’altra cosa ancora è istaurare un clima di terrore o di sottomissione psicologica, ma anche questo è stata (e talvolta è) pratica corrente.

    Insomma bisognerebbe chiederci perché talune cose fanno notizia e altre no. Perché alcuni fatti, altrettanto gravi o interessanti, finiscono nel dimenticatoio, e alcuni non ricevono nemmeno l’onore di essere menzionati, ed altri invece sono sempre sulla cresta dell’onda. Se i giornalisti, come ama definirli la nostra direttora, devono essere i “cani da guardia del potere” non indagano anche se questo, vengono meno alla loro professione.

    Il giornalismo ha avuto un grande merito nel portare a galla tanti abusi, nel dare la voce alle vittime, che non hanno mai avuto uno spazio per poter raccontare la loro vicenda, ha contribuito a creare un clima di accusa e inchiesta, che ha costretto la Chiesa Cattolica a correre ai ripari e a prendere la situazione sul serio.

    Ma il giornalismo italiano dove è? Perché si riduce a raccontare una vicenda, che ha poco di nuovo, solo perché uno dei coinvolti è il fratello del papa emerito? Perché il giornalismo italiano non indaga sui crimini della chiesa italiana? Forse che la vicenda di Nuzzi e Fittipaldi, sebbene in modo diverso, ci continua a dire, che in Italia non siamo ancora pronti per fare “i mastini” contro la chiesa?

  • Il Caso Spotlight – Trailer Ufficiale Italiano HD – Michael Keaton, Mark Ruffalo

    Il Caso Spotlight – Trailer Ufficiale Italiano HD – Michael Keaton, Mark Ruffalo

    IL CASO SPOTLIGHT di Tom McCarthy – CANDIDATO A 6 PREMI OSCAR – con Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery e Stanley Tucci.

    Dal 18 febbraio al cinema. http://www.ilcasospotlight.it

    Il caso Spotlight racconta la storia del team di giornalisti investigativi del Boston Globe soprannominato Spotlight, che nel 2002 ha sconvolto la città con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali, in un’inchiesta premiata col Premio Pulitzer.

  • Prete arrestato per pedofilia nel reggino, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori: “Chiesa locale in ritardo rispetto a Papa Francesco”

    Prete arrestato per pedofilia nel reggino, l’Osservatorio sui Diritti dei Minori: “Chiesa locale in ritardo rispetto a Papa Francesco”

    “L’iter processuale ha la sua autonomia e tutti siamo chiamati a rispettarne tempi e modalità, ma quello che non possiamo non rilevare con viva preoccupazione è l’atteggiamento di chiusura della chiesa locale, che dopo la gaffe del comunicato stampa in cui manifestava solidarietà al sacerdote arrestato, successivamente corretto, si è trincerata nel più cupo e conservatore silenzio, entrando in conflitto di fatto con le leggi di trasparenza recentemente varate da Papa Francesco in tema di lotta alla pedofilia”: è quanto dichiara l’avvocato Antonino Napoli, vice presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in relazione all’arresto del parroco di Messignadi di Oppido Mamertina per prostituzione minorile ed altri capi d’accusa.  “Ciò che ci lascia sbigottiti in questa terribile storia – incalza Napoli –è che il prete accusato, al di là delle sacrosante preoccupazioni di garantismo del vescovoFrancesco Milito, ha continuato ad esercitare il ministero in una parrocchia, frequentata anche da bambini, non informata delle denunce anche se ai sospetti si erano aggiunte, con lo sviluppo delle indagini, le conferme all’ipotesi accusatoria.

    Dall’ordinanza di custodia cautelare, infatti, si apprende che il sacerdote accusato era stato controllato per ben tre volte in compagnia di minori in atteggiamenti equivoci, così come emerge anche che il titolare della diocesi era ben consapevole delle accuse e che la lontana sua unica preoccupazione, ben dalle questioni di natura spirituale e dalla tutela dei minori, fosse quella di evitare risvolti mediatici e giudiziari fino al punto di consigliare all’indagato di non parlare con i Carabinieri di queste cose. In questa occasione – evidenzia il vicepresidente dell’Osservatorio – il vescovo è evidentemente venuto meno alla sua fondamentale funzione di supervisore, sorvegliante della diocesi a lui assegnata”. Napoli conclude: “L’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede che sul punto vi sia una revisione del Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa che stabilisca l’obbligo per i sacerdoti ed i vescovi di comunicare quanto da loro appreso, circa eventuali ipotesi di abuso sui minori, alle autorità italiane, attribuendo al vescovo una vera e propria funzione di pubblico ufficiale”.

    Nel frattempo, il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio lancia un monito ai giornalisti: “Siamo stati informati del fatto che alcuni sprovveduti e poco deontologici operatori dell’informazione hanno rivolto domande in merito all’arresto del parroco a bambini di scuola elementare, ebbene sappiano costoro che ricorreremo ad ogni mezzo per far applicare il Codice Tv e Minori nelle sue articolazioni più severe ed intransigenti. Laddove non arriva la sensibilità faremo arrivare le maglie della legge, assicurando un impegno mai esercitato fino ad ora”.

    http://www.strettoweb.com/2015/12/prete-arrestato-per-pedofilia-nel-reggino-losservatorio-sui-diritti-dei-minori-chiesa-locale-in-ritardo-rispetto-a-papa-francesco/359994/

  • Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente». Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso la diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan. Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

    Il giovane parroco, già da qualche settimana al centro di una vera e propria bufera mediatica, nel pomeriggio di giovedì era stato intervistato a lungo da due giornaliste che erano piombate nel piazzale della casa canonica per ascoltare la sua versione dei fatti. Il caso era scoppiato quando l’associazione nazionale contro la pedofilia clericale presieduta da Francesco Zanardi, aveva riportato alla luce i trascorsi dell’uomo, sfidando finanche le ire del Vescovo Luigi Marrucci, il quale alla stampa locale aveva parlato di infondatezza delle notizie e di querele del tutto inesistenti, mentre Don Rutigliano continuava a professarsi vittima di un complotto studiato a tavolino.

    Le carte, però, raccontano un’altra versione. Nel giugno del 2011 l’ex Santo Uffizio sospende don Francesco Rutigliano per 4 anni perché viene ritenuto colpevole di abuso di minore. Il divieto di esercitare funzioni pubbliche è imposto per un periodo di 4 anni, duranti i quali il sacerdote potrà esercitare il le sue funzioni in forma privata e dovrà compiere un percorso psicologico in una struttura adeguata. Pena, la dismissione dello stato clericale.

    I fatti di cui viene accusato risalirebbero al periodo compreso tra il 2006 – quando la presunta vittima, psicologicamente fragile e con una storia travagliata alle spalle, avrebbe avuto appena 14, forse 15 anni – e il 2008, e il teatro degli abusi sarebbe stata la cittadina di Riace, nel Reggino, dove il prete ha esercitato per lungo tempo. Anche se, secondo la testimonianza del 2009 fornita del ragazzino, alcuni episodi si sarebbero verificati a partire dal 2004, quando Rutigliano si trovava in seminario e non era stato ancora ordinato sacerdote.

    L’unico giornale a raccontare la storia è il quotidiano Calabria Ora, nel 2011. Il giornalista Antonio Baldari scrive una serie di articoli sulla vicenda ma viene ripetutamente raggiunto da minacce di querela e segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti nel tentativo di metterlo a tacere. Le segnalazioni all’Ordine vengono puntualmente ignorate poiché destituite di ogni fondamento, e anche le querele non arriveranno mai, probabilmente perché ciò comporterebbe l’apertura di un processo da parte della magistratura italiana, per la quale Francesco Rutigliano è del tutto incensurato.

    La stessa tecnica intimidatoria, ma con i medesimi risultati, è stata messa in atto nei confronti del presidente di Rete l’Abuso. Pochi giorni fa Francesco Zanardi si è visto recapitare una mail da parte del server 1and1, che, su pressione del parroco e del suo legale, chiedeva la rimozione di taluni articoli pubblicati sul sito dell’associazione entro e non oltre le 48 ore successive, termine oltre il quale si sarebbe proceduto all’oscuramento del portale telematico. Pochi giorno dopo, con gli articoli ancora on line, è il Garante della Privacy a chiedere spiegazioni al presidente Zanardi. Don Rutigliano, per dimostrare il complotto ordito contro di lui, ha inviato all’autorità amministrativa una mail a firma della direzione di Calabria Ora in cui, effettivamente, si porgevano le scuse per la pubblicazione di un articolo ritenuto successivamente non veritiero. Peccato solo che la mail si riferisca ad un articolo del 2008 e tratti di tutt’altro argomento, mentre quelli “diffamatori” di Baldari, riguardanti l’intera vicenda, vengano pubblicati tre anni più tardi. Il goffo tentativo di allontanare le accuse diventano sempre di più il rumore stridulo delle unghie sugli specchi. Il Vescovo della diocesi Civitavecchia-Tarquinia, Luigi Marrucci, nella speranza di screditare le notizie trapelate, ottiene invece l’effetto inverso. Tutta la comunità adesso è al corrente della questione e le mamme degli oltre 260 bambini che ruotano attorno alle attività della parrocchia di San Gordiano sono infuriate e chiedono di sapere la verità.

    Così, decidiamo di raggiungere il diretto interessato e sentire la versione, che tra incongruenze e contraddizioni, va avanti per oltre tre ore. Rutigliano nega ogni coinvolgimento, si dice tranquillo, ci mostra anche un dossier in cui, secondo la sua versione, sarebbero contenute le prove del complotto, promette di parlare ai fedeli nella messa solenne della domenica e di andare dritto per la sua strada, avendo la coscienza pulita. Meno di 72 ore dopo don Rutigliano comunica che lascerà la parrocchia. Forse perché la coscienza ha urlato, forse perché ha urlato don Ivan che di queste vicende non ne era a conoscenza. Fatto sta che, per il momento, in attesa di far ulteriore chiarezza sulla questione, Francesco ha deciso di andare via.

    Francesca Lagatta

  • Crimini sessuali in Vaticano, documentario choc della BBC svela i nomi degli esecutori

    Crimini sessuali in Vaticano, documentario choc della BBC svela i nomi degli esecutori

    Un documentario della BBC denuncia la pedofilia di molti preti e la complicità del Vaticano e di Ratzinger, all’epoca cardinale, che fece di tutto per coprire e difendere questi preti pedofili invece di denunciarli. Il tutto a discapito delle vittime.

    E sono proprio le vittime a mettersi a disposizione della troupe di giornalisti che vuole indagare, conoscere, capire come sia stato possibile che preti malati di pedofilia siano stati coperti da altri preti, dichiaratisi sani (o pseudo tali), pur di perpetuare, nei secoli dei secoli, il messaggio divino.

    Che, ovviamente, perchi ci crede, nulla ha a che fare con i crimini sessuali di cui si sono macchiati questi delinquenti.

    Crimini sessuali in Vaticano, documentario choc della BBC svela i nomi degli esecutori

  • Processo alla libertà di stampa, Zanardi incita alla difesa dei giornalisti: “Io non torno al Medioevo”

    Processo alla libertà di stampa, Zanardi incita alla difesa dei giornalisti: “Io non torno al Medioevo”

    Illegittimo e fuori da ogni logica. Può essere descritto così il processo a carico dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, che prenderà il via già nei prossimi giorni presso il Tribunale della Città del Vaticano. I cronisti, infatti, sono accusati di aver diffuso materiale riservato attraverso la pubblicazione, rispettivamente, dei libri “Via Crucis” e “Avarizia“. Ma i due, essendo cittadini italiani ed avendo commesso il presunto reato sul territorio italiano, dovrebbero essere processati, appunto, in Italia. E nel nostro Paese la diffusione delle notizie non solo è lecita, ma è un diritto sancito dall’Art. 21 della Costituzione Italiana. Chissà, invece, se lo stesso Vaticano sarà ugualmente lesto nel processare vescovi e prelati coinvolti negli scandali, oppure, proprio come adesso, non ci sarà mai neppure un indagato.

    Intanto, per il momento, nessuno però si è schierato dalla parte di Nuzzi e Fittipaldi. Nemmeno le istituzioni o l’Ordine dei Giornalisti. Almeno non con una posizione chiara e netta. Che, ricordiamo, non hanno avuto nessuna smentita dei loro racconti. Non esiste neppure una querela per diffamazione. In teoria, quello che è scritto tra le pagine dei libri dovrebbe dunque corrispondere al vero, ma non doveva essere pubblicato. E’ per quello che sono stati processati, grazie anche a leggi interne più dure e restrittive volute proprio da Papa Bergoglio.

    A rompere l’inspiegabile silenzio ci prova Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso Onlus, associazione che combatte la pedofilia clericale e gli abusi esercitati dai poteri ecclesiastici, e lo fa con una lettera pubblica in cui si schiera apertamente dalla parte della libertà di stampa e dei suoi fautori. Ecco il testo integrale:

    «In questi giorni tutto il mondo sta assistendo a uno spettacolo deplorevole ed inquietante: il processo a Emiliano Fittipaldi e  Gianluigi Nuzzi. Sono accusati dal Vaticano, uno stato estero che non contempla tra i tanti diritti, quello all’informazione, di aver fatto i cronisti, cioè di avere fatto il proprio lavoro, un lavoro che nel loro Paese, l’Italia, è legale, è un diritto costituzionale oltre che un dovere civico, è patrimonio dell’umanità, è indice di cultura, un lavoro che è fondamento delle basi di qualunque società democratica.

    I due giornalisti hanno denunciato, documenti alla mano, lo sperpero di denaro e i lussi che il Vaticano, Stato che, tra le altre cose, rappresenta anche un’alta percentuale dei credenti italiani, usa i soldi destinati ai poveri e alle strutture di sostentamento per i propri scopi. Anche soldi pubblici, come i 6 miliardi di euro all’anno elargiti grazie alle nostre tasse.

    Ebbene, li stanno processando per questo motivo, mentre chi ha impropriamente ha usato quei soldi, chi ha goduto di quei lussi e continuerà a farlo, chi ha tradito la sua missione di fede cedendo alla lussuria, non è neppure indagato, tanto meno gli è stato chiesto rendere indietro il malloppo. L’Italia è al 73° posto per la libertà di informazione, posizionata tra il Nicaragua e la Moldavia. In un simile contesto, in un paese normale, due cronisti di inchiesta meritevoli come Fittipaldi e Nuzzi sarebbero un vero e proprio patrimonio per la nazione. In Italia invece no. Qui troviamo puntualmente un’intera classe politica genuflessa al clero, oggi impegnata a gestire questo assordante silenzio, mentre tra qualche mese, per un solo voto, sarà invece disposta a promettere qualsiasi bugia ai cittadini.

    Ma la classe politica questa volta non è sola. A latitare di fronte a questo scempio che fa vergognare l’Italia agli occhi del mondo, ci sono anche coloro che il diritto all’informazione lo dovrebbero garantire, difendere, tutelare. Parlo dell’’Ordine dei Giornalisti, al quale Fittipaldi e Nuzzi, tra le altre cose, appartengono.

    “Ma di cosa hanno paura, tutti quanti? Che ritorni l’Inquisizione e che ci condanni per aver letto un libro, oltre che per averlo scritto? Che Papa Francesco ci telefoni a casa per sgridarci? O, peggio ancora, che il “nostro” Stato ci dichiari streghe ed eretici se ci permettiamo di contestare la monarchia assoluta del Vaticano, per quanto denunciato in quei libri o per come le gerarchie ecclesiastiche reagiscono alle accuse?” (Paolo Izzo promotore dell’hashtag #iostoconFittipaldieNuzzi)

    Io non torno al medioevo, io non sto con gli incivili, #iostoconFittipaldieNuzzi».

    Francesco Zanardi

    Francesca Lagatta, addetta stampa Rete L’ABUSO ONLUS