Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: giornalisti

  • Savona; prete pedofilo tra i bambini. E’ bufera nella parrocchia di S. Francesco da Paola.

    Savona; prete pedofilo tra i bambini. E’ bufera nella parrocchia di S. Francesco da Paola.

    Le mamme minacciano di portare via i loro figli se don Pietro Pinetto non verrà allontanato dalla parrocchia. E’ questo quello che da ieri sera, i genitori allarmati dicono al telefono, chiedendo aiuto a Francesco Zanardi, il portavoce della Rete L’ABUSO che nel 2013 aveva denunciato le molestie subite da alcuni seminaristi, i quali avevano confermato davanti al sostituto procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro le loro accuse. In quella occasione l’avvocato Altamura, difensore del sacerdote, aveva querelato Zanardi, un seminarista e due giornalisti, ma la procura della repubblica di Savona, una volta accertate le molestie aveva rinviato a giudizio per calunnia il sacerdote il quale però in quella occasione era sfuggito al processo grazie all’intervento dei termini di prescrizione.

    Inizialmente da curia di Savona, attraverso un comunicato, aveva garantito che se l’autorità giudiziaria avesse accertato i gravi fatti, avrebbe a sua volta avviato nei confronti del sacerdote un processo canonico. Promessa che però svanì nel nulla.

    M adesso sono i genitori dei bambini che frequentano la parrocchia di san Francesco da Paola a non starci, hanno paura per l’incolumità dei propri figli e cosi, questa sera, porteranno al parroco le loro rimostranze e se il sacerdote non verrà immediatamente allontanato, porteranno via i loro figli sia dalla parrocchia che dal catechismo.

    “Un gesto di responsabilità da parte dei genitori” commenta così Francesco Zanardi, “le oramai tristi scelte del vescovo di Savona Vittorio Lupi sono ben note non solo alla comunità savonese” continua commentando “questo è il frutto di anni di lotta e di denunce che l’associazione italiana delle vittime di preti pedofili, Rete L’ABUSO ha portato avanti con lo scopo di intervenire lì, dove la chiesa non vuole agire e finalmente i genitori cominciano a responsabilizzarsi e a prendere coscienza della situazione”.

    Questa sera alle 21 i genitori dei bambini si riuniranno in parrocchia per fare le loro dovute contestazioni.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO

  • Abusi sessuali. Il vescovo di Osorno ha un superavvocato: il papa

    Abusi sessuali. Il vescovo di Osorno ha un superavvocato: il papa

    Interrogato dai giornalisti durante il volo di ritorno dagli Stati Uniti, papa Francesco ha rinnovato il suo rimprovero ai vescovi colpevoli di coprire gli abusi sessuali su minori compiuti da loro sacerdoti:

    “Anche alcuni vescovi hanno coperto questo. È una cosa bruttissima”.

    In effetti sono ancora freschi negli Stati Uniti i contraccolpi della rimozione, ordinata da Francesco lo scorso aprile, del vescovo di Kansas City-Saint Joseph, Robert W. Finn, reo d’aver protetto un suo sacerdote poi condannato per abusi.

    Ma evidentemente il papa non include tra i colpevoli il vescovo di Osorno in Cile, Juan de la Cruz Barros Madrid, che ha insediato in diocesi lo scorso 10 gennaio e lì ha mantenuto, nonostante le imponenti manifestazioni di protesta, anche politiche, e le accuse scagliate contro di lui da tre vittime e da numerosi sacerdoti e fedeli, che gli imputano di essere stato complice degli abusi sessuali compiuti dal sacerdote Fernando Karadima, per molti anni una celebrità della Chiesa cilena ma alla fine condannato a “preghiera e penitenza” dalla stessa Santa Sede per le sue accertate malefatte.

    Il 31 marzo, la congregazione vaticana per i vescovi ha fatto sapere che “ha studiato attentamente la candidatura del presule e non ha trovato ragioni oggettive che ne ostacolassero la nomina”.

    E si intuiva che papa Francesco fosse anche lui convinto dell’innocenza dell’accusato. Ma non una dichiarazione pubblica è mai uscita in proposito dalla sua bocca.

    Invece ora si sa che Francesco ha parlato. Il 2 ottobre la testata cilena “Ahora Noticias” ha messo in rete un video di un minuto e venti secondi girato lo scorso maggio in piazza San Pietro, nel quale il papa, con espressione risentita, si scaglia contro gli accusatori del vescovo:

    > Papa Francisco: “Osorno sufre por tonta”

    All’inizio del video si ode Jaime Coiro, un funzionario della conferenza episcopale cilena, presente con i famigliari, dire al papa che in Cile la Chiesa “prega e soffre” per lui.

    Ed ecco le parole testuali di Francesco.

    NELL’ORIGINALE SPAGNOLO

    “Es una Iglesia que perdió la libertad dejándose llenar la cabeza por políticos, juzgando a un obispo sin ninguna prueba después de veinte años de servicio. O sea, que piensen con la cabeza, no se dejen llevar por las narices de todos los zurdos que son los que armaron la cosa.

    “Además, la única acusación que hubo contra ese obispo fue desacreditada por la corte judicial. O sea, por favor, eh… no pierdan la serenidad. Osorno sufre sí, por tonta, porque no abre su corazón a lo que Dios dice y se deja llevar por las macanas que dice toda esa gente. Yo soy el primero en juzgar y castigar a alguien que tiene acusaciones de ese tipo… Pero en este caso ni una prueba, al contrario… De corazón se lo digo. No se dejen llevar por las narices de estos que buscan lío no más, que buscan calumnias…”-

    E IN ITALIANO

    “È una Chiesa che ha perso la libertà perché si è lasciata riempire la testa dai politici, giudicando un vescovo senza nessuna prova dopo venti anni di servizio. Per cui, che pensino con la testa, non si lascino tirare per il naso da tutti quei sinistrorsi che sono quelli che hanno montato la cosa.

    “Inoltre, l’unica accusa che c’è stata contro questo vescovo è stata screditata dalla corte giudiziaria. Per cui, per favore, eh… non perdano la serenità. [La diocesi di] Osorno soffre, certo, perché intontita, perché non apre il suo cuore a quello che Dio dice e si lascia trascinare dalle stupidaggini che dice tutta quella gente. Io sono il primo a giudicare e punire chi è accusato per cose del genere… Ma in questo caso manca la prova, anzi, al contrario…  Glielo dico di cuore. Non si lascino tirare per il naso da questi che cercano solo di fare ‘lío’, confusione, che cercano di calunniare…”.

    I “sinistrorsi” – “zurdos” nel gergo argentino – che hanno irritato particolarmente il papa comprendono presumibilmente i 51 deputati cileni, per la maggior parte del partito socialista della presidente Michelle Bachelet, che hanno firmato una petizione contro la nomina di Barros a vescovo di Osorno.

    Le reazioni di uno degli accusatori:

    > Víctima de Karadima tras declaraciones de Papa Francisco

    <<<  >>>

    NOTA BENE !

    Il blog “Settimo cielo” fa da corredo al sito “www.chiesa”, curato anch’esso da Sandro Magister, che offre a un pubblico internazionale notizie, analisi e documenti sulla Chiesa cattolica, in italiano, inglese, francese e spagnolo.

    Gli ultimi tre servizi di “www.chiesa”:

    3.10.2015
    > Nuovi processi matrimoniali. Un giurista demolisce la riforma di papa Francesco
    È il professor Danilo Castellano, uno dei maggiori esperti della materia. Giudica la riforma “contraddittoria e incoerente”. Ma anche al cardinale Kasper non piace

    1.10.2015
    > Le due facce del viaggio americano
    A Cuba l’ossequio ai fratelli Castro, il silenzio sulle vittime del regime, il rifiuto di incontrare gli oppositori. Negli Stati Uniti l’esaltazione della libertà contro le “forme di tirannia moderne”. Il grido di dolore di un esule cubano

    29.9.2015
    > “Inaccettabile”. Il documento base del sinodo “compromette la verità”
    Alla vigilia dell’assise, tre teologi con il sostegno di cardinali e vescovi criticano e rigettano l’”Instrumentum laboris”. Ecco il testo integrale del loro atto d’accusa

  • Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

    Il capo della diocesi di Acireale torna sulla polemica seguita alla decisione di fare celebrare una funzione al prelato, lo scorso 6 ottobre. «Ho saputo che voleva partecipare, ma non poteva. L’ho chiamato e gli ho detto di concelebrare con me», spiega. E parla anche delle proteste dell’associazione Caramella buona.

    Don Carlo Chiarenza è tornato a dire messa perché abita davanti alla chiesa. È questo uno dei motivi che hanno spinto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, a concedere un permesso speciale al prete condannato in primo grado per pedofilia dal Tribunale ecclesiastico. L’occasione per Chiarenza si è avuta lo scorso 6 ottobre, in occasione del 25esimo anniversario di sacerdozio del prete di Aci San Filippo, frazione catenota dove il prelato risiede. Mentre si attende ancora il verdetto definitivo della Santa Sede sul caso dei presunti abusi che l’uomo avrebbe compiuto ai danni di Teo Pulvirenti, all’epoca dei fatti minorenne.

    Un’accusa sorretta da una registrazione audio, che nel luglio 2013 portò allacondanna a otto anni, dei quali i primi tre da scontare lontano dalla Sicilia e i restanti lontano dalla diocesi di Acireale. Condanna mai rispettata da Chiarenza, per via del ricorso inoltrato alla commissione che Papa Francesco ha costituito per decidere sulle vicende che riguardano preti accusati di pedofilia. Ed è proprio al diritto canonico che, nei giorni scorsi, Raspanti ha fatto riferimento per spiegare l’accaduto: «Don Carlo Chiarenza vive nella stessa piazzetta dove si trova la chiesa – dice il vescovo di Acireale durante un incontro con i giornalisti -. Ho saputo dal parroco che aveva piacere a partecipare alla messa. Ma non lo poteva fare perché c’è il mio decreto che gli vieta di partecipare a manifestazioni pubbliche. Considerato che c’ero io a presiedere la funzione – continua Raspanti – ho chiamato don Carlo e gli ho detto di concelebrare con me».

    Nel suo intervento, Raspanti ha ripercorso la storia giudiziaria del caso di don Chiarenza, ribadendo più volte di essersi attenuto sempre a quanto previsto daldiritto ecclesiastico. Il vescovo, inoltre, dopo aver riconosciuto la lunghezza dei tempi di attesa per la sentenza definitiva, aggiunge di avere fatto quanto in suo potere: «Dopo il ricorso di don Chiarenza sono intervenuto una seconda volta con un decreto di cautela in cui gli chiedo precise restrizioni, a cui lui si è sempre adeguato. Il mio potere – prosegue Raspanti – è finito dopo avere fatto l’udienza preliminare sul caso, il resto spetta a Roma». Sulle proteste da parte della Caramella buona, l’associazione che sin dall’inizio ha sostenuto Teo Pulvirenti, Raspanti dice: «Mi stupisco di questo intervento che ha fatto, perché la Caramella buona ha dato atto più volte di come io sia stato ligio e inflessibile su qualsiasi argomento che riguarda la giustizia dentro e fuori la Chiesa».

    http://catania.meridionews.it/articolo/37393/prete-condannato-per-pedofilia-dice-messa-vescovo-raspanti-ho-dato-io-il-permesso/

  • Papa in Usa, Bergoglio incontra vittime abusi sessuali: “Provo vergogna”

    Papa in Usa, Bergoglio incontra vittime abusi sessuali: “Provo vergogna”

    Il Pontefice ha pronunciato un fortissimo mea culpa per la pedofilia del clero incontrando i 300 vescovi ospiti dell’Incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia, nel suo ultimo giorno negli Stati Uniti: “Dio piange, chiarire responsabilità”

    “Per gli abusi sessuali commessi da membri del clero su minori Dio piange”. Papa Francesco, a sorpresa, ha pronunciato un fortissimo mea culpa per la pedofilia del clero incontrando i 300 vescovi ospiti dell’Incontro mondiale delle famiglie diPhiladelphia, nel suo ultimo giorno negli Stati Uniti. Bergoglio, prima di leggere il testo del discorso che aveva preparato, ha svelato di aver incontrato, subito prima dell’udienza con i presuli, alcune vittime degli abusi insieme ai loro familiari nel Seminario di Carlo Borromeo dove risiede durante l’ultima tappa del suo viaggio negli Usa.

    “Provo vergogna per quello che è successo”, ha confidato subito il Papa ai vescovi presenti mettendo a nudo i propri sentimenti dopo l’incontro con un gruppo di vittime. “Dagli abusati sessualmente– ha affermato Francesco – ho ascoltato un lamento profondo. Questi crimini non possono essere mantenuti in segreto per tanto tempo”, ha aggiunto il Pontefice assicurando il suo impegno perché “siano chiarite le responsabilità” dei vescovi in merito alla inadeguata risposta davanti a quanto accaduto.

    Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha spiegato ai giornalisti che le vittime incontrate da Bergoglio erano 5 persone adulte, di cui 3 donne e 2 uomini. “Il Papa – ha aggiunto Lombardi – si è intrattenuto con i visitatori ascoltando le loro testimonianze e rivolgendo loro alcune parole in comune e poi salutandoli singolarmente. Ha pregato con loro. Ha manifestato la sua partecipazione alla loro sofferenza, il suo dolore e vergogna in particolare nel caso delle ferite loro arrecate da membri del clero o collaboratori ecclesiali. Ha rinnovato l’impegno suo e della Chiesa perché tutte le vittime siano ascoltate e trattate con giustizia, i colpevoli siano puniti e i crimini di abuso siano combattuti con una efficace opera di prevenzione nella Chiesa e nella società. Il Papa – ha concluso Lombardi – ha ringraziato le vittime per il loro contributo essenziale per ristabilire la verità e iniziare il cammino del risanamento. L’incontro è durato circa mezz’ora ed è terminato con la benedizione del Santo Padre”.

    Proprio per fare in modo che questi crimini non si ripetano mai più, Francesco ha istituito una sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, per processare i presuli che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per casi di violenza dei loro preti sui minori. Sulla pedofilia il Papa è stato sempre chiarissimo: “È come una messa nera”.

    Non è la prima volta che, durante il suo viaggio negli Stati Uniti, Bergoglio parla dello scandalo degli abusi sessuali del clero sui minori, deflagrato in modo impressionate nella diocesi di Bostonnel 2002 portando alle dimissioni del cardinale Bernard Francis Law, ritenuto dal Vaticano all’epoca incapace di gestire la vicenda. Non a caso il suo successore, il porporato cappuccino Sean Patrick O’Malley, che Bergoglio avrebbe visto bene al suo posto come Papa, è stato chiamato da Francesco a presiedere la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, della quale sono membri anche due ex vittime di abusi.

    Un dicastero creato da Francesco “affinché – come ha detto lui stesso ai 400 vescovi statunitensi durante il suo viaggio – tali crimini non si ripetano mai più” . “Sono consapevole – ha affermato Bergoglio – del coraggio con cui avete affrontato momenti oscuridel vostro percorso ecclesiale senza temere autocritiche né risparmiare umiliazioni e sacrifici, senza cedere alla paura di spogliarsi di quanto è secondario pur di riacquistare l’autorevolezza e la fiducia richiesta ai ministri di Cristo, come desidera l’anima del vostro popolo. So – ha aggiunto il Papa – quanto ha pesato in voi la ferita degli ultimi anni, e ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti, e per continuare a operare affinché tali crimini non si ripetano mai più”.

    Dopo l’incontro con alcune vittime degli abusi, il Papa ha visitato l’Istituto di correzione Curran-Fromhold di Philadelphiadove sono rinchiusi 3mila detenuti. A loro Bergoglio, che al Congresso americano ha chiesto di abolire la pena di morte, ha spiegato che il “tempo di reclusione non è stato mai sinonimo di espulsione”. Francesco che, più volte ha definito l’ergastolo una “pena di morte nascosta”, ha denunciato che “è penoso riscontrare a volte il generarsi di sistemi penitenziari che non cercano di curare le piaghe, guarire le ferite, generare nuove opportunità”.

    Ai detenuti il Papa ha ribadito che “questo momento nella vostra vita può avere un unico scopo: tendere la mano per riprendere il cammino, tendere la mano che aiuti al reinserimento sociale. Un reinserimento di cui tutti facciamo parte, che tutti siamo chiamati a stimolare, accompagnare e realizzare. Un reinserimento cercato e desiderato da tutti: reclusi, famiglie, funzionari, politiche sociali e educative. Un reinserimento che benefica ed eleva il livello morale di tutta la comunità”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/27/papa-in-usa-bergoglio-incontra-vittime-abusi-sessuali-provo-vergogna/2072501/

  • Storia di Diego: tradito da Chiesa e Stato per aver denunciato il suo carnefice

    Storia di Diego: tradito da Chiesa e Stato per aver denunciato il suo carnefice

    Diego Esposito non ha più paura di affrontare i fantasmi del suo passato. Che poi non sono affatto fantasmi, ma abusi reali, subiti quando era poco più di un bambino. Ne parla come se quello strazio avesse squarciato l’anima di qualcuno altro. In verità, spiega lui, dai danni causati dagli abusi sessuali non si guarisce mai, ma far parte di un’associazione che tutela le vittime di violenza lenisce un po’ le ferite, ti toglie di dosso quella terribile convinzione di essere complice del tuo aguzzino.

    E, cosa più importante, ti fa capire che ricominciare a vivere è non solo un diritto ma un dovere verso se stessi. Anche quando manca la forza. Diego l’ha ritrovata a 25 anni, otto anni dopo la fine di quell’incubo, quando il suo corpo, per fortuna, s’è ribellato al posto suo. Il giorno in cui il giovane napoletano, oggi 40enne, rivelò quel terribile segreto, fu dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

    Era diventato ormai un vizio, accusava ormai da anni dolori allo stomaco lancinanti e sveniva, sveniva di continuo. I medici lo avevano sottoposto ad ogni sorta di controllo: gastroscopie, tac, lastre, raggi, risonanze, ma niente. Diego non presentava alcuna patologia. Fu allora che di fronte all’opera incessante dello psicologo fu costretto a tirare fuori quel dolore che lo stava consumando.

    Il suo viaggio a ritroso nel tempo lo riportò a quel giorno maledetto in cui per la prima volta Silverio Mura, sacerdote e insegnante di religione in un istituto scolastico di Pollena Trocchia (Na), interruppe tragicamente la sua adolescenza. «Era il mio insegnate. La mia famiglia ed io, devotissimi, vedevamo in lui quella figura divina e misericordiosa che è Dio. Non ci vedemmo nulla di strano quando mi invitò, in un pomeriggio qualunque, ad andarlo a trovare a casa sua. Anzi mi sentii onorato». Diego aveva solo 13 anni e la sua innocenza gli impedì di capire cosa sarebbe successo di lì a poco quando mise piede in quella casa di celestiale pare avesse ben poco. «Appena arrivai nel soggiorno notai che don Silverio stava guardando “L’esorcista”. Io ebbi subito paura, ma mi costrinse a guardare quelle scene orribili. Solo dopo lo psicologo mi ha spiegato che quello fu il suo modo per intimorirmi e rendermi innocuo. Così, quando mi chiese di spostarci in camera da letto fui addirittura felice, lì non c’era la tv. Ma una volta in quella stanza, spostò un divano dietro la porta per impedire che sua madre e sua sorella entrassero. Si sdraiò sul letto e mi chiese di fare lo stesso. Cominciò ad accarezzarmi e poi mi baciò, diceva di volermi bene. Non so spiegare bene cosa provai, un misto di paura, vergogna e ribrezzo che mi impedì di reagire».

    Il racconto che segue dopo è osceno, devastante. Un bambino immobile e terrorizzato che viene abusato ripetutamente con il sottofondo delle urla agghiaccianti dei protagonisti di film horror. Quasi tutte le volte. Anche tre volte a settimana. Per cinque anni. Diego sin da subito comincia ad avvertire i primi malesseri, vomita spesso, e così un giorno minaccia di rivelare tutto. Ma il prete non si lascia intimorire e decide di fargli un regalo: gli compra una moto di piccola cilindrata. E per assicurarsi che il ragazzino mantenga il silenzio, va spesso a pranzo a casa sua guadagnandosi la fiducia dei genitori. È solo il tempo a mettere fine allo scempio, quando il giovane ha poco più di 17 anni e l’orco smette di manipolargli il cervello.

    «La mia mente era come rapita, la comandava da lui, anche a distanza, forse anche oggi che non lo vedo più da anni. Ha creato come una dipendenza, non sarei nemmeno capace di fargli del male. Forse lo temo ancora, ho ancora paura, questo è sicuro. Non so se lei riesce a capire cosa è successo».

    Diego cerca di dimenticare in fretta. Pochi mesi più tardi incontra la donna della sua vita, quella che sposerà soltanto due anni dopo proprio al cospetto di don Silverio, il quale battezzerà anche due dei suoi tre bimbi venuti al mondo. È il 2010 quando il suo medico lo costringe a denunciare.

    Alla Procura consegna, insieme a una dettagliata testimonianza, un video pubblicato anche dal sito del programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura) in cui la vittima ha registrato di nascosto la conversazione, piuttosto esplicita, tenuta con il parroco e informa anche il Cardinale Sepe.

    La sua battaglia, però, risulta sembra vana. Il pedofilo, denunciato nel frattempo anche da altri ragazzi, viene soltanto trasferito, questa volta a Nola (Na), dove gli viene tranquillamente concesso di insegnare in una scuola media, mentre il processo, per via delle assurde leggi vigenti che riguardano il reato di pedofilia, cade in prescrizione. Il suo avvocato, Sergio Cavaliere, però, non si arrende. Innsieme al suo assistito scrive un’accorata lettera a Papa Francesco, il quale risponde tempestivamente alla missiva ordinando il trasferimento di Silverio Mura presso una struttura adeguata, dove pare si trovi adesso, e chiede di aprire nuovamente il processo a suo carico.

    Ma è qui che comincia nuovamente il dramma della povera vittima. Quando si rivolge alla curia per avere informazioni sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo, nessuno si rende disponibile. Così, nel luglio scorso il giovane, in preda alla disperazione, invia una mail in cui minaccia di spararsi un colpo alla testa in caso di mancata risposta. Dalla curia continuano a non rispondere, ma in compenso la leggono e la inoltrano alla Procura. Per Diego è la fine. Il suo lavoro necessita della licenza del porto d’armi, prontamente revocato dopo la missiva. Non solo Stato e Chiesa non lo tutelano, ora lo lasciano anche senza lavoro.

    A questo punto, per protesta, si reca sotto gli uffici della curia gridando di volere una Chiesa pulita e trasparente. Ma per poco. Arrivano sul posto dieci pattuglie di polizia e lo portano via. Decide di raccontare tutto alla stampa ma, secondo la sua versione, molti giornalisti si rifiutano di pubblicare la sua storia. Forse perché certi giornali hanno perso il coraggio di denunciare o più semplicemente perché non hanno mai smesso di aver paura di certi poteri.

    Diego, però, è testardo, lui invece non ha mai smesso di credere nella Giustizia e in Dio, nonostante tutto, e, forte delle sue dieci pillole giornaliere che provano a calmargli ansie e paure, rimane fermamente aggrappato alla sua ultima e flebile speranza: la lettera che il suo avvocato sta nuovamente inviando al Santo Padre.

    Francesca Lagatta

  • PEDOFILIA/ L’agghiacciante storia di Diego Esposito, una delle vittime di don Silverio Mura

    PEDOFILIA/ L’agghiacciante storia di Diego Esposito, una delle vittime di don Silverio Mura

    Diego Esposito non ha più paura di affrontare i fantasmi del suo passato. Che poi non sono affatto fantasmi, ma abusi reali, subiti quando era poco più di un bambino. Ne parla come se quello strazio avesse squarciato l’anima di qualcuno altro. In verità, spiega lui, dai danni causati dagli abusi sessuali non si guarisce mai, ma far parte di un’associazione che tutela le vittime di violenza lenisce un po’ le ferite, ti toglie di dosso quella terribile convinzione di essere complice del tuo aguzzino. E, cosa più importante, ti fa capire che ricominciare a vivere è non solo un diritto ma un dovere verso se stessi. Anche quando manca la forza.

    Diego l’ha ritrovata a 35 anni, diciotto anni dopo la fine di quell’incubo, quando il suo corpo, per fortuna, s’è ribellato al posto suo. Il giorno in cui il giovane napoletano, oggi 40enne, rivelò quel terribile segreto, fu dopo l’ennesimo ricovero in ospedale.

    Era diventato ormai un vizio, accusava ormai da anni dolori allo stomaco lancinanti e sveniva, sveniva di continuo. I medici lo avevano sottoposto ad ogni sorta di controllo: gastroscopie, tac, lastre, raggi, risonanze, ma niente. Diego non presentava alcuna patologia. Fu allora che di fronte all’opera incessante dello psicologo fu costretto a tirare fuori quel dolore che lo stava consumando.

    Il suo viaggio a ritroso nel tempo lo riportò a quel giorno maledetto in cui per la prima volta Silverio Mura, sacerdote e insegnante di religione in un istituto scolastico di Pollena Trocchia (Na), interruppe tragicamente la sua adolescenza. «Era il mio insegnate. La mia famiglia ed io, devotissimi, vedevamo in lui quella figura divina e misericordiosa che è Dio. Non ci vedemmo nulla di strano quando mi invitò, in un pomeriggio qualunque, ad andarlo a trovare a casa sua. Anzi mi sentii onorato». Diego aveva solo 13 anni e la sua innocenza gli impedì di capire cosa sarebbe successo di lì a poco quando mise piede in quella casa di celestiale pare avesse ben poco. «Appena arrivai nel soggiorno notai che don Silverio stava guardando “L’esorcista”. Io ebbi subito paura, ma mi costrinse a guardare quelle scene orribili. Solo dopo lo psicologo mi ha spiegato che quello fu il suo modo per intimorirmi e rendermi innocuo. Così, quando mi chiese di spostarci in camera da letto fui addirittura felice, lì non c’era la tv. Ma una volta in quella stanza, spostò un divano dietro la porta per impedire che sua madre e sua sorella entrassero. Si sdraiò sul letto e mi chiese di fare lo stesso. Cominciò ad accarezzarmi e poi mi baciò, diceva di volermi bene. Non so spiegare bene cosa provai, un misto di paura, vergogna e ribrezzo che mi impedì di reagire».

    Il racconto che segue dopo è osceno, devastante. Un bambino immobile e terrorizzato che viene abusato ripetutamente con il sottofondo delle urla agghiaccianti dei protagonisti di film horror. Quasi tutte le volte. Anche tre volte a settimana. Per cinque anni. Diego sin da subito comincia ad avvertire i primi malesseri, vomita spesso, e così un giorno minaccia di rivelare tutto. Ma il prete non si lascia intimorire e decide di fargli un regalo: gli compra una moto di piccola cilindrata. E per assicurarsi che il ragazzino mantenga il silenzio, va spesso a pranzo a casa sua guadagnandosi la fiducia dei genitori.

    È solo il tempo a mettere fine allo scempio, quando il giovane ha poco più di 17 anni e l’orco smette di manipolargli il cervello.«La mia mente era come rapita, la comandava da lui, anche a distanza, forse anche oggi che non lo vedo più da anni. Ha creato come una dipendenza, non sarei nemmeno capace di fargli del male. Forse lo temo ancora, ho ancora paura, questo è sicuro. Non so se lei riesce a capire cosa è successo».

    Diego cerca di dimenticare in fretta. Pochi mesi più tardi incontra la donna della sua vita, quella che sposerà soltanto due anni dopo proprio al cospetto di don Silverio, il quale battezzerà anche due dei suoi tre bimbi venuti al mondo. È il 2010 quando il suo medico lo costringe a denunciare.

    Alla curia consegna, insieme a una dettagliata testimonianza, un video pubblicato anche dal sito del programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura) in cui la vittima, qualche tempo prima, ha registrato di nascosto la conversazione, piuttosto esplicita, tenuta con il parroco e informa anche il Cardinale Sepe in persona.

    La sua battaglia, però, risulta sembra vana. Il pedofilo, denunciato nel frattempo anche da altri ragazzi, viene soltanto trasferito, questa volta a Nola (Na), dove gli viene tranquillamente concesso di insegnare in una scuola media, mentre il processo, per via delle assurde leggi vigenti che riguardano il reato di pedofilia, cade in prescrizione. Il suo avvocato, Sergio Cavaliere, però, non si arrende. Insieme al suo assistito scrive un’accorata lettera a Papa Francesco, il quale risponde tempestivamente alla missiva ordinando il trasferimento di Silverio Mura presso una struttura adeguata, dove pare si trovi adesso, e chiede di aprire nuovamente il processo a suo carico.

    Ma è qui che comincia nuovamente il dramma della povera vittima. Quando si rivolge alla curia per avere informazioni sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo, nessuno si rende disponibile. Così, nel luglio scorso il giovane, in preda alla disperazione, invia una mail in cui minaccia di spararsi un colpo alla testa in caso di mancata risposta. Dalla curia continuano a non rispondere, ma in compenso la leggono e la inoltrano alla Procura. Per Diego è la fine. Il suo lavoro necessita della licenza del porto d’armi, prontamente revocato dopo la missiva telematica. Non solo Stato e Chiesa non lo tutelano, ora lo lasciano anche senza lavoro.

    A questo punto, per protesta, si reca sotto gli uffici della curia gridando di volere una Chiesa pulita e trasparente. Ma per poco. Arrivano sul posto due pattuglie di polizia e lo portano via. Decide di raccontare tutto alla stampa ma, secondo la sua versione, molti giornalisti si rifiutano di pubblicare la sua storia. Forse perché certi giornali hanno perso il coraggio di denunciare o più semplicemente perché non hanno mai smesso di aver paura di certi poteri.


    Diego, però, è testardo, lui invece non ha mai smesso di credere nella Giustizia e in Dio, nonostante tutto, e, forte delle sue dieci pillole giornaliere che provano a calmargli ansie e paure, rimane fermamente aggrappato alla sua ultima e flebile speranza: la lettera che il suo avvocato sta nuovamente inviando al Santo Padre.

    http://www.francescalagatta.it/pedofilia-lagghiacciante-storia-di-diego-esposito-una-delle-vittime-di-don-silverio-mura/

  • “Terra!”, la cronaca senza pregiudizi

    “Terra!”, la cronaca senza pregiudizi

    A breve uscirà Spotlight, il film presentato all’ultima Mostra del cinema a Venezia, ispirato alla storia vera del gruppo di giornalisti del “Boston Globe” la cui inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa locale, avviata nel 2002, valse loro il premio Pulitzer.

    Ma pur essendo conclamati i casi di cui parla, non viene fatto niente per ammettere che ci possa essere almeno una parte sana di preti nella comunità ecclesiale. Il lunghissimo elenco finale dei luoghi nel mondo dove si sono verificati casi di pedofilia tra il clero cattolico lascia poche speranze, anche se il film in quanto tale è fatto bene e l’espediente dell’inchiesta giornalistica funziona.

    Ed è proprio dalla pellicola di Tom McCarthy che è ripartita la nuova serie di Terra!, l’approfondimento di Toni Capuozzo in onda su Rete 4 il lunedì a tarda notte (di fatto martedì). Ma il noto giornalista e i suoi collaboratori non si sono fermati al film, hanno affrontato la “Boston di casa nostra”, come recitava il titolo. Il conduttore, correttamente, ha però premesso che certi fatti «hanno come prima vittima la Chiesa stessa e la fede». Senza facili condanne e senza facili assoluzioni, Terra! ha raccontato di un parroco con un passato da missionario e di presunti abusi di cui avrebbe fatto le spese anche l’uruguaiano Luis Mario, oggi ventinovenne.

    Come lui il ligure Mirko, che già alle Iene, qualche anno fa, aveva raccontato per la prima volta la sua storia di vittima degli abusi di un sacerdote. Ma c’è anche la storia di don Giorgio Govoni, sacerdote camionista, molto conosciuto e amato, vittima di un errore giudiziario, che non sopravvisse alle infamanti e infondate accuse: morì d’infarto prima della piena assoluzione. C’è poi Luca, vittima di un diacono, che con la musica rap ha superato il dolore dell’abuso. «Ho provato ad ammazzarlo – racconta –.

    Poi sono arrivato a perdonarlo. Adesso è bellissimo entrare in chiesa. È come entrare in casa. Da luogo del dolore è diventato luogo della gioia». C’è tempo, però, per un altro atto d’accusa, quello senza mezzi termini di Francesco Zanardi, fondatore della rete “L’abuso”, contro il «sistema di protezione della Chiesa». Finisce così una puntata “tormentata e tormentosa”, per ammissione del suo conduttore, che ha pure l’accortezza, gli va dato atto, di annullare la replica domenicale del programma.

  • Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Roma, (informazione.it – comunicati stampa – varie) Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio delVaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare laSanta Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia rispondere il Vaticanoalle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini. Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

  • “PRETE PEDOFILO SI DIVENTA”

    “PRETE PEDOFILO SI DIVENTA”

    Sante Sguotti
    Prete pedofilo si diventa
    (Pedofilia e celibato nella Chiesa di papa Francesco)
    Lazisa, Palermo, 2015, pagine 221, euro 16,00

    L’autore afferma che la morale cattolica obbliga il prete, per necessità, all’ipocrisia e alla doppia vita: quella di facciata e quella intima e privata. Il sacerdote è educato, fin dai seminari minori, a dimostrare ciò che è insostenibile, specie in materia di sessualità. Quasi nessuno protesta ma, poi, preti e laici fanno quel che pare loro, inventandosi le più curiose giustificazioni, perfino teologiche.

    Il sistema formativo del prete nei seminari è criticato in quanto pieno di storture: “Ragionevolmente si può solo supporre che è proprio quel sistema a generare preti pedofili”.

    Le diocesi boicottano tutti i processi contro i preti pedofili: i vescovi mentono nei tribunali, gli archivi diocesani negano i documenti a giudici e giornalisti, oscure pressioni dietro le quinte condizionano la magistratura. L’autore ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere volta all’occultamento dei reati sessuali clericali. La verità è che la Chiesa propone condanne solo di facciata ma nella sostanza mantiene tutto immutato: inoltre, grazie al concordato clerico-fascista del 1929 ed a quello craxiano del 1984, “l’eventuale richiesta di risarcimento non può essere accollata alla curia. È quindi sufficiente che il prete si dichiari nullatenente e la vittima si dovrà far carico di tutte le spese anche in caso di vittoria legale”.

    Il testo ha anche qualche ottimo spunto di satira anticlericale: i vescovi che dovrebbero sorvegliare i preti pedofili pentiti sono paragonati a “delle volpi messe a guardia di altre volpi perché non vadano nottetempo a rubare i polli nei vicini pollai”. I guasti psicologici dell’educazione religiosa bigotta e integralista sono statisticamente confermati nel paragrafo intitolato “I dati americani”.

    Infine il testo presenta vari riferimenti a suicidi o tentati suicidi indotti dai preti pedofili alle loro vittime: “alcuni si sono suicidati”, a Ratisbona in un istituto religioso “il compagno di classe Jo provò a togliersi la vita tra il 1965 e il 1966”, una delle vittime del pluripregiudicato prete genovese don Seppia fu intercettato dai carabinieri mentre diceva al telefono “se non la smette mi uccido”.

    Pierino Marazzani, settembre 2015

  • Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    In una conferenza stampa ospitata al Palazzo di Vetro dalla United Nations Correspondents Association, la SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la BishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights, accusano papa Francesco di non fare abbastanza contro un fenomeno che continua nel mondo.

    Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino  – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali  sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio del Vaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare la Santa Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia  rispondere il Vaticano alle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires,  non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini.  Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon,  quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

    http://www.lavocedinewyork.com/Abusi-sessuali-dei-preti-sui-bambini-all-ONU-SNAP-contro-papa-Francesco/d/14561/