Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • SAVONA: Corsi anti pedofilia col pedofilo in parrocchia. (Speranzosi che i mezzi di informazione vogliano dare un doveroso contraddittorio alle vittime savonesi).

    SAVONA: Corsi anti pedofilia col pedofilo in parrocchia. (Speranzosi che i mezzi di informazione vogliano dare un doveroso contraddittorio alle vittime savonesi).

    Ripartono a Savona i corsi anti pedofilia che già nel 2012 furono un totale fallimento, sia per la partecipazione esigua, sia per le applicazioni pratiche. Dopo quei corsi infatti, nel marzo del 2013, esplose il caso di don Pietro Pinetto, accusato da ben quattro presunte vittime e tutt’ora al suo posto, malgrado le promesse del vescovo Vittorio Lupi e malgrado la magistratura abbia accertato la veridicità dei fatti rinviando a giudizio il prete, reo di aver calunniato una vittima, due giornalisti e il presidente della Rete L’ABUSO.

    Fu proprio il fallimentare esito dei corsi del 2012 e l’omertà del vescovo Vittorio Lupi a spingere la dottoressa Luisa Bonello a mettersi in contatto con Papa Francesco per denunciare le inadempienze del presule savonese. Quella che successivamente fu la reazione nei confronti della dottoressa Luisa Bonello, accusata dal vescovo Lupi di aver “tradito” l’armoniosa omertà della sua diocesi fu come sappiamo bene pesantissima. Infatti la dottoressa Bonello fu defenestrata da tutti i suoi incarichi religiosi proprio dal vescovo Vittorio Lupi.

    Lo stesso vescovo Lupi, dopo aver approfittato dell’ ingenuità della Bonello per anni, la descrisse così sulle pagine del Secolo XIX «Non intendo commentare le falsità riferite da una donna che agisce per vendetta – le parole del vescovo. – Una persona vendicativa che, per via della revoca del Ministero eucaristico, ha tirato fuori delle menzogne contro la nostra Chiesa».

    Purtroppo non ci resta che constatare l’ennesima operazione mediatica del vescovo Lupi e della sua diocesi la quale, in questo modo, continua a fare ulteriori violenze alle vittime. Vescovo Vittorio Lupi, ci domandiamo a cosa servano dei corsi anti pedofilia quando i pedofili accertati vengono lasciati nelle parrocchie in mezzo ai bambini, quando le vittime vengono da lei per denunciare e lei, come nel mio caso le sfratta e le raggira, come nel caso di D. D. da lei licenziato in tronco dopo la denunce all’autorità giudiziaria, come nel caso di Alessandro P. che oltre ad aspettare oramai da anni la sua convocazione, è costretto a vedere il suo carnefice girare indisturbato ed impunito.

    E che dire delle vittime della comunità La Lucerna che la diocesi ha omesso di segnalare alla magistratura, la quale, lo scorso 8 settembre è stata costretta ad aprire un altro fascicolo contenente decine di nomi di vittime. Cosa farà per aiutare questi poveri malcapitati?

    Che senso hanno questi corsi quando poi chi denuncia all’autorità ecclesiastica (cioè a lei) finisce per subire le ritorsioni che hanno subito non solo le vittime, ma anche i testimoni o chi si è prodigato nell’intento di combattere questa piaga, come don Carlo Rebagliati o la dottoressa Luisa Bonello?

    Sulle pagine del Secolo XIX di ieri dichiara che l’iniziativa «ha preso spunto dal forte impatto e dalla sofferenza che i crimini sui minori hanno provocato anche nella nostra diocesi», quasi come se questi crimini avessero fatto danno solo all’immagine della diocesi e non alle decine di ragazzi che oggi si ritrovano con una vita distrutta a causa del comportamento criminale che i suoi predecessori hanno avuto e che lei come da tradizione sta continuando a sostenere.

    Per risolvere un problema occorre affrontarlo vescovo Lupi. Prendere in giro per l’ennesima volta i fedeli e le vittime con operazioni di facciata come quelle che dall’inizio dello scandalo savonese sta portando avanti, non solo non è di alcuna utilità, ma è screditante, nonché indicativo, della perversa morale che lei impone a questa diocesi.

    Se non si soccorrono le vittime rendendogli giustizia e non si rimuovono i preti pedofili dalle parrocchie, i corsi servono a poco, anche perchè dopo le ritorsioni subite da vittime e testimoni, anche nel caso qualche prete, catechista ecc. si accorga di un caso di pedofilia, con quale coraggio crede possa venire da lei a denunciare, vescovo Lupi ?

    L’ufficio di Presidenza

  • Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

    Abusi sessuali su quattro minorenni A marzo il processo per don Desio: chiederà il rito abbreviato per uno sconto della pena

    È stato parroco nella località costierà dal 2001 al 2014 poi l’arresto. Oggi ai domiciliari in una struttura riabilitativa in Umbria. Ha ammesso i rapporti con i ragazzi affidati dalle famiglie. L’indagine partita da Facebook.

    A metà marzo le porte del tribunale di Ravenna si apriranno per don Giovanni Desio, il 53enne originario di Milano e parroco di Casalborsetti per tredici anni fino allo scorso aprile quando venne arrestato dalla polizia: davanti al giudice per l’udienza preliminare comincerà il processo con l’accusa di violenza sessuale su quattro minorenni. Il prete ha ammesso di aver avuto rapporti con loro, ragazzi che frequentavano la parrocchia anche provenendo da altre zone di Italia in occasione di periodi di vacanza con le famiglie sul litorale.

    Desio, difeso dall’avvocato Battista Cavassi, sceglierà il rito abbreviato potendo contare sullo sconto di un terzo della pena. E prima di arrivare di fronte ai giudici tenterà di concludere un accordo con le famiglie delle vittime per un risarcimento che potrebbe rivelarsi un’attenuante capace di ridurre la pena. Oggi Desio si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa in Umbria dopo aver trascorso più di sette mesi in carcere a Forlì.

    L’indagine condotta dalla sezione per i reati sui minori della squadra mobile era partita a seguito dell’incidente stradale avvenuto a febbraio 2014: al volante del suo suv Bmw da 35mila euro ero finito nel canale di Casalborsetti ed era poi risultato al volante con un tasso alcolemico di 1,8 (0,5 il limite consentito per mettersi alla guida). Per difendersi dalle critiche che arrivarono al suo indirizzo cominciò a utilizzare i profili Facebook privati di alcuni ragazzi a lui vicini, quelli che chiamava amichevolmente i ragazzi di fuoco dello zio John, con cui pubblicava messaggi di sostegno al suo indirizzo e attacco ai giornalisti locali. Il padre di uno dei ragazzi si rese conto che un messaggio era stato postato mentre il figlio era a scuola e così emerse tutto il meccanismo architettato da Desio.

  • Don Desio, processo a marzo e via ai risarcimenti

    Don Desio, processo a marzo e via ai risarcimenti

    L’ex parroco di Casalborsetti disposto a pagare i danni alle parti offese.

    RAVENNA. Fissato il processo per don Desio. L’ex parroco di Casalborsetti – accusato di violenza sessuale su quattro minorenni – comparirà di fronte al gup a metà marzo per l’udienza preliminare e sceglierà il rito abbreviato che gli garantirà lo sconto di un terzo della pena.

    In questi giorni sono intanto partite le trattative per i risarcimenti ai quattro minorenni con i quali Desio ha ammesso – dopo una lunga detenzione – di aver avuto rapporti sessuali. Obiettivo del legale di Desio – l’avvocato Battista Cavassi – è quello di chiudere in tempi brevi il contenzioso economico per ottenere anche un’attenuante preziosa per abbassare ulteriormente la pena. Pronta anche una lettera di scuse che il prete vorrebbe rendere pubblica tra qualche settimana.

    Il processo partirà a meno di un anno dal suo clamoroso arresto, eseguito lo scorso 5 aprile dalla squadra Mobile di Ravenna al termine di un’inchiesta dai contorni sconcertanti diretta dal pubblico ministero Isabella Cavallari.

    Dopo sette mesi e mezzo di carcere, nel reparto “protetti” del carcere di Forlì, e dopo due istanze di scarcerazione respinte dal gip Rossella Materia, Desio si trova ora in una struttura riabilitativa umbra gestita da religiosi agli arresti domiciliari concessi lo scorso novembre.

    E’ probabile che Desio chieda di condizionare il rito abbreviato proprio alla testimonianza del responsabile della struttura. Il dirigente verrà chiamato a riferire sull’andamento del processo riabilitativo del sacerdote ora sospeso a divinis dalle autorità religiose.

    Desio dovrà rispondere di violenza sessuale su quattro minorenni, alcuni dei quali gli erano stati affidati dalle famiglie.

    Si tratta dei tre episodi che emersero delle intercettazioni disposte nella primavera scorsa e di quel caso scoperto, invece, solo grazie all’incidente probatorio del luglio successivo, quando un 15enne (alle prese con una situazione familiare disagiata) rivelò di aver avuto con Desio una relazione durata circa un anno.

    Un rapporto di cui il parroco non aveva fatto cenno agli inquirenti, nonostante pochi giorni prima avesse scritto al gip una lettera in cui si dichiarava «sinceramente pentito della sua condotta» per ottenere i domiciliari.

    Quelle nuove accuse lo resero poco credibile agli occhi del pm Isabella Cavallari e del giudice Rossella Materia per il quale la struttura umbra non era ritenuta sufficientemente isolata. Ma una nuova lettera Desio la presentò qualche mese dopo anche al tribunale delle Libertà. Questa volta ammise pienamente i fatti che gli erano stati contestati.

    L’indagine su Desio era cominciata, grazie all’intuito di un padre, nei giorni successivi all’incidente stradale di cui il prete era stato protagonista. Il sacerdote era infatti finito dentro il canale di Casalborsetti con il suo suv Bmw. Gli esami alcolemici rivelarono che quella sera aveva bevuto. Per ricreare una forma di consenso attorno alla sua immagine Desio utilizzò i profili Facebook di alcuni dei ragazzi. In incognito si lasciò così andare a frasi di incoraggiamento nei suoi confronti e commenti pesanti per i giornalisti locali. Ma uno di quei post venne scritto in orario di scuola.

    Particolare che mise in allarme un padre il quale prima chiese spiegazioni al proprio figlio e poi allertò la polizia. Le intercettazioni fecero emergere quelle strane relazioni tra il prete e i “ragazzi del don” che si stava dando da fare proprio per organizzare un incontro con un ragazzo durante le vacanze di Pasqua. I suoi piani vennero però interrotti dall’arrivo in canonica della squadra mobile. «Desio ora è un uomo pentito dei suoi comportamenti che sta cercando di ritrovare la sua serenità nella struttura umbra – conferma l’avvocato Cavassi – Sarà un processo riabilitativo lungo, ma ha bisogno di aiuto perché da solo non può farcela. Passa le giornate alternando la preghiera al lavoro nei campi e negli allevamenti». (c.d.)

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/10309/Don-Desio–processo-a-marzo.html

  • Pedofilia, il caso italiano e i silenzi della Chiesa

    Pedofilia, il caso italiano e i silenzi della Chiesa

    Quanti sono, cosa fanno e dove si trovano in questo momento i pedofili spretati dal Vaticano? Se ne parla con Federico Tulli il 20 febbraio alla Libreria Lovat di Trieste.

    I casi di Don Maks Suard a Trieste, Don Mauro Inzoli a Crema e del vescovo polacco Józef Wesolowski in Repubblica Dominicana sono solo gli ultimi di una lunga serie di scandali dalle radici antiche. E dimostrano come ancora oggi, nonostante i proclami di Papa Francesco, il Vaticano sia ben lontano dal comprendere cosa sia l’abuso su un bambino, come si affronta, come si previene e come ci si “occupa” di chi ne è riconosciuto responsabile.

    Quattro anni dopo “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”, Federico Tulli getta nuova luce sull’orrore della pedofilia all’interno del clero cattolico, concentrandosi questa volta sul caso italiano. Un’inchiesta che legandosi alle durissime accuse rivolte dall’Onu alla Santa Sede nel 2014, i cui atti nel libro sono per la prima volta tradotti integralmente, chiama ancora di più in causa le responsabilità dei Papi Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla nella gestione di un crimine dalle conseguenze devastanti diffuso in maniera capillare anche nel nostro Paese.

    Sebbene siano circa 150 i sacerdoti finiti sotto processo negli ultimi anni, l’Italia è l’unico tra i grandi Paesi di tradizione cattolica in cui Stato e Chiesa non hanno istituito una commissione nazionale con l’incarico di indagare sul fenomeno criminale esploso a livello mondiale e non e più occultabile. Come mai? “Perché non ce n’è bisogno”, si è sentito rispondere Tulli da mons. Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana: secondo la Santa Sede si tratta di episodi sporadici, non esiste un caso Italia.

    È davvero così? Nel 2014 Trieste è stata scossa dal suicidio di Don Maks Suard che aveva ammesso un abuso compiuto 17 anni prima. Si tratta di una vicenda isolata? Si direbbe di no pensando a Don Andrea Agostini (Bologna), Don Turturro (Palermo), Don Cantini (Firenze), Don Ruggero Conti (Roma), agli stupri accertati all’istituto per sordomuti del Provolo (Verona), solo per citare le storie più note e più recenti. Dunque, cosa intende nascondere la Chiesa che con i suoi 35.000 sacerdoti è la più “popolosa” al mondo? A questo e ad altri quesiti di stretta attualità risponde il libro di Tulli. Fino a che punto pesano le ambiguità di decine di vescovi mai collaborativi con la autorità “civili”? Perché la Conferenza episcopale – il cui capo è l’unico al mondo nominato direttamente dal Papa – non vuole obbligare i vescovi a denunciare i presunti responsabili di abusi alla magistratura italiana? E ancora, quanto incide l’accondiscendenza dei media verso i gerarchi della Chiesa sulla possibilità di continuare a negare le reali dimensioni di questo fenomeno criminale? E cosa comporta l’assenza di spirito critico dei giornalisti italiani nei confronti di qualsiasi dichiarazione sul tema rilasciata da Papa Bergoglio? Siamo sicuri che la “tolleranza zero” invocata dal Pontefice corrisponda a fatti concreti? Perché la Santa Sede rifiuta di fornire all’Onu i nomi dei sacerdoti dimessi dallo stato clericale dopo essere stati giudicati colpevoli di abusi su minori dalla Congregazione per la dottrina della fede? Quanti sono, cosa fanno e dove si trovano in questo momento?

    Riannodando i fili con la storia dell’Inquisizione per indagare sulla matrice culturale e “politica” dell’atteggiamento complice mostrato dai vertici della Chiesa, con l’aiuto di esperti e studiosi, documenti alla mano l’autore riporta fuori da un inquietante cono d’ombra gli efferati crimini di pedofilia clericale commessi in Italia dal 1860 fino ai nostri giorni senza soluzione di continuità. E con l’aiuto di alcuni psichiatri traccia l’identikit del pedofilo, molto simile a quello di un serial killer, evidenziando le particolarità che contraddistinguono la pedofilia di matrice clericale.

    “I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera del trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati mentali”, afferma la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti, nella prefazione al volume intitolata “La pedofilia e il sacro”.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=69468&typeb=0

  • Preti pedofili: Spagna, prescrizione per 9 sacerdoti e 2 laici

    Preti pedofili: Spagna, prescrizione per 9 sacerdoti e 2 laici

    (AGI) – Madrid, 16 feb. – E’ stato il caso piu’ grande di pedofilia che ha coinvolto la curia spagnola. Dieci sacerdoti e due laici accusati di abusi sessuali e complicita’ in abusi nei confronti di un chierichetto di 14 anni. A portare alla luce gli squallidi episodi fu Papa Francesco, informato personalmente dalla vittima, ora 25enne, che in una lettera gli raccontava gli incubi subiti tra il 2004 e il 2007.

    Ora pero’ il tribunale di Granada – citta’ dove si sarebbero consumati gli abusi – ha prosciolto per prescrizione le accuse contro 11 degli indagati (nove sacerdoti e due laici). Secondo i giudici la vittima avrebbe dovuto denunciare gli episodi di violenza entro tre anni dall’accaduto. Solo per un sacerdote le accuse restano, perche’, dicono i giudici “sono le piu’ gravi: sodomia”.
    Il prelato se condannato rischia una pena fino a 10 anni di detenzione. Dai racconti del ragazzo, gli abusi si sarebbero consumati nella villa con piscina di uno dei denunciati. Dietro le promesse di una promettente carriera nella curia, sarebbe stato violentato e obbligato a compiere atti sessuali con uno dei sacerdoti.

    Gli altri avrebbero presumibilmente partecipato o soltanto taciuto su quanto avveniva. Papa Francesco che adotta la ‘tolleranza zero’ per i casi di pedofilia che coinvolgono la Chiesa (come prima di lui faceva Papa Benedetto XVI), rese noto l’episodio dell’ex chierichetto sul volo di ritorno da Strasburgo, nel novembre scorso, conversando con i giornalisti. “Ho sentito un grandissimo dolore.

    Ma la verita’ e’ la verita’”, racconto’ il Pontefice dicendo di aver ricevuto la lettera del giovane e di averlo quindi sollecitato a rendere pubblici gli episodi e a denunciare i suoi aguzzini. Poi contatto’ il vescovo di Granada per cominciare subito a fare chiarezza sull’accaduto. (AGI) .

    https://www.agi.it/estero/notizie/preti_pedofili_spagna_prescrizione_per_9_sacerdoti_e_2_laici-201502161826-est-rt10180

  • Franco Bordo: “Don Inzoli al forum sulla ‘famiglia tradizionale’? E’ uno dei potenti di Cl, impossibile che non lo conoscano”

    Franco Bordo: “Don Inzoli al forum sulla ‘famiglia tradizionale’? E’ uno dei potenti di Cl, impossibile che non lo conoscano”

    Il deputato di Sel ha presentato un esposto in procura contro il prete, già giudicato colpevole dal Vaticano

    di MATTEO PUCCIARELLI

    IL “colpevole” risponde al nome di Franco Bordo, deputato lombardo di Sinistra Ecologia e Libertà. È stato lui ad accorgersi della presenza di don Inzoli al convegno.

    Com’è andata? Era anche lei al forum sulla “famiglia tradizionale”?
    “No, ero al presidio in piazza Einaudi contro l’omofobia. Solo che il giorno dopo apro il giornale e vedo la foto della platea. Mi si accende la lampadina”.

    Come fa a conoscere così bene “don Mercedes”?
    “Siamo concittadini, ho seguito le sue vicende giudiziarie dentro la Chiesa; ho presentato un esposto in Procura l’estate scorsa, perché anche la giustizia italiana deve giudicare quest’uomo”.

    Oggi si scopre che nessuno conosceva don Inzoli, se non di sfuggita.
    “Ipocriti. Stiamo parlando di uno degli uomini più potenti di Comunione e Liberazione fino a non molto tempo fa”.

    Formigoni dice di averlo visto un paio di volte, non di più.
    “Chiamo i miei amici giornalisti di Crema e vediamo di fare una bella rassegna? Altro che due volte. Campagne elettorali, cene al ristorante, inaugurazioni di strutture legate all’associazione di don Inzoli. Non scherziamo”.

    Sempre Formigoni dice di non averlo visto seduto alle sue spalle, altrimenti lo avrebbe fatto allontanare.
    “Può crederci solo lui”.

    Ma come si spiega un autogol di questo livello della Regione?
    “Sono rimasto sbalordito anche io, non pensavo fossero così spudorati. L’ho legato alla persona in sé e anche a chi aveva intorno. Nel mio territorio mi occupavo di sociale e abbiamo sempre visto il legame strettissimo e quotidiano di don Inzoli con i vertici del Pirellone. Cl nel nostro territorio è una potenza vera, quasi intoccabile”.

    Quindi anche Maroni dovrebbe conoscerlo?
    “A parte che sono uscite foto eloquenti, ci può stare che lo conoscesse meno del Celeste, ma ripeto: qui parliamo di un potente, di un uomo influente, conosciuto anche da chi lo osteggiava”.

    E quali erano i suoi sponsor politici?
    “Formigoni, Cattaneo e il cremasco Gianni Rossoni. Aggiungo che l’assessore Cappellini è originaria di un paese a 15 chilometri da Crema: figuriamoci se non sapeva chi fosse”.

    Mentre la vicenda strettamente giudiziaria legata a “don Mercedes” a che punto è?
    “La procura di Cremona ha chiesto degli atti al Vaticano. La decisione del vescovo e della Congregazione per la dottrina

    della fede di allontanarlo per cinque anni dal territorio farebbe pensare che gli atti di pedofilia si siano verificati in quel territorio. Ma toccherà alla magistratura far luce su questa vicenda “.

    Uno dei rari casi in cui la giustizia vaticana si muove prima di quella italiana, non crede?
    “Sì, e penso che l’arrivo di papa Francesco e i cambiamenti interni a quel mondo abbiano reso possibile una decisione così risoluta”.

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/01/20/news/franco_brodo_don_inzoli_al_forum_sulla_famiglia_tradizionale_e_uno_dei_potenti_di_cl_impossibile_che_non_lo_conoscano-105341291/

  • Don Mauro Inzoli, il prete accusato di pedofilia al convegno sulla famiglia: “Sono libero di andare dove voglio” (FOTO)

    Don Mauro Inzoli, il prete accusato di pedofilia al convegno sulla famiglia: “Sono libero di andare dove voglio” (FOTO)

    La sua presenza al convegno sulla famiglia tradizionale ha scatenato infinite polemiche, compresa una presa di stanza del governatore lombardo Roberto Maroni – promotore dell’iniziativa che si è svolta sabato a Milano tra le proteste delle associazioni gay: “Peccato che il cerimoniale non mi abbia informato altrimenti il sacerdote sarebbe stato allontanato”.

    “Il sacerdote” è don Mauro Inzoli, condannato dal Vaticano per abusi sessuali sui minori e sul quale pende una indagine della procura di Cremona. Braccato dai giornalisti, al Corriere della Sera rivendica “il diritto” di andare dove vuole essendo “libero di farlo”. Con queste parole spera di mettere a tacere le voci molto critiche che hanno giudicato inopportuna la sua visita al convegno.

    Intanto nessuno sembra volersi assumerela responsabilità di avere rilasciato un accredito a don Inzoli:

    Fonti del Corriere, domenica, hanno rivelato due elementi: la conferma che il sacerdote non è entrato casualmente ma lo ha fatto grazie a “un lasciapassare” ottenuto dagli uffici di Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale ed esponente di spicco di Cl. Ieri dallo staff di Cattaneo hanno precisato che “gli accrediti istituzionali sono stati gestiti dalla Giunta regionale”. Vero o falso?

    http://www.huffingtonpost.it/2015/01/20/inzoli-sono-libero_n_6504982.html

  • Pescara, prete indagato per violenza sessuale

    Pescara, prete indagato per violenza sessuale

    di Pietro Lambertini

    PESCARA. «Ho appreso la notizia della perquisizione in casa della famiglia di don Vito Cantò e sono a disposizione della questura per aiutarla a comprendere la situazione». Così l’arcivescovo di Pescara,Tommaso Valentinetti, racconta quello che è successo venerdì mattina quando gli agenti della squadra mobile hanno bussato al portone del convento delle suore di clausura, ai Colli: è soltanto lì che don Vito, 42 anni, già prete a Brittoli, Civitaquana e nella parrocchia di San Camillo de Lellis in via Parigi a Villa Raspa di Spoltore, può concelebrare la messa. Solo lì, dove quasi nessuno può entrare: il parroco è indagato per il reato di violenza sessuale.

    Incontri sessuali. Secondo il capo di imputazione, tra il 2011 e il 2012, don Vito avrebbe commesso presunti abusi sessuali su un ragazzino di 15 anni che frequentava, insieme agli amici, la parrocchia di Villa Raspa. In base agli atti dell’indagine, non ci sarebbero state né costrizione né violenza fisica: è lo stato di presunta «subordinazione psicologica», a cui sarebbe stato sottoposto il minorenne, a far scattare l’accusa di violenza sessuale. Dopo la visita al convento, accompagnati da don Vito, i poliziotti sono andati a Cepagatti, per perquisire la casa dei genitori del prete: è in quella casa del centro abitato che, da più di un anno, vive anche don Vito. I poliziotti sono usciti dall’abitazione con del materiale che sarà oggetto di controlli.

    Prete della movida. Don Vito è un prete conosciuto nel Pescarese. Nel 2006 era stato anche protagonista di un’iniziativa rimbalzata sui giornali italiani: sceso in strada di notte, sulla riviera di Pescara, aveva confessato i ragazzi durante la movida. «Ci siamo messi proprio qui», aveva raccontato il parroco ai giornalisti, «perché questa è la meta del passeggio notturno. Ora si chiama movida. Vogliamo essere, come dice il Vangelo, il lievito del pane, il sale che dà sapore. La nostra proposta è semplice ed è scritta nel volantino che distribuiamo a tutti: “C’è un cuore che prega per te, nella notte”». Don Vito ha anche un passato da assistente ecclesiastico nel movimento scout dell’Agesci Abruzzo: lo è stato fino alle dimissioni, arrivate all’improvviso e inspiegabili nell’estate dell’anno scorso dopo una presa di posizione della curia di Pescara, tenuta riservata fino a ieri.

    Sospeso 16 mesi fa. Infatti, si è appreso che, nei primi mesi del 2013, voci di possibili attenzioni sessuali del parroco almeno su un ragazzino sono arrivate alla curia: è lo stesso arcivescovo a confermarlo. Così nel luglio 2013, è scattata la sospensione e il parroco è stato costretto a lasciare immediatamente la chiesa di Villa Raspa disertando anche la celebrazione di un matrimonio.

    «Lo abbiamo allontanato». «Dopo le segnalazioni avute riguardo don Vito», rivela Valentinetti, «lo abbiamo allontanato dalla comunità parrocchiale con una sospensione dalle mansioni proprie dell’ufficio sacerdotale». Una sospensione “ad cautelam”, risalente a 16 mesi fa, che ha innescato anche un processo canonico, parallelo all’indagine della polizia. Con la sospensione, al parroco è stato vietato di celebrare la messa in luoghi aperti al pubblico mentre gli è stato concesso di concelebrare le funzioni nel convento di Pescara. «Secondo quanto richiesto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, spiega Valentinetti, in ottemperanza al Motu Proprio “Sacramentorum Sanctitatis tutela”, abbiamo avviato il procedimento canonico che attualmente si trova nella fase di processo penale canonico».

    Denuncia dei genitori. Dal processo canonico all’indagine penale, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro: la Mobile, guidata dal dirigentePierfrancesco Muriana, ha avviato gli accertamenti sul prete dopo la denuncia della famiglia del quindicenne, adesso maggiorenne. Non è stata la Chiesa, quindi, a informare la polizia dei sospetti sul parroco ma i familiari del ragazzo: in base alla versione fornita dalla famiglia, il prete avrebbe avuto incontri sessuali con il loro figlio. Sarebbero stati gesti consenzienti ma che, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzino. A raccontarlo ai genitori, nei mesi successivi, sarebbe stato proprio il giovane che avrebbe riferito degli incontri che si consumavano nell’alloggio canonico del prete.

    «Sono a disposizione». «Rammaricato», così si definisce adesso l’arcivescovo che avrebbe avuto già un primo contatto con la polizia. Valentinetti, comunque, ribadisce la sua volontà di collaborare alle indagini: «Difficile aggiungere altre parole certo è che confidiamo nella giustizia», conclude l’arcivescovo, «e continueremo a essere a disposizione per la risoluzione del caso».

  • Don Desio torna a parlare al pm

    Don Desio torna a parlare al pm

    Ma contro di lui ci sono nuove accuse.

    RAVENNA. Ha chiesto di parlare, ma ancora non si sa se sarà una confessione piena o solo mezze ammissioni in ottica processuale. Di sicuro oggi Don Desio tornerà a guardare negli occhi il pm Isabella Cavallari a sei mesi dal suo arresto per atti sessuali con minori e a tre dall’incidente probatorio nel corso del quale vennero ascoltati in ambiente protetto una decina di ragazzi che ebbero modo di frequentare l’ex parroco di Casal Borsetti negli anni passati.

    Per i rapporti avuti con due di loro Don Desio è in carcere, ma durante l’inchiesta sono emersi incontri anche con un terzo ragazzino. Di lui Don John – come amava farsi chiamare su Facebook – non aveva mai parlato. Nemmeno quando in ben due occasioni aveva chiesto (prima al gip Rossella Materia e poi al tribunale del Riesame) la sua scarcerazione e l’affidamento a una struttura protetta in Umbria. In entrambi i casi, però, l’istanza del suo legale – l’avvocato Giambattista Cavassi – era stata rigettata.

    A metà luglio i “ragazzi del Don” (tutti adolescenti di un’età attorno ai 15 anni) avevano confermato (in presenza di uno psichiatra) le accuse contro l’ex parroco, attualmente sospeso a divinis dalle alte gerarche ecclesiastiche.

    Stando alla delicatissima inchiesta condotta dalla squadra mobile di Ravenna, Desio (ex direttore del settimanale della Curia Risveglio 2000) riusciva ad assoggettare quei giovani anche dal punto di vista psicologico; alternando con scaltrezza e lucidità il ruolo autorevole di parroco educatore e quello più seducente di confessore che deteneva i loro segreti. Un quadro che emerge in tutto il suo squallore anche da alcuni dei messaggi intercettati e finiti agli atti. L’inchiesta della polizia era cominciata grazie a un genitore che si era insospettito dopo aver letto alcuni post comparsi sul profilo Facebook del figlio nei giorni successivi all’incidente subito dal prete, finito con il suo Suv da 35mila dentro il canale di Casal Borsetti a fine febbraio. Parole di fuoco contro i giornalisti, affetto e stima per don Desio. Pensieri e parole stranamente adulte, ma soprattutto false. Anche perché a scriverle era lo stesso Desio. Un rapporto così contorto da far scattare le prime intercettazioni. In una di queste il parroco fa di tutto per poter ospitare durante le vacanze di Pasqua un adolescente che gli era già stato affidato in passato dai genitori. E quando si capisce che Desio meditava anche altro è scattato l’arresto.

    http://www.corriereromagna.it/news/ravenna/7588/-Don-Desio-torna-a-parlare.html

  • Lupino non mente ! Quello che mente è il vescovo Lupi.

    Lupino non mente ! Quello che mente è il vescovo Lupi.

    Il vescovo Lupi si vergognasse di quello che ha fatto e di quello che continua a fare non solo a noi vittime, offese con violenza ad ogni sua menzogna, ma anche tutti coloro che con impegno stanno cercando di fare luce sugli intrighi di questa diocesi.

    Se io avessi un figlio sicuramente non lo manderei in nessuna delle parrocchie savonesi, tranne che in quella di Don Lupino, perché al di la delle divergenze di opinione che ci possono essere tra me e lui, si è sempre dimostrato una persona responsabile. Una persona che non si è mai nascosta dietro falsi dogmi, come invece fa il 100% meno 1 dei preti savonesi.

    E’ inquietante che su più di 60 sacerdoti della diocesi di Savona, solo uno abbia avuto il coraggio della verità. Gli altri, invece hanno solo dimostrato intolleranza e irritazione di fronte allo scandalo pedofilia che è durato, grazie all’omertà di clero & co., 30 lunghi anni. 

    Non abbiamo visto nessuno di loro dare un sostegno concreto alle vittime.

    Abbiamo visto però un’ intolleranza traducibile in un solo modo: se domani ci sarà un altro prete pedofilo nella diocesi di Savona, lo copriremo, come abbiamo fatto fino ad oggi.

    Queste non sono nostre affermazioni, ma sono quello che emerge dalle promesse del vescovo Lupi, che nel 2013 garantì che se le accuse nei confronti di don Pietro Pinetto sarebbero risultate veritiere, non avrebbe esitato a fare un processo canonico. 

     Comunicato stampa della Diocesi di Savona

    Settembre 2014: Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per calunnia, perché  querelò con l’accusa di diffamazione, lo scrivente, una vittima e due giornalisti. La procura ha indagato e il risultato è che quelle accuse a Pietro Pinetto, risulterebbero fondate.

    Perché allora il vescovo Lupi non mantiene ciò che ha promesso? Dov’è il promesso processo canonico? Pinetto fa ancora il prete, non ha subito alcun processo e non è neppure stato sospeso. 

    Non ha forse ragione don Lupino a dire che ci si deve vergognare?

    Perché il vescovo Vittorio Lupi non dice verità come quelle che emergono, ad esempio dai verbali di interrogatorio di don Rebagliati ? Chiedete a Lupi il perché, prima dello scandalo di don Nello Giraudo, avesse già deciso di trasferire (nascondendolo di fatto) don Nello in una parrocchia nei pressi di Cuneo?

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedete a Lupi il perché dice di aver ridotto Giraudo allo stato laicale, quando invece è stato proprio Giraudo a chiedere la dispensa dallo stato clericale?

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedete anche perché si vanta di collaborare con la giustizia civile e invece, a due anni dalla chiusura del caso Giraudo fanno capolino altre 10 (dieci) vittime della comunità che il Giraudo gestiva. Nel suo incessante collaborare con la giustizia, si sarà per caso dimenticato di consegnare agli inquirenti l’elenco dei minori ospitati in quelle specie di lager?

    Chiedete ancora a Lupi perché don Giulio Grosso, don Luigi Peluffo, don Franco Parodi, don Emilio Damele, don Silvio Delbuono e lo stesso don Carlo Rebagliati, tutti Vicari Foranei della diocesi di Savona, sapendo delle devianze pedofile del Giraudo, decisero che non era il caso di denunciare. Altro particolare che emerge dai verbali di interrogatorio.

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedetegli ancora perché Rebagliati sia stato ridotto allo stato laicale, perché omosessuale e gli altri no.

    Chi, alla luce di tutto questo, ha il coraggio di dire che don Giovanni Lupino mente e diffama i colleghi?

    Chi ha ancora il coraggio di lasciare i propri figli nelle mai di un prete, sapendo che è sotto la tutela di Vittorio Lupi, un vescovo con una spiccata attitudine alla consapevole menzogna?

    Come Rete L’Abuso esprimiamo tutto il nostro appoggio a Don Lupino, per il coraggio che sta dimostrando, per l’amore concreto che ha nei confronti della sua chiesa. Vai avanti Giovanni, gli onesti sono con te!

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO