Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La storia di Cristian, trasformato in oggetto sessuale da tre parroci: li inchioda con un video

    La storia di Cristian, trasformato in oggetto sessuale da tre parroci: li inchioda con un video

    Cristian, un migrante venezuelano, è diventato l’oggetto sessuale di almeno tre parroci a Panama. Come lui stesso ha denunciato in un video, ha accettato di prostituirsi per mantenere la moglie e il figlio piccolo. Uno dei prelati coinvolti nello scandalo è stato uno degli organizzatori della Giornata mondiale della gioventù che si è tenuta a Panama nel gennaio 2019.

    Cristian (un nome di fantasia) arriva a Panama dal Venezuela. Lo accompagna la moglie e un figlio piccolo. Per la famiglia non è semplice la sopravvivenza nel Paese centroamericano. L’uomo riesce comunque a trovare lavoro come tuttofare nella parrocchia Don Bosco a Calidonia, un quartiere della capitale panamense. E’ in quel momento che un sacerdote comincia a interessarsi a lui. Le intenzioni del parroco, tuttavia, non hanno niente di caritatevole. La proposta che gli viene fatta è semplice, quanto brutale: soldi a cambio di sesso. E Cristian, in ristrettezze economiche, finisce per accettare di prostituirsi. Ma questo è solo l’inizio, perché il migrante venezuelano diventerà l’amante di almeno altri due ecclesiastici di Panama.

    Cristian, però, ad un certo punto non accetta più di essere un oggetto sessuale. Decide quindi di registrare l’incontro con uno dei suoi particolari clienti, padre Rogelio Topin. “Ho scelto di fare questo video – chiarisce – perché provo molta rabbia e non ce la faccio più”. “Sono stato appena contattato da un sacerdote – continua – e non è la prima volta. Mi chiamano tre o quattro volte alla settimana per fare sesso. Accetto solo perché ho bisogno di soldi”. Cristian, mentre aspetta in una stazione di servizio, racconta i gusti sessuali del sacerdote. “Ama farsi accarezzare quando guida”. Padre Rogelio – spiega il giornalista che ha ricevuto e pubblicato il video di Cristian – ha servito in diverse parrocchie in tutto il Paese ed è stato uno degli organizzatori della XXXIV Giornata mondiale della gioventù, che si è tenuta a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019 alla presenza di Papa Francesco.

    Don Rogelio arriva all’appuntamento e fa salire Cristian in macchina. I due parlano di precedenti incontri e di altri sacerdoti coinvolti nello scandalo. Sono diretti in una casa d’appuntamenti per consumare il rapporto sessuale. Il video-denuncia di Cristian è stato pubblicato sui social ed è stato visto in pochi giorni da oltre 400mila persone. (Attenzione: alcune scene potrebbero urtare la sensibilità del pubblico).

    In una delle conversazioni registrate e diffuse da Claramente, un canale informativo panamense, Cristian addirittura propone a Don Topin di incontrare un nuovo amante: un ragazzino di 17 anni del Nicaragua. Pur trattandosi di un minorenne, la risposta del sacerdote è fin troppo esplicita: “Perfetto”. Dopo la pubblicazione del video, le autorità del Paese centroamericano sono state allertate e la testimonianza di Cristian sarà determinante per capire se i sacerdoti abbiano commesso dei reati.

    Da parte sua, l’arcidiocesi di Panama ha emesso un comunicato in cui afferma “di essere profondamente ferita e imbarazzata nel ricevere informazioni sul comportamento inadeguato e scandaloso dei sacerdoti Rogelio Topin, Orlando Rivera e Karl Madrid”. La Curia panamense ha deciso di sospendere dalle loro funzioni i tre parroci, anche se sottolinea che si tratta di una misura preventiva in quanto “non ci sono al momento accuse formali contro di loro”. “Ribadiamo la nostra ʻtolleranza zeroʼ – conclude il comunicato dell’Arcidiocesi – di fronte a qualsiasi tipo di abuso, in particolare su minori e persone vulnerabili”.

    A giungo di quest’anno, un altro scandalo aveva coinvolto David Cosca, uno dei sacerdoti più conosciuti a Panama. Secondo quanto è emerso, il 7 luglio 2018, un uomo è stato ucciso nella camera d’albergo presa in affitto dal prelato. La stessa stanza dove, secondo alcuni testimoni, avvenivano orge e incontri sessuali. Anche Don Cosca è stato appartato dalle sue funzioni e dovrà rispondere davanti alla giustizia del reato di favoreggiamento.

    https://www.fanpage.it/esteri/la-storia-di-cristian-trasformato-in-oggetto-sessuale-da-tre-parroci-li-inchioda-con-un-video/

  • Decine di suore abusate per anni da preti. Erano violentate a turno

    Decine di suore abusate per anni da preti. Erano violentate a turno

    È l’Associated Press che ha raccolto per prima le denunce delle vittime: “Era ubriaco. Non sapevo come dirgli di no”. Un’inchiesta che per gravità e dimensioni corre il rischio di coinvolgere l’intero mondo cattolico indiano. Alcune suore hanno fatto riferimento ad “amicizie” e concessioni di favori sessuali che non riuscivano a negare, altre riferiscono di vere e proprie violenze e stupri sistematicamente tenuti sotto silenzio dalle gerarchie ecclesiastiche locali.

    Secondo l’Associated Press “il Vaticano, pur non essendo mai intervenuto, era tuttavia da tempo a conoscenza di abusi sessuali ai danni di suore da parte di preti e vescovi in Asia, Europa, Sud America e Africa”. In tutto l’agenzia giornalistica ha raccolto le testimonianze di due dozzine di persone – tra suore, ex monache e preti con conoscenza diretta degli abusi. (Continua dopo la foto)

    Josephine Villoonnickal, di 44 anni, è stata la prima a rompere il muro di omertà, rendendo tutto di dominio pubblico indispettita dalla inattività dei vertici ecclesiastici locali ai quali aveva ripetutamente denunciato la situazione. La suora ha denunciato alla polizia del Kerala il suo vescovo con l’accusa di averla stuprata 13 volte in due anni. Denuncia a sua volta sostenuta da altre consorelle tutte unanimi nel richiedere l’arresto del vescovo Franco Mulakkal.

    Secondo Josephine Villoonnickal la prima violenza risalirebbe al 5 maggio 2014 e l’ultima il 23 settembre 2016. Il vescovo si è però difeso negando ogni addebito, accusando a sua volta le sorelle di aver inventato tutto. Questo, però, non gli ha evitato la detenzione per tre settimane. Attualmente si trova a piede libero dopo esser stato rilasciato su cauzione. Tuttavia la Conferenza episcopale indiana al momento non avrebbe preso alcuna posizione invitando, anzi, i media locali a attendere la pronuncia degli organi giudiziari preposti. (Continua dopo la foto)

    Alcune testimonianza raccolte dall’AP risalgono anche a decine di anni fa. Una suora rivela di aver respinto una violenza quando aveva vent’anni, nel corso di un ritiro spirituale prima del rinnovo dei voti, agli inizi degli anni ’90. A tentare di abusare di lei un sacerdote che aveva circa 60 anni. Il prete era uscito per partecipare ad una festa locale e quando è tornato, di sera, ha bussato alla porta nella novizia dicendole che voleva “parlarle”.

    La suora aveva capito che era ubriaco ma l’uomo forzò la porta e provò a baciarla, tentato di toccarla dove poteva. La religiosa alla fine è riuscita a sfuggire alla morsa e a richiudere la porta. La madre superiora evitò altri incontri con il prete che fu poi trasferito, forse a seguito di una sua lettera anonima dove denunciava l’accaduto. Il prete però ha continuato a vestire la tonaca. (Continua dopo la foto)

    L’Associated Press tuttavia non demorde e incalza il Vaticano sul tema generale, sostenendo che si tratti di pratiche diffuse e accusando le gerarchie ecclesiastiche di inattività nonostante le numerose denunce. Molte suore, secodo l’AP, rinuncerebbero a denunciare episodi simili per paura di essere isolate e cacciate dalla propria congregazione. Per non parlar del fatto che nei Paesi più poveri, dove sono maggiormente presenti questi fenomeni, il ricatto economico è paralizzante in considerazione del fatto che molte congregazioni di suore sono finanziariamente sostenute dalle parrocchie e dalla curia.

  • Prete pedofilo violenta bambino di 8 anni ma non va in carcere grazie alla prescrizione

    Prete pedofilo violenta bambino di 8 anni ma non va in carcere grazie alla prescrizione

    Per anni ha abusato di un bambino della sua parrocchia, poi il Tribunale lo ha riconosciuto come colpevole ma è stato incredibilmente prosciolto dal processo. La vicenda, clamorosa, ha per protagonista Gianni Bekiaris, il parroco di Ceprano che fino al 2005 ha ripetutamente approfittato di un bimbo di otto anni, segnandolo a vita e causandogli gravi problemi psichici.

    Il processo era iniziato nel 2005 e da quell’anno era iniziato anche il decorso dei tempi per la prescrizione: se fosse terminato nel 2017, il parroco sarebbe stato condannato. Oggi però, i capi d’accusa nei suoi confronti sono caduti.

    Il calvario del ragazzino è durato per circa dieci anni, fino al raggiungimento della maggiore età. Ancor più terrificante è il fatto che il parroco abbia ripetutamente approfittato del danno psichico che sapeva di aver causato al bambino, portando avanti le violenze consapevole che la malattia aveva ormai minato la capacità del piccolo di decidere per sè stesso.

    Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza. Le violenze sono state provate, così come il danno psichico causato dai continui abusi dell’uomo. La difesa è stata inoltre lacunosa e non ha convinto il giudice: Gianni Bekiaris è chiaramente colpevole davanti agli occhi della giustizia. Tuttavia, non sconterà nemmeno un giorno della sua pena.

    Quel bambino oggi è un uomo di 32 anni. Dopo un lungo silenzio, ha trovato la forza di raccontare tutto a un consultorio di Veroli, al quale si era rivolto per provare a intraprendere un percorso di recupero psicologico a causa del trauma vissuto. Durante uno degli incontri, ha confessato al consulente che lo stava ascoltando quello che aveva dovuto sopportare dall’età di otto anni: appena ascoltata la sua orribile versione dei fatti, gli operatori hanno fatto scattare la denuncia nei confronti di Gianni Bekiaris. Il primo abuso raccontato dal ragazzo al processo era avvenuto in un albergo: il parroco lo aveva ingannato, portandolo lì con la scusa di una gita.

    https://www.leggo.it/italia/roma/prete_pedofilo_violenta_bambino_8_anni_prescrizione-4717711.html

  • Abusi sessuali su seminarista in Vaticano, sacerdote nei guai

    Abusi sessuali su seminarista in Vaticano, sacerdote nei guai

    Violenza sessuale con l’aggravante dell’abuso di autorità. La procura di Roma è pronta a chiudere le indagini nei confronti di Don Gabriele Martinelli. Le accuse mosse dagli investigatori, nei confronti del sacerdote 26enne riguardano presunti episodi di abusi avvenuti dentro la Città del Vaticano. La vittima è un seminarista del Preseminario San Pio X che ospita i chierichetti che prestano il servizio liturgico nella Basilica di San Pietro con il Papa. «Il Preseminario – come è scritto nel sito internet- accoglie ragazzi della scuola media».

    L’INCHIESTA
    Ebbene lo stesso Don Martinelli, adesso è un sacerdote, era un seminarista. Tuttavia rispetto alla vittima, all’epoca delle presunte violenze, rivestiva un ruolo superiore. Una sorta di capo classe. Martinelli avrebbe sfruttato questa sua posizione per imporsi nei confronti dell’altro seminarista. Da qui l’ipotesi dell’aggravante dell’abuso di autorità. Un’inchiesta delicata portata avanti dai carabinieri e dal pubblico ministero Stefano Pizza. Gli inquirenti hanno potuto lavorare a questo caso, su episodi che riguardano uno stato straniero, anche in virtù di una serie di accordi che derivano dai Patti Lateranensi.

    Gli episodi indicati nella denuncia, sporta dal seminarista, riguardano casi di violenze che si sarebbero consumati intorno al 2012. Tuttavia la vittima ha accusato Don Martinelli di averlo molestato anche in anni precedenti. Quando entrambi erano minorenni, tanto che anche la procura dei minori ha aperto una fascicolo (a carico di ignoti) per fare piena luce sul caso. Oltre alla giustizia italiana si sarebbe interessata del caso anche quella Vaticana. Intanto Gabriele Martinelli, il 10 giugno del 2017, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Como.

    ABUSO SUORA
    Non è certo questa l’unica inchiesta della magistratura romana che crea forti imbarazzo in Vaticano. I primi di giugno la procura ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per padre Giovanni Salonia, tra i più affermati psicoterapeuti operanti nel mondo ecclesiale, accusato da una suora di violenza sessuale, con l’aggravante, per i pm, di «avere agito per motivi abietti». Salonia, appartenente all’Ordine dei cappuccini, con alle spalle amicizie importanti, tra cui l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, si è sempre proclamato innocente. «Nella veste di psicoterapeuta e nello stesso tempo di sacerdote si legge nel capo di imputazione – costringeva la sua suora, sua paziente, a compiere e subire atti sessuali» in diverse incontri tra il 2009 e il 2013.

    L’incidente probatorio, disposto a marzo dal Tribunale, deve avere fugato ogni dubbio al magistrato che ha ritenuto necessario richiedere il processo. Due anni fa Papa Francesco era intenzionato a promuovere Salonia vescovo ausiliare di Palermo, dietro sponsorizzazione di Lorefice, salvo poi cambiare idea poco prima della nomina.

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/molesta_seminarista_sacerdote_don_gabriele_martinelli_violenza_sessuale-4664502.html

  • Suora stuprata da sacerdote, i pm di Roma: «Padre Salonia a processo»

    Suora stuprata da sacerdote, i pm di Roma: «Padre Salonia a processo»

    di Franca Giansoldati e Giuseppe Scarpa

    Ci sono certe ferite destinate a non guarire. Mai. Una suora abusata da un sacerdote rischia di ammalarsi nell’anima, di precipitare in un tunnel senza luce, fino a non vedere più nemmeno Dio. Sono passati quattro mesi dal summit in Vaticano sugli abusi che un caso emblematico riaffiora dalle sabbie mobili grazie alla magistratura italiana. La Procura di Roma ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per padre Giovanni Salonia, tra i più affermati psicoterapeuti operanti nel mondo ecclesiale, accusato da una suora di violenza sessuale, con l’aggravante, per i pm, di «avere agito per motivi abietti».

    IL PERSONAGGIO
    Salonia, appartenente all’Ordine dei cappuccini, con alle spalle amicizie importanti, tra cui l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, si è sempre proclamato innocente. «Nella veste di psicoterapeuta e nello stesso tempo di sacerdote – si legge nel capo di imputazione – costringeva la sua suora, sua paziente, a compiere e subire atti sessuali» in diverse incontri tra il 2009 e il 2013. L’incidente probatorio, disposto a marzo dal Tribunale, deve avere fugato ogni dubbio al magistrato che ha ritenuto necessario richiedere il processo. Se la giustizia italiana avanza, esaminando quanto accaduto per arrivare a una sentenza, la giustizia vaticana sembra essersi inceppata.

    SEGNALAZIONI
    Naturalmente alla Congregazione per i Religiosi il dossier era arrivato puntuale, corredato da diverse segnalazioni interne. Le vittime per il Vaticano sarebbero tre, per fatti avvenuti anni addietro. Ma come spesso succede al di là del Tevere molte carte finiscono in una specie di limbo.

    Due anni fa Papa Francesco era intenzionato a promuovere Salonia vescovo ausiliare di Palermo, dietro sponsorizzazione di Lorefice. L’investitura era già pronta poi ad un tratto è saltata la promozione. Il Pontefice aveva cambiato idea. In genere, in Vaticano, queste cose accadono solo davanti a informazioni interne ritenute gravi. In quei giorni Salonia diffondeva una lettera spiegando ai fedeli di aver rinunciato volontariamente all’incarico per non creare problemi al Papa.

    I religiosi che avevano denunciato in Vaticano certe anomalie sul frate, venivano messi da parte nelle strutture ecclesiali palermitane, accusati di calunnia. A difesa di Salonia si era mosso anche il ministro della Sicilia dei cappuccini («Le accuse sono infondate e inconsistenti»). A questo punto Papa Francesco ha convocato a Roma il generale dei cappuccini per chiedere provvedimenti su Salonia. Da quel momento, inspiegabilmente è iniziata la sua riabilitazione. L’Antonianum, come altre università cattoliche, lo ha chiamato a tenere lezioni e master, la San Paolo gli ha pubblicato un volume (con prefazione del Papa) sulla vita del beato Puglisi.

    PIETRA D’ANGOLO
    A mettere a tacere definitivamente tutto è stato un incontro il 15 settembre 2018 a Palermo durante la visita del Papa. Nel palazzo arcivescovile, il vescovo Lorefice ha presentato padre Salonia a Francesco. Un saluto breve con foto di rito, ma sufficiente a garantire al sacerdote una nuova luce. La notizia del rinvio a giudizio è rimbalzata in Vaticano amareggiando diverse persone. Una suora, in particolare, si è ricordata delle parole coraggiose che a febbraio, al summit sugli abusi, sono state pronunciate da suor Veronica Openibo, superiora generale della Società del Santo Bambino Gesù, davanti al Papa: «Al presente viviamo uno stato di crisi e di vergogna. Abbiamo gravemente offuscato la grazia della missione di Cristo. È possibile per noi passare dalla paura dello scandalo alla verità?».

    Certo dell’innocenza di Salonia è il suo avvocato, Pier Paolo Dell’Anno: «Dimostreremo l’infondatezza dell’accusa. L’eccentricità del lungo tempo trascorso tra il termine della terapia e la denuncia, più di quattro anni; la riconosciuta efficacia della stessa, sia da parte della religiosa, che anche da professionisti terzi, e infine la circostanza che vede totalmente taciuto l’asserito abuso, nonostante negli anni intercorsi dopo il termine della terapia la suora sia stata, per di più, seguita da varie figure professionali».

    https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/abusi_suora_padre_salonia_processo-4603240.html

  • Adescava minori online: Cassazione conferma condanna per pedofilia a ex parroco

    Adescava minori online: Cassazione conferma condanna per pedofilia a ex parroco

    La Cassazione mette la parola fine sulla vicenda che dal 2015 interessa l’ex parroco di San Costantino di Rivello don Tonino Calderaro. La Suprema Corte ha confermato la condanna a 5 anni e 3 mesi per pedofilia che gli era stata inflitta in Appello a settembre dell’anno scorso. E per l’ormai ex sacerdote già mercoledì sera si sono spalancate le porte del carcere di Potenza. Ma la cella la vedrà per poco: per più di 4 anni (da aprile 2015) don Calderaro è stato agli arresti domiciliari e quindi gli resterebbe da scontare un anno. Il cosiddetto fine pena, infatti, è previsto nel 2020, ma gli sconti contemplati per chi finisce dietro le sbarre potrebbero consentirgli di lasciare la galera molto prima. Forse già tra un mese o poco più.

    Poche ore dopo la sentenza della Cassazione per l’ex parroco di San Costantino di Rivello sono scattate le manette da parte dei carabinieri della Compagnia di Lagonegro. I militari lo hanno arrestato nella sua abitazione di Rivello intorno alle 20 di mercoledì. Dopo circa un paio d’ore di camera di consiglio, i giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dal difensore dell’ex sacerdote e, a quattro anni dalla denuncia della “vittima”, hanno chiuso l’iter giudiziario con una sentenza che conferma la condanna che gli era stata inflitta quasi un anno fa dalla Corte d’Appello di Potenza. È il 2015 quando un quattordicenne del metapontino racconta di aver avuto rapporti sessuali con il prete.

    La vicenda viene segnalata in Procura che apre un fascicolo nel quale oltre al nome del religioso viene iscritto anche quello di altre sette persone. Il racconto del minore appare convincente agli occhi dei giudici tanto che il sacerdote viene messo ai domiciliari e poi sospeso “a divinis” dal vescovo della diocesi di Tursi – Lagonegro . Le indagini scattano in seguito alla denuncia della sorella maggiorenne del ragazzo, insospettita e preoccupata dagli incontri del fratello con persone conosciute sui social. La sorella del quattordicenne si accorge che il ragazzino chatta con adulti e concorda appuntamenti sessuali a pagamento. Tra i «clienti» si scopre che c’è anche don Calderaro, all’epoca parroco di San Costantino di Rivello. La Procura di Potenza, titolare delle indagini, fa arrestare tre persone, tra cui il prete che poi confesserà in parte le proprie responsabilità . Ma ad inchiodarlo c’erano comunque diversi elementi, compresi alcuni messaggi inequivocabili scambiati sotto mentite spoglie con il minore. Don Calderaro finisce ai domiciliari e poi sospeso “a divinis” dal vescovo.

    Ai domiciliari finiscono anche altri due degli indagati mente per i restanti cinque scatta la misura dell’obbligo di firma. Secondo l’accusa gli incontri avvenivano sulla spiaggia tra Rotondelle e Nova Siri, fra il 2012 e il 2013. In almeno uno dei casi esaminati dagli investigatori il minore aveva meno di 14 anni. Il racconto del ragazzino passa al vaglio del tribunale di Potenza, della Corte d’Appello e poi della Cassazione. La fine di questo iter è la condanna definitiva piovuta l’altro ieri sul capo dell’ex sacerdote : 5 anni e tre mesi. Per la giustizia terrena il religioso è colpevole di pedofilia. Anche la Chiesa ha aperto un procedimento per valutare le responsabilità del suo pastore di anime. Il procedimento è ancora in corso.

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/potenza/1154293/adescava-minori-online-cassazione-conferma-condanna-per-pedofilia-a-ex-parroco.html

  • Bambina palpeggiata in chiesa alla messa, il prete chiede verità e giustizia

    Bambina palpeggiata in chiesa alla messa, il prete chiede verità e giustizia

    “Se ci sono delle responsabilità, vengano colpite duramente. I bambini non si toccano”. Lo dice al Corriere di Arezzo il parroco della chiesa aretina in cui sarebbe avvenuto lo scabroso episodio che vede indagato per atti sessuali un uomo di 81 anni. Palpeggiamenti su una bimba: una accusa gravissima – pedofilia – tutta ancora da dimostrare.

    “Non ero presente a quella santa messa che venne celebrata da un mio sostituto”, dice il parroco del quale non riportiamo il nome perché sull’intera vicenda, data la delicatezza e la fase iniziale delle indagini, il Corriere ha deciso di omettere ogni riferimento a tutela della minorenne. “Appena saputa la cosa, informai subito i carabinieri e invitai la mamma a presentare denuncia”. Era lo scorso dicembre e il presunto atto sessuale oggetto dell’inchiesta sarebbe avvenuto nel luogo consacrato a Dio, durante la cerimonia domenicale.

    Dalla denuncia presentata ai carabinieri dalla mamma è stato aperto un fascicolo dal sostituto procuratore Elisabetta Iannelli e nei giorni scorsi il gip Fabio Lombardo ha affidato ad una psicologa l’incarico di stabilire se la minore, nove anni, può essere sentita, con incidente probatorio senza che questo comporti per lei un trauma. La fase è dunque molto delicata. L’uomo accusato nega, e il suo avvocato non rilascia dichiarazioni. Un uomo insospettabile sul quale si è abbattuta l’ombra di uno dei peggiori reati, per di più in un ambiente come la chiesa e durante un rito religioso.

    L’inchiesta della procura tende ad accertare – attraverso testimonianze e il racconto della bambina, qualora consentito – se il fatto sia reale e di quale entità. Se frutto di suggestione o di equivoci o un comportamento effettivamente grave da parte dell’adulto, da punire in modo adeguato. Gli incontri tra psicologa e bambina sfoceranno a fine estate nella relazione al giudice in base alla quale si deciderà se effettuare l’audizione. La piccola, in caso si procedesse all’esame, con il supporto di personale specializzato verrebbe fatta entrare in un’aula dotata di specchi che la isolano da giudice, avvocati e pubblico ministero, e in modo soft verrebbe invitata a raccontare la vicenda. Verità e giustizia sono l’obiettivo, senza se e senza ma del parroco della chiesa teatro del brutto episodio.

    “La chiesa – osserva – è un luogo sacro pubblico e non si può certo evitare preventivamente l’ingresso a nessuno, non si possono impedire eventuali comportamenti impropri, ma la sicurezza deve esserci per tutti e in primo luogo per i bambini. I minori – ripete – vanno tutelati e garantiti. Per parte nostra abbiamo fatto quello che c’era da fare, adesso attendiamo”.

  • Palermo, condannato prete: abusi sulle parrocchiane durante esorcismi

    Palermo, condannato prete: abusi sulle parrocchiane durante esorcismi

    Le vittime si rivolgevano a padre Salvatore Anello chiedendo esorcismi per liberarsi di problemi materiali e psicologici. Il sacerdote approfittava dei riti per commettere atti sessuali

    Il Tribunale di Palermo ha condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione, per violenza sessuale, padre Salvatore Anello, che secondo l’accusa avrebbe molestato e palpeggiato alcune parrocchiane. Le vittime si sarebbero rivolte al prete per chiedergli degli esorcismi: questi, da parte sua, prometteva di liberarle dai problemi materiali e psicologici di cui soffrivano. Ad accusare il sacerdote sono state alcune delle vittime, che hanno raccontato come padre Anello abbia approfittato della loro vulnerabilità per commettere atti sessuali. Il frate era finito in cella insieme a un colonnello dell’esercito, Salvatore Muratore, animatore della comunità ‘Rinnovamento dello Spirito Santo’, a cui vengono contestati gli stessi reati. Il militare, però, ha scelto il rito abbreviato ed è già stato condannato a sei anni e due mesi.

    I racconti delle vittime

    “Ero in uno stato di soggezione. Non ero lucida ed ero emotivamente dipendente dalla preghiera perché all’inizio mi faceva stare meglio. Mi rendevo conto che quello che faceva padre Anello non era giusto, ma non riuscivo a non andare agli appuntamenti”, ha raccontato una delle vittime agli inquirenti. La donna ha deposto al processo in cui Anello è imputato. La teste ha ricordato come aveva iniziato a frequentare il frate cappuccino e come il rapporto era diventato ben presto ambiguo. Il prete aveva cominciato a farle delle avances durante la preghiera e a toccarla. Stesso trattamento avrebbe riservato alla figlia minorenne della donna, che aveva problemi di salute. La ragazza, insieme ad altre vittime minori, è stata sentita in incidente probatorio. Analogo il racconto dell’altra vittima del frate, anche lei sentita al processo. L’accusa in giudizio è sostenuta dalla pm Giorgia Righi. Il religioso teneva incontri di preghiera per ottenere la “guarigione e liberazione dai demoni”.

    https://tg24.sky.it/palermo/2019/05/28/palermo-condannato-prete-abusi-sessuali.html?fbclid=IwAR0sMJwoDT79Y9F5q2ayTHQlgqrytznMq7-6vIJzaZK4oJVV9NdOcZeGJlI

  • Sportello nei conventi delle suore per denunciare abusi

    Sportello nei conventi delle suore per denunciare abusi

    Città del Vaticano – Le suore hanno deciso di dotare i conventi di sportelli per capire fino a che punto ci possono essere abusi (anche di potere) da parte di sacerdoti, confessori, vescovi sulle religiose. «Conversazioni aperte» nei conventi e «formazione»: sono queste le due vie indicate per combattere il fenomeno degli abusi contro le religiose come è indicato nel documento finale dell’assemblea dell’Uisg, l’Unione Internazionale delle Superiore Generali, che si è riunita nei giorni scorsi a Roma.
    «Durante l’assemblea è emersa l’importanza che le Superiore Generali siano consapevoli – si legge nel documento – dei diversi tipi di abusi di potere che possono verificarsi. Esse sono state incoraggiate a dare avvio a conversazioni aperte con i membri delle loro congregazioni. L’importanza della formazione è stata continuamente sottolineata perché le suore imparino come affrontare gli abusi di qualsiasi tipo».

    Suor Carmen Sammut, la Presidente uscente della Uisg, ha parlato anche della necessità di «nuovi approcci nella risposta agli abusi su minori e adulti vulnerabili nelle congregazioni religiose e nella Chiesa» e ha proposto quattro iniziative concrete che la Uisg spera di poter realizzare nei prossimi mesi: «1. Istituire una commissione che si occupi di approfondire le varie dimensioni della ‘cura delle persone’; 2. Offrire laboratori e incontri di formazione per i membri della Uisg sulla cura delle persone e sulla creazione di ambienti sicuri; 3. Aiutare i membri delle Congregazioni ad elaborare e implementare protocolli, codici di condotta e linee guida per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili in collaborazione con la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori; 4. Considerare, insieme alle Conferenze dei Religiosi, la possibilità di creare gruppi di ascolto in diverse parti del mondo, guidati da professionisti che possono offrire un accompagnamento alle persone che hanno subito abusi nella Chiesa, attraverso un processo di apertura e guarigione».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/suore_abusi_vaticano_preti_papa_francesco-4512849.html?fbclid=IwAR0_OUr1m7Ai1PC6RKKZyNptWUrD8fS2cBUgKfCDmp1IfqOT7-LPgHh02sw

  • Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    “Assieme ad altri ex componenti della comunità di Vicchio”

    Rodolfo Fiesoli, il guru della comunità il Forteto, è stato assolto per lesioni e minacce nei confronti di uno dei membri della comunità. E’ stato assolto assieme ad altri tre membri del Forteto accusati di aver aver picchiato uno dei fondatori, dopo che aveva preso le difese di un ragazzo che gli era stato affidato.

    Il processo è stato svolto dal giudice di pace e si tratta di uno dei procedimenti paralleli a quelli per abusi sessuali.

    Dopo la sentenza definitiva della Cassazione l’ex guru era stato condannato alla pena di 15 anni e 10 mesi per abusi commessi su minori ospitati dalla comunità. Nonostante sia stato condannato dalla Cassazione la Corte d’Appello, secondo la decisione dei giudici della Suprema Corte, ha dovuto rideterminare la pena per uno dei capi d’imputazione.

    Si è quindi tenuto un ulteriore processo che accusava Fiesoli di aver abusato di un ragazzino affidato alla comunità: in questo caso è stato condannato a 8 anni di reclusione.

    Ancora la Cassazione deve fissare l’udienza sui ricorsi per quest’ultima pronucnia della Corte d’Appello di Firenze. Nel frattempo Fiesoli è in libertà. Vive ad Aulla, in una residenza per anziani dove è stato rintracciato da Il Sito di Firenze.

    Cosa succedeva al Forteto

    Come emerso dai processi Fiesoli adottava una vera e propria strategia psicologica per soggiogare i membri del Forteto: l’allontanamento dalla famiglia d’origine, far credere che tutto ciò che fosse al di fuori della comunità fosse sbagliato, l’annullamento della propria sessualità (soprattutto nelle donne), l’ammissione pubblica della propria omosessualità. Tra i suoi metodi di controllo c’erano i “chiarimenti”, incontri in cui Fiesoli metteva in riga i membri della comunità che secondo lui si discostavano dal suo credo, facendogli fare confessioni pubbliche di pensieri personali.

    Al Forteto sono passati almeno 80 bambini affidati dal tribunale dei minori alle famiglie che abitavano nella comunità.

    https://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-fiesoli-assoluzione-lesioni-minacce.html