Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano

    Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano

    Vercelli, 24 aprile 2015

    La Polizia di Stato di Vercelli ha eseguito nella mattinata del 24 aprile l’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Massimo Iuculano, noto in città perché parroco della chiesa Sacro Cuore, dell’annesso oratorio salesiano “Belvedere”.

    Da qualche tempo, infatti, alcuni frequentatori dell’oratorio e dell’Istituto scolastico segnalavano comportamenti anomali posti in essere dal sacerdote: adescamenti con la motivazione di essere sottoposti a sedute di “massaggi”, dissimulando competenze terapeutiche e sportive.

    I successivi accertamenti esperiti dalla seconda sezione della Squadra mobile della Questura di Vercelli facevano emergere uno scenario inquietante: il sacerdote contattava giovani vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile (SMS, WhatsApp o per mezzo di chiamate telefoniche) oppure mediante l’utilizzo del noto social-network “Facebook”. Il sacerdote risultava essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione asserendo spesso di essere impiegato presso una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione per carenza di lavoro, così da indurli ad accettare incontri privati.

    Per tale motivo, coordinati dalla Procura della Repubblica di Torino, iniziava attività consistente in investigazioni tecniche sia video che sonore, mediante apparecchiature audio-video idonee a catturare le conversazioni che avvenivano sia all’interno della autovettura utilizzata dal sacerdote sia nei locali della struttura salesiana, e più specificatamente all’interno dell’ufficio del parroco e della saletta attrezzata per i “massaggi”.

    L’attività in argomento consentiva di individuare quali vittime di reato 3 minori (un minore italiano di anni 14 e 2 minori di origine straniera di anni 17) i quali a vario titolo soggiacevano alle pressanti richieste sessuali avanzate dal parroco.

    Più nello specifico, per quanto riguarda i riscontri ottenuti grazieall’incessante attività di polizia giudiziaria, è emerso che il sacerdote intrattenevauna serie di rapporti con soggetti, maggiorenni e minorenni, con i quali organizzava incontri a scopo sessuale.

    Le risultanze emergevano anche mediante una incessante attività di osservazione, pedinamento e controllo, nonché dall’esame di persone informate sui fatti che hanno messo in lucecome l’indagato fossealla continua ricerca di partner.

    L’attività investigativa posta in essere consentiva altresì di appurare che gli incontri, né sporadici né occasionali, avvenivano non solo all’interno della struttura, ma anche nascosti all’interno dell’autovettura usata alla bisogna per il compimento degli atti sessuali.

    Il sacerdote riusciva a carpire la fiducia dei soggetti, dall’alto della sua carica e stimolava l’interesse dei minori–e dei soggettiin genere -offrendo a

    conclusione del rapporto sessuale dei “regalini”, considerati utili per giovani di quell’età (ricariche telefoniche, scarpe da calcio, denaro ecc…)

    Pertanto, l’attività di polizia giudiziaria che si è protratta nel tempo ha consentito di individuare chiari e incontrovertibili elementi di prova a carico di IUCULANO Massimo e di conseguenza veniva richiesta ed ottenuta ordinanza, eseguita in data odierna per i reati, commessi ai danni dei tre minori (un minore di anni 14 e 2 minori di anni 17), di cui agli artt. 609 bis comma 1° e 2° nr.1 C.P. 609 ter comma 1° nr.5 bis (violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto all’interno di un istituto di istruzione), e 600 bis comma 2 C.P (prostituzione minorile). Per tale motivo veniva associato alla Casa Circondariale di Vercelli, a disposizione dell’A.G. procedente.

    Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano

  • Arrestato prete pedofilo a Vercelli: adescava i minorenni su Facebook per portarli nella sua “stanza dei massaggi”

    Arrestato prete pedofilo a Vercelli: adescava i minorenni su Facebook per portarli nella sua “stanza dei massaggi”

    A Vercelli un parroco è stato arrestato perché approfittava dell’abito da sacerdote e della sua posizione di direttore dell’Istituto Don Bosco per abusare sessualmente di diversi minorenni. Tra le vittime accertate un ragazzino italiano quattordicenne e due diciassettenni stranieri; l’uomo adescava le sue vittime utilizzando Whatsapp e i principali social network.

    Il parroco del Sacro Cuore di Gesù di Vercelli, don Massimo Iuculano, è stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale aggravata. Il sacerdote era direttore dell’istituto professionale Cnos-Fap di Vercelli, gestito dai Salesiani, ed è stato incastrato dalle denunce delle vittime. Si tratta dell’ultimo caso di pedofilia registrato di cui si macchia un rappresentante della Chiesa, ma la lista è molto lunga.

    Come racconta Repubblica Iuculano sceglieva le proprie vittime tra le mura dell’istituto che gestiva. Faceva uso delle moderne tecnologie per mettersi in contatto con i minorenni: sms, whatsapp e Facebook erano le sue armi principali.

    Era attivo anche fuori dalla scuola, ma in queste occasioni si faceva scudo di una falsa identità: diceva di essere impiegato in una fantomatica società non meglio specificata trovandosi attualmente in cassa integrazione.

    Così facendo, appena otteneva un incontro con le sue prede, proponeva loro incontri sessuali in cambio di piccoli regali come scarpe da calcio o ricariche telefoniche.

    Il parroco aveva addirittura dedicato ai suoi “giochi” una stanza apposita, fingendo di effettuare “sedute di massaggio” millantando competenze terapeutiche e sportive.

    Dopo la segnalazione di una delle vittime la polizia lo ha pedinato per settimane, fino al momento dell’arresto con l’accusa di abusi sessuali. L’uomo è stato in seguito portato nel carcere di Vercelli.

    L’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, si è dichiarato sconvolto e ha sospeso Iuculano “in maniera cautelativa e a tutela del presbitero interessato e della comunità a lui affidata”. Monsignor Arnolfo ha inoltre espresso la propria vicinanza alle comunità di fedeli di Vercelli, dichiarandosi vicino alle vittime degli abusi.

    http://www.huffingtonpost.it/2015/04/24/prete-pedofilo-vercelli_n_7134838.html

  • Abusi sessuali su minorenni, parroco arrestato a Vercelli: li adescava anche su Whatsapp

    Abusi sessuali su minorenni, parroco arrestato a Vercelli: li adescava anche su Whatsapp

    di FLORIANA RULLO

    Ha abusato di tre ragazzi che frequentavano la scuola che dirigeva solo perché forte del potere dell’abito da sacerdote che indossava. Per questo don Massimo Iuculano, noto in città perché parroco della chiesa Sacro Cuore, dell’annesso oratorio salesiano “Belvedere” e direttore dell’istituto professionale Cnos-Fap di Vercelli, è stato arrestato questa mattina dalla polizia. A raccontare degli abusi sono stati gli stessi ragazzi, quattordicenni e diciassettenni che frequentavano l’istituto Don Bosco di Vercelli. Proprio in quell’istituto dedicato al sacerdote che aveva a cuore i ragazzi il prete abusava di loro e della loro adolescenza.

    Le indagini ora si stanno allargando ad altri casi: l’uomo contattava le sue vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile come sms, Whatsapp e Facebook. Ma il sacerdote risultava infatti essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione raccontando di essere impiegato in una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione. Così dopo aver ottenuto un incontro con le sue vittime proponeva loro incontri sessuali in cambio di piccoli regali come ricariche telefoniche o scarpe da calcio.
    Il sacerdote aveva addirittura adibito una stanza apposita per gli incontri sessuali, dove metteva in atto sedute di “massaggi particolari” simulando competenze terapeutiche e sportive.

    A far saltare l’organizzazione messa in piedi dal sacerdote, dopo la segnalazione delle vittime, un minore italiano di 14 anni e due diciassettenni di origine straniera, è stata la polizia che per settimane

    lo ha pedinato seguendo tutti i suoi movimenti e ascoltando le sue conversazioni. Iuculano è’ stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali e portato nel carcere di Vercelli. Una notizia che ha lasciato senza parole un’intera città. Sconvolto anche l’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, che dicendosi vicino alle vittime ha disposto la sospensione del religioso da ogni potestà di ordine e di governo e dall’ufficio di parroco.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/24/news/abusi_sessuali_su_minorenni_parroco_arrestato_a_vercelli_li_adescava_anche_su_whatsapp-112727619/

  • Sacerdote bresciano gay: sesso con ragazzi all’oratorio

    Sacerdote bresciano gay: sesso con ragazzi all’oratorio

    Intervista ad Andrea B., il 32enne che ha sporto denuncia contro un sacerdote di una parrocchia della Bassa: “Ha fatto sesso dentro l’oratorio con ragazzi e altri sacerdoti. Dalla diocesi di Brescia non mi hanno più contattato.

    Un ragazzo di 32 anni, Andrea B. di Rovigo, ha presentato nei giorni scorsi una denuncia presso il tribunale ecclesiastico di Brescia contro il parroco di un Comune della Bassa, accusato di aver avanzato nei suoi confronti proposte esplicite di attività sessuali.

    Assieme alla denuncia, il cui deposito è stato firmato dal vicario giudiziale monsignor Marco Alba, Andrea ha fornito anche una serie di materiali inequivocabili, dagli ‘screenshot’ delle conversazioni avvenute su skype e whatsapp, ad alcuni video in cui si vede il sacerdote compiere veri e propri atti sessuali, anche di natura blasfema.

    Non è il primo caso sollevato dal ragazzo. Una settimana fa, il vescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ha rimosso un parroco di 50 anni messo alle strette da prove poi risultate inconfutabili, sempre raccolte dal giovane Andrea. Una situazione del tutto analoga che, se da una parte dimostra l’attendibilità del 32enne (monsignor Santoro ha subito provveduto alla rimozione), dall’altro fa storcere il naso per la tempistica delle due situazioni all’apparenza così simili. Abbiamo così intervistato Andrea B., partendo proprio qui.

    “Entrambi i sacerdoti – racconta – li ho conosciuti tramite Facebook. Avevamo amici in comune e mi hanno chiesto l’amicizia. Poi sono iniziate la ‘avance’ sessuali, via via più esplicite. La tempistica è semplicemente dovuta al caso: io non vado in cerca di preti gay, sono pure eterosessuale. Anzi, ne conosco altri di religiosi omosessuali e non ho niente contro di loro. Ho deciso di denunciare quando la situazione si è fatta pesante. L’ho fatto perché sono un cattolico praticante, vado a messa tutte le domeniche e mi confesso: penso che persone come loro non facciano altro che danneggiare la Chiesa”.

    Cosa le chiedeva il prete bresciano su internet?
    “Come ha potuto vedere attraverso i video che le ho mostrato, era veramente pesante. Si masturbava avvolgendosi il rosario attorno al pene, mi incitava a dire frasi a sfondo sessuale condite di bestemmie. Mi ha chiesto persino se mi andava di farmi fare la pipì addosso e di inviargli mie foto completamente nudo”.

    Pensa che sia andato a letto anche con minori o ragazzi della parrocchia?
    “Non ho prove che sia andato a letto con minori. Ma di sicuro ha fatto sesso con ragazzi e altri sacerdoti dentro l’oratorio, come dichiara lui stesso in un video. Se poi siano giovani della parrocchia, questo non posso dirlo. I rapporti avvenivano solitamente di notte. Noi invece dovevamo vederci di giorno, e in quell’occasione mi aveva proposto una casa di sua proprietà al lago, sempre bel Bresciano. E’ anche iscritto a una ‘sex community’ per incontri gay”.

    Stando così le cose, non sembrano esserci elementi di rilevanza penale. Cosa l’ha spinta a rendere pubblico il caso?
    “Perché penso che, vivendo in mezzo ai ragazzi, possa comunque essere pericoloso e abusare della sua posizione. Basta guardare la sua pagina Facebook e vedere quanti giovani ha tra i suoi amici. E poi l’insistenza, la violenza e l’oscenità dei suoi messaggi sono di una gravità persino maggiore rispetto al caso di Taranto”.

    Ha più avuto notizie dalla diocesi di Brescia?
    “No, non si sono più fatti sentire. Dopo la denuncia al tribunale ecclesiastico di Taranto, mi informavano di continuo della situazione e il prete è stato velocemente rimosso. Dal vescovo Luciano Monari, invece, nessuna notizia. Io spero che una decisione sia presa il prima possibile”.

    http://www.bresciatoday.it/cronaca/sacerdote-gay-sesso-ragazzi.html

  • Pedofilia, la Commissione studia la responsabilità dei vescovi

    Pedofilia, la Commissione studia la responsabilità dei vescovi

    In questi giorni in Vaticano la prima riunione con la plenaria al completo. Le due ex vittime di preti abusatori: senza accountability dei pastori ce ne andiamo. Allo studio una giornata di preghiera e le linee-guida delle conferenze episcopali

    IACOPO SCARAMUZZI – CITTÀ DEL VATICANO

    La commissione vaticana per la tutela dei minori creata da Papa Francesco, riunita in questi giorni in Vaticano per la sua prima plenaria al completo, è «molto preoccupata per la accountability dei vescovi», ossia per la loro assunzione di responsabilità, di fronte ai fedeli, se reagiscono con «negligenza» di fronte alla denuncia  di pedofilia indirizzata a un prete della loro diocesi. Lo hanno riferito i membri dello stesso organismo, nel corso di un briefing in Vaticano, preannunciando che a Jorge Mario Bergoglio verranno presentate «raccomandazioni» in tal senso. I due membri della commissione che sono stati abusati da un prete quando erano bambini hanno affermato che se su questo punto le cose non cambieranno nel giro di un paio di anni rassegneranno le loro dimissioni.

    La commissione «è molto preoccupata sulla accountability dei vescovi e sta lavorando ad alcune raccomandazioni molto concrete» da consegnare al Papa, ha detto il presidente, il cardinale arcivescovo di Boston Sean O’Malley, uno dei nove cardinali consiglieri del Pontefice argentino. L’organismo ha già discusso, e continuerà a farlo, su «procedure che possono essere introdotte» quando un vescovo non prende sul serio le accuse di pedofilia ad un sacerdote: «Ci devono essere conseguenze e ci devono essere procedure che permetteranno di gestire questi casi in modo veloce», ha detto il porporato cappuccino, «è qualcosa di cui tutti i membri della commissione sono molto consapevoli». Con O’Malley sono intervenuti al briefing vaticano anche suor Kayula Gertrude Lesa, dello Zambia e l’inglese Peter Saunders, che, vittima da bambino di un prete pedofilo è stato ricevuto l’estate scorsa dal Papa, ma in sala stampa erano presenti quasi tutti i membri della commissione. «Se non c’è un’azione ferma della Chiesa nella protezione dei bambini in due anni lascio la commissione», ha detto quest’ultimo. C’è un «abissale primato di risposte inopportune da parte di troppi vescovi e preti» di fronte alle denunce e «troppi insabbiamenti», ha detto Saunders, che ha affermato la necessità, per le gerarchie ecclesiastiche, di denunciare i colpevoli alla giustizia civile.

    Anche l’altro membro della commissione vittima da bambina di un prete pedofilo, l’irlandese Marie Collins, ha detto ai cronisti, a margine del briefing, che «se in uno o due anni non cambia la situazione, non solo Peter, ma anche io non sarò più nella commissione». Si tratta, in particolare, di sancire definitivamente la «accountability» dei vescovi, con «sanzioni» quando essi agiscono in modo «negligente» di fronte alle accuse di pedofilia ad un sacerdote. La donna irlandese, già intervenuta alcuni anni fa ad un convegno contro la pedofilia ospitato dalla Pontificia università Gregoriana quando il Pontefice era ancora Benedetto XVI, ha confessato «un po’ di frustrazione» nei confronti dei tempi di lavoro della Chiesa su questi temi: «Come vittima vorrei vedere le cose muoversi più velocemente, sono anni che parliamo di queste cose… Ma sono fiduciosa che da ora in poi avanzeremo più velocemente. Altrimenti – ha aggiunto – non credo che mi vedrete ancora in questa commissione». Le due vittime di preti pedofili sono state peraltro interpellate dai cronisti sulla recente battuta di Papa Francesco sulle sculacciate ai bambini («Una volta ho sentito in una riunione di matrimonio un papà dire: “Io alcune volte devo picchiare un po’ i figli … ma mai in faccia per non avvilirli”»): «Io non farei così e sono contrario alla violenza fisica nell’educazione », ha detto quasi divertito Saunders, «, ma era una battuta che lo rende più umano, se fosse un padre non farebbe così».

    Il cardinale O’Malley ha ricordato la recente lettera – firmata non casualmente nel giorno della presentazione di Gesù bambino al tempio, il due febbraio scorso – con la quale Papa Francesco ha chiesto alle conferenze episcopali e ai responsabili religiosi di tutto il mondo di collaborare con la commissione vaticana, per specificare che invierà a breve una lettera a ogni episcopato per chiedere «il nome di una persona di contatto» che fungerà da interlocutore. Quanto alle linee-guida chieste già nel 2011 dalla Santa Sede a tutte le conferenze episcopali del mondo, ha risposto il «novantasei per cento», «alcuni tuttavia non hanno risposto, altri hanno mandato norme deboli, e noi, in collaborazione con la Congregazione per la dottrina della fede, lavoriamo ora per individuare quali paesi necessitano di più aiuto» anche economico, poiché a non aver risposto per niente sono paesi «di missione» con scarse risorse. Le spese sono state sinora sostenute dal Vaticano. Le indicazioni della Santa Sede, ha detto O’Malley, sono di «tolleranza zero» nei confronti della pedofilia del clero. Tra le altre iniziative, la commissione sta lavorando a una «giornata di preghiera per le vittime di abusi».

    L’arcivescovo di Boston ha accolto con soddisfazione l’invito del Papa ad incontrare le vittime dei preti pedofili, ricordando di aver incontrato «centinaia» di vittime nella sua diocesi negli anni passati, una «opportunità per esprimere il nostro rammarico, il nostro rimpianto e il nostro desiderio di essere perdonati per la nostra negligenza». Saunders, ha parte sua, ha notato che «troppi hanno rifiutato» questi incontri. «Credetemi: abusi accaduti decenni fa vivono con te per il resto della tua vita, non parliamo di crimini “storici”», ha aggiunto.

    La commissione, che questa volta non ha incontrato il Papa ma dovrebbe incontrarlo alla prossima riunione plenaria in Vaticano, fissata per ottobre prossimo, ha stabilito la creazione di diversi sotto-commissioni che, nel periodo intermedio, lavoreranno su singole questioni (come appunto l’accountability, le linee-guida delle conferenze episcopali nazionali, la questione della prevenzione).

    Interpellato da una cronista sul caso dell’ex nunzio polacco in Repubblica domenicana, Jozef Wesolowski, condannato in primo grado per pedofilia dalla congregazione per la Dottrina della fede e rinviato a giudizio dal tribunale vaticano, il portavoce vaticano, da parte sua, si è limitato a rispondere che le indagini «non stanno ristagnando per niente»: «Il procuratore di Santo Domingo è venuto qui, era molto contento dei contatti, ha avuto del materiale, e il promotore di giustizia vaticano ha fatto un interrogatorio con Wesolowski e sta ulteriormente studiando il materiale».

    La commissione, annunciata a dicembre del 2013, ha tenuto il suo incontro inaugurale a maggio 2014: oltre a O’Malley membri, a quell’epoca, Marie Collins, due gesuiti, l’argentino Miguel Yanez e il tedesco Hans Zollner, quest’ultimo psicologo e presidente del Centro per la protezione dei minori alla Gregoriana, la baronessa Sheila Hollins, psichiatra del Regno Unito, la giurista Hanna Suchocka, ex-premier polacca ed ex-ambasciatrice della Polonia presso la Santa Sede, la psichiatra francese Catherine Bonnet, e il canonista italiano Claudio Papale della Pontificia Università Urbaniana. A settembre scorso il «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, Robert Oliver, anch’egli di Boston, una sorta di procuratore generale della Santa Sede sui casi di pedofilia, è stato nominato segretario della neonata commissione, sostituito all’ex-Sant’Uffizio dal gesuita statunitense Robert Geisinger.

    A dicembre scorso, infine, il Papa ha nominato nuovi membri, «scelti da diverse parti del mondo, così da avere un’ampia rappresentanza di diverse situazioni e culture». Ai precedenti membi si sono aggiunti otto componenti: il sacerdote colombiano Luis Manuel Ali Herrera, parroco e professore di Psicologia pastorale a Bogotà, il filippino Gabriel Dy-Liacco, psicoterapeuta specializzato in infanzia e adolescenza, il neozelandese Bill Kilgallon, direttore dell’ufficio nazionale per gli standard professionali nella Chiesa del suo paese, suor Kayula Gertrude Lesa, esperta dello Zambia in protezione dei bambini, diritti dei rifugiati e tratta degli esseri umani, suor Hermenegild Makoro, insegnante e segretaria della Conferenza episcopale del Sud Africa, Kathleen McCormak, esperta di lavoro sociale nella Chiesa australiana, lo Krysten Winter-Green, statunitense originario della Nuova Zelanda, esperto in assistenza a persone malate di aids, senza-tetto e bambini abusati, e il britannico Peter Saunders, da bambino abusato da un prete, da adulto fondatore della National Association for People Abused in Childhood, una delle vittime dei preti pedofili che incontrarono papa Francesco a luglio scorso in Vaticano. Da ieri a domani, infine, la prima riunione completa.

  • Sarebbe originario di Pollina il Sacerdote accusato di pedofilia. I parrocchiani:«ha sempre svolto il suo ministero con zelo»

    Sarebbe originario di Pollina il Sacerdote accusato di pedofilia. I parrocchiani:«ha sempre svolto il suo ministero con zelo»

    Sarebbe originario di Pollina il sacerdote finito in manette con l’accusa di pedofilia. Fonti non ufficiali riferiscono che si tratterebbe di don Paolino Marchese, Parroco di Pollina.

    Stamattina (31 gennaio) i Carabinieri della Compagnia Carabinieri di Termini Imerese lo hanno tratto in arresto per i reati di violenza sessuale ed atti sessuali con minorenne. L’indagine, riferiva un comunicato dell’Arma, è stata avviata a seguito della denuncia formalizzata da una ventunenne, che all’epoca dei fatti era ancora minorenne. La donna sostiene che all’età di 13 anni, in occasione degli incontri organizzati dalla parrocchia del suo comune di residenza, era stata avvicinata dal religioso, che avrebbe approfittato della sua condizione di sudditanza psicologica. A distanza di otto anni la ragazza, con il sostegno dei familiari, ha deciso di denunciare l’accaduto. Dalle indagini condotte è scaturito il provvedimento di arresti domiciliari per il religioso.

    Contattati dalla redazione alcuni parrocchiani, ancora increduli per l’accaduto, ci hanno riferito che don Marchese «ha sempre svolto con grande zelo il suo ministero, a Pollina si era particolarmente impegnato e distinto per aver riacceso nella comunità ecclesiale la devozione verso San Giuliano».

    Don Paolino Marchese, che a giorni compirà 50 anni, è stato Parroco ad Aliminusa e poi, vice Parroco a Castelbuono, prima di tornare, 5 anni fa al suo paese, a Pollina.

    Anche ad Aliminusa e a Castelbuono il Sacerdote ha curato in maniera esemplare l’attività pastorale, il decoro delle chiese e guidato in modo ineccepibile i fedeli.

    A settembre del 2014 il Vescovo Manzella gli aveva consigliato un periodo di riposo, invitandolo a trasferirsi nel Lazio.

    Premesso che nessuno è colpevole fino a sentenza passata in giudicato e questo vale anche per i Sacerdoti, parrocchiani e fedeli nell’apprendere la notizia, che si è divulgata sparsa a macchia d’olio in paese, non se la sentono di esprimere giudizi di alcun tipo, hanno fiducia nell’operato della Magistratura ed auspicano un chiarimento ed una risoluzione positiva della vicenda.

    http://www.ilcaleidoscopio.info/Notizie_sarebbe_originario_pollina_sacerdote_accusato_pedofilia__parrocchiani_ha_sempre_svolto_suo_ministero_zelo_?idNews=3dc3ea9c-059d-4373-87b4-8017994fffba#.VM36N2iG-Sp

  • Termini Imerese. Don Paolino Marchese, parroco di Pollina, arrestato per pedofilia

    Termini Imerese. Don Paolino Marchese, parroco di Pollina, arrestato per pedofilia

    Ha raccontato tutto a sua madre, una storia di violenza subita in silenzio quando aveva 13 anni; ora ne ha 21 e solo da poco è finalmente riuscita a parlare con i genitori, che l’hanno sostenuta e aiutata a denunciare tutto ai carabinieri: l’orco sarebbe un sacerdote, protagonista di una brutta storia di pedofilia in provincia di Palermo. Il religioso, don Paolino Marchese, che in passato ha guidato due parrocchie in altrettanti comuni delle Madonie, l’ultima volta a Pollina, è stato arrestato e posto ai domiciliari dagli uomini dell’Arma che conducono le indagini, coordinate dalla procura di Termini Imerese, guidata dal cognato di Giovanni Falcone, Alfredo Morvillo.

    I militari hanno verificato passo passo il racconto della giovane, che otto anni fa sarebbe stata avvicinata e abusata più volte dal prete durante gli abituali incontri organizzati in parrocchia e ai quali partecipavano altri ragazzi. Una vicenda che aveva dolorosamente segnato l’adolescenza della vittima, incapace da quel momento in poi ad avvicinarsi a un coetaneo senza provare un forte senso di colpa e vergogna. Chiusa in se stessa, ha vissuto enormi difficoltà relazionali, negandosi la possibilità di intrattenere amicizie, anche le più disinteressate. Un disagio che i genitori non comprendevano, fino a quando la giovane, ormai maggiorenne, ha trovato la forza di denunciare tutto, parlando della sua sudditanza psicologica nei confronti di un uomo che per lei avrebbe dovuto rappresentare una guida. Era convinta che nessuno le avrebbe creduto ed è così rimasta in silenzio per un tempo fin troppo lungo.

    Stamattina i carabinieri hanno bussato alla porta di casa del sacerdote per notificargli l’ordine di custodia cautelare. Dopo aver condotto indagini nel più stretto riserbo, i militari ora parlano di “un solido quadro indiziario a carico del religioso”. Non è il primo caso che si verifica nella Madonie: pochi mesi fa i giudici della terza sezione d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo nei confronti di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano, per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici; violenze che sarebbero avvenute a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 e del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Lo stesso prete aveva subito due condanne definitive per violenza sessuale prima di prendere gli ordini religiosi e aveva scontato a Torino una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/01/31/news/pedofilia_sacerdote_arrestato_a_termini_imerese-106211177/

  • Io violentata a 13 anni’, arrestato sacerdote

    Io violentata a 13 anni’, arrestato sacerdote

    Ha raccontato tutto a sua madre, una storia di violenza subita in silenzio quando aveva 13 anni; ora ne ha 21 e solo da poco è finalmente riuscita a parlare con i genitori, che l’hanno sostenuta e aiutata a denunciare tutto ai carabinieri: l’”orco” sarebbe un sacerdote, protagonista di una brutta storia di pedofilia in provincia di Palermo. Il religioso, don Paolino Marchese, che in passato ha guidato due parrocchie in altrettanti comuni delle Madonie, l’ultima volta a Pollina, è stato arrestato e posto ai domiciliari dagli uomini dell’Arma che conducono le indagini, coordinate dalla procura di Termini Imerese, guidata dal cognato di Giovanni Falcone, Alfredo Morvillo. I militari hanno verificato passo passo il racconto della giovane, che otto anni fa sarebbe stata avvicinata e abusata più volte dal prete durante gli abituali incontri organizzati in parrocchia e ai quali partecipavano altri ragazzi. Una vicenda che aveva dolorosamente segnato l’adolescenza della vittima, incapace da quel momento in poi ad avvicinarsi a un coetaneo senza provare un forte senso di colpa e vergogna. Chiusa in se stessa, ha vissuto enormi difficoltà relazionali, negandosi la possibilità di intrattenere amicizie, anche le più disinteressate. Un disagio che i genitori non comprendevano, fino a quando la giovane, ormai maggiorenne, ha trovato la forza di denunciare tutto, parlando della sua sudditanza psicologica nei confronti di un uomo che per lei avrebbe dovuto rappresentare una guida.

    Era convinta che nessuno le avrebbe creduto ed è così rimasta in silenzio per un tempo fin troppo lungo. Stamattina i carabinieri hanno bussato alla porta di casa del sacerdote per notificargli l’ordine di custodia cautelare. Dopo aver condotto indagini nel più stretto riserbo, i militari ora parlano di “un solido quadro indiziario a carico del religioso”. Non è il primo caso che si verifica nella Madonie: pochi mesi fa i giudici della terza sezione d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo nei confronti di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano, per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici; violenze che sarebbero avvenute a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 e del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Lo stesso prete aveva subito due condanne definitive per violenza sessuale prima di prendere gli ordini religiosi e aveva scontato a Torino una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986.

    http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2015/01/31/violenza-sessuale-sacerdote-arrestato_925caf1c-0c84-4060-9a36-2b745d0f652c.html

     

  • Il prete sapeva che la suora violentava la ragazza 15enne ma non l’ha denunciata

    Il prete sapeva che la suora violentava la ragazza 15enne ma non l’ha denunciata

    BUSTO ARSIZIO – In aula le amiche del cuore di Eva Sacconago, Monica Guanzini e Manuela Falletta. Al processo a carico di Maria Angela Farè, l’ex suora di Sant’Edoardo finita a giudizio per violenza privata, abusi sessuali e stalking, mercoledì 7 gennaio è stato il turno delle amiche della ragazza che si tolse la vita nel giugno 2011, dopo 13 anni di relazione clandestina con la religiosa.
    Un’udienza che si è tutta concentrata sulla deposizione delle confidenti di Eva Sacconago in diversi periodi della sua vita. Dalle testimonianze sono emersi ancora una volta gli abusi e la sopraffazione fisica e morale che Maria Angela Farè esercitava sulla ragazza, appena quindicenne all’epoca dei primi incontri al centro “Primavera” dell’oratorio di Sant’Edoardo. Un’escalation di violenze e di atti persecutori che, secondo l’accusa rappresentata dai pubblici ministeri Maria Cristina Ria e Francesca Gentilini, portarono la giovane a togliersi la vita in preda ad una profonda crisi morale e psicologica.
    “No, lasciami stare”, urlava tormentata al cellulare. “Durante le attività in oratorio capitava spesso che Eva dovesse scappare via perché aveva fretta”. Particolari che sono stati riferiti in aula da Monica Guanzini. Dall’altra parte della cornetta o a casa c’era sempre Maria Angela Farè, che aveva estorto le chiavi dell’appartamento di Eva e che ci faceva irruzione a piacimento, soprattutto nell’ultimo anno di vita della giovane. Tentava di sottometterla e di isolarla da tutti, anche da don Alessandro Bonura che in quel tempo era diventato il confidente della giovane e il primo a darle sostegno morale. Tant’è che in parrocchia si “chiacchierava” su quel rapporto, voci malevole che davano Eva addirittura incinta di Bonura e che aumentavano le emozioni negative della ragazza già soggiogata dalla suora.
    “Io odio il prete, io odio la Monica”, ha invece detto la suora in una telefonata dopo la morte di Eva a Manuela Falletta, un’amica coetanea degli anni adolescenziali trascorsi all’oratorio di Sant’Edoardo, per indurla a pensare che fossero stati loro a provocare il tragico gesto della ragazza.
    Nel giugno del 2011 fu una fonte confidenziale a rivelare agli ispettori del Commissariato di Busto Arsizio le “attenzioni morbose” che la suora rivolgeva alla giovane. Ma solo dopo il suicidio di Eva le indagini presero una direzione precisa grazie al ritrovamento di un video a sfondo sessuale, foto e diari che ora compongono il fascicolo dei pubblici ministeri.
    Il confronto in aula proseguirà il 14 gennaio. L’imputata, difesa dagli avvocati Fabrizio Busignani e Raffaella Servidio, finora non si è mai palesata nell’aula “Falcone e Borsellino” del Tribunale di Busto Arsizio. Sempre presenti, invece, i genitori di Eva, Giovanna Bozzolini eRoberto Sacconago, che sono parte civile al processo.
    http://www.informazioneonline.it/LAY009/L00908.aspx?arg=1001&id=18379
  • Una madre: «In parrocchia c’era  un sospetto via vai di ragazzini»

    Una madre: «In parrocchia c’era un sospetto via vai di ragazzini»

    di Rinaldo Frignani

    ROMA – Nella parrocchia dei vip a due passi da piazzale delle Muse in tanti erano convinti che don Alessandro era fuggito dall’Argentina perché minacciato. E ieri, quando la notizia del suo arresto ha fatto il giro di Roma, gli stessi parrocchiani non sapevano più cosa dire. «Un prete modello, un bravissimo ragazzo. Non ci credo» lo difende una signora impellicciata all’ingresso della piccola chiesa di San Luigi Gonzaga di via di Villa Emiliani, nella parte più nobile dei Parioli. Mura bianche, panche di legno scuro. Accanto all’edificio un campo di calcio pieno di ragazzini che ha fatto la storia della zona.

    Abusi anche di gruppo

    Don Alessandro De Rossi, 45 anni, era arrivato a San Luigi nel 2013, ordinato parroco dopo aver trascorso più di due lustri in Argentina da sacerdote fidei donum . Ma da Salta, cittadina di indios nel nord del Paese, quasi al confine con il Cile, non era fuggito perché minacciato. Sul religioso romano pesavano, e pesano tuttora, accuse pesantissime: violenze sessuali su minorenni fra il 2009 e il 2010, anche con abusi di gruppo. Il 31 dicembre gli agenti della Squadra mobile, diretti da Renato Cortese, sono andati a prenderlo nel suo alloggio a San Luigi e l’hanno portato in carcere: don Alessandro era ricercato da Natale dalle autorità argentine che avevano spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura internazionale.

    Ai Parioli «sospetto via vai di ragazzini»

    La Procura generale si pronuncerà sulla convalida dell’arresto e l’eventuale estradizione in Argentina dove si terrà il processo, ma la Mobile non esclude accertamenti fra i ragazzi che frequentano la parrocchia dei Parioli, soprattutto nel caso che qualcuno si faccia vivo dopo la notizia dell’arresto del presunto pedofilo. Tanto più che alcuni parrocchiani – e fra loro anche una giovane madre – si sono ricordati ieri «di un sospetto viavai di ragazzini». Una bomba vera e propria perché sui banchi di San Luigi non è raro vedere assorti in preghiera politici (Antonio Tajani, vice presidente del Parlamento europeo) e attori (Sergio Castellitto e la moglie scrittrice Margaret Mazzantini).

    Bimbi filmati e fotografati

    A Salta, nella chiesa Maria Medianera de Todas Las Gracias, nel quartiere Islas Malvinas, tutti invece sapevano che don Alessandro era ricercato. Secondo il giudice di garanzia Diego González Pipino, che ha firmato l’ordine di cattura, il sacerdote è imputato di «abusi sessuali aggravati su un numero imprecisato di vittime». A casa del prete – che nel 2011 finì sui giornali per aver difeso l’attrice Luciana Littizzetto in una querelle con la Chiesa sull’impegno a favore degli immigrati – sarebbero stati sequestrati computer e cd con foto e video dei suoi incontri con i minori che, per gli investigatori argentini, sarebbero avvenuti in alcune case di Salta.

    Amici e nemici

    Violenze seriali, quindi, tutte commesse nella cittadina soprannominata da abitanti e turisti «la linda», per la sua bellezza. Ma lì il parroco dei Parioli non ha lasciato un bel ricordo. E ora nemmeno fra alcuni fedeli romani. A chi non ha mai avuto sospetti («Le sue omelie erano di scuola, ma fatte bene», dice un 50enne) e si fidava di lui, al punto da lasciargli i figli piccoli per il catechismo, si contrappone da ieri sera chi invece si chiede: «Possibile che la Chiesa non sapesse dei suoi trascorsi con la legge?». Ma il Vicariato rivela: «Era tornato a Roma per motivi di salute, con un giudizio positivo del vescovo locale».

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_gennaio_03/madre-in-parrocchia-c-era-sospetto-via-vai-ragazzini-6f7dfabe-9371-11e4-8973-ae280e1dba84.shtml