Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: incontri

  • Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»

    Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»

    Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»
    Giovedì 26 Aprile 2012
    Fedeli ed ex parrocchiani scrivono in carcere al prete arrestato
    Lettere. Un fiume di lettere. Recapitate nello studio dell’avvocato, Renato Papa, ma anche in carcere, direttamente nella cella di don Marco Mangiacasale. L’ex parroco di San Giuliano, arrestato lo scorso 7 marzo con la pesante accusa di violenza sessuale continuata ai danni di una ragazzina minorenne dell’oratorio (denunce che poi sono diventate cinque), è rinchiuso al Bassone da poco meno di due mesi (50 giorni) e il fascicolo a suo carico è quasi definitivamente chiuso. Manca solo il deposito di una consulenza affidata dalla procura di Como – pubblico ministero Simona De Salvo – ai tecnici informatici chiamati a estrapolare tutti i dati dagli apparati elettronici del prete. Poi, una volta chiarito definitivamente il giro delle amicizie e delle frequentazioni di don Marco Mangiacasale, la fase investigativa potrà terminare.
    Per il deposito di questa consulenza dovrebbero essere necessari ancora una decina di giorni, al massimo due settimane.
    Solo in seguito il pm deciderà se interrogare l’ex parroco di San Giuliano – nonché ex economo della Diocesi – oppure notificare alla difesa l’avviso di conclusione delle indagini.
    Nel frattempo però, come detto, la comunità religiosa della provincia non è rimasta ferma.
    Sono infatti più di cento le lettere che, in questi due mesi di cella, don Marco Mangiacasale ha ricevuto da ex parrocchiani, fedeli e anche da altri religiosi. Missive spedite in parte nello studio dell’avvocato Papa, in parte direttamente al Bassone.
    «Non gli dicono di certo bravo – sottolinea il legale – Sono fedeli che non si spiegano come la persona che in tanti anni hanno conosciuto e apprezzato possa essere finita in questo tunnel. La corrispondenza esprime la vicinanza umana delle persone a don Marco, oltre allo stupore per quanto accaduto».
    E sono tante anche le richieste di poter incontrare l’ex parroco di San Giuliano in carcere, anche se nessuna di queste potrà essere accolta. Il religioso, infatti, sta incontrando solo i propri cari e i suoi avvocati, oltre ovviamente al noto psichiatra e psicologo comasco Salvatore Zizolfi, che sta fornendo in queste settimane il supporto psicologico.
    Sono già cinque gli incontri che si sono svolti tra il professionista e don Marco Mangiacasale.
    Faccia a faccia su cui la difesa non si sbilancia, ma che in futuro non è escluso possano confluire in una consulenza da depositare in Procura. Anche se al momento, come detto, il primo passo sarà quello di attendere la relazione definitiva dei tecnici incaricati dal pubblico ministero di estrapolare tutta la notevole mole di mail, messaggi e fotografie contenute nelle apparecchiature tecnologiche utilizzate dal religioso, prima dell’arresto shock dello scorso 7 marzo mentre si trovava ad Abbadia Lariana per un incontro.

    Mauro Peverelli

  • «La mia storia con don Marco» In Procura un’altra minorenne

    «La mia storia con don Marco» In Procura un’altra minorenne

    «La mia storia con don Marco» In Procura un’altra minorenne

    COMO Don Marco le aveva fatto credere di essere l’unica. Una storia esclusiva, la loro, seppur clandestina e proibita. Almeno è questo che lei ha raccontato, a verbale, agli inquirenti che stanno indagando sulle violenze sessuali per le quali don Marco Mangiacasale, ex parroco di San Giuliano, è tuttora rinchiuso in una cella del Bassone.
    Diciassette anni. Comasca. Si è presentata in Procura per formalizzare il suo stupore di fronte a quanto emerso in queste settimane di indagini a carico del sacerdote. La giovane ha spiegato agli investigatori di aver intessuto, per molti mesi, una relazione sentimentale e sessuale con il parroco. Messaggini con il cellulare, mail, incontri – come raccontato anche dalle altre ragazze coinvolte, loro malgrado, nell’inchiesta – avvenuto nell’appartamento di via Maurizio Monti dove risiede don Marco.
    Ben difficilmente il racconto della ragazza si trasformerà in una nuova accusa a carico del religioso. La giovane, seppur minorenne, aveva già compiuto i 16 anni quando ha cominciato a frequentare don Mangiacasale.

    www.laprovinciadilecco.it/stories/C…ltra_minorenne/

     

  • Lettera aperta a Mons. Vittorio Lupi.Vescovo di Savona-Noli.

    Lettera aperta a Mons. Vittorio Lupi.Vescovo di Savona-Noli.

    Oggetto: Piano per prevenire la pedofilia.

    Eminenza Reverendissima le scrivo dopo aver appreso da alcuni mezzi di informazione che entra nel vivo il piano per prevenire la pedofilia annunciato nel novembre scorso. Lei sa quanto l’associazione abbia insistito per un programma di prevenzione nelle parrocchie, sempre frequentate da moltissimi minori quindi luoghi ad alto rischio, come la storia purtroppo racconta, qualora vi fosse la presenza di un pedofilo.

    Come si sa bene i traumi causati da abusi sessuali in età minore lasciano segni indelebili, spesso gravi, la prevenzione è molto importante, fondamentale. Sarò sincero ma leggendo il programma non vedo alcun invito alle vittime della Diocesi di Savona-Noli. Come documentato da LE IENE nel programma che andrà in onda in prima serata probabilmente la prossima settimana, non sono così poche e credo meritino il massimo rispetto e sostegno, soprattutto dalla Diocesi che si è prestata a favoreggiare i loro carnefici per ben 32 anni, almeno stando a quello che emerge dal fascicolo restituito dalla Procura della Repubblica di Savona dopo patteggiamento a 1 anno con la condizionale  di Giraudo.

    Leggendo il programma noto incontri tra psicologi e gruppi, catechisti e associazioni, spero anche la nostra di vittime savonesi. Dico spero perché leggendo il comunicato si ha l’impressione che gli incontri siano destinati solo a coloro che frequentano assiduamente il clero o che rivestono funzioni educative.

    Degno di nota anche il relatore, don Fortunato Di Noto con il quale ho avuto modo di confrontarmi sull’argomento pedofilia nella trasmissione di MATRIX dello scorso maggio, nella quale ci siamo confrontati sul dramma savonese, di li deduco anche l’origine della scelta, una persona competente e informata sugli avvenimenti del savonese.

    Spero possa far pervenire alla Rete L’ABUSO il programma degli incontri, le modalità di accesso a questo programma in modo tale che possa essere appreso dalle vittime, le quali potranno decidere in che forma aderire.

    Cordialmente

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Lezioni antipedofilia della diocesi, Zanardi: “Siano aperte anche alle vittime degli abusi”

    Lezioni antipedofilia della diocesi, Zanardi: “Siano aperte anche alle vittime degli abusi”

     Savona. Il portavoce della rete antipedofilia “L’Abuso”, Francesco Zanardi, chiede a monsignor Vittorio Lupi che l’associazione possa partecipare al piano di prevenzione-educazione varato dalla diocesi di Savona-Noli. Così scrive Zanardi in una lettera al vescovo: “Lei sa quanto l’associazione abbia insistito per un programma di prevenzione nelle parrocchie, sempre frequentate da moltissimi minori quindi luoghi ad alto rischio, come la storia purtroppo racconta, qual’ora vi fosse la presenza di un pedofilo. Come si sa bene i traumi causati da abusi sessuali in età minore lasciano segni indelebili, spesso gravi, la prevenzione è molto importante, fondamentale. Sarò sincero ma leggendo il programma non vedo alcun invito alle vittime della diocesi”.

    Il programma televisivo “Le Iene” dedicherà uno spazio all’argomento pedofilia nel Savonese e il servizio andrà in onda probabilmente la prossima settimana. “Le vittime non sono così poche e credo meritino il massimo rispetto e sostegno, soprattutto dalla diocesi che si è prestata a favoreggiare i loro carnefici per ben 32 anni – osserva Zanardi – Leggendo il programma noto incontri tra psicologi e gruppi, catechisti e associazioni, spero anche la nostra di vittime savonesi. Dico spero perché si ha l’impressione che gli incontri siano destinati solo a coloro che frequentano assiduamente il clero o che rivestono funzioni educative”.

    Zanardi prosegue: “Degno di nota anche il relatore, don Fortunato Di Noto, con il quale ho avuto modo di confrontarmi sull’argomento pedofilia nella trasmissione di ‘Matrix’ dello scorso maggio, nella quale ci siamo confrontati sul dramma savonese; di lì deduco anche l’origine della scelta, una persona competente e informata sugli avvenimenti del Savonese. Spero possa far pervenire alla rete L’Abuso il programma degli incontri, le modalità di accesso a questo programma in modo tale che possa essere appreso dalle vittime, le quali potranno decidere in che forma aderire” conclude Zanardi.

    Il consiglio pastorale diocesano ha predisposto percorsi educativi e formativi con il supporto degli esperti del Cismai di Milano, del Coordinamento italiano contro gli abusi sull’infanzia (ente laico riconosciuto a livello internazionale). Prosegue così con la seconda fase il piano di prevenzione della pedofilia varato nel novembre scorso dalla diocesi di Savona-Noli. Si comincerà martedì 17 aprile al seminario diocesano di via Ponzone, con le “Linee guida sull’abuso sessuale infantile”, che saranno esposte da Cesira Di Guglielmo, psicologa e psicoterapeuta del Cismai. Alle 21 la lezione sarà per gli educatori, la mattina seguente per i sacerdoti.
    http://www.ivg.it/2012/04/lezioni-antipedofilia-della-diocesi-zanardi-siano-aperte-anche-alle-vittime-degli-abusi/
  • Pedofilia: prete Firenze, Procura indaga per rivelazione atti secretati

    Pedofilia: prete Firenze, Procura indaga per rivelazione atti secretati

    Pedofilia: prete Firenze, Procura indaga per rivelazione atti secretati
    Cronaca

    Firenze, 5 apr. – (Adnkronos) – La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo per rivelazione di atti coperti da segreto d’ufficio nei confronti dei due giornalisti di ‘Panorama’ che hanno firmato l’articolo di oggi relativo a indagini su don Daniele Rialti, il parroco accusato da un confratello e da alcuni fedeli di presunti atti di pedofilia. Atti negati dall’interessato, che parla di ”calunnie”, e smentiti dalla Curia.

    Intanto, sono state perquisite dagli uomini della Squadra Mobile le abitazioni di Scandicci ed Empoli in uso a don Rialti, e materiale informatico e’ stato acquisito anche nella sede dell’Opera Madonnina del Grappa di Firenze, ente assitenziale di cui fa parte il sacerdote accusato di pedofilia. I documenti e i supporti informatici acquisiti verranno esaminati dagli investigatori.

    05/04/2012

    Pedofilia, sacerdote sotto accusa la pista degli incontri in un hotel

    06 aprile 2012 — pagina 4 sezione: FIRENZE
    SONO scattate ieri mattina le perquisizioni dell’ abitazione di Scandicci di don Daniele Rialti e dell’ Opera Madonnina del Grappa di Firenze dove il sacerdote aveva lavorato come economo. L’ inchiesta su un presunto nuovo caso di pedofilia a carico di un prete fiorentino è entrata dunque nel vivo il giorno della pubblicazione su Panorama di un articolo, i cui contenuti sono stati resi noti mercoledì, che svela la sua esistenza. Gli uomini della squadra mobile guidata da Filippo Ferri hanno prelevato materiale informatico che verrà analizzato per chiarire se ci sono elementi utili per proseguire l’ indagine. Potrebbero ad esempio spuntare fuori i nomi di persone da sentire come testimoni oppure documenti interessanti per gli inquirenti. La procura sta cercando di chiarire se e quanto siano fondate le voci che da anni circondano il sacerdote ed è pronta ad ascoltare chiunque voglia contribuire a fare chiarezza. Ad accusare don Rialti – che fra l’ altro è “difensore del vincolo”, ossia pubblico ministero presso il tribunale ecclesiastico diocesano e giudice istruttore presso il tribunale ecclesiastico regionale etrusco, nominato dalla Conferenza episcopale toscana – sono un altro sacerdote e alcuni fedeli. Diversi testimoni concordano sul fatto che quando don Rialti era vice-parroco nella chiesa di san Giovanni Evangelista a Empoli il sabato pomeriggio in canonica c’ era un via vai di ragazzini. Fra questi un giovane immigrato, di cui sarebbero stati documentati incontri anche recenti in albergo con il sacerdote: ieri mattina è stato perquisito e portato in questura, dove gli uomini della mobile lo hanno ascoltato a lungo. Nel periodo dei presunti abusi, tra 3 e 5 anni fa, il giovane era minorenne. L’ indagine di procura e polizia è cominciata subito dopo l’ attentato a Betori del novembre del 2011, quando il pm Giuseppina Mione, la polizia e i carabinieri cercavano un movente per arrivare all’ uomo che aveva sparato ferendo il segretario dell’ arcivescovo, Paolo Brogi. Per quella aggressione è stato poi incriminato e arrestato l’ ex rapinatore Elio Baschini, ma nel corso delle indagini erano stati presi in esame tutti i possibili casi di risentimento nei confronti di monsignor Betori. Fra l’ altro alla procura era stato fatto presente che era in programma, proprio la domenica successiva al giorno dell’ attentato, una cerimonia nella chiesa di San Giovanni Evangelista di Empoli e che in quella parrocchia alcuni genitori erano turbati e irritati perché l’ arcivescovo, a loro avviso, non aveva preso provvedimenti seri contro don Rialti e si era limitato a trasferirlo in un’ altra parrocchia, quella di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci, guidata da un sacerdote molto stimato, don Marco Calamandrei. Dopo l’ attentato, quando monsignor Betori venne interrogato, i magistrati gli fecero presente anche questa vicenda, che egli non aveva incluso fra i casi che avrebbero potuto alimentare qualche risentimento nei suoi confronti. L’ arcivescovo spiegò di aver interrogato personalmente don Rialti, di essersi convinto che non era accaduto niente di grave e di aver archiviato il caso. Procura e polizia, invece, hanno ritenuto che fosse necessario approfondire e hanno raccolto una serie di testimonianze che sembrano aver dato sostanza alle “dicerie”. Ieri il procuratore Giuseppe Quattrocchi ha fatto sapere di aver aperto un fascicolo per rivelazione di atti coperti da segreto di ufficio per la pubblicazione delle anticipazioni dell’ inchiesta su Panorama. © RIPRODUZIONE RISERVATA – MICHELE BOCCI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/04/06/pedofilia-sacerdote-sotto-accusa-la-pista-degli.html

  • CASO PEDOFILIA, PARLA L’AVVOCATO DEL PRETE: QUELLA DI PULVIRENTI E’ UNA RIPICCA, FU SOLLEVATO DALL’INCARICO

    CASO PEDOFILIA, PARLA L’AVVOCATO DEL PRETE: QUELLA DI PULVIRENTI E’ UNA RIPICCA, FU SOLLEVATO DALL’INCARICO

    di Giuseppe Bentivegna – Don Carlo Chiarenza sceglie di non parlare in prima persona per non esporsi al “ciclone mediatico” seguito alla recente conferenza stampa di Teo Pulvirenti, che lo ha pubblicamente accusato di aver abusato sessualmente di lui quando era ancora poco più che un bambino. A parlare invece a difesa di don Carlo, è l’avvocato Antonio Fiumefreddo, che nel corso di una conferenza stampa organizzata nel suo studio catanese, ha così esposto alla stampa quelli che secondo lui sarebbero i “buchi neri” nella tesi accusatoria di Teo Pulvirenti.

    “Ho chiarito alcune omissioni che il dottor Pulvirenti fa in questa sua versione dei fatti – afferma l’avvocato Fiumefreddo- tra queste ne risulta una a mio avviso gravissima: ci chiediamo perché non spieghi per quale motivo fu sollevato dall’incarico di animatore della Comunità San Paolo. Presso la quale, all’epoca dei fatti (il 1993 ndr) era già maggiorenne e si occupava di ragazzi minorenni. Fu sollevato da questo incarico perché ci furono delle lamentele da parte di un gruppo di genitori dei ragazzi, che costrinsero Don Carlo Chiarenza ad intervenire”.

    Questa decisione, spiega l’avvocato Fiumefreddo, non fu gradita a Pulvirenti nonostante don Carlo con questo provvedimento non avesse la minima intenzione di discriminarlo per di discriminarlo i suoi presunti orientamenti omosessuali, che comunque, precisa il difensore di Don Carlo Chiarenza, non interessano la costruzione della teoria difensiva. Questa decisione fu così dolorosa che nel 2008 Pulvirenti si recò ancora una volta da Don Chiarenza per chiedergli il perché di questo allontanamento.

    Nel decalogo di elementi che il difensore di don Carlo Chiarenza contesta a Pulvirenti, si cita inoltre che il padre di Teo, Antonino Pulvirenti, fosse ministro straordinario della Parrocchia, con un ruolo quindi importante all’interno della Comunità, presso la quale era quotidianamente presente e che quindi avrebbe potuto accorgersi facilmente di qualche atteggiamento “anomalo” da parte di don Carlo. Altro punto analizzato, è quello dei presunti “screzi” sorti all’epoca della Comunità tra Pulvirenti e un gruppo di ragazzi di origine croata, che adesso hanno chiesto di essere ascoltati dall’autorità giudiziaria. Tra gli elementi citati a difesa di don Chiarenza, anche l’apertura prima di un “Centro di Ascolto” ad Acireale, nato nel 1990 per aiutare i ragazzi con problemi di tossicodipendenza e successivamente la fondazione di un “Telefono amico”, che avrebbe dovuto occuparsi di casi di violenza sui minori. Un’esperienza, questa, durata circa due anni e mezzo e della quale pur senza dare adito a dubbi su presunte voci di “anomalie” nella gestione del servizio, tuttavia, non se ne conosce la reale motivazione della chiusura.

    E sugli incontri e sulle lettere portati come testimonianza da Pulvirenti, Fiumefreddo, insiste sulla “decontestualizzazione” delle frasi scritte nelle cartoline recapitate al giovane Pulvirenti così come fatto, dice lo stesso legale, “con decine di altri ragazzi della parrocchia di don Chiarenza. Per quanto riguarda le frasi presenti nella registrazione dell’ultimo incontro tra Pulvirenti e don Carlo, tenutosi il 20 settembre del 2011, Fiumefreddo sottolinea come la reale durata della registrazione sia di circa 55 minuti, e che dalla parte “tagliata” e resa pubblica, si travisa totalmente il senso del discorso, relativo non a rapporti intimi tra i due protagonisti, bensì al già citato allontanamento del giovane Pulvirenti dall’incarico di animatore della comunità di San Paolo. In attesa che, come anticipato dallo stesso Fiumefreddo, venga resa pubblica l’intera registrazione dell’incontro, riportiamo testualmente quelle che sono le fresi che Don Carlo Chiarenza rivolge a Teo Pulvirenti:

    • “Ti inseguivo, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene, e io questo lo facevo non ponendomi limiti”. “Tu forse non ricordi, ma io quasi mai ho preso l’iniziativa. Cioè, io avvertivo che tu avevi il bisogno di essere abbracciato”.
    • “Ma è stato una volta? Io avevo solo il ricordo di una volta…così…ma non perché ci fosse un piano, né perché io avessi desideri.. C’è stato un momento che mi sembrava di compiacerti. Sembrava addirittura di farti del bene, di liberarti. Come se tu avessi bisogno di esprimerti.”
      -“E’ stato un modo per dirti che ti volevo bene. E di dirlo in quella maniera magari più intima. Niente di più”.

    In chiusura di conferenza stampa, infine, Fiumefreddo ha negato di essere a conoscenza di una presunta seconda denuncia nei confronti di don Carlo Chiarenza da parte di una ragazza, anch’essa della comunità frequentata da Pulvirenti. Tuttavia, proprio riguardo a questa vicenda, alcune fonti confermano questa che sembra essere molto più di un’ipotesi e per la quale, probabilmente, non resta che aspettare in attesa ovviamente della risoluzione di questa triste vicenda.

  • Minacce e violenza, don Armando resta agli arresti

    Minacce e violenza, don Armando resta agli arresti

    Pesaro, 28 marzo 2012 – L’EX PARROCO Armando Bicchiarelli rimane agli arresti domiciliari. E’ accusato di violenza sessuale continuata. I giudici del Riesame di Ancona hanno respinto la revoca dell’arresto presentato dagli avvocati difensori Brunelli e Recupero. Le motivazioni sono chiare: l’ex prete ha dimostrato un’altissima carica di violenza nei confronti del 29enne ex amante pur di indurlo a continuare ad avere rapporti sessuali con lui. Tra gli esempi citati dal Riesame, sono le minacce che l’ex prete lanciava contro il 29enne pur di avere su di lui un pieno dominio. In particolare, aveva preannunciato che avrebbe fatto vedere ai genitori del giovane dei filmini riguardanti i loro incontri sessuali, oppure che avrebbe rivelato in paese a Isola del Piano che erano due amanti. Invece nei confronti della fidanzata del 29enne, l’ex prete aveva adottato un altro sistema: la minacciava di morte, dicendo al 29enne che l’avrebbe fatta prima seguire e poi violentare da quattro o cinque amici, o ancora che la donna andava eliminata senza tante perdite di tempo insieme al padre, la madre e altri familiari. Queste minacce, ripetute, lasciano intendere che l’ex parroco fosse pronto ad agire in qualche modo. E in effetti, i giudici del Riesame rilevano che alla vettura della ragazza sono state tagliate tutte le gomme, una ritorsione eseguita da qualche complice del prete rimasto nell’ombra. I giudici spiegano che il reclutamento di sicari di questo tipo poteva essere facile per Bicchiarelli perché questi frequentava le carceri come psicologo. E dunque poteva davvero organizzare azioni di minaccia attraverso queste conoscenze maturate dietro le sbarre.

    L’ESTREMA determinazione dell’ex parroco di portare fino in fondo la sua vendetta a carico dell’ex amante ha spinto i giudici del Riesame a convalidare l’arresto in casa e ribadire che una eventuale libertà porterebbe Armando Bicchiarelli a provare di nuovo a tempestare e molestare il suo ex amante. Il quale ha ricordato agli inquirenti di aver avuto un rapporto consenziente fino a circa il 2002 continuando poi ad avere rapporti col prete del suo paese per paura dello scandalo. Definita inconcludente la testimonianza di don Kosiek di Ancona: ha affermato che sapeva della relazione sessuale tra i due ma ha poi dichiarato di ritenere Bicchiarelli privo di attendibilità.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/2012/03/28/688089-ex-prete-gay-don-armando-liberta-respinta-pesaro.shtml

  • Storia di almeno tre anni, ora spuntano anche gli sms…

    Storia di almeno tre anni, ora spuntano anche gli sms…

    Giovedì 08 Marzo 2012

    I retroscena del clamoroso arresto del sacerdote di Como per violenza sessuale. I presunti abusi sulla ragazzina sarebbero iniziati quando lei aveva 13 anni. Incontri in parrocchia.

    Una storia iniziata almeno tre anni fa. Forse anche prima. Quando la ragazzina aveva appena 13 anni. E’ questa la contestazione della Procura di Como a don Marco Mangiacasale, il 48enne sacerdote comasco arrestato ieri per violenza sessuale aggravata sulla giovanissima. Tre anni di presunti abusi e comportamenti poco consoni a quelli che la chiesa indica per un sacerdote. Se non proprio violenza sessuale, comunque palpeggiamenti ed atteggiamenti inequivocabili. Questo è quello che sostiene la procura di Como e che il Gip Maria Luisa Lo Gatto ha recepito con l’ordinanza firmata nei giorni scorsi, eseguita ieri. La vittima inizialmente non avrebbe capito, poi forse in soggezione non avrebbe detto nulla. I due, da quanto emerge dall’inchiesta, si sarebbero incontrati alla casa parrocchiale di San Giuliano a Como dove il religioso è stato in servizio negli anni scorsi.

    Ieri, dopo il suo arresto, gli agenti della Pg di Como hanno perquisito la casa di don Marco, in centro città. Sequestrati telefonini in uso al religioso e Pc. Tutto ora all’esame degli inquirenti. E da quanto si apprende, tra le accuse a don Marco – lunedì interrogatorio davanti al giudice – anche quelle di aver spedito alla ragazzina ripetutamente sms dal tono allusivo o forse anche qualcosa di più. Non uno, ma diversi da quanto si è potuto ricostruire. E così il quadro accusatorio per il sacerdote è più che mai complesso. Ma il suo legale assicura che lui collaborerà e che lunedì, davanti al giudice, si comporterà da uomo. La Diocesi, intanto (vedi precedente lancio) lo ha sospeso da ogni incarico in attesa di chiarire la sua posizione.

  • “Costretto al sesso per 10 anni” Dettagli morbosi dietro all’arresto dell’ex prete

    “Costretto al sesso per 10 anni” Dettagli morbosi dietro all’arresto dell’ex prete

    Pesaro, 21 febbraio 2012 – Emergono particolari inquietanti sulla vicenda dell’arresto per stalking, violenza sessuale continuata e danneggiamento aggravato di Armando Bicchiarelli, 43 enne pesarese già sacerdote titolare della parrocchia di Isola del Piano. Un anno fa è stato dimesso dallo stato clericale dalla Santa Sede e ridotto allo stato laicale. L’uomo era stato anche docente presso alcuni istituti privati della Provincia di Ancona e Rimini.

    L’indagine trae origine dal danneggiamento dell’auto di proprietà di una 27 enne di Isola del Piano, avvenuto nel comune di Montefelcino il 3 dicembre scorso. I Carabinieri sono riusciti fare breccia su una storia di violenze e ricatti subiti da lei, ma soprattutto dal suo fidanzato, un operaio di 29 anni isolano.

    Le indagini condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia di Pesaro hanno fatto emergere presunti aspetti gravi e violenti, secondo la ricostruzione accusatoria, relativi ad una relazione fra il 29 enne e l’ex-parroco dai contorni morbosi, che si protraeva già da oltre 10 anni.

    Dagli accertamenti svolti dai carabinieri è emerso infatti che il ragazzo, frequentatore dalla minore età della parrocchia di Isola del Piano, sarebbe stato “prescelto” dal parroco “riempiendolo di continue attenzioni, anche fisiche”. Una relazione che durava per oltre 10 anni che però con il passare del tempo, è sempre l’assunto accusatorio, “…abbandonava ogni contenuto di spontaneità e di reciproca partecipazione, caratterizzandosi invece per l’attività di controllo, di predominio, di larvata e sottile vessazione svolta dal Bicchiarelli nei confronti del suo amante, ridotto così in uno stato di frustrazione e degradato a mero oggetto, privo dunque di partecipazione soggettiva, della concupiscenza e della libidine dell’indagato”.

    Già a partire dal 2005 il ragazzo, che nel frattempo aveva una fidanzata tenuta all’oscuro del dramma, aveva provato in diverse occasioni ad allontanarsi dalla presenza di Bicchiarelli, ma ogni volta le reazioni dell’uomo sarebbero state violente ed isteriche. E allora, hanno ricostruito i carabinieri nel corso dell’indagine, sistematiche, sarebbero iniziate le intimidazioni e le minacce di voler divulgare la loro relazione ai familiari ed amici. Il ragazzo quindi era costretto ai loro incontri obbligandolo ad avere regolari ed estenuanti rapporti sessuali. Per ultimo l’episodio del danneggiamento dell’auto della fidanzata della vittima che il 3 dicembre scorso si è trovata tutte e quattro le gomme dell’auto squartate e le minacce di morte per il solo fatto di essere la donna che si “sarebbe portata via” il ragazzo conteso.

    Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Urbino hanno portato alla richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata lo scorso 20 gennaio; il gip di Urbino ha emesso la relativa ordinanza di custodia cautelare confinandola alla misura degli arresti domiciliari, che è stata eseguita ieri. Compito dell’inchiesta ora è quello  di accertare e valutare il materiale acquisito.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/2012/02/22/671495-sacerdote-arresto-stalking-violenza-sessuale-armando-bicchiarelli-pesaro.shtml

  • “Costretto al sesso per 10 anni” Dettagli morbosi dietro all’arresto dell’ex prete Un incubo per un 29enne

    “Costretto al sesso per 10 anni” Dettagli morbosi dietro all’arresto dell’ex prete Un incubo per un 29enne

    “Costretto al sesso per 10 anni” Dettagli morbosi dietro all’arresto dell’ex prete. Un incubo per un 29enne

    Armando Bicchiarelli, 43enne già sacerdote titolare della parrocchia di Isola del Piano, per gelosia aveva anche danneggiato l’auto della fidanzata di lui

    Ex prete geloso molestava l’amante e la fidanzata di lui

    Pesaro, 21 febbraio 2012 – Emergono particolari inquietanti sulla vicenda dell’arresto per stalking, violenza sessuale continuata e danneggiamento aggravato di Armando Bicchiarelli, 43 enne pesarese già sacerdote titolare della parrocchia di Isola del Piano. Un anno fa è stato dimesso dallo stato clericale dalla Santa Sede e ridotto allo stato laicale. L’uomo era stato anche docente presso alcuni istituti privati della Provincia di Ancona e Rimini.

    L’indagine trae origine dal danneggiamento dell’auto di proprietà di una 27 enne di Isola del Piano, avvenuto nel comune di Montefelcino il 3 dicembre scorso. I Carabinieri sono riusciti fare breccia su una storia di violenze e ricatti subiti da lei, ma soprattutto dal suo fidanzato, un operaio di 29 anni isolano.

    Le indagini condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia di Pesaro hanno fatto emergere presunti aspetti gravi e violenti, secondo la ricostruzione accusatoria, relativi ad una relazione fra il 29 enne e l’ex-parroco dai contorni morbosi, che si protraeva già da oltre 10 anni.

    Dagli accertamenti svolti dai carabinieri è emerso infatti che il ragazzo, frequentatore dalla minore età della parrocchia di Isola del Piano, sarebbe stato “prescelto” dal parroco “riempiendolo di continue attenzioni, anche fisiche”. Una relazione che durava per oltre 10 anni che però con il passare del tempo, è sempre l’assunto accusatorio, “…abbandonava ogni contenuto di spontaneità e di reciproca partecipazione, caratterizzandosi invece per l’attività di controllo, di predominio, di larvata e sottile vessazione svolta dal Bicchiarelli nei confronti del suo amante, ridotto così in uno stato di frustrazione e degradato a mero oggetto, privo dunque di partecipazione soggettiva, della concupiscenza e della libidine dell’indagato”.

    Già a partire dal 2005 il ragazzo, che nel frattempo aveva una fidanzata tenuta all’oscuro del dramma, aveva provato in diverse occasioni ad allontanarsi dalla presenza di Bicchiarelli, ma ogni volta le reazioni dell’uomo sarebbero state violente ed isteriche. E allora, hanno ricostruito i carabinieri nel corso dell’indagine, sistematiche, sarebbero iniziate le intimidazioni e le minacce di voler divulgare la loro relazione ai familiari ed amici. Il ragazzo quindi era costretto ai loro incontri obbligandolo ad avere regolari ed estenuanti rapporti sessuali. Per ultimo l’episodio del danneggiamento dell’auto della fidanzata della vittima che il 3 dicembre scorso si è trovata tutte e quattro le gomme dell’auto squartate e le minacce di morte per il solo fatto di essere la donna che si “sarebbe portata via” il ragazzo conteso.

    Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Urbino hanno portato alla richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata lo scorso 20 gennaio; il gip di Urbino ha emesso la relativa ordinanza di custodia cautelare confinandola alla misura degli arresti domiciliari, che è stata eseguita ieri. Compito dell’inchiesta ora è quello di accertare e valutare il materiale acquisito.