Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Torrebelvicino, un giovane denuncia: «Violentato da un prete in oratorio»

    Torrebelvicino, un giovane denuncia: «Violentato da un prete in oratorio»

    L’INCHIESTA. La denuncia di un ragazzo di 20 anni di Torrebelvicino: ha segnalato il presunto stupro agli investigatori dell’Arma che hanno raccolto le testimonianze. Due gli episodi contestati al sacerdote, che nega il fatto più grave l’antivigilia di Natale: è già stato interrogato dal pm in Curia

    18/01/2012

    «Il prete ha abusato di me». Un’accusa pesantissima, quella che un giovane di Torrebelvicino ha rivolto al coparroco di S. Croce di Schio. Don Sergio Rappo, stimato sacerdote ed educatore di giovani, è stato iscritto sul registro degli indagati dal pubblico ministero Antonella Toniolo. L’ipotesi a suo carico è la violenza sessuale aggravata. Il religioso, assistito dall’avv. Michele Carotta, è stato già interrogato dal magistrato: avrebbe ammesso di aver accarezzato il giovane, negando decisamente rapporti sessuali non consenzienti. LA DENUNCIA. È la mattina del 6 gennaio quando il giovane, 20 anni, si presenta in caserma dei carabinieri con il padre. Sono stati gli amici del bar “Anni Trenta” di Schio, dove si ritrova, a consigliarlo di parlarne in famiglia prima e con le forze dell’ordine poi, non appena hanno raccolto le sue confidenze. Il racconto fatto dal ragazzo ai carabinieri del capitano Massimo Ferrari presenta dei tratti sconvolgenti. «Ho conosciuto don Sergio attraverso un amico. Sono disoccupato, ho bisogno di soldi e sapevo con il prete pagava qualcosina quelli che vanno a dargli una mano. L’ho aiutato a distribuire i volantini di invito agli incontri parrocchiali, oppure a pulire l’oratorio di S. Croce. Mi dava 10 euro l’ora, una mancetta, come la chiamava lui». Ottenuta un po’ di confidenza dal ragazzo, che si recava in oratorio quasi tutti i giorni, don Sergio gli avrebbe fatto dei massaggi: «Mi diceva che avevo la muscolatura tesa». Poi il sacerdote avrebbe chiesto al giovane di ricambiare. Di lì si sarebbe giunti agli atti sessuali, con toccamenti via via più spinti. Lo stupro sarebbe avvenuto il 23 dicembre. Il giovane sarebbe stato costretto al rapporto; si sarebbe lamentato col prete: «Se mi denunci i miei avvocati ti distruggono», mi ha riferito. «Penso mi sia accaduto un episodio del genere anche in un’altra circostanza, mi ricordo qualcosa, ma sono confuso». IL GIOVANE. Il ragazzo viene descritto come un sempliciotto. Magro e minuto, non avrebbe avuto la forza di resistere al prete. È parso in confusione e di certo dimostra meno, anche a livello intellettivo, dei suoi 20 anni: non fosse stato per gli amici non avrebbe sporto denuncia. In oratorio ha continuato ad andarci fino al 2 gennaio. Per questo gli inquirenti hanno preso le sue parole con le pinze. LE INDAGINI. I carabinieri della stazione, con il luogotenente Sergio Asciolla, hanno avvisato il magistrato ed avviato accertamenti. Hanno raccolto le testimonianze degli amici, hanno risentito il ragazzo quando si è un po’ tranquillizzato. Le prime indicazioni che hanno raccolto confermerebbero il drammatico racconto, arricchito via via di nuovi particolari. La denuncia presentata è infatti assai circostanziata, e corrisponde a quanto il ragazzo ha riferito agli amici che hanno cercato di aiutarlo. «Su loro consiglio ho inviato un ultimo sms a don Sergio in cui gli dicevo di vergognarsi per quello che mi aveva fatto». LA CURIA. Come previsto dalla normativa, quando don Sergio è stato iscritto sul registro degli indagati è stata avvisata anche la Curia con il vescovo Beniamino Pizziol. La notizia ha suscitato sconcerto in vescovado, ma la chiesa vicentina – in attesa di conoscere gli sviluppi dell’indagine – non ha perso tempo. In via cautelativa don Sergio è stato trasferito immediatamente. In secondo luogo la Curia ha fatto sapere alla famiglia del giovane di Torrebelvicino che è pronta a stargli vicino e ad aiutarlo. Tutti, in questa fase, procedono con i piedi di piombo. L’accusa, infamante per chiunque, e soprattutto per un prete amato e benvoluto, è da dimostrare.
    Claudia Milani Vicenzi
    Diego Neri

    www.ilgiornaledivicenza.it/stories/…te_in_oratorio/

  • Schio. Morbose attenzioni in parrocchia. Don Sergio Rappo accusato di violenza sessuale.

    Schio. Morbose attenzioni in parrocchia. Don Sergio Rappo accusato di violenza sessuale.

    Schio. Morbose attenzioni in parrocchia. Don Sergio Rappo accusato di violenza sessuale.
    Martedì 17 Gennaio 2012 20:30

    Sarebbero due i rapporti sessuali che la vittima, un ragazzo di 20 anni, disoccupato, che si era avvicinato alla parrocchia di Santa Croce a Schio per chiedere un’occupazione che gli facesse guadagnare qualche soldo, avrebbe avuto con Sergio Rappo, quel religioso che in chiesa i ragazzini che lo frequentavano, avevano soprannominato ‘Don Palpetta’.

    Il parroco è indagato dalla Procura di Vicenza con la pesante accusa di violenza sessuale. Chi lo accusa ha descritto nei minimi dettagli quegli incontri hard che il prete avrebbe avuto con lui, che inizialmente avrebbe taciuto per pudore. Per la vergogna di quanto aveva dovuto subire in quei minuti in cui il sacerdote, approfittando della sua forza fisica, lo sbatteva sulla scrivania, costringendolo a rapporti anali che il ventenne, ad un certo, punto, si sarebbe rifiutato di avere ancora.

    Don Rappa, secondo l’accusa, avrebbe anche raccomandato al ragazzo di non parlare con nessuno di quanto avveniva in oratorio. ‘Non ti conviene parlare e denunciarmi – avrebbe detto al giovane – ho conoscenze. Ne pagheresti le conseguenze a caro prezzo’. La vittima avrebbe vuotato il sacco nei giorni scorsi, rilevando i retroscena di una vicenda inquietante, torbida, quasi ai confini della realtà. Perchè i particolari di quegli incontri erano davvero agghiaccianti con quel parroco che sodomizzava il giovane, urlandogli quanto fosse bravo con il suo corpo a farlo ‘stare bene’.

    La vittima ha spiegato che avrebbe avuto uno dei rapporti persino la vigilia di Natale, con l’indagato che non perdeva occasione per palpeggiarlo e pretendere massaggi.
    Come ha riferito il ventenne, tutto sarebbe cominciato qualche settimana fa, quando avrebbe bussato alla porta della parrocchia Santa Croce per chiedere un lavoro. Da lì, l’offerta di don Sergio di fargli dare una mano in chiesa in cambio di denaro. Quindi, sarebbero iniziate le avance, fatte di piccoli palpeggiamenti e richieste di ‘attenzioni particolari”. Poi, l’invito a seguirlo in una casa per trovare un pò di intimità.

    L’epilogo, nell’ultimo incontro, durante il quale il ventenne, disorientato per quanto gli stava accadendo, si è rifiutato di avere un rapporto sessuale con il prete che a quel punto, lo avrebbe catapultato sulla scrivania dell’oratorio, gli avrebbe abbassato i pantaloni con forza, penetrandolo per oltre dieci minuti. Il sacerdote, per impedirgli di urlare, gli avrebbe tappato la bocca con le sue grosse mani.

    L’inchiesta della magistratura va avanti e pare siano già stati ascoltati diversi testimoni. Occorre capire se esistano altre vittime delle morbose attenzioni di don Sergio, che era parroco a Santa Croce dall’aprile 2001.

    Nella foto di S.M. il parroco indagato

    Schio. Abusa sessualmente di un giovane dell’oratorio. Indagato don Sergio Rappo di Santa Croce
    Martedì 17 Gennaio 2012 18:48

    Avrebbe abusato sessualmente di uno dei ragazzi che frequentava la sua parrocchia, costringendolo ad avere un rapporto intimo con lui. Nel giorno della vigilia di Natale. Sotto inchiesta è finito Sergio Rappo, 59 anni, parrocco di Santa Croce a Schio. Vittima dei fatti che hanno sconvolto la comunità religiosa, da dove il prete è stato allontanato, un ventenne che ha denunciato l’episodio, raccontando i particolari di quegli attimi drammatici in cui si sarebbe consumata la violenza. Rappo è indagato dalla Procura di Vicenza, pm Antonella Toniolo, che ha aperto un’inchiesta per accertare la fondatezza delle dichiarazioni del giovane scledense, che non avrebbe tralasciato alcun dettaglio nel riferire agli inquirenti, quanto accaduto il 24 dicembre. Il gravissimo episodio, all’interno dell’oratorio di Santa Croce, dove il parroco avrebbe prima iniziato con delle avance, cercando il consenso della vittima. Poi utilizzando la violenza, lo avrebbe costretto a quel rapporto sessuale, che probabilmente, non pensava sarebbe uscito dalla parrocchia. La vittima invece, ha trovato il coraggio di denunciare la violenza subita. Pare che il parrocco abbia parzialmente ammesso le accuse, ma c’è il massimo riserbo al momento sul ‘delicato episodio’, che ha lasciato inorriditi gli appartenenti alla comunità religiosa, dove un passaparola ha portato alla luce la turpe vicenda.

  • Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    Il Vaticano ammette: abusi sui minori, ma nessuno paga. A tre anni dalle denunce prime verità sull’Istituto Provolo di Verona

    di Paolo Tessadri da il Fatto quotidiano

    Il Vaticano ora ammette: ci furono abusi sessuali su molti bambini sordi. A commetterli furono preti pedofili, in un numero ancora imprecisato. Il più grande scandalo di pedofilia nella Chiesa in Italia imbocca la strada della verità. La sentenza di condanna della Santa Sede arriva a tre anni dalla denuncia di 67 ex allievi dell’Istituto religioso Provolo di Verona contro 25 religiosi appartenenti alla Congregazione della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, che dipende direttamente dalla Santa Sede. Quindici vittime ebbero anche il coraggio di testimoniare gli abusi in video e alcuni li raccontarono senza coprirsi il viso. Rivelazioni sconvolgenti, in cui descrivevano mezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, nei luoghi più sacri della fede.

    CON LA LETTERA, inoltrata attraverso la Curia di Verona, e firmata da monsignor Giampietro Mazzoni, vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi, il Vaticano riconosce la verità delle accuse dei sordi e chiede esplicitamente scusa e perdono. E informa dei provvedimenti adottati dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti dei religiosi. Punizioni, per voce delle vittime sordomute, un po’ troppo blande e contraddittorie. “Il sentimento che prevale di fronte a questa triste vicenda – si legge nella missiva – è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso, che anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono. La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato”.

    SCONFESSA di fatto il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, che in un primo momento si era scagliato contro i sordomuti, parlando di menzogne e anche chi aveva retto il suo gioco, vale a dire il giornale dei vescovi, Avvenire, che aveva alimentato ulteriori dubbi sulla vicenda. Zenti aveva parlato di “cattiverie, strumentalizzazioni e ricatto di carattere economico”, costretto poi a fare retromarcia in seguito alla presentazione di una querela da parte dei sordomuti. Ciononostante, “non ha impedito, pur con lentezze forse eccessive, che la Chiesa prendesse in seria considerazione le accuse”, scrive oggi il Vaticano. Implicitamente si fa riferimento a un cambio di rotta di Papa Ratzinger rispetto al suo predecessore sui tempi degli abusi nella Chiesa: “Un segno inequivocabile dell’impegno della Chiesa nel fare piena luce su questa vicenda”. Si fa poi riferimento ai provvedimenti della Santa Sede. Si citano i vari religiosi coinvolti e identificati, circa una decina, ad altri non identificati, o deceduti oppure dimessisi nel corso degli anni.

    Per nessun sacerdote in vita è stato previsto la riduzione allo stato laicale. A don E.P., “vista l’età è stato sanzionato dalla Santa Sede con precetto penale che comporta una vita dedita alla preghiera e alla penitenza e il divieto di qualsiasi contatto con minori e l’assidua sorveglianza da parte dei responsabili individuati dal vescovo di Verona”. A un altro, quello che davanti alle telecamere aveva sconfessato ogni abuso, “ha formulato una formale ammonizione canonica che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili sui suoi comportamenti”. Per il Vaticano pare sia solo una prima tranche d’indagine di una più ampia che riguarda altri ecclesiastici, per i quali la “Santa Sede ha richiesto documentazione, tuttora in esame presso la Congregazione per la dottrina della fede”. Per alcuni, come per L.G., “ricoverato in una casa di riposo. Nessun provvedimento stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti”. Riguardo alle accuse di un sordomuto si scrive che sono “affette da incoerenza e contraddizione e non sono attendibili”.

    Poco dopo, però, si legge che “ciò non toglie che lui abbia subito degli abusi”. Perché si mette in dubbio la testimonianza di questo sordomuto, che oggi ha circa 60 anni? Perché ha coinvolto negli abusi l’ex vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, per il quale è in atto la beatificazione. E anche in quel caso il vescovo di Verona si era scagliato duramente contro le vittime: “La beatificazione non sarà bloccata” aveva fatto trapelare da un monsignore della sua diocesi veronese. Tuttavia la Congregazione della fede “aveva disposto di sospendere il processo di beatificazione” in un primo momento e adesso il via libera.

    MA OLTRE alla prima vittima, ce n’è una seconda che accusa il vescovo Carraro. Un uomo di 62 anni, sordomuto, che ha frequentato l’istituto Provolo di Verona e di Chievo dal 1956 al 1968.

    Ecco la sua testimonianza. “All’età di 15 anni, durante le lezioni, don D.S. mi fece uscire dall’aula e mi accompagnò in infermeria, che si trovava all’ul – timo piano dell’istituto, dicendomi che doveva medicarmi. Mi fece entrare e se ne andò e in infermeria c’era il vescovo Giuseppe Carraro, lo stesso che mi aveva cresimato. Mi offrì delle caramelle e mi accarezzò, poi mi disse di togliermi i pantaloni e le mutande. Mi toccò i genitali e mi masturbò. La stessa cosa si è ripetuta a distanza di qualche mese. In istituto ho avuto rapporti sessuali anche con i miei compagni. Uno di questi, P.D., mi disse che don D.S. lo aveva portato in infermeria dove c’era il vescovo Carraro, che lo aveva sodomizzato. Mi ha detto che gli aveva fatto molto male… P.D. ha avuto due incontri, mi aveva detto, con Carraro. Lui è stato violentato anche da preti del Provolo, prima che se ne andasse nel 1966. Ha avuto molti problemi, era depresso e alcolizzato. È stato trovato impiccato a casa sua nel gennaio del 1991”.

    http://www.infonodo.org/node/35175

  • Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Il prete invece di denunciare la suora la fece trasferire

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    16 novembre 2012

    Busto, venerdì la verità della suora accusata di molestie

    Busto Arsizio Sarà interrogata questa mattina in Procura a Busto Arsizio suor Mariangela Farè, la religiosa di 52 anni accusata di aver abusato per quasi 15 anni di una giovane bustese poi suicidatasi l’anno scorso all’età di 26 anni. Mentre la polizia sta passando al setaccio i contatti della suora sul suo pc e sul suo cellulare, don Giovanni Mariano, parroco di Sant’Edoardo dal 1992 al 2000, alza il velo su un drammatico sospetto: «Mi accorsi di quanto stava succedendo e chiesi alla superiora di allontanare suor Mariangela, cosa che puntualmente avvenne – racconta oggi il sacerdote – Il mio sospetto è che possa aver fatto del male anche ad altri giovani».

    http://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/2012…iche-choc.shtml

    L’ora dell’interrogatorio con il gip nella casa di cura e custodia Amiche della religiosa sotto choc
    Molestie sessuali, suora sotto accusa
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    Busto Arsizio, accusata di violenze sessuali a una ragazza. Le parole delle conoscenti della religiosa: “Ricordiamo la sofferenza nelle sue parole quando raccontò della giovane che si era suicidata. Fummo colpite da quel dolore. Ci disse che aveva cercato di aiutarla. Adesso si è aperto questo abisso”

    di Rosella Formenti
    Una suora (De Pascale)
    Una suora (De Pascale)

    Busto Arsizio, 16 novembre 2012 – Sarà interrogata stamane alle 11 dal gip Alessandro Chionna a Busto Arsizio la suora salesiana di 52 anni indagata con l’accusa di abusi sessuali e atti persecutori ai danni di una ragazza suicidatasi l’anno scorso a 26 anni. La suora alla fine degli anni ’90 per alcuni mesi aveva prestato servizio nella parrocchia di Sant’Edoardo e lì aveva conosciuto la ragazzina, allora tredicenne che, secondo l’accusa, fino al momento del suicidio sarebbe stata vittima di perverse attenzioni. La religiosa, assistita dall’avvocato Raffaella Servidio, di fronte al gip fornirà la sua versione della scabrosa vicenda. Gli inquirenti stanno ancora lavorando sul materiale, lettere, diari, video, acquisito dopo il suicidio. Altri elementi utili potrebbero emergere dagli effetti personali della religiosa sottoposta a misura di sicurezza in ospedale psichiatrico giudiziario a Castiglione dello Stiviere.

    Sotto choc non è solo Sant’Edoardo ma l’intera città. Sconvolte dalla terribile vicenda alcune amiche della religiosa. «Siamo un gruppo affiatato – raccontavano ieri – Ci conosciamo dall’asilo, poi siamo state compagne di scuola e l’amicizia è continuata rafforzandosi negli anni.Ha sempre partecipato agli eventi importanti delle nostre vite, matrimoni, nascite dei figli. Per noi era come una sorella. E noi a lei avremmo affidato con tranquillità i nostri bambini. Aveva sempre le parole giuste per aiutarti. Siamo sconvolte. È un incubo». Il gruppo ha seguito l’amica in tutto il percorso che l’ha portata alla consacrazione. Andava anche a trovarla nei luoghi dove svolgeva il suo servizio.

    Quando poteva non mancava alle cene che durante l’anno le amiche organizzavano. «Ricordiamo la sofferenza nelle sue parole quando raccontò della giovane che si era suicidata – dicono – Fummo colpite da quel dolore. Ci disse che aveva cercato di aiutarla. Adesso si è aperto questo abisso». Sul telefonino un’amica ha conservato le parole di conforto ricevute per la morte del padre, avvenuta di recente. «Com’è possibile – dice – che sia accaduto tutto quello che abbiamo sentito? La nostra amica, religiosa dalla fede sicura, mai vacillante, una persona capace di fare tanto male?».

    di Rosella Formenti

    http://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/2012…a-suicida.shtml

    Molestie sessuali, suora sotto accusa Nel 2009 i primi sospetti sulla “sister”

    Il termine inglese «sorella» è nei diari della ragazza suicida

    Busto Arsizio, 15 novembre 2012 -Sarà interrogata domani nella casa di cura e custodia di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, dove è ricoverata da martedì pomeriggio la suora di 52 anni accusata di aver molestato sessualmente per 13 anni una ragazza che poi si tolse la vita l’anno scorso. Gli addebiti nei suoi confronti sono pesantissimi: dalla violenza sessuale agli atti persecutori, passando per la violenza privata. La religiosa, che fino all’esecuzione dell’ordinanza del gip del tribunale di Busto Arsizio era in servizio in una struttura educativa di Cinisello Balsamo, nel Milanese, dovrà provare a chiarire la sua posizione con l’assistenza dell’avvocato Raffaella Servidio. Intanto, seppur nel riserbo dovuto a una vicenda tanto delicata, filtrano altri particolari.

    L’indagine partì a fine del 2009 (anche se i presunti abusi sarebbero scattati ben prima, addirittura nel ’98, quando la giovane aveva solo 13 anni) quando la famiglia della ragazza, notate alcune stranezze nel suo comportamento, si rivolsero alla Polizia. La ragazza – che viveva sola – fu interrogata, ma negò di aver subìto abusi, allontanando qualsiasi ombra dalla religiosa.

    Essendo maggiorenne le forze dell’ordine si limitarono a garantire la loro disponibilità in caso di «ripensamenti». Poi nel 2011 il tragico epilogo con il suicidio. A quel punto, anche sulla scorta dei diari della giovane, in cui sarebbero illustrati anche gli incontri a luci rosse e i tentativi di liberarsi di queste attenzioni («vorrei avere il coraggio di denunciarla e dire basta», scrive in un passaggio), gli investigatori hanno ricostruito la vicenda. Fra il ’98 e il 2000 la suora, trasferita a Catania, avrebbe comunque effettuato vari viaggi a Busto Arsizio per incontrare la giovane nel suo appartamento. Poi, con il ritorno al Nord, a Cinisello Balsamo, per la suora – che nel diario la presunta vittima chiama «sister» – sarebbe stato facile intensificare l’ipotetico rapporto morboso.

    Fra botte e colpi proibiti (in un’occasione avrebbe addirittura rischiato di soffocarla), umiliazioni e approcci sessuali che sarebbero andati oltre palpeggiamenti e carezze pesanti, l’equilibrio psichico della ragazza si sarebbe via via minato. Il tutto mentre la presunta aguzzina continuava a sostenere come tutto quello che sarebbe accaduto nel chiuso di quelle stanze fosse assolutamente normale. Di ordinario, purtroppo, a quanto pare non ci sarebbe stato nulla. Gli investigatori, intanto, intendono approfondire l’eventualità di altri episodi.

    di E.C.

    www.nadirpress.net/suorapedofila1.html

    PEDOFILIA: OGGI GIUDICE INTERROGA ‘SISTER PORK’ BUSTO ARSIZIO
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    “Vorrei avere il coraggio di denunciarla e dire basta”. Purtroppo quel coraggio non lo trovò e nel luglio dello scorso anno scelse la via del suicidio dopo aver subito per 13 anni, stando alle accuse che lei stessa scrive nei sui diari, le morbose attenzioni di una suora che aveva conosciuto quand’era 13enne e frequentava l’oratorio della parrocchia di Sant’Edoardo di Busto Arsizio. Fino a 23 anni ha tenuto dentro se quel terribile segreto. Poi, nel 2009 cominciò a manifestare i primi segnali colti dai genitori che corsero dalla Polizia. La ragazza fu convocata ma non disse nulla. Essendo maggiorenne non si poteva fare nulla se lei non avesse fatto una regolare denuncia. Tuttavia da quel momento qualcosa si è mosso. In via precauzionale la suora fu trasferita al Centro di formazione professionale di Cinisello Balsamo dove era ancora in servizio l’altro giorno quando i poliziotti sono andati a prelevarla per portarla in regime di custodia cautelare all’ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere (Mantova) dove oggi sarà sentita dal Giudice preliminare in sede di interrogatorio di garanzia. Intanto emergono nuovi dettagli sulla sconcertante vicenda che ancora una volta vede un rappresentante della chiesa al centro di presunti episodi di abusi e violenze sessuali ai danni di minorenni.
    Giusto ieri a Como è stato condannato a soli tre anni e mezzo l’ex economo della Diocesi lariana, don Marco Mangiacasale, reo confesso di aver molestato per alcuni anni cinque ragazzine che frequentavano l’oratorio di San Giuliano quando lui era parroco di quel rione della città ma anche dopo il suo cambio di incarico voluto dal Vescovo non appena avuto il sentore che qualcosa non andava. Assistita dall’avvocatessa Raffaella Servidio, la religiosa 52enne dovrà convincere il Gip che mai si è macchiata di quelle porcate descritte nei diari della ragazza. Che mai dal 1998 ha rivolto attenzioni morbose, che mai da quell’anno al 2000, mentre era in servizio a Catania, è periodicamente tornata a Busto Arsizio per molestare la ragazza. Nei diari di quest’ultima però sono descritti incontri a luci rosse, pressioni psicologiche, una serie di atteggiamenti tali da indurre la Procura bustocca a contestare alla suora non solo le violenze sessuali ma anche atti persecutori, una sorta di stalking per costringere la sua presunta preda a sottostare a laidi desideri. ‘Sister’, viene chiamata in quei diari nei quali si racconta di botte, umiliazioni, approcci sessuali andati ben oltre a palpeggiamenti e carezze nelle parti intime. Si racconta di un episodio nel corso del quale la ragazzina avrebbe rischiato addirittura di soffocare per un colpo che le avrebbe inferto la presunta ‘Sister Pork’. Il tutto giocato approfittando, sostiene l’accusa, della fragilità psicologica della giovane che giorno dopo giorno sarebbe stata costretta a soccombere mentre la presunta aguzzina continuava a sostenere come tutto quello che sarebbe accaduto nel chiuso di quelle stanze fosse assolutamente normale.

    www.nadirpress.net/suorapedofila.html

    RAGAZZINA SUICIDA DOPO ABUSI, SUORA INDAGATA BUSTO ARSIZIO
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    Solitamente le cronache consegnano squallide vicende di pedofilia con un prete nelle vesti di porco. In questo caso ad essersi macchiata del reato di abusi sessuali nei confronti di una ragazzina sarebbe stata una suora originaria di Busto Arsizio, da oggi sottoposta a regime di ‘sicurezza’ attraverso il ricovero in una casa di cura su disposizione del Gip di Busto Arsizio. La religiosa, attualmente domiciliata nel Milanese e che dirige un Centro di Formazione professionale, è indagata anche per violenze private ed atti persecutori. I fatti contestati sarebbero iniziati nel 1997 quando, secondo quanto emerso dalle delicatissime indagini, la 52enne avrebbe avuto modo di incontrare in un oratorio bustocco, dove prestava la sua missione di fede e carità, una ragazzina all’epoca minorenne e con difficoltà a relazionarsi.

    Il Pm Roberta Colangelo
    Da una prima semplice amicizia, la suora avrebbe ben presto travalicato nei suoi comportamenti fino a giungere ad atti persecutori con un crescendo di violenze per indurre la ragazzina a sottostare alle sue morbose attenzioni. Un incubo per la minorenne che la portò nel giugno dell’anno scorso a togliersi la vita, all’età di 26 anni, ormai in preda ad una profonda crisi esistenziale acuita dalla sua fragilità psicologica. Le indagini sono scattate proprio alla luce di questo suicidio. Condotte dalla Polizia del Commissariato cittadino e dirette dal Sostituto Roberta Colangelo (nella foto) della Procura di Busto, hanno avuto negli ultimi tempi una notevole accelerazione grazie anche al ritrovamento fra i suoi effetti personali di diari e lettere, nonché materiale informatico, video e foto. La suora è stata sottoposta ad una perizia dalla quale risulterebbe affetta da disturbo bordeline di personalità incidente parzialmente sulla capacità di volere e socialmente pericolosa. Da qui la decisione di applicare la misura di custodia cautelare attraverso il ricovero in una casa di cura dove è stata accompagnata dai poliziotti del Commissariato di Busto e della Squadra Mobile di Varese prelevandola dal centro di formazione professionale del Milanese dove ancora prestava servizio.

    www.laprovinciadivarese.it/stories/Cronaca/740420/

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    Busto, suor Mariangela
    si trincera nel silenzio

    16 novembre 2012
    Cronaca
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    Suor Mariangela Farè in Procura a Busto (Foto by daniele belosio/varese press srl)

    Molestie da parte della suora «Cercate altre vittime»

    Busto Arsizio Si è avvalsa della facoltà di non rispondere suor Mariangela Farè, la religiosa di 52 anni accusata di aver abusato di una ragazza di sant’Edoardo per quasi 15 anni. Arrivata questa mattina in Procura a Busto Arsizio per essere interrogata dal gip, suor Mariangela si è invece trincerata nel silenzio. Dopo pochi minuti è uscita dall’ufficio del magistrato scortata dagli agenti di polizia penitenziaria.

  • Molestie a ragazzi, nei guai un sacerdote Giovane avrebbe filmato gli abusi subiti

    Molestie a ragazzi, nei guai un sacerdote Giovane avrebbe filmato gli abusi subiti

    Il prete è un uomo di 55 anni allontanato da una parrocchia della Bassa bergamasca. Ora si trova in un convento

    Indagano i carabinieri

    Bergamo, 28 ottobre 2011 – Ci sarebbe un filmato compromettente, in possesso delle forze dell’ordine, che incastrerebbe un sacerdote ritratto in atteggiamenti spinti con alcuni ragazzi di età compresa fra i 16 e i 18 anni. Gli incontri a “luci rosse” finiti sotto accusa, e documentati in un servizio televisivo della trasmissione ‘‘Le Iene’’, sarebbero avvenuti in sacrestia e in casa del sacerdote dietro il pagamento di 15-20 euro. Il prete, un 55enne, da circa venti in servizio in una parrocchia della Bassa Bergamasca, avrebbe avvicinato le sue vittime con la scusa di farsi aiutare in alcuni lavoretti.

    Un pretesto, perchè in realtà lo scopo era ben altro. Smascherato, il religioso è stato immediatamente allontanato dalla parrocchia e ora si trova in un convento della provincia. Della vicenda se ne occupano i carabinieri della Compagnia di Bergamo che hanno avviato tutta una serie di indagini, grazie anche alle testimonianze dei ragazzi che hanno trovato il coraggio di denunciare ciò che gli era accaduto.

    In particolare uno di loro, un maggiorenne, ha raccontato dell’approccio avuto con il prete. Il religioso lo avrebbe attirato in canonica con una scusa banale: un aiuto per sistemare alcune cose. Ma una volta soli, il sacerdote avrebbe iniziato un vero e proprio approccio nei confronti del ragazzo chiedendogli di abbassarsi i pantaloni. Ogni passaggio sarebbe stato ripreso dal maggiorenne con il suo telefonino.

    Le altre vittime del sacerdote sarebbero due ragazzi di 16 e 17 anni, attirati in sacrestia sempre con la medesima scusa. E anche in questo caso gli approcci sarebbero stati filmati con un telefonino. Ora i video sono allegati al fascicolo aperto dagli investigatori nei confronti del sacerdote. Quest’ultimo si è sempre difeso dichiarando la propria innocenza e l’estraneità ai fatti contestati.

    di Rocco Sarubbi

    http://www.ilgiorno.it/bergamo/cronaca/201…e_ragazzi.shtml

     

  • Belgio, test psicologici a seminaristi per prevenire tendenze pedofile

    Belgio, test psicologici a seminaristi per prevenire tendenze pedofile

    Dopo essere stata travolta dagli scandali su abusi sessuali, la Chiesa belga corre ai ripari. “Deve proteggere i propri bambini”, dice l’arcivescovo Leonard. Troppo poco per Van Steenbrugge, l’avvocato che difende le vittime
    La Chiesa cattolica belga ha deciso di sottoporre i suoi giovani seminaristi a test psicologici per prevenire eventuali tendenze pedofile. L’annuncio è del l’arcivescovo Andre-Joseph Leonard in persona, il capo della comunità. “La Chiesa deve fare un lavoro migliore per proteggere i bambini”. Questi test saranno accompagnati da incontri periodici con psicologi specializzati che seguiranno le tracce di un codice per prevenire gli abusi sui minori che sarà pubblicato a breve.

    Una decisione dettata anche dal ciclone di scandali che ha scosso il clero di quel paese, dopo che centinaia di casi di abusi commessi tra gli anni Cinquanta e Sessanta sono venuti a galla negli ultimi mesi. A fare luce sull’accaduto era stata la Commissione Adriaenssens, dal nome dell’omonimo psicologo Peter Adriaenssens che la presiedeva. Istituita nel 2000 dalla stessa Curia per investigare sugli abusi commessi nelle parrocchie belghe negli ultimi cinquant’anni, in pochi mesi di indagini, la commissione aveva raccolto 450 denunce di ex vittime di abusi commessi tra il 1960 e il 1985 da preti, insegnanti e capi di movimenti giovanili. Secondo il rapporto redatto dalla commissione, e poi finito su Internet, “la maggior parte delle vittime aveva all’incirca 12 anni”, “una ne aveva 2, cinque ne avevano 4, otto ne avevano 5 e dieci 7”. Sempre secondo il rapporto, 102 degli abusi sono stati commessi dai membri di una delle 29 congregazioni religiose presenti in Belgio. Tredici di queste vittime non hanno superato lo choc e si sono suicidate.

    Uno dei casi più scandalosi sollevati dalla commissione d’inchiesta nell’aprile del 2010 è stato quello di monsignor Roger Vangheluwe, oggi 74enne, ex-vescovo di Bruges, una delle più importanti diocesi delle Fiandre. Il prelato ha confessato di aver abusato sessualmente di suo nipote minorenne, sia quando era ancora sacerdote sia dopo la nomina vescovile. In quell’occasione l’arcivescovo Andre-Joseph Leonard, aveva dichiarato che “d’ora in avanti la Chiesa belga è impegnata in uno sforzo di trasparenza, voltando risolutamente pagina rispetto all’epoca, non così lontana, nella quale nella Chiesa come altrove si preferiva la soluzione del silenzio o del mascheramento”. Parole pesanti che molti hanno interpretato come una dura critica al suo predecessore, il cardinal Godfried Dannels, in pensione da soli pochi mesi.

    L’annuncio oggi di sottoporre i giovani seminaristi a test psicologici è stata accolta in modo tiepido da chi difende quotidianamente le ex vittime, come l’avvocato Walter Van Steenbrugge, che ha dichiarato al settimanale belga Le Vif/L’Express che “studiare il profilo psicologico dei futuri preti costituisce un minimo passo nella buona direzione ma non va oltre, perché la Chiesa non elimina i veri dogmi che sono alla base del problema, come il ruolo della donna e il celibato dei sacerdoti?”

    La decisione arriva qualche giorno dopo che un’associazione americana a tutela delle vittime dei preti pedofili ha chiesto alla Corte penale internazionale dell’Aja di incriminare Benedetto XVI e tre alti prelati del Vaticano (Tarcisio Bertone, Angelo Sodano e William Levada) per aver “tollerato abusi e molestie su minori”. Proprio questa associazione, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), e l’Ong per i diritti umani Center for Constitutional Rights (Ccr) si stanno apprestando a fare il giro delle principali capitali europee per “raccogliere informazioni utili” e “testimonianze di altre vittime”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23…edofile/159328/

  • Kansas, prete accusato per detenzione di materiale pedopornografico

    Kansas, prete accusato per detenzione di materiale pedopornografico

    Un prete cattolico, Shawn Francis Ratigan, è stato accusato di detenzione e produzione di materiale pedopornografico, nei locali della sua stessa chiesa nella Clay County, in Kansas. A scoprire le immagini compromettenti nel suo pc, proprio membri della Chiesa, che poi l’avrebbero denunciato. Secondo gli inquirenti, il sacerdote avrebbe avuto incontri con bambine dal giugno del 2005 fino alla domenica di pasqua di quest’anno, quando è stato scoperto. Almeno in tre casi ciò sarebbe accaduto dentro la chiesa, riporta tra l’altro il Kansas City Star.
    Ratigan rischia almeno 15 anni di carcere se sarà provata l’accusa di produzione delle immagini incriminate. Dal canto suo la diocesi di Kansas City, tramite il portavoce Rebecca Summers, ha fatto sapere che continuerà a cooperare con la giustizia. La stessa diocesi aveva già pagato circa 10 milioni di dollari per risarcire più di 40 vittime di abusi da parte di preti pedofili.

    Luciano Vanciu

    http://www.uaar.it/news/2011/08/10/kansas-…dopornografico/

    Federal child-porn charges filed against priest Shawn Ratigan
    By MARK MORRIS and GLENN E. RICE
    The Kansas City Star

    Read more: http://www.kansascity.com/2011/08/09/30678…l#ixzz1UcLvVkiY

    A Roman Catholic priest took pornographic pictures of children on church property, including in a choir loft, a federal grand jury alleged Tuesday.

    The most recent incident allegedly happened Easter Sunday, more than four months after church officials first learned of lewd photographs on the Rev. Shawn Francis Ratigan’s computer and nearly a month before they turned him in to police.

    Ratigan, 45, already faces three counts of possession of child pornography in Clay County. The federal charges — 13 counts of possession, producing and attempting to produce child pornography — are much more serious and could lead to mandatory-minimum sentences of 15 years in prison if he is convicted on the production counts.

    The indictment lists five girls as victims, ranging in age from 2 to 12 years old.

    U.S. Attorney Beth Phillips said the charges were the consequences for Ratigan’s profound betrayal of the children he was ordained to serve.

    “When a person who has been placed in a position of trust exploits and victimizes children, he victimizes the entire community,” Phillips said. “The indictment today sends a strong message that this type of behavior will not be tolerated.”

    Rebecca Summers, spokeswoman for the Catholic Diocese of Kansas City-St. Joseph, released a written statement that said, “The diocese expresses its profound concern for anyone who may have been harmed by Shawn Ratigan. At the same time, the diocese recognizes the special responsibility of our justice system in matters of this nature.”

    Summers also said the diocese continues to cooperate with law enforcement.

    Ratigan’s lawyer, P.J. O’Connor, had no comment.

    The new charges allege a series of abusive encounters with five girls beginning in June 2005, a year and one week after Ratigan’s ordination, and ending on Easter Sunday.

    At least three of those encounters occurred on church property.

    In May 2006, Ratigan purportedly took pornographic pictures of a 2-year-old girl’s vagina and pubic area at the St. Joseph Catholic Church in Easton, Mo. One such session allegedly occurred in the church’s choir loft.

    Three years later, Ratigan took at least 40 close-up shots of the girl’s shorts, underneath her skirt, while on the steps of the Easton church, the indictment alleged.

    Church authorities seized Ratigan’s computer on Dec. 16. The next day, he attempted suicide after writing a remorseful note. After Ratigan’s release from medical and psychiatric treatment, his superiors assigned him to the Vincentian Mission House in Independence.

    There, on Easter Sunday, April 24, he allegedly took surreptitious and close-up crotch photos of a 12-year-old girl’s shorts, the indictment alleged.

    That incident occurred just weeks after Bishop Robert Finn had confronted Ratigan about his contact with minors at a St. Patrick’s Day parade and at a child’s birthday party.

    Lawyer Rebecca Randles, who attended a news conference in which the grand jury indictment was announced, said that the most recent allegation of abuse “makes my stomach turn” because church officials already had removed Ratigan from a Kansas City church because of questions about his behavior around children.

    Randles already has filed a suit against the church related to the Ratigan case.

    The indictment also alleged that the Easter incident was not Ratigan’s first contact with that victim. Six years before, when the girl was 6 years old, he had taken photos of the girl’s vagina and pubic area, the indictment alleged.

    Prosecutors alleged that Ratigan took or attempted to take pornographic pictures of a 5-year-old victim in the fall of 2007 and the spring of 2008. During the second incident, he purportedly tried to expose her by pulling her pants down as she slept.

    In June 2009, Ratigan allegedly took close-up photos of a 7-year-old girl’s crotch as she wore a bathing suit.

    And between August 2008 and September 2009, he pulled down the pants of another sleeping girl, who turned 9 during that period, to take pornographic photographs, the indictment alleged.

    The indictment does not specify where some of the incidents occurred.

    State authorities charged Ratigan in May after church officials turned over images of children they had discovered on his computer.

    According to state court records, the pictures allegedly included so-called “up-skirt” photos of girls under the age of 12 and a nude photo of a girl that focused on her genitals.

    After searching CDs and an external hard drive belonging to Ratigan, police found what they alleged were “14 different images of child pornography of a 3-4 year old female” and four other images of child porn.

    Investigators also seized a computer that Ratigan used while working in St. Joseph.

    The furor surrounding Ratigan’s arrest has wounded both local Catholics and the diocese, which three years ago paid $10 million to settle lawsuits filed by more than 40 victims of clergy sexual abuse.

    Matthew Copple of Gladstone, whose child attends St. Patrick School, said he was sick about the charges, but not surprised.

    “I don’t know what more you can do,” Copple said. “I really hope the diocese really learns a lesson from this.”

    Finn acknowledged last spring that in 2010 a diocesan school principal complained about Ratigan’s conduct around children, and that church officials knew about the computer images months before they handed them over to authorities.

    Finn has said he did not read the principal’s complaints until after Ratigan had been charged in Clay County in May. And when the diocese learned about the computer images in December, its lawyers advised that they did not “constitute child pornography, as they did not depict sexual conduct or contact,” Finn said in a statement in May.

    In June the diocese announced that it was removing Monsignor Robert Murphy from his role in overseeing sexual-abuse allegations against priests after he came under fire for his handling of questions about Ratigan.

    Finn hired former U.S. Attorney Todd Graves to investigate how the diocese handled the issue. Graves’ report is expected soon.

    And earlier this month, the National Catholic Reporter quoted the diocese as saying it was delaying a capital campaign “in light of the current challenge.”

    According to the newspaper, which is based in Kansas City, the diocese had asked priests whether the fundraising campaign should continue since the Ratigan case “came to the forefront of our attention.” Of the priests that responded, 75 percent recommended a delay, the paper reported.

    Following his ordination in 2004, Ratigan served as associate pastor at St. Thomas More Catholic Church in Kansas City from June 2004 to June 2005. He then worked as parochial administrator with a dual assignment to St. Mary Catholic Church in St. Joseph and at St. Joseph in Easton, Mo., from July 2005 to June 2009. He was pastor of St. Patrick Catholic Church in Kansas City from July 2009 to December 2010.

    To reach Mark Morris, call 816-234-4310 or send email to mmorris@kcstar.com. To contact Glenn E. Rice, call 816-234-4341 or send email to grice@kcstar.com.

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  • Caso Don Zaghini, patteggiano i due estorsori

    Caso Don Zaghini, patteggiano i due estorsori

    SCANDALO A SAN MERCURIALE. Accordo tra accusa e difesa: due anni a testa per i ventenni ex amanti del prelato e 5mila euro di indennizzo

    Forlì, 20 luglio 2011 – QUATTRO mesi dopo il caso è chiuso. O quasi. Forlì tira le somme; restano in sospeso però i conti di Bologna; i più urticanti: nell’affaire don Zaghini, i due ventenni forlivesi che ricattarono l’ex abate di San Mercuriale — estorcendogli per un paio d’anni sesso e denaro in cambio del silenzio sull’incoffesato, incoffesabile triangolo amoroso — sono tornati in libertà (erano ai domiliari). Contestualmente il loro legale (Fabrizio Ragni) ha ratificato il patteggiamento col pm Fabio Di Vizio. Entro settembre i due sfileranno davanti al giudice dell’udienza preliminare (Luisa Del Bianco) per il sigillo del ‘popolo italiano’. L’accordo prevede due anni di reclusione (condanna che sta pari pari nel recinto della condizionale) più il risarcimento a don Zaghini, che in questa conduttura giudiziaria primaria figura come persona offesa per il reato di estorsione: 5mila euro e spicci andranno all’ex numero uno della chiesa-distintivo di Forlì.

    MA I GUAI per il 66enne alto prelato — sospeso e collocato momentaneamente a riposo dal vescovo Lino Pizzi — non sono qui. Sono a Bologna. Alla Direzione distrettuale antimafia. Dove a metà giugno è sbarcato un plico col timbro della procura di Forlì; plico ricchissimo degli estremi del caso Zaghini. Nella perquisizione effettuata nella canonica di San Mercuriale subito dopo l’emersione del caso — 8 aprile — i carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Forlì scovano nell’abitazione del prete una moltitudine di materiale sospetto. Filmati piazzati sulla memoria del computer e dvd a valanga. Secondo qualificate fonti investigative quella congerie di supporti digitali nasconderebbero presunti filmati a sfondo pedopornografico. Argomento che da circa un anno è passato di competenza della Dda. Ora sta ai detective bolognesi fare le prossime mosse: che indice di gravità è inclusa nelle immagini del pc di don Zaghini? E lui, che cosa rischia adesso in concreto?

    VENERDI 8 aprile. Pomeriggio tardi. Prima chiamata ai carabinieri. Al telefono c’è don Zaghini: «Ho un problema con due giovani per il pagamento di alcuni lavori al chiostro…»; seconda telefonata; stavolta al cellulare c’è uno dei due ragazzi: «Venite a San Mercuriale, c’è un problema col parroco…». È l’epilogo. Drammatico. Ai militari il parroco sciorina repentinamente la sua trama, col timbro della verità. I due giovani ne snocciolano un’altra, di verità. I carabinieri portano tutti in caserma. Gli animi si placano. Le parole decantano. A galla si profilano le versioni poi messe a verbale: i due giovani sono dei ricattatori (l’hanno ammesso).
    Don Franco Zaghini (non solo abate di San Mercuriale, ma pure eminente studioso e illustre docente di teologia, impegnato socialmente in città come rotariano) con quei due ragazzi aveva una relazione omosessuale che andava avanti da un paio d’anni. Gli incontri avevano un prezzo: a pagare era don Zaghini (con tutta probabilità coi soldi delle offerte, sempre munifiche a San Mercuriale). Duecento, trecento euro a convegno. I ragazzi però avevano scoperto che il prete, nel frattempo, li tradiva. Aveva imbastito un’assidua corripondenza con un terzo giovane. A lui, don Zaghini — dicono i due amanti ai militari — donava somme superiori a quelle riservate a loro. Così i due pretendevano di più. Il ricatto diventa allora il prezzo del silenzio sullo scandalo. Ma il tessuto della storia si lacera. I ragazzi assillano don Zaghini. Che la sera dell’8 aprile, stremato, affronta la via della legge. Prima con la sua verità. Poi con quella — molto più scomoda — dei verbali.

    di MAURIZIO BURNACCI

  • PEDOFILIA: DIFESA DON SEPPIA RICORRE IN CASSAZIONE

    PEDOFILIA: DIFESA DON SEPPIA RICORRE IN CASSAZIONE

    16:27 04 LUG 2011

    (AGI) – Genova, 4 lug. – Dopo il rigetto del ricorso al tribunale del Riesame di Genova, il difensore di don Riccardo Seppia, il parroco genovese in carcere dal 13 maggio per tentata violenza sessuale su un chierichetto, offerta di droga e tentata induzione alla prostituzione minorile, il suo difensore Paolo Bonanni ha fatto ricorso in Cassazione. Chiede l’annullamento dell’ordinanza del Riesame genovese, che giudica non adeguatamente motivato. La richiesta e’ quella della scarcerazione o, in subordine, dell’attenuazione della misura cautelare in arresti domiciliari o nel trasferimento in una struttura di cura. “Si e’ qui in presenza di un pericolo di recidiva particolarmente elevato. L’indagato – avevano sottolineato i giudici del Riesame – dimostra di non preoccuparsi affatto della sofferenza che la sua condotta puo’ causare nelle vite altrui (e’ significativo, in proposito, il fatto che pur sapendo di essere sieropositivo dal 2003, nel concordare incontri, richieda che il rapporto sessuale avvenga senza protezione); ne deriva che egli non appare in grado di contenere i propri impulsi piu’ negativi e pericolosi, pur essendo consapevole del danno che da cio’ puo’ derivare ad altri”. In relazione alla tentata violenza sessuale sul chierichetto, i giudici avevano scritto: “Non vi e’ dubbio circa la sussistenza a carico dell’indagato di gravi indizi di colpevolezza”. Per quanto concerne la tentata induzione alla prostituzione minorile e l’offerta di droga, e’ opinione dei giudici che il sacerdote avrebbe portato a termine i suoi incontri con giovani extracomunitari gia’ organizzati, anche in cambio di soldi e droga: “Le sue offerte di stupefacente hanno il carattere della serieta’ e non possono quindi essere valutate come mere vanterie” cosi’ come aveva sottolineato la difesa. Avendo don Seppia avvicinato due ragazzini stranieri che vivevano in una comunita’ alloggio, sottolineano i giudici: “Seppia ha dimostrato di voler scegliere le vittime dei suoi particolari desideri sessuali tra coloro che per l’eta’ e/o per le condizioni di vita erano meno in grado di difendersi”. (AGI) ge1

    http://www.agi.it/genova/notizie/201107041…e_in_cassazione

  • Bagnasco attacca i magistrati: “situazioni inverosimili, forse costruite”

    Bagnasco attacca i magistrati: “situazioni inverosimili, forse costruite”

    di GIUSEPPE FILETTO  Il cardinale e i demoni di don Seppia “Io, tradito dalla sua doppia personalità”

    È il presidente dei vescovi italiani. È l’arcivescovo di Genova, ma il cardinale Angelo Bagnasco è anche un uomo. Un uomo ferito dalla squallida e dolorosa vicenda di don Riccardo Seppia, il parroco della chiesa di Spirito Santo di Sestri Ponente, in carcere dal 15 maggio scorso perché accusato di pedofilia, di cessione di droga e di induzione alla prostituzione.

    “È una vicenda incredibile, non si crede a quanto si legge nei verbali, nessuno di noi poteva immaginare così tanto. Pensi che due anni fa, quando sono andato in visita pastorale in via Ludovico Calda, mi ha fatto trovare la chiesa piena di bambini e di bambine, di tanta gente. Nessuno di noi avrebbe potuto pensare… Tanto che una donna della parrocchia, dopo che è scoppiato lo scandalo, un giorno ha detto ai giornalisti: “Ma cosa volete capire voi di questa storia? Noi non l’abbiamo capito in 17 anni””.

    Il Cardinale, ieri, a margine della processione del Corpus Domini effettuata tra i viali dell’ospedale Gaslini, parla con il cronista. Sulla vicenda di don Seppia esce allo scoperto per la prima volta. Davanti a testimoni. Ne ha voglia. Si capisce: i suoi occhi diventano lucidi ad ogni passaggio che ha offeso la Chiesa da lui guidata. Il presidente della Cei che finora in merito ha rifiutato le interviste, sceglie Repubblica. L’Arcivescovo è un alto prelato che sa comunicare, quando vuole e come vuole. Sa che questo colloquio sarà pubblicato: “Forse è un po’ prematuro – è però il suo timore – ma spero che non siano strumentalizzati e che non escano fuori e siano messi in evidenza soltanto gli aspetti più polemici. Mi posso fidare?”.

    Al quinto piano del padiglione 17 delle Chirurgie, sul terrazzo dell’alloggio dei frati Cappuccini che guarda il mare liscio come l’olio e il cielo terso uscito da un acquerello, il Cardinale parla per 40 minuti. Più da uomo sanguigno, fatto di carne, che da freddo porporato. Parla da uomo di fede, ma provato. Tradito.

    Per 17 lunghi anni don Seppia è stato parroco. Durante i quali da una parte ha praticato la sua omosessualità, ha avuto un amico-amante (l’ex seminarista Emanuele Alfano, in carcere anche lui per le medesime ragioni) conosciuto dentro la chiesa di Sestri Ponente, ha avuto rapporti sessuali anche con minori, ha tentato di adescare pure un chierichetto. Tanto che al suo ingresso in carcere ha dichiarato spontaneamente di essere omosessuale, tossicodipendente e sieropositivo. Nessuno si era mai accorto di nulla? Pure, certi particolari sono “diabolici”.

    “Dall’altra parte è descritto come prete inflessibile, ligio al suo dovere: solo una mente malata, un soggetto da curare poteva avere questo sdoppiamento della personalità – sottolinea il Cardinale – e aldilà degli aspetti penali che questa vicenda avrà, occorrerà ricostruire la personalità di lui”. Sua Eminenza non cita mai il nome di don Riccardo, ma confida che nelle scorse settimane ha ricevuto il papà del sacerdote (sospeso dalla Curia). Un uomo distrutto, che gli ha detto di sperare tanto che il figlio si curi interiormente.

    Sua Eminenza non nasconde il proprio rammarico e il disappunto nei confronti della stampa: “Ha fatto emergere le cose più morbose, spesso non contestualizzandole e strumentalizzandole”. A cosa si riferisce? “Ad esempio alle fantasie inventate sulla chiesa di Carignano”, risponde monsignor Angelo Bagnasco, stringendo l’anello cardinalizio tra l’indice e il pollice. Agli atti dell’inchiesta c’è un verbale dei carabinieri del Nas di Milano, dove don Pier Carlo Casassa (ex parroco di Carignano) e Bernardina Masia (Dina, sua ex perpetua volontaria) hanno dichiarato che in un locale del campanile di questa chiesa c’era un giro di ragazzini messo su da don Capurro. Incontri chiacchierati dagli stessi parrocchiani. “Ma vi sembra che queste testimonianze possano essere attendibili?”, si chiede il Cardinale. Che preferisce non parlare di don Casassa e di Dina: “Per carità, nulla tra i due, potrei mettere non solo una mano, ma due sul fuoco”.

    Non sono attendibili le intercettazioni e le dichiarazioni raccolte nella voluminosa inchiesta scattata a Milano e trasmessa per competenza al pm Stefano Puppo? “Sono cose a cui non è facile credere, difficilmente attribuibili a una persona sana di mente – ammette Bagnasco – ci sono frasi che sembrano dettate dal delirio. Qui non siamo in presenza delle debolezze dell’uomo, il che si potrebbe capire, ma ci sono situazioni inverosimili, forse costruite, probabilmente pronunciate soltanto in preda all’eccitazione”.

    Per un uomo che ha scelto il sacerdozio, non è facile credere che un prete, don Seppia, durante un’intercettazione telefonica, abbia detto ad Alfano: “Quel ragazzino me lo farei sull’altare…”. L’Arcivescovo lascia intuire di aver letto e riletto tutte le 900 pagine, che hanno violentato la sua Chiesa. “Questa storia ci fa capire e ci insegna molte cose – precisa il capo della Curia di Genova – : da una parte mi colpisce il parrocchiano che mi chiede se è valido il battesimo di suo figlio, celebrato da questo sacerdote. Gli ho risposto che i sacramenti sono impartiti da Dio. Dall’altra trovo eccezionale la risposta arrivata dalla gente di via Calda: nel giorno di Pentecoste ho trovato la chiesa piena, di fedeli che vogliono cancellare questo brutto capitolo. Questa cosa la trovo straordinaria, il segno del bene che prevale sul male. Sempre”.

    (23 giugno 2011)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/06/23/news/il_cardinale_e_i_demoni_di_don_seppia_io_tradito_dalla_sua_doppia_personalit-18099810/