Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

    Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

    di Enzo Beretta – Prostituzione minorile, atti sessuali con minorenni, sostituzione di persona. Sono queste le accuse rivolte a un ex prete pisano di 58 anni che in una struttura di accoglienza per profughi a Villanova di Orvieto, «simulando di essere un sacerdote e abusando della qualità di ospite e responsabile educativo», ha fatto sesso con alcuni migranti approfittando delle «condizioni di inferiorità psichica e fisica delle vittime» minorenni e in «posizione precaria e disagiata».

    L’udienza preliminare e il mondo della moda Contro l’ex sacerdote, ridotto allo stato laicale ormai dal 2004, inizierà l’udienza preliminare il 20 gennaio. Il fascicolo è sul tavolo del giudice Angela Avila. Nella richiesta di rinvio a giudizio il sostituto procuratore Mara Pucci racconta i «metodi autoritari» utilizzati dall’indagato nell’estate 2017 insieme a «un clima di generale intimidazione, o comunque soggezione, in cui l’obbedienza alle sue regole era precondizione per ottenere più agevolmente documenti, sussidi economici e altri vantaggi, insieme alla permanenza nella struttura di accoglienza». Le carte, però, raccontano anche di squallidi atti sessuali con un giovane all’epoca 17enne e di proposte indecenti a un altro suo coetaneo, avvenuti nell’appartamento del finto prete che offriva soldi per pratiche sessuali e di prestarsi a sfilare nudo «millantando contatti con l’ambiente della moda».

    I messaggi Attirava la sua preda con la promessa di denaro – si legge negli atti della Procura umbra – «cercando di vincerne le resistenze» parlandogli della «possibilità di fargli guadagnare molti soldi, anche duemila euro a sfilata, lusingandolo con complimenti sulla bellezza del suo corpo e provocandolo con domande esplicite». Tradotto nel linguaggio del Codice penale: prostituzione minorile. Contro il pisano – si legge – ci sono anche quei «petulanti messaggi allusivi» nei quali l’indagato ricordava al giovane: «Non dimenticare ciò che ti ho detto, vieni a trovarmi e non perdere tempo perché il tempo è denaro».

    Sacerdote fino al 2004 quando la Chiesa lo allontanò Secondo la Procura di Perugia distrettualmente competente per i reati contestati il 58enne «si è falsamente attribuito la qualità di sacerdote della Chiesa cattolica, dalla quale era stato allontanato fin dal 2004» sembrando ancor più credibile «indossando abitualmente l’abito talare e celebrando messa». L’obiettivo, infatti, era quello di «essere ben accolto nella struttura d’accoglienza di Villanova e conquistarsi credibilità, fiducia e autorevolezza anche negli uffici della questura per il disbrigo delle pratiche di immigrazione, inducendo in errore gli ospiti e i gestori della struttura», con l’aggravante di «aver commesso il fatto anche al fine di agevolare la consumazione dei reati sessuali».

    Quindici testimoni contro Tra le fonti di prova vengono elencate le indagini svolte dagli agenti del commissariato di Orvieto, le annotazioni di polizia giudiziaria, una relazione di servizio dei carabinieri di San Venanzo, la trascrizione dei messaggi vocali e le sommarie informazioni rese da una quindicina di testimoni.

    Indossava la tonaca e diceva messa l’ex prete che offriva soldi ai minorenni per fare sesso

  • Caso Orlandi, ascoltato in Procura a Roma ex pm Capaldo

    Caso Orlandi, ascoltato in Procura a Roma ex pm Capaldo

    Roma, 20 dic. (askanews) – L’ex pubblico ministero e magistrato in pensione, Giancarlo Capaldo, è stato sentito dagli inquirenti della Procura di Roma nell’ambito di un procedimento avviato dopo la richiesta di informazioni da parte del Csm riguardo un esposto presentato dal legale dei familiari di Emanuela Orlandi.

    L’atto dell’avvocato Laura Sgrò ha come oggetto – spiega lo stesso Palazzo dei Marescialli nell’atto di trasmissione a piazzale Clodio – la ‘Richiesta di accertamenti sulla condotta dei magistrati della Procura di Roma con riferimento ai colloqui intercorsi con il Vaticano per il rinvenimento del corpo di Emanuela Orlandi”.

    Nel scorse settimane, Capaldo, durante la presentazione del suo ultimo romanzo ‘La ragazza scomparsa’, in cui si evoca il caso Orlandi, e poi successivamente, in una intervista televisiva al programma ‘Atlantide’ di Andrea Purgatori, ha raccontato che quando era titolare dell’inchiesta sull’omicidio di Emanuela ha incontrato due rappresentanti di Oltretevere. La riunione – secondo sempre le sue parole – lo fece ritenere che possibile ritrovare il corpo della ragazza scomparsa e risolvere così, una volta per tutte, il contenzioso con la Città Santa rispetto alla sepoltura a Sant’Apollinare dell’ex boss della Magliana, Enrico ‘Renatino’ De Pedis.

    Capaldo, da parte sua, non voleva la riapertura del feretro. Inoltre non firmò la richiesta di archiviazione dell’indagine. Adesso il fascicolo aperto dai pm della Capitale è senza ipotesi di reato ed indagati, secondo il ‘modello 45’. Capaldo è stato ascoltato come persona informata sui fatti. Oggi pomeriggio l’atto istruttorio è durato poco più di un’ora.

    https://www.askanews.it/cronaca/2021/12/20/caso-orlandi-ascoltato-in-procura-a-roma-ex-pm-capaldo-pn_20211220_00176/

  • Come il pesce, l’indagine vaticana in Spagna puzza dalla testa

    Come il pesce, l’indagine vaticana in Spagna puzza dalla testa

    Come il pesce – di Francesco Zanardi – Il quotidiano spagnolo EL PAIS annuncia che attraverso il suo corrispondente Daniel Verdù, ha consegnato nelle mani del papa una sorta di dossier “Spotlight spagnolo” di 385 pagine, che dettagliano 251 casi riferiti al periodo tra il 1943 e il 2018. Un arco temporale importante, ma che proprio per questo fa sorgere alcune perplessità, sopratutto sui silenzi della Spagna e del suo Governo, che come quello italiano – controcorrente al resto d’Europa – “delega” le indagini anziché alla magistratura o agli organi competenti e super partes dello Stato , a chi invece per anni li ha insabbiati e che oggi, probabilmente per paura di un secondo esito CIASE, con tutti i conflitti d’interesse del caso, corre ai ripari trasformandosi forse per spirito natalizio, da carnefice in improbabile buon samaritano.

    La critica della Rete L’ABUSO vuole essere costruttiva e per nulla un attacco alla lodevole iniziativa, non si può però non chiedersi perché consegnare queste informazioni al Vaticano, che molto probabilmente le ha già in gran parte nei suoi archivi, e perché non al Governo, chiedendo di istituire una commissione indipendente che faccia chiarezza ?

    D’altra parte 250 casi in più di 70 anni sono il segno che si è toccata appena la punta dell’iceberg e c’è parecchio di più da indagare.

    Basta pensare che nella sola Australia risultarono responsabili di abusi sui minori lo stesso numero di sacerdoti, 250, ma l’Australia ha anche un organico di soli 3.100 preti, mentre la Spagna ne ha all’incirca 25.000, ben 3000 in più della Francia. La metà di quelli in organico nella sola penisola italiana, che a differenza dei 250 documentati in Spagna in settanta anni, qui in soli quindici, ne conta più di trecento, di cui ben 160 condannati in via definitiva dallo Stato. Casi di cui però la stampa italiana non parla. Una pandemia, sia nella sua unicità che nei silenzi di CEI e Vaticano.

    È la stessa coerenza dei dati sistematicamente emersi dalle commissioni di inchiesta indipendenti in tutto il mondo a dire che quel dato lodevole ma insufficiente, va indagato ulteriormente, ovvero approfondito seriamente e non da una istituzione non credibile e colma di conflitti di interesse come la chiesa. Anche per sua stessa tutela!

    Purtroppo riteniamo disastroso qualora questa indagine di natura giornalistica, se pur lodevole, non si evolvesse in direzione di una indagine governativa, limitandone così la risposta della chiesa spagnola al solo dato emerso giornalisticamente e non dagli inquirenti o dalle informazioni a loro fornite dalle gerarchie, ma da quel poco che malgrado lo sforzo, la stampa ha potuto acquisire.

    Verrebbe sconvolto persino lo stesso ruolo dei media, che hanno dovere di informare, fare inchieste giornalistiche, ma in questo caso sostituirebbero l’organo giudicante, a ulteriore danno per le vittime, che mai potranno portare in un’aula giudiziaria articoli di giornale, per quanto veritieri e dettagliati.

    F.

  • Canada: 28 miliardi di euro per le vittime dei convitti cattolici

    Canada: 28 miliardi di euro per le vittime dei convitti cattolici

    Il governo del Canada ha promesso di pagare 28 miliardi di euro ai cittadini indigeni, che nella loro infanzia sono stati vittime di abusi e maltrattamenti nei collegi cattolici in cui sono stati portati con la forza.

    Secondo le informazioni dell’emittente radiofonica pubblica Radio-Canada, riprodotte sul canale internazionale Euronews, “l’offerta di Ottawa non è l’accordo definitivo. Le parti hanno tempo fino a questo 31 dicembre 2021 per raggiungerne uno definitivo. Se verrà finalmente accettato, sarà la fine di una battaglia che dura da quattordici anni, iniziata tra le altre entità dalla Società delle Prime Nazioni per il Sostegno dei Bambini e delle Famiglie.

    Una parte del risarcimento è destinata a riformare il sistema di proiezione per i bambini indigeni nel Paese.

    I popoli indigeni del Canada sono conosciuti come “First Nations”, sia quelli registrati che quelli non registrati nel registro della legge indiana (con l’eccezione degli Inuit, -eskimos- e dei Meticci). L’espressione è diventata popolare negli anni ’70 per sostituire la parola “indiani”, che alcuni consideravano offensiva. Più di un milione di persone si definiscono indigene del Canada, e di queste il 64 per cento sono Prime Nazioni, distribuite su cinquanta nazioni o gruppi linguistici e 617 comunità.

    Lo scorso giugno, nel sito di uno dei più grandi detenuti per indigeni del Paese, nella cittadina di Kamloops, sono stati ritrovati i corpi di 215 bambini che erano stati sepolti in segreto.

    Il collegio, gestito dalla Chiesa cattolica, è uno dei 139 istituti simili creati alla fine del XIX secolo per imprigionare con la forza 150.000 bambini amerindi, meticci e inuit, che furono sradicati dalle loro famiglie per educarli cancellandone ogni traccia. la sua città, la sua cultura e le sue tradizioni. Molti di loro hanno subito maltrattamenti e abusi sessuali. Si presume che siano morte almeno 3.200 persone, la maggior parte di tubercolosi.

    Dopo il macabro ritrovamento dei 215 corpi, doloroso ricordo del passato coloniale del Canada che le famiglie delle vittime chiamano genocidio, una galleria d’arte di Vancouver ha reso loro omaggio collocando all’ingresso diverse file di scarpe da bambino.

    Canadá: 28.000 millones de euros para las víctimas de los internados católicos

  • UN ANNIVERSARIO DI PROMESSE DISATTESE

    UN ANNIVERSARIO DI PROMESSE DISATTESE

    Sono passati circa tre anni da quando il Santo Padre nel “discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale” (venerdì 21 dicembre 2018) trattò il tema degli abusi sui minori da parte di sacerdoti e religiosi/e con parole molto forti, delle quali riporto alcuni passaggi:

    “sia chiaro che dinanzi a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso. … Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità.

    … Anche le vittime, ben scelte dai loro predatori, spesso preferiscono il silenzio e addirittura, in balia della paura, diventano sottomesse alla vergogna e al terrore di essere abbandonate.”

    Dispiace prendere atto che a tre anni di distanza tali parole, apparentemente profonde e impegnative, risultano non solo inefficaci ma pure non veritiere, come pure quelle pronunciate successivamente dal Papa, dai membri della Congregazione della Fede e dai Vescovi italiani su tali argomenti.

    Questo fa intuire come la comunicazione del Papa, e della Chiesa, soffra dei limiti di tante agenzie di comunicazione, ovvero studiare dei messaggi per tranquillizzare gli utenti, soprattutto i cattolici, di fronte alle notizie degli scandali, senza preoccuparsi di darne continuità e concretezza.

    Infatti, in questi tre anni, la piaga degli abusi sui minori negli ambienti della Chiesa Cattolica ha continuato a crescere in tutto il mondo, come attestano le testimonianze e le denunce apparse nei mass media.

    Quello che pone diversi dubbi in tanti cittadini è la superficialità con cui il Papa e il suo team della comunicazione danno per scontato che quanto loro trasmettono sia accolto senza contraddizione. In realtà molte persone ormai ascoltano tali proclami come parole rivestite di inganno, sapendo che provengono da un’Istituzione che si basa più sulla necessità di potere che sulla coerenza con i valori rappresentati. Sembra la favola del “Re nudo”: un pontefice convinto che con il suo team possa mostrarsi con le vesti di un’Istituzione esemplare quando in realtà appare la nudità di messaggi sterili e incoerenti.

    E questo spiace perché va a scapito di tutti quei sacerdoti, religiosi e religiose che in ogni parte del mondo continuano a rendere concreto il messaggio del Vangelo traducendo in azioni i valori cristiani fondanti, quali la solidarietà, la carità, la misericordia, la speranza, la fiducia, la verità, la giustizia … E ringraziamo che ci sono questi uomini che con umiltà cercano di mettere in pratica il Vangelo.

    Purtroppo quello che emerge di più agli occhi degli uomini del mondo non sono le testimonianze di questi sacerdoti, religiosi/e impegnati negli angoli più disparati dell’umanità bensì i proclami del Papa e i riverberi della sua comunicazione, in contrasto con i fatti che quasi quotidianamente vengono annunciati dai mass media di abusi sui minori in ambienti della Chiesa Cattolica. In Italia, inoltre, le misure di contrasto agli abusi sui minori all’interno della Chiesa sono state rese ancor più invalicabili con la creazione delle commissioni diocesane, che si stanno rivelando come la costruzione di una nuova forma di struttura ecclesiastica per potere gestire il controllo assoluto sui nuovi casi di pedofilia. Questo fatto e il continuare a garantire in Italia il segreto dei Vescovi, inerente alle informazioni che hanno di abusi sui minori (vd. art. 4 Concordato Stato/Chiesa), sono chiari segnali di una Chiesa Istituzione che non solo ha fatto promesse false ma ha reso ancor più blindato il suo modo di controllare il problema degli abusi sui minori.

    Alla luce di queste affermazioni, prendendo spunto dalla preghiera scritta dalla Cei in occasione della giornata per le persone vittime di abusi nella Chiesa Cattolica, riscrivo tale preghiera pensando alle persone abusate che ho incontrato e di cui ho ascoltato il dolore profondo che hanno nell’anima.

    LA PREGHIERA

    Ti consegniamo la nostra sofferenza

    Padre, fonte della vita, con umiltà ti consegniamo gli abusi che ci hanno fatto i membri della Chiesa Istituzione, abusi che hanno creato sofferenza e a tanti di noi hanno rovinato l’esistenza.

    Signore Gesù, Figlio venuto a rivelare la misericordia del Padre, ti affidiamo tutti coloro che hanno provocato abusi di potere, spirituali e di coscienza, fisici e sessuali, perché si rendano conto del male generato.

    Ti affidiamo anche i responsabili della Chiesa istituzionale, Papa e Vescovi, illuminali affinché comprendano che tante loro promesse di impegno rimangono parole al vento per imbonire i fedeli se non sono accompagnate da reali azioni di indagine, favorendo l’accesso alle autorità competenti ai documenti sugli abusi che i Vescovi conservano segretati nelle Curie.

    Spirito Santo, fuoco di amore, ti preghiamo per le nostre comunità ecclesiali, chiamate ad impegnarsi in un discernimento profondo sulle proprie omissioni e inadempienze: abbiano cristiani coraggiosi e responsabili per rompere quelle catene di potere tra Chiesa Istituzione e Stato italiano, affinchè non sia nascosta la ricerca della verità e offuscata la ricerca della giustizia. Che le commissioni diocesane italiane per il contrasto agli abusi siano formate non solo da persone allineate con i vertici ecclesiastici ma ci sia il coraggio di coinvolgere chi ha vissuto gli abusi e/o ha avuto il coraggio della denuncia.

    Trinità Santa, fonte di comunione e di tenerezza, muovi le menti e i cuori del Papa, dei Vescovi e dei sacerdoti per spezzare le catene della violenza e della colpa create dalle connessioni di potere, squarcia i silenzi imposti ai giornalisti e a quanti stanno cercando la verità affinché siano ascoltate veramente le grida di dolore delle vittime di abusi e delle loro famiglie. Dona coraggio agli avvocati, ai giudici, alle autorità di indagine e alle persone impegnate nella giustizia sugli abusi perché possa esserci verità fino in fondo, perché davvero ci sia un cammino nella via della giustizia e della riparazione, affinché anche dal buio della terra, minacciata dal peccato, ma avvolta dalla luce della Pasqua, germoglino semi di guarigione e di rinascita. Perché la vita del Regno si manifesti in noi. Amen.

    M. S.

  • Rivelano l’identità di 43 sacerdoti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia

    Rivelano l’identità di 43 sacerdoti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia

    Un’inchiesta giornalistica condotta dalla piattaforma Connectas e dal portale Vorágine ha rivelato per la prima volta l’identità di 43 sacerdoti denunciati per pedofilia e abusi sessuali in Colombia, appartenente all’arcidiocesi di Medellín.

    Questo  rapporto  indipendente, pubblicato il 30 novembre, indica che quasi la metà delle persone coinvolte continua l’esercizio e  solo tre sono state condannate dalla Giustizia . I casi noti sono pochissimi, perché le autorità ecclesiastiche hanno cercato di nascondere le accuse “senza informare le autorità civili” e, in alcuni casi, “pagando somme milionarie alle vittime e ai loro familiari”, si legge nel documento.

    L’inchiesta cita anche l’arcivescovo di Medellín, monsignor  Ricardo Tobón Restrepo , accusato di aver “insabbiato” diversi pedofili dell’arcidiocesi, tra cui Roberto Cadavid Arroyave, sospeso nel 2012 per accuse di abusi sessuali, e il telepredicatore Carlos Yepes, denunciato tre volte per reati della stessa natura e sospesi lo scorso anno.

    Vorágine e Connectas basano le loro lamentele su cinque fonti : informazioni dalla stessa arcidiocesi di Medellín, file dell’ufficio del procuratore generale, una fonte protetta, un sacerdote e testimonianze di sopravvissuti. La sua ricerca è nata prendendo come riferimento il lavoro svolto nel 2002 dal quotidiano americano The Boston Globe, realizzato nel 2015 con il titolo ‘Spotlight’, che ha scoperto aggressioni sessuali da parte di preti cattolici durate decenni negli Stati Uniti.

    Tutti i membri della Chiesa colombiana citati sono stati contattati attraverso canali diversi e dei tredici che hanno risposto solo uno ha ammesso la propria colpa. Almeno 19 dei 43 continuano ad “esercitare il sacerdozio e percepire il proprio stipendio” . Intanto le vittime “non trovano verità, giustizia o riparazione”, sottolinea il documento.

    “Portateci le prove”

    La prima scoperta di queste inchieste giornalistiche ha fatto notizia nel marzo 2018, quando sono state presentate denunce contro 17 sacerdoti a Medellín , ma sono stati rivelati solo i nomi di nove di loro. In quel momento, e intorno alla polemica, monsignor Tobón ha negato di aver protetto qualcuno e, al contrario, si è detto molto severo con il suo clero.

    Di recente, quando le denunce di pedofilia hanno fatto nuovamente notizia a Medellín, l’emittente colombiana Caracol Radio ha consultato martedì il presule, il quale ha ricordato che non era la prima volta che veniva descritto come un insabbiamento e chiamato a testimoniare. “Ho invitato i giornalisti che fanno queste denunce a portarci prove (…) Se hanno elementi e prove concrete, portatecele, condurremo le indagini”, ha risposto Tobón.

    “Alle varie denunce che abbiamo ricevuto, è stato dato a tutte il dovuto seguito, il dovuto trattamento. Tutti i processi sono stati condotti in conformità con i regolamenti della Santa Sede. In ogni caso abbiamo proceduto secondo verità e giustizia. ” ha aggiunto l’arcivescovo.

    https://actualidad.rt.com/actualidad/412359-identidad-curas-denuncias-pederastia-abuso-sexual-medellin-%D1%81olombia

  • Ottawa – “Lontano dalla bancarotta”: l’ordine cattolico che gestiva 48 scuole residenziali affronta le critiche

    Ottawa – “Lontano dalla bancarotta”: l’ordine cattolico che gestiva 48 scuole residenziali affronta le critiche

    Dalla costa frastagliata di James Bay alle sale dorate del Vaticano, Evelyn Korkmaz afferma di aver imparato molto sulla Chiesa cattolica e le sue entità.

    “I loro oggetti di valore sono più importanti dell’umanità”, ha detto Korkmaz, una sopravvissuta alla scuola residenziale indiana di Sant’Anna , la famigerata istituzione nel nord dell’Ontario che è stata costretta a frequentare e dove è stata abusata da bambina.

    Per anni, Korkmaz ha cercato documenti e riparazioni che dice che la chiesa deve a lei e ad altri sopravvissuti. È una campagna che l’ ha portata a Roma nel 2019  per un vertice vaticano sugli abusi sessuali.

    “Hanno affermato di essere poveri, in bancarotta. Sono andato in Vaticano – sono tutt’altro che in bancarotta”, ha detto Korkmaz, che ha ricevuto un risarcimento ma è ancora coinvolto in un contenzioso contro i gruppi che gestivano le scuole residenziali.

    Hanno affermato di essere poveri, in bancarotta. Sono andato in Vaticano, sono tutt’altro che in bancarotta.– Evelyn Korkmaz, sopravvissuta alla scuola residenziale

    Coloro che hanno citato in giudizio la chiesa per illeciti passati affermano che cercare giustizia è un compito erculeo, reso ancora più difficile dalla complessa struttura aziendale che, secondo loro, è progettata per proteggere le entità cattoliche.

    Un’indagine della CBC su un’importante entità – i Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), che gestiva 48 scuole residenziali in tutto il Canada – rivela un’elaborata rete di oltre due dozzine di aziende con almeno $ 200 milioni in attività e contanti, con una priorità prendersi cura di un numero sempre minore di preti che invecchiano di fronte alle responsabilità incombenti.

    Infatti, un bollettino interno della chiesa del 2007 citava il contenimento delle passività come uno dei motivi principali della ristrutturazione aziendale di un’ordinanza.

    “Non è giusto”

    Gli Oblati sono tra le decine di entità cattoliche che insieme hanno promesso 25 milioni di dollari per un fondo approvato nel 2006 per risarcire i sopravvissuti agli abusi emotivi, fisici e sessuali, nonché alle violazioni sistematiche dei diritti umani fondamentali, subiti nelle scuole residenziali gestite da sacerdoti cattolici e suore.

    Ma i gruppi cattolici hanno affermato di essere stati in grado di raccogliere 3,9 milioni di dollari solo attraverso l’accordo sull’insediamento scolastico residenziale indiano (IRSSA), e nel 2015 il governo federale ha liberato la Chiesa cattolica dai suoi obblighi di regolamento .

    Un anno prima di quel controverso accordo, gli Oblati vendettero una grande superficie lungo il fiume Rideau a Ottawa, guadagnando un bel profitto che secondo i critici è un’ulteriore prova delle priorità della Chiesa cattolica.

    “Hanno venduto proprietà a Ottawa per 32 milioni di dollari. Sappiamo che hanno speso oltre 110 milioni di dollari per la ristrutturazione della cattedrale di St. Michael a Toronto. Sappiamo che a Saskatoon hanno costruito una cattedrale da 29 milioni di dollari e più. nello stesso momento in cui rivendicano la povertà e non sono in grado di pagare le riparazioni. Dico che è ingiusto”, ha affermato Donald Worme, un avvocato di Saskatoon ed ex consigliere capo della Commissione per la verità e la riconciliazione.

    Worme ora rappresenta i clienti che cercano informazioni su tombe senza nome presso ex scuole residenziali. Le tre recenti scoperte a Kamloops, BC, Marieval, Sask., e vicino a Brandon, Man., sono tutte su proprietà un tempo gestite dagli Oblati. 

    “Quando firmi un accordo e dici che darai soldi alle persone, è un contratto”, ha detto Korkmaz. “Che diritto ha il Canada di lasciare la chiesa fuori dai guai?”

    I sacerdoti anziani “una priorità assoluta”

    Con sede a Ottawa, gli Oblati di Maria Immacolata affermano di aver pagato la loro parte di quanto dovuto.

    “Secondo i termini dell’accordo, l’importo pagato da ciascuna entità non è stato reso pubblico”, ha detto il padre oblato Ken Thorson in una e-mail alla CBC. “Insieme alle altre entità cattoliche, l’OMI ha contribuito in proporzione all’IRSSA”. 

    Ci sono solo 300 membri Oblati che vivono oggi in Canada; la maggior parte sono anziani e alcuni hanno bisogno di cure, ha detto Thorson. 

    Eppure, con la diminuzione dei membri di sacerdoti e fratelli, l’ordine ha più di 25 società in Canada con un patrimonio di centinaia di milioni di dollari. Circa la metà condivide gli stessi indirizzi aziendali a Ottawa e Richelieu, Que., secondo i documenti finanziari depositati presso la Canada Revenue Agency (CRA).

    Nessuno li ha chiamati in causa perché sono la chiesa, sono i bravi ragazzi, sono un ente di beneficenza”.– Rob Talach, avvocato

    Tutte le corporazioni degli Oblati funzionano come enti di beneficenza, che non pagano alcuna imposta sul reddito. Il loro patrimonio comprende diverse proprietà che generalmente sfuggono anche alla tassazione provinciale. Alcuni sono anche esentati dal rendere pubbliche le proprie finanze, il che rende impossibile calcolare il valore esatto delle loro partecipazioni, aumentando potenzialmente il valore reale delle attività.

    “Alcune delle precedenti strutture aziendali (cioè le società) rimangono in funzione, e non vengono chiuse, per soddisfare un bisogno designato, come l’alloggio e/o l’assistenza locale degli anziani”, ha scritto Thorson. “Prendersi cura dei bisogni dei nostri anziani è diventata una priorità assoluta.

    “L’obiettivo è quello di chiudere il maggior numero possibile di queste società originali per l’efficienza”, ha scritto.

    Ma Rob Talach, un avvocato di Londra, Ontario, crede che gli Oblati abbiano impostato la loro struttura attuale per evitare potenziali responsabilità.

    Per più di 20 anni, Talach ha archiviato almeno 400 casi storici di abusi sessuali contro entità cattoliche in tutto il Canada.

    Indica un bollettino del 2007 scritto da Frank Morrisey, un rispettato sacerdote oblato, avvocato e studioso di diritto canonico, che dettaglia “le lezioni apprese dalla ristrutturazione all’interno della Chiesa cattolica romana”.

    “A volte, a causa di potenziali cause legali, piuttosto che fondere unità o costituire un sindacato, abbiamo dovuto creare una nuova entità e lasciare quella attuale inattiva, fino a quando le cause non saranno definite. Altrimenti, i beni della nuova entità si contaminano e soggetto a perdite”, ha scritto Morrisey, morto nel 2020.

    Talach crede che questo sia esattamente ciò che hanno fatto gli Oblati nei primi anni 2000, dopo che il governo federale ha istituito l’Office of Indian Residential Schools Resolution Canada, l’ufficio incaricato di risolvere migliaia di richieste di ex studenti, incluse alcune contro gli Oblati.

    Nel 2003, gli Oblati hanno costituito quella che ora è la sua nuova e principale società: OMI Lacombe Inc. 

    “Fondamentalmente hanno creato una società nuova di zecca, trasferito beni”, sostiene Talach.

    “Ho pianto povero”

    Quando i leader oblati assegnati alle società legacy sono stati successivamente citati in giudizio in tribunale civile per crimini di abuso sessuale, Talach dice che “piangevano poveri”.

    “Quello che dicono è: ‘Guarda, l’entità che stai facendo causa è vuota. Saremo gentili e ti pagheremo qualcosa dalla nuova entità, ma deve essere fortemente scontata perché a) noi ‘siamo poveri eb) non siamo davvero la società che ha causato il danno’”, ha detto Talach. 

    “Nessuno li ha chiamati in causa, perché sono la chiesa, sono i bravi ragazzi, sono un ente di beneficenza”.

    Thorson contesta la valutazione di Talach, definendola “semplicemente imprecisa”. 

    “La ristrutturazione non è un processo esclusivo degli Oblati. Molte congregazioni religiose hanno fatto lo stesso, ampliando o riducendo il numero delle unità amministrative in risposta alle esigenze del ministero e al numero dei membri”, ha scritto in risposta alle domande della CBC.

    Il problema è stato ulteriormente spiegato nel memo del 2007 di Morrisey, in cui ha fatto riferimento a un ipotetico scenario da “cattivo ragazzo”.

    “Una situazione molto comune – e sfortunata – che dobbiamo affrontare è quando una diocesi viene … riconfigurata e un sacerdote viene ora assegnato alla diocesi ‘B’, sebbene in precedenza facesse parte della diocesi ‘A’… Ora viene alla luce che mentre il prete era nella diocesi ‘A’, era un ‘ragazzino cattivo’. Chi è responsabile del caso? Abbiamo trovato molto utile che questo fosse esplicitato nell’accordo che finalizza la divisione”.

    Le responsabilità continuano

    Solo chi è responsabile è al centro di un caso di class action in Quebec recentemente certificato che sostiene abusi sessuali storici da parte di cinque missionari oblati contro bambini e donne in una comunità indigena del Quebec settentrionale dal 1941 fino agli anni ’80.

    La causa, che rappresenta almeno 220 querelanti che fanno causa a sette società Oblate in Quebec, è stata certificata da un giudice il 16 novembre.

    Le operazioni degli Oblati in Quebec sono supervisionate da un altro sacerdote anziano, ma i documenti mostrano sovrapposizioni e relazioni tra le varie entità. 

    I leader degli Oblati in Quebec non commenteranno, “dato il fatto di questioni legali e giudiziarie di cui ci occupiamo in questo momento”. 

    Debiti ancora dovuti

    I canadesi, in particolare i parrocchiani cattolici, devono svolgere un ruolo nel fare pressione sui leader della chiesa affinché agiscano, ha affermato Worme. “Devono incoraggiare le loro entità religiose a fare la cosa giusta”.

    Non si tratta solo di soldi, ha detto. Molti hanno chiesto il rilascio di tutti i registri delle scuole residenziali detenuti dalla chiesa, dicendo che potrebbero fornire la chiusura per i sopravvissuti o le famiglie di coloro che non sono mai tornati a casa.

    “Le riparazioni sono davvero secondarie”, ha detto Worme. “Ciò che è importante è la produzione di quei documenti che contengono le chiavi delle domande senza risposta dei bambini scomparsi e delle tombe senza nome”.

    Anche le scuse del Papa sono essenziali, ha detto, perché senza di essa continueranno ad esserci “offuscamento e negazione”.

    Ma la sopravvissuta Evelyn Korkmaz vuole più di una scusa.

    “È meglio che venga con i documenti che ci sono dovuti – la nostra storia”, ha detto. “E farebbe meglio a tirare fuori i soldi che erano stati promessi

    https://www.cbc.ca/news/canada/ottawa/oblates-complex-corporate-structure-protect-money-from-liabilities-residential-school-1.6259013

  • Phil Saviano, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, muore a 69 anni

    Phil Saviano, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, muore a 69 anni

    Phil Saviano ha tenuto un terribile segreto per gran parte della sua vita: che nei primi anni ’60, quando aveva 11 anni, è stato molestato sessualmente dal suo parroco in Massachusetts.

    Quasi 30 anni dopo, affetto da AIDS e credendo che sarebbe presto morto, decise di rendere pubblico l’abuso e rivelò la sua esperienza al Boston Globe. Come è successo, il signor Saviano è sopravvissuto e ha continuato a svolgere un ruolo fondamentale nel portare alla luce il diffuso scandalo dei preti pedofili che scorre nella Chiesa cattolica romana.

    Ha fornito informazioni chiave e guida per una serie di articoli del team Spotlight di The Globe , che ha vinto il Premio Pulitzer per il servizio pubblico nel 2003. E il suo ruolo è stato drammatizzato nel film “Spotlight”, vincitore dell’Oscar 2015 “Spotlight”, che ha mostrato come la chiesa aveva nascosto i suoi crimini e come The Globe li aveva scoperti.

    Il signor Saviano è morto domenica  a Douglas, Massachusetts, a casa di suo fratello Jim. Aveva 69 anni.

    Jim Saviano ha detto che suo fratello era malato da tempo. Ha subito un intervento chirurgico di bypass cardiaco quest’anno, poi ha avuto un ictus e gli è stato diagnosticato un cancro aggressivo alla cistifellea .

    https://www.nytimes.com/2021/11/28/us/phil-saviano-dead.html

  • SAVONA – La commissione tutela minori della diocesi è una farsa? L’avvocato intanto prende le distanze

    SAVONA – La commissione tutela minori della diocesi è una farsa? L’avvocato intanto prende le distanze

    Dal novembre 2019 la diocesi di Savona – Noli vanta alla cronaca locale di essere la prima in Italia (in realtà è stata Milano) ad aver istituito uno sportello per la tutela dei minori composto da un prete, tre psicologi di cui diocesi e cronisti però, non hanno mai reso noti i nomi.

    C’è anche un avvocato, dato ad intendere sin dalla presentazione dello sportello diocesano al teatro don Bosco di Savona, in presenza, fosse il dott. Simone Mariani, del foro di Savona, che però, prende le distanze con una missiva di rettifica. Non ci diffida, chiarisce solo la sua estraneità esplicitamente sottointesa nei fatti, dall’iniziativa; “In particolare, non sono componente, né lo sono mai stato, di alcuna commissione facente capo alla Diocesi e/o a qualsivoglia ente ecclesiastico o laico, che si occupi delle questioni e vicende da Voi indicate e, in generale, di abusi e/o violenze sulle persone”.

    La domanda è d’obbligo; chi è allora l’avvocato della fantomatica commissione minori della diocesi di Savona e perché alle molteplici richieste avanzate dall’associazione, da ben tre anni ne nega la composizione pubblica?

    Una vasta inchiesta della Rete L’ABUSO sul territorio italiano, avviata dall’Ufficio nel 2019 e riguardante nello specifico gli sportelli diocesani per la “tutela dei minori e delle persone vulnerabili”, voluti dal Motu proprio di papa Francesco “Vos estis lux mundi”, ha ravvisato una serie di gravi irregolarità che spaziano dalla raccolta dei dati sensibili alla loro conservazione e divulgazione, in totale contrasto con le più basilari norme regolamentate dalla legge italiana sulla privacy. Non vi è neppure il consenso informato del malcapitato, già vittima di abusi che spesso in buona fede, sulla base dell’art. 2 §3 dello stesso motu proprio, ritrova i propri dati e la sua stessa deposizione firmata, inviati ad una serie di altri uffici, senza che lui ne abbia copia e senza la possibilità di accedere in futuro a quella deposizione, ancor meno di pretenderne la restituzione.

    Non è lo stesso invece per l’avvocato del sacerdote, avvantaggiato e che qualora la presunta vittima, non soddisfatta dall’operato dello sportello decidesse di rivolgersi alla giustizia italiana, non solo troverebbe il lavoro d’indagine della procura gravemente compromesso dalla precedente fuga di informazioni prevista all’art. 2 §3 del motu proprio, che nei fatti e contro qualunque principio investigativo preavvisa i coinvolti, ma rischia di ritrovare le sue stesse dichiarazioni rilasciate azzardatamente e in assenza di un difensore, sottoscritte in precedenza e spesso raccolte da persone che non hanno una specifica competenza, la possibilità che queste siano utilizzate contro di lui nel procedimento italiano.

    Tornando al fantomatico sportello savonese, non risultano attivati nessuno dei servizi per le vittime di cui all’art. 5 del motu proprio, tra cui quelli di assistenza medica, terapeutica e psicologica.

    Vista la gravità dei fatti emersi in questo caso specifico a Savona e oggi appesantiti controcorrente agli altri sportelli diocesani dal fatto che la stessa diocesi ne neghi la composizione da tre anni, alla luce dell’anomala strutturazione degli stessi che vede ingenuamente e “non informati” a possibile rischio la specifica popolazione, la Rete L’ABUSO chiede l’intervento della prefettura di Savona, legittimata al controllo e la sicurezza del territorio, proprio al fine di evitare che sprovveduti che hanno subito abusi, che per natura si collocano tra le c.d. fasce deboli, ne possano rimanere ulteriormente vittime.

    Zanardi

  • Pedofilia, fermato in Francia l’ex sacerdote Bernard Preynat: deve scontare 5 anni di carcere

    Pedofilia, fermato in Francia l’ex sacerdote Bernard Preynat: deve scontare 5 anni di carcere

    Parigi – L’ex prete francese Bernard Preynat, condannato lo scorso anno a cinque anni di carcere senza condizionale per molestie sessuali su minori perpetrate tra il 1971 e il 1991 nella diocesi di Lione, in Francia, è stato fermato questa mattina nel dipartimento della Loira, in esecuzione della pena pronunciata a suo carico: è quanto riferiscono fonti di polizia citate dalla France Presse.

    L’ex prelato, 76 anni, aveva finora evitato il carcere per motivi di salute. Sempre secondo le stesse fonti, deve comparire dinanzi ad un giudice in vista di una successiva incarcerazione, precisano le fonti, confermando informazioni dell’emittente M6.