Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano

    Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano

    Tatiana Santi

    Tutti lo sanno, ma nessuno ne parla. Anche se è un tabù riemergono regolarmente sulla stampa casi di abusi su minori perpetrati dai preti in Italia. Delitti che segnano per sempre una vita, ma rimangono impuniti. Pedofilia nella Chiesa, le scuse del Papa non bastano.

    Dall’Irlanda durante il suo recente viaggio in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie, Papa Francesco ha chiesto scusa alle vittime degli abusi perpetrarti dai sacerdoti. La Chiesa, secondo le parole del Papa, non ha saputo in passato affrontare in modo adeguato questi crimini.

    Quanto è diffuso il fenomeno dei preti pedofili in Italia? Perché questi crimini non vengono puniti e soprattutto le vittime ricevono un sostegno? Sputnik Italia ne ha parlato con Francesco Zanardi, presidente della Rete di sopravvissuti alle molestie del clero in Italia “L’Abuso”.

    — Francesco Zanardi, riguardo all’ultimo scandalo di pedofilia nella Chiesa, cosa ne pensa della lettera di scuse di Papa Francesco?

    — Per quanto riguarda le scuse di Papa Francesco, a prescindere dal fatto che le scuse non bastano, sono talmente tante queste scuse che iniziano ad essere irritanti dal punto di vista delle vittime, servirebbero dei provvedimenti più che delle scuse… Sono ormai anni che le sentiamo e diventano quasi inaccettabili.

    — Lei ha fondato “L’abuso”, una rete di sopravvissuti alle molestie del clero. Quali sono le vostre attività, di cosa vi occupate nello specifico?

    — Iniziamo col dire che non siamo un’associazione finanziata perché in Italia nessuno finanzia un’associazione percepita contro la Chiesa, anche se poi in realtà noi non siamo affatto contro la Chiesa, poiché le vittime sono quasi tutte cattoliche. Per quanto riguarda le attività abbiamo 16 avvocati in Italia e riusciamo a dare assistenza legale gratuita alle vittime dando loro la possibilità di costruirsi una vita. Offrire un aiuto economico alle vittime dà loro la possibilità di effettuare terapie che le possano in qualche modo riabilitare. La nostra è un’associazione piuttosto grossa in quanto siamo più di 700 associati ed abbiamo creato anche una rete di auto aiuto, grazie alla quale le vittime possono conoscere altre vittime vicine a casa loro con cui passare il momento di crisi.

    — Ovviamente parliamo di fortissimi traumi, una storia che le vittime si porteranno dietro tutta la vita…

    — Sono dei traumi da cui generalmente si esce. Il vero problema però è che quando un bambino è molestato da un laico generalmente parte la denuncia e grazie a questo ha una buona capacità di recupero; purtroppo invece quando si è vittima di un prete, a causa della cultura dell’omertà, questi abusi emergono dopo dieci, venti o anche trent’anni! Come può immaginare, rivivere un trauma dopo trent’anni è molto più complicato e finisci per accorgerti che quell’esperienza ha profondamente condizionato i tuoi rapporti sociali e familiari. Voglio insistere sulla necessità che le denunce vengano fatte subito non solo per evitare che ci siano altre vittime ma anche per il recupero di coloro che vittime già lo sono.

    — Ho visto che avete predisposto una mappa sul vostro sito sugli abusi in Italia, ma quanto è diffuso questo fenomeno? 

    — In Italia c’è un grosso problema con lo Stato e con il governo che finiscono per spalleggiare sempre la Chiesa. In Italia non è mai stata fatta una commissione di inchiesta che quantificasse l’entità del fenomeno. Noi con la nostra mappa sul sito abbiamo tentato di quantificare il fenomeno, ma deve tener presente che raccoglie solo gli ultimi 15 anni di informazioni che sono uscite sui media. Bisogna comunque tener presente che parliamo di circa 300 preti pedofili in soli 15 anni! Secondo me anche solo aggiungendo un 20%, a esagerare, di sommerso diventerebbero veramente tanti.

    — Vediamo quindi come funziona generalmente quando si scopre un caso di pedofilia nella Chiesa. Solitamente il prete non viene arrestato, denunciare è molto difficile… ma che cosa avviene in questi casi in Italia?

    — Generalmente non avviene quasi niente! Adesso noi stiamo seguendo il caso particolarmente importante dei chierichetti del Papa abusati in Vaticano da Gabriele Martinelli: nonostante il caso sia avvenuto ad un metro dalle porte di casa del Papa non è successo nulla. Gabriele Martinelli non è stato sospeso e si è ripetuta la solita routine: scoppia il caso, esce quindi sui giornali, ma finita l’ondata mediatica si cerca di far finta di niente. A Malta invece abbiamo il caso di don Felix Cini che nonostante sia già stato stracondannato per abusi sui minori è in mezzo ai bambini ed è ancora prete. Questa purtroppo è la modalità della Chiesa…

    Vede, irritano le parole di Bergoglio che dice di voler fare ma non ha ancora abrogato la famosa direttiva segreta del 1962, che fu scoperta nel 2004 dagli americani, in cui si spiega come gestire i casi di abusi sessuali. Perciò Bergoglio dovrebbe iniziare ad eliminare questa direttiva ed avrebbe una soluzione semplicissima per risolvere il problema: ordinare ai propri vescovi di denunciare questi casi alle autorità civili dei paesi dove avvengono. Invece non lo fa continuando a gestire invece a livello interno la questione. Se andiamo poi a vedere quali sono le sanzioni vediamo che sono la sospensione del prete o la riduzione allo stato laicale che non cambia niente poiché in questo caso pur non avendo più un pedofilo prete avremo comunque un pedofilo libero!

    Alla vittima non viene data quindi alcuna possibilità di recupero e né vengono dati dei risarcimenti. Le vittime non possono così usufruire di strutture che permettano loro di riprendersi. Per tutto questo, insisto, le scuse sono veramente molto irritanti.

    — Siamo quindi di fronte ad un sistema bloccato, secondo lei perché non si riesce ad interrompere questo circolo e dopo tutti questi anni non si riesce a fare niente?

    — Il perché è piuttosto semplice: se la Chiesa decidesse di dare in gestione alle autorità civili il problema della pedofilia le vittime otterrebbero dei risarcimenti. Tutto ciò porterebbe a quello che è successo negli Stati Uniti dove decine di diocesi sono fallite. Un caso interessante è poi la Svizzera, dove il governo ha fatto una cosa molto intelligente e civile togliendo la prescrizione su questo tipo di reati, mettendo la Chiesa di fronte al dilemma se pagare subito le vittime o se aspettare che fosse un tribunale a dir loro quanto avrebbero dovuto pagare. Grazie a questo espediente la Chiesa in Svizzera ha proposto i risarcimenti alle vittime.

    — La pedofilia nella Chiesa è un problema che si conosce ma di cui non se ne parla, secondo lei quando smetterà di essere un tabù e si comincerà ad agire realmente? Qual è il suo auspicio?

    — Dove i governi si sono mossi anche la Chiesa s’è mossa, ne sono degli esempi l’Australia, gli Stati Uniti e l’Argentina. Purtroppo il grosso problema della Chiesa in Italia è il governo che non muove un dito, cosicché la Chiesa poi agisce di conseguenza. È ovvio che se lei parcheggia in divieto di sosta non va a cercare il vigile che le faccia la multa, la Chiesa fa la medesima cosa con la pedofilia: se non viene messa in riga ad affrontare questo problema difficilmente essa cambierà da sola. Siamo di fronte ad un paradosso italiano: le vittime non chiedono giustizia alla giustizia ma la chiedono al Papa… e questo dovrebbe far capire molto bene in che situazione siamo.

  • DIECI DOMANDE A PAPA BERGOGLIO. Facciamola semplice: i fatti sono veri o no?

    DIECI DOMANDE A PAPA BERGOGLIO. Facciamola semplice: i fatti sono veri o no?

    Il pontefice snobba il dossier e la stampa amica infanga l’accusatore. Per le opinioni, però, oltre un certo limite non c’è più spazio. La dura denuncia contiene date, avvenimenti, nomi e cognomi. È quella la realtà? Abbiamo scelto 10 punti sui quali non si scappa

    di Maurizio Belpietro

    Ventiquattro ore. Tante ne sono servite perché anche i principali quotidiani si accorgessero dell’atto d’accusa contro il Papa pubblicato dal nostro giornale. Per l’intera giornata di domenica la grande stampa nazionale aveva preferito ignorare il dossier reso noto in esclusiva dalla Verità,  preferendo dare spazio alle notizie del viaggio di Bergoglio in Irlanda piuttosto che alle clamorose rivelazioni dell’ex nunzio in America, Carlo Maria Viganò, sulle coperture papali di cui avrebbe goduto un arcivescovo omosessuale e sulla lobby gay all’interno della Chiesa. Poi, forse anche per via del fatto che la lettera era stata ripresa con grande eco dai principali mezzi d’informazione internazionali, in America e in Europa, anche nelle redazioni italiane si devono essere rassegnati e quella che non era tata ritenuta degna d’attenzione per tutta la domenica è diventata notizia da prima pagina il lunedì.

    La faccenda però è stata ripresa cercando di smontare le accuse. E siccome non era possibile sostenere che La Verità si fosse inventata la testimonianza di Viganò sulle coperture che il Papa avrebbe dato all’arcivescovo Theodore Edgar McCarrick nonostante fossero note le sue frequentazioni sessuali con i seminaristi, la stampa se l’è presa direttamente con il monsignore, cercando di delegittimarlo. Secondo tanti augusti colleghi, l’ex nunzio negli Usa sarebbe mosso da rancore nei confronti di papa Francesco in quanto, giunto a 77 anni, non sarebbe stato nominato cardinale. Qualcuno fa riferimento anche a un appartamento che sarebbe stato nelle disponibilità del prelato e che il Pontefice gli avrebbe tolto o per lo meno non avrebbe fatto nulla per impedire che gli venisse tolto.

    Altri ancora, tra i quali Francesca Immacolata Chaouqui, la pr finita nei guai per l’affare Vatileaks, veicola la notizia di un presunto esaurimento nervoso del monsignore, con relativi ricoveri in ospedale. Il senso è evidente: se Viganò non ha agito per ritorsione è pazzo o poco ci manca.

    La linea adottata per rispondere alle accuse, e di cui si sono fatti interpreti tanti organi di stampa nazionali, è dunque quella del discredito. La testimonianza dell’ex nunzio non è degna di essere presa in considerazione in quanto colui che l’ha resa non è attendibile. Del resto, questo è anche ciò che ha detto il Papa durante il viaggio di ritorno dalla visita in Irlanda. Sull’aereo che domenica lo riportava in Italia, Bergoglio ha consegnato ai giornalisti una risposta di poche righe al dossier di Viganò, che riportiamo: “L’ho letto questa mattina. Devo dirvi questo: leggete voi attentamente e fatevi un giudizio. Non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parli da sé. Avete al capacità giornalistica per fare le conclusioni. È un atto di fiducia in voi. Vorrei che la vostra maturità professionale facesse questo lavoro”.

    In pratica, secondo il Papa, l’accusa non meriterebbe risposta. I giornalisti dovranno farsi da soli un’idea sul contenuto del documento, perché il Pontefice non dirà una sola parola su ciò che dice Viganò. È ovvio che quelle frasi sono state studiate e ristudiate prima di essere consegnate agli inviati delle principali testate. Bergoglio doveva uscire dal silenzio che si era autoimposto sulla faccenda e, vista l’eco avuta da dossier, lo ha fatto, pur senza citarlo, puntando il dito sulla credibilità dell’autore. Argomento chiuso?

    Eh no, perché dire “Giudicate voi”, “Ho fiducia in voi”, sottintendendo in realtà “Abbiate fiducia in me”, non è sufficiente. Non dossier che abbiamo pubblicato sono citati alcuni fatti che, a prescindere da Viganò, o sono veri o non lo sono. Li riassumiamo qui per praticità.

    • È vero che dell’arcivescovo di Washington, McCarrick, in Vaticano erano note le tendenze pedofile, al punto che presso la Congregazione dei vescovi esisterebbe un dossier sugli abusi da lui commessi nei confronti di giovani seminaristi?
    • Corrisponde al vero che papa Benedetto XVI tra il 2009 e il 2010 decise di togliere a McCarrick la berretta cardinalizia, ordinando gli di lasciare il seminario in cui viveva e di non avere contatti con l’esterno e intimandogli una sorta di isolamento?
    • È vero che nel 2013 le fu consegnato un dossier fatto redigere da papa Benedetto XVI sulla cosiddetta lobby gay all’interno della Chiesa? Che fine ha fatto quel dossier?
    • Le risulta che Carlo Maria Viganò nel corso degli anni abbia segnalato le gravi accuse contro McCarrick a vari cardinali, tra i quali il prefetto della Congregazione della fede, cardinal William Levada, e il segretario di Stato, cardinal Tarcisio Bertone?
    • È vero che i nunzi apostolici negli Stati Uniti che precedetterò Viganò, ossia Gabriel Montalvo e Pietro Sambi, informarono immediatamente la Santa Sede dei comportamenti “gravemente immorali” con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick?
    • È vero che lo stesso Viganò parlò con lei, in un colloquio che avvenne domenica 23 giugno 2013, del dossier in cui erano raccolte le accuse contro McCarrick?
    • Corrisponde al vero che quello stesso giorno egli le disse che McCarrick aveva corrotto generazioni di seminaristi e sacerdoti e lei “non mostrò sul volto alcun segno di sorpresa, come se la cosa le fosse nota da tempo”, e cambiò subito argomento, come sostiene Viganò?
    • È vero che invece di dare corso alle disposizioni di Benedetto XVI, che aveva deciso di destituire McCarrick, nonostante le gravi accuse contro l’arcivescovo, lei non lo costrinse a lasciare l’incarico e a rinchiudersi in preghiera in un convento, ma gli rinnovò gli incarichi?
    • È vero che il 10 ottobre 2013 Viganò le parlò del cardinale Donald Wuerl e delle “deviazioni aberranti alla Georgetown University”, oltre che di un incontro organizzato dell’arcidiocesi di Washington per aspiranti al sacerdozio e tenuto da McCarrick?
    • È vero che il cardinale McCarrick ha avuto influenza sulle nomine di molti alti prelati e ha concorso anche alla sua elezione?

    Le domande sono dieci, ma sull’onda di quanto rivelato potrebbero essere di più. Un’ultima che le riassume tutte però ci preme: se è vero che in Vaticano sapevano delle pratiche omosessuali di McCarrick fin dai tempi della segreteria del cardinale Angelo Sodano, e se nonostante le molte coperture di cui ha goduto, l’arcivescovo di Washington stava per essere destituito nel 2010, perché lei, quando divenne Papa, pur esistendo così tante accuse nei confronti di McCarrick lo lasciò al suo posto, salvo poi ricredersi solo pochi mesi fa, quando a distanza di altri cinque anni, gli scandalosi comportamenti del cardinale furono resi noti?

    In Cile, dove pure altri prelati sono stati coinvolti in accuse di pedofilia, papa Francesco prima difese i vescovi, parlando di pettegolezzi, poi quando l’evidenza fu portata alla luce, si ricredette dicendo di essere stato informato male. Nel caso del cardinal McCarrick le informazioni sembrerebbero esserci state, perché dunque Bergoglio lo lasciò al suo posto?

    Chiedere scusa alle vittime degli abusi è giusto, ma non basta. Non bastano neppure le parole consegnate a una stampa adorante che alle domande preferisce il megafono.

    (trascrizione da La Verità del 28 agosto 2018)

  • Papa Francesco: “Pedofilia, la Chiesa ha fallito”

    Papa Francesco: “Pedofilia, la Chiesa ha fallito”

    Bergoglio: “Il fallimento delle autorità ecclesiastiche nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica. Io stesso condivido questi sentimenti”.…

    ALTRE INFORMAZIONI : http://it.euronews.com/2018/08/25/pap…

  • Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    È venuto a mancare nella tarda mattinata di ieri don Francesco Zappella, il sacerdote che già negli anni novanta era stato condannato dal tribunale di Pinerolo per abuso sessuale ai danni di due infraquattordicenni.

    Il caso di don Zappella era stato risollevato dalle Rete L’ABUSO nel 2015, quando un giovane uruguagio Luis Mario Acuna Gonzales, si era messo in contatto con l’associazione segnalando anche la sua esperienza e quella di alcuni coetanei. In quella occasione la Rete L’ABUSO riuscì a portare in Italia lo sventurato uruguagio dando il via ad una seconda inchiesta, successivamente archiviata per l’intervento dei termini di prescrizione.

    Malgrado tutto il vescovo della diocesi di appartenenza, mons. Guglielmo Borghetti, nulla fece per tentare di evitare che Zappella reiterasse il reato anzi, gli permise di trasferirsi in Uruguay dove ieri è morto.

    L’Ufficio di Presidenza


    Di seguito il comunicato divulgato stamane dalla Diocesi di Albenga.

    Da: Segreteria Generale <segreteriagenerale@diocesidialbengaimperia.it>
    A:
    Data: 24 agosto 2018 alle 12.04
    Oggetto: Decesso don Francesco Zappella

    Nella tarda mattinata di ieri 23 agosto (ora italiana) è deceduto in Uruguay presso una struttura ospedaliera il Reverendo Sacerdote don Francesco Zappella.

    Era nato a Milano il 26 giugno 1959 e venne ordinato da Sua Eccellenza Monsignor Mario Oliveri nella chiesa cattedrale di Albenga il 17 maggio 1997.

    Trascorse a più riprese parecchi anni in missione in Uruguay dove ebbe modo di fondare a Trenta y Tres la “Fradernidad Reina de la Paz”.

    In Diocesi ricoprì i seguenti incarichi:

    Vicario parrocchiale di san Vincenzo Ferreri in Alassio;

    Vicario Parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Castelvecchio di Imperia;

    Responsabile dell’Ufficio Missionario Diocesano;

    Arciprete di San Fedele in Albenga;

    Arciprete di Verzi;

    Arciprete di Sant’Antonio in Borghetto S. Spirito.

    Non avendo ancora altre informazioni si raccomanda vivamente di elevare al Signore preghiere di cristiano suffragio e la celebrazione della Santa Messa (come d’uso) per i sacerdoti defunti, perché il Signore gli doni di poter contemplare il suo Volto nell’eternità beata.

    Can. Tiziano Gubetta

    Cancelliere Vescovile

  • Faggioli: si è creato un grande vuoto di potere nella Chiesa degli USA

    Faggioli: si è creato un grande vuoto di potere nella Chiesa degli USA

    Abusi, intervista con il professore della Villanova University: si applica alla Chiesa la mentalità da corporation, il Papa è visto come l’amministratore delegato e i vescovi come i suoi manager che egli può semplicemente licenziare

    «Lo scandalo degli abusi e la delegittimazione dell’episcopato ha creato un grande vuoto di potere nella Chiesa» negli Stati Uniti, dove si applica «una mentalità da corporation in cui il Papa è visto come l’amministratore delegato e i vescovi come i suoi manager che egli può semplicemente licenziare». Lo spiega in questa intervista con Vatican Insider il professor Massimo Faggioli, ordinario di teologia e religious studies alla Villanova University di Philadelphia (foto in fondo all’articolo).

    Che cosa emerge dal report Pennsylvania e perché ha colpito così tanto l’opinione pubblica?

    «Il grand jury istituito dal procuratore generale della Pennsylvania ha presentato il 14 agosto un rapporto che espone in dettaglio (1.400 pagine) il modo in cui la dirigenza della Chiesa cattolica in sei diocesi della Pennsylvania ha occultato gli abusi sessuali commessi dal clero (300 preti accusati, oltre mille vittime) negli ultimi settant’anni (sulle altre due diocesi dello stato, tra cui Philadelphia, era stato presentato un rapporto qualche anno fa). Emerge un quadro di occultamento sistematico, definito “da manuale”, dei casi di pedofilia commessi dal clero. Un rapporto simile, per ampiezza, ma molto più sistematico e scientifico, è quello pubblicato dal John Jay College della City University of New York nel 2004. I fatti del Grand Jury non sono nuovi, ma in gran parte “storici”, cioè risalgono in maggior parte a un periodo che arrivano fino agli anni novanta. Il rapporto ha colpito l’opinione pubblica per alcuni motivi. In primo luogo, quasi nessuno degli accusati andrà a processo, non solo perché in parte sono deceduti nel frattempo, ma perché i reati sono caduti in prescrizione. Un secondo fattore è l’importanza della Chiesa cattolica in Pennsylvania, che è uno degli stati-culla del cattolicesimo negli Stati Uniti, sia nella storia degli ultimi due secoli, sia oggi (Philadelphia e Pittsburgh sono due diocesi che hanno dato un altissimo numero di vescovi alla Chiesa americana). Infine, il rapporto è stato pubblicato in un momento in cui altri scandali vanno a comporre un quadro particolarmente inquietante per la Chiesa negli Stati Uniti: le rivelazioni sulla doppia vita condotta dall’ex arcivescovo di Washington, McCarrick, che hanno portato alle sue dimissioni dal collegio cardinalizio (una sanzione con pochissimi precedenti nella storia), e una serie di indagini in alcuni seminari americani (Boston, Lincoln, Philadelphia) a seguito di denunce di molestie sessuali subite da seminaristi all’interno del seminario».

    Che cosa è emerso a carico del cardinale Donald Wuerl? Che cosa pensa della sua posizione?

    «A carico del cardinale Wuerl c’è un quadro complesso: da un lato Wuerl non ebbe paura di scontrarsi con il tribunale la Segnatura Apostolica in Vaticano che voleva riammettere un prete della diocesi di Pittsburgh al ministero (e Wuerl prevalse), mentre in altri casi sembra che abbia collaborato all’occultamento di alcuni casi, per esempio non fornendo alla diocesi di arrivo di un prete pedofilo proveniente dalla sua diocesi tutte le informazioni relative al caso. È una posizione molto difficile anche perché Wuerl è diventato un simbolo – vescovo di Pittsburgh dal 1988 al 2006 e arcivescovo di Washington dal 2006 – al di là delle accuse specifiche a suo carico, da cui non ha potuto difendersi in pubblico. Un elemento essenziale per capire il contesto è che gli scandali sono anchel’opportunità, per il cattolicesimo neo-tradizionalista delle giovani generazioni di cattolici americani, per attaccare vescovi e cardinali americani vicini a Papa Francesco. Il fatto è che lo scandalo degli abusi e la delegittimazione dell’episcopato hanno creato un grande vuoto di potere nella Chiesa negli USA ed è un vuoto che qualcuno riempirà. Si illude chi pensa che la soluzione siano le dimissioni di massa di tutti i vescovi americani: non saranno i semplici laici cattolici a riempire il vuoto lasciato dai vescovi».

    Quello del Grand Jury è, ovviamente, il racconto della pubblica accusa. In alcune delle repliche ci sono stati vescovi che hanno contestato alcune interpretazioni a proposito delle coperture. Che cosa può dire in proposito?

    «Il rapporto del grand jury è il risultato non di un processo, ma di una indagine. Pertanto il rapporto del grand jury è il documento dell’accusa: i giurati ascoltano e vedono solo quello che i procuratori dell’accusa producono davanti a loro, e quindi nel rapporto non c’è possibilità di difesa per gli accusati. In questo senso, è perfettamente comprensibile che la Santa Sede sia riluttante a basarsi su un rapporto del grand jury (e sulle reazioni della stampa) per decidere della sorte di molti vescovi implicati nell’occultamento degli abusi. Il caso della Pennsylvania è diverso, per esempio, dal vescovo di Adelaide (Australia) che si è dimesso qualche settimana fa, dopo la sentenza di colpevolezza del tribunale. D’altro canto, il grand jury pubblica anche documenti originali che, se non rappresentano l’ultima parola dal punto di vista della responsabilità penale, mostrano una responsabilità morale e pastorale da parte di alcuni vescovi che è difficile non vedere.

    Il report riconosce che la Chiesa ha fatto dei passi in avanti negli ultimi anni. Qual è la percezione negli Stati Uniti a questo proposito? Si è affermata una cultura della protezione dei bambini?

    «Direi che si sta affermando. Posso testimoniare personalmente che ho dovuto frequentare due corsi di prevenzione degli abusi – uno come genitore di bambini che frequentano una scuola cattolica, e uno come docente in una università cattolica. La Chiesa americana ha fatto enormi passi avanti dal 2002 in poi grazie alla cosiddetta “carta di Dallas”: è uno dei fatti positivi che anche il rapporto del grand jury riconosce. Il problema è che i casi di abusi sessuali da parte del clero vengono denunciati anni o decenni dopo: quindi la Chiesa deve prepararsi a un periodo molto lungo – per tutta la prossima generazione almeno – di rivelazioni di abusi avvenuti in gran parte prima dell’applicazione di linee-guida e protocolli che vennero elaborate dopo che lo scandalo venne rivelato dal Boston Globe nel 2002 (dopo circa un decennio di denunce sollevate dalla stampa cattolica progressista fin dagli anni novanta, e sistematicamente ignorate).

    Perché, secondo lei, la lettera di Francesco al “popolo di Dioˮ sul tema degli abusi è stata così criticata? Che cosa ci si aspetta che faccia?

    «La lettera è stata apprezzata in quanto inquadra il problema del clericalismo come la questione centrale. È stata criticata perché non enuncia i passi concreti che si devono ancora fare o che sono stati fatti in materia di lotta agli abusi sessuali e all’omertà nella Chiesa. Specialmente in America ci si aspetta che Papa Francesco passi a una fase legislativa ed esecutiva in materia di accountabilitydei vescovi che hanno mancato di vigilare (o peggio). Ci si attende che Papa Francesco faccia con una lista di vescovi americani quello che ha già fatto in altri casi, ovvero accogliere le dimissioni o invitare alle dimissioni questi vescovi. Poi c’è la questione della corresponsabilità del laicato e della sinodalità nella Chiesa (che rimane ancora sulla carta, dopo il discorso di Francesco dell’ottobre 2015) e della formazione del clero nei seminari, che in America sono un problema serio. La distanza tra il Vaticano e l’America è anche culturale: da un lato la cultura americana prende la legge molto sul serio e tende ad applicare alla Chiesa una mentalità da corporation, in cui il Papa è visto come l’amministratore delegato (CEO) della Chiesa cattolica mondiale, e i vescovi come i suoi manager che il Papa può semplicemente licenziare. Dall’altro lato, il demos americano è da sempre sospettoso dell’autorità e delle élite – politiche, culturali, e religiose: la delegittimazione dell’episcopato americano va compresa anche in questo quadro. Va anche detto che c’è un problema di comunicazione istituzionale da parte del Vaticano, che non riesce a raggiungere il mondo anglofono e americano in particolare: durante il pontificato di Papa Francesco si sono fatte alcune cose importanti sul fronte della lotta agli abusi, ma non c’è una comunicazione efficace, che in questo ambito è cruciale, non solo per difendere il Papa, ma anche la reputazione della Chiesa stessa».

    Francesco nella lettera punta il dito contro il clericalismo e l’abuso di potere, diversi suoi critici affermano invece che il vero problema è l’omosessualità diffusa e praticata nel clero. Come commenta?

    «La crisi attuale è differente da quella del 2002 perché allora c’era Papa Giovanni Paolo II che faceva da garante rispetto alla transizione della Chiesa dal Concilio al post-concilio. La Chiesa cattolica americana nell’ultimo quindicennio è stata attraversata da una radicalizzazione del conservatorismo religioso nel senso di un neo-tradizionalismo, specialmente nelle giovani generazioni di preti e intellettuali. La crisi degli abusi attuale viene interpretata da loro come un fenomeno figlio degli errori del concilio stesso e non solo del post-concilio, e viene collegata all’emergere della questione omosessuale e alla legalizzazione del matrimonio omosessuale in America nel 2015. Questo cattolicesimo neo-tradizionalista crede che gli abusi sessuali siano commessi solo dal clero omosessuale (cosa che i dati del rapporto del John Jay College smentiscono) e che la crisi degli abusi possa essere risolta da una specie di giacobinismo cattolico che dovrebbe eliminare tutti i vescovi e tutti i preti minimamente impegnati nel dialogo con la cultura moderna, sostituiti da un clero giovane caratterizzato da santità personale ma anche da una fascinazione per un medioevo mitico e dal rigetto di un rapporto Chiesa-mondo basato su un principio di realtà. L’omosessualità nel clero esiste ed è una questione che va affrontata, ma la crisi degli abusi non si risolve facendo degli omosessuali della Chiesa il capro espiatorio di uno scandalo che ha radici antiche, ben prima del concilio Vaticano II. Il dibattito sullo scandalo degli abusi commessi dal clero rischia purtroppo di diventare un altro capitolo nella storia delle culture wars di questi ultimi trent’anni di cattolicesimo americano».

    http://www.lastampa.it/2018/08/23/vaticaninsider/abusi-faggioli-si-creato-un-grande-vuoto-di-potere-nella-chiesa-usa-gdKShx1u5wLSfQZGsh31kK/pagina.html

  • Usa, maxi scandalo abusi sessuali nella chiesa della Pennsylvania

    Usa, maxi scandalo abusi sessuali nella chiesa della Pennsylvania

    Il rapporto del Grand Jury è stato diffuso al termine di 18 mesi di indagini, guidate dal procuratore generale Josh Shapiro, su sei delle otto diocesi dello Stato americano…

    ALTRE INFORMAZIONI : http://it.euronews.com/2018/08/15/usa…

  • USA: nuovo scandalo pedofilia

    USA: nuovo scandalo pedofilia

    Un documento rivela gli abusi perpetuati da 300 preti, in Pennsylvania, su più di 1’000 bambini

    Il rapporto di una corte della Pennsylvania, negli Stati Uniti, accusa oltre 300 preti di aver abusato di più di 1’000 bambini nel corso di diversi anni. Il documento, redatto dal gran jury è stato reso pubblico martedì, dopo che la sua divulgazione era stata osteggiata da diversi ricorsi.

    Nelle oltre 1’300 pagine del fascicolo vengono riportati nomi e cognomi dei sacerdoti pedofili e di chi li ha coperti, oltre alle testimonianze delle vittime. Le indagini, durate 18 mesi, hanno rivelato le informazioni riservate di sei delle otto diocesi dello stato.

    Diversi dei casi esposti sono caduti in prescrizione e non posso essere perseguiti penalmente. Per questo motivo, nelle conclusioni del dossier, la stessa giuria raccomanda una riforma legislativa per eliminare il vincolo temporale nei crimini sessuali su minori.

    AP/Reuters/eb/YR
    https://www.rsi.ch/news/mondo/USA-nuovo-scandalo-pedofilia-10779302.html
  • Pedofilia nella Chiesa: pubblicato un rapporto choc sui monaci inglesi

    Pedofilia nella Chiesa: pubblicato un rapporto choc sui monaci inglesi

    Alcuni monaci benedettini sono finiti nella bufera in Inghilterra. Un rapporto choc ha svelato l’esistenza di abusi perpetrati per anni ai danni di minori

    Alcuni monaci benedettini sono finiti nella bufera a causa di reati attinenti alle attività sessuali o alla pornografia.

    Dieci, compresi i religiosi, sono le persone già incriminate o condannate.

    La Chiesa ha deciso d’intervenire sull’ennesimo scandalo che rischia di compromettere la credibilità delle istituzioni e degli ambienti cattolici in Inghilterra. I fatti contestati, in realtà, risalgono a circa settant’anni fa. Alcuni episodi, tuttavia, sarebbero avvenuti in tempi più recenti. Le medie emerse lascerebbero pensare che il fenomeno abbia avuto una certa continuità. Il rapporto choc sugli episodi di abusi ai danni di adulti e minori, che è stato stilato dalla Independent Inquiry into Child Sexual Abuse, è stato pubblicato solo pochi giorni fa.

    I vescovi delle diocesi d’Inghilterra, attraverso la diffusione di una nota ufficiale, hanno chiesto che i consacrati colpevoli di reati sessuali vengano consegnati al più presto nelle mani della giustizia: “Ogni abuso sessuale su bambini e adulti vulnerabili – hanno tuonato i presuli, come riportato dalla Sir – è un atto criminale e doloroso”. All’interno del comunicato stampa viene ribadita una ferma condanna nei confronti di questa tipologia di crimini.

    Nel dossier si parla di “un ampio spettro di abusi fisici, molti dei quali con sfumature sadiche e sessuali” e del coinvolgimento di un “gran numero di bambini”. Abusi che sarebbero stati perpetrati per molto tempo. Tanto, in alcuni casi, da arrivare a sette anni continuativi di violenze. Il tutto condito da presunti insabbiamenti e coperture.

    L’inchiesta, secondo quanto si legge su Sky News, è stata condotta dal professor Alexis Jay e si è soffermata su quanto accaduto in due abbazie specifiche: quella di Ampleforth e quella di Downside. Tutti e due questi luoghi di culto sono “legati” alla Congregazione dei benedettini. L’indagine, inoltre, segnala come sia sempre più necessario dividere le abbazie dagli istituti scolastici.

    Il professore a capo dell’inchiesta ha dichiarato, sempre stando a quanto si legge su SkyNews, che: “Per decenni Ampleforth e Downside hanno cercato di evitare di fornire informazioni riguardo alla violenza sessuale infantile alla polizia e ai servizi sociali”. E ancora: “Salvaguardare i bambini era considerato meno importante della reputazione della chiesa e del benessere dei monaci abusanti. Anche dopo l’introduzione delle nuove procedure, nel 2001… il loro approccio poteva essere sintetizzato come un atteggiamento finalizzato a ‘non dire niente’”.

    L’episcopato ha rassicurato sul fatto di essere impegnato a seguire alla lettera le linee guida. Specie dopo la pubblicazione di questo rapporto. Altri casi di pedofilia nella Chiesa cattolica: dopo lo scandalo cileno, quello austrialiano e le prove a carico di trecento sacerdoti in Pennsylvania, ecco il caso dei monaci benedettini in Inghilterra.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-nella-chiesa-pubblicato-rapporto-choc-su-monaci-1563560.html

  • Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

    Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

    Pennsylvania, il vescovo Ronald Gainer ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori ed ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi

    Il vescovo Ronald Gainer della diocesi cattolica di Harrisburg (Pennsylvania) ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti che nei vari anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori.

    Tra i 71 accusati di abusi, una parte è relativa a chierici già deceduti, alcuni sono stati accusati solo dopo la loro morte. Gainer ha spiegato la sua scelta di pubblicizzare i nomi attraverso una lunga dichiarazione pubblicata sul sito diocesano.

    Dopo la conclusione dell’inchiesta del Grand Jury e il via libera della Corte Suprema della Pennsylvania alla pubblicazione della copia del rapporto del Grand Jury, la diocesi di Harrisburg ha potuto pubblicare (dopo uno stop di due anni) la lista dei sacerdoti e dei seminaristi che negli anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori perché le informazioni rilasciate sono “il risultato di una grande mole di lavoro da parte di consulenti esterni e investigatori professionisti”.

    Dopo essersi scusato per conto della Chiesa diocesana di Harrisburg, il vescovo ha espresso il suo profondo dolore ai sopravvissuti degli abusi sessuali e ha chiesto di “lavorare per continuare e migliorare i cambiamenti positivi che abbiamo fatto per garantire che questi tipi di atrocità non si ripetano mai”.

    Ronald Gainer, che è stato nominato undicesimo vescovo di Harrisburg da Papa Francesco il 24 gennaio 2014, nel corso del suo mandato ha adottato una politica di tolleranza zero nei confronti degli abusi sessuali su minori.

    Il pugno di ferro del vescovo contro tali crimini è dimostrato anche da un’ulteriore decisione, anch’essa resa nota sul sito diocesano. Monsignor Gainer ha ordinato il divieto di nominare i coinvolti negli scandali e ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi qualora risultino inseriti nella lista di chi è accusato di abusi su minori.

    Il vescovo Gainer ha quindi reso retroattiva la politica di denominazione degli edifici. Secondo il nuovo modo d’operare, il nome di ogni vescovo dal 1947 ad oggi sarà rimosso da qualsiasi edificio, struttura, stanza o altra posizione d’onore nella diocesi come replica alle risposte inadeguate date dalla Diocesi negli anni alle accuse di abusi sessuali su minori. Così chiunque sia stato accusato di cattiva condotta sessuale e compare nella lista, verrà rimosso da qualsiasi posizione d’onore in tutta la Diocesi.

    Inoltre, la diocesi di Harrisburg, che comprende 15 contee della Pennsylvania centro-meridionale (Adams, Columbia, Cumberland, Dauphin, Franklin, Juniata, Lancaster, Libano, Mifflin, Montour, Northumberland, Perry, Snyder, Union e York) ha rinunciato ai rimanenti diritti di riservatezza relativi a fatti legati agli abusi. Il vescovo Gainer ha spiegato di fare questo passo affinché “i sopravvissuti possano sentirsi liberi di raccontare le loro storie a chiunque e in qualsiasi momento lo desiderino. Spero che questo passo aiuti ulteriormente quei sopravvissuti, e forse altri, nel loro percorso verso la guarigione”.

    Il nuovo sito web lanciato in occasione della diffusione dei nomi contiene anche informazioni su come segnalare abusi sessuali su minori, che sono risultati frequenti in certe zone degli Stati Uniti, informazioni di contatto per l’Ufficio di assistenza alle vittime e informazioni dettagliate su come la Chiesa Cattolica ha affrontato questo problema.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-su-minori-ad-harrisburg-damnatio-memoriae-e-nomi-resi-1561611.html

  • Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)

    Si staglia il primo segnale forte e chiaro in mezzo alla nebbia confusa della politica a tolleranza zero – tanto pubblicizzata durante gli ultimi due pontificati in ordine temporale – contro la pedofilia.

    Se, dunque, il caso che vedremo a breve può considerarsi in linea con la dichiarata intransigenza di Bergoglio a punire chi ha abusato di minori e chi ne ha insabbiato le azioni, la vicenda del cardinale George Pell rimane avvolta da uno spesso alone di nebbia. Infatti, il prefetto della

    Segreteria per l’Economia, nonché membro del C9, considerato l’uomo di punta del pontificato di papa Francesco, è attualmente sotto processo presso la magistratura australiana, accusato di abusi sessuali ai danni di minori avvenuti tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta a Ballarat, suo paese natale, e tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, quando Pell ne era alla guida. Il giudice di Melbourne, Belinda Wallington, dopo aver raccolto una notevole quantità di testimonianze incrociate, ha stabilito che ci sono prove sufficienti per il rinvio a giudizio del cardinale: la sentenza definitiva è prevista entro la fine del 2018. Nel frattempo Pell continua a proclamarsi innocente e prosegue nella gestione dei suoi incarichi a stretto contatto con il pontefice.

    La prima privazione della porpora per abusi sessuali

    La scorsa settimana Bergoglio ha concluso le pratiche di privazione del cardinalato riguardanti l’arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick (88 anni), accusato di pedofilia, per la precisione di aver abusato di un adolescente 45 anni fa, quando era ancora un semplice sacerdote dell’arcidiocesi di New York.

    Un’azione decisa che non si verificava dal 1927, quando papa Achille Ratti privò della porpora Louis Billot per tutt’altri motivi: questi aveva infatti aderito a un articolo dell’Action françaiseche aveva criticato duramente la Chiesa cattolica.

    Già nel 2015 Francesco aveva privato il “cardinale molestatore” Keith Michael Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews and Edinburgh, dei diritti e delle prerogative del cardinalato. Ma O’Brien, scomparso recentemente, era rimasto comunque cardinale, seppure solo formalmente.

    Nel 1977, McCarrick divenne, per volontà di Paolo VI, vescovo ausiliare e poi nel 1981, fu nominato da Giovanni Paolo II primo vescovo della diocesi di Metuchen (New Jersey) e successivamente promosso ad arcivescovo di Newark. Nel 2000 sempre Wojtyla lo nominò arcivescovo di Washington.

    La comunicazione di allontanamento e dimissioni dell’arcivescovo è arrivata la scorsa settimana dalla Sala Stampa della Santa Sede: «nella serata di ieri è pervenuta al Santo Padre la lettera con la quale il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Papa Francesco ne ha accettato le dimissioni da cardinale e ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico».

    Il mese scorso l’arcivescovo era già stato rimosso dal ministero pubblico e così commentava l’avvenimento: «Alcuni mesi fa, mi è stato riferito dall’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, che sia stata avanzata contro di me un’accusa di abuso sessuale su un adolescente quasi cinquant’anni fa. A quel tempo ero un prete dell’arcidiocesi di New York. Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo. La mia tristezza è divenuta profonda quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico. Mi rendo conto che questo doloroso sviluppo sconvolgerà i miei molti amici, familiari e persone che sono stato onorato di servire nei miei sessant’anni come sacerdote prete. Mentre non ho assolutamente alcun ricordo di questo abuso segnalato, e credo nella mia innocenza, sono dispiaciuto per il dolore che la persona che ha avanzato le accuse ha attraversato, così come per lo scandalo che tali accuse causano al nostro popolo».

    Intorno alla figura di McCarrick ruotano storie diverse, venute a galla in seguito allo scandalo dell’abuso sessuale ai danni di un minore. Come riporta il cardinale di Newark, Joseph William Tobin, «in passato ci sono state accuse secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen, hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti».

    Il cardinale di New York, Timothy MichaelDolan, ha affermato che l’accusa contro McCarrick è “la prima segnalazione di una violazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani mai fatta contro di lui di cui l’arcidiocesi sia a conoscenza”.

    Bergoglio ha inoltre deciso di riaprire, presso la Congregazione per la dottrina della fede, anche il caso del prete dell’arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura, accusato da anni di pedofilia senza che il suo arcivescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, assumesse provvedimenti adeguati. La Congregazione ha deciso di far processare penalmente il sacerdote napoletano presso il Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano.

    Australia, un nuovo reato da ottobre

    Questione spinosa in cui si scontrano, senza incontrarsi, i precetti della religione cattolica e l’etica sociale: da ottobre i sacerdoti che ricevono una confessione circa un abuso sessuale ai danni di minori dovranno denunciare il fatto alle autorità.

    Già ad agosto 2017 i vescovi australiani, pur ribadendo la linea della tolleranza zero e la disponibilità a collaborare con le autorità, rinnegavano fermamente l’eventualità di rompere il segreto della confessione, in nome dell’inviolabilità del sigillo sacramentale.

    La Royal Commision, incaricata dal governo australiano per indagare il comportamento delle istituzioni ecclesiastiche rispetto agli abusi sessuali sui minori, aveva prescritto 122 raccomandazioni e tra queste la volontà di rendere reato la mancata denuncia di molestie o violenze su minori apprese da un sacerdote in confessione.

    «La Confessione nella Chiesa cattolica – affermava, in un comunicato, l’arcivescovo di Melbourne, Denis J. Hart, presidente della Conferenza episcopale australiana – è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà religiosa ed è riconosciuta dalla legge in Australia e in molti altri Paesi. Deve rimanere così anche qui nel nostro Paese. Al di fuori di essa, ogni offesa contro i bambini deve essere denunciata alle autorità. Siamo assolutamente impegnati a farlo».

    Anche il gesuita Frank Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana e di diritti umani e giustizia sociale all’Università di Notre-Dame, oltre a spiegare cosa comporta per un sacerdote il segreto confessionale, ha anche fatto notare come «sia ancora meno probabile che un abusatore possa presentarsi in confessionale sapendo che il sigillo sacramentale non sarà rispettato».

    Dopo un anno, in Australia, sono ancora 600 i preti contrari a questa ipotesi di legge. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, una legge che minaccia la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong.

    In ogni caso, a ottobre il South Australia sarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. L’obbligo per i sacerdoti di denunciare chi si reca in confessionale entrerà in vigore il 31 marzo 2019. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6.500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate anche in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra.

    La validità della legge è dimostrata anche dal recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson. Lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ‘70 e i giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è stato condannato a 12 mesi di reclusione, mentre il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni.

    Pedofilia e Chiesa: il processo Pell, la prima privazione della porpora per abusi sessuali e le nuove leggi australiane (parte 7)