Gli agenti sono entrati negli archivi delle diocesi di Santiago del Cile e Roncagua per raccogliere informazioni sui casi di pedofilia denunciati…
ALTRE INFORMAZIONI : http://it.euronews.com/2018/06/14/cil…

Gli agenti sono entrati negli archivi delle diocesi di Santiago del Cile e Roncagua per raccogliere informazioni sui casi di pedofilia denunciati…
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Nella giornata di ieri il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi è stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra dove insieme ad altri rappresentanti di associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo, è stato ricevuto dai Funzionari della Commissione CRC (Children Right Connection) sollevando le problematiche del “caso italiano”.
Nel febbraio del 2018, l’associazione Rete L’ABUSO, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo Italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali, diffida che aveva inviato anche al Comitato ONU per la tutela del fanciullo.
Nella pre sezione di ieri le Nazioni Unite confermano l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato Italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale previsto per il 18 gennaio 2019.
Nel frattempo saranno mesi di operoso lavoro per l’associazione italiana che si è formalmente fatta carico di inviare, presso la sede ONU di Ginevra, il maggior numero possibile di report sulla situazione italiana, sconosciuta alle Nazioni Unite e mai documentata dal nostro Governo.
Un primo deposito di materiale italiano documenta la continuità della linea omissiva della Santa Sede, linea che è stata evidenziata in un report riguardante il caso di don Mauro Galli, emblematico perchè vede documentato ai giorni nostri la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori.
Vediamo infatti che i due protagonisti, mons. Mario Delpini ed il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia da tempo al corrente delle accuse ben documentate nei loro confronti, lo scorso luglio, anzichè essere puniti come vuole la campagna di tolleranza zero avviata da papa Francesco, sono stati entrambi promossi, il primo a capo della diocesi piu grande d’Europa, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.
L’incontro di ieri con i funzionari della Nazioni Unite fa parte di un meeting internazionale iniziato nel massimo riserbo il 4 giugno a Bernex (Francia), che terminerà il giorno 8 al quale oltre alla Rete L’ABUSO (Italia) partecipano i rappresentanti delle associazioni dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero arrivati da tutto il mondo tra cui Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina.
Ulteriori informazioni sul meeting saranno rilasciate domani in una conferenza stampa che si terrà alle ore 9 a Ginevra.
Il Presidente Francesco Zanardi
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È continuato, in mattinata, l’incidente probatorio per ascoltare la 13enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano di un sacerdote. Davati al gip Cinzia Vergine, presso il Tribunale dei Minorenni, si è svolto anche oggi, “l’ascolto protetto” alla presenza di una psicologa.
Nell’udienza odierna, le “parti” hanno rivolto alla 13enne (non direttamente, ma tramite il gip), le domande che ritenevano opportune per far luce sulla delicata vicenda. La giovane, per oltre due ore, ha fornito delle risposte, ma sul contenuto vige il massimo riserbo. Le dichiarazioni verranno poi vagliate dal consulente tecnico nominato dal giudice (dr.ssa Francesca Panico), per accertarne l’attendibilità. Anche i legali e la Procura hanno nominato un proprio consulente di parte.
Nella richiesta d’incidente probatorio inoltrata al gip, a firma del pm Stefania Mininni, comparivano i nomi dei tre indagati: il prete risponde di violenza sessuale aggravata, con riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed anche a rapporti “completi” con la ragazzina.
La madre della 13enne è accusata dello stesso reato, ma per presunte “molestie” che si sarebbero consumate tra le mura domestiche. Si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare. Inoltre, il genitore risponde delle ipotesi di reato di false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.
Risulta indagata, infine, la nonna della ragazzina, sempre con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della presunta vittima.
Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania, depositata nell’agosto scorso. I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce.
Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli.
Durante le indagini, condotte dai Carabinieri del Norm di Lecce, sono stati sequestrati il telefonino del parroco e della presunta vittima, per essere analizzati da un perito informatico nominato dalla Procura. Nel frattempo sono stati depositati gli esiti della consulenza, eseguita dal dr. Claudio Leone.
La ragazza è stata anche sentita, attraverso un primo “ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.
Dunque, sulla scorta di questi accertamenti, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Ciò che è certo, è che ci si trova di fronte ad un contesto familiare degradato, caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.
Sullo sfondo di questo complesso quadro, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità,con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.
Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono invece difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della persona offesa, è assistito dal legale Benedetto Scippa. È stata invece nominata nelle vesti di curatrice speciale della 13enne, l’avvocato Agnese Caprioli.
http://www.leccenews24.it/cronaca/abusi-sessuali-sacerdote-terminato-ascolto-protetto-vittima-13enne.htm

Bergoglio, all’inizio del suo pontificato, ha costituito il C9. Un minidirettorio che doveva rivoluzionare la Chiesa. Le vicende di tre cardinali, però, fanno discutere
Il C9, il minidirettorio di cardinali voluto da Papa Bergoglio per riformare la Curia, sembra avere qualche problema.
Tre dei porporati chiamati a rivoluzionare la Chiesa, infatti, hanno fatto parlare di sè.
Il cardinale australiano George Pell, come i lettori ricorderanno, è impegnato a difendersi in un processo in Australia. Le accuse non sono state chiarite del tutto, ma è noto che riguardano abusi ai danni di minori. Il porporato australiano sarebbe responsabile di aver “coperto” episodi relativi ad abusi sessuali. Nello stesso tempo, Pell sarebbe il diretto autore di altri reati sessuali. Il tutto è sottoposto al vaglio della magistratura australiana. Il cardinale in questione è il prefetto della Segreteria per l’Economia. Si tratta della più alta carica vaticana mai coinvolta in accuse di questo tipo. C’è da dire che Pell continua a dichiararsi innocente e che molte accuse sarebbero cadute nelle fasi preliminari del processo.
Il C9, secondo la visione del pontefice argentino, doveva “governare la Chiesa universale”. Gli “antibergogliani” fanno spesso notare, però, che le riforme promesse non sono state portate a termine. Prescindendo dalle vicende personali dei porporati che compongono l’organo assembleare, è il presunto immobilismo in materia di riforme a essere contestato. Poi c’è il caso di Andrés Rodríguez Maradiaga. Il cardinale, che è considerato tra quelli più vicini a Papa Francesco, è il coordinatore del minidirettorio cardinalizio. Come ricorda Sandro Magister nel suo blog de L’Espresso, il vertice del C9 ha delle “imputazioni” che sono sul tavolo di Bergoglio da un anno. Maradiaga sarebbe accusato per alcuni investimenti milionari in società londinesi, che poi sarebbero scomparse nel nulla. Movimenti che sarebbero considerati “sospetti”. Alcune accuse sono arrivate da Martha Alegria Reichmann, moglie del Decano del Copo Diplomatico Vaticano:”Ci ha tradito”, “ci ha distrutto”. Il Papa avrebbe telefonato al suo braccio destro per dichiararsi dispiaciuto per “quanto ti hanno fatto”. Il Vaticano, insomma, sembrerebbe rimanere dalla parte del cardinale originario dell’Honduras.
Non è finita qui. Il cardinale Errazurìz, un altro membro del C9, sarebbe in qualche modo coinvolto nel caos che sta sconvolgendo la Chiesa cilena. “Fu il cardinale Errázuriz, nel 2014 – scrive sempre Sandro Magister sul suo blog – a sconsigliare papa Francesco dall’immettere Juan Carlos Cruz, principale vittima e accusatore di Barros, nella neonata pontificia commissione per la protezione dei minori. E Francesco assentì di buon grado, essendo lui stesso arciconvinto dell’innocenza di Barros e della falsità di quelle che definiva “calunnie””. Bergoglio, dopo il suo ritorno dal viaggio in Cile, ha sottolineato come alla base degli “errori di valutazione” ci fosse la mancanza di “informazioni veritiere ed equilibrate”. Errazurìz potrebbe essere uno dei responsabili di questa mancanza. Si vocifera che dopo le dimissioni in blocco dell’episcopato cileno, qualcuno starebbe aspettando quelle di questo cardinale. Il C9, insomma, potrebbe presto trasformarsi in un “C6”.
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/crisi-consiglio-bergoglio-tre-cardinali-sotto-botta-1531061.html

Santiago del Cile, (askanews) – Quattordici preti coinvolti nello scandalo sugli abusi sessuali in Cile sono stati sospesi. “Non sono più autorizzati a portare avanti i loro doveri. Questi sacerdoti hanno commesso atti che possono costituire crimini civili ma anche all’interno della chiesa”, ha dichiarato in una nota la diocesi di Rancagua, nel centro del Cile. In una conferenza stampa, il presidente della Conferenza episcopale cilena, monsignor Santiago Silva, ha spiegato: “La Chiesa non è un luogo dove si commettono crimini” “Quando parliamo di vergogna, lo diciamo con sincerità, perché la chiesa non è stata fondata da Gesù per provocare dei danni, e danni di simile grandezza. Capisco che molti non danno credito al perdono che chiediamo e al dolore che provano, e sappiamo che non recupereremo la fiducia da un giorno all’altro”. Il 18 maggio, 34 vescovi cileni hanno rassegnato in blocco le loro dimissioni nelle mani del Papa che li aveva convocati a Roma per un vertice straordinario sullo scandalo della pedofilia del clero. Secondo Elisa Fernandez, una parrocchiana che ha rivelato gli abusi in un reportage trasmesso la scorsa settimana su Canal 13, i sacerdoti sospesi farebbero parte di un gruppo chiamato “la famiglia”, responsabile di abusi sessuali su giovani e minorenni. Il vescovado di Rancagua ha spiegato che, sebbene non ci siano “elementi sul fatto che le azioni dei preti sospesi costituiscano crimini da un punto di vista legale”, è stata presentato una denuncia alla Procura della Repubblica per l’avvio di un’inchiesta. “A livello canonico, tutte le informazioni che abbiamo sono già state inviate alla Santa Sede”, conclude la nota.


LECCE – Continua a muoversi, seppur sotto traccia, l’inchiesta sul presunto prete pedofilo accusato di violenza sessuale su una ragazzina di neppure 13 anni. I carabinieri del Norm di Lecce hanno effettuato un sopralluogo all’interno della canonica in cui i sarebbero consumati gli abusi così come denunciati dalla ragazzina. I militari, su input del sostituto procuratore Stefania Mininni, hanno effettuato rilievi fotografici per cristallizzare al meglio tutti gli elementi d’indagine finora acquisiti.
Nei prossimi giorni, poi, verranno acquisite soggetto molto vicino alla minore come persona informata dei fatti. I nuovi accertamenti giungono a distanza di poche settimane dall’apertura dell’incidente probatorio in cui la ragazzina ha fornito le prime parziali ammissioni su quanto accadeva in chiesa.
L’ascolto della minore proseguirà il 31 maggio quando dovrà sottoporsi al controesame rispondendo alle domande del pubblico ministero e degli avvocati degli indagati (Stefano De Francesco, Antonio Vernaleone e Francesco Cavallo) e di parte civile (il padre della ragazzina assistito dall’avvocato Benedetto Scippa). Nel registro degli indagati sono iscritti tre nomi. Il prete risponde di violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenni mentre la madre è accusata di violenza sessuale, abusi sessuali con minorenni e false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.
Quest’ultimo reato viene contestato anche alla nonna materna. Secondo le indagini, da dicembre del 2016 fino a giugno dello scorso anno, il prete avrebbe costretto la ragazzina a consumare rapporti sessuali anche completi e a subire palpeggiamenti e toccatine in canonica. In un’occasione avrebbe persino obbligato la ragazzina a guardarlo mentre praticava atti di autoerotismo. I fatti si sarebbero consumati si è sviluppata in un contesto familiare molto complesso in cui i rapporti burrascosi tra i genitori della ragazzina sarebbero culminati in una relazione clandestina della madre con il prete: un doppio scandalo tra adulti e minorenni. Curatrice speciale della minore è stata nominata l’avvocatessa Agnese Caprioli.
Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

CITTÀ DEL VATICANO «Sono molto emozionato. Fa bene al nostro amato Paese, a tanta gente che ha sofferto per vescovi corrotti e falsi, a tutti i sopravvissuti ignorati nel mondo intero. Non si torna indietro. La storia è cambiata…». Juan Carlos Cruz, una delle vittime del prete pedofilo Fernando Karadima, lo aveva scritto su Twitter poco prima: «Che rinuncino tutti!». A fine aprile aveva parlato per tre ore con Francesco, «io voglio che nessuna vittima si senta più sola». Ed ora, a metà giornata, ci sono due vescovi cileni che nella sala Pio X sillabano un comunicato inaudito, alle spalle una riproduzione della Madonna di Guadalupe che schiaccia il Male: «Tutti noi vescovi presenti a Roma, per iscritto, abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre».
Francesco aveva concluso giovedì l’ultimo dei quattro incontri con i 34 vescovi convocati a Roma dopo lo scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa in Cile: insabbiamenti, vittime inascoltate e calunniate. Fin dal primo giorno i monsignori avevano dichiarato — anche perché non avevano scelta — di rimettersi alle decisioni del Papa. Sarà il pontefice a decidere se e chi confermare. Del resto, in una lettera riservata ai vescovi, Bergoglio parla di un problema che non si risolve «solo con la rimozione di persone, che pure bisogna fare»: non è che «muerto el perro se acabó la rabia», la rabbia non finisce perché muore il cane, «il problema è il sistema».
In dieci cartelle, Francesco scrive di «negazione di ascolto e giustizia», denunce e «gravi indizi qualificati come inverosimili», «gravissime negligenze nella protezione dei bambini», sacerdoti «sospettati di praticare l’omosessualità» e messi alla guida di seminari, pedofili spostati e «accolti in altre diocesi», «documenti distrutti» per occultare prove, «pressioni» su chi doveva istruire processi. Una Chiesa «narcisistica e autoritaria», «elitarismo e clericalismo» come «sinonimi di perversione ecclesiale».
Tutto nasce dal caso Barros, il vescovo accusato di aver coperto Karadima, ora 87 anni, potente fin dagli anni della dittatura di Pinochet. In Cile, a gennaio, il Papa aveva difeso Barros: «Sono calunnie, per due volte ho respinto le sue dimissioni, non ci sono evidenze». Ma poi ha disposto un’indagine affidata in febbraio all’arcivescovo Charles Scicluna: 64 testimoni sentiti a Santiago del Cile, 2300 pagine. Prima dei vescovi, ha ricevuto le vittime. Cruz, James Hamilton e José Murillo hanno accusato in particolare i cardinali Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago e Francisco Javier Errázuriz, l’emerito che fa parte del «C9» del Papa: «Sono criminali». Errázuriz non ha presentato rinuncia perché è in pensione e a Roma si è mostrato indignato, «mi diffamano, il Papa ha detto che l’ho informato bene».
Francesco tuttavia aveva chiesto perdono alle vittime e ammesso i suoi errori«specie per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate». È solo l’inizio. Marie Collins, la vittima che abbandonò polemica la Commissione vaticana, non si fida: «Nessun vescovo rimosso, solo disposti a dimettersi. Niente in realtà cambia».