Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Montù Beccaria, accuse di pedofilia e il don sparisce

    Montù Beccaria, accuse di pedofilia e il don sparisce

    Montò Beccaria (Pavia), 18 marzo 2018 – Scomparso da alcuni giorni, probabilmente tornato in provincia di Napoli. Si tratta di don Silverio Mura, prete napoletano, fino al 7 marzo in servizio alla parrocchia di Montù Beccaria, al centro di un presunto caso di pedofilia, riemerso nei giorni scorsi dopo che il Vaticano ha deciso di riaprire un’inchiesta che era stata chiusa solo due anni fa.

    Una brutta pagina, se confermata, di abusi avvenuti a Ponticelli, in provincia di Napoli, ben 27 anni fa. Il primo episodio, essendo stato denunciato solo nel 2010, è caduto in prescrizione, ma dopo l’inchiesta delle Iene sono emersi altri due possibili casi di violenze. La presunta prima vittima che, oggi, ha 40 anni (e ne aveva 13 quando avrebbe subìto gli abusi) ha scritto anche al Papa ed avrebbe avviato una causa per un sostanzioso risarcimento.

    Ma come è arrivato in Oltrepo Pavese don Silverio, dove esercitava diverse funzioni compresa quella di catechista? È successo poco più di un anno fa. A Montù Beccaria da una decina di anni c’è una comunità parrocchiale che comprende altri Comuni collinari ed è retta dalla Congregazione dei missionari della Divina Redenzione che ha sede a Visciano, nel Napoletano, a Nola ed anche in Veneto. L’attuale Superiore Generale della Congregazione, padre Egidio Pittiglio, fino al 2014 è stato il parroco di Montù ed ora la stessa funzione è esercitata da padre Simone Baggio. La Congregazione avrebbe chiesto alla Diocesi di Nola un aiuto per la comunità montuese e qui è stato spedito don Silverio.

    «Nessuno sapeva nulla del suo passato e quando sono stato informato della trasmissione delle Iene – dichiara il sindaco Amedeo Quaroni – mi sono premurato subito di avere notizie, ma don Silverio aveva già lasciato il paese. Posso dire che qui si è sempre comportato bene, forse un po’ riservato ma a Natale aveva partecipato al pranzo degli anziani. Alcune mamme dopo il servizio televisivo hanno chiesto informazioni sul suo conto, ma non c’è stata alcuna lamentela o segnalazione particolare».

    Insomma, una parentesi forse casuale di clamore mediatico. Don Silverio Mura dopo che nel 2010 era esploso il caso era stato spostato da Ponticelli a Pollena, altra parrocchia del Napoletano, poi aveva continuato nell’insegnamento all’Istituto Alberghiero «Russo» di Cicciano almeno fino al 2013. L’attività di insegnante sarebbe cessata del tutto nel 2015. Forse con il suo trasferimento a 800 chilometri di distanza, fra i vigneti dell’Oltrepo, si sperava di spegnere le polemiche e l’attenzione dell’opinione pubblica. Non a caso, a «Chi l’ha visto?», il Vescovo di Nola aveva dichiarato: «È in convento, senza contatti con il pubblico».

  • Molestie nel seminario dei “Legionari di Cristo”, chiesto rinvio a giudizio dell’ex rettore

    Molestie nel seminario dei “Legionari di Cristo”, chiesto rinvio a giudizio dell’ex rettore

    MARCO BENVENUTI
    NOVARA

    Atti sessuali e abusi, senza tralasciare violenze psicologiche per evitare che i ragazzini potessero raccontare qualcosa ai genitori quando tornavano qualche giorno a casa.

    Uno scandalo pedofilia nel mondo della chiesa tocca la provincia di Novara. La Procura di Milano, infatti, ha chiesto il rinvio a giudizio di padre Vladimir Resendiz Gutierrez, già responsabile del seminario minore dei Legionari di Cristo di Gozzano, struttura della congregazione di diritto pontificio chiusa ormai da un paio di anni a causa della forte diminuzione delle vocazioni, che ne rendeva troppo onerosa la gestione. Nella ex sede di via Gentile si sono formati per decenni decine di sacerdoti provenienti da tutto il mondo.

    Oggi vive in Messico  

    Gutierrez arriverà però al processo in contumacia. Dopo un incarico in Venezuela, ora, secondo le informazioni degli investigatori, dovrebbe trovarsi in Messico. Nei suoi confronti si parla di violenze commesse ai danni di tre giovanissimi studenti del seminario novarese, oggi ventenni, abusati quando erano in tenera età, circa otto anni fa. Uno è spagnolo, gli altri due italiani. Potrebbero esserci anche altri vittime che non hanno parlato, forse per timore.

    La storia di pedofilia è venuta alla luce grazie alla denuncia per estorsione presentata dai familiari di uno di questi giovani, residenti nel Milanese. Conoscenti dell’ex rettore dei Legionari di Cristo gli avevano offerto 15 mila euro per comprare il suo silenzio, con la clausola che, nel caso avesse parlato degli abusi, avrebbe dovuto restituire molti più soldi. Al ricatto è stato detto di no e nelle indagini per estorsione la vittima ha poi raccontato quanto succedeva anni addietro fra le mura di Gozzano. Un’incredibile storia di abusi e orrore. Parrebbe che il sacerdote chiudesse gli studenti nel suo studio e li sottoponesse per ore a qualsiasi tipo di tortura e pratica sessuale.

    Gli abusi  

    Si legge nell’imputazione che Vladimir Resendiz Gutierrez «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di responsabile del seminario minore dei Legionari di Cristo, agendo con violenza, minaccia, abuso di autorità spirituale e comunque abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica del minore, all’epoca dodicenne a lui affidato per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza e custodia, costringeva e comunque induceva il minore a compiere su di sé e a subire atti sessuali».

    Nelle imputazioni emergono anche violenze psicologiche, come per esempio «impedire che il minore potesse rientrare a casa, in occasione delle visite dei genitori». L’udienza preliminare sarà in tribunale a Novara per competenza territoriale.

    http://www.lastampa.it/2018/03/11/edizioni/novara/molestie-nel-seminario-dei-legionari-di-cristo-rinviato-a-giudizio-lex-rettore-SZY9s7A1LbPL6MA2QLj3sL/pagina.html

  • Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

    Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

    di F.Oli.
    LECCE – E’ previsto per il 5 aprile prossimo l’incidente probatorio della ragazzina di soli 12 anni vittima di presunti abusi sessuali per mano di un sacerdote. Il gip CinziaVergine ha infatti accolto la richiesta avanzata nelle scorse settimane dal sostituto procuratore Stefania Mininni. La giovane (residente in un comune della provincia), davanti a un giudice e con tutte le garanzie del caso, potrà raccontare le presunte molestie a sfondo sessuale consumate all’interno di una parrocchia della provincia di Lecce.

    Successivamente la dottoressa Francesca Panico stilerà una perizia per valutare l’attendibilità delle dichiarazioni della minore. Nell’ordinanza di ammissione di incidente probatorio vengono messe nero su bianco le accuse di una torbida storia di presunte violenze, rapporti extraconiugali e legami burrascosi all’interno della stessa famiglia. La posizione più scomoda (anche per le sue funzioni) è quella del prete. Il parroco, fino a pochi mesi fa in servizio in una chiesa del circondario di Lecce, è accusato di violenza sessuale e atti sessuali con minorenni.

    Secondo le indagini condotte dai carabinieri del Norm di Lecce, da dicembre del 2016 fino a giugno dello scorso anno, il prete avrebbe costretto la ragazzina a consumare rapporti sessuali anche completi e a subire palpeggiamenti e toccatine in canonica. In un’occasione avrebbe persino obbligato la ragazzina ad assistere alla sua masturbazione.

    Le presunte molestie sono emerse con una denuncia raccolta da un familiare. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati i telefonini del sacerdote e della minore su cui è stata effettuata una consulenza dagli esiti contraddittori. Sono state eseguite perquisizioni e ispezioni in parrocchia per trovare riscontri al racconto della persona offesa nel frattempo trasferita in una struttura protetta. Le sue dichiarazioni sono state
    già acquisite. La giovane ha raccontato i presunti abusi, palpeggiamenti e violenze alla presenza di una psicologa. Per ben due volte.

    Il sacerdote non è l’unico indagato. L’inchiesta si è rapidamente allargata. E’ emersa una presunta relazione clandestina tra la madre della ragazzina e il parroco. E la donna è finita sotto inchiesta. E’ accusata di violenza sessuale, abusi sessuali con minorenni, false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale. I reati a sfondo sessuale si configurerebbero perchè la donna avrebbe costretto la figlia a compiere atti di autoerotismo.

    Le altre due accese, invece, farebbero riferimento alla presunta tresca con il sacerdote. L’indagata avrebbe raccontato al pm di non aver avuto più alcun contatto (telefonico e di altra natura) con il suo amante in abito talare da quando la figlia venne allontanata da casa con un provvedimento del Tribunale per i Minorenni.

    Stando a quanto accertato, invece, la donna avrebbe continuato a mantenere contatti con l’indagato anche quotidiani direttamente o con un parente dell’uomo e aiutato l’amante a eludere le indagini. In particolare consigliandogli di avere contatti di amicizia su Instagram e di non utilizzare più schede telefoniche a lui riconducibili ma di acquistarne altre da intestare ad altre persone in modo tale da poter continuare le comunicazioni.

    C’è poi anche una terza indagata. E’ la nonna della ragazzina. La donna, stando alle contestazioni, è accusata di false informazioni al pubblico ministero. Avrebbe taciuto sulla relazione clandestina della figlia con il parroco e nonostante fosse stata sollecitata più volte a fornire informazioni sul loro rapporto avrebbe persino negato di sapere che la figlia aveva trascorso d’estate cinque giorni al mare con il sacerdote.

    I genitori della ragazzina sono da tempo separati. Il padre ha incassato di recente una condanna in primo e in secondo grado. In questo contesto familiare si sarebbe inserita la figura del parroco.

    E’ da accertare il ruolo. Ha fornito supporto alla famiglia aiutando la bambina o si è trasformato in un orco in canonica approfittando della complessa situazione familiare? E le accuse sono una vendetta per quella relazione con la donna?

    Nell’incidente probatorio potranno emergere nuovi particolari. Il sacerdote è assistito dagli avvocati Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone; la madre e la nonna della ragazzina dall’avvocato Francesco Cavallo. Il padre, come persona offesa, invece, è assistito dall’avvocato Benedetto Scippa. Curatrice speciale della minore è stata nominata l’avvocatessa Agnese Caprioli.

    Violenze sessuali per mano di un sacerdote e abusi dalla madre? Presunta vittima sarà sentita dal gip

  • Preti pedofili, per lo Stato hanno più diritti delle vittime

    Preti pedofili, per lo Stato hanno più diritti delle vittime

    Il governo italiano non ha mai adottato le misure necessarie per contrastare la pedofilia ecclesiastica. Per questo Rete L’Abuso l’ha diffidato, contestando la violazione della Convenzione di Lanzarote e di diritti costituzionali delle vittime a vantaggio dei loro abusatori.

    di Federico Tulli

    Quando era 13enne e per i tre anni successivi, Giada Vitale è stata abusata da un sacerdote 55enne. Appena diventata maggiorenne, dopo due anni passati a entrare e uscire dall’ospedale a causa del trauma emotivo subito, Giada lo denunciò, entrando in un altro tunnel dell’orrore. Nel 2016 il Gip ha infatti prosciolto l’uomo, parroco del paesino in cui viveva e vive la ragazza oggi 23enne, per i fatti accaduti dopo il compimento dei 14 anni che per la legge è l’età del consenso purché il minore non abbia subito delle pressioni tali da essere considerato incapace di intendere e di volere. La perizia psichiatrica di parte presentata da Giada – orfana di padre e con la madre assunta come domestica nella parrocchia “incriminata” – parlava chiaro: lei era soggiogata dal prete che era anche suo educatore e maestro di musica. Ma il giudice pur non essendo un medico non ne tenne conto, nemmeno consultò il documento. Ritenendo che allo scoccare della mezzanotte dei suoi 14 anni la ragazzina fosse diventata consenziente, avendo affermato davanti ai carabinieri al momento della denuncia di aver voluto bene al prete. I lettori di Left ricorderanno questa vicenda che fu ricostruita solo dal nostro settimanale in occasione della sconcertante sentenza del Gip. Nel frattempo si è svolto il processo di primo grado per le accuse riguardanti il periodo delle violenze in cui Giada aveva meno di 14 anni: il sacerdote è stato condannato a sei anni.

    Perché riportiamo in evidenza questa dolorosa storia? Perché ora, grazie anche alla nostra inchiesta la Rete L’Abuso ha inviato una diffida alla presidenza del Consiglio per «condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote e altre inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione italiana».

    Tra i destinatari della diffida non c’è solo Paolo Gentiloni. Leggiamo anche: la XII Commissione affari sociali della Camera, il garante nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza e la presidenza del Parlamento europeo.

    In base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini e le istituzioni, sono obbligati a rispondere entro 30 giorni. Per conoscenza hanno ricevuto il documento l’Unicef, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia, il presidente della Repubblica (come garante della Costituzione), l’Istituto interregionale per la ricerca sulla criminalità e la giustizia delle Nazioni Unite (Unicri) e il Centro di ricerca innocenti Unicef.

    Che cosa contesta Rete L’Abuso allo Stato italiano è presto detto, del resto era in parte denunciato già dai nostri articoli sul caso di Giada. Per prima cosa, e questa è una nostra “battaglia” sin dai tempi di Benedetto XVI, la mancata istituzione di una commissione d’inchiesta sulla pedofilia clericale sulla falsa riga di quelle che hanno agito in decine di Paesi nel mondo segnati da questo fenomeno criminale. E poi, non meno importante, la violazione della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori.

    L’associazione che si occupa della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili ritiene che in base alla Convenzione, convertita in legge nel 2012, il governo italiano dovrebbe vietare alla Chiesa lo svolgimento di un processo canonico per abusi su minori prima che sia concluso l’iter giudiziario “corrispondente” in sede civile. «In questo modo – spiega l’avvocato Mario Caligiuri che assiste Rete L’Abuso in questa iniziativa – viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

    Ed è esattamente quanto accaduto a Giada Vitale. Prima di rivolgersi alla magistratura italiana aveva denunciato il suo aguzzino alla Diocesi di residenza. La quale non fece nulla nei confronti del prete fino a quando la ragazza non entrò in una caserma dei carabinieri. A indagini “laiche” ancora in corso, scattò in pochissimo tempo il processo ecclesiastico. Ed ecco il punto rispetto al quale si denuncia l’inerzia del governo oltre alla violazione di elementari diritti di alcuni cittadini (le presunte vittime), in favore di altri (i preti presunti abusatori). Racconta Caligiuri: «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». Pensando al controesame, prosegue l’avvocato, «il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva». Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma Caligiuri -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano». A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, è il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma insieme al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il minore molestato, ma Dio. Per la Chiesa cattolica, infatti, l’abuso è un delitto morale in violazione del VI Comandamento,

    Per la Chiesa cattolica, lo stupro di una bambina è un delitto contro la morale, un’offesa alla divinità
    non un crimine violentissimo contro una persona inerme, che si fonda sul patologico annullamento della realtà umana del bambino. Anche di questo lo Stato italiano dovrebbe tener laicamente conto nel valutare l’opportunità di iniziare a rispettare la Convenzione di Lanzarote nei termini indicati dalla diffida. Dal canto suo il Vaticano non ha alcuna intenzione di modificare questo atteggiamento nei confronti delle vittime e trattare questi crimini per quello che sono.

    Su richiesta del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia, in base alla relativa Convenzione ratificata da papa Francesco nel 2013, il Vaticano avrebbe dovuto modificare le norme penali che considerano lo stupro alla stregua di un peccato, di un vizio, e presentare relativa prova all’Onu entro il primo settembre 2017. Ebbene, a sei mesi dalla scadenza del termine, nessuna relazione è stata presentata dagli emissari di Bergoglio. A conferma di quando davvero gli interessi l’incolumità delle vittime. E così, mentre i media italiani esaltano la presunta tolleranza zero del papa e il governo fa finta di nulla, la pedofilia nella Chiesa continua a rimanere tranquillamente nascosta sotto il tappeto di vescovi, parroci e cardinali. Con l’avallo del pontefice.

    Federico Tulli Left del 2-3-18

  • Milano, sacerdote accusato di violenza sessuale. Teste conferma gli abusi

    Milano, sacerdote accusato di violenza sessuale. Teste conferma gli abusi

    Deposizione in aula dell’ex fidanzata di un giovane, al momento dei fatti 15enne e presunta vittima della violenza nel 2011

    «Mi ha detto che don Mauro, la sera prima, lo aveva abbracciato da dietro e che a seguito di ciò era stato male e si era svegliato urlando». È un passaggio della deposizione in aula, davanti alla quinta sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Oscar Magi, dell’ex fidanzata di un giovane, al momento dei fatti 15enne e presunta vittima di una violenza sessuale da parte di don Mauro Galli, che era sacerdote a Rozzano (Milano), avvenuta il 19 dicembre 2011. «Credo che si sia svegliato urlando – ha aggiunto la teste, rispondendo alle domande del pm Lucia Minutella – perché suppongo che si sentisse violato nella sua intimità». Dopo l’episodio, ha spiegato la giovane, il 15enne «ha iniziato a stare male e ad avere dei crolli di natura psicologica». Come riporta il capo di imputazione, il sacerdote, accusato di violenza sessuale aggravata, avrebbe abusato del ragazzo nella propria abitazione, dove aveva trascorso la notte «in vista delle attività di preghiera previste per il giorno successivo». Approfittando così, si legge ancora, delle «condizioni di inferiorità fisica e psichica della persona offesa (in relazione al divario di età, allo stato di soggezione ed affidamento legato al ruolo di sacerdote, padre spirituale, educatore ed insegnante del ragazzo)». Nella scorsa udienza il collegio ha acquisito il verbale di sommarie informazioni testimoniali reso, nell’ottobre 2014, dall’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini, al momento dei fatti vicario episcopale della zona pastorale numero 6 (che comprende i comuni da Abbiategrasso a Treviglio). Delpini aveva spiegato a verbale che, dopo avere appreso da un altro sacerdote che il ragazzo «aveva segnalato abusi sessuali compiuti da Don Mauro durante la notte», decise «di trasferire don Mauro ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano». Il processo tornerà in aula il prossimo 5 aprile.

    http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_marzo_08/milano-sacerdote-accusato-violenza-sessuale-teste-conferma-abusi-bab9a1f6-22e6-11e8-a740-dc76cebf8197.shtml

  • Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

    Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

    Qualcuno ricorda la Pontificia commissione per la tutela dei minori? Probabilmente non molti, visto che in effetti non si tratta certo di un organismo dall’attività frenetica. Non uno di quelli, per intenderci, di cui ci si ritrova a leggere spesso sugli organi d’informazione. A suo tempo, nel 2014, venne istituita e lanciata in pompa magna dall’attuale papa con l’obbiettivo di risolvere il problema della pedofilia ecclesiastica, concependo proposte di azione da sottoporre agli altri organi ecclesiastici e allo stesso pontefice. Quindi un organismo con funzione consultiva. Fu subito un tripudio di consensi: “Giro di vite contro la pedofilia”! “Tolleranza zero”! “Protezione dei minori fra le priorità più alte”!

    Dopo allora, la prima volta che questa commissione fece parlare di sé fu a seguito della defezione di Peter Saunders, attivista contro gli abusi ed egli stesso già vittima di abusi da parte di un sacerdote. Saunders si era espresso molto duramente contro il cardinale Pell, in quel momento al vertice del dicastero economico vaticano (mica pizza e fichi) e sotto indagine nel suo paese d’origine, l’Australia, con l’accusa di aver coperto dei casi di pedofilia nel periodo in cui era stato vescovo. Ciò di cui Saunders accusava Pell era l’aver risposto alle richieste della giustizia australiana inviando certificati medici, in modo da giustificare formalmente la sua assenza. Saunders lasciò la commissione dopo che all’interno della stessa si dibatté della questione, non è quindi chiaro se sia andato via di sua sponte o se sia stato cacciato. In seguito le accuse contro Pell si sarebbero fatte perfino più gravi: adesso il cardinale, che nel frattempo è stato convinto ad andare a difendersi in Australia, è indagato per abusi sessuali che lui stesso avrebbe commesso. A breve dovrà affrontare un’inchiesta preliminare da cui potrebbe uscire fuori il suo rinvio a giudizio.

    Dimissioni esplicite sono state invece, a distanza di un anno, quelle di Marie Collins, altra sopravvissuta a un pedofilo in abito talare voluta all’interno di questa fantastica commissione. Che tanto fantastica però non si è dimostrata, semmai proprio l’opposto visto che alla base delle dimissioni di Collins c’è proprio la sua (della commissione) sostanziale inutilità. In particolare Collins prendeva atto che gli altri organi della Chiesa, invece di collaborare con la commissione per aiutarla a raggiungere i suoi scopi, le mettevano i bastoni tra le ruote. Prima fra tutte la Congregazione per la dottrina della fede, precedentemente nota come Sant’Uffizio (ancora prima come Santa inquisizione). Le parole di Collins non lasciano dubbi su come viene presentata la commissione all’esterno: «avevo detto che se avessi trovato un conflitto tra quello che stava accadendo dietro le quinte e ciò che veniva detto pubblicamente, non sarei rimasta. Ecco, questo è accaduto».

    Adesso, dopo un anno dalle dimissioni di Collins (ci si potrebbe regolare l’orologio con questa cadenza), arriva la notizia delle dimissioni di Catherine Bonnet, psichiatra infantile specializzata in violenze sessuali. Le ragioni di Bonnet non sono molto diverse da quelle di Collins. In più Bonnet rileva che l’organismo di cui faceva parte non è neanche in grado di deliberare una cosa semplicissima: chi viene a conoscenza di abusi deve segnalarlo alle autorità civili. Sembrerebbe una cosa perfino banale in qualunque altro contesto, tutti concordano nel ritenere almeno eticamente corretto riportare alle autorità notizie di abusi, quando non legalmente obbligatorio per esplicita richiesta delle autorità. Il problema, almeno in Italia, è che la Chiesa è qualcosa di diverso da “tutti”. È un ordine indipendente e sovrano per dettato costituzionale e in forza del Concordato abbiamo da un lato una deroga specifica per gli ecclesiastici, che “non possono essere richiesti da magistrati o da altra autorità e dare informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del sacro ministero”, dall’altro il principio che la giustizia civile deve invece, lei sì, “informare immediatamente l’ordinario della diocesi, nel cui territorio egli esercita giurisdizione”.

    Purtroppo le dichiarazioni di Bonnet, così come quelle di tutti gli altri pezzi della commissione che si sono persi per strada, non sono affatto necessarie per capire che non c’è realmente alcuna volontà della Chiesa di affrontare il dramma della pedofilia ecclesiastica, alla quale andrebbe aggiunto l’aggettivo “aggravata” visto che può contare su forme di insabbiamento che non sono possibili in altri contesti. Basta aprire i giornali e leggere. A volte tra le righe, come quando si parla appunto di questa inutile commissione, altre volte senza neanche spendersi troppo in interpretazioni. Come nel recente caso di don Massaferro, pedofilo condannato in via definitiva a sette anni e otto mesi dalla giustizia italiana, ma assolto e dunque da riabilitare completamente per la giustizia (?) ecclesiastica. O come in quello meno recente del vescovo di Palestrina, secondo il quale i casi di pedofilia non potrebbero essere denunciati per via della normativa sulla privacy. E meno male che fu lo stesso garante a smentirlo pubblicamente.

    Alla fine, quella che nelle intenzioni, millantate o meno che siano, doveva essere una commissione a tutela dei minori, si è rivelata essere una farsa a tutela di chi quei minori li abusa. A tutela degli insabbiamenti, a tutela dell’immagine della Chiesa in generale e di Bergoglio in particolare. A tutela del marciume che c’è sempre stato, e che ci sarà verosimilmente per parecchio tempo ancora. E a dispetto di chi chiede giustizia. Ora e nei secoli dei secoli mai abbastanza secolarizzati.

    Pontificia commissione a tutela della “pedofilia aggravata”

  • Vaticano, Papa Francesco e Bisignani: “Nuovo scandalo sessuale in arrivo, ora trema il Pontefice”

    Vaticano, Papa Francesco e Bisignani: “Nuovo scandalo sessuale in arrivo, ora trema il Pontefice”

    In Vaticano sta per esplodere un nuovo, drammatico scandalo sessuale. La voce, molto ben informata, è quella di Luigi Bisignani che sul Tempo annuncia “il gesto clamoroso” che sta per prendere Papa Francesco: l’istituzione di un moderator curiae, un super direttore generale del personale che dovrà assumere informazioni su ogni nuova nomina tramite la Gendarmeria Vaticana.

    A inquietare il Pontefice, evidentemente, sono i segreti e i lati oscuri di tanti suoi collaboratori sulla cui moralità, fino a oggi, garantiva il Sostituto della Segreteriaavvalendosi delle informazioni fornite dal movimento dei Focolari, “inseriti negli ultimi 30 anni in tutti i gangli importanti d’Oltretevere”, fa notare Bisignani.

    L’accelerazione di Bergoglio sarebbe legata alla condanna a 14 anni per possesso di materiale pedopornografico di monsignor Pietro Amenta. E ci sono anche “due inchieste riguardanti prelati omosessuali supposti pedofili”, scrive Bisignani, “in corso di istruzione rigorosa e segreta” che riguarderebbero, tra l’altro “una personalità molto vicina al Papa e molto apprezzata e conosciuta nel mondo dei media e della cultura, frequentatore, secondo alcune indiscrezioni non confermate, di un appartamento attenzionato nei pressi di via della Scrofa a Roma”.

  • Il primo giorno in Cile dell’inviato papale Scicluna, in programma oltre 20 udienze

    Il primo giorno in Cile dell’inviato papale Scicluna, in programma oltre 20 udienze

    L’arcivescovo ascolterà due vittime di Karadima, José Andrés Murillo e James Hamilton. Breve incontro con la stampa cilena: «Grazie a chi vorrà aiutarmi». In programma una riunione con una delegazione di Osorno che contesta Barros

    L’inviato di Papa Francesco in Cile, monsignor Charles Scicluna, che sta già indagando dal 17 febbraio scorso su possibili nuovi elementi nella vicenda “Karadima-Barros”, è arrivato ieri in mattina a Santiago del Cile. Oggi, nella sede della Nunziatura (e fino a venerdì 23 febbraio) l’inviato darà inizio alla sua delicata missione nel Paese: per prima cosa incontrerà e ascolterà le altre due persone, delle tre, che accusano monsignor Juan Barros di aver coperto gli abusi sessuali commessi dal sacerdote Fernando Karadima, di cui era discepolo nella Fraternità della parrocchia di El Bosque.

    Scicluna ha già incontrato, sabato 17 scorso a New York, nella canonica della Chiesa del Santo Nome di Gesù, il testimone e vittima Juan Carlos Cruz. Oggi alle ore 16 locale (sarà sera in Europa), l’arcivescovo della diocesi maltese de La Valletta, insieme padre Jordi Bertomeu, ufficiale spagnolo della Congregazione per la Dottrina della Fede, vedrà le altre due vittime José Andrés Murillo e James Hamilton.

    Juan Pablo Hermosilla, avvocato di Cruz, Hamilton e Murillo, conversando con alcuni giornalisti ha dichiarato che i suoi assistiti attendono di «essere ascoltati come è già accaduto con Juan Carlos Cruz». «Ascoltare è già un aiuto per loro, può sembrare strano dire una cosa di questo tipo ma è così», ha osservato il giurista. E ha augurato a Scicluna un «buon lavoro con un’ampia raccolta d’informazione e l’ascolto di tanti testimoni» perché «ciò permetterà poi di consegnare al Vaticano un rapporto completo» sulla vicenda di monsignor Barros.

    Hermosilla ha spiegato inoltre che, in rappresentanza dei suoi assistiti, ha già inviato per posta elettronica all’arcivescovo Scicluna «documentazione importante»; Murillo e Hamilton «consegneranno agli inviati del Vaticano oggi altri documenti. Tra questi c’è il registro di tutti i casi giuridici che si sono aperti sul caso di padre Fernando Karadima».

    «Occorre ricordare – ha aggiunto l’avvocato – che non si tratta solo di testimoni. Ormai si sono realizzate due inchieste da parte dello Stato cileno da dove si evincono prove associate a numerosi testimoni. In alcuni casi si tratta di situazioni che i coinvolti hanno riconosciuto».

    Monsignor Charles Scicluna – che dovrebbe ascoltare almeno 20 persone in questi giorni – si riunirà inoltre con una delegazione di fedeli della diocesi di Osorno che contestano il vescovo Barros. L’incontro si terrà vicino alla Nunziatura presso la Casa delle Pontificie Opere Missionarie.

    E proprio nella sede delle Pom, il presule – al contrario di quanto aveva detto giorni fa a diversi giornalisti che lo avevano contattato – ha deciso di incontrare in mattinata (ora locale) la stampa cilena prima di dare inizio alle udienze. Scicluna non ha risposto ad alcuna domanda ma ha letto un comunicato. «Sono venuto in Cile inviato da Papa Francesco per raccogliere informazioni utili riguardo monsignor Juan Barros Madrid, vescovo di Osorno – ha detto -. Voglio esprimere la mia gratitudine alle persone che si sono dichiarate disponibili per incontrarmi nei prossimi giorni. Ringrazio il personale della Nunziatura, per la loro accoglienza e collaborazione e in modo speciale a monsignor Ivo Scapolo, nunzio Apostolico in Cile». L’arcivescovo ha trasmesso «il saluto affettuoso» di Papa Francesco «che ancora ricorda con emozione la calda accoglienza che ha ricevuto durante il suo viaggio apostolico in questo paese».

    http://www.lastampa.it/2018/02/20/vaticaninsider/ita/vaticano/il-primo-giorno-in-cile-dellinviato-papale-scicluna-in-programma-oltre-udienze-clRl6e0WixPGyrMCWKYKOL/pagina.html

  • Abusi sui minori, l’inviato del Papa arriva in Cile. E lo scandalo si allarga

    Abusi sui minori, l’inviato del Papa arriva in Cile. E lo scandalo si allarga

    di Gian Guido Vecchi – L’arcivescovo di Malta Charles Scicluna, uomo di punta del Vaticano nelle indagini contro gli abusi su minori, è arrivato in Cile per la missione che gli ha affidato papa Francesco: da oggi a venerdì ascolterà a Santiago le vittime del prete pedofilo Fernando Karadima sulla vicenda di monsignor Juan Barros, il vescovo di Osorno che di Karadima fu discepolo ed è accusato di averlo coperto.

    Ma ormai non si tratta più del solo «caso Barros», che ha scandito di contestazioni il viaggio recente di Francesco in Cile. L’indagine dell’inviato del Papa fa vacillare i vertici della Chiesa cilena, a cominciare dai cardinali Ricardo Ezzati e Francisco Javier Errázuriz: l’arcivescovo di Santiago e l’emerito che fa parte del «C9», il gruppo di consiglio del Pontefice, proprio come il cardinale Seán O’Malley, presidente della commissione vaticana per la tutela dei minori.

    Prima di arrivare a Santiago, monsignor Scicluna ha fatto tappa negli Stati Uniti; in una parrocchia di Manhattan, ha parlato per quattro ore con Juan Carlos Cruz, una delle vittime di Karadima, che accusa Barros di avere assistito alle violenze e insabbiato. Cruz ha detto che l’incontro è andato bene, «per la prima volta dal 2009 ho avuto la sensazione di essere ascoltato, abbiamo pregato assieme». Soprattutto ha raccontato che «non solo mi hanno chiesto di Barros ma anche dei cardinali Errázuriz e Ezzati e di altri vescovi. Ho l’impressione che Barros sia il tema centrale però la cosa sia molto più grande di lui».

    Scicluna mette ogni audizione a verbale, al ritorno consegnerà tutto a Francesco. Cruz gli ha dato due lettere che scrisse nel 2015, senza avere riposta, al nunzio e al Papa. A Santiago, Scicluna ascolterà le vittime James Hamiltón e José Andrés Murillo e un gruppo di fedeli di Osorno. Secondo Cruz, potrebbero essere sentiti anche i cardinali e altri tre vescovi accusati dalle vittime, Koljatic, Valenzuela e Arteaga, pure loro nella «fraternità» di Karadima e divenuti vescovi, come Barros, ai tempi di Wojtyla. «Nella Chiesa cilena c’è una macchina per insabbiare», dice Cruz.

    Tre anni fa saltarono fuori delle mail tra i due cardinali, preoccupati dalla possibilità che Juan Cruz fosse nominato nella commissione vaticana antipedofilia: «Sarebbe molto grave per la Chiesa in Cile. Significherebbe dare credito ad una elaborazione che il signor Cruz ha costruito astutamente».

    La popolarità della Chiesa nel Paese non è mai stata così bassa. È stato Francesco, il 16 gennaio, a chiedere perdono ed esprimere «dolore e vergogna». Su Barros però aveva esclamato: «Non c’è l’ombra di una prova, sono calunnie». Nel volo di ritorno si era scusato («so che molta gente abusata non può portare prove») ma aveva spiegato di aver respinto per due volte le dimissioni di Barros dopo avergli parlato, di essere «convinto sia innocente» e di non poter condannare senza «evidenze»: «Io non ho sentito nessuna vittima di Barros, non si sono presentate. Se una mi dà evidenze, ho il cuore aperto».
    Pochi giorni dopo, il Vaticano informava che «a seguito di alcune informazioni recentemente pervenute» Francesco avrebbe inviato Scicluna in Cile.

    http://www.corriere.it/esteri/18_febbraio_19/02-esteri-t14llcorriere-web-sezioni-d2f9dc18-15bc-11e8-83e1-221a94978c8b.shtml

  • Caso Barros, a New York inizia bene la missione di Scicluna

    Caso Barros, a New York inizia bene la missione di Scicluna

    Cruz (vittima di abusi): «Per la prima volta mi sono sentito ascoltato. L’inviato del Papa ha pianto ascoltando i miei racconti sugli abusi di padre Karadima»   

    LUIS BADILLA ROMA

    È durato quasi quattro ore l’incontro a New York tra il giornalista cileno Juan Carlos Cruz e monsignor Charles Scicluna, inviato del Papa per la vicenda cosiddetta «Karadima-Barros», molto presente durante il recente viaggio di Francesco in Cile dal 18 al 21 gennaio. Ieri, sabato 17 febbraio, in una parrocchia di New York (Holly Name of Jesus di Manhattan), l’inviato speciale di papa Francesco ha parlato a lungo, senza limiti e senza fretta, con la vittima principale degli abusi del sacerdote cileno Fernando Karadima, processato e condannato sia in sede civile che in sede canonica. «Si è trattato di una riunione lunga e difficile», ha detto Cruz, e poi ha osservato piangendo: «Sono felice di aver potuto parlare con monsignor Charles Scicluna e con il padre Jordi Bertomeu, della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si sono comportati molto bene con me. È la prima volta che sento che ci ascoltano».

    «Ci sono altre vittime, sino a oggi sconosciute. Non hanno mai parlato. Ecco alcuni nomi».

    Il giornalista cileno, la più nota vittima di Karadima, sacerdote che come è ben noto abusò inoltre anche di James Hamilton e Juan Andrés Murillo, che Scicluna ascolterà in Cile a partire del 20 febbraio, ha aggiunto visibilmente commosso: «Lui (Scicluna, ndr) ha pianto quando raccontavo le cose accadute. Ho sentito la sua grande compassione. Mi auguro che coloro che saranno da lui ascoltati in Cile sentano, alla sua presenza, lo stesso che ho sentito io».

    Juan Carlos Cruz, nelle brevi dichiarazioni rilasciate dopo l’incontro, ha precisato di aver consegnato a Scicluna i nomi di persone che a suo avviso hanno preso parte nelle tattiche dell’occultamento degli abusi così come una lista di altre persone vittime di questa tragedia e che non hanno mai consegnato un resoconto. Scicluna avrebbe detto a Cruz che farà di tutto per ascoltare anche queste nuove testimonianze sino a oggi completamente sconosciute.

    Infine, il giornalista ha raccontato che l’inviato del Papa non solo lo ha interrogato sulle «mie informazioni su Juan Barros», il vescovo di Osorno accusato di aver coperto quanto faceva padre Karadima, «ma anche sul cardinale Francisco Javier Errázuriz – arcivescovo emerito di Santiago del Cile – e su di tutto ciò che ha fatto; sul cardinale Ricardo Ezzati – attuale arcivescovo della capitale in regime di proroga – e su tutto ciò che non hanno mai fatto i vescovi, i responsabili della parrocchia El Bosque (luogo dei reati e crimini di Karadima). Abbiamo parlato anche di altri vescovi. Insomma, penso che la missione Scicluna stia andando oltre il caso Barros. L’inviato papale è molto empatico. Mi sembra un uomo buono che desidera portare a compimento un’indagine trasparente e indipendente. Vuole evitare qualsiasi interferenza. Ha letto le cose che ho scritto. Conosce bene il mio libro “La fine dell’innocenza”», documento in cui Cruz racconta la sua orrenda esperienza tra il 1981 e il 1995.

    http://www.lastampa.it/2018/02/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/caso-barros-a-new-york-inizia-benela-missione-di-scicluna-Ksx35epNYkzvGnS4bNR94M/pagina.html