Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: insabbiamenti

  • Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    L’associazione Rete L’Abuso onlus ha depositato un esposto presso sei procure italiane, documentando diversi casi di insabbiamento e di violazione delle leggi che obbligano le istituzioni laiche e quelle ecclesiastiche a vigilare sull’incolumità dei bambini prepuberi

    di Federico Tulli

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. E ancora: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Sono due passaggi chiave del Nuovo Concordato tra l’Italia e il Vaticano firmato il 18 febbraio 1984, in seguito ratificato con la legge 121/85. Poche righe dietro le quali si cela, nel nostro Paese, l’orrendo mondo della pedofilia di matrice clericale e la sua continua espansione di cui sono responsabili in solido Stato e Chiesa che poco o nulla fanno per prevenire questo fenomeno criminale. Ne è convinta la onlus Rete L’Abuso che il 17 ottobre ha depositato un esposto-denuncia presso le procure di Savona, Pavia, Milano, Verona, Roma e Napoli, in cui si contesta da un lato una prassi consolidata di insabbiamenti delle denunce per abusi attuata dalla Santa sede e dalla Conferenza episcopale italiana – portando come prova quattro gravissimi casi (vedi Left del 21 settembre 2018) -, e dall’altro si accusa il governo italiano di omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche e si evidenziano una serie di vantaggi determinati dal Concordato per i sacerdoti presunti responsabili di violenze su minori, a danno delle loro vittime, e in caso di depistaggi, per coloro che li proteggono.

    Vantaggi che mal si combinano con la Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali, ratificata dall’Italia il 1 ottobre 2012, e con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Santa Sede nel 2013 e dall’Italia nel 1991. «Il Concordato si può cambiare se le due parti si mettono d’accordo ma Stato e Chiesa non hanno mai manifestato questa intenzione, eppure sarebbe un segnale inequivocabile in direzione di una concreta lotta contro  la pedofilia tanto sbandierata a parole» ci dicono da Rete L’Abuso.

    L’associazione – che è parte per l’Italia di Ending clergy abuse (Eca), un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani, i cui membri rappresentano 18 Paesi e 4 continenti – nell’esposto sottolinea anche la necessità improrogabile di realizzare nel nostro Paese una inchiesta su scala nazionale come quelle che altrove (Irlanda, Usa, Germania, Belgio, Olanda, Australia etc) hanno portato risultati innegabili soprattutto in termini prevenzione della pedofilia clericale. «Ma nemmeno da questo orecchio Stato e Chiesa vogliono sentire».

    Eppure seri campanelli d’allarme non mancano. Ci riferiamo sia al numero dei sacerdoti pedofili che in percentuale supera centinaia di volte la più pessimistica stima relativa agli ambienti “laici” (papa Bergoglio ha riferito che i preti pedofili sarebbero il 2%, la Australian Royal Commission arriva addirittura al 7% e la Nsac sostiene che nella sola Diocesi di Boston si giunga all’8,9%), sia al numero delle vittime. A tal proposito Rete L’abuso nell’esposto cita due studi: quello di Andrew Greeley (docente di sociologia all’Università di Chicago) che calcola una media di 50 vittime per sacerdote pedofilo e quello di A. W. Richard Sipe (ex assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland) che moltiplica di cinque volte questo dato di per sé già mostruoso: 250.

    In Italia la popolazione ecclesiastica conta circa 30mila unità. Prendendo per buona la percentuale più bassa (quella di Bergoglio) e il dato più basso (Greeley) staremmo parlando di 600 serial killer e almeno 30mila vittime. Forse non a caso il 21 agosto scorso padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, ha detto chiaro e tondo in un’intervista alla Sir, l’agenzia stampa dei vescovi: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Anche il governo faccia altrettanto, aggiungiamo noi.

    LEFT del 19 ottobre 2018 pag. 45

    https://left.it/

  • Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

    Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

    Il governo americano indagherà sulla pedofilia nella Chiesa. Per la prima volta nella storia, l’inchiesta sarà centralizzata. Il primo stato a essere interessato dalla decisione del Dipartimento di Giustizia è quello della Pennsylvanya, ma non si può escludere che anche altri stati finiscano presto nel “mirino” dei federali

    Giuseppe Aloisi

    Il governo federale degli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, indagherà in maniera diretta su casi di pedofilia interni alla Chiesa cattolica.

    L’inchiesta, per ora, riguarderà solo lo stato della Pennsylvanya. Non è escludibile che il disegno giudiziario si allarghi anche ad altre zone. Il rapporto reso noto questa estate ha portato alla ribalta statistiche drammatiche: sono stati migliaia i minori abusati da sacerdoti nel corso di settant’anni. Da Pittsburgh a Philadelphia, passando per Scranton, Erie, Greensburg, Allentown e Harrisburg.

    Dopo lo scoppio dello scandalo, altri stati confederati, tra cui quello dei New York, hanno danno vita a indagini interne, ma per sette delle otto diocesi di quel territorio del Nord Est, l’esecutivo di Washington ha deciso di prendere in mano la situazione chiedendo l’accesso agli atti: una novità assoluta. Qualche fonte sostiene che anche l’ottava sia destinata al coinvolgimento. La notizia è stata confermata da fonti ecclesiastiche: “La diocesi di Pittsburgh – ha detto il portavoce, padre Vaskov – ha ricevuto il mandato dal Dipartimento di giustizia e coopererà con le indagini sugli abusi”. Le violenze, stando al dossier del Gran Giury, sarebbero state effettuate da 301 consacrati. Ma il clamore è derivato pure dall’esistenza di un presunto sistema: insabbiamenti degli alti prelati e trasferimenti dei responsabili in altre parrocchie, nel caso il quadro venisse confermato, aggiungerebbero dettagli gravi a un panorama già agghiacciante.

    Uno degli ecclesiastici coinvolti nel rapporto, stando pure a quanto si legge sul blog di Aldo Maria Valli, è il cardinale Donald Wuerl, dimessosi qualche giorno fa dall’arcivescovato della capitale statunitense e tirato in ballo per accuse di mala gestione. Il porporato era stato anche contestato da un fedele, che aveva gridato “Vergogna!”, durante una celebrazione in Basilica. Wuerl ha parlato con Papa Francesco e poi ha optato per rinunciare al suo incarico. Bergoglio ha convocato per il prossimo febbraio una riunione straordinaria di tutti gli episcopati del mondo, ha ‘scardinalato’ un altro americano, Theodore McCarrick, e sta proseguendo con la linea della “tolleranza zero”. L’ultima decisione presa dal papa in riferimento a episodi di abuso potrebbe allarmare più di qualche accusato: il Santo Padre ha di fatto bypassato il processo canonico destituendo dallo stato clericale due vescovi cileni. In Vaticano non sembrano più disposti ad accettare alcunché. La “svolta” è arrivata pure in concomitanza con l’emersione di un altro scandalo, quello riguardante il citato McCarrick, che ora vive in preghiera e penitenza in un convento gestito dai cappuccini, nel Kansas.

    Tornando all’inchiesta federale, bisognerà attendere di comprendere le ragioni alla base di questa mossa. La situazione della Chiesa cattolica in America si sta complicando. I fedeli americani, come raccontato da Rod Dreher in questa intervista, sono molto “arrabbiati” con le gerarchie cattoliche. Donald Trump, dal canto suo, ha dichiarato che Francesco è la persona “migliore” per far fronte a questo macro-scandalo. Ma negli Stati Uniti sono in molti a chiedere che questi casi vengano indagati e giudicati con sempre maggiore frequenza da tribunali laici. La giustizia federale potrebbe accertare l’esistenza di un fenomeno strutturale.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-nella-chiesa-ora-indaga-governo-americano-1590243.html?mobile_detect=false

  • Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania

    Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania

    Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania. Dichiarazione di Matthias Katsch, speaker e presidente del ECKIGER TISCH e ECA Socio Fondatore.

    12 Settembre 2018. E ‘bene che finalmente abbiamo dati disponibili che dimostrano quello che già sospettavamo: Come le sue chiese sorelle negli Stati Uniti, Australia, Irlanda e molti altri paesi del mondo, in cui la Chiesa cattolica è rappresentata, la Chiesa in la Germania è impigliata in un sistema di abusi e insabbiamenti, ed è stato in grado di ingannare il pubblico su di esso per decenni.

    Lo studio ci mostra solo una parte della realtà: i file sono stati distrutti, molti casi non erano adeguatamente documentati, e c’era confusione nella conservazione dei file Soprattutto, le comunità religiose non sono state affatto esaminate! Le vittime del Canisius-Kolleg, Kloster Ettal, il Regensburger Domspatzen e tutti gli altri collegi, scuole e case non sono stati considerati in questo studio.

    Una palese omissione è che non ci sono dichiarazioni da parte delle vittime, anche se ci sono stati migliaia di casi di abuso sessuale segnalati nella Chiesa cattolica tedesca . Inoltre, non c’erano testimonianze di testimoni e nessuna possibilità di cercare direttamente negli archivi per i collegamenti trasversali, modelli di criminalità o confidenti. Inoltre, non ci vengono detti i nomi dei perpetratori e non vengono identificati vescovi responsabili che hanno coperto e perfezionato il sistema di violenza sessuale e occultamento per decenni.

    Tuttavia, ciò che viene mostrato qui in figure sobrie è scioccante quando si immagina la sofferenza che è stata causata a così tanti bambini e giovani, alle loro famiglie e parenti..

    L’entità spaventosa della violenza sessuale perpetrata da sacerdoti contro i bambini e gli adolescenti rende chiaro ciò che abbiamo urgente bisogno: una completa indagine  indipendente. A tal fine, la Chiesa deve fornire un accesso diretto ai propri file e archivi. Le indagini di commissioni in Pennsylvania e in Australia, possono servire come modelli per chiarire questi crimini con procedimenti pubblici e cosa si intende per crimine.

    Per otto anni, la Chiesa ha promesso di prendersi cura del trattamento di questi casi. Politica e società guardano questi sforzi in gran parte in modo apatico. Ora è chiaro: un’organizzazione di perpetratori e insabbiamenti non può occuparsi di se stessa.

    Mi appello ai politici e alla società affinché lavorino per la creazione di una base legale per una commissione d’inchiesta indipendente e dotata di professionalità.

    Infine, è tempo per la politica per ricordare alla Chiesa della raccomandazione della Tavola Rotonda a cercare un accordo con le sue vittime su un risarcimento adeguato per questo sistema di abusi e insabbiamenti. Il riconoscimento del pagamento unilateralmente attuato dai vescovi non può sostituirlo. È arbitrario e poco trasparente nella procedura e ridicolo nelle somme concesse, che in media non ammontano nemmeno a 3000 euro.

    Alla luce delle scuse in questione, che sentiremo presto, queste non sono attendibili a condizione che i vescovi non accettino un trattamento completo della questione e quindi il pagamento di un adeguato risarcimento per il fallimento della loro istituzione.

    Media Contact
    Matthias Katsch, spokesperson for ECKIGER TISCH (Squared Table), Member of the German Council of Survivors, ECA Global Founding Member .
    matthias.katsch@ecaglobal.org,contactus@ecaglobal.org
    Tel: +49 (0) 1781674838

    CHI SIAMO 
    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione giustizia globale di spicco di sopravvissuti agli abusi del clero, leader e attivisti dei diritti umani provenienti da oltre 18 paesi e 4 continenti. ECA costringe la Chiesa cattolica romana per porre fine abusi del clero, in particolare abusi sessuali, al fine di proteggere i bambini e per chiedere giustizia per le vittime. https://ecaglobal.org– @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

    https://www.ecaglobal.org/figures-published-today-on-the-extent-of-sexual-abuse-by-priests-in-germany/

  • Papa Francesco convoca a Santa Marta i cardinali consiglieri

    Papa Francesco convoca a Santa Marta i cardinali consiglieri

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Papa Francesco vista la crisi sollevata dal memoriale diffuso da monsignor Viganò – che ha provocato un largo movimento di protesta all’interno della Chiesa per come in passato sono stati protetti in Vaticano cardinali o vescovi abusatori, – ha convocato il Consiglio della Corona. Da stamattina fino a mercoledì ha chiamato a Santa Marta i cardinali consiglieri che compongono il C9 e che stanno lavorando da tre anni alla riforma generale della curia.

    Nel frattempo, da ambienti ultra conservatori americani, è filtrata la notizia che Papa Francesco ha dato mandato alla gendarmeria vaticana di raccogliere ogni informazione possibile per sapere dove si è rifugiato monsignor Viganò, da settimane nascosto all’estero in un luogo segreto perchè teme per la sua vita. E’ possibile che Viganò possa essere incriminato per avere divulgato nel suo dossier materiale riservato e coperto da segreto pontificio. Al momento il Vaticano non ha confermato nessuna di queste ipotesi ma i rumors si fanno sempre più potenti.

    Viganò nel memoriale di 11 pagine, che il Papa ha liquidato in modo sprezzante definendolo un «comunicato» – accusa cardinali e vescovi di comportamenti omissivi, mettendo in luce gli insabbiamenti che a vari livelli sarebbero avvenuti in Vaticano per proteggere l’ex cardinale McCarrick. Accuse pesantissime.

    La prossima settimana a Roma arriverà una delegazione di vescovi americani guidata dal cardinale Daniele DiNardo. Di Nardo aveva chiesto una udienza al pontefice subito dopo la pubblicazione del documento di Viganò spiegando che gli interrogativi contenuti in quei fogli meritavano una risposta e non il silenzio. «Occorrono risposte basate su prove e senza quelle prove si rischia che la reputazione di uomini innocenti venga macchiata da accuse false, mentre i colpevoli restano liberi di ripetere i peccati del passato». Il cardinale americano aggiungeva che sono giorni difficili per tutti «ed esprimiamo al Papa il nostro affetto fraterno mentre la ferita aperta degli abusi ci sfida ad essere fermi e decisi nella ricerca di verità e giustizia».

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_vigano_c9_cardinali_vaticano_pedofilia_abusi_usa-3964041.html

  • Pedofilia: anche New Jersey indaga su abusi clero

    Pedofilia: anche New Jersey indaga su abusi clero

    Dopo lo stato di New York anche il New Jersey ha aperto un’inchiesta sugli abusi sessuali del clero cattolico.

    KEYSTONE/AP/DAVID GOLDMAN

    (sda-ats)

    Dopo lo stato di New York anche il New Jersey ha aperto un’inchiesta sugli abusi sessuali del clero cattolico chiedendo ai residenti che volessero farsi avanti con accuse di molestie di chiamare hotline dedicate.

    L’Attorney General Gurbir Grewal ha annunciato oggi la creazione di una speciale task force per esaminare la vicenda: “Sono rimasto profondamente turbato per i risultati del gran giuri’ della Pennsylvania” che a metà agosto ha portato in luce abusi commessi da circa 300 preti nell’arco di 70 anni. “È nostro dovere verso il popolo del New Jersey sapere se le stesse cose sono successe qui da noi”.

    Con New York e New Jersey salgono a cinque gli stati che stanno indagando su molestie ed eventuali insabbiamenti degli abusi dei preti: anche Illinois, Missouri e Nebraska hanno aperto inchieste mentre la Florida sta valutando se fare altrettanto.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/pedofilia–anche-new-jersey-indaga-su-abusi-clero/44379808

  • Una mano lava l’altra

    Una mano lava l’altra

    Tra i Paesi più sviluppati, l’Italia è l’unico in cui non c’è mai stata un’indagine governativa sulla pedofilia clericale. Eppure, a livello numerico è molto più diffusa che altrove. Un’inerzia che, oltre ai rischi per i bambini, è valsa una denuncia all’Onu per complicità con la Chiesa

    di Federico Tulli

    “Era lei a prendere l’iniziativa». Così don Paolo Glaentzer ha pensato bene di giustificare la presenza nella sua auto di una bambina di 11 anni. Lui con i pantaloni abbassati, lei con la magliettina alzata. E ancora: «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado». Parole fatue e agghiaccianti che non hanno messo al riparo il parroco 70enne, colto in flagrante, dall’arresto con l’accusa di violenza sessuale. «Con» la stessa bambina, stando a quanto il prete ha dichiarato alla stampa locale, era già «capitato altre poche volte». Infine l’ultima “coltellata”: «È stato uno scambio d’affetto, è stato esagerato, a volte le cose vanno in una certa maniera». Avete letto bene. Con una bimba di 11 anni, per un sacerdote, a volte le cose vanno in questa maniera. Ed effettivamente e tragicamente, è vero. In quei giorni di fine luglio, rimbalzava dal Cile la notizia di un’inchiesta governativa con relativa messa in stato d’accusa di 158 tra vescovi, parroci, sacerdoti e laici dipendenti di associazioni religiose (vedi Antonini a pag. 31). «La stragrande maggioranza dei fatti riportati corrisponde a crimini “sessuali” commessi da sacerdoti, parroci o persone associate a istituti scolastici», scrive la Fiscalia generale cilena nel documento. Nel mirino dei giudici, con l’accusa di aver sistematicamente insabbiato le denunce ricevute e coperto i responsabili, sono finiti anche due ex capi della Conferenza episcopale cilena, mons. Errazuriz e mons. Ezzati, e l’ex arcivescovo di Osorio, mons. Barros. Non si tratta di ecclesiastici qualsiasi. Errazuriz fa parte del cosiddetto C9, il consiglio dei nove cardinali creato da Bergoglio che coadiuvano il papa nella riforma della Curia. Ezzati, che è l’arcivescovo della capitale del Cile, da Bergoglio è stato nominato cardinale nel 2014. Infine Barros, è stato nominato vescovo di Osorio sempre dall’attuale pontefice nonostante fosse ben nota la sua “vicinanza” per oltre 25 anni al “carismatico” e pedofilo seriale padre Fernando Karadima. Il 21 agosto scorso è iniziato il suo interrogatorio in procura, staremo a vedere. Spostandoci dal continente latinoamericano verso Nord segnaliamo brevemente, sempre in agosto, la chiusura di un’inchiesta monstre condotta per 18 mesi dallo Stato Usa della Pennsylvania in sei delle otto diocesi cattoliche (a pag. 31, l’approfondimento).

    Stando ai risultati dell’indagine, circa 300 preti hanno molestato e violentato migliaia di bambini dagli anni Quaranta a pochi mesi fa, e alti prelati, incluso l’attuale arcivescovo di Washington, Donald William Wuerl, hanno coperto gli stupri. L’inchiesta segue quella di un altro grand jury che ha rivelato abusi e insabbiamenti nelle altre due diocesi dello Stato. «I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto», ha detto il procuratore Shapiro precisando che l’indagine è ancora in corso. Quanto scritto fin qui è accaduto nell’ultimo mese. In Italia, dai primi anni Duemila a oggi, i casi come quello di don Paolo Glaentzer sono stati circa 140 (decine dei quali sono giunti a sentenza definitiva). Contando anche le denunce che non hanno avuto seguito per la prescrizione del reato si arriva velocemente a circa 300 segnalazioni in poco meno di 20 anni. In termini di freddissimi numeri, ciò che è successo in Cile e Pennsylvania segnala l’esistenza di un fenomeno criminale di proporzioni minori rispetto all’Italia.

    Eppure la stima non è frutto di un’indagine governativa ma del capillare lavoro d’inchiesta e monitoraggio degli organi di stampa di una Onlus, Rete L’Abuso, che si occupa di tutela dei diritti di circa 500 sopravvissuti italiani a violenze pedofile di matrice clericale (vedi box a pagina 30). Già perché a differenza di quanto accaduto oltre che negli Usa e in Cile, in Irlanda, Olanda, Belgio, Australia, Germania e Brasile, solo per citare alcuni Paesi (per approfondire, vi invitiamo a consultare l’archivio di Left), da noi a livello nazionale non c’è mai stata un’indagine governativa, né mai alcun esecutivo ha sentito la necessità di farla. Questo, sebbene proprio le esperienze degli altri Paesi dimostrino che almeno in termini di prevenzione – sia di “nuovi” crimini che di recidiva da parte dei pedofili seriali – inchieste di questo tipo sono decisamente efficaci e produttive. In poche parole, è provato che quando uno Stato fa sentire la sua presenza con tutti gli strumenti a sua disposizione, la Chiesa di quel Paese corre velocemente ai ripari. Offrendo collaborazione alle autorità laiche e vigilando con maggiore attenzione sui suoi sacerdoti. In Italia questo non accade. Basti ricordare che nelle Linee guida antipedofilia che la Conferenza episcopale si è data nel 2014 (al tempo guidata da mons. Bagnasco), i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare alla magistratura i casi di cui vengono a conoscenza. Attenendosi così rigidamente alla segretezza che prevede la “lettera” De delictis gravioribus emanata nel 2001 dall’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Ratzinger (vedi box a pag. 34).

    A fine giugno, Rete L’Abuso ha presentato un esposto all’Onu per segnalare l’inerzia del governo di Roma e la sua scarsa vigilanza sul modo in cui la Conferenza episcopale affronta e gestisce i casi di pedofilia di cui viene a conoscenza. L’associazione afferma che è stata ripetutamente violata la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Italia ha ratificato quasi 20 anni fa e che la obbliga a presentare ogni cinque anni un rapporto sulla prevenzione dei crimini contro i minori (non solo quelli compiuti da uomini di Chiesa) e sui risultati ottenuti. In sostanza, documenti alla mano, Rete L’Abuso ritiene di poter dimostrare che molto spesso le autorità competenti hanno chiuso un occhio non sui singoli casi di stupro e sui preti responsabili, ma sui loro superiori titolari di diocesi e di alte cariche all’interno della Chiesa di Roma che li avrebbero coperti. Insabbiando le denunce e/o trasferendoli in altre sedi. Contribuendo, di fatto, ad alimentare il fenomeno criminale della pedofilia. L’inchiesta del comitato Onu per i diritti dei minori si conclude il 19 gennaio 2019 e il governo italiano sarà chiamato a presentare le sue controdeduzioni. Spiegando perché pur essendoci gli strumenti e le leggi per intervenire (riducendo ad esempio i rischi di recidiva), pur di fronte a un pericolo incombente, considerando il carattere di serialità del crimine, le misure cautelari per un sacerdote oggetto di indagine sono spesso per non dire sempre quelle meno “intense”. Vale a dire, per esempio l’obbligo di firma, i domiciliari presso strutture della Chiesa o “affiliate” ad essa, e non il carcere.

    E l’Italia dovrà anche spiegare perché un magistrato prima di aprire un fascicolo contro un prete deve avvisare il vescovo titolare della diocesi di cui fa parte il prete. A questo in realtà possiamo rispondere anche noi. Questo notevole vantaggio che nessun altro cittadino italiano ha, è frutto del Concordato con il Vaticano rinnovato nel 1984 da Craxi. Il Concordato, che è inserito nella Costituzione all’articolo 7 alterando il caposaldo della laicità dello Stato, è stato più volte messo in discussione. Ma la risposta è sempre la stessa: è un Trattato internazionale quindi può essere modificato solo per volontà di entrambe le parti. Di recente hanno rivisto i loro accordi persino le due Coree, perché mai Italia e Vaticano non vogliono fare altrettanto? Una possibile risposta ci viene da un fatto avvenuto in questi giorni e che solo apparentemente è scollegato da quanto abbiamo scritto fin qui: perché in Italia Stato e Chiesa si sostengono a vicenda, specie nei momenti di difficoltà. Come è noto, per sbloccare la situazione della nave Diciotti, il ministro Salvini si è rivolto alla Cei. E la Conferenza episcopale non si è sottratta, almeno così ce l’hanno raccontata, prendendo in carico 100 dei 150 profughi “sequestrati” per dieci giorni sulla nave della Guardia costiera bloccata in porto dal ministro dell’Interno e da quello dei Trasporti, Toninelli. «Non era più sostenibile la situazione e per questo la Chiesa italiana ha deciso di aprire le porte, nel rispetto dei principi espressi più volte dal papa» ha spiegato il portavoce della Cei, don Ivan Maffeis. Peccato che il Centro di accoglienza straordinaria Mondo Migliore di Rocca di Papa, presso cui sono stati trasferiti i 100 ragazzi eritrei, faccia parte della rete italiana di prima accoglienza per richiedenti asilo. Ma questo, Salvini e Maffeis non l’hanno detto. Ciò significa che i profughi eritrei in fuga dalla dittatura di Afewerki presenteranno al governo italiano la loro istanza di diritto d’asilo. Come del resto prevedono la legge e i trattati internazionali. E come ha fatto Salvini a convincere la Cei, fin qui immobile di fronte alle altre “crisi” provocate dal ministro (Aquarius, etc), a prestarsi a questa pantomima? È lecito ipotizzare che una risposta vada ricercata nell’esposto di Rete L’Abuso che chiama in causa la connivenza dello Stato con la Chiesa italiana in materia di pedofilia. E perché è lecito pensarlo? Perché questa denuncia, per conoscenza, è da due mesi sul tavolo del presidente del Consiglio, dei suoi due vice, del ministro della Giustizia e del ministro dell’Interno. Tu dai una mano a me, io do una mano a te.

    Da LEFT del 30agosto 2018

    Leggi la versione completa su LEFT https://left.it/prodotto/left-35-2018-31-agosto/

  • I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    By Daniel Burke, CNN Religion Editor

    (CNN) I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero si sono presentati davanti all’ambasciata vaticana a Washington giovedì e hanno esortato due alte potenze – il Papa e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – a prendere provvedimenti concreti per prevenire ulteriori abusi e ritenere gli abusatori responsabili.

    La Rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati da sacerdoti (SNAP) e Centro per i diritti costituzionali hanno anche inviato una lettera al sostituto procuratore generale Rod Rosenstein chiedendo “indagini e azioni penali contro funzionari di alto livello nella Chiesa cattolica” per crimini sessuali e insabbiamenti.

    “È passato molto tempo, che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avvii un’indagine su vasta scala a livello nazionale sugli stupri sistemici e le violenze sessuali e le coperture nella Chiesa cattolica e, se del caso, porti a procedimenti penali e / o civili contro la gerarchia che ha permesso le violazioni”, hanno detto i gruppi nella lettera.

    Pam Spees, procuratore senior del Centro per i diritti costituzionali, ha detto che un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha confermato la ricezione della richiesta. Spees faceva parte della piccola protesta davanti all’ambasciata vaticana giovedì.

    Chiesto un commento, un portavoce del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato: “Non confermiamo o neghiamo l’esistenza di indagini”.

    “Hanno un sacco di prove”, ha detto Peter Isely, portavoce del gruppo Ending Clergy Abuse. “Lanciamo questa indagine. Facciamolo ora”.

    La lettera di SNAP che richiede un’indagine federale è datata 15 agosto, un giorno dopo un rapporto schiacciante da parte di un gran giurì in Pennsylvania ha detto che ci sono prove credibili che 301 “preti predatori” hanno abusato di più di 1.000 bambini in sei diocesi dal 1947.

    Poiché la legge sulle prescrizioni era intervenuta nella maggior parte dei crimini, solo due preti sono stati accusati a seguito dell’indagine durata due anni.

    Ma il rapporto della Pennsylvania ha spinto funzionari di diversi altri Stati , tra cui l’Illinois e il Missouri, ad aprire indagini su accuse di cattiva condotta sessuale da parte del clero cattolico.

    Lo SNAP ha affermato di aver chiesto un’indagine federale sulla Chiesa cattolica dal 2003, durante l’ultimo diffuso scandalo della violenza sessuale da parte del clero.

    Mentre la bandiera papale bianca e gialla dell’ambasciata ondeggiava dietro di loro, i sopravvissuti hanno anche chiesto a Papa Francesco di rilasciare documenti che potessero far luce su quali alti funzionari vaticani erano a conoscenza dell’ex cardinale di Washington, l’arcivescovo Theodore McCarrick, accusato di aver abusato di un minore e seminaristi.

    McCarrick ha negato le accuse secondo cui ha abusato del minore e non ha commentato le accuse sui seminaristi.

    In una lettera esplosiva pubblicata domenica, l’ex ambasciatore vaticano, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha affermato che i massimi esponenti della chiesa, incluso papa Francesco, sapevano che McCarrick era stato accusato di aver abusato dei seminaristi, ma l’aveva coperto. Viganò ha anche accusato Francesco di aver revocato le restrizioni imposte a lui dal precedente papa, Benedetto XVI.

    Vigano ha scritto che i documenti a sostegno delle sue accuse erano in archivi vaticani nell’ambasciata di Washington, dove ha lavorato dal 2011 al 2006, quando è stato rimosso da Papa Francesco.

    Il Papa ha detto che non commenterà le accuse.

    “Non dirò una sola parola su questo”, ha detto domenica in una conferenza stampa a bordo dell’aereo papale. “Credo che la dichiarazione parli da sola e che tu abbia la capacità giornalistica sufficiente per trarre le tue conclusioni: è un atto di fiducia”.

    Il Vaticano non ha risposto a una richiesta della CNN di rivedere i file della chiesa di McCarrick. La CNN ha anche tentato di parlare ai funzionari vaticani presso l’ambasciata a Washington giovedì, ma nessuno ha risposto alla porta.

    Ha esortato il Papa a fare immediatamente tre passi: attuare una politica di “tolleranza zero” in tutto il mondo per ogni sacerdote accusato di abusi sessuali; fare lo stesso per i vescovi accusati di abuso sessuale o di aver coperto i crimini degli altri; pubblicare un registro completo di ogni sacerdote cattolico accusato in modo credibile di abuso sessuale.

    (traduzione con google translate)

    https://edition.cnn.com/2018/08/30/us/church-abuse-investigation/index.html

     

  • Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Vescovi e religiosi respingono la proposta della Royal Commission di violare il sigillo e imporre l’obbligo di denuncia ai preti: contrario alla fede cattolica e alla libertà religiosa

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Vescovi e religiosi australiani dicono “no” alla proposta di abolire il sigillo sacramentale della Confessione per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. Il clero del nuovo continente approva quasi tutte le 122 raccomandazioni formulate dalla Royal Commission volte a riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime di abusi, specie quelle minori, tranne una. La 7.4, appunto, in cui si chiede di rimuovere il segreto durante il sacramento della Riconciliazione in modo che il sacerdote che venisse a conoscenza di crimini di pedofilia o abusi possa presentare denuncia alle autorità.

    Non si tratta di continuare a tenere in piedi un sistema di copertura degli scandali, come insinuato in queste ore da alcuni organi di stampa locale, e come effettivamente è avvenuto in diverse diocesi australiane negli ultimi 30/40 anni, ma – spiegano i vescovi della Conferenza episcopale (Acbc) e i religiosi cattolici (Cra) – si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese.

    La risposta, quindi, è no. Lo stesso no che già il presidente dei vescovi,l’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva espresso a dicembre («Un’intrusione dello Stato nel dominio del sacro», aveva detto) alla pubblicazione della proposta nel report di oltre 57 pagine della Commissione, frutto di una lunga e accurata indagine di quattro anni d’inchiesta a vasto raggio che hanno fatto emergere circa 4.440 casi di abusi su minori commessi tra il 1980 e il 2010, nei quali 1.880 sacerdoti risultano coinvolti . Scandali che hanno sfigurato il volto della Chiesa australiana.

    Dopo il presidente dei vescovi, 600 preti australiani avevano manifestato a luglio il dissenso verso l’ipotesi di legge che vorrebbe sostituire all’obbligo del segreto l’obbligo di una denuncia.

    A distanza di mesi, la posizione non è cambiata: «Sarebbe contrario alla nostra fede e ostile verso la libertà religiosa. Siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, pur mantenendo il sigillo della confessione. Non vediamo le due cose come mutualmente esclusive», ha spiegato sempre Coleridge oggi, durante la presentazione in conferenza stampa del comunicato di risposta alle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta. «Non vuol dire che ci poniamo al di sopra della legge – ha spiegato il prelato – siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e le persone vulnerabili, pur mantenendo il segreto. Non riteniamo che le due cose si escludano a vicenda, né che l’abolizione del segreto renderebbe i bambini più sicuri».

    Ciò non toglie che la Chiesa è disposta ad offrire la più piena collaborazione per la prevenzione e la lotta alla piaga degli abusi. «Never again» (mai più), è il motto di vescovi e leader di ordini religiosi: «Non vi saranno più insabbiamenti, non vi saranno trasferimenti di persone accusate di abusi, non si proteggerà la reputazione della Chiesa a spese della sicurezza dei minori», ha assicurato monsignor Coleridge.

    In ogni caso, la Chiesa cattolica australiana ha accolto con favore e preso in considerazione le varie raccomandazioni della Commissione Reale. Esattamente «il 98%», ha sottolineato il vescovo, affiancato durante la conferenza dalla presidente del Catholic Religious Australia suor Monica Cavanagh. Più nel dettaglio 47 indicazioni sono state accettate, 13 trasmesse alla Santa Sede, una è oggetto di ulteriori approfondimenti, cinque sono accettate in linea di principio, 12 sono sostenute e una appoggiata in linea di principio. Quest’ultima è relativa al fatto di condurre una revisione nazionale delle strutture di governance e di gestione di diocesi e parrocchie, particolarmente riguardo a questioni di trasparenza e responsabilità. «Troppi preti, religiosi e laici in Australia hanno mancato al dovere di proteggere e onorare la dignità dei bambini», ha commentato il pastore di Brisbane. «Molti vescovi hanno mancato di ascoltare, di credere, hanno mancato di agire. Queste mancanze hanno permesso ad alcuni molestatori di offendere ripetutamente, con conseguenze tragiche e a volte fatali».

    Invece, tra le raccomandazioni sottoposte all’attenzione della Santa Sede figurala possibilità di introdurre il celibato volontario per i sacerdoti. La proposta della Royal Commission era una modifica delle leggi canoniche sull’obbligo del celibato, tra le principali cause – secondo l’organismo governativo – della repressione sessuale dei sacerdoti e, dunque, dei comportamenti inappropriati sfociati in molestie o violenze. A riguardo, il numero uno dei vescovi ha spiegato che «la formazione iniziale e continuata dei sacerdoti sulla vita di celibato può aver contribuito a un maggior rischio di abusi sessuali a minori – ha ammesso – tuttavia la Commissione d’inchiesta non ha accertato una connessione causale fra celibato e abusi». Tuttavia sarà chiesto il consiglio di esperti teologi e canonici, e anche se «un rapido cambiamento nella disciplina universale del celibato del clero è improbabile» non è escluso che in futuro potrebbe esserci una possibilità.

    Tra le recommendations trasmesse dai presuli al Vaticano ci sono anche l’introduzione nel Codice di diritto canonico di norme specifiche per gli abusi sessuali sui minori; la modifica del “segreto pontificio” nei casi di violenze; la pubblicazione delle decisioni prese dalla Santa Sede e dai tribunali canonici; la modifica dei canoni relativi alla distruzione di documenti connessi con reati penali canonici.

    In conclusione del documento, vescovi e religiosi – che comunque precisano di «non poter parlare a nome di tutta la Chiesa», in quanto essa è un’istituzione articolata e «molto decentralizzata» – ringraziano coloro che hanno contribuito alle indagini e alla stesura del report. Ma il ringraziamento più grande va ai «sopravvissuti» per il coraggio avuto nel denunciare quanto subito: «Ad essi e alle loro famiglie – si legge – presentiamo le nostre scuse sincere e senza riserve e rinnoviamo l’impegno a fare il possibile per sanare le ferite degli abusi e rendere la Chiesa un luogo veramente sicuro per tutti».

    In questo senso, il rapporto finale della Royal Commission è «un significativo passo avanti in un cammino che continuerà nel futuro». Molte raccomandazioni sono infatti divenute già una prassi normativa nelle diocesi del paese, e le istituzioni ecclesiastiche – ha assicurato Coleridge – ottempereranno a qualsiasi legge futura in materia o che si stanno adeguando gli standard indicati dallo stesso organismo.

    http://www.lastampa.it/2018/08/31/vaticaninsider/abusi-la-chiesa-australiana-non-abolir-il-segreto-della-confessione-Ale4tzrfBHLLibMa8ffXDK/pagina.html

  • Australia, la Chiesa cattolica: “Pedofilia? Rimane inviolabile il segreto della confessione”

    Australia, la Chiesa cattolica: “Pedofilia? Rimane inviolabile il segreto della confessione”

    In Australia, la chiesa cattolica collabora con le indagini della commissione nazionale d’inchiesta sugli abusi sessuali su minori, ma non accetta la possibilità di raccontare le rivelazioni all’interno del confessionale

    Franco Grilli

    La Chiesa australiana non obbligherà i suoi sacerdoti a rivelare, alla commissione nazionale d’inchiesta su pedofilia e abusi sessuali perpetuati sui minori, le eventuali informazioni utili in materia apprese durante la confessione.

    Già, la congregazione episcopale e l’ente Catholic Religious Australia hanno reso nota la propria posizione, confermando l’assoluta sacralità del segreto del confessionale. Fare altrimenti, come si legge nella nota diffusa, “sarebbe contrario alla nostra fede e ostile verso la libertà religiosa. Siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, pur mantenendo il sigillo della confessione. Non vediamo le due cose come mutualmente esclusive”.

    I casi di pedofilia

    Ciò detto, comunque, la chiesa australiana ha accettato il 98% delle 112 raccomandazioni presentate dalla commissione d’inchiesta per combattere al meglio la piaga. L’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge (nonché presidente della commissione episcopale) ha infatti dichiarato: “Troppi preti, religiosi e laici in Australia hanno mancato al dovere di proteggere e onorare la dignità dei bambini. Molti vescovi hanno mancato di ascoltare, di credere, hanno mancato di agire. Queste mancanze hanno permesso ad alcuni molestatori di offendere ripetutamente, con conseguenze tragiche e a volte fatali”.

    E infine: “Adesso i vescovi e i leader di ordini religiosi si impegnano: mai più. Non vi saranno più insabbiamenti, non vi saranno trasferimenti di persone accusate di abusi, non si proteggerà la reputazione della Chiesa a spese della sicurezza dei minori”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/australia-chiesa-cattolica-pedofilia-rimane-inviolabile-1570003.html?mobile_detect=false

  • Preti pedofili: esplodono scandali in tutto il mondo, ma “Il caso italiano” che fine ha fatto?

    Preti pedofili: esplodono scandali in tutto il mondo, ma “Il caso italiano” che fine ha fatto?

    Il 5 giugno scorso, mentre con i colleghi di ECA venivamo ascoltati da Gianni Magazzeni, il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che ci ha ricevuti a Ginevra, nel mio intervento, oltre alle inadempienze dei governi italiani che si sono susseguiti negli ultimi anni, ho sollevato un problema forse maggiore di quello di Governo, quello della Stampa.

    Per chi non lo sapesse, Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), per quanto riguarda la libertà di stampa, superata addirittura da alcuni paesi che ci ostiniamo ancora a definire del “terzo mondo”.

    Non vi nascondo che quando Gianni Magazzeni, rispondendo alla domanda, ci invitò ad affidarci ai social network, provai un profondo senso di vergogna.

    Ma perché vi parlo della censura della stampa italiana?

    Perché la stampa ha un ruolo di fondamentale importanza nella società civile, ed  è uno strumento fondamentale per il mantenimento della democrazia, non a caso i giornalisti godono di alcuni privilegi come il segreto delle fonti dalle quali apprendono le notizie. Dove non c’è libertà di stampa, non ci può essere democrazia.

    Dopo questa fondamentale premessa torniamo a noi: che fine ha fatto “Il caso italiano”?

    Glisso la domanda “c’è un caso italiano?” perché il caso c’è!  Già nel 2014 lo documenta Federico Tulli nel suo secondo libro (il primo è del 2010) “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”. Sono poi seguite altre pubblicazioni, da quelle di Gianluigi Nuzzi a quelle di Emiliano Fittipaldi e così via.

    Eppure, se leggiamo i giornali italiani, tranne qualche sporadico caso spesso limitato alla cronaca locale, non troviamo quasi nulla sull’Italia, molte notizie invece su ciò che accade all’estero.

    Tutto ciò accade malgrado i casi documentati negli ultimi 15 anni (a mio avviso circa un 20 – 25 % del sommerso) siano all’incirca 300. (vedi mappa italiana)

    Ma perché accuso la stampa italiana?

    Perché come in tanti altri contesti, la censura della stampa italiana porta i cittadini a una mancanza di consapevolezza, quindi a sottovalutare la reale entità del fenomeno e, se non se ne parla, il cittadino è indotto a pensare che il problema non esiste.

    Infatti, mentre all’estero vediamo i cittadini scendere in piazza, la magistratura che fa indagini, i governi che prendono provvedimenti e si mobilitano nel contrastare il fenomeno, quantificando nelle varie commissioni di inchiesta percentuali che fanno rabbrividire, in Italia non vediamo nulla di tutto ciò.

    Sui giornali italiani non leggiamo mai le contestazioni e il disagio delle vittime, quello delle associazioni che le tutelano e, malgrado le indagini che la Rete L’ABUSO documenta in tutta la penisola, nessun giornalista è mai andato a chiedere a papa Francesco per esempio perché, malgrado ne fosse personalmente a conoscenza, ha insabbiato il caso del prete italiano Nicola Corradi e di altri 13 sacerdoti: il Corradi, è oggi agli arresti proprio nella terra natale di Bergoglio, con l’accusa di aver reiterato il crimine.

    Nessun giornalista italiano è andato a chiedere a papa Francesco che fine ha fatto la denuncia sui presunti abusi commessi in Vaticano proprio sui chierichetti del papa e perché, malgrado due precedenti insabbiamenti del caso, il presunto abusatore, don Gabriele Martinelli, non sia neppure stato sospeso dal sacerdozio, proprio come i suoi protettori, i quali non hanno ricevuto neppure un richiamo dalla Santa sede.

    Nessun giornalista è andato a chiedere a papa Francesco perché il Vaticano continua a fare scena muta al pesantissimo report divulgato nel 2014 dalla Commissione ONU per la tutela del Fanciullo, report al quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso.

    Nessun giornalista è andato a chiedere a papa Francesco perché il tanto acclamato tribunale per punire i vescovi insabbiatori sia svanito nel nulla. Perché, malgrado le promesse fatte al “Popolo di Dio” in questi anni di pontificato, papa Francesco, in totale contrasto con le sue stesse dichiarazioni, non abbia perseguito insabbiatori come il cardinale Crescenzio Sepe o perché, in barba alla documentazione in possesso della Congregazione per la Dottrina della Fede, abbia comunque promosso insabbiatori come monsignor Mario Delpini o Pierantonio Tremolada, entrambi nominati nel luglio 2017, uno niente popò di meno che arcivescovo di Milano, l’altro vescovo di Brescia.

    Se noi leggiamo i giornali italiani, la maggior parte, per non dire tutti, ci racconta quotidianamente che il papa fa solo cose belle, quelle brutte sono colpa della curia romana che, a loro dire, metterebbe il bastone tra le ruote al povero Bergoglio, fatto già martire ancor prima di morire.

    Nessun giornalista italiano vi ha raccontato le numerose iniziative che ci sono in Italia, per esempio non vi hanno detto che lo scorso 27 novembre, grazie alla sensibilità del deputato M5s Matteo Mantero, la Rete L’ABUSO è finalmente riuscita a depositare la prima interrogazione parlamentare sul fenomeno dei preti pedofili.

    Nessun giornalista italiano vi ha detto che sempre la Rete L’ABUSO, lo scorso 19 febbraio, ha diffidato il Governo Italiano per favoreggiamento alla pedofilia.

    Nessun giornalista italiano vi ha detto che lo scorso 5 giugno, anche a seguito di quella diffida, nell’incontro con il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra Gianni Magazzeni, lo stesso ha comunicato l’apertura di una indagine sull’Italia il cui report sarà divulgato il 19 gennaio 2019.

    Nessun giornalista italiano è mai andato a chiede al Governo, per esempio, come intende affrontare la situazione, o il perché malgrado dal 2001 siano state introdotte e ratificate leggi che prevedono per esempio, consultori ASL per le vittime di violenza sessuale, ad oggi questi non siano mai stati realizzati oppure perché, malgrado i fondi stanziati nel 2007 dal Governo per realizzare un database nazionale dei sexual offenders, questo non sia mai stato realizzato.

    La pressione della stampa su queste due ultime iniziative (consultori e database) e la loro realizzazione, sarebbe già sufficiente a produrre un dato che quantifichi l’entità dei pedofili, non solo quelli in abito talare, e al tempo stesso quantificherebbe anche quello che, temo, sia un triste primato italiano, il numero delle vittime.

    Il 19 aprile del 2018 la Rete L’ABUSO, il suo Presidente è invitato nella sede romana della Stampa estera in Italiana, incontro motivato dal fatto che i giornalisti esteri, in materia di preti pedofili, volevano capire un po’ quale fosse la situazione in Italia, affermando “troviamo così poche notizie sui giornali italiani”. (A fondo articolo l’intervento integrale)

    Certo se la stampa italiana avesse fatto seriamente il proprio mestiere/dovere, i cittadini avrebbero un pò più di consapevolezza sul “Caso italiano” o, quantomeno, sarebbe sorto qualche ragionevole dubbio sul fatto che, forse, anche in Italia esiste un problema.

    Di Francesco Zanardi