Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: insabbiamenti

  • Sopravvissuti del mondo a Papa Francesco: 3 cose deve fare ora per porre fine all’abuso del clero

    Sopravvissuti del mondo a Papa Francesco: 3 cose deve fare ora per porre fine all’abuso del clero

    Le parole richiedono piano e azione. Queste 3 azioni, dice il gruppo, agiranno contro abusi sessuali del clero e insabbiamenti

    Riconosciamo nuovi linguaggi e concetti nella lettera del Papa. L’abuso sessuale è un crimine e non solo un peccato. La copertura e il silenzio dei vescovi e della gerarchia sono complicità e devono essere trattati dalla giustizia criminale locale. Il Papa, per la prima volta, parla dell’importanza dell’eliminazione dei limiti della prescrizione degli abusi sessuali su minori, perché “il dolore e la verità non finiscono”. Questi nuovi concetti nella lettera di un Papa sono un passo, ma non un vero piano per porre fine alla “cultura dell’abuso e della copertura”, come ha affermato in una recente comunicazione all’inizio di quest’anno.

    Tuttavia, nella sua “Lettera al Popolo di Dio” da 2.000 parole, Papa Francesco non menziona né si impegna in un singolo passo concreto per risolvere la crisi degli abusi.

    Annunciando questa mancanza di specificità, l’organizzazione globale ECA (Ending Clergy Abuse), un gruppo di sopravvissuti e attivisti mondiali, provenienti da oltre 18 paesi e 4 continenti, chiede al Papa di impegnarsi immediatamente in un piano d’azione in 3 punti che agirà contro gli abusi sessuali del clero e gli insabbiamenti che sono una epidemia mondiale.

    “Questo è il momento decisivo per Papa Francesco”, ha dichiarato Mark Vincent Healy, membro di ECA e sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi. “È venuto nel nostro paese nel bel mezzo di un tumulto mondiale per gli abusi sessuali del clero. Non dovrebbe andarsene fino a quando non ci darà un piano per porre fine a questa crisi “.

    Secondo ECA, qualsiasi piano del Papa deve includere queste 3 azioni:

    1. Promulgare nel mondo tolleranza zero per ogni chierico abusatore e per la complicità di ogni superiore. Ciascun atto di abuso o copertura sessuale su minori, indipendentemente da quando si è verificato, comporterà la loro rimozione permanente dal ministero o dall’ufficio.
    2. Creare un registro pubblico mondiale di tutto il clero con accuse fondate di abusi sessuali. Ciò comincerebbe con la pubblicazione immediata dei 3.400 chierici giudicati colpevoli dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF). Questo proteggerà i nostri bambini e le nostre comunità.
    3. Dichiarare l’obbligo di denunciare abusi sessuali su minori attuali e passati alle autorità civili. Non segnalarlo dovrebbe significare la scomunica immediata

    Queste tre misure sono fondamentali per la promessa di non “risparmiare sforzi” per “creare una cultura in grado di impedire che tali situazioni accadano” e “di impedire la possibilità che queste vengano coperte e perpetuate”.

    Nessuna organizzazione può proteggersi da sola. La Chiesa cattolica non è un’eccezione e deve essere ritenuta responsabile. Secondo Matthias Katsch, membro di ECA e sopravvissuto in Germania, “qualunque cosa il Papa faccia internamente, la sua promessa può essere raggiunta solo con l’aiuto delle autorità civili. Una pulizia completa avverrà solo se si intensificheranno indagini e procedimenti a livello internazionale e statale “.

    CHI SIAMO

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che costringe la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea della Corte rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

    LINK:

    https://www.cbsnews.com/news/vatican-reveals-how-many-priests-defrocked-for-sex-abuse-since-2004/

  • I sopravvissuti e gli attivisti globali rispondono alla dichiarazione di Papa Francesco

    I sopravvissuti e gli attivisti globali rispondono alla dichiarazione di Papa Francesco

    I sopravvissuti e gli attivisti del mondo rispondono alla dichiarazione di Papa Francesco.
    La cultura dell’abuso è un “meccanismo” che vive nelle strutture e nelle leggi della Chiesa, dice il gruppo mondiale.
    Le leggi e le strutture della Chiesa devono cambiare, quindi la cultura dell’abuso finirà.

    Papa Francesco in una dichiarazione odierna, sta riconoscendo che ci sono “un numero significativo di chierici e persone consacrate” che sono stati coinvolti in attività criminali contro i bambini. Questo dovrebbe mettere fine a chiunque continui a credere che sia solo un piccolo numero di chierici coinvolti in questi crimini.

    Il Papa ha detto che “guardando al passato, nessuno sforzo per chiedere perdono e cercare di riparare il danno arrecato sarà mai sufficiente”. Sebbene ciò possa essere vero per il singolo sopravvissuto, ciò che Papa Francesco ha fatto finora per cambiare la struttura della chiesa non è chiaramente sufficiente, e questo è qualcosa che si può fare.
    Si è completamente perplessi perché non l’ha ancora fatto.

    Il Papa sembra credere che il problema degli abusi sessuali da parte del clero e l’insabbiamento dei vescovi sia un problema di “cultura” ecclesiale. Non è solo un problema culturale. È un sistema di leggi canoniche che consente ai sacerdoti di tutto il mondo di rimanere religiosi dopo aver abusato di bambini. È un sistema che consente ai vescovi di rimanere vescovi dopo aver coperto quei chierici. Ed è un sistema che permette al Vaticano di perpetuare o ignorare questa massiccia rete di abusi e insabbiamenti senza doverli modificare.

    Domenica scorsa, l’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino, che è il presidente del WMOF 2018 (Meeting Mondiale delle Famiglie n.d.r.), ha identificato correttamente dove vive questo male. Vive nelle “strutture che permettono o facilitano l’abuso”. Queste strutture che Martin affermava “devono essere abbattute e distrutte per sempre”. Martin lo descrisse come “meccanismi di copertura”. Sono questi meccanismi che creano la cultura della copertura e dell’insabbiamento, non il contrario.

    CONTACT
Peter Isely
ECA Founding Member and Spokesperson, United States survivor
peterisely@gmail.com, contactus@ecaglobal.org 
+14144297259 (available GMT)

José Andrés Murillo 
ECA Founding Member, Chilean Survivor
Executive Director Fundación para la Confianza
josemurillo@paralaconfianza.com,  contactus@ecaglobal.org
    +56997087182

    CHI SIAMO
    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che costringe la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea della Corte rappresentano oltre 15 paesi e 4 continenti. https://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

    LINKS
    http://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2018/08/20/180820a.html

  • Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Il pontefice ha scritto direttamente ai fedeli: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono”

    RIMINI. “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. Dopo le parole di ieri del nunzio a Washington, Christophe Pierre, che al Meeting di Rimini ha detto che in merito allo scandalo della Pennsylvania – un’indagine che mette impietosamente sotto accusa 301 sacerdoti e riporta alla luce violenze inaudite su minori – il Papa è preoccupato, è direttamente Francescoa prendere la parola in una “Lettera al Popolo di Dio” pubblicata oggi e interamente dedicata alla pedofilia da parte del clero. Un’iniziativa che ricorda la lettera di Benedetto XVI nel 2010 scritta direttamente ai cattolici d’Irlanda dopo gli scandali degli insabbiamenti, parole drammatiche che non nascondono l’omertà della Chiesa in merito.

    La pedofilia, scrive Francesco, è “un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità”. E ancora: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi”.

    Papa Bergoglio da tempo ha scelto di stare dalla parte delle vittime. Molte ne ha incontrate in Vaticano, anche in via riservata: “Le vittime devono sapere che il Papa è dalla loro parte”, ha dichiarato la sala stampa vaticana tre giorni fa in un comunicato dedicato alla Pennsylvania. Ieri, tuttavia, era stato l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, a chiedere qualcosa di più: “Non è sufficiente chiedere scusa – ha detto -. La mia speranza è che Francesco voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa”. E oggi Francesco scrive: “Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”. Per poi proseguire: “Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità”.

    Francesco punta il dito contro le omissioni della Chiesa: “Oggi – scrive – siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore. Tale solidarietà ci chiede, a sua volta, di denunciare tutto ciò che possa mettere in pericolo l’integrità di qualsiasi persona. Solidarietà che reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale”.

    Francesco cita direttamente il report della Pennsylvania. Scrive: “Negli ultimi giorni è stato pubblicato un rapporto in cui si descrive l’esperienza di almeno mille persone che sono state vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza per mano di sacerdoti, in un arco di circa settant’anni. Benchè si possa dire che la maggior parte dei casi riguarda il passato, tuttavia, col passare del tempo abbiamo conosciuto il dolore di molte delle vittime e constatiamo che le ferite non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocità, come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte”. Secondo il Papa, infatti, “le ferite non vanno mai prescritte”. E in proposito cita la promessa contenuta nel Magnificat: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. “Proviamo vergogna – confida Francesco – quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ciò che recitiamo con la nostra voce. Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.

    Francesco ripete anche le parole dell’allora cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerdi’ Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/20/news/papa_francesco_con_vergogna_e_pentimento_ammettiamo_di_aver_abbandonato_i_piccoli_lettera_del_papa_sulla_pedofilia-204511557/

  • Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

    Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

    Dopo l’inchiesta dell’Investigating Grand Jury della Pennsylvania che accusa 301 sacerdoti di aver abusato di oltre 1000 minori, è stata lanciata una petizione per chiedere a tutti i vescovi degli Stati Uniti di presentare le dimissioni a Papa Francesco. A firmarla sono 140 teologi, educatori e cattolici laici e recita: “Facciamo appello ai vescovi cattolici degli Stati Uniti affinché considerino, nella preghiera e nella sincerità, di sottoporre le loro dimissioni collettive come un atto pubblico di pentimento davanti a Dio e al Popolo di Dio” si legge in uno stralcio del testo pubblicato sul blog Daily Theology.

    Il dossier che sta travolgendo la Chiesa americana è stato pubblicato questa settimana ed è composto da oltre 1300 pagine. Tutti gli abusi sono stati compiuti da membri del clero dagli anni ’40 in poi su oltre mille bambini in sei su otto diocesi dello Stato: Harrisburg, Allentown, Pittsburgh, Greensburg, Erie e Scranton. Degli oltre 300 sacerdoti coinvolti, 100 facevano parte della diocesi di Pittsburgh: sotto accusa l’attuale arcivescovo di Washington Donald W. Wuerl che a Pittsburgh fu vescovo per 18 anni dal 1988 al 2006.

    La Santa Sede ha dichiarato di provare “dolore e vergogna”.”Gli abusi descritti nel rapporto sono penalmente e moralmente riprovevoli”, sono state le parole del direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Atti che hanno tradito la fiducia e hanno rubato alle vittime la loro dignità e la loro fede. La Chiesa deve imparare dure lezioni dal passato e che dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità da parte sia di coloro che hanno abusato, sia di quelli che hanno permesso che ciò accadesse”. Gli abusi sarebbero tutti anteriori ai primi anni del 2000, per la chiesa una prova che le riforme fatte dalla Chiesa Cattolica negli Stati Uniti hanno ridotto drasticamente l’incidenza degli abusi commessi dal clero.

    Il rapporto viene ritenuto il più articolato e globale pubblicato sinora sulla pedofilia nella Chiesa americana. Il dossier ha portato all’incriminazione di due preti, ma la maggioranza dei presunti responsabili è ormai morta e la gran parte dei fatti è prescritta. Secondo L’Investigating Grand Jury il “reale numero” dei bambini abusati potrebbe ammontare a diverse migliaia  perché alcuni documenti segreti della Chiesa sono andati perduti e le vittime hanno avuto paura a farsi avanti. “I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto”, ha detto il procuratore generale Josh Shapiro, precisando che l’indagine “va avanti”. Il rapporto copre un arco di 70 anni e ha rivelato un sistema di protezione diffuso fatto di insabbiamenti e trasferimenti riportati negli archivi segreti delle diocesi, dove si evidenzia che il silenzio e l’inazione di vescovi e cardinali hanno consentito il protrarsi dei crimini.

    Molte le dichiarazioni a sostegno delle vittime da parte di vescovi e arcivescovi per quanto accaduto, l’arcivescovo di Filadelfia Charles J. Chaput ha affermato: “Le uniche risposte accettabili sono il sostegno alle vittime e sforzi globali per garantire che tali cose non si ripetano mai più. E rabbia. Anche la rabbia è una risposta giusta e necessaria ma deve essere una rabbia che porta buoni frutti; una rabbia guidata da un pensiero trasparente, dalla prudenza e da un desiderio di vera giustizia. Fa invece discutere l’affermazione del cardinale messicano Sergio Obeso Rivera che al riguardo ha affermato:”Le vittime di pedofilia che accusano gli uomini di Chiesa dovrebbero avere un po’ di pietà perché hanno una coda molto lunga e dunque facile da pestare”.

    Il lavoro d’inchiesta è partito il 4 agosto scorso con la lettera aperta del vescovo di Harrisburg, mons. Ronald W. Gainer: nel documento si denunciavano gli abusi commessi da 71 sacerdoti e ordinava la rimozione da tutti gli edifici collegati alla diocesi dei nomi degli abusatori, inclusi i vescovi che avevano taciuto i nomi di questi “preti predatori”, proteggendone i delitti. Gainer aveva reso pubblici i nomi degli abusatori e delle parrocchie da loro guidate, per incoraggiare le vittime alla denuncia. Ora anche altre diocesi, come quella di Eire, hanno pubblicato “disclosure list” con i nomi di colpevoli di abusi o coperture, mentre tutti i vescovi dello Stato esprimono profondo rimorso perché “l’abuso è spregevole e non trova posto nella Chiesa”.

    Sempre sul lavoro eseguito dall’Investigating Grand Jury il procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro ha affermato: “Lo schema era abuso, negazione e copertura”aggiungendo: “Come diretta conseguenza della sistematica copertura da parte delle alte autorità ecclesiastiche, quasi ogni caso di pedofilia che abbiamo rilevato è troppo datato per un processo“. Sinora solo due preti sono stati incriminati per accuse che sono al di fuori della prescrizione: uno è accusato di aver eiaculato nella bocca di un bambino di sette anni e si è dichiarato colpevole, secondo la procura; l’altro ha aggredito due bambini, uno dei quali da quando aveva 8 anni per un periodo di otto anni, sino al 2010. L’Investigating Grand Jury ha chiesto che la prescrizione per i reati di pedofilia sia cancellata, che le vittime abbiano più tempo per presentare denuncia e che sia rafforzata la legge che obbliga a denunciare gli abusi sessuali di cui si viene a conoscenza.

    Le vittime, afferma il dossier, sono state speso traumatizzate per la vita finendo per abusare di droga e alcol, o per suicidarsi. Tra i casi elencati c’è quello di un religioso che ha stuprato una bambina di 7 anni in ospedale dopo che la piccola aveva subito una tonsillectomia. Un altro bambino bevve un succo di frutta e si svegliò il mattino dopo sanguinante dal retto, senza poter ricordare che cosa gli fosse accaduto. Un prete costrinse un bambino di 9 anni a praticargli sesso orale, poi gli lavò la bocca con l’acqua santa per “purificarlo”. Un altro sacerdote abusò di cinque sorelle della stessa famiglia, tra cui una da quando aveva 18 mesi ai 12 anni. Quando una delle bambine lo disse ai genitori nel 1992, la polizia trovò nella casa del prete slip, bustine di plastica contenenti peli pubici, fiale d’urina e fotografie a sfondo sessuale di bambine.

    Secondo Bishop Accountability negli Stati Uniti sono tra 5.700 e 10mila i preti cattolici accusati di abusi sessuali, ma poche centinaia sono stati processati, dichiarati colpevoli e condannati. Da quando il problema della pedofilia nella Chiesa cattolica è diventato noto all’inizio degli anni 2000, la Chiesa americana ha speso più di 3 miliardi di dollari in patteggiamenti. Questo ha documentato accordi con 5.679 presunte vittime del clero cattolico, solo un terzo delle 15.235 denunce che i vescovi hanno detto di aver ricevuto fino al 2009. Una stima ipotizza che le vittime negli Usa siano 100mila. Sotto la pressione dell’aumento di denunce nel mondo e delle continue critiche per la insufficiente risposta della Chiesa, papa Francesco nel 2013 ha promesso una nuova legge sulla pedofilia e pedopornografia.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/18/pedofilia-usa-inchiesta-choc-rivela-abusi-di-preti-su-piu-di-mille-bambini-petizione-chiede-dimissioni-collettive/4567208/

  • Migliaia di bambini violentati per decenni da preti cattolici: rapporto-shock in Pennsylvania

    Migliaia di bambini violentati per decenni da preti cattolici: rapporto-shock in Pennsylvania

    Il “reale numero” dei bambini abusati potrebbe ammontare a diverse migliaia – sostiene il Grand jury – perche’ alcuni documenti segreti della chiesa sono andati perduti e le vittime hanno avuto paura a farsi avanti. “I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto”, ha aggiunto Shapiro 

    Centinaia di preti cattolici in Pennsylvania avrebbero molestato migliaia di bambini dagli anni ’40 ad oggi, e alti prelati, incluso l’attuale arcivescovo di Washington Donald William Wuerl, avrebbero sistematicamente coperto gli abusi: lo afferma il rapporto del Grand jury  diffuso al termine di 18 mesi di indagini guidate dall’Attorney general statale Josh Shapiro su sei delle otto diocesi dello stato e segue quella di un altro Grand jury che ha rivelato abusi e insabbiamenti nelle altre due. Il “reale numero” dei bambini abusati potrebbe ammontare a diverse migliaia – sostiene il Grand jury – perche’ alcuni documenti segreti della chiesa sono andati perduti e le vittime hanno avuto paura a farsi avanti. “I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto”, ha aggiunto Shapiro parlando ai giornalisti ad Harrisburg e precisando che l’indagine sta andando avanti.  “Crediamo che il numero reale delle vittime – considerando le denunce perse o quelle mai fatte per paura di farsi avanti – sia di migliaia”, si legge nel rapporto di circa 1.400 pagine sugli abusi sessuali su minori segnalati in quasi tutte le diocesi dello Stato. Il rapporto finale della giuria indica che “quasi tutti i casi”, riferiti a diversi decenni fa, sono caduti in prescrizione e non possono essere perseguiti penalmente. Tuttavia due sacerdoti sono stati incriminati per abusi ripetuti su diversi bambini in alcuni casi che risalgono al 2010. “Alcuni preti abusarono di bambini e bambine e gli uomini di Chiesa che erano i loro responsabili non fecero nulla, per decenni”, hanno scritto i membri della giuria nella relazione. I giurati scrivono di “riconoscere che molte cose sono cambiate in seno alla Chiesa cattolica in questi quindici ultimi anni” ma sottolineano che le due imputazioni mostrano che “gli abusi di bambini in seno alla chiesa non sono svaniti”. Malgrado le riforme istituzionali, “gli alti responsabili della Chiesa hanno evitato le loro responsabilita’”, si legge ancora nel rapporto. Vescovi e cardinali “sono stati protetti”. “Molti di quelli citati nel rapporti sono stati promossi”, affermano i giurati secondo cui “finche’ cio’ non cambia, pensiamo che sara’ prematuro chiudere il capitolo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica”.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pedofilia-Chiesa-cattolica-migliaia-di-bambini-violentati-per-decenni-da-preti-cattolici-rapporto-shock-in-Pennsylvania-28b6b147-ac25-4468-95d7-adeff2f38f8f.html

  • Boston, il cardinale O’Malley ordina un’inchiesta su un seminario

    Boston, il cardinale O’Malley ordina un’inchiesta su un seminario

    Indagine nell’arcidiocesi di Boston. Due ex seminaristi hanno diffuso delle accuse via social. Il cardinal O’Malley ha optato, sin da subito, per la linea dura

    In molti si ricorderanno del caso Spotlight. Quando i giornalisti del Boston Globesmascherarono la strutturalità di un fenomeno, quella relativa a circa settanta sacerdoti resisi responsabili di abusi ai danni di minori, era il 2002.

    L’arcidiocesi della città americana, nel corso di queste settimane, potrebbe essere finita nel mezzo di una nuova bufera.

    Il cardinale cappuccino Sean O’Malley ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. Qualcuno vocifera che l’indagine ordinata riguarderà presunti abusi che sarebbero stati perpetrati all’interno del seminario di St’John. Ma nessuna ipotesi è escludibile allo stato attuale. L’arcidiocesi della città americana è presieduta dallo stesso importante porporato americano.

    O’Malley venne chiamato a sostituire il dimissionario cardinale Law, messo ‘sotto scacco’ dagli inchiestisti della squadra del Boston Globe per insabbiamenti operati in favore dei consacrati di cui sopra. Dall’avvento di O’Malley in poi, la Chiesa cattolica americana ha iniziato a pubblicare i nomi degli accusati e a risarcire le vittime.

    Quando si è trattato di pagare le persone che avevano subito violenze sessuali, O’Malley ha anche optato per vendere alcuni beni ecclesiastici. L’arcivescovo di Boston, insomma, è considerato un acerrimo nemico della pedofilia e della efebofilia. Si dice che il suo unico pensiero sia quello di sgominare, una volta per tutte, la piaga della pedofilia.

    Le accuse che hanno portato a questa decisione sono state mosse, attraverso i social, da due ex seminaristi, così come riportato dalla Cna. La natura delle eventuali imputazioni non è ancora stata chiarita. Si sa che il cardinale statunitense, che di recente è stato confermato da Papa Francesco al vertice della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e che è anche un membro del C9, ha intimato a James Moroney, rettore del seminario in questione, di prendersi un periodo di pausa: forse un anno.

    Il controllo servirà a verificare “la cultura del seminario riguardo agli standard personali previsti e richiesti ai candidati al sacerdozio, e qualsiasi questione relativa al seminario di molestie sessuali o altro forme di intimidazione o discriminazione”.

    Non si può escludere, quindi, che l’indagine non riguardi episodi di pedofilia, ma tutt’altro. O’Malley, stando a quanto raccontato da In Terris, ha dichiarato che: “Le accuse fatte questa settimana sono fonte di seria preoccupazione per me come arcivescovo di Boston. Il ministero del sacerdozio cattolico – ha sottolineato – richiede un fondamento di fiducia con il popolo della Chiesa e la più ampia comunità in cui i nostri sacerdoti servono. Sono determinato – ha concluso – a far sì che tutti i nostri seminari siano in grado di fornire questo livello di fiducia e prestare la formazione necessaria affinché i sacerdoti possano vivere una vocazione esigente di servizio nella nostra società contemporanea”.

    La diocesi di Boston nell’occhio del ciclone? In caso, questa volta, la linea annunciata sarà dura sin dagli albori dell’esplosione del possibile scandalo.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/boston-cardinale-omalley-ordina-uninchiesta-su-seminario-1564612.html
  • RICOVERATO PER DEI CONTROLLI IL CARDINALE EZZATI, COINVOLTO NELLO SCANDALO PEDOFILIA

    RICOVERATO PER DEI CONTROLLI IL CARDINALE EZZATI, COINVOLTO NELLO SCANDALO PEDOFILIA

    L’arcivescovo coinvolto nell’indagine dei presunti insabbiamenti sullo scandalo pedofilia in Cile

    E’ stato ricoverato ieri nell’Ospedale dell’Università cattolica di Santiago del Cile per un controllo riguardante i suoi problemi cardiaci, il cardinale arcivescovo di Santiago del Cile, Ricardo Ezzati.

    Secondo quanto si è appreso il porporato resterà in ospedale nelle prossime 48 ore in stato di osservazione per dei controlli di routine riguardo l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto tempo fa a Roma per l’innesto di pacemaker.

    Recentemente Ezzati è stato accusato di essere coinvolto nella copertura degli abusi sessuali su minori da parte di religiosi cileni, bruciando documenti che parlavano dei casi. Il 21 agosto, fra l’altro, l’arcivescovo dovrà rispondere alle domande di un pubblico ministero Emiliano Arias, che nel giugno scorso ha avviato un’indagine per presunti insabbiamenti di due scandali di pedofilia entrambi esplosi nel periodo di reggenza di Ezzati.

    Il primo riguarda uno stretto collaboratore del porporato, il padre Oscar Muñoz, 56 anni, che si è autodenunciato a gennaio 2018 per aver abusato di alcuni minori, tra loro anche  due suoi parenti, e che il 13 luglio è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver violentato almeno 7 minorenni.

    Il secondo caso è quello della “Familia” nella diocesi di Rancagua, un’organizzazione di sacerdoti e laici che trafficava in attività omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno.

    La notizia della convocazione di Ezzati, il secondo cardinale dopo l’australiano George Pell ad essere coinvolto in una situazione del genere, arriva dopo la pubblicazione da parte della Procura nazionale cilena, di un report su diverse indagini che riporta di 158 religiosi, tra vescovi, preti, membri di congregazioni o laici legati alla Chiesa, sotto indagine perché coinvolti in 144 casi di crimini sessuali su minori e adulti vulnerabili. Un totale di 266 vittime, di cui 178 minorenni.

    https://www.sardegnalive.net/news/nel-mondo/26709/ricoverato-per-dei-controlli-il-cardinale-ezzati-coinvolto-scandalo-pedofilia

  • Pedofilia nella Chiesa: pubblicato un rapporto choc sui monaci inglesi

    Pedofilia nella Chiesa: pubblicato un rapporto choc sui monaci inglesi

    Alcuni monaci benedettini sono finiti nella bufera in Inghilterra. Un rapporto choc ha svelato l’esistenza di abusi perpetrati per anni ai danni di minori

    Alcuni monaci benedettini sono finiti nella bufera a causa di reati attinenti alle attività sessuali o alla pornografia.

    Dieci, compresi i religiosi, sono le persone già incriminate o condannate.

    La Chiesa ha deciso d’intervenire sull’ennesimo scandalo che rischia di compromettere la credibilità delle istituzioni e degli ambienti cattolici in Inghilterra. I fatti contestati, in realtà, risalgono a circa settant’anni fa. Alcuni episodi, tuttavia, sarebbero avvenuti in tempi più recenti. Le medie emerse lascerebbero pensare che il fenomeno abbia avuto una certa continuità. Il rapporto choc sugli episodi di abusi ai danni di adulti e minori, che è stato stilato dalla Independent Inquiry into Child Sexual Abuse, è stato pubblicato solo pochi giorni fa.

    I vescovi delle diocesi d’Inghilterra, attraverso la diffusione di una nota ufficiale, hanno chiesto che i consacrati colpevoli di reati sessuali vengano consegnati al più presto nelle mani della giustizia: “Ogni abuso sessuale su bambini e adulti vulnerabili – hanno tuonato i presuli, come riportato dalla Sir – è un atto criminale e doloroso”. All’interno del comunicato stampa viene ribadita una ferma condanna nei confronti di questa tipologia di crimini.

    Nel dossier si parla di “un ampio spettro di abusi fisici, molti dei quali con sfumature sadiche e sessuali” e del coinvolgimento di un “gran numero di bambini”. Abusi che sarebbero stati perpetrati per molto tempo. Tanto, in alcuni casi, da arrivare a sette anni continuativi di violenze. Il tutto condito da presunti insabbiamenti e coperture.

    L’inchiesta, secondo quanto si legge su Sky News, è stata condotta dal professor Alexis Jay e si è soffermata su quanto accaduto in due abbazie specifiche: quella di Ampleforth e quella di Downside. Tutti e due questi luoghi di culto sono “legati” alla Congregazione dei benedettini. L’indagine, inoltre, segnala come sia sempre più necessario dividere le abbazie dagli istituti scolastici.

    Il professore a capo dell’inchiesta ha dichiarato, sempre stando a quanto si legge su SkyNews, che: “Per decenni Ampleforth e Downside hanno cercato di evitare di fornire informazioni riguardo alla violenza sessuale infantile alla polizia e ai servizi sociali”. E ancora: “Salvaguardare i bambini era considerato meno importante della reputazione della chiesa e del benessere dei monaci abusanti. Anche dopo l’introduzione delle nuove procedure, nel 2001… il loro approccio poteva essere sintetizzato come un atteggiamento finalizzato a ‘non dire niente’”.

    L’episcopato ha rassicurato sul fatto di essere impegnato a seguire alla lettera le linee guida. Specie dopo la pubblicazione di questo rapporto. Altri casi di pedofilia nella Chiesa cattolica: dopo lo scandalo cileno, quello austrialiano e le prove a carico di trecento sacerdoti in Pennsylvania, ecco il caso dei monaci benedettini in Inghilterra.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-nella-chiesa-pubblicato-rapporto-choc-su-monaci-1563560.html

  • Dal cardinale McCarrick al Cile: si allarga lo scandalo pedofilia

    Dal cardinale McCarrick al Cile: si allarga lo scandalo pedofilia

    L’ex arcivescovo di Washington accusato di abusi su minori verso il processo canonico. Il cardinale asutraliano Wilson rinuncia alla carica. Mentre fa scalpore il filone sudamericano. 

    iù che tolleranza zero nei confronti di chi abusa, nella Chiesa ha prevalso, per lungo tempo, un meccanismo di occultamento costante dei colpevoli delle aggressioni sessuali contro i minori. Un ingranaggio fatto di coperture e complicità che, pur essendo stato colpito negli ultimi anni da una generale presa di coscienza delle gerarchie ecclesiastiche a seguito di imponenti campagne mediatiche, sembra aver infine subito una ulteriore stretta negli ultimi mesi. Il 30 luglio papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Adelaide, in Australia, di monsignor Philip Edward Wilson condannato il 3 luglio scorso a 12 mesi di carcere per aver coperto alcuni abusi sessuali su minori perpetrati da un sacerdote suo collega negli Anni 70.

    LA RINUNCIA ALLA PORPORA CARDINALIZIA DI MCCARRICK

    Sempre in questa direzione va la rinuncia alla porpora cardinalizia dell’ex arcivescovo di Washington (2000-2006), Theodore McCarrick, accompagnata dall’obbligo – stabilito dal papa – «di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico». L’ormai ex cardinale, per lunghi anni una delle personalità più influenti della Chiesa americana, è sotto indagine in seguito alla denuncia presentata contro di lui per abusi sessuali su un minore che avrebbe commesso 45 anni fa nella diocesi di New York quando ancora era un semplice prete. Una commissione d’indagine della stessa diocesi ha riconosciuto «fondate e credibili» le accuse rivoltegli.

    LE DENUNCE INASCOLTATE DI PADRE RAMSEY

    Successivamente, tuttavia, è emerso un quadro assai più complesso: McCarrick, passato attraverso diverse diocesi degli Stati Uniti nel corso della sua carriera, era in realtà ‘noto’ in vari ambienti ecclesiastici per comportamenti scorretti – sotto il profilo sessuale – con adulti, seminaristi, ragazzi. Un altro capitolo riguarda poi il modo in cui lui stesso ha trattato i casi di pedofilia accaduti sotto il suo governo nei vari incarichi che ha ricoperto. Non solo, sono pure emersi i tentativi interni alla Chiesa di fermare la carriera di McCarrick: sia la nunziatura negli Stati Uniti che lo stesso Vaticano vennero avvertiti dei comportamenti e degli abusi commessi dall’arcivescovo quando quest’ultimo venne nominato da Giovanni Paolo II, nel 2000, alla guida della strategica diocesi di Washington. A mettere nero su bianco la denuncia fu un sacerdote, padre Boniface Ramsey, come riportato dalla stampa americana, che non esitò a lanciare l’allarme, ma la cosa non ebbe alcun seguito.

    L’ALLONTANAMENTO E IL PROCESSO CANONICO

    Nelle ultime settimane, il caso McCarrick è diventato per i media e l’opinione pubblica d’Oltreoceano, l’ennesimo episodio di questa infinta galleria degli orrori che ha scosso la Chiesa statunitense; la novità, tuttavia, è costituita dal fatto che, questa volta, la denuncia è arrivata dall’interno delle stesse diocesi coinvolte, un segnale importante. Da qui, del resto, i primi provvedimenti presi dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, nei confronti dell’arcivescovo emerito di Washington cui veniva indicato di non esercitare più pubblicamente il proprio ministero sacerdotale. Quindi, il 28 luglio, il provvedimento più duro con pochi precedenti nella storia: le dimissioni da cardinale. Tutto bene? Quasi: perché McCarrick – che in ogni caso si è sempre dichiarato innocente – ha ormai 88 anni e in base alla legge della Chiesa i porporati che superano gli 80 anni non possono più votare in un eventuale conclave. Resta comunque il clamoroso allontanamento dal sacro collegio, la perdita dello status. Ora ci sarà un processo canonico.

    MEMBRI DEL COLLEGIO CARDINALIZIO NEL MIRINO

    La vicenda americana ha una sua gravità incontestabile: negli Stati Uniti, infatti, una ventina di anni fa è scoppiato sotto forma di bomba mediatica lo scandalo degli abusi sui minori da parte del clero provocando un terremoto le cui conseguenze nefaste per la credibilità della Chiesa sono tuttora vive. Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti, e certamente l’episcopato americano ha reagito, stabilito procedure, adottato politiche nuove, costituito commissioni d’indagine interne. Molto è stato fatto anche dalla Santa Sede. E però il bubbone ha radici profonde nella Chiesa: col passare del tempo, infatti, i nuovi casi che vengono alla luce sempre più frequentemente coinvolgono, per responsabilità dirette o indirette (gli insabbiamenti), membri del collegio cardinalizio.

    IL CASO DEL CARDINAL PELL SCUOTE L’AUSTRALIA

    Non è una buona notizia per la Chiesa che proprio su un terreno tanto drammatico e complesso (anche sotto il profilo dei comportamenti sessuali, della morale, della disciplina) non sembra trovare – almeno per ora – una soluzione alla vicenda, e probabilmente sarà ancora così per diverso tempo. Si tenga presente che in Australia oltre alla rinuncia di Wilson, è sotto processo l’ex prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano, il cardinale George Pell, anche lui indagato per episodi avvenuti qualche decennio addietro. Lo stesso Pell era stato chiamato in causa da almeno due commissioni d’indagine governative australiane sugli abusi sui minori per aver coperto e insabbiato alcuni episodi gravi in passato. La vicenda di McCarrick, tuttavia – come altre simili – dimostra quanto l’omertà e il silenzio siano durati, e quanto sia stato difficile e faticoso romperli.

    IL FILONE CILENO: IL CASO JARADIMA ED EZZATI

    Lo stesso, del resto, è avvenuto con il filone cileno dello scandalo pedofilia, nato intorno alle coperture che il vescovo Juan Barros aveva dato agli abusi commessi da un prete influente e legato al potere, Fernando Karadima (leggi anche: abusi su minori, i fantasmi cileni che tormentano Francesco). Il papa, in un primo tempo, ha difeso Barros, poi è tornato sui suoi passi, ha ammesso di essersi sbagliato, ha fatto compiere nuove indagini su questo e altri simili accaduti in Cile e infine nel Paese sudamericano si è aperto un vaso di Pandora di vicende oscure. In questo caso giustizia civile e canonica si sono incrociate e lo faranno ancora. Da ultimo la Procura ha indagato il cardinale Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago del Cile, per non aver denunciato i gravissimi reati di stupro commessi da un sacerdote, Oscar Munoz, suo stretto collaboratore. L’ipotesi di reato – perché di questo si tratta – è di nuovo quella che l’arcivescovo abbia coperto i reati. Fra l’altro la giustizia cilena chiederà al Vaticano gli atti delle indagini condotte dagli inviati del papa in questi mesi.

    DAL 1960, 158 MEMBRI DEL CLERO SOTTO INCHIESTA E 267 VITTIME

    Si tenga presente che nel Paese sudamericano sono aperte numerose indagini per abusi sui minori: in un arco temporale, ha spiegato di recente la Procura generale cilena, che va dal 1960 a oggi, un totale di 158 membri del clero sono finiti sotto inchiesta fra sacerdoti, vescovi, diaconi, religiosi appartenenti a ordini o congregazioni. Le vittime identificate sono 267, di queste 178 bambini e adolescenti. Il Cile, insomma, sembra avviato ad accodarsi a quel gruppo di altri Paesi in cui lo scandalo ha avuto dimensioni enormi: gli Stati Uniti, appunto, poi l’Irlanda e l’Australia. La rivista dei gesuiti America ha scritto sul caso McCarrick un severo editoriale nel quale ha chiesto alla leadership della Chiesa di assumersi ogni responsabilità, cosa che fino a ora non ha fatto, senza scaricare le responsabilità sulla «cattiva stampa» ma cercando di promuovere davvero «una cultura nella quale le vittime di abusi e molestie vengano sostenute nella loro decisione di affrontare coloro che le hanno maltrattate». Al contempo ha invitato l’opinione pubblica cattolica, includendo se stessa, a non esitare più di fronte a questa vicenda.

  • Il cardinale Ezzati convocato dalla Procura cilena per occultamento di abusi

    Il cardinale Ezzati convocato dalla Procura cilena per occultamento di abusi

    L’interrogatorio per l’arcivescovo ultra 75enne di Santiago è fissato per il prossimo 21 agosto. «Non ho mai nascosto o ostacolato la giustizia». Spunta una lettera critica di Goic al porporato per la gestione dei casi di pedofilia

    Dal Cile dove rimane alta la tensione per i casi di abusi e dei loro insabbiamenti da parte della Chiesa, giunge la notizia di un “órden de comparición” recapitato all’arcivescovo di Santiago, il cardinale Ricardo Ezzati, da parte della Procura regionale di O’Higgins per rispondere davanti ai magistrati di accuse di presunti occultamenti degli abusi sessuali perpetrati dal clero cileno.

    A confermare la notizia – circolata nelle scorse settimane, dopo le anticipazioni della stampa locale e del sito Il Sismografo – è la stessa Arcidiocesi di Santiago con una breve nota pubblicata sul sito ufficiale , dove vengono riportate anche le dichiarazioni del porporato che afferma: «Ribadisco il mio impegno e quello della Chiesa di Santiago per le vittime, nella ricerca della verità e del rispetto per la giustizia civile». «Ho la certezza – afferma Ezzati – di non aver mai nascosto o ostacolato la giustizia, e in quanto cittadino adempierò al dovere di fornire tutte le informazioni che potranno aiutare a chiarire i fatti».

    L’interrogatorio è stato fissato per il 21 agosto ed il porporato – già ultra 75enne, quindi in regime di proroga – dovrà comparire davanti al procuratore Emiliano Arias, che nel giugno scorso ha avviato una indagine per presunti insabbiamenti di due scandali di pedofilia entrambi esplosi nel corso della reggenza di Ezzati. Il primo riguarda il caso di padre Oscar Muñoz Toledo, 56 anni, ex cancelliere dell’arcidiocesi di Santiago di Cile, che nel gennaio 2018 si era auto-denunciato per aver abusato di alcuni minorenni (tra di loro anche suoi parenti) e che il 13 luglio è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver violentato almeno 7 minorenni.

    Il secondo caso è quello della “Familia” nella diocesi di Rancagua, un’organizzazione di sacerdoti e laici che trafficava in attività omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno. Scandalo che aveva portato l’arcivescovo Alejandro Goic a rimuovere 15 dei 68 preti della diocesi (il 22% del clero diocesano). Il procuratore Arias aveva ordinato infatti una perquisizione nelle residenze delle arcidiocesi di Santiago e Rancagua, dalla quale è stata raccolta una ampia documentazione.

    La notizia della convocazione di Ezzati – il secondo cardinale dopo l’australiano George Pell ad essere coinvolto in una situazione del genere – giunge all’indomani della pubblicazione di un report della Procura nazionale cilena , frutto di diverse indagini condotte dagli anni ’60 ad oggi, che riporta di 158 religiosi, tra vescovi, preti, membri di Congregazioni o laici legati alla Chiesa, sotto indagine perché vincolati a 144 casi di crimini sessuali su minori e adulti vulnerabili. In totale nel rapporto sono citate 266 vittime, 178 delle quali minorenni.

    Grossi numeri per uno scandalo deflagrato a livello mondiale dopo il viaggio di gennaio di Papa Francesco nel Paese sudamericano, specie a seguito delle polemiche legate all’ormai ex vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros, contestato da anni dai fedeli della sua diocesi perché avrebbe coperto i crimini dipadre Fernando Karadima, il carismatico e noto parroco di “El Bosque”, padre spirituale e formatore della metà del clero del Paese, poi rivelatosi un abusatore seriale e condannato dalla Chiesa ad una vita di penitenza e preghiera. Il Papa ha rimosso Barros insieme ad altri due vescovi lo scorso 11 giugno , come prima effettiva risposta alle dimissioni presentate in blocco dall’episcopato cilenodopo l’incontro privato con il Pontefice in Vaticano di metà maggio.

    Incontro che era seguito a quello, voluto dallo stesso Bergoglio, con le tre principali vittime di Karadima – Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andrés Murillo – e seguito da quello con i sacerdoti vittime di abusi sessuali, psicologici e di potere, insieme ad alcuni loro accompagnatori. Il tutto mentreera in corso ad Osorno e in altre città cilene la missione speciale di Charles Scicluna e padre Jordi Bertomeu per indagare su questi casi che hanno creato una profonda crisi nel tessuto sociale ed ecclesiale cileno.

    In questi mesi di incontri privati, di scambi di lettere tra Roma e Santiago, di inchieste giornalistiche e dichiarazioni pubbliche, più volte è stato citato il nome di Ezzati, insieme a quelli del suo predecessore a Santiago, il cardinale Francisco Javier Errazuriz Ossa, anche membro del C9, e del nunzio Ivo Scapolo. I tre vertici della Chiesa cilena sono stati additati – specie da alcune vittime – come i principali responsabili della «mancanza di informazione veritiera ed equilibrata» sui casi di abusi al Papa, denunciata dallo stesso Francesco nella famosa lettera ai vescovi del Cile . Accuse sempre respinte dai diretti interessati. 

    Il nome di Ezzati è stato inoltre chiamato in causa nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria sulla pedofilia del clero in Cile in una lettera scritta dal vescovo emerito di Rancagua Alejandro Goic, di cui il Papa ha accettato il 28 giugno scorso le dimissioni per raggiunti limiti di età (il presule ha 78 anni). 

    Goic, mai accusato o sospettato di avere a che fare con comportamenti pedofili o con occultamenti, ma anzi, a detta di osservatori, tra i pochissimi vescovi cileni che si è sempre caratterizzato per una condotta trasparente e severa nella condanna degli abusi e delle coperture, era stato nominato presidente della Commissione nazionale di prevenzione degli abusi della Conferenza episcopale cilena (incarico dal quale si è dimesso dopo lo scandalo della “Familia”). In questa veste, il vescovo aveva inviato nel 2013 una lettera all’arcivescovo Ezzati in cui scriveva: «All’inizio del tuo servizio (2011) è stato un segno straordinario che hai incontrato le vittime di Karadima, ma purtroppo questo non è proseguito». «A volte – scriveva Goic – ho l’impressione, forse molto soggettiva, che tu non condivida i criteri della Commissione Nazionale in questi temi delicati». 

    «Ci sono laici e persino alcuni vescovi che mi dicono di provare un po’ di inibizione davanti a te – scriveva l’arcivescovo nella missiva presente tra i documenti sequestrati dal procuratore Arias al vescovado di Rancagua -. Hanno paura delle conseguenze che potrebbero avere le loro eventuali discrepanze con te, e questo impedisce loro di dare un contributo che potrebbe essere prezioso. La paura li paralizza ed è evidente che questo non è salutare». Infine, l’attuale vescovo emerito di Rancagua sottolineava nella lettera che «una politica di maggiore trasparenza è un segnale necessario e indispensabile», oltre che «una questione cruciale». Parole che, a distanza di cinque anni, alla luce di quanto accaduto in Cile, appaiono più che mai veritiere.

    http://www.lastampa.it/2018/07/25/vaticaninsider/il-cardinale-ezzati-convocato-dalla-procura-cilena-per-occultamento-di-abusi-rEn3Lnp9IYX41IxoRCVXTI/pagina.html