Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: insabbiamenti

  • Cile, riunione dei vescovi sugli abusi. La Procura: 158 religiosi sotto indagine

    Cile, riunione dei vescovi sugli abusi. La Procura: 158 religiosi sotto indagine

    Pubblicato un report dell’Unità specializzata sulle violazioni di diritti umani. Dal 30 luglio al 3 agosto la plenaria straordinaria della Conferenza episcopale. La stampa locale riferisce di indagini a carico del cardinale Ezzati per presunti insabbiamenti

    Lo scandalo degli abusi sessuali sarà al centro dell’assemblea plenaria straordinaria che vedrà riunita la Conferenza episcopale del Cile da lunedì 30 luglio a venerdì 3 agosto. Lo ha annunciato il portavoce dei vescovi, il diacono Jaime Coiro, in una conferenza stampa alla quale è intervenuta anche Ana María Celis, membro del Consiglio nazionale per la prevenzione degli abusi ed esperta di diritto canonico, spiegando che l’episcopato proporrà, approfondirà e approverà delle decisioni al riguardo dei casi di pedofilia, alla luce anche delle nuove indiscrezioni.

    Proprio ieri la Procura nazionale cilena ha reso noti alcuni dati, «el primer catasto», risultato delle indagini condotte dalla sua Unità specializzata sulle violazioni di diritti umani, sulla violenza di genere e sui reati sessuali (Unidad especializada en Derechos humanos, violencia de género y delitos sexuales de la Fiscalía nacional). Secondo quanto riferito dal report – in cui per la prima volta sono coinvolti membri della Chiesa cattolica del Paese, in particolare sacerdoti – dal 1960 a oggi sono state svolte inchieste su 158 religiosi cattolici vincolati a 144 casi.

    Degli indagati 74 sono vescovi, sacerdoti e diaconi diocesani non appartenenti ad alcuna Congregazione; altri 65 vescovi, sacerdoti e diaconi invece fanno parte di specifici Istituti religiosi (come salesiani, gesuiti e maristi), dieci laici sono a carico della pastorale parrocchiale o impegnati in istituti scolastici, mentre per altri nove non è stato possibile chiarire il grado o la funzione. Vi sono inoltre dieci laici indagati e altri cinque casi che coinvolgono vescovi o superiori di Congregazioni religiose sotto inchiesta per aver insabbiato i crimini di abuso oppure per aver ostacolato la giustizia.

    Il rapporto della Procura identifica poi 267 vittime, tra queste 178 sono bambini e adolescenti, 31 adulti e altri 57 non è stato possibile precisare l’età della vittima al momento dei fatti, che riguardano casi antecedenti all’entrata in vigore della riforma del processo penale nel 2001.

    Restano aperte 34 indagini, riferisce inoltre il documento, mentre 104 sono ormai chiuse, di queste 23 sono terminate con una condanna e in un caso con un’assoluzione. In quattro casi – informa il sito Il Sismografo – si è deciso una sospensione condizionale del procedimento. In 43 casi la causa è stata chiusa per mancanza di antecedenti. In sei casi non ha avuto luogo nessuna indagine (i fatti non costituivano reato) e 21 casi sono stati rinviati alla giustizia penale vecchia poiché i fatti denunciati si sono registrati prima dell’entrata in vigore della riforma del processo penale.

    Tutti questi dati forniti dal pubblico ministero «ci chiamano a riflettere sulle cifre riguardanti le vittime», ha detto Jamie Coiro. «Abbiamo compreso che, al di là del numero, ognuna di queste persone ha dovuto vivere un processo estremamente doloroso; molte hanno dovuto parlare di quanto è successo più volte, in varie istanze e davanti a soggetti diversi. La tentazione sarebbe quella di soffermarci sul numero degli accusati, ma ciò che la Chiesa ci chiede oggi è di pensare alle vittime. Queste cifre fanno tremare ed è ciò che ci preoccupa di più».

    Nel frattempo la stampa cilena fa sapere che il cardinale e arcivescovo di Santiago del Cile, Ricado Ezzati, è indiziato per presunti occultamenti in alcune vicende di pedofilia, riguardanti membri del clero. Ad avviare le indagini, il Procuratore della regione di O’Higgins, Emiliano Arias. La conferma del pm è arrivata durante un’intervista su Radio T13. Le accuse a carico riguarderebbero due scandali di pedofilia nel Paese sudamericano, esplosi nel corso della sua reggenza: nel caso dell’ex cancelliere dell’Arcivescovado, padre Oscar Munoz Toledo, attualmente in carcere e nel caso della cosiddetta “Familia” nella città di Rancagua, un’organizzazione di sacerdoti che trafficava in attività omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno. La vicenda venne denunciata ai tribunali dal vescovo emerito Alejandro Goic, ex vicepresidente della Conferenza Episcopale del Cile. Secondo quanto dichiarato da Arias, le due vicende sarebbero sufficienti a configurare «il crimine di occultamento».

    http://www.lastampa.it/2018/07/24/vaticaninsider/cile-riunione-straordinaria-dei-vescovi-sugli-abusi-la-procura-religiosi-sotto-indagine-T6oZ09suPzQkC6555qQ1ZP/pagina.html

  • Principe Carlo testimonierà su amico vescovo accusato di pedofilia/ Ultime notizie: Corte coprì ex religioso?

    Principe Carlo testimonierà su amico vescovo accusato di pedofilia/ Ultime notizie: Corte coprì ex religioso?

    Principe Carlo testimonierà su amico vescovo accusato di pedofilia: l’ex religioso fu coperto da Corte grazie ai suoi legami di amicizia? L’inchiesta su almeno 18 abusi in 30 anni.

    Il principe Carlo nei prossimi giorni sarà chiamato a rendere la sua testimonianza scritta in merito ad un caso di presunta pedofilia che vede coinvolto un vescovo, Peter Ball, condannato nel 2015 a 32 mesi di reclusione per abusi sessuali compiuti nel corso di un trentennio su almeno 18 giovani ragazzi. L’erede al trono, come spiega l’agenzia di stampa Ansa, sarà chiamato a rendere la propria testimonianza il prossimo 27 luglio di fronte alla Commissione d’inchiesta indipendente. Quest’ultima è attualmente al lavoro al fine di fare luce su decenni di presunti insabbiamenti nel Regno Unito nell’ambito di denunce per stupri e molestie sessuali a scapito di minori e contro potenti e personaggi celebri. In merito al caso in questione e che vedrà in qualche modo protagonista il Principe del Galles, quest’ultimo è un alto prelato della Chiesa d’Inghilterra che vede al vertice la stessa regina, nonché ex titolare della diocesi di Gloucester. Secondo la Commissione, il vescovo si sarebbe servito dei suoi legami a corte per assicurarsi l’impunità ed insabbiare le prove a suo carico. Al tempo stesso, non si esclude non si esclude che proprio i rapporti di familiarità con il principe Carlo possano aver avuto delle interferenze sul sistema giudiziario. Lo stesso erede al trono, pare avesse scritto una lettera di affidavit proprio su Ball agli inizi degli anni Novanta.

    L’AMICIZIA TRA IL PRINCIPE CARLO E L’EX VESCOVO BALL

    L’ex vescovo Peter Ball, come spiega il The Guardian, aveva definito il principe Carlo “un amico leale”. Oltre alla testimonianza scritta dell’erede al trono, nell’ambito della medesima udienza sul caso di presunta pedofilia interverrà anche l’ex arcivescovo di Canterbury, George Carey, il quale fornirà di persona le prove sottoponendosi al controinterrogatorio. Secondo l’inchiesta, l’intento dell’udienza è quello di chiarire “se ci sono stati tentativi inappropriati da parte di persone di rilievo – in questo caso dello stesso principe Carlo – di interferire nel processo di giustizia penale dopo che l’imputato è stato accusato per la prima volta di reati sessuali su minori”. Ball, oggi 86enne, dovrà rispondere di 18 casi di abusi sessuali su adolescenti e giovani uomini avvenuti tra gli anni ’70 e gli anni ’90, quando era vescovo di Lewes. Secondo quanto emerso nell’ambito dell’inchiesta, oltre alla richiesta di testimonianza avanzata al principe Carlo, una seconda avrebbe raggiunto anche il suo segretario privato. “Gli avvocati del principe hanno indicato la volontà del loro cliente di aiutarci e hanno sollevato una serie di questioni importanti da considerare”, ha spiegato in merito Alexis Jay, a capo dell’indagine.

  • L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    L’ITALIA DEFERITA ALL’ONU PER I PRETI PEDOFILI

    “Favoreggiamento della pedofilia clericale per motivi di realpolitik e di diplomazia con il Vaticano”.

    Per l’Italia all’Onu da tempo è stato aperto un fascicolo che, se dovesse tradursi in un’accusa formale, rischierebbe di coprirci di ridicolo oltre che metterci in enorme imbarazzo. E questo con buona pace della campagna di immagine anti preti pedofili a suo tempo avviata da Papa Francesco. Tutto questo accade a causa delle reiterate denunce della “Rete L’Abuso”, una onlus di oltre 500 ex vittime di abusi sessuali da parte di preti in Italia, nonché di altre organizzazioni similari che già da tempo esistono all’estero. Particolarmente quelle che sono state costituite in Paesi come Usa, Messico, Francia, Congo, Cile, Canada, Svizzera, Belgio, Polonia, Germania, Spagna, Inghilterra, Equador, Argentina. Tutte riunite tra il 4 e l’8 giugno scorso in gran segreto a Bernex (Francia) per mettere a punto le strategie diplomatiche contro il Vaticano. E, pare, anche contro l’Italia stessa. Accusata di aver avuto un ruolo di copertura e favoreggiamento verso la “pedofilia clericale”.

    Nel febbraio del 2018, l’associazione di cui sopra, tramite il proprio avvocato Mario Caligiuri, aveva diffidato il Governo italiano per una serie di gravi omissioni nella ratifica di convenzioni internazionali; diffida che aveva inviato anche al Comitato Onu per la tutela del fanciullo. Nella seduta di inizio giugno le Nazioni Unite hanno confermato l’apertura di una indagine di verifica nei confronti dello Stato italiano, che proseguirà per tutto l’anno 2018 e che vedrà il suo report finale il 18 gennaio 2019. Proprio ai primi di giugno inoltre Francesco Zanardi, presidente della “Rete L’Abuso”, era stato ricevuto presso le Nazioni Unite di Ginevra insieme ad altri rappresentanti delle suddette associazioni di sopravvissuti arrivate da tutto il mondo. Più precisamente è stato sentito dai funzionari della commissione Crc (Children Right Connection) e aveva confermato le accuse alla base dell’apertura del fascicolo sul “caso italiano”.

    Uno degli episodi più spinosi documentati da Zanardi riguarderebbe la presunta “continuità della linea omissiva della Santa Sede”. Condotta evidenziata in un report riguardante la vicenda di don Mauro Galli, che dimostrerebbe la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori. Sembra infatti – secondo le accuse depositate dalla “Rete L’Abuso” e rilanciate in un comunicato stampa – che i due protagonisti, monsignor Mario Delpini e il collega Pierantonio Tremolada, malgrado la Santa Sede sia stata da tempo messa al corrente delle accuse ben argomentate di omissione in vigilando nei loro confronti, nel luglio 2017, anziché essere puniti secondo gli assunti della campagna comunicativa di pretesa tolleranza zero avviata da Papa Francesco, sarebbero stati entrambi promossi. Il primo a capo della diocesi più grande al mondo, quella di Milano, il secondo in quella di Brescia.

    Per l’Italia il capitolo spinoso è quello secondo il quale, “per motivi di diplomazia con il Vaticano”, spesso le autorità competenti avrebbero chiuso un occhio. Non tanto sui fatti di pedofilia e sui loro protagonisti, ma su chi li avrebbe coperti dall’alto delle proprie cariche arcivescovili all’interno della Chiesa. Una brutta gatta da pelare in sede Onu anche per il nostro ministro degli Esteri.

    http://www.opinione.it/societa/2018/07/17/rocco-schiavone_italia-onu-fascicolo-favoreggiamento-pedofilia-clericale-rete-abuso-papa-francesco/

  • Adelaide, condannato a 12 mesi prelato che coprì sacerdote pedofilo

    Adelaide, condannato a 12 mesi prelato che coprì sacerdote pedofilo

    Philip Wilson, ex vescovo di Adelaide, dovrà scontare almeno 6 mesi di detenzione

    E’ stato condannato ad un anno di carcere Philip Wilson, il vescovo di Adelaide, in Australia, per aver coperto gli abusi sessuali di un sacerdote. Il magistrato di Newcastle Robert Stone ha ordinato che rimanga almeno 6 mesi in detenzione prima che possa ottenere la condizionale.

    E’ il più alto prelato cattolico al mondo ad aver ricevuto ad una simile condanna. I crimini di cui Monsignor Wilson era a conoscenza e che non avrebbe riportato alla polizia sarebbero avvenuti negli anni Settanta nella regione di Hinger da parte del sacerdote Jim Fletcher, abusatore seriale morto in prigione nel 2006 a 65 anni, un anno dopo la condanna per pedofilia per aver abusato di una 13enne tra il 1989 e il 1991.

    Fletcher avrebbe anche violentato 4 chierichetti. Wilson non andrà immediatamente in carcere. Il tribunale deciderà il prossimo 14 agosto se potrà ottenere i domiciliari. Potrebbe stare con la sorella a Newcastle.

    Papa Francesco aveva nominato a inizio giugno amministratore apostolico ‘Sede Plena’ dell’arcidiocesi di Adelaide monsignor Gregory O’Kelly, vescovo di Port Pirie.

    Wilson aveva sempre negato le accuse e il suo staff di legali ha fatto quattro tentativi per far fallire il caso, sostenendo che la diagnosi di Alzheimer di Wilson avrebbe dovuto escluderlo dal processo – anche se questo non gli impediva di mantenere la sua posizione nella Chiesa.

    La conferenza episcopale australiana non ha voluto insistere sulla vicenda, limitandosi a diramare una nota stringata in cui assicura che “la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili è di primaria importanza per la Chiesa e per i suoi ministeri”.

    Bergoglio ha da poco assistito alle dimissioni in blocco della conferenza episcopale cilena, convocata in Vaticano dopo aver accertato decenni di coperture sistematiche dei vescovi nei confronti di preti che abusavano dei bambini. Ed è in attesa di conoscere il verdetto del processo, ancora in Australia, a uno dei suoi fedelissimi, George Pell. Il cardinale è ai vertici del Vaticano, da prefetto della segreteria per l’Economia e membro del C9. Del consiglio dei nove cardinali che collabora con il Papa nella riforma della Curia, tra l’altro, fa parte anche il cardinale Francisco Javier Errßzuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, al centro degli insabbiamenti degli abusi di Fernando Karadima.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/07/03/news/adelaide_condannato_a_12_mesi_prelato_che_copri_sacerdote_pedofilo-200696548/

  • IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” INVIATO ALL’ONU DOCUMENTA IL “SISTEMA” DI INSABBIAMENTO DI ABUSI SESSUALI NELLA CHIESA, FATTO DI OMISSIONI CONNIVENZE E COMPLICITA’: TUTTI I NOMI E I RUOLI DEGLI ALTI PRELATI COINVOLTI.

    Grazie al prezioso e meticoloso lavoro dell’associazione Italiana Rete l’ABUSO, da anni impegnata nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa e oggi membro ufficiale rappresentante per l‘Italia, della più grande organizzazione mondiale contro gli abusi sessuali nel Clero “ECA” – Ending Clerical Abuse, le Nazioni Unite hanno ufficialmente aperto una indagine volta a documentare “il caso italiano”.

    Si tratta del più grande lavoro di documentazione mai realizzato composto da centinaia di casi di abusi sessuali avvenuti sul territorio italiano, ad opera del clero, ai danni di minori, e il sistematico metodo di insabbiamento, connivenza e complicità messo in atto dai più alti vertici della Chiesa, garantiti da una protezione e impunità aberrante.

    Il primo dei dossier relativo al “caso italiano”, consegnato ufficialmente da parte della Rete l’ABUSO alle Nazioni Unite, riguarda il complesso “caso Delpini”.

    Il puntuale e dettagliato lavoro di raccolta di tutte le prove, durato anni, sul caso che riguarda don Mauro Galli sacerdote del Milanese, oggi sospeso e attualmente sotto processo con la pesantissima accusa di “abuso sessuale aggravato” ai danni di un minorenne, processo che si sta celebrando  presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano, ha portato alla realizzazione di un dossier completo che sintetizza quanto appreso durante le fasi processuali pubbliche a cui la Rete l’ABUSO insieme ad alcuni giornalisti d’inchiesta ha pazientemente assistito.

    Grazie alla collaborazione di diversi sacerdoti, ed ex sacerdoti, che non riescono più a vivere nel terribile compromesso di accettare aberranti realtà di perpetrati e reiterati abusi, sistematicamente coperti, schiacciati e oppressi tra gli alti valori che annunciano e vorrebbero testimoniare e, ancora, l’obbedienza per appartenenza “costi quel che costi”… è stato possibile raccogliere documenti e prove di questo e molti altri casi che, nel breve, verranno protocollati all’ONU anch’essi come il caso “Delpini”.

    Grazie ad alcuni “rari” giornalisti che si sforzano di “investigare” per far emergere la verità, grazie ancora a molte persone che, nell’anonimato, inviano informazioni preziose, grazie alla tenacia delle vittime sopravvissute che combattono ogni giorno con il loro dramma, grazie alla collaborazione di alcuni professionisti, avvocati, psicologi, professori, sociologi che dedicano del loro tempo e la loro professionalità gratuitamente per “perorare la causa”, grazie ai pochi ma preziosi contributi e sostegno di alcuni volontari, è stato possibile ricevere e consegnare un documento come quello prodotto alle Nazioni Unite che qui riportiamo integralmente, in versione in lingua italiana, fatta eccezione per gli allegati in copia autentica che, per ovvie ragioni di privacy e riservatezza, sono qui omessi.

    CLICCA QUI PRR LEGGERE IL DOSSIER SUL CASO DELPINI PROTOCOLLATO DALLE NAZIONI UNITE

    Contrariamente a quanto si possa pensare, le informazioni più complete sono normalmente rivelate e svelate proprio dall’interno della Chiesa, informazioni autentiche consegnate da chi, in prima persona, ha vissuto ed è testimone, oppure semplicemente ha accesso a documenti o documenta, a sua volta, situazioni comprovanti:  segno che probabilmente, nell’indifferenza totale spesso dei mezzi di comunicazione, ci sono anime che non riescono più a tacere, o a rendersi in qualche modo complici di un sistema che, tuttavia, se non vengono allo scoperto comunque li protegge.

    Ciò che lascia estremamente perplessi è il numero delle persone a vario titolo conniventi con il sistema, evidentemente abituate ad accettare passivamente ciò che, di volta in volta, qualcun’altro come mons. Delpini attivamente compie, sempre nell’ottica di salvaguardare se stessi, la propria immagine e l’immagine dell’istituzione, della Chiesa stessa, non preoccupandosi degli enormi e gravissimi danni irreparabili che lasciano sul campo: vittime, persone, famiglie intere distrutte, sottoponendo altri bambini al medesimo rischio e sorte, “costi quel che costi”, a qualsiasi prezzo pur di “non dare scandalo”…

    Un mondo incredibilmente falso e malefico fatto di menzogne, sotterfugi, silenzi, coperture, insabbiamenti e omissioni, spiegabili ma non giustificabili, dal fatto che molti sono, a loro volta, ricattabili perché compromessi… Un sistema che in questo modo si auto alimenta.

    E’ davvero impressionante come possano mentire tutti, sapendo di mentire e pur sapendo di poter essere smentiti…

    Ma sanno benissimo che possono contare sulla compattezza della corporazione, nessuno chiederà mai conto del loro operato… come potrebbero, chi potrebbe farlo?

    Il prefetto per la congregazione della dottrina della Fede mons. Ladaria? Per ruolo, sarebbe competente ma, a sua volta, è pesantemente accusato di aver insabbiato lui stesso casi di abuso sessuale e coperto Vescovi che hanno a loro volta insabbiato (con tanto di prove e documenti ormai pubblici da lui firmati)

    Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”… sapendo benissimo che mai nessuno chiederà! Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità!

    Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

    Possono tutti contare sulla goduta credibilità a discapito di tanti fedeli inconsapevoli e in buona fede, esattamente come i farisei, o i sepolcri imbiancati, ai tempi di quel Gesù che professano e segretamente sconfessano.

    Non temono di essere a loro volta sconfessati, in quanto nessun’altra organizzazione ha la medesima forza di comunicazione capillare, nessuna disponibilità economica che possa competere: quindi possono raccontare qualsiasi falsità o “comunicato per comprendere la (loro artefatta) verità dei fatti”, come nel caso della Diocesi di Milano, ripresa fedelmente da diversi quotidiani come Avvenire, la Stampa e il Corriere della Sera, per citarne alcuni che, ovviamente, non concedono nemmeno il diritto di replica stabilito dalla legge italiana…

    Possono contare sull’impunità dovuta anche alla complicità di quasi tutta la stampa e i mezzi di comunicazione compiacenti, possono contare sull’indifferenza che fondamentalmente riguarda la maggior parte delle persone che escludono a priori che possano esserci illustri personaggi come l’Arcivescovo di Milano coinvolti e complici di questi abusi, non denunciandoli, non fermandoli, non approfondendo, consentendo e in qualche modo agevolando di fatto la reiterazione.

    Impensabile per la gente comune e soprattutto per i cattolici praticanti che addirittura un Vescovo scientemente possa rappresentare concretamente la regia dell’insabbiamento sistematico di questo tipo di reati, viceversa sono tutti pronti a schierarsi in difesa a prescindere e senza documentarsi.

    Purtroppo quanto è successo in Cile, mediaticamente sotto gli occhi di tutti, non è un caso isolato nel mondo, quanto la regola, l’ECA si pone l’obiettivo di documentarlo, paese per paese, nella speranza di indurre, anche con il contributo delle Nazioni Unite, gli Stati e la Chiesa a porre un concreto rimedio.

    Un rimedio concreto non certo come quello promesso e messo in atto per il Cile che, fino ad ora, ha prodotto l’accettazione delle dimissioni da parte di Papa Francesco di due Vescovi: non per ciò che hanno commesso in Cile ma per raggiunti limiti di età, in pensione perché anziani (grande atto simbolico per la lotta alla pedofilia), e l’accettazione di un anno di sospensione “anno sabbatico” del principale autore degli insabbiamenti sempre in Cile, il Vescovo Barros.

    Se questo è il frutto della tanto ormai decotta “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco, significa che siamo ormai giunti alla imperdonabile “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Redazione

  • Comunicato Stampa; Le vittime di abusi a Ginevra per la visita del Papa chiedono riforme

    Comunicato Stampa; Le vittime di abusi a Ginevra per la visita del Papa chiedono riforme

    Le vittime di abusi saranno presenti a Ginevra giovedì 21 giugno, il giorno della visita di Papa Francesco, fuori dalle sedi che il Papa sta visitando, provvisti di cartelli con alcune richieste, esortando il Papa a fare “riforme sistemiche” alla Chiesa cattolica.

    “La tolleranza zero” deve essere “più di uno slogan“, dicono gli attivisti.

    Cosa:

    Tenendo i cartelloni fuori dal luogo in cui il Papa sarà presente quel giorno, i membri di una nuova organizzazione globale di sopravvissuti:

    • Sfideranno il Papa a usare il suo incontro con il Consiglio Ecumenico delle Chiese per impegnarsi in specifiche riforme per fermare l’insabbiamento in corso da parte dei ministri della chiesa cattolica in tutto il mondo;
    • Esorteranno il Papa a dare l’esempio ad altre chiese cristiane, ad ascoltare i sopravvissuti, garantire loro giustizia e proteggere meglio i bambini all’interno delle loro istituzioni;
    • Esorteranno il Papa a presentare un elenco di cambiamenti sistemici che la chiesa cattolica deve mettere in atto per fermare la cultura dell’abuso e dell’insabbiamento che il Papa stesso ha denunciato nella sua lettera al popolo cileno.

    Dove e Quando:

    • Ore 30 fuori dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, Route de Ferney 150, 1218 Le Grand-Saconnex, dove il Papa dovrebbe arrivare verso le 11.00 per una preghiera ecumenica.
    • Dalle 13.00 alle 14.00 davanti alle Bandiere delle Nazioni Unite (vicino a Broken Chair), veglia e incontro con la stampa.
    • Ore 15.30 fuori dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, dove il Papa terrà un discorso.
    • Ore 17.00 Centro congressi Palexbo, Route François-Peyrot 30, 1218 Le Grand-Saconnex, Svizzera, dove Papa Francesco celebrerà la messa in occasione del 75 ° anniversario della Conferenza mondiale delle chiese.

    Chi:

    Due dei membri fondatori di ECA (Ending Clergy Abuse), il nuovo gruppo multinazionale di attivisti anti-abuso cattolici. Insieme ad altri attivisti.

    Tra i dimostranti saranno presenti:

    • Matthias Katsch, un importante attivista sopravvissuto che fu uno dei primi a rivelare gli abusi diffusi nelle scuole dei Gesuiti in Germania, e
    • Jean-Marie Fürbringer, un attivista svizzero sopravvissuto, ex presidente di “Do not Speak of Sexual Abuse”, membro del gruppo SAPEC.

    Nel dettaglio:

    Il 21 giugno, Papa Francesco sarà presente a Ginevra per celebrare il 75 ° anniversario del Consiglio Mondiale delle Chiese. La visita del Papa fa seguito al suo rimprovero alla chiesa cilena e alla sua straordinaria lettera al popolo cileno in cui ha promesso “mai più” alla “cultura della violenza” della Chiesa, così come il sistema di occultamento che consente il perpetuarsi della stessa … ” http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2018/documents/papa-francesco_20180531_lettera-popolodidiocile.html

    Tuttavia, nonostante l’ammissione del Papa rispetto alla copertura sistematica, non si è impegnato per nessuna riforma specifica del sistema della Chiesa. La retorica del Papa porterà a un cambiamento concreto?

    Sorprendentemente, nonostante 16 anni di rivelazioni di insabbiamenti nella chiesa, il Vaticano non ha ancora creato un metodo sistematico per identificare, indagare e punire vescovi e superiori religiosi che consentono le aggressioni sessuali di bambini e adulti vulnerabili.

    Un nuovo gruppo multinazionale di sopravvissuti e attivisti di spicco di nome ECA (Ending Clergy Abuse) ha creato un elenco di riforme disperatamente necessarie.

    Il gruppo richiamerà Papa Francesco a:

    • Rendere effettiva la “tolleranza zero”: rendere la “tolleranza zero” una legge universale della Chiesa. Un religioso che molesta bambini, adolescenti o persone vulnerabili, anche una volta, deve essere rimosso definitivamente dal proprio ministero.
    • Fermare l’insabbiamento: il Papa deve rendere effettiva l’iniziativa del 2015 della istituzione di un tribunale per giudicare vescovi e superiori religiosi complici, deve inoltre ordinare a tutti i funzionari della chiesa di denunciare le accuse alle autorità giudiziarie.
    • Porre fine del “segreto papale”: deve aprire gli archivi delle diocesi per le indagini! Deve dimostrare trasparenza e rendere accessibili i nomi e le storie di assegnazione di tutti i 3.400 chierici giudicati colpevoli dal Vaticano 2004 al 2013.
    • Dimostrare trasparenza: i processi della Chiesa devono rispettare le vittime e dare loro accesso a protocolli e registri.
    • Porre fine ai limiti di prescrizione: deve ordinare ai vescovi di smettere di bloccare l’abrogazione dei termini di prescrizione. Alle vittime deve essere consentito l’accesso ai sistemi giudiziari laici. Le azioni civili espongono segreti scomodi.
    • Istituire una Commissione internazionale di inchiesta e giustizia: istituire una commissione internazionale di persone indipendenti alle quali le vittime, in particolare dall’Africa, dall’Asia, dai Caraibi e dall’America latina, possano rivolgersi per il riconoscimento e il risarcimento che non potrebbero altrimenti ottenere nei loro paesi.
    • Controllare gli ordini religiosi: smettere di lasciare che ordini religiosi attivi in tutto il mondo (ad esempio, gesuiti e francescani) usino il loro complesso stato giurisdizionale per eludere la responsabilità, sia dentro che fuori dalla chiesa.

    Contatti:

    In Geneva:

    Matthias Katsch, Germany, mail: makazade@gmail.com (German, English, Spanish),

    mobile +49 178 1674838

    Jean-Marie Fürbringer, Switzerland, mail: jean.furbringer@gmail.com, (French, English)

    mobile +41795388721

    In Office:

    Denise Buchanan, Jamaica, mail: contactus@ecaglobal.org (English)

    WhatsApp: +13109802770

    ECA Team pics

  • SABATO 23 GIUGNO ORE 10: Quali risposte?

    SABATO 23 GIUGNO ORE 10: Quali risposte?

    #iostocondiego

    Diego Esposito, una delle presunte vittime di Don Silverio Mura, per sabato23 giugno ore 10 ha organizzato una “manifestazione pacifica”, autorizzata, davanti al Duomo di Napoli.

    Da gennaio del 2018 ha intrapreso due volte lo sciopero della fame, sempre interrotto in seguito a promesse che avrebbe ricevuto da Papa Francesco per risolvere la sua situazione. Diego denuncia da otto anni un reato che per la legge italiana risulta prescritto, ma per la legge di Dio no. Con caparbietà chiede di essere ascoltato, chiede che qualcuno prenda a cuore la sua situazione e gli dia risposte.

    Pochi giorni fa ha avuto una breve udienza privata con Papa Francesco che lo avrebbe esortato ad “andare avanti”, e Diego ha inteso prendere in parola il Papa: ovvero proseguire nella sua lotta pacifica affinché chi ha insabbiato il suo caso, il card. Crescenzio Sepe, si ravveda e faccia un passo indietro, così come è avvenuto per i Vescovi del Cile.

    Due giorni dopo l’udienza, Diego ha perso il figlio diciottenne in un incidente stradale, e questo immenso dolore ha solo acuito una ferita che già era sanguinante. Ora ha il rammarico di non aver fatto abbastanza per il figlio, ha il dubbio atroce di aver caricato anche sul figlio, negli ultimi otto anni, il peso del suo malessere e del suo dolore.

    Cosa deve fare una vittima per essere ascoltata? Cosa deve fare una vittima per essere presa sul serio? In Vaticano qualcuno ha idea del malessere e del dolore che devasta la vita di una vittima? Qualcuno in Vaticano e nella chiesa di tutto il mondo ha idea di come tutta la famiglia di una vittima paghi un prezzo altissimo per affrontare il dolore? Un dolore gratuito, evitabile…

    Quando la Chiesa, prenderà davvero sul serio la piaga della pedofilia dei suoi sacerdoti? Quando i sacerdoti pedofili prenderanno coscienza del male che fanno e si sottoporranno alla giustizia? Quando cambierà il metodo, diffuso in tutto il mondo, di insabbiare e nascondere i casi di abuso? Quando qualcuno penserà davvero alle vittime e non a “salvare l’istituzione”? Quando i responsabili degli insabbiamenti ne risponderanno personalmente davvero?

    Queste sono le domande che Diego ha nel cuore, come ogni altra vittima… chiede soltanto giustizia, chiede che qualcuno gli risponda seriamente. E lo domanderà sabato mattina, davanti al Duomo di Napoli.

    Una delle Mamme della Rete, a nome di altre vittime e familiari

  • #EndItNOW 15 paesi, 4 continenti. Nasce ECA Ending Clerical Abuse

    #EndItNOW 15 paesi, 4 continenti. Nasce ECA Ending Clerical Abuse

    Presentazione di ECA (Ending Clerical Abuse) e denuncia pubblica nella conferenza stampa di Ginevra, 7-6-2018 degli insabbiamenti dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini che malgrado la Santa Sede sapesse, papa Francesco ha comunque nominato a capo della diocesi più grande d’Europa, quella Milano

  • “Il caso ITALIANO”: Mons. Delpini denunciato all’ONU, ha insabbiato l’abuso di un minore.

    “Il caso ITALIANO”: Mons. Delpini denunciato all’ONU, ha insabbiato l’abuso di un minore.

    Mons. Mario Delpini Arcivescovo di Milano dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni al Santo Padre, rimettendo quindi al Pontefice la decisione sul suo incarico.

    Dopo le recenti dimissioni dell’intera conferenza episcopale Cilena a fronte degli scandali relativi agli insabbiamenti dei casi di abusi sessuali ai danni di minori da parte di sacerdoti pedofili, si auspicano ora le dimissioni di tutti i Vescovi che analogamente hanno agito nello stesso identico modo in tutti i paesi del continente.

    Questo è quanto ci si aspetta dopo le pesanti accuse che coinvolgono diversi alti prelati nel mondo, portate a conoscenza delle NAZIONI UNITE da parte della neo nata Associazione ECA (ENDING CLARICAL ABUSE) che raccoglie diverse associazioni nazionali tra cui per l’Italia “Rete L’ABUSO”.

    Francesco Zanardi, Presidente dell’associazione Italiana partner dell’ECA, ha consegnato un dossier completo di documentazione comprovante il sistema di insabbiamento dei casi di pedofilia nel clero italiano. In particolare ha consegnato come primo emblematico esempio, il caso ormai noto dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini accusato, insieme a mons. Pierantonio Tremolada, di aver messo in campo una strategia complessa per insabbiare il caso del presunto abuso sessuale, ai danni di un ragazzino, da parte di don Mauro Galli nel 2011, in una parrocchia a sud di Milano.

    Nel video è possibile visualizzare una breve sintesi della conferenza stampa rilasciata dagli esponenti dell’ECA rappresentati di 14 Paesi in 4 continenti, dopo l’incontro che si è appena svolto a Ginevra nella sede delle NAZIONI UNITE dal 4 all’8 Giugno 2018.

    Il Santo Padre Papa Francesco aveva esortato a denunciare con NOMI e COGNOMI: ebbene ora tutto il mondo si è unito, ha preso coraggio ed ha denunciato pubblicamente alle Nazioni Unite i casi di insabbiamento perpetrato sistematicamente da Vescovi di tutto il mondo.
    Vedremo cosa se ne farà il Papa di queste denunce da lui auspicate: ora ci sono i “nomi e i cognomi”, i fatti circostanziati, le responsabilità specifiche e personali, le prove, le “evidenze” richieste dal Pontefice.
    Il Papa ha chiesto… l’ECA risponde e attende l’imminente occasione dell’incontro previsto in Svizzera (21 giugno 2018 Sede del consiglio mondiale delle Chiese – Ginevra).

    PAPA FRANCESCO:

    «Un apostolo — ha avvertito il Papa — non può essere un ingenuo: “Ah, è tutto bello, andiamo avanti, eh?, è tutto bello… Facciamo una festa, tutti… tutto si può”…»

    «Insomma, ha osservato il Papa, “il buon pastore sa condannare, con nome e cognome”…

    MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

    Fuoco dentro

    Giovedì, 22 giugno 2017

    http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170622_fuoco-dentro.html

  • Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

    INTERVENTO DELLA RETE L’ABUSO SUI PRESUNTI ABUSI SESSUALI REALIZZATI IN VATICANO SUI CHIERICHETTI DEL PAPA

    Nota legale / inizio

    L’Associazione rende noto che a fronte dell’inerzia della Santa Sede, circa i presunti abusi sessuali commessi da Don Gabriele Martinelli a realizzati nel preseminario minorile S. Pio X in Vaticano, intende avviare ogni opportuna iniziativa legale ritenuta utile soprattutto in senso preventivo volta  ad evitare che dallo stesso sacerdote siano poste in essere eventuali recidive.

    In realtà appare che né il Vaticano, né la Procura della Repubblica per lo Stato italiano, abbiano avviato indagini a riguardo, nonostante la notizia abbia avuto notevole risonanza ed interessato sia la trasmissione condotta da Gian Luigi Nuzzi che quella de le Iene con i tre servizi  effettuati da Gaetano Pecoraro.

    Tale condizione ci preoccupa molto; nel senso che i presunti insabbiamenti emersi chiamano in causa, oltre al presunto abusante, sia il Vescovo di Como Diego Coletti che l’ex rettore dell’Opera Don Folci, monsignor Enrico Radice, situazione per la quale il Vaticano aveva promesso l’avvio di una nuova scrupolosa indagine del tutto inattuata.

    Questo perché, dalle verifiche compiute dalla Rete l’Abuso, Don Martinelli risulta lavorare a fianco dell’attuale prefetto dell’organo vaticano che dovrebbe, invece,  indagare sul caso e vede lo stesso sacerdote,  Don Martinelli, finanche raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali 2018, organizzati dall’Opera Don Folci.

    Nei giorni scorsi l’Associazione, anche a tutela della posizione di una delle due vittime, ha provveduto, tramite il proprio difensore, a formalizzare la messa in mora sia nei confronti del presunto molestatore, il sacerdote Don Gabriele Martinelli, che verso mons. Enrico Radice, l’ex Vescovo di Como Diego Coletti, oltre alla Diocesi di Como e l’Opera Don Folci  struttura sita anche nello Stato della Città del Vaticano.

    Nota legale / fine


    Il 5 giugno scorso, i partner della neonata associazione internazionale ECA (Ending Clerical Abuse) si sono recati presso le Nazioni Unite di Ginevra ed hanno incontrato Gianni Magazzeni, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani.

    Tra il gruppo internazionale di ECA che raccoglie 15 paesi in 4 continenti, anche Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO, il quale nel suo intervento ha sollevato il caso italiano.

    Va ricordato che nel report delle Nazioni Unite del 2014, il Vaticano fu messo sotto accusa dall’Onu per le molteplici violazioni alla Convenzione per la Tutela Del Fanciullo alla quale avrebbe dovuto adeguarsi e relazionare le  modifiche entro il primo settembre 2017, ma ad oggi non ha ancora risposto.

    In quel report la Commissione chiedeva all’Italia, oltre all’applicazione della stessa, di superare in particolare tutti quegli ostacoli imposti dai Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia.

    Ad oggi il Governo Italiano resta inadempiente, favorendo di fatto l’impunità delle gerarchie ecclesiastiche, attualmente inconcludenti di fronte al problema.

    A fine novembre 2017 il governo è stato informato, sulla base delle contestazioni Onu il Deputato Matteo Mantero ha depositato una interrogazione parlamentare, ad oggi ancora in corso.

    Lo scorso 19 febbraio, per mano di uno dei legali della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma, l’associazione aveva diffidato, in copia alle Nazioni Unite, il Governo Italiano, contestando sempre sulla base del report CRC/C/VAT/CO/2, le gravi inadempienze dell’Italia, che non ha ancora risposto a quella diffida.

    Nell’incontro del 5 giugno scorso con il rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani Gianni Magazzeni, lo stesso, nell’intervento di Francesco Zanardi, ha reso noto che è in corso un’indagine in proposito sull’Italia (notizia censurata nel paese), e che il report definitivo sarà reso pubblico il 19 gennaio prossimo. Nel frattempo ha invitato l’Associazione, tramite Zanardi, ad integrare ulteriore materiale oltre a quello fornito in quell’incontro.

    Questo caso sarà proprio uno dei prossimi ad essere rapportati alle Nazioni Unite in quanto solleva la problematica della revisione del concordato, un ostacolo all’applicazione della giustizia in favore dell’impunità, sul quale lo staff legale della Rete ha lavorato mesi per attuare una strategia procedibile, in quanto c’è la complicazione che la competenza territoriale del reato è uno Stato estero, il Vaticano.

    L’Ufficio di Presidenza