Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: interviste

  • Pedofilia nella Chiesa portoghese, 300 casi denunciati sono “solo la punta dell’iceberg”

    Pedofilia nella Chiesa portoghese, 300 casi denunciati sono “solo la punta dell’iceberg”

    Ci sono stati “molteplici casi di abuso di bambini” nella Chiesa cattolica portoghese. Negli ultimi tre mesi la Commissione indipendente per lo studio degli abusi sessuali contro i bambini, istituita nel 2021 su decisione della Conferenza episcopale della nazione, ha raccolto 290 testimonianze che sarebbero però “solo la punta dell’iceberg” di quanto accaduto. Delle quasi 300 denunce solamente 16 sono arrivate al Pubblico Ministero, poiché tutte le altre sono state commesse più di 20 anni fa e non è più possibile avviare un procedimento legale.

    “Ci sono stati molteplici casi di abusi sessuali su bambini e adolescenti in passato”, ha detto alla conferenza stampa il capo del comitato, lo psichiatra infantile Pedro Strecht, spiegando che gli indizi raccolti fanno pensare a “molte più vittime”. Le accuse di abuso provengono da persone nate tra il 1933 e il 2009. La maggior parte delle presunte vittime sono uomini e alcuni di loro sono stati abusati sessualmente già all’età di due anni. Tra loro ci sono persone con diversi livelli di istruzione, dalla scuola primaria al dottorato, e vivono in tutte le regioni del Paese. Il gruppo di esperti ha anche ricevuto rapporti di emigranti che vivono in Stati dell’Unione europea, nel Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Messico.

    Molti di loro sono ancora giovani, ha sottolineato Ana Nunes de Almeida, sociologa all’Università di Lisbona e membro del comitato, notando che anche se l’abuso può essere accaduto più di 20 anni fa, se la vittima aveva meno di 10 anni, oggi ne ha 30 o meno. Gli abusi sarebbero avvenuti in situazioni come il catechismo, le scuole cattoliche, gli scout, i gruppi giovanili e altri. Secondo Strecht, “tutte le vittime erano in svantaggio fisico ed emotivo di fronte all’abusatore”, perché erano bambini. Per quanto riguarda gli abusatori, “la maggioranza sono direttamente legati alla Chiesa, non sono laici che lavorano per la Chiesa”. Tuttavia, la commissione non avanza ancora un numero di persone coinvolte.

    Per lo psichiatra infantile e membro della commissione ci sono indicazioni di insabbiamento dei casi da parte dei vescovi. Per fare luce sulla vicenda sono state inviate richieste di interrogatorio a 21 vescovi portoghesi, di cui cinque non hanno fornito alcuna risposta. Finora si sono tenuti 11 colloqui, uno è previsto per mercoledì 13 aprile e altri quattro devono ancora essere programmati.

    I membri del comitato hanno sostenuto di aver riscontrato difficoltà nel raggiungere il “Portogallo profondo”. Oltre alle “campagne pubblicitarie” e alle interviste nei giornali o nelle radio locali, sono state inviate lettere personalizzate a tutti i Comuni del Paese, ma con l’eccezione dei consigli più “proattivi” come Lisbona, Porto e Funchal, il livello di risposta è stato “molto basso”, ha detto Nunes de Almeida. La commissione indipendente è stata istituita, su decisione della Conferenza episcopale portoghese, nel novembre 2021 per realizzare uno studio sugli abusi sessuali contro bambini e adolescenti (da 0 a 18 anni di eta’) all’interno della Chiesa cattolica portoghese.

    Il gruppo di esperti è composto da cinque persone provenienti da diverse aree di competenza, più un osservatore esterno, la sua composizione però potrebbe in futuro ampliarsi con altre figure professionali. La commissione, che ha un proprio sito web e una linea telefonica, fa affidamento sulle presunte vittime che si fanno avanti, ma anche sull’accesso ai file storici delle diocesi. Sperano di presentare il rapporto entro la fine di quest’anno.

    https://europa.today.it/attualita/abuso-bambini-chiesa-cattolica.html

  • Portogallo, i primi dati della commissione sugli abusi

    Portogallo, i primi dati della commissione sugli abusi

    Oltre 200 le testimonianze raccolte in meno di un mese dall’organismo indipendente voluto dalla Conferenza episcopale portoghese. Il presidente, lo psichiatra Pedro Strecht: “Racconti di sofferenze individuali, familiari e sociali, taciuti per anni. Segnalazioni giunte anche da emigrati in terre lontane”
    Federico Piana – Città del Vaticano

    A poco più di un mese dal suo insediamento, voluto dalla Conferenza episcopale portoghese, ha prodotto risultati il lavoro della Commissione indipendente per lo studio degli abusi sui bambini e sugli adolescenti commessi da appartenenti alla Chiesa locale. Sono state raccolte 214 testimonianze, ottenute attraverso interviste dirette, telefonate o tramite la compilazione di un questionario online sul sito www.darvozaosilencio.org.

    Ascolto attento
    “I casi dei quali per ora ci stiamo occupando includono vittime nate in un intervallo di tempo compreso tra il 1933 ed il 2006”, afferma in una intervista a Radio Vaticana – Vatican News Pedro Strecht, presidente della Commissione e psichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza. Segnalazioni sono giunte anche da fuori il Portogallo: “E’ fondamentale – sottolinea Strecht – ascoltare in modo assolutamente libero le persone che ci riferiscono la loro sofferenza interiore tenuta nascosta anche per decenni”.

    Libertà ed indipendenza
    La commissione agisce in modo indipendente dalla responsabilità ecclesiale. Al suo interno non ci sono membri della Chiesa ma personalità laiche di varia competenza professionale, come lo psichiatra Daniel Sampaio (fratello dell’ex presidente della Repubblica, Jorge Sampaio), il giudice ed ex ministro della giustizia Alvaro Laborinho Lucio, la sociologa e investigatrice Ana Numes de Almeida e la regista Caterina Vasconcelos, in rappresentanza della società civile.

    Non un caso isolato
    Quella della Chiesa portoghese non è un’azione isolata. Indagini analoghe vengono condotte, o già hanno prodotto Rapporti come nel caso della Francia, in diverse parti del mondo per dare seguito alla volontà di Papa Francesco di fare luce a aprire una nuova pagina di prossimità della Chiesa con le vittime di abuso. In questo senso, nel 2020, la Santa Sede ha dato vita a una task force per aiutare le Chiese locali, gli istituti religiosi e le società di vita apostolica a creare linee guida efficaci per la tutela dei minori.

    https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-02/portogallo-chiesa-abusi-commissione-strecht.html

  • Impedire che altri sacerdoti violentino bambini, un impegno di civiltà. Nasce l’archivio di Left

    Impedire che altri sacerdoti violentino bambini, un impegno di civiltà. Nasce l’archivio di Left

    Chi è il pedofilo? Cos’è la pedofilia? Cosa contraddistingue quella di matrice ecclesiastica? Quali sono le conseguenze per una vittima? Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime? Cosa fare quando si viene a conoscenza di una violenza subita da un bambino? A chi rivolgersi e a chi non rivolgersi per denunciare?

    Sin da quando è nato Left – oggi, 17 febbraio sono esattamente 16 anni – dare una risposta a queste domande è stato uno dei nostri impegni prioritari. E lo abbiamo fatto con inchieste giornalistiche, dando voce alle vittime inascoltate e ignorate dalle istituzioni, oltre che con articoli divulgativi avvalendoci della competenza di esperti in varie discipline – avvocati, psichiatri, psicoterapeuti, storici, magistrati, psicologi. Siamo infatti convinti che uno degli errori più grandi del giornalismo in Italia consista nel raccontare il fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale come fosse una “semplice” somma di vicende di cronaca isolate, che accadono per caso all’interno delle parrocchie.

    Una delle conseguenze è che, soprattutto dai grandi media e dalla tv, viene restituita all’opinione pubblica un’immagine falsata, parcellizzata di un crimine violentissimo che invece purtroppo è diffuso ovunque ed è malamente affrontato sia dalle istituzioni ecclesiastiche che da quelle laiche. Come se non ci fosse nulla da fare. Come se fosse inevitabile. La pedofilia è divenuta ormai un fenomeno endemico alla Chiesa cattolica. È stato accertato dalle inchieste realizzate negli ultimi 15 anni in Paesi come gli Stati Uniti, Olanda, Belgio, Irlanda, Germania, Francia, Australia. Ma è falso che non ci sia nulla da fare. Le stesse inchieste hanno dimostrato che solo affrontando la pedofilia clericale senza tare ideologiche, con l’obiettivo di mettere definitivamente la parola fine e avendo chiaramente presente cosa comporti per un bambino essere stuprato da un adulto di cui è stato indotto a fidarsi, solo così, dicevamo, si può iniziare a pensare di poter sradicare questo crimine da un ambiente culturale che per decenni, o meglio per secoli, ha sempre pensato a preservare l’istituzione religiosa da scandali che difficilmente avrebbe saputo giustificare, e mai si è preoccupato di tutelare i bambini dalla violenza. Una violenza omicida.

    Chi legge Left sa che per noi questo è un punto cardine. Sulle nostre pagine più volte la violenza di un adulto su un bambino è stata definita da psichiatri e psicoterapeuti «un omicidio psichico». Tanto basterebbe, a nostro avviso, per mettere in allarme le autorità laiche preposte alla prevenzione e alla repressione di questi reati. Tanto dovrebbe bastare per non tollerare nemmeno una violenza in più e fare di tutto per impedirla. Invece nulla di tutto ciò. E questa intollerabile indifferenza è una delle concause che hanno reso endemica la pedofilia negli ambienti ecclesiastici.

    Ormai l’Italia è rimasto l’unico Paese in cui la Chiesa e lo Stato non hanno mai voluto realizzare un’indagine su scala nazionale. Come leggerete nell’articolo di Marina Turi persino la “cattolicissima Spagna” si sta attivando per realizzare un’inchiesta indipendente. Una svolta storica resa possibile dall’eccellente lavoro d’inchiesta del quotidiano El Pais che nel 2018 ha preso le mosse dalla realizzazione di un database pubblicato sul proprio sito.

    Da tempo noi di Left chiediamo che sia istituita una commissione parlamentare d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa italiana come quella importantissima, già attiva, sul femminicidio. Ma il nostro appello fino a oggi è rimasto incredibilmente senza riscontro. Vogliamo pertanto sopperire a questa grave mancanza di informazioni con un nostro archivio online, il primo in Italia realizzato da una testata giornalistica. Una mancanza che è anche una inaccettabile disattenzione da parte della politica e delle istituzioni nei confronti della sicurezza e della salute psicofisica dei bambini.

    Realizzato in collaborazione con l’associazione di vittime Rete L’Abuso che da anni gestisce un proprio archivio, lavorando su fonti originali, su fonti d’agenzia e giornalistiche, il database indica, laddove è possibile renderlo noto, il nome del sacerdote condannato o sotto inchiesta, il tipo di reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza. Un numeratore terrà aggiornato il conteggio dei sacerdoti coinvolti e delle loro vittime, mentre una parte del sito sarà dedicata all’archiviazione delle fonti giornalistiche e dei documenti. L’archivio è online dal 18 febbraio mostrando i primi 60 casi censiti e accertati (chiesaepedofilia.left.it). Sarà aggiornato costantemente e vi anticipiamo sin da ora che sono almeno 300 le “situazioni” documentate negli ultimi 20 anni, con centinaia e centinaia di vittime; sarà inoltre implementato da inchieste originali, interviste, analisi e riflessioni di esperti per dare un’interpretazione dei risultati ottenuti, con linguaggio chiaro e divulgativo.

    L’obiettivo è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime. Ci pare il minimo sindacale in un Paese civile.

    https://left.it/2022/02/17/impedire-che-altri-sacerdoti-violentino-bambini-un-impegno-di-civilta-nasce-il-database-di-left/

  • Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Un doveroso minuto di silenzio, per riflettere come società civile se è mai possibile che in Italia chi ha subìto abusi e oggi ha una missione nella vita: quella di dare trasparenza, debba essere anche usato dal sistema e poi lasciato solo e senza giustizia dallo Stato.

    A questo punto siamo arrivati?!  A chiedere alle vittime di sostituirsi allo Stato, alla società?!  Vi rendete conto come è straziante?

    Ma noi come comunità, il Vaticano e soprattutto il Governo italiano: non c’è un vago senso di vergogna rispetto a questo? per i bambini, i sopravvissuti e anche per chi, in Italia, non ce l’ha fatta, i non sopravvissuti?

    Sono tante le occasioni in cui si commemorano gli avvenimenti del passato, di quella storia che ha segnato in particolare il popolo italiano ma non solo.

    C’è però una MEMORIA scomoda in Italia che nessuno vuole, forse perché il principale responsabile è lo Stato e certo, ricordare che con la sua inerzia ha lasciato per decenni – e continua a lasciare – migliaia di minori italiani senza alcuna tutela neppure preventiva, in virtù di uno Stato estero, non fa un grande onore allo stesso Stato, ma forse sarebbe utile ricordarlo ugualmente, solo per la peculiarità del caso, così da poter vedere qualora ci siano anche i progressi.

    Come avrete notato in Europa, Francia, Spagna, Portogallo e Germania si parla per l’ennesima volta della pedofilia nel clero cattolico. Sarebbe bene parlare di pedofilia anche in Italia, in quanto i vuoti legislativi – vero problema dietro al quale si nasconde anche la chiesa – sono gli stessi dietro i quali si nascondono anche i pedofili laici e questi certo non li potrà mai colmare la chiesa, dovrà per forza, come accade altrove, farlo lo Stato.

    Grandi assenti nel panorama Italiano, come di consueto, i sopravvissuti, così imbarazzanti da spingere a un genuino atto di masochismo persino Fabio Fazio e la RAI, che pur di cancellarci DALLA MEMORIA e tirandosi addosso le scontate critiche della Stampa Estera, si sono prestati nell’intervista al Papa a tacere proprio l’argomento che da settimane scuote – tranne in Italia – la chiesa cattolica e la stampa di tutta Europa, quasi a intendere che qui sia una penisola felice.

    Certo, all’occorrenza i sopravvissuti “della penisola” anche in Italia sono protagonisti di interviste e testimonianze, però quasi come attrazioni utili più che altro all’occhio dello spettatore. La Rete L’ABUSO che non è Francesco Zanardi ma i sopravvissuti italiani, più di 1.400 persone che fanno squadra da dodici anni, malgrado sia l’unica in Italia ad occuparsi della materia, in questi giorni è la grande esclusa dal dibattito pubblico, almeno quello italiano. Differente la situazione all’estero dove invece l’opinione dei sopravvissuti italiani, i rilievi dell’Associazione e dei suoi avvocati stimolano curiosità e non vengono sostituiti da chi fa cronaca o dall’opinionista di turno.

    Un paese il nostro dove in qualche modo, anziché pensare al problema e a come risolverlo, non si è mai andati oltre al solo scrivere storie sui sopravvissuti e giustificazioni delle gerarchie senza mai citare, per esempio, la connessione tra i casi, o i vuoti legislativi che ne disegnano chiaramente il sistema italiano. Si è scritto per vendere, giornali, libri, sciacallando l’anima, il lavoro di chi, superando il dolore e la vergogna, si è fatto avanti, ci ha messo la faccia ed è stato a sua volta spesso querelato dai suoi stessi carnefici per aver denunciato il fatto.

    L’annullamento della memoria che ha più volte visto depredare il lavoro decennale prodotto dai sopravvissuti, che spesso neppure vengono citati, riproponendo gli esiti di quelle loro sudate battaglie; quasi a volerne negare non solo l’operato immenso, soprattutto alla luce delle carenze italiane, ma quasi persino a negarne l’esistenza. Dall’altro lato gli opinionisti che rispondono a volte per il Governo, altre volte per il Papa, altre ancora per pubblicizzarsi o pubblicizzare i propri libri, ma mai per chi è poi vittima del problema. Mai una volta anche solo dicendo al Governo quello che i sopravvissuti chiedono, tirandolo in causa e magari esigere risposte. Invece no, in Italia oggi non si fanno più inchieste serie da anni, si chiedono risposte e soluzioni al problema allo stesso imputato, alla chiesa, alle sue gerarchie e a chi ha tutto l’interesse a rassicurare “che in Italia non c’è un problema”. Non si chiede mai ai sopravvissuti come realmente vadano le cose, ecco perché il problema non esiste.

    L’Italia, quel bel paese dove politica, nella sua totale assenza, è riuscita a farsi sostituire dai giornali e a produrre il business umanamente più squallido d’Europa, direttamente sulla pelle bambini italiani sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero e non, persino sui loro stessi figli e nipoti.

    Un business, che vede sulla pelle dei sopravvissuti quello di molti studi legali che però in Italia, a differenza degli altri paesi, fanno a gara non per difendere le vittime, ma le diocesi ed i preti accusati. Per fortuna, se pur pochi, altri si accontentano del patrocinio a spese dello Stato e si fanno carico delle vittime e di molte spese che il patrocinio in Italia non copre.

    L’editoria, che oramai è ridotta a monologhi privi di contraddittorio alle dichiarazioni delle gerarchie accusate che invece dovrebbero dare risposte, ma non glielo contesta nessuno.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO – ECA Global Italy

  • La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    Non solo la Germania, non solo l’operato del Papa emerito Ratzinger sotto i riflettori. Il rapporto sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco dal 1945 al 2019, che ha fatto emergere con drammaticità lo scandalo pedofilia nella Chiesa, potrebbe avere ripercussioni anche in altri Paesi. Spagna e Italia, da sempre “resistenti” a questo tipo di indagini, in primis.  Mentre echeggiano ancora le parole di Ratzinger – che ha parlato di vergogna e dolore ma ha anche respinto ancora una volte le accuse di avere taciuto su casi di pedofilia – l’ipotesi di un’indagine tra le nostre canoniche scuote e divide la Chiesa. Tra i dubbi sul se e come procedere, tra opposizioni interne e passi in avanti, tutto è rimandato a dopo l’elezione (a maggio) del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti.

    “Già da qualche tempo stiamo riflettendo sull’avvio di una ricognizione approfondita e seria della situazione italiana. Intanto, vogliamo raccogliere le informazioni che arrivano dai nostri Servizi diocesani per la tutela dei minori, per avere un riscontro dell’attività di questa rete del tutto nuova in Italia”, aveva detto al Corsera lo stesso Bassetti, nelle scorse settimane. Bassetti spiegava di volere adotatre un approccio metodologico ”dal basso” per non avere proiezioni o statistiche “ma arrivare ai numeri reali”.

    I tempi per un’inchiesta potrebbero quindi essere maturi, anche su sollecitazione di Papa Francesco. “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista”, ha annunciato lo stesso Bergoglio nel corso di un incontro con i partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. “In questa luce ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria – ha aggiunto – . Questa, da sola, non può bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”.

    Pro indagine anche il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”.

    Netto anche il gesuita tedesco padre Hans Zollner, teologo e psicologo, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. “Siamo devastati – ha detto dopo la pubblicazione del rapporto sulla Germania – dalla dimensione numerica e dal proseguimento nel tempo, per decenni, di queste violenze. Siamo sotto choc per il report sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga”. Queste inchieste per Zollner “servono, e ne occorrerebbe una anche in Italia”. Anche se “ormai il fenomeno è chiaro: nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Numeri spaventosi sono quelli snocciolati da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso”, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania: “In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse”. Il 15 febbraio vedrà la luce il  Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo.

    Mentre in Italia si inizia a ragionare sul tema, in Spagna l’iter sembra più avanti. L’attenzione mediatica è stata alzata anche dal racconto dello scrittore Alejandro Palomas – noto per alcuni suoi libri e per riconoscimenti letterari ottenuti – il quale si è dichiarato, in interviste con diversi media, vittima di pedofilia da parte di un religioso. Secondo l’agenzia Ansa, la Procura generale dello Stato, che coordina le azioni delle procure territoriali, ha chiesto ai vari pubblici ministeri di inviare dati sulle inchieste aperte in materia, in modo da conoscere in termini globali in quali casi si è attivata la giustizia spagnola. Dall’altro è al vaglio dell’organo di gestione della Camera dei deputati l’ammissione di una richiesta avanzata da tre partiti di aprire una commissione d’inchiesta parlamentare sugli abusi nella Chiesa, informa la stampa iberica.

    https://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-abusi-inchiesta-italia.html

  • Papa Francesco da Fazio, le critiche della stampa estera: «Nessuna domanda su abusi sessuali e scandali» – L’intervista

    Papa Francesco da Fazio, le critiche della stampa estera: «Nessuna domanda su abusi sessuali e scandali» – L’intervista

    Apprezzata dai più in Italia ma criticata da buona parte della stampa estera. L’intervista di Papa Francesco rilasciata a Che tempo che fa, programma di Rai 3 condotto da Fabio Fazio, è stata un evento storico e il successo in termini di ascolti lo testimonia: 8,7 milioni di spettatori sintonizzati su Bergoglio e il 32% di share. Un’ora di colloquio nel corso della quale è stata toccata una moltitudine di temi (migranti, guerre, Covid, crisi climatica, aggressività sociale, solo per citarne alcuni) ma in cui è pesata l’assenza, palese, di altre questioni cruciali. «I grandi media italiani restano uno spazio sicuro per il Vaticano» è l’opinione di Jason Horowitz, giornalista del New York Times che, tra le altre cose, copre anche il Vaticano. «Un’ora di intervista e nessuna domanda sugli scandali legati agli abusi sessuali nella Chiesa» è invece l’osservazione critica mossa dal reporter di stampa estera Alvise Armellini. Un problema che, nella visione di quest’ultimo, affonda le sue radici in un fattore culturale dell’opinione pubblica italiana. Quarantuno anni, giornalista freelance dall’Italia e dal Vaticano per diversi media internazionali, tra cui il Telegraph e il Financial Times, Armellini ha risposto alle domande di Open sulla prima intervista di un pontefice alla tv italiana.

    «Ho un po’ l’idea che si sia stati più realisti del re, o più cattolici del Papa. Nel senso che è un tema su cui Bergoglio si è espresso parecchie volte, è stato anche intervistato a questo proposito da diversi colleghi in altri Paesi. Quindi penso che se gli fosse stata fatta la domanda, lui avrebbe risposto. Magari non volentieri, ma sarebbe stato pronto a rispondere. Mi è sembrato un peccato non dargli l’opportunità di parlare di questo tema molto importante e di cosa sta facendo la Chiesa, anche sotto suo impulso. Il Vaticano si sta impegnando sulla questione, dunque non credo che ci sia stata una volontà di omertà. Non lo voglio credere».

    Quali domande non sono state fatte e invece si dovevano fare?

    «Colleghi della stampa estera hanno commentato sotto il mio tweet menzionando questioni come il matrimonio dei preti, il sacerdozio femminile, l’aborto, il ddl Zan. Tutti temi interessanti su cui si interrogano cattolici e no a livello mondiale. Io mi sarei concentrato sul tema degli abusi perché mi sembra proprio un grande rimosso nel dibattito pubblico italiano, oltre che nell’intervista».

    Un’occasione sprecata?

    «Sì, sarebbe stato bello sentire parlare di questi temi in quella che è stata un’intervista storica sulla tv di Stato italiana. Il fatto che non sia accaduto mi fa riflettere su una cosa a cui penso da un po’…».

    Quale?

    «In generale, questi temi in Italia hanno poca eco. I casi di preti pedofili o di preti coinvolti in scandali sessuali ci sono, come purtroppo accade in ogni Paese. Solo che da noi finiscono in trafiletti dei giornali, non ne parlano i politici, non ne parlano i talk show. Non è un tema che attrae l’opinione pubblica. Magari esce una notizia un giorno, ma non c’è nessun seguito il giorno dopo. Proprio la settimana scorsa, per esempio, è uscita la notizia di Don Euro, il sacerdote che raccoglieva i soldi dei suoi parrocchiani per poi spenderli con escort in festini a luci rosse. Mentre in Italia i quotidiani ne hanno reso conto in un trafiletto, il Guardian ci ha fatto una storia. All’estero c’è un’attenzione diversa per questi temi».

    L’intervistatore avrebbe potuto osare di più?

    «Al posto di Fazio avrebbe potuto esserci chiunque altro. Probabilmente, qualsiasi altro intervistatore italiano si sarebbe comportato allo stesso modo. Per la ragione che dicevamo: c’è poca sensibilità sul tema in Italia».

    Quindi è anche un problema culturale dell’opinione pubblica italiana?

    «Io credo che puoi permetterti di non affrontare il tema perché non è poi così caldo in Italia. Se fosse stata una questione sulla bocca di tutti allora sarebbe stato impossibile sfilarsi. Ma in Italia non si parla mai in maniera sistemica degli abusi sessuali: si privilegiano i singoli casi invece di affrontare il problema di governance della Chiesa, di come queste cose siano successe, di chi e perché ha permesso che potessero succedere e come comportarsi perché non avvengano più».

    Il suo collega del New York Times Jason Horowitz ha scritto su Twitter che i media italiani sono uno «spazio sicuro per il Vaticano»: è d’accordo?

    «Sì. Il Vaticano in Italia, come è comprensibile, ha un livello di copertura molto superiore rispetto ad altri Paesi europei che sono più laici, anche per ragioni geografiche e storiche: è forse per questo che la copertura dei temi vaticani in Italia è più rispettosa che altrove. Tuttavia io non credo che esistano temi che non si possono affrontare con il Papa, che il Vaticano censuri o impedisca domande. In fondo il Papa parla molto liberamente ai media, come succede nelle conferenze stampa in volo quando è in viaggio all’estero. In quelle occasioni le domande non sono concordate con l’ufficio stampa. E in diverse occasioni il Papa ha affrontato questioni spinose, sia negli Angelus, sia in altre interviste. Ne ricordo una alla tv spagnola, un paio di anni fa, in cui non ebbe timore di parlare di temi delicati come abusi e aborto».

    Qualche polemica anche sul fatto che l’intervista non fosse in diretta – come era stata venduta – ma registrata dopo le 17. Sui social gira la foto dell’orologio del Papa che segna le 17.30.

    «Non mi sembra dirimente. Mi ero interrogato sul tema, come tanti altri colleghi, e il dubbio mi era venuto per il fatto che il Papa va a letto molto presto. Su questo non mi sento di fare alcuna critica. Avrà avuto le sue ragioni».

    https://www.open.online/2022/02/07/papa-francesco-stampa-estera-alvise-armellini-intervista/

  • SPAGNA – La Procura dello Stato prende le redini dell’indagine sui casi di pedofilia nella Chiesa

    SPAGNA – La Procura dello Stato prende le redini dell’indagine sui casi di pedofilia nella Chiesa

    La Procura generale dello Stato ha ordinato questo lunedì ai 17 procuratori superiori di tutta la Spagna di trasmettergli entro 10 giorni tutte le procedure penali (denunce e denunce) in corso relative ad aggressioni e abusi sessuali su minori in seno alle congregazioni , scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Tutti “avviati sia in sede giudiziaria che fiscale”, secondo il documento a cui EL PAÍS ha avuto accesso. Con ciò la Procura intende fare una radiografia del problema della pederastia all’interno della Chiesa. Questo mandato senza precedenti comporterà un’indagine esauriente in un breve lasso di tempo, poiché le registrazioni di questo tipo di processo nei rapporti annuali non specificano mai se il reato sia stato commesso all’interno o all’esterno della sfera religiosa. La riscossione che faranno i pubblici ministeri non rappresenterà tutti questi delitti, poiché alcuni di essi non giungono alla giustizia civile, ma sono istruiti nei processi ecclesiastici. Sono i vescovi ei superiori degli ordini religiosi che sono stati incaricati di giudicarli e, in alcune occasioni, di emettere risarcimenti o di mettere a tacere quanto accaduto.

    La richiesta del ministero pubblico arriva nel mezzo dello scandalo di pederastia che sta vivendo la Chiesa spagnola dopo che EL PAÍS ha consegnato a papa Francesco e al presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE), il cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi Registri inediti di abusi commessi da sacerdoti, religiosi e laici in campo religioso . Il lavoro giornalistico, lanciato nell’ottobre 2018, ha spinto United We Can, ERC ed EH Bildu a presentare la scorsa settimana una petizione al Congresso per la creazione di una commissione per indagare su questi crimini. Questo martedì si decide l’ammissione al processo dell’iniziativa per discuterla in sessione plenaria della Camera.

    Non è la prima volta che l’Amministrazione prova a compilare i dati. Nel gennaio 2019 il Governo ha chiesto all’allora Procuratore generale dello Stato, María José Segarra, di informarlo del procedimento aperto in tribunale per casi di pederastia commessi all’interno della Chiesa, sia nelle parrocchie che dipendono dalla diocesi che nei collegi dei religiosi congregazioni. Un mese dopo, il ministero della Giustizia, quando era in carica Dolores Delgado, chiese alla Cee di informarla dei casi di cui era a conoscenza, gesto che fece star male la gerarchia ecclesiastica. E infatti non hanno risposto.

    Mesi dopo, nel giugno dello stesso anno, la Procura della Repubblica ha inviato una lettera al Ministero della Giustizia spiegando che i suoi archivi informatici sui procedimenti aperti per aggressione o abuso sessuale di minori non consentono discriminazioni sul fatto che siano stati commessi all’interno di istituzioni religiose o in altri luoghi, e solo in dettaglio al ministero i dati generali degli abusi che sono stati registrati in Spagna. Per conoscere questi casi è stato necessario avviare una rassegna come quella che lunedì la Procura ha disposto: che ogni Procura provinciale indaghi su ogni suo fascicolo.

    Nonostante la mancanza di cifre, le conclusioni della Procura in tale documento sono state forti: ha evidenziato l’”opacità” della Chiesa e ha esortato il governo a mobilitarsi e ad adottare misure. Nel documento ha suggerito all’Esecutivo di istituire commissioni investigative simili a quelle che avevano istituito paesi come l’Australia oi Paesi Bassi , composte da gruppi di esperti indipendenti e che da anni indagano su questi crimini. In essi sono stati aperti canali affinché le vittime potessero fornire la loro testimonianza, hanno condotto migliaia di interviste e consegnato un rapporto finale esauriente. Successivamente, le vittime sono state risarcite.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo reclamo a abuse@elpais.es

    https://elpais.com/sociedad/2022-01-31/la-fiscalia-del-estado-toma-las-riendas-de-la-investigacion-sobre-los-casos-de-pederastia-en-la-iglesia.html

  • Chiusa inchiesta in Francia, “dal 1950 circa 3mila preti pedofili”

    Chiusa inchiesta in Francia, “dal 1950 circa 3mila preti pedofili”

    Migliaia di pedofili operano all’interno della Chiesa cattolica francese dal 1950, lo ha detto Jean-Marc Sauve, capo di una commissione indipendente che indaga sullo scandalo subito prima della pubblicazione del suo rapporto. L’inchiesta della commissione ha scoperto tra 2.900 e 3.200 preti pedofili o altri membri della chiesa, ha detto Sauve, aggiungendo che si tratta di “una stima minima”.
    Il rapporto della commissione sarà pubblicato martedì dopo due anni e mezzo di ricerche basate sugli archivi della chiesa, dei tribunali e della polizia, così come le interviste con i testimoni.

    Il rapporto, che secondo Sauve consta di 2.500 pagine, cercherà di quantificare sia il numero dei pedofili che quello delle loro vittime. Esaminerà anche “i meccanismi, in particolare istituzionali e culturali” all’interno della Chiesa che hanno permesso ai pedofili di rimanere, e offrirà 45 raccomandazioni.

    La commissione indipendente è stata istituita nel 2018 dalla Chiesa cattolica francese in risposta a una serie di scandali che hanno scosso la Chiesa in Francia e nel mondo. La sua formazione è arrivata anche dopo che Papa Francesco ha approvato una misura storica che obbliga coloro che sanno degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica a segnalarli ai loro superiori.
    Composta da 22 professionisti legali, medici, storici, sociologi e teologi, il suo compito era quello di indagare sulle accuse di abusi sessuali su minori da parte di chierici che risalgono agli anni ’50. Quando ha iniziato il suo lavoro, la commissione ha richiesto le dichiarazioni dei testimoni e ha istituito una linea telefonica diretta. Nei mesi successivi ha ricevuto migliaia di segnalazioni.

  • Francia abusi: cambia il paradigma

    Francia abusi: cambia il paradigma

    Questo testo è di Alessandra Pozzo, “Chargée de recherche” al Centre National de la Recherche Scientifique in Francia. Sollecitata dal nostro redattore Francesco Strazzari, ci ha inviato questo testo sul tema degli abusi in Francia e sul cammino che, in questo ambito, ha compiuto la Chiesa d’oltralpe.

    Tra i mesi di febbraio e marzo 2021 almeno due date testimoniano un importante progresso riguardante la lotta contro gli abusi sessuali, spirituali e di potere che hanno dolorosamente segnato la Chiesa francese negli ultimi tempi.

    La posizione della Chiesa cattolica francese rispetto agli abusi

    Il 18 febbraio 2021 l’associazione La Parole libérée annunciava la sua dissoluzione, prevista a fine marzo 2021, motivata dal fatto di aver raggiunto l’obiettivo che si era prefissata al momento della fondazione: che le vittime della pedofilia e degli abusi compiuti da alcuni preti cattolici e in particolar modo dal padre Preynat, fossero ascoltate, che la loro sofferenza fosse presa in considerazione e che i colpevoli fossero giudicati dalla giustizia penale e non soltanto da un tribunale ecclesiastico.[1]

    Il comunicato ribadisce che «dal 17 dicembre 2015, data di creazione de La Parole libérée, la visione della violenza sessuale è notevolmente evoluta, sia nella Chiesa che su un registro più ampio e globale (culturale, sociale, civico…). Per il caso che ci riguarda prima di tutto, cioè quello della Chiesa e della sua gestione disastrosa di un problema che si annuncia come sistemico, l’ampia liberazione della parola, pur rimanendo sempre giusta nei toni, ha costretto la Chiesa cattolica francese a fare la dovuta autocritica e da ciò è nata la “Commission indipendente contre les abus sexuels dans l’Eglise” (CIASE).

    Questa è l’occasione per ribadire, senza timore alcuno, la nostra ammirazione incondizionata per questa commissione, dopo diversi anni di osservazione e di collaborazione attiva. Mai prima d’ora in Francia è stato realizzato un lavoro così esaustivo sulla realtà dell’abuso sessuale sui minori e le sue conseguenze umane e sociali. Al momento in cui scriviamo, siamo tra coloro che credono che questa operazione sarà un modello e un riferimento mondiale per gli anni a venire, talmente la sua autorevolezza è stata in grado di fornire un lavoro serio e completo sulla realtà di questo flagello».[2]

    La Parole libérée ha permesso a degli adulti che erano stati vittime di crimini sessuali quando erano bambini di esprimere pubblicamente la sofferenza subita. Solo in rari casi, infatti, i piccoli erano stati ascoltati e aiutati dalle loro famiglie a gestire il trauma che ne è conseguito. La maggior parte dei genitori non ha preso sul serio le accuse dei figli non osando mettendo in dubbio l’affidabilità dei sacerdoti. Per questa ragione alcune vittime di pedofilia soffrono ancora in età adulta di disturbi di ordine psichiatrico a causa delle conseguenze del trauma subito.

    Altre associazioni si occupano invece degli abusi sessuali commessi nell’ambito della vita religiosa o della Chiesa. L’associazione C’est à dire,[3] per esempio, compie questo tipo di missione da vent’anni, in sordina, senza pubblicità se non quella del passaparola tra le vittime, nel rispetto per quelle persone che sono ancora sottomesse all’autorità deviante dei loro superiori oppure che rischiano di farsi denunciare per diffamazione quando segnalano le angherie subite.[4]

    La CIASE[5] è stata incaricata dalla Conferenza episcopale francese (CEF) e dalla Conférence des religieux et religieuses en France (CORREF), di indagare su tutti i tipi di abusi perpetrati da persone aventi qualche responsabilità nella Chiesa cattolica e di ricevere le testimonianze delle vittime di abusi che si sarebbero manifestate. Ha iniziato il suo mandato nel giugno 2019 e fornirà un documento finale riguardante tutti i lavori compiuti nel suo ambito nell’autunno 2021.

    Perché la Chiesa francese riuscisse a prendere delle decisioni a tal punto drastiche e a mettere a disposizione dei mezzi efficaci per far emergere gli abusi e le testimonianze delle vittime, ci sono voluti anni di progressiva presa di coscienza. I primi indizi di una reazione da parte delle persone lese dalle derive spirituali e sessuali nella Chiesa si sono manifestati negli anni ’90 quando il libro Les Naufragés de l’Esprit[6] e altri scritti[7] che davano la parola alle vittime hanno denunciato le derive settarie nella Chiesa cattolica. Qualche avvenimento saliente verificatosi intorno all’anno 2000 ha contribuito a far avanzare l’inchiesta.

    Tra gli eventi decisivi per la presa di coscienza dei vescovi francesi, si ricorda l’allarme lanciato dalla professoressa Marie-Jo Thiel,[8] medico specialista in etica e teologa, insegnante all’università Cattolica di Strasburgo che, in un articolo pubblicato su Documents Épiscopat (n. 10, luglio 1998), denunciava la realtà di abusi sessuali sistemici nella Chiesa fino ad allora passati sotto silenzio.

    In seguito, nel 2000, un processo è stato celebrato contro mons. Pican, vescovo di Bayeux e Lisieux, che è stato denunciato e condannato per non aver denunciato i crimini sessuali del padre Bisset.

    Per la prima volta dopo la Rivoluzione Francese, un vescovo è stato processato davanti a un tribunale penale! In precedenza, tali accuse avrebbero interessato soltanto un tribunale ecclesiastico.

    Un articolo del quotidiano cattolico La Croix testimonia il prospettarsi di un mutamento che ha impiegato un po’ meno di una ventina d’anni per affermarsi: «A novembre del 2001 i vescovi riuniti a Lourdes applaudirono a lungo mons. Pican, condannato due mesi prima a tre mesi di prigione con la condizionale per non aver denunciato un prete della sua diocesi che aveva commesso degli abusi sessuali su alcuni minorenni. Nel mese di novembre del 2018, nel corso di un’assemblea analoga, gli stessi vescovi ascoltavano silenziosamente sette vittime raccontare i traumi vissuti in circostanze analoghe».[9]

    Nonostante questi eventi abbiano teoricamente segnato l’inizio di un nuovo orientamento, concretamente la prassi attuata nella Chiesa cattolica francese fino a tempi recenti, salvo rare eccezioni, è consistita nel coprire con un velo di silenzio i crimini sessuali che giungevano all’orecchio di prelati e di vescovi.

    Il libro di Sophie Ducrey,[10] per esempio, testimonia dettagliatamente le sofferenze che le vittime di un religioso della Comunità di Saint Jean, predatore sessuale e manipolatore, hanno subito e che sono raddoppiate di intensità nel momento in cui esse hanno deciso di denunciarlo tra l’inizio degli anni 2000 e il 2019. In tale contesto gli abusi di potere, spirituali e sessuali si trovavano combinati in un miscuglio inestricabile. Tuttavia, l’argomento che attualmente attira l’attenzione delle inchieste in corso è senza dubbio alcuno l’esito traumatico della perversione sessuale dei sacerdoti e dei religiosi devianti.

    Un lavoro di fondo sulle condizioni che permettono di fuorviare l’ascendente che la figura del consacrato e del sacerdote emana intorno a sé in favore di obiettivi perversi sarebbe auspicabile e la CIASE ha iniziato a trattare il problema anche sotto questo aspetto.

    Nel caso riferito da Sophie Ducrey, lo spirito del clan e la censura praticati dalla congregazione a cui appartiene il religioso in questione hanno prevalso sull’applicazione dei principi evangelici più elementari nell’ambito dei rapporti con le vittime. Neanche il clero diocesano, allertato nella medesima occasione, ha brillato per la sua sollecitudine.

    Crimen sollicitationis

    L’atteggiamento assunto dai religiosi e dagli ecclesiastici in questo frangente corrisponde a consuetudini tramandate nei secoli e che consistono nella pratica di una mal riposta “misericordia” nei riguardi del predatore.[11] La défaillance del consacrato, inoltre, deve restare segreta perché l’istituzione non ne risulti infamata.

    Nel materiale fornito nel passato dal magistero ai responsabili della Chiesa per trattare il problema degli abusi, la situazione di sofferenza delle vittime è stata da sempre omessa come fatto non pertinente. Al trauma e al suo mancato riconoscimento si aggiunge il fatto che il diritto canonico e le lettere circolari sul tema degli abusi non hanno adeguatamente provveduto a rendere giustizia alle vittime di questi crimini.[12]

    Le prime tracce di un cambiamento di prospettiva appaiono nei testi più recenti,[13] che necessiterebbero tuttavia di alcuni ritocchi per assicurare un pieno riconoscimento delle responsabilità degli autori di abusi e di coloro che li proteggono in relazione agli atti commessi.[14]

    Eppure, non sono mancati nel corso del tempo i documenti del magistero della Chiesa cattolica che denunciano gli abusi sessuali commessi da prelati. Il primo, infatti, risale al IV secolo.[15] Se si consultano i canoni del Concilio di Elvira (la cui data è imprecisa: probabilmente si svolse nel mese di maggio del 305), si trovano le posizioni che la Chiesa prese in quell’occasione riguardo ai crimini sessuali.

    I canoni dedicati a questo argomento[16] sono laconici ma lapidari: i ministri della Chiesa di qualsiasi grado riconosciuti come predatori sessuali, così come gli stupratori di bambini, saranno privati della comunione (scomunicati?) fino alla morte. L’argomento verteva sull’abuso sessuale commesso da un ecclesiastico nel primo caso e sulla pedofilia nel secondo. Tuttavia, in entrambi i casi la sanzione riguardava l’esclusione dalla comunione e, in definitiva, la privazione della salvezza eterna del trasgressore.

    Pare interessante notare che nel canone 18 l’accento è stato messo sul carattere scandaloso e sacrilego dell’atto. Entrambi i termini si focalizzano sul danno che la Chiesa subisce a causa dalle “sbandate” di persone consacrate. Non compare alcun accenno alla condizione delle vittime.

    I testi del magistero che hanno seguito queste prime sanzioni[17] hanno aggiunto alle Istruzioni sul “crimine di sollecitazione”[18] una serie di corollari determinati da una casuistica consolidata nel corso del tempo.[19] Non mancano delle brevi ma categoriche argomentazioni sulla discrezione, la confidenzialità, la riservatezza con cui trattare l’argomento[20] già a cominciare dal sottotitolo[21] dell’Istruzione e da osservare da parte di tutte le persone coinvolte nel processo. Il lessico del segreto vi è declinato sotto molteplici forme e si applica a tutte le persone coinvolte nella querela a partire dai denuncianti, passando dal personale che si occuperà della burocrazia legata alla causa e, per finire, dall’accusato. Anche «gli ordinari[22] sono vincolati da questa stessa legge (del silenzio), vale a dire in virtù della loro responsabilità».[23]

    Pare ora chiara la causa dell’atteggiamento assunto nel corso degli anni da parte delle persone coinvolte negli abusi sessuali nella Chiesa. La pratica dell’omertà ha influenzato le modalità di denuncia della perversione sessuale di un sacerdote, quasi negandolo come evento pubblico, perché lo si considerava come un caso privato, interno alla Chiesa. Infatti, alla vittima di adescamento nel corso della confessione o del colloquio spirituale, l’articolo 15 del decreto Crimen sollicitationis impone, pena la scomunica,[24] di denunciare l’abuso nel corso di una confessione al vescovo locale oppure al Sant’Uffizio (ora Congregazione per la dottrina della fede), ma non si fa cenno di ricorso alla giustizia civile. Il contesto in cui compaiono tali istruzioni è quello di una Chiesa cattolica vista come religione predominante e detentrice di una relativa autorità morale nella società occidentale, ciò che poteva corrispondere alla realtà di una cinquantina di anni fa, ma che non coincide più con la situazione odierna.

    Per quanto riguarda le misure adottate nei confronti del sacerdote imputato di crimine sessuale che attualmente vengono denunciate da parte della stampa come insufficienti e deleterie, purtroppo esse appaiono citate nel decreto 4 come esortazioni da concretizzare:

    «(…) qualora si scopra che un loro subordinato ha commesso un reato nell’amministrazione del sacramento della Penitenza, possano e debbano vigilare su di lui, ammonirlo e correggerlo, anche mediante penitenze salutari, e, se necessario, rimuoverlo da qualsiasi ministero. Potranno anche trasferirlo in un altro luogo (…)».[25]

    Le rivendicazioni attuali da parte delle vittime di abusi sessuali commessi venti o trent’anni fa derivano dalla leggerezza con cui tali delitti sono stati trattati nel passato in riferimento ai testi sopracitati. Infatti, proprio il suggerimento di spostare l’ecclesiastico predatore sessuale in un altro luogo e con una diversa responsabilità non ha fatto altro che causare ulteriori danni moltiplicando le vittime.

    Se, in passato, le malefatte di un perverso potevano essere circoscritte a un campo d’azione limitato nello spazio e conosciute da una ristretta cerchia di persone, con i mezzi di comunicazione e di emancipazione espressiva attuali risulta più difficile impedire a chicchessia di ricostruire i percorsi e le malefatte di un individuo sospettato. Su queste basi, le organizzazioni sorte in difesa delle vittime hanno contribuito a spostare il luogo in cui si svolgevano le indagini dai tribunali ecclesiastici a quelli penali.

    Grazie alla progressiva focalizzazione dell’attenzione sulla sofferenza della vittima, alcuni nuovi decreti, bolle e documenti vari sono stati prodotti dal Vaticano all’attenzione degli ecclesiastici con posti di responsabilità[26] con direttive precise sui reati sessuali.

    Nelle circostanze sopra descritte, un’insoddisfazione di fondo ha spinto le vittime di abuso a reagire contro delle normative consolidate in ambito ecclesiastico e ordinate a uno spirito di clan. Come si è detto, alcune associazioni in loro difesa sono sorte, dei casi isolati hanno allertato l’opinione pubblica senza che un reale cambiamento si affermasse.

    Questa fase, che Lotman[27] chiamerebbe “graduale”, ha preparato il terreno con sporadiche notizie sul tema che sono state pressoché ignorate dall’opinione pubblica.

    L’evento “esplosivo”[28] si è verificato il 5 marzo 2019. Quella sera un documentario sugli abusi sessuali subiti dalle religiose è stato trasmesso contemporaneamente in Francia e in Germania dal canale televisivo Arte. Delle suore vittime di abusi sessuali hanno raccontato i dettagli raccapriccianti degli stupri e delle manipolazioni subite da parte di ecclesiastici e religiosi.

    A partire da questa data, una mutazione culturale ha avuto luogo e ha visto lo studio degli abusi nella Chiesa sotto tutte le forme diventare un terreno di ricerca per le scienze umane. Gli studi compiuti a partire da questo momento hanno permesso di sistematizzare e attribuire una coerenza ad episodi riguardanti ogni sorta di abuso che in precedenza erano stati giudicati non pertinenti. Si può quindi affermare che la diffusione del documentario del canale Arte ha provocato un cambiamento di paradigma nel mondo cattolico francese.[29]

    Le reazioni a queste notizie hanno preso essenzialmente due forme.

    Una parte dei fedeli crede fermamente che queste informazioni siano false e che siano state diffuse da correnti religiose o politiche che agiscono per screditare la Chiesa.

    L’altra porzione di fedeli ha preso atto dell’entità della catastrofe e si sta chiedendo per quale motivo nessuno se n’era mai accorto durante tutti questi anni. In realtà, molti se n’erano accorti, avevano denunciato derive e perversioni e non erano stati ascoltati. Le loro accuse erano state giudicate esagerate e infondate perché dirette verso personalità o comunità che riscuotevano l’ammirazione delle folle raccogliendo un vasto consenso e un successo popolare.

    Una piccola percentuale di cattolici smaliziati, invece, aveva fiutato l’imbroglio e aspettava il momento favorevole perché la verità venisse alla luce.

    Dal 5 marzo 2019 in poi non è più stato possibile coprire un prete maniaco sessuale e chiedere alle sue vittime di non parlare. I contesti che hanno coperto gli abusi stanno progressivamente uscendo dall’omertà e i responsabili sono in gran parte smascherati. Le vittime che non erano state ascoltate prima finalmente prendono la parola in pubblico e si esprimono nei media chiedendo giustizia.

    Il “caso Preynat” diventato poi il “caso Barbarin”

    In tale circostanza l’episodio che ha coinvolto Preynat e Barbarin si presenta come un caso da manuale. Tra il 1972 e il 1991 l’ormai ex padre Bernard Preynat è stato responsabile dei giovani scout in un paese della periferia di Lione.[30]

    La sua fama di prete dai metodi severi ma paterni ispira fiducia alle famiglie che gli affidano volentieri i loro figli. Invece, tra il 1986 e il 1991, compie aggressioni sessuali su alcuni ragazzi di cui era responsabile, che avevano un’età compresa tra i 7 e i 10 anni. I fatti si svolgono nell’archivio della chiesa o in tenda, durante i campi scout. Nel 1991 alcuni genitori delle vittime lo denunciarono ai suoi superiori, che lo trasferirono senza informare la giustizia, anche se immediatamente Preynat riconosce le sue colpe.

    In seguito, a partire dal 2015 le rivelazioni pubbliche di questi fatti, diffuse dall’associazione La Parole libérée, avevano provocato un’enorme ondata di indignazione contro la Chiesa cattolica e, in particolare, contro il card. Barbarin allora arcivescovo di Lione.

    Il card. Barbarin è stato successivamente denunciato, processato, condannato (e infine scagionato), per non aver denunciato gli abusi sessuali su un minore di 15 anni compiuti da Preynat.[31]

    Il film Grâce à Dieu di François Ozon[32] narra questa vicenda. Il titolo del film è la citazione di una gaffe fatta in diretta televisiva dal cardinale durante una conferenza stampa in cui parlava del processo Preynat. «Grazie a Dio, la maggior parte dei fatti è soggetta a prescrizione»,[33] ha detto Barbarin.

    Questa frase maldestra ma rivelatrice non gli è stata perdonata. Le vittime e la stampa lo hanno attaccato per anni fino a quando non ha dato le dimissioni e non si è allontanato da Lione.

    In realtà, Barbarin, oltre alla tragica gaffe, non ha fatto altro che reiterare il comportamento dei suoi predecessori, ispirato – come abbiamo visto – dal decreto 11 dell’Istruzione Crimen sollicitationis che prevede di trattare con il più gran riserbo i fatti di abuso e di allegarli al diritto canonico.

    I suoi predecessori, responsabili della diocesi di Lione nel periodo in cui i criminali sessuali si sono svolti, osservando i principi del decreto n. 4 della medesima Istruzione, hanno invece provveduto a spostare il colpevole affidandogli semplicemente un’altra responsabilità, senza che la missione sacerdotale di Preynat ne risultasse compromessa, nonostante la gravità della situazione.

    Il processo Barbarin ha le medesime caratteristiche di quello celebrato nel 2000 nei confronti di mons. Pican, che ha senza dubbio scosso le coscienze senza pertanto diventare concretamente un evento mediatico. La differenza è che il caso Barbarin si è verificato nel periodo di “esplosione”[34] e di mutazione del paradigma culturale degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. Questo fatto ha reso la posizione di Barbarin nettamente più delicata perché ha gettato in pasto all’opinione pubblica una serie di episodi che per secoli la Chiesa aveva passato sotto silenzio e gestito in privata sede.

    En mon âme et conscience

    Nel mese di marzo 2020 il papa accetta le dimissioni del card. Barbarin che pubblica qualche mese dopo un libro dal titolo En mon âme et conscience.[35] Il volume aspirerebbe a iscriversi al genere letterario apologetico: un’accorata difesa, generalmente postuma, prestata a chi non ha avuto il tempo di scagionarsi prima di essere giustiziato. Nel nostro caso, l’autore si difende da solo dopo che, effettivamente, una parte della sua identità, quella a cui probabilmente teneva parecchio, è stata “giustiziata” dalla condanna dell’opinione pubblica piuttosto che dalla giustizia penale che, al termine del processo in appello, lo ha assolto.

    Il risultato dell’operazione consiste in un monologo senza soluzione di continuità che si apparenta all’eloquio disordinato che si pronuncerebbe allungati sul divano dello psicanalista.

    Il card. Barbarin non riesce a capacitarsi dell’accaduto e invoca la sua sincera rettitudine nonché l’attenzione rivolta ad altri casi di abuso verificatisi nella sua diocesi che non ha esitato a impedire.[36] Racconta poi dei momenti commoventi della sua vita di sacerdote, di vescovo, di cardinale, la sua significativa esperienza in Madagascar, l’incontro con alcune vittime di violenze sessuali…

    Adotta, insomma, un’incessante retorica della captatio benevolentiae dalla prima all’ultima riga del libro, per convincere il lettore che lui ce l’ha messa tutta e qualcosa di indipendente dalla sua volontà è andato storto. Infatti, una parte dei fedeli della diocesi di Lione, che gli è rimasta, per l’appunto, fedele al momento del processo e nel corso delle umiliazioni subite in quel frangente, non riesce a capacitarsi dell’accaduto. Si tratta di rappresentanti del mondo cattolico francese che vivono la loro religiosità in una dimensione atemporale in cui i valori tradizionali della fede restano svincolati dalla realtà e dall’evolvere della cultura e dei costumi della società umana.

    In questo orientamento il clericalismo trova la sua migliore espressione, poiché questo tipo di credenti nutre un’ammirazione sconfinata per la figura centrale del prete e gli ruota attorno come un satellite intorno al suo pianeta. Generalmente sono coloro che credono che le rivelazioni sugli abusi compiuti dai sacerdoti costituiscano un complotto contro la Chiesa per screditarla.

    All’opposto si trova lo schieramento di coloro che analizzano il comportamento e il discorso di Barbarin e li confrontano con il messaggio evangelico senza trovare dei nessi comuni. I più spietati arrivano ad accusare il cardinale di Lione di nutrire l’unica preoccupazione di difendere il sistema a cui appartiene e di esibire l’assenza permanente di compassione per coloro che giudica inutili.

    Il lessico riferito agli abusi sessuali che compare nel libro nonché nelle interviste televisive del cardinale si richiama più spesso a quello formale, distante e impersonale dell’istruzione Crimen sollicitationis che non a quello della sentita partecipazione ad un dramma. Il riferimento a questo lessico e ad un comportamento di tipo corporativo corrisponde al vecchio stato di cose in cui, in caso di abuso compiuto da un ecclesiastico, si puntava alla protezione dell’istituzione.

    Tenuto conto del cambiamento di paradigma sopra segnalato, il lettore di buon senso, sfogliando En mon âme et conscience, percepisce un leggero malessere, un errore di attitudine, una strategia narrativa obliqua che indica come vittima non tanto coloro che subirono violenza sessuale, ma colui che scrive, perché le sue buone intenzioni sono rimaste incomprese.

    Questo libro si concentra insomma sul cardinale ingiustamente accusato, immagine del Cristo umiliato che ha conosciuto, come lui, il Calvario. Sotto queste insegne del tutto ragguardevoli, però, piuttosto che trasparire l’umiltà del Figlio di Dio, s’intravede qualche traccia della smisurata autostima dell’autore.

    La Lettera dei vescovi francesi ai cattolici sulla lotta contro la pedofilia

    Il 25 marzo 2021, in seguito alla riunione plenaria della Conferenza episcopale francese, è stata resa pubblica la Lettre des évêques de France aux catholiques sur la lutte contre la pédophilie.[37]

    Il contenuto di questo testo è sorprendente se si pensa alla tradizionale lentezza con cui il pensiero della Chiesa evolve nel corso del tempo. Fin dalle prime righe si legge: «Potete essere sicuri della nostra determinazione a fare tutto il possibile per accogliere le testimonianze, capire cosa è successo, agire per la giustizia e attuare le misure preventive necessarie». Una ventina di anni fa la CEF non sarebbe stata capace di formulare un documento simile.

    La lettera procede descrivendo la progressiva presa di coscienza dei fatti avvenuti da parte dei vescovi, grazie ai rapporti periodici dei lavori che la CIASE svolge da un paio d’anni. «La nostra Chiesa non è sempre stata un luogo sicuro. Preti e religiosi hanno abusato sessualmente di minori, sia ragazzi che ragazze. I preti hanno abusato della loro posizione sacramentale per avere un ascendente sui giovani e talvolta per abusare sessualmente di loro. Questi fatti sono provati e innegabili».

    Le dichiarazioni dei vescovi sono caratterizzate da una reale franchezza e il testo della lettera si ispira al genere letterario della “cronaca” dei fatti avvenuti, in questo caso l’analisi delle vicende che hanno costretto i vescovi ad adottare il registro della trasparenza.

    La consapevolezza si estende alla comprensione dei traumi subiti dalle giovani vittime e degli sconvolgimenti che questi hanno provocato nel corso della loro vita. Medici, psichiatri, vittimologi sono intervenuti nel corso degli ultimi anni per esaminare l’estensione dei danni che le aggressioni sessuali hanno causato.

    Ma il passaggio più inaspettato della Lettera è quello in cui i vescovi riconoscono che la condizione favorevole agli abusi è proprio quella che il clericalismo stesso ha prodotto: «Spesso, come abbiamo detto, (i ragazzi) non hanno potuto parlare o, avendo parlato, non sono stati ascoltati perché il loro aggressore era stimato, persino venerato, dai loro genitori o dalla loro cerchia familiare e sociale, dalla comunità cristiana.

    È estremamente coraggioso e impegnativo testimoniare ciò che hanno sofferto. Coloro che osano farlo hanno diritto alla nostra ammirazione e gratitudine».[38] Concretamente ciò significa che gli abusi hanno potuto prodursi perché alcune precise strategie manipolatorie più o meno implicite erano già in atto nel settore culturale, religioso e sociale in cui l’abuso si è prodotto.

    Se un cambiamento di paradigma si è inaugurato attraverso lo shock prodotto nella società francese nel marzo 2019 in seguito alla programmazione del documentario sugli abusi sessuali subiti dalle religiose programmato dal canale Arte, la Lettre des évêques de France aux catholiques sur la lutte contre la pédophilie testimonia di una complessiva affermazione di questa nuova tendenza nella Chiesa cattolica francese, almeno sulla carta.

    Il problema della pedofilia, esaminato accuratamente attraverso cause ed effetti da tutti gli operatori incaricati dalla Conferenza episcopale francese, pare quindi teoricamente predisposto per attuare un’imminente e adeguata forma di prevenzione.

    Una volta ultimata questa operazione, è auspicabile che anche l’ambito degli abusi di potere e degli abusi spirituali, che sono certamente presenti nella Chiesa cattolica francese, diventino rapidamente un campo di indagine, di ulteriore presa di coscienza nonché di applicazione di risoluzioni preventive adeguate a un modo di vivere il cattolicesimo possibilmente in accordo con i tempi e con la società.


    [1] https://www.youtube.com/watch?v=aADoN5hJCfE

    [2] Cf. https://www.laparoleliberee.org/ (tr.d.a.).

    [3] Cf. https://www.la-croix.com/Religion/Catholicisme/France/Face-abus-sexuels-lEglise-abus-silence-abus-transparence-2018-11-07-1200981559

    [4] https://www.golias-editions.fr/2020/07/09/derives-sexuelles-et-manipulations-leglise-catholique-se-remettrait-elle-en-cause-aujourdhui/

    [5] https://www.ciase.fr/

    [6] Thierry Baffoy, Antoine Delestre, Jean-Paul Sauzet, Les Naufragés de l’Esprit. Des sectes dans l’Eglise Catholique, Seuil, 1996.

    [7] Cf. Laurent Grzybowski, Jean Mercier et Bernadette Sauvaget, «Des gourous dans les couvents», La Vie, 5/02/2001.

    [8]  Marie-Jo, Thiel, L’Eglise catholique face aux abus sexuels sur mineurs, Paris, Bayard, 2019.

    [9] «En novembre 2001, les évêques réunis à Lourdes applaudissaient longuement Mgr Pican, condamné deux mois avant à trois mois de prison avec sursis pour ne pas avoir dénoncé un prêtre de son diocèse auteur d’abus sexuels sur mineurs. En novembre 2018, au cours de la même assemblée, ils écoutaient en silence sept victimes raconter les traumatismes vécus, avant d’engager avec elles des pistes de réflexion». Celine Hoyeau, «Abus sexuels : en vingt ans, la lente prise de conscience des évêques», La Croix, 21.3. 2021. https://www.la-croix.com/Religion/Abus-sexuels-vingt-ans-lente-prise-conscience-eveques-2021-03-23-1201147130

    [10] Cf. Sophie Ducrey, Etouffée. Récit d’un abus spirituel et sexuel, Paris, Tallandier, 2019.

    [11] Ci sono state delle singole reazioni a questo stato di cose che hanno contribuito a denunciare l’errore ma non sono servite a cambiare immediatamente lo stato di cose, come la posizione di Monsignor Luc Ravel, arcivescovo di Strasburgo: https://www.la-croix.com/Religion/Catholicisme/taire-proteger-lEglise-erreur-theologique-2018-09-10-1200967649

    [12] Cf. la Lettera circolare della Congregazione per la dottrina della fede alle conferenze episcopali sulle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, 16.05.2011: https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2011/05/16/0295/00714.html

    Come Thiel (op. cit. p. 408) fa notare in questa sede nel riferimento all’articolo 6 del motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela di Giovanni Paolo II, si fa riferimento al «delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di 18 anni». Per trattare un crimine sessuale ai giorni nostri si invoca la… legge mosaica. E giustamente Marie-Jo Thiel si chiede: «e se il predatore è un laico, o un religioso non ordinato?» (ibidem, tr. d. a.).

    [13] Cf. la Lettera di papa Francesco ai vescovi del Cile:

    http://www.vatican.va/content/francesco/it/letters/2018/documents/papa-francesco_20180408_lettera-vescovi-cile.html

    [14] Cf. Marie-Jo Thiel, op. cit., p. 423.

    [15] Cf. Charles-Joseph Hefele, Histoire des Conciles d’après les documents originaux, Paris, Letouzey et Ané, 1907, p. 232; Dizionario storico dell’Inquisizione, Adriano Prosperi ed., Edizioni della Normale, 2010.

    [16] Charles-Joseph Hefele, op. cit. p. 232 : Can. 18. — De sacerdotibus et ministris si moechaverint. Episcopi, presbyteres et diacones si in ministerio positi detecti fuerint quod sint moechati, placuit propter scandalum et propter profanum crimen nec in finem eos communionem accipere debere. (Dei sacerdoti e dei ministri riconosciuti come predatori sessuali. Se dei vescovi, preti o diaconi nell’esercizio del loro ministero saranno sorpresi a commettere abusi sessuali, a causa dello scandalo e a causa del crimine sacrilego, si decreta che siano scomunicati (non si dia loro la comunione neanche) fino alla morte. tr.d.a.); Charles-Joseph Hefele, op. cit. p. 259. : Can. 71. — De stupratoribus puerorum. Stupratoribus puerorum nec in finem dandam esse communionem. (Sugli stupratori di bambini. I violentatori di bambini saranno scomunicati (privati della comunione) fino alla morte. tr.d.a.)

    [17] In epoca moderna cf. la “Constitutio” Cum sicut nuper di papa Pio IV del 1551 che ha subito molteplici modificazioni fino alla versione del 1922 di Crimen sollicitationis e alla sua variante corretta e corredata di un’aggiunta che verte sui “graviora delicta”.

    [18] Crimen sollicitationis nei testi si configura come un abuso sessuale compiuto da un ecclesiastico o da un laico con mandato ecclesiale nel contesto di un colloquio di carattere spirituale o di una confessione.

    [19] Cf. Cum sicut nuper, op. cit.

    [20] Il paragrafo 11 riporta infatti: «(…) nel trattare queste cause, si deve mostrare una cura e una preoccupazione più che abituale affinché esse siano trattate con la massima riservatezza, e che, una volta decise e la decisione eseguita, siano coperte dal silenzio permanente (Istruzione del Sant’Uffizio, 20 febbraio 1867, n. 14), tutte le persone in qualsiasi modo associate al tribunale, o a conoscenza di tali questioni a causa del loro ufficio, sono tenute ad osservare inviolabilmente la più stretta riservatezza, comunemente detta segreto del Sant’Uffizio, in ogni cosa e con ogni persona, sotto pena di incorrere nella scomunica automatica» (tr. d. a.). Cf: http://www.vatican.va/resources/resources_crimen-sollicitationis-1962_en.html

    [21] «Da conservare con cura nell’archivio segreto della Curia per uso interno. Da non pubblicare né ampliare con commenti». (tr. d. a.)

    [22] Con il termine  “ordinario” il lessico del diritto canonico indica, oltre al pontefice, i vescovi diocesani e coloro che, anche se soltanto interinalmente, sono preposti a una Chiesa particolare o a una comunità ad essa equiparata, compresi i superiori degli istituti religiosi.

    [23] Ibidem.

    [24] Cf. Ibidem, al paragrafo 18.

    [25] Instruction On the Manner of Proceeding in Causes involving the Crime of Solicitation, to be kept carefully in the secret archive of the curia for internal use, (Crimen sollicitationis, decreto 4, tr.d.a.)

     http://www.vatican.va/resources/resources_crimen-sollicitationis-1962_en.html

    [26] http://www.vatican.va/resources/index_fr.htm

    [27] Jurij M. Lotman, La cultura e l’esplosione. Prevedibilià e imprevedibilità, Milano, Feltrinelli, 1993.

    [28] Sempre secondo la terminologia di Jurij Lotman.

    [29] Anche la pubblicazione quasi contemporanea del libro di Frédéric Martel, Sodoma. Enquête au cœur du Vatican, Paris, Lafont, nel febbraio 2019, ha contribuito alla trasformazione culturale e all’idea che la società francese si faceva del clero cattolico.

    [30] Cf. https://www.reforme.net/actualite/2020/01/13/affaire-preynat-sept-questions-pour-comprendre-le-proces/

    [31] https://www.lemonde.fr/societe/article/2019/03/07/l-heure-du-verdict-pour-le-cardinal-barbarin_5432549_3224.html

    [32] Cf. https://www.reforme.net/societe/2019/07/04/abus-sexuels-le-pere-preynat-reconnu-coupable/ (tr. d. a.)

    [33] https://www.youtube.com/watch?v=7r71RiLbUlo

    [34]Cfr. nota 22 e 23.

    [35] Cardinal Philippe Barbarin, En mon âme et conscience. L’affaire, l’Eglise, la vérité d’un homme, Paris, Plon, 2020.

    [36] Presso le suore contemplative di Saint Jean.

    [37] https://eglise.catholique.fr/actualites/dossiers/assemblee-pleniere-de-mars-2021/514454-lettre-des-eveques-de-france-aux-catholiques-sur-la-lutte-contre-la-pedophilie/

    [38] Ibidem, (tr.d.a.)

    http://www.settimananews.it/chiesa/francia-abusi-cambia-paradigma/

  • Trasferimento di preti violenti: l’ordine religioso cattolico con sede vicino a Northbrook rivela chi ha abusato

    Trasferimento di preti violenti: l’ordine religioso cattolico con sede vicino a Northbrook rivela chi ha abusato

    Molti ecclesiastici della Società del Verbo Divino accusati in modo credibile di molestare bambini hanno prestato servizio come missionari nel mondo in via di sviluppo, dove gli esperti dicono che il prossimo grande scandalo sugli abusi sessuali dei sacerdoti è in agguato.

    Anche prima di essere ordinato sacerdote cattolico, il Rev. Ronald Lange è andato in Ghana nel 1968 per svolgere il lavoro missionario.

    In un profilo di un giornale della comunità anni dopo, Lange ha parlato del suo impegno a conoscere il Ghana mentre insegnava nelle scuole lì e guidava una parrocchia con più di una dozzina di luoghi di culto.

    “Le persone sono così felici di vederti”, ha detto Lange, un membro della provincia di Chicago della Società del Verbo Divino, con sede vicino a Northbrook. “Non devi nemmeno essere un buon prete.”

    E non lo era, come il suo ordine ora riconosce.

    Nei suoi quattro decenni come missionario cattolico in Ghana, Lange è stato accusato in modo credibile di aver abusato sessualmente di bambini per “più anni”.

    Questo secondo l’hub di Chicago del suo ordine. Affrontando il controllo sui suoi preti predatori, incluso uno che è ora sotto processo a Timor Est, l’ordine ha rivelato per la prima volta i nomi e gli incarichi passati del clero del Verbo Divino che ha fatto parte della provincia di Chicago ed è stato ritenuto dai suoi leader sono stati accusati in modo credibile di abusi sessuali su minori in qualsiasi parte del mondo.

    Lange, 79 anni, è uno dei due sacerdoti in quella lista che rimangono formalmente parte della provincia di Chicago della Società del Verbo Divino, un ordine religioso internazionale che “si concentra sul lavoro missionario” e dal 1875 è “entrato in terre bisogno “e condiviso” l’amore di Dio “.

    È anche uno dei 26 membri attuali, ex o deceduti che la provincia ora afferma di aver accusato contro di loro di aver abusato sessualmente di bambini.

    Alcuni di loro sono stati inviati nel mondo per svolgere il loro lavoro missionario dopo aver servito, addestrato o ordinato sacerdote presso il quartier generale della provincia di Chicago del Verbo Divino , chiamato Techny, lungo Waukegan Road a nord di Willow Road, nei sobborghi nord.

    Nel corso degli anni sono stati distaccati in parti del mondo povere e spesso remote dove la polizia scarseggia, i sistemi di sostegno per i bambini sono spesso inesistenti e la deferenza nei confronti del clero è spesso indiscussa.

    Dei 26 membri dell’ordine accusati di aver abusato di bambini che sono inclusi nella nuova lista del Verbo Divino, più della metà ha prestato servizio nei paesi in via di sviluppo ad un certo punto. Oltre al Ghana, i loro distacchi includevano: Papua Nuova Guinea, Cina, Kenya, Sud Africa, Filippine, Messico, Cile e Giamaica.

    In particolare assente dalla lista è un prete sconsacrato di nome Richard Daschbach, che è stato ordinato presso i vasti terreni della Techny del Verbo divino negli anni ’60.

    Per decenni Daschbach ha vissuto a Timor Est, una piccola nazione a maggioranza cattolica che un tempo faceva parte dell’Indonesia. Ora ha 84 anni, Daschbach ha gestito orfanotrofi lì e – all’insaputa del mondo esterno fino agli ultimi anni – ha sistematicamente aggredito sessualmente bambini lì. Questo secondo le autorità che ora lo stanno perseguendo per crimini sessuali, interviste giornalistiche con vittime e sostenitori delle vittime e fonti che hanno parlato con il Chicago Sun-Times.

    Esportare abusivi

    Lo scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti è esploso nell’opinione pubblica a partire dagli anni ’80, con accuse di preti che avevano violentato bambini e, in alcuni casi, vescovi che avevano insabbiato i loro crimini. Da allora ci sono state ondate di tali accuse, che hanno portato a cause legali e risarcimenti che hanno lasciato alcune diocesi in difficoltà finanziarie.

    Dopo l’orrore sono arrivate le riforme di una gerarchia ecclesiastica in America non nota per accettare facilmente il cambiamento, volte a estirpare i molestatori di bambini dai ranghi clericali, affrontare più apertamente le accuse di abuso e tentare di promuovere la guarigione tra le vittime.

    Anche altre parti del mondo sviluppato, compresa l’Europa, hanno affrontato problemi simili.

    Ma le aree povere di tutto il mondo, in particolare le nazioni in via di sviluppo, devono ancora affrontare e affrontare la portata degli abusi sessuali da parte dei chierici – cresciuti in casa o inviati come missionari, secondo gli esperti che prevedono che questo sarà il prossimo scandalo sismico che dovrà affrontare la chiesa cattolica in tutto il mondo .

    “Penso che abbiamo appena scalfito la superficie”, afferma Thomas Doyle, un prete domenicano che è stato un avvocato per le vittime di abusi sessuali dagli anni ’80, a proposito della portata del problema nelle parti più remote del mondo.

    “Sono dove eravamo”

    Uno dei motivi per cui l’abuso sessuale del clero è continuato o è rimasto nascosto nelle parti in via di sviluppo del mondo, secondo Tim Law, un avvocato di Seattle che è presidente di un gruppo internazionale chiamato Ending Clergy Abuse, è la “grande riverenza della popolazione per il clero lì ”, in alcune parti dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

    Inoltre, lui e altri dicono, le vittime sono spesso riluttanti a farsi avanti, temendo il potere del clero in molti luoghi.

    “Sono dove eravamo” negli Stati Uniti “40, 50 anni fa in termini di mentalità”, dice Law.

    In gran parte dell’Occidente, il cattolicesimo ha visto i membri abbandonare la fede e persino molti fedeli frequentare raramente la messa domenicale. Ma è cresciuto rapidamente in Africa e in altri paesi in via di sviluppo.

    Molti membri del clero della Parola Divina accusati in modo credibile di molestare i bambini e inclusi nella nuova lista non sono accusati di farlo in altri paesi, nonostante abbiano prestato servizio all’estero. Le accuse contro questi religiosi sono state mosse negli Stati Uniti.

    Tra loro c’è il reverendo Jefferson Pool, accusato di abusi sessuali su bambini in Ohio nel 1977 e in Wisconsin nel 1981, secondo l’ordine della Parola Divina. Ha anche servito nelle Filippine dal 1992 al 1998.

    Dall’inizio di quest’anno, vive a East Troy, Wisconsin, dove rimane un membro della provincia di Chicago dell’ordine.

    Ancora sacerdoti ma banditi dal ministero

    Lange ha servito in Ghana dal 1968 al 1991, è tornato negli Stati Uniti dal 1991 al 1996, è tornato in Ghana dal 1996 al 2013 e da allora è stato nel Missouri, secondo il suo ordine. Dice che è stato accusato in modo credibile di abusi sessuali nella nazione dell’Africa occidentale per “più” anni e nel 1987 in Iowa.

    Sebbene entrambi gli uomini rimangano parte dell’ordine, Pool e Lange sono ora “proibiti dall’esercizio del ministero pubblico, non possono indossare abiti clericali o identificarsi come sacerdoti o religiosi e non devono avere alcun contatto con minori”, secondo la Società. del Verbo Divino. “La loro condotta è monitorata”.

    L’ordine del Verbo Divino – la cui sede mondiale è a Roma, il cuore del cattolicesimo – si descrive come “il più grande ordine cattolico romano di sacerdoti e fratelli del mondo che si concentra sul lavoro missionario”, con più di 6.000 missionari. Dei 10 più grandi ordini religiosi maschili, dice che è “il più rapido sviluppo negli ultimi 50 anni.