Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: interviste

  • ABUSI CIOE’ STUPRI

    ABUSI CIOE’ STUPRI

    In questi tempi di falsificazione, chiarezza e verità sono rivoluzionarie. Ma per ottenerle servono fatti empirici da analizzare, dati certi da consultare. E per quanto riguarda i casi italiani di pedofilia nella chiesa, questi due elementi mancano. Non ci sono. Nessun dato ufficiale, solo il risultato di inchieste giornalistiche fatte negli ultimi anni (in Italia, principalmente dal giornalista Federico Tulli), a cui si aggiunge l’attività della Rete L’Abuso, che dal 2010 raccoglie dati sugli abusi di minori commessi da sacerdoti.

    “Ci basiamo sulle condanne emesse dai tribunali, ma i nostri dati hanno chiaramente dei difetti. Sono parziali, non tengono conto del sommerso,” mi dice Francesco Zanardi, presidente della Rete. “In questi anni abbiamo contato più di 140 casi – mi riferisco a condanne in via definitiva per abusi su minori – e altrettanti, circa 160, attualmente in attesa di giudizio.”

    Mi spiega però Francesco che i dati raccolti dalla Rete L’Abuso non sono affatto in linea con le proiezioni del fenomeno. “Purtroppo lo sottostimano,” precisa.

    In assenza di elementi certi, c’è chi ha stilato delle proiezioni statistiche sui possibili casi italiani di pedofilia nella chiesa, basandosi sui dati forniti dalle commissioni di inchiesta di altri paesi (Australia, Stati Uniti, Canada, Belgio, Polonia, Gran Bretagna, Germania, Irlanda), ma anche sulle dichiarazioni di Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori che, in un’intervista, ha affermato che sarebbe stupido pensare che in Italia le cose siano andate diversamente rispetto al resto del mondo. Stando a queste proiezioni, in Italia – come negli altri paesi dove sono state istituite delle commissioni d’inchiesta – la percentuale di sacerdoti pedofili potrebbe variare dal 2 all’8%, che per l’Italia si tradurrebbe in un numero di vittime di abusi che varia da cinquantamila a un milione. “Se guardiamo a queste proiezioni statistiche,” mi dice Francesco “i dati raccolti fino ad ora dalla Rete L’Abuso non dicono niente del fenomeno reale.”

    Ma nonostante questo, La Rete continua la sua attività di raccolta. “Lo facciamo perché ci interessa offrire questo servizio alla comunità. Sul nostro sito (test.retelabuso.org/), proprio con l’obiettivo di denunciare ma anche di informare, è presente una mappa dell’Italia con segnalati tutti i casi con condanne definitive e non definitive.” Dunque basarsi solo sulle condanne emesse dai tribunali non è sufficiente per fornire un quadro completo. Anche perché, mi spiega Francesco, “molte denunce cadono nel vuoto e non portano a nessun esito. E questo succede perché nei Patti Lateranensi è scritto che la magistratura si impegna a comunicare al vescovo l’apertura di un fascicolo su un prete. E questo vuol dire che, nel momento in cui la vittima va dai carabinieri a denunciare e la denuncia arriva in procura, prima di aprire il fascicolo la procura dice al vescovo che un prete verrà indagato. E così, molto spesso, le prove spariscono.”

    Per questo la Rete L’Abuso non si limita a raccogliere dati sul fenomeno della pedofilia ecclesiastica, ma assiste le vittime di abusi nella fase di denuncia tramite una rete di ventuno avvocati, sparsi sul territorio italiano. “La Rete L’Abuso è nata inizialmente come una specie di gruppo di auto-aiuto per persone che avevano subito abusi. Dopo un primo incontro a Roma, abbiamo continuato a sentirci e da lì è nata la voglia di cercare di ottenere giustizia e di far condannare i preti che hanno abusato di noi. Ci siamo confrontati sul come: come agire, come fare. Ora ci avvaliamo di procedure che abbiamo acquisito nel tempo. Perché il problema nei casi di abusi sessuali è che, dopo la denuncia, si fa fatica a trovare le prove e la chiesa è molto brava a far cadere le accuse. Purtroppo la persona che vuole denunciare si deve preparare prima, e noi l’aiutiamo a reperire prove e testimonianze. Altrimenti, se non lo fa, ha già perso in partenza.”

    Le interviste – di Carlotta Pedrazzini – a Federico Tulli e Francesco Zanardi sono riprese dal numero di maggio di «A rivista anarchica».

  • ISERNIA – Diavoli e pedofilia, archiviate querele di don Lilli e del diacono Cioffi sugli abusi di don Jan Mazurkiewicz. Conivolta anche Madiaset

    ISERNIA – Diavoli e pedofilia, archiviate querele di don Lilli e del diacono Cioffi sugli abusi di don Jan Mazurkiewicz. Conivolta anche Madiaset

    Isernia – Il GIP presso il Tribunale di Isernia dott.ssa Michaela Sapio ha disposto nei giorni l’archiviazione delle querele presentate dal sacerdote don Giuliano Lilli, esorcista diocesano, attualmente parroco a Roccaravindola, del diacono permanente Emilio Giuseppe Cioffi e di un privato cittadino.

    Le querele erano state presentate contro Cezary Jerzy Babicz, (altro…)

  • NON LASCIATE CHE I BAMBINI VADANO A LORO

    NON LASCIATE CHE I BAMBINI VADANO A LORO

    Un dossier sulla pedofilia nella Chiesa cattolica: due interviste (a Federico Tulli e Francesco Zanardi) e la posizione di «Noi siamo Chiesa»

    Le interviste – di Carlotta Pedrazzini – a Federico Tulli e Francesco Zanardi sono riprese dal numero di maggio di «A rivista anarchica».

    Federico Tulli, giornalista e redattore di “Left”, racconta di come la chiesa sia da sempre impegnata a coprire il fenomeno, numericamente mostruoso, delle violenze sessuali su minori commesse dai sacerdoti. Per la chiesa, e per il suo capo Jorge Mario Bergoglio, l’abuso di un bambino è un peccato di lussuria indotto dal diavolo. Non una violenza contro un essere umano. E della responsabilità individuale dei sacerdoti (e di quella collettiva della chiesa) non c’è traccia.

    Carlotta – Sei stato il primo e unico giornalista ad aver condotto un’inchiesta completa sui casi italiani di pedofilia nella chiesa. Su quest’inchiesta è uscito il libro Chiesa e pedofilia. Il caso italiano(L’asino d’oro edizioni, 2014). Ora hai firmato un nuovo libro-inchiesta che racconta cosa succede agli uomini e alle donne di chiesa che il Vaticano considera “in difficoltà”, ossia pedofili, stalker, assassini. Cosa rivela il tuo ultimo lavoro?

    Federico – Questo libro, scritto con Emanuela Provera, s’intitola Giustizia divina (Chiarelettere, 2018). Si tratta di un’inchiesta sul modo in cui la chiesa esercita l’azione penale nei confronti dei sacerdoti che compiono reati, ma in realtà si tratta anche di un’inchiesta su come lo stato italiano esercita l’azione penale nei confronti dei sacerdoti.

    Siamo partiti da due domande: quanti sono i sacerdoti in carcere in questo momento in Italia e che tipo di reati hanno compiuto? Queste domande ce le siamo poste nel 2015 e l’inchiesta è durata praticamente quasi tre anni. Le domande le abbiamo rivolte al DAP (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) che è l’organo del ministero di giustizia che si occupa di monitorare, anche a livello statistico, la popolazione carceraria. Ma la cosa interessante è che il DAP non ci rispondeva, nonostante avesse l’obbligo di farlo.

    Alla fine, dopo due mesi dalla nostra richiesta, la risposta è arrivata e diceva che il dipartimento non aveva quel tipo di informazione. Come se il DAP non conoscesse la professione che svolgevano i detenuti prima di entrare in prigione. Abbiamo insistito per un anno e mezzo, perché sapevamo che il dato c’era. A un certo punto abbiamo ricevuto l’autorizzazione a rivolgerci direttamente ai 190 istituti di pena da noi individuati in Italia, e in un anno e mezzo siamo riusciti a ottenere una risposta da 125 amministrazioni carcerarie. In 70 non ci hanno mai risposto sebbene fossero obbligati a fornirci questo dato, richiesto in osservanza della privacy. Avremmo potuto insistere con una diffida ma abbiamo preferito non andare oltre.

    Cosa emergeva dai dati?

    I dati che avevamo raccolto dicevano che in carcere in Italia, tra il 2016 e il 2017, c’erano cinque sacerdoti e solo uno era rinchiuso per pedofilia. Un solo sacerdote in carcere in Italia per pedofilia ci sembrava un numero assolutamente esiguo e non rispondente alla realtà. Da fonti certe, infatti, sapevamo che ce n’erano almeno otto ed era possibile che si trovassero negli istituti che avevano preferito non risponderci. Comunque abbiamo confrontato questo dato con un altro; sapevamo che negli ultimi quindici anni in Italia sono stati denunciati per pedofilia circa trecento sacerdoti, e di questi almeno centoquaranta sono stati condannati dalla magistratura civile in via definitiva per abusi su minori. La fonte di questo dato è la Rete L’Abuso. A questo punto la domanda che ci siamo fatti è stata: dove sono tutte queste persone condannate per abusi su minori, visto che non sono in carcere? Da questo interrogativo è partita la seconda parte dell’inchiesta.

    Lo stimolo ci è venuto da un film di Pablo Larrain, Il club, che si svolge interamente in una casa molto isolata dove all’interno ci sono cinque sacerdoti, uno di questi è un pedofilo, uno ha collaborato con la dittatura di Pinochet, uno ha il vizio delle scommesse, uno è cleptomane e un altro è omosessuale. Questa struttura era utilizzata dalla chiesa cilena per far espiare le pene ai sacerdoti peccatori; questi rimanevano all’interno della struttura per un tempo non definito, lontano da occhi indiscreti, non denunciati alla magistratura civile.

    Vedendo quel film ci siamo chiesti: ma non sarà che quel tipo di struttura si trova anche in Italia ed è lì che vengono sistemati i sacerdoti che non abbiamo trovato in carcere? In estrema sintesi, la risposta è sì.

    Quindi cosa avete fatto? Vi siete messi alla ricerca delle strutture?

    Sì, con Emanuela ci siamo messi alla ricerca per tutto il paese e abbiamo realizzato il reportage che costituisce la spina dorsale del nostro libro. Anche questa, come l’inchiesta nelle carceri, è un’indagine giornalistica inedita. Abbiamo trovato diciotto strutture, ma sappiamo che ce ne sono almeno venti o ventuno. Nelle sole città di Milano e Roma ce ne sono molte.

    In questi luoghi, come nel film di Larrain, la chiesa italiana sistema quelli che il Vaticano chiama “sacerdoti in difficoltà”, è questa la dizione ufficiale.

    Si tratta di case di cura, spirituale e psicologica, in cui vengono sistemati anche i sacerdoti che hanno compiuto abusi sessuali su minori. Per quanto riguarda la pedofilia, abbiamo scoperto che in queste strutture transitano tre tipologie di sacerdoti che hanno compiuto abusi: quelli per cui la magistratura italiana autorizza misure alternative al carcere; quelli che sono lì perché la giustizia ecclesiastica li ha condannati per abusi e utilizza queste strutture per assisterli e curarli dal punto di vista spirituale – perché per la chiesa l’abuso è un peccato, un delitto contro la morale, un’offesa a dio e non un crimine violentissimo contro persone inermi – e poi dal punto di vista psichiatrico – perché la chiesa ha colto che un adulto che violenta un bambino è affetto da una grave patologia mentale; e poi ci sono quei sacerdoti che hanno compiuto abusi ma non sono stati denunciati né alla magistratura ecclesiastica né a quella italiana, perché magari hanno confessato o chiesto aiuto a un altro parroco e per questo sono stati mandati in quelle strutture, il tutto in gran segreto.

    Si tratta di veri e propri casi di insabbiamento, una pratica piuttosto diffusa in Italia; per questo una parte dell’inchiesta l’abbiamo dedicata alla ricostruzione di queste dinamiche nascoste.

    La chiesa mantiene tutto segreto perché considera l’abuso di minore un’offesa a dio e non una violenza a un essere umano, quindi ritiene di giudicarlo secondo la giustizia divina e non secondo quella terrena. Per la chiesa, la giustizia terrena viene molto dopo. Nel caso italiano non viene mai. I vescovi italiani non hanno mai collaborato e al momento continuano a non collaborare.

    Come si spiega, secondo te, l’altissima incidenza di casi di pedofilia nella chiesa, un’incidenza che sappiamo essere maggiore rispetto alla pedofilia nella società civile? È possibile che sia legata anche al modo in cui la chiesa cattolica concepisce i bambini e la violenza su di loro, ossia – come hai detto prima – un peccato commesso nei confronti di dio e non un atto violento contro degli esseri umani?

    La pedofilia ovviamente è un tipo di violenza che esiste anche nella società civile e spesso avviene in ambito famigliare. Consiste nell’annullamento della realtà umana del bambino e si fonda sull’idea che il bambino abbia una sessualità.

    I pedofili credono che l’abbraccio o l’effusione di un bambino sia un’espressione di desiderio o una richiesta di atto sessuale. Ma noi sappiamo bene che nel periodo prepubere, in cui gli organi genitali non sono ancora completamente formati, anche l’identità sessuale non è completamente formata; per questo motivo, fino a quando questo non avviene, l’adulto che si avvicina a un bambino in un certo modo, compie una violenza di carattere psicologico e fisico.

    Nel primo libro Chiesa e pedofilia (L’asino d’oro edizioni, 2010) ho parlato delle conseguenze sulla vittima di abusi sessuali, e per farlo mi sono rivolto a degli psichiatri. Quello che mi ha colpito maggiormente è stata la spiegazione che ha dato uno di loro: ciò che subisce un bambino vittima di violenza sessuale è un omicidio psichico, perché il pedofilo attacca la possibilità di realizzare la propria identità sessuale durante la pubertà e gliela distrugge. E siccome l’identità sessuale è una delle caratteristiche dell’essere umano, quando una persona se la sente distrutta, può anche arrivare al suicidio. Quindi la pedofilia, oltre ad essere omicidio psichico, può diventare anche omicidio in tutti i sensi. È come se il bambino non esistesse La pedofilia di matrice ecclesiastica ha delle sue peculiarità. Per la chiesa, infatti, l’abuso è un peccato. È un delitto contro la morale, è un’offesa a dio, è la violazione del sesto comandamento “Non commettere atti impuri”. Per cui, in sostanza, la vera vittima in un caso di abuso di minore è dio, non la persona violentata; se la violenza avviene durante la confessione, come spesso succede, è il sacramento ad essere stato violato, non l’essere umano, non il bambino. Molte violenze avvengono durante la confessione proprio perché c’è il vincolo di segretezza e tutto quello che avviene durante la confessione è sottoposto al segreto pontificio, e anche le violenze, anche gli stupri, non possono essere rivelati se non al vescovo che poi parlerà col papa. Nelle leggi vaticane e nella mentalità della chiesa è come se il bambino non esistesse. Voi l’avete scritto in uno degli scorsi numeri di “A”, che in Italia la violenza sessuale contro la donna e contro un bambino è stata considerata un delitto contro la morale fino al 1996, e quella era chiaramente una legge che veniva dal codice Rocco, che era fascista e grondava di mentalità cattolica.

    Questa mentalità la riscontriamo ancora nei tribunali, dove in caso di violenza sulla donna c’è sempre l’idea che sia la donna ad aver istigato in qualche modo la violenza dell’uomo che non ha potuto trattenersi, e questo succede anche con i bambini.

    Questa cosa però viene detta troppo poco. In ambito clericale, nei casi di stupro di minori, c’è l’idea che sia il bambino ad aver istigato il sant’uomo; c’è l’idea che in quell’atto sia subentrata l’azione del diavolo, una cosa che ha detto anche Bergoglio durante il sinodo sulla pedofilia.

    Questo famoso papa progressista è convinto, come lo era Paolo VI, che il diavolo sia una persona che agisce per distruggere la chiesa, e che la pedofilia sia uno dei modi in cui la chiesa viene attaccata.

    In questo modo di ragionare scompare completamente la lesione subita dalla vittima. Ma soprattutto c’è la giustificazione di chi ha violentato, perché ha agito spinto dall’influenza del diavolo, da una forza esterna. Così si nega ogni responsabilità personale.

    Una deresponsabilizzazione che ritroviamo in varie dichiarazioni di Bergoglio. Ad esempio, in seguito al summit sulla pedofilia, tenutosi in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019, il papa ha dichiarato che è giusto approfondire i casi di pedofilia, ma al contempo ha sottolineato che la pedofilia non appartiene soltanto alla chiesa. Per il momento in cui è stata fatta e per il contenuto, la dichiarazione è suonata come un tentativo della chiesa di non farsi carico di un fatto oggettivo, cioè che l’incidenza della pedofilia nella chiesa è maggiore rispetto alla pedofilia nella società civile.

    È assolutamente così. Ad agosto scorso, Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori che esiste dal 2014, ha rilasciato un’intervista all’agenzia dei vescovi (SIR) in cui dichiarava che negli Stati Uniti, dal 1950 al 2002, tra il 4 e il 6% della popolazione ecclesiastica ha compiuto almeno un abuso su minori.

    E si è rivolto poi alla chiesa italiana dicendo di non pensare che da noi la situazione sia diversa, quindi è bene correre ai ripari. Questo significa che nella santa sede, a certi livelli, si ha un’idea di quale sia la diffusione del fenomeno in Italia.

    Il 4-6% è una percentuale mostruosa. Nel libro abbiamo fatto un confronto e siamo andati a contare le persone che sono in carcere per reati di natura sessuale contro minori; si tratta di circa 1200 persone; 1200 su una popolazione adulta di circa 47 milioni significa circa lo 0,025%. Dallo 0,025% della società civile al 4-6% della chiesa cattolica significa circa 200 volte in più, uno scarto gigantesco. Comunque in Italia non esistono dati ufficiali sulla diffusione del fenomeno della pedofilia, anche nella società civile, e quindi ci si chiede come si possa fare prevenzione se non si ha nemmeno la percezione corretta del fenomeno. E questo vale per la società laica e per quella ecclesiastica. Quello che ha dichiarato Zollner mi è sembrato d’importanza fondamentale.

    Prima hai accennato alla questione del diavolo. Hai detto che con Bergoglio c’è stato un ritorno al passato, un ritorno all’antropomorfizzazione della figura del diavolo, che si incarna per rovinare la chiesa. Voi come avete affrontato la questione del ritorno del diavolo, un argomento che sembra essere utile alla chiesa per risolvere e spiegare tutta una serie di problemi?

    Il capo dell’Associazione internazionale esorcisti, ad un certo punto, ha dichiarato che mai nessuno come papa Francesco ha nominato il diavolo nel corso del suo magistero. E in effetti, andando a rivedere i documenti ufficiali, già dalla prima settimana, Bergoglio ha cominciato a riportare, nel linguaggio comune delle sue omelie, allusioni continue all’esistenza del diavolo come persona. L’ha nominato decine e decine di volte. Quello che ci ha colpito, lo raccontiamo nel terzo capitolo del libro-inchiesta – e anche questa è un’indagine mai fatta prima da qualcuno e che abbiamo svolto sul “campo” a viso aperto, senza cioè nascondere la nostra identità e le nostre intenzioni – è che lui non l’ha fatto solo in quanto capo della chiesa cattolica; ad Assisi, davanti a una platea di cinquecento capi di stato e di presidenti del consiglio di tutto il mondo, ha parlato del diavolo come responsabile di guerre e carestie. In quell’occasione parlava nella veste di capo di stato, quindi anche da capo politico Bergoglio ha introdotto questo tipo di discorso. Questo è il modo in cui lui decifra certe questioni, che all’interno della chiesa sono molto critiche.

    È stato sempre Bergoglio a riconoscere e dare un bollino di qualità all’Associazione internazionale degli esorcisti, e questo è un altro segnale molto interessante.

    Nel 2014 l’ha riconosciuta come organo ufficiale all’interno della chiesa. Quest’associazione, a livello mondiale, si compone di circa 300-400 esorcisti, di cui 240 si trovano in Italia. In Spagna ce ne sono circa 12, in Lombardia circa 20. E in Lombardia c’è anche un numero verde per posseduti, con un call center che risponde dal lunedì al venerdì.

    Per scrivere la terza parte della nostra inchiesta, dedicata appunto al diavolo, siamo andati a frequentare un master di esorcismo che si tiene a Roma ogni primavera. Nel frattempo, da quando è uscito il libro, il MIUR ha proposto agli insegnanti un corso di esorcismo dal costo di 400 euro, per individuare e distinguere eventuali ragazzini problematici dai ragazzini posseduti.

    Qual è il senso, secondo te, di far frequentare un corso di esorcismo agli insegnanti?

    La partecipazione degli insegnanti al corso di esorcismo fa il paio con un’altra cosa inquietante che riguarda i cosiddetti bambini iperattivi. Se un bambino è particolarmente vivace, adesso si tende ad inquadrarlo all’interno di una fantomatica sindrome di iperattività che può anche comportare una cura a livello farmacologico. Il corso di esorcismo vuole mettere l’insegnante in condizione di distinguere quando c’è un sintomo di disagio psichico e quando c’è la presenza del demonio. La chiesa infatti, molto abilmente, fa una distinzione. Non parla sempre di possessione demoniaca. Fino a un certo punto parla di disagio psichico, poi se la persona presenta determinate caratteristiche, allora parla di possessione demoniaca.

    Le caratteristiche della possessione demoniaca secondo la chiesa sono proprio quelle dei film: il posseduto parla una lingua a lui sconosciuta, è in possesso di una forza sovrumana e riesce a fare cose, a livello fisico, che normalmente non potrebbe fare.

    “I bambini abusati sono strumento del demonio”

    Perché avete seguito il master di esorcismo?

    Perché tra i docenti di quel corso ci sono magistrati, docenti universitari, avvocati, anche una poliziotta della squadra anti-sette sataniche. Siamo andati a quel corso proprio per capire come mai tra i docenti ci fossero magistrati, avvocati e poliziotti, e più di tutti ci hanno colpito due persone. Uno è un magistrato, che un paio di mesi fa è stato arrestato per corruzione, e che al corso ha esordito dicendo di sentirsi uno strumento della giustizia nelle mani di dio. La sua presenza al master, ha dichiarato, aveva lo scopo di aiutare i futuri esorcisti a evitare denunce da parte delle persone esorcizzate. Lo stesso faceva un’avvocatessa che aveva preparato una manleva per gli esorcisti da far firmare alla persona posseduta prima dell’esorcismo, praticamente per sollevare da qualunque responsabilità l’esorcista e i suoi aiutanti in caso di denunce per violenze e costrizioni fisiche.

    Nella nostra inchiesta ci siamo occupati di esorcismo anche per un altro motivo, per l’idea e la mentalità della chiesa di ritenere il bambino abusato come strumento del demonio; quindi, se il sacerdote compie quello che per la chiesa è un atto sessuale e non una violenza, quella violenza viene considerata un peccato di lussuria determinato dall’azione del demonio attraverso il bambino.

    Frequentando il master di esorcismo abbiamo anche scoperto che la stragrande maggioranza delle persone esorcizzate sono donne. Un dato scontato se si considera che tipo di società sia quella ecclesiastica.

    La ripresa del diavolo serve chiaramente a sollevare i sacerdoti da ogni responsabilità. Inoltre, da quello che racconti – cioè dal fatto che siano le donne ad essere maggiormente vittime di esorcismi e dal fatto che, per la chiesa, i bambini necessitino di essere controllati perché è possibile che siano posseduti – si capisce come il diavolo venga utilizzato anche come mezzo di repressione e punizione.

    Nel documentario Liberami c’è una scena in cui due genitori portano il figlio dall’esorcista perché a scuola fa casino, è troppo agitato e non è bravo. Il sacerdote mette la mano sulla testa del bambino, poi si gira di scatto verso la madre e dice: è colpa tua, non sei una donna di fede e in chiesa non ci vai. In un secondo il sacerdote ha distrutto al bambino l’immagine della madre e ha detto alla donna che il diavolo è dentro di lei. E questa è proprio l’idea che la chiesa ha della donna.

    La stampa e lo stato sono complici

    Alla luce di tutto questo, com’è possibile che Bergoglio riesca comunque a essere considerato un papa progressista?

    La stampa italiana riporta in maniera assolutamente acritica quello che esce dai bollettini Vaticani.

    Non c’è mai una verifica di quello che dice il papa. E così non si scoprirà mai che Bergoglio parla di “tolleranza zero” per i pedofili, ma in realtà ritiene che il sacerdote pedofilo abbia solo compiuto un peccato; che se il peccato è grave e non c’è possibilità di espiazione, allora quel sacerdote viene espulso dalla chiesa, ma siccome tutto avviene in gran segreto, la chiesa espelle dal proprio organismo una metastasi che viene immessa nella società civile senza che si sappia che quel signore lì è un pedofilo. La chiesa lo sa, ma non lo dice a nessuno. E quel signore lì, che ora non è più sacerdote, rimane comunque pedofilo anche dopo essere uscito dalla chiesa e ora si aggira per la società.

    In questo c’è proprio la complicità dello stato, perché il Concordato tutela tutto questo, questa modalità di agire. L’articolo 4 del Concordato dice che l’autorità ecclesiastica non è tenuta a informare quella civile quando viene a sapere di eventuali reati compiuti da sacerdoti.

    Quindi lo stato è complice della chiesa. Idem la stampa italiana, che si accontenta di sentir dire da Bergoglio “tolleranza zero” senza farsi domande e presentandolo come paladino della lotta contro la pedofilia. Ma per essere paladini, si deve anche fare qualcosa e Bergoglio non lo sta facendo.

    Federico Tulli è redattore del settimanale “Left”. Già condirettore di “Cronache laiche”, collabora con “MicroMega”, per cui firma anche un blog, con “Critica liberale” e con “Globalist”. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: Chiesa e pedofilia (2010), Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014) e Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015). Nel 2018 per Chiarelettere, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato Giustizia divina.

    Di Federico Tulli abbiamo pubblicato un’intervista fatta da Francesca Palazzi Arduini (“A” 409, estate 2016) e un articolo sulla comunicazione vaticana (“A” 416, maggio 2017).

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/05/31/abusi-cioe-stupri/

  • Siracusa. Sei vittima di pedofilia? Rete l’Abuso ti tende la mano e ti protegge

    Siracusa. Sei vittima di pedofilia? Rete l’Abuso ti tende la mano e ti protegge

    Cara mamma che leggi, ti auguriamo che mai e poi mai il tuo bambino sia abusato da un prete. Ma se dovesse accadergli una cosa così orrenda, sai a chi rivolgerti per avere un aiuto serio e competente?

    Ebbene, questo articolo è dedicato a te, per metterti in guardia, per imparare a notare eventuali strani e improvvisi cambiamenti d’umore del tuo bambino, paure e brutti sogni a causa di un terribile segreto che nasconde nel suo piccolo cuore spaurito perché teme che ciò che gli sta succedendo è colpa sua…

    E allora sappi che in Italia abbiamo un’associazione molto speciale che si chiama Rete l’Abuso, fondata da un sopravvissuto agli abusi subiti da ragazzino da un depravato prete, uno dei tanti che devastano la vita di bambini innocenti e che poi a volte, da grandi, questa invivibile vita gli innocenti se la tolgono …

    Si chiama Francesco Zanardi e lui la sua vita ha deciso di dedicarla ai bambini abusati circondandosi di centinaia di volontari che lavorano al suo fianco per aiutare le vittime a superare il trauma profondo con i suoi tanti psicologi e a difenderle nei processi con i suoi tanti avvocati che hanno abbracciato questa splendida Causa. Per non parlare della risonanza mediatica con cui noi giornalisti/e affettuosamente la sostieniamo con articoli, inchieste, interviste e perfino dei libri (come lo scrittore Federico Tulli).

    E’ l’unica associazione del genere esistente nel nostro paese e, al contrario degli impuniti carnefici stupratori di bambini che conducono una vita agiata e godono della protezione dei vescovi, la Rete l’Abuso vive di tesseramenti e piccole donazioni ma riesce a fare cose straordinarie. Qualche esempio.

    Soltanto nei pochi mesi di quest’anno ha fatto e ottenuto quanto segue:

    Gennaio: per merito suo, a Ginevra, nei giorni 22 e 23, l’Italia è stata interrogata dall’Onu sul tema della pedofilia clericale, i(e successivamente indagata e condannata per complicità con la Chiesa cattolica)n seguito alla presentazione di report sul fenomeno da parte di Rete L’Abuso. Presenti il presidente Zanardi, gli avvocati Mario Caligiuri e Simone Padovani. L’Onu ha emesso raccomandazioni.

    Febbraio: a Roma March To Zero, ritrovo di vittime e attivisti da tutto il mondo, durante il summit indetto da Papa Francesco. Numerosissimi gli articoli per questo evento senza precedenti storici. Praticamente per la prima volta la stampa di tutto il mondo ha preso atto che le vittime sono rappresentate da numerose associazioni riunite sotto l’egida dall’Eca della quale fa parte anche la Rete l’Abuso.

    Febbraio: a Roma conferenza stampa presso il Parlamento italiano. Presente anche il presidente della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi.

    Marzo: Il cardinale Gualtiero Bassetti scrive alla Rete L’Abuso, in risposta alle numerose missive inviategli dal 20 dicembre 2018

    Marzo: Rete L’Abuso propone un Protocollo di garanzia per le vittime che si rivolgono ai Consultori Diocesani

    Marzo: Il presidente Francesco Zanardi è invitato al TV 7 dell’1 marzo

    Marzo: Savona, giorno 15. Presso la Libreria Ubik ha luogo l’evento culturale “Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia”. Presente il Presidente Zanardi.

    Ecc….

    L’anno scorso si è costituito anche un gruppo di Mamme e vittime che opera attraverso il mutuo auto-aiuto, riconoscendo che solo chi ci è passato può capire fino in fondo cosa significa essere vittima di stupro o essere familiare di una vittima. Ricordiamo che Rete L’Abuso è presente anche su Facebook con una pagina e due gruppi attraverso i quali è possibile mettersi in contatto, inviare segnalazioni, condividere le informazioni e collaborare a creare e diffondere una cultura di consapevolezza.  L’Associazione è composta da vittime, familiari e attivisti che condividono la causa; non ha una connotazione politica e non si configura nemmeno come entità anticlericale, tant’è che molti sacerdoti collaborano “silenziosamente” fornendo segnalazioni e incoraggiamenti.

    di Raffaella Mauceri
  • Suore abusate dai preti: il documentario che svela tutto

    Suore abusate dai preti: il documentario che svela tutto

    Suore obbligate al silenzio: ecco l’altro scandalo della Chiesa

    Suore abusate dai preti: il documentario che svela tutto

    Non c’è pace per la Chiesa Romana che vede incombere su di sé un altro scandalo sessuale, quello delle suore abusate dai preti. A scatenare il polverone è stato un documentario dal titolo: “Religiose abusate, l’altro scandalo della Chiesa”, realizzato e diretto da Marie-Pierre Raimbault ed Eric Quintin e sostenuto dall’Unione Europea.

    “Religiose abusate, l’altro scandalo della Chiesa”: il documentario

    Il documentario è stato realizzato dopo anni di ricerca e di interviste. Lo scopo, oltre a quello di denunciare gli abusi, è quello di capire quale ruolo abbia avuto il Vaticano nel nascondere questi atteggiamenti violenti.

    Scandalo Chiesa: dopo la pedofilia arrivano gli abusi sulle suore

    Sono moltissime le suore ad aver subito abusi e ad avere deciso di raccontare la loro travagliata esperienza religiosa, ma si suppone siano ancora moltissime le religiose che ancora non hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi. Questo documentario, disponibile Su ARTE e online, è fruibile in sei lingue diverse fino al 3 maggio.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/suore-abusate-dai-preti-il-documentario-che-svela-tutto-594192.html?refresh_ce

  • Negato l’ingresso in Vaticano a un sopravvissuto – Survivor denied entry to Vatican

    Negato l’ingresso in Vaticano a un sopravvissuto – Survivor denied entry to Vatican

    By Chris Morris

    Un sopravvissuto di Dunedin agli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica, è stato allontanato dall’ingresso del Vaticano dalle Guardie svizzere.

    Darryl Smith è volato a Roma questa settimana per partecipare al raduno dei sopravvissuti, in coincidenza con il summit dei leader delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Il signor Smith aveva sperato in un’udienza con papa Francesco e stava portando con sé una lettera di presentazione dal vescovo cattolico di Dunedin, il reverendo Michael Dooley, che ha anche contribuito a pagare il suo viaggio.

    Tuttavia, il Dr Murray Heasley, un portavoce di Auckland per la Rete dei sopravvissuti agli abusi nelle istituzioni basate sulla fede e i loro sostenitori, ha detto che per la visita vi erano dei problemi.

    Il dott. Heasley, che è anche a Roma per il raduno, ha dichiarato in un post di Facebook che a Mr Smith era stato “rifiutato l’ingresso in Vaticano per incontrare il Papa”.

    “Siamo stati bloccati dalla Guardia svizzera che ha respinto la lettera del vescovo Dooley e ci ha detto che dovevamo seguire un protocollo lungo e che richiede tempo.”

    “Non è stato importante dare priorità a un sopravvissuto nella settimana dei sopravvissuti, nonostante un volo di 40 ore da Dunedin.”

    “Ci guardavano come se fossimo pazzi, anche solo per aver pensato che un tale incontro fosse possibile.”

    Il signor Smith ha visitato la piazza pubblica davanti al Vaticano e ha rilasciato interviste agli organi di stampa australiani e di altri media internazionali riguardo alle sue esperienze, ha detto il dott. Heasley.

    Il dott. Heasley, ex prefetto capo della St Paul’s High School – ora parte del Kavanagh College – e laureato all’Università di Otago, è stato nominato rappresentante della Nuova Zelanda nel gruppo Ending Clergy Abuse Global (ECAG), che ha cinque giorni di incontri ed eventi in concomitanza con il summit dei vescovi.

    La riunione di questa settimana di circa 130 vescovi, tra cui il cardinale neozelandese John Dew, è stata indetta da Papa Francesco per discutere della crisi degli abusi sessuali che ha travolto la chiesa.

    (traduzione con Google)
    https://www.odt.co.nz/news/dunedin/survivor-denied-entry-vatican?fbclid=IwAR3XuGln4Y_Gj65feEAJcxARCNPRbl_MQ8GfAxoyLKTg8Gcujh8rKPil3ok

  • Preti con figli, il cardinale Stella: lascino il loro stato per il bene dei bambini

    Preti con figli, il cardinale Stella: lascino il loro stato per il bene dei bambini

    Il prefetto della Congregazione del Clero spiega le linee guida del Dicastero applicate nei casi dei preti di rito latino che hanno prole: «Il celibato non è in discussione»

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    «Il bene dei bambini». Per la Santa Sede è questo il criterio principale da seguire nei casi dei preti di rito latino con figli. Lo dice il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione del Clero, che – intervistato dal direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli, per L’Osservatore Romano – conferma l’esistenza di linee guida della Chiesa per i casi in cui un prete rompa il voto del celibato e, dal rapporto sessuale, nascano bambini.

    L’esistenza di queste indicazioni era stata resa nota nelle scorse settimane dallo psicoterapeuta Vincent Doyle, che dopo aver scoperto da adulto di essere figlio di un parroco irlandese, ha fondato l’associazione “Coping International” per la difesa dei diritti dei figli di sacerdoti cattolici. Obiettivo di Doyle è far «uscire dall’anonimato» e aiutare psicologicamente «le tante persone nate da una relazione fra una donna e un prete» in varie parti del mondo. Lo psicoterapeuta irlandese in recenti interviste sui media parlava di un documento della Congregazione per il Clero – un documento “tecnico” di uso interno, impropriamente definito «segreto» – riguardante l’atteggiamento da tenere in questi casi di cui lui era a conoscenza dal 2017. La notizia era stata rilanciata poi dal New York Times e confermata dal direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti.

    Oggi è Stella, responsabile in Curia del Dicastero che si occupa di sacerdoti, ad affrontare con grande trasparenza e dovizia di particolari un tema spinoso, rimasto per lungo tempo un tabù. Soprattutto in passato, tanto che le conseguenze ricadevano sugli stessi bambini che crescevano senza un padre conosciuto e riconosciuto.

    Il cardinale spiega che il Dicastero segue «una prassi» fin dai tempi in cui era prefetto il cardinale Claudio Hummes – da una decina di anni – il quale per primo aveva portato all’attenzione del Papa di allora, Benedetto XVI, «i casi di sacerdoti minori di 40 anni con prole, proponendo di far loro ottenere la dispensa senza attendere il compimento del quarantesimo anno come previsto dalle norme di quel tempo».

    Una tale decisione aveva allora e ha tuttora «come obiettivo principale quello di salvaguardare il bene della prole, il diritto cioè dei bambini ad avere accanto a sé un padre oltre che una madre». Anche Papa Francesco, che già si era espresso in questo senso da arcivescovo di Buenos Aires nel famoso dialogo col rabbino Abraham Skorka pubblicato nel libro “Il cielo e la terra” , è stato categorico: «L’attenzione prioritaria da parte del sacerdote deve essere nei riguardi della prole».

    E per «attenzione», spiega Stella, «non ci si riferisce soltanto al pur necessario sostentamento economico. Ciò che deve accompagnare la crescita di un figlio è soprattutto l’affetto dei genitori, una adeguata educazione, di fatto tutto ciò che comporta un effettivo e responsabile esercizio della paternità, soprattutto nei primi anni della vita».

    Il porporato spiega che «una situazione di questo genere è considerata “irreversibile” e richiede che il sacerdote abbandoni lo stato clericale anche qualora egli si ritenga idoneo al ministero. Un calcolo approssimativo sulle richieste di dispensa fa emergere che circa 1’80% di queste comporta la presenza di prole, benché spesso concepita dopo l’abbandono del ministero stesso».

    Un caso del genere viene trattato, di fatto, «come una causa praticamente “automatica” per una presentazione celere del caso al Santo Padre ai fini della concessione della dispensa stessa», spiega ancora il cardinale. «Si cerca dunque di fare il possibile perché la dispensa dagli obblighi dello stato clericale sia ottenuta nel più breve tempo possibile – un paio di mesi – così che il prete possa rendersi disponibile accanto alla madre nel seguire la prole».

    Capita però che vescovi e superiori religiosi presentino a volte la situazione di sacerdoti che non intendono chiedere la dispensa, anche di fronte alla presenza di figli, soprattutto quando è cessata la relazione con la madre. «In tali casi – spiega Stella – ci sono, purtroppo, vescovi e superiori i quali pensano che, dopo aver sistemato economicamente la prole, o dopo aver trasferito il sacerdote, il chierico possa continuare a esercitare il ministero. Le incertezze in questa materia, quindi, nascono dalla resistenza dei sacerdoti a chiedere la dispensa, dall’assenza di una relazione affettiva con la donna e a volte dal desiderio di alcuni ordinari di offrire al sacerdote pentito e ravveduto una nuova opportunità ministeriale».

    Quando «la situazione richiede che il sacerdote si faccia carico delle responsabilità derivanti dalla paternità, ma non vuole chiedere la dispensa, il caso viene presentato alla Congregazione per la dimissione del chierico dallo stato clericale».

    Di fondo c’è sempre una certezza: che «un figlio è sempre un dono di Dio, comunque sia stato generato», evidenzia il cardinale. La perdita dello stato clericale non deve dunque risultare come una “punizione” ma «si dà perché la responsabilità genitoriale crea una serie di obblighi permanenti che nella legislazione della Chiesa latina non prevedono l’esercizio del ministero sacerdotale».

    Ogni caso è comunque specifico e va esaminato nel merito, chiarisce il capo Dicastero, «le eccezioni sono in realtà molto rare». Ad esempio ci può essere «un neonato, figlio di un sacerdote, che per determinate situazioni entra a far parte di una famiglia già consolidata, in cui un altro genitore assume nei suoi confronti il ruolo di padre». Oppure, quando si tratta di sacerdoti avanti con gli anni, di «figli in età già “matura”, di 20-30 anni». O ancora «preti che hanno avuto in gioventù dolorose vicende affettive e che hanno poi provveduto ai figli con accompagnamento economico, morale e spirituale, e oggi esercitano il loro ministero con zelo e impegno, dopo aver superato le fragilità affettive precedenti».

    In queste situazioni, la Congregazione per il Clero «non obbliga i vescovi a invitare i preti a chiedere la dispensa. Si tratta, mi pare, di casi in cui il Dicastero consiglia un più flessibile discernimento all’interno di una prassi e di linee guida rigorose per la Congregazione».

    Stella infine, interpellato da Tornielli a riguardo, risponde anche a quanti affermano che la presenza di figli dei preti sia uno spunto per introdurre il celibato facoltativo per i sacerdoti della Chiesa latina. Il giudizio del cardinale è netto: «Il fatto che alcuni preti abbiano vissuto delle relazioni e abbiano messo al mondo dei figli non tocca il tema del celibato sacerdotale che rappresenta un dono prezioso per la Chiesa latina, sul cui valore sempre attuale si sono espressi gli ultimi Pontefici, da san Paolo VI fino a Papa Francesco. Così come l’esistenza di casi di abbandono del tetto coniugale e della prole ovviamente non tocca il valore sempre attuale del matrimonio cristiano. L’importante – conclude il porporato – è che il sacerdote di fronte a questa realtà sia in grado di comprendere qual è la sua responsabilità di fronte al figlio: il suo bene e la sua cura devono essere al centro dell’attenzione della Chiesa perché non manchino alla prole non soltanto il necessario per vivere, ma soprattutto il ruolo educativo e l’affetto di un padre».

  • “Abusi su bambini sordomuti. E Papa Francesco sapeva”. Inchiesta del Washington Post su un nuovo caso che attraversa due continenti

    “Abusi su bambini sordomuti. E Papa Francesco sapeva”. Inchiesta del Washington Post su un nuovo caso che attraversa due continenti

    Una lunga indagine di WP svela uno dei peggiori scandali della Chiesa che sarebbe stato ignorato dal Vaticano

    Presunti abusi su bambini sordi, coperti dalla Chiesa di Papa Francesco. È una vicenda sollevata da una approfondita inchiesta del Washington Post su uno “dei peggiori scandali” di abusi nella Chiesa che riguarda sacerdoti in Argentina e in Italia. Al centro l’istituto religioso per sordomuti Antonio Provolo e tredici persone accusate, più una quattordicesima che si è dichiarata colpevole di abusi sessuali, compreso lo stupro, ed è stata condannata a dieci anni di reclusione.

    A capo della banda, scrive il Washington Post, un sacerdote 80enne italiano dal nome Nicola Corradi, atteso a processo nel mese di marzo.

    Corradi era il direttore spirituale della scuola e aveva una carriera decennale che attraversava due continenti. E così il suo arresto alla fine del 2016 sollevò una domanda immediata: la Chiesa cattolica aveva la sensazione che potesse essere un pericolo per i bambini?

    Secondo il Washington Post, che ha condotto una inchiesta attraverso revisione di tanti documenti, lettere private e dozzine di interviste sia in Italia sia in Argentina, sia i funzionari della Chiesa, sia Papa Francesco, furono avvertiti ripetutamente sul gruppo che perpetrava abusi nell’istituto. Ma nessuno ha mai preso provvedimenti o assunto azioni nei confronti dei sospetti, né tantomeno di Corradi.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/19/abusi-su-bambini-sordomuti-e-papa-francesco-sapeva-inchiesta-del-washington-post-su-un-nuovo-caso-che-attraversa-due-continenti_a_23672815/

  • Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

    Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

    Quando il vescovo Franco Mulakkal accettò di celebrare personalmente la prima comunione per il figlio di Darly, la famiglia fu sopraffatta dall’orgoglio. Durante la cerimonia, Darly guardò sua sorella, una suora che lavorava con il vescovo, i suoi occhi si riempivano di lacrime (lacrime di gioia, pensò). Ma solo più tardi avrebbe saputo delle accuse di sua sorella che la sera prima il vescovo aveva convocato nei suoi alloggi e l’aveva violentata. La famiglia dice che è stato il primo di una serie di abusi durati due anni. Il vescovo, che continua a proclamare la sua innocenza, sarà processato per stupro e intimidazione. La svolta nel caso è arrivata con l’arrestato il 21 settembre dall’Alta Corte del Kerala, anche se concesse a monsignore Mulakkal, vescovo dimissionario di Jalandhar (in Punjab), il rilascio su cauzione. Le indagini sono andate avanti e ora comparirà davanti ai giudici. A conclusione di tre mesi di roventi polemiche e proteste di piazza, Papa Francesco lo aveva già sollevato momentaneamente dall’incarico. La suora che lo accusa ha raccontato che sarebbe accaduto «tredici volte» dal 2014 al 2016 «ma la Chiesa ha cercato di fami tacere». Alcuni mesi fà è stato portato sul luogo dove sarebbero avvenuti gli abusi. Più precisamente in una delle stanze del convento di Kuravilangad.

    Il fatto è uscito allo scoperto dopo la protesta delle altre suore che hanno chiesto «giustizia e verità» per la loro sorella. Il vescovo ha parlato per la prima volta a giugno, ma la polizia ha iniziato a interrogarlo formalmente solo a settembre, mentre la furia del caso ormai era fuori controllo. «Vedevamo i padri della chiesa come equivalenti a Dio, ma ora non più», ha detto una delle suore del convento. Altre hanno raccontato di ritorsioni da parte di alcune parrocchie dove operavano «tutto questo per aver preso parte alle proteste contro il vescovo». Pronta la giustificazione «sono stati i fedeli a chiedercelo». Il caso fa parte di «un problema più grande che Papa Francesco ha affrontato martedì per la prima volta dopo decenni di silenzio da parte del Vaticano», riportano oggi alcuni quotidiani. «Questo oltretutto accade in un momento in cui la frequenza della chiesa è bassa in Occidente, i monasteri vengono chiusi in Europa e in America, e il Vaticano si affida sempre più a luoghi come l’India». E «davanti a fatti del genere si perde l’autorità morale»,ha detto il reverendo Augustine Vattoly, che ha supportato le suore durante le proteste. I dettagli delle accuse della suora provengono da interviste con i funzionari delle forze dell’ordine, dalla sua famiglia e dalle altre cinque suore che hanno raccontato i fatti avvenuti all’interno della Chiesa siro-malabarese, che ha sede in India ma risponde al Vaticano. Copie delle denunce ufficiali che la religiosa ha inviato alle autorità ecclesiastiche per posta elettronica e per posta normale sono state fornite anche al New York Times, che si è occupata del caso. Intanto lo scandalo in Kerala sta dividendo i cattolici indiani, che contano circa 20 milioni pur essendo una minoranza relativamente piccola di una vasta popolazione. Più suore «si sono fatte avanti, in questo periodo, per denunciare abusi sessuali da parte di sacerdoti», dicono del Kerala. E nel distretto di Pathanamthitta, quattro sacerdoti sono stati accusati di ricattare donne durante la confessione, usando le informazioni «per costringerle a fare sesso», spiega Sudhakaran Pillai, capo della polizia criminale.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/vescovo_stupra_suora_india_13_febbraio_2019-4297704.html

  • SE SEI A ROMA DAL 20 AL 24 FEBBRAIO – “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”

    SE SEI A ROMA DAL 20 AL 24 FEBBRAIO – “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”

    Tre settimane al vertice papale sugli abusi sessuali. Donate, se potete, per aiutare a portare la testimonianza, l’esperienza e le voci dei leader dei sopravvissuti provenienti da tutto il mondo (compresi gli Stati Uniti) a Roma.

    Le voci dei sopravvissuti vanno sentite durante questo vertice – il mondo sarà a guardare – con i media attesi vicino ai numeri ad un conclave papale. Si tratta di evento mondiale e i sopravvissuti del mondo devono essere ascoltati e dobbiamo pretendere il cambiamento. E se siete a Roma dal 20 al 24 febbraio, ecco il programma completo degli eventi qui sotto.

    “Conto alla rovescia globale per la Tolleranza Zero”
    I Sopravvissuti agli abusi del clero provenienti da tutto il mondo, attivisti e alleati alla Campagna Stage Five Day a Roma durante il Summit Papale.

    Le azioni includeranno una “Marcia Zero” globale in Piazza San Pietro.

    Un’organizzazione mondiale di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti, Ending Clergy Abuse (ECA), sarà protagonista di azioni e proteste a Roma durante l’imminente vertice papale, 20-24 febbraio, chiedendo a Papa Francesco di scrivere nelle Norme della Chiesa universale zero tolleranza per gli abusi sessuali e le coperture degli stessi.

    Attesi a Roma saranno una cinquantina di leader ECA provenienti da sei continenti che rappresentano oltre 21 nazioni. La convocazione è a Roma lunedì 18 febbraio. Il programma include una “marcia zero” internazionale, guidata dai sopravvissuti sabato 23 febbraio. A ECA si uniscono i leader di altri gruppi di spicco come snap, e bishop Accountability, insieme ad avvocati che si occupano di riforme legali e difensori dei diritti umani.

    Il Papa ha convocato il vertice, il primo del suo genere nella storia della Chiesa, per affrontare l’escalation mondiale degli abusi sessuali e degli insabbiamenti. Il Presidente di ogni conferenza episcopale nazionale è tenuto a partecipare.

    Durante il vertice, ECA si concentrerà sulla natura globale della crisi degli abusi e sul perché esige una soluzione globale. La prevalenza degli abusi sessuali clericali sta iniziando solo ora ad emergere in Africa e in Asia, dove le vittime sono particolarmente vulnerabili ed efficacemente messe a tacere. I due terzi dei vescovi invitati al summit arriveranno dal mondo in via di sviluppo. ECA solleciterà inoltre l’estensione delle indagini di giustizia penale internazionale, nazionale e locale, insieme alle riforme delle leggi civili riguardanti gli abusi sessuali.

    Sebbene Francesco abbia indicato il suo sostegno personale per la tolleranza zero, ha rifiutato fino ad ora di scriverlo nel Diritto della Chiesa, un atto che lo renderebbe universalmente vincolante nella chiesa cattolica. Se lo avesse fatto, i vescovi sarebbero tenuti a togliere immediatamente dal ministero migliaia di chierici noti per aver molestato sessualmente o abusato dei bambini.

    Secondo la legge della chiesa attuale, i chierici possono abusare sessualmente dei bambini e degli adulti vulnerabili e rimanere nel sacerdozio, e i vescovi che coprono questi crimini possono rimanere in posizioni di autorità.

    ECA:  programma di azioni pubbliche a Roma

    Mercoledì, 20 febbraio
    Conferenza stampa: “Conto alla rovescia per la Tolleranza Zero”. Sala stampa estera – via dell’umiltà, 83, 00187 Roma, ore 9:30

    Giovedì, 21 febbraio
    “Fiaccolata globale per la giustizia”. Giardini di Castel Sant’Angelo, ore 17:00-18:30

    Venerdì, 22 febbraio
    — “Ordini religiosi internazionali e la crisi degli abusi”. Al di fuori della sede internazionale dell’ordine benedettino, sant’Anselmo all’ Aventino Chiesa, piazza dei cavalieri di Malta, 5, 00153 Roma, ore 11:00
    — “Storie di sopravvissuti e testimonianze”. Piazza delle vaschette, 13, 00193 ROM. L’ evento è aperto alla stampa, ore 15:00

    Sabato, 23 febbraio
    La “Marcia per la Tolleranza Zero” “March to Zero” ritrovo presso Piazza del Popolo alle 11:00 del mattino e arrivo in Piazza San Pietro.

    Domenica, 24 febbraio
    Evento stampa finale – “Quello che è il prossimo per i sopravvissuti, la chiesa cattolica e la crisi degli abusi”. Location e tempo per essere annunciati.

    ECA sarà disponibile durante tutto il vertice per interviste e risposte, così come Rete L’ABUSO, Associazione Italiana partner di ECA.

    Contatti:
    Peter Isely (portavoce statunitense / membro fondatore di ECA)
    Email:peterisely@gmail.com
    Tel: + 1414-429-7259 (inglese)
    Dr. Denise Buchanan (membro fondatore di ECA / membro del consiglio)
    E-mail: denise@ecaglobal.org
    Tel: + 1310-980-2770 (inglese)
    Simone Padovani (membro fondatore di ECA)
    E-mail: simon.padovani@gmail.com
    Tel: + 393921454211 (inglese, italiano, spagnolo)
    Tim Law (presidente ECA fondatore / membro del consiglio)
    E-mail: timalaw@aol.com
    Tel: + 1206.412.0165 (inglese)

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione di leader mondiali di sopravvissuti agli abusi del clero e attivisti per i diritti umani. La sua missione è quella di obbligare la chiesa cattolica romana a porre fine agli abusi del clero, a proteggere i bambini, e a cercare giustizia per le vittime. I membri di ECA rappresentano oltre 21 paesi provenienti da 5 continenti. https://www.ecaglobal.org-@Endclergyabuse-https://www.facebook.com/ENDCLERGYABUSE/-contactus@ecaglobal.org