Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Monsignor Cibotti rompe il silenzio sul caso dei presunti abusi

    «Sarò il difensore della verità: a questo tenderà la mia indagine». Così il vescovo della diocesi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, rompe il silenzio in merito alla vicenda dei presunti abusi perpetrati 17 anni fa ai danni di un ragazzo straniero, da un sacerdote che opera tuttora in un centro della provincia pentra.
    Dopo il clamore mediatico suscitato dalla denuncia pubblica di quello che ormai è un uomo e dopo l’esposto depositato in Procura dal suo avvocato, il vertice della Curia isernina ha voluto dire la sua su una storia che sta provocando sofferenza a tutti i livelli.
    Nell’intervista rilasciata in esclusiva a Primo Piano Molise, Cibotti sgombra il campo dal suo presunto immobilismo e spiega che sin dall’arrivo della segnalazione, ovvero circa un mese prima di Natale, ha avviato le verifiche del caso.
    «Si sta procedendo a quella che noi chiamiamo ‘indagine previa’ – ha spiegato -. Un giudice istruttore sta lavorando, in ambito riservato e segreto. Visto il parere più che positivo rivolto a questa persona ritengo che non sia una contraddizione poter dare a lui la possibilità di continuare il suo ministero, come ha fatto da quando è in questa realtà. Io come vescovo devo fidarmi dei miei preti. Lungi però da me essere assolutorio. Io devo avere la possibilità di indagare e di cercare la verità. Il giudice istruttore del tribunale ecclesiastico avrà l’occasione di compiere le sue indagini, sentire i testimoni e verificare. Sicuramente verrà chiamata anche la presunta vittima nei tempi che il tribunale ecclesiastico ritiene necessari. Trovo ingiusto accusare il vescovo di non aver fatto nulla. Io certamente non metto in piazza il nostro ‘modus agendi’. Noi con coscienza cerchiamo la verità».
    Il vescovo non dimentica la presunta vittima: «Sicuramente il ragazzo porterà in sé una sofferenza – ha proseguito -, perché se davvero, come dichiara, è stato abusato dall’inizio sarò il primo a chiedergli perdono e a trovargli forme di sostegno. Altrimenti gli chiedo di non far soffrire chi gli ha fatto bene».
    Nelle parole di monsignor Cibotti poi anche i tratti salienti della storia che ha visto il prete e il ragazzo venuto da lontano, coabitare nella stessa comunità.
    «La famiglia del ragazzo lo ha affidato a questo sacerdote e lui lo ha portato in Italia come gesto di carità, per dargli una possibilità – ha detto ancora – . Anche quando il parroco non aveva soldi pensava a lui. Io non ho il compito di difendere il sacerdote ma di difendere la verità sì. Le autorità indagheranno e anch’io farò lo stesso».
    Una vicenda che è stata portata a conoscenza di tutta la diocesi sin dallo scorso mese di novembre, cioè da quando il vescovo, leggendo attentamente la lettera dell’avvocato Cavaliere, ha ritenuto di avviare gli accertamenti, ascoltando inizialmente le altre persone tirate in ballo e cioè ecclesiastici in ‘servizio’ nelle parrocchie della diocesi.
    «Mi sono informato subito, proprio perché ritengo queste persone degne di credibilità – ha dichiarato a Primo Piano -. Ho chiesto a loro cosa fosse successo negli anni in cui non ero in questa realtà e, dalla loro versione, ho capito che la storia è molto più articolata rispetto a come è stata rappresentata. Il gesto di questo sacerdote che viene accusato era di accoglienza verso una situazione difficile della famiglia del ragazzo.

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

  • Mostro di Firenze, affidamenti al Forteto nonostante i sospetti

    Mostro di Firenze, affidamenti al Forteto nonostante i sospetti

    Nuovi dubbi dei commissari: «Ennesimo corto circuito dello Stato»

    Firenze, 7 gennaio 2018 – UN CONTO il dire, un conto il vederlo nella prima pagina dell’informativa della Sam, la squadra antimostro, nella posizione numero tre. Sospetti che non ebbero ulteriori sviluppi investigativi allora (se ce ne siano stati altri, più recenti, non è noto), ma la «semplice» notizia delle indagini su Rodolfo Fiesoli ai tempi dei delitti del Mostro ed i contemporanei affidamenti del tribunale dei minori, sommati alla condanna per violenza sessuale (definitiva nel 1985), rendono ancora più assurda, buia e grottesca, l’intera storia del Forteto e del corto circuito istituzionale che ha permesso tutto ciò.

    Pensiero condiviso dal consigliere regionale di Forza Italia, Stefano Mugnai, anima delle commissioni regionale che hanno provato a far luce sugli orrori della comunità di Vicchio, recentemente giunti al suo epilogo giudiziario con la carcerazione di Fiesoli per i suoi 14 anni e passa da scontare. «Pazzesco – esordisce Mugnai –. Pazzesco che mentre un apparato dello Stato metteva Fiesoli al terzo posto nella lista dei sospettati di essere il Mostro, altri apparati delle istituzioni, dello stesso territorio, continuavano a mandargli bambini. Neanche in un horror di serie C. Un abominio!».

    Anche Jacopo Alberti, Lega Nord, membro della seconda commissione regionale d’inchiesta, trasecola. «Quanto riferito dalla Nazione – afferma – in merito a possibili intrecci fra la tragica vicenda legata ai delitti del “mostro di Firenze” e quella altrettanto disdicevole relativa ai fatti accaduti al Forteto, conferma pienamente quanto riferitoci da Michele Giuttari, noto investigatore ai tempi dei delitti seriali, nell’ambito della sua audizione da noi fortemente caldeggiata a fine 2015; un’intuizione del sottoscritto, risultata poi assolutamente fondata, anche a fronte di un’ampia documentazione».

    «In separata sede, poi – rivela il consigliere leghista – lo stesso esponente delle Forze dell’Ordine ci aveva ribadito i suoi sospetti in relazione ad ipotetici legami fra i due predetti drammi successi in Toscana, dato che lo stesso Fiesoli era stato attenzionato dalla Sam».

    «SIAMO ovviamente fiduciosi e sicuri – sottolinea il rappresentante del Carroccio – che, anche alla luce di quanto riportato dal quotidiano fiorentino, si possa aprire o riaprire un filone d’indagini, teso a verificare o sgombrare definitivamente ogni dubbio riguardo ad eventuali connessioni fra fatti efferati che hanno sconvolto, negli anni, la vita di molte persone di ogni età. Non spetta certamente a noi emettere sentenze o dare giudizi censori nei confronti di nessuno ma è doveroso che queste due tristi e nebulose vicende, vengano, finalmente, scandagliate nei minimi dettagli».

    Le indagini sui delitti del Mostro di Firenze sono ancora aperte e le posizioni dei due ‘nuovi’ indagati, l’ex legionario Giampiero Vigilanti e il medico Francesco Caccamo, entrambi originari del Mugello, potrebbero essere presto valutate alla luce degli accertamenti compiuti in questi mesi.

    http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/mostro-firenze-forteto-1.3649520

  • Ex vittima di un prete accusa il Papa: «Perchè ha fatto scadere la Commissione anti abusi?»

    Ex vittima di un prete accusa il Papa: «Perchè ha fatto scadere la Commissione anti abusi?»

    di Franca Giansoldati
    CITTA’ DEL VATICANO – Marie Collins stavolta punta il dito contro Papa Francesco per avere fatto scadere la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori senza avere ancora provveduto a rinnovarla e a nominare nuovi membri. Collins è una mite signora irlandese, abusata da un prete quando aveva 13 anni, e da anni impegnata in una complicata battaglia perchè la Chiesa possa dotarsi al suo interno di una maggiore consapevolezza di questa piaga, a cominciare dai danni che subiscono per sempre i bambini abusati. Nel 2014 fu chiamata a fare parte della Pontificia Commissione (scaduta il 17 dicembre) ma poi da quell’incarico si è dimessa con una lunga scia di polemiche dopo avere misurato troppe omissioni da parte della struttura centrale della curia. Marie Collins chiedeva venisse istituito una specie di tribunale per i vescovi  insabbiatori, coloro che avevano dato copertura ai preti pedofili per evitare scandali (un po’ quello che aveva fatto il cardinale Law a Boston).

    «Al momento la Commissione è solo sulla carta, un nome vuoto, perchè di fatto non è stato ancora nominato nessun membro» dice attraverso Twitter. Il Papa alla fine di dicembre ha assicurato il cardinale O’Malley, presidente della Commissione, che la struttura avrebbe continuato a lavorare come prima. Padre Hans Zoellner, il gesuita della Gregoriana in prima linea sul tema degli abusi, ripete che le nomine sono ancora al vaglio e che la struttura continuerà il lavoro di sempre. Chi ne farà parte resta un mistero e padre Zollner non si vuole sbilanciare. Di fatto la Commissione voluta da Bergoglio come simbolo del cammino fatto in merito alla tolleranza zero comincia a fare riflettere. Prima dell’addio della Collins un’altra vittima, Peter Saunders aveva sbattuto la porta e se ne era andato polemicamente accusando persino Papa Francesco di avanzare lentamente e senza troppa convinzione.

    A puntare il dito sulla anomalia di questa importante Commissione lasciata scadere senza un immediato rinnovo dal Papa è un’altra vittima di abusi che, in Italia, ha dato vita alla associazione Rete l’Abuso. In una lettera aperta Francesco Zanardi giudica la Commissione istituita nel 2013 una specie di specchietto per le allodole «utile ad alleggerire quello che nel 2014 sarebbe stato il pesantissimo rapporto della Commissione ONU per la tutela del fanciullo, alla quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere lo scorso primo settembre».

    L’Associazione Rete l’Abuso lamenta poi che in Italia non tutte le diocesi e le parrocchie hanno avviato programmi per la formazione di personale ecclesiastico aggiungendo che vi sarebbero anche casi che fanno discutere. «Come per esempio il caso di un sacerdote di Palermo, don Turturro che scontata la pena civile la scorsa estate è stato reintegrato nella sua diocesi e ora predica e dice messa normalmente».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_abusi_pedofilia_preti_marie_collins_pontificia_commissione_vittime_preti-3465302.html
  • Scandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamentiScandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamenti

    Scandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamentiScandalo Forteto, arrestato il fondatore della Comunità: abusi e maltrattamenti

    I carabinieri questa mattina a casa di Rodolfo Fiesoli che poi per un malore viene portato in ospedale. Ieri la sentenza della Cassazione

    Si sono presentati alla porta della sua casa di Pelago questa mattina presto, i carabinieri. E’ stato arrestato Rodolfo Fiesoli, 76 anni, per 34 il “profeta” della Comunità del Forteto nel Mugello al centro dell’inchiesta per abusi e maltramenti anche su minori ospiti del centro in provincia di Firenze. L’arresto avviene all’indomani nella sentenza della Cassazione che confermava in gran parte la sentenza di appello. La vita nella comunità del Forteto di Vicchio è stata “una esperienza drammatica, a tratti criminale” ha affermato la Cassazione. I carabinieri hanno portato Fiesoli alla caserma di Pontassieve, l’uomo ha avuto un malore e prima di essere traferito al carcere di Sollicciano è stato portato per una visita in ospedale a Ponte a Niccheri.

    Per gli altri nove imputati, condannati in appello per maltrattamenti a pene comprese fra 6 anni e 1 anno e 8 mesi, è intervenuta la prescrizione, che fra l’altro ha annullato interamente la condanna a 6 anni dell’ideologo e braccio destro di Fiesoli, Luigi Goffredi. Confermati i risarcimenti alle parti civili. Quanto a Fiesoli la sentenza rimanda a nuovo processo di appello limitamente a un caso di violenza sessuale.

    Quella del Forteto è una storia che sembra non volersi concludere mai. Dopo due processi di primo grado e di appello in cui – è stato scritto – sono state raccolte “prove granitiche” di abusi e maltrattamenti, dopo due sentenze di condanna in cui si afferma “con sereno giudizio” che non è mai venuto meno il rispetto del diritto di difesa degli imputati, la Corte di Cassazione ha rinviato la sua decisione finale il 23 ottobre, poi il 20 novembre, e ieri i cinque supremi giudici, dopo essere entrati in camera di consiglio alle 12, a notte inoltrata stavano ancora discutendo nel palazzo ormai deserto.

    La Cassazione è il giudice di legittimità, non deve entrare nel merito, deve verificare se la legge è stata applicata correttamente e se sono stati rispettati i diritti delle parti. Tuttavia, è difficile scacciare il dubbio che la difficoltà di decidere sia dipesa in parte dal fatto che la storia del Forteto è anche la storia di un “corto circuito istituzionale”, di una “totale rimozione e strumentalizzazione”, di una “linea di credito illimitata” di cui la comunità di Vicchio del Mugello ha beneficiato per decine di anni da parte del tribunale dei minori di Firenze, dei rossi Comuni del Mugello e della rossa Regione Toscana. Motivo per cui anche in anni recenti il Pd si è opposto a lungo alla istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla comunità di Vicchio del Mugello, fondata nel 1977 da un gruppo di giovani e quasi subito finita sotto inchiesta per atti di libidine violenti e maltrattamenti nei confronti di adolescenti disabili.

    I fondatori Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi furono arrestati nel 1978 e dopo alterne vicende furono definitivamente condannati nel 1985. Ma sul Forteto e sulla sua esperienza educativa si divisero sin dall’inizio non solo destra e sinistra, Dc e Pci, ma anche la magistratura. Il tribunale dei minori, guidato allora da Giampaolo Meucci, continuò ad affidare bambini al Forteto. Meucci morì nel 1985, non ebbe tempo per ricredersi. I suoi successori si convinsero che Fiesoli e Goffredi fossero vittime di un errore giudiziario. Così in quasi 30 anni il Forteto ha accolto cinquanta minori, si è accreditato come un rifugio sicuro e una eccellenza educativa e – grazie anche a generosi finanziamenti pubblici – è divenuto una realtà economica importante nell’agricoltura e nella produzione di formaggi.

    La “linea di credito illimitata” si è frantumata nel 2011 quando Fiesoli è stato nuovamente arrestato per violenza sessuale su minori e maltrattamenti, accusa quest’ultima estesa poi ad altri 22 membri della comunità. Con la nuova inchiesta, coordinata dai pm Giuliano Giambartolomei e Ornella Galeotti, è emerso il profilo di una “setta” governata da “regole maltrattanti, crudeli e incomprensibili”. Nelle sentenze si parla di “un’esperienza drammatica, per molti aspetti criminale”, di “un martellante e sistematico lavaggio del cervello”. Per venti anni al Forteto non sono nati bambini perché i rapporti fra uomo e donna erano ritenuti impuri, mentre venivano promossi quelli omosessuali. Il Forteto – hanno scritto i giudici – era il “territorio di caccia di Rodolfo Fiesoli”, che ha avuto rapporti sessuali con quasi tutti gli uomini della comunità e con molti adolescenti, sostenendo che in tal modo li “liberava la materialità”. Con la pratica dei “chiarimenti” i bambini accolti in comunità erano costretti a rievocare pubblicamente gli abusi a cui erano stati sottoposti prima di essere affidati al Forteto, anzi spesso a inventarli e ad accusare i genitori, sistematicamente denigrati. Mentre, al contrario, la finalità dell’affido, un istituto temporaneo, dovrebbe essere quella di ricomporre il rapporto fra il bambino o l’adolescente con la sua famiglia disastrata.

    Nella comunità il dissenso non era ammesso. Le regole del Forteto – hanno scritto i giudici – non miravano alla crescita e al miglioramento di ciascuno con l’aiuto degli altri “ma, esclusivamente, al controllo delle persone, alla possibilità di una loro manipolazione, attraverso il chiarimento, la punizione, l’isolamento, la denigrazione, la mortificazione”.

    “Al Forteto adulti e bambini erano in trappola”, ha detto Petra Filistrucchi di Artemisia, capofila del progetto “Oltre” finanziato dalla Regione Toscana, che ora sta cercando di porre rimedio alle sofferenze di chi ha vissuto nella comunità-setta. “Oltre” ha preso in carico 41 persone e le loro vite “sgretolate” e cerca di aiutarle a superare i traumi causati dalle “circostanze estreme” che hanno dovuto subire.
    Per evitare tutto questo bastava leggere le sentenze del primo processo, ha scritto il magistrato Vittorio Borraccetti, esponente storico di Magistratura Democratica, che ha accolto la richiesta della Associazione delle vittime e ha studiato gli atti giudiziari: “Ma chi ha letto ha detto: questo è un complotto. E la gravità è che questa tesi veniva dalle istituzioni. La vicenda del Forteto è stata una catastrofe sotto ogni punto di vista”.

    “E’ stato un percorso lungo e di grande sofferenza, ma giustizia è fatta”, ha dichiarato il presidente della prima commissione regionale di indagine sul Forteto Stefano Mugnai, capogruppo di Forza Italia nel consiglio regionale toscano: “Esprimo soddisfazione – ha proseguito – per la sentenza con cui la Suprema Corte ha confermato le condanne inflitte a Rodolfo Fiesoli, Luigi Goffredi e agli altri sottoposti a giudizio per l’orribile vicenda del Forteto. Ciò rende alle vittime giustizia nel diritto. Ora si apra la via della necessaria giustizia morale verso questi ex bambini che venivano affidati dalle istituzioni all’interno di quella comunità-setta, giustizia morale che passa per l’ammissione ciascuno del proprio segmento di responsabilità e per pubbliche scuse. Se, come durante il lavoro d’indagine effettuato in Commissione d’inchiesta è emerso, il conformismo culturale e amministrativo è stato determinante affinché le violenze e gli abusi sui minori al Forteto si protraessero per trent’anni, con questa sentenza, oggi, l’asse del conformismo si ribalta. Già altre sentenze affini, sempre sul Forteto, rimasero inascoltate. Non permetteremo che accada di nuovo”.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/12/23/news/pelago_arresto_fiesoli_scandalo_forteto-184977959/

  • Preti pedofili: lo Stato italiano non può perseguire i reati (e la Chiesa non vuole muoversi)

    Preti pedofili: lo Stato italiano non può perseguire i reati (e la Chiesa non vuole muoversi)

    Dal 2000 ad oggi sono stati 136 i preti pedofili condannati o reo confessi. Dopo le accuse dell’Onu e diversi tentativi, arriva in Parlamento la prima interrogazione che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili.

    Centotrentasei. Tanti sono i sacerdoti condannati o reo confessi per violenze e molestie a danno dei minori. E parliamo soltanto dei casi dal 2000 ad oggi, cui si aggiungono un altro centinaio di prelati indagati o imputati per le stesse ragioni. Sono numeri, questi, forniti da Rete l’Abuso, l’associazione che raduna i sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti. «E il dato è evidentemente parziale», ci dice il presidente Francesco Zanardi, anche lui vittima, quando era ragazzo, di violenza sessuale. Un buco nero entro cui sono finiti in tanti. E il caso raccontato in questi giorni da Le Iene di abusi addirittura all’interno delle mura vaticane, non è che l’ultimo esempio di una lunga serie, resa possibile anche dai pesanti silenzi dello Stato italiano. Un silenzio, però, rotto ora da un atto che lo stesso Zanardi definisce «epocale». È stata, infatti, presentata la prima interrogazione parlamentare che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al governo italiano.

    Già, perché lo Stato avrebbe potuto e potrebbe fare molto di più. Basti questo: a differenza della gran parte degli altri Paesi dell’Unione europea, non c’è in Italia una commissione parlamentare ad hoc. Certo, ci sarebbe l’Osservatorio «per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile», che fa capo direttamente al dipartimento per le Pari opportunità; peccato che non intervenga quando di mezzo c’è l’abito talare. E, ancora, c’è il certificato anti-pedofilia introdotto in Italia già nel 2014, ma alcune categorie sono esentate dal presentarlo. Tra queste, proprio i sacerdoti.

    Ed è per questo che l’atto parlamentare, depositato da Matteo Mantero (M5s), rappresenta un importante passo in avanti. Anche perché, nel corso di questa legislatura, tentativi in tal senso erano stati già fatti. Tutti naufragati. “Nel 2013 – racconta a Linkiesta Zanardi – abbiamo lavorato a un’interrogazione con Alberto Airola (anche lui M5s, ndr). Ma dopo diverse rassicurazioni, l’atto non è più stato depositato”. L’associazione, però, non si è persa d’animo. E ci ha riprovato, nel 2015, con la senatrice Pd Donatella Albano: «Con lei siamo riusciti a depositarla, ma dopo poco tempo ci ha ricontattato dicendo che il suo gruppo in Senato gliel’aveva fatta ritirare». La ragione? «Non ce l’hanno spiegata».

    È stata, infatti, presentata la prima interrogazione parlamentare che affronta in maniera sistematica l’annosa questione dei sacerdoti pedofili, chiedendo un intervento fattivo al governo italiano
    Vedremo ora se, prima della fine della legislatura, i diretti interessati (l’atto è indirizzato al presidente del Consiglio e ai ministri di Giustizia, Esteri e Interno) forniranno risposte. Risposte che, peraltro, si attendono da anni. Come ricorda la stessa interrogazione, infatti, nel 2014 gli abusi sui minori dei sacerdoti cattolici sono finiti anche sotto la lente del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano avviasse una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi. I passi dei rilievi Onu lasciano senza parole: «Il Comitato – si legge nel dossier delle Nazioni Unite – è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi». Accuse pesanti, dunque, derivanti dal fatto, continua l’Onu, che «i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari». E ciò a causa del «codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica». Questo il motivo per cui l’Onu, già dal 2014, ha sollecitato anche la revisione dei Patti Lateranensi, specificatamente nella parte in cui si solleva la gerarchia ecclesiastica (vescovi e cardinali in primis) dall’obbligo di denuncia. Un particolare non da poco, oggi garanzia di impunità per tanti sacerdoti, come testimoniano più e più fatti di cronaca. Eppure ad oggi la Santa Sede fa spallucce: nonostante Bergoglio abbia istituito una commissione interna per monitorare il fenomeno, poco è stato fatto. Non è un caso che gli unici due membri laici dell’organo se ne siano andati lamentando la poca operatività della commissione stessa. Come se non bastasse, il Vaticano avrebbe dovuto fornire risposte ai rilievi Onu proprio entro il primo settembre 2017. Ma, dopo quasi tre anni, nessuna risposta è arrivata.

    «Ora tocca al governo muovere passi determinanti», dicono dai Cinque stelle. Anche perché, continua Zanardi, «ora lo Stato non può più dire di non sapere: c’è un documento. Ed è per questo che da gennaio chiederemo in tutti i processi la responsabilità civile non solo del Vaticano come già facciamo oggi, ma anche dello Stato». Sarà senz’altro più difficile d’ora in poi restare – è il caso di dirlo – in religioso silenzio.

    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/12/21/preti-pedofili-lo-stato-italiano-non-puo-perseguire-i-reati-e-la-chies/36461/

  • Preti pedofili: l’Onu attacca il Vaticano

    Preti pedofili: l’Onu attacca il Vaticano

    DOPO GLI SCANDALI «Le vittime non hanno giustizia, chi abusa la fa franca»

    Dopo gli scandali internazionali si teme che anche in Italia ci possa essere un sistema per coprire i casi di pedofilia tra i p re t i . Un timore che non è frutto dell’immaginazione di qualche detrattore della Chiesa, ma che nasce da un documento stilato dal comitato dell’Onu che ha interpellato il Vaticano circa gli impegni presi per la tutela dei diritti del fanciullo. Il documento dovrebbe garantire la tutela dell’infanzia in ambito internazionale, ma il comitato Onu che se ne è occupato ha perplessità sugli impegni presi dalla Santa Sede che, interpellata, non ha dato chiarimenti. Un passaggio che non è sfuggito a chi segue queste vicende e si impegna ogni giorno per difendere le vittime di abusi da parte di uomini di chiesa. «Ben noti autori di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli», recita il documento O nu. L’associazione Rete l’Abuso, attraverso il deputato pentastellato Matteo Mantero, ha presentato un’interpellanza parlamentare per chiedere se il Governo intenda assumere iniziative per prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali, per esempio estendendo l’obbligo di richiedere il certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori. Quali siano i dati di cui il Governo dispone sul fenomeno e se intenda valutare accordi con il Vaticano per risarcire le vittime oltre allo scambio di informazioni tra i due Stati per prevenire e perseguire altri ca si . La società civile scuote la politica e chiede un suo impegno concreto a difesa delle giovani vittime. Un impegno che deve essere volto a spezzare un meccanismo che troppe volte non permette loro di avere giustizia e, al contrario, consente a pedofili e violentatori di farla franca. Meccanismi che a volte si fanno vero e proprio sistema.

  • Choc in Australia per il rapporto sulla pedofilia, 15 mila vittime: imbarazzo del Vaticano

    Choc in Australia per il rapporto sulla pedofilia, 15 mila vittime: imbarazzo del Vaticano

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano Di fronte alla devastante piaga della pedofilia che in Australia ha fatto affiorare ben 15.000 vittime dagli anni Cinquanta al 2010, la Santa Sede riconosce quella che viene definita dagli australiani una «tragedia nazionale» che ha minato la fiducia della gente: «Il rapporto merita di essere studiato approfonditamente». Le vittime hanno raccontato di avere subito abusi nelle parrocchie, nelle chiese, negli orfanotrofi, nelle scuole, nei circoli sportivi e in gruppi giovanili, coinvolgendo oltre 4.000 istituzioni («Decine di migliaia di bambini sono stati vittime di violenza sessuale in molte istituzioni australiane e non ne sapremo mai il numero esatto», si legge nel rapporto governativo),

    Con un comunicato Papa Francesco esprime vicinanza alla Chiesa australiana, attualmente sotto schiaffo, e alle vittime. «Nel suo recente incontro con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, Papa Francesco ha affermato che la Chiesa è chiamata ad essere luogo di compassione, soprattutto per coloro che hanno sofferto, e ha ribadito che la Chiesa è impegnata nell’assicurare ambienti che garantiscono la protezione di tutti bambini e adulti vulnerabili». Le indagini della commissione pubblica sono durati cinque anni e hanno avuto risonanza anche in Italia in particolare per le audizioni alle quali si è sottoposto l’anno scorso, in videocollegamento da Roma, il cardinale George Pell. L’ex prefetto vaticano della Segreteria per l’Economia si trova ora in Australia per difendersi in tribunale da accuse di abusi sessuali che egli avrebbe personalmente compiuto da sacerdote, accuse che egli respinge con fermezza.

    Il rapporto australiano è choccante e indica come soluzione al problema della pedofilia tra il clero, la fine del celibato obbligatorio e del segreto confessionale, in modo da denunciare sempre notizie di molestie da parte di ecclesiastici. Il rapporto è stato condensato in 21 volumi. Secondo la Commissione governativa, è stata proprio l’insufficienza del diritto canonico a contribuire alle defaillance nella capacità di proteggere i bambini e nel denunciare o punire coloro che, nella Chiesa, si erano macchiati di crimini.  La commissione ha esortato la conferenza episcopale australiana a chiedere al Vaticano di riformare la legge canonica per sciogliere i preti dal segreto confessionale. L’arcivescovo di Melbourne è intervenuto escludendo qualsiasi modifica in tal senso. «Il segreto confessionale è inviolabile».

    https://www.ilgazzettino.it/esteri/papa_francesco_australia_pedofilia_vittime_segreto_confessionale_abusi_commissione-3430688.html

  • La commissione australiana sulla pedofilia conclude il lavoro dopo 5 anni

    La commissione australiana sulla pedofilia conclude il lavoro dopo 5 anni

    Indagine sugli abusi avvenuti nelle istituzioni statali e in quelle della Chiesa. “Un problema ancora attuale”. Le raccomandazioni per curare e prevenire

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    I bambini sono ancora vittime di abusi sessuali nelle istituzioni australiane. È la conclusione alla quale è giunta la Commissione pubblica sugli abusi sui minori (Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse), che oggi ha concluso cinque anni di un’indagine che hanno messo sotto la lente di ingrandimento tra l’altro i casi di pedofilia avvenuti nei decenni passati nella Chiesa cattolica ed ha avuto risonanza anche in Italia in particolare per le audizioni alle quali si è sottoposto l’anno scorso, in videocollegamento da Roma, il cardinale George Pell.

    Il prefetto vaticano della Segreteria per l’Economia che ha risposto, in quell’occasione, a domanda relativa all’insabbiamento delle denunce contro i preti pedofili, si trova ora in Australia, da questa estate, per difendersi in tribunale da accuse di abusi sessuali che egli avrebbe personalmente compiuto da sacerdote, accuse che egli respinge fermamente.

    In una breve udienza conclusiva che si è svolta oggi a Sidney, il giudice Peter McClellan, che ha guidato l’indagine, ha detto che l’Australia «ringrazia i sopravvissuti» agli abusi che hanno testimoniato davanti alla commissione decenni di sistematici abusi e insabbiamenti avvenuti ai danni dei minori in istituzioni statali ed ecclesiali.

    «L’abuso dei bambini non è solo un problema del passato», ha detto il giudice. «L’abuso nelle istituzioni continua anche oggi».

    Per quanto riguarda in particolare la Chiesa cattolica, McClellan ha puntato il dito contro la scelta di porre la reputazione dell’istituzione al di sopra della sofferenza delle vittime. «Alcuni responsabili hanno ritenuto che la loro priorità fosse proteggere la reputazione delle istituzioni», ha affermato il giudice, «e presunti colpevoli hanno spesso avuto accesso ai minori anche quando i loro responsabili conoscevano il pericolo». Nel corso di quest’anno la commissione ha diffuso una stima secondo la quale tra il 1950 e il 2009 il sette per cento dei sacerdoti australiani hanno abusato di minori. I casi registrati sono 4.444. Cifre «shoccanti», secondo Francis Sullivan, che guida la commissione della Chiesa per la verità, la giustizia e la guarigione. Il presidente della Conferenza episcopale australiana, monsignor Denis Hart, ha chiesto scusa a nome della Chiesa.

    Domani, venerdì, la commissione, i cui lavori sono stati finanziati con fondi pubblici, consegnerà il suo rapporto conclusivo al governatore generale di Canberra. McClellan ha detto che il rapporto conterrà raccomandazioni tese a «sostenere e informare» il governo, le istituzioni e l’opinione pubblica australiana per prevenire gli abusi e rispondere a quelli avvenuti facilitando gli indennizzi e la persecuzione penale dei casi passati.

    http://www.lastampa.it/2017/12/14/vaticaninsider/ita/nel-mondo/la-commissione-australiana-sulla-pedofilia-conclude-il-lavoro-dopo-anni-PUiMhXADOfDJyT8qv43oVJ/pagina.html

  • PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    PRETI PEDOFILI; Conferenza stampa integrale del 30 novembre 2017 e presentazione dell’interrogazione parlamentare

    La presentazione integrale dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta 4/18626 sulla pedofilia nel clero depositata dal deputato Matteo Mantero il 27 novembre 2017, illustrata a Genova da Francesco Zanardi (presidente della Rete L’ABUSO) nella conferenza stampa del 30 novembre 2017.

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

    MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

    il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

    i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

    quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

    se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

    se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

    se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

    se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare

    PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare

    Un evento storico per il nostro paese che, a differenza di molti altri dell’UE, dopo lo scandalo dei preti pedofili iniziato anche in Europa nel 2009, non si era mai interessato al fenomeno, al punto che ancora oggi il Governo Italiano non è in grado di fornire dati sull’entità del problema…

    continua http://retelabuso.org/2017/11/29/pret…

    Atto Camera http://aic.camera.it/aic/scheda.html?…