Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti pedofili, presentata a Genova quella che sarà la prima interrogazione parlamentare

    Preti pedofili, presentata a Genova quella che sarà la prima interrogazione parlamentare

    Iniziativa nata dalla collaborazione tra la Rete L’Abuso e il MoVimento 5 Stelle

    Genova. Quali iniziative il Governo italiano abbia intenzione di mettere in atto contro il fenomeno degli abusi sessuali su minori da parte dei preti e valutare l’opportunità di istituire un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime di reati sessuali perpetrati da ministri di culto.

    Sono alcuni punti dell’interrogazione parlamentare a risposta scritta depositata nei giorni scorsi dal deputato savonese del M5S, Matteo Mantero. E’ la prima interrogazione parlamentare sulla pedofilia nella chiesa. A sollecitare l’iniziativa è stata l’associazione Rete l’Abuso, nata nel 2010 a Savona, e che si occupa delle vittime di abusi da parte dei preti.

    “Questa è la prima interrogazione parlamentare italiana e per noi è un passo importante. Chiediamo alla politica di fare la sua parte e di prendere i dovuti provvedimenti”, sottolinea il presidente dell’associazione Francesco Zanardi ricordando che nel 2014 il comitato Onu per la tutela del fanciullo aveva avanzato raccomandazioni alla Santa Sede a cui il Vaticano avrebbe dovuto rispondere entro settembre di quest’anno “e non lo ha fatto”.

    “In Italia non esiste un monitoraggio del fenomeno – continua Zanardi – e con questa interrogazione si chiede al Governo di provvedere. Chiediamo una commissione d’inchiesta, un fondo specifico per le vittime, una campagna di consapevolezza e di mettere mano al certificato antipedofilia, nato nel 2014, che lascia fuori troppe categorie”.

    L’associazione segue circa 700 persone che dicono di ave subito abusi da religiosi e ricorda che, secondo i dati in suo possesso, sono 130 i preti condannati in via definitiva e altrettanti quelli in attesa di giudizio o indagati per abusi.

    http://www.genova24.it/2017/11/preti-pedofili-presentata-genova-quella-sara-la-interrogazione-parlamentare-189847/

  • Abusi in Vaticano, ex chierichetto: “Nella stanza del prete pedofilo guardavamo film porno”

    Abusi in Vaticano, ex chierichetto: “Nella stanza del prete pedofilo guardavamo film porno”

    Nuovi presunti casi di abusi in Vaticano durante l’ultima puntata de “Le Iene”. L’inviato Gaetano Pecoraro ha raccolto la testimonianza di un altro ex chierichetto che a undici anni veniva abusato da un prete di 40 anni all’interno del pre-seminario San Pio X.

     

    Carlo ha raccontato che il sacerdote pedofilo preferiva lui e un altro ad altri quaranta ragazzi. Le Iene hanno provato a parlare con il prete ma l’uomo ha negato ogni possibile responsabilità pur ricordando Carlo come studente. Tutto è avvenuto all’interno del Preseminario San Pio X, lo stesso che è finito al centro delle polemiche nelle scorse settimane per un altro servizio del programma di Italia 1. L’uomo si faceva aiutare da Carlo, gli assegnava incarichi che lo facevano sentire importante: con la camera posizionata vicino a quella del sacerdote, era facilmente raggiungibile senza farsi vedere dagli altri ragazzini. Carlo è stato molestato pesantemente, abusato: tra pedofilo e vittima si era creato un rapporto stretto, di dipendenza.
    I rapporti sono andati avanti per tre anni: in terza media Carlo ha iniziato a ribellarsi. “Ricordo la porta che si apriva nel buio e lui che mi svegliava… – le parole dell’ex chierichetto -. Entrare in questa stanza dove fumava dei sigari, le bottiglie di whiskey, la musica e il televisore… Era uno dei primi che aveva il videoregistratore a cassette… Un giorno mi portò a vedere delle cassette, ma non erano film di cowboy, erano film porno”.

    L’inchiesta de Le Iene Show sui presunti abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano ha fatto il giro del mondo. Sembra che le violenze sui chierichetti all’interno del Vaticano siano davvero avvenute. Ci sarebbe un nuovo e recente filone di indagini condotto dalle autorità vaticane nell’ambito del preseminario, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti “chierichetti” del Papa. Tutti ragazzi minorenni.

    https://www.leggo.it/spettacoli/le_iene/abusi_vaticano_le_iene_pedofilia_film_porno_29_novembre_2017-3396928.html

  • PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare #interrogazionepretipedofili

    PRETI PEDOFILI; Depositata in Italia la prima Interrogazione Parlamentare #interrogazionepretipedofili

    Un evento storico per il nostro paese che, a differenza di molti altri dell’UE, dopo lo scandalo dei preti pedofili iniziato anche in Europa nel 2009, non si era mai interessato al fenomeno, al punto che ancora oggi il Governo Italiano non è in grado di fornire dati sull’entità del problema.

    Nel 2002 a sollevare per la prima volta la questione fu il Presidente degli eurodeputati Radicali Maurizio Turco che, però, non riuscì a stimolare l’interesse della politica italiana.

    Anche la Rete L’ABUSO, in questi anni, ha cercato in più occasioni di sollecitare le forze politiche che, in ben tre occasioni, ci diedero udienza ma non si riuscì ad arrivare al deposito di un documento che desse il via quantomeno ad una presa di consapevolezza, da parte del Governo e delle Istituzioni, sull’inequivocabile fatto che, anche in Italia, esiste questo problema e da quanto è emerso dalla recente denuncia contenuta nel libro di Gianluigi Nuzzi, riproposta da LE IENE nei servizi di Gaetano Pecoraro, sembra tutt’altro che sotto controllo.

    Perseverare certe volte è diabolico, ma non ci siamo arresi e finalmente abbiamo trovato non solo l’attenzione, ma anche la concretezza e la disponibilità del Deputato savonese Matteo Mantero (M5s), al quale, negli ultimi mesi, abbiamo argomentato le nostre preoccupazioni, non solo legate alla fallimentare gestione del problema da parte della Santa Sede, ma sopratutto all’assenza delle istituzioni su un problema così grave per la salute psicofisica di cittadini minorenni.

    L’interrogazione a risposta scritta 4/18626 depositata lunedì 27 novembre che vede come destinatari: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, si basa principalmente sulle raccomandazioni avanzate alla Santa Sede il 25 febbraio 2014 dal Comitato ONU per la tutela del fanciullo, raccomandazioni alle quali la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso, ma non lo ha fatto.

    Anche per questo motivo è di fondamentale importanza che a mettere mano al problema siano le istituzioni, un problema che, è bene ricordare, non essere materia di fede o di libertà di religione, ma un crimine ai danni di cittadini in età minore, quindi particolarmente fragili ed indifesi.

    Nel documento depositato lo scorso lunedì si interroga anche sull’efficacia del così detto “certificato antipedofilia” introdotto in Italia il 6 aprile del 2014 che, come abbiamo fatto più volte notare, presenta diverse lacune. Sono infatti esentati dall’esibire il documento i lavoratori autonomi, l’intera categoria del volontariato, scout, allenatori, sacerdoti ecc., paradossalmente le categorie che da sempre sono quelle più a rischio.

    Nella conferenza stampa di questa mattina a Genova, oltre all’illustrazione dell’Interrogazione Parlamentare, si è discusso anche di alcune violazioni della Convenzione di Lanzarote e della responsabilità civile dello Stato Italiano che ha sottoscritto, come la Santa Sede, la Convenzione ONU per la tutela del fanciullo e che, di fatto, sta permettendo alla sola categoria dei sacerdoti cattolici di commettere le stesse violazioni che la Commissione ONU ha contestato alla Santa Sede, anche sul suolo italiano.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi


    TESTO INTEGRALE;

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-18626

    presentato da

    MANTERO Matteo

    testo di

    Lunedì 27 novembre 2017, seduta n. 891

       MANTERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.— Per sapere – premesso che:

       il comitato sui diritti del fanciullo dell’Onu ha esaminato il secondo rapporto periodico della Santa Sede e ha adottato, nella sua 1875a seduta, tenutasi il 31 gennaio 2014, le osservazioni conclusive di cui al punto 43: Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

        «Ben noti autori di abusi sessuali su bambino sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali sul bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli; (…)

        i casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale sul bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

        a causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

        denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

        Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale» –:

       quali iniziative il Governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali;

       se intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere il cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato;

       se e di quali elementi statistici disponga il Governo circa i procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto;

       se e quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, al fine di valutare l’opportunità dell’istituzione di un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia;

       se e quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia.
    (4-18626)

  • Preavviso di conferenza stampa riservato ai sig. giornalisti, stampa italiana e estera

    Preavviso di conferenza stampa riservato ai sig. giornalisti, stampa italiana e estera

    L’associazione Rete L’ABUSO rende noto che nella mattina di giovedì, ore 10, ha indetto una conferenza stampa presso il Circolo Bocciofila Lido di via Gobetti 8a (loc. Albaro Genova).

    L’incontro che avrà attinenza con le raccomandazioni avanzate nel 2014 dalla Commissione ONU per la Tutela del Fanciullo alla Santa Sede, ha l’obbiettivo di illustrare, oltre alle iniziative ad essa collegate, la prima Interrogazione Parlamentare in Italia sul tema dei preti pedofili, voluta dalla Rete L’ABUSO e depositata nei giorni scorsi in Parlamento.

    L’incontro sarà presieduto dall’intero direttivo, Francesco Zanardi (Presidente) avv. Elena Peruzzini (vice Presidente), avv. Riccardo Di Rella (Segretario).

    Per informazioni portavoce@retelabuso.org .

    Il Presidente

  • Spose bambine anche in Italia: nelle baraccopoli accade più che in Niger

    Spose bambine anche in Italia: nelle baraccopoli accade più che in Niger

    Un’indagine dell’associazione 21 luglio spiega che le condizioni economiche svantaggiate sono più importanti dei motivi culturali nel causare matrimoni tra minori. Nelle zone povere della capitale il record mondiale

    Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età. In Italia non esistono studi o statistiche a livello nazionale, forse perché il fenomeno è attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione. Ma una nuova indagine dell’assocazione 21 Luglio racconta una realtà completamente diversa; nelle baraccopoli romane le unioni precoci superano il record mondiale del Niger. E tra loro molte spose bambine: una su 4 aveva dai 12 ai 15 anni.

    Il report Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma,  verrà presentato all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

    La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma in sette baraccopoli e un palazzo occupato abitati da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un risultato shock: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del 77%, numero che supera il record mondiale detenuto dal Niger (pari al 76%) e di gran lunga il tasso più alto detenuto in Europa come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%).

    Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni. Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.

    La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane. “Il fatto che la diffusione dei matrimoni precoci è trasversale è la testimonianza come la questione dipenda da condizioni socio economiche delle famiglie piuttosto che a contensti culturali dei singoli gruppi” spiegano all’associazione 21uglio.

    Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore.

    Sulla connessione con l’istruzione scolastica è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce.

    In un contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità.

    “Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un cambio di rotta radicale nel nostro Paese – ha commentato Associazione 21 luglio –  a cominciare dall’urgenza di contrastare la povertà

    urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2017/11/24/news/spose_bambine_anche_in_italia_nelle_baraccopoli_piu_che_in_niger-181980779/?ref=fbpr

  • Cassazione: ‘matrimonio rom’ con quindicenne è reato

    Cassazione: ‘matrimonio rom’ con quindicenne è reato

    Confermata la condanna a un anno a un giovane all’epoca ventiduenne

    Sarebbe stato diverso, invece, se la ragazza avesse già compiuto i 16 anni e avesse potuto dare un valido consenso agli atti sessuali con il proprio convivente.
    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/11/22/cassazione-matrimonio-rom-con-quindicenne-e-reato-_91939c85-019b-4199-839f-6f1bb0473302.html
  • Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

    Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

    Caso Orlandi, ancora mistero. Ancora silenzi. Ancora denunce. La famiglia Orlandi, che in oltre 30 anni di scomparsa di Emanuela, non si è mai arresa, è tornata a presentare alla Gendarmeria Vaticana la denuncia di scomparsa della donna, sparita nel nulla il 22 giugno del 1983. «Al momento nessuna indagine è in corso sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, né in Italia, né nella Città del Vaticano. Per questo abbiamo deciso di presentare una nuova denuncia», ha spiegato l’avvocato Laura Sgrò, legale di Pietro Orlandi.

    Caso Orlandi, la famiglia presenta denuncia in Vaticano

    «Innanzitutto una denuncia di scomparsa, perché nel 1983, quando Emanuela Orlandi è sparita, la denuncia fu fatta alle autorità italiane, precisamente presso l’ispettorato competente per il territorio italiano, ma mai in Vaticano. Emanuela è una cittadina vaticana e la nostra speranza è quindi che il Vaticano apra un fascicolo». Non solo: stando alle ultime indiscrezioni e acquisizioni, fa sapere la famiglia annunciando tramite il suo legale la nuova decisione, «denunciamo poi anche un’altra cosa, un fatto che rispetto all’archiviazione dell’indagine, aggiunge elementi nuovi: la trattativa intercorsa tra la magistratura italiana e la Segreteria di Stato Vaticana volta a risolvere il problema mediatico della sepoltura di De Pedisin cambio di informazioni su Emanuela».

    Nessuna indagine in corso, ma nuovi elementi che…

    Di più: «Di questa trattativa si parla da anni, ma ora sono emersi – secondo l’avvocato Sgrò – dei dati circostanziati, nomi e luoghi. In primis – ha dichiarato il legale di Pietro Orlandi – il coinvolgimento di esponenti della Segreteria di Stato. Ci risulta inoltre che una parte di trattativa sia avvenuta sul territorio della Città del Vaticano. Chiediamo pertanto al Vaticano di indagare. Abbiamo evidenziato una serie di criticità che rendono urgente un’indagine nello Stato Vaticano». E ora si aspettano le risposte…

    Caso Orlandi, nessuna indagine in corso: la famiglia sporge denuncia di scomparsa in Vaticano

  • Le Iene e il vescovo Coletti | Le accuse di avere insabbiato abusi sessuali in Vaticano

    Le Iene e il vescovo Coletti | Le accuse di avere insabbiato abusi sessuali in Vaticano

    Servizio shock della iena Pecoraro

  • Caso molestie in Vaticano, “ecco chi ha insabbiato”

    Caso molestie in Vaticano, “ecco chi ha insabbiato”

    Molestie in Vaticano, arrivano nuove testimonianze. Secondo quanto mostrato da Le Iene potrebbero esserci stati degli insabbiamenti

    Arrivano ulteriori sconcertanti rivelazioni sul caso riguardante le molestie sessuali che sarebbero avvenute in Vaticano, nel preseminario San Pio X.

    La vicenda pubblicata nel libro di Gianlugi Nuzzi è stata approfondita in queste settimane da Le Iene. Il programma di Italia Uno – durante i servizi mandati in onda nelle recenti puntate – ha fatto emergere una serie di testimonianze che confermerebbero la veridicità delle accuse mosse nei confronti di un ex seminarista, lo stesso che ora presterebbe servizio come sacerdote presso la diocesi di Como. Una storia potenzialmente sconcertante, che coinvolgerebbe persone all’epoca minorenni. Il primo ad essere stato intercettato da Gaetano Pecoraro de Le Iene è stato Kamil, un possibile testimone chiave che aveva segnalato le presunte molestie sessuali mediante un esposto caduto nel vuoto. Pecorario ha poi intervistato la prima presunta vittima, che ha confermato pienamente quanto raccontato dal giovane testimone polacco.

    Nelle puntate successive, la Iena ha intervistato una seconda presunta presunta vittima e un sacerdote. Entrambi hanno aggiunto particolari utili a chiarire una storia che appare sempre più sconvolgente. Tuttavia, il vescovo di Como Diego Coletti sembra non essere dello stesso parere: “…Mi è parso di capire che molte delle cose avevano un nucleo di verità ma erano arricchite da fantasie. Io ho fatto un paio di visite specifiche su questo punto al seminario cercando di mettermi a disposizione di chi aveva qualcosa da denunciare o da lamentarsi o da dire – ha dichiarato Coletti a Le Iene – Venivano a parlare con me a quattrocchi, ho cercato di ascoltare gli altri e non è venuto fuori nessun riscontro…”. Secondo Marco – la prima presunta vittima ascoltata da Le Iene – Coletti non avrebbe mai ascoltato ufficialmente i chierichetti del preseminario San Pio X, almeno durante gli anni nei quali lo stesso Marco è stato presente in Vaticano. Sarebbe stata la vittima, in realtà, a recarsi da Monsignor Coletti per segnalare le presunte molestie.

    Ma è un’altra la testimonianza che rischia di scuotere le mura vaticane: Gaetano Pecoraro ha raggiunto don Andrea Stabellini, vicario giudiziale. Il giudice del tribunale ecclesiastico – secondo quanto raccontato da una fonte a Le Iene – si sarebbe recato a Roma, in passato, per rimuovere Mons. Radice, proprio per via delle lettere sui presunti casi di abusi avvenuti nel preseminario. Radice – ai tempi – era superiore del San Pio X. Ma Strabellini – dice il sacerdote intervistato sul caso degli abusi – sarebbe rimasto al suo posto grazie al Cardinale Comastri, vicario generale del Papa, che avrebbe detto al giudice ecclesiastico di “cestinare tutto”.

    Strabellini, intervistato da Pecoraro, ha dichiarato di non avere la competenza di rimuovere nessuno, di aver avuto però l’intenzione di sostituire Monsignor Radice e di aver portato il suo parere al vescovo riguardo la vicenda delle presunte molestie sessuali. Le frasi che Le Iene carpiscono a Strabellini abbassando la telecamera, però, sembrano svelare l’esistenza di alcune possibili coperture: “Bisognava procedere con i gradi giusti di giudizio. Ho provato a risolvere il caso diversamente, il mio giudizio era che c’era sostanza sufficiente per procedere”. E ancora: “Io le assicuro che non sono un disonesto. Io avevo il ragionevole dubbio che si dovesse procedere…Diego Coletti chiese di non dar luogo a procedere. Dice di aver fatto ulteriori indagini e che il caso è risolto così…Mi disse di aver sentito due persone… hanno parlato Comastri e Coletti”. Pecoraro, che incalza con le domande, a quel punto chiede a Strabellini: “Chi ha insabbiato tra Coletti e Comastri?” Il vicario giudiziale risponde: “Entrambi”.

    Nel frattempo è partita la caccia via web alla persona che sarebbe al centro di tutta questa storia, quella accusata di molestie sessuali. Secondo alcuni, il sacerdote in questione sarebbe don Gabriele Martinelli.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/caso-molestie-vaticano-ecco-chi-ha-coperto-1464969.html

  • Il Vaticano sul Collegio dei chierichetti: «Ci furono rapporti omosessuali»

    Il Vaticano sul Collegio dei chierichetti: «Ci furono rapporti omosessuali»

    La nuova indagine ribalta le conclusioni precedenti. Ancora non si parla di abusi

    Un ragazzo italiano, ormai maggiorenne, ha già annunciato via sms la sua volontà di presentare formale denuncia per gli abusi sessuali subìti tra il 2013 e il 2014 nel Preseminario «San Pio X», il collegio di palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti «chierichetti» del Papa.

    Un altro ex alunno, a distanza di anni, non riesce ancora a superare lo choc, si sente sporco e «continua a farsi fino a 15 docce al giorno», racconta il giornalista Gianluigi Nuzzi che nel suo ultimo libro, Peccato originale, ha sollevato per primo il caso. Poi c’è stata l’intervista de Le Iene, il programma di Italia 1, una decina di giorni fa, a un’altra presunta vittima di abusi compiuti in quegli anni dentro il preseminario. Abusi a opera di un ragazzo poco più grande di lui che è appena stato ordinato sacerdote a Como. Ma tra i presunti «orchi», secondo Nuzzi, ci sarebbe pure un monsignore. Così, ecco che il Vaticano adesso ha avviato un’indagine interna, da cui sono emersi «nuovi elementi»: lo ha ammesso ieri la Santa Sede.

    I primi risultati di questa nuova inchiesta ribalterebbero le conclusioni di precedenti accertamenti svolti. Gli inquirenti della Santa Sede, dopo aver esaminato un centinaio di casi, avrebbero verificato la consumazione di rapporti omosessuali, avvenuti in quegli anni all’interno del Preseminario, «che avrebbero coinvolto alcuni coetanei tra loro». Non si parla, ancora, ufficialmente di abusi né di pedofilia. Ma il Papa ha già chiesto di poter vedere il dossier quando l’indagine sarà terminata.

    «È un primo passo», commenta Nuzzi, che venerdì sera ha portato ospite nella sua trasmissione Quarto grado su Rete 4 il supertestimone di quest’inchiesta, il giovane polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski, oggi maggiorenne, che ha già messo per iscritto le sue accuse in una lettera consegnata a Bergoglio.

    Il Preseminario è una scuola media di prestigio, un collegio per giovanissimi avviati sulla strada ecclesiastica. E Kamil, ex allievo anche lui, oggi studente d’arte all’università, ha raccontato a Francesco di essere «stato testimone nella mia stanza di atti sessuali che G. esigeva da P., atti che si compivano nonostante la mia presenza e che si svolgevano sempre di sera, intorno alle 23». I casi di abuso, secondo il ragazzo polacco, sarebbero almeno tre. Ma lo stesso Nuzzi sta lavorando su altre due testimonianze. «Per ora — conclude il giornalista di Rete 4 — è stata aperta un’inchiesta canonica. Ma l’auspicio è che se ne apra un’altra penale per far luce, non con un semplice fiammifero ma con un grosso faro, su una vicenda tristissima e grave».