Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, il Vaticano conferma: “In corso indagine per far luce sull’accaduto”

    Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, il Vaticano conferma: “In corso indagine per far luce sull’accaduto”

    I fatti denunciati dalle inchieste delle Iene e dall’ultimo libro di Gianluigi Nuzzi sono al centro di una nuova inchiesta penale. Ne dà notizia un comunicato ufficiale della Santa Sede, da cui si evince che già nel 2013 erano arrivate segnalazioni in tal senso

    Il Vaticano apre una nuova indagine sugli abusi sessuali commessi ai danni dei chierichetti del Papa. La notizia arriva dopo poco più di una settimana dall’uscita nel nuovo libro di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale (Chiarelettere) e dalle inchieste de Le Iene, che svelano, tra l’altro, i rapporti omossessuali a cui erano costretti alcuni allievi del preseminario vaticano san Pio X. Le sconcertanti testimonianze pubblicate dal giornalista nella sua accurata inchiesta avevano già trovato ampio riscontro nelle dichiarazioni che proprio alcuni dei protagonisti avevano rilasciato a Le Iene. Il programma di Italia 1, però, è andato anche oltre, raccogliendo le parole della vittima di queste molestie.

    La conferma della nuova indagine vaticana in corso dopo la pubblicazione del libro di Nuzzi è contenuta in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede: “In merito alla vicenda che vede coinvolto un ex alunno del preseminario san Pio X, successivamente ordinato sacerdote, si precisa quanto segue. A seguito di alcune segnalazioni, anonime e non, a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei superiori del preseminario sia da parte del vescovo di Como, atteso che la comunità degli educatori appartiene alla sua diocesi. I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, – prosegue la nota – è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto”.

    Dal Vaticano, quindi, arriva più di una conferma sull’attendibilità di quanto mandato in onda dalle Iene e pubblicato da Nuzzi. In Peccato originale il giornalista riporta anche la lettera scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski e consegnata nelle mani di Bergoglio. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario vaticano che ha denunciato al Papa di essere “stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo(entrambi nomi di fantasia, ndr), atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle ventitré”. Parole che Kamil ha poi ribadito a LeIene in un lungo servizio in cui ha parlato anche e soprattutto la vittima di questi abusi. Da qui la svolta investigativa. 

    Da quello che è emerso negli ultimi giorni, però, non sarebbero solo questi due ex seminaristi ad aver denunciato negli anni ai diretti superiori ciò che avveniva di sera nel collegio vaticano che li ospitava. Il cerchio si starebbe allargando e di molto con diverse altre testimonianze analoghe che hanno indotto la Santa Sede a riaprire l’indagine. Un procedimento che, se dovesse trovare tutti i riscontri positivi, confermerebbe che le denunce fatte da Kamil e da altri suoi compagni del preseminario all’epoca dei fatti sono state quanto meno sottovalutate, per usare un eufemismo, consentendo così all’autore di questi abusi di essere ordinato prete, cosa avvenuta proprio quest’anno, e di essere incardinato nella diocesi di Como.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/18/abusi-sessuali-sui-chierichetti-del-papa-il-vaticano-conferma-in-corso-indagine-per-far-luce-sullaccaduto/3986632/

  • Nuovo terremoto in Vaticano: “Anche io sono stato molestato”

    Nuovo terremoto in Vaticano: “Anche io sono stato molestato”

    Un nuovo testimone conferma le molestie subite in Vaticano da ex chirichetti. L’accusa ricade ancora su un ex seminarista, ora prete

    “Che rapporti avevi con il don?”. La domanda di Gaetano Pecoraro delle Iene è il preludio ad una nuova sconcertante inchiesta de Le Iene, che nella puntanta di domenica manderanno in onda un’altra testimonianza di molestie sessuali che sarebbero avvenute in Vaticano.

    La settimana scorsa il programma di Italia Uno aveva raccontato la storia di due ex chirichetti del Vaticano che accusavano un ex seminarista, poi diventato prete, di aver commesso abusi sessuali. Ora emerge una seconda tesimonianza. “All’inizio i rapporti erano buoni, lui mi cercava. Mi portava in Basilica per preparare l’altare delle Messe, mi portava in giro..”, spiega il giovane che parla a volto coperto e con la voce camuffata. “Avevo cominciato anche a gestire i chirichetti più piccoli. Mi diceva lui di farlo”.

    Secondo quanto raccontato dalle Iene, il motivo per cui Lucio (nome di fantasia) era entrato nelle grazie del seminarista era da ricercare nel fatto che “avrei sostituito Marco”. Ovvero il chirichetto violentato nella camera da letto in Vaticano. “I miei compagni mi avevano avvertito che avrei preso il posto di Marco e che avrebbe voluto certe cose da me come le aveva volute da Marco”. Finché una sera, il don sarebbe passato ai fatti.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/nuovo-terremoto-vaticano-anche-io-sono-stato-molestato-1464475.html

  • Sacerdote accusato di abusi, choc a Colorina: “Ora serve chiarezza”

    Sacerdote accusato di abusi, choc a Colorina: “Ora serve chiarezza”

    Il sindaco Codega: siamo senza parole, speriamo in una rapida indagine

    Colorina (Sondrio), 15 novembre 2017 – Ancora prima che venisse “svelato” dall’articolo pubblicato ieri sul nostro quotidiano il fatto che il sacerdote accusato di molestie e abusi sessuali ora svolgesse la sua opera in Valtellina, in tanti, guardando il servizio del programma televisivo di Italia Uno “Le Iene”, avevano riconosciuto Colorina nelle riprese di Mediaset. Così, già lunedì sera su Facebook “piovevano” reazioni degli abitanti della zona, indignati perché, nonostante le pesanti accuse mosse da alcuni giovani, all’epoca dei fatti poco più che bambini, il giovane di origini valchiavennasche fosse stato ordinato sacerdote e operasse accanto a bambini e ragazzi.

    Riepiloghiamo la vicenda: nell’occhio del ciclone, come detto, un sacerdote 25enne di origine chiavennasca che da piccolo si è trasferito Città del Vaticano per frequentare il Preseminario San Pio X in Vaticano. E il preseminario, dove vengono formati i chierichetti a servizio del papa, stando alle accuse mosse da due giovani intervistati da “Le Iene”, sarebbe stato lo scenario di terribili abusi e molestie sessuali. Il chiavennasco, che a luglio è stato ordinato sacerdote dal vescovo Oscar Cantoni, è stato accusato di utilizzare la propria posizione, il fatto di essere un seminarista che sarebbe entrato a far parte dell’Opera don Folci che gestisce la struttura San Pio X in Vaticano, per avere rapporti sessuali non consenzienti con almeno un ragazzo poco più giovane di lui, che all’epoca dei primi presunti episodi aveva solo 13 anni.

    Ma stando alle sue dichiarazioni e a quelle di un testimone oculare, entrambi intervistati dal giornalista Mediaset, ci sarebbero altre vittime. Accuse respinte al mittente dalla Diocesi di Como, che ha assicurato di aver svolto gli accertamenti necessari. Sul social network, però, in pochi pensano che il prete possa rivelarsi innocente, anche se c’è chi se lo augura. “Sono proprio curiosa di vedere come si comporterà il paese davanti a una cosa del genere” scrive qualcuno, e c’è chi aggiunge: “Ma vorrei sapere chi l’ha mandato, questo stava in mezzo ai nostri ragazzi sapendo cosa aveva fatto”. E se qualcuno afferma che girassero già strane voci in paese prima del servizio televisivo, la maggior parte degli abitanti, si dice scioccato. “La notizia ci ha scioccato – commenta infatti il primo cittadino, Doriano Codega -. Si parla di un un reato grave, abusi sui minori in una fase, quella dell’infanzia e della adolescenza, in cui dovrebbero fidarsi degli adulti. Ci aspettiamo che sia la Chiesa che la Magistratura facciano chiarezza per arrivare al più presto ad una conclusione. Ma ci aspettiamo anche azioni preventive per tutelare la sicurezza dei bambini”. La Valle è decisamente protagonista di questa brutta vicenda: mentre il neo sacerdote è stato assegnato all’Opera Don Folci (ma c’è chi assicura sia già stato allontanato, ndr), un altro protagonista della storia, il prete che avrebbe raccolto la denuncia dei due giovani chierichetti e che ha avviato le indagini nei confronti del chiavennasco, è stato invece trasferito, quasi si trattasse di una punizione, a Stazzona, nel Tiranese.

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/abusi-seminario-colorina-1.3535663

  • “Abusi e molestie in seminari”. Le Iene a caccia di un sacerdote

    “Abusi e molestie in seminari”. Le Iene a caccia di un sacerdote

    Dopo l’inchiesta Mediaset lui è sparito da Colorina e dintorni

    Colorina (Sondrio), 14 novembre 2017 – A Colorina la scorsa settimana le telecamere della trasmissione di Italia Uno «Le Iene» non erano passate inosservate, ma nessuno aveva immaginato la portata dello scandalo, o presunto tale, portato alla luce dal giornalista Mediaset Gaetano Pecoraro.

    Sono pesanti come macigni le accuse rivolte da almeno due giovani nei confronti di un sacerdote 25enne nato a Chiavenna ma che ha trascorso l’infanzia a Lanzo d’Intelvi per poi trasferirsi a Città del Vaticano per frequentare il Preseminario San Pio X in Vaticano. E proprio il preseminario, dove vengono formati i chierichetti a servizio del Papa, stando alle accuse mosse da due giovani intervistati da «Le Iene», sarebbe stato lo scenario di abusi e molestie sessuali. Il chiavennasco, che a luglio è stato ordinato sacerdote dal vescovo Oscar Cantoni, è stato accusato di utilizzare la propria posizione, il fatto di essere un seminarista che sarebbe entrato a far parte dell’Opera Don Folci, la stessa che gestisce la struttura San Pio X in Vaticano, per avere rapporti non consenzienti con almeno un ragazzo poco più giovane di lui, che all’epoca dei primi presunti episodi aveva solo 13 anni. Ma stando alle sue dichiarazioni e a quelle di un testimone oculare, entrambi intervistati dal giornalista Mediaset, ci sarebbero altre vittime. Il testimone oculare ha anche denunciato di aver segnalato gli episodi al vescovo di Como prima che il giovane fosse ordinato sacerdote. E la Diocesi di Como ieri ha affidato ad una nota la risposta alle accuse mosse non solo al giovane prete, ma alla stessa Diocesi, che avrebbe chiuso un occhio sulle molestie.

    «Le accuse mosse sono già state oggetto di accertamento da parte delle competenti sedi ecclesiastiche: i Superiori canonici hanno osservato e valutato la persona e la sua condotta – spiegano dalla Diocesi – Il vescovo di Como, preso atto dell’esito di predetta indagine, di tutte le valutazioni sulla personalità e sul cammino vocazionale del seminarista e, dopo aver ritualmente compiuto quanto di propria spettanza, ha ordinato presbitero questo giovane». Il sacerdote al centro dello scandalo dall’ordinazione avvenuta a luglio prestava la sua opera in Valtellina, proprio presso l’Opera Don Folci di Colorina. Da giovedì scorso, quando «Le Iene» lo hanno raggiunto per tentare di intervistarlo, non si è più visto in paese e dintorni.

    http://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/molestie-sacerdote-le-iene-1.3532898

  • #APOYO – Rete L’ABUSO in appoggio ai sopravvissuti del Provolo di Mendoza e non solo…

    #APOYO – Rete L’ABUSO in appoggio ai sopravvissuti del Provolo di Mendoza e non solo…

    La rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero argentina, lancia una campagna di sensibilizzazione sul caso degli allievi abusati negli istituti cattolici per bambini sordi Antonio Provolo, la cui sede è in Italia, a Verona. Ed è da lì che tutto ebbe inizio.

    Una lunga storia di omertà ed omissioni che, per i sopravvissuti argentini, inizia quando i vertici dell’Istituto Antonio Provolo di Verova, a seguito di diverse denunce nei confronti di alcuni preti dell’istituto italiano, decidono, nell’intento di evitare lo scandalo, di trasferire alcuni di loro in Argentina, in un omonimo istituto. Tra loro c’è anche don Nicola Corradi che resterà a capo dell’istituto argentino fino al giorno del suo arresto.

    La Rete L’ABUSO appoggia questa campagna di sensibilizzazione su un caso, quello del Provolo di Mendoza, che coinvolge anche il nostro paese e che, anche qui, ha prodotto decine di vittime che chiedono giustizia e di non essere dimenticate.

    Potete sostenere questa campagna diffondendo l’articolo, oppure scattando una foto con in mano il cartello #APOYO.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano | Le Iene dal vescovo di Como Oscar Cantoni

    Abusi sessuali in Vaticano. La sordida storia raccontata dalla trasmissione Le Iene di Italia Uno passa anche attraverso Como.

    Infatti, attraverso le presunte testimonianze dirette e oculari di due giovani che sono stati seminaristi all’interno delle mura vaticane, a pochi metri proprio dalla cupola di San Pietro, per la precisione nel pre-seminario San Pio XI.

    Tali testimonianze hanno portato la iena Gaetano Pecoraro sulle tracce di un seminarista che avrebbe abusato di alcuni ragazzini proprio lì, nel cuore della Chiesa cattolica, in Vaticano.

    Tale seminarista è stato nominato prete proprio dal vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, la scorsa estate. Il neonominato prete è stato poi collocato in una parrocchia comasca. Per questo motivo Le Iene sono andate a chiedere lumi al vescovo Cantoni, siccome, tra l’altro, stando sempre alle testimonianze, sarebbe stato avvisato dei presunti abusi perpetrati dal seminarista.

    Alle domande di Pecoraro il vescovo ha risposto affermando che la nomina a prete è avvenuta nella piena regolarità ma non ha aggiunto molto altro.

    http://www.quicomo.it/cronaca/abusi-sessuali-vaticano-vescovo-como.html

  • Vaticano: Le Iene, testimonianze su abusi a chierichetti Papa

    Vaticano: Le Iene, testimonianze su abusi a chierichetti Papa

    Vicenda già raccontata da Nuzzi in suo nuovo ‘Peccato originale’

    “Sono stato molestato all’ombra della cupola di San Pietro”.
    Questa sera in esclusiva a Le Iene parlano alcuni ex chierichetti del Papa.
    Un’inchiesta di Gaetano Pecoraro, regia di Riccardo Spagnoli.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/11/12/vaticano-le-iene-testimonianze-su-abusi-a-chierichetti-papa_39dc1977-f2ca-460a-b45c-40be006a8522.html

  • Le vittime: il silenzio dell’abuso (parte 4)

    Le vittime: il silenzio dell’abuso (parte 4)

    Il rapporto annuale della campagna “Indifesa” di Terre des Hommes sui reati contro i minori ha rilevato che, nel 2016 in Italia, ogni giorno più di due bambini subiscono una violenza sessuale.Oltre 950 minori ogni anno. Un numero che sale del 6 per cento (rispetto all’anno precedente) raggiungendo i 5000 minori se si considerano anche le vittime di crimini non a sfondo esclusivamente sessuale. Le bambine costituiscono quasi il 60 per cento delle vittime. Percentuale che cresce ancora di più nella fase preadolescenziale. Raddoppia anche il numero degli omicidi volontari: da 13 a 21 minori, di cui il 62 per cento sono bambine e ragazze adolescenti.

    Nella serie di articoli riguardanti il legame fra pedofilia e alcuni esponenti della Santa Sede non si può non prendere in considerazione la voce di chi ha subito, di chi ha sopportato i disturbi degli altri sulla propria pelle. Di chi ha inciso nel proprio avvenire gli errori altrui, di chi ha imparato a guardare le persone in maniera disincantata, quando ancora l’incanto avrebbe dovuto essere vita. Sono i bambini fragili e sopravvissuti che si approcciano alla vita con un dolore troppo forte da sopportare perfino per un adulto, sono le piccole-grandi esistenze che trovano, a modo loro, la strada da percorrere, sono la prospettiva stravolta fuori dall’ordinario. Abuso significa anche sottrazione della libertà personale. Chiunque subisca una violenza fisica o sessuale ne riporta i segni a livello mentale e coscienziale, perché ad essere intaccata non è la mera fisicità, ma la dignità per prima. L’abuso implica una passività forzata, dunque un paradosso che condizionerà il modo di vivere delle vittime, mettendone a repentaglio non solo la formazione della personalità, ma la stessa costruzione dell’identità. Dalle parole di Marco, un ragazzo che racconta gli abusi subiti da bambino, durante il terzo convegno sulla pedofilia: «l’abuso lascia sempre il segno nella vita di un bambino. Condiziona le sue relazioni, la sua personalità, i suoi interessi, i suoi sogni».

    Sopravvivere a quel dolore significa abituarsi al sospiro lento del respiro sospeso, all’insofferenza verso gli altri e verso se stessi, alla paura di gettare la maschera e lasciarsi vedere. Il nascondimento diventa la regola, l’estraneazione da se stessi la prassi. Lo smarrimento è totale così come il senso di colpa. La realtà è confusa e altalenante, instabile e sporca. Ambigua. Qual è il potere dei grandi? Cosa possono fare e cosa no?

    Un bambino non sa nominare e definire ciò che subisce: si limita a subirlo, appunto. Per questo l’elaborazione dell’accaduto è molto più complessa e lunga, rispetto ad un abuso avvenuto in età adulta. Non si può dare un nome a ciò che ancora non si conosce, tanto meno capirne razionalmente le implicazioni. Si vivono e basta. Se ne possono avvertire soltanto le sensazioni, ciò che resta dell’atto sul corpo e nella coscienza. L’abuso stravolge i tempi della crescita: li anticipa da una parte e li rallenta dell’altra, perché realizza una totale discrepanza fra il vissuto e il subìto, che solo con il passare degli anni diminuisce, senza mai annullarsi. Vivere è per definizione partecipazione attiva, perché è decisione. Nella violenza invece è qualcun altro a decidere e lo fa senza chiedere il permesso, in maniera subdola e latente. Nella maggior parte dei casi il bambino si fida del pedofilo: spesso lo conosce o non riconosce la malizia delle sue attenzioni. La vergogna e il senso di colpa sono stati d’animo ancora più accentuati nei bimbi rispetto alle donne che subiscono abusi, poiché non possiedono gli strumenti né per comprendere né per raccontare. Aspettano, anche inconsciamente, che qualcuno se ne accorga e parli al posto loro, affronti lo smarrimento insieme a loro. E nell’attesa del sollevamento da quel peso aumenta la rabbia verso chi non ha saputo proteggerli, aggiungendo il dramma alla tragedia.

    Le testimonianze dirette

    Il vantaggio dei preti pedofili è proprio quello di conquistare l’anima della vittima, già molto tempo prima dell’abuso. Curano le anime per mestiere. I genitori e i tutori dei più piccoli non si scandalizzano per la carezza o per il bacio di un ministro di Dio. Sono tranquilli nel mandare i propri figli a catechismo o alle gite parrocchiali.

    Dal libro di Angela Camuso, La preda, le confessioni di una vittima, don Ruggero Conti «era affabile, accogliente, rassicurante e seducente. Certa gente nutriva verso di lui un sentimento di adorazione. Trasmetteva agli altri un entusiasmo trascinatore e i parrocchiani ritenevano che i propri figli si sarebbero divertiti un mondo a giocare all’oratorio e ogni tanto dire una preghiera». E ancora: «era diventato per i ragazzi un punto fermo di riferimento, quasi un genitore, o un fratello al di fuori della famiglia». Nonostante le denunce e i racconti dettagliati degli abusi e delle dinamiche di avvicinamento forniti da Vasco, protagonista del libro, don Ruggero Conti durante l’udienza del 27 aprile 2010 dichiara spontaneamente: «io qui dichiaro la mia innocenza, la totale estraneità rispetto ai reati di cui sono imputato, anche se questi si stringono intorno a me in una morsa dolorosissima. Vorrei quasi essere colpevole per poter chiedere perdono, per accettare così più serenamente la pena e il giudizio degli altri». È stato condannato in I grado a 15 anni e quattro mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di minori e di minori di quattordici anni e per il reato di prostituzione minorile. Con l’aggravante di aver commesso delitti contro persone a lui affidate per ragioni di educazione culturale e religiosa, di istruzione, di vigilanza e custodia. Alla notizia della condanna, Vasco racconta ad Angela Camuso: «sapere che Ruggero finirà in una cella per un bel po’ mi basta. Soffrirà come deve soffrire: lontano da tutti, deve sentirsi da solo contro tutti. Deve provare l’abbandono, che non è niente di più e niente di meno di quello che provavo io, per causa sua».

    Nel 2015 un ragazzo uruguaiano di 29 anni racconta in un video realizzato dalle telecamere diXIX TV di essere stato abusato da tre preti, fra questi un ligure. Il ragazzo, nato in Brasile, a soli sei mesi viene abbandonato dalla madre e dal padre e affidato a un istituto cattolico in Uruguay fino all’età di otto anni. Già durante questo primo periodo veniva invitato dal prete missionario italiano, don Francesco Zappella, a dormire insieme a lui. Pur non comprendendo da subito ciò che stava vivendo, il ragazzo inizia a raccontare di un prete che gli toccava i genitali gemendo. A quattordici anni arriva in Italia per prendere il diploma da infermiere e «nuovamente vengo accolto dal quel prete italiano a Savona in una parrocchia dove mi garantisce i soldi per studiare, per i vestiti e tutto il resto. Ma in cambio vuole farsi massaggiare, diceva che ne aveva bisogno». In questo secondo periodo il parroco «non voleva che avessi la ragazza, diceva di amarmi come un padre ama il proprio figlio, mi abbracciava, voleva fare sesso, mi toglieva i vestiti e mi toccava. Chissà quanti ragazzi in questi anni hanno subito quello che ho subito io. Era l’inferno».

    Don Francesco Zappella era già noto alle autorità giudiziarie per i suoi trascorsi. Infatti viene ammesso al seminario di Albenga pochi mesi dopo una condanna, del 9 maggio 1991, a 14 mesi di reclusione per atti di libidine violenta su due ragazzini al di sotto dei quattordici anni. A settembre 2015 il parroco a Borghetto Santo Spirito, insieme a due sacerdoti sudamericani, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera, viene segnalato alle autorità dell’Uruguay dall’onlus ligure “Rete L’abuso” per le presunte violenze ai danni del ventinovenne, avvenute nel 2005. Il gip, nonostante i precedenti, richiede l’archiviazione del caso, perché essendo ormai trascorsi 10 anni i reati erano caduti in prescrizione, tanto che Zappella dichiara: «solo calunnie, sono sereno. Lo stesso vescovo ha rifiutato le mie dimissioni».

    Laura M. adesso vive in un piccolo paese del nord Italia e racconta: «avevo 11 anni quando ho sentito per la prima volta su di me il sesso di un uomo. Era il mio parroco, e ogni scusa era buona per restare solo con me e attirarmi in casa sua, sopra la sacrestia. Io resistevo, ma ero debole, indifesa, non capivo quanto fossero gravi quelle molestie e non avevo il coraggio di ribellarmi a un adulto del quale mi fidavo ciecamente. Lo scandalo scoppiò quell’estate, un ragazzino più piccolo raccontò a casa quel che gli stava capitando e scoprimmo così che la cosa andava avanti da anni, che alcune famiglie avevano cambiato parrocchia senza però mai pensare a proteggere i figli degli altri. Quel prete lo trasferirono per due anni al Tribunale ecclesiastico, poi gli affidarono un’altra parrocchia, poi ancora un’altra, neppure troppo lontana. Andai dal padre spirituale del collegio, mi disse di non parlare e che potevo continuare a volere bene al mio parroco. Per anni e anni non ho potuto avvicinare un uomo, non sopportavo neppure l’idea. Ho cambiato città, mi sono allontanata, a trent’anni mi sono fidanzata, ma ancora non riesco a pensare a dei figli. E vorrei far qualcosa per non lasciare più che la vita di un bambino sia compromessa per un sistema malato».

    Alexander J. Probst ha deciso di parlare dopo quasi 50 anni di ciò che avveniva nel coro dei“Passeri del Duomo”. Entra a farne parte del 1968 quando era un bambino e subisce quasi un centinaio di violenze fra quelle fisiche e sessuali, tutte raccontate nel suo libro Von der Kirche missbraucht: Meine traumatische Kindheit im Internat der Regensburger Domspatzen und der furchtbare Skandal (Abusato dalla chiesa. La mia infanzia traumatica nel collegio dei Domspatzen di Ratisbona e il terrificante scandalo), uscito a marzo 2017. Racconta che le violenze fisiche erano una prassi, ma gli anni più duri iniziarono con il ginnasio, quando un insegnante costringeva lui e altri bambini a far parte di un gruppo segreto. Durante gli incontri l’uomo beveva birra e alcol, fumava e guardava pornografia. Entrava nei dormitori dei ragazzi durante la notte per infilarsi nei loro letti. “Prima erano carezze, palpate, abbracci, poi violenze”. Questo avveniva quasi ogni sera, finché, verso la fine dell’anno scolastico, ha avuto il coraggio di confidare tutto al padre che lo ha immediatamente tolto dalla scuola.

    Le vittime: il silenzio dell’abuso (parte 4)

  • Rete L’ABUSO; Prima riunione del Consiglio Direttivo, le nuove nomine.

    Rete L’ABUSO; Prima riunione del Consiglio Direttivo, le nuove nomine.

    In data 17 ottobre 2017, nella sua prima riunione l’Assemblea ha nominato il primo Consiglio Direttivo in carica fino al 2021 che vede rinnovata la fiducia al fondatore dell’associazione, Francesco Zanardi riconfermato nella carica di Presidente, affiancato dalla dottoressa  Elena Peruzzini che riveste la carica di vice Presidente e dal dott. Riccardo Di Rella Tomasi di Lampedusa, con la carica di Segretario.

    Uno sconvolgimento notevole ma doveroso per una associazione che in sette anni ha assunto dimensioni notevoli diventando sia in Italia che all’estero un punto di riferimento concreto per centinaia di vittime di abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero.

    Nei suoi primi sette anni di vita la rete L’ABUSO ha anche ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno in questa battaglia di civiltà, creando diversi precedenti giudiziari, oltre ai riconoscimenti che rimarranno nella storia e che la vedono citata in libri di autori importanti come Federico Tulli, Gianluigi Nuzzi, Emiliano Fittipaldi, Carmelo Abbate.

    Per il Presidente Francesco Zanardi, la concretizzazione di un sogno, quello di poter dare alle vittime come lui la possibilità di guardare avanti, il diritto ad avere una difesa legale che troppo spesso non possono permettersi, o che non è equiparabile a quella della controparte.

    Un progetto che qualcuno nel 2010 definì “folle” ma che oggi trova il consenso e l’appoggio di due degli avvocati che sin dall’inizio hanno contribuito al progetto, la dottoressa Elena Peruzzini e il dottor Riccardo Di Rella che hanno scelto non solo di scendere in campo in questa battaglia di civiltà, ma di intensificare il loro contributo professionale nella tutela e nei diritti di chi ha subito abusi.

    Una svolta storica, molto importante per la Rete L’ABUSO e per tutte le vittime che troppo spesso non trovano i mezzi per reagire restando nell’ombra.

    Un distacco puramente burocratico da Christian Abbondanza e la Casa della Legalità e della Cultura Onlus, con la quale continueremo in sinergia le nostre battaglie.

    Il Presidente Francesco Zanardi

  • Preti con figli, in Italia il 40% dei sacerdoti è genitore: l’inchiesta che fa discutere

    Preti con figli, in Italia il 40% dei sacerdoti è genitore: l’inchiesta che fa discutere

    Un’inchiesta di QN, su dati dell’associazione Coping International, apostolato riconosciuto dalla Chiesa, e del team Spotlight del Boston Globe racconta la vita e le difficoltà dei preti con figli, delle loro angosce e di come ha reagito il Vaticano, in particolare Papa Bergoglio che si occupò del tema prima di salire al soglio pontificio

    da Lorena Cacace

    Un fenomeno di cui si parla poco ma che esiste e con numeri importanti: i preti con figli sono una realtà e non solo nel nostro Paese. A raccontarlo è un’inchiesta di QN che ha intervistato Vincent Doyle, 34enne psicoterapista irlandese, fondatore dell’associazione Coping International e figlio di un sacerdote cattolico. Non si tratta di pochi e sporadici casi, tutt’altro: i numeri portati a galla dal team di Spotlight del Boston Globe – quelli che fecero scoppiare lo scandalo dei preti pedofili – parlano di un fenomeno globale (qui in originale), che interessa tutte le nazioni in cui la Chiesa Cattolica è presente. Secondo le stime di International, apostolato riconosciuto dalla Chiesa e che collabora col Vaticano sul tema dei figli dei preti, in Italia il 40% dei sacerdoti avrebbe figli.

    L’associazione Coping International (Coping sta per “children of priest”, figli di sacerdoti) nasce dall’esperienza personale di Doyle. Cresciuto con la mamma e il patrigno, ha sempre avuto in padre John J. Doyle, parroco di Longford, un paesino nella diocesi di Ardagh, in Irlanda, una figura di riferimento. Le vacanze, i momenti passati insieme, l’affetto e la condivisione di ogni momento della sua vita, fino ai 12 anni, quando il parroco morì e quel vuoto improvviso, come se avesse perso più di un parroco.

    A 28 anni, racconta Vincent a QN, la scoperta: padre John era suo padre naturale. Da lì, il suo percorso è stato più chiaro. “Ho sempre pensato che padre John fosse il mio papà biologico e che qualcosa mi fosse stato nascosto”, confessa al quotidiano. “I bambini possono dedurre la verità dalla menzogna senza che sia detto loro nulla”.

    Più passava il tempo, più scopriva di non essere solo. Grazie a un profilo Facebook ha raccolto le testimonianze di altri figli di sacerdoti e ha deciso di creare l’associazione Coping International, ricevendo un grosso sostegno dalla Conferenza episcopale irlandese.

    L’associazione è nata per dare sostegno psicologico ai figli dei sacerdoti, accompagnandoli nella loro vita e attraverso le difficoltà che incontrano ogni giorno, ma anche per aiutare la Chiesa e gli stessi parroci a gestire la genitorialità. Per entrambi i genitori è infatti difficile parlarne per quella che Doyle definisce la “ragione collettiva” del segreto, cioè “la protezione dell’immagine incontaminata del sacerdote” per cui “il sacrificio del celibato non deve essere inquinato”.

    Lo stesso Doyle ne ha parlato in una lettera con Papa Francesco, incontrandolo nel 2014. Bergoglio aveva trattato l’argomento fin da quando era arcivescovo di Buenos Aires in un libro scritto con il rabbino Abraham Skorka, dal titolo “Il cielo e la terra” in cui deplorava non tanto la vicenda in sé ma la doppia vita dei parroci genitori. “Se uno viene da me e mi dice che ha messo incinta una donna cerco di tranquillizzarlo e a poco a poco gli faccio capire che il diritto naturale viene prima del suo diritto in quanto prete. Di conseguenza deve lasciare il ministero e farsi carico del figlio, anche nel caso decida di non sposare la donna”, scriveva nel testo, riportato qualche tempo fa da Avvenire.

    La stessa Chiesa ha ribadito la sua posizione di allora in un breve testo, pubblicato dalla Conferenza Episcopale Irlandese (qui in originale), dal titolo “Principi di responsabilità per sacerdoti che hanno generato figli durante il loro ministero”, in cui si chiede ai sacerdoti di lasciare l’abito talare e diventare padre a tutti gli effetti.

    I problemi però sono molti. Cosa possono fare uomini che hanno dedicato la loro vita alla Chiesa nel mondo secolare? Come aiutarli a rientrare nello stato laico? Come vincere anche le resistenze e i pregiudizi che spesso si nascondono nelle piccole e grandi parrocchie?

    Lo sono soprattutto se pensiamo ai numeri importanti del fenomeno. Secondo le stime di Coping International 40mila preti nelle chiese cattoliche di rito romano su 400mila violano il voto della castità: di questi, circa 4mila hanno un bambino nato da una relazione con una donna.

    Come ha ricordato Sante Sguotti, 51 anni, ex prete che lasciò l’abito talare dopo aver avuto un figlio, al QN, un sacerdote “può essere un buon padre di famiglia e un ottimo ministro di culto”, tanto da suggerire a Papa Francesco di “affidare le parrocchie ‘abbandonate’ a ex sacerdoti ridotti allo stato laicale”.