Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lecce

  • Pedofilia, via il segreto sui processi: ma in Italia per i vescovi non c’è obbligo di denuncia

    Pedofilia, via il segreto sui processi: ma in Italia per i vescovi non c’è obbligo di denuncia

    CITTÀ DEL VATICANO Trasparenza e collaborazione: sono le due chiavi per capire il nucleo della decisione storica del Papa. Si tratta di una mossa che va a modificare l’ordinamento canonico sul segreto pontificio per rendere più efficace la lotta alla pedofilia e alla violenza. Il che significa che se la legge civile di uno Stato prevede l’obbligo di denuncia da parte del vescovo, nessuno potrà trincerarsi più dietro il segreto pontificio e non potrà più insabbiare i casi negando a chi la chiede la lettura di documenti contenuti negli archivi necessari a fare luce sul caso di molestie.

    PROSPETTIVA
    È come se il Papa avesse predisposto una sorta di cinghia di trasmissione tra le autorità civili e quelle ecclesiastiche per abbattere i muri di gomma del passato, facendo salvo solo il segreto della confessione, che resta inalterato. I canonisti spiegano che il Papa ha voluto sostituire l’atteggiamento di diffidenza e di difesa nei confronti degli ordinamenti statali con un atteggiamento nuovo, di sana collaborazione. Ma riguardo a queste inchieste cosa accade oggi in Italia? Se in tanti Paesi esiste l’obbligo di denuncia da parte dei vescovi degli abusi commessi da ecclesiastici, in Italia i vescovi sono solo moralmente impegnati a collaborare.
    Ancora nel 2012 la Cei in un vecchio documento intitolato «Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici» affermava di essere esonerata dall’obbligo di deporre in un tribunale italiano o di esibire agli inquirenti italiani documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero, e di non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie ottenute in confessionale in merito ad abusi sessuali da parte del clero. La questione da un punto di vista strettamente giuridico si basa sul quarto comma dell’articolo 4 del Concordato del 1984, e sugli articoli 200, 25 e 331 del Codice di Procedura Penale italiano: di fatto ogni vescovo può rifiutarsi di testimoniare in un processo penale così come ogni sacerdote può farlo appellandosi al segreto derivante dal proprio ministero. Sul tema della pedofilia, a parte rari interventi da parte del mondo politico, nessun partito si è mai fatto seriamente carico di cambiare le disposizioni in materia e avviare un percorso in grado di portare ad una revisione pattizia dell’articolo 4. In Italia, due anni fa, il deputato grillino Matteo Mantero aveva presentato in Parlamento una interrogazione per sapere quali fossero gli elementi statistici «sui procedimenti, definiti e ancora pendenti, nelle procure della Repubblica per reati sessuali contro minori, che vedono indagati o imputati ministri di culto».

    PATTI LATERANENSI
    Inoltre chiedeva quali iniziative intendesse assumere il Governo dell’epoca «nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia». La Cei, che tra tutte le conferenze episcopali italiane in materia di lotta agli abusi è sempre stata il fanalino di coda dell’Europa, non ha mai pubblicato nessuna statistica e, ancora oggi, alle conferenze stampa, ai giornalisti risponde infastidita che i numeri sono bassi, i più bassi d’Europa. Quanto siano bassi, però, non è dato sapere, così come è impossibile conoscere che fine abbiano fatto i preti pedofili processati dai tribunali ecclesiastici. A questo si aggiunge che ci sono diocesi come Milano, Napoli, Genova, Lecce, Savona sulle quali pendono pesanti sospetti di insabbiamenti e gestioni poco trasparenti di casi di abusi.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_francesco_preti_pedofili_segreto_processi_abolito_vaticano_news-4933088.html

  • “Non ci sono denunce recenti”, la Procura chiede l’archiviazione per sacerdote accusato di pedofilia

    “Non ci sono denunce recenti”, la Procura chiede l’archiviazione per sacerdote accusato di pedofilia

    Ricordiamo che nel 2016, un uomo ha denunciato le “attenzioni moleste” ricevute da un parroco a metà degli anni ’80. Successivamente altre presunte vittime si sarebbero fatte avanti.

    La Procura chiede l’archiviazione nei confronti di un sacerdote originario del Nord Salento, accusato di una decina di abusi sessuali negli anni ‘80. Il reato risulta oramai prescritto e non sono giunte denunce recenti per potere procedere ad un’azione penale.  La richiesta di archiviazione porta la firma del pm Stefania Mininni.

    L’inchiesta

    Ricordiamo che nel 2016, un uomo ha denunciato le “attenzioni moleste” ricevute da un parroco a metà degli anni 80. Grazie all’aiuto dell’associazione “Rete l’abuso”, che cerca di proteggere le vittime di pedofilia per mano della Chiesa, egli sarebbe riuscito ad incastrare il suo presunto molestatore, ottenendo una “confessione”. Nel corso di una telefonata, il sacerdote ha infatti provato a giustificarsi, e per farsi perdonare ha chiesto alla vittima l’Iban per “fargli un regalo”.

    Dopo la sua denuncia, altre persone si sono fatte avanti, ma sempre per fatti risalenti ad oltre trent’anni fa. Infatti, un uomo di un paese alle porte di Lecce, ha trovato il coraggio di raccontare i presunti abusi sessuali subìti, quando aveva appena 11 anni.

    Questi ha riferito di essere stato “sequestrato” in una stanza, nel lontano 1984, assieme ad un amico. Quest’ultimo sarebbe stato sodomizzato dal prete, mentre lui assisteva alla raccapricciante scena. In seguito, il ragazzo che avrebbe subito direttamente gli abusi, raccontò tutto al padre.

    Dopo la denuncia di questi inquietanti episodi di pedofilia, la Curia ha sospeso il sacerdote.

     

  • LECCE: Chiesta l’archiviazione per don Carmelo Rampino. La Rete l’ABUSO pronta alla sede civile.

    LECCE: Chiesta l’archiviazione per don Carmelo Rampino. La Rete l’ABUSO pronta alla sede civile.

    Il pubblico ministero Stefania Minnini ha inviato al GIP la richiesta di archiviazione per i reati commessi dal sacerdote Carmelo Rampino ai danni di almeno due ragazzini, oggi adulti.

    Le due presunte vittime – difese dall’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri – non presenteranno opposizione all’archiviazione, in quanto – spiega Francesco Zanardi Presidente dell’associazione – la querela penale, è un atto formale che l’associazione fa come procedura standard, anche qualora i reati siano come in questo caso, palesemente prescritti. Una procedura principalmente finalizzata all’individuazione di altre eventuali vittime oltre all’accertamento dei fatti.

    Come era nelle previsioni, adesso si passerà alla sede civile per la quale, l’Associazione Rete L’ABUSO, nell’interesse dei suoi assistiti, già nel maggio 2018 aveva comunicato sia alla Diocesi di Lecce che al sacerdote Carmelo Rampino, formale messa in mora, finalizzata all’interruzione dei termini prescrittivi, questa volta però in sede civile.

  • “Sacerdote con il vizietto dei ragazzini”: fatti troppo datati, Procura chiede archiviazione dell’inchiesta

    “Sacerdote con il vizietto dei ragazzini”: fatti troppo datati, Procura chiede archiviazione dell’inchiesta

    TREPUZZI (Lecce) – Fatti troppo datati. Non si può fare nulla contro la clessidra che, inesorabilmente, ha annullato qualsiasi accusa nei confronti del prete, originario di Trepuzzi, accusato di pedofilia nei confronti di una decina di giovani. Così come riportiamo in esclusiva il sostituto procuratore Stefania Mininni, magistrato in forza al pool dei reati contro la persona e le fasce deboli, ha avanzato richiesta di archiviazione per il sacerdote sospeso da più di un anno dalla Curia e che non può più svolgere cerimonie pubbliche. Per tenere in vita il fascicolo dovevano arrivare sul tavolo del magistrato denunce più recenti che, in realtà, non sono mai arrivate. E in questi mesi d’indagine, dato forse più sconfortante, non sarebbero mai arrivati segnali di repisiscenza da parte del parroco mentre la Curia, a fare da contraltare, si è subito prodigata capendo la gravità dei fatti e dimostrando grande rispetto per le vittime.

    A mettere in moto l’indagine era stata la querela di una delle presunte vittime che all’epoca dei fatti aveva 9 anni e che ora risiede all’estero. Ma quanto accaduto quando non era neppure un adolescente è affiorato nei ricordi solo in questi ultimi anni. Proprio nel giorno dell’anniversario del suo matrimonio nel 2016. Tanto che Stefano (nome di fantasia) fu persino costretto al ricovero. Il prete, si leggeva nella denuncia, aveva rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane dopo il divorzio della madre. Il sacerdote avrebbe frequentato casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, quell’amico di famiglia si sarebbe rivelato un pedofilo.

    Gli abusi sarebbero andati avanti fino fino a quando il ragazzino non raggiunse i 16 anni d’età quando decise di fuggire all’estero (in Germania) per rifarsi una propria vita. Nei mesi scorsi, poi, sul sito Retel’abuso.it, venne pubblicata integralmente la telefonata tra Stefano e il sacerdote che, messo alle strette sulle sue responsabilità, tentò di corrompere la vittima chiedendogli l’Iban per potergli fare un regalo in vista del matrimonio. “È stata la natura”, diceva al telefono ignorando di essere registrato, “è stata una debolezza ma io ti ho voluto sempre bene, mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato..ora facciamo come vuoi…ti devo dare qualcosa?”.

    Complessivamente sul tavolo del magistrato inquirente è finita una decina di denunce. Tutte piuttosto datate. Come quella depositata ad aprile da un 40enne, originario di Pisignano (frazione di Vernole). I fatti, però, come negli altri, sono piuttosto datati. Risalgono al 1984. All’epoca, il ragazzo vide un amico accovacciato sul tavolo mentre veniva sodomizzato dal parroco. Che chiuse la porta per continuare a fare quello che stava facendo. Alle minacce di lanciargli una seggiola il parroco riferì che se anche avessero raccontato qualcosa non sarebbero stati creduti da nessuno. Ma a lui che era un sacerdote. Per fatti, a distanza di anni, ormai prescritti,che non potranno mai essere accertati se si siano effettivamente verificati.

    “Sacerdote con il vizietto dei ragazzini”: fatti troppo datati, Procura chiede archiviazione dell’inchiesta

  • Il Papa e i 100 preti pedofili da impiccare a San Pietro: la frase choc fa discutere

    Il Papa e i 100 preti pedofili da impiccare a San Pietro: la frase choc fa discutere

    Città del Vaticano – Continua a fare discutere la frase choc del Papa contro le associazioni delle vittime degli abusi che chiedono con forza punizioni certe per preti pedofili e vescovi insabbiatori. Ieri mattina, 10 maggio, nell’Aula Paolo VI incontrando le Superiore generali, Francesco parlando dell’ultimo documento varato per combattere questa piaga nella chiesa e del summit di febbraio, ha detto: «Alcune delle organizzazioni anti-abusi non sono rimaste contente dell’Incontro di febbraio: “No, ma non hanno fatto nulla”. Io li capisco, perché c’è la sofferenza dentro. E ho detto che se avessimo impiccato cento preti abusatori in Piazza San Pietro sarebbero stati tutti contenti, ma il problema non si sarebbe risolto. I problemi nella vita si risolvono con i processi, non occupando spazi».

    Parole crude che evidenziano la complessità di un problema esteso e, nello stesso tempo dimostrano la evidente difficoltà del Papa a dare a tutti risposte concrete e nel merito. In questi ultimi anni non sono sono mancate – da parte dell’opinione pubblica internazionale – reazioni sbigottite davanti ripensamenti papali su casi di vescovi o cardinali insabbiatori, in un primo momento da lui difesi e poi costretti alle dimissioni solo grazie al peso mediatico o alla tenacia delle vittime. Il caso cileno è eclatante. Non mancano casi simili nemmeno in Italia dove le associazioni hanno continuato a chiedere conto alla Chiesa ma senza troppo successo. Solo durante il summit di febbraio le vittime sono state ascoltate dai vescovi anche se sui casi esposti non vi sono ancora stati provvedimenti di sorta. Napoli, Milano, Perugia, Lecce, Palermo, Palestrina. L’elenco è lungo e il Papa lo conosce benissimo.

    Il sito vicino al Vaticano Il Sismografo ha dedicato alla frase del Papa sull’impiccagione a San Pietro dei preti pedofili una interessante riflessione, sul perchè di quella frase. «Nell’opinione pubblica mondiale, da parecchio tempo, guadagna terreno l’idea del giustizialismo, anche della vendetta e le critiche all’operato del Papa, della Santa Sede e della Chiesa in generale in materia di abusi quasi sempre arrivano alla medesima conclusione: non più parole … ora occorre passare all’azione e questa sorta di esortazione non è altro che, usando l’immagine metaforica del Papa: impiccati i preti abusatori!!»

    La conclusione cui giunge il sito è che «il giustizialismo è una merce a basso costo e di grande circolazione, soprattutto nei tempi dei nazionalismi e sovranismi di ogni razza. Oggi la richiesta di giustizia rapida, severa e sommaria è molto popolare e diffusa. Nei talk show di fronte ad affermazioni giustizialiste scatta subito l’applauso fragoroso. A volte anche la standing ovation. Ebbene, la frase del Papa che ha inorridito alcuni è proprio la migliore e più saggia risposta di Francesco che per la prima volta, seppure in forma indiretta e con un’immagine immediata, ha affrontato la questione del giustizialismo, della giustizia sommaria, di fronte ai casi di abusi sessuali nella Chiesa». Sempre restando in attesa che la giustizia della Chiesa faccia finalmente il suo corso.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_preti_pedofili_impiccati_san_pietro-4485005.html?fbclid=IwAR3j7LEJeZsjhAiDGoBaea27sPvkJa8rROJC9IgD3A1iDbmPAYy7POK3qJs

  • SAVA. Ma il nuovo vice parroco del Convento è stato arrestato per pedofilia?

    SAVA. Ma il nuovo vice parroco del Convento è stato arrestato per pedofilia?

    Sconcertante scoperta, su internet, di alcuni fedeli quando hanno sentito nominare il nome del curato dal pulito della Chiesa dei francescani

    Alcuni fedeli ci hanno chiamato ed hanno chiesto lumi su un certo “don Donato Bono”, in quanto hanno fatto una ricerca sul web, cliccando su di un motore di ricerca,  e sono rimasti turbati e disorientati quando hanno letto ciò che di seguito riportiamo integralmente  all’indirizzo https://blog.uaar.it/2006/03/29/pedofilia-arresti-parroco-sternatia/ 

    Leggendo il sito su nominato l’accaduto viene descritto così: “È stato arrestato, indagato per atti sessuali con un minorenne ed atti osceni in luogo pubblico, il parroco della chiesa matrice di Sternatìa intitolata alla madonna dell’Assunta, don Donato Bono, 42 anni, originario di Poggiardo”.

    Ma proseguendo, e in modo più dettagliato, all’indirizzo https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/07/04/prete-pedofilo-chiesto-il-processo.html viene riportata precisamente così la notizia: “Prete pedofilo, chiesto il processo”

    ‘Chiesto il rinvio a giudizio per don Donato, un prete di vicino Lecce, che dovrà rispondere davanti a un giudice dell’ accusa di atti osceni e di abuso sessuale su un sedicenne. Don Donato Bono, 42 anni era stato arrestato il 24 marzo scorso sul Gra, proprio mentre accompagnava a Roma, per motivi di studio, il ragazzo che oggi lo accusa. Il 26 maggio poi il gip, accogliendo la richiesta dei pm, Roberto Staffa e Francesco Polino, aveva disposto la misura cautelare del carcere per il prete (che in precedenza era agli arresti domiciliari) perché avrebbe cercato di inquinare le prove a suo carico, cercando di avere contatti con lo stesso minore e con la sua famiglia al fine di influire sulle indagini’.

    Questi sono solo due dei tanti articoli che vengono  riportati sul web su “don Donato Bono”.

    La domanda che ci poniamo è questa: è lo stesso “don Donato Bono” che è stato insignito vice parroco a Sava?

    E se fosse proprio così, con che coraggio la Chiesa lo tiene ancora ai suoi ordini religiosi?

    E su tutto, come faranno i genitori ad affidare la cura delle anime dei loro adolescenti con il serio rischio che il medesimo “curi” i loro corpi?

    E quando Papa Francesco parla di pulizia all’interno della Chiesa cattolica di chi si è macchiato di fatti ignobili, come mai a Sava questa indicazione del Papa non viene rispettata?

    Giovanni Caforio

    SAVA. Ma il nuovo vice parroco del Convento è stato arrestato per pedofilia?

  • LECCE – altre due presunte vittime denunciano don Rampino. Per una si configurerebbe anche il sequestro di minore

    LECCE – altre due presunte vittime denunciano don Rampino. Per una si configurerebbe anche il sequestro di minore

    Sarebbero tre, ma per il momento siamo riusciti a rintracciare soltanto due, delle presunte vittime di don Carmelo Rampino, che nei giorni scorsi, tramite l’Associazione Rete L’ABUSO, hanno formalizzato altre due querele a carico del sacerdote.

    La narrazione delle due presunte vittime ritrae caratteristiche comuni agli altri racconti, per cui si ritiene fondata. Ma quello che emerge in modo preoccupante è profilo di don Carmelo Rampino, che oltre alla spudoratezza, viene descritto come un uomo violento durante gli abusi e docile subito dopo.

    È soprattutto una delle due deposizioni a farmi gelare il sangue mentre la raccolgo. In questo caso le presunte vittime sarebbero due, all’epoca undicenni, che nei fatti sarebbero state sequestrate dal sacerdote.

    “Entrato nella stanza, mi si presentò di fronte una scena raccapricciante; vidi il mio amico accovacciato sul tavolo e don RAMPINO Carmelo dietro che lo sodomizzava.

    Appena don RAMPINO mi ha visto, si è staccato per un attimo dal mio amico Xxxxx e ha chiuso a chiave la porta della stanza, poi è tornato verso Xxxxx e ha continuato quello che stava facendo.

    Ad un certo punto, impaurito minacciai don RAMPINO, che se non avesse lasciato stare Xxxxx gli avrei tirato una seggiola che era vicino a me.

    Lui rispose che se non avessimo fatto i bravi non ci avrebbe aperto la porta, e chiaramente, ci disse che se avessimo raccontato qualcosa, nessuno cui avrebbe creduti. Avrebbero creduto a lui che è un sacerdote.

    Poi continuò e terminò il suo ignobile atto con il mio amico Xxxxx. Una volta terminato, don RAMPINO Carmelo divenne mansueto come un agnello, ci offrì dei dolci, che però rifiutammo”.

    “Così io e Xxxxx andammo a casa. Ricordo che durante il tragitto non ci siamo detti nemmeno una parola, avevamo persino vergogna di guardarci in faccia”.

    Il racconto continua, ed è qui, che già trenta anni fa, don Rampino poteva essere fermato. Quell’episodio fu denunciato a Carabinieri. Da quanto emerge dal racconto, i due ragazzini arrivarono a casa in visibile stato di shock e i genitori si resero immediatamente conto. Il ragazzo che aveva subito direttamente la violenza crollo, raccontando tutto al padre, il quale, si recò immediatamente a casa dell’amico, che gli confermò l’accaduto.

    A questo punto, dopo un primo momento in cui il padre della presunta vittima voleva andare a prendere don Carmelo, i genitori del secondo ragazzo, riuscirono a farlo ragionare e decisero di andare in caserma. Raccontarono l’episodio, ma alla fine il maresciallo li dissuase a depositare la denuncia. Si incaricò invece di andare a parlare con il vescovo, che all’epoca era mons. Michele Mincuzzi.

    Era l’aprile del 1984, nell’agosto dello stesso anno, il vescovo Mincuzzi, trasferirà don Carmelo che successivamente sarà reintegrato a Pisignano.

    Zanardi

  • Prete pedofilo, nuovi dettagli: “Così quell’uomo abusava dei bambini”

    Prete pedofilo, nuovi dettagli: “Così quell’uomo abusava dei bambini”

    L’inchiesta c’è. E ora, con il numero di presunte vittime salito a dieci, la “Rete l’Abuso” che ha raccolto la prima testimonianza di un uomo 40enne, restituisce altri raccapriccianti dettagli sul presunto prete pedofilo che avrebbe officiato messa a Trepuzzi fino al 24 febbraio scorso, nonostante la sospensione decisa dalla Curia. Dettagli e particolare che emergono ora, con trent’anni di ritardo, come spesso accade nel caso in cui a essere vittima di abusi sono i bambini.

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto. Sogno di diventare sacerdote – scrive una delle presunte vittime oggi – Don **** dice che mi aiuta, che mi vuole bene come un papà. Ha iniziato a fare certe cose che non capisco”. Segue il dettagliato racconto di abusi consumati sulla sua pelle quando era solo un bambino e anche di violenze vere e proprie, “schiaffi e pugni”.

    A dare man forte al racconto delle vittime ci sarebbero persino dei testimoni: all’epoca bambini che, con scaltrezza, sarebbero riusciti a darsela a gambe per tempo. Ci sarebbe anche chi sostiene di aver sorpreso il prelato in flagranza in sacrestia.

    https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/prete_pedofilo_pedofilia_lecce_trepuzzi_curia-4356854.html

  • Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

    Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

    LECCE – “Mi porta al mare e a mangiare una pizza, dice che è come un papà. Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco. Mi dà baci anche con la lingua, poi lo devo pure toccare giù“. È solo una parte della testimonianza messa nero su bianco da una delle vittime (il cui numero è salito a quota 10) di presunti abusi sessuali da parte di un prete di Trepuzzi.

    Di questo caso ci siamo occupati il 28 febbraio scorso, quando l’associazione “Rete l’abuso” ha reso pubblico l’audio di una conversazione al telefono intercorsa tra il prete e una vittima che ha scelto di denunciare tutto. L’uomo, oggi 40anne, quelli abusi li avrebbe subiti 30 anni fa. Al telefono chiede al prete il motivo di quella violenza, per mettere un punto fermo a quella storia e cercare di rifarsi una vita. Il sacerdote alla fine confessa, parla di affetto vero e poi chiede insistentemente alla vittima di fornirgli il suo IBAN, nel tentativo di farsi perdonare.

    Adesso quella stessa vittima sceglie di raccontare altri dettagli.

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto e sogno di diventare Sacerdote -scrive- Don **** dice che mi aiuta. Dice che mi vuole bene (…) che è come un papà. Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco. Mi da baci sulla bocca e anche con la lingua. Poi lo devo pure toccare giù (…) Dice che devo fare cosi perché mi aiuta a diventare Sacerdote. Mi dice che è normale, però mi dice anche che non deve sapere nessuno. Mi dà anche le botte. Con schiaffi e pugni. Poi mi spinge e mi ritira e continua a darmi schiaffi e pugni“.

    Il racconto continua con una serie di dettagli sulla violenza sessuale subita e, infine, le minacce.

    “Don *** mi fa paura -si legge ancora nella lettera- Dice che racconta alle persone che io mi drogo. Dice che io non sono nulla e non sarò mai nessuno. Mi dice che le persone non mi crederanno mai. Crederanno a lui, che è una brava persona. Un Sacerdote. Mi dispiace tanto non aver potuto raccontare la mia Storia a dieci anni, quando la mia infanzia è finita”.

    La missiva è stata pubblicata dalla stessa Rete l’Abuso che ha raccolto per prima la sua confessione. E in questi giorni di presunte vittime ne sono spuntate altre. Intanto l’Autorità giudiziaria ha aperto un fascicolo di inchiesta. La Procura di Lecce è in contatto con l’associazione che, tra le altre cose, rimarca di avere le prove che il Don abbia celebrato la messa a Trepuzzi fino allo scorso 24 febbraio, nonostante fosse stato sospeso.

    A dare man forte al racconto delle vittime ci sarebbero persino dei testimoni: all’epoca bambini che, con scaltrezza, sarebbero riusciti a darsela a gambe per tempo. E ci sarebbe anche chi sostiene di averlo sorpreso in flagranza in sacrestia. Dettagli che stanno emergendo soltanto 30 anni dopo.

    Prete pedofilo, la vittima sodomizzata e minacciata: nuovi dettagli

  • La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

    La chiesa incivile. Questo è il bimbo di 10 anni che accusa don Carmelo Rampino

    “Ho dieci anni, sono sempre in chiesa e sono chierichetto e sogno di diventare Sacerdote.

    Don Carmelo Rampino dice che mi aiuta. Dice che mi vuole bene.

    Mi porta al mare e a mangiare una pizza. Dice che è come un papà.

    Però ha iniziato a fare certe cose che non capisco.

    Mi da baci sulla bocca e anche con la lingua.

    Poi lo devo pure toccare giù, dice di pizzicarlo dieci volte e poi fa certi suoni strani.

    Dice che devo fare cosi perché mi aiuta a diventare Sacerdote.

    Mi dice che è normale, però mi dice anche che non deve sapere nessuno.

    Mi da anche le botte. Con schiaffi e pugni. Poi mi spinge e mi ritira e continua a darmi schiaffi e pugni.

    Poi mi mette anche sul tavolo a pancia in giù. Mi tira giù i pantaloni e mi fa male. Piango. Mi fa male il sedere. Ho i pantaloni bagnati.

    Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente.

    Don Carmelo mi fa paura. Dice che racconta alle persone che io mi drogo. Dice che io non sono nulla e non sarò mai nessuno. Mi dice che le persone non mi crederanno mai. Crederanno lui che è una brava persona. Un Sacerdote. Mi dispiace tanto non aver potuto raccontare  la mia Storia a dieci anni, quando la mia infanzia è finita.”

    Domenica 10 marzo 2019, ore 14,10, ricevo questo scritto e ne rimango profondamente turbato.

    A scrivere i flash di quando era bambino, oggi è un uomo, un sopravvissuto che con la sua famiglia sta vivendo un momento molto difficile e duro della sua vita. Ma la voglia di vivere e di non arrendersi denunciando quello che ha subito, gli da la forza di andare oltre certi ricordi talmente sepolti che quando riemergono inarrestabili come un vulcano, spesso poi, ci vogliono giorni per realizzare se è un falso ricordo, indotto dal forte momento di stress, o è un fatto realmente accaduto.

    Poi a furia di rielaborare, emergono anche i dettagli, persino gli odori e realizzi che purtroppo non è un falso ricordo. Ma solo qualcosa che la tua mente aveva sepolto per difendersi.

    Da dieci giorni circa, parallelamente all’Autorità Giudiziaria, anche la Rete L’ABUSO ha aperto un fascicolo sul caso di don Carmelo Rapino, che nei prossimi giorni integreremo alla Procura di Lecce.

    Tra le telefonate e le segnalazioni, notizie raccolte dai nostri volontari sul posto, le presunte vittime sembrano decine. A partire dagli strusciamenti, ai rapporti completi, fino ad a chi sostiene di averlo sorpreso in flagranza nella sacrestia.

    Ma a sconcertare maggiormente è la cornice di un paese che sapeva chi era e cosa faceva don Carmelo, ma malgrado ciò afferma ancora oggi che è una brava persona, un buon padre spirituale. Qualcuno si vanta addirittura di aver sottratto in tempo il figlio.

    Mi chiedo cosa avrebbe mai potuto fare un bimbo di 10 anni in un simile contesto, anche se nel suo ancora oggi profondo senso di colpa, nel ricordo, si accusa con questa frase “Ho provato a raccontare, a dirlo. Se inizio a parlare non esce niente. “

    Sconcertante anche l’insensibilità della diocesi e l’arroganza del suo vescovo, Michele Seccia, che pur avendo ricevuto comunicazione dell’accaduto lo scorso maggio, non si è neppure preoccupato di informarsi su come stesse la presunta vittima. Le uniche parole che ha detto sul caso, oltre a tirarsene fuori, sono state “si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza”. Che coraggio…

    Mi rammarico del fatto che non abbia ancora spiegato a noi e al suo gregge, quali siano questi provvedimenti che avrebbe subito adottato. Domenica 24 febbraio 2019 don Carmelo ha ancora celebrato messa, quindi si ritiene più che fondata l’ipotesi che non fosse neppure stato sospeso a divinis. Il 25 febbraio, sul sito della diocesi, don Carmelo risultava ancora Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi. È stato scioccamente rimosso solo dopo la pubblicazione della telefonata (26 febbraio), ignorando che le pagine rimosse si possono recuperare tramite la cache di Google. E si.

    Prima che pubblicassimo il nostro audio, ha almeno rispettato le linee guida della CEI, o ha omesso pure quelle eccellenza ?

    Zanardi