Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

    TREPUZZI (Lecce) – Nuovi sviluppi sull’inchiesta su un presunto prete pedofilo (pubblicata in esclusiva su queste pagine nel mese di giugno) alimentata da una conversazione choc. “Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio”. E’ la scioccante dichiarazione di un sacerdote di Trepuzzi in una telefonata in cui tenta di corrompere una presunta vittima di abusi sessuali consumati circa trent’anni fa in un paesino dell’hinterland di Lecce. Una vicenda rimasta nel silenzio per anni, affiorata dagli abissi del passato solo di recente con una denuncia della vittima e che torna di stringente attualità alla luce della battaglia di Papa Francesco contro i preti pedofili e che, nel caso specifico, viene alimentata dalla conversazione tra la persona offesa (ora residente in Germania) e il sacerdote (telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it). Ecco alcuni stralci della conversazione. Dura 12 minuti. Dopo i convenevoli il prete esordisce chiedendo di comunicargli il codice iban “se gli serve qualcosa, ti serve qualcosa” ma l’interlocutore insiste e chiede “perché tutti questi abusi all’epoca quando era bambino”.

    Al che il prete, alle strette, cerca di smorzare la portata della accuse bollandole “come cose che sono state con sincerità, di affetto, io ti ho voluto tanto bene…è stata la natura, è stata una debolezza ma io ti ho voluto sempre bene, mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato..ora facciamo come vuoi…ti devo dare qualcosa?

    Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mò s’ha ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene…perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi però li abbiamo superati…Io quando vuoi sono a Trepuzzi, tu e tuo fratello verrete a pranzo…Ma io ti avevo chiesto il codice iban se hai bisogno di qualcosa se io ti voglio mandare 10 euro dove te li devo mandare…Pure per farti gli auguri del matrimonio per i piccinni che ti sono nati..non fare così se no me faci stare fiaccu, sai quante ne ho passate come te…Me mandi lu codice Iban crai puru cu te mangi na pizza, nu regalu de matrimonio io nu bogghiu te perdere”.

    L’interlocutore, però, batte sempre sullo steso punto: gli abusi, una ferita che il tempo non riesce a cancellare e che fanno male. Il prete cerca la via della comprensione (di facciata, sincera?): “Lo so, mena poi lo superiamo, vedrai non vuoi che le superiamo…Il vescovo sa di me, vai e parlagli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare, basta che mi perdoni questo mi interessa a me”. La presunta vittima insiste e chiede al prete di cosa lo deve perdonare per avere il perdono di Dio. Il parroco risponde in maniera chiara: “Di quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato, ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare…Io prego sempre per te”.

    Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Stefania Mininni. L’indagine è ancora aperta. E al vaglio degli inquirenti è finita anche questa conversazione. Sotto la lente d’ingrandimento, poi, ci sono anche altre denunce sporte da ulteriori presunte vittime. Sulle accuse, però, pende il rischio prescrizione alla luce di fatti piuttosto datati. Parallelamente si è attivata anche la Curia. Il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.La vicenda getta un’ombra sinistra sul mondo della Chiesta e sulla piaga dei prete pedofili. A mettere in moto l’indagine era stata una querela di parte sottoscritta anche dalla presunta vittima che all’epoca dei fatti aveva 9 anni. Ora risiede all’estero. Ma quanto accaduto quando non era neppure un adolescente è affiorato nei ricordi solo di recente. Proprio nel giorno dell’anniversario del suo matrimonio nel 2016. Tanto che Stefano (nome di fantasia) è costretto al ricovero. E gli incubi del passato riaffiorano con tutto il loro carico di inquietudine. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, quel prete amico di famiglia si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino fino a quando il ragazzino non compì 16 anni quando decise di fuggire all’estero per rifarsi una propria vita.

    Effettivamente riesce a voltare pagina. Si sposa, ha dei figli, ma i ricordi del passato rimangono silenti nella mente fino a quando non riemergono con tutto il loro carico di drammaticità.

    Sulla vicenda la diocesi di Lecce ha diramato una nota ufficiale: “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente.

    A seguito dei recenti sviluppi, infatti, mons. Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta.”

    Prete pedofilo tentò di corrompere la vittima: “Dammi l’iban che ti faccio un regalo”

  • Sacerdote ‘confessa’ gli abusi ad un bambino? Monsignor Seccia: “avevo già preso provvedimenti”

    Sacerdote ‘confessa’ gli abusi ad un bambino? Monsignor Seccia: “avevo già preso provvedimenti”

    Monsignor Michele Seccia, ‘citato’ nella telefonata tra un sacerdote e l’uomo presunta vittima di abusi quando era piccolo, chiarisce la sua posizione.

    Troppo grave il contenuto della telefonata tra un sacerdote e il bambino, ormai adulto, che per più di trent’anni avrebbe cercato di dimenticare gli abusi sessuali subiti, per cadere ancora una volta nel silenzio. L’uomo, che ora vive in Germania, è riuscito a far “confessare” al prete le presunte molestie, nonostante i suoi maldestri tentativi di spacciarli per “gesti d’affetto”.

    Nella conversazione, ora finita nelle mani della Procura di Lecce, viene citato anche Monsignor Michele Seccia che, in una nota, ha voluto chiarire la sua posizione, per fugare ogni dubbio. Vuole evitare interpretazioni fuorvianti l’Arcivescovo che si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza.

    «L’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017 – si legge – ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente. Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà».

    Il sacerdote, infatti, ha invitato la vittima a chiamare Monsignor Seccia per raccontargli “cosa aveva nel cuore”.

    «A seguito dei recenti sviluppi – continua la nota – Sua Eccellenza ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote».

    Ma non basta. Troppo delicato l’argomento per lasciare spazio a dubbi. «Pertanto, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato – conclude la nota – si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta».

    https://www.leccenews24.it/attualita/nota-monsignor-michele-seccia-abusi-sessuali-prete-pedofilo.htm

  • PEDOFILIA 6 presunte vittime – Don Carmelo Rampino tenta di corromperne una “dammi l’IBAN che voglio farti un regalo, il vescovo sa tutto è d’accordo”. AUDIO

    PEDOFILIA 6 presunte vittime – Don Carmelo Rampino tenta di corromperne una “dammi l’IBAN che voglio farti un regalo, il vescovo sa tutto è d’accordo”. AUDIO

    Rettore di MARIA SS.ma ADDOLORATA a TREPUZZI, classe 1948, don Carmelo Rampino, di cui abbiamo già parlato, ed è proprio grazie a quel precedente articolo che altre 6 persone si sono fatte avanti.

    Il sacerdote, che è stato denunciato lo scorso marzo dall’associazione, con una querela di parte sottoscritta anche della presunta vittima, che all’epoca dei fatti avrebbe avuto 9 anni, viene preso in castagna in una telefonata tra lui e la vittima, che abbiamo registrato e che propongo di seguito.

    Ma la cosa non è proprio così semplice perché la presunta vittima abita in Germania e il sacerdote, solo dopo la messa in mora che la Rete L’ABUSO gli ha inviato, si è dato un gran da fare per rintracciare il  ragazzo e ci è riuscito. Da parte della chiesa invece nessuna mossa per ora… il prete è ancora al suo posto.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2018/05/17/lecce-accuse-di-pedofilia-su-bimbo-di-9-anni-denunciato-un-sacerdote/

  • Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Aperta una nuova inchiesta

    Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Aperta una nuova inchiesta

    Di Angelo Centonze – Un nuovo presunto caso di abusi sessuali per mano di un sacerdote nella provincia di Lecce.

    Il pubblico ministero Stefania Mininni ha aperto un’inchiesta sulla vicenda, dopo una denuncia presentata in Procura. Le indagini sono ancora ad uno stato embrionale e vige il massimo riserbo da parte degli inquirenti. Ad ogni modo, sono scattati già i primi accertamenti per verificare la veridicità delle accuse.

    Anche in questo caso vengono denunciate una serie di molestie sessuali ai danni di una ragazza, nell’entroterra salentino. Adesso la Procura proseguirà le indagini con una serie di ascolti. Non solo, della presunta vittima, ma anche di possibili testimoni. I fatti sarebbero piuttosto recenti, ma tutti da verificare.

    L’inchiesta potrebbe avvalersi anche di una consulenza tecnica per accertare se vi siano tracce di telefonate, messaggi intercorsi tra la giovane ed il sacerdote. Il prete è considerato un insospettabile, una persona stimata e amata dalla comunità ecclesiale e dai suoi parrocchiani.

    L’altro presunto caso e le accuse

    Proseguono, intanto, le indagini sul presunto caso di presunta violenza sessuale per mano di un altro prete. L’inchiesta sarebbe alle battute finali, ed il pubblico ministero Stefania Mininni potrebbe archiviare oppure chiedere il rinvio a giudizio del sacerdote.

    Infatti, la Procura dovrà valutare da una parte la “ritrattazione” della 13enne, dopo le conferme, seppur parziali, emerse durante l’incidente probatorio.

    La giovane, infatti, nel mese di giugno, avrebbe confidato ad un’assistente sociale di essersi inventata tutto, per una sorta di vendette nei confronti della madre. La ragazza vedeva, infatti, nella frequentazione di quest’ultima con un sacerdote, la causa del proprio disagio.

    Dall’altra parte, c’è però la relazione del consulente tecnico, a seguito dell’incidente probatorio. Il perito sottolinea, in particolare, la capacità di ricordare e riferire i fatti.

    Inoltre, nel corso della testimonianza della 13enne non sarebbe emersa l’esistenza di fattori interni o esterni capaci di incidere sull’idoneità a testimoniare e sull’attendibilità. Naturalmente, dopo la “ritrattazione” della ragazza ( successiva all’incidente probatorio) lo stesso perito dovrà provvedere a fornire un’ulteriore consulenza tecnica, alla luce di questi nuovi elementi .

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una parente del padre, depositata nell’agosto dello scorso anno. I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce.

    Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/abusi-sessuali-prete-nuova-inchiesta.htm

  • Denuncia choc: “Violentato più volte da un prete in parrocchia quando ero minorenne”

    Denuncia choc: “Violentato più volte da un prete in parrocchia quando ero minorenne”

    LECCE – Un altro caso su un presunto prete pedofilo finisce all’attenzione della Procura. L’inchiesta, appena avviata, è stata messa in moto dopo la denuncia della presunta vittima. Di recente un uomo di mezza età si è presentato direttamente presso gli investigatori. Sposato e ormai padre ha deciso di scacciare dalla coscienza i fantasmi di un’adolescenza, a suo dire, violata. Con un racconto preciso e dettagliato nonostante i fatti siano piuttosto datati l’uomo ha denunciato il presunto prete pedofilo accusato di un reato capace di togliere il sonno a qualsiasi cittadino figuriamoci per chi ha il compito di guidare una comunità di fedeli.

    LA DENUNCIA Ai carabinieri l’uomo ha fornito il nome del parroco. Ha riferito i dettagli dei presunti abusi subiti che risalirebbero a diversi anni fa quando era ancora minorenne. Gli episodi sarebbero stati diversi. Toccatine, palpeggiamenti ma anche qualcosa di molto peggio avvenuti in una parrocchia di un paese del circondario di Lecce che l’uomo frequentava assiduamente. Il racconto dell’uomo dovrà ora essere attentamente vagliato da investigatori e inquirenti che, per la delicatezza delle accuse, mantengono il più stretto riserbo. Il prete, all’epoca dei fatti di mezza età, è ancora in attività? E se ancora in servizio si trova sempre nella stessa chiesa o, nel frattempo, è stato trasferito a distanza di anni ai fatti? Di certo le sole accuse della presunta vittima non possono consentire di ipotizzare una colpevolezza del sacerdote che, al momento, si deve ritenere estraneo ad ogni accusa.

    UN PRIMO CASO Proprio come un altro parroco residente sempre in provincia di Lecce finito da tempo sotto inchiesta per presunti abusi su una minorenne. In questo secondo caso l’inchiesta si trova in uno stato molto avanzato. Nelle scorse settimane, la ragazzina è stata sentita con la forma protetta dell’incidente probatorio. A breve l’inchiesta dovrebbe giungere al capolinea. Di certo i due casi finiti all’attenzione della magistratura non possono in alcun modo minare la credibilità di una categoria che da sempre si prodiga per aiutare il prossimo e a denunciare misfatti e soprusi.

    Francesco Oliva

    Denuncia choc: “Violentato più volte da un prete in parrocchia quando ero minorenne”

  • Abusi sessuali da parte di un sacerdote? Terminato l’ascolto protetto della 13enne

    Abusi sessuali da parte di un sacerdote? Terminato l’ascolto protetto della 13enne

    È continuato, in mattinata, l’incidente probatorio per ascoltare la 13enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano di un sacerdote. Davati al gip Cinzia Vergine, presso il Tribunale dei Minorenni, si è svolto anche oggi, “l’ascolto protetto” alla presenza di una psicologa.

    Nell’udienza odierna, le “parti” hanno rivolto alla 13enne (non direttamente, ma tramite il gip), le domande che ritenevano opportune per far luce sulla delicata vicenda. La giovane, per oltre due ore, ha fornito delle risposte, ma sul contenuto vige il massimo riserbo. Le dichiarazioni verranno poi vagliate dal consulente tecnico nominato dal giudice (dr.ssa Francesca Panico), per accertarne l’attendibilità. Anche i legali e la Procura hanno nominato un proprio consulente di parte.

    L’inchiesta

    Nella richiesta d’incidente probatorio inoltrata al gip, a firma del pm Stefania Mininni, comparivano i nomi dei tre indagati: il prete risponde di violenza sessuale aggravata, con riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed anche a rapporti “completi” con la ragazzina.

    La madre della 13enne è accusata dello stesso reato, ma per presunte “molestie” che si sarebbero consumate tra le mura domestiche. Si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare. Inoltre, il genitore risponde delle ipotesi di reato di false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.

    Risulta indagata, infine, la nonna della ragazzina, sempre con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della presunta vittima.

    Le accuse al prete

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania, depositata nell’agosto scorso. I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce.

    Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli.

    Durante le indagini, condotte dai Carabinieri del Norm di Lecce, sono stati sequestrati il telefonino del parroco e della presunta vittima, per essere analizzati da un perito informatico nominato dalla Procura. Nel frattempo sono stati depositati gli esiti della consulenza, eseguita dal dr. Claudio Leone.

    La ragazza è stata anche sentita, attraverso un primo “ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.

    Il ruolo della famiglia

    Dunque, sulla scorta di questi accertamenti, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Ciò che è certo, è che ci si trova di fronte ad un contesto familiare degradato, caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.

    Sullo sfondo di questo complesso quadro, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità,con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.

    Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono invece difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della persona offesa, è assistito dal legale Benedetto Scippa. È stata invece nominata nelle vesti di curatrice speciale della 13enne, l’avvocato Agnese Caprioli.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/abusi-sessuali-sacerdote-terminato-ascolto-protetto-vittima-13enne.htm

  • Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

    Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

    LECCE – Continua a muoversi, seppur sotto traccia, l’inchiesta sul presunto prete pedofilo accusato di violenza sessuale su una ragazzina di neppure 13 anni. I carabinieri del Norm di Lecce hanno effettuato un sopralluogo all’interno della canonica in cui i sarebbero consumati gli abusi così come denunciati dalla ragazzina. I militari, su input del sostituto procuratore Stefania Mininni, hanno effettuato rilievi fotografici per cristallizzare al meglio tutti gli elementi d’indagine finora acquisiti.

    Nei prossimi giorni, poi, verranno acquisite soggetto molto vicino alla minore come persona informata dei fatti. I nuovi accertamenti giungono a distanza di poche settimane dall’apertura dell’incidente probatorio in cui la ragazzina ha fornito le prime parziali ammissioni su quanto accadeva in chiesa.

    L’ascolto della minore proseguirà il 31 maggio quando dovrà sottoporsi al controesame rispondendo alle domande del pubblico ministero e degli avvocati degli indagati (Stefano De Francesco, Antonio Vernaleone e Francesco Cavallo) e di parte civile (il padre della ragazzina assistito dall’avvocato Benedetto Scippa). Nel registro degli indagati sono iscritti tre nomi. Il prete risponde di violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenni mentre la madre è accusata di violenza sessuale, abusi sessuali con minorenni e false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.

    Quest’ultimo reato viene contestato anche alla nonna materna. Secondo le indagini, da dicembre del 2016 fino a giugno dello scorso anno, il prete avrebbe costretto la ragazzina a consumare rapporti sessuali anche completi e a subire palpeggiamenti e toccatine in canonica. In un’occasione avrebbe persino obbligato la ragazzina a guardarlo mentre praticava atti di autoerotismo. I fatti si sarebbero consumati si è sviluppata in un contesto familiare molto complesso in cui i rapporti burrascosi tra i genitori della ragazzina sarebbero culminati in una relazione clandestina della madre con il prete: un doppio scandalo tra adulti e minorenni. Curatrice speciale della minore è stata nominata l’avvocatessa Agnese Caprioli.

    Prete accusato di pedofilia: sopralluogo dei carabinieri in canonica

  • Lecce: accuse di pedofilia su bimbo di 9 anni, denunciato un sacerdote

    Lecce: accuse di pedofilia su bimbo di 9 anni, denunciato un sacerdote

    È stata depositata nei giorni scorsi una querela per presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva nove anni.

    Destinatario della querela un sacerdote della diocesi di Lecce, don Carmelo Rampino, che secondo il racconto della presunta vittima, approfittando della fragilità del ragazzino che a seguito del divorzio della madre aveva lasciato il papà per tornare con lei a vivere nel leccese, avrebbe da prima sostituito la figura paterna, ammiccandosi la madre, aiutandolo negli studi e assecondando quello che era all’epoca un suo grande desiderio, diventare un sacerdote.

    Stando al racconto di Paolo (nome di fantasia) gli abusi si sarebbero protratti fino ai sedici anni quando il ragazzo decide di fuggire all’estero e provare a rifarsi una propria vita. Si sposa, ha dei figli, sembra essersi lasciato tutto alle spalle ma invece, nel 2016, proprio il giorno del suo anniversario di matrimonio scatta qualcosa e il passato

    riemerge in modo devastante costringendo Paolo ad un ricovero, a seguito del quale anche la moglie viene a conoscenza del triste passato del marito.

    Nei giorni scorsi, oltre alla formale querela formulata dalla Rete L’ABUSO e depositata attraverso i canali diplomatici in quanto Paolo attualmente residente all’estero, sono state inviate anche rispettive messe in mora, la prima nei confronti del sacerdote Rampino Carmelo, la seconda nei confronti della diocesi di Lecce, responsabile civile.

    L’Ufficio di Presidenza

  • E il parroco legge in chiesa la lettera del sacerdote condannato per pedofilia

    E il parroco legge in chiesa la lettera del sacerdote condannato per pedofilia

    di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

    I fedeli accorsi per il rito del Giovedì Santo sono rimasti perplessi. Il parroco, in apertura della messa, ha parlato di un sacerdote “buono e bravo” (come lo ha definito) perseguitato in maniera ingiusta. E ha letto una lunga lettera nella quale quel sacerdote, condannato in primo grado a otto anni di carcere con l’accusa di reati sessuali compiuti su un chierichetto, proclamava la sua innocenza e chiedeva il sostegno dei suoi confratelli.
    Il nome del prete-imputato non è mai stato fatto in chiesa ma in molti hanno capito che si trattava di don Francesco Caramia, ex parroco di Bozzano.
    La chiesa in cui la celebrazione eucaristica del Giovedì Santo è stata aperta in maniera così singolare è una di quelle più a sud appartenenti all’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni: Santa Maria Assunta di Salice Salentino. Il sacerdote che officiava il rito non è un prete qualunque: don Carmine Canoci, oltre 40 anni di sacerdozio alle spalle, è il “vicario salentino” delle parrocchie di Cellino, Guagnano, San Donaci, Leverano, San Pancrazio Salentino, Villa Baldassarri, Salice Salentino e Veglie. Dunque un sacerdote di riferimento per la Curia.
    Don Carmine celebrava il rito detto “in coena domini”, la messa della Cena del Signore, quella durante la quale il sacerdote effettua la lavanda dei piedi a dodici persone.
    Insomma un rito fondamentale, tra i più importanti delle celebrazioni pasquali. Canoci, in apertura della messa che per altro esalta anche l’importanza della funzione del sacerdozio, ha parlato a braccio ai fedeli, spiegando che, come spesso capita ai sacerdoti, voci infondate ne macchiano l’immagine. E ha ricordato che anche a lui erano accadute in passato vicende (che non hanno nulla a che fare con i reati penali contestati a Caramia) in cui voci infondate avevano rischiato di metterlo in cattiva luce.
    Una sorta di arringa difensiva per Caramia, dunque, durante la quale i numerosi fedeli hanno ascoltato sorpresi ciò che il loro parroco stava dicendo. Quindi Canoci è passato alla lettura della missiva che l’ex responsabile della chiesa di Bozzano ha inviato la scorsa settimana all’arcivescovo Domenico Caliandro e ad alcuni parroci e sacerdoti dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e della quale IL7 Magazine aveva dato notizia nel numero della scorsa settimana.
    Come mai don Carmine Canoci ha deciso di leggere ai fedeli una lettera così delicata e per giunta nel corso di una celebrazione eucaristica pasquale? E l’arcivescovo Caliandro era al corrente della decisione del sacerdote di riferimento per l’attività delle parrocchie che si trovano nei comuni a cavallo tra le province di Brindisi e Lecce?
    Esiste un forte e radicato legame tra i vertici della Chiesa brindisina e Salice Salentino. Il Comune leccese infatti, insieme a quello di Ostuni, è stato l’unico di tutta l’arcidiocesi a concedere la cittadinanza onoraria al precedente arcivescovo, Rocco Talucci. La decisione venne presa dal Consiglio comunale quando già Talucci aveva presentato le dimissioni per raggiunti limiti di età, nel dicembre 2012.
    La lettera di Caramia (che è agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Mesagne) è stata inviata alla fine dello scorso mese di marzo e alla vigilia del processo in Appello nel corso del quale la sua difesa, rappresentata dagli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, cercherà di ribaltare le accuse che in primo grado hanno portato alla condanna dell’ex parroco di Bozzano a otto anni di carcere. I fatti risalgono agli anni 2008 e 2009: il sacerdote è stato riconosciuto colpevole di avere abusato di un chierichetto che all’epoca aveva otto anni. La denuncia fu presentata da un pediatra e poi confermata dalla vittima.
    L’arcivescovo Domenico Caliandro, dopo la condanna di primo grado, diffuse una nota con cui l’arcivescovo e tutta la Chiesa diocesana di Brindisi-Ostuni comunicavano di «apprendere con tristezza la notizia della condanna in primo grado di giudizio del sac. Francesco Caramia, in merito alle gravi accuse che gli erano state mosse. Il rispetto per l’operato della magistratura unito al senso profondo delle istituzioni ci ha portato ad attendere in silenzio l’esito del processo. Ora – prosegue la nota della diocesi – prendiamo atto della sentenza, esprimendo anzitutto sentimenti di vicinanza e di dolore nei riguardi di chi è stato vittima di questi abusi, che ledono fortemente la crescita delle persone e sono radicalmente contrari all’insegnamento del Vangelo. La Chiesa ribadisce il suo impegno ad andare fino in fondo, quando avrà elementi certi di crimini commessi da membri del clero, specialmente se è offesa la dignità dei piccoli. Nello stesso tempo, chiede ad ogni persona di buona volontà di saper sostenere il lavoro e l’umile testimonianza di tanti sacerdoti fedeli alle loro promesse, che donano ogni giorno la loro vita a servizio di Dio e del bene di tutti».
    Nella sua lettera, Caramia scrive tra l’altro: “Ora io non desidero altro che chiedere scusa, alla mia Chiesa-famiglia, all’arcivescovo e a ciascuno di voi confratelli per questa ennesima vergogna che inevitabilmente siete chiamati a subire. Ci sarebbero tantissimi motivi per cui sarebbe giusto un simile dolore, che io soffra così, ma non per quello che mi accusano. Io non ho mai, in nessun modo, fatto del male a chi mi accusa, né ad altri. So che per i fatti che mi sono state attribuiti il sentimento popolare è molto severo e voglio comprendere anche le vostre prudenze: per molti, in questi casi, pur sempre orrendi, tutto ciò che meno della forca è sempre troppo poco! Sono nelle mani della giustizia umana, della quale devo fidarmi ancora. Attendo la data dell’udienza in Appello. Grazie a quelli che mi sono rimasti vicini. Posso pertanto ben capire, senza un tono polemico, che le deplorevoli vicende di cui sono stato protagonista possano aver indotto alcuni di voi a prendere le distanze. Ciò mi fa ancora di più ringraziare coloro, e sono davvero in tanti, che mi mandano a salutare, mi scrivono, mi chiamano e mi rendono presenti in svariati modi, anche materiali. Gocce d’acqua in un oceano di dolore ma indispensabili nella mia situazione! Siamo sempre famiglia… siamo sempre fratelli”.
    Il parroco di Salice Salentino è stato l’unico che ha dato seguito a quest’appello, ma lo ha fatto in maniera quantomeno discutibile. Per altro non spendendo alcuna parola nei riguardi del ragazzino che, secondo la sentenza di primo grado, sarebbe stato violentato dal sacerdote. Un comportamento sul quale la Curia dovrebbe chiarire formalmente la sua posizione e spiegare se l’arcivescovo fosse stato informato della decisione del suo parroco.

  • Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Inizia l’ascolto della presunta vittima

    Abusi sessuali per mano di un sacerdote? Inizia l’ascolto della presunta vittima

    È cominciato in mattinata, presso il Tribunale dei Minorenni l’incidente probatorio. Nella prossima udienza camerale, il pm, gli avvocati ed i consulenti tecnici potranno rivolgere alla 13enne, le domande che riterranno più opportune per far luce sulla delicata vicenda.

    È cominciato, in mattinata, l’incidente probatorio per ascoltare la 13enne, presunta vittima di abusi sessuali per mano di un sacerdote. Innanzi al gip Cinzia Vergine, presso il Tribunale dei Minorenni, ha, dunque, preso inizio “l’ascolto protetto” alla presenza di una psicologa. La giovane, per circa cinque ore, ha risposto alle domande, ma sul contenuto delle risposte vige il massimo riserbo. Il giudice ha rinviato al 31 maggio prossimo, per continuare a sentire la ragazza. Nella prossima udienza camerale, il pubblico ministero, gli avvocati ed i consulenti tecnici potranno rivolgere alla 13enne, tramite il gip, le domande che riterranno opportune per far luce sulla delicata vicenda. Le dichiarazioni verranno poi vagliate dal consulente tecnico nominato dal giudice ( dr.ssa Francesca Panico), per accertarne l’attendibilità. Nel frattempo, anche i legali e la Procura hanno nominato un proprio consulente di parte.

    L’inchiesta

    Nella richiesta d’incidente probatorio inoltrata al gip, a firma del pm Stefania Mininni, comparivano i nomi dei tre indagati: il prete risponde di violenza sessuale aggravata, con riferimento a palpeggiamenti, avances di natura sessuale ed anche a rapporti “completi” con la ragazzina.

    La madre è accusata dello stesso reato, ma per presunte “molestie” che si sarebbero consumate tra le mura domestiche. Si tratterebbe anche in questo caso, di un’accusa tutta da verificare. Inoltre, il genitore risponde delle ipotesi di reato di false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale. Avrebbe riferito di non aver più avuto contatti telefonici con il sacerdote, dal momento in cui la figlia era stata allontanata da casa, dopo il provvedimento del Tribunale dei Minori. In realtà, ritiene la Procura, la donna avrebbe mantenuto contatti quasi quotidiani con il prete, anche attraverso una terza persona. Non solo, poiché la signora lo avrebbe aiutato ad eludere le indagini, consigliandogli di non utilizzare i social network o schede telefoniche che già utilizzava.

    Infine, risulta indagata la nonna della ragazzina, sempre con l’accusa di false informazioni al pubblico ministero, poiché non avrebbe detto tutta la verità al pm, sulla presunta relazione tra il sacerdote e la madre della presunta vittima. In particolare, “tacendo” su una vacanza al mare di cinque giorni, trascorsa dalla figlia con il sacerdote.

    Le accuse al prete

    Le accuse al prete hanno preso avvio dalla denuncia di una zia (parente del padre) residente in Campania della 13enne, depositata nell’agosto scorso.

    I fatti contestati si sarebbero verificati tra dicembre del 2016 e giugno del 2017, in un paese dell’hinterland di Lecce. Il sacerdote non è stato mai sospeso dalla Curia che lo ritiene assolutamente estraneo ai gravi addebiti contestatigli.

    Durante le indagini, condotte dai Carabinieri del Norm di Lecce, sono stati sequestrati il telefonino del parroco e della presunta vittima, per essere analizzati da un perito informatico nominato dalla Procura. Nel frattempo sono stati depositati gli esiti della consulenza, eseguita dal dr. Claudio Leone.

    La ragazza è stata anche sentita, attraverso un primo “ascolto protetto”, alla presenza di una psicologa. Per due volte. Anzitutto, subito dopo la denuncia, ma anche in seguito alla visita ginecologica che non avrebbe riscontrato i segni di una violenza sessuale.

    Il ruolo della famiglia

    Dunque, sulla scorta di questi accertamenti, la Procura intende verificare la fondatezza delle accuse. Anche nei confronti della madre. Ciò che è certo, è che ci si trova di fronte ad un contesto familiare degradato, caratterizzato da un’accesa conflittualità e segnato anche da difficoltà economiche. I genitori sono da tempo separati e il padre ha una recente condanna penale alle spalle.

    Sullo sfondo di questo complesso quadro, emergerebbe il ruolo del prete. Una figura di “supporto” ad una famiglia segnata da enormi difficoltà e conflittualità,con un continuo “rimpallo” di responsabilità? Il sacerdote, infatti, pur non essendo un “amico di famiglia” in svariate occasioni si sarebbe offerto di dare una mano anche dal punto di vista economico. Oppure, il prete avrebbe approfittato della fiducia incondizionata accordatagli dalla famiglia per molestare la 12enne? Domande a cui daranno una risposta nei prossimi mesi gli inquirenti.

    Il sacerdote è assistito dai legali Stefano De Francesco e Vittorio Vernaleone. La madre e la nonna della minore sono invece difese dall’avvocato Francesco Cavallo. Invece, il padre della persona offesa, è assistito dal legale Benedetto Scippa. È stata invece nominata nelle vesti di curatrice speciale della 13enne, l’avvocato Agnese Caprioli.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/abusi-sessuali-inizia-ascolto-vittima-sacerdote.htm