Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lecce

  • Pedofilia nella Chiesa, sacerdote indagato a Lecce

    Pedofilia nella Chiesa, sacerdote indagato a Lecce

    A Lecce un sacerdote è stato iscritto sul registro degli indagati per pedofilia. La vicenda risale a trent’anni fa ma la denuncia è arrivata solo ora.

    LECCE – Nuovo caso di pedofilia all’interno della Chiesa. A denunciare la vicenda è stato l’associazione Rete l’Abuso che riporta integralmente una telefonata fatta dal prete settantenne alla sua vittima, un uomo di 40 anni: “Abusi? Era affetto. Comunque mandami il tuo Iban, così se ti serve qualcosa“. L’ultima chiacchierata risale al 2016 quando la presunta vittima si stava per sposare. Sono in corso tutte le indagini da parte della Procura di Lecce per cercare di capire meglio cosa sia realmente successo nella chiesa trent’anni fa, quando l’uomo aveva solo nove anni. Abusi – secondo quanto scrivono i media locali – che sono durati per sette anni fin quando il giovane ha deciso di trasferirsi all’estero per iniziare una nuova vita e dimenticare quanto successo.

    Pedofilia nella Chiesa, sospeso un sacerdote del Leccese L’inchiesta è a buon punto con la telefonata che è stata inserita negli atti. Intanto la Chiesa ha deciso di procedere con la sospensione anche se ancora non è stato emesso l’esito della procedura penale e dell’istruttoria che il Vaticano ha aperto per chiarire meglio la vicenda. Il nuovo caso arriva a pochi giorni dal summit sulla pedofilia presieduto da Papa Francesco. Il Pontefice sin dal suo ingresso al Vaticano ha cercato di combattere in prima persona questo male anche se le vicende negli ultimi tempi sembrano essere aumentate. L’ultima sospensione riguarda il sacerdote di Lecce che avrebbe abusato di un minorenne circa 30 anni fa. Sono in corso tutte le indagini del caso con l’uomo che è stato iscritto sul registro degli indagati in attesa di un giudizio del Tribunale ma anche del Vaticano che ha aperto un’istruttoria.

     

  • Prete pedofilo, la vittima denuncia. Il Papa: “Bisogna sempre perdonare”

    Prete pedofilo, la vittima denuncia. Il Papa: “Bisogna sempre perdonare”

    Proprio quando impazzano le polemiche sulla pedofilia dilagante nella Chiesa, arriva la vicenda di un uomo che ha inviato una lettera ad un prete accusandolo di aver abusato di lui 31 anni prima, in una diocesi di Lecce. Il prete, allora, di tutta risposta, lo ha chiamato per chiedere chiarimenti. “Cosa vuoi da me ora? Dai, inviami il tuo Iban che ti faccio un regalo. Poi se quest’estate passi da qui, fermati, andiamo dal vescovo che sa tutto e chiedi chiarimenti a lui”, gli ha detto.

    L’uomo, 40 anni, ha subito abusi per circa 7 anni ed oggi vive all’estero con la sua famiglia. Non riusciva più a vivere con questo macigno. Voleva ripartire da 0. Ma un dolore del genere non se ne va facilmente, è una radice che non verrà mai estirpata. Nessuno darà indietro l’infanzia a quel bambino. Allora l’uomo, non riuscendo più a tenersi tutto dentro, ha inviato una lettera al prete, ed è stato richiamato al telefono dallo stesso. La vittima ha allora registrato la telefonata e l’ha pubblicata online. “Ti devi prendere le tue responsabilità. Perché? perché hai abusato di me? ero solo un bambino. Voglio sapere solo questo”, chiede il quarantenne. Scioccante la risposta del prete: “Sono state cose di sincerità, di affetto. Ti sei rivolto a me, io ti volevo bene. E’ stata natura. E’ stata debolezza. Ma io l’ho fatto perché ti volevo bene, non ti volevo fare del male.”

    Rete L’Abuso, l’associazione nata per sostenere le vittime che hanno subito violenze sessuali per mano del clero, ha denunciato l’accaduto, pubblicando la telefonata registrata dall’uomo, proprio durante il summit contro la pedofilia organizzati dal Santo Padre.

    Intanto, la Curia non ha aspettato molto a rispondere. A seguito della diffusione del fileche svelava lo scambio di battute fra il sacerdote della diocesi e l’uomo che l’accusava di molestie sessuali, la Curia ha reso noto che l’Arcivescovo Michele Seccia, insediatosi nella diocesi nel dicembre del 2017, ha prontamente adottato misure e provvedimenti cautelativi nei confronti del sacerdote accusato di violenza e abusi sessuali su minori.

    La Curia ha sottolineato anche che chi insinua che l’Arcivescovo abbia tentato di coprire gli abusi, è in torto. Seccia, dopo la pubblicazione del contenuto audio, ha preso totalmente le distanze da quanto dichiarato dal parroco. Infine, ha anche dichiarato di adire le vie legali contro chi ha osato, osa e oserà mettere in dubbio la sua azione e correttezza. “Lotterò sempre contro chi offende il suo nome e la Santa Chiesa“, ha detto.

    “E’ stata natura”, ha ripetuto più di una volta il prete per giustificarsi. Natura? Eppure, ci sarebbe sicuramente qualcosa da ridire su questo genere di natura. Chissà, come ha spesso detto Papa Francesco, se è vero che bisogna “sempre perdonare i propri nemici”.

    https://www.leggilo.org/2019/03/04/vaticano-prete-pedofilia/

  • Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

    Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

    TREPUZZI (Lecce) – “Molestato per alcuni secondi in chiesa”. E’ la testimonianza choc di un altro uomo oggetto di presunte attenzioni sessuali da parte di un prete finito al centro di un’inchiesta per pedofilia. La presunta vittima ora è grande. Ha scollinato i 40 anni. E ha una famiglia. Ma le notizie pubblicate nei giorni scorsi non lo hanno lasciato indifferente e gli hanno fatto riaffiorare nella mente ricordi che mai e poi mai avrebbe voluto rispolverare. Alla luce del clamore, però, ha deciso di parlare e di raccontare la sua disavventura. Non confluita in una denuncia (anche perché il reato sarebbe ormai prescritto) ma che confermerebbe la gravità delle accuse già mosse al prelato.

    L’episodio risale a molti anni fa quando l’uomo, che ha deciso di raccontare la sua esperienza, non aveva neppure dieci anni. Frequentava la chiesa dove il parroco prestava servizio. E di tanto in tanto faceva anche il chierichetto. “Un giorno”, racconta, “mi trovavo con il prete. Eravamo in una stanza. Tutto durò pochi secondi. Ricordo che si avvicinò a me. Avvertii il contatto delle sue parti intime sul mio corpo. Ma fu una cosa molto veloce. Io riuscii a scappare e mi allontanai”. Non ha mai presentato denuncia. Ha preferito sorvolare sull’accaduto ma leggendo le notizie di stampa di questi giorni ha voluto raccontare la sua esperienza.

    La vicenda su un caso di pedofilia in casa è affiorata prepotentemente nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di una telefonata tra una presunta vittima e il sacerdote in cui il prete chiedeva l’iban al suo interlocutore per potergli fare un regalo dopo la denuncia in cui ha raccontato di essere stato molestato da piccolo. Al vaglio del pubblico ministero Stefania Mininni sono finite anche le denunce di altre sei persone offese per episodi molto ma molto datati su cui incombe la scure della prescrizione. Nel frattempo il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.

    Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

  • Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    Lecce, sacerdote indagato per pedofilia. In rete la telefonata con la vittima che lo incastra: “Era affetto, ora dammi l’Iban…”

    “Abusi? Era affetto. Comunque mandami il tuo Iban, così se ti serve qualcosa”. E’ il contenuto di una telefonata registrata tra una presunta vittima di abusi sessuali e il sacerdote salentino 70enne che avrebbe approfittato di lui quando aveva 9 anni.

    Rete L’Abuso – associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime di pedofilia nella Chiesa –  ha pubblica sul suo sito l’audio integrale della conversazione in cui prete ammette gli abusi e propone di regalare denaro all’uomo che oggi ha 40 anni e dopo molti anni ha trovato il coraggio di denunciare. La notizia a pochi giorni da summit sulla pedofilia voluto in Vaticano da papa Francesco.

    Abusi che si sarebbero protratti per sette anni, fino a quando la vittima decise di andare all’estero per farsi una nuova vita. Alle domande incalzanti dell’uomo che chiedeva il perché di quelle attenzioni morbose, il prete risponde: “Era natura, era un atto di affetto”.

    Alla fine il sacerdote nell’audio chiama in causa anche il vescovo, invitando il giovane a contattarlo. La telefonata risalirebbe al 2016 quando il 40enne stava per sposarsi e il sacerdote lo contattò per farli un regalo.

    Sulla vicenda la Procura di Lecce aveva già aperto un’inchiesta – come riporta il Nuovo Quotidiano di Lecce – e l’audio arricchirà il fascicolo aperto dalla pm Stefania Mininni che indaga sul sacerdote per abusi sessuali sui minori.

    Pedofilia, la telefonata di una vittima incastra il sacerdote: “Abusi? Si, ma con affetto. Dammi l’Iban…”

    La Curia aveva già adottato un provvedimento di ‘sospensione a divinis’ del sacerdote, ancor prima di conoscere l’esito dell’inchiesta pensale e dell’istruttoria aperta dal Vaticano. Per questo motivo la reazione del vescovo alla diffusione dell’audio è stata immediata.

    “A seguito della diffusione in rete di un file audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e soprattutto a seguito della fuorviante interpretazione offerta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti – prosegue la nota – monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di offendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2019/03/01/news/prete_pedofilo_lecce-220413557/

  • Già sott’inchiesta per pedofilia ma confessava

    Già sott’inchiesta per pedofilia ma confessava

    In mezzo ai bambini fino a marzo dell’anno scorso, il prete accusato di pedofilia dall’inchiesta della Procura di Lecce e dalla telefonata pubblicata integralmente dal sito Retel’abuso.it. Quel sacerdote alla soglia dei 70 anni venne chiamato in una parrocchia del Nord Salento per confessare i bambini in procinto di prendere la prima comunione. Erano in tanti ad approcciarsi al sacramento dell’Eucarestia e per questo c’era bisogno di altri confessori per ascoltare quelle anime pure.
    E’ uno dei risvolti che sta facendo emergere il queste ore il tam tam mediatico su quel prelato scatenato soprattutto dalla pubblicazione della telefonata di 12 minuti con un ex parrocchiano. Quell’uomo che oggi ha 40 anni e che ha presentato la denuncia in Procura che ha dato vita all’inchiesta penale sulla quale pende la prescrizione, trattandosi di fatti – comunque da accertare – risalenti a 30 anni fa.
    Quella telefonata è nel fascicolo della Procura. Anche perché contiene quelle che sembrano ammissioni senza alcuna remora sulle attenzioni morbose avute all’epoca per quel parrocchiano da quando aveva 9 anni fino ai 16 anni, come ha poi denunciato l’interlocutore. Cose normali – il messaggio che cerca di fare passare il prelato in quella telefonata – come se gli abusi sui ragazzini costituissero un percorso obbligatorio della crescita: «Lo so mena, poi lo superiamo. Vedrai non vuoi che le superiamo. Il vescovo sa di me, vai a parlargli, tu mi devi scusare e mi devi perdonare. Basta che mi perdoni. Questo mi interessa. Dì quello che eventualmente ti ho fatto, che ti ho scandalizzato». Poi passa al dialetto, il prete. Probabilmente per rendere più colloquiale il concetto: «Ma tutti simu stati scandalizzati a quell’età, nu te pensare. Io prego sempre per te».
    Un colloquio che risale al 2016, quando il sacerdote venne a sapere che il ragazzino oggetto delle sue attenzioni a sondo sessuale, stava per sposarsi. Gli chiede l’Iban, per fargli un regalo in denaro. E lo invita anche a pranzo con il fratello. E se per lui sembra tutto normale, tutto superato, la reazione dell’interlocutore non è altrettanto cordiale. O forzatamente cordiale: per prima cosa gli chiede il perché di quegli abusi, quando era un bambino. La risposta è una ammissione: «E’ stata la natura, è stata una debolezza. Ma io ti ho voluto sempre bene. Mica ti ho fatto del male, mica ti ho violentato».
    Il risveglio del passato volutamente rimosso, nel 2016. Poi il ritorno in parrocchia l’anno scorso. E fu subito allontanato con una telefonata che gli comunicò la volontà del vescovo Domenico D’Ambrosio: sospensione a divinis, ossia divieto di concelebrare l’eucarestia e gli altri sacramenti. Provvedimento preso appena avviata l’inchiesta penale.
    In tempi più recenti monsignor Michele Seccia lo ha confinato in un monastero, in attesa che la Procura e la stessa Curia accertino le accuse di pedofilia.

    https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/gia_sott_inchiesta_per_pedofilia_ma_confessava-4334582.html

  • “Dammi l’Iban”, audio choc del prete accusato di abusi

    “Dammi l’Iban”, audio choc del prete accusato di abusi

    Una querela nei confronti di un sacerdote della diocesi di Lecce per presunti abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che all’epoca dei fatti aveva nove anni, è stata depositata nei giorni scorsi attraverso la ‘Rete L’abuso’ e depositata attraverso i canali diplomatici. La vittima è attualmente residente all’estero. In un audio choc di una telefonata tra lo stesso sacerdote e la vittima, pubblicato sul sito della ‘Rete L’abuso’ che opera contro gli abusi sessuali da parte del clero, il prete ammette sostanzialmente gli abusi: “E’ stato affetto, è stata natura, debolezza“, risponde il prete, incalzato dalle domande del suo accusatore.

    Non solo. Il prete offre soldi alla vittima: “Ti ho chiesto il codice Iban, se ti serve qualcosa“. Alla fine della telefonata il prete chiama anche in causa il vescovo invitando l’uomo a chiamarlo. La stessa ‘Rete L’Abuso’ sottolinea che di fronte alla pubblicazione dell’audio, l’arcivescovo Michele Seccia ha preso le distanze: “Informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017 – sottolinea una nota dell’arcivescovo riportata dalla stessa Rete – ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”. “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo – continua – venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà”. L’arcivescovo si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) mettere in dubbio la sua correttezza.

  • Lecce, abusava di un ragazzino, dopo 30 anni la denuncia: fari accesi su prete pedofilo

    Lecce, abusava di un ragazzino, dopo 30 anni la denuncia: fari accesi su prete pedofilo

    di PIERANGELO TEMPESTA

    LECCE – Un prete indagato per pedofilia e una telefonata in cui il sacerdote ammette gli abusi e propone alla vittima di inviargli del denaro. Chiesa leccese sotto choc per l’inchiesta che vede al centro delle attenzioni della Procura un sacerdote di 70 anni di un comune del Nord Salento.

    Le voci, in paese, si rincorrevano da anni. Fino a materializzarsi in un fascicolo di indagine in mano al pubblico ministero Stefania Mininni. A irrobustire i sospetti c’è la registrazione di una telefonata tra il prete e la presunta vittima, pubblicata sul sito «Rete L’abuso». Una conversazione di una decina di minuti nella quale l’ex parroco ammette gli abusi («È stata la natura, è stata una debolezza») e poi offre una sorta di risarcimento («Dammi l’iban che voglio farti un regalo per il matrimonio»).
    I fatti risalgono a circa 30 anni fa. E il rischio che finiscano in prescrizione è molto concreto. Dipende da quanti reati vengono contestati e da quante aggravanti. Il fascicolo già da tempo si è arricchito di altre denunce: almeno sei. Sullo sfondo, poi, ci sarebbero altri casi rimasti in sordina. A mettere in moto l’indagine è stata la querela presentato da un uomo che ha raccontato di aver subìto molestie sessuale dal sacerdote all’età di 9 anni. Ed è sua la telefonata che, adesso, rende ancora più scomoda la posizione del sacerdote. Gli abusi – secondo quanto denunciato – si sono verificati in un comune dell’hinterland di Lecce. E i ricordi, o meglio gli incubi di quella adolescenza violata, sono affiorati solo di recente. Stando a quanto denunciato, il prete avrebbe rimpiazzato nel ruolo e nella figura il padre del giovane, dopo il divorzio della madre. Avrebbe frequentato la casa del ragazzo, aiutandolo negli studi, accompagnandolo nell’iniziale desiderio di indossare l’abito talare. Ben presto, però, si sarebbe rivelato un pedofilo. Gli abusi sarebbero andati avanti fino a quando il ragazzino non compì 16 anni.

    L’uomo, che ora vive all’estero, è sposato e ha dei figli, ha chiesto spiegazioni al prete nel corso della conversazione pubblicata in rete. Alcuni stralci risultano estremamente significativi: «Sono cose avvenute nella vita dell’affettività quando si vuole bene non è che ci sono le telecamere, mo’ s’ha ‘ngrandita la cosa, s’ha fatta fiacca però noi sacerdoti vi abbiamo voluto bene… perché tu che te piensi che pure io non ho avuto i miei problemi, però li abbiamo superati». Poi la richiesta delle coordinate bancarie per inviargli un omaggio in denaro: «Pure per farti gli auguri del matrimonio, per i piccinni che ti sono nati…».
    Sulla vicenda interviene l’Arcidiocesi di Lecce: «L’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente. Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote. Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato o oserà mettere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato o tenterà di offendere il suo nome e quello dell’istituzione che rappresenta».

    https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/1116766/lecce-abusava-del-ragazzo-fari-sul-prete-pedofilo.html

  • Prete salentino accusato di pedofilia, la confessione shock: “L’ho fatto perché ti volevo bene”

    Prete salentino accusato di pedofilia, la confessione shock: “L’ho fatto perché ti volevo bene”

    Proprio nei giorni del summit sulla pedofilia voluto da Papa Francesco, torna di attualità una triste storia di abusi avvenuta nel Salento. A raccontarla è Rete L’Abuso, un’associazione nata per sostenere le battaglie delle vittime, che l’aveva già resa pubblica nel maggio scorso.

    Il protagonista è un giovane che, all’epoca dei fatti, aveva nove anni e che, nella denuncia presentata nei mesi scorsi nel paese estero dove risiede ora, accusa un prete della provincia, tuttora in funzione, di aver approfittato di un momento di debolezza per abusare di lui. Abusi che si sarebbero protratti per sette anni, fino a quando il giovane, che si è tenuto dentro questo dolore per trent’anni, non ha deciso di espatriare e farsi una nuova vita. 

    Nei giorni scorsi però un altro tassello inquietante si è aggiunto a questa triste storia: una telefonata- di cui il sito pubblica l’audio integrale – tra la vittima e il prete in cui quest’ultimo sembra riconoscere le sue responsabilità e arriva a chiedere il codice Iban “ci te serve qualche cosa”. Nel corso della conversazione, il sacerdote chiama in causa anche il vescovo. 

    Alle domande incalzanti dell’uomo che chiedeva il perché di questi abusi, il prete risponde con voce calma: “E’ stata la natura, te l’aggiu fatta perchè t’aggiu vulutu bene, no cu te fazzu male”.
    http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=59452&id_rub=58
  • Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

    Prete pedofilo: dopo la telefonata della vittima, le dure parole di monsignor Seccia

    A seguito del dialogo tra anziano prete di Trepuzzi e l’uomo abusato da piccolo, pubblicato su Reteabuso.org, l’arcivescovo di Lecce minaccia querele da chi lo accusa di un coinvolgimento

    LECCE – La vittima di abusi sessuali, risalenti a quando aveva appena nove anni e che sono andati avanti per i sei successivi, contatta il sacerdote salentino che ha denunciato due anni prima: questo ammette la violenza e propone il versamento di una somma a mo’ di “regalo” sull’Iban del malcapitato. E non è tutto. Il prete invita quell’ex bambino ferito a rivolgersi persino a monsignor Michele Seccia, attuale arcivescovo di Lecce. Ma, nelle ultime ore, è giunto agli organi di stampa il monito di Seccia, il quale ora minaccia querela. Risentito per questo suo “coinvolgimento”, da parte del sacerdote, nella vicenda. Proprio lui che, peraltro in città giunto da poco più di un anno, ha indicato la linea dura come l’unica possibile contro la pedofilia. Ma andiamo per gradi.

    La vicenda comincia nei mesi scorsi quando l’associazione Reteabuso.org divulga la denuncia da parte della vittima salentina. Denuncia che risale al 2016. Gli abusi, risalenti negli anni passati a Trepuzzi, da parte del sacerdote 71enne, allora rettore della Chiesa Maria Santissima Addolorata. Il curato, dopo lo scandalo venuto alla luce grazie alla co-denuncia della vittima e dell’associazione, è stato allontanato per consentire una più serena indagine.

    Quel bambino abusato, ora sposato e con figli, vive all’estero. Nei giorni scorsi ha contattato telefonicamente l’anziano prete, per chiedergli il motivo di tanta violenza. Nella telefonata, il cui testo è stato reso noto da Reteabuso.org, l’ammissione di colpevolezza da parte del sacerdote: invita la vittima a passarci su, in un certo senso. A dimenticare i problemi che in fondo, a suo dire, tutti hanno avuto nella vita. E, come “risarcimento”, gli chiede il codice Iban per poter procedere a un versamento di denaro. “Come regalo di matrimonio”, gli dice. Poi lo invita, come accennato su, a rivolgersi alla figura autorevole rappresentata da monsignor Seccia. In una nota, quest’ultimo ha preso immediatamente le distanze dall’accaduto. Riportiamo integralmente le sue parole:

    “A seguito della diffusione in rete di un le audio che svela i contenuti di una telefonata intercorsa tra un sacerdote della diocesi di Lecce e una persona che – stando al dialogo – risiederebbe in Germania, e sopra u o a seguito della fuorviante interpretazione o erta nei testi di lancio dal sito web che ha ritenuto di pubblicare la registrazione, si rende noto che l’arcivescovo Michele Seccia, informato del caso all’indomani del suo insediamento a Lecce, avvenuto nel dicembre 2017, ha immediatamente adottato nei confronti del sacerdote in questione tutti i provvedimenti cautelativi consentiti dalla normativa ecclesiastica vigente”.

    “Insinuare il sospetto che l’arcivescovo, venuto a conoscenza delle circostanze riferite nella telefonata, abbia anche solo tentato di coprire eventuali abusi, costituisce una grave distorsione della realtà. A seguito dei recenti sviluppi, infatti, monsignor Seccia ha provveduto a rendere ancor più rigide e perentorie le misure già adottate nei confronti del sacerdote.  Pertanto egli, nel prendere ancora una volta le distanze da quanto dichiarato da quest’ultimo nel corso del colloquio telefonico captato, si riserva di adire le vie legali contro chi ha osato (o oserà) me ere in dubbio la sua correttezza, sostenuta da iniziative concrete e documentate, e contro chi ha tentato (o tenterà) di o rendere il suo nome e quello dell’Istituzione che rappresenta”.

    https://www.lecceprima.it/attualita/seccia-su-vicenda-abusi-prete-trepuzzi-1-marzo-2019.html
     

  • Don Rampino fino a pochi giorni fa Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi – il vescovo minaccia querela

    Don Rampino fino a pochi giorni fa Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi – il vescovo minaccia querela

    Con una prontezza esemplare mons. Michele Seccia ha subito risposto, con un comunicato stampa, all’audio registrato tra don Carmelo Rampino e la sua presunta vittima nel quale il sacerdote, oltre a tirare in ballo il Vescovo, è anche reo confesso degli abusi che il ragazzo accusa.

    Mons. Seccia, nella sua dichiarazione, dice di aver preso tutti i provvedimenti subito. Sarebbe curioso sapere quali siano questi provvedimenti, ce li faccia sapere, visto che il sacerdote era, sino a pochi giorni fa risultava sul sito della Diocesi di Lecce Rettore di Maria Santissima Addolorata a Trepuzzi.

    Dopo la pubblicazione dell’audio provvidenzialmente l’incarico è scomparso dal sito, ma tutt’ora don Rampino non risulta sospeso.

    Quello che sappiamo con certezza, oltre al fatto che il prete ha cercato di corrompere il ragazzo, mons. Seccia, la cui Diocesi era tra i destinatari della messa in mora che la Rete L’ABUSO, per conto del nostro assistito, gli ha inviato il 5 maggio 2018, non ha risposto neppure a quella.

    Forse per l’Istituzione mons. Seccia si sarà anche preoccupato, mentre per il ragazzo non vi è stata nessuna attenzione: né lo ha cercato, né ha tentato di contattarlo per offrirgli aiuto o per approfondire l’accaduto, né ha risposto alla sua lettera.

    L’unica risposta è la minaccia di querela, a meno che quella minaccia non sia rivolta al sacerdote Carmelo Rampino che, non solo ha infangato con il suo comportamento l’istituzione, ma lo ha anche tirato in mezzo “diffamandolo” (almeno stando a quanto dichiarato dal Vescovo stesso).

    Forse potremmo essere di fronte al primo caso in cui la Chiesa riconosce di essere vittima dei suoi preti e chiede loro i danni.

    Redazione