Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Accusa di calunnia, il vescovo “interroga” don Pinetto.  Il sacerdote: “Non so nulla di questa iniziativa della magistratura”

    Accusa di calunnia, il vescovo “interroga” don Pinetto. Il sacerdote: “Non so nulla di questa iniziativa della magistratura”

    SAVONA. «Se si deve denunciare una mancanza lo si fa nell’ambito del presbiterio, dal vescovo o, al massimo (nel caso in cui nè presbi­terio, nè vescovo ascoltino) per casi gravi alla magistratura». Sulla pe­dofIlia l’indicazione era stata chia­rada parte del vescovo Lupi. Un in­vito ai preti savonesi, ormai di qualche mese fa, contenuto in una relazione interna sulle indagini con cui la chiesa savonese aveva scagionato don Pinetto dalle accu­se di abusi sessuali e pedofilia.

    Ieri il contenuto è tornato d’at­tualità dopo che monsignor Vitto­rio Lupi ha deciso di andare afondo e di vederci chiaro anche sull’ accu­sa, sempre nei confronti di don Pie­tro Pinetto, di calunnia verso un ex seminarista (Sandro P.) che lo ave­va denunciato per fatti risalenti a 38 anni fa, in seminario.

    Lupi e Pinetto si sono incontrati negli uffici della diocesi, con loro anche il vicario don Antonio Ferri e il responsabile dell’ufficio stampa diocesano Marco Gervino. Nei me­si scorsi il dossier diffuso nella giornata della Solennità del Sacro Cuore aveva scagionato don Pinet­to. Con una premessa «Sul proble­ma pedofilia prima di accusare pubblicamente un confratello oc­corre essere certi della sua colpe­volezza» si legge nel testo della re­lazione rivolta ai sacerdoti, ma so­prattutto bisogna rivolgersi in pri­ma battuta all’interno della chiesa e non alla magistratura.

    Un’indicazione e un invito netto, da parte di monsignor Lupi. Domenica scorsa don Pinetto, do­po la messa celebràta nella chiesa di San Michele a Celle, aveva ricevuto la telefonata di convocazione

    dal vescovo in persona per avere «chiarimenti» in merito all’accusa di avere calunniato un ex seminari­sta che lo aveva denunciato per abusi sessuali.

    Una denuncia, quest’ultima, poi archiviata per pre­scrizione. I pre­sunti episodi in­fatti risalivano a 38 ani fa Ieri mat­tina negli uffici della diocesi c’è stato il faccia a fac­cia tra Lupi e don Pietro Pinetto, che gestisce la par­rocchia di Celle dopo aver diretto la parrocchia di Noli e ancor prima il seminario di via Ponzone a Savona. A1termine don Pi­netto ha soltanto voluto ribadire «di aver avuto confer­ma della solidarie­tà e vicinanza del· vescovo». Sulla questione dell’indagine a suo carico per la calunnia nei confronti di Sandro P., il sacerdote cellese si è limitato a dire: «Non mi risulta. Personalmente non ho ricevuto nessun atto o avviso che mi comu­nicasse di essere indagato. E il mio awocato (Marco Altamura) mi ha confermato sino a questa mattina (ieri) di non aver ricevuto nessuna comunicazione dalla Procura».

    Il parroco di Celle, ex direttore del seminario, ha riferito al vescovo che nel pomeriggio di ieri ha chie­sto al suo legale di recarsi in Procu­ra per un colloquio con il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro che conduce le indagini su di lui «e chiedere di questa storia del­la calunnia.

    Nella relazione del vescovo di me­si fa, ripresa a margine dell’incon­tro di ieri in diocesi, è ritornata d’attualità la parte riservata pro­prio a don Pinetto. «Per entrare nel merito delle ultime accuse rivolte à don Pinetto si legge nel testo una prima accusa su comportamenti che risalgono a cinquant’anni fa, poco chiari, non facilmente e uni­vocamente decifrabili, e comun­que davvero di non grande rilevan­za. La successiva lettera poi che lo accusava di presunti fatti che sa­rebbero awenuti quasi cinquan­t’anni fa, contiene molti riferimen­ti a persone, luoghi, ecc. Ciò ha con­sentito una verifica di quanto espo­sto. Fatte tutte le indagini in maniera scrupolosa, nessuno di questi riferimenti ha avuto un ri­scontro positivo, non c’è alcun spunto che possa determinare una colpevolezza. Lupi aveva conclu­so la sua relazione con «voglio ri­confermare la mia fiducia e la par­tecipazione alla sofferenza soprat­tutto a don Pinetto».

    Alberto Parodi Il Secolo XIX Savona

  • La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote

    La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote

    La Procura smentisce la diocesi di Savona: “Don Pietro Pinetto è un prete pedofilo” Il vescovo Lupi processi il sacerdote E’ ormai una consuetudine nella diocesi di Savona. Ogni volta che esce un comunicato stampa, non passano 24 ore che viene smentito.

    Ieri il vescovo diceva “A seguito delle indagini condotte dalla Magistratura non hanno trovato riscontro i fatti denunciati.”

    Peccato che fosse una BUFALA.

    La Procura della Repubblica di Savona ha concluso dopo dieci mesi le indagini che vedevano accusato di molestie il sacerdote Pietro Pinetto, per fatti avvenuti nel Seminario Vescovile di Savona.

    I fatti erano già stati segnalati dalla Rete L’ABUSO, sia alla Procura della Repubblica che al vescovo di Savona nel 2010, ma non erano stati presi in considerazione dalla giustizia, in quanto vi era una sola vittima, peraltro prescritta.

    Dal momento che non vi era apparentemente il rischio di ripercussioni in sede penale, il vescovo di Savona pensò bene di far finta di nulla e non intervenne.

    Ma come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non fa il coperchio, e nel marzo del 2013 spuntò un’altra vittima, anche lei per abusi commessi nel seminario e anche lei accusò il sacerdote, rivolgendosi alla Rete L’ABUSO. Come da procedura fu inviata la documentazione alla Procura e fu invitata la vittima a presentarsi spontaneamente alle autorità e denunciare.La vittima denunciò, ma purtroppo anche gli abusi nei suoi confronti sono prescritti; il fascicolo era apparentemente destinato all’archiviazione.

    Ma c’è un colpo di scena, il sacerdote querelò la vittima che lo ha denunciato, Francesco Zanardi portavoce della Rete L’ABUSO e la giornalista Silvia Campese per diffamazione.

    Grazie a questa denuncia, la Procura fu stata costretta ad indagare. Sono emerse altre testimonianze, comprese le denunce fatte all’allora vescovo di Savona Franco Sibilla, che non intervenne. Al momento è stata ritirata la querela nei confronti della vittima Sandro P. ma la Procura della Repubblica di Savona ha rinviato a giudizio il sacerdote. Stavolta l’accusa sarebbe quella di calunnia nei confronti della vittima.

    Resta invece pendente la posizione del portavoce della Rete L’abuso Francesco Zanardi e della giornalista del Secolo XIX Silvia Campese, entrambi querelati dal sacerdote per diffamazione. Ora resta da capire la posizione della diocesi nei confronti del sacerdote, il quale è stato salvato dalla prescrizione, questo per quello che riguarda la legge civile, per quello che riguarda invece la legge canonica il sacerdote può essere giudicato. In un comunicato stampa diramato dalla Diocesi di Savona lo scorso marzo il vescovo aveva dichiarato che se i fatti si fossero rivelati fondati sarebbe intervenuto con fermezza.

    La notizia aveva fatto il giro d’Italia, la promessa solenne fu fatta durante la festa Patronale di Savona proprio dal vescovo, acclamato persino dalle autorità presenti. Bisogna prendere atto che le dichiarazioni della curia sono parecchio divergenti da quello che invece dice la Procura della Repubblica. E’ stato chiesto il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti di una vittima che lo accusava.

    A leggere il comunicato divulgato ieri dalla stessa diocesi, sembrerebbe che le intenzioni del vescovo siano cambiate adesso, malgrado la Procura la pensi diversamente. E sembrerebbe che la diocesi sia disposta a chiudere anche tutti e due gli occhi nei confronti del sacerdote, dando per scontata una innocenza che la Procura smentisce. Per questo chiediamo al vescovo Lupi di essere coerente; inizi un processo canonico a carico di don Pietro Pinetto.

  • Pedofilia, Legionari di Cristo ammettono gli abusi sui minorenni

    Pedofilia, Legionari di Cristo ammettono gli abusi sui minorenni

    La congregazione cattolica ha ammesso che nove dei suoi sacerdoti, incluso il fondatore Marcial Maciel, si sono macchiati di abusi su minorenni in particolare negli Stati Uniti

    ROMA – Pedofilia: la congregazione cattolica deiLegionari di Cristo ha riconosciuto le sue colpe.

    Scrive l’agenzia Asca che i Legionari di Cristo hanno ammesso che:

    “nove dei suoi sacerdoti, incluso il fondatoreMarcial Maciel, si sono macchiati di abusi su minorenni in particolare negli Stati Uniti. La reputazione della congregazione era stata già oscurata nei mesi scorsi dopo le rivelazioni su Maciel, che fondò il gruppo in Messico nel 1941, accusato di aver violentato otto giovani seminaristi e di essere anche padre di un figlio. Padre Sylvester Heereman, direttore generale del gruppo, ha detto che le indagini hanno mostrato “una realtà dolorosa e orribile” e ha promesso tutto il suo impegno per contrastare ogni genere di abuso. Due dei preti sono stati sospesi dall’esercizio sacerdotale e ad altri sette sono state imposte delle “sanzioni personali e riguardanti il loro ministero”.

    Nell’inchiesta condotta secondo la legge canonica erano stati messi sotto esame i comportamenti dei 35 sacerdoti. In 14 casi non si sono riscontrati abusi, mentre altri 10 sono ancora sotto indagine. Uno di quelli verificati è quello di padre William Izquierdo, ex insegnante di una scuola della Legione in Connecticut, fra il 1982 e il 1994, periodo in cui “ha abusato sessualmente di un novizio”. Izquierdo non riceverà alcuna punizione: ha 85 anni, si trova in un “avanzato stato di demenza” e in ogni caso non esercita più il suo ministero dal 2008.

    Una vicenda descritta in modo più approfondito da Vatican Insider su La Stampa:

    In una lettera a tutti i membri dei Legionari di Cristo, padre Sylvester Heerman ha spiegato, dopo l’annuncio del cardinale O’Malley sulla creazione di una commissione speciale per la tutela dei minori nella Santa Sede, i progressi e le linee guide adottate dalla congregazione riguardo alla trasparenza nei casi di abuso sessuale da parte dei suoi membri e anche nella prevenzione di questi drammatici episodi.

    Senza dimenticare di avere presente la figura del loro fondatore, Marcial Maciel Degollado, come avvertimento sulla sofferenza e le ferite provocate da questa piaga, i legionari si preparano al prossimo Capitolo generale, in programma per gennaio prossimo. Per questo motivo, il vicario generale ha spiegato le azioni intraprese dalle autorità della congregazione per la prevenzione degli abusi e nella collaborazione con le autorità civili in assoluta trasparenza. «Il governo generale della Legione – scrive padre Heereman – ha prescritto che in tutti i luoghi nei quali siano presenti mezzi per proteggere l’integrità dei minori affidati alla nostra cura pastorale e per rispondere prontamente e con professionalità ad ogni denuncia».

    La congregazione sta facendo tutto il possibile per rispondere al richiamo della Santa Sede a lottare con più decisione contro i crimini degli abusi sessuali. Padre Heereman ha anche spiegato che nel corso degli ultimi anni si sono creati dei programmi molto precisi per garantire la sicurezza negli ambienti e adottare un ferreo codice di condotta, ma, ha ribadito «la prevenzione di futuri incidenti e la guarigione delle vittime (note e ignote che ci siano) costituiscono la nostra prima priorità. Per ciò, a volte sarà anche necessario che i superiori della congregazione siano collaborativi sulle denunce ricevute e anche sugli esiti delle inchieste».

    Ed è proprio quello che ha fatto oggi il direttore territoriale della Legione in America del Nord, padre Luis Garza, che ha informato sul caso che vede coinvolto padre Guillermo Izquierdo, 85 anni, autore di abusi su un novizio durante gli anni Novanta in Cheshire, negli Stati Uniti. Oltre aver informato le autorità locali, la Legione ha anche chiesto un’indagine indipendente alla società Praesidium Inc., terminata nell’agosto 2013. Le conclusioni sono state presentate e poi esaminate, in ottobre, dal consiglio che si occupano dei casi di abusi nella Legione negli Stati Uniti.

    «Dopo aver controllato quest’informazione, non abbiamo motivi per dubitare che ci sia stato un abuso sessuale contro un minore», ha detto padre Garza, che ha anche informato l’accaduto alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla fine, il pedofilo ultraottantenne, cui è stata diagnostico dai medici uno stato avanzato di demenza senile, ha smesso di esercitare il suo ministero nel 2008 ed è stato trasferito in una casa di riposo.

    «Nonostante il dolore che provocano queste notizie – ha concluso Garza –, sappiamo che condividerle adeguatamente costituisce un paso necessario nel processo di guarigione e nella protezione di coloro che sono sotto la nostra cura pastorale», e per questo motivo «voglio assicurare nuovamente tutti i membri della nostra congregazione, i loro genitori e i suoi familliari, che la Legione di Cristo è fermamente impegnata nel offrire ambienti sicuri nei nostri collegi, seminari e nelle attività giovanile che organizziamo»

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/pedofilia-legionari-di-cristo-ammettono-abusi-minorenni-1740446/

  • SAVONA: Il parroco ora fa il trasloco “A Vicoforte per riflettere”

    SAVONA: Il parroco ora fa il trasloco “A Vicoforte per riflettere”

    «Don Beppe sta facendo trasloco». La voce si è sparsa per tutta Millesimo, ancora sconvolta per le notizie riguardanti il parroco Giuseppe Canavese, temporaneamente sospeso, e trasferito per un «periodo di riflessione»  a Vicoforte, dopo la denuncia per atti osceni. Ed effettivamente c’è un camioncino di fronte alla canonica, ma del sacerdote nessuna traccia.

    Non sono in molti a difendere, ora, quel sacerdote che, giunto a Millesimo alla fine del 2010, non si è mai veramente integrato.

    La famiglia F. frequenta da sempre la chiesa: «Conviene stare zitti. Non avremmo mai pensato che avesse problemi, sembrava un buon sacerdote. Ma certo, noi andiamo in chiesa e poi torniamo a casa». Non usa, invece, mezze misure la signora P., cengese, ma che, con la famiglia, frequenta la parrocchia millesimese: «E’ solo fango gettato addosso ad una persona buona. Ma il Signore sa, e punirà chi lo sta mettendo alla berlina. Può essere stato un atto maleducato quello di fare pipì in strada, ma da lì ad accusarlo di atti osceni».

    Di sicuro c’è che il sacerdote, quel venerdì sera a Savona, era sotto gli effetti dell’alcol. Secondo la sua versione avrebbe solamente cercato di fare pipì vicino ad una pensilina di via Gramsci; chi ha assistito parlerebbe, invece, di un vero e proprio atto di esibizionismo.

    Comunque sia, la maggioranza condanna il prete. Si legge su Facebook, il commento di una ragazza: «”Ragazzi scostumati” diceva. “Ragazze che entrano in chiesa mezze nude” diceva. Ed ora? Che vergogna! E ancora c’è qualcuno che lo difende? “Ricordiamolo per il buon operato fatto”…Ma cosa ha mai fatto per Millesimo, per gli anziani, per chi aveva bisogno?».

    http://www.lastampa.it/2013/12/06/edizioni/savona/il-parroco-ora-fa-il-trasloco-a-vicoforte-per-riflettere-NSyRyncu8e5hja5cxjm0nK/pagina.html

  • Abusi sui minori, doppia morale in Vaticano?

    Abusi sui minori, doppia morale in Vaticano?

    Papa Francesco invoca trasparenza sulla pedofilia clericale, ma la Santa Sede rifiuta di rispondere all’Onu sugli insabbiamenti e le modalità di gestione dei crimini.

    di Federico Tulli

    Secondo la chiave di lettura più diffusa, l’intransigente gesuita Jorge Mario Bergoglio sarebbe stato chiamato a far da papa perché considerato la persona più indicata a raggiungere lo scopo di deviare o quanto meno arginare il flusso letale di notizie e reati “sessuali” e finanziari, veri e presunti, che minacciava la credibilità della Chiesa nel mondo. Dal 13 marzo 2013, a partire dalla scelta del nome Francesco, per diversi mesi non è passato giorno in cui il suo pontificato non sia stato definito “di rottura col passato”. Un passato rappresentato da Giovanni Paolo II, mai incisivo contro la pedofilia, e Joseph Ratzinger, per usare un eufemismo, tardivamente incisivo. Basti citare per entrambi la gestione del caso di Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, segnalato alle gerarchie come stupratore per almeno 50 anni, e “condannato” da Benedetto XVI praticamente solo sul letto di morte a 80 anni suonati.

    La pretesa di pulizia di Bergoglio, invocata pubblicamente anche per i reati finanziari compiuti tra le Mura leonine, è sostenuta con enfasi dai principali media generalisti italiani i quali hanno anche trovato un nesso con le azioni che la magistratura italiana porta faticosamente avanti contro i traffici di denaro di dubbia provenienza che transitano nello Ior. Questo sebbene sia assodato che mai è partita da dentro il Vaticano una sola denuncia. Né prima del 13 marzo 2013, giorno in cui il cardinale Bergoglio è asceso al soglio pontificio e Benedetto XVI è divenuto papa emerito. Né dopo.

    Un silenzio e una linea di condotta che presentano profonde analogie con l’atteggiamento adottato nei confronti della pedofilia clericale da parte delle gerarchie ecclesiastiche in tutto il mondo. Italia compresa, come ha confermato direttamente nel 2010 senza tanti giri di parole il magistrato Pietro Forno, tra i massimi esperti in Europa di questi crimini: «Nessuna denuncia da parte dei vescovi appartenenti alla Conferenza episcopale italiana – disse Forno, in un’intervista che quasi gli costò il posto – è mai arrivata alla magistratura riguardo casi di pedofilia clericale». E come hanno confermato “indirettamente” le Nazioni Unite il 10 luglio 2013 chiedendo alla Santa Sede, l’entità diplomatica della Città Stato, con esplicito riferimento alla Carta dei diritti del fanciullo del 1989, di rivelare i dettagli dei casi delle migliaia di minori che hanno subito abusi all’interno delle istituzioni cattoliche dal 1995.

    In quella occasione la Commissione Onu per i diritti dei bambini ha pubblicato una «lista di argomenti» sui quali si chiedono spiegazioni alla Santa Sede in vista dell’udienza sulla questione che si terrà a Ginevra il 16 gennaio 2014. In particolare è stato chiesto quali misure abbia adottato la Chiesa per assicurare che i preti accusati di pedofilia venissero tenuti lontano dai ragazzi e quale supporto sia stato fornito alle vittime. L’Onu ha preteso anche spiegazioni per i casi in cui i minori «sono stati ridotti al silenzio per minimizzare i rischi che le vicende venissero rese pubbliche».

    L’11 luglio, il giorno dopo l’istanza delle Nazioni Unite, papa Bergoglio ha promulgato il Motu proprio “sulla giurisdizione degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano in materia penale”. La riforma è entrata in vigore il primo settembre scorso, dando attuazione tra le altre cose, alla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo ratificata nel 1989 ma mai applicata.

    La scorsa settimana la Segreteria di Stato vaticana ha spedito a Ginevra una memoria scritta con la risposta alle domande dell’Onu, nella quale – sebbene lo scorso marzo papa Francesco abbia detto chiaro e tondo che la soluzione dei crimini sessuali è vitale per la credibilità della Chiesa – la Santa Sede si rifiuta di fornire le informazioni richieste perché a suo dire i casi di pedofilia clericale erano di competenza dei sistemi giudiziari dei Paesi in cui le migliaia di abusi hanno avuto luogo.

    Nella sua risposta, la Santa Sede ha insistito sul fatto di essere “separata e distinta” dalla Chiesa cattolica romana, e che non è sua prassi rivelare informazioni sulla disciplina religiosa del clero se non espressamente richiesto dalle autorità del Paese in cui il clero offre la sua opera. Non mancando però di sottolineare di aver cambiato i criteri di selezione dei sacerdoti e rivisto la legge della Chiesa per garantire una corretta disciplina del clero in materia di abusi.

    Chi scrive è in possesso della documentazione di 25 pagine spedita il 25 novembre scorso dalla Santa Sede alla Commissione Onu per i diritti dei bambini. Ecco la traduzione italiana dell’abstract.

    In riferimento alla lista delle domande anzidette, la Segreteria di Stato della Santa Sede, nel trasmettere le risposte scritte al CRC/C/VAT/Q/2, ha l’onore di sottolineare alcuni punti essenziali a tale riguardo:

    1) Come ogni altro Soggetto del diritto internazionale, la Santa Sede svolge le sue attività all’interno della comunità internazionale, e allo stesso tempo mantiene la specificità e gli obiettivi stabiliti dal suo sistema giuridico, e secondo la propria giurisdizione interna, come è sempre stato riconosciuto dalla prassi internazionale.

    2) Quando la Santa Sede diventa Stato membro di una Convenzione multilaterale, essa procede alla valutazione necessaria delle norme convenzionali anzidette secondo la propria essenza ed il proprio ruolo di organo centrale della Chiesa Cattolica e a capo dello Stato Città del Vaticano. Inoltre, come è ben noto, la Santa Sede contribuisce offrendo sostegno morale per la effettiva diffusione dei principi delle Convenzioni allo scopo di favorire la determinazione dell’opinio juris (è il convincimento spontaneo di un soggetto, che abbia o meno contribuito all’adozione della norma, che la condotta o i principi stabiliti nella stessa siano giuridicamente obbligatori, n.d.r.), consentendo alle Convenzioni stesse di entrare in vigore più rapidamente, di essere conosciute ed essere efficaci.

    Nel caso specifico della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, la Santa Sede considera questo strumento come il più importante tra le norme del diritto internazionale, rendendo possibile l’uniformità in merito ai livelli di salvaguardia della dignità di ogni bambino, per garantire l’interesse prevalente del fanciullo in ogni condizione e situazione.
    Tuttavia, tenendo in considerazione la sua natura specifica, che si differenzia dalla struttura e dalle finalità degli altri stati membri della Convenzione, la Santa Sede ritiene in buona fede che alcune richieste di spiegazioni da parte della Commissione si riferiscano a situazioni concrete che ricadono al di fuori del diretto controllo della Santa Sede, in quanto si tratta di fatti di cui sono responsabili persone e istituzioni cattoliche presenti in altri paesi. Per questo motivo, ogni interpretazione, valutazione ed azione legale riguardante quei fatti e quelle situazioni rientrano tra le competenze del sistema giuridico degli stati coinvolti.
    D’altro canto, la Santa Sede fornisce tutte le informazioni necessarie richieste dalla Commissione per quanto riguarda ciò che avviene all’interno dello Stato Città del Vaticano, sul cui territorio esercita la sua piena giurisdizione, ed in merito al quale ha pertanto l’obbligo di attuare pienamente la Convenzione e supervisionarne l’applicazione.
    [segue timbro: Segreteria di Stato – rapporti con gli Stati]

  • Salvatore Domolo introduzione

    Salvatore Domolo introduzione

    Alba Montori legge l’introduzione del libro In Nomine Patris di Salvatore Domolo alla presentazione del 28 novembre al mario Mieli di Roma

  • Gli psichiatri Usa sdoganano la pedofilia, da malattia a “orientamento”

    Gli psichiatri Usa sdoganano la pedofilia, da malattia a “orientamento”

    La stampa conservatrice parla già di “mainstreaming della pedofilia”, della sua definitiva normalizzazione. I liberal più militanti esultano per la “destigmatizzazione della pedofilia”. E’ successo che l’Associazione degli psichiatri americani, una delle più importanti associazioni scientifiche del mondo, ha modificato nel suo ultimo manuale la linea sulla pedofilia: non più “disordine” ma “orientamento” come gli altri. In sostanza, le “attenzioni” degli adulti nei confronti dei bambini non sono più considerate un “disturbo”. La decisione è stata subito denunciata dall’Associazione della famiglia americana e va a completare un ciclo di ripensamenti della pedofilia cominciato negli anni Cinquanta.

    Una sorta di evoluzione linguistica che indica però una trasformazione culturale. Nel precedente “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders”, una specie di “bibbia” occidentale per gli psichiatri, il manuale usato per i trattamenti psichiatrici e che si prefigge l’obiettivo di “fornire alla comunità psichiatrica internazionale un linguaggio comune sui disturbi mentali basato sull’evidenza scientifica”, la pedofilia era stata declassata da “malattia” a “disordine”, a un “orientamento sessuale o dichiarazione di preferenza sessuale senza consumazione”. Adesso l’Apa, a tredici anni di distanza dall’ultima revisione del testo, fa un passo ulteriore: “Come l’Apa dichiarò negli anni Settanta che l’omosessualità era un orientamento sotto la forte pressione degli attivisti omosessuali, così ora sotto la pressione degli attivisti pedofili ha dichiarato che il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento”, denuncia l’Associazione cattolica.

    Nel precedente manuale, a cui hanno lavorato oltre mille esperti in psichiatria, psicologia, assistenza sociale, pediatria e neurologia, si considerava “disordine mentale” quello di un molestatore di bambini, se la sua azione “causa sofferenze clinicamente significative o disagi nelle aree sociali, occupazionali o in altri importanti campi”. La pedofilia viene definita “amore intergenerazionale”. Una trasformazione avvenuta sotto la spinta degli studi di Alfred Kinsey, il guru della rivoluzione sessuale occidentale che ha ispirato molti studi psichiatrici in campo sessuale. Nel suo secondo “Rapporto” c’è un paragrafo intitolato “Contatti nell’età prepubere con maschi adulti”, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra adulti e bambini: “E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici”.

    Già nel 1998 il prestigioso Bollettino di psichiatria aveva pubblicato uno studio di tre professori (Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch della Università della Pennsylvania e Robert Bauserman della Università del Michigan) che per la prima volta ridefinivano l’espressione e il significato di “abuso sessuale sui bambini”. Si legge nel volume che “questi studi dimostrano che le esperienze sofferte da bambini, sia maschi che femmine, che hanno avuto abusi sessuali sembrano abbastanza moderate. Essi asseriscono inoltre che l’abuso sessuale su un bambino non necessariamente produce conseguenze negative di lunga durata”.

    Dopo le accuse questa settimana di aver normalizzato la pedofilia, l’Associazione degli psichiatri ha detto che rettificherà il nuovo manuale, distinguendo stavolta fra “pedofilia e disordine pedofiliaco”. Se la seconda resta una patologia psichiatrica, la prima diventerà “un orientamento normale della sessualità umana”. Il discrimine è nella mano che accarezza? Sofismi da parte di chi per anni, nelle aule dei tribunali americani e sui media, ha scatenato la caccia alla chiesa cattolica a suon di psichiatri-testimoni e che adesso considera la pedofilia al pari di ogni altro comportamento sessuale. D’altronde questa è la forza di chi scrive i manuali scientifici: un disturbo psichiatrico non esiste se non c’è nel manuale degli psichiatri americani. E’ il potere di scrivere, letteralmente, la realtà.

    http://www.ilfoglio.it/articoli/2013/11/05/gli-psichiatri-usa-sdoganano-la-pedofilia-da-malattia-a-orientamento___1-v-99671-rubriche_c297.htm

  • LE IMMAGINI CHOC DI UN PRETE PEDOFILO

    LE IMMAGINI CHOC DI UN PRETE PEDOFILO

    Tra alcune settimane , il processo al prete pedofilo Eric Dejaeger si terrà a Nunavut ( territorio nel nord del Canada ) . Il sacerdote è sospettato di atti di libidine multipla e stupro di bambini a partire dal 1970.
    Una troupe televisiva ha visitato il villaggio di Igoolik , dove ha fatto più di 40 vittime. Ha acquisito il filmati di repertorio terribilmente scioccantidove si vede il sacerdote giocare coi bambini sulle ginocchia, in mutande, baciandoli sulla bocca, senza che nessuno interviene, nemmeno l’autore del video.

    “Ero così spaventata che ho obbedito ”
    “Ho dovuto toccare perchè lui mi ha sempre minacciato con un coltello . Non potevo dirlo a nessuno ed ho dovuto procurargli altri bambini. Ero così spaventata che ho taciuto e ho obbedito ” dice una vittima . Per oltre 30 anni il prete ha imposto la sua legge nella comunità Inuit , dove era una figura molto rispettata . “E ‘stata la prima volta che abbiamo visto un uomo bianco , che è più di un prete “, dice un abitante.

    La Chiesa era a conoscenza delle azioni del prete , ma fu tenuto nel silenzio . Per la prima volta , i Padri Oblati nelle Fiandre riconoscono i fatti. Per anni , la congregazione alla quale apparteneva il sacerdote l’ha coperto ed ha fatto in modo che potesse fuggire dal paese . Cardinal Danneels anche lui accusato per complicità nella relazione perchè era a conoscenza del caso dal 2001, arcivescovo emerito di Malines -Bruxelles aveva ignorato una lettera in cui venivano denunciati gli abusi.

    Articolo originale in francese:

    DANS QUATRE SEMAINES, LE PROCÈS DU PRÊTRE PÉDOPHILE ERIC DEJAEGER SE TIENDRA DANS LE NUNAVUT (TERRITOIRE DES INUITS À L’EXTRÊME NORD DU CANADA). CET HOMME, ORIGINAIRE DE ROULERS, EST SUSPECTÉ DE MULTIPLES ATTOUCHEMENTS ET VIOLS SUR DES ENFANTS INUITS À PARTIR DES ANNÉES ’70.

    UNE ÉQUIPE DE TÉLÉVISION DE VTM S’EST RENDUE DANS LE VILLAGE D’IGOOLIK, OÙ IL AURAIT FAIT PLUS DE 40 VICTIMES. ELLE S’EST PROCURÉ DES IMAGES D’ARCHIVES TERRIBLEMENT CHOQUANTES. ON Y VOIT LE PRÊTRE EN TRAIN DE TRIPOTER DES ENFANTS ET EN TRAIN DE LES EMBRASSER SUR LA BOUCHE, SANS QUE PERSONNE N’INTERVIENNE, PAS MÊME L’AUTEUR DE LA VIDÉO.

    “J’AVAIS TELLEMENT PEUR QUE J’OBÉISSAIS”
    “JE DEVAIS LE TOUCHER ET APRÈS, IL ME MENAÇAIT TOUJOURS AVEC UN COUTEAU. JE NE POUVAIS RIEN DIRE À PERSONNE. ET JE DEVAIS ALLER CHERCHER D’AUTRES ENFANTS POUR LUI. J’AVAIS TELLEMENT PEUR QUE JE ME TAISAIS ET J’OBÉISSAIS”, TÉMOIGNE UNE VICTIME. PENDANT PLUS DE TRENTE ANS, L’INDIVIDU A IMPOSÉ SA LOI DANS CETTE COMMUNAUTÉ INUIT, OÙ IL ÉTAIT UNE FIGURE TRÈS RESPECTÉE. “C’ÉTAIT LA PREMIÈRE FOIS QU’ON VOYAIT UN BLANC, QUI PLUS EST UN PRÊTRE”, EXPLIQUE-T-ON LÀ-BAS.

    L’EGLISE ÉTAIT AU COURANT DES AGISSEMENTS DU PRÊTRE, MAIS S’EST MURÉE DANS LE SILENCE. POUR LA PREMIÈRE FOIS, LES PÈRES OBLATS EN FLANDRE RECONNAISSENT LES FAITS. PENDANT DES ANNÉES, LA CONGRÉGATION À LAQUELLE APPARTENAIT LE PRÊTRE L’A COUVERT ET A FAIT EN SORTE QU’IL PUISSE FUIR LE CANADA. LE CARDINAL DANNEELS EN PREND AUSSI POUR SON GRADE DANS LE REPORTAGE. AU COURANT DE L’AFFAIRE DEPUIS 2001, L’ARCHEVÊQUE ÉMÉRITE DE MALINES-BRUXELLES AURAIT ENTRE AUTRES IGNORÉ UNE LETTRE D’ACCUSATION.

    LE REPORTAGE DE TELEFACTS EST À SUIVRE CE MARDI À PARTIR DE 21H40 SUR LA CHAÎNE NÉERLANDOPHONE VTM

  • Sesso con una baby squillo, tutti prosciolti , resta un unico colpevole già condannato in Cassazione: l’ex parroco

    Sesso con una baby squillo, tutti prosciolti , resta un unico colpevole già condannato in Cassazione: l’ex parroco

    Montefano (Macerata), 11 ottobre 2013 – Accusati di un reato infamante, aver avuto rapporti sessuali con una prostituta minorenne a Montefano, hanno impiegato otto anni per uscire da questo impiccio senza conseguenze.

    Si è infatti chiuso con un proscioglimento, davanti alla Corte di appello di Ancona, il processo a carico di sette insospettabili della provincia e dei dintorni. La vicenda aveva coinvolto anche l’ex parroco di Montefano, don Mario Francioni: la baby squillo infatti, una bella marocchina, aveva dichiarato ai carabinieri di aver avuto rapporti sessuali anche con lui.

    Il religioso per questi fatti era stato assolto in primo grado, e poi condannato a un anno di reclusione in appello e poi in Cassazione. Per un altro gruppo di indagati è invece scattata la prescrizione. Restavano questi ultimi sette. Anche loro erano stati assolti in primo grado, a Civitanova, sulla base di una radiografia del polso della baby squillo prodotta dai difensori. Secondo la radiografia, la ragazza avrebbe avuto già diciotto anni al momento dei fatti, dunque non c’era alcun reato. Contro questa assoluzione, il sostituto procuratore Andrea Belli ha fatto appello, menzionando proprio la condanna presa in secondo grado da don Mario Francioni: la vicenda era identica, era in sintesi la tesi dell’accusa, dunque le conclusioni giudiziarie dovevano esserlo altrettanto.

    Ieri si è tenuta l’udienza ad Ancona. In via preliminare però gli avvocati difensori hanno sollevato un’eccezione, contestando il ricorso della Procura: per legge infatti l’appello deve essere motivato specificamente sul caso di cui si tratta, e non fatto con un semplice rimando a una vicenda identica, ma pur sempre distinta.

    La Corte ha accolto l’eccezione, e l’appello è stato dichiarato improcedibile. A questo punto dunque si chiude il capitolo giudiziario per i sette imputati ancora rimasti sotto questa spada di Damocle: Renato Cherubini di Recanati, Giorgio Di Remigio di Cagli, Lorenzo Ricci di Macerata, Giuseppe Giustozzi di Treia, Daniele Sbrollini di Potenza Picena, William Ridolfi di Camerano, Remo Violini di Osimo. In teoria, la sentenza di ieri pomeriggio potrebbe essere contestata in Cassazione, ma i fatti sono prossimi alla prescrizione. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Gabriele Cofanelli, Paolo Carnevali, Giorgio Rossetti, Massimo Pistelli, Giovanni Minestroni e Patrizia Palmieri.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/provincia/2013/10/11/963950-sesso-prostituta-minorenne-montefano.shtml

  • La vergognosa ipocrisia ecclesiastica protegge P. Mansour Labaky

    La vergognosa ipocrisia ecclesiastica protegge P. Mansour Labaky

    da Adista Notizie n. 34 del 05/10/2013 – 37317. BEIRUT-ADISTA. P. Mansour Labaky, prete cattolico-maronita di Beirut, nel Libano, che ha svolto il suo ministero anche in Francia, nel 1990 ha fondato “Lo Tedhal – Non temere”, un «movimento spirituale» che si «propone di essere una scuola di santità», e nel 2005 l’orfanatrofio Kfar Sama Orphanage; è conferenziere di successo; è musicista e autore di vari libri – fra questi L’enfant du Liban (“Il bambino del Libano”) – accolti sempre dal favore della stampa anche laica che ne ha esaltato qualità quali la tenerezza e la liricità, Le Monde compreso.

    Il 23 aprile 2012 è stato condannato, per reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su almeno tre minori all’epoca degli abusi, dal Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Parigi (va detto che è stato denunciato di abusi anche su una ragazza maggiorenne). Le pene inflittegli sono state: «La privazione di tutti gli uffici ecclesiastici»; «l’interdizione di celebrare i sacramenti coram populo», ovvero in pubblico; «una vita di preghiera e penitenza in una comunità religiosa o in altro luogo», in «accordo con la Congregazione per la Dottrina della Fede»; «la perdita della facoltà di confessare»; «l’interdizione di esercitare qualsiasi forma di direzione spirituale, di partecipare a manifestazioni pubbliche o mediatiche», come «di prendere contatto con i media o con le vittime». Il sacerdote ha fatto ricorso a Roma, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il 19 giugno 2013, la Congregazione – tanto si legge in una comunicazione dell’11 settembre scorso del Tribunale ecclesiastico parigino – «ha deciso di rigettare il ricorso», stabilendo che da quella stessa data, il 19 giugno, entravano in vigore le sanzioni inflitte a p. Labaky, la non osservanza delle quali avrebbe comportato per il prete la scomunica.

    Mai pena fu forse più platealmente disattesa. La Alliance Saint Antoine, associazione costituita il 17 gennaio del 2012 in rappresentanza delle vittime di p. Labaky, ha manifestato tutta la sua indignazione nel vedere che il sacerdote condannato ha assistito, il 27 giugno 2013, in forma assolutamente palese, alla presentazione di un libro del fratello Joseph nell’aula magna dell’Università Notre-Dame di Louaizé, in Libano. Occasione in cui inoltre Joseph Labaky ha tessuto pubblico elogio del fratello di cui non poteva ignorare la condanna definitiva appena inflittagli. Ma tanto più l’Alliance prova indignazione in quanto il prete, già condannato per un reato così grave, aveva preso posto in prima fila a poca distanza (precisamente sei poltrone) dal cardinale e patriarca della Chiesa maronita, Bechara Raï; ad un evento pubblico, dunque, al quale il prete pedofilo, impedito dalle sanzioni imposte otto giorni prima, non avrebbe dovuto partecipare. Le foto di tanta contiguità sono visibili non solo sul sito dell’Università (http://ndu.edu.lb/newsandevents/current/labaki/index.htm), ma anche su quello della diocesi di Beirut. L’associazione denuncia perciò «la complicità di Joseph Labaky» e la «compiacenza del presidente dell’Università Notre-Dame», ma esprime soprattutto «profonda incomprensione riguardo al card. Bechara Raï, che accetta di fare da garante con la sua presenza a questa mascherata, rendendo più manifesto il sostegno della Chiesa maronita a un prete pedofilo».

    Eppure dovevano sapere le autorità ecclesiastiche presenti, perché una simile sentenza non poteva che essere stata tempestivamente trasmessa al patriarcato e all’ordinario del luogo, l’arcivescovo di Beirut dei maroniti, mons. Paul Youssef Matar.

    L’Alliance però non vuole ascrivere «la responsabilità di questa gaffe» al patriarca, chiamando invece in causa «gli organizzatori di questa conferenza, perché – motivano – non possiamo immaginare che il card. Raï, così vicino a papa Francesco, ignori che il primo atto di governo di quest’ultimo, è stato di convocare mons. Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chiedendogli di inasprire e accelerare le procedure contro i preti colpevoli di abusi sessuali», esigendo al contempo che si facesse di «tutto per essere a fianco delle vittime, consigliarle, ascoltarle, rispettarle».

    Malgrado l’interdizione del 23 aprile, p. Labaky aveva presentato un suo intervento al ritiro annuale dei giovani sacerdoti del Libano (18-23 giugno 2012), sotto la guida di mons. Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme. Ed un’altra apparizione pubblica risulta il mese prima, il 2 maggio, quando l’allora assistente segretario di Stato Usa per il Medio Oriente e l’ambasciatrice americana in Libano andarono a visitare il Kfar Sama. (eletta cucuzza)