Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Savona – I Gironi Infernali Perpetuati Dai Preti E Protetti Dalla Chiesa (E Non Solo) – Prima Parte

    Savona – I Gironi Infernali Perpetuati Dai Preti E Protetti Dalla Chiesa (E Non Solo) – Prima Parte

    A Savona tutto doveva restare nel più assoluto silenzio. Nell’assoluta impunità. Per la Diocesi gli abusi sessuali sui minori dovevano restare impuniti. Chi finiva vittima di quel girone infernale doveva subire in silenzio. Qualcuno però, alla fine, ha avuto il coraggio di denunciare. Di incoraggiare le altre vittime a denunciare. E questo non è stato tollerato dalla Diocesi che, con i suoi Vescovi, sapeva di don Nello Giraudo (come di altri) e lo (li) proteggeva e protegge.

    Francesco Zanardi ha denunciato. Ha convinto a denunciare chi era stato, come lui, vittima. Ha convinto a parlare di quei fatti, di quelle vergogne, chi nella Diocesi sapeva. Francesco Zanardi, così come don Carlo Rebagliati (l’ex economo che raccontò tutto, e non solo sui prelati pedofili, anche alla Procura della Repubblica) entrarono così in un altro girone infernale.

    Ora qui, in questa prima parte, pubblichiamo ciò che non è mai stato pubblicato. La storia, con gli Atti, delle inchieste a carico di don Nello GIRAUDO e monsignor LANFRANCONI e, con questi, le omissioni della DIOCESI savonese e di quanti altri sapevano ed hanno omesso di impedire che Nello GIRAUDO frequentasse minori, tra campi scout e parrocchie…

    E’ una storia che ha origine nei campi Scout “Savona 10”, dove il prelato Nello GIRAUDO poneva le sue attenzioni e pratiche sui ragazzini. Era il campo scout dove tra i “responsabili” vi erano il fratello di GIRAUDO, Livio, ed uno dei due “capi-gruppo” era Isabella SORGINI, divenuta poi moglie di Livio GIRAUDO e cognata di don Nello GIRAUDO. Livio GIRAUDO poi alla guida dell’ATA, la municipalizzata del Comune di Savona e Isabella SORGINI attuale Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Savona. Due nomi indicati dallo stesso GIRAUDO nelle pagine della sua difesa.

    Una storia che poteva essere stroncata sul nascere se chi aveva responsabilità, dagli Scout alla Diocesi, avessero presentato denuncia contro Nello GIRAUDO. Una storia che – come hanno raccontato le Iene – è stata invece coperta da una cappa di omertà meschina. Al diffondersi delle “voci” (e delle prime denunce!) sugli abusi compiuti dal GIRAUDO, la Diocesi applicava la più perversa pratica che la rendeva complice: tacere nel più assoluto stile omertoso, spostando di sede e funzione il GIRAUDO nella zona del savonese, permettendogli di continuare nella sua vergognosa pratica sui minori.

    Il fascicolo su Nello GIRAUDO viene aperto dalla Procura di Savona nel 2009. Dalle testimonianze raccolte, così come dalle denunce ed esposti presentati, il quadro sui suoi comportamenti diventano evidenti quanto inconfutabili. Evidenti come il fatto che la Diocesi sapeva tutto, così come – dalle stesse memorie difensive di GIRAUDO, prodotte dal noto avvocato Marco RUSSO, esponente del PD – il fatto che una delle vittime certamente “era affidato “per ragioni di cura, educativa, vigilanza e custodia” a Stefano CORSINOVI e Daniela CARINI, nonché a Isabella SORGINI e Sandro FOLCO”.

    Questa storia racconta che Nello GIRAUDO andava ai campi Scout del “Savona 10” sia responsabilità della propria funzione “pastorale”, sia occasionalmente e senza alcuna specifica “missione”. Come detto la Diocesi savonese (così come il Vaticano) sapeva tutto, tanto che, in un carteggio tra il Vaticano ed il Vescovo di Savona-Noli, Vittorio LUPI, tra il 29 marzo 2010 ed il 16 aprile 2010, si legge “mi riferisco al caso del Rev. Nello GIRAUDO, del Clero della Sua Diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minori e che nel 2002 manifestava al Vicariato Generale la propria tendenza pedofila”.

    Dagli Atti interni della Diocesi savonese si apprende che nonostante si sapesse delle pratiche sessuali del GIRAUDO Nello, gli si permetteva di avere continui rapporti con minori e che la principale preoccupazione del Clero fosse che nulla trapelasse sui giornali. Si legge chiaramente, per le stesse affermazioni del Vescovo LUPI, che sul “banco degli imputati” per la Diocesi, non vi era il “povero” Nello GIRAUDO, bensì Francesco Zanardi che denunciava tali fatti e li rendeva noti attraverso gli organi di informazione.

    La Diocesi ha una responsabilità oggettiva negli atti perpetuati da Nello GIRAUDO. E’ chiaramente indicata anche dal GIP di Savona in merito all’ex Vescovo Mons. LANFRANCONI.
    Si legge nell’Ordinanza del GIP di Savona: “alla luce di tutti gli elementi sopra elencati non vi è dubbio che LANFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO e, nonostante spettasse a lui, quale ordinario della Diocesi alla quale detto sacerdote apparteneva, tutelare la comunità dei fedeli (ed in special modo i minori) che venivano a contatto con Don Nello si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà familiari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”. Ed ancora: “insomma, nonostante l’indagato (LANFRANCONI, ndr) avesse il potere ed il dovere di scongiurare la perpetrazione da parte del GIRAUDO di gravi condotte delittuose (quali quelle compiutamente descritte dalle sue vittime ZANARDI Francesco, (…omissis…) o, comunque, di limitarle, nulla fece in tal senso, non agendo neppure al fine di fare giustizia all’interno della societas perfecta costituita dalla chiesa (cfr. le dichiarazioni ex art. 362 CPP rese da Don REBAGLIATI) e rendendosi in tal modo corresponsabile di tali condotte”.

    Il successore del LANFRANCONI alla guida della Diocesi di Savona-Noli, Mons. Domenico “armeria” CALCAGNO, era ben conscio della questione GIRAUDO. Né scrisse a RATZINGER quando questi era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Era nel settembre 2003. Scrive non per annunciare una denuncia all’Autorità Giudiziaria ma per chiedere consiglio. Consigli che non arriveranno, nemmeno quando RATZINGER (già informato) divenne Papa.

    Sono passati 33 anni da quando GIRAUDO venne denunciato la prima volta, appena ordinato sacerdote e nominato vice-parroco a Valleggia. 33 anni passati da quanto (lo si legge nelle stesse carte della Diocesi) “si è verificato il primo, serio inconveniente (incoveniente, sic! ndr): insegnante di religione nelle statali è stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino (tenuto sulle ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile)”.

    In Diocesi (e poi in Vaticano) sanno ma tacciono. Lo sanno per certo i Vescovi con i quali GIRAUDO si è confessato. Scrive il GIP del Tribunale di Savona: “la circostanza (riferita dal medesimo GIRAUDO) che egli avesse confidato “soltanto in confessionale” i suoi problemi ai Vescovi che si erano succeduti alla guida della Diocesi (e quindi al LANFRANCONI), avrebbe impedito a quest’ultimo di denunciare il sacerdote alle autorità competenti, non non di assumere i provvedimenti opportuni atti a scongiurare il compimento da parte dello stesso di atti di pedofilia”.

    La stessa Comunità per Minori che era stata attivata dallo stesso GIRAUDO nell’ambito della propria attività pastorale, è sta chiusa solo a dopo che non venivano più mandati minori a tale comunità.

    In una nota interna della Diocesi savonese si legge che la Comunità veniva vista dal Vescovo CALCAGNO come un pericolo per don GIRAUDO e non invece, come dovrebbe essere, per i minori affidati ad una Comunità gestita da un pedofilo.Testualmente: “Mons. CALCAGNO, giunto a Savona nel marzo 2002, già in angustie perché intuisce il pericolo a cui don Nello (GIRAUDO, ndr) si espone (anche perché continua a gestire la comunità senza un preciso programma educativo), riceve confidenze allarmate di un assistente sociale che gli comunica che vari Comuni hanno deciso di non affidare altri ragazzi alla Comunità”.

    Incalza il GIP di Savona: “triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.”

    GIRAUDO ha evitato il processo patteggiando un anno di reclusione, ma resta aperta la domanda del perché, oltre alla Diocesi, nessuno dei responsabili Scout del gruppo SAVONA 10 (tra cui il fratello di don GIRAUDO, Livio e la SORGINI) abbiano impedito che Nello GIRAUDO – noto già dal 1980 per la predilezione a rapporti sessuali con i minori !!! – frequentasse i campi scout (sia in veste formale, sia in quella informale).

    Resta anche un’altra amarezza, che affronteremo nella seconda puntata, per il fatto che per la Diocesi (e amici fedeli) la “peste” da annientare non erano i pedofili che indossano l’abito talare, ma coloro che aveva avuto la “colpa” di denunciare all’Autorità Giudiziaria il GIRAUDO ed i suoi protettori.

    Monsignor LUPI, attuale Vescovo di Savona, aveva annunciato lo scorso anno che la Chiesa vuole Giustizia, ma l’unica cosa certa è stata la “vendetta” contro chi ha osato rompere l’omertà… ed allora di tutto questo occorre che la comunità venga a conoscenza, diversamente Zanardi e i compagni di sventura, saranno vittime per la seconda volta.

    Savona – I gironi infernali perpetuati dai preti e protetti dalla Chiesa (e non solo) – Seconda parte


    PER APPROFONDIRE

  • “Ho tentato di denunciare quel prete ma dopo 20 anni il reato è prescritto”

    “Ho tentato di denunciare quel prete ma dopo 20 anni il reato è prescritto”

    La storia di Diego, vittima del viceparroco della chiesa nel cui oratorio andava a giocare. Un’infanzia cancellata, gli incubi che si rincorrono, fino alla decisione di raccontare tutto alla madre. Poi la terapia da uno psichiatra che ha solo lenito il dolore. “Sono andato dal sacerdote e gli ho ricordato quello che era successo. Ma lui è stato impassibile. Non ha mai ammesso. Mi ha invitato a pregare. Come un povero malato di mente”. Inutile il ricorso alla magistratura. Un’assurdità che riguarda centinaia di vittime private della giustizia per un reato odioso

    NAPOLI – “Faceva molto caldo quel pomeriggio, la scuola era quasi finita. Ricordo ancora come ero vestito: un paio di pantaloncini e una canottiera di spugnetta blu. Il prete mi invitò a casa sua. Io accettai. In camera da letto mi chiese di sedermi vicino a lui, poi cominciò a toccarmi. Non capivo cosa mi stava facendo: ero solo un bambino, per me lui era come un Dio. Mentre mi baciava, diceva che mi amava. Lo accontentai”.

    Diego (così lo chiameremo con un nome ovviamente di fantasia, ndr ) nasce nel 1975 in un quartiere alla periferia di Napoli. Cresce frequentando l’oratorio del suo quartiere, come tanti altri bambini della sua età. I suoi genitori sono molto cattolici. Nel 1986 si iscrive alla scuola media del suo rione. Di lì a pochi mesi, per cinque lunghi anni, diventerà l’oggetto delle attenzioni  sessuali di don S. M., suo insegnante di religione. Del sacerdote useremo solo le iniziali, come sono indicate su un video pubblicato su Youtube. Il dolore ha impresso nella memoria di questo ragazzo ogni dettaglio di quei momenti. La sua infanzia è stata cancellata. Ogni ricordo precedente rimosso e lui condannato a una vita di angoscia. La sua storia è nota ed è stata diffusa dalla rete “L’Abuso”, una struttura impegnata contro le violenze sessuali degli uomini di chiesa. Ci ha voluto contattare ancora una volta per ribadire e rilanciare non tanto quell’incubo che lo assilla ormai da oltre vent’anni ma per sollevare un problema che riguarda decine se non centinaia di vittime come lui: la prescrizione del reato di pedofilia dopo 15 anni per il codice civile e 20 per quello penale. Un’assurdità se si pensa che chi subisce violenze sessuali di solito è un bambino, non ha la forza, la lucidità, la forza di denunciare l’abuso e chi lo ha commesso. Soprattutto se si tratta di un sacerdote, di un uomo di chiesa, a cui ci si confida e ci si affida. “Avrei voluto farlo anni dopo”, ci racconta il nostro testimone. “Ma i carabinieri hanno potuto solo raccogliere la mia testimonianza senza procedere ad una vera denuncia. Mancavano le prove. Ma il reato, anche se fosse stato dimostrato, era comunque caduto in prescrizione. Non avevo altra scelta: continuare a convivere con i miei fantasmi e rinunciare ad ogni più piccola forma di giustizia”.

    In quegli anni cruciali, il viceparroco diventa amico di famiglia e inizia a frequentare la casa di Diego. “Arrivava e scherzava con mia madre e i miei fratelli mentre io rimanevo in un angolo”, ricorda. Il prete convince il ragazzino a non confessare a nessuno il loro segreto. Ma negli anni il silenzio diventa insostenibile: “Stavo sempre peggio. Una sera mi sentii malissimo e fui portato in ospedale. Vomitavo, non riuscivo a respirare. Ero convinto che stavo per morire. Ero disperato e decisi di confessare tutto a mia madre”.
    La donna si allarma. Conosce suo figlio. Come ogni madre. saa che non sta mentendo, che non è un mitomane. Non si tratta di un pessimo scherzo, di una vendetta, di una fantasia morbosa di un ragazzino troppo sveglio. Diego dice il vero. Ha bisogno di aiuto. Su consiglio della madre, il ragazzo contatta lo psichiatra Alfonso Rossi, un primario in pensione con una grande esperienza “sul campo”.

    Ricorda oggi il professionista: “Arrivò da me nell’ottobre del 2009 in un profondissimo stato di angoscia, con un’aggressività mal gestita, ripetendo continuamente di voler parlare ma non riuscendovi mai. Ogni tanto si alzava e andava a vomitare nel bagno”. Passano i mesi, le sedute continuano tra sforzi sfibranti, progressi e nuove regressioni. Lo psichiatra insiste. Ottiene i primi risultati. Fino alla svolta decisiva. Mesi dopo. Diego riesce finalmente a raccontare gli abusi subiti da bambino. Su consiglio dello psichiatra nel giugno 2010 il ragazzo presenta una denuncia presso la caserma più vicina ma riceve la prima delusione: il reato è ormai prescritto. Per lo Stato quel prete non ha mai compiuto gli abusi e non può essere sottoposto alla giustizia ordinaria.

    Il giovane non si dà pace. E’ convinto che almeno la Chiesa possa risarcirlo. Non dal punto di vista economico ma spirituale, psicologico. Si rivolge anche al vescovo ausiliare di Napoli, Lucio Lemmo. Senza successo. Con una telecamera nascosta cerca il suo carnefice con l’intento di farlo confessare, ma inutilmente. “Andai là anche per fargli capire come mi aveva ridotto, lui mi trattò con fastidio come se non fosse un problema suo, riuscì anche a farmi recitare l’”Ave Maria” insieme a lui”, racconta Diego.

    Nel 2011, con non poche difficoltà, il medico riesce a farsi ricevere dal vescovo in persona. Redige una breve relazione sulle condizioni del ragazzo che così si conclude: “Ho segnalato questo drammatico caso umano alla Chiesa perché lo ritenevo soprattutto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo morale di cittadino e cattolico. […] Gradirei molto che il giovane venisse sottoposto a una valutazione clinica da un professionista di Loro fiducia che possa valutare i rapporti causali tra gli eventi delittuosi e lo stato attuale di Diego, augurandomi che possiate acquisire gli elementi necessari per intraprendere un percorso di giustizia e garanzia per le altre fragili e future vittime”.

    Di lì a poco anche il giovane verrà ricevuto in Curia, racconta i fatti al vescovo che li annota promettendogli che quanto da lui denunciato verrà inviato a Roma. Poi i contatti con la diocesi si interrompono. Nel 2012, popo ripetute richieste di spiegazioni da parte anche della famiglia di Diego, la Curia, a firma della segreteria del vicariato, risponde che il vescovo non ha più tempo per ricevere il giovane. Si legge nella missiva: “Gentile Sig.[…] in merito alla sua richiesta di poter incontrare il Vescovo, Le comunico che sarà molto difficile poterla accontentare perché i suoi impegni di Curia ed altro gli impediscono di poter continuare gli incontri con lei”. Diego sente di vivere un secondo tradimento: “Non sono stato creduto nonostante anche il mio psichiatra abbia spiegato i fatti molto chiaramente, quell’uomo pericoloso sta ancora in mezzo ai ragazzi mentre io non ho ricevuto il minimo sostegno spirituale”.

    Contattando il vescovo, spiega lo psichiatra, Diego chiedeva di essere riabbracciato dalla sua Chiesa, che però non sembra disponibile a farlo. Nell’estate del 2012 il ragazzo scopre che il sacerdote è stato allontanato dalla parrocchia e ne è profondamente sollevato: “Il mio interesse era soprattutto quello di evitare che quell’uomo facesse del male ad altri ragazzini”. Un mese fa, grazie a Francesco Zanardi e alla rete “L’Abuso”, Diego viene a sapere che don S. M. nell’anno scolastico 2012-2013 ha regolarmente insegnato in una scuola professionale pochi chilometri fuori Napoli: “Mi è crollato il mondo addosso, niente di quello che avevo fatto era servito. Avevo l’impressione che la Chiesa in questo modo autorizzasse non solo gli abusi fatti a me da quel sacerdote, ma la pedofilia in generale” spiega Diego.

    Il prete, è stato per molti anni animatore spirituale di un importante movimento ecclesiale per la diocesi di Napoli e nel 2012, poco prima di essere “allontanato” ha accolto nella sua parrocchia per l’ultima stazione di Quaresima un importante esponente del mondo ecclesiastico, accompagnandolo durante la processione penitenziale e concelebrando con lui la messa. Diego nel frattempo si è sposato, ha avuto due bambini. Ha tentato di riprendere una vita normale. “Ma è servito a poco”, ammette adesso. “Quella violenza mi perseguiterà per sempre”.

    In Italia dall’ottobre 2012 a seguito delle ratifica della convenzione del consiglio d’Europa per la protezione dei minori, cosiddetta di Lanzarote, si è proceduto alla modifica di alcuni articoli del codice di procedura penale e il termine della prescrizione per questo tipo di reati è stato innalzato da 10 a 20 anni. Ma lo psichiatra Alfonso Rossi spiega che reati del genere dovrebbero rimanere imprescrittibili, perché la possibilità di maturare un senso di giustizia per il danno subito arriva moltissimi anni dopo la violenza. La prescrizione non cancella soltanto il reato ma qualsiasi possibilità per la vittima di riconciliarsi con le istituzioni che non l’hanno saputa proteggere. “Il ragazzo, per stare meglio oggi, avrebbe bisogno di un atto di giustizia riparatore” spiega lo psichiatra che lo ha avuto in cura.

    La storia di Diego parla di una Chiesa impreparata a gestire il caso, apparentemente attenta a proteggere esclusivamente il proprio sacerdote. Don S. M. è stato allontanato dalla sua parrocchia, ma il suo nome continua ad essere proposto agli istituti scolastici, nonostante la possibilità per il vescovo, in base alle norme concordatarie, di revocarne eventualmente l’idoneità all’insegnamento della religione. Oggi il ragazzo, soffre di violenti attacchi di panico e diverse malattie psicosomatiche: “Non c’è un giorno che io non pensi a quello che mi è capitato, nè una notte in cui non sogni quei terribili momenti. Continuo a chiedermi perché proprio io? Purtroppo nel mio cuore so che non sono stato l’unico e che ci sono altre vittime”.

    Negli Stati Uniti, il governatore democratico della California Gray Davis firmò nel 2002 una legge che sospendeva per un anno tutti i termini di prescrizione per i reati di abuso sessuale. La legge permise di avviare diversi procedimenti contro l’arcidiocesi di Los Angeles consentendo alle vittime già prescritte da molti anni, di ottenere risarcimenti milionari. In Italia, una volta iniziato il processo in primo grado, il termine di prescrizione non decade . Secondo l’avvocato Sergio Cavaliere che collabora con la rete “L’Abuso”, l’imprescrittibilità del reato su minori sembra essere l’unica soluzione alla richiesta di giustizia delle vittime che troppo tardi maturano la coscienza del male ricevuto. “E’ tempo che la società si faccia carico anche delle vittime e non solo del reo, in questa vicenda sono loro ad essere condannate ad anni di oblio. Che differenza c’è tra chi uccide una persona e chi ne uccide la sua mente, condannandola a una vita di sofferenza estrema?”, gli fa eco lo psichiatra Alfonso Rossi. Da questo punto di vista la prescrizione appare come una barbarie e abolirla un atto inevitabile di civiltà.

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/23/news/preti_pedofili-63549187/

  • Pedofilia, cos’ha chiesto l’Onu al Vaticano e perché

    Pedofilia, cos’ha chiesto l’Onu al Vaticano e perché

    Il Vaticano dovrà rendere conto all’Onu per numerosi casi di pedofilia da parte di membri del clero nel mondo. La Commissione per i diritti del bambino ha chiesto di presentare un rapporto sugli abusi commessi dal clero nel mondo e delle misure prese per contrastare il fenomeno, visto il dilagare preoccupante del fenomeno e le diffuse e pluridecennali coperture da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Il Vaticano, che è membro non osservatore della commissione Onu, ha infatti sottoscritto la Convenzione sui diritti dei bambini nel 1990: ciò implica che debba rendere conto sul tema alle Nazioni Unite.

    Il Sommo Pontefice sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri

    La Santa Sede aveva sottoscritto la Convenzione con alcune riserve, come l’accettazione del family planning solo con i “metodi naturali” che “considera moralmente accettabili” (quindi non pillola e preservativo, ma Ogino-Knaus e simili). Inoltre “interpreta gli articoli della Convenzione in una prospettiva che salvaguardi il primario e inalienabile diritto dei genitori” specie per educazione, associazione, religione e privacy. Soprattutto, dichiara che l’applicazione del documento sia “compatibile in pratica con la particolare natura dello Stato della Città del Vaticano e delle fonti della sua legge oggettiva”. Ovvero l’articolo 1 della legge fondamentale del 7 giugno 1929, motu proprio di Pio XI, in cui si proclama che “il Sommo Pontefice sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario”.

    La Santa Sede intende l’applicazione della Convenzione anche sulla base dei limiti posti dalla sua “legislazione in materia di cittadinanza, accesso e residenza”. Nella dichiarazione che correda le riserve, il Vaticano ci tiene a precisare che con l’accesso alla Convenzione “non intende prescindere in ogni modo dalla sua specifica missione che è di carattere religioso e morale”. Lo stesso comitato delle Nazioni Unite nel 1995 aveva riconosciuto il passo importante del Vaticano, ma aveva sollevato alcune questioni proprio sulle riserve. In particolare sul “pieno riconoscimento” del bambino come “soggetto di diritti”, per “la discriminazione tra bambini che può sorgere nelle scuole e nelle istituzioni cattoliche, specie dal punto di vista del genere”, per la “insufficiente attenzione” per l’educazione alla salute dei bambini e per il family planning.

    Monsignor Massimo De Gregori, membro della missione diplomatica della Santa Sede a Ginevra, e il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi minimizzano. Ma il Vaticano risulta attenzionato sul protocollo opzionale della Convenzione, riguardante “vendita di bambini, prostituzione minorile e pornografia minorile”. Dovrà rendere noti i dati sugli abusi e sulle misure prese, anche risarcimenti e assistenza alle vittime entro il 1 novembre 2013, come richiede la list of issues della commissione, visto che il precedente rapporto del Vaticano non ha chiarito alcuni punti. I rappresentanti d’Oltretevere saranno auditi presso la Commissione il prossimo gennaio. L’ente dell’Onu chiede “informazioni dettagliate su tutti i casi di abusi commessi da membri del clero”, “alla luce del riconoscimento da parte della Santa Sede” del fenomeno, negli ultimi anni del pontificato di Benedetto XVI e con le mosse recenti di Francesco. Si allude al coinvolgimento delle diocesi, che hanno insabbiato e coperto molti casi, non di rado con il trasferimento parroci e pretendendo il silenzio dalle famiglie per evitare che si appellassero alle autorità civili e scoppiasse lo scandalo pubblico.

    Da anni si tenta di avere un rapporto dettagliato dal Vaticano

    Dopo decenni di abusi, le associazioni che difendono le vittime come Snap hanno ottenuto che l’Onu si rivolgesse al Vaticano. Tra i soggetti che hanno portato queste istanze in sede internazionale e permesso che finalmente si chiedesse trasparenza c’è anche laNational Secular Society, organizzazione laicista britannica. Keith Porteous Wood, esponente umanista all’Onu, spiega che da anni si tenta di avere un rapporto dettagliato dal Vaticano. L’International Humanist and Ethical Union (di cui fa parte anche l’Uaar) ha presentato una serie di osservazioni sul report firmato dalla Chiesa cattolica, evidenziando come venissero meno gli obblighi sottoscritti con la Convenzione. Come ricorda Wood, la commissione di Ginevra ha interpellato quindi alcuni testimoni supportati proprio dagli umanisti. Tra i temi trattati, anche il trattamento indegno nelle case Magdalene in Irlanda, riservato alle “ragazze perdute” dalle suore. Il loro ordine religioso, proprio ieri, ha comunicato che non verserà denaro nel fondo di compensazione destinato a risarcire le vittime.

    Sforzo per rendersi più credibile e umano nei confronti dell’opinione pubblica

    Il papa ha usato parole forti per condannare gli abusi commessi da preti e ha promesso pulizia. Come fatto tardivamente dal suo precedessore, analogamente agli scandali che coinvolgonol’Istituto per le opere di religione, si tratta dell’ennesima promessa di soluzione che fa seguito a un’insistente sollecitazione esterna. Vero è che negli ultimi mesi il Vaticano ha iniziato un grosso sforzo per rendersi più credibile e umano nei confronti dell’opinione pubblica, con molte dichiarazioni concilianti di Bergoglio. Sarebbe auspicabile che lo facesse anche sulle questioni più importanti e in maniera concreta: cambiando l’atteggiamento nei confronti dei religiosi colpevoli di abusi e collaborando efficacemente con la giustizia. È compito anche delle associazioni laiche e dell’opinione pubblica stimolare la Chiesa affinché si prenda le sue responsabilità senza atteggiarsi a vittima di complotti e strumentalizzazioni.

    La redazione

    http://www.uaar.it/news/2013/07/17/pedofilia-onu-vaticano/

  • PEDOFILIA TRA IL CLERO: L’AJA RIGETTA LA RICHIESTA DI INCRIMINAZIONE DI BENEDETTO XVI

    PEDOFILIA TRA IL CLERO: L’AJA RIGETTA LA RICHIESTA DI INCRIMINAZIONE DI BENEDETTO XVI

    CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. La Corte penale internazionale dell’Aja ha rigettato la richiesta dell’associazione statunitense di vittime degli abusi sessuali perpetrati dal clero, Survivors Network of those Abused by Priests (Snap, nata negli Usa 23 anni fa, con quasi 10mila aderenti), di mettere sotto accusa Benedetto XVI e alcuni cardinali per crimini contro l’umanità (v. Adista n. 69/11).A renderlo noto, il 31 maggio scorso, lo stesso Snap. «Le questioni descritte nella vostra comunicazione non appaiono ricadere sotto la giurisdizione della Corte», ha detto un rappresentante della Corte al gruppo legale no profit che rappresenta lo Snap, il Center for Constitutional Rights, autore della denuncia nel settembre 2011, secondo la quale Ratzinger e il suo entourage avrebbero messo in atto politiche che avrebbero consentito al fenomeno degli abusi di dilagare e, per questo motivo, avrebbero dovuto essere sottoposti a un processo per crimini contro l’umanità.Nessuna sorpresa per il responso della Corte da parte della Sala Stampa vaticana: «Abbiamo sempre pensato che avrebbero risposto in questo modo», ha affermato p. Federico Lombardi all’agenzia Cna (14/6) .
    Le vittime non si arrendono
    Lo Snap e il Center for Constitutional Rights, però, non si arrendono e il 18 giugno hanno presentato una denuncia per violenze e abusi sessuali nella Chiesa al Comitato dei Diritti del Bambino delle Nazioni Unite. Le ong presenteranno un rapporto sulla «crisi mondiale» delle violazioni contro i minori all’interno della Chiesa in un incontro privato con i rappresentati del Comitato dell’Onu, in attesa della celebrazione della 65.ma sessione il prossimo gennaio. «Il comitato – si legge in un comunicato stampa delle ong – ha anche chiesto al Vaticano che presenti un rapporto sull’applicazione della Convenzione dei diritti del Bambino, che ha sottoscritto». «Il fatto che un comitato delle Nazioni Unite abbia convocato il Vaticano a trattare i diritti dei bambini, compreso il diritto a non essere sessualmente violato o sfruttato, dà una speranza ai sopravvissuti agli abusi», ha detto (el Espectador, 18/6) la presidente dello Snap Barbara Blaine, lei stessa vittima di abusi da parte del proprio parroco, a Chicago. La Chiesa, ha aggiunto David Clohessy, direttore dell’organismo, «non è in grado di risolvere questa crisi. Il silenzio non funziona. Bisogna giudicare coloro che hanno commesso gli abusi e che hanno acconsentito a conservare il silenzio». Da questo punto di vista papa Francesco non ha ancora fatto passi concreti, ma solo «gesti simbolici e segni di umiltà e povertà»: «È necessario che agisca».In questa prospettiva, è indispensabile che i documenti di Vatileaks siano consegnati alla polizia e sottoposti al processo giudiziario, ha affermato la rappresentante del Center for Constitutional Rights Pamela Spees: «Non devono essere conservati in Vaticano». E questo perché occorre garantire la sicurezza dei bambini: «Anche oggi migliaia di essi potrebbero essere in pericolo», ha affermato Blaine. (ludovica eugenio)
  • Pedofilia, i dati dell’arcidiocesi di Milwaukee vanno online

    Pedofilia, i dati dell’arcidiocesi di Milwaukee vanno online

    Il giudice del processo per bancarotta ordina la pubblicazione in Rete oltre 6mila pagine in cui si snodano le vicende dei 42 sacerdoti accusati di abusi su minori.

    Sbatti il prete pedofilo in prima pagina. Anzi, in homepage. Il Vaticano procede a colpi ditrasparenza e spinge le sue sedi locali a fare altrettanto. Le mosse di papa Francesco cercano di arginare i tanti, troppi scandali che continuano ad attraversare l’universo cattolico. Leggi alla voce Ior. Anche per questo – ma come esito di un’ordinanza del giudice, a dire il vero – l’ arcidiocesi di Milwaukee, nel Wisconsin, ha reso pubblici ieri migliaia di documenti legati allo scandalo degli abusi sessuali commessi dai propri preti sui minori nel corso degli ultimi decenni. Sono disponibili sul sito ufficiale dell’arcidiocesi. Una sorta di VatiLeaks fai-da-te.

    Abusi sessuali di cui sono cominciate a fioccare denunce nei primi anni Duemila e che s’intrecciano astrani movimenti finanziari. Per esempio, fra i file – oltre 6mila pagine – spuntano fuori anche quelli relativi al cardinale Timothy Dolan, al momento arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale americana ma fra 2002 e 2009, all’epoca di alcuni dei fatti contestati, nella stessa posizione proprio a Milwaukee. Pare che abbia spostato quasi 57 milioni di dollari in un fondo fiduciario per la manutenzione dei cimiteri spingendo di fatto la sua sede verso la bancarotta. Per Jeff Anderson, avvocato di 500 vittime di abusi, Dolan avrebbe messo al sicuro quei soldi per evitare eventuali problemi e questioni legali. Non a caso, nel 2011 l’arcidiocesi ha dichiarato fallimento, come altre sette sedi nel resto degli Usa, bloccando di fatto ogni risarcimento. In una lettera datata 2007, lo stesso capo dell’arcidiocesi chiese al Vaticano il permesso di spostare quel denaro, per fornire “ una maggioreprotezione di questi fondi da ogni rivendicazione e responsabilità legale”. Permesso accordato un mese dopo.

    Un resoconto impietoso dei passaggi oscuri dell’ arcidiocesi statunitense i cui vertici degli ultimi vent’anni sono accusati di aver spostato preti altrove (è il caso di Daniel Budzynski o di Raymond Adamsky) e aver appunto messo al sicuro più fondi possibili, preferendo sfasciare i conti e affidarsi al famoso Chapter 11 della legge fallimentare a stelle e strisce piuttosto che lasciare denaro a disposizione di eventuali condanne di risarcimento. I fatti ruotano intorno alle vicende che riguardano ad esempio uno dei più noti preti pedofili statunitensi, il reverendo Lawrence Murphy, sospettato di aver abusato di 200 ragazzi in 25 anni d’insegnamento alla Scuola di San Giovanni per sordi di San Francis in Wisconsin. Ma anche il suo collega Sigfried Widera, sotto processo per 42 capi d’imputazione per pedofilia sia in Wisconsin che in California. Per la cronaca, entrambi sono morti.

    Dati, quelli rilasciati ieri e valutati con un certo sollievo da parte di vittime e loro legali, che arrivano fino a ottant’anni fa e includono fascicoli personali di 42 sacerdoti accusati di soprusi su bambini. Ma non mancano deposizioni legali (dello stesso Dolan, in un altro ex arcivescovo, Rembert Weakland, e di un vescovo ausiliare in pensione, Richard J. Sklba) e, a quanto pare, una valutazione su tutte: Dolan avrebbe tentato in ogni modo di sopire gli scandali spingendo i sacerdoti accusati a lasciare l’abito in cambio di soldi ed evitando accuratamente di dare seguito alle indicazioni che arrivavano da San Pietro, tuttavia anche quelle piuttosto lente. È il caso delle dimissioni del reverendo John O’Brien, spinto a dimettersi in cambio di alcune decine di migliaia di dollari. C’è anche da dire che fra i dati figurano alcune lettere, firmate dall’ex arcivescovo, nel quale egli chiede al Vaticano, quasi in un sussulto di indignazione, pene più severe per i preti accusati di pedofilia. Insomma, un atteggiamento altalenante portato alla luce dalla clamorosa quantità di numeri e informazioni.

    http://daily.wired.it/news/internet/2013/07/02/pedofilia-chiesa-dati-milwaukee-462782.html

  • Pedofilia rapporti sessuali con minori prete accusa 9 religiosi

    Pedofilia rapporti sessuali con minori prete accusa 9 religiosi

    (AGI) – Roma, 25 giu. – Incontri sessuali con ragazzi (minori e non), quasi sempre di nazionalita’ romena, che potevano avvenire anche nei locali di una chiesa. Incontri per i quali le giovani vittime, spesso in difficoltà economiche e senza il supporto della famiglia, ricevevano somme tra i 150 e i 500 euro.

    Sulla denuncia choc presentata ai carabinieri l’8 marzo scorso da don Patrizio Poggi, sospeso ‘a divinis’ dopo la condanna definitiva a 5 anni per violenza sessuale (finita di scontare nel 2008), la procura di Roma sta lavorando per individuare riscontri e capire se i nove religiosi tirati in ballo abbiano effettivamente un ruolo in questo giro di pedofilia.

    Don Poggi si sarebbe deciso a raccontare tutto all’autorità giudiziaria perchè animato “dal dovere di tutelare la Santa Chiesa e la comunità cristiana essendo a conoscenza di gravi fatti che ne minano l’integrità e le normative canoniche e penali”. La sua collaborazione sarebbe maturata “dopo una lunga riflessione interiore e dopo un percorso doloroso di abusi e soprusi che ho superato grazie alla fede che mi guida e non sono mosso da rancori o rivalse nei confronti di alcuno in quanto sacerdote”.

    Intanto, però, i religiosi chiamati in causa da don Poggi lavorano nelle parrocchie dei quartieri della Pisana, della Magliana, della Pineta Sacchetti, della Cassia, dell’Alessandrino, e di San Giovanni. Due hanno attualmente incarichi importanti e uno fa l’insegnante di religione (e venne anche sfiorato da una vecchia indagine sulla pedofilia).

    Don Patrizio ha puntato il dito contro ex carabiniere, che, coinvolto in un altro filone sulla prostituzione minorile, patteggiò la pena. Proprio l’ex militare è stato indicato nella denuncia come “l’organizzatore e il promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile, e in particolare minorile, attraverso la quale reperisce soggetti anche minori che introduce in Italia e che mette a disposizione di clienti tra i quali sacerdoti”.

    L’ex carabiniere avrebbe incontrato e selezionato ragazzi dalle storie disperate all’interno di un locale vicino alla stazione Termini. Stesso ‘modus operandi’ sarebbe stato attribuito al gestore di un’agenzia di modelli e attori e all’amministratore contabile di una parrocchia che, invece, avrebbero reclutato i giovani in locali e discoteche frequentate da omosessuali, in saune e centri benessere.

    Stando a don Poggi, l’ex carabiniere, poi, sarebbe coinvolto “nel commercio clandestino di ostie consacrate acquistate da aderenti a sette sataniche”. Il religioso ha persino raccontato di aver subito molestie negli anni Ottanta quando era seminarista a Firenze: l’autore degli abusi sarebbe “un prete che – si legge nella denuncia mostrata questa sera dal tg de La7 – aveva tra i suoi fedeli anche Pietro Pacciani e Mario Vanni”, i compagni di merende coinvolti nell’indagine sugli omicidi del mostro di Firenze.

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/201306252015-cro-rt10344-pedofilia_rapporti_sessuali_con_minori_prete_accusa_9_religiosi

  • [Diritto all’oblio] Minacce di ritorsioni legali dall’avvocato del pedofilo don Roberto Berti

    [Diritto all’oblio] Minacce di ritorsioni legali dall’avvocato del pedofilo don Roberto Berti

    Gentile signor Domenico,

    credo di essere stato il primo ad essere contattato e minacciato dall’avvocato di “don” Roberto Berti, forse a causa della posizione occupata sul motore di ricerca google dalla pagina relativa al suo “assistito”.

    Premetto che per motivi personali non sto più seguendo ed aggiornando il blog e solo per un caso fortuito ho letto l’email inviatami dall’avvocato del Berti.

    Purtroppo il “diritto all’oblio” non è regolamentato da nessuna legge ed è a discrezione del giudice valutare le presunte violazioni caso per caso e, vista la condanna inflitta alla testata giornalistica “PrimaDaNoi”, ho ritenuto opportuno rimuovere i contenuti, lasciando una nota di sarcasmo, piuttosto che imbattermi in una battaglia legale che dovrei combattere da solo.

    Ovviamente, il fatto che certi personaggi, come il Berti,  possano rivendicare un tale diritto è assolutamente vergognoso, ma rischiare di regalare soldi a un pedofilo, riconosciuto come tale dall’arcivescovo di Firenze, sarebbe ancor più umiliante, sia per le vittime (vedendo il loro aguzzino addirittura premiato da uno Stato che non ha preso alcun provvedimento per i suoi crimini), sia per me stesso.

    Invero, è un assoluto paradosso: le vittime, per quanto ne sappia, non sono state risarcite, ma il pedofilo potrebbe addirittura reclamare danni perché non viene dimenticato il suo crimine a causa degli articoli pubblicati online.

    Il rischio oggettivo è che a termine del suo periodo di “cura”, ossia fra circa 3 anni, questo criminale venga considerato riabilitato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (che riesaminerà il caso) e, come di solito accade, reinserito in un ambito parrocchiale di un paesino semi-sconosciuto, dove potrebbe riprendere gli abusi.

    Ricordiamo che la pedofilia, secondo studi recenti, non è curabile. Solo la Chiesa fa finta di non saperlo, anzi: per molti prelati non si tratta neanche di un crimine, ma di un mero peccato.

    Mi rendo perfettamente conto che dando seguito alle richieste (anche se sarebbe più consono parlare di minacce) si sta creando un precedente con il quale qualsiasi pedofilo potrà seguire l’esempio del sacerdote e richiedere l’eliminazione di articoli a lui scomodi, ma è necessaria una presa di posizione netta da parte di tutti contro il (ridicolo) diritto all’oblio rivendicato da chi abusa di bambini.

    In realtà, sarebbe più opportuno chiedersi se le vittime potranno mai dimenticare gli attimi atroci nei quali questo criminale abusava di loro.

    Evidentemente non interessa all’avvocato, né all’aguzzino e, forse, non interesserebbe neanche a un giudice.

    A loro interessa solamente che ci si dimentichi di un pedofilo.

    Dando seguito alla sua richiesta di contattare altri soggetti potenzialmente interessati alla vicenda, mi permetto di utilizzare questa mail a tale scopo, con la speranza che quanto sta accadendo non passi inosservato, invitando chiunque avesse bisogno di ulteriori informazioni a contattarmi.

    Grazie

  • Prete pedofilo italiano, accusato in Brasile perché offriva i minori a lui affidati per turismo sessuale, viene protetto dalla chiesa e nascosto in Mozambico.

    Prete pedofilo italiano, accusato in Brasile perché offriva i minori a lui affidati per turismo sessuale, viene protetto dalla chiesa e nascosto in Mozambico.

    RIO DE JANEIRO – Un prete italiano che gestiva un ricovero per bambini di strada in Brasile, è stato accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi per anni e di aver favorito il turismo sessuale. Padre Clodoveo Piazza, ora lavora come missionario in Mozambico, è stato accusato insieme ad un altro ex direttore del gruppo no-profit Organizzazione Aiuto Fraterno, un gruppo privato con sede in Salvador.

    Lidivaldo Britto, procuratore capo dello stato di Bahia nel Brasile nord-orientale, ha detto che almeno 10 ragazzi sono stati abusati sessualmente per diversi anni, mentre Piazza gestiva il gruppo. Britto ha detto che “Piazza oggi sta lavorando con i bambini in Mozambico, e questo è preoccupante per noi. Dobbiamo avvertire la comunità internazionale, e stiamo inviando a loro una copia delle accuse per l’Ambasciata in Mozambico. Abbiamo paura che i bambini siano in una situazione di grande pericolo.

    ” Piazza ha trascorso trenta anni in Brasile lavorando con i bambini. Dal 2001 al 2006 ha lavorato per i programmi del governo dello stato Bahia per combattere la povertà e la disuguaglianza. Britto dice che Piazza ha lasciato nel 2007 il Brasile per fare il lavoro di missionario in Mozambico.Britto ha detto che un giudice ora ha deciso di richiedere l’estradizione o un mandato di cattura all’Interpol. Accuse anche contro Marcos de Paiva Silva, un altro ex direttore dell’Organizzazione aiuto fraterno. Secondo la legge brasiliana, Silva è libero in attesa di processo fino a quando un giudice ordinerà la sua prigionia. Funzionari cattolici della Chiesa in Brasile hanno confermato che Piazza era un sacerdote, ma hanno rifiutato di commentare il caso. Un portavoce del gruppo no-profit non ha voluto dare una risposta. L’avvocato Gamil Foppel, ha raccontato al quotidiano Jornal do Comercio di Salvador che egli rappresentava Piazza.

    Il procuratore Britto conferma i bambini implicati in abusi sessuali da parte di visitatori stranieri senza essere però in grado di identificarli. Britto ha detto “I ragazzi … ci hanno detto che un elevato numero di stranieri avrebbe visitato l’istituto nel corso degli anni. Arrivavano e sceglievano un bambino portandolo a dormire con loro”. “I bambini hanno dormito nudi con loro e sono stati vittime di abusi sessuali.” Su un sito web della filiale italiana della Guida dell’Organizzazione Fraterna dice che Piazza “è conosciuto e amato in tutta l’America Latina per il suo lavoro a favore dei bambini di strada e giovani che hanno un disperato straits. ” Nel 2005, il Gruppo si è aggiudicato una borsa di $ 600.000 dalla banca di sviluppo nazionale del Brasile per istituire quattro nuovi centri in Salvador. Se verranno condannati per abusi sessuali e favoreggiamento dello sfruttamento sessuale, Piazza e Silva potrebbero dover scontare fino a 10 anni di carcere.

    Purtroppo però anche se il Papa è cambiato le usanze criminali della chiesa cattolica non sono cambiate affatto. Stando al sito dei Gesuiti infatti Padre Clodoveo Piazza è ancora in mezzo ai bambini in una delle tante “missioni benefiche”. Lo scorso 3 maggio, il Padre Superiore della Compagnia di Gesu è andato in visita proprio in Mozambico dove il prete si è rifugiato e gode delle coperture della chiesa cattolica. Questo è ciò che emerge proprio dallo stesso sito dei Gesuiti che lo cita senza troppe preoccupazioni.

    Francesco Zanardi
    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • E’ morto Don Rebagliati, il prete che denunciò i preti pedofili a Savona

    E’ morto Don Rebagliati, il prete che denunciò i preti pedofili a Savona

    Savona e i preti pedofili: l’inchiesta sulla diocesi “omertosa” Savona. E’ impietoso il ritratto della diocesi savonese che esce dall’inchiesta del quotidiano “La Repubblica” (così come dalle due puntate de “Le Iene” dedicate al tema) sui casi di pedofilia che sarebbero stati coperti dalla chiesa all’ombra della Torretta.

    Tutto nasce dalle accuse di Francesco Zanardi, oggi 43enne, anch’egli vittima delle “attenzioni” deviate di don Nello Giraudo, accuse che trovano poi supporto in quelle di don Carlo Rebagliati, ex economo della diocesi, mancato qualche tempo fa, ridotto allo stato laicale dopo aver avuto il coraggio di “parlare”, anche e soprattutto situazioni poco chiare riguardanti la gestione finanziaria della diocesi (sulle quali c’è un altro filone d’inchiesta ancora aperto). “Vogliono farmi fuori” sono le parole di don Rebagliati, sulla cui omosessualità e sieropositività, da quanto si legge nell’inchiesta di Repubblica, la Curia ha chiuso un occhio, ma solo fino a quando non è diventato un testimone scomodo.

    “Don Rebagliati ha avuto trattamento esemplare — racconta Zanardi nel video di Repubblica tv — Denunciato dopo aver denunciato gli abusi dei sacerdoti savonesi è stato indagato lui stesso e prosciolto dall’accusa di istigazione alla prostituzione. Denuncia che lo ha screditato: don Carlo aveva 65 anni ee era malato, togliendogli la parrocchia e riducendolo allo stato laicale, cosa gli rimaneva? Solo lo stipendio dato dall’istituto di sostentamento al clero, un’ottima arma di ricatto”. In ballo ci sono 32 anni di una vicenda sconvolgente per una città di provincia come Savona, vicenda che vede alcuni sacerdoti pedofili approfittare del loro ruolo all’interno di gruppi scout, ma anche di case di accoglienza e centri in cui i minori avrebbero dovuto essere ancor più tutelati, per abusare ripetutamente dei bambini.

    “Emergono le coperture date a don Barbacini, insegnante al liceo classico Chiabrera, già condannato una decina di anni fa per episodi analoghi, ma arrivano anche nuove testimonianze — si legge nell’inchiesta di Repubblica — E alla fine anche don Nello Giraudo, nel frattempo ridotto allo stato laicale ma accolto in un convento in qualità di cuoco e factotum, verrà condannato. Lui che abusò di Zanardi quando era poco più che bambino, patteggia un anno per l’unico episodio che la Procura riesce a salvare dalla prescrizione. Tre vescovi finiscono nel mirino, i monsignori Sanguineti, Lafranconi e Calcagno che si sono succeduti a cavallo tra la fine degli anni 90 e il decennio successivo”.

    Quel don Calcagno che, con una lettera del settembre 2003 all’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger, lo informava del caso di don Giraudo, chiedendo di spostarlo altrove evitando “per quanto possibile, che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”. Don Giraudo sarà affidato alle cure “di un religioso psicologo” e la diocesi si salva così dallo scandalo. Oggi, Zanardi chiede che don Calcagno non partecipi al Conclave e chi ha coperto i preti pedofili paghi.

  • Papa Francesco: “Lobby gay e corruzione in Vaticano”, Ma la lobby della stampa omertosa italiana nasconde la notizia

    Papa Francesco: “Lobby gay e corruzione in Vaticano”, Ma la lobby della stampa omertosa italiana nasconde la notizia

    Lobby gay, il Papa denuncia. Ma i telegiornali non danno la notizia
    Le parole del Pontefice pronunciate il 6 giugno scorso durante un’udienza privata nel Palazzo Apostolico vaticano vengono ignorate dai principali tg italiani. Eppure la notizia aveva già fatto il giro del mondo
    di Francesco Antonio Grana | 11 giugno 2013

    La notizia che non c’è. L’affermazione di Papa Francesco sull’esistenza di una “lobby gay” in Vaticano fa il giro del mondo ma non c’è né nel Tg1 delle 20, né nel Tg2 delle 20,30 e nemmeno nel Tg5 delle 20 di questa sera. Il principale telegiornale della Rai nell’edizione delle 20 ha mandato in onda il servizio di Aldo Maria Valli, già trasmesso alle 13,30, sulle frasi di Papa Francesco sui soldi nella Chiesa pronunciate nella Messa mattutina delle 7 di oggi e rilanciate dall’agenzie di stampa intorno alle 11 di stamane. Anche per il Tg2 le notizie vaticane si fermano alle affermazioni di Bergoglio sulla povertà che deve caratterizzare la Chiesa cattolica.

    Nelle notizie del telegiornale che scorrono sullo schermo si fa menzione soltanto delle frasi della Messa mattutina a Santa Marta. Della “lobby gay” neanche l’ombra. Sulla stessa linea il Tg5 delle 20. Il conduttore Giuseppe De Filippi si limita a leggere le frasi del Papa sulla povertà della Chiesa mentre vanno in onda le immagini dell’udienza generale di mercoledì 5 giugno in piazza San Pietro e quelle dell’Angelus di domenica scorsa. Eppure mentre i tg Rai e Mediaset vanno in onda, le affermazioni forti di Papa Francesco, pronunciate il 6 giugno scorso durante un’udienza privata nel Palazzo Apostolico vaticano, e rese pubbliche dal sito cileno Reflection and Liberation, fanno il giro del mondo e vengono riprese dai principali siti dei quotidiani italiani e stranieri, oltre che dalle principali agenzie di stampa internazionali.

    @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/11/lobby-gay-papa-denuncia-ma-telegiornali-non-danno-notizia/623690/

    La denuncia di papa Francesco: “In Vaticano esiste una potente lobby gay”
    La rivelazione di Bergoglio durante l’incontro con i rappresentanti della Confederazione latinoamericana e dei Caraibi dei religiosi e delle religiose (Clar), svoltosi a Roma il 6 giugno scorso. Padre Lombardi: “Riunione privata, no comment”
    di Francesco Antonio Grana | 11 giugno 2013

    Più informazioni su: Gay, Jorge Mario Bergoglio, Joseph Ratzinger, Papa Francesco, Vaticano, Vatileaks.
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    “In Vaticano esiste una ‘lobby gay‘”. Parola di Papa Francesco. Secondo quanto si legge sul sito cattolico latinoamericano Reflection and Liberation, infatti, durante l’incontro tra il Pontefice argentino e i rappresentanti della Confederazione latinoamericana e dei Caraibi dei religiosi e delle religiose (Clar), svoltosi in Vaticano il 6 giugno scorso, Bergoglio ha ammesso l’esistenza di una “lobby gay” in Vaticano, riconoscendo, inoltre, che esistono numerose difficoltà che ostacolano la riforma della Curia romana dove è presente anche una “corrente di corruzione”.

    La riforma della macchina curiale, auspicata dalla grande maggioranza dei cardinali durante le dieci congregazioni generali che hanno preceduto il conclave, è per Papa Francesco “un’impresa difficile”. Secondo la sintesi dell’incontro, durato quasi un’ora, riportata dal sito, il Pontefice ha confidato ai suoi interlocutori: “Nella Curia ci sono persone sante, davvero, ma c’è anche una corrente di corruzione. Si parla di una ‘lobby gay’, ed è vero, esiste. Noi dobbiamo valutare cosa si può fare”. Interpellato dalla France presse, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha dichiarato: “E’ stato un incontro privato, non ho commenti da fare”.

    Non si sa se, non essendo il cardinale Bergoglio un assiduo frequentatore dei palazzi vaticani, queste informazioni l’attuale Papa le abbia tratte dal voluminoso dossier Vatileaks redatto dai tre “cardinali 007″ di Benedetto XVI, Julián Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi. Già in quella vicenda si era parlato di una forte “lobby gay” presente in Vaticano, e in particolare nella Segreteria di Stato, notizia che alcuni vescovi italiani confermano a ilfattoquotidiano.it. Secondo alcune indiscrezioni emerse alla fine del febbraio scorso, tutto ruoterebbe attorno alla violazione di due comandamenti: non commettere atti impuri e non rubare, ovvero sesso e soldi.

    In particolare, proprio la scoperta della presenza di una “lobby gay” all’interno del Vaticano avrebbe scioccato maggiormente Benedetto XVI, già intenzionato a rinunciare al pontificato, come confidato diversi mesi prima della vicenda Vatileaks al fratello maggiore Georg. Anche don Andrea Gallo, nel suo libro-testamento su Papa Francesco, pubblicato subito dopo il conclave, aveva scritto che nella Chiesa esiste “una lobby omosessuale molto forte: un gruppo di vescovi che nasconde la propria omosessualità e la sublima non nella castità bensì nella ricerca del potere; cercano di allungare la catena che li unisce creando altri vescovi omosessuali”. Intanto, proprio oggi esce in libreria il nuovo volume di Papa Francesco intitolato “Non lasciatevi rubare la speranza” (Libreria Editrice Vaticana) che raccoglie tutte le catechesi del mercoledì e le riflessioni domenicali pronunciate prima del Regina Coeli nel tempo pasquale.

    @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/11/vaticano-denuncia-di-papa-francesco-in-vaticano-esiste-lobby-gay-molto-potente/623370/