Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Licata

  • Il peccato originale

    Il peccato originale

    di Federico Tullli – Anche oggi proseguiamo nella nostra ricerca sulle radici ideologiche della pedofilia, un crimine che in Occidente si consuma da 2500 anni sotto la copertura culturale che comincia con Platone, Socrate e Aristotele e prosegue nel mondo romano prima e quello a tradizione cristiana e cattolica poi fino ai nostri giorni.

    Disse lo psichiatra Massimo Fagioli durante un dibattito pubblico nel 2010: “Una madre deve essere consapevole che il figlio ha nascita e identità. Non è identità adulta, non ha la parola, non cammina, però è un’identità. Quella del bambino è una identità di pensiero. Mentre nella cultura millenaria il bambino al massimo è considerato un animale. Con il conseguente, terribile, battesimo dei cattolici. Come se il neonato fosse una bestia che soltanto loro rendono umano”.

    È questa la violenza invisibile che nega la realtà umana del bambino che sta alla base di quella cultura che ancora oggi giustifica e quindi legittima la pedofilia.

    Riguardo gli «stupratores puerorum», il Cristianesimo segna una cesura radicale nella cultura romana molto ben raccontata da Eva Cantarella nei suoi libri, ma solo perché per la dottrina dei cristiani l’unico rapporto secondo natura è quello che porta alla procreazione. L’aver avuto dei rapporti “con” bambini o poco meno che adolescenti non deve essere stato però così tanto esecrabile nemmeno per i cattolici della prima ora poiché non impediva di diventare Papa. Lo stanno a testimoniare i diciassette pontefici pedofili (tra cui pure qualche santo) che si contano tra il 336, con san Damaso, e il 1555 con Giulio III di cui abbiamo parlato in una delle precedenti puntate.
    Del resto la sanzione stabilita nel Concilio di Elvira del 305, cui vanno incontro gli «stupratores puerorum», consiste nel divieto perpetuo di fare la comunione. Una sanzione già blanda di per sé che non facciamo fatica a immaginare raramente applicata. Perché? Ma perché l’essere umano è peccatore per natura. Quindi ogni violenza che subisce è considerata un’espiazione.

    A chi chiedeva: «Perché Iddio permette la morte degli innocenti?» Bartolomeo Spina, maestro del Sacro Palazzo, nel 1523 rispondeva: “Dio opera con giustizia. Perché se essi non muoiono a causa dei peccati commessi, muoiono pur sempre perché colpevoli del peccato originale”.

    Se alla parola “morte” sostituiamo “stupro” (idea niente affatto peregrina stante il livello di distruzione psichica che subisce un bimbo o una bimba violentata), l’equazione è risolta. La pedofilia è un omicidio psichico ha detto la pediatra e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia Bios e Psiche Maria Gabriella Gatti.

    Con l’idea di peccato originale ogni omicidio, ogni violenza trova nella cultura che propala questa idea di peccato originale, una sua giustificazione. E ogni omicida e violentatore, trova riparo.

  • Stati Uniti – Troppe cause per abusi: la diocesi di San Francisco dichiara bancarotta

    Stati Uniti – Troppe cause per abusi: la diocesi di San Francisco dichiara bancarotta

    L’arcidiocesi cattolica di San Francisco, in California, ha presentato ieri istanza di bancarotta, vista l’impossibilità di gestire gli oneri determinati dalle oltre 500 cause giudiziarie per abusi sessuali su minori risalenti anche a decenni fa.

    L’iniziativa, si legge in una nota pubblicata sul sito dell’arcidiocesi, «è necessaria per gestire e risolvere le oltre 500 cause legali per presunto abuso sessuale su minori intentate contro l’arcivescovo cattolico di San Francisco ai sensi del California Assembly Bill 218, che ha consentito di presentare entro il 31 dicembre 2022 denunce vecchie di decenni, che altrimenti sarebbero prescritte».

    L’istanza è stata presentata a nome dell’arcivescovo Salvatore J. Cordileone alla Corte fallimentare del Distretto settentrionale della California, sostenendo come la procedura fallimentare sia «la soluzione migliore per fornire una compensazione giusta ed equa ai sopravvissuti innocenti e a quanti hanno subito danno».

    Essa infatti «fermerà tutte le azioni legali contro l’arcivescovo cattolico di San Francisco mentre l’arcidiocesi sviluppa un piano di riorganizzazione basato sui beni e sulla copertura assicurativa disponibile da utilizzare per risolvere i reclami con i sopravvissuti agli abusi».

    «La triste realtà è che l’Arcidiocesi non ha né i mezzi finanziari né la capacità pratica per discutere individualmente tutte queste denunce di abuso, e quindi, dopo molte considerazioni, ha concluso che il processo di fallimento era la soluzione migliore per fornire un risarcimento giusto ed equo ai sopravvissuti innocenti che sono stati feriti», ha affermato l’arcivescovo Cordileone.

    «È il modo migliore per portare la soluzione tanto necessaria ai sopravvissuti, consentendo allo stesso tempo all’arcidiocesi di continuare la sua sacra missione verso i fedeli e i bisognosi. Dobbiamo cercare la purificazione e la redenzione per guarire, soprattutto i sopravvissuti che hanno portato contro di loro il peso di questi peccati per decenni».

    Secondo lo stesso Cordileone, la maggior parte degli abusi imputati all’arcidiocesi di San Francisco risalgono al periodo compreso tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, e hanno coinvolto sacerdoti che nel frattempo sono deceduti o sono stati privati dell’ordine.

    https://www.cdt.ch/news/mondo/troppe-cause-per-abusi-la-diocesi-di-san-francisco-dichiara-bancarotta-325505

  • Dalai Lama chiede a bimbo ‘succhiami la lingua’, poi si scusa – Video

    Dalai Lama chiede a bimbo ‘succhiami la lingua’, poi si scusa – Video

    Il Dalai Lama si è scusato dopo la pubblicazione sui social di un filmato che lo ritrae mentre bacia un ragazzo sulle labbra e gli chiede di “succhiargli la lingua”.

    L’ufficio del leader spirituale tibetano ha dichiarato di volersi scusare con il ragazzo e la sua famiglia “per il dolore che le sue parole possono aver causato”.

    “Sua Santità desidera scusarsi con il bambino e la sua famiglia, oltre che con i suoi numerosi amici in tutto il mondo, per il dolore che le sue parole possono aver causato”, si legge in una dichiarazione pubblicata su Twitter ufficiale, come riportano i media internazionali. “Sua Santità prende spesso in giro le persone che incontra in modo innocente e scherzoso, anche in pubblico e davanti alle telecamere. Si rammarica di questo incidente”, prosegue il messaggio.

    Il video in questione, diventato virale, è stato ripreso durante un evento il 28 febbraio scorso, quando l’87enne Dalai Lama ha parlato a un gruppo di studenti nel tempio Tsuglagkhang di Dharamshala, nel nord dell’India. Nel filmato si vede un ragazzino che si avvicina a un microfono e chiede al leader spirituale buddista: “Posso abbracciarti?”. Il Premio Nobel per la Pace invita il bambino sul palco, dicendo: “Prima qui”, e indica la sua guancia, che il bambino bacia. E prosegue: “Poi penso anche qui”, e indica le sue labbra. Il Dalai Lama avvicina poi il mento del bambino verso di sé e lo bacia sulle labbra.

    Nel video si sentono risate e applausi. I due si toccano con la testa, prima che il Dalai Lama tiri fuori la lingua e dica: “E succhiami la lingua”. Quando i due si abbracciano, più avanti nel video, il Dalai Lama fa il solletico al bambino sotto le ascelle.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/04/10/dalai-lama-chiede-a-bimbo-succhiami-la-lingua-poi-si-scusa_20cc1295-69ab-473d-9bfe-2e08cbedc558.html

  • Patriarcato: quanto conta la sudditanza ideologica nel non raggiungimento o nella negazione dei diritti?

    Patriarcato: quanto conta la sudditanza ideologica nel non raggiungimento o nella negazione dei diritti?

    Uno dei motivi non da poco per cui in Italia non si denuncia l’abuso minorile e non, ha uno stretto legame con l’ancora radicata cultura patriarcale del paese.

    Mentre se pur sgradevole il rapporto tra una bambina (nelle donne adulte spesso spacciato per consenziente) ed un adulto maschio, è “tollerato” in quanto rappresenta nell’immaginario collettivo e culturale del paese, il caso dell’autorità maschile che esercita un suo “diritto”, rendendo quasi “pretestuosa” la “polemica” perché la fanciulla era minorenne, spesso “aggravata” dal fatto che questa fosse anche in balia dello sviluppo e, magari, a legittima difesa “provocante”…

    Dall’altro lato dello squilibrio, si nota invece quando la vittima è un ragazzino e lo stupratore una donna adulta, malgrado i moltissimi casi, praticamente nessuna denuncia. Spesso addirittura un vanto per chi subisce. Quasi come se in questo caso cambiasse nella psiche della vittima un qualcosa che non è legato realmente alla psiche e al trauma effettivo, ma che è accolto meglio culturalmente, quindi non si riflette nell’apparenza in modo negativo.

    La situazione di chi poi si riconosce o non si riconosce, a seguito di molestie sessuali da parte del suo stesso sesso, che sia sia omosessuale e ancora più complesso nella seconda. Una cosa che non dovrebbe essere un problema in una società civile in quanto si sta denunciando un crimine subito, la propria sessualità non conta, tranne che per i pregiudizi ideologici, ma di fatto pesa come nelle precedenti due situazioni.

    Tre situazioni che sistematicamente notiamo pesare spesso nelle denunce che pervengono in associazione. Situazioni che creano un ulteriore ostacolo alla libertà della denuncia, spesso anche a comprendere in tempi procedibili dalla giustizia, il crimine subito.

    Un unico punto di partenza culturale, che si fonda su basi ideologiche di certo poco democratiche e rinnegate da qualunque convenzione civile nel pianeta, ma ancora in voga in Italia, con un peso tristemente ancora notevole.

    Ci troviamo di fronte al caso di persone che a fronte di una Costituzione democratica mai applicata, dove dovrebbero circolare per il paese, anche se ignoranti tutelati dai diritti, restano invece vittime di stupro e successivamente delle stesse Istituzioni dello Stato.

    Per via di un pregiudizio culturale che va rispettato, ma non può negare come sta facendo i diritti ed essere di ostacolo (per timore del giudizio) alla denuncia di un crimine.

    F.

  • Chiesa e abusi, in Francia 60 mila euro di risarcimento alle vittime

    Chiesa e abusi, in Francia 60 mila euro di risarcimento alle vittime

    La Chiesa francese ha presentato, circa due giorni fa, un documento che esplicita a quanto ammontano i risarcimenti alle vittime di violenze da parte di preti e religiosi. Secondo quanto viene riportato dalle fonti, i criteri si basano sulla scala di valutazione già applicata da altre conferenze episcopali, e vengono però applicati i principi della giustizia civile già in pratica nei tribunali francesi.

    La cifra massima disposta è di 60 mila euro a vittima, spiega Marie Derain de Vaucresson – presidentessa dell’istituto indipendente di riconoscimento e riparazione (Inirr). Secondo quanto si apprende da Le Figaro, si tratta di un grande passo avanti, operato tra l’altro dai vescovi stessi. Già da tempo, infatti, era stato affidato ad una commissione indipendente (la CIASE) il compito di analizzare i dati degli archivi storici diocesani, così da rilevare l’espansione del fenomeno della pedofilia negli ultimi 70 anni della Chiesa.

    “Un gesto che può aiutare a voltare pagina”

    Le analisi avevano portato alla luce decine di migliaia di vittime, tanto che i dati rilevati erano stati contestatati dalle realtà ecclesiali. Proprio con l’emersione di questi dati, però, l’episcopato francese, nell’ultima riunione a Lourdes, aveva deciso di indennizzare le vittime di abusi.

    Le Figaro spiega che attualmente solo poco più della metà delle 735 vittime ha chiesto il risarcimento in denaro. Ad ogni modo, l’Inirr ha stabilito anche altri metodi di risarcimento e riconoscimento delle vittime – quali una cerimonia simbolica o percorso di accompagnamento atto al superamento del trauma.

    Attraverso dunque la “scala di gravità della situazione”, l’Inirr stabilisce tre tipi di criteri per effettuare una valutazione dei vari casi: gli atti di violenza sessuale; le mancanze nella prevenzione o nel trattamento da parte della Chiesa; le conseguenze sulla salute. Viene inoltre preso in considerazione anche il ruolo della Chiesa al momento dei fatti – così come anche quanto le autorità ecclesiastiche abbiano voluto insabbiarli o addirittura negarli.

    Sulla questione si è espresso anche padre Stéphane Joulain, psicoterapeuta. “La questione del riconoscimento è molto delicata”, ha esordito padre Joulain. E ha chiarito anche che, sebbene sia “un elemento significativo, rimane davvero simbolico”. “Naturalmente, un simbolo non sarà mai equivalente al trauma subito. Ma questo gesto può comunque aiutare a voltare pagina”, ha infine sottolineato il sacerdote.

    Chiesa e abusi, in Francia 60 mila euro di risarcimento alle vittime

  • Focolari-Francia: rapporto finale sugli abusi

    Focolari-Francia: rapporto finale sugli abusi

    Con qualche mese di ritardo – la consegna era prevista entro la fine del 2021 – è stato pubblicato il 30 marzo 2022 il rapporto finale dell’inchiesta indipendente condotta dalla GCPS Consulting sulla vicenda riguardante «i casi di violenza sessuale su minori commessi da JMM [Jean-Michel Merlin], ex focolarino consacrato residente in Francia» (cf. qui su SettimanaNews).

    Le vittime al centro

    «Il compito di questa indagine indipendente – si legge nella sintesi del rapporto, che è pubblicata e disponibile anche in italiano (qui) – era ascoltare le vittime e raccogliere ulteriori testimonianze, oltre a indagare se ci fossero state omissioni, insabbiamenti o silenzi da parte dei responsabili del Movimento».

    GCPS Consulting – a cui l’inchiesta era stata affidata il 23 dicembre 2020 dai responsabili del Movimento dei Focolari – è un organismo indipendente «la cui missione è da sempre quella di aiutare le istituzioni a migliorare i loro sistemi di prevenzione e segnalazione degli abusi», si legge nel comunicato pubblicato sul sito ufficiale dei Focolarini (qui). «Su richiesta delle vittime» – si legge ancora nel comunicato – l’inchiesta è stata affidata a un organismo indipendente, seguendo la decisione e lo spirito della Conferenza episcopale francese, che nel 2019 ha incaricato la CIASE, «con il solo obiettivo di porre le vittime al centro delle priorità e del lavoro dell’inchiesta».

    Il Movimento ha voluto – quale ulteriore forma di garanzia per le vittime – che l’inchiesta e la stesura del rapporto fossero supervisionate da una figura terza e indipendente, senza alcun rapporto col Movimento, nella persona dell’alto funzionario di stato Alain Christnacht (la cui relazione è disponibile qui in italiano).

    Le conclusioni

    Oltre al rapporto completo (di un centinaio di pagine, disponibile qui), GCPS pubblica anche una sintesi del lavoro svolto, del metodo seguito e dei risultati raggiunti. I quali – per il caso specifico oggetto d’indagine – sono perentori: attraverso racconti «credibili e affidabili» di vittime di abuso e di altri testimoni che coprono un arco temporale di oltre 30 anni (1963-1998), «l’Indagine Indipendente è giunta alla conclusione che JMM è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, includendo quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri».

    Le vittime direttamente accertate per via di denuncia sono 26 (di altre 11 si sospetta, avendone ricevuta notizia indiretta). La commissione indipendente si è preoccupata di ascoltare anzitutto i loro racconti e di verificarne la credibilità. L’inchiesta è giunta alla conclusione che «tutti gli abusi denunciati hanno avuto luogo in condizioni che l’Indagine indipendente etichetta come “ascendente psicologico”», dove appunto l’abuso psicologico (di coscienza) ha accompagnato quello sessuale in un contesto di relazioni «caratterizzate da significativi squilibri di potere».

    Il tratto manipolatore di Jean-Michel Merlin emerge dai racconti sia delle vittime, sia delle loro famiglie sia anche dei suoi responsabili all’interno del Movimento, «che per anni furono a conoscenza della situazione soltanto in minima parte». Le responsabilità del Movimento vengono però chiaramente riconosciute nel rapporto: non diversamente da quanto accadeva in altri ambiti ecclesiali, anche il Movimento dei Focolari – scrive la commissione – «per molto tempo si è preoccupato più di proteggere gli abusatori e la propria reputazione piuttosto che sostenere le vittime», contribuendo talora «a far sentire in colpa le vittime» e lasciando per anni Jean-Michel Merlin «nella stessa posizione di autorità, permettendogli di abusare del suo potere».

    Per delineare il contesto nel modo più completo possibile, la commissione ha raccolto anche altre denunce di abuso interne ai Focolari (non collegate al caso Merlin) – di carattere non solo sessuale, ma anche psicologico, spirituale ed economico-finanziario – ricavandone che il profilo degli abusatori è «spesso simile a quello di JMM, persone carismatiche idolatrate dagli altri, considerate centrali, intoccabili, moralmente irreprensibili e degne di fiducia». Aspetto che denuncia l’esistenza di «situazioni di abuso sistematiche che erano e sono tuttora note ai responsabili fin dai primi tempi del Movimento ma che non sono state affrontate».

    «Vi chiediamo PERDONO»

    In una Lettera (qui il testo), pubblicata alla vigilia della presentazione del rapporto (29 marzo), la presidente del Movimento, Margaret Karram, e il copresidente (e responsabile per le questioni morali), Jesus Moran, si sono rivolti ai focolarini di Francia e di tutto il mondo, in modo particolare alle vittime. Riconoscendo il valore del lavoro svolto dal team che ha elaborato l’inchiesta («concluso con professionalità e competenza» dopo più di un anno), i responsabili del Movimento accolgono «un risultato che non può non provocare dolore, vergogna, pentimento».

    «Con questa lettera vogliamo innanzitutto rivolgerci alle vittime di abuso di JMM e ad altre vittime, che sono tra di noi, all’interno della nostra famiglia: ogni nostro pensiero ed espressione va a coloro che hanno subìto un crimine gravissimo che in molti casi ha rovinato la loro vita. Non ci sono parole adeguate ad esprimere lo shock e il dolore che proviamo per tutto questo.

    Le vittime hanno riferito di aggressioni e abusi a vari livelli nei loro riguardi, lasciandole con ferite profonde e indicibili. Per questo vogliamo dirvi grazie con tutto il cuore per aver avuto la forza di denunciare.

    A tutte e tutti voi, a ciascuna e ciascuno personalmente e a nome del Movimento dei Focolari, vi chiediamo PERDONO per la sofferenza a voi inflitta non solo da chi ha commesso abusi, ma anche a causa della nostra indifferenza, della nostra mancanza di vigilanza, della nostra incomprensione. Invitiamo tutti i membri del Movimento dei Focolari in Francia ad associarsi a noi in questa accoglienza delle vittime e delle loro famiglie».

    Consapevoli che «l’avventura del carisma dell’unità, nella sua storia decennale, non registra solo abusi o attentati contro la dignità delle persone, ma è anche costellata da tanta vita, luce e fedeltà e da tanta donazione al servizio dell’unità nella Chiesa e nell’umanità», i vertici focolarini affermano «la determinazione di una condanna senza riserve per queste azioni contrarie ai principi che animano il nostro Movimento, totalmente incompatibili con le regole più elementari del rispetto e dell’integrità della persona umana».

    Le raccomandazioni

    «Mi impegno a nome del Movimento dei Focolari – afferma ancora Karram – a rispondere con azioni, misure di ascolto, accoglienza e prevenzione, alle raccomandazioni finali formulate dall’indagine indipendente».

    Alcune misure di garanzia e buone pratiche sono già state intraprese dal Movimento, come la costituzione della Commissione centrale per la promozione del benessere e la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (qui), e delle commissioni nazionali, composte da professionisti di vari ambiti (giuristi, psicologi, educatori, esperti dell’età evolutiva, pediatri), cui far pervenire le segnalazioni dei casi di abuso. Anche per le vittime di Merlin è stata attivata una procedura di sostegno psicologico. Il rapporto lo riconosce: «senza dubbio il Movimento ha compiuto passi significativi per cambiare la situazione in relazione alla tutela dei minori e sta progettando ulteriori misure».

    Il rapporto offre anche alcune raccomandazioni finali. Anzitutto, sul risarcimento delle vittime: «il meccanismo di risarcimento sia indipendente dal Focolare, eseguito in modo trasparente ed efficiente da un’organizzazione o entità terza composta da persone adeguatamente esperte e indipendenti dal Focolare». Poi, che si tenga conto delle altre vittime e dei casi pendenti, includendoli nella strategia per monitorarli e nelle procedure di sostegno.

    Da parte loro, i Focolari hanno espresso come preoccupazione principale quella di «contribuire il più possibile al processo di ricostruzione delle vittime, incluso un risarcimento finanziario se necessario e richiesto». Per questo, su raccomandazione della Chiesa in Francia, il Movimento ha chiesto alla «Commission indépendante de reconnaissance et de réparation» (qui), organo multidisciplinare composto da esperti della società civile e istituito dai religiosi francesi (CORREF) di accompagnare le vittime che lo desiderano nel loro percorso di riparazione.

    http://www.settimananews.it/ministeri-carismi/focolari-francia-rapporto-finale-sugli-abusi/

  • Intervento di Paola Lazzarini – Donne per la chiesa – #ItalyChurchToo

    Intervento di Paola Lazzarini – Donne per la chiesa – #ItalyChurchToo

    La collaborazione della Chiesa

    «Come Coordinamento – ha detto Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa – chiediamo che la Conferenza Episcopale Italiana affidi quanto prima a una commissione indipendente un’indagine sugli abusi compiuti all’interno della Chiesa. Chiediamo che a presiederla sia persona di specchiata integrità e indipendenza dalle parti interessate. Chiediamo che sia una indagine che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi, di analisi documentale (per i quali è necessario che siano aperti tutti gli archivi di diocesi, conventi, monasteri) e anche aprendo canali nuovi di ricezione per l’ascolto delle vittime».

    «Chiediamo che tale indagine sia condotta esclusivamente sulla realtà degli abusi nella Chiesa Cattolica italiana, così da non rendere indefiniti i risultati, ma anzi da rappresentare un modello di lavoro su una questione così complessa e delicata, da poter essere poi replicato, con opportuni aggiustamenti anche per altre istituzioni e agenzie educative (famiglie, scuola, mondo dello sport e del volontariato). Chiediamo che tale indagine affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani a tutela dei minori, elaborando una propo- sta alternativa per la prevenzione di futuri abusi all’interno della Chiesa.

    Chiediamo inoltre che le vittime e le loro famiglie siano risarcite per i danni subiti, pur nella consapevolezza che nessun risarcimento potrà mai colmare la sofferenza inflitta». Tutto questo per «allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre conferenze episcopali e singole diocesi, spazzando via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione di tutta la verità (per quanto dolorosa) che si cela sotto il numero, comunque già significativo, di casi noti.

    È necessario che le responsabilità personali siano accertate e rese note, a tutti i livelli: la Chiesa cattolica è una Chiesa gerarchica, nella quale è molto chiara la catena di comando, eppure quando si parla di abusi le responsabilità personali diventano fumose, questo non dovrebbe più accadere e non per una qualche foga giustizialista, ma per una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni alle quali tutte e tutti siamo chiamati. Come battezzate e battezzati, credenti, madri, padri, educatori, professionisti, cittadine e cittadini abbiamo la necessità di vedere la Chiesa italiana compattamente orientata a un’operazione senza ombre e senza sconti».

  • Il capo «spirituale» della comunità condiziona le scelte degli adepti? È riduzione in schiavitù

    Il capo «spirituale» della comunità condiziona le scelte degli adepti? È riduzione in schiavitù

    La libera scelta di aderire ad una comunità “religiosa” e lo stato di libertà fisico nel quale si continua a vivere dopo l’adesione alla setta, non bastano per escludere la riduzione in schiavitù. La tutela penale deve, infatti, essere assicurata contro ogni manipolazione anche psicologica, tesa ad annientare o a comprimere in modo sensibile la sensibilità altrui. Partendo da queste premesse la Corte di cassazione (sentenza 13815) accoglie il ricorso della Pubblica accusa che chiedeva la condanna per il reato di riduzione in schiavitù per l’imputato: un ex parroco, che per 20 anni aveva condizionato la vita e sfruttato molti suoi ex parrocchiani che lo avevano seguito, dopo la sua sospensione a diviniis, nel suo nuovo cammino “religioso”, che lo aveva portato a creare una comunità in un ex convento di Montecchio.

    Elargizioni in denaro e scelte indotte

    Per due decenni l’uomo aveva condizionato le scelte di vita dei suoi seguaci, imponendo matrimoni, inducendoli ad abbandonare le famiglie, soprattutto quelle che facevano resistenza alla “conversione”, il lavoro, gli amici. Insomma tutto quello che li portava lontano dalla salvezza eterna. Era questa, infatti, l’unica minaccia usata dell’ex prete: la dannazione eterna. Con questo spauracchio si era fatto fare donazioni per la comunità, visto che né lui né i suoi più stretti collaboratori lavoravano, e aveva orientato le esistenze dei “fedeli”. Per arrivare allo stato di grazia erano previsti anche dei riti purificatori, che si traducevano, di fatto, in violenze sessuali, reato per il quale era stato condannato. La Corte d’assise d’appello aveva però escluso la riduzione in schiavitù, valorizzando alcuni elementi. La scelta di seguire l’ex parroco era stata libera, l’imputato esercitava un’influenza solo spirituale sugli adepti, priva di minacce, al netto della dannazione eterna, gli aderenti alla comunità vivevano altrove, lavoravano, frequentavano altre persone con le quali potevano confrontarsi. Tanto bastava per negare la riduzione in schiavitù.

    Una tutela più ampia contro il reato

    Per la Suprema corte però si tratta di una decisione basata su una nozione superata del concetto di schiavitù, legato alla limitazione fisica della libertà, all’inganno iniziale nell’instaurazione di un rapporto, alla stato di necessità, all’annientamento totale della libertà. Se così fosse – chiarisce la Cassazione – la tutela penale sarebbe troppo limitata, e non potrebbe essere applicata ad ogni forma di umiliazione dei diritti fondamentali dell’individuo. Il reato, previsto dall’articolo 600 del Codice penale, è invece compatibile con il quadro esaminato dai giudice. I “fedeli” erano persone, in origine, certamente libere, indubbiamente in una condizione di fragilità psicologica dovuta alla solitudine, alla depressione, a problemi affettivi o fisici, anche questi ultimi, tra l’altro, curati con riti vari perché sempre ricondotti a una presenza del maligno. Condizioni delle quali l’imputato si era subdolamente approfittato. L’ex prete, autoproclamatosi santo, prometteva una via d’uscita, da malattie, ansie e paure. La sua influenza era così penetrante da abbandonare mariti e mogli, accettare matrimoni combinati, lasciare l’attività, come era accaduto ad una farmacista, o vendere l’unico bene immobile per sostenere la comunità.

    No alle umiliazioni anche se legate a convinzioni religiose

    Una chiara condizione di sudditanza, che era durata per 20 anni. La Cassazione annulla dunque il verdetto, chiedendo di considerare il reato alla luce dei principi enunciati. E ricordando che il nostro ordinamento non consente «forme di umiliazione e di violazione dei diritti fondamentali, quali quelli descritti dalle vittime delle condotte dell’imputato, anche se correlate a convinzioni religiose o spirituali, quando compromettono in modo significativo i diritti fondamentali dell’individuo riconosciuti e garantiti dalla Costituzione».

    https://www.ilsole24ore.com/art/il-capo-spirituale-comunita-condiziona-scelte-adepti-e-riduzione-schiavitu-AEANLaB?fbclid=IwAR0sts4ZnAyCSAgDG-O1AXdVfGC97sgZejQu-0hXtXs3EuQ8TD9Y6zMx6YA

  • “La casta dei casti”: i preti, il sesso e l’affettività

    “La casta dei casti”: i preti, il sesso e l’affettività

    La castità dei membri del clero è una delle peculiarità che distinguono la Chiesa cattolica da ogni altra istituzione, religiosa o laica che sia. È uno degli elementi ancora oggi fondanti del cattolicesimo e viene difesa a spada tratta dalle gerarchie ecclesiastiche con solo poche eccezioni.

    Come mai è così importante difendere il voto di castità per la Chiesa? E soprattutto: in che modo l’istituzione ecclesiastica cerca di rispondere alla delicata questione dell’affettività degli appartenenti al clero?

    A queste e ad altre domande egualmente importanti per quanto riguarda la vita interna della Chiesa cattolica prova a rispondere Marco Marzano, docente di Sociologia all’Università di Bergamo, nel suo La casta dei casti (Bompiani, 2021, pp. 280, anche e-book). Frutto di anni di ricerche e di studi e di decine di interviste a sacerdoti ed ex sacerdoti, il saggio di Marzano ci offre uno spaccato sorprendente della vita intima dei preti, uomini formati fin dal seminario a nascondere la propria essenza più intima, le proprie emozioni e desideri invece che viverli in pienezza e libertà.

    Il tutto nel nome di quello che appare un totem intoccabile: la castità, appunto. Vale allora veramente la pena di porre proprio a Marco Marzano la domanda con cui abbiamo introdotto il suo libro: perché è così importante per la Chiesa difendere il voto di castità? “La mia risposta di sociologo è che la castità del clero risponde a due esigenze della Chiesa.

    La prima è di avere a disposizione dei funzionari totalmente dediti all’istituzione perché privi di legami di alcun tipo al di fuori dell’istituzione stessa.

    La Chiesa ha, infatti, bisogno di sacerdoti che abbiano la minor autonomia possibile al di fuori dell’ambito ecclesiastico. In secondo luogo, la castità a mio parere è il fondamento della sacralità dei sacerdoti e determina il rapporto esistente tra la Chiesa e i fedeli, un rapporto a cui le gerarchie ecclesiastiche non vogliono rinunciare”.

    https://www.unionesarda.it/articolo/cultura/2021/01/31/la-casta-dei-casti-i-preti-il-sesso-e-l-affettivita-8-1109663.html

  • Lettera online su presunti abusi da parte di un sacerdote, la diocesi: «Nessuna denuncia, avviata indagine»

    Lettera online su presunti abusi da parte di un sacerdote, la diocesi: «Nessuna denuncia, avviata indagine»

    Un sito internet ha pubblicato la missiva di una donna che sostiene di aver subito violenze sessuali da don Alberto Lucchina negli anni Novanta. Lui ha chiesto e ottenuto la sospensione dall’incarico di parroco a Inzago

    «Domenica 11 ottobre è stata pubblicata su una testata online la lettera di una persona che denuncia di avere subito un abuso di natura sessuale negli anni Novanta, abuso che avrebbe come responsabile un sacerdote della Diocesi di Milano, don Alberto Lucchina»: è quanto si legge in una nota della Diocesi di Milano, in riferimento a una lettera pubblicata su test.retelabuso.org/ (il sito non divulga il nome dell'autrice). «Non è giunta direttamente alla Curia di Milano alcuna segnalazione relativa a questo fatto, né risulta presentata alcuna denuncia all’autorità giudiziaria o avviato alcun procedimento penale o civile a carico del sacerdote», precisa la diocesi.

    La diocesi, «coerentemente con la sensibilità e il rigore con cui affronta situazioni di questo genere», comunica che l’arcivescovo di Milano Mario Delpini «ha disposto l’avvio dell’indagine prescritta dalle norme canoniche; don Alberto Lucchina ha chiesto e ottenuto una sospensione dall’incarico di parroco delle Parrocchie di S. Maria Assunta e S. Maria Ausiliatrice in Inzago e si rende disponibile ad ogni approfondimento; nessuna denuncia o segnalazione relativa a questo o altri episodi simili che coinvolgano don Alberto Lucchina è pervenuta negli anni scorsi alla Curia di Milano».

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_ottobre_17/lettera-online-presunti-abusi-parte-un-sacerdote-diocesi-nessuna-denuncia-avviata-indagine-9e7e939c-1056-11eb-bf58-6564bb782bca.shtml