Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Licata

  • Prete indagato per abusi. “Penso sempre a te quando dico le omelie”

    Prete indagato per abusi. “Penso sempre a te quando dico le omelie”

    Le frasi che don Giglio avrebbe detto al ragazzo vittima di abusi sessuali nella comunità. La procura chiude le indagini per due indagati

    Indagini chiuse e stralcio del procedimento per uno dei due fratelli che accusano gli ormai ex Discepoli dell’Annunciazione di aver abusato di lui. I pm Laura Canovai e Valentina Cosci hanno fatto recapitare la chiusura indagini a don Giglio Gilioli, 73 anni, fondatore della comunità religiosa che aveva sede a Prato, e a Lucio Fossanova, 37 anni, originario della Puglia, seminarista che non ha mai preso i voti. Sono loro i principali accusati da uno dei fratelli, il più grande, sentito in sede di incidente probatorio 15 giorni fa.

    Il ragazzo, che oggi ha 29 anni, accusa don Giglio e Fossanova di aver abusato di lui in modo continuativo, dal 2008 al 2012 quando frequentava la comunità di don Giglio. Il racconto del giovane è stato giudicato dagli inquirenti ben strutturato e coerente.Sentito dal gip Francesca Scarlatti, ha ricostruito in modo preciso quello che sarebbe avvenuto all’interno della comunità quando, ancora minorenne, fu affidato dalla famiglia alla custodia di don Giglio e dei suoi seguaci. Restano, invece, aperte le indagini per quanto riguarda il secondo fratello, il più giovane che oggi ha 22 anni in quanto la sua posizione è più complicata. Il ragazzo è stato sottoposto a perizia per valutarne l’attendibilità. Gli inquirenti stanno attendendo la relazione dello psichiatra Renato Ariatti, lo stesso che ha eseguito la perizia sulla mamma di Cogne. Il giovane accusa una decina di religiosi di aver abusato di lui e ha parlato di vere e proprie orge e riti iniziatici.

    Sesso di gruppo e abusi di ogni tipo cominciati quando aveva nove anni. Fatti che, al momento, non avrebbero trovato riscontri. Più solide, invece, le dichiarazioni del fratello maggiore, motivo per cu i l’inchiesta è stata separata. Il ragazzo racconta di aver subito molestie da parte di don Giglio e ha parlato di toccamenti e sfregamenti. Non era un mistero per nessuno all’interno della comunità, del debole di don Giglio per il ragazzo. “Era il cocchino, il preferito”, hanno dichiarato tutti i testimoni. Ma da qui a pensare agli abusi ce ne passa. “Mi batte forte il cuore”, “Quando dico le omelie non faccio che pensare a te”, “Sei bellissimo”. Sono alcune delle frasi che don Giglio avrebbe detto al ragazzo riferite durante l’incidente probatorio al quale hanno assistito entrambi gli indagati. “I toccamenti sono cominciati quando ho confessato a don Giglio di aver avuto rapporti sessuali con Fossanova”, ha aggiunto. Il tutto va collocato nel clima che si respirava nella comunità con una predicazione fatta di punizioni e minacce. Il modo in cui era predicata la dottrina era già stata al centro di un procedimento della Santa sede perché al di fuori dei dettami e dei canoni della chiesa.

    La comunità è stata chiusa a dicembre e sicuramente l’indagine sulle presunte violenze sessuali ha accelerato la decisione. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare una memoria. Poi la procura deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.

  • Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Grazie soprattutto alla stampa che scrive poco e che da decenni non approfondisce più con inchieste, negando così la consapevolezza ai cittadini a discapito di migliaia di bambini in Italia, dove a differenza degli altri paesi in cui grazie alla consapevolezza, la popolazione ha preteso una presa di posizione dei Governi, abbiamo pensato di portare all’attenzione, Regione per Regione, il DISASTRO italiano.

    Di seguito i link alle raccolte regionali che il sito della Rete L’ABUSO documenta da soli 10 anni.

    Un archivio storico di 7.166 documenti che di fronte all’indagine del Boston Globe, la fanno apparire una goccia nel mare.

    Il film scandalo documentava un centinaio di casi, noi, ignorando il sommerso, ne documentiamo solo in Italia, più di 300 che trovate in questa mappa. Diocesi non sicure

    Qui i vari articoli e comunicati stampa ignorati dai media, che già da soli descrivono una paurosa realtà. Il punto della Rete L’ABUSO

    Di seguito tutto il documentale regione per regione. Buona lettura, se così si può dire.

    Abruzzo – Molise


    Basilicata


    Calabria


    Campania


    Emilia Romagna


    Lazio


    Liguria


    Lombardia


    Marche


    Piemonte – Valle D’Aosta


    Puglia


    Sardegna

     


    Sicilia


    Toscana


    Triveneto


    Umbria


    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

  • PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    Di Francesco Zanardi

    Il caso dei ‘Discepoli dell’Annunciazione’, esploso in esclusiva ieri sulle pagine de LA NAZIONE, la cui direttrice, questa mattina in diretta come me su Rai1 a STORIE ITALIANE, ha ribadito essere frutto di informazioni raccolte dai suoi giornalisti, lascia parecchi dubbi su quelle che sono le affermazioni della diocesi di Prato.

    Inutile chiedere la fonte della notizia, perché ci si appellerebbe immediatamente al diritto giornalistico sulla tutela delle fonti. Certo, la curiosità su dove siano state prese certe informazione, direi ben selezionate e fin troppo precise, resterà per noi mortali un mistero. Quello che è certo, dal momento che siamo, anzi, eravamo proprio nel pieno di iniziative investigative sollecitamente promosse dalla Procura, sulle quali vige un assoluto segreto istruttorio, escludiamo che sia stata la stessa Procura, violando paradossalmente il segreto, a fornire tali informazioni.

    Stupisce anche l’immediatezza con la quale la diocesi di Prato se ne esce, con un comunicato stampa e conferenza annessa, totalmente autoreferenziale, dove, di fronte all’ennesimo scandalo vanterebbe, a suo dire, l’efficienza, l’immediatezza di intervento e la trasparenza avuta.

    E’ la stessa direttrice de LA NAZIONE che congratulandosi per l’operato della curia commenta a STORIE ITALIANE; “non mi è mai successo che un vescovo convocasse una conferenza stampa a due ore dall’uscita di una notizia su queste vicende”

    Poi c’è anche quella voce che gira insistentemente da ieri e secondo la quale, sarebbe addirittura stato il vescovo Franco Agostinelli, a denunciare il tutto personalmente alla Procura della Repubblica.

    A ribadirla questa mattina in studio è don Bruno Fasani, piuttosto risentito dalle mie osservazioni critiche al quale dico, senza voler mettere in dubbio la sua buona fede, che chi gli ha passato quella notizia, gli ha dato – come dicono a Roma – una bella “sola”.

    Lei è un uomo di chiesa e certe cose è ammissibile che le ignori, tuttavia, è giusto che lei sappia che, secondo la legge italiana, né un vescovo né altri (tranne naturalmente i pubblici ufficiali), neppure la mia Associazione, che specificatamente nello Statuto indica queste finalità, può autonomamente sporgere una querela. La legge italiana, soprattutto in questo caso dove le presunte vittime sono maggiorenni, prevede obbligatoriamente una querela di parte. Nessun valore in questo specifico caso, avrebbe avuto nemmeno la denuncia dei genitori delle due presunte vittime. Su questo la invito a tirare le orecchie a chi le ha fatto fare non solo la figuraccia, ma ha tentato di farle divulgare, a sua insaputa, informazioni false e tendenziose.

    Ma come è andata nei fatti la vicenda? Cerchiamo di ricostruirla con un ordine cronologico chiaro e sopratutto completo.

    Premetto che nel rispetto di quel poco di segreto istruttorio rimasto, non accrescerò di una sola virgola con quanto sono a conoscenza dei fatti, mi limiterò ad analizzare quelli oramai pubblici.

    I ‘Discepoli dell’Annunciazione’ nascono nel 2010 e già nel 2013, il Vaticano attenziona la Compagnia e avvia un accertamento. Di certo non si può dire che sia stato molto sollecito, in quanto ci vogliono ben sei anni prima che il Vaticano intervenga e, anche qui, la tempistica è notevolmente sospetta, soprattutto alla luce del fatto che, come si poteva osservare sul sito dei ‘Discepoli dell’Annunciazione, il 18 dicembre 2018 la situazione era talmente serena, che l’ex vescovo di Prato, ordinava ancora un frate. Casualmente il sito è stato recentemente cancellato come potete ben vedere tuttavia, lo avevamo preventivamente scaricato ed è ancora presente in Google la sua cache .

    Ma cosa è accaduto a dicembre del 2019 ?

    Anche se questo LA NAZIONE non lo ha scritto, il 5 di dicembre 2019, la presunta vittima che aveva denunciato alla diocesi il 13 giugno 2019, insoddisfatta dell’inerzia della stessa diocesi, insieme ai genitori e al fratello (seconda presunta vittima) denunciano formalmente, con querela di parte, le presunte violenze, anche di gruppo, all’Autorità Giudiziaria, questa volta quella italiana.

    La Procura della Repubblica apre immediatamente un fascicolo, ma trattandosi di clero dovrà attenersi al protocollo addizionale, paragrafo b), dei Patti lateranensi, il quale recita; “b) La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici.”

    Ed ecco qui la “sola” nella quale è cascato questa mattina anche don Bruno Fasani, tuttavia smentito dallo stesso comunicato stampa della diocesi, nel quale nessuno ha mai detto che il vescovo ha denunciato alla Procura, ma si dice che il vescovo è andato autonomamente in Procura e questa prassi, è verosimilmente accaduta solo perché, come previsto dai Patti Lateranensi, la procura doveva comunicare l’apertura del fascicolo.

    Ed è qui che deflagra nelle mani della curia pratense una vera e propria bomba, con nove indagati e in un battibaleno,  La Santa Sede scioglie i Discepoli dell’Annunciazione. E’ il 22 dicembre del 2019.

    Forse adesso, esposti gli eventi in ordine cronologico, la vicenda vi apparirà più chiara e molto meno eclatante di quanto raccontato in quel comunicato autoreferenziale della diocesi diffuso ieri.

    Ma parliamo di quel comunicato, ci si domanda a che titolo, soprattutto in una fase così delicata come quella istruttoria di un processo italiano, viene rilasciato dalla diocesi ieri e, non come sarebbe stato coerente fare nel giugno scorso, cioè quando la prima presunta vittima si presentò in curia.

    Invece esce ieri e durante un’indagine della magistratura nella quale c’è attualmente un rigoroso segreto istruttorio, dietro al quale la Procura aveva già ordinato delle perquisizioni, ed è verosimile pensare che avesse in corso anche intercettazioni telefoniche, da ieri inutili, in quanto con la notizia su tutti i giornali, gli eventuali intercettati se ne guarderanno bene di parlare di certe cose al telefono .

    Ma parliamo anche delle due presunte vittime e delle loro famiglie, forse più importanti dell’immagine della chiesa, che dopo tanto silenzio da parte della curia pratense, si trovano in un momento di grossa difficoltà, sia per la recente querela che ha costretto le presunte vittime a ripercorrere quegli episodi di fronte ai magistrati, sia per il fatto che i genitori si sono trovati di fronte ad una situazione che nessun genitore vorrebbe mai provare nella vita. Ieri si sono trovati gravemente violati, non solo dall’inopportuna fuga di notizie, ma nella loro più profonda intimità perché, al di là delle notizie incomplete e dei comunicati autoreferenziali, ricordando che questo è un reato, qualcuno ha avuto il pessimo gusto di diffondere anche le generalità delle presunte vittime, che si sono trovate costrette a respingere i giornalisti dalla loro abitazione.

    L’Associazione ritiene questo episodio di una gravità estrema, oltre che violento nei confronti di coloro che in questo momento hanno il diritto di decidere in quanto presunte vittime, i limiti della propria privacy, che invece è stata indebitamente invasa, e si riserva – a meno che l’Autorità giudiziaria, data la gravità dei fatti non decida di procedere autonomamente – di valutare eventuali iniziative utili ad accertare eventuali reati punibili secondo Articolo 379 bis Codice penale.

    Francesco Zanardi

  • Bufera sui Saints: avrebbero coperto gli abusi di alcuni preti di New Orleans

    Bufera sui Saints: avrebbero coperto gli abusi di alcuni preti di New Orleans

    Almeno 20 persone hanno denunciato la diocesi: gli avvocati delle presunte vittime parlano di email che proverebbero il coinvolgimento della franchigia per cercare di insabbiare lo scandalo

    Bufera sul proprietario dei New Orleans Saints, franchigia che fa parte della Nfl e che quest’anno è stata eliminata ai playoff dai Minnesota Vikings. Ma le questioni di campo non c’entrano nulla: si tratta di una delicata vicenda di abusi sessuali che avrebbero coinvolto alcuni esponenti della chiesa cattolica di New Orleans nei confronti di minori.

    LA VICENDA

    “Almeno due dozzine di persone”, secondo quanto riferisce l’agenzia Ap, avrebbero fatto causa alla chiesa di New Orleans. Secondo gli avvocati che rappresentano chi ha denunciato esisterebbero delle email relative al 2018 e al 2019 che provano che i proprietari della franchigia, Tom (deceduto nel 2018) e Gayle Benson, avrebbero aiutato la chiesa a coprire questi scandali. I Benson sono ferventi cattolici e in passato hanno sostenuto la diocesi con cospicue donazioni. Gli avvocati dei Saints sono al lavoro per evitare che il contenuto di queste email diventi di dominio pubblico. Della vicenda è stata ovviamente informata la Nfl, mentre per ora nessun commento ufficiale è arrivato dai Saints. Sarebbero stati gli uomini comunicazione dei Saints a dare una mano a quelli della diocesi su come gestire e togliere dall’impaccio l’ufficio dell’arcivescovo una volta resa pubblica una lista di membri del clero locale “credibilmente accusati” di abusi sessuali. Nelle prossime settimane sono attesi ulteriori sviluppi.

    https://www.gazzetta.it/Sport-Usa/24-01-2020/bufera-saints-avrebbero-coperto-abusi-alcuni-preti-new-orleans-360368571288.shtml

  • John Capparelli, ucciso in Nevada l’ex parroco pedofilo: l’uomo è stato giustiziato

    John Capparelli, ucciso in Nevada l’ex parroco pedofilo: l’uomo è stato giustiziato

    John Capparelli, ex prete noto per i sui abusi sessuali su minori, è stato giustiziato nella sua casa in Nevada. Ancora sconosciuta l’identità dell’assassino

    Si era ritirato a vivere in Nevada, a Henderson, dopo aver lasciato la tonaca da parroco che aveva indossato per tanti anni. John Capparelli, uno dei preti accusati di pedofilianegli Usa, è stato per molti anni prelato e insegnante di matematica: grazie a questi suoi incarichi era riuscito ad avvicinare molti minori dei quali aveva poi abusato. La pubblicazione di un elenco che contiene il nome di 188 preti pedofili, compreso il suo, ha fatto scattare la vendetta. Una persona, dall’identità ancora ignota, si è presentato a casa sua e lo ha ucciso sparandogli un colpo di pistola.

    Ucciso l’ex prete pedofilo John Capparelli, pubblicata una lista di preti accusati di abusi: c’era il suo nome

    John Capparelli, ex parroco accusato di pedofilia, è stato ucciso sabato 9 Marzo 2019 nella sua casa di Henderson, in Nevada. Qui l’uomo (70 anni) si era ritirato a vita privata dopo essere stato privato della sua carica nel 1992- in seguito alle numerose denunce di abusi fatte a suo carico-  e qui è stato raggiunto da qualcunoche probabilmente ha voluto vendicare le violenze commesse dal Capparelli. L’assassino (o l’assassina), intorno alle ore 09:30 (ora locale), si è presentato alla porta di casa di John Capparelli e gli ha sparato al collo, uccidendolo. Sebbene la Poliziaabbia rilasciato pochi dettagli in merito, il movente della vendetta legato alle accuse di pedofilia mosse all’ex prete è sicuramente il primo che salta agli occhi. Ancor più se si pensa che, circa un mese fa, cinque diocesi del New Jersey hanno pubblicato un elenco in cui il nome di John Capparelli figura insieme a quello di altri 187 parroci accusati di abusi sessuali. Coincidenza ben strana, questa, che non fa che avvalorare l’ipotesi di una connessione tra i due fatti.

    Ucciso l’ex prete pedofilo John Capparelli, la vicenda degli abusi e la rimozione dall’incarico

    John Capparelli smise di essere un parroco quando, nel 1992, iniziarono ad arrivare numerose denunce per abusi sessuali a suo carico. Le denunce riguardavano abusi che Capparelli, allora non solo prete ma anche insegnante di matematica, aveva compiuto in New Jersey  negli anni ’70 e ’80. Così, in seguito a questa vicenda, l’uomo venne rimosso dal suo incarico di sacerdote ma non finì mai sotto processo e, soprattutto, riuscì a mantenere il suo lavoro di insegnante fino al 2011. Le famiglie di alcune vittime riuscirono ad ottenere dei  risarcimenti. Nel 2016 il suo trasferimento in Nevada: nel 2011, quando la sua storia divenne pubblica, fu travolto dalla gogna mediatica e dal disprezzo dei concittadini, fatto che gli fece decidere di ricominciare trasferendosi a Henderson.

    Ucciso l’ex prete pedofilo John Capparelli, parla una delle sue vittime

    Così Richard Fitter sull’omicidio di John Capparelli: “Non voglio sembrare cinico ma non voglio neanche apparire ipocrita: la notizia mi lascia indifferente. Era un predatore seriale, oltre che un sociopatico. Un omicidio è un crimine che non andrebbe mai commesso e che va sempre condannato, senza eccezioni. Credo anche, però, che senza di lui il mondo sia un posto più sicuro”. Richard Fitter è una delle vittime di Capparelli. L’uomo, che ai tempi degli abusi era solo un minore, è riuscito a ottenere un risarcimento dalla Chiesa.

  • Minorenne molestata da un prete, il tribunale dispone una perizia

    Minorenne molestata da un prete, il tribunale dispone una perizia

    Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe ricevuto delle attenzioni morbose da parte del parroco che frequentava casa sua. Era considerato un amico di famiglia.   Fu un solo episodio, un gesto forse troppo affettuoso, una carezza che potrebbe essere stata confusa. Una vicenda molto delicata e complessa, che merita tutta l’accortezza e la tutela del caso trattandosi di una minorenne.

    Ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cassino, Scalera, si è svolta una udienza in camera di consiglio per decidere se sia fattibile un incidente probatorio. In sostanza si è discusso sulla possibilità di dovere sentire la ragazzina sull’episodio incriminato di cui sarebbe stata vittima e che poi raccontò ai suoi familiari. Questi infatti, sebbene increduli – il prete godeva della massima fiducia da parte della famiglia -, sporsero denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Cassino. Da qui venne aperto un fascicolo di inchiesta a carico del prelato, che nel frattempo è stato sospeso dal servizio, con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una minorenne.

    https://www.latinaoggi.eu/news/cronaca/68659/minorenne-molestata-da-un-prete-il-tribunale-dispone-una-perizia

  • Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

    Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

    Pennsylvania, il vescovo Ronald Gainer ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori ed ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi

    Il vescovo Ronald Gainer della diocesi cattolica di Harrisburg (Pennsylvania) ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti che nei vari anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori.

    Tra i 71 accusati di abusi, una parte è relativa a chierici già deceduti, alcuni sono stati accusati solo dopo la loro morte. Gainer ha spiegato la sua scelta di pubblicizzare i nomi attraverso una lunga dichiarazione pubblicata sul sito diocesano.

    Dopo la conclusione dell’inchiesta del Grand Jury e il via libera della Corte Suprema della Pennsylvania alla pubblicazione della copia del rapporto del Grand Jury, la diocesi di Harrisburg ha potuto pubblicare (dopo uno stop di due anni) la lista dei sacerdoti e dei seminaristi che negli anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori perché le informazioni rilasciate sono “il risultato di una grande mole di lavoro da parte di consulenti esterni e investigatori professionisti”.

    Dopo essersi scusato per conto della Chiesa diocesana di Harrisburg, il vescovo ha espresso il suo profondo dolore ai sopravvissuti degli abusi sessuali e ha chiesto di “lavorare per continuare e migliorare i cambiamenti positivi che abbiamo fatto per garantire che questi tipi di atrocità non si ripetano mai”.

    Ronald Gainer, che è stato nominato undicesimo vescovo di Harrisburg da Papa Francesco il 24 gennaio 2014, nel corso del suo mandato ha adottato una politica di tolleranza zero nei confronti degli abusi sessuali su minori.

    Il pugno di ferro del vescovo contro tali crimini è dimostrato anche da un’ulteriore decisione, anch’essa resa nota sul sito diocesano. Monsignor Gainer ha ordinato il divieto di nominare i coinvolti negli scandali e ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi qualora risultino inseriti nella lista di chi è accusato di abusi su minori.

    Il vescovo Gainer ha quindi reso retroattiva la politica di denominazione degli edifici. Secondo il nuovo modo d’operare, il nome di ogni vescovo dal 1947 ad oggi sarà rimosso da qualsiasi edificio, struttura, stanza o altra posizione d’onore nella diocesi come replica alle risposte inadeguate date dalla Diocesi negli anni alle accuse di abusi sessuali su minori. Così chiunque sia stato accusato di cattiva condotta sessuale e compare nella lista, verrà rimosso da qualsiasi posizione d’onore in tutta la Diocesi.

    Inoltre, la diocesi di Harrisburg, che comprende 15 contee della Pennsylvania centro-meridionale (Adams, Columbia, Cumberland, Dauphin, Franklin, Juniata, Lancaster, Libano, Mifflin, Montour, Northumberland, Perry, Snyder, Union e York) ha rinunciato ai rimanenti diritti di riservatezza relativi a fatti legati agli abusi. Il vescovo Gainer ha spiegato di fare questo passo affinché “i sopravvissuti possano sentirsi liberi di raccontare le loro storie a chiunque e in qualsiasi momento lo desiderino. Spero che questo passo aiuti ulteriormente quei sopravvissuti, e forse altri, nel loro percorso verso la guarigione”.

    Il nuovo sito web lanciato in occasione della diffusione dei nomi contiene anche informazioni su come segnalare abusi sessuali su minori, che sono risultati frequenti in certe zone degli Stati Uniti, informazioni di contatto per l’Ufficio di assistenza alle vittime e informazioni dettagliate su come la Chiesa Cattolica ha affrontato questo problema.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-su-minori-ad-harrisburg-damnatio-memoriae-e-nomi-resi-1561611.html

  • Prete beccato con bimba, la rabbia del papà: “Era uno di famiglia…”

    Prete beccato con bimba, la rabbia del papà: “Era uno di famiglia…”

    I genitori della bambina vittima delle molestie del prete di Calenzano (Firenze), sono sotto choc.

    Urlano di rabbia e invocano giustizia. Il papà e la mamma non possono credere che quel sacerdote che conoscono da vent’anni potesse mai abusare della loro figlia di 10 anni:“Non potevamo mai immaginare una cosa del genere, proprio lui che è un prete e amico di famiglia: vergogna, vergogna…”.

    Un nucleo familiare che era già in difficoltà, per i problemi economici e la disabilità al 100% del padre, ora deve affrontare anche questo dramma.

    “Ci sentiamo in colpa” dice proprio il padre della piccola, come scrive il Corriere Fiorentino. Il papà e la mamma, insomma, si sentono in difetto (eufemismo) per non aver capito prima che quell’uomo di chiesa – che ogni mese gli donava cento e passa euro – aveva messo gli occhi con malizia sulla fanciulla. “Aveva la passione per i motori e nostra figlia si divertiva a fare un giro sulla nuova macchina. Ricordo ancora il giorno dell’acquisto, abbiamo festeggiato con un pranzo” racconta ancora il genitore disperato.

    “Conosciamo il prete da 20 anni”

    Che continua: “Credevamo di avere un amico, un confidente, un punto di riferimento spirituale, ma ha tradito la nostra fiducia. Lo conosciamo da vent’anni, da quando arrivò a Calenzano. Me lo presentarono alcuni amici, mi dicevano di andare da lui perché era una brava persona, che magari avrebbe fatto il miracolo per la mia malattia. Ha visto nascere e crescere i nostri figli, spesso veniva a cena a casa nostra, ci aiutava anche nelle faccende domestiche”.

    Il suo racconto prosegue tra le lacrime: “La nostra vita è piuttosto complicata, per questo per noi il prete era una benedizione. Ci aiutava a portare la spesa a casa, festeggiava con noi i compleanni, veniva a casa a portaci la comunione e in casa celebrava la messa usando il tavolo come altare. Parlavamo del più e del meno, guardavamo insieme la televisione, io gli raccontavo della mia passione per la pesca, lui mi diceva che era un hobby noioso, a volte aiutava i miei figli nei compiti”.

    Il prete scoperto dal vicino

    Poi, la tragica scoperta. Grazie all’intervento di un vicino, che insospettitosi per le troppe visite del parroco, e per averlo visto infrattarsi in macchina con la bimba, è andato a cercarlo, trovandolo chiuso in macchina con la giovanissima svestita: “I vicini sono venuti a chiamarmi dicendo che il prete stava abusando di mia figlia. Non ci credevo, poi ho sentito le urla delle persone e ho avuto un attacco di cuore. Adesso come potrà vivere mia figlia? Mia figlia si vergogna, non vuole farsi vedere e non vuole farsi toccare da nessuno. Spero solo di non incontrarlo perché non so come potrei reagire”.

    Il don, al momento, è in stato di arresto e accusato di violenza sessuale aggravata su minori.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prete-beccato-bimba-rabbia-pap-era-famiglia-1558210.html?mobile_detect=false

  • I giudici potranno violare il segreto confessionale/ La Chiesa australiana si oppone alla legge

    I giudici potranno violare il segreto confessionale/ La Chiesa australiana si oppone alla legge

    Le autorità governative australiane, dopo lo scandalo pedofilia che ha colpito il paese, si stanno scagliando contro la libertà religiosa della Chiesa cattolica

    L’enorme scandalo della pedofilia che ha colpito l’Australia fino ai suoi vertici, ha portato conseguenze che ovviamente vanno a colpire la Chiesa nella sua totalità, non solo nel caso in particolare. E’ stata infatti approvata una legge che obbligherebbe i sacerdoti, su richiesta dell’autorità giudiziaria, a rivelare il contenuto delle confessioni. E’ un argomento controverso da tempo, nella stessa Chiesa: se da un lato infatti si potrebbe in questo modo rintracciare i pedofili dall’altro si viola uno dei principi cardine della libertà religiosa, in questo caso l’assoluto segreto del confessionale. In questo senso l’autorità cattolica australiana ha preso pubblicamente le parti della protesta dei preti: il presidente della conferenza episcopale australiana monsignor Mark Coleridge ha descritto la nuova legge, che diventerà attiva a partire dal marzo del prossimo anno comunque solo nello stato di Canberra, la capitale, ma che potrà essere estesa anche agli altri stati, come “un tentativo malamente pensato di penalizzare la Chiesa cattolica senza aver pensato in modo appropriato a cosa significhi veramente questa legge”. Una volta che sarà applicata i sacerdoti dello stato di Canberra se si rifiuteranno di rivelare cosa è stato detto loro nella confessione, saranno penalmente perseguibili in base alle nuove leggi sulla protezione dei minori approvate lo scorso 7 giugno.

    LA CONFESSIONE E’ UN DIALOGO CON DIO

    Il concetto base, ha detto l’arcivescovo della capitale australiana che viene violato, è che durante la confessione il penitente non sta parlando semplicemente con un altro uomo, ma direttamente con Dio. In sostanza, ha detto ancora, se non si conosce il reale significato religioso della confessione, non ci si può attribuire il potere di intervenire su di essa: “Il governo minaccia la libertà religiosa nominandosi un esperto di pratiche religiose e tentando di cambiare il sacramento della confessione senza apportare miglioramenti alla sicurezza dei bambini” ha spiegato. C’è anche un motivo pratico e non solo religioso, spiega l’alto prelato, che dimostra come questa legge sia una sorta di autogol: “Cosa dirà mai un pedofilo in confessione se sa che il sacerdote lo racconterà alla polizia?”. Ovviamente nulla. Il livello di abuso da parte delle autorità civili, e di ignoranza, è tale che molti politici hanno chiesto che sia abolito il celibato sacerdotale, considerato una delle cause scatenanti la pedofilia. Non solo: si rischia anche che i minorenni non potranno mai più frequentare le istituzioni religiose. Ecco un estratto da una indagine governativa: “Esiste un rischio elevato di abusi sessuali sui minori dato dall’accesso privilegiato che i membri del clero hanno con i minori in determinati tipi di istituzioni cattoliche quali chiese, parrocchie e istituti di residenza”.

  • Abusi in Perù, il Vaticano: “Mai protetto o nascosto” il fondatore di Sodalicio

    Abusi in Perù, il Vaticano: “Mai protetto o nascosto” il fondatore di Sodalicio

    Lettera della Congregazione per la Vita Consacrata: «Figari a Roma per evitare intralci nella giustizia. Nessun divieto assoluto, se richiesto dai giudici ritornerebbe nel paese»

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il Vaticano fa chiarezza sulla vicenda del Sodalicio di vita cristiana, la società di vita apostolica peruviana commissariata perché teatro di abusi contro minori e di mala gestione finanziaria da parte dei suoi vertici, i cui dettagli stanno venendo man mano alla luce seppur presentando ancora tante ombre. In una lettera pubblicata oggi integralmente sul sito della Chiesa peruviana, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata risponde ad alcune accuse provenienti in gran parte da organi di stampa, mettendo in chiaro alcuni punti: anzitutto che mai la Santa Sede ha «nascosto» o «protetto» il fondatore Luis Fernando Figari, accusato di abusi fisici e psicologici contro minori e adolescenti; poi «si ritiene infondata l’affermazione secondo cui sia stato impedito a Figari di difendersi o rispondere alle accuse contro di lui in Perù». Anzi,  qualora i giudici peruviani lo ritenessero necessario ai fini delle indagini, Figari potrà far ritorno nel paese e rispondere personalmente delle accuse. 

    In effetti al carismatico fondatore di questa  realtà ecclesiale diffusa e numerosa che, prima di sprofondare in una crisi senza precedenti, ha rappresentato per anni l’emblema dell’espansione dell’evangelizzazione in Sudamerica attraverso anche l’istituzione di scuole ed istituti, era stato   impedito – con un provvedimento del 2017 – di far ritorno nel suo paese   «se non per ragioni molto serie e sempre con il permesso scritto» del Commissario posto dal Vaticano alla guida del Sodalicio dopo la crisi.

    La paura era che tornando in quel Perù dove ancora «conta numerosi appoggi» (anche tra le gerarchie ecclesiastiche), Figari potesse «causare altri danni contro le persone», «nascondere e distruggere le prove contro di lui» o, peggio, «ostacolare il corso della giustizia tanto ecclesiastica quanto dello Stato», come si legge nella lettera. In ogni caso non si tratta di «un divieto assoluto», sottolinea oggi il Dicastero guidato dal cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, pertanto «se nel futuro sorgesse la necessità che il signor Figari torni in Perù per rendere conto alla giustizia peruviana, il suo ritorno potrà essere autorizzato dal Commissario apostolico».

    Per smentire ogni accusa di insabbiamento, nel documento del Dicastero viene poi richiamata una precedente lettera datata 30 gennaio 2017, in cui era la stessa Congregazione ad effettuare «una valutazione su Figari per determinare l’eventuale fondamento, in particolare, ma non esclusivamente, delle accuse di pedofilia, che fino a poco tempo fa costituivano l’accusa principale, ma non esclusiva». Accuse, queste, provenienti da membri ed ex membri del Sodalicio e rinfocolate nella opinione pubblica che – attesta la Congregazione – «desideravano una condanna pubblica per abusi su minori ma non per altre responsabilità» imputate al fondatore. Denunce «molto gravi» emerse negli anni successivi e considerate in un primo momento «secondarie». Ovvero «violenze psicologiche, maltrattamenti, abusi di potere, irregolarità e mancanza di trasparenza nella gestione economica, usi di metodi di formazione evidentemente impropri». 

    Una volta venuto a conoscenza di quello che alcuni interni al movimento denunciavano come un «inferno», il Vaticano era subito intervenuto nominando con un decreto del gennaio 2018 un commissario, il vescovo colombiano Noel Antonio Londoño Buitrago, presule di Jericó (Antioquía), e rinnovando l’incarico di «referente» al cardinale Joseph Tobin (nomina del 2016, successiva ad un grosso scandalo mediatico), in particolare «per le questioni economiche». A pochi giorni dall’avvio di questo commissariamento Figari è stato richiamato a Roma. Nessun tentativo di tutelarlo o farlo sfuggire alla giustizia, quindi, ma al contrario la volontà di «riparare al danno causato e al conseguente scandalo», «ristabilire la giustizia con le vittime», «evitare ulteriori danni ad altre persone».

    Ma c’è un’altra questione che nella lettera viene chiarita: la decisione sul luogo di residenza di Figari rimane a discrezione del Superiore generale del Sodalicio. Dal Vaticano nessuna spinta a trasferirlo a Roma o nel territorio della Santa Sede, dove peraltro «non ha mai risieduto». Al contrario, «è stato solo segnalato al Superiore generale la non opportunità di un suo ritorno in Perù» per i motivi già elencati. «Come Congregazione per la Vita consacrata – si legge – ci siamo limitati a chiedere di destinare Figari ad una residenza dove non ci fossero comunità di Sodalizio», a «proibire il contatto con i membri» del movimento come pure di «fare dichiarazioni pubbliche e partecipare a manifestazioni pubbliche».

    Luis Figari nei mesi scorsi aveva presentato un appello alla lettera della Congregazione al Tribunale Supremo della Nunziatura, che però ha rigettato il ricorso.

    Il lato oscuro del Sodalicio era emerso da un report realizzato da una commissione indipendente formata da cinque notabili che per settimane avevano ascoltato oltre 200 testimoni. Il risultato era stato un rapporto dettagliato in cui si riportavano casi di abusi sessuali, fisici e psicologici avvenuti tra il 1975 e il 2009, che includevano violenze fisiche e verbali a danno di minorenni e adulti – in tutti i casi giovani in formazione – da parte di Figari definito una personalità «narcisista, paranoica, vendicativa». 

    Il Vaticano, che dal 2011 aveva ricevuto svariate denunce di abusi di ogni tipo all’interno del movimento, aveva a sua volta avviato una indagine condotta da un vescovo visitatore, Fortunato Pablo Urcey. Lo scorso dicembre, la Procura peruviana aveva sollecitato nove mesi di incarcerazione preventiva di Figari e degli altri membri di Sodalicio per i presunti delitti di associazione a delinquere, sequestro di persona e lesioni psicologiche gravi.

    http://www.lastampa.it/2018/06/04/vaticaninsider/abusi-in-per-il-vaticano-mai-protetto-o-nascosto-il-fondatore-di-sodalicio-1gZgoITKTZtBAwkxZjl7tM/pagina.html