Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La doppia vita del prete predatore

    La doppia vita del prete predatore

    Di giorno in canonica a Reggio Calabria, di sera in giro su una fiammante Mini Cooper. Le strane abitudini di don Carmelo Parrello, accusato di aver avuto rapporti sessuali con minori e già sotto processo per stalking. La Curia lo ha sospeso

    REGGIO CALABRIA Sacerdote di giorno, predatore di notte. Sarebbe un uomo dalla doppia vita don Carmelo Perrello, il sacerdote di S. Gregorio, quartiere della periferia sud di Reggio Calabria, destinatario di un decreto di perquisizione locale e personale emesso in via d’urgenza dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni. Contro il sacerdote, le accuse sono gravissime: detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. E arriverebbero da fonte qualificata e credibile.

    DENUNCIATO DALLE VITTIME A denunciarlo sarebbero state infatti alcune delle vittime, che ai magistrati avrebbero fornito un racconto tanto preciso e dettagliato da indurli a muoversi in fretta. Ieri pomeriggio, per ordine del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni gli investigatori del compartimento Polizia postale e dell’Ufficio minori della Questura hanno bussato alla porta della parrocchia con in mano un decreto di perquisizione locale e personale per il parroco.

    CASA, AUTO, PC E CELLULARI SOTTO LA LENTE La sua stanza, gli uffici, la sua auto e ogni ambiente di pertinenza del sacerdote è stato passato al setaccio con attenzione, inclusi computer e cellulari. «Al momento – dice il procuratore Gaetano Paci, che da facente funzioni coordina le attività della Procura – considerata la delicatezza dei temi e il potenziale coinvolgimento di vittime minorenni, non possiamo dire di più. Le indagini sono ancora in fase preliminare».

    SOSPENSIONE IMMEDIATA Ma alla Curia è bastato per decidere di sospendere «cautelativamente don Perrello dal ministero pastorale, in attesa delle conclusioni degli accertamenti giudiziari in atto». A comunicarlo, con una propria nota pubblicata sul sito web del quotidiano cattolico “Avvenire di Calabria” è stato lo stesso arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che pur dicendosi «fiducioso nel lavoro della Magistratura», ha voluto specificare la volontà di porsi «sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato».

    A PROCESSO PER STALKING Un provvedimento forse dettato anche dai precedenti guai giudiziari di don Perrello, già a processo per stalking. Per anni in servizio alla parrocchia di Fossato-Montebello, piccolo centro dell’hinterland jonico reggino, lì il sacerdote si sarebbe perdutamente innamorato di un uomo e per lungo tempo lo avrebbe cercato, corteggiato e ripetutamente contattato, travalicando persino il confine della molestia. Per questo ha rimediato una denuncia per stalking, che è stata all’origine del processo che dal 2015 lo vede imputato.

    STRANE ABITUDINI Tutte cose di cui probabilmente nulla sapevano i parrocchiani di San Gregorio, che apprezzavano certo il particolare attivismo del don, ma da tempo avevano notato anche le sue curiose abitudini. Ogni sera o quasi, il sacerdote usciva dalla canonica senza abito talare, né colletto rigido, saliva sulla sua fiammante mini cooper e si allontanava per rientrare spesso solo a notte fonda. Un comportamento che in un quartiere che è quasi un piccolo paese è stato notato. Qualcuno dei fedeli ne ha anche chiesto conto al don, ma senza mai ottenere una risposta. Ma anche su quelle serate adesso le indagini potrebbero far luce.

    Alessia Candito
    a.candito@corrierecal.it

  • Il parroco sfratta cinema e teatro: il paese insorge. E interviene il vescovo

    Il parroco sfratta cinema e teatro: il paese insorge. E interviene il vescovo

    Savona – Il parroco di Sassello «sfratta» l’associazione culturale locale che utilizza il salone accanto alla chiesa per attività teatrali, spettacoli, recite, concerti e proiezioni di film. La lettera di don Mirko Crivellari, 38 anni, ha scatenato la protesta. Per cercare una rapida soluzione, si è mosso pure il vescovo della diocesi di Acqui, Pier Giorgio Micchiardi, il quale ammette che la questione è «delicata» e che cercherà di ricomporre lo strappo, ascoltando entrambe le «campane».

    L’altro giorno c’era stato l’incontro anche fra don Crivellari e il sindaco Daniele Buschiazzo. Il giovane sacerdote, succeduto nel 2012 all’indimenticato don Albino Bazzano, ha scritto che, essendo la parrocchia Santissima Trinità e San Giovanni Battista proprietaria dell’immobile e delle sale vicine, facendo seguito a una precedente lettera datata 25 ottobre 2015, «rimasta senza riscontro», e, si legge testualmente, «di fronte a mutata esigenza pastorale ed ecumenica», invita l’associazione “Teatro Sassello” a voler lasciar l’immobile libero entro il 15 novembre». Seguono timbro e firma su carta intestata.

    I volontari versano da tempo 300 euro all’anno per l’affitto, cifra simbolica, e coprono le spese di riscaldamento, luce, manutenzione, pulizia e acqua. E proprio un anno fa, il gruppo aveva speso circa cinquantamila euro per acquistare un proiettore ad alta definizione e un impianto stereo di ultima generazione per le attività dell’associazione.

    Nessuno ha voglia di parlare, dopo questo strappo. Don Mirko aveva già creato malumori in paese quando, alcuni fa anni, aveva fatto rimuovere un lungo stendardo dalla facciata della chiesa, con l’immagine della beata sassellese Chiara Luce Badano. Aveva addotto motivi di sicurezza: con maltempo e forte vento, lo striscione diventa instabile.

    Nel maggio 2016, un nuovo scontro con l’associazione per aver proiettato al cinema parrocchiale «Il caso Spotlight», film che narra la storia dei giornalisti del «Boston Globe» che nel 2002 sconvolse l’opinione pubblica rivelando la copertura della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti della metropoli americana. In quel caso, don Mirko salì sul palco del cinema-teatro per la prima e ultima volta.

    Furono 20 minuti di sermone a snocciolare statistiche e dati sugli abusi ai minori ricavati da fonti Cei (Conferenza episcopale italiana). Adesso l’ultima «vertenza», quella legata all’uso della sala che, dovesse essere svuotata, negherebbe al paese un punto di aggregazione e svago molto frequentato.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2017/10/25/ASk7h6GK-interviene_parroco_sfratta.shtml

  • Inchiesta 12 Apostoli, udienza choc  “Un magistrato sapeva degli abusi”

    Inchiesta 12 Apostoli, udienza choc “Un magistrato sapeva degli abusi”

    Un’ipotesi inquietante emerge dagli atti dell’inchiesta sugli abusi della setta di Aci Bonaccorsi.

    CATANIA – Un magistrato oggi in pensione sarebbe stato a conoscenza, negli anni scorsi, degli abusi che si sarebbero consumati nella setta guidata “dall’arcangelo” Pietro Capuana sotto le spoglie dell’Associazione Cultura e Ambiente di Aci Bonaccorsi. E’ la rivelazione choc emersa nel corso delle udienze che si sono svolte davanti al Tribunale del Riesame di Catania che ieri ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei quattro indagati: Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. La Procura ha portato davanti ai giudici questo nuovo e agghiacciante elemento. Questo colpo di scena potrebbe aver influito sulla decisione dei giudici di confermare il carcere per Capuana e i domiciliari per le tre donne indagate.

    Si aggiunge un altro tratto inquietante alla delicata inchiesta che ha portato alla luce un sistema di plagi e manipolazioni ai danni di vittime innocenti. Minorenni soggiogate e costrette a consumare rapporti sessuali con il leader della Comunità di Lavina che conta 5000 adepti. Attorno all’associazione si sarebbe creato una sorta di velo di silenzio e di copertura composto da uomini che hanno ricoperto ruoli pubblici, da religiosi e forse anche da un magistrato. Un particolare da brividi. Intanto, questo muro, grazie al coraggio di alcune delle vittime, è stato abbattuto.

    Il magistrato in questione avrebbe gestito un luogo che ospitava i ritiri estivi della setta guidata da Capuana. Il magistrato sarebbe venuto a conoscenza degli abusi e non avrebbe denunciato. Secondo quanto abbiamo verificato, tra il magistrato e il gruppo “religioso” guidato da Capuana ci sono stati dei contatti, ma non risulterebbe che il togato fosse a conoscenza degli abusi.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/25/inchiesta-12-apostoli-udienza-choc-un-magistrato-sapeva-degli-abusi_429609/

  • Usa, inchiesta sui figli dei preti. O’Malley: “I bambini sono la priorità”

    Usa, inchiesta sui figli dei preti. O’Malley: “I bambini sono la priorità”

    Il cardinale commenta il report del Boston Globe: «Se un sacerdote è padre, ha l’obbligo morale di lasciare il ministero e provvedere alla cura e le esigenze della madre e del figlio»

    «Il dono della vita deve essere protetto e curato in tutte le circostanze. Ogni bambino è un dono prezioso di Dio e merita rispetto». Pertanto «se un prete è padre di un bambino, ha l’obbligo morale di lasciare il ministero e provvedere alla cura e le esigenze della madre e del figlio». Con queste parole il cardinale arcivescovo di Boston, Sean O’Malley, commenta i risultati dell’inchiesta pubblicata il 16 agosto scorso dal Boston Globe intitolata “I figli dei sacerdoti cattolici vivono nel segreto e nella tristezza”.

    Il report – svolto, tra gli altri, da Michael Rezendes, uno dei giornalisti che lanciò anni fa con i colleghi la grande inchiesta sulla pedofilia del clero negli Stati Uniti, a partire dai casi di Boston, divenuta famosa in tutto il mondo grazie al film Premio Oscar nel 2016 “Spotlight” – parla del destino di numerosi bambini, figli di sacerdoti e dunque di relazioni non ammesse dalla Chiesa, che crescono nell’abbandono e nella solitudine.

    Secondo il porporato, anche membro del C9 e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, il benessere di questi ragazzi «è la priorità più alta». «Al momento della loro ordinazione – spiega – i preti cattolici fanno una promessa di celibato nella Chiesa e si impegnano a servire così le persone. Se un prete è padre di un bambino, ha l’obbligo morale di lasciare il ministero e provvedere alla cura e le esigenze della madre e del figlio. Il loro benessere è la priorità più alta».

    O’Malley rivela inoltre che, già lo scorso anno, la Commissione da lui guidata aveva ricevuto delle lettere riguardanti casi di figli di sacerdoti, ma «dopo un’attenta valutazione» si è convenuto che il tema andasse oltre il mandato affidato all’organismo. «La Commissione – sottolinea il porporato – cerca di assistere le diocesi nell’implementazione di programmi per la prevenzione degli abusi sessuali. Non rientra tra le nostre responsabilità entrare in casi individuali».

    http://www.lastampa.it/2017/08/23/vaticaninsider/ita/nel-mondo/usa-inchiesta-sui-figli-dei-preti-omalleyi-bambino-sono-la-priorit-pp1cBoGkC3H9t5rMDiYzYP/pagina.html

  • Rivelati altri dettagli sulle denunce del Provolo di La Plata

    Rivelati altri dettagli sulle denunce del Provolo di La Plata

    La poesia intima dedicata ad un ex seminarista, denunciato da una persona di questo luogo, prova la promiscuità che regnava nell’ordine.

    La prima documentazione analizzata che è stata trovata tra le prove sequestrate nel Provolo mendocino apporta dati cruciali per l’indagine degli episodi di abuso e corruzione dei bambini sordi nell’istituto religioso di Luján de Cuyo.

    Parte di questa documentazione è stata pubblicata nell’edizione di ieri de Los Andes e consiste in una lettera che un membro dell’ordine in La Plata ha inviato al sacerdote Nicola Corradi (81, oggi imputato e detenuto per gli episodi nella nostra provincia) nel 2002, quando quest’ultimo era già in Mendoza. 

    Lì il remittente -identificato con le iniziali J.G.J.- informa con preoccupazione il prete italiano sulle irregolarità e condotte promiscue osservate nella sede platense, ed accusa con nome e cognome un  ex novizio e seminarista di nome Gerardo per questi “comportamenti deviati”, così come anche si riferisce alla complicità di altri sacerdoti per proteggerlo e avvallare queste azioni.

    Di fatto, nella relazione emerge che Gerardo era già stato rifiutato nell’ordine bonaerense precisamente per questo, al tempo che chiede a Corradi che prenda azione nei fatti dato che un gruppo di preti (anch’essi in questa sede) lo proteggono “a cappa y spada” e lo appoggiano di fronte ad una nuova possibilità di ritornare al Provolo. Unita a questa missiva, J.G.J. aggiunge una copia di un poema -quanto meno- bizzarro (nel nuovo senso della parola vincolato a qualcosa di inspiegabile ed inconcepibile) con il quale identificano l’ex seminarista nell’intimità dell’ordine.

    Si tratta di otto strofe ispirate ad un brano del gruppo di musica tropicale Los Sultanes (di effimero successo) Dove si può apprezzare la perversione e la promiscuità tanto di colui al quale allude nella canzone (Gerardo) come dell’immagine che hanno dentro all’ordine di questo ex novizio, il quale era chiamato ironicamente “La segretaria di Lady Di” (Lady Di sarebbe il soprannome di uno dei sacerdoti  del Provolo di La Plata).

    Los Andes ha avuto acceso al testo della canzone. J.G.J. ha fatto anche altre denunce sulla mancata consegna degli abiti ai bambini che pernottavano nel convitto del Provolo platense (incluso accusa le suore del luogo di vendere alcuni di questi abiti “per due o tre pesos”), ed anche sul fatto che servivano a questi bimbi alimenti scaduti.

    Uno dei dettagli che risulta impattante agli investigatori è che, avendo questa lettera e questa informazione in suo potere, lo stesso Corradi non abbia preso opportunamente misure né avvisato o dato luogo all’intervento della chiesa per far sì che investigasse la situazione (cosa che è stata fatta di fronte alle denunce in Mendoza).

    http://www.losandes.com.ar/article/revelan-mas-detalles-sobre-denuncias-del-provolo-de-la-plata

  • Lettera alla Redazione – LE SANZIONI NELLA CHIESA

    Lettera alla Redazione – LE SANZIONI NELLA CHIESA

    Buongiorno, seguo da tempo i vostri articoli e, come cattolica, vi ringrazio per l’onestà con la quale riportate i fatti e approfondite questo tema così doloroso.

    La piaga della pedofilia è purtroppo affrontata con troppa superficialità e scarsissima efficacia (per non dire assolutamente nulla) da parte dei vertici della Chiesa. I documenti ufficiali della Chiesa cattolica (Lettera circolare per la preparazione delle Linee Guida , Linee guida , Motu Proprio, dichiarazioni importanti dei vari Papi) lascerebbero pensare che vi è una grande attenzione verso questo tema, ma nella pratica il problema rimane: finché non vi sarà l’obbligo di denunciare alla Procura della Repubblica e finché non verrà riconosciuta la responsabilità di chi pur sapendo non reagisce con determinazione (o peggio: mette nuovamente il sacerdote nelle condizioni di commettere ancora questi abomini), ogni scritto o parola dei vertici della Chiesa sarà totalmente inutile.

    E questo lo riconosco con immenso dolore, con il desiderio di continuare ad amare questa Chiesa nella quale sono cresciuta, con la speranza che questa ritorni ad essere credibile.

    Oggi ho deciso di scrivervi perché mi ha colpito moltissimo un particolare di uno dei vostri ultimi articoli riportati: “Abusi nella setta, le intercettazioni. Un sacerdote avvisò gli indagati”.

    Dall’articolo si apprende che dalle intercettazioni sarebbe emerso che un sacerdote avrebbe dato delle informazioni ricevute durante il Sacramento della Confessione. Se questo fosse vero, come si evince dal Codice di Diritto Canonico all’art. 1388, non ci sono storie: QUESTO SACERDOTE incorre nella SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE riservata alla Sede Apostolica.

    In un altro documento ufficiale  si legge che “L’istruzione Crimen Sollicitationis … istituire una procedura che permettesse di rispondere a quella situazione del tutto singolare e particolarmente delicata che è la confessione, in cui alla completa apertura dell’intimità dell’anima da parte del penitente corrisponde, per la legge divina, il dovere di assoluta riservatezza da parte del sacerdote”.

    Non c’è tanto da interpretare! Il segreto confessionale non può essere violato!

    Ma quello che appare chiaro in questo articolo, è che quel sacerdote avrebbe violato il segreto confessionale, NON per una IPOTETICA BUONA CAUSA (es. per denunciare un delitto di cui sarebbe venuto a conoscenza in confessione), che comunque non è prevista nel Codice di Diritto Canonico, BENSI’ PER AVVISARE DEI PRESUNTI PEDOFILI DELLE INDAGINI A LORO CARICO!

    Non è criminale questo comportamento? Io non lo so da un punto di vista legale … ma moralmente OFFENDE PROFONDAMENTE chi vuole con tutto il cuore rimanere cattolico.

    Questo sacerdote sarà davvero scomunicato dalla Sede Apostolica? Come cattolica me lo aspetto. Come cattolica mi aspetto di poter continuare a confessarmi con la certezza che quello che dico rimarrà tra me, il sacerdote e Dio. Un Sacramento non è uno scherzo: un sacerdote dovrebbe saperlo.

    Grazie per l’attenzione

  • Marie Collins: “La nomina in Vaticano del cardinale Pell uno schiaffo per le vittime australiane”

    Marie Collins: “La nomina in Vaticano del cardinale Pell uno schiaffo per le vittime australiane”

    La donna abusata dai preti pedofili ed ex membro della Commissione contro questi reati: “Le accuse contro di lui erano già pesanti, affidargli quell’incarico fu un vero affronto. Il suo congedo, seppur positivo, arriva troppo tardi”

    ROMA – “Non conosco le motivazioni dell’accusa, e non giudico colpevole una persona prima che venga processata. Ciò che tuttavia è certo è che il cardinale Pell è colpevole di non aver trattato nel modo giusto i casi di pedofilia commessi da preti quando era arcivescovo in Australia. La sua nomina in Vaticano fu uno schiaffo anzitutto per le vittime australiane, poi per chi nella Chiesa lavora contro la pedofilia. Pell non doveva nascondersi Oltretevere senza rispondere alle vittime. Il suo congedo, seppur positivo, arriva a mio avviso troppo tardi”.

    La sospensione di Pell non rappresenta una rivincita contro la Curia romana, per Marie Collins, l’irlandese vittima di pedofilia da parte del clero che nel marzo scorso si dimise dal suo incarico vaticano per le resistenze interne al suo lavoro di pulizia, ma “seppur tardivo resta il segno che qualcosa sta cambiando”.

    Il congedo di Pell doveva arrivare prima?
    “Per me sì. Pell doveva essere trattato secondo le procedure che prevedono che quando si viene accusati si lasciano gli incarichi fino a prova contraria. In ogni caso, ora che esiste un’accusa esplicita su di lui, al di là delle altre accuse di non aver trattato nel giusto modo i casi dei preti quando era il responsabile di diocesi australiane, il congedo è una buona notizia”.

    Cosa non funziona in Vaticano?
    “È stato deciso che i vescovi negligenti nella lotta agli abusi siano rimossi. Ancora non mi risulta che questa disposizione è stata mai applicata. Perché? Erano solo belle promesse? O cosa?”.

    Mesi fa era impensabile che un alto prelato della Curia romana si facesse da parte per rispondere ad accuse di pedofilia?
    “Credo di sì. È la prima volta che a essere accusato è un cardinale della Curia romana. In passato anche altre figure di rilievo nella Chiesa hanno subìto accuse, ma qui si tratta di una personalità con un incarico di primissimo piano a Roma”.

    Cosa pensa dell’indagine e delle accuse australiane?
    “Non so nulla in merito e non mi pronuncio. Insisto però nel dire che tornare in Australia e prendersi del tempo rispetto al lavoro ordinario è decisivo. Significa che forse si è capito che dalle accuse non bisogna mai fuggire, ma rispondere. L’obiettivo deve sempre essere quello di arrivare alla verità, cercarla e ad essa puntare. L’accusa permetterà tutto ciò e la cosa non potrà che essere positiva sia per Pell sia per la Chiesa”.

    La vicenda ha qualche attinenza con le accuse mosse da lei circa le resistenze interne?
    “Non c’entra con Roma, ma è semplicemente inerente a un porporato che risiede a Roma. Ma i fatti, da verificare, sono avvenuti altrove e parecchi anni fa”.

    Per Francesco cosa rappresenta tutto ciò? Anche per lui non è facile fare pulizia?
    “Per Francesco non è facile, è evidente. Ma se l’impunità non è concessa ad alcuno, neanche ad un cardinale importante

    come Pell, Francesco non ha nulla da temere. Questa è l’unica strada da percorrere, anche di fronte al dolore delle tante vittime. La cosa importante è non fuggire, non coprire. In questo senso l’annuncio di ieri del congedo rappresenta una svolta”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2017/06/30/news/scandalo_nella_chiesa_marie_collins_la_nomina_in_vaticano_del_cardinale_pell_uno_schiaffo_per_le_vittime_australiane_-169588872/

  • Incontro privato tra vescovo e Zanardi sulla piaga-pedofilia

    Incontro privato tra vescovo e Zanardi sulla piaga-pedofilia

    IN DIOCESI DEL LEADER DELLA RETE “L’ABUSO”. APERTURA  AL DIALOGO DA MONSIGNOR MARINO

    SILVIA CAMPESE SAVONA.

    Il vescovo Calogero Marino ha mantenuto la parola. Come promesso, ieri pomeriggio ha incontrato il presidente della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, portavoce di chi, nella diocesi savonese e non solo, ha subito atti di pedofilia clericale (atti di cui lui stesso fu vittima). Il capo della diocesi, a Savona dallo scorso 16 gennaio, ha accolto Zanardi in un colloquio che è durato quasi un’ora, senza che altri fossero presenti. «Un bilancio estremamente positivo», il commento del portavoce di Rete L’Abuso, al termine dell’incontro. «Il modo di fare del vescovo, la sua delicatezza nei miei confronti, l’attenzione ai particolari e l’umiltà con cui si è comportato mi hanno sorpreso – ha dichiarato Zanardi -. Atteggiamenti a cui, decisamente, non ero abituato all’interno della diocesi savonese, a partire dal predecessore, monsignor Lupi.

    Naturalmente, vedremo se alle parole seguiranno i fatti». Monsignor Gero, come ama farsi chiamare, è andato ad aprire direttamente la porta all’ospite scendendo alcuni scalini per andargli incontro. Uno stile semplice, simile alla ventata che Papa Francesco ha portato in Vaticano. «Ho ricostruito la mia vicenda personale – dice Zanardi – e ho riassunto le situazioni drammatiche, legate alla pedofilia che, purtroppo, si sono susseguite in questa diocesi, senza che, a nostro giudizio, dai vertici della Chiesa ci fosse la volontà di fare chiarezza né di riconoscere il dolore morale delle vittime. Ho percepito dal nuovo vescovo un atteggiamento completamente diverso. Si tratta solo di una prima impressione.Devo, però, riconoscere un cambio di rotta». Secondo quanto raccontato da Zanardi, il vescovo Marino ha messo a suo agio l’interlocutore riconoscendo che il dolore provocato da un abuso è difficilmente rimarginabile. «Per la prima volta, all’interno della curia savonese, ho sentito qualcuno che riconosceva il dramma vissuto da noi vittime.

    Gli ho spiegato che cinque di noi chiederanno un risarcimento in sede civile alla Diocesi e ho rimarcato come la situazione, a Savona, sia particolarmente delicata. Il vescovo mi ha risposto che era al corrente del quadro generale e che avrebbe potuto rifiutare. Ha detto di comprendere il nostro stato d’animo e che il valore della vita umana è sacro, per cui cercherà di aiutare chi ha sofferto per la pedofilia a livello morale e concreto.

    Quando temevo di tediarlo, mi ha rassicurato: “Possiamo stare qui anche sino a domani”». Un congedo, riferisce ancora Zanardi, in cui il vescovo ha chiesto di contattarlo direttamente e ha precisato di essere disponibile a incontrare le altre vittime, se ne sentiranno il bisogno. «Non mi voglio sbilanciare, ma siamo partiti con il piede giusto e, soprattutto, con un atteggiamento di umanità completamente differente», la conclusione.

    Nessun commento dal vescovo, che ha cercato di tenere celato sino all’ultimo l’incontro per evitare occhi indiscreti. In visita al campus universitario, la scorsa settimana, monsignor Gero aveva invitato i savonesi a «non rimuovere il dolore, ma imparare a guardare avanti»: la strada da cui sembra ripartire anche con le vittime della pedofilia.

    Silvia Campese IL SECOLO XIX Savona del 18 -2-17

     

  • FEDERICO TULLI: il primato della chiesa di Bergoglio

    FEDERICO TULLI: il primato della chiesa di Bergoglio

    «Dati attendibili valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del 2%», disse papa Bergoglio a Eugenio Scalfari in una famosa intervista pubblicata su Repubblica il 13 luglio 2014. In base all’autorevole stima, solo in Italia, dove vivono oltre 30mila ecclesiastici, i preti e le suore giudicati responsabili di abusi su minori in base al diritto canonico potrebbero essere almeno 600. Un’enormità considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer.

    Diversamente dal Vaticano, in Italia non esiste una casistica istituzionale sulla diffusione della pedofilia. Il ministero delle Pari opportunità si avvale di un Osservatorio permanente che per ora si limita ad osservare. Nel 2007 il governo Prodi firmò i protocolli per la creazione di una banca dati per monitorare il fenomeno, con relativo stanziamento in finanziaria di 6mln di euro. Non è mai entrata in funzione. Con quali conseguenze? «In assenza di una banca dati a livello nazionale che permetta una rilevazione omogenea e un monitoraggio della casistica, i dati disponibili sono pochi e non esaustivi» si legge nel Dossier del Telefono azzurro sulla pedofilia pubblicato nel 2010. «Passa così l’idea, nell’opinione pubblica, che si tratti di un fenomeno circoscritto a determinati ambiti che di volta in volta finiscono alla ribalta della cronaca (come la scuola o la Chiesa), o specifiche realtà di degrado sociale. Mentre i dati – conclude Telefono azzurro – ci dicono chiaramente che si tratta di un fenomeno pervasivo, che purtroppo è presente in tutti i contesti nei quali siano presenti bambini».

    In che misura è presente la pedofilia nella nostra società? Ci si può fare un’idea oggi pescando tra i dati Istat il totale delle persone detenute in Italia nel 2015 per “atti sessuali con minorenne” e “corruzione di minorenne”: 705. Se aggiungiamo “prostituzione minorile”, “pornografia minorile” e “detenzione di materiale pornografico attraverso sfruttamento di minori” arriviamo a 1152.

    In Italia le persone maggiorenni sono circa 47mln, vien da sé che il tasso di pedofilia nella popolazione (0,000024) seppur calcolato a spanne in base ai dati Istat è molto lontano da quel 2% del clero ecclesiastico. Certo, 1152 pedofili sono tanti, troppi. Ci sono preti statunitensi che hanno confessato da 130 a oltre 200 stupri. Serial killer, appunto. E poi c’è da considerare che raramente un pedofilo viene denunciato. Una volta su 100? Due su cento? Non si sa. Oltre alla capacità del pedofilo di mimetizzarsi, anche il contesto socio-familiare in cui si consuma di norma la violenza, secondo Telefono azzurro, fa sì che il fenomeno rimanga sostanzialmente “sommerso”. Ma il “sommerso” c’è anche nella Chiesa, come denunciò la Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel febbraio del 2014 (cfr. “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, L’Asino d’oro ed., 2014, pp. 205-265).

    In attesa che la banca dati ministeriale cominci a monitorare, di certo c’è che anche se i detenuti in Italia fossero 10mila o 100mila rimarremmo a distanza di sicurezza dalle percentuali vaticane. Per pareggiare il mostruoso primato della Chiesa cattolica, ai tempi di papa Francesco, le nostre carceri dovrebbero ospitare un milione di pedofili.

    Federico Tulli

  • Preti pedofili, un fenomeno ancora sommerso. Intervista a Radio 24

    Preti pedofili, un fenomeno ancora sommerso. Intervista a Radio 24

    Secondo un’inchiesta appena pubblicata dalla rete “L’abuso” , sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 condannati solo negli ultimi 15 anni. Esisterebbero alcune strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari.
    Ne parliamo con il Presidente della rete L’abuso, Francesco Zanardi e con il giornalista Federico Tulli.

    http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/riascolta/2016-11-08/melog/gSLA8TCH5B