Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Lombardia

  • “Devo andare a casa”: arrestato don Tempesta per abusi su sette bambini

    “Devo andare a casa”: arrestato don Tempesta per abusi su sette bambini

    di CHRISTIAN SORMANI

    Busto Garolfo (Milano) – È stato avvicinato da due uomini e una donna in borghese mentre passeggiava a Bardonecchia nella struttura dove è in vacanza con i ragazzini dell’oratorio. Don Emanuele Tempesta, dopo un rapido scambio di battute con quelli che poi sono risultati agenti della Squadra mobile di Milano, ha chiamato da parte un animatore limitandosi a dire: “Devo andare a casa”. Poi ha lasciato in fretta la località montana che vede questa settimana la presenza dei bambini nati nel 2010 e nel 2009 dell’oratorio del Sacro Cuore di Busto Garolfo. Il sacerdote era lì da quasi due settimane e avrebbe dovuto tornare oggi pomeriggio in bus con una sessantina di ragazzini che lo avevano accompagnato in questa esperienza. Invece il prete è stato accompagnato a casa dagli agenti e adesso si trova adesso ai domiciliari. L’accusa è di quelle pesantissime: abuso sessuale su minori.

    In particolare sarebbero sette i bambini tra gli 8 e i 12 anni vittime di violenza sessuale da parte del sacerdote. Emanuele Tempesta, classe 1992, è un volto conosciuto da anni a Busto Garolfo, paese dove aveva iniziato a fare prima il seminarista e poi, dopo essere diventato prete nell’estate del 2019, il vicario. In paese lo conoscono tutti come persona semplice, un giovane solare che ci aveva però messo parecchio tempo a terminare il seminario. Qualcuno in chiesa questa mattina lo difende: “Amava stare coi giovani e qualche genitore deve avere senza dubbio equivocato. Non abbiamo altre spiegazioni”.

    Ma le prove a carico del sacerdote sarebbero schiaccianti. Ai ragazzi presenti a Bardonecchia, una sessantina, gli animatori, informati di quanto stava accadendo, hanno spiegato che il don si era dovuto assentare per problemi gravi in oratorio a causa di alcuni furti, tanto da dover tornare in Lombardia in fretta e furia. Poi la decisione di vietare l’uso del cellulare ai bambini per non fare trapelare notizie nel penultimo giorno di vacanza e mantenere quella serenità di un ambiente che sembrerebbe – almeno sui monti del Piemonte – intatta fra i partecipanti della settimana a Bardonecchia. Di fatto ai genitori preoccupati di quanto stava succedendo, gli animatori hanno spiegato di poter far filtro con i figli presenti utilizzando nel caso il loro cellulare, avendo l’accortezza di non avvertirli dell’indagine.

    Dopo un primo giro di telefonate con don Ambrogio Colombo, parroco del paese, si è deciso di far proseguire normalmente la vacanza senza alcuna informazione, per evitare turbamenti. I bambini sono così rimasti tranquilli e gli stessi animatori ai genitori hanno spiegato che il sacerdote per tutta la vacanza non sarebbe mai rimasto solo con alcun bambino, essendoci sempre e costantemente uno di loro in presenza.

  • Don Tempesta, le denunce choc dei genitori dell’oratorio: «Gli lasciavamo i nostri figli…»

    Don Tempesta, le denunce choc dei genitori dell’oratorio: «Gli lasciavamo i nostri figli…»

    Rabbia e incredulità. «Mando mio figlio in oratorio. Uno pensa che sia un posto sicuro, e invece…». Di sfoghi così ne hanno raccolti parecchi, gli investigatori della Squadra Mobile che, in un mese e mezzo di indagini, hanno parlato con i genitori dei bimbi coinvolti nel caso di don Emanuele Tempesta, il 29enne sacerdote a Busto Garolfo accusato di molestie sessuali nei confronti di sette bambini, tra gli 8 e i 12 anni.

    Sgomento, tra le madri e i padri della comunità che ruota attorno alla parrocchie intitolate a Santa Geltrude e ai Santi Salvatore e Margherita. E anche preoccupazione. «Ma adesso che conseguenze psicologiche potranno esserci per mio figlio?», è l’altra domanda che i poliziotti si sono sentiti fare. Gli agenti hanno proceduto il più celermente possibile.

    Le indagini della quarta sezione della Mobile sono andare spedite, a partire dalle denunce presentate alla fine di maggio, quando le prime due mamme hanno ascoltato le confidenze dei figli: «Il don ha toccato…», dicevano, aggiungendo in fondo alla frase il nome di un amico, di un compagno che si trovava con lui nell’abitazione del prete, (un immobile incorporato al complesso parrocchiale), per fare tornei alla Playstation o i giochi di ruolo.

    Da quel momento, l’inchiesta coordinata dal pm di Busto Arsizio Flavia Salvatore si è allargata presto ad altri bambini, man mano che le prime vittime raccontavano chi era presente in quegli incontri, andando a ritroso fino a febbraio dello scorso anno, appena prima del Covid e del lockdown. Richiesta e ottenuta la misura restrittiva, gli agenti, nei giorni scorsi, si sono presentati con il provvedimento in mano per arrestare il 29enne cresciuto a Cornaredo. Lo hanno raggiunto a Bardonecchia, in provincia di Torino, dove era appena arrivato per iniziare un campo estivo con alcuni ragazzi dell’oratorio di Busto Garolfo.

    Sette le vittime accertate fino a ora, in otto episodi distinti, anche se gli inquirenti avrebbero già raccolto altri elementi relativi a ulteriori casi. Le audizioni protette dei minori (che avvengono sempre alla presenza di psicologi) riprendono domani. Lo stesso giorno in cui il gip Luisa Bovitutti ha fissato l’interrogatorio di garanzia del vicario parrocchiale finito agli arresti domiciliari in una casa messa a disposizione dall’Arcidiocesi (che per trasparenza ha voluto diffondere la notizia in una dettagliata nota ufficiale, eludendo però le raccomandazioni dell’autorità giudiziaria, che chiedeva maggiore riservatezza per non turbare l’andamento delle indagini).

    Don Tempesta potrebbe avvalersi della facoltà concessagli dalla legge di restare in silenzio, oppure rispondere alle domande del magistrato, e magari facilitare il lavoro degli inquirenti. Le poche persone che lo hanno visto, parlano di un giovane uomo «disperato», che avrebbe giurato la propria estraneità alle gravissime accuse che gli vengono mosse. Ma gli elementi che, sino a questo momento, compongono il quadro accusatorio, e il numero non certo esiguo di parti offese individuate dai detective in queste settimane, non sembrano davvero giocare a suo favore.

    Altro fronte investigativo da esplorare, peraltro, sarà quello relativo all’analisi tecnica del materiale sequestrato nella canonica: un tablet, due telefoni cellulari, un computer e la consolle per i giochi, che si può collegare alla rete internet. Il lavoro della polizia, in questo scandalo di provincia, non è ancora finito.

    https://milano.corriere.it/notizie/lombardia/21_luglio_18/don-tempesta-arrestato-abusi-minori-genitori-dell-oratorio-sotto-choc-gli-lasciavamo-nostri-figli-403256f4-e736-11eb-9bf6-eea1575c4502.shtml

  • Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

    Un adolescente era stato accusato di abusi in Vaticano. Ma poi è diventato sacerdote con l’aiuto di alti prelati.

  • Pedofilia del clero: il caso don Galli e il silenzio dei vescovi

    Pedofilia del clero: il caso don Galli e il silenzio dei vescovi

    Vittorio Bellavite

    La prima Corte D’Appello penale della magistratura milanese ha confermato (con una riduzione da sei anni e quattro mesi a cinque e sei mesi) la condanna di don Mauro Galli per abuso sessuale. Si tratta di un episodio del dicembre 2011, una brutta vicenda di cui si occuparono i media a suo tempo. Essa si caratterizzò da una parte per una lunga serie di scorrettezze e di “coperture” da parte dei vertici ecclesiastici, dall’altra per la tenacia e perseveranza della famiglia della vittima, un giovane allora di 15 anni. L’iter giudiziario non è finito e c’è il rischio concreto della prescrizione. Nel frattempo la cosiddetta “Indagine previa” promossa dalla curia di Milano, che iniziò con incomprensibili tre anni di ritardo (dopo che la vittima si rivolse alla Procura della Repubblica!), portò a un giudizio del Tribunale Ecclesiastico Regionale che emise una sentenza di sostanziale assoluzione del Galli ma senza che se ne conoscano il testo e le motivazioni. Ora il processo è davanti alla Congregazione per la dottrina della fede. La contraddizione tra ordinamento civile e procedure ecclesiastiche è clamoroso e bisognerà affrontarlo ancora una volta.

    Fatti come questi, con altri conosciuti e con altri nascosti, intaccano la credibilità un po’ di tutto il clero agli occhi dell’opinione pubblica, anzitutto di quella cattolica che partecipa alla vita della Chiesa. Si dirà che non bisogna generalizzare, che ci sono tante situazioni virtuose e via di questo passo. Ma il fenomeno dell’abuso non è poi così ridotto se gli addetti ai lavori informano che in Italia e negli altri paesi ci sarebbe una presenza costante di preti che abusano intorno al 4-5%, quindi un numero grande. Mi chiedo perché, per stare alla nostra diocesi, non ci sia una reazione da parte del clero nei confronti della situazione che faccia chiarezza e che quindi non appaia o non sia una qualche forma di protezione del sistema, o di tolleranza o di questione che riguarda solo i vescovi che in questo modo sarebbero al riparo da contestazioni. Forse si pensa che tutto, in fondo, rientri nell’ordinaria amministrazione, “siamo tutti peccatori”, ci sono anche i peccati degli uomini di Chiesa. Sorprende che non si capisca in questo modo che si trascurano del tutto le vittime, cattolici di serie B, che, tra l’altro, proprio perché subiscono una violenza da persona che interviene sulle loro coscienze, patiscono danni psicologici ben più gravi di quelli altri tipi di violenza. Nel caso della nostra diocesi mi domando se non conta e molto, per una sorta di rispetto e per non voler creare un forte turbamento nel tranquillo vivere delle attività di Chiesa, il fatto che i due principali responsabili della Chiesa in Lombardia, l’arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini e il vescovo di Brescia Mons. Pierantonio Tremolada, siano stati coinvolti direttamente in questa storia prima di essere nominati vescovi quando i fatti erano già ben noti. In aree sensibili e preoccupate dei problemi di gestione della Chiesa furono sollevati a suo tempo forti dubbi sull’opportunità di queste due nomine da parte di papa Francesco.

    Questa situazione propone, come in altri casi pesanti, il problema di come i vescovi affrontano il problema della pedofilia del clero nella nostra Chiesa. Negli altri paesi a noi vicini, Spagna, Francia, Germania e ora Polonia (prima in USA, Irlanda…) in questi mesi il mondo cattolico è profondamente scosso da gli scandali del clero pedofilo e i vescovi cercano di affrontare là le situazioni con un certo coraggio e parresia. In Italia niente di tutto questo. Si crede di fare il dovuto con l’istituzione di Commissioni diocesane che si occupino dei minori con iniziative di formazione e di prevenzione. Abbiamo già scritto ampiamente e con tenacia che non è questo che serve ora. Ripetiamo i quattro punti sine qua non per riprendere credibilità: istituire una Commissione di indagine indipendente per accertare la quantità e le caratteristiche degli abusi nel nostro paese, fare un solenne atto collettivo di penitenza di tutta la chiesa, rinunciare in ogni modo ai canali interni di tipo ecclesiastico e ricorrere subito alla magistratura, occuparsi delle vittime.

    Il Card. Reinhard Marx ha innovato, con coraggio e forte coinvolgimento personale, la pesantezza delle tradizionali “liturgie” degli apparati ecclesiastici, che si manifestano nei loro aspetti peggiori quando ci sono di mezzo rapporti personali ed interpersonali nel clero, conflitti di competenze, rapporti con le gerarchie interne, rapporti con l’autorità civile e via di questo passo. Il card. Marx si è dimesso contro il “sistema” di cui sta discutendo la Chiesa in Germania. Sarebbe buona cosa se nella Chiesa italiana si guardasse al suo esempio in particolare quando a un giudizio critico sul “sistema” si aggiungessero responsabilità personali per fatti specifici. Si avvierebbe col tempo un circolo virtuoso, usando di questa occasione, un sistema nuovo in cui nel funzionamento della chiesa progressivamente assumano responsabilità donne e uomini, più liberi dai vincoli gerarchici e non prigionieri dei silenzi e delle ipocrisie.

    (Vittorio Bellavite è coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa)

    https://www.micromega.net/pedofilia-del-clero-il-caso-don-galli-e-il-silenzio-dei-vescovi/

  • Genova – Il caso di padre Luca Bucci scoperchia le reiterate omissioni delle gerarchie genovesi, tre casi recenti su cui riflettere doverosamente

    Genova – Il caso di padre Luca Bucci scoperchia le reiterate omissioni delle gerarchie genovesi, tre casi recenti su cui riflettere doverosamente

    Mentre in Lombardia la chiesa di Milano non si pronuncia sull’assoluzione di don Mauro Galli condannato dal tribunale italiano, ma assolto dalla chiesa, in Liguria…

    Il caso di don Riccardo Seppia: svanito nel nulla per la chiesa genovese che, in barba alla trasparenza tanto proclamata da papa Francesco, in merito non ha più proferito parola.

    Quello di don Franco Castagneto: dal quale persino il cardinale Angelo Bagnasco ne esce malissimo in quanto è la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede che sfiduciata gli rimette il mandato.

    A gettare altro fango e dubbi ulteriori sull’attendibilità delle contestate politiche di papa Francesco oggi, è ancora una volta la stessa chiesa genovese. Stando agli atti restituiti dalla Procura di Savona, titolare di uno dei due fascicoli aperti sul frate, stando al rapporto della Squadra Mobile che ha indagato per delega del p.m. Giovanni Battista Ferro, risulta che a fronte di una richiesta di informazioni da parte della giustizia italiana si legge in data 5 dicembre 2020:

    Un fatto grave che, unito alle recidive della diocesi di Genova, solleva pesanti dubbi sull’affidabilità e  sopratutto l’applicabilità delle politiche di tolleranza zero proclamate da papa Francesco, in particolare riferite proprio al caso di Frate Bucci, in una telefonata (agli atti della procura) tra lui e il presidente della Rete L’ABUSO è lo stesso indagato a confermare le sue problematiche che definisce “affettive”, oltre ad alcune denunce a suo carico fatte alle gerarchie ecclesiastiche che però, tramite il proprio legale dei Cappuccini Liguri il 26 agosto 2020 – prima della odierna pronuncia della procura di Savona che conferma i fatti – contestavano integralmente le accuse minacciando di citarci in giudizio… ma magari !

    Padre Bucci aggiunge, inoltre, che per questo problema è ricorso a percorsi terapeutici di recupero, oltre al fatto di essere da tempo monitorato dalle gerarchie, che tuttavia mai hanno riferito i fatti all’autorità giudiziaria, verosimilmente permettendo al frate la possibilità di recidiva che, dalle sue stesse dichiarazioni, anche se a carico di maggiorenni ci sarebbe stata.

    Un’omertà continuata da parte della chiesa di Genova contro la quale ci eravamo scontrati già col successore di Bagnasco, il nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, al quale segnalammo il caso, ma non volle neppure sapere il nome del frate.

    Se papa Francesco vuole essere coerente e rassicurante con i propri proclami, di fatto palesemente mancati nei casi esposti – tutti rigorosamente genovesi in questo caso – l’Associazione ritiene che papa Francesco, per la sua stessa già flebile credibilità, debba intervenire con i fatti nei confronti di una diocesi con una gestione palesemente problematica come conferma la stessa CDF che recentemente rimise a Bagnasco il mandato per il caso di don Franco Castagneto, diversamente come può solo pensare di essere credibile?

    Attendiamo con ansia quali saranno i provvedimenti sul caso Bucci anche da parte del vescovo di Chiavari Alberto Tanasini, che ha attualmente in carico il frate e al quale lo stesso procuratore di Savona, Giovanni Battista Ferro, ha segnalato formalmente il caso …e che magari ci facciano sapere questa volta.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/12/18/savona-padre-luca-bucci-abuso-di-un-13enne-chiuso-uno-dei-due-fascicoli-aperti-sul-frate-genovese/
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  • Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Preti pedofili, la pandemia italiana che Governo e stampa tacciono

    Grazie soprattutto alla stampa che scrive poco e che da decenni non approfondisce più con inchieste, negando così la consapevolezza ai cittadini a discapito di migliaia di bambini in Italia, dove a differenza degli altri paesi in cui grazie alla consapevolezza, la popolazione ha preteso una presa di posizione dei Governi, abbiamo pensato di portare all’attenzione, Regione per Regione, il DISASTRO italiano.

    Di seguito i link alle raccolte regionali che il sito della Rete L’ABUSO documenta da soli 10 anni.

    Un archivio storico di 7.166 documenti che di fronte all’indagine del Boston Globe, la fanno apparire una goccia nel mare.

    Il film scandalo documentava un centinaio di casi, noi, ignorando il sommerso, ne documentiamo solo in Italia, più di 300 che trovate in questa mappa. Diocesi non sicure

    Qui i vari articoli e comunicati stampa ignorati dai media, che già da soli descrivono una paurosa realtà. Il punto della Rete L’ABUSO

    Di seguito tutto il documentale regione per regione. Buona lettura, se così si può dire.

    Abruzzo – Molise


    Basilicata


    Calabria


    Campania


    Emilia Romagna


    Lazio


    Liguria


    Lombardia


    Marche


    Piemonte – Valle D’Aosta


    Puglia


    Sardegna

     


    Sicilia


    Toscana


    Triveneto


    Umbria


    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/10/07/quanti-sono-i-preti-pedofili-in-italia-dalle-proiezioni-litalia-ha-il-potenziale-piu-alto-di-qualsiasi-paese/

  • Legnano, RETE L’ABUSO denuncia parrocchia. Parla il presidente, Francesco Zanardi

    Legnano, RETE L’ABUSO denuncia parrocchia. Parla il presidente, Francesco Zanardi

    Ormai è cosa nota: l’associazione Rete L’ABUSO ha denunciato alla Procura di Milano la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano. Il motivo? La partecipazione di persone ai funerali di don Ruggero Conti, condannato in Cassazione nel 2015 per abusi sessuali su minori e che era originario di Legnano. Infatti, era in vigore il decreto sicurezza di Regione Lombardia in cui si vietavano gli assembramenti di carattere religioso a causa del coronavirus. Ma chi è l’associazione RETE L’ABUSO? Conosciamola meglio, insieme al suo presidente e fondatore, Francesco Zanardi.

    La storia in breve

    L’esposto presentato dall’associazione rete L’ABUSO parla chiaro. Per prima cosa, espone i fatti e cioè appunto la presenza di persone ai funerali nonostante le disposizioni regionali lombarde e le disposizioni del vescovo di Mantova che ha sospeso messe e funerali. A seguito delle disposizioni di Regione Lombardia, (oggi ricordiamo che sono in vigore nuove misure nazionali) in realtà, anche la Diocesi di Milano ha emanato delle direttive: le chiese possono restare aperte per la preghiera individuale, funerali e matrimoni possono essere celebrati ma con la presenza dei soli parenti stretti. Come riportato da alcuni organi di stampa, ai funerali di Ruggero Conti erano presenti parecchie persone. E su questo punto l’associazione è ferma. Si legge nell’esposto: “(…) È verosimile pensare che chiunque, anche senza averne intenzione e/o consapevolezza, favorisca in caso di epidemia la diffusione e/o propagazione della stessa, violando il divieto imposto debba essere comunque perseguito, sottolineando ancora che in questo caso esiste non solo uno stato di allerta globale, ma addirittura un espresso e noto divieto”, relativo appunto ai comuni indicati nella zona rossa.  E ancora si legge: ” Da quanto si apprende dagli organi di informazione, alla cerimonia erano presenti centinaia di fedeli e data la notorietà del sacerdote, è verosimile pensare ci fossero persone provenienti anche dai paesi limitrofi (…). È oltretutto verosimile pensare – data la massiccia affluenza di fedeli – che la cerimonia non sia stata improvvisata, ma bensì ampiamente pubblicizzata. In tal senso non appare fuori luogo verificare perché le autorità locali non fossero state informate, o, in caso contrario, perché non siano intervenute”. L’associazione chiede dunque che siano effettuate le indagini “ritenute idonee al caso di specie e verificata/ravvisata  la sussistenza di eventuali ipotesi di reato”. Chiede inoltre di essere informata dell’eventuale richiesta di proroga di termini delle indagini preliminari e dell’eventuale richiesta di archiviazione. Commenta il presidente dell’associazione Francesco Zanardi: “C’erano dei divieti, delle disposizioni regionali che vietavano gli assembramenti, inclusi quelli religiosi. Nel video pubblicato sul nostro sito, girato da un nostro membro, si vedono parecchie persone. Perché è stato permesso? Chiediamo che sia fatta chiarezza e che siano effettuate le indagini in merito”.

    Parla Francesco Zanardi, presidente di RETE L’ABUSO

    Ma scopriamo meglio l’associazione, con sede a Savona. RETE L’ABUSO nasce nel 2010 dall’idea di un gruppo di vittime di preti che hanno abusato sessualmente di loro. Si chiama pedofilia, inutile nascondersi. Una parola che solo a pronunciarla fa paura. E fa paura perché la nostra mente non è in grado di tollerare razionalmente il fatto, ancor più se a compiere tali atti sono persone degne di nostra fiducia, come appunto dei preti. Il silenzio sugli abusi sessuali su minori da parte dei sacerdoti è purtroppo ancora presente. Ne parliamo con Francesco Zanardi, presidente della RETE L’ABUSO, anche lui vittima di un sacerdote. Un’esperienza che gli ha spezzato la vita. “Ho subito abusi per anni, dagli 11 ai 14 anni”, racconta al telefono, con un tono che lascia trasparire non solo la sofferenza accumulata ma anche la voglia di reagire e di mettersi in gioco in prima persona per contrastare questo fenomeno. “Le violenze subite hanno avuto conseguenze sulla mia psiche. Ho anche tentato il suicidio, per fortuna non riuscendoci. Ho reagito e ho voluto creare questa associazione. Per me è una lotta da portare avanti. Spesso i sacerdoti sono trasferiti oppure si omette di sporgere denuncia. Il problema di un prete pedofilo non è che dice male la messa ma che molesta i bambini. Bisogna denunciare, bisogna fare in modo che la chiesa stessa denunci e che ci siano i processi penali. Io sono omosessuale e ateo. Per questo spesso mi hanno accusato di essere anticlericale. Tutto questo non è vero. La maggior parte delle persone che fanno parte della nostra rete sono cattolici. Siamo circa 900 vittime, tutte italiane. Ma siamo una minima percentuale rispetto alle vittime di cui non siamo a conoscenza. Io nonstante le accuse e le 36 querele – tutte vinte – vado avanti. Parlo con i documenti e la mia coscienza è a posto”. Un riferimento di Francesco va anche al fatto che molti fedeli difendono i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori. “E’ un meccanismo di difesa fisiologico. Ci si può sentire imbarazzati, a disagio nel non essersi accorti o nel non aver voluto accorgersi di quello che accadeva. Si vive il giudizio degli altri”. Giudizio degli altri che vivono – forse – non solo le persone che non accettano i fatti ma le stesse vittime. Francesco Zanardi ha trovato la forza di reagire ma non è così per tutti. Per questo bisogna parlarne. Parlandone, forse, piano piano, il giudizio degli altri non farà più così paura.

  • Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

    Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

    LEGNANO – Parrocchia celebra il funerale di un sacerdote condannato per pedofilia e viene denunciata. Motivo: aver violato il decreto regionale emesso in seguito all’allarme Coronavirus che vieta qualunque tipo di assembramento, anche di carattere religioso. Succede a Legnano, dove venerdì 28 febbraio la parrocchia di San Magno ha officiato il rito funebre per dare l’ultimo saluto a don Ruggero Conti, il prete legnanese condannato in via definitiva a 14 anni e due mesi di reclusione per aver abusato di almeno otto minori durante la sua permanenza a Roma e morto la scorsa settimana. Ora l’associazione “Rete L’Abuso”, che supporta le vittime di abusi compiuti da religiosi, ha denunciato alla Procura di Milano la parrocchia legnanese. Ne dà notizia il quotidiano “Il Giorno”.

    «Violato decreto antivirus della Regione»

    Il funerale di don Ruggero si è svolto nel santuario della Madonna delle Grazie, con grande partecipazione di folla. Il sacerdote era molto conosciuto a Legnano, fin da quando era animatore dell’oratorio di San Magno negli anni Settanta. Secondo quanto riporta il quotidiano in edicola oggi, martedì 3 marzo, l’associazione che raccoglie i “sopravvissuti agli abusi sessuali del clero” si chiede «come sia stato possibile, data la grande pubblicizzazione che ha portato all’affluenza di centinaia di persone fuori dalla chiesa legnanese, che le istituzioni preposte, in primis il commissario prefettizio di Legnano e la stessa prefettura, non fossero al corrente dell’evento e soprattutto perché non siano intervenute repentinamente, nemmeno dopo il suo svolgimento, omettendo tutti i più basilari controlli in tutela della popolazione». L’associazione dunque non contesta il fatto che siano state celebrate le esequie di un sacerdote condannato per pedofilia (condanna peraltro mai scontata), ma che la cerimonia si sia svolta in violazione delle disposizioni emanate da Regione Lombardia per limitare la diffusione del virus COVID-19.

    Pubblicato video con i «possibili infettati»

    Sul suo sito, l’associazione pubblica anche un video girato all’esterno del santuario, dove sono visibili numerose persone, con il titolo “Ecco i possibili infettati da Coronavirus a Legnano al funerale del prete pedofilo don Ruggero Conti”. Il filmato termina con l’osservazione che «al momento non si ha notizia di alcun provvedimento preso a tutela dei cittadini».

    Celebra funerale di un prete condannato per pedofilia: denunciata parrocchia di Legnano

  • Legnano, folla al funerale del prete condannato: scatta la denuncia

    Legnano, folla al funerale del prete condannato: scatta la denuncia

    Torna a far discutere l’affollata cerimonia d’addio al sacerdote che abusò di otto minorenni

    di CHRISTIAN SORMANI

    Legnano (Milano), 3 marzo 2020 – L’associazione “Rete L’Abuso“ ha formalmente denunciato alla procura della Repubblica di Milano la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano, rea a loro dire “di aver deliberatamente violato il decreto sicurezza legato all’allarme coronavirus, emesso dalla Regione Lombardia, nel quale si vieta qualunque tipo di assembramento, anche di carattere religioso”.

    Il tutto dopo il funerale del sacerdote, condannato per violenze su minori, don Ruggero Conti, alle cui esequie lo scorso 28 febbraio avevano partecipato tante persone. Nella denuncia si chiede anche “come sia stato possibile, data la grande pubblicizzazione che ha portato all’affluenza di centinaia persone fuori dalla chiesa legnanese, che le istituzioni preposte, in primis il commissario prefettizio di Legnano e la stessa prefettura, non fossero al corrente dell’evento e sopratutto perché non siano intervenute repentinamente, nemmeno dopo il suo svolgimento, omettendo tutti i più basilari controlli in tutela della popolazione”.

    Davanti alla chiesa nel pomeriggio del 28 febbraio scorso c’era una grande folla. Il religioso originario di Legnano, era stato condannato in via definitiva a 14 anni e due mesi di reclusione per aver abusato di almeno otto minorenni. L’uomo, che non ha mai fatto un solo giorno di carcere, era ospitato in una delle cliniche della curia, quella di Verbania. Francesco Zanardi, presidente dell’associazione che si occupa di combattere la pedofilia nella chiesa, ha presentato la denuncia. Don Ruggero Conti non solo non ha mai fatto un solo giorno di carcere, ma era pure ospitato a spese della diocesi, in una delle cliniche per preti problematici a Verbania. Il sacerdote non ha mai risarcito le vittime della sua violenza.

  • I divieti sul coronavirus non fermano il funerale per il prete pedofilo a Legnano, vittime sotto choc

    I divieti sul coronavirus non fermano il funerale per il prete pedofilo a Legnano, vittime sotto choc

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Esequie funebri choc in una parrocchia di Legnano, in provincia di Milano, dove è stato celebrato un affollato funerale per la morte di un prete pedofilo, don Ruggero Conti, ben conosciuto alle cronache e al tribunale di Roma visto che era stato condannato per gli abusi su otto ragazzini che seguiva all’oratorio. Un caso quello di don Ruggero che nel 2008, a Roma, fece scalpore perchè si trattava di un parroco molto conosciuto e ben introdotto negli ambienti politici ed ecclesiali, tanto da essere stato persino uno dei consulenti dell’allora sindaco Alemanno.

    Le esequie del sacerdote condannato a 14 anni e due mesi per avere abusato di almeno 8 minori si sarebbe svolto in chiesa, con una grande folla e in totale sfregio al decreto sicurezza legato all’allarme del coronavirus che in Lombardia ha limitato i funerali solo agli stretti familiari e ha fatto persino chiudere le chiese per le messe feriali.

    L’Associazione Rete L’abuso oltre ad avere formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Milano la parrocchia della Madonna delle Grazie di Legnano, ha sollevato collateralente il problema di dove finiscono in Italia i preti pedofili e perchè spesso questi non vengono nemmeno ridotti allo stato laicale dalla Chiesa. Don Ruggero Conti non solo non ha mai fatto un solo giorno di carcere, ma era pure ospitato (a spese della diocesi) in una delle cliniche per preti problematici a Verbania .

    Malgrado il divieto per il coronavirus, alle sue esequie erano presenti centinaia di persone, come testimoniano le fotografie circolate e pubblicate sul Giorno.

    Ruggero Conti, ex direttore della Caritas diocesana di Porto e Sant Rufina, è morto a 67 anni. L’ordine del suo arresto nel 2008 aveva causato una grossa frattura nel quartiere di Selva Candida, vicino a Roma tra chi riteneva le accuse inverosimili e chi, invece, si batteva per fare emergere la verità.

    Don Ruggero era stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi nel 2011, poi in appello la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi, perché nel frattempo per il primo dei 7 episodi contestati era intervenuta la prescrizione. Il timore dei legali delle famiglie delle vittime era di far pronunciare la giustizia prima del 2018, altrimenti anche l’ultimo caso contestato sarebbe caduto in prescrizione. La Cassazione ha invece bruciato le tappe, arrivando il 16 marzo 2015 a confermare la sentenza di secondo grado.

    Il processo si era svolto in modo regolare, senza nessun dubbio o vizio di forma: per la legge italiana, don Ruggero Conti era colpevole di pedofilia. Scarcerato, era tornato a vivere a Legnano, dove lo avevano accolto la famiglia e gli amici che avevano sempre creduto nella sua innocenza. Le vittime avevano chiesto un risarcimento danni di 10 milioni di euro.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/ruggero_conti_parroco_funerale_pedofilo_papa_francesco_abusi_vittime_coronavirus-5084584.html