Sembrava una sentenza: «In carcere c’è un innocente». Il vescovo di Albenga-Imperia, monsignor Mario Oliveri, è stato infine autorizzato a incontrare, nel carcere di Valle Armea a Sanremo, don Luciano Massaferro, il parroco accusato di molestie a una bambina di undici anni. L’abbraccio e la commozione, così come il dialogo, rimangono privati. Ma appena il religioso è uscito al mondo libero una dichiarazione lapidaria è volata anche per canali ufficiali: «Don Luciano è innocente».
Poco prima delle otto di sera, l’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi ha precisato che mons. Oliveri «stupito da quanto riportato dalle agenzie di informazione, afferma di non aver rilasciato dichiarazioni». Ma la breve nota, questa ufficiale, ribadisce «afflizione e stupore di fronte a una accusa che per chi conosce Don Luciano appare inverosimile».
Monsignor Oliveri domenica ha incontrato don Lu e ieri il cardinal Bagnasco. La Chiesa si è sempre schierata accanto al parroco, con solidarietà e affetto, ma senza ingerenze, anzi auspicando il «lavoro sereno e veloce» della magistratura. Una presa di posizione così drastica – «un innocente in carcere» – una sentenza anticipata si poteva sentir stonata. Ma è smentita. E tutto passa per i mass media. Curioso è che il vociare di questa vicenda dolorosa per tutti sia una continua accusa verso un processo mediatico e di piazza il quale, più voyeristico e pruriginoso che legale, in effetti esiste, perché nessuno riesce a trattenersi in attesa dei passi giudiziari. Il vescovo, per fortuna, smentisce di aver anticipato la Verità. Ma il presidente di Federvita, Eraldo Ciangherotti, anticipa pure lui, sempre in buona fede però con una bella dose di pessimismo: la magistratura si sente sconfitta e sbugiardata e deve in qualche modo «stemperare e diluire l’approssimazione della questione», quindi annuncia ai giornalisti un quasi inevitabile rinvio a giudizio del sacerdote.
Si vuol silenzio, si accusano i mass media di chiasso e lo si fa con dichiarazioni diffuse attraverso quei media che dovrebbero tacere e quindi non riportare proclami e anticipi di passi comunque dolorosi negli uffici della legge. Ma un silenzio, a dire il vero, c’è. L’unica che ha parlato prima quasi per caso, poi perché entrata in un ingranaggio, e poi si è svaporata anche nella sua città, è la bambina. I magistrati e i consulenti studiano il computer della contesa e analizzano parole e gesti e pieghe del viso di lei durante l’audizione protetta. I difensori in toga esaminano pure loro quel colloquio sospeso alla delicatezza eppure così concreto.
Ma la piccola – forse candidamente sincera, forse sinceramente fantasiosa – si ritrova tagliata fuori dalla vita di prima, qualunque sia la sua sorte di accusatrice spaccata in due: credibile al massimo, anzi confermata dal difendersi del religioso, oppure tutta inaffidabile e priva di una memoria reale secondo gli avvocati.
Per intanto, già spaccata una prima volta – e adesso per certo «usata» – la bambina è anche spaccata da una sorte collaterale: estromessa da una parte della sua vita, quella della parrocchia, quella della naturalezza quando si entra, si vive, si esce da scuola. All’oratorio non ci può andare più, anche perché «bontà» dice che sarebbe per forza «ghettizzata», in classe la guardano come «quella del prete». Sta zitta e in disparte. E confusa o meno che sia sui giorni di fine 2009, ha di certo coscienza del tritacarne in cui si ritrova.
Tag: luciano massaferro
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Giallo sulle dichiarazioni di mons. Oliveri “E’ innocente”. Subito dopo: “Mai detto”
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Alassio: don Luciano, per lui anche un processo canonico
Resta in carcere don Luciano Massaferro accusato di aver violentato una sua chierichetta ora sottoposto anche a perizia psichiatrica. Negli ambienti della Curia di Albenga-Imperia si sta ragionando anche sul «dopo». Intanto perché la «reggenza» delle parrochie di don Luciano, al momento affidata al vicario mons. Brancaleoni, non può protrarsi all’infinito. E quindi il vescovo prima o poi dovrà decidere se e a chi affidare le parrocchie stesse a un amministratore in «sede plena». L’altra questione è legata alla valutazione che la Curia dovrà prendere sulla posizione di don Luciano. La prassi sembra suggerire l’apertura di una «indagine previa» (equivalente all’indagine preliminare) quindi un processo canonico. Per le accuse più gravi (e tra queste la violenza sessuale e la pedofilia) può essere avocato, e comunque viene «monitorato», dalla Santa Sede.
r.c.
Mercoledì 10 Febbraio 2010 ore 07:00
www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=69663
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Alassio: resta in carcere don Lu, i legali “non lo sappiamo”
Negata dal giudice Emilio Fois la libertà a don Luciano Massaferro, il prete arrestato il 29 dicembre dalla polizia per violenza sessuale su una sua chierichetta. Ma la notizia non trova conferme dagli avvocati difensori. Anzi. “I difensori avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, contattati da organi di stampa circa l’avvenuta reiezione della richiesta di scarcerazione presentata nei giorni scorsi, nell’interesse dell’assistito, si dichiarano stupefatti della circostanza che provvedimenti giurisdizionali relativi alla libertà di una persona indagata sia noti agli organi di stampa prima che ai difensori”.
Inoltre gli stessi legali hanno sottolineato la loro tesi difensiva: “Restiamo convinti che sia venuta meno la necessità di trattenere don Luciano in stato di custodia cautelare in carcere. Qualora apprendissimo che il contenuto dell’ordinanza del gip fosse sfavorevole provvederemmo immediatamente ad impugnarlo di fronte ai giudici superiori”.
Lunedì 08 Febbraio 2010 ore 18:35
www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=69554
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Savona, Don Luciano: la ragazzina conferma la violenza
Don Luciano è in carcere da un mese accusato di violenza sessuale; la testimonianza della giovane è ormai prova dibattimentale
La presunta vittima di attenzioni morbose da parte di don Luciano Massaferro, parroco di Alassio (Savona) ha rievocato puntualmente, secondo un racconto già fornito alla psicologa del Gaslini di Genova e alle compagne della parrocchia, i tre contatti sessuali avuti con il sacerdote alcuni mesi fa.
Avrebbe avuto un unico attimo di esitazione al momento di riconoscere l’orto di proprietà del prete da una foto scattata in notturna.
Ha finito stremata, stanchissima, il suo interrogatorio, ma ora è fuori dai giochi, almeno sotto il profilo processuale.
È stato eseguito ieri l’incidente probatorio nell’ambito della vicenda su presunte violenze sessuali subite dalla parrocchiana e per le quali don Luciano è in carcere da un mese e la testimonianza della giovane è ormai prova dibattimentale. La situazione è stata quindi cristallizzata.
La ragazzina, assistita dall’avvocato Mauro Vannucci, che proprio ieri ha depositato la nomina di difensore della parte offesa, in veste della mamma della minore, ha ribadito la sequenza e le modalità dei tre episodi di cui sarebbe rimasta vittima.
Episodi avvenuti sullo scooter del prete, in canonica e nella baracca di collina e durante i quali don Luciano Massaferro avrebbe costretto la ragazzina a toccargli le parti intime. «Dall’incidente probatorio – commentano gli avvocati Mauro Ronco ed Alessandro Chirivì che difendono il sacerdote -sono emerse palesi, stridenti, numerose ed insanabili contraddizioni».
31 gennaio 2010 | 09:49
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/savona-don-luciano-la-ragazzina-conferma-la-violenza-225755/
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Don Luciano, la ragazzina conferma tutto
Avrebbe avuto un unico attimo di esitazione al momento di riconoscere l’orto di proprietà del prete da una foto scattata in notturna. La presunta vittima di attenzioni morbose da parte di don Luciano Massaferro ha invece rievocato puntualmente, e secondo un racconto già fornito alla psicologa del Gaslini e alle compagne della parrocchia, i tre contatti sessuali avuti con il sacerdote alcuni mesi fa. Ha finito stremata, stanchissima, il suo interrogatorio, ma ora è fuori dai giochi, almeno sotto il profilo processuale.
È stato eseguito ieri l’incidente probatorio nell’ambito della vicenda su presunte violenze sessuali subite dalla parrocchiana e per le quali don Lu è in carcere da un mese e la testimonianza della giovane è ormai prova dibattimentale. La situazione è stata quindi cristallizzata.
La ragazzina, assistita dall’avvocato Mauro Vannucci, che proprio ieri ha depositato la nomina di difensore della parte offesa, in veste della mamma della minore, ha ribadito la sequenza e le modalità dei tre episodi di cui sarebbe rimasta vittima.
Episodi avvenuti sullo scooter del prete, in canonica e nella baracca di collina e durante i quali don Luciano Massaferro avrebbe costretto la ragazzina a toccargli le parti intime.
«Dall’incidente probatorio – commentano gli avvocati Mauro Ronco ed Alessandro Chirivì che difendono il sacerdote -sono emerse palesi, stridenti, numerose ed insanabili contraddizioni».
sabato 30 gennaio 2010
IERI POMERIGGIO L’INCIDENTE PROBATORIO SUL CASO DEL PARROCO DI ALASSIO ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALEDon Luciano Massaferro parroco di Alassio
In una stanza la verità della bambina
Nessun commento dalla Procura. I difensori di don Lu:
emerse molte contraddizioni
Nei suoi undici anni mai è stata adulta come ieri pomeriggio, nemmeno quando avvenivano, o lei immaginava, i fatti che hanno portato in carcere a Chiavari don Luigi Massaferro, il parroco quarantacinquenne di Alassio. In una stanza asettica, ripresa da una telecamera, la bambina ha ripetuto a uno specialista il racconto che già aveva fatto alla psicologa del Gaslini. E oltre la telecamera – come dietro uno specchio magico – c’erano il giudice per le indagini preliminari, Emilio Fois, il pm Alessandra Coccoli, i difensori del sacerdote Mauro Ronco e Alessandro Chirivì con il loro consulente.
Piccola e forse stupefatta dell’attenzione che la circonda e la preme da dicembre, la bambina sapeva che il suo racconto in qualche modo era valutato, giudicato – giudicata lei stessa – dal mondo degli adulti.
Non era affannata, non spaventata. Con lo sforzo dei semplici di fronte a un’impresa della memoria o la quiete dei candidi di fronte a ricordi sentiti per certi, si è ancora una volta inoltrata sui sentieri sfociati in pagine giudiziarie: «Lo toccavo… », «Mi diceva…». Un pomeriggio al rallentatore, senza pressioni, senza metterle fretta, misurando la sua aderenza alla realtà del momento e a quella del ricordo.
A fine giornata gli avvocati Ronco e Chirivì hanno rilasciato una dichiarazione lapidaria come una parola fine: «Sono emerse palesi, stridenti, numerose e insanabili contraddizioni nei racconti della presunta persona offesa, tali da minarne definitivamente ed irrimediabilmente la sua credibilità e attendibilità».
Il capo della Procura savonese, Francantonio Granero, abito grigio e sorriso appena accennatodietro la scrivania del suo ufficio, non ha commentato, si è limitato a un’osservazione più di stile che di contenuti:
«Mi pare palese una scelta di processo condotto rapidamente attraverso le dichiarazioni ai media più che con gli strumenti che la legge fornisce per dibattere il caso dentro questi uffici e aule». Nulla da dire sull’esito
dell’incidente probatorio con la bambina protagonista: «Ho parlato con la collega Coccoli, che ha seguito il pomeriggio e mi ha riferito molto serena».
Per la gente di Alassio, per i parrocchiani fedelissimi difensori di don Luciano la giornata di ieri è una sorta di anticipo di sentenza di proscioglimento.
Non è così veloce. Mentre il parroco aspetta l’ok per la visita almeno del suo vescovo, la Procura e il Gip devono ancora mettere in fila molti pezzi della vicenda.
C’è il computer con i file dell’hard disk cancellati. Di per sé non è determinante, accende interesse se inserita tra le deposizioni di don Lu, tra quelle che le accuse considerano non soltanto contraddizioni ma anche dichiarazioni spontanee («a una parrocchiana psicologa chiesi di seguire la piccola», «i vicini mi dissero che era una famiglia litigiosa e aggressiva») smentite agli uomini della Squadra Mobile dalle stesse persone chiamate in causa.
E per la bambina c’è ancora un passaggio tra occhi, registratori, voci degli specialisti. Come disposto dal gip Fois ci sarà quella che sbrigativamente viene definita «perizia psichiatrica ». Più o meno: non è un’imputata per la quale stabilire se capace o no di intendere o volere. E’ una presunta parte lesa, in un’età in formazione.
Se ieri si è misurato, con tatto, il suo narrare, il nuovo appuntamento sarà una sorta di «diagnosi» generale della sua «attitudine a testimoniare». La credibilità. Dato oggettivo, non giudizio fra angelo violato o spudorata mentitrice. Vuol dire un altro passo in una inevitabile, progressiva solitudine nel mondo adulto. Un nuovo passo, difficile più per la sua inconsapevolezza giudiziaria che per tutti gli altri.Marco Neirotti
Da ww.LaStampa.it del 30 Gennaio 2010
http://www.alassiofutura.com/2010/01/ieri-…probatorio.html
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Sul computer non c’è nulla Ma don Lu lo ha formattato
I primi accertamenti delle perizie sono stati comunicati ieri alla procura e lasciano aperti dubbi e suscitano perplessità. Nei prossimi giorni verrà studiato l’hard disk del quarto personale del sacerdote recuperato la scorsa settimana
Una prima sommaria verifica del computer di don Luciano, sequestrato la scorsa settimana in casa di un amico del sacerdote, non ha portato alla luce elementi inquietanti.
Ma don Luciano Massaferro, prima di regalare il pc, lo ha formattato, ossia ha cancellato tutti i contenuti presenti nell’hard disk. Un atteggiamento che ha di insospettito gli inquirenti.
Sono stati i due periti informatici nominati dalla procura a segnalare l’anomalia ai sostituti procuratori Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro, che ieri pomeriggio hanno convocato un vertice in procura per analizzare la situazione. Oltre ai due periti era presente anche il supertestimone dell’accusa, anche lui perito, che aveva aiutato don Massaferro a trasferire alcuni files da quel computer a quello nuovo.
Proprio la sua testimonianza aveva consolidato la certezza negli inquirenti sulla presenza di quel quarto strumento informatico che invece il parroco di San Vincenzo e San Giovanni ha sempre negato.
Ha partecipato anche lui all’incontro durato quasi due ore nell’ufficio del pm Coccoli e nel quale magistrati ed esperti informatici hanno deciso la linea di condotta da tenere. Sicuramente la direttiva è semplice: cercare di risalire ai file cancellati per verificare l’esistenza o meno di materiale che possa risultare utile all’indagine.
Compito che non si annuncia agevole, nonostante i periti siano in possesso di sistemi estremamente all’avanguardia per fare luce anche sugli angoli più nascosti di quello che ormai sembra essere diventato uno degli aspetti cardine dell’inchiesta.
Al momento la procura ha preso atto dell’importanza del ritrovamento del pc per demolire l’attendibilità del prete che ha sempre negato di averne avuto il possesso. Il procedimento di formattazione messo in atto da don Lu, inoltre, sembra fare a pugni con le iniziali affermazioni del sacerdote di non essere assolutamente esperto in materia informatica.
L’aver cancellato i contenuti dell’hard disk non vuol dire comunque la volontà di togliere di mezzo materiale scottante. Di fronte all’intenzione di regalare il pc a un amico il prete potrebbe aver deciso di togliere ogni traccia del suo lavoro. Un’operazione innocua che potrebbe fare chiunque. Certo che, vista in un quadro indiziario come quello esistente l’operazione lascia adito a qualche dubbio.
Non resta che attendere e verificare quale sarà la verità. L’inchiesta va avanti e la procura non intende tralasciare alcunché per fare piena luce sulla vicenda che, come ha puntualizzato nelle scorse settimane lo stesso procuratore Francantonio Granero, registra due vittime: l’undicenne parrocchiana e don Luciano.
In attesa dell’annunciata visita nel carcere di Sanremo del vescovo di Albenga e Imperia, Mario Oliveri, al sesto piano del palazzo di giustizia di Savona non sarebbe arrivata ancora istanza di visita da parte del padre del sacerdote, mentre al contrario sarebbero state negate istanze di alcune persone vicine a don Lu che hanno chiesto di potergli fare visita nel penitenziario sanremasco.
La difesa, dopo aver ottenuto alcuni atti, è in attesa dell’autorizzazione da parte del giudice delle indagini preliminari Emilio Fois di poter copiare il compact disk dell’audizione protetta della presunta vittima.
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Dipendente del Comune interrogata dagli inquirenti
Una dipendente del comune di Alassio è diventata una testimone importante nell’inchiesta che ha portato don Luciano Massaferro, 45 anni, parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni, in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della giovane parrocchiana
A settembre aveva invitato la ragazzina di undici anni per sapere, per conoscere quello che stava accadendo e poi informare don Luciano della situazione soprattutto dei termini in cui era la vicenda che nella città del Muretto aveva ormai varcato le mura della chiesa.
Una dipendente del comune di Alassio è diventata quindi una testimone importante nell’inchiesta che ha portato don Luciano Massaferro, 45 anni, parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni, in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti della giovane parrocchiana. La donna è stata identificata. Ovviamente la sua posizione è stata al vaglio degli investigatori nel lungo e difficile interrogatorio a cui è stata sottoposta. La donna avrebbe infatti ammesso di aver accettato l’invito del sacerdote a sondare il terreno, a cercare di capire la posizione della bimba e della sua famiglia, ribadendo anche come «la ragazzina le abbia raccontato gli episodi di cui sarebbe rimasta vittima».«Quella ragazzina non è attendibile», ribadisce il professor Mauro Ronco che con Alessandro Chirivì assiste il prete in carcere ormai da quasi un mese. Ed a proposito di difesa ieri mattina il legale della curia ingauna si è presentato al sesto piano del palazzo di giustizia per acquisire alcuni atti dell’inchiesta di cui non è ancora in possesso.
In particolare il collegio difensivo di don Luciano ha chiesto la possibilità di entrare in possesso del cd dell’audizione protetta della presunta vittima e quindi ascoltare con le proprie orecchie la deposizione dell’undicenne. Il tono dell’audizione effettuata dalla psicologa Moretuzzo e il suo svolgimento potrebbero finire sotto la lente di ingrandimento dei periti del professor Ronco per valutarne l’eventuale attendibilità e le presunte ipotesi di nullità.
A piccoli passi, l’inchiesta, quindi, sembra andare avanti con l’intento di sistemare anche il più piccolo tassello di una vicenda estremamente delicata e spiacevole per tutte le parti in causa.
Al punto che ieri mattina i sostituti procuratori Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro hanno affidato l’ennesima perizia ad uno psicologo probabilmente per ascoltare nuovamente alcuni giovani compagni della presunta vittima. Il condizionale però è d’obbligo perché sul tema sia la difesa sia l’accusa hanno alzato un muro di stretto riserbo, nonostante l’esperto hanno preso contatti con il collega della difesa. Solo nelle prossime settimane sarà possibile capire l’evolversi di questo rivolo d’inchiesta.
Resta invece ancora misterioso l’esito della perizia tecnica sul quarto computer sequestrato ad un’amico del parroco al quale lo aveva affidato.
Il tecnico savonese dopo aver doppiato tutti i contenuti, starebbe ora lavorando per verificare l’esistenza o meno di files cancellati e in caso di risposta positiva verificarne il contenuto. Al momento, da un esame superficiale dell’apparecchio non sarebbero venuti alla luce elementi in grado di assumere una rilevanza nell’inchiesta. Nessun contenuto compromettente per don Luciano, anche se è necessario ancora qualche tempo per avere un’idea complessiva della situazione.
Per l’accusa, comunque, l’importanza del ritrovamento del pc di don Lu stava proprio nel fatto di smentire la tesi del sacerdote che invece ha sempre sostenuto di non saperne nulla. Insomma una prova sulla credibilità dell’indagato, più che sui suoi eventuali e presunti istinti deviati.
Il tutto in attesa dell’incidente probatorio che dovrebbe essere fissato per la fine di febbraio. Il gip Fois si è preso tutto il tempo necessario per fare le cose a posto ed evitare poi problemi al momento dell’udienza, figli della fretta. «Passaggio non determinante» puntualizza il professor Ronco, mentre l’accusa ritiene si tratti del clou di tutta l’inchiesta. L’interrogatorio protetto effettuato dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal gip Fois sarà inserito nel dibattimento al quale non dovrà più partecipare la ragazzina.
Ieri sera infine, nella parrocchia del Sacro Cuore Immacolato di Andora Marina, si è svolta l’ennesima veglia di preghiera alla presenza di alcune centinaia di fedeli convinti dell’innocenza di don Luciano. I presenti hanno pregato per il loro parroco, invocando l’aiuto del Signore al fine di arrivare presto alla verità dell’inchiesta e alla scarcerazione del prete.
Una posizione ormai decisa anche da parte del gruppo «Don Luciano Libero» aperto su Facebook. Molti dei sostenitori della pagina su internet non hanno voluto mancare all’appuntamento in chiesa.
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Caso “don Lu”: ascoltate dagli inquirenti altre cinque ragazzine
Savona. Rischio di reiterazione del reato secondo la Procura savonese, e rischio di inquinamento delle prove secondo i giudici del Riesame: sono queste le motivazioni che tengono in carcere don Luciano Massaferro, il parroco alassino accusato di aver abusato di un’undicenne.
Intanto, le indagini per far luce su questa brutta storia vanno avanti: negli ultimi giorni sono state ascoltate dagli inquirenti cinque ragazzine, amiche della “accusatrice” del sacerdote.
Alassio: don Massaferro, ancora interrogatori in Procura
Cinque ragazzine, coetanee della undicenne che accusa il parroco di Alassio di violenza sessuale, sono state ascoltate in procura con l’assistenza di una psicologa. Alle ragazzine – che sarebbero state ascoltate, tra l’altro, separatamente dai genitori che le avevano accompagnate proprio per avere il massimo di genuinità nella testimonianza – sono stati chiesti riscontri sui dettagli indicati dalla undicenne, sul comportamento del sacerdote, sui luoghi frequentati dai giovanissimi durante le attività della parrocchia.
Ovvio il riserbo che circonda le risultanze di questa attivitià d’indagine che si ricollega direttamente ai molti contatti avuti dai magistrati, dagli investigatori della Mobile e dai colleghi del commissariato di Alassio con persone che gravitano attorno a «don Lu» e alla sua parrocchia. E’ emerso intanto che i giudici del Riesame, alle esigenze cautelari sostenute dalla Procura di Savona (il rischio di reiterazione del reato) ne hanno aggiunta una seconda (il rischio d’inquinamento delle prove).
Mercoledì 27 Gennaio 2010 ore 07:13
www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=68618
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Savona: don Massaferro, si va verso l’incidente probatorio
Con ogni probabilità l’incidente probatorio si svolgerà alla fine di questa settimana. E’ questa l’ultima notizia riguardo la triste vicenda che ha come protagonisti il parroco di San Vincenzo di Alassio, don Luciano Massaferro, e una sua parrocchiana minorenne.
La bimba ha accusato il sacerdote di molestie, e le sue parole hanno portato in carcere il prete che è rinchiuso dal 29 dicembre.
Ora si trova in una cella a Sanremo. Le sue condizioni fisiche preoccupano i legali, che lo hanno riferito anche agli agenti che per questo lo tengono sotto stretta sorveglianza.
r.c.
Martedì 26 Gennaio 2010 ore 07:05
www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=68527
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Don Luciano a Sanremo: è un detenuto guardato a vista
Rinchiuso nella sezione protetta del carcere di Valle Armea a Sanremo e soprattutto sorvegliato a vista dagli uomini della polizia penitenziaria. La detenzione comincia a pesare sul fisico e sulla mente di Don Luciano Massaferro, il prete quarantacinquenne arrestato il 29 dicembre per tre presunti episodi di violenza sessuale su una parrocchiana minorenne.
Ogni quindici minuti, gli agenti del penitenziario controllano il sacerdote rinchiuso in una cella singola, nella sezione di chi ha commesso reati a sfondo sessuale. Il trasferimento dal carcere di Chiavari a quello ponentino sembra quindi essere stato dettato da esigenze di tutela del detenuto, piuttosto che da sovraffollamento.
Nella cella, don Luciano ha portato il vangelo e il breviario a tenergli compagnia nelle lunghe giornate da trascorrere con mille pensieri che gli ronzano per la testa. Gli inquirenti hanno quindi voluto garantire la sicurezza di don Luciano in un carcere con una copertura maggiore di personale d’assistenza. Ma non è escluso anche che la scelta sia stata dettata da esigenze di carattere psicologico.
Il tutto in attesa dell’incidente probatorio con la ragazzina, presunta vittima delle morbose attenzioni del sacerdote, che il giudice delle indagini preliminari non ha ancora fissato. Si tratta di una scadenza considerata determinante in fase di istruttoria e che potrebbe svolgersi già la prossima settimana. Per quella data gli investigatori confidano anche di avere le prime indiscrezioni sul contenuto del quarto personale computer sequestrato ad un’amica del prete e da un paio di giorni al vaglio del tecnico informatico incaricato dalla procura di ispezionare il materiale informatico in possesso del sacerdote.
Sul contenuto neanche un’indiscrezione, ma i dubbi sul fatto che possa esserci materiale interessante per l’inchesta sono cresciuti di fronte ai tentativi di don Luciano di negarne l’esistenza. Se i contenuti fossero stati lineari perché farlo sparire dopo il contatto con la famiglia della parrocchiana? Perché continuare a negarne l’esistenza fino al blitz della polizia?
Quesiti ai quali il procuratore Francantonio Granero vuole dare una risposta, anche se ieri è stato ribadito come il ritrovamento sua stata una picconata alla credibilità del prete che nelle fasi iniziali della vicenda aveva addirittura negato di essere un intenditore di apparecchiature informatiche. Le varie fasi degli interrogatori hanno poi smontato le varie tesi presentate via via dall’indagato.
Il lavoro degli investigatori della squadra mobile di savona e del Commissariato di Alassio ora si è concentrato sulla veridicità dei racconti sui due altri presunti casi di attenzioni morbose riservate da don Luciano ad altre due parrocchiane. Così è venuto fuori dagli interrogatori degli altri bambini, così è saltato alla luce dalle testimonianze di altri parrocchiani. Anche in questo ambito l’incidente probatorio con la testimonianza della ragazzina, potrebbe rappresentare lo spartiacque, il momento in cui anche gli altri filoni della vicenda potrebbero conoscere un’accelerazione improvvisa ed attesa dagli inquirenti. Insomma la prossima, potrebbe essere la settimana decisiva per la vicenda.